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Radio Favara101-L'Editoriale “La voce del direttore”  

Rubrica settimanale di don Diego Acquisto

 in onda ogni lunedì 

alle ore 7,15 - 11,15 - 14,15 - 18,15

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1-Edit.RF 101 –lunedì 16.01.2012-BUON ANNO !

Eccoci a voi, affezionati radioascoltatori, per questa prima conversazione settimanale di questo nuovo anno 2012. Un anno che è stato salutato  dai nostri due  vulcani siciliani, con il linguaggio a loro congeniale, e cioè lo Stromboli con una violenta esplosione e una piccola colata, mentre  l'Etna  lo ha salutato con una breve sequenza di fuoco. Così  i due vulcani siciliani hanno salutato il 2012,  a modo loro. Il primo a entrare in azione è stato il gigante eoliano, cioè lo Stromboli, proprio quasi alla mezzanotte del 31 dicembre, mentre tre ore e mezza dopo, cioè alle ore  3,32 è stata la volta dell'Etna, con 3 esplosioni. Forse questo è stato il modo più simbolico per archiviare un anno, il 2011,  per congedare il quale, anche quest'anno i «botti», purtroppo, ancora  hanno fatto vittime. Solo nel nostro Paese: 2 morti e 561 feriti, 76 dei quali sotto i 12 anni. Come nell'età della pietra”, ha scritto qualche giornalista,  “tributiamo ancora offerte di sangue al rito di passaggio al nuovo anno quasi che l'uomo primitivo che è in noi volesse ingraziarsi una divinità oscura e feroce, il futuro e quanto ci riserva”. Un anno, il 2011 per tanti aspetti drammatico e contradditorio, con avvenimenti come la cosiddetta Primavera araba, che non sappiamo bene quale evoluzione avrà,  alla drammatica morte di Bin Laden, alla ancora più drammatica morte di Gheddafi, per ricordare solo due grandi eventi dello scenario mondiale. Per passare per esempio alla situazione italiana, con quella che alcuni osservatori hanno a suo tempo definito, forse affrettatamente la fine politica (?) del Cav. (Berlusconi)…in conseguenza della  grave crisi economica…e la conseguente nascita del Governo tecnico guidato da  Monti…con le tane illusioni di non pochi italiani…che si aspettavano ben altre decisioni da questo governo cosiddetto tecnico del prof Monti, che sembrava avere accolto il suggerimento di una vera equità fiscale nella richiesta di sacrifici per risanare il bilancio dello Stato, dopo tanti anni di sperperi e di privilegi, per la casta e non solo, che però tuttora sostanzialmente continuano.

Questo Governo che  continua a ripetere, dopo avere evitato il rischio Grecia, non c’è bisogno più di un’altra manovra. Ma alcuni, - e chi vi parla fra questi - dice che un’altra manovra è non solo necessaria, ma anche urgente, forse urgentissima. Ma un’altra manovra per correggere le storture della prima, con i grandi sacrifici imposti alle classi più povere. Cioè si richiede davvero un’altra manovra per ristabilire la vera equità fiscale, lasciando in pace la povera gente che deve vivere, o meglio sopravvivere con mille euro al mese ( e tantissimi italiani anche con molto meno) e mettere un tetto agli stipendi e pensioni d’oro, magari ad tempus, cioè sino a quando non si raggiunge il pareggio di bilancio…del resto, non è forse la casta con tutta la clientela collegata, che ha approfittato della lauta mensa di questi anni passati ? perché tartassare la povera gente  che già sacrifici ne ha fatti tanti e adesso si trova nella condizione di non potere sopravvivere ? In questa ottica mi pare di poter leggere tanti avvenimenti recenti, dal suicidio del alcuni imprenditori, di cui uno in Sicilia, proprio in questi primi giorni dell’anno, alla  notizia clamorosa di un parroco che a Treviso chiude la sua chiesa sino a Pasqua, per non potere pagare, con le scarse offerte dei poveri fedeli, le spese indispensabili di luce e riscaldamento… all’aumento della microcriminalità un po’ dovunque, anche a Favara, dove non vengono risparmiate per furti anche le Chiese…furto di rame per pigliare pochi spiccioli, creando però grossi danni.

Intanto dopo quanto è avvenuto e va avvenendo, più di una voce si è levata per dire che alle grandi menzogne non bisogna  adeguarsi. Cioè , appare sempre più chiaro che non era vero che il governo Berlusconi portava la responsabilità della crisi. Casomai il governo era responsabile del contrario, di non aver denunciato per tempo gli ostacoli monetari e di governo dell’euro, alla crescita e alla salute finanziaria dell’Unione.

E, per concludere, come è ormai felice consuetudine,  il primo giorno di questo nuovo anno si è celebrata la Giornata Mondiale della Pace, la quarantacinquesima. Nel Messaggio  indirizzato dal Papa ai Capi di Stato, ai Rappresentanti delle Nazioni e a tutti gli uomini di buona volontà,  benedetto XVI ha svolto il tema «Educare i giovani alla giustizia e alla pace», richiamando alla necessità e urgenza di offrire alla nuove generazioni adeguati percorsi educativi per una formazione integrale della persona, inclusa la dimensione morale e spirituale (cfr n. 3), in particolare, l’importanza di educare ai valori della giustizia e della pace. I giovani guardano oggi con una certa apprensione al futuro, manifestando aspetti della loro vita che meritano attenzione, come «il desiderio di ricevere una formazione che li prepari in modo più profondo ad affrontare la realtà, la difficoltà a formare una famiglia e a trovare un posto stabile di lavoro, l’effettiva capacità di contribuire al mondo della politica, della cultura e dell’economia per la costruzione di una società dal volto più umano e solidale» (n. 1).L’invito rivolto a tutti è quello di avere la pazienza e la costanza di ricercare la giustizia e la pace, di coltivare il gusto per ciò che è retto e vero (n. 5). La pace non è mai un bene raggiunto pienamente, - ha ammonito  il Papa - ma una meta a cui tutti dobbiamo aspirare e per la quale tutti dobbiamo operare.

 

 

Editoriale di Radio Favara 101 – L a Voce del Direttore: Lunedì 19.12.2011

 - Piano Pastorale e AUGURI ! -

 (orari di trasmissione 7,15-11,15-14,15-18,15)   

“Come cristiani dobbiamo avvertire una sana inquietudine, sapendo che molti non sentono più il bisogno di avvicinarsi a Dio.

Possiamo stare comodamente seduti in Chiesa quando nelle nostre piazze e nelle viuzze attigue, per esempio, migliaia di giovani hanno deciso di bucarsi o di darsi allo sballo ? Siamo proprio sicuri che non possiamo fare nulla per loro ?

“Possibile che non riusciamo ad incrociare i loro bisogni legittimi, anche se sono vissuti in modo sbagliato ?

Dobbiamo rassegnarci all’idea che le piaghe di questi tempi debbano essere motivo di dibattiti e programmi televisivi e non interesse ecclesiale? Ecco da dove nasce la missione”.

Si tratta solo  di alcuni  passaggi significativi della Lettera e del Piano Pastorale della Diocesi Agrigentina, - lettera e Piano lanciati da don Franco, il nostro arcivescovo. Un Piano Pastorale che vuole lanciare tutti i battezzati e tutti i credenti responsabili, a scendere tutti in campo, tutti in campo,  - come  don Franco non si stanca di ripetere in ogni occasione utile -   tutti in campo, senza che nessuno stia a guardare o, peggio ancora, solo criticare quello che gli altri fanno o non fanno. Tutti in Missione ! Non c’è tempo da perdere.

La Missione diocesana, che vuole impegnare tutti per un biennio, vuole, anzitutto, essere un atto di amore incondizionato a Dio, e quindi  all’uomo, all’uomo di oggi, all’uomo del nostro territorio, con i problemi particolari, anche di carattere economico ed occupazionale che tante famiglie stanno vivendo. La Chiesa Agrigentina, in tutti i suoi settori e componenti, in relazione al raggiunto grado di responsabilità e consapevolezza, vuole mettersi in movimento, vuole davvero apririsi all’esterno, vuole insomma  - come si dice – “lasciare le sacrestie”, - “le belle sacrestie”, come dice don Franco nella sua Lettera Pastorale, - naturalmente  là dove sono belle – (e sicuramente non è il caso di alcune sacrestie, per es. come quella di S. Vito di Favara, che chi vi parla,  conosce  molto bene) – quindi lasciare le sacrestie, “le belle sacrestie”,  ed obbedire al comando del MAESTRO che dice  “Andate ovunque”. Ovunque, dove c’è maggiore bisogno, soprattutto dove c’è  disagio e cresce il degrado giovanile.

Ma a proposito di S. Vito,  dove, - come abbiano detto - sicuramente non c’è una bella sacrestia, questo anno della MISSIONE coincide con il bicentenario dell’apertura al culto della Chiesa, quando nel 1812 (al posto di una piccola cappella esistente da alcuni secoli precedenti) dopo il  completamento dei lavori di costruzione,  nel 1812 si  è aperta al culto la Chiesa  di S. Vito  nelle attuali dimensioni, che era, per quel tempo, oltre che la più nuova, una delle più grandi, spaziose e confortevoli di Favara.  Sono passati duecento anni 1812-2012. Adesso non è più sicuramente così, specie dopo la costruzione di tre nuove Chiese a Favara, negli ultimi decenni. Ma tanti, proprio tanti sono i legami affettivi dei favaresi con la  Chiesa di S. Vito, legami affettivi collezionati nel corso dei 200 anni trascorsi.

Perciò , a cura di un apposito Comitato, con grande concorso di popolo e la presenza delle massime Autorità cittadine, lo scorso 7 dicembre, vigilia dell’Immacolata, si è festeggiato l’inizio di questo bicentenario della Chiesa di San Vito,  con la benedizione di una nuova vetrata artistica raffigurante  il Cuore Immacolato di Maria, collocata nel prospetto centrale della Chiesa,. Ciò,  in considerazione che la Chiesa nel 1812 è stata dedicata alla Divina maternità, con il titolo di Maria SS. della Neve ed a S. Vito martire. L’anno bicentenario,  si concluderà  la vigilia dell’Immacolata, il 07 dicembre 2012. 

2012 : per la Parrocchia S. Vito, Anno Bicentenario della Chiesa ed Anno della Missione;  Missione in comunione con tutta la chiesa diocesana, con la peculiare caratteristica di questo territorio del centro storico  e con la tipologia specifica  degli operatori pastorali che lo servono. Anno della Missione ed Anno Bicentenario,  non sono in contrasto, anzi, riflettendo, nel corso di alcuni incontri che saranno programmati dal Comitato a livello cittadino, sui temi dell’impegno dei nostri antenati, del patrimonio di fede e artistico delle nostre Chiese  favaresi, sarà più facile trovare stimoli per migliorare la qualità della convivenza civile e progredire umanamente e cristianamente.

Sicuramente, anche questo,  un buon auspicio per le prossime festività e per il nuovo anno.

Intanto, come a S. Vito di Favara, in tutte le nostre Comunità ecclesiali, favaresi e non, guardiamo alle icone presenti del PRESEPE e dell’ALBERO di Natale, due rappresentazioni diverse di una sola fede, ambedue  simboli del Natale. E  mentre tradizione e folklore sembrano incontrarsi su un’unica scena, teologia e fede per i credenti diventano un tutt’uno. Al simbolismo del presepio si affianca quello dell’albero, al quale si appendono doni e luci colorate, che rappresentano la nascita di Cristo nuovo Sole, vera luce dell’umanità.

E con questo pensiero conclusivo, Don Diego Acquisto cordialmente vi saluta e  anche a nome di tutto lo staff  tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, formulo i migliori auguri di buon Natale,  a tutti i nostri radioascoltatori, così come a tutti i cittadini, a tutte le Autorità, civili, militari, politiche e religiose della Città e della Provincia.

Noi, a Dio piacendo, riprenderemo il nostro incontro radiofonico settimanale lunedì 16 gennaio 2012.

 

 

12-Edit. di Radio Favara 101 – lunedì 05.12.2011 – Situazione di Favara- Poeti dialettali.

Le cronache riferiscono che l’ultima riunione del Consiglio Comunale, mercoledì 30 novembre, è stata “vivace”, vivace forse un po’ troppo, perché alcuni consiglieri se ne sarebbero dette di tutti i colori al punto quasi di darsele, cioè di venire quasi alle mani; insomma  “dirsele” e  “darsele” se non proprio,  ci voleva poco,…. Il motivo del contendere alcune variazioni di bilancio, proposte dall’Amministrazione e sostenute da alcuni , ma decisamente avversate da altri. I cronisti riferendo quanto successo… hanno parlato, di “consiglieri fedeli” e “consiglieri ammutinati”, di “burattini” e di “burattinai”;.

Da parte nostra auguriamo che il Consiglio Comunale, rinnovato al massimo lo scorso mese di giugno, per affrontare i veri problemi della città, possa ritrovare subito la via della concordia fattiva. Dopo il travagliato periodo dell’Amministrazione Russello, Favara ha ancora di più il diritto di vedere quel “nuovo giorno” da tempo atteso. E la via maestra per raggiungere gradualmente questo obiettivo è l’abbandono delle animosità,  concentrandosi sull’obiettivo del  bene comune, prioritario ad ogni cosa, mettendo  decisamente da parte ogni forma di interesse privato di tipo partitico, amicale, parentale e clientelare.

Mettere al primo posto il bene comune deve essere l’imperativo categorico di tutti, nessuno escluso. La massima Assise cittadina, compiendo il suo dovere di vigilanza e di pungolo dell’Amministrazione deve contemporaneamente sfuggire alla perenne tentazione delle polemiche sterili e strumentali, deve sapere trovare l’eventuale coraggio di proposte migliorative o alternative su cui si deve necessariamente però coagulare il consenso.

Ma attenzione che il problema più impellente e veramente urgente…specie dopo gli ultimi avvertimenti - (recenti crolli in via Del Carmine, Piazza Garibaldi e capitello della Chiesa Madre)-  resta sempre il recupero e la messa in sicurezza del centro storico….Le domande che la gente comune si pone sono queste:  “E’ stato completato il monitoraggio tra edifici veramente storici da salvare e case solo vecchie da abbattere ?  Quali progetti validi il Comune ha presentato o si appresta a presentare al riguardo ? Quando su questo versante finiranno le parole e finalmente si comincerà a passare davvero al dunque ?

Su questo argomento bisogna dibattere e non abbassare la guardia…perché ne va di mezzo l’incolumità di tutti….e una nuova tragedia – Dio non voglia ! – sarebbe  proprio imperdonabile.

E intanto a Favara continua, anzi ci sembra particolarmente feconda l’attività culturale. In questi giorni al Castello Chiaramontano sono state presentate le poesie dialettali di  Totò Mossuto, uno dei più affermati e acclamati poeti dialettali favaresi viventi  e del compianto Luigi Casà, scomparso ultraottantenne, dieci anni fa.

Le poesie di Luigi Casà, figura storica della sinistra favarese, sono state raccolte dalla figliuola con il titolo “VAJU  a  CHIAZZA”, richiamando una sua espressione  fortemente evocativa del significato che egli dava a questo luogo, la piazza Cavour, che per  lui era l’agorà greca, il luogo delle discussioni e dei dibattiti che riguardavano la  “polis”, la città; il luogo frequentato quindi dal cittadino attivo ed impegnato nei problemi della collettività,  mentre, ricordiamo, che  chi preferiva la vita privata, nell’antica Atene veniva  classificato tra gli “idiotes”,   persone isolate che non avevano nulla da proporre agli altri, e che erano quindi trascinate dalla marea delle decisioni altrui.

