Parrocchia San Vito

Piazza San Vito - 92026 Favara (Agrigento)

Comunità Ecclesiale di Favara

Arcidiocesi di Agrigento

Vicariato Foraneo N.2 - Aragona - Comitini  - Favara

Zona Pastorale San Gerlando

Parroco: don Diego Acquisto  

Direttore responsabile dell'informazione  di Radio Favara 101, 

con registrazione al n. 208 del 21.10.1994 del Tribunale di Agrigento.

 

Domiciliato in via P.S. Mattarella, 2  (Seminario) 

 92026 Favara (Agrigento) - 

 

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

La Chiesa di Francesco infastidisce il Palazzo, specialmente a Favara.

07.04.2015 martedì di Pasqua

  Proprio così! Lo infastidisce per i messaggi evangelicamente dirompenti!  A livello mondiale però ne provano gioia i poveri, con la conseguente, immensa e crescente popolarità di Papa Francesco, il cui messaggio arriva in tutte le periferie, specie in quelle dove le ferite sono più sanguinanti ed i pastori più sensibili ed attenti.

Così ad Agrigento, città e provincia dove opera don Franco Montenegro ed a Favara, dove in perfetta sintonia ne attualizza il forte messaggio l'arciprete don Giuseppe D'Oriente.

A conclusione della processione del Venerdì Santo ad Agrigento, presente una enorme folla e anche le varie autorità, dal Commissario sig.ra Giammanco, al Prefetto, al Capo dei vigili urbani e di altre forze dell'ordine e autorità, di alcuni candidati sindaco, l'arcivescovo-metropolita, card. Francesco Montenegro ha avuto parole forti, molto forti per richiamare, secondo la Dottrina Sociale della Chiesa, ad un più attento esercizio della politica come servizio al bene comune. Perché troppo spesso - ha detto testualmente - si assiste ad "una politica della quale si stenta a percepire il suo interesse per il bene di tutti: immobilista su problemi di vecchia data, è capace invece di correre veloce quando deve occuparsi di interessi di parte...".

E credo che basti questa sola pennellata per capire il senso ed il tono di tutte le altre antifone, in cui con una costante mitezza di linguaggio, ma in maniera dettagliata, puntuale e solutamente  pungente il Pastore della Chiesa Agrigentina ha messo impietosamente il dito su tantissime piaghe.

Come ad esempio quando, sul problema dell'accoglienza agli immigrati, con tono quasi naif si chiede: "…come mai mentre molte imprese e attività commerciali sono costrette a chiudere i battenti, c'è invece una corsa disperata verso la costituzione di imprese sociali e l'apertura di case famiglia, meglio se per minori non accompagnati?…." O ancora quando, sempre nello stesso contesto, ma sicuramente invitando ad allargare lo sguardo più in generale, parla dei lavoratori sfruttati che "non sempre vedono riconosciuti i loro diritti anzi devono, in silenzio, accontentarsi di un ingiusto salario, oltre che firmare una busta-paga non corrispondente all'effettivo pagamento…".

In contemporanea, su per giù alla stessa ora, pure a conclusione della processione del Venerdì Santo, davanti a tutte le autorità politiche con a capo il sindaco Manganella, ed alle altre autorità civili e militari, davanti ad una strabocchevole presenza di popolo, don Giuseppe D'Oriente, contestualizzando idealmente lo stesso messaggio a Favara, ha parlato di insana gestione politica "a livello nazionale, regionale e locale".

Perché a Favara, specie negli ultimi anni si è paurosamente dilatata la povertà ed una parte consistente del misero reddito dei poveri viene assorbito dalle tasse. "Basta citare - ha detto - il costo del servizio d'igiene di circa 460 euro all'anno e del servizio idrico, 250 euro; la loro somma supera il costo dell'acquisto del pane della famiglia per un anno". E ancora, scendendo nel dettaglio: "Difficile trovare in altri posti il degrado nel quale vivono le famiglie nel centro storico. Neppure nel 1950 c'era quello che c'è nel quartiere dietro la chiesa del Carmelo".?Basta solo questo passaggio per capire il motivo dell'applauso finale, spontaneamente tributato dalla moltitudine a don Giuseppe, per il suo coraggio e la sua schiettezza evangelica.

