Parrocchia
San Vito
Piazza
San Vito - 92026 Favara (Agrigento)
Comunità
Ecclesiale di Favara
Arcidiocesi
di Agrigento
Vicariato
Foraneo N.2 - Aragona - Comitini - Favara
Zona
Pastorale San Gerlando
Parroco:
don Diego
Acquisto
Direttore responsabile
dell'informazione di Radio Favara 101,
con registrazione
al n. 208 del 21.10.1994 del Tribunale di Agrigento.
Domiciliato
in via
P.S. Mattarella, 1 (Seminario)
92026 Favara (Agrigento) -
tel. e fax 0922.31927 - Cellulare wind 3289748129 -
Cellulare tim 3319520614
e-mail:
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FAVARA: Lettera aperta alla
cittadinanza a proposito di
FUNERALI
27
aprile 2012
A breve il Consiglio Comunale di Favara potrebbe
essere chiamato a revocare l’Ordinanza Sindacale
del 25-10-1973 n° 116. Ciò in conseguenza della
Nota protocollo
N.725/2011 del 2 novembre 2011, del Cardinale
Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza
Episcopale Italiana,
che ha disposto che dal prossimo 2 novembre
2012 diventi obbligatoria per tutta l’Italia la
seconda versione della edizione tipica del Rito
delle Esequie.
Dove, - come comunica il vicario foraneo
don Mimmo Zambito - tra le diverse disposizioni ce
n’è una “che più riguarda i fedeli cristiani di Favara”.… Che è la
seguente: “dal
2 novembre 2012 è proibita in tutta l’Italia la
Celebrazione del funerale presente cadavere nella
Cappella del Cimitero”.
La storia è fatta di corsi e ricorsi e quindi i
funerali, con la presenza della salma del defunto,
anche a Favara dopo 40 anni, torneranno ad essere
celebrati nelle varie chiese parrocchiali della
città.
Le
motivazioni per una così cogente decisione non
mancano e don Mimmo, definendo fuori della “normalità”
la situazione pastorale favarese,
le sintetizza in poche righe: “La
consuetudine - normale per tutta l’Italia ma
disattesa nella nostra città - ha sinora previsto
e prevede che lo svolgimento del funerale avvenga
con la celebrazione della Messa nella Chiesa
parrocchiale, dove il fedele defunto risiedeva.
Nella parrocchia si è generati alla fede; nella
Parrocchia, ogni domenica, si è nutriti del
sacramento pasquale; nella Parrocchia, si prega
per il defunto e la famiglia con la comunità
celebra in Gesù morto e risorto”.
Nulla
da osservare. Anzi ….. validissime motivazioni
di oggi, ma non solo … e
di cui, bisogna non dubitare che
sicuramente è stato tenuto conto anche
dagli operatori pastorali di ieri, chierici e
laici….
Perché
don Mimmo aggiunge : “Della
disobbedienza alla legge della Chiesa di celebrare
i funerali nella Parrocchia, perpetrata da quasi
quaranta anni,
siamo stati artefici soprattutto noi
presbiteri: ne chiediamo perdono a Dio e a tutti i
fedeli. Per amore di verità, alla errata
decisione concorse anche l’insistenza del popolo
favarese che voleva celebrare i funerali
esclusivamente in Madrice.”
Senza volere minimamente sottrarmi alla richiesta di
perdono a Dio (anzi!) e quando è necessario anche
ai fratelli, mi permetto di ricordare a me ed a
quanti mi leggeranno, alcuni principi
fondamentali: 1- bisogna giudicare cercando sempre
di calarsi nelle particolari situazioni
socio-ambientali del tempo, perché le scelte si
fanno sempre in situazione, puntando al maggior
bene o al minor male; 2- bisogna avere il coraggio
di riconoscere eventuali limiti, fragilità ed
errori commessi, ognuno per la sua parte e nel suo
ruolo, tutti, laici e chierici.
Premesso quanto sopra, “per amore
di verità”
e solo per questo,
devo precisare che io sono
uno dei pochissimi firmatari di
quell’accordo,
ancora in vita, assieme a don Pietro
Profeta , a don Giuseppe Veneziano e don Angelo
Butera ( quest’ultimi due in atto parroci ad
Aragona); tutti
gli altri, figure veramente esemplari, dei quali
io conservo gelosamente grande stima e
gratitudine, cioè don Calogero Gariboli, don
Antonio Sferrazza, don Giuseppe Arcieri, don
Calogero Vullo, don Raimondo
Vassallo, sono passati a miglior vita.