L’elegante volume di Totò Mossuto porta il titolo accattivante “U me curtigliu” ed il suo cortile è quello vicino “A Cruci”, proprio davanti al Calvario, davanti alla grande Croce dove il popolo favarese esprime la sua fede nella Redenzione di Cristo, sempre durante tutto l’anno, ma specialmente nei giorni della Settimana Santa e soprattutto il Venerdì Santo, quando si ritrova massicciamente davanti alla grande Croce , dove è esposto solennemente il  Cristo.  Una poesia dai versi affascinanti, quella di Mossuto, che nella semplicità della lingua parlata non manca di attirare  l’attenzione su scene di vita familiare , su tradizioni del passato, religiose e non, quadretti di vita quotidiana, aspetti drammatici di miseria e quindi anelito di riscatto sociale, che solo in parte il progresso nella democrazia ha risolto. Per esempio, nella poesia “U me curtigliu” che dà il titolo a tutta la raccolta, Totò Mossuto, con un pathos particolare  verso i poveri contadini così scrive: 

“A sira, // li viddani stanchi e abbattuti, // trasivanu nu ciurtigliu

comu cani vastuniati, // e stu curtigliu è sempri lu chiù beddu,

ca nfavarisi si chiama Vuteddu”.

Cioè, come abbiamo detto Cortile Vitello…ma soprattutto caratteristica  è l’espressione dei contadini che stanchissimi e forse anche delusi ritornano dal lavoro la sera, “comu cani vastuniati”. Un’espressione tipicamente siciliana e favarese, che , quando la si traduce in italiano, perde la sua pregnanza ed il suo profondo significato, nel descrivere la miserrima condizione della classe operaio-contadina di allora.

Mossuto, del quartiere della CRUCI, cioé “cruciaru”, il quartiere  più significativo della Parrocchia S. Vito, la cui Chiesa, dedicata anche a Maria SS.della Neve,  si appresta ,  mercoledì prossimo, 7 dicembre, vigilia dell’Immacolata, ad iniziare l’Anno del Bicentenario (1812-2012), con una solenne celebrazione (ore 20,30), a cui seguirà una serata di gioiosa fraternità nella Piazza S. Vito, con distribuzione di “muffuletta” cunzati cu l’ogliu, dopo la benedizione dell’artistica vetrata, raffigurante il Cuore Immacolato di Maria, che è stata collocata nel prospetto centrale.

 

 

 

Editoriale di RF 101- lunedì 28.11.2011  -- Governo Monti

Con il giuramento davanti al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel Salone delle Feste al Quirinale, il governo Monti si è non solo insediato subito, ma con una procedura rapidissima, che non ha precedenti nella storia repubblicana, avendo subito ricevuto a larghissima maggioranza la fiducia del Senato e della Camera, è ormai da una settimana nella pienezza dei suoi poteri. Brevissima come non mai è stata la crisi, corta la lista dei ministri, bene interpretata l’attesa del Paese di volersi  rimettere velocemente al lavoro. Perché bisogna rimboccarsi le maniche, senza demagogia, senza chiacchiere inutili, senza politichese. Bisogna dare risposta concreta ad  una situazione molto complicata, che si è aggravata negli anni precedenti, soprattutto remoti della cosiddetta prima repubblica travolta da tangentopoli, quando i cosiddetti governi di centro-sinistra col consenso dell’allora PCI, nel periodo del deprecato consociativismo, si è creata quella voragine del debito, con gigantesco spreco di denaro pubblico, con tantissimi privilegi concessi alla casta, (privilegi che adesso alcuni –udite, udite, genti- chiamano diritti acquisiti), si è creato quel pauroso debito che adesso è il problema gravissimo  sul tappeto. Nel frattempo, dal periodo del consociativismo, quando tutti, nessuno escluso stavano a tavola a banchettare lautamente, a spese del popolo, - come tutti sappiamo - il PCI  prima è diventato  PDS,  poi DS e quindi con un iter travagliato, - inglobando quella frangia della sinistra democristiana e del mondo cattolico, i cosiddetti catto-comunisti, o per meglio dire, come preferiscono alcuni (ai quali non sta bene l’etichetta di catto-comunist), la frangia più progressista ed illuminata del mondo cattolico - si è passati all’attuale denominazione di PD, che raccoglie, sia i comunisti di antica osservanza, sia questi ex democristiani . Ma   andiamo al Governo Monti che ha ricevuto, come abbiamo detto la fiducia a larghissima maggioranza dalle Camere, avendo deciso i due Partiti maggiori PDL e PD di votargli a favore. Una decisione quella di Berlusconi e Bersani, che ha fatto parlare alcuni di sceneggiata degna della migliore tradizione italiana della commedia dell'arte, avendo essi , con veto incrociato, contemporaneamente negato la partecipazione al governo di propri rappresentanti. In questo modo essi si sono guardati bene di lasciarsi coinvolgere in tutto quello che avverrà. Una commedia all’italiana, che vogliamo tutti sperare sia a buon fine x  gli italiani e x l’Italia; staremo a vedere  come andranno le cose. Questo è un periodo che  impone a tutti, indipendentemente dal partito di militanza politica, di essere particolarmente vigili e attenti.

Nella  logica dell'«azzeramento a tutti i costi del deficit, cioè dell’azzeramento o riduzione del debito pubblico e di riavvio della crescita si parla di patrimoniale su rendite, su contanti, su azioni, fondi e obbligazioni. Molti  i progetti in campo da versioni soft a stangate in grado di ridurre sensibilmente subito il debito pubblico di un quarto. Una  condizione pregiudiziale questa – si dice - per conquistare il consenso sindacale e passare a toccare le pensioni e il mercato del lavoro.

Il compito è difficile, le condizioni sono impegnative; lo ha ricordato il presidente della Repubblica,  a conclusione della cerimonia di giuramento, quando ha ringraziato anche la “squadra” uscente, la squadra del Governo Berlusconi, con una particolare menzione x Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, x la grande correttezza e professionalità con cui ha tenuto i rapporto con la Presidenza della Repubblica. Al lavoro, subito al lavoro questo nuovo Governo di tecnici, senza apparati, anzi cercando di ridurli all’essenziale, interpretando e valorizzando le energie dell’Italia, che ci sono e che sono tante. Con fiducioso realismo.

Governo tecnico,  con un passo indietro delle forze politiche. Queste tuttavia sono chiamate ad accompagnare con serietà e senso di responsabilità il lavoro dei “tecnici”, ma nello stesso tempo a mettere in campo quelle prospettive, quelle proposte, quelle linee che permettano di disegnare la nuova fase del sistema politico che si sta aprendo. Coniugare rigore ed equità, sacrifici e crescita comporta da parte di tutti uno spirito di coesione e di collaborazione. Comporta anche forti e condivisi principi e valori, sui quali bisogna puntare e da cui bisogna ripartire. 

A proposito di equità fiscale e di propositi, pare, proprio di Monti di patrimoniale sul contante, che preferisco interpretare come imposta sul contante mensile che percepisce ogni lavoratore nel pubblico e nel privato. Bene, perchè non iniziare subito proprio da questa "patrimoniale", cioè di chi percepisce mensilmente diverse migliaia e migliaia di euro di stipendio...pensioni d'oro...vitalizi vari, tutto un fiume di denaro fresco, che in alcune famiglie con più impiegati in alti incarichi dirigenziali si avvicina o supera i 50,000 euro mensili, proprio un fiume mensile di denaro fresco, che l'80 per cento non riesce nemmeno  a sognare, costretto a vivere con meno di 1000 euro al mese ? O a pensionati con poco più di 400 euro mensili ?  Sarebbe equità sociale chiedere ancora sacrifici , anche il sacrificio di un solo euro, a questa categoria di cittadini ? E ci lasciamo con questo interrogativo proposto alla coscienza di tutti e soprattutto dei responsabili.

 

 

 

"LA VOCE del DIRETTORE" - Radio Favara 101 – lunedì 10.10.2011  ARIA NUOVA al COMUNE  di FAVARA.

Vento di cambiamento a Favara. Vento di cambiamento non tanto e non solo perché cambia posto l’attesa e popolare fiera d’Ottobre,  per la quale si profila un nuovo sito ed è' molto probabile che il tradizionale evento fieristico si sposti in viale Ambrosini, cioè nella zona nord dietro il cimitero di Piana Traversa. Il  motivo sarebbe che il sito di via Capitano Callea, dove da diversi anni si svolge, non sarebbe più idoneo ad accogliere gli stand perché, dopo la chiusura della Ss 640 Agrigento - Caltanissetta buona parte del traffico è dirottato su Favara e la via Capitano Callea rappresenta lo snodo principale. Tra parentesi ci permettiamo di dire che al posto della sporcizia e dell’evidente trascuratezza che Favara subito espone a chi arriva,  una diversa accoglienza-presentazione della città, da parte dell’Amministrazione Comunale con i suoi quasi 500 dipendenti o degli stessi privati , una diversa accoglienza-presentazione della città agli automobilisti di passaggio, con una piccola serie di accorgimenti potrebbe o avrebbe potuto apportare tanti benefici a Favara, anche dal punto di vista economico e commerciale. Punto…a buon intenditor poche parole.

Vento di cambiamento per quanto riguarda la vexata quaestio dei confini con Agrigento, dove qualcosa pare che debba proprio, finalmente, cominciare a muoversi….Vento di cambiamento, pare, nemmeno solo per il cambio al vertice della BUROCRAZIA COMUNALE CON LA NOMINA DI UN NUOVO SEGRETARIO IN SOSTITUZIONE del dott. Marrella….

Vento di cambiamento ed aria decisamente nuova, invece è per la  riduzione dei dirigenti, che guidano la complessa macchina amministrativa, riduzione, con conseguente notevole risparmio economico per la collettività, ma anche e forse soprattutto l’aria di cambiamento si respira, per la  celerità ed unanimità di consensi all’interno della Giunta, con cui ha potuto operare il Sindaco. Senza volere assolutamente entrare nel merito delle scelte sulle persone, scelte operate dal Sindaco e dalla sua Giunta, non si può non rilevare che il segnale chiaro è che la politica rivendica giustamente il suo ruolo di primato sulla burocrazia....un valore questo direttamente collegato al concetto di democrazia e di sovranità popolare esercitata attraverso i rappresentanti eletti.

 E sembrano proprio del tutto positivi i giudizi dell’opinione pubblica su quest’aria nuova di cambiamento che pare decisamente entrata all’interno del Palazzo di città, con le parole e le decisioni del Sindaco Rosario Manganell...a. Parole e decisioni, al di là della concreta valutazione delle singole decisioni e scelte, che sono  per Favara  un evento decisamente nuovo.

Una cosa mai prima vista e che di per sé produce speranza. Perché la cultura, negativa, che sembrava definitivamente assodata era quella che all’interno del Comune ci fossero dei santuari intoccabili, in cui ognuno, con la protezione -(e connivenza)!- di un politico di spessore, aveva trovato la sua comoda e confortevole nicchia, indipendentemente dai risultati del  suo servizio ai cittadini.

Intanto il cambiamento è stato ufficialmente annunciato e però certamente adesso viene la cosa più importante, cioè il miglioramento dei servizi prestati ai cittadini; cittadini che sino ad ora sono stati serviti da dieci dirigenti, con i risultati che tutti hanno potuto osservare e verificare. Da ora in poi, invece,  i dirigenti saranno solo sei (Michele Sorce, Giusy Chianetta, Carmela Russello. Teresa Pirrera, Alberto Avenia, Gaetano Raia) e l’attesa perciò è comprensibile, come pure il confronto è - e soprattutto sarà- inevitabile.

Decisamente nuove, coraggiose e apprezzabili le parole del Sindaco Manganella che intanto sprona tutti all’impegno, non concedendo carta bianca a nessuno, avviando l’esperimento per dodici mesi, con la possibilità di ricambio ed eventuali sostituzioni, in riferimento ai risultati raggiunti. Cioè la cultura del servizio ai cittadini anzitutto, incentivando solo il merito , utilizzando al meglio il denaro pubblico. Traguardi tutti che, lodevolmente, con soddisfazione dell’opinione pubblica favarese, sembrano largamente condivisi all’unanimità tanto dalla Giunta, quanto dalla Presidenza del Consiglio Comunale,  e, pure (sentite, sentite…) da una larga maggioranza ( o forse dall’unanimità) dei Consiglieri . Un vero miracolo per Favara, che forse si vuole mettere davvero alle spalle quel recente clima rissoso di “tutti contro tutti”, che non poteva che produrre solo guasti!

Il Sindaco Manganella, con garbo ma anche con decisione, ha parlato e  parla della necessità ed urgenza di un nuovo tipo di presenza e di impegno da parte  di tutti i dipendenti, a partire dai vigili urbani, che, -come ha detto testualmente- sono oggi “la nota dolente”, sui quali più di un’ombra si è riversata,  come pure, subito dopo un breve periodo di rodaggio, anche da parte dei dirigenti riconfermati. Sicuramente le attuali scelte "ad tempus" dei dirigenti, fra 12 mesi, dovranno essere valutate e c'è da auspicarsi che, guardando concretamente ai risultati, ci siano successivamente, con pari determinazione e tempestività, le eventuali decisioni conseguenti, senza guardare in faccia  nessuno, ma unicamente al bene della città e dei cittadini, che sono i datori di lavoro....Intanto il plauso per  un segnale preciso x muovere le acque stagnanti e spronare tutti ....il confronto sarà necessariamente fatto....piuttosto, adesso, anche ai dirigenti si potrebbe chiedere una volontaria riduzione dell'ammontare finanziario aggiuntivo al loro  normale stipendio, come gli altri dipendenti...In questo caso accoglierebbero lodevolmente  l'esempio del Sindaco e degli assessori....che, come è noto, si sono ridotti del 30% la loro indennità di carica.

 

 

26- Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 01.08.2011 - FORMAZIONE  BIBLICA

Gli italiani, un po' troppo individualisti , una cosa da sempre risaputa. Ma l'ultimo rapporto Censis  dice che gli italiani, rispetto a prima, negli ultimi anni sono diventati più aggressivi, più depressi, più narcisisti, e, ancora più grave, soprattutto sempre meno propensi a rispettare le regole. Cioè, in pratica l'Italiano dei nostri tempi si è convinto (o è stato convinto) che l'unico giudice cui è tenuto a rispondere è la propria coscienza.  E la propria coscienza dell’italiano è spesso incline all'autoassoluzione. Ancora, il recente rapporto Censis, - come abbiamo già detto in una nostra precedente conversazione - fa rilevare che stridente appare  il rapporto fra sesso e religione, quasi il 70% si autoassolve: si può essere in sostanza  buoni cattolici anche praticando, per dirla con un’espressione che va per la maggiore,  anche praticando il «bunga bunga». E dunque non sorprende che un'inquietante percentuale di intervistati reputi normale che una  donna, per esempio, usi il proprio corpo per raggiungere il successo. E' facile puntare il dito contro quel fenomeno , che per comodità viene chiamato berlusconismo e contro il cattivo esempio televisivo (risse, programmi  trasgressivi,  veline , eccetera) dove ritroviamo pari pari tutti i difetti riscontrati dall'indagine. Ma forse la televisione non è la causa ma l'effetto.  Ed allora ecco la necessità di una seria riflessione, per invertire una pericolosa china, la necessità di andare alle fonti di una spiritualità biblica, il libro sacro a cui abbiamo dedicato queste nostre ultime conversazioni, il libro sacro che ha un messaggio sempre attuale per gli uomini e le donne di ogni tempo. Ritornare alla BIBBIA, ma evitando errori ed approssimazioni che non ci fanno cogliere il vero messaggio liberante che promana da questo libro, il più letto del mondo, ma purtroppo con risultati non adeguati, a causa di talune  storture nell’interpretazione. Per esempio, dicevamo in una nostra conversazione, evitando  l’interpretazione letterale propria delle varie sette fondamentaliste e dei Testimoni di Geova, in particolare, i quali, soprattutto, ignorando il contesto storico, linguistico e culturale, giungono al punto di far screditare la Bibbia. Essi infatti, non tengono conto dei diversi meccanismi propri di ogni lingua e dei generi letterari, si fermano solo alla lettera, confondono, per esempio, il termine ebraico “sangue” con i termine italiano “vita”, e giungono all’assurdo di proibire le trasfusioni di sangue. Oppure quando limitano il numero dei salvati a soli 144.000 descritti nell’Apocalisse (7,4), non tenendo minimamente conto del simbolismo dei numeri della Bibbia. Per aiutare nella comprensione della Bibbia ed evitare assurdità e distorte interpretazioni, oltre ricordare che la Bibbia è sorta nella Comunità, con l’assistenza dello Spirito e che i Santi unanimemente hanno raccomandato che la Bibbia va letta “sulle ginocchia della madre Chiesa”,vogliamo precisare bisogna tener conto anzitutto del fattore lingua e le lingue in cui sono stati scritti i 73 libri della Bibbia, V. e N. T, sono l’ebraico, l’aramaico ed il greco, ed ogni lingua – sappiamo bene – ha le proprie caratteristiche semantiche, perciò il lavoro degli esperti. Esempio: nel Vangelo si parla dei “fratelli” e delle “sorelle” di Gesù, proprio perché il termine fratello in ebraico può significare anche cugino. Tra parentesi diciamo che anche nel modo di dire del siciliano antico, i cugini venivano anche chiamati “fratieddi”.

