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Parrocchia San Vito

Piazza San Vito - 92026 Favara (Agrigento)

Comunità Ecclesiale di Favara

Arcidiocesi di Agrigento

Vicariato Foraneo N.2 - Aragona - Comitini  - Favara

Zona Pastorale San Gerlando

Parroco: don Diego Acquisto  

Direttore responsabile dell'informazione  di Radio Favara 101, 

con registrazione al n. 208 del 21.10.1994 del Tribunale di Agrigento.

 

Domiciliato in via P.S. Mattarella, 1 (Seminario) 

 92026 Favara (Agrigento) - tel. e fax 0922.31927 - Cellulare wind 3289748129 -  Cellulare tim 3319520614

 e-mail: diegoacquisto@alice.itd

 

 

 

FAVARA: Lettera aperta alla cittadinanza a proposito di  FUNERALI

27 aprile 2012

A breve il Consiglio Comunale di Favara potrebbe essere chiamato a revocare l’Ordinanza Sindacale del 25-10-1973 n° 116. Ciò in conseguenza della Nota protocollo N.725/2011 del 2 novembre 2011, del Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana,  che ha disposto che dal prossimo 2 novembre 2012 diventi obbligatoria per tutta l’Italia la seconda versione della edizione tipica del Rito delle Esequie.  Dove, - come comunica il vicario foraneo don Mimmo Zambito - tra le diverse disposizioni ce n’è una “che più riguarda i fedeli cristiani di Favara”.… Che è la seguente: “dal 2 novembre 2012 è proibita in tutta l’Italia la Celebrazione del funerale presente cadavere nella Cappella del Cimitero”. 

La storia è fatta di corsi e ricorsi e quindi i funerali, con la presenza della salma del defunto, anche a Favara dopo 40 anni, torneranno ad essere celebrati nelle varie chiese parrocchiali della città.

 Le motivazioni per una così cogente decisione non mancano e don Mimmo, definendo fuori della “normalità” la situazione pastorale favarese,  le sintetizza in poche righe: “La consuetudine - normale per tutta l’Italia ma disattesa nella nostra città - ha sinora previsto e prevede che lo svolgimento del funerale avvenga con la celebrazione della Messa nella Chiesa parrocchiale, dove il fedele defunto risiedeva. Nella parrocchia si è generati alla fede; nella Parrocchia, ogni domenica, si è nutriti del sacramento pasquale; nella Parrocchia, si prega per il defunto e la famiglia con la comunità celebra in Gesù morto e risorto”.

 

Nulla da osservare. Anzi ….. validissime motivazioni di oggi, ma non solo … e  di cui, bisogna non dubitare che  sicuramente è stato tenuto conto anche dagli operatori pastorali di ieri, chierici e laici….

Perché don Mimmo aggiunge : “Della disobbedienza alla legge della Chiesa di celebrare i funerali nella Parrocchia, perpetrata da quasi quaranta anni,  siamo stati artefici soprattutto noi presbiteri: ne chiediamo perdono a Dio e a tutti i fedeli. Per amore di verità, alla errata decisione concorse anche l’insistenza del popolo favarese che voleva celebrare i funerali esclusivamente in Madrice.”

Senza volere minimamente sottrarmi alla richiesta di perdono a Dio (anzi!) e quando è necessario anche ai fratelli, mi permetto di ricordare a me ed a quanti mi leggeranno, alcuni principi fondamentali: 1- bisogna giudicare cercando sempre di calarsi nelle particolari situazioni socio-ambientali del tempo, perché le scelte si fanno sempre in situazione, puntando al maggior bene o al minor male; 2- bisogna avere il coraggio di riconoscere eventuali limiti, fragilità ed errori commessi, ognuno per la sua parte e nel suo ruolo, tutti, laici e chierici.

Premesso quanto sopra,  “per  amore  di  verità  e solo per questo,  devo precisare che io sono  uno dei pochissimi firmatari di quell’accordo,  ancora in vita, assieme a don Pietro Profeta , a don Giuseppe Veneziano e don Angelo Butera ( quest’ultimi due in atto parroci ad Aragona);  tutti gli altri, figure veramente esemplari, dei quali io conservo gelosamente grande stima e gratitudine, cioè don Calogero Gariboli, don Antonio Sferrazza, don Giuseppe Arcieri, don Calogero Vullo, don Raimondo  Vassallo, sono passati a miglior vita. Personalmente   avverto come grave  il dovere di portare a conoscenza alcune valutazioni che, allora, Presbiteri e  laici, allora investiti di pubbliche responsabilità, come Consiglieri Comunali ed Amministratori, abbiamo unanimemente condiviso, pervenendo alla decisione concordata.

 Evito di attingere a mie opinioni, e mi servo di  documenti ufficiali in mio possesso, nella mia qualità, allora, giovane presbitero, di avere, tra altre incombenze pastorali, anche il ruolo di segretario del Presbiterio locale.