Personalmente
avverto come grave
il dovere di portare a conoscenza alcune
valutazioni che, allora, Presbiteri e
laici, allora investiti di pubbliche
responsabilità, come Consiglieri Comunali ed
Amministratori, abbiamo unanimemente condiviso,
pervenendo alla decisione concordata.
Evito di
attingere a mie opinioni, e mi servo di
documenti ufficiali in mio possesso, nella
mia qualità, allora, giovane presbitero, di
avere, tra altre incombenze pastorali, anche il
ruolo di segretario del Presbiterio locale.
Nella lettera dell’Amministrazione Comunale,
Assessorato alla P.U. e Annona, a firma del
compianto dott. Pietro La Russa, del 20.10.1973,
N. di Prot. 14451, si faceva notare subito
all’inizio che si apprendevano “con
compiacimento le innovazioni tendenti a risolvere
il problema dei funerali della Chiesa Madre”;
un problema – si precisava – “che
grava non solo sulle parrocchie e i
parroci, ma sulla cittadinanza tutta”.
Una considerazione che fa capire quanto il problema
fosse avvertito e, in quei giorni, alla
ribalta dell’opinione pubblica per via di un
manifesto fatto affiggere qualche giorno prima
dall’arciprete Gariboli in data 18 ottobre, in
cui si stabiliva che a partire dal prossimo primo
novembre in Matrice non si sarebbero più
accettati defunti di altre parrocchie e che anzi
quelli della Matrice si sarebbero svolti nella
Chiesa del Purgatorio. Il vivo compiacimento
dell’Amministrazione era per il fatto che il
problema veniva ufficialmente posto e si capiva
che si era aperti alle innovazioni, su cui invece
una certa fascia di cittadini e di fedeli,
considerati tradizionalisti
ad ogni costo, non voleva assolutamente nemmeno
discutere. In relazione ai problemi sul tappeto,
la parte sicuramente maggioritaria e/o comunque
non indifferente e qualitativamente
migliore, giudicata
perciò dal Clero e dalle Autorità più
responsabile, si mostrava aperta al dialogo e
quindi propensa
a ragionevoli innovazioni.
Per quanto riguarda i problemi del tempo, mi limito a
trascrivere alcuni passaggi della citata lettera,
senza fare alcun commento:
“…assistiamo
tutti impotenti allo spettacolo deprimente, degno
solo di un popolo primitivo, che ci si presenta in
occasione di funerali in tutte le parrocchie…che
si trasformano periodicamente in tristi depositi
di cadaveri, non di rado esalanti inevitabili
odori di putrefazione; alla confusione e al
disordine che hanno origine dalla affannosa
ricerca di una stretta di mano ai congiunti del
morto, e poi alla sfilata di quel numero di
macchine (più o meno elevato a seconda
dell’importanza
del morto e della sua famiglia) ognuna
delle quali deve essere necessariamente caricata
di spettacolare corona…..il disagio che deriva
da tutto questo alla cittadinanza tutta,
all’operaio, al commerciante, al professionista,
alla donna di casa, è risaputo e non ha bisogno
di particolari commenti….”
Mi pare che ce ne sia abbastanza per capire in quale
situazione fu presa quella decisione da parte del
Clero, sollecitato dalla Civica Amministrazione,
che poi, ricevuto un placet firmato da
tutti, produsse l’Ordinanza Sindacale n.116,
citata all’inizio, che ora dovrebbe essere
revocata.
Certamente la situazione di Favara non è più quella
di 40 anni fa e quella decisione, pur discutibile, ha sicuramente favorito,
oltre all’eliminazione di tanti abusi, anche la
maturazione di una nuova sensibilità umana e
culturale verso la gestione dei
funerali…una maturazione che adesso può anche
consentire una diversa impostazione pastorale
“uniforme” anche a Favara. Ma bisogna essere
molto attenti e vigilanti….perché alcuni
gravi problemi potrebbero riproporsi ed
altri anche, per le mutate situazioni, aggiungersi
….non esclusi alcuni privilegi e disparità di
trattamento….e poi
il tracciato dei vari percorsi
funebri….con le criticità proprie di oggi…in
cui le strade sono meno percorribili di allora e
gli autoveicoli più che raddoppiati….