Ancora l’importanza dei generi letterari, per comprendere per esempio i modi di raccontare propri degli antichi. Questi modi di raccontare ci aiutano a interpretare i racconti della creazione e del peccato originale, oppure il significato del linguaggio militare applicato a Dio, presentato come condottiero vittorioso che assiste e guida il suo esercito nella battaglia, sbaragliando i nemici. Tutto un linguaggio diverso e assolutamente difficile per la nostra moderna sensibilità, ma il messaggio di Dio è incarnato in un tempo, in una cultura, in un particolare contesto storico-sociale. La conoscenza dei generi letterari aiuta a distinguere ciò che nella  Bibbia è superato da ciò che invece è sempre attuale, cioè il messaggio per l’uomo di ogni tempo che Dio vuole salvare e vuole che giunga alla conoscenza della verità. E con questo pensiero, radioascoltatrici e radioascoltatori, ci congediamo da voi, come di consueto per le vacanze estive, ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi salutiamo, vi auguriamo buone vacanze agostane a mare o in campagna. Noi contiamo di risentirci alla ripresa del nuovo anno scolastico, lunedì 19 settembre.

 

 

25-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 25.07.2011 – Bibbia

 

Parliamo ancora, così come abbiamo promesso di Bibbia collegandoci e sviluppando con quanto abbiamo detto nelle nostre precedenti puntate, continuando in un servizio che riteniamo utile non solo ai credenti cattolici, che sono la stragrande maggioranza dei nostri radioascoltatori e delle nostre radioascoltatrici, ma anche a quelli di fede cristiana diversa, testimoni di Geova, evangelici, fratelli protestanti delle varie confessioni che si collegano con questa nostra emittente Radio Favara 101, e che oltre ad appassionarsi ai ricchi programmi di musica leggera, vogliono sentire anche qualcosa di più impegnativo, se non altro dal punto di vista della conoscenza ed istruttivo, secondo l’insegnamento del magistero della Chiesa Cattolica.

La Bibbia non è un libro di scienza ma di fede; tuttavia dobbiamo anche aggiungere che la ricerca archeologica viene in aiuto agli studiosi e lettori dell’­Antico e del Nuovo Testamento, mettendo sotto i loro occhi la conferma scientifica di singoli episodi e vicende, a cui un certo tipo di critica aveva sottratto, trop­po frettolosamente, ogni credito, quasi che si trattasse di un mito.

Dobbiamo ancora precisare che il messaggio rivelato da Dio, diversamente da quanto pensano i nostri fratelli protestanti, è contenuto sia nella Bibbia, che è la Parola scritta, sia nella Tradizione, che è la Parola orale;  dobbiamo anzi  precisare che la Parola  scritta  è successiva a quella  orale , cioè alla Tradizione. Prima cioè c’è stata la Tradizione e successivamente la Scrittura.

Il Concilio Vaticano II opportunamente ricorda che Scrittura e Tradizione non sono due fonti di rivelazione distinte e separate, ma sono una cosa sola, insieme ne costituiscono un unico tesoro. Tesoro di rivelazione che la Chiesa ha avuto il compito di custodire gelosamente ed interpretare autenticamente, nel mandato ricevuto dal suo divino fondatore  Gesù di Nazareth di evangelizzare.

Ci spieghiamo così come i Santi hanno ripetutamente affermato, che la Bibbia va letta sulle ginocchia della Madre Chiesa.

E’ questo un punto assai importante, giacché tutti gli eretici, a partire dai primissimi tempi, hanno sempre cercato di provare le loro verità, cioè le loro eresie, con brani della Bibbia.

Riteniamo che ormai il freddo vento del razionalismo abbia mostrato tutti i suoi limiti e sia sotto gli occhi di tutti, quanto provvidenziale risulti il servizio del Magistero ecclesiastico per l’interpretazione della Bibbia.

E’ utile chiarire la denominazione che divide la Bibbia in due parti : Antico e Nuovo Testamento.

Il termine Testamento è la traduzione, per la verità impropria, dell’ebraico berit, che significa alleanza.

Alla denominazione cristiana della Bibbia, suddivisa in Antico e Nuovo Testamento, diedero motivo i profeti Geremia ed Ezechiele.

Questi, infatti, parlano di due tempi della storia della salvezza :uno passato, nel quale la salvezza sospirata non riuscì a realizzarsi ed un futuro di salvezza completa, sotto una “nuova alleanza”, Il cristianesimo si consi­derò come la realizzazione di questo annuncio-promessa.

Per quanto riguarda l’Antico Testamento, formato da 46 libri, ci pare davvero opportuno meditare su quanto insegna il Concilio Vaticani II, nella Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione : “L’economia dell’Antico Testamento era soprattutto ordinata a preparare, ad annunziare profeticamente ed a significare con vari tipi l’avvento di Cristo Redentore dell’universo e del regno messianico. I libri poi dell’Antico Testamento, secondo le condizioni del genere umano prima dei tempi della salvezza instaurata da Cristo, manifestano a tutti la conoscenza di Dio e dell’uomo e il modo con cui Dio giusto e misericordioso si comporta con gli uomini. I quali libri sebbene contengano cose imperfette e temporanee, dimostrano tuttavia una vera pedagogia divina. Quindi i fedeli devono ricevere con devozione questi libri, che esprimono un vero senso di Dio, nei quali sono racchiusi sublimi insegnamenti su Dio, una sapienza salutare per la vita dell’uo­mo e mirabili tesori di preghiere, nei quali infine è nascosto il mistero della nostra salvezza.

Dio dunque il quale ha ispirato i libri dell’uno e dell’altro Testamento e ne è l’autore, ha sapientemente disposto che “ il Nuovo fosse nascosto nell’Antico e l’Antico diventasse chiaro nel Nuovo”(D.V.nn.15 - 16).

Alla luce di queste indicazioni del Concilio è facile comprendere perché la Chiesa abbia sempre condannato quanti hanno messo in antitesi l’Antico Testamento col Nuovo Testamento.Da Marcione, che nel secondo secolo opponeva l’Antico Testamento, opera del Dio giusto, al Nuovo Testamento, opera del Dio Buono. A Lutero, e con lui il filone culturale del Protestantesimo, che tende a mettere in opposizione la Legge e il Vangelo; la Legge che condanna e il Vangelo che salva. Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

21- Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 27.06.2011 - BIBBIA

Gli italiani, un po' troppo individualisti , una cosa da sempre risaputa. Ma l'ultimo rapporto Censis  dice che gli italiani, rispetto a prima, negli ultimi anni sono diventati più aggressivi, più depressi, più narcisisti, e, ancora più grave, soprattutto sempre meno propensi a rispettare le regole. Cioè, in pratica l'Italiano dei nostri tempi si è convinto (o è stato convinto) che l'unico giudice cui è tenuto a rispondere è la propria coscienza.  E la propria coscienza dell’italiano è spesso incline all'autoassoluzione. Ancora, il rapporto Censis, fa rilevare che stridente appare  il rapporto fra sesso e religione, quasi il 70% si autoassolve: si può essere in sostanza  buoni cattolici anche praticando, per dirla con un’espressione che va per la maggiore,  anche praticando il «bunga bunga». E dunque non sorprende che un'inquietante percentuale di intervistati reputi normale che una  donna, per esempio, usi il proprio corpo per raggiungere il successo. E' facile puntare il dito contro quel fenomeno , che per comodità viene chiamato berlusconismo e contro il cattivo esempio televisivo (risse, programmi  trasgressivi,  veline , eccetera) dove ritroviamo pari pari tutti i difetti riscontrati dall'indagine. Ma forse la televisione non è la causa ma l'effetto.

Ed allora ecco la necessità di una seria riflessione, per invertire una pericolosa china, la necessità di andare alle fonti di una spiritualità biblica, il libro sacro che ha un messaggio sempre attuale per gli uomini e le donne di ogni tempo. Ritornare alla BIBBIA, dicevamo in una nostra precedente conversazione. Ma evitando errori ed approssimazioni che non ci fanno cogliere il vero messaggio liberante che promana da questo libro, il più letto del mondo, ma purtroppo con risultati non adeguati, a causa di talune  storture nell’interpretazione. Per esempio, dicevamo la volta scorsa l’interpretazione letterale propria delle varie sette fondamentaliste e dei Testimoni di Geova, in particolare, i quali, soprattutto, ignorando il contesto storico, linguistico e culturale, giungono al punto di far screditare la Bibbia. Essi infatti, non tengono conto dei diversi meccanismi propri di ogni lingua e dei generi letterari, si fermano solo alla lettera, confondono, per esempio, il termine ebraico “sangue” con i termine italiano “vita”, e giungono all’assurdo di proibire le trasfusioni di sangue. Oppure quando limitano il numero dei salvati a soli 144.000 descritti nell’Apocalisse (7,4), non tenendo minimamente conto del simbolismo dei numeri della Bibbia. Per aiutare nella comprensione della Bibbia ed evitare assurdità e distorte interpretazioni, oltre ricordare che la Bibbia è sorta nella Comunità, con l’assistenza dello Spirito e che i Santi unanimemente hanno raccomandato che la Bibbia va letta “sulle ginocchia della madre Chiesa”,vogliamo precisare bisogna tener conto anzitutto del fattore lingua e le lingue in cui sono stati scritti i 73 libri della Bibbia, V. e N. T, sono l’ebraico, l’aramaico ed il greco, ed ogni lingua – sappiamo bene – ha le proprie caratteristiche semantiche, perciò il lavoro degli esperti. Esempio: nel Vangelo si parla dei “fratelli” e delle “sorelle” di Gesù, proprio perché il termine fratello in ebraico può significare anche cugino. Tra parentesi diciamo che anche nel modo di dire del siciliano antico, i cugini venivano anche chiamati “fratieddi”.

Ancora l’importanza dei generi letterari, per comprendere per esempio i modi di raccontare propri degli antichi. Questi modi di raccontare ci aiutano a interpretare i racconti della creazione e del peccato originale, oppure il significato del linguaggio militare applicato a Dio, presentato come condottiero vittorioso che assiste e guida il suo esercito nella battaglia, sbaragliando i nemici. Tutto un linguaggio diverso e assolutamente difficile per la nostra moderna sensibilità, ma il messaggio di Dio è incarnato in un tempo, in una cultura, in un particolare contesto storico-sociale. La conoscenza dei generi letterari aiuta a distinguere ciò che nella  Bibbia è superato da ciò che invece è sempre attuale, cioè il messaggio per l’uomo di ogni tempo che Dio vuole salvare e vuole che giunga alla conoscenza della verità. E con questo pensiero, radioascoltatrici e radioascoltatori, ci congediamo da voi, come di consueto per le vacanze estive, ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi salutiamo, vi auguriamo buone vacanze a mare o in campagna. Noi contiamo di risentirci alla ripresa del nuovo anno scolastico, lunedì 19 settembre.

 

 

19-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 13 giugno 2011- BIBBIA

Se al tempo di Galileo si fossero conosciuti meglio i generi letterari, alcuni testi della Bibbia non sarebbero diventati il cavallo di battaglia della scienza  contro la stessa Bibbia. Una giusta osservazione che viene oggi fatta da tanti, studiosi e non, del libro sacro; anche cioè da non studiosi, ma semplici lettori, con una cultura media, in un contesto culturale sicuramente più elevato di quello che poteva esserci in Italia e nel mondo nel 1600,  nel tempo in cui è vissuto il grande scienziato Galileo Galilei, nato a Pisa  nel  1564  e morto ad  Arcetri,  in una villa vicino Firenze  nel gennaio 1642, tumulato quindi nella Basilica di Santa Croce a Firenze, insieme agli altri grandi fiorentini come Machiavelli e Michelangelo.

Non stiamo qui a ricordare, perché molto noto, il motivo del contrasto tra il grande scienziato e il mondo scientifico e la stessa Autorità Chiesa di quel tempo, giustamente gelosa nel voler tutelare la Bibbia, ma senza conoscere bene però, neanche la Chiesa di quel tempo, i generi letterari, che sono davvero importanti per  capire e non travisare il messaggio scritto in un contesto datato e secondo le categorie culturali  ed i modi e mezzi espressivi, propri del tempo. Lo stesso Galileo, ad esempio, applica questo criterio per capire bene la natura e dice ad esempio:  « La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi che è l'universo, ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto. » E un esempio questo, cioè il genere letterario per comprendere il grande libro dell’universo è – dice Galilei - la matematica.

Ma andiamo alla Bibbia,  che è in insieme di 73 libri, tra V. e N. Testamento, 73; scritti in un arco di tempo di quasi 2000 anni. Per capirla allora anche la Bibbia, così come l’Universo, bisogna capire il genere letterario in cui ogni libro è stato scritto, nel suo periodo e tempo proprio di composizione. La conoscenza del genere letterario anzitutto ci fa capire che non è sufficiente leggere nella Bibbia ciò che è scritto, perché è necessario scoprire il messaggio che essa vuole trasmettere all’uomo di ogni tempo. Oggi come ieri, alcuni rifiutano la Bibbia perché ritengono superato e difficile questo libro che poi è un insieme di libri, 73 abbiamo detto. Libri in genere ambientati in una civiltà tanto diversa dalla nostra, una civiltà pastorale e contadina e  scritti in un linguaggio e modi di dire,tanto diversi dai nostri. Inoltre è necessario non cadere nell’errore (oggi molto diffuso tra i Testimoni di Geova) di prendere  la Bibbia alla lettera, ignorando il suo contesto storico.