Le cronache registrano anche un certo mugugno di qualche politico presente, che avrebbe desiderato un altro tipo di predica.E sui maggiori quotidiani isolani del giorno di Pasqua, si parla di "anatema di D'Oriente" per definire la forza del suo linguaggio, e addirittura di "incidente diplomatico", in relazione ad un battibecco del giorno seguente tra un assessore comunale, un gruppo di giovani della Chiesa Madre e l'arciprete che in Chiesa ha preferito troncare ogni discussione.

Ma proprio  sul social network più popolare, lo stesso sindaco Manganella ha voluto postare un intervento sulla predica di don D'Oriente.

Il tentativo di cercare di spiegare con grande abilità l'accaduto è chiaro, così come il suo fastidio. Il prof. Manganella dice di condividere "senza se e senza ma, una per una le parole… finanche gli aggettivi, i verbi ed i sostantivi di don Giuseppe, uomo intelligente e pieno di passione... ma non il tono da oratore politico, le accuse a tutti, tranne che alla chiesa…"

E qui, non poteva mancare il richiamo al presunto mancato pagamento dell'IMU ed il cenno alle ricchezze della Chiesa e dello IOR…Argomenti, a nostro giudizio, largamente spuntati…. per le persone informate, senza pregiudizi; cenni che rivelano solo un certo stato d'animo di fastidio… mentre i problemi amministrativi di Favara restano sempre sul tappeto e si attenderebbero quelle risposte che nelle opportune sedi sono state ufficialmente chieste…. Risposte alle domande poste dall'opposizione politica, il cui ruolo in democrazia è altrettanto importante come quello di chi governa. Ma su questo fronte di chiarezza nulla… un dialogo tra sordi.

Sarebbe davvero l'ora di non creare diversivi, di rimboccarsi finalmente le maniche e recuperare almeno tutto quello che è possibile nel tempo che resta di questa travagliata legislatura, senza ulteriori, insopportabili gravami per la povera gente, l'unica sicuramente incolpevole di quanto accaduto.

Don Franco nella sua omelia ha citato uomini coraggiosi che nel passato si sono spesi per la povera gente… ad Agrigento ha detto "don Michele Sclafani si troverebbe a combattere ancora la miseria, il malaffare, l'usura, l'abuso e lo scempio del territorio, la prostituzione, la disoccupazione… le dipendenze da alcol, pornografia, stupefacenti, slot machine, "gratta e vinci"…"  A Favara possiamo pigliare esempio da due grandi uomini, diversi per vocazione ma ugualmente tenaci ed esemplari nell'alleviare le sofferenze dei poveri, due uomini ricordati di recente: il Vescovo Filippo Iacolino e Calogero Marrone. Due uomini la cui fermezza e tenacia, ed il cui rigore morale, devono essere presi come modello da quanti sono chiamati a cariche di servizio per il bene della collettività favarese specie se cariche apicali.

In questo senso don Giuseppe ha sicuramente pronunciato, la frase più pungente "Tutti abbiamo il dovere di aiutare l'altro. Il Palazzo deve salvaguardare e non sfruttare".

Questa la frase che forse, più di tutte, ha provocato negli amministratori locali un comprensibile "umanissimo" fastidio. La frase che comunque al di là di qualche comprensibile reazione deve essere meglio capita e giudicata salutare.

07.04.2015 martedì di Pasqua

  Diego Acquisto

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

 

Sabato 31 Gennaio 2015 alle ore 17,30 Santa MESSA di Ringraziamento 
per l'80° della Parrocchia, 
eretta dal Vescovo Mons. Giovanni Battista Peruzzo il 10.01.1935. 

 

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

 

Mandato al nuovo Consiglio Pastorale Parrocchiale per il 2015-2019

solennità dell'IMMACOLATA  08-12-2014

con l'Abate Ordinario emerito Don Benedetto Maria Chianetta OSB

 

 

CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE 

 

2015-2019

 