Nella lettera dell’Amministrazione Comunale, Assessorato alla P.U. e Annona, a firma del compianto dott. Pietro La Russa, del 20.10.1973, N. di Prot. 14451, si faceva notare subito all’inizio che si apprendevano “con compiacimento le innovazioni tendenti a risolvere il problema dei funerali della Chiesa Madre”; un problema – si precisava – “che  grava non solo sulle parrocchie e i parroci, ma sulla cittadinanza tutta”.

Una considerazione che fa capire quanto il problema  fosse avvertito e, in quei giorni, alla ribalta dell’opinione pubblica per via di un manifesto fatto affiggere qualche giorno prima dall’arciprete Gariboli in data 18 ottobre, in cui si stabiliva che a partire dal prossimo primo novembre in Matrice non si sarebbero più accettati defunti di altre parrocchie e che anzi quelli della Matrice si sarebbero svolti nella Chiesa del Purgatorio. Il vivo compiacimento dell’Amministrazione era per il fatto che il problema veniva ufficialmente posto e si capiva che si era aperti alle innovazioni, su cui invece una certa fascia di cittadini e di fedeli, considerati  tradizionalisti ad ogni costo, non voleva assolutamente nemmeno discutere. In relazione ai problemi sul tappeto, la parte sicuramente maggioritaria e/o comunque non indifferente e qualitativamente  migliore, giudicata  perciò dal Clero e dalle Autorità più responsabile, si mostrava aperta al dialogo e quindi propensa  a ragionevoli innovazioni.

Per quanto riguarda i problemi del tempo, mi limito a trascrivere alcuni passaggi della citata lettera, senza fare alcun commento:

“…assistiamo tutti impotenti allo spettacolo deprimente, degno solo di un popolo primitivo, che ci si presenta in occasione di funerali in tutte le parrocchie…che si trasformano periodicamente in tristi depositi di cadaveri, non di rado esalanti inevitabili odori di putrefazione; alla confusione e al disordine che hanno origine dalla affannosa ricerca di una stretta di mano ai congiunti del morto, e poi alla sfilata di quel numero di macchine (più o meno elevato a seconda dell’importanza  del morto e della sua famiglia) ognuna delle quali deve essere necessariamente caricata di spettacolare corona…..il disagio che deriva da tutto questo alla cittadinanza tutta, all’operaio, al commerciante, al professionista, alla donna di casa, è risaputo e non ha bisogno di particolari commenti….”

Mi pare che ce ne sia abbastanza per capire in quale situazione fu presa quella decisione da parte del Clero, sollecitato dalla Civica Amministrazione, che poi, ricevuto un placet firmato da tutti, produsse l’Ordinanza Sindacale n.116, citata all’inizio, che ora dovrebbe essere revocata.

Certamente la situazione di Favara non è più quella di 40 anni fa e quella decisione, pur discutibile,  ha sicuramente  favorito, oltre all’eliminazione di tanti abusi, anche la maturazione di una nuova sensibilità umana e  culturale verso la gestione dei funerali…una maturazione che adesso può anche consentire una diversa impostazione pastorale “uniforme” anche a Favara. Ma bisogna essere molto attenti e vigilanti….perché alcuni  gravi problemi potrebbero riproporsi ed altri anche, per le mutate situazioni, aggiungersi ….non esclusi alcuni privilegi e disparità di trattamento….e poi  il tracciato dei vari percorsi funebri….con le criticità proprie di oggi…in cui le strade sono meno percorribili di allora e gli autoveicoli più che raddoppiati….

Per riflettere  e valutare meglio le cose, può servire anche questo mio scritto, che ha voluto pure cogliere lo spirito e la lettera della lunga, pregevole  Bozza” inviata da don Mimmo Zambito, al quale fraternamente riconosco impegno e zelo, per riproporre, discutere e riflettere su un problema di rilevante valenza, sotto tutti i punti di vista, come quello dei funerali, per Favara sempre “vexata quaestio”.

Sperando di avere reso un  piccolo servizio  ai confratelli parroci, agli operatori pastorali ed alla collettività tutta, sono lieto di porgere  a tutti saluti e cordialità .

Favara 27.04.2012

Sac. Diego Acquisto

Parroco di S. Vito

 

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ATTENZIONE - Avviso del 27.2.2012

Nelle NEWS di questo sito sono stati pubblicati i documenti in latino (con traduzione italiana) della Penitenzieria Apostolica che ha concesso l'Anno Giubilare con relativa indulgenza plenaria alla Chiesa S. Vito di Favara in questo anno del Bicentenario (1812-2012).

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Avviso sacro

Arcidiocesi di Agrigento

Comunità Ecclesiale di Favara

Indulgenza plenaria concessa 

alla Chiesa  S. VITO  di  Favara

 

 

Papa  Benedetto XVI, in virtù del “potere delle chiavi” garantito da Gesù,  ha concesso in data 10.02.2012,  l’indulgenza plenaria alla Chiesa  S. VITO di Favara  nella ricorrenza del suo bicentenario (1812-2012), nel corrente  anno pastorale. Lo ha deciso tramite il Dicastero  della  Penitenzieria Apostolica  che promuove l’antica pratica delle Indulgenze, espressione del dono  della misericordia di Dio, che, con la remissione anche della pena temporale, allarga ulteriormente gli effetti del Sacramento della Penitenza, che cancella le colpe. Lucrando insomma l’indulgenza plenaria si va direttamente in Paradiso, senza bisogno della purificazione in Purgatorio per i peccati pregressi, così come toccò al buon ladrone che ebbe la felice ventura di sentire dalla stessa voce di Gesù “Oggi sarai con me in Paradiso”.