Per riflettere e
valutare meglio le cose, può servire anche questo
mio scritto, che ha voluto pure cogliere lo
spirito e la lettera della lunga, pregevole
“Bozza” inviata da don Mimmo
Zambito, al quale fraternamente riconosco impegno
e zelo, per riproporre, discutere e riflettere su
un problema di rilevante valenza, sotto tutti i
punti di vista, come quello dei funerali, per
Favara sempre “vexata quaestio”.
Sperando di avere reso un piccolo servizio ai
confratelli parroci, agli operatori pastorali ed
alla collettività tutta, sono lieto di porgere
a tutti saluti e cordialità .
Favara 27.04.2012
Sac.
Diego Acquisto
Parroco
di S. Vito
++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
ATTENZIONE
- Avviso del 27.2.2012
Nelle
NEWS di questo sito sono stati pubblicati i documenti in
latino (con traduzione italiana) della Penitenzieria
Apostolica che ha concesso l'Anno Giubilare con relativa
indulgenza plenaria alla Chiesa S. Vito di Favara in
questo anno del Bicentenario (1812-2012).
************************
Avviso
sacro
Arcidiocesi di
Agrigento
Comunità
Ecclesiale di Favara
Indulgenza
plenaria concessa
alla
Chiesa S.
VITO di
Favara
Papa
Benedetto XVI, in virtù del “potere
delle chiavi” garantito
da Gesù, ha concesso in
data 10.02.2012,
l’indulgenza
plenaria alla Chiesa
S. VITO di Favara nella ricorrenza del suo bicentenario (1812-2012), nel
corrente anno
pastorale. Lo ha deciso tramite il Dicastero
della
Penitenzieria Apostolica
che promuove l’antica pratica delle
Indulgenze, espressione del dono
della misericordia di Dio, che, con la
remissione anche della pena temporale, allarga
ulteriormente gli effetti del Sacramento della
Penitenza, che cancella le colpe. Lucrando insomma
l’indulgenza plenaria si va direttamente in
Paradiso, senza bisogno della purificazione in
Purgatorio per i peccati pregressi, così come
toccò al buon ladrone che ebbe la felice ventura
di sentire dalla stessa voce di Gesù “Oggi
sarai con me in Paradiso”.
La
speciale indulgenza - (alle solite
condizioni,Confessione sacramentale, Comunione
Eucaristica, professione di fede con la recita del
Credo, preghiera secondo le intenzioni del Sommo
Pontefice, partecipazione alla celebrazione della
Messa nei giorni fissati nella Chiesa di S. Vito)
- potrà essere lucrata da tutti coloro, favaresi
e non, che, in questo anno pastorale, nei giorni festivi del periodo quaresimale e pasquale,
a partire dal mezzogiorno del giorno precedente,
– alle solite condizioni - visiteranno la Chiesa
S. Vito. Inoltre
tale beneficio
spirituale viene esteso, sempre a partire dal
mezzogiorno del giorno precedente, nei giorni : 15
giugno, memoria liturgica di S. Vito
Martire; 5
agosto, memoria liturgica di S. Maria
della Neve, nonché tutti
i giorni festivi dei mesi di ottobre e novembre, i
giorni della Novena dell’Immacolata, dal 29
novembre al 7 dicembre, giorno,
quest’ultimo, della chiusura dell’anno
Bicentenario.
Il Presidente del Comitato
del Bicentenario: Lillo
Montaperto
La Coordinatrice del Consiglio Pastorale Parrocchiale: Carmelina
Lupo
Il Parroco: Sac.
Diego Acquisto
************************
ORARIO
Ss.MESSE
con
celebrazione comunitaria delle LODI o dei
VESPRI
Giorni
feriali ore 9,00 di norma
Giorni
festivi
Vigilia ore 17,30 (18,30 con
l'orario legale)
ore 8,15 ore 11,15
ma
in alcuni giorni nel pomeriggio, secondo le
esigenze pastorali annunciate
ogni domenica
con pubblico avviso in bacheca.
************
COMUNICATO
STAMPA del 17.02.2012
Indulgenza
plenaria concessa
alla Chiesa
S. VITO di
Favara
Papa Benedetto
XVI ha concesso l’indulgenza plenaria alla
Chiesa S.
VITO di Favara in questo anno del bicentenario. Lo
ha deciso tramite il Dicastero
della Penitenzieria
Apostolica
che promuove l’antica pratica delle
Indulgenze, legate agli effetti del Sacramento
della Penitenza ed espressione del dono della
misericordia di Dio.