1.      Acquisto sac. Diego –Parroco-                                           Presidente

2.      Alaimo Craparo Gina (liturgia-ministranti)

3.      Azzaretto Antonio-Gruppo S. Marta

4.      Azzaretto Rosetta-Catechista

5.      Buggea Carmela-Gruppo liturgico

6.      Calafatello Lina-Gruppo Liturgico

7.      Cassaro Cascio Gabriella-Resp.AdP                                 Segretaria

8.      Chianetta Calogera Lorenza - Gruppo Liturgico

9.      Cipolla Concetta-Gruppo Liturgico

10.  Di Natale Piera- Responsabile Gruppo Preghiera P. Pio

11.  Dulcetta Salvatore-Gruppo S. Marta

12.  Farini Calogera- Anim.Catechesi

13.  Farini Luigi – Gruppo Liturgico

14.  Giglia Antonietta – Gruppo Santa Marta

15.  Lentini Presti Anna – Ministro straord.Comun.

16.  Leone Alfonso-Gruppo Santa Marta

17.  Leone Latona Gianna – Ministr. Straord.Comun.

18.  Lupo Carmela – responsabile Gruppo Rosario perpetuo

19.  Montaperto Lillo-responsabile gruppo P. Pio –                 Coordinatore

20.  Montaperto Mirella - catechista

21.  Mossuto Giuseppa-Ministr. Straord, Comun.

22.  Picillo Francesca- catechista

23.  Picillo Mariagrazia- catechista-animatrice catechesi

24.  Pirrone Bartolomea- Ministr. straord.Comun.

25.  Quaranta Margherita- catechista

26.  Quaranta Maria – catechista

27.  Sciortino Giuseppa-catechista

28.  Sferrazza Lupo Rosa – ministr, straord, Comun.

29.  Sutera Sardo Carmela-Delegata Missioni

30.  Vaccaro Rosaria-Gruppo liturgico

31.  Vullo Maurizio-Gruppo S. Marta

32.  Sciortino Franco-respons.Pastorale Familiare

       (Mandato il 31.01.2015)

++++++++++++++++++++++++++++++++

31.01.2015)

 

Favara, festa dell’80° 

 

della Parrocchia San Vito

  • lunedì, febbraio 2, 2015----Servizio di Agrigento-Oggi

Descrizione: Share

Descrizione: image

Un momento della celebrazione: l’Abate Chianetta (al centro), il diacono cerimoniere don Mario Chiara, il parroco Acquisto.

 

La serata di fraternità in pizzeria, con la presenza di circa  90 persone e ...con la torta dell'80°,  era stata preceduta da una solenne concelebrazione della santa Messa….a presiedere il grande parrocchiano di S. Vito, l’Abate ordinario emerito Don Benedetto Maria Chianetta, assistito dal parroco don Diego Acquisto.
La celebrazione, molto partecipata, con la Chiesa stipata all’inverosimile, è stata introdotta da un breve indirizzo, del coordinatore del Consiglio Pastorale Parrocchiale, Lillo Montaperto. Ed un momento significativo, proprio all’inizio, dopo l’intervento di Montaperto, che sottolineava il senso di corresponsabilità ecclesiale dei laici, è stato il conferimento del Mandato in seno al Consiglio pastorale Parrocchiale al dott. Franco Sciortino, come responsabile della Pastorale Familiare.
L’animazione dei canti è stata ottimamente curata dalla Corale polifonica “Jerusalem-Pino Russello” diretta dal maestro Salvatore Lentini, mentre le cerimonie sono state guidate da don Mario Chiara, favarese doc, cerimoniere vescovile, la cui vocazione è maturata nella parrocchia S. Vito.
Una festa tutta di famiglia, senza estranei….una festa autenticamente parrocchiale….alla quale non hanno mancato di partecipare, anche tanti parrocchiani non più da tempo residenti, dato che la storica Parrocchia del centro storico di Favara , negli ultimi tre decenni da 5.500 abitanti è gradualmente scesa agli attuali 1800. Ma anche una larga rappresentanza di questi ha voluto partecipare alla storica ricorrenza dell80° della parrocchia, voluta dall’arcivescovo mons. G.B. Peruzzo nel gennaio 1935. Parrocchiani storici come Gaspare Vassallo, che ha voluto essere presente a tutta la celebrazione….lui che nel lontano 1985, lo stesso giorno, del 31 gennaio, allora da sindaco di Favara, “in altri tempi”, come ha voluto sottolineare , è stato protagonista di un’ondata eccezionale di entusiasmante religiosità popolare, di tutto il quartiere di S. Vito, nella ricorrenza allora del 50° della Parrocchia.