 

La speciale indulgenza - (alle solite condizioni,Confessione sacramentale, Comunione Eucaristica, professione di fede con la recita del Credo, preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, partecipazione alla celebrazione della Messa nei giorni fissati nella Chiesa di S. Vito) - potrà essere lucrata da tutti coloro, favaresi e non, che, in questo anno pastorale, nei giorni festivi del periodo quaresimale e pasquale, a partire dal mezzogiorno del giorno precedente, – alle solite condizioni - visiteranno la Chiesa S. Vito.  Inoltre  tale  beneficio spirituale viene esteso, sempre a partire dal mezzogiorno del giorno precedente,   nei giorni : 15 giugno, memoria liturgica di S. Vito Martire; 5 agosto, memoria liturgica di S. Maria della Neve, nonché tutti i giorni festivi dei mesi di ottobre e novembre, i giorni della Novena dell’Immacolata, dal 29 novembre al 7 dicembre, giorno, quest’ultimo, della chiusura dell’anno Bicentenario.

Il Presidente del Comitato del Bicentenario: Lillo Montaperto

    La Coordinatrice del Consiglio Pastorale Parrocchiale: Carmelina Lupo

Il Parroco: Sac. Diego Acquisto

 

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ORARIO Ss.MESSE

con celebrazione comunitaria delle LODI  o dei VESPRI

 

 

Giorni feriali ore 9,00 di norma

 

Giorni festivi 

 

Vigilia  ore 17,30 (18,30 con l'orario legale) 

 

ore 8,15  ore 11,15

 

ma in alcuni giorni nel pomeriggio, secondo le esigenze pastorali annunciate 

 ogni domenica con pubblico avviso in bacheca.

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COMUNICATO  STAMPA del 17.02.2012

Indulgenza plenaria concessa  alla Chiesa  S. VITO  di  Favara

Papa  Benedetto XVI ha concesso l’indulgenza plenaria alla Chiesa  S. VITO di Favara in questo anno del bicentenario. Lo ha deciso tramite il Dicastero  della  Penitenzieria Apostolica  che promuove l’antica pratica delle Indulgenze, legate agli effetti del Sacramento della Penitenza ed espressione del dono  della misericordia di Dio.

E’ quanto scritto  in lingua latina, in una Comunicazione Prot. N.48/12/I  ed  in un Decreto Prot. N. 49/12/I, della Penitenzieria Apostolica della Città del Vaticano. Comunicazione e Decreto, portano la data del  10 febbraio 2012, firmati dal Penitenziere Maggiore, S.E. MONS. EMMANUEL MONTEIRO DE CASTRO, e controfirmati dal Vescovo Reggente S.E. P. Giovanni Francesco Girotti, OFM Conv. 

 Entrambi i documenti sono  pervenuti nella giornata di ieri all’Arcivescovo-Metropolita di Agrigento, Mons. Francesco Montenegro, che li ha subito girati  al sottoscritto Parroco  di S. Vito, che, a sua volta, ha provveduto ad informare i componenti del Consiglio Pastorale Parrocchiale e del Comitato del Bicentenario, ricevendo riscontri di compiacimento e soddisfazione.

La richiesta dell’indulgenza plenaria, (alle solite condizioni. Confessione sacramentale, Comunione Eucaristica, professione di fede con la recita del Credo, preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, partecipazione alla celebrazione della Messa nei giorni fissati nella Chiesa di S. Vito)  era stata avanzata nei primi giorni del mese scorso, tanto dal Consiglio Pastorale Parrocchiale,  quanto dal Comitato del Bicentenario e dallo stesso Parroco.

La richiesta dell’indulgenza era motivata ed accompagnata da  alcune considerazioni, tra le quali: “Oggi, si richiede a tutti i cristiani responsabili un supplemento di impegno per uno stile ordinario di santificazione laicale nella quotidianità,  in una rinnovata esperienza di purificazione e di  riconciliazione  nella devozione al Cuore Immacolato di Maria, (che è l’icona propria presente nella chiesa di S. Vito, con cui  200 anni fa i nostri antenati hanno espresso la divina maternità) ed ai  piedi della  grande Croce di Gesù che si innalza nel vicinissimo  Calvario ("A Cruci" )”.

La speciale indulgenza potrà essere lucrata da tutti coloro, favaresi e non, che, in questo anno pastorale, nei giorni festivi, a partire dalla celebrazione vespertina  della vigilia, del periodo quaresimale e pasquale, – alle solite condizioni - visiteranno la Chiesa S. Vito.  Inoltre  tale  beneficio spirituale viene esteso, sempre a partire dalla celebrazione vespertina  della vigilia,   nei giorni : 15 giugno, memoria liturgica di S. Vito Martire; 5 agosto, memoria liturgica di S. Maria della Neve, nonché tutti i giorni festivi dei mesi di ottobre e novembre, i giorni della Novena dell’Immacolata, dal 29 novembre al 7 dicembre, giorno, quest’ultimo, della chiusura dell’anno Bicentenario.