E’
quanto scritto
in lingua latina, in una Comunicazione Prot.
N.48/12/I ed
in un Decreto Prot. N. 49/12/I, della
Penitenzieria Apostolica della Città del
Vaticano. Comunicazione e Decreto, portano la data
del
10 febbraio 2012, firmati dal Penitenziere
Maggiore, S.E. MONS. EMMANUEL MONTEIRO DE CASTRO,
e controfirmati dal Vescovo Reggente S.E. P.
Giovanni Francesco Girotti, OFM Conv.
Entrambi
i documenti sono pervenuti
nella giornata di ieri
all’Arcivescovo-Metropolita di Agrigento, Mons.
Francesco Montenegro, che li ha subito girati al
sottoscritto Parroco
di S. Vito, che, a sua volta, ha provveduto
ad informare i componenti del Consiglio Pastorale
Parrocchiale e del Comitato del Bicentenario,
ricevendo riscontri di compiacimento e
soddisfazione.
La
richiesta dell’indulgenza plenaria, (alle solite
condizioni. Confessione sacramentale, Comunione
Eucaristica, professione di fede con la recita del
Credo, preghiera secondo le intenzioni del Sommo
Pontefice, partecipazione alla celebrazione della
Messa nei giorni fissati nella Chiesa di S. Vito)
era stata avanzata nei primi giorni del
mese scorso, tanto dal Consiglio Pastorale
Parrocchiale, quanto
dal Comitato del Bicentenario e dallo stesso
Parroco.
La
richiesta dell’indulgenza era motivata ed
accompagnata da
alcune considerazioni, tra le quali: “Oggi,
si richiede a tutti i cristiani responsabili un
supplemento di impegno per uno stile ordinario di
santificazione laicale nella quotidianità,
in una rinnovata esperienza di
purificazione e di
riconciliazione
nella devozione al Cuore Immacolato di
Maria, (che è l’icona propria presente nella
chiesa di S. Vito, con cui
200 anni fa i nostri antenati hanno
espresso la divina maternità) ed ai
piedi della
grande Croce di Gesù che si innalza nel
vicinissimo
Calvario ("A Cruci" )”.
La
speciale indulgenza potrà essere lucrata da tutti
coloro, favaresi e non, che, in questo anno
pastorale, nei giorni festivi, a partire dalla
celebrazione vespertina
della vigilia, del periodo quaresimale e
pasquale, – alle solite condizioni - visiteranno
la Chiesa S. Vito.
Inoltre
tale beneficio
spirituale viene esteso, sempre a partire dalla
celebrazione vespertina
della vigilia,
nei giorni : 15 giugno, memoria liturgica
di S. Vito Martire; 5 agosto, memoria liturgica di
S. Maria della Neve, nonché tutti i giorni
festivi dei mesi di ottobre e novembre, i giorni
della Novena dell’Immacolata, dal 29 novembre al
7 dicembre, giorno, quest’ultimo, della chiusura
dell’anno Bicentenario.
Il Presidente del
Comitato del Bicentenario: Lillo
Montaperto
La Coordinatrice
del Consiglio Pastorale Parrocchiale: Carmelina
Lupo
Il Parroco: Sac.
Diego Acquisto
************
10.08.2011
- PRECISAZIONE
sul dibattito alla mia NOTA “S. Calogero e S. Giuseppe: Due Santi a confronto. Emergenza
evangelizzazione anche a Favara”.
Ringrazio
Sicilia-TV per
avere nuovamente pubblicato
la mia NOTA integralmente, a seguito del servizio
in cui , legittimamente, -
dal giornalista che lo
ha curato -
il mio messaggio è
stato inquadrato (a partire dal titolo) in
una certa ottica e
con un taglio giornalistico
che, seppur legittimi, non colgono
il mio pensiero o, in qualche punto,
addirittura lo travisano del tutto . Niente
di
particolare, la cultura dei mass media ci
ha largamente abituato
a questo e la correttezza della Redazione e
Direzione che ha pubblicato sul portale,
integralmente, la mia Nota, offre ai lettori più
avvertiti la possibilità di confrontare e
verificare.
Il
punto in cui il mio pensiero è stato
completamente travisato è l’affermazione per
cui io avrei dato l’ok solo per la festa di S.
Gaetano, mettendo sullo stesso piano la festa di
S. Calogero e quella di S. Giuseppe. A leggere più
attentamente si nota che non è così. Dopo aver
parlato di S. Gaetano, parlo della festa di S.