 

31 gennaio 2015 - in Pizzeria... serata di fraternità ...con la torta...per l'80°  della Parrocchia

++++++++++++++++++++++++++

 

 

ATTENZIONE  -  Avviso del 14.6.2014

Domani 15 giugno, domenica della SS. TRINITA' è anche il giorno in cui si ricorda il MARTIRIO di S. VITO.....la S.MESSA delle ore 11,15 sarà animata dalla Corale Polifonica "Jerusalem-Pino Russello" diretta dal Maestro Salvatore Lentini.......e alla fine della Messa non mancherà qualche sorpresa......Tutti invitati a partecipare .......presenti.......come sempre con puntualità !........Vi aspetto........

Sac. Diego Acquisto

Parroco

 

N.B.- La sorpresa riguarderà la scopertura di una grande TARGA, collocata all’interno della Chiesa, per ricordare il DECRETO di  concessione dell’ INDULGENZA PLENARIA da parte di Papa BENEDETTO XVI  tramite la Penitenzieria Apostolica,  nell’anno del Bicentenario (2012)  della Chiesa S. Vito.

 

*******************

Un favarese che fa parlare di sé

  Servizio pubblicato su  AGRIGENTO  OGGI, martedì, 27 maggio 2014

   

Si tratta di Padre GIUSEPPE FANARA, favarese doc, nato verso la fine degli anni ’30 nel quartiere “di la Grutta”, un quartiere caratteristico del centro storico, cresciuto nella zona del Calvario di Piazza Cap. Vaccaro, “A’ Cruci”, all’ombra del campanile di San Vito. 

Da quasi 50 anni è sacerdote francescano conventuale, benvoluto dai fedeli dei vari luoghi dove ha esercitato il sacro ministero, stimato dai suoi confratelli e dai suoi superiori. 

Non infrequentemente il suo nome attira l’attenzione dei mezzi di comunicazione sociale; fa parlare di sé per attività di rilevante valenza non solo spirituale e pastorale, ma anche di notevole spessore artistico-culturale. Il suo nome in questo senso, proprio in questi giorni, è alla ribalta della cronaca. E non è nuovo a questo tipo di notorietà, perché già in passato la sua figura ha attirato l’attenzione di quanti hanno interessi culturali ed artistici. 

Ha pubblicato infatti apprezzati libretti di riflessioni e poesie, che hanno riscosso notevoli consensi di pubblico e di critica. E su tante pubbliche attestazioni di interesse e stima, una sola citazione ! Sulla sua personalità e produzione poetica, il noto critico e sociologo Basilio Randazzo ha scritto: “…l’essere nella semplicità, alimentata da acute introspezioni obbliga Fanara a quella creatività, che quanto più è semplice tanto più è trascendente; quanto più è francescana tanto più è fascinosa”.

  Per diversi anni, in preparazione all’Anno Santo del 2000, Padre Fanara ha vissuto nel Sacro Convento di Assisi, esercitando il suo ministero, come custode e guida apprezzata dei tesori d’arte, ivi custoditi, con particolare riferimento alla produzione artistica di Giotto. Successivamente, per un lungo periodo, come superiore, è passato a curare la Basilica artistico-monumentale dell’Immacolata di Messina, dove ha sistemato tutta l’area del presbiterio, arricchita dal nuovo altare maggiore, quello su cui ha celebrato Messa il Papa San Giovanni Paolo II, durante la sua visita a Messina del 1988. Non solo ! Nello stesso Presbiterio ha collocato il “Cristo dei Minori del Triburzi”, dopo un regolare concorso a carattere internazionale.

  In tempi più recenti, durante qualche anno trascorso al Convento S. Francesco di Trapani, ha attirato l’attenzione della stampa per la riuscita commemorazione di San Massimiliano Kolbe, martire nel lager nazista di Auschwitz, che in uno slancio di carità offrì la sua vita in cambio di quella di un padre di famiglia, suo compagno di prigionia.

  Adesso in questi giorni, la cronaca culturale più esigente appare interessata ancora a Padre Giuseppe Fanara, perché a CATTAFI, frazione di S. FILIPPO del MELA (ME), dove adesso opera, proprio in questi giorni è stata collocata sull’altare della Chiesa Madre, una splendida pala d’altare che raffigura la trasfigurazione di Cristo, donata dall’artista Dimitri Salonia.

L’artista Salonia, che da decenni, si occupa anche di arte sacra, è anche uno studioso, raffinato ed esperto, di sindonologia e qualche anno fa ha realizzato una copia della Sacra Sindone.