Un approccio sbagliato offre il motivo di accusare la Bibbia di non favorire il progresso e di opporsi alla scienza. L’esempio di Galileo è emblematico ed è quello che subito, ormai a sproposito, viene sbandierato. Una simile motivazione oggi non ha più ragione di esistere, perché tra scienza e fede, tra Bibbia e progresso non esiste alcuna contrapposizione. Ciò proprio perché oggi abbiamo una conoscenza più profonda  delle lingue della Bibbia e soprattutto dei generi letterari, cioè dei modi di parlare e di narrare degli antichi di quel tempo. Così per esempio quando nel libro di Qoèlet 1,4 si legge “una generazione va, una generazione viene, ma la terra sta ferma”, il verbo “stare fermo” non ha valore scientifico, ma è usalo solo per contrapporre al continuo succedersi delle generazioni umane la stabilità dell’ambiente in cui l’uomo vive. Lo stesso famoso e sempre citato passo di Giosué, 10,10-15 (“Fermati, o sole”) è da intendere non come affermazione scientifica o astronomica, ma come libera esclamazione poetica…d’altra parte la scienza astronomica del tempo asseriva che era il sole a girare attorno alla terra, che era immobile e ferma…e quindi tutte le apparenze portavano a dire, secondo la cultura popolare seguita dall’autore umano , “Fermati, o sole”. Insomma, a conclusione di questa nostra conversazione, diciamo che la conoscenza dei generi letterari a iuta a distinguere ciò che nella Bibbia è superato, da ciò che invece è sempre attuale, cioè il messaggio della salvezza.  Ma forse è necessario riprendere, almeno in qualche altra conversazione, ancora alcune cose di quanto abbiamo detto. Intanto, per ora, radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

18 – Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 06.06.2011 – BALLOTTAGGIO a FAVARA

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Ed a Favara come pure a Canicattì, i due Comuni con maggior numero di elettori tra i 5 della provincia di Agrigento, dove domenica scorsa si è votato per il rinnovo del Consiglio Comunale e l’elezione del Sindaco, a Favara come pure a Canicattì si va al ballottaggio che si terrà domenica prossima 12 giugno (dalle ore 8,00 alle ore 22,00) e l’indomani, lunedì 13 (dalle ore 7,00 alle ore 15,00), votando solo per l’elezione del Sindaco. A Canicattì dove i candidati a Sindaco erano 6 (sei), vanno al ballottaggio il Sindaco uscente Vincenzo Corbo, che, con la sola sua lista, LISTA CORBO, ha ottenuto il 23% dei suffragi e Gaetano Cani, ex assessore provinciale dell’UDC con l’Amministrazione D’Orsi, che con un insieme di diverse liste, ha ottenuto poco più del 20 %. Gli elettori di Canicattì, quindi dovranno scegliere, domenica prossima, tra Corbo e Cani.

A Favara pure ballottaggio; , tra i quattro candidati a Sindaco, Antonio Valenti – Luigi Sferrazza – Carmelo Vitello – Sasà Manganella – dopo il primo turno, è emersa chiaramente la volontà popolare che ha concentrato l’attenzione sui sugli ultimi due, cioè su Sasà Manganella e su Carmelo Vitello, sui quali ha riversato complessivamente oltre l’80% dei suffragi, senza però assegnare a nessuno dei due il minimo prescritto dalla legge, per potere essere eletto al primo turno, cioè il 50% + 1. - Premesso che bisogna dare atto a tutti e quattro i candidati a sindaco di coraggio e chiarezza nella loro proposta politica, e ringraziarli ed essere loro grati x la loro disponibilità a scendere in campo in un momento assai difficile per la città, bisogna subito dire che il POPOLO SOVRANO usando largamente la possibilità del voto disgiunto, si è mostrato geloso delle sue prerogative, dando un segnale forte ai responsabili dei vari Partiti che hanno fatto, a tavolino, i loro accordi, i loro apparentamenti e le loro scelte, presentando… bandiere …anomale… ( così sono state definite da noi e prima di noi dai giovani dell’Associazione culturale NICODEMO, nella loro pubblicazione in folio dei primi di maggio). Il Popolo sovrano a Favara, al primo turno ha scelto intanto di non scegliere, e concedendosi di conseguenza un supplemento di riflessione, ha rinviato la scelta definitiva al ballottaggio.

Scomparsi dalla scena, il generoso ed appassionato Antonio Valenti, candidato di SICILIA VERA, il movimento dell’on. Cateno De Luca, sorto qualche mese fa e che tuttavia ha raccolto oltre il 3% dei consensi; quasi scomparso pure, anche dal Consiglio Comunale , il PD che pur proponeva come cadidato-sindaco una persona autorevolisssima e sicuramente tra le più significative e preparate come l’architetto dott. Luigi Sferrazza (che rappresentava anche Rifondazione Comunista e alcuni circoli di sinistra) a me pare che il confronto adesso e la responsabilità della scelta per il nuovo Sindaco di Favara, sia solo tra le forze del centro- destra, che però hanno come bandiera di riferimento due uomini di sinistra :

Carmelo Vitello, medico stimato e benvoluto, con un glorioso passato socialista, ma che negli ultimi anni è transitato dal PDL e da FdS, per approdare, qualche settimana fa, come candidato-sindaco del FLI, restando tuttavia nell’animo- come tiene espressamente a precisare - sempre legato all’ideale socialista. E Rosario Manganella, insegnante in pensione, persona conosciuta e popolare, per tanti anni comunista, militante ed attivista , nel vecchio PCI, diventato poi PDS, e quindi DS, e quindi ancora PD senza la S finale; dal quale ultimo, Sasà Manganella senza passare dal PD, ha formato a Favara un movimento politico autonomo, denominato "Primavera Favarese" , d'impronta più massimalista che riformista, rispetto al PD, giudicato da Manganella - dicono alcuni - "eccessivamente moderato". Nei mesi scorsi le ACLI provinciali hanno affidato a Manganella un Circolo-Patronato in Piazza Cavour a Favara, regolarmente inaugurato e benedetto, con la presenza del Presidente provinciale di questa associazione cristiana dei lavoratori. Adesso è il candidato-sindaco di un ampio schieramento di centro destra, guidato dal PDL dell’on. Bosco, già risultato, dopo il primo turno, largamente maggioritario in Consiglio Comunale col 62% dei seggi. Due uomini di sinistra, Vitello e Manganella, con un travaglio ed un percorso chiaramente diversi, ma ambedue validi e in grado di affrontare la grave situazione della città…Se mi è consentito un suggerimento, in considerazione anche dei problemi gravissimi sul tappeto da affrontare ed iniziare a risolvere per una nuova fase della vita amministrativa di Favara, personalmente credo che sia giunto il momento per i due, Manganella e Vitello, largamente votati, di prendere in qualche modo le distanze dai Partiti, che x i loro "interessi" li hanno presentati. Entrambi, tra l’altro, magari per motivi diversi,ne hanno davvero motivo di prendere le distanze. E forse questo può essere salutare non solo per loro, ma anche per la città, visto il condizionamento talvolta pesante e negativo che i Partiti esercitano sul Sindaco nel prosieguo della sua azione di governo della città, a partire dalla rotazione negli incarichi assessoriali, che i Partiti periodicamente impongono. Rotazione che è quasi sempre diventa, oltre che fonte di liti, anche di disturbo dell’azione amministrativa.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico giornalistico di Radio Favara 101 vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

1 2 – editoriale 2011 di radio Favara 101 – lunedì 04.04.2011

Nella tarda mattinata di martedì scorso 29 marzo, una notizia inaspettata e clamorosa. Mimmo Russello si è dimesso da sindaco di Favara. Una decisione arrivata proprio quando i bene informati davano ormai per sicura,  la formazione della sua quinta Giunta, dopo oltre due mesi di trattative tra i partiti. Le dimissioni ufficialmente presentare al segretario comunale, più che alle ultime difficoltà amministrative, però, si viene subito a sapere, che sono dovute all’avviso di garanzia, relativo alla conclusione dell’inchiesta sul crollo della casa di via del Carmine, del 23 gennaio dell’anno scorso, che causò la morte della sorelline Chiara Pia e Marianna Bellavia. Oltre a Domenico Russello, indagati pure altri due sindaci suoi predecessori, ed altre 8 persone , cioè i coniugi proprietari dell’immobile e 6  tecnici dell’Ufficio tecnico Comunale. La Comunità Ecclesiale di Favara, tramite il Collegio dei Parroci ed il Consiglio Pastorale Cittadino, qualche giorno dopo ha alzato la voce per esprimere solidarietà al Sindaco Russello, chiedere l’immediata indizione delle elezioni per dare un nuovo governo democratico alla città ed, infine, cosa ancora più importante, sollecitare tutti ad un cammino di conversione, che porti ad un senso più responsabile di cittadinanza attiva, a cominciare subito dalle allora possibili, ora certe, imminenti elezioni amministrative, del prossimo maggio, precisamente il 28 e 29, scegliendo nuovi  “saggi e onesti governanti che  facciano progredire Favara nella pace”. Questo in estrema sintesi il senso del documento approvato all’unanimità e promulgato dall’arciprete- vicario foraneo don Mimmo Zambito.  Un documento che prende lo spunto da una pagina drammatica della Bibbia, quando Dio, per far comprendere la condizione di  tradimento e di scompostezza del popolo, comanda al profeta Osea di prendere in moglie una prostituta e di concepire con lei un figlio.  Alla donna, che rappresenta il popolo infedele, Dio dice di cambiare il nome e di chiamarsi: “Non – amata”; al figlio che nasce viene imposto il nome “non – popolo”.  Non è difficile cogliere il messaggio per la città di Favara, dove diverse storture di carattere culturale e comportamentale non risparmiano nessuno, neppure quanti si professano credenti e magari svolgono ruoli di un certo rilievo all’interno della comunità civile  e/o  della stessa comunità ecclesiale. Insomma un forte  invito collettivo alla conversione, in questo tempo di Quaresima, perché  testualmente si dice: “ L’avidità di guadagno e la violenza mafiosa, gli interessi di parte e la sopraffazione nei confronti dei più deboli, deve essere ascritta eventualmente non alla sola classe politica ma alla cultura e alla mentalità che, purtroppo, tutti ci coinvolge ed esprimiamo come cittadini e credenti”. Non solo. Si aggiunge: Questa comune e stratificata ramificazione del peccato, che è avversione a Dio e macchia alla nostra vita, si è coagulata tragicamente il 23 gennaio 2010”.  E la data è quella che ha tragicamente segnato la vita della città con la morte delle due sorelline Bellavia nel crollo della loro casa in via Del Carmine. Un crollo del quale adesso, a diverso titolo e con responsabilità personali per tutti  da accertare, dalla Procura vengono accusate  11 persone, tra cui il Sindaco in carica,  avv. Russello ed i suoi due immediati predecessori.  La Comunità Ecclesiale,  in questa circostanza delle dimissioni del primo cittadino, “ferma restando l’azione della Magistratura” dalla quale fiduciosa attende per tutti  la conclusione, tuttavia, da subito “ non può esimersi dall’assoluto pubblico riconoscimento e apprezzamento per l’Avv. Domenico Russello”.  Il quale, come è noto,  ha detto di aver  compiuto questo gesto, da tutti apprezzato, delle dimissioni, per  “Il sacrale rispetto della giustizia, delle istituzioni e dei cittadini e la coerenza con la coscienza”.  Favara è anche questo. Cittadini come  Domenico Russello che “singolarmente e in gruppo, hanno dato prova di respingere gli interessi di parte, di non prestarsi alla mentalità mafiosa, di sostenere sempre lo spirito di corresponsabilità e di partecipazione civica”.Non manca nel documento della comunità Ecclesiale l’assicurazione della preghiera, non solo per il sindaco dimissionario e la sua famiglia,  ma anche e soprattutto per la famiglia Bellavia  colpita dalla tragedia, e anche   per  quanti altri  sono coinvolti in questa vicenda.

 Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

9-Editoriale 2011- 14 marzo La Donna

 Nei giorni scorsi, l’8 marzo, quest’anno ultimo giorno di carnevale,  c’è stata la  festa  della donna. O meglio, come hanno tenuto a sottolineare proprio alcune donne, una giornata di riflessione, più che di festa per la donna. Una riflessione rapportato all’attuale momento contesto che siamo vivendo. Dai microfoni di questa nostra emittente, Radio Favara 101, volgiamo anzitutto rivolgere a tutte le donne, ancora i nostri migliori auguri. Auguri  alle tante ragazze favaresi e non , ma di talento, che si sono affermate e si vanno affermando nei vari posti di responsabilità, in campo politico, a servizio dello Stato, nei quadri istituzionali della  Scuola, della Politica, della Magistratura, nei settori più delicati della sanità per la cura della salute,  della legalità, nei vari campi del sapere, della tecnica, dell’arte, della musica, del canto, della moda, ecc. ecc… a livello nazionale e, - perché no ? -  anche  internazionale. Auguri . Auguri di cuore.  Il mondo femminile, ha ricevuto in questi ultimi decenni e, giustamente continua a ricevere grande attenzione da parte della società, della cultura, delle persone più responsabili.  In questo contesto, opportunamente, sempre più spesso si sente l’indignazione e la denuncia della strumentalizzazione del corpo femminile nei programmi televisivi e, in buona sostanza, si vuole dire , sempre più con forza e convinzione, “Basta con la donna oggetto". Basta con la mancanza di rispetto alla donna. Basta  con l'immagine della donna, così come viene proposta nella pubblicità, nell'intrattenimento e in diversi film. "Si tratta di messaggi inaccettabili e negativi. Oggi stiamo assistendo ad una ribellione dell’universo femminile che  si pone degli interrogativi sul ruolo della donna nella nostra società. Essere donna per davvero, non solo femmina, per essere chiari, oggi  è forse davvero più impegnativo se non proprio difficile, come qualcuno sostiene,   a causa della realtà complessa che ci circonda. Mai come ora la pressione sociale, infatti,  spinge, in molte situazioni, verso un vuoto perfezionismo , verso un’affannosa, spasmodica,  continua ricerca di affermarsi ad ogni costo, sfruttando, da parte di alcune, ogni possibilità, anche quella di utilizzare indebitamente il proprio corpo,  pur di affermarsi e fare soldi.  E poi, in genere, oggi, mi sembra che essere donna, e donna emancipata, attualmente si identifichi il più delle volte essere equiparata nei  ruoli e nei poteri  all’uomo. E così abbiamo un tipo di donna, che possiamo  chiamare “mascolinizzata”, e che  magari perde il suo vero fascino e carisma proprio della femminilità.

 Si richiede davvero a io giudizio una riflessione seria, che sono sicuro le donne intelligenti, - e ce ne sono davvero tante – stanno facendo perché la donna, pur conquistando sempre di più e sempre meglio  il suo ruolo nella società mantenga tuttavia, il suo fascino ed  suoi doni, tipicamente femminili, di dolcezza e di bontà, per il bene dell’umanità. La religione cristiana, sin dai primi momenti del suo nascere, è stata (ed è tuttora) la sola grande religione a porre la donna alla stessa dignità dell’uomo. E’ certo vero che nel corso della storia della società cristiana la donna è stata spesso subordinata all'uomo, a volte anche pesantemente, ma bisogna considerare che: soprattutto nei tempi antichi la donna (ad esempio perché non adatta alla guerra, ai lavori pesanti, perché vista solamente come madre ecc.) aveva ruoli sociali nettamente diversi da quelli degli uomini, questo praticamente in ogni parte del mondo; la condizione della donna cristiana, comunque è stata sempre socialmente più elevata rispetto alla condizione delle altre donne nel mondo. Davanti a Dio, come dignità, la figura femminile è stata sempre considerata pari a quella maschile. Questo nonostante il pensiero fondamentalmente misogino di alcuni Padri della Chiesa e teologi medievali i quali, nonostante la loro altissima statura morale, erano eccessivamente influenzati dalla mentalità ebraica e soprattutto dalla cultura classica, entrambe sottolineanti l'inferiorità della donna.  Cultura classica poi, ricordiamo, che per lunghi secoli tutto o quasi sapeva permeare. Ma, anche in questo caso, la dottrina della Chiesa è riuscita a svincolarsi anche dal pensiero dei Padri, cioè dei suoi più eminenti rappresentanti....Che la religione cristiana nobilitasse la figura femminile più di ogni altra concezione del mondo antico, lo dimostra il fatto che nei primi secoli del cristianesimo aderivano alla Chiesa (oltre agli uomini liberi) non solo poveri e schiavi, ma anche molte donne, tanto che dai detrattori della nuova religione il cristianesimo veniva chiamato “la religione delle donne”. 

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7- Editoriale di RF 101 - Lunedì 28.2.11

“Una Giunta autorevole con Assessori che siano persone riconoscibili positivamente dall’opinione pubblica, persone rappresentative, che, subito dopo aver giurato, siano in grado di lavorare concretamente per il bene della città. Se non ci saranno questi presupposti, il PD non entra in Giunta”.

 Si tratta della dichiarazione dell’architetto Luigi Sferrazza, capogruppo consiliare del PD al Comune di Favara.