Giuseppe “anche
questa con un’impostazione
programmatica decisamente diversa”
rispetto a S. Calogero e quindi ne traggo la
conseguenza, parlando di possibile “imbarazzo”
che potranno avere gli organizzatori a spiegare
come mai due pesi e due misure per i due Santi:
sobrietà per S. Giuseppe e
sfarzo, lusso, “leggerezza”perS.Calogero.
Chiarito questo, ribadisco
la mia contrarietà all’inclusione
di concorsi di bellezza fisica per le feste
dei Santi … cosa che io, sino ad ora, non avevo
visto mai a Favara e in nessun altro paese della
diocesi, dove pure, - come ho elencato - si svolge
una variegata e talvolta discutibile serie di
manifestazioni.
Un’altra
precisazione che non sarebbe necessario fare, - ma
che tuttavia forse è opportuno fare - è che non
nego affatto tutto il bene spirituale che tanti
fedeli traggono da queste feste dei Santi….. ed
hanno tratto anche da questa festa di S. Calogero
a Favara …. e per questo ho parlato non di “abolizione”,
ma di “emergenza
evangelizzazione anche a Favara” .
Riguardo
ai post pubblicati dai devoti di S. Calogero …
tutti esprimono la fisionomia spirituale di chi li
ha scritto …. il proprio pensiero quando c’è
… alcuni post
si commentano da sé…. tutti avete scelto
di trincerarvi nell’anonimato… Da parte mia
pur rispettando la scelta di ognuno, consentitemi
di dire, anche in questa circostanza, che Favara,
per migliorare celermente ha
bisogno di coraggio e di chiarezza.
Malgrado
i miei limiti, credo di avere avviato un dibattito
su un tema molto importante e delicato,
partendo da principi che non sono farina
del mio sacco, ma provengono da valori spirituali
e
teologici contenuti nel Vangelo e nei
documenti magisteriali ; valori che proprio per le
feste in Sicilia, un organismo qualificato come il
Comitato dei Teologi ha richiamato. Su questo
richiamo torno, umilmente, ad invitare tutti a
riflettere, (liberandosi da inutili animosità e
sterili ripicche che
servono solo a distogliere dalla
riflessione nel merito), per un percorso di fede
di qualità.
I
pastoralisti, anche con i vostri post di commento
(soprattutto gli ultimi che si sono aggiunti…), hanno
materia abbondante
su cui riflettere… per dare orientamenti
e direttive che possano incidere concretamente e
positivamente anche sulla nostra realtà favarese
…. Il servizio dell’Autorità
potrà fare sentire la sua voce…
Consentitemi
la franchezza…. Se direttive ci saranno, io non
credo proprio che arriveranno
a certe conclusioni … alcuni paletti
sicuramente vanno posti, come postula la retta
ragione e la fede …. e non si tratta di far
prevalere la mia o la tua opinione …
In
qualche post mi pare di notare qualche
“graffiante” osservazione personale….. che
accetto con rispetto e su cui rifletto, ma
francamente … mi pare fuor di posto…. su
qualche giornale ho letto di peggio … scomodando
addirittura l’Inquisizione, così come si fa
quasi sempre nei giornali laici (nel senso più
negativo del termine), quando si è a corto di
argomenti, per dare addosso ad un cattolico, laico
o ecclesiastico che sia …. Un modo per volermi
quasi imporre
di
stare zitto e non disturbare …. Ho trovato un
certo conforto (è
azzardato quello che dico !) in qualcuna
delle beatitudini evangeliche, che però richiede
ben altro …
Personalmente
vi confesso ancora che sento il peso di portarmi
dietro il privilegio e la responsabilità di una
presenza ultraquarantennale a Favara come Parroco,
con tutto quello che questo significa … e se ho
parlato con quel messaggio… è stato solo e
unicamente per un invito serio alla riflessione
per il bene di questa nostra Comunità ….
Utilizzando, tra l’altro, una riflessione non
mia… ma di
un autorevole collegio di Teologi su una festa
siciliana,…. da adattare però anche a Favara,
ma non solo….
Con
sensi di stima, iniziando dalla Direzione e
Redazione di Sicilia TV, saluto cordialmente quanti
sono intervenuti in questo dibattito, augurando un
prosieguo fecondo di riflessione “ad maiorem Dei
gloriam”, e buone vacanze….
Favara
10.08.2011
Sac.