Inoltre è anche fondatore della Scuola coloristica Siciliana, ed ha realizzato e donato l’opera alla Chiesa Madre di Cattafi, proprio su commissione del parroco padre Giuseppe Fanara.

Questa del Salonia è una splendida pala d’altare dai colori accesi, raffigurante la trasfigurazione di Gesù, con riferimento alla sua sofferenza ed alla sua ascensione in cielo.

 27.05.2014

Diego Acquisto  

******************************************************************

FAVARA: Lettera aperta alla cittadinanza a proposito di  FUNERALI

A breve il Consiglio Comunale di Favara potrebbe essere chiamato a revocare l’Ordinanza Sindacale del 25-10-1973 n° 116. Ciò in conseguenza della Nota protocollo N.725/2011 del 2 novembre 2011, del Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana,  che ha disposto che dal prossimo 2 novembre 2012 diventi obbligatoria per tutta l’Italia la seconda versione della edizione tipica del Rito delle Esequie.  Dove, - come comunica il vicario foraneo don Mimmo Zambito - tra le diverse disposizioni ce n’è una “che più riguarda i fedeli cristiani di Favara”.… Che è la seguente: “dal 2 novembre 2012 è proibita in tutta l’Italia la Celebrazione del funerale presente cadavere nella Cappella del Cimitero”. 

La storia è fatta di corsi e ricorsi e quindi i funerali, con la presenza della salma del defunto, anche a Favara dopo 40 anni, torneranno ad essere celebrati nelle varie chiese parrocchiali della città.

 Le motivazioni per una così cogente decisione non mancano e don Mimmo, definendo fuori della “normalità” la situazione pastorale favarese,  le sintetizza in poche righe: “La consuetudine - normale per tutta l’Italia ma disattesa nella nostra città - ha sinora previsto e prevede che lo svolgimento del funerale avvenga con la celebrazione della Messa nella Chiesa parrocchiale, dove il fedele defunto risiedeva. Nella parrocchia si è generati alla fede; nella Parrocchia, ogni domenica, si è nutriti del sacramento pasquale; nella Parrocchia, si prega per il defunto e la famiglia con la comunità celebra in Gesù morto e risorto”.

 

Nulla da osservare. Anzi ….. validissime motivazioni di oggi, ma non solo … e  di cui, bisogna non dubitare che  sicuramente è stato tenuto conto anche dagli operatori pastorali di ieri, chierici e laici….

Perché don Mimmo aggiunge : “Della disobbedienza alla legge della Chiesa di celebrare i funerali nella Parrocchia, perpetrata da quasi quaranta anni,  siamo stati artefici soprattutto noi presbiteri: ne chiediamo perdono a Dio e a tutti i fedeli. Per amore di verità, alla errata decisione concorse anche l’insistenza del popolo favarese che voleva celebrare i funerali esclusivamente in Madrice.”

Senza volere minimamente sottrarmi alla richiesta di perdono a Dio (anzi!) e quando è necessario anche ai fratelli, mi permetto di ricordare a me ed a quanti mi leggeranno, alcuni principi fondamentali: 1- bisogna giudicare cercando sempre di calarsi nelle particolari situazioni socio-ambientali del tempo, perché le scelte si fanno sempre in situazione, puntando al maggior bene o al minor male; 2- bisogna avere il coraggio di riconoscere eventuali limiti, fragilità ed errori commessi, ognuno per la sua parte e nel suo ruolo, tutti, laici e chierici.

Premesso quanto sopra,  “per  amore  di  verità  e solo per questo,  devo precisare che io sono  uno dei pochissimi firmatari di quell’accordo,  ancora in vita, assieme a don Pietro Profeta , a don Giuseppe Veneziano e don Angelo Butera ( quest’ultimi due in atto parroci ad Aragona);  tutti gli altri, figure veramente esemplari, dei quali io conservo gelosamente grande stima e gratitudine, cioè don Calogero Gariboli, don Antonio Sferrazza, don Giuseppe Arcieri, don Calogero Vullo, don Raimondo  Vassallo, sono passati a miglior vita. Personalmente   avverto come grave  il dovere di portare a conoscenza alcune valutazioni che, allora, Presbiteri e  laici, allora investiti di pubbliche responsabilità, come Consiglieri Comunali ed Amministratori, abbiamo unanimemente condiviso, pervenendo alla decisione concordata.