Una dichiarazione che abbiamo condiviso e condividiamo, consequenziale all’accordo raggiunto da 5 partiti, cioè  FLI, PD, MPA, una parte di UDC, FdS,  - e con il consenso dei gruppi consiliari autonomi “Insieme per Favara”, “Forza Azzurri” e “Per una Favara Migliore”- per un totale complessivo di 23 Consiglieri su 30.

Nell’accordo da tutti firmato e sottoscritto, oltre all’ulteriore riduzione del Assessori da 6 a 5, uno per ogni Partito, si indicavano precisi punti programmatici su cui impegnarsi, per recuperare, per quanto umanamente possibile, il tempo perduto, - recuperarlo - a breve, media e più lunga scadenza. I 5 Partiti cioè che abbiamo nominato hanno comunicato di avere deciso “ un percorso comune per rendere proficuo e fecondo l’ultimo anno della legislatura”,  definendo “chiari obiettivi condivisi”,  “per affrontare – sentite, sentite- le emergenze e le attese di sviluppo civile della Città, anche  oltre l’attuale legislatura”. Queste ultime parole  - se hanno un senso – significano che questo cartello di Partiti, intende proporsi , così unito, al giudizio degli elettori nella primavera del prossimo anno, quando si andrà, per scadenza naturale a nuove elezioni amministrative. Tra i punti intanto da affrontare subito, la metanizzazione, il Piano regolatore, il recupero del centro storico.

Personalmente ho voluto esprimere subito  un’opinione discutibile  ed un augurio doveroso. L’augurio di buon lavoro, dicendo che  quando si viene a sapere che cinque Partiti e altre forze hanno deciso di impegnarsi per il buon governo, “proficuo e fecondo di quest’ultimo anno di legislatura”, e addirittura con l’ambizione di “andare oltre  , anche se “teoricamente” costituisce davvero una  difficile sfida,  deve però far piacere.

L’opinione , che forse ad alcuni non è piaciuta, è avere evidenziato, ancora una volta l’anomalia Favarese, (che, per la verità, purtroppo, non è solo di Favara!), è cioè che i ruoli di maggioranza e di opposizione non sono quelli assegnati dal popolo.  Perché a Favara , è venuta  a mancare, gradualmente, quasi sin dall’inizio,  l’opposizione  voluta dagli elettori, con il “contraccolpo” che si è innestata contestualmente una spinta di malessere nella maggioranza. La conseguenza è stata la nascita di un’opposizione interna,  che il Sindaco Russello non è più riuscito a recuperare e che ad un certo punto è deflagrata.  Infatti, le diagnosi più spietate sulle carenze della sua azione amministrativa e gli attacchi più cruenti,  con manifesti e quant’altro, li ha ricevuti proprio dai suoi. Mentre, paradossalmente, - al di là di talune asprezze puramente verbali in Consiglio Comunale - è riuscito a dialogare, sempre meglio, con  gli esponenti  più “incisivi” dell’opposizione, sino ad inserirli adesso direttamente nella sua amministrazione.

Chiarito tutto, bisogna essere  disposti a giustificare anche l’ultimo ennesimo rinvio di venerdì sera, dopo i tanti rinvii che stanno prolungando oltre misura questa crisi amministrativa del monocolore . perché la città ha bisogno davvero di una Giunta di qualità che si metta subito al lavoro, raccogliendo, sicuramente in questo,  il desiderio vivissimo dei cittadini, più silenziosi,  più laboriosi e fortemente desiderosi  però di vedere fatti concreti. Perché si possa fare nel tempo che resta in questa legislatura quello che è davvero possibile fare , per i  problemi di questa martoriata città,  recuperando al meglio quello che non è stato fatto e che pure si poteva fare, da parte di queste stesse forze politiche, che adesso sembrano ben intenzionate e che devono tradurre con logica conseguenza, nella direzione indicata dal capogruppo del PD, questo loro impegno con la scelta delle persone, preparandosi al giudizio del popolo.

 

 

 

6-Editoriale 2011 – lunedì 21 febbraio

Sui muri di Favara,  alcuni manifesti che sembravano inneggiare alla Mafia. 4 manifesti in cui si sottolineava la differenza, ad esempio, tra le tasse dello Stato, al 40 per cento, ed il pizzo della mafia, al 20 per cento, e quindi più conveniente. Manifesti con scritto : Mafia Spa, la prima azienda del paese”; “più ricchezza”. Manifesti  con scritto: “Mafia: un altro mondo”.  La domanda di tutti è subito stata : “ Si vuole per caso inneggiare alla mafia?”. Adesso l’episodio è stato chiarito; si è trattato di una trovata pubblicitaria,  artisticamente provocatoria, per cui è stata pagata regolarmente al Comune la tassa di affissione. “Un lavoro artistico di denuncia e di provocazione, misto ad ironia”, come tiene a precisare Florinda Saieva, una delle responsabili  e delle animatrici di “FARM CLTURAL PARK”, che da qualche tempo opera a Favara in cortile Bentivegna, “SETTI CURTIGLIA; un centro vivace per “smuovere le coscienze, far riflettere,far svegliare dal torpore la città”. Ed oltre a questa dichiarazione, c’è stato anche un chiarimento di David Valenti, un artista siciliano-favarese, estroso e creativo, che vive e lavora a Milano, autore della trovata. Con i manifesti pro-mafia, ha voluto realizzare un lavoro sulla libertà di espressione e sui concetti di bene e male.

«La causa remota del progetto – spiega - è la volontà di manifestare la più ampia libertà d’espressione possibile». In sostanza, «la pubblicità di un cattivo, perché non esiste nulla che non abbia motivo di esistere e che non abbia qualcosa di buono». Secondo questo artista, la pubblicità della mafia, in particolare, può «svelare il lato oscuro dello Stato. Sempre, cercando cosa c’è di buono nel male, viene fuori ciò che c’è di male nel bene». Molte le discussioni ed i pareri su questa singolare iniziativa,come su questo modo di presentarla ed in qualche modo giustificarla. Basta guardare tutti i post di commento sul web, sui giornali di carattere locale e su quelli di tiratura nazionale, come per esempio il Corriere della sera che ha attenzionato il caso di Favara, messo in relazione con Piacenza dove pure l’iniziativa è stata attuata. Ma gli interrogativi e le perplessità , su questi ambigui manifesti.  Io, senza perdere tempo,  mi sono chiesto ed ho chiesto all’opinione pubblica, che  c’era subito  da interrogarsi  sul senso  e sullo  scopo,specie per Favara, dato  che, iniziative del genere, a mio giudizio,   se coperte dal silenzio e dall’indifferenza, possono avere effetti devastanti sul piano pedagogico della mentalità collettiva,  mentre invece possono  costituire un’opportunità positiva di maturazione, per proseguire in quell’impegno di rafforzamento della cultura della legalità,  recentemente sancito a Favara lo scorso 26 novembre, in quella manifestazione, originata dalla cattura di Gerlandino Messina, nella zona popolare di viale Stati Uniti. Inoltre, mi sono chiesto e mi chiedo poi, se per caso questa iniziativa non abbia avuto un qualche collegamento con la difficile, situazione politico-amministrativa di Favara, per la formazione della  nuova Giunta  Pentapartito (FLi, FdS, PD, una parte di UdC,MPA), destinata a sostituire il monocolore FLi. Ho fatto subito notare che mi sembravano davvero illusori per la stragrande maggioranza dei favaresi che sono persone di un’elevata intelligenza, i miraggi di maggiore sicurezza e ricchezza all’ombra della mafia, alla luce anche  del fatto che, dopo i colpi inferti negli ultimi tempi, i maggiori esponenti della criminalità, proprio a Favara sono stati assicurati alla giustizia, per concludere la loro carriera in carcere, dopo un periodo di latitanza con una vita da topi. Sulle idee espresse dal Valenti nella sua  intervista, oltre a tutto il resto, -(non me ne voglia l’autore, vittima, a mio modesto parere, di una cultura pseudo- moderna-mi pare -esasperatamente anarcoide,)-le affermazioni sicuramente meno condivisibili sono quelle in cui egli dice che ” Né la mafia, né lo Stato sono cose buone. Tra Stato e mafia non saprei di chi avere paura prima”. La motivazione dovrebbe essere chiarissima, perché inclusa nel concetto fondante dell’uno e dell’altra. Lo Stato democratico che nasce per il bene dei suoi cittadini e il cui stato di salute deve essere costantemente curato da tutti, deve tutelarsi, se necessario, anche con norme di proibizione, apparentemente negative ma in realtà cariche di tanta positività per la crescita qualitativa della civile convivenza. Per questo è condannata la possibile apologia di reato, da valutare nella sua oggettività, indipendentemente dalla buona fede del suo autore.

Radioascoltatrici e radioascoltatori don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buon prosieguo di ascolto con i programmi di questa nostra emittente.

 

 

5-Editoriale 2011 – lunedì 14 Febbraio

San Valentino Vescovo e martire

 

Il 14 febbraio non è un giorno festivo, eppure è una data speciale per molti: infatti, tradizionalmente questa giornata è dedicata agli innamorati di cui San Valentino è il protettore.

San Valentino, vissuto tra il 176 e il 273, venne ordinato vescovo di Terni (città capoluogo di provincia in Umbria, di cui è Santo Patrono tutt'ora) nel 197. Perseguitato per la sua opera di predicazione della religione cattolica, allora proibita in favore dei riti pagani, venne arrestato e decapitato..

Diverse sono le leggende su questo santo martire: si racconta che abbia unito in matrimonio la giovane cattolica Serapia, in punto di morte, con il centurione romano Sabino (matrimonio osteggiato dalla famiglia della giovane), dopo aver battezzato quest'ultimo, e che entrambi abbiano lasciato poi la vita terrena insieme; si narra ancora, che abbia fatto riconciliare due giovani che stavano litigando lasciando loro poi un messaggio firmato "dal vostro Valentino..." e così altri episodi del genere. Quello che è certo è che nel 496 Papa Gelasio I istituì la festa di San Valentino, dedicandola all'amore, sostituendo la festa pagana dei lupercalia, che celebrava la fertilità. Da allora la festa è diventata universalmente popolare e gli innamorati di tutto il mondo celebrano in questa data il loro legame: la tradizione di regalarsi fiori risale, sembra, all'usanza di Valentino di regalare fiori ai giovani che si recavano presso il suo giardino per chiedere i suoi preziosi consigli.

Ma oltre alle rose o ai fiori, in questo giorno ci si scambiano anche regali, baci di tutte le varie marche,  biglietti con frasi e cartoline a tema, a volte si sceglie di trascorrere una serata romantica in uno dei tanti locali, di ristoranti e pizzerie, che per San Valentino preparano menù speciali. Festa dei fidanzati oggi ma certamente anche degli sposi che si considerano non solo fedeli, ma soprattutto felici, innamorati!

Una festa popolare largamente sentita dai fidanzati, anche dalle nostre parti, anche se poco si pensa al Santo, al quale non sarebbe male pensare un poco di più e, con il Santo pensare e riflettere sul vero senso dell’amore umano. Cose tutte buone quelle che si fanno, per carità, ma vogliamo augurare che oggi non sia solo festa, ma, che incrementi l’autentico amore, cioè l’amore autentico, quello che ha spinto S. Valentino a versare per amore il suo sangue, per non tradire Cristo. Un amore allora che deve spingere i fidanzati a  condividere, nella fedeltà reciproca, un comune progetto di vita, nella condivisione e nella  responsabilità.

In momenti non facili per la società contemporanea è importante riscoprire il valore della famiglia e dell’amore vero che ha bisogno di stabilità, di fedeltà, di continuità”: lo ha detto il vescovo di Terni, presentando la “Festa della Promessa”, che si rinnova ogni anno in occasione della ricorrenza liturgica di San Valentino, protettore degli innamorati e dei fidanzati. La tradizione ternana è di radunare le coppie di futuri sposi nella basilica di San Valentino, dove tutti insieme pronunciano la “promessa”. Quest’anno si sono prenotate oltre 200 coppie, comprese alcune provenienti da fuori regione e persino dall’estero (Londra). “Le centinaia di giovani coppie che, ogni anno, nella basilica di San Valentino rinnovano coralmente la promessa d’amore davanti all’urna del Santo loro protettore, mostrano il volto felice di un amore benedetto. Sono accompagnati dall’esempio di San Valentino che insegna la fiducia nella vita, il dovere del rispetto di sé e degli altri, lo spirito di sacrificio e di temperanza, la capacità di esaltare e difendere la qualità di un amore che liberi le risorse migliori e realizzi le attese profonde di ogni uomo e di ogni donna”. Dopo la cerimonia è  in programma poi, oggi, una gita alle cascate delle Marmore e un concerto di musica classica.

San Valentino, è – ed è bene che diventi - allora una festa importante, in un tempo come il nostro dove l'Amore vero, nel contesto di quanto le cronache di questi giorni continuano a riferire, deve essere riscoperto, unitamente al valore della purezza. Il card. Paolo Romeo, lo scorso 5 febbraio, a Catania, in occasione della festa di S. Agata, di fronte ad un’enorme folla di catanesi e non, ha detto: “Mi pare che la vergine Agata possa riconsegnare alle giovani generazioni la virtù della purezza". ….  Denunciando che “ E' sempre più diffusa, e può insediarsi a vari livelli, la convinzione che si possano raggiungere aspirazioni brillanti e guadagni facili, rendendo il proprio corpo merce di scambio per interessi economici e benefici sociali. ……La riscoperta della virtù della purezza non implica il divieto di qualcosa bensì apre alla scelta libera e gioiosa di prepararsi a donare in pienezza e totalità il proprio corpo, all'interno di una stabile e reciproca appartenenza di amore,  sigillata nel matrimonio”.

Radioascoltatrici e radioascoltatori don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buon prosieguo di ascolto con i programmi di questa nostra emittente. 