Diego Acquisto
Parroco
S. Vito
Emergenza
evangelizzazione a Favara
agosto
8, 2011
FAVARA- (di don Diego Acquisto) – Mi pare che l’appello
del Comitato dei Teologi,
richiamato in un mio precedente servizio a
proposito dei festeggiamenti di S. Calogero ad
Agrigento, si dimostri drammaticamente attuale
anche per altre feste religiose, che, soprattutto
in questo periodo estivo, si organizzano in vari
centri della nostra vasta arcidiocesi agrigentina,
in occasione di feste patronali e di Santi, il cui
culto è particolarmente sentito da larghe fasce
di popolo.
A
proposito di una festa siciliana di qualche anno
fa, quell’autorevole organismo voluto dai
Vescovi italiani,
denunciava
che l’impostazione generale rischiava di farla diventare una festa pagana,
aggiungendo che costituiva un dovere per tutti
“mettere in guardia da forme deviate della fede
cristiana”.
Non
solo. Si diceva che “la stessa enfasi posta su
quel Santo …. rischiava di distogliere i fedeli
dalla centralità ed essenzialità della figura di
Cristo, scivolando spesso verso una forma di
idolatria pagana”.
Forse,
anzi penso che sicuramente ancora dalle nostre
parti non si corra immediatamente questo pericolo,
ma tuttavia credo
che sia doveroso,
per usare le parole di quell’autorevole appello,
“mettere in guardia da una fede che diviene
soltanto trionfalismo e teatralità esteriore, e
che ha poco a che spartire con il messaggio
evangelico autentico …”.
Al
fine di mettere efficacemente “in guardia” i
fedeli, non sembra sufficiente dividere,
nell’unico manifesto che annuncia la festa del
Santo, la parte liturgica e strettamente
ecclesiale dalla parte ludica e “profana”,
dove abbonda e sovrabbonda di tutto e di più
: una variegata gamma di iniziative coinvolgenti
che, se per un verso sono il segno di una
vivacità e fantasia creativa ed organizzativa non
indifferente, per un altro verso sollecitano
un’attenta “governance” pastorale.
Perché si va dall’annuncio dei “botti” agli artistici
e luminosi “giochi di artificio”,
alle rappresentazioni teatrali e
cabarettistiche di vario genere e natura, alle
mostre d’arte sacra e non, di pittura moderna,
contemporanea
e futurista; all’esibizione di giocolieri
improvvisati, a quella invece di
barzellettisti di professione, ma di
dubbio ed equivoco gusto;
alle sfilate di cavalli, alle sfilate
di gruppi folkloristici, di moda
e di majorettes,
alle serate canore
e di intrattenimento, con organizzazione di
festivals vari, per le varie fasce d’età; alle iniziative più diverse di svago, con tornei e gare
sportive di tutti i tipi; alle benemerite
iniziative di
“solidarietà” e “integrazione”;
all’inclusione nella fase preparatoria dei
giorni precedenti la festa
– (come è avvenuto a Favara
per la festa di S. Calogero che si è
conclusa ieri), anche, …
(sentite ! sentite !) … di una tappa del
concorso nazionale “Una ragazza per il cinema,
moda e fotogenia”, inserita nel programma dei
festeggiamenti. Così per ben venti, fortunate
ragazze, definite dai mass media
”bellezza-mozzafiato”,
si sono potute “spalancare” – sempre
secondo cronisti
– le
porte per la finale regionale”. Ragazze che
hanno potuto partecipare con successo,
mostrando le loro bellezze ed armonie anatomiche
ad un folto pubblico,
devoto di S. Calogero ed “entusiasta”,
ed ad una
qualificata giuria di esperti.
Naturalmente
non sono mancate le tre vincitrici,
le cosiddette MISS, che, come d’obbligo,
in queste circostanze, cioè in abiti succinti (si
fa per dire !), (come del resto tutte le altre 17
ragazze che dovevano essere “esaminate” !),
nella “commozione” generale
(che soprattutto si è impossessata fino
alle lacrime delle dirette interessate), sono
state premiate ed incoronate “reginette”.
Insomma una serata, che a Favara giurano
non sarà facilmente dimenticata ed a cui anche il
Sindaco non ha voluto
mancare.
A
festeggiamenti conclusi, l’interrogativo, che a
Favara non poche persone responsabili e “pensose” si pongono, è se sia il caso di includere
nei festeggiamenti di un Santo, anche
questo tipo di manifestazioni, che,
anche nella cultura corrente, sono in
genere giudicate tipicamente mondane.