 Evito di attingere a mie opinioni, e mi servo di  documenti ufficiali in mio possesso, nella mia qualità, allora, giovane presbitero, di avere, tra altre incombenze pastorali, anche il ruolo di segretario del Presbiterio locale.

Nella lettera dell’Amministrazione Comunale, Assessorato alla P.U. e Annona, a firma del compianto dott. Pietro La Russa, del 20.10.1973, N. di Prot. 14451, si faceva notare subito all’inizio che si apprendevano “con compiacimento le innovazioni tendenti a risolvere il problema dei funerali della Chiesa Madre”; un problema – si precisava – “che  grava non solo sulle parrocchie e i parroci, ma sulla cittadinanza tutta”.

Una considerazione che fa capire quanto il problema  fosse avvertito e, in quei giorni, alla ribalta dell’opinione pubblica per via di un manifesto fatto affiggere qualche giorno prima dall’arciprete Gariboli in data 18 ottobre, in cui si stabiliva che a partire dal prossimo primo novembre in Matrice non si sarebbero più accettati defunti di altre parrocchie e che anzi quelli della Matrice si sarebbero svolti nella Chiesa del Purgatorio. Il vivo compiacimento dell’Amministrazione era per il fatto che il problema veniva ufficialmente posto e si capiva che si era aperti alle innovazioni, su cui invece una certa fascia di cittadini e di fedeli, considerati  tradizionalisti ad ogni costo, non voleva assolutamente nemmeno discutere. In relazione ai problemi sul tappeto, la parte sicuramente maggioritaria e/o comunque non indifferente e qualitativamente  migliore, giudicata  perciò dal Clero e dalle Autorità più responsabile, si mostrava aperta al dialogo e quindi propensa  a ragionevoli innovazioni.

Per quanto riguarda i problemi del tempo, mi limito a trascrivere alcuni passaggi della citata lettera, senza fare alcun commento:

“…assistiamo tutti impotenti allo spettacolo deprimente, degno solo di un popolo primitivo, che ci si presenta in occasione di funerali in tutte le parrocchie…che si trasformano periodicamente in tristi depositi di cadaveri, non di rado esalanti inevitabili odori di putrefazione; alla confusione e al disordine che hanno origine dalla affannosa ricerca di una stretta di mano ai congiunti del morto, e poi alla sfilata di quel numero di macchine (più o meno elevato a seconda dell’importanza  del morto e della sua famiglia)  ognuna delle quali deve essere necessariamente caricata di spettacolare corona…..il disagio che deriva da tutto questo alla cittadinanza tutta, all’operaio, al commerciante, al professionista, alla donna di casa, è risaputo e non ha bisogno di particolari commenti….”

Mi pare che ce ne sia abbastanza per capire in quale situazione fu presa quella decisione da parte del Clero, sollecitato dalla Civica Amministrazione, che poi, ricevuto un placet firmato da tutti, produsse l’Ordinanza Sindacale n.116, citata all’inizio, che ora dovrebbe essere revocata.

Certamente la situazione di Favara non è più quella di 40 anni fa e quella decisione, pur discutibile,  ha sicuramente  favorito, oltre all’eliminazione di tanti abusi, anche la maturazione di una nuova sensibilità umana e  culturale verso la gestione dei funerali…una maturazione che adesso può anche consentire una diversa impostazione pastorale “uniforme” anche a Favara. Ma bisogna essere molto attenti e vigilanti….perché alcuni  gravi problemi potrebbero riproporsi ed altri anche, per le mutate situazioni, aggiungersi ….non esclusi alcuni privilegi e disparità di trattamento….e poi  il tracciato dei vari percorsi funebri….con le criticità proprie di oggi…in cui le strade sono meno percorribili di allora e gli autoveicoli più che raddoppiati….

Per riflettere  e valutare meglio le cose, può servire anche questo mio scritto, che ha voluto pure cogliere lo spirito e la lettera della lunga, pregevole  Bozza” inviata da don Mimmo Zambito, al quale fraternamente riconosco impegno e zelo, per riproporre, discutere e riflettere su un problema di rilevante valenza, sotto tutti i punti di vista, come quello dei funerali, per Favara sempre “vexata quaestio”.

Sperando di avere reso un  piccolo servizio  ai confratelli parroci, agli operatori pastorali ed alla collettività tutta, sono lieto di porgere  a tutti saluti e cordialità .

Favara 27.04.2012

Sac. Diego Acquisto

Parroco di S. Vito