4° – Editoriale 2011 – lunedì 07 Febbraio -

Due cose voglio dire in questa conversazione settimanale. La prima riguarda la condanna a sette anni di carcere dell’on. Cuffaro, e la seconda   riguarda due delle più alte cariche dello Stato, cioè Berlusconi e Fini. La sentenza della Cassazione che  ha definitivamente condannato l’on Cuffaro a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e per violazione del segreto istruttorio, rimbomba ancora nelle nostre orecchie; una sentenza che ha fatto subito discutere e, a nostro giudizio, farà ancora discutere.  Come è noto, l’on. Cuffaro, senza aspettare i passaggi burocratici previsti dall’attuale normativa, qualche ora dopo che era stata pronunciata la sentenza si è spontaneamente presentato al carcere di Rebibbia per iniziare a scontare la pena, dicendo ai poliziotti penitenziari, “Sono stato un uomo delle istituzioni e voglio affrontare il carcere con tranquillità”. Una lezione di civiltà, un comportamento esemplare di rispetto verso le istituzioni che ha suscitato unanimità di consensi positivi, anche se non è forse mancato qualche senso di fastidio tra alcuni di quelli che avevano accanitamente tifato per la sua condanna. Secondo Mannino, maestro dell’on. Cuffaro, due i motivi “dell’incidente di percorso”, che ha provocato la condanna: la generosità e la superficialità, o meglio: le due cose insieme. Mannino non giustifica affatto il suo discepolo, ma ne indica alcuni difetti, e suggerisce di comprenderli in un contesto indubbiamente diverso da ogni altro, quale la Sicilia. Il difetto più grave di Cuffaro, secondo Mannino,  la sua “incapacità di cogliere il senso del limite, purtroppo indispensabile”. Questo difetto, accompagnato alla generosità innata, avrebbe indotto Cuffaro a commettere delle leggerezze e, per il suo ruolo, ha incontrato tante persone, compresi alcuni personaggi infrequentabili e quindi messo nei guai per la sua superficialità e generosità; ma c’è tassativamente da escludere che  Cuffaro abbia consapevolmente favorito la mafia. Tutto ciò che avviene nell’Isola, ricorda Mannino, acquista una sua peculiarità, perché c’è un contesto che altrove non esiste. A giudizio di chi vi parla, bisogna  correggere l’ottica dei giustizialisti, dai quali vediamo che  le sentenze vengono accolte come dogmi di fede e Vangelo, trascurando quel “sano relativismo” che dovrebbe far giustamente sempre pensare che dove ci sono uomini di mezzo, c’è sempre la possibilità di errore.  E poi, proprio in campo giudiziario, in Italia, negli USA e nel mondo non mancano esempi in cui è risultato chiarissimo, magari a diversi anni di distanza che la giustizia umana si è sbagliata. E ancora,  a parte il doveroso rispetto dovuto ai Magistrati ed alle loro sentenze, leggevo anche in questi giorni che le nostre norme di procedura penale, – cosi come sono codificate – possono portare a trarre “verità giudiziali” di colpevolezza per innocenti e di innocenza per colpevoli. In questo senso, dato un certo modo di pensare e di comportarsi, la Sicilia sembra tra le regioni più esposte al rischio di errori clamorosi. Sul secondo punto, cioè l’attuale scandalo politico-giudiziario che continua ad imperversare e che riguarda due delle più alte cariche dello Stato, condividiamo l’opinione di quanti dicono che il Paese non può continuare a  trastullarsi con le D'Addario, le Ruby, le Minetti e non può neanche avere il sospetto, forse la certezza, che il presidente della Camera per favorire la famiglia Tulliani abbia svenduto un bene che era del partito o raccomandare alla Rai per un contratto la suocera, la quale tutto è tranne che un'impresaria di spettacoli. Lo scontro tra Fini e Berlusconi non è solo quello tra due leader politici, ma è istituzionale, tra un presidente della Camera e un presidente del Consiglio, eletti entrambi nello stesso partito. Non può il presidente della Camera, istituzionalmente super partes, invitare un premier a dimettersi, né quest'ultimo accusare il primo addirittura di golpe. La conclusione, quindi, è semplice: i due cofondatori del Pdl, Berlusconi e Fini, i cui litigi hanno arrecato e recano danno al Paese, si rimettano al popolo da loro tanto evocato. Se non si ha fiducia nei giudici, almeno si sottopongano al giudizio della gente, a giudizio del popolo sovrano. Quel popolo che li aveva scelti per essere governato e che invece sta assistendo a uno spettacolo politicamente e moralmente mortificante. Radioascoltatrici e radioascoltatori don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buon prosieguo di ascolto con i programmi di questa nostra emittente.

 

 

-3 Editoriale 2011- Lunedì 31 gennaio

Continua ad impazzare e forse sarebbe meglio aggiungere anche impazzire, con  forme inusitate, l'ennesimo scandalo politico-giudiziario, con le accuse (infamanti) al presidente del Consiglio in relazione alle "feste" di Arcore.

Inascoltato è rimasto il richiamo del Capo dello Stato, Napolitano, che qualche settimana fa, avendo notato delle imprudenti esasperazioni aveva detto“Occorre scongiurare ulteriori esasperazioni e tensioni che possono solo aggravare un turbamento largamente avvertito e riconosciuto”. E l’altro ieri abbiamo sentito Mons. Crociata segretario della CEI che ha ammonito: “È troppo facile indignarsi senza sentirsi coinvolti”. Serve invece «uno sforzo a superare il clima di rissa e faziosità continua per affrontare i problemi che riguardano tutti».Le partigianerie non portano solo a danneggiare una parte, ma tutto il Paese.

Parole da tutti ascoltate, magari accolte con un rispetto formale, ma di fatto il dibattito è continua con un’asprezza ed una violenza di linguaggio, mai prima usati. La cultura del gossip non solo è stata sdoganata, ma ha preso piena cittadinanza. E ciò sicuramente non favorisce la  ricerca della verità.  In questo contesto di imbarbarimento del linguaggio, abbiamo pure ascoltato inorriditi la telefonata di Berlusconi, che, rivolto a Gad Lerner, (ma con lo stesso tono e parole si sarebbe rivolto anche ad altri giornalisti che usano un certo taglio nel loro servizio…)….«Una trasmissione disgustosa, con una conduzione spregevole, turpe, ripugnante. Un postribolo televisivo». Difficilmente in altri Stati ciò si sarebbe verificato…né da parte di una trasmissione, né da parte di un conduttore, né di parte di un Capo di Governo…

Se si fosse dato ascolto alle parole del Presidente Napolitano…e dei Vescovi, tutto ciò non sarebbe successo…

Come è noto, la Chiesa non è rimasta in silenzio e il card. Bagnasco non ha mancato di dire ufficialmente la sua su questo caso specifico, durante la riunione del Consiglio di Presidenza della CEI che si è tenuta ad Ancona. La Chiesa attraverso fonti autorevoli aveva  ammonito che  al di là del gossip, alimentato sui giornali e non solo, al di là dei retroscena, dei protagonisti e del livello delle vicende, minuziosamente evocate nell'ordinanza trasmessa alla Camera …l’unica certezza che se ne doveva trarre era che si dovesse fare chiarezza in termini stringenti e urgenti, fare chiarezza in modo sollecito e pacato, e nelle sedi appropriate, così da non tenere sul filo la politica, le istituzioni e  più ampiamente la governabilità. Ma anche questo ammonimento, in sintonia con quello del capo dello Stato, è rimasto e rimane inascoltato, mentre vengono prodotte e divulgate altre carte, ancora più infamanti, per cui si rimane sbigottiti

Il caso Ruby , anche se non proprio al centro e  comunque espressamente non nominato, ha occupato un posto importante dei lavori e della riflessione della Conferenza episcopale italiana. Nella prolusione che ha aperto il Consiglio episcopale permanente, il presidente Bagnasco, è tornato a citare l'articolo 54 della Costituzione, che recita che – “chiunque accetta di assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell'onore che esso comporta». Aggiungendo  «Bisogna che il nostro Paese superi, in modo rapido e definitivo, la convulsa fase che vede miscelarsi in modo sempre più minaccioso la debolezza etica con la fibrillazione politica e istituzionale, per la quale i poteri non solo si guardano con diffidenza ma si tendono tranelli, in una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni».

“La collettività guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale». E ancora:«La vita di una democrazia  si compone di delicati e necessari equilibri, poggia sulla capacità da parte di ciascuno di auto-limitarsi, di mantenersi cioè con sapienza entro i confini invalicabili delle proprie prerogative».  Troppi oggi, seppur ciascuno a modo suo, contribuiscono al turbamento generale, a una certa confusione, a un clima di reciproca delegittimazione. E questo, - è facile prevederlo - potrebbe lasciare nell'animo collettivo segni anche profondi, se non vere e proprie ferite. Un moralismo quello che emerge da tanti pulpiti,- e spesso proprio da quei pulpiti che normalmente criticano sempre La Chiesa, il Papa ed  i vescovi – un moralismo che nulla ha a che fare con quella “imitatio Christi” a cui la Chiesa, come suo dovere, sempre invita, e che  non si fa scrupoli di brandire per fini politici, e in senso opposto a seconda delle convenienze di parte,  una certa idea della morale cristiana.

Come vescovi e come cittadini di questo caro Paese, diciamo a tutti e a ciascuno di non cedere al pessimismo, ma di guardare avanti con fiducia».

Non serve a nessuno, meno che mai alle nuove generazioni, rincorrere miraggi scintillanti quanto illusori, si finisce per trasmettere un senso distorcente della realtà, si oscura la dignità delle persone, si manipolano le mentalità, si depotenziano le energie del rinnovamento . Parole e concetti veramente saggi, su cui vale la pena di ritornare a riflettere, per evitare quel clima  da QUALUNQUEMENTE fatto di vuoto, di rozzezza, di volgarità, di vuotaggine assoluta.

 

        

1° Editoriale 2011- Radio Favara 101 – lunedì 17 Gennaio

Abbiamo iniziato il 1° Gennaio, questo anno 2011, come già avviene da 43 anni a questa parte, con la "Giornata mondiale della Pace", il cui tema di riflessione, assegnato dal Papa, riguardava la libertà religiosa; libertà religiosa considerata come pilastro importantissimo per mantenere la pace tra i popoli. Ma ecco che proprio la notte di Capodanno, pochi minuti dopo la mezzanotte, i cristiani sono stati ancora nel mirino, ad Alessandria d'Egitto, per l'esplosione di un'autobomba dinanzi ad una chiesa copta. Un attentato compiuto dinanzi la Chiesa dei Santi, quando dentro la chiesa c'erano un migliaio di fedeli per la tradizionale cerimonia per il nuovo anno. Un'automobile imbottita di esplosivo, parcheggiata davanti alla chiesa, per l’azione di un kamikaze, di nazionale afgana o pakistana, ha provocato 22 morti e molti, molti feriti, alcuni dei quali in maniera grave.

Lo scoppio, fortissimo, è avvenuto quando i fedeli uscivano dalla chiesa e si è immediatamente propagato alle automobili vicine, che sono esplose moltiplicando l'effetto devastante. L'esplosione ha danneggiato anche una moschea vicino alla chiesa, causando il ferimento anche di alcuni musulmani. E tutto questo proprio nel giorno in cui si celebrava la Giornata Mondiale della Pace e si poneva all'attenzione dell'umanità l'essenziale tema della libertà religiosa, elemento imprescindibile di uno Stato di diritto; libertà religiosa la cui attualità perciò veniva resa ancora più manifesta da questo efferato episodio di violenza, che faceva seguito alle persecuzioni che, già in precedenza avevano colpito la Comunità cristiana in varie aree del mondo e particolarmente in Iraq. Pronto è stato l’intervento di Papa Benedetto a condannare il vile ed ignobile attentato. Altrettanto prontamente il nostro Presidente della Repubblica ha inviato subito un messaggio a Papa Benedetto, in cui, tra l’altro, ha scritto: "Mi unisco, al Suo accorato appello affinché tali forme di cruenta discriminazione abbiano a cessare, nel fermo convincimento che i diritti dell'Uomo vadano ovunque promossi, difesi e rispettati".

Napolitano ha voluto ricordare poi che l'inviolabilità del diritto di libertà religiosa «è stata ratificata dai padri della Costituzione repubblicana». In molte, troppe parti del mondo assistiamo, ancora oggi, alla drammatica e sistematica violazione delle libertà individuali, di fronte alla quale non si può restare inerti. I cristiani "sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede". Questo allarmante dato non può lasciarci indifferenti; non è possibile che le comunità cristiane debbano subire oggi prevaricanti discriminazioni in diverse aree del nostro pianeta. Bisogna subito intraprendere azioni decise ed energiche nei confronti di quei Paesi che negano ai loro cittadini la libertà di professare il proprio credo.L'Italia, che è convinta sostenitrice dei profondi valori sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948, non deve fare mancare la propria voce, in ambito internazionale, affinché la libertà di religione venga tutelata, in ogni possibile circostanza.

Ed il card. Bagnasco, presidente dei Vescovi italiani, nel giorno dell’Epifania, ha aggiunto: "Insieme al Santo Padre Benedetto XVI siamo attoniti davanti all'intolleranza religiosa e a tanta violenza, e ci chiediamo addolorati: perché?":

Non è una "domanda retorica e non nasconde nessun desiderio di rivalsa" - ha spiegato il porporato - ma si tratta di una domanda " sincera, che nasce dal sangue di tanti cristiani, dalle loro sofferenze" e "dà voce al brivido interrogativo che sale da tante parti della terra: perché?". "L'esempio di tanti nostri fratelli nella fede, che rischiano e danno la vita per Gesù e la Chiesa - ha affermato Bagnasco - ci scuota dal torpore delle cose facili, dalla tiepidezza sempre alle porte, dalla facilità indolente di seguire la corrente del mondo". I cristiani nel mondo sono perseguitati perchè parlano di "dignità, di uguaglianza, di libertà di coscienza, di Stato di diritto".

La comunità internazionale, a cominciare dall'Europa, ha il dovere di far sentire una voce forte e una parola chiara perchè il diritto alla libertà religiosa sia osservato ovunque senza eccezioni".

"Forse i cristiani sono discriminati e perseguitati proprio perchè, in nome di Cristo, parlano di dignità e di uguaglianza di ogni persona, uomo o donna che sia, di libertà di coscienza. Perché predicano l'amore anche verso coloro che si pongono come nemici Perché parlano di perdono, rifiutano la violenza e operano come costruttori di pace? Perché predicano la giustizia e lo Stato di diritto? Forse è per questo che qualcuno li giudica pericolosi e inaccettabili, oggetto di intolleranza, meritevoli di persecuzione e di morte?".

"Il Cristianesimo non è il mondo Occidentale, nè si identifica con esso", ha spiegato l'arcivescovo di Genova . Cercando la risposta all'intolleranza verso i cristiani nel mondo, il cardinale ha domandato ancora: "Forse si identifica il Cristianesimo col mondo occidentale?". "Ma - ha spiegato - non può sfuggire che il Vangelo si incarna in ogni cultura senza identificarsi con nessuna".Il Cristianesimo, ha proseguito il cardinale, "è chiamato a farsi lievito e sale nella pasta dove si trova, ma ha anche una dimensione metastorica irrinunciabile. La fede cristiana è presente in tutto il mondo, secondo il mandato del Signore, e s'impianta e convive, rispettosa e benefica, in ogni Paese, popolo, tradizione". E con queste considerazioni concludiamo questa nostra riflessione, con l’auspicio che, malgrado quello che è successo, prevalga l’anelito di pace, in un rinnovato impegno di reciproco rispetto delle diverse posizioni culturali, spirituali e di coscienza.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di RF 101 vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

35-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 20.12.2010

La nostra scuola porta con sé un bagaglio di cultura, di tradizioni e di contenuti decisivi per la crescita in umanità, spiritualità e formazione delle nuove generazioni e occorre esserne fieri! La nostra scuola non può e non deve abdicare alle radici profonde che rappresentano l'anima e l'identità del nostro popolo, della sua storia, della sua vita. Diciamo questo, in merito ad alcune discussioni che sono puntualmente ritornate anche quest’anno, sempre frutto di un malinteso concetto di tolleranza e di dialogo con le altre religioni, specie con quella musulmana, che fa pensare ad alcuni a dire "No" al presepe in classe, NO alle tradizionali recite natalizie, per l’idea di un Natale cosiddetto alternativo. In questo senso, ha destato scalpore, qualche anno fa la notizia che in una scuola elementare del Nord-Italia, (precisamente a  Rebbio, in provincia di Como) dove per non turbare quattro alunni di religione islamica, è stata presa la decisione di modificare il testo di un canto di Natale, inserendo la parola "virtù" al posto del nome di Gesù. Incredibile, ma vero. Si dimentica il valore anzitutto della propria identità religiosa e culturale come base di un autentico dialogo e di una convivenza civile nel rispetto delle reciproche convinzioni. Si dimentica il principio fondamentale che  dice che nessuno può avere rispetto degli altri se, anzitutto, non ha rispetto di sé. E non si tratta di dirsi atei o credenti, tolleranti o fanatici: si tratta di avere dignità di sé e della propria storia.