Il Presidente del Comitato del Bicentenario: Lillo Montaperto

La Coordinatrice del Consiglio Pastorale Parrocchiale: Carmelina Lupo

Il Parroco: Sac. Diego Acquisto

 

 

 

 

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10.08.2011 

 

- PRECISAZIONE sul dibattito alla mia NOTA “S. Calogero e S. Giuseppe: Due Santi a confronto. Emergenza evangelizzazione anche a Favara”.

Ringrazio Sicilia-TV  per avere nuovamente  pubblicato la mia NOTA integralmente, a seguito del servizio in cui , legittimamente,  - dal giornalista che  lo ha curato -  il mio messaggio  è stato inquadrato (a partire dal titolo)  in una certa ottica  e con un taglio giornalistico  che, seppur legittimi, non colgono  il mio pensiero o, in qualche punto,  addirittura lo travisano del tutto .  Niente di  particolare, la cultura dei mass media ci ha largamente abituato  a questo e la correttezza della Redazione e Direzione che ha pubblicato sul portale, integralmente, la mia Nota, offre ai lettori più avvertiti la possibilità di confrontare e verificare.

Il punto in cui il mio pensiero è stato completamente travisato è l’affermazione per cui io avrei dato l’ok solo per la festa di S. Gaetano, mettendo sullo stesso piano la festa di S. Calogero e quella di S. Giuseppe. A leggere più attentamente si nota che non è così. Dopo aver parlato di S. Gaetano, parlo della festa di S. Giuseppe “anche questa con un’impostazione  programmatica decisamente diversa” rispetto a S. Calogero e quindi ne traggo la conseguenza, parlando di possibile “imbarazzo” che potranno avere gli organizzatori a spiegare come mai due pesi e due misure per i due Santi: sobrietà per S. Giuseppe e  sfarzo, lusso, “leggerezza”perS.Calogero.
Chiarito questo,  ribadisco la mia contrarietà all’inclusione  di concorsi di bellezza fisica per le feste dei Santi … cosa che io, sino ad ora, non avevo visto mai a Favara e in nessun altro paese della diocesi, dove pure, - come ho elencato - si svolge una variegata e talvolta discutibile serie di manifestazioni.

Un’altra precisazione che non sarebbe necessario fare, - ma che tuttavia forse è opportuno fare - è che non nego affatto tutto il bene spirituale che tanti fedeli traggono da queste feste dei Santi….. ed hanno tratto anche da questa festa di S. Calogero a Favara …. e per questo ho parlato non di “abolizione”, ma di “emergenza evangelizzazione anche a Favara” .

Riguardo ai post pubblicati dai devoti di S. Calogero … tutti esprimono la fisionomia spirituale di chi li ha scritto …. il proprio pensiero quando c’è … alcuni post  si commentano da sé…. tutti avete scelto di trincerarvi nell’anonimato… Da parte mia pur rispettando la scelta di ognuno, consentitemi di dire, anche in questa circostanza, che Favara, per migliorare celermente  ha bisogno di coraggio e di chiarezza.

Malgrado i miei limiti, credo di avere avviato un dibattito su un tema molto importante e delicato,  partendo da principi che non sono farina del mio sacco, ma provengono da valori spirituali e  teologici contenuti nel Vangelo e nei documenti magisteriali ; valori che proprio per le feste in Sicilia, un organismo qualificato come il Comitato dei Teologi ha richiamato. Su questo richiamo torno, umilmente, ad invitare tutti a riflettere, (liberandosi da inutili animosità e sterili ripicche che  servono solo a distogliere dalla riflessione nel merito), per un percorso di fede di qualità.

I pastoralisti, anche con i vostri post di commento (soprattutto gli ultimi che si sono aggiunti…),  hanno materia abbondante  su cui riflettere… per dare orientamenti e direttive che possano incidere concretamente e positivamente anche sulla nostra realtà favarese …. Il servizio dell’Autorità  potrà fare sentire la sua voce…

Consentitemi la franchezza…. Se direttive ci saranno, io non credo proprio che arriveranno  a certe conclusioni … alcuni paletti sicuramente vanno posti, come postula la retta ragione e la fede …. e non si tratta di far prevalere la mia o la tua opinione …

In qualche post mi pare di notare qualche “graffiante” osservazione personale….. che accetto con rispetto e su cui rifletto, ma francamente … mi pare fuor di posto…. su qualche giornale ho letto di peggio … scomodando addirittura l’Inquisizione, così come si fa quasi sempre nei giornali laici (nel senso più negativo del termine), quando si è a corto di argomenti, per dare addosso ad un cattolico, laico o ecclesiastico che sia …. Un modo per volermi quasi  imporre  di stare zitto e non disturbare …. Ho trovato un certo conforto (è  azzardato quello che dico !) in qualcuna delle beatitudini evangeliche, che però richiede ben altro …

Personalmente vi confesso ancora che sento il peso di portarmi dietro il privilegio e la responsabilità di una presenza ultraquarantennale a Favara come Parroco, con tutto quello che questo significa … e se ho parlato con quel messaggio… è stato solo e unicamente per un invito serio alla riflessione per il bene di questa nostra Comunità …. Utilizzando, tra l’altro, una riflessione non mia… ma  di un autorevole collegio di Teologi su una festa siciliana,…. da adattare però anche a Favara, ma non solo….