E
proprio ieri un numeroso gruppo di
450 devoti di entrambi i sessi di S. Gaetano, che a Favara portano il
nome, al maschile o al femminile, di questo Santo,
non hanno voluto far passare sotto silenzio il
loro onomastico. Hanno festeggiato il loro santo
in modo però ben diverso : partecipazione ad una
Messa solenne in Chiesa Madre e poi preghiere, con
il seguito nella vicina piazza Cavour, davanti
alla Chiesa del Purgatorio dove è conservata la
statua di S. Gaetano:
un intervento del bravo ed estroso
cabarettista favarese Gaetano Schifano, a cui è
seguito, come da alcuni anni, il lancio di una grande
mongolfiera
con la scritta “W S. GAETANO”. Una
celebrazione di gioia
semplice ed innocente, con un fascino
tuttavia particolare , ben diverso dal tipo di
festeggiamenti sopra descritto!
Non
solo ! C’è da dire che a Favara prossimamente,
- proprio a seguire –
si svolgeranno in una diecina di giorni i
festeggiamenti in onore di S. Giuseppe, con
un’impostazione programmatica , mi pare,
anche questa decisamente diversa.
I
fedeli allora
si interrogheranno sulla
diversità di trattamento dei vari Santi e,
in particolare,
di questi
due Santi, S. Calogero e S. Giuseppe, …
con un certo ipotizzabile imbarazzo da parte di
chi dovrà gestire gli eventi e potrà essere
chiamato a fornire
qualche spiegazione.
Ma,
a parte tutto, – a mio giudizio – il problema
sicuramente merita una qualche attenzione e
sono sicuro che non sarà certamente
sottovalutato dai nostri
attenti pastoralisti, di concerto con le
competenti autorità ecclesiastiche e curiali.
Attesa
la comunicazione della Curia sul trasferimento dei
parroci
luglio
29, 2011
( di don Diego Acquisto)
– Era attesa ieri, ma sembra ormai imminente la
comunicazione ufficiale della Curia sul
trasferimento dei Parroci, che hanno compiuto i
nove anni di servizio pastorale nella parrocchia
in cui a suo tempo sono stati nominati. Una
disposizione questa della nomina “ad tempus”,
per un massimo di nove anni, introdotta dalla CEI,
subito dopo la promulgazione nel 1984 del Nuovo
Codice del Diritto Canonico, che ha abrogato la
vecchia normativa che stabiliva invece
l’inamovibilità.
Così,
fermo restando che quanti erano stati
precedentemente nominati continuavano a mantenere
quell’istituto giuridico, come autorevolmente e
saggiamente si premurarono a precisare le più
alte autorità ecclesiastiche su indicazione,
pare, dello stesso Pontefice, a partire da quella
data, tutte le
nomine dovevano espressamente indicare la
scadenza, impossibile da fissare, come detto,
oltre i nove anni. Una disposizione subito attuata
dai Vescovi, ai quali comunque
lo stesso Codice di Diritto Canonico
concede una larga discrezionalità, con la facoltà
di proroga o di rinnovo, senza precisi limiti.
Due
concezioni ed
impostazioni pastorali completamente
diverse, l’inamovibilità e la nomina “ad
tempus”, che come tutte le cose umane
hanno ognuna – come si dice – “i
pro” ed “i contra”, aspetti cioè positivi e, se non proprio negativi, sicuramente discutibili.
La
diocesi di Agrigento, in questi ultimi due anni di
servizio pastorale dell’arcivescovo don Franco,
ha attuato su larga scala la logica dei
trasferimenti, non solo dopo il compimento dei
nove anni prescritti, ma in tanti casi anche
prima. E adesso, per il terzo anno consecutivo,
proprio in questi giorni, dopo i passaggi che
sicuramente sono stati fatti con i diretti
interessati, si è in ansia di conoscere i
trasferimenti (si vocifera da 30 a 40) che saranno
attuati poi, durante i mesi di settembre-ottobre
e comunque prima del nuovo anno di attività
2011-2012, il cui inizio ufficiale dal Piano
Pastorale è fissato con la prima domenica di
Avvento.
Un’ansia,
questa dei trasferimenti, che, in questo momento
si inserisce nello sgomento ancora vivo per
l’improvvisa scomparsa dell’arciprete don
Angelo Bongiovanni, il cui cuore è venuto
improvvisamente meno.