Rinunciare ai simboli della cristianità non sarà mai un segno di rispetto per chi legge il Corano al posto del Vangelo. E fa proprio senso che, come è avvenuto, in talune situazioni siano stati proprio  gli stessi genitori di fede musulmana a chiedere agli insegnanti, sedicenti cattolici, di allestire il presepe per tutti. "Le tradizioni che esistono da duemila anni vanno sostenute e rispettate. Questi cattolici, o sedicenti cattolici, hanno peccato di eccesso di zelo".  Bisogna opporsi all'abbandono della tradizione dei presepi nelle scuole: "Si esagera in modo radicale  e  non ci si rende conto di quello che si fa. Queste cose in sé possono apparire piccole, ma lo spirito che sta dietro è radicalmente sbagliato e le conseguenze sui ragazzi e sui giovani possono essere molto pesanti. A Favara, dove pure succede qualche episodio che non dovrebbe mai verificarsi, - e mi riferisco all’incendio doloso di via Salvatore Fanara, pare per rivalità inopportune, proprio in questo campo – “Nuvere” ce ne sono ben 34, e questa di via Fanara è stata all’indomani ricostituita - fortunatamente non esistono queste problematiche, anzi appare evidente che la  chiesa costituisce un apprezzato punto di riferimento, con un forte radicamento nel territorio. Lo testimoniano le numerose iniziative di questi giorni, portate avanti prevalentemente dalle varie organizzazioni ecclesiali e parrocchiali. Le iniziative di solidarietà,  in questo momento di crisi e di inefficienza della politica, che trova solo tempo per litigare, trascurando i veri problemi ed i bisogni della povera gente. Inoltre, nelle varie parrocchie, non pochi, in questi giorni hanno partecipato e partecipano alle assemblee liturgiche, particolarmente sentite e affollate. Grande animazione nelle varie Chiese, in un crescendo sensibile e piacevole. Con la celebrazione liturgica della Novena, ogni giorno sono state proclamate alcune antifone particolari che la pietà popolare  chiama “Antifone O”. Si tratta di invocazioni ardenti, rivolte dalla Comunità Ecclesiale al suo Salvatore; grandi antifone, in cui, ogni giorno, di volta in volta, attingendo al patrimonio biblico, si cantano i diversi aspetti messianici del Salvatore Gesù. Un’antifona, ad esempio, inneggia alla sapienza e dice: “O Sapienza che esci dall’Altissimo e tutto disponi con forza e dolcezza: vieni ad insegnarci la via della vita”. Ogni antifona, una sottolineatura; sottolineature diverse di un'unica realtà: il mistero è così grande e variegato che non può essere detto in un solo modo. Una  varietà che, in fondo, è vicina all'esperienza della nostra vita, che ha mille volti diversi. Così come il PRESEPE e l’ALBERO che sono due rappresentazioni diverse di una sola fede, ambedue  simboli del Natale; e mentre tradizione e folklore sembrano incontrarsi su un’unica scena, teologia e fede per i credenti diventano un tutt’uno. Al simbolismo del presepio si affianca quello dell’albero, al quale si appendono doni e luci colorate, che rappresentano la nascita di Cristo nuovo Sole, vera luce dell’umanità. E con questo pensiero conclusivo, Don Diego Acquisto cordialmente vi saluta e  anche a nome di tutto lo staff  tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, formulo i migliori auguri di buon Natale,  a tutti i nostri radioascoltatori, così come a tutti i cittadini, a tutte le Autorità, civili, militari, politiche e religiose. Noi, a Dio piacendo, ci risentiremo lunedì 17 gennaio 2011.

 

33- Editoriale di Radio Favara 101  -  lunedì 06.12.2010

  Uno sguardo al recente passato, per tentare di capire, in qualche modo, se possibile, quello che ci attende nei prossimi giorni sulla scena politica nazionale. La data  del  23 novembre scorso, ha segnato il diciassettesimo anniversario della scesa in politica di Berlusconi: 23 novembre 1993 - 23 novembre 2010.  

17 anni fa, 23 novembre 2010, una data che, comunque la si voglia valutare, ha segnato la storia italiana recente. Berlusconi che, sino a quella data, si era limitato ad operare solo nel campo dell’imprenditoria, intessendo - come è noto a tutti- ottimi rapporti con le forze politiche di Governo, cioè allora con la Democrazia Cristiana  e soprattutto con il Partito Socialista ed il suo leader di allora, Bettino Craxi, il 23 novembre 1993,  rompendo ogni indugio, annunciava il suo ingresso in politica, in prima persona, dicendo che se avesse votato al ballottaggio per l’elezione del Sindaco di Roma, tra Fini e Rutelli, avrebbe votato per Fini.  Per Fini, perché disse: “E’ un esponente politico che rappresenta bene i valori del blocco moderato nei quali credo. Berlusconi cioè decide di scendere in campo, perché si accorge che nessuno è in grado di tutelare efficacemente in quel momento, i valori del blocco moderato. Cioè, nel 1993, dopo la scomparsa della DC e del PSI, partiti - come è noto sono stati spazzati via da tangentopoli o come dicono altri, spazzati via da un preciso piano politico di un certo settore della magistratura politicizzata, Berlusconi vede il pericolo rosso del PCI, pericolo rosso, anche se il PCI aveva  cambiato tempestivamente pelle,  - dopo la caduta del muro di Berlino dell’89 aveva preso il nome di PDS -  pericolo rosso - come dice lui, e quindi decide di scendere in politica, dando vita al movimento chiamato Forza Italia. Pericolo rosso non ipotetico, se è vero che qualche insigne politologo, aveva calcolato che alle  elezioni politiche del prossimo anno, con la nuova legge elettorale, il Partito di Occhetto, allora segretario del PCI divenuto allora PDS, (per diventare poi DS e poi ancora, recentemente, PD dopo la fusione con la Margherita, partito che raccoglieva molti cattolici della sinistra democristiana), ma allora nel 1993 PCI divenuto PDS con il 30 per cento avrebbe potuto conquistare 440 seggi alla Camera, cioè i due terzi del totale. Quindi pericolo rosso, per Berlusconi, niente affatto ipotetico. Ragion per cui, Berlusconi, dopo aver tentato invano di dialogare con Mario Segni, prima e poi con Martinazzoli, - che ambedue però , a quanto pare, come la storia successiva ha poi dimostrato non capirono proprio il cambiamento, anzi Mino Martinazzoli credeva che il suo Partito, il Partito Popolare avrebbe avuto un consistente peso parlamentare, che invece con le elezioni non ha avuto - Berlusconi, per fermare il pericolo rosso, decise di scendere in campo in prima persona.

Che sia questa la lettura di quello che è avvenuto il 23 novembre 1993, è stato lo stesso Berlusconi a confermarlo a più riprese, e lo ha confermato, anche recentemente, commemorando lo statista democristiano Alcide De Gasperi , nel cinquantennale della morte . Berlusconi, innescando un mare di polemiche, ha  tracciato un paragone tra le elezioni del 1948, vinte da De Gasperi contro il «pericolo rosso» di allora, -che sappiamo davvero quanto era reale-  e quelle del 1994, vinte  da lui contro Occhetto, che allora, come abbiamo detto,  era il segretario del PDS: «Anche noi nel 1994 sono state le parole precise di Berlusconi ‑ anche noi, ci siamo trovati davanti a una crisi della democrazia, una crisi che aveva messo in dubbio l'essenza stessa della vita democratica della nazione ». Una crisi risolta, nel 1994,  con la vittoria di Forza Italia - ha affermato Berlusconi.

Questa la valutazione anche recente di Berlusconi. Una valutazione che ha suscitato tante polemiche e che  non sappiamo se condividere, ma che noi vogliamo riproporre alla  riflessione dei nostri radioascoltatori, mentre continua il  travaglio delle forze politiche, con l’ulteriore

cambiamento dell’on. FINI, attuale presidente della Camera, che, dopo aver ridefinito il proprio identikit di vecchio militante nel MSI di Almirante, fonda Alleanza Nazionale,  tagliando definitivamente i ponti con il fascismo; adesso in questi ultimi mesi, rompendo con Berlusconi, con il quale aveva fondato il PDL, dà vita ad un nuovo Partito, FLi, con tutte le conseguenze che il Governo sta vivendo in queste settimane, in vista del chiarimento definitivo, fissato per il prossimo 14 dicembre, quando in Parlamento bisognerà votare la fiducia. Come è facile osservare gli eventi politici e mediatici, in questi giorni, incalzano e si richiede vigilanza e spirito critico, per prepararsi consapevolmente a valutare persone, scelte politiche ed eventi. Per mantenerci vigili, in questo momento di confusione politica, in cui tanti possono avere anche interesse a far crescere questa confusione, ricordiamo per esempio quello che scrisse la Suprema Corte di Cassazione nel 2003, nella definitiva sentenza assolutoria di Andreotti, che era stato condannato, senza prove, ma solo in base ad un teorema. Un teorema accusatorio, formulato dal collegio giudicante della Corte d’appello di Perugia che aveva condannato l’on. Andreotti a 24 anni per l’omicidio Pecorelli – testualmentein violazione sia delle corrette regole di valutazione della prova, che del basilare principio di terzietà della giurisdizione”. Quelle della Cassazione, sono le accuse più pesanti che possano essere rivolte ad un collegio giudicante, che ha condannato, ignorando le prove, in base ad un teorema, cioè ad un proprio preconcetto ideologico. In altri termini, un teorema di carattere politico, come non pochi avevano sempre sostenuto. Se è vero, come è vero, che la storia deve essere maestra della vita, bisogna stare attenti vigilanti, perché forse nelle prossime settimane si potrebbero consumare eventi determinanti per la vita democratica della nostra Italia.

 

32-EDITORIALE di Radio Favara 101- lunedì 29.11.2010

Riuscita manifestazione antimafia a Favara-26.11.2010

 

Riuscita e partecipata la manifestazione di protesta a Favara, conseguente alla cattura di Gerlandino Messina in Viale Stati Uniti, lo scorso 23 ottobre. La Favara degli onesti ha voluto deplorare ogni mafia ed iniziare un cammino nuovo di liberazione da quelle catene che non le permettono di sprigionare le sue migliori energie. Inoltre ha voluto dire a quella parte minoritaria, succube e ancora vittima della cultura mafiosa, che la mafia non deve dettare legge nel territorio favarese, non deve inquinare la sua economia, non può e non deve condizionare i tempi e i ritmi della politica amministrativa della città, né proporsi a luogo privilegiato di intermediazione, soprattutto nei momenti in cui si gestiscono appalti o si offrono possibilità di posti di lavoro. Questo in estrema sintesi il senso di tutti i messaggi e della composta e partecipata manifestazione che si è svolta, in maniera ordinata, malgrado le cattive condizioni meteorologiche, secondo il programma concordato dall’Amministrazione Comunale, dai capigruppo delle varie forze politiche presenti in Consiglio Comunale con la guida del Presidente Gargano, dai dirigenti scolastici e delle varie associazioni sindacali, culturali e di volontariato, nonché dai massimi responsabili, chierici e laici della Comunità Ecclesiale locale.

Saltata la presenza di don Luigi Ciotti, rinviata ad altra data ed occasione, sono risultate presenti tutte le altre Autorità, dal Prefetto Francesca Ferrandino, al magistrato favarese Laura Vaccaro, al Presidente della Provincia D’Orsi, a deputati nazionali e regionali (gli onorevoli Gentile, Panepinto, Di Benedetto, Capodicasa, Ruvolo), ai segretari provinciali della CGIL, Mariella Lo Bello, della CISL Salvatore Montalbamo, della UIL Dario Broccio, a numerosi sindaci, al Vicario per la pastorale, don Baldo Reina, in rappresentanza del’arcivescovo Montenegro, fuori sede, impegnato nei lavori della CESi ), accompagnato dal direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale sociale, don Mario Sorce.

Il corteo è partito da due diversi punti, Piazza della Vittoria e Piazza della Pace, per incontrasi all’inizio del Viale State Uniti e formare un lungo e variegato serpentone, animato dalla locale banda musicale, da slogan e striscioni degli studenti dei vari ordini di scuola della città. Ma mano che si passava davanti al palazzo che ha ospitato e protetto la latitanza di Gerlandino Messina, spontaneo sempre da parte di tutti i gruppi è partito un applauso diretto alle forze dell’ordine, che proprio in quel covo, con un’ardita ed indovinata operazione-lampo da manuale, senza sparare un solo colpo, hanno sorpreso il latitante, che si è consegnato senza opporre resistenza alcuna.

Un certo disappunto, nei commenti che si ascoltavano, era quello che gli abitanti della zona non hanno preparato nessun segno esterno di protesta per quell’ospitalità, e neppure manifestazione alcuna di plauso per le forze dell’ordine.

Dopo la conclusione del corteo in Piazza Armi, con l’inno di Mameli, nel vicino Salone del Boccone del Povero, il Consiglio Comunale aperto, con la presenza di 29 consiglieri comunali su 30.

All’inizio la parola agli studenti dei vari gradi di scuola, a partire dalla scuola primaria, sino ai vari istituti di scuola secondaria di secondo grado. Tutti hanno presentato il frutto delle loro riflessioni e del lavoro svolto nelle settimane precedenti sul prezioso valore della legalità, ricevendo consenso ed applausi da parte dell’attento uditorio; quindi, a nome dei vari dirigenti scolastici, ha parlato la dott.sa Enrichetta Maltese, dirigente del 1° Circolo, che ha ringraziato tutti gli operatori scolastici e le famiglie degli alunni per la collaborazione. Un momento davvero toccante, qaundo il prof. Giuseppe Alonge, responsabile della “Fondazione Francesca Di Bernardo contro le malattie incurabili”, che ha consegnato una “Lettera aperta dei morti per tumore in questa terra agrigentina violentata dalle ecomafie”. Motli e qualificati gli interventi dal prof. Montalbano per i sindacati confederali, aGiuseppe Catanzaro per la Confindustria, Don Mimmo Zambito per la Comunità Ecclesiale, al Sindaco di Raffadali Silvio Cuffaro, all’on. Nino Bosco, al coraggioso imprenditore Ignazio Cutrò che si è ribellato al pizzo, alla sig.ra Gebbia, il cui fratello è stato vittima innocente in un agguato di mafia, all’on.  Speziale, all’on. Lumia,

all’on.  Fabio Granata.

Il   consigliere comunale Luigi Sferrazza ha letto una mozione contro la cultura mafiosa, concordata con tutti i capigruppo consiliari, che è stata approvata all’unanimità dai tutti i consiglieri presenti. Il Sindaco Russello ha ringrazia tutti ed in particolare le forze dell’ordine e la magistratura.

A conclusione la consegna delle benemerenze al colonnello Vincenzo Raffo della GdF, al colonnello Mario Di Iulio dei carabinieri, al questore Girolamo Di Fazio.

La cittadinanza onoraria è stata concessa al Procuratore capo Francesco Messineo, della Procura Regionale di Palermo ed al suo aggiunto Vittorio Teresi.

Teresi  ha voluto scusarsi per qualche “espressione infelice” nei riguardi di Favara e dei favaresi, pronunciata nel corso della conferenza stampa, mentre il procuratore Messineo si è detto onorato e gratificato della cittadinanza onoraria di Favara ed ha promesso di essere sempre presente, quando si faranno manifestazioni per la legalità.

Pur con tutti i traguardi raggiunti – ha ammonito però  Messineo – “la sconfitta della mafia, anche se sicura, non è certamente dietro l’angolo”. Ed inoltre , per la sconfitta definitiva, che va al di là di quella repressiva e militare – ha concluso - risulta indispensabile l’aiuto e la collaborazione della società civile, con “un cammino ed un impegno decisamente nuovi”.  

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N.B--Toccante la testimonianza Leonarda Gebbia, sorella  di Filippo Gebbia, vittima innocente della prima strage di Porto Empedocle, compiuta nel settembre 1986 per mano mafiosa. "Mia madre - racconta Leonarda, che con la foto del fratello abbracciata al petto ha aperto uno dei due cortei - non si è mai più ripresa da quella terribile sera. Io sono qui per ridare dignità alla memoria di mio fratello e a quella di tutte le vittime di mafia. A distanza di anni - ci confessa - non ho ancora il coraggio di passare nella zona in cui fu ucciso mio fratello. Ho ancora impresso nella mente i buchi fatti dai mitra sul cemento di un muro. Oggi testimonio il mio dolore e dico a tutti che bisogna abbattere l'omertà".