Con sensi di stima, iniziando dalla Direzione e Redazione di Sicilia TV, saluto cordialmente  quanti sono intervenuti in questo dibattito, augurando un prosieguo fecondo di riflessione “ad maiorem Dei gloriam”, e buone vacanze….

Favara 10.08.2011

Sac. Diego Acquisto

Parroco S. Vito

 

 

Emergenza evangelizzazione a Favara

agosto 8, 2011

 

 FAVARA- (di don Diego Acquisto) – Mi pare che l’appello del Comitato dei Teologi,  richiamato in un mio precedente servizio a proposito dei festeggiamenti di S. Calogero ad Agrigento, si dimostri drammaticamente attuale anche per altre feste religiose, che, soprattutto in questo periodo estivo, si organizzano in vari centri della nostra vasta arcidiocesi agrigentina, in occasione di feste patronali e di Santi, il cui culto è particolarmente sentito da larghe fasce di popolo.

A proposito di una festa siciliana di qualche anno fa, quell’autorevole organismo voluto dai Vescovi italiani,   denunciava  che l’impostazione  generale rischiava di farla diventare una festa pagana, aggiungendo che costituiva un dovere per tutti “mettere in guardia da forme deviate della fede cristiana”.

Non solo. Si diceva che “la stessa enfasi posta su quel Santo …. rischiava di distogliere i fedeli dalla centralità ed essenzialità della figura di Cristo, scivolando spesso verso una forma di idolatria pagana”.

Forse, anzi penso che sicuramente ancora dalle nostre parti non si corra immediatamente questo pericolo, ma tuttavia  credo che sia  doveroso, per usare le parole di quell’autorevole appello, “mettere in guardia da una fede che diviene soltanto trionfalismo e teatralità esteriore, e che ha poco a che spartire con il messaggio evangelico autentico …”.

Al fine di mettere efficacemente “in guardia” i fedeli, non sembra sufficiente dividere, nell’unico manifesto che annuncia la festa del Santo, la parte liturgica e strettamente ecclesiale dalla parte ludica e “profana”,  dove abbonda e sovrabbonda di tutto e di più : una variegata gamma di iniziative coinvolgenti  che, se per un verso sono il segno di una vivacità e fantasia creativa ed organizzativa non indifferente, per un altro verso sollecitano un’attenta “governance” pastorale.

Perché  si va dall’annuncio dei “botti” agli artistici  e luminosi “giochi di artificio”,  alle rappresentazioni teatrali e cabarettistiche di vario genere e natura, alle mostre d’arte sacra e non, di pittura moderna, contemporanea  e futurista; all’esibizione di giocolieri improvvisati, a quella invece di  barzellettisti di professione, ma   di dubbio ed equivoco gusto;  alle sfilate di cavalli, alle sfilate  di gruppi folkloristici, di moda  e di  majorettes, alle serate  canore e di intrattenimento, con organizzazione di  festivals vari, per le varie fasce d’età;  alle iniziative più diverse di svago, con tornei e gare sportive di tutti i tipi; alle benemerite iniziative di  “solidarietà” e “integrazione”; all’inclusione nella fase preparatoria dei giorni precedenti la festa  – (come è avvenuto a Favara  per la festa di S. Calogero che si è conclusa ieri), anche, …  (sentite ! sentite !) … di una tappa del concorso nazionale “Una ragazza per il cinema, moda e fotogenia”, inserita nel programma dei festeggiamenti. Così per ben venti, fortunate ragazze, definite dai mass media ”bellezza-mozzafiato”,  si sono potute “spalancare” – sempre secondo  cronisti –  le porte per la finale regionale”. Ragazze che   hanno potuto partecipare con successo, mostrando le loro bellezze ed armonie anatomiche  ad un folto pubblico,  devoto di S. Calogero ed “entusiasta”,  ed ad una  qualificata giuria di esperti.

Naturalmente non sono mancate le tre vincitrici,  le cosiddette MISS, che, come d’obbligo, in queste circostanze, cioè in abiti succinti (si fa per dire !), (come del resto tutte le altre 17 ragazze che dovevano essere “esaminate” !), nella “commozione” generale  (che soprattutto si è impossessata fino alle lacrime delle dirette interessate), sono state premiate ed incoronate “reginette”.  Insomma una serata, che a Favara giurano non sarà facilmente dimenticata ed a cui anche il Sindaco non ha voluto  mancare.