La
nuova prassi pastorale, che come abbiamo visto
soprattutto l’anno scorso non ha mancato di
creare problemi, (qualcuno dei quali rimasto
insoluto), affonda le radici nel Documento
conclusivo, approvato dall’Assemblea alla fine
dell’anno dell’ascolto 2009-2010 che ha
fornito indicazioni concrete in questo senso.
Queste indicazioni forse però – come sostengono
alcuni – devono essere
meglio interpretate e tradotte in prassi.
Quello
che comunque appare certo è che la dimensione
profetica della nostra fede, ci impone di vivere
in costante atteggiamento di pentimento e di
conversione, accettando il giudizio
che può
provenire non solo dalle persone ma anche
dalle situazioni, che mettono
a nudo valutazioni, scelte, decisioni e
sentimenti inadeguati.
Anche
il popolo d’Israele per maturare nella fede ha
dovuto superare tante prove. I profeti hanno saputo aprirlo al futuro, superando il
rischio di chiusura in gruppi elitari e magari
conventicole, con la “santa” presunzione
del diritto all’esclusiva, come può
adesso avvenire
nella gestione di una parrocchia o della
stessa diocesi.
A
parte comunque ogni legittima considerazione, mi
pare ovvio che la partenza di un Parroco
non deve essere considerata una perdita per
una Comunità, ma per entrambi, Parroco e Comunità,
se il cambiamento è vissuto bene, deve diventare
una rigenerazione.
Nel
Parroco che ha accettato il trasferimento si
richiede spirito di innovazione, umiltà,
disponibilità, intelligenza, fede. Il reciproco
affetto con la Comunità che ha servito non
cambia, se è stato vero, semplice, schietto e
sincero.
Nella
Comunità, gratitudine per quanto vissuto e
ricevuto, e contemporaneamente accoglienza sincera
del nuovo Parroco, con i suoi doni, apertura alla
fantasia della novità, evitando confronti
nostalgici e paragoni infruttuosi.
Da
parte di tutti, Parroco e Parrocchiani, grande
capacità a sapere accogliere il passato per
essere saggi tessitori del futuro, nella piena
convinzione che poi, dovunque, è sempre
solo Dio che compone l’opera d’arte.
Comments
One
Response to “Attesa la comunicazione della Curia
sul trasferimento dei parroci”
Sac. Diego Acquisto
scrive:
- 2 agosto 2011 alle 10:32
Errare
humanum est…Non sono un esperto di Diritto
Canonico…mi scuso e ben volentieri accetto le
correzioni di alcuni confratelli su qualche
inesattezza ed errore…contenuti nel mio
servizio, nel passo in cui affermo: “…la
promulgazione nel 1984 del Nuovo Codice del
Diritto Canonico, che ha abrogato la vecchia
normativa che stabiliva invece l’inamovibilità…”
– Il Codice di Diritto Canonico è stato
promulgato da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983
ed è entrato in vigore il 27 novembre dello
stesso anno…
— Il canone che parla dell’”inamovibilità”
è il canone 522 che così recita :
“
Parochus stabilitate gaudeat oportet ideoque ad
tempus indefinitum nominetur; ad certum tempus
tantum ab Episcopo dioecesano nominari potest, si
id ab Episcoporum conferentia per decretum
admissum fuerit”.
Se
comprendiamo bene ancora il latino…l’inamovibiltà
non è stata quindi abrogata….ma è stata
introdotta una norma sostanzialmente innovativa ,
in sintonia con alcune indicazioni del Conc.Vaticano
II, concedendo al Vescovo diocesano la possibilità
della nomina dei Parroci ad certum tempus, solo se
“ab Episcoporum conferentia per decretum
admissum fuerit”…cosa che, in Italia, la CEI
ha fatto stabilendo i nove anni.
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Attenzione:
La
Parrocchia S. Vito citata da
L'Osservatore Romano
di domenica 26.2.2006,
pagina
4, in un articolo dal titolo
"TORNATA
AD ASSISI L'URNA DELL'IMMACOLATA, UTILIZZATA PER DEPOSITARE I
VOTI DELLA PROCLAMAZIONE DEL DOGMA",
in
cui testualmente si legge:
"La
domenica precedente la festività dell'Immacolata,
la Santa Messa delle 11,30 è stata animata
addirittura da cento fedeli venuti con due pullman
della parrocchia S. Vito di Favara, guidati dal
parroco don Diego Acquisto".
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