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31-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 22.11.2010

Ha fatto discutere nei giorni scorsi, un servizio pubblicato su un giornale on line, che riprendendo  un passaggio di quello che ha scritto il Sindaco Russello, nella sua recente  relazione annuale sulla sua gestione amministrativa della città, il giornalista ha definito Favara città virtuosa e gli automobilisti favaresi i più virtuosi del mondo. Ci spieghiamo meglio. Nella sua relazione sul periodo maggio 2009 - maggio 2010, il Sindaco, avv. Domenico Russello, riportando un dato comunicato dal Comandante dei Vigili Urbani, ha scritto che a Favara sono state elevate appena 180 multe, in tutto l'anno, mentre il giornalista faceva notare che nello stesso periodo di un anno, nella vicina città di Agrigento, nell’anno 2009, le multe elevate sono state ben 16.164 e, con il cambio del Comandante, sempre ad Agrigento,  da gennaio ad ottobre di questo anno in corso, le multe hanno già raggiunto la cifra di 15.684.

Facile il confronto e la notevole discrepanza, con la conclusione ironica, da parte del giornalista, che Favara ed i suoi automobilisti sono virtuosi, anzi raggiungono il vertice della virtuosità, addirittura a livello mondiale. Chiaro il feroce sarcasmo, dato che in effetti, basta solo guardare la realtà che è ben diversa agli occhi di tutti. E già, in precedenza, la stampa aveva riportato un’interpellanza di un Consigliere Comunale, che lamentava le eccessive difficoltà del traffico cittadino, oltre che per la conosciuta situazione di transennamento di parecchie strade cittadine, dopo la tragedia del 23 gennaio scorso, anche per la notevole indisciplina degli automobilisti, adusi a non tenere conto delle norme più elementari ed a parcheggiare anche in doppia  e tripla fila.

Nel dibattito che ne è seguito,- come  ormai avviene in tutti i giornali on line, dove ognuno può intervenire ed esprimere il suo punto di vista - a parte gli interventi superficiali e talvolta anche volgari, che rispecchiano la cultura di una certa fascia che si deve educare alla civiltà del dialogo e quindi a non usare certi toni e certo linguaggio – nel dibattito virtuale si è fatto riferimento alla particolare situazione, con la carenza di organico dei Vigili Urbani e pur tuttavia  descrivendo Favara come “una specie di porcilaia, automobilistica ovviamente, dove ognuno fa quello che gli pare e parcheggia dove e come gli fa comodo, intralciando il traffico, quando parcheggiando 20 metri dopo, non creerebbe alcun problema”   

Chi vi parla, si è limitato a dire che i dati non si discutono, si possono solo interpretare. E nel servizio del giornale on line, era  stata data un’interpretazione che, interpella tutti: cittadini, forze dell’Ordine, Autorità, concludendo con la domanda: “Cosa ci proponiamo tutti, prima e dopo la manifestazione antimafia del prossimo 26 novembre ? Vogliamo davvero dare una svolta ?”.

Perché, anche se concordo con quanti mi hanno fatto osservare che la mafia non c’entra nel particolare caso delle poco lodevoli abitudini degli automobilisti, il problema è quello dell’osservanza delle regole, cioè della cultura della legalità che, la prossima manifestazione di venerdì prossimo 26 novembre, vuole fare crescere. Una manifestazione che, a mio giudizio,  deve scuotere tutti e segnare una svolta positiva nel cammino della nostra Favara, che deve liberarsi da certa cultura  di tolleranza e di omertà. La Favara degli onesti, la stragrande maggioranza, deve dare un segnale significativo a quella fascia ristretta, che, è vittima di una cultura di illegalità e di morte; quella cultura che porta ad ospitare pericolosi latitanti, che anche per il loro stesso bene, anziché accolti e protetti, devono esser consegnati alla giustizia.

A sentire tutti gli interventi dei Consiglieri Comunali, nelle ultime riunioni, chi vi parla, ha lanciato pure un ammonimento, con l’invito  ad esorcizzare subito il rischio di sottovalutare la portata “simbolica” della manifestazione, mentre i giovani nelle scuole si stavano e si stanno preparando con ricerche e dibattiti e la comunità ecclesiale sta pure facendo del suo meglio all’interno dei vari gruppi che orbitano attorno alla Parrocchia, oltre  ad avere avviato contatti con don Luigi Ciotti, che, molto probabilmente sarà presente a Favara.

E’ bene, anche dopo  la manifestazione, per non abbassare la guardia, continuare con discussioni e dibattiti sul prezioso valore della legalità, all’interno delle scuole, delle varie aggregazioni culturali e politiche, delle varie associazioni ecclesiali e di volontariato, dovunque se ne presenti l’occasione e l’opportunità.

Anche le istituzioni della Municipalità devono vivere in questa tensione etica e civile, e dare esempio concreto ai cittadini.

Una nota allora sicuramente stonata, sarebbe quella  di vedere le forze politiche presenti in Consiglio Comunale, che, anziché cogliere l’opportunità, quando se ne presenta l’occasione, di fare interventi antimafia e per la legalità, preferiscono intervenire  su altri aspetti,  che poi magari portano a rinviare l’approvazione di provvedimenti urgenti, come la costruzione di nuovi loculi al Cimitero, con il rischio, fra qualche mese, di non potere assicurare nemmeno una degna sepoltura ai morti.

 

 Un comportamento da rettificare e modificare nel prossimo futuro, perché, anche nel caso in cui non si dovessero comprendere i veri motivi etici, del valore della legalità, egoisticamente, bisogna tuttavia allinearsi, per il bene della città, del suo sviluppo e del suo futuro, unicamente legato alla cultura della legalità, per attirare appalti e commesse di lavoro. E in questo senso, la manifestazione di venerdì prossimo, vorrà esprimere gratitudine alle forze dell’Ordine, alla Magistratura, ed a tutte le forze politiche e di governo, che si sono seriamente impegnate per la riuscita della difficile e rischiosa operazione, del 23 ottobre scorso, che ha portato all’arresto del bos Gerlandino Messina. Ripetiamo. La cultura della legalità per la nostra Favara, è la premessa necessaria ed indispensabile per un futuro di qualità e di sviluppo economico.

 

 

 

28-Editoriale di Radio Favara 1010 – lunedì 25.10.2010

Notizie belle e notizie brutte. Siamo continuamente raggiunti in tempo reale da notizie belle e brutte e di questo vogliamo parlare in questa nostra conversazione, facendo notare subito che dalla notizie brutte, anzi bruttissime, mi pare che siamo, con più insistenza da parte dei mass media, continuamente bombardati . Una notizia proprio brutta, di qualche giorno fa, l’assassinio, a scopo di rapina,  a Licata, di due anziani coniugi, di 82 e 81 anni, sgozzati senza pietà,  nella loro abitazione. La cassaforte è stata completamente svuotata.. Nella cassetta di sicurezza, sistemata nella stanza da letto erano custoditi - secondo quanto ricostruito dagli inquirenti - tutti gli oggetti in oro della famiglia e del denaro. Un episodio di una gravità ed efferatezza senza precedenti, nella nostra terra agrigentina. In qualche servizio giornalistico sull’episodio, il giornalista si è chiesto, se  quello che viene sarà il tempo del brigantaggio e del banditismo, e ancora se si tratta di una recrudescenza post-moderna della civiltà  tribale e cannibale,se civiltà si può chiamare. Domande ed interrogativi che ci interpellano tutti e ci richiamano ad un nuovo senso di responsabilità, ognuno per la sua parte e nel suo ruolo. Un episodio che invita tutti a riflettere sulla febbre di denaro facile, che va crescendo paurosamente anche dalle nostre parti, mentre contestualmente  perde di valore qualsiasi forma di rispetto della vita.

Un altro fatto brutto, anzi bruttissimo è  l’episodio gravissimo dell’uccisione di Sara Scazzi, la ragazza quindicenne di Avetrana, di cui continuamente da oltre due settimane, tutte le emittenti radiofoniche e televisive nazionali e non solo, si sono interessate e continuano ad interessarsi, con una insistenza in dibattiti, analisi, programmi speciali, reportages, analisi, che forse non hanno davvero precedenti.  Dolorosissimo il caso, sullo sfondo di uno squallore umano e psicologico, che fa rabbrividire, a seguire le varie affermazioni dello zio della povera Sara, tale Michele  Misseri, in carcere, reo confesso dell’assassinio per soffocamento, e adesso in carcere anche la sua figliuola Sabrina, da lui chiamata in causa, e quindi anche lei in carcere con l'accusa di concorso in sequestro e omicidio della povera Sara Scazzi, sua cugina. Il movente, come ha scritto il gip, nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Sabrina, potrebbe non essere legato alle molestie di Michele Misseri, come in un primo momento era sembrato,  ma alla gelosia che Sabrina provava per Sara, per il rapporto tra  lei e Ivano Russo, cuoco e amico di entrambe.

Un intreccio complicato e squallido di sentimenti e di atteggiamenti che hanno portato ad un terribile omicidio. Un episodio raccapricciante di familismo amorale.

E sul caso della povera Sarah, abbiamo assistito e  stiamo ancora  assistendo a un eccesso d’informazione, a veri processi in tv nonostante le autorità competenti abbiano dato in passato precise indicazioni in merito. E questo non fa altro che alimentare una morbosa curiosità che non produce nulla di buono, perché risponde solo a quell’opinione pubblica affamata di episodi pruriginosi, verso la quale bisognerebbe essere prudenti  ad accontentarla in queste pulsioni.

Non c’è giorno, infatti, che non ci siano ancora interviste, approfondimenti, veri o presunti scoop, dirette fiume, simulazioni. Forse,mai  come in questo caso  molti hanno avvertito una tale  invasività di giornali, tv e radio, che sicuramente ha mancato e manca di rispetto al senso del dolore, soprattutto  dei parenti”. E questo, finalmente , ci auguriamo che possa fare riflettere, auspicando che la Magistratura faccia piena luce sull’episodio.

E adesso notizie buone. A  livello regionale la nomina a cardinale di mons. Paolo Romeo, il cui ingresso nel collegio cardinalizio, come ha scritto il presidente della Regione Lombardo “giunge a coronamento di tantissimi anni di ministero sacerdotale e episcopale, gran parte dei quali trascorsi lontano dall’Italia, prima come addetto alla Nunziatura nelle Filippine,  in Belgio, nel Venezuela, nel Rwanda Burundi, (cioè nel cuore dell’Africa nera) e poi, consacrato vescovo come Nunzio Apostolico ad Haiti, per passare poi, sempre come nunzio in Colombia e quindi in Canada, prima di rientrare in Italia come NUNZIO e quindi , già da alcuni anni,  nell’arcidiocesi palermitana, ove ha intrapreso una instancabile azione pastorale e sociale, come vescovo della vasta diocesi e come presidente della CESi.

Buona notizia a Favara, l’impegno, sotto la spinta di Lillo Montaperto, di un bel gruppo di laici, volersi spendere per una politica più vicina ai bisogni della gente, puntando, a breve , alla costituzione di alcuni Comitati di quartiere. E infine, sempre nella nostra Favara  la consegna di una nuova casa alla famiglia Bellavia che, dopo la tragedia del 23 gennaio scorso e dopo i disagi di questi nove mesi, torna ad avere così una casa propria, grazie all’impegno delle autorità, con a capo l’ex prefetto Postiglione ed alla generosa solidarietà di tanti favaresi e non.

 

 

 

27- Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 18.10.2010

 

Mentre voi state ascoltando questo mio intervento, si è appena conclusa la 46esima Settimana Sociale di Reggio Calabria, sul tema impegnativo Un’Agenda di speranza per il futuro del Paese". Un  tema, questo, che già nella sua intitolazione pone in evidenza quella dimensione pratica della presenza dei cattolici, rimasta in parte in ombra nelle due precedenti Settimane – (Bologna (2004) e Pistoia (2007) - che pure avevano affrontato temi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa, rispettivamente quelli della democrazia e del bene comune.

Adesso a Reggio Calabria,  una qualificata rappresentanza del "mondo cattolico" si è interrogata su una possibile ripresa di iniziativa dei credenti che sono in Italia in ordine ai problemi della società. "

Il richiamo alla «speranza», naturalmente, subito, fin dal primo momento,  è  apparso particolarmente importante in ordine agli attuali scenari della politica. Perché, se è forse eccessivo parlare di «disperazione», non vi è dubbio che, non solo fra i cattolici, nei confronti della politica, serpeggiano atteggiamenti di delusione e di pericoloso, rassegnato distacco. Insomma, non è, quella che stiamo vivendo, una bella stagione per la politica: forse mai come in questi ultimi anni il dibattito sui problemi del Paese si è fatto così aspro e volgare. Un Paese, l’Italia, per la cui situazione i cattolici sono più che preoccupati e vogliono, dunque, dare «il proprio contributo di idee. Monsignor Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea, presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, presentando nell’immediata vigilia dell’inizio dei lavori – lavori iniziati giovedì scorso 14 ottobre -  il tema  dei quattro giorni  di lavori,  «un’agenda di speranza per il futuro del Paese», ha messo l’accento soprattutto sulla natura e sulla finalità di questo tradizionale appuntamento, nato oltre un secolo fa, cioè    «fornire un orientamento alla presenza cattolica» in campo sociale e politico. Un orientamento richiesto anche dalla situazione concreta, al fine di dare corpo al «sogno ad occhi aperti» più volte manifestato dal cardinale presidente della Cei, Angelo Bagnasco, di veder sorgere una nuova generazione di cattolici impegnati in politica. Tuttavia, ha precisato rispondendo ad una specifica domanda, le Settimane sociali in quanto tali non sono il luogo per mettere in vetrina i nuovi politici cattolici, quanto piuttosto un momento di riflessione corale sui problemi. Successivamente spetterà ad altri il compito di far maturare le vocazioni dei singoli, attraverso strumenti come le Scuole di formazione promosse dalle diocesi e l’associazionismo cattolico. Intanto bisogna pensare ai problemi concreti, che si possono efficacemente affrontare se riusciamo anzitutto a superare il clima di litigiosità politica che non accenna a diminuire. «L’inasprirsi dello scontro ci deve far sentire ancora più responsabili nel ricostruire un clima di convivenza sociale e politica». E per quanto riguarda il sistema elettorale, Miglio, rispondendo ad un’altra domanda, ha ricordato che «non è compito né dei vescovi, né della Cei, né del Comitato pronunciarsi in materia». Tuttavia su quello attuale, ha aggiunto, «mi pare che l’insoddisfazione sia abbastanza generale». Altro tema toccato nel corso della conferenza stampa la legge 40 sulla fecondazione assistita. «Già ai tempi del referendum – ha esordito il vescovo – abbiamo detto chiaramente che non ci riconosciamo totalmente nella legge 40, che però ha permesso di dare una certa regolamentazione», perché come cattolici crediamo in Dio creatore e che quindi nessuno è autorizzato ad essere padrone della vita, ad ottenere una vita umana a qualunque costo, o peggio a sopprimerla». Quanto poi alla fecondazione eterologa, «le conseguenze che possono esserci, e che sicuramente ci sono, per una figlia o un figlio che non conoscono il proprio padre biologico». Argomenti «tutt’altro che ideali»,. Per cui la questione, in ultima analisi, è «se la scienza debba procedere a briglie sciolte, o se la ragione debba darle dei limiti». E qui, per il momento  ci fermiamo.

Quello che abbiamo detto è solo un assaggio di ciò che è stato discusso a Reggio Calabria, mentre siamo in attesa degli atti ufficiali e delle conclusioni operative che come orientamenti verranno offerti a quanti, professandosi cattolici, sotto la loro responsabilità  vorranno impegnarsi nell’agone politico, come servizio vero alla collettività.

Ed a Favara, mentre era in pieno svolgimento la settimana sociale, si preparava l’incontro da tempo programmato per stasera, cioè l'iniziativa promossa dall'ex vice sindaco Lillo Montaperto  «finalizzata a gettare le basi per un nuovo modo di fare politica, più vicina alla gente». Iniziativa lanciata lo scorso giugno, quando era vice sindaco e adesso ripresa nella veste di componente del direttivo del Consiglio pastorale cittadino , con l'obiettivo di fare sinergia, diventare un corpo unico, avere come principale obiettivo la soluzione dei problemi della