A festeggiamenti conclusi, l’interrogativo, che a Favara non poche persone  responsabili e “pensose” si pongono, è  se sia il caso di includere  nei festeggiamenti di un Santo, anche questo tipo di manifestazioni, che,  anche nella cultura corrente, sono in genere giudicate tipicamente mondane.

E proprio ieri un numeroso gruppo di  450 devoti  di entrambi i sessi di S. Gaetano, che a Favara portano il nome, al maschile o al femminile, di questo Santo, non hanno voluto far passare sotto silenzio il loro onomastico. Hanno festeggiato il loro santo in modo però ben diverso : partecipazione ad una Messa solenne in Chiesa Madre e poi preghiere, con il seguito nella vicina piazza Cavour, davanti alla Chiesa del Purgatorio dove è conservata la statua di S. Gaetano:  un intervento del bravo ed estroso cabarettista favarese Gaetano Schifano, a cui è seguito, come da alcuni anni,  il lancio di una grande  mongolfiera  con la scritta “W S. GAETANO”. Una celebrazione di gioia  semplice ed innocente, con un fascino tuttavia particolare , ben diverso dal tipo di festeggiamenti sopra descritto!

Non solo ! C’è da dire che a Favara prossimamente,  - proprio a seguire –  si svolgeranno in una diecina di giorni i festeggiamenti in onore di S. Giuseppe, con un’impostazione programmatica , mi pare,  anche questa decisamente diversa.

I fedeli allora  si interrogheranno sulla  diversità di trattamento dei vari Santi e, in particolare,  di questi  due Santi, S. Calogero e S. Giuseppe, … con un certo ipotizzabile imbarazzo da parte di chi dovrà gestire gli eventi e potrà essere chiamato a  fornire qualche spiegazione.

Ma, a parte tutto, – a mio giudizio – il problema sicuramente merita una qualche attenzione e  sono sicuro che non sarà certamente sottovalutato dai nostri  attenti pastoralisti, di concerto con le competenti autorità ecclesiastiche e curiali.

 

Attesa la comunicazione della Curia sul trasferimento dei parroci

luglio 29, 2011

 ( di don Diego Acquisto) – Era attesa ieri, ma sembra ormai imminente la comunicazione ufficiale della Curia sul trasferimento dei Parroci, che hanno compiuto i nove anni di servizio pastorale nella parrocchia in cui a suo tempo sono stati nominati. Una disposizione questa della nomina “ad tempus”, per un massimo di nove anni, introdotta dalla CEI, subito dopo la promulgazione nel 1984 del Nuovo Codice del Diritto Canonico, che ha abrogato la vecchia normativa che stabiliva invece l’inamovibilità.

Così, fermo restando che quanti erano stati precedentemente nominati continuavano a mantenere quell’istituto giuridico, come autorevolmente e saggiamente si premurarono a precisare le più alte autorità ecclesiastiche su indicazione, pare, dello stesso Pontefice, a partire da quella data, tutte le  nomine dovevano espressamente indicare la scadenza, impossibile da fissare, come detto, oltre i nove anni. Una disposizione subito attuata dai Vescovi, ai quali comunque  lo stesso Codice di Diritto Canonico concede una larga discrezionalità, con la facoltà di proroga o di rinnovo, senza precisi limiti.

Due concezioni ed  impostazioni pastorali completamente diverse, l’inamovibilità e la nomina “ad tempus”, che come tutte le cose umane  hanno ognuna – come si dice – “i pro”  ed  “i contra”, aspetti cioè positivi e,  se non proprio negativi, sicuramente discutibili.

La diocesi di Agrigento, in questi ultimi due anni di servizio pastorale dell’arcivescovo don Franco, ha attuato su larga scala la logica dei trasferimenti, non solo dopo il compimento dei nove anni prescritti, ma in tanti casi anche prima. E adesso, per il terzo anno consecutivo, proprio in questi giorni, dopo i passaggi che sicuramente sono stati fatti con i diretti interessati, si è in ansia di conoscere i trasferimenti (si vocifera da 30 a 40) che saranno attuati poi, durante i mesi di settembre-ottobre   e comunque prima del nuovo anno di attività 2011-2012, il cui inizio ufficiale dal Piano Pastorale è fissato con la prima domenica di Avvento.

Un’ansia, questa dei trasferimenti, che, in questo momento si inserisce nello sgomento ancora vivo per l’improvvisa scomparsa dell’arciprete don Angelo Bongiovanni, il cui cuore è venuto improvvisamente meno.

La nuova prassi pastorale, che come abbiamo visto soprattutto l’anno scorso non ha mancato di creare problemi, (qualcuno dei quali rimasto insoluto), affonda le radici nel Documento conclusivo, approvato dall’Assemblea alla fine dell’anno dell’ascolto 2009-2010 che ha fornito indicazioni concrete in questo senso. Queste indicazioni forse però – come sostengono alcuni – devono essere  meglio interpretate e tradotte in prassi.

Quello che comunque appare certo è che la dimensione profetica della nostra fede, ci impone di vivere in costante atteggiamento di pentimento e di conversione, accettando il giudizio  che può  provenire non solo dalle persone ma anche   dalle situazioni, che mettono  a nudo valutazioni, scelte, decisioni e sentimenti inadeguati.

Anche il popolo d’Israele per maturare nella fede ha dovuto superare tante prove.  I profeti hanno saputo aprirlo al futuro, superando il rischio di chiusura in gruppi elitari e magari conventicole, con la “santa” presunzione  del diritto all’esclusiva, come può adesso avvenire  nella gestione di una parrocchia o della  stessa diocesi.

A parte comunque ogni legittima considerazione, mi pare ovvio che la partenza di un Parroco  non deve essere considerata una perdita per una Comunità, ma per entrambi, Parroco e Comunità, se il cambiamento è vissuto bene, deve diventare una rigenerazione.

Nel Parroco che ha accettato il trasferimento si richiede spirito di innovazione, umiltà, disponibilità, intelligenza, fede. Il reciproco affetto con la Comunità che ha servito non cambia, se è stato vero, semplice, schietto e sincero.

Nella Comunità, gratitudine per quanto vissuto e ricevuto, e contemporaneamente accoglienza sincera del nuovo Parroco, con i suoi doni, apertura alla fantasia della novità, evitando confronti nostalgici e paragoni infruttuosi.

Da parte di tutti, Parroco e Parrocchiani, grande capacità a sapere accogliere il passato per essere saggi tessitori del futuro, nella piena convinzione che poi, dovunque, è sempre  solo Dio che compone l’opera d’arte.

 

Comments

One Response to “Attesa la comunicazione della Curia sul trasferimento dei parroci”

 Sac. Diego Acquisto scrive: - 2 agosto 2011 alle 10:32

Errare humanum est…Non sono un esperto di Diritto Canonico…mi scuso e ben volentieri accetto le correzioni di alcuni confratelli su qualche inesattezza ed errore…contenuti nel mio servizio, nel passo in cui affermo: “…la promulgazione nel 1984 del Nuovo Codice del Diritto Canonico, che ha abrogato la vecchia normativa che stabiliva invece l’inamovibilità…”

  – Il Codice di Diritto Canonico è stato promulgato da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983 ed è entrato in vigore il 27 novembre dello stesso anno…

  — Il canone che parla dell’”inamovibilità” è il canone 522 che così recita :

“ Parochus stabilitate gaudeat oportet ideoque ad tempus indefinitum nominetur; ad certum tempus tantum ab Episcopo dioecesano nominari potest, si id ab Episcoporum conferentia per decretum admissum fuerit”.

Se comprendiamo bene ancora il latino…l’inamovibiltà non è stata quindi abrogata….ma è stata introdotta una norma sostanzialmente innovativa , in sintonia con alcune indicazioni del Conc.Vaticano II, concedendo al Vescovo diocesano la possibilità della nomina dei Parroci ad certum tempus, solo se “ab Episcoporum conferentia per decretum admissum fuerit”…cosa che, in Italia, la CEI ha fatto stabilendo i nove anni.

 

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Attenzione

La Parrocchia S. Vito citata da L'Osservatore Romano di domenica 26.2.2006, 

pagina 4, in un articolo dal titolo 

"TORNATA AD ASSISI L'URNA DELL'IMMACOLATA, UTILIZZATA PER DEPOSITARE I VOTI DELLA PROCLAMAZIONE DEL DOGMA",

in cui testualmente si legge

"La domenica precedente la festività dell'Immacolata, la Santa Messa delle 11,30 è stata animata addirittura da cento fedeli venuti con due pullman della parrocchia S. Vito di Favara, guidati dal parroco don Diego Acquisto".

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Sito Web Arcidiocesi

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Domenica 4 dicembre 2005 - Pellegrinaggio Parrocchiale (con 2 pullman, 115 persone) alla Basilica dell'Immacolata di Messina, servita dai Frati Minori Conventuali, dove dal 29 novembre e fino all'8 dicembre 2005 è esposta l'Urna utilizzata per raccogliere i voti, richiesti ad una speciale Commissione teologica istituita da Pio IX prima della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione (1854). 

L'Urna donata dal Pontefice al Sacro Convento di Assisi (1857), viene esposta - per la prima volta - al pubblico di Messina e della Sicilia. (cfr. articolo su "AVVENIRE" del 30.11.2005). 

Alla Basilica dell'Immacolata di Messina, dall'agosto scorso, è tornato come superiore

 il nostro concittadino e parrocchiano  P. Giuseppe Fanara o.f.m.conv.

Il Pellegrinaggio, programmato nell'ottobre scorso dal Consiglio Pastorale Parrocchiale, ha voluto essere un doveroso atto di ringraziamento alla Madonna per la concessione della "Confraternita della Santa Croce del Calvario di Favara"

istituita dall'Arcivescovo Mons. Carmelo Ferraro, in data 12.8.2005.

 

Questa  notizia del pellegrinaggio della Parrocchia S. Vito a Messina, per visitare l'urna, è stata ripresa da L'OSSERVATORE  ROMANO di domenica  26.2.2006, pagina 4, in un articolo dal titolo "TORNATA AD ASSISI L'URNA DELL'IMMACOLATA, UTILIZZATA PER DEPOSITARE I VOTI DELLA PROCLAMAZIONE DEL DOGMA", in cui testualmente si legge: 

"La domenica precedente la festività dell'Immacolata, la Santa Messa delle 11,30 è stata animata addirittura da cento fedeli venuti con due pullman della parrocchia S. Vito di Favara, guidati dal parroco don Diego Acquisto".

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Il falò della Perciata finisce sulla cronaca nazionale.

Il quotidiano nazionale "Il Giornale" del 15 agosto 2005 dedica un articolo al Falò della Perciata con toni non certo lusinghieri.

Ecco il testo dell'articolo:

 

Ma c’è chi festeggia bruciando la statua del Papa 

 di Gaetano Ravanà 

da Agrigento

 

Tuona la Chiesa siciliana. Tuona contro chi ha ideato, organizzato e costruito lo «spettacolo» del rogo che la scorsa notte ha distrutto la riproduzione in legno raffigurante Piazza San Pietro, con tanto di immagine in scala di Papa Benedetto XVI che si affaccia dal balcone. A parlare per conto dei Vescovi siciliani è padre Paolo Fiasconaro, responsabile della Conferenza episcopale regionale, che ieri non ha creduto alle proprie orecchie quando è stato informato della «trovata» che a Favara avevano organizzato i rappresentanti del comitato che cura annualmente i festeggiamenti in onore della Madonna Assunta. Gli anni scorsi vennero bruciati il Colosseo, la Torre di Pisa e il Tempio della Concordia, quest'anno è toccato a Piazza San Pietro, realizzata in quaranta giorni di lavoro con legna e oltre 5000 canne. L'opera è stata ideata dall'artigiano favarese, Baldassare Alongi.

Il tutto dato alle fiamme la notte di Ferragosto al culmine di una festa di paese. «È inaudito che ciò possa accadere senza che nessuno sia intervenuto per evitare una simile offesa alla cristianità. In questo modo _ spiega padre Fiasconaro _ si offre un pessimo esempio a chi crede in Dio. Come chiesa di Sicilia non possiamo fare altro che deplorare una simile iniziativa. Fino a quando si bruciano certi simboli allora si può anche convenire con certe motivazioni di carattere ludico, ma quando il simbolo è la figura del Santo Padre si sconfina nell'oltraggio».

La notizia di piazza San Pietro data alle fiamme nella sua riproduzione lignea ha già varcato i confini locali Fabio Zavattaro, vaticanista della Rai, sottolinea come «serva una ferma posizione di condanna da parte dell'opinione pubblica, con la speranza che simili episodi restino circoscritti e non imitati».

Non si è fatta attendere la risposta degli organizzatori, spalleggiati anche dall'arciprete. «È diventata un'usanza puntualmente rispettata  - ci dice l'arciprete di Favara, don Giuseppe Veneziano  - di fare un falò originale per bruciarlo la notte di Ferragosto. Nessuna trasgressione o rapporto di contrasto tra la gente e il simbolo della cosa che si brucia».

 

Radio Favara 101-La Voce del direttore martedì 06. 09.2005

 Valutazione di  don Diego Acquisto sull'articolo del quotidiano nazionale 

sul falò della contrada Perciata di Favara .   

 "Data anche l’autorevolezza di chi ha espresso pubblicamente le osservazioni sopra riportate,- a giudizio di chi vi parla e non solo, - avendo anche sentito tante voci a Favara e fuori Favara - gli organizzatori farebbero bene a tenere conto per il futuro di queste osservazioni ed interrompere questa tradizione di bruciare anche solo simbolicamente certi monumenti, perché il messaggio che passa, attraverso i mass media -  al di là delle buone intenzioni degli organizzatori - sicuramente non è positivo e guai se dovesse innestarsi in qualche modo, una qualche forma di imitazione. Fare marcia indietro e subito, senza cercare pretestuose giustificazioni, è forse davvero la cosa migliore".  

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Domenica 4 dicembre 2005 - Pellegrinaggio Parrocchiale (con 2 pullman, 115 persone) alla Basilica dell'Immacolata di Messina, servita dai Frati Minori Conventuali, dove dal 29 novembre e fino all'8 dicembre 2005 è esposta l'Urna utilizzata per raccogliere i voti, richiesti ad una speciale Commissione teologica istituita da Pio IX prima della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione (1854). 

L'Urna donata dal Pontefice al Sacro Convento di Assisi (1857), viene esposta - per la prima volta - al pubblico di Messina e della Sicilia. (cfr. articolo su "AVVENIRE" del 30.11.2005). 

Alla Basilica dell'Immacolata di Messina, dall'agosto scorso, è tornato come superiore

 il nostro concittadino e parrocchiano  P. Giuseppe Fanara o.f.m.conv.

Il Pellegrinaggio, programmato nell'ottobre scorso dal Consiglio Pastorale Parrocchiale, ha voluto essere un doveroso atto di ringraziamento alla Madonna per la concessione della "Confraternita della Santa Croce del Calvario di Favara"

istituita dall'Arcivescovo Mons. Carmelo Ferraro, in data 12.8.2005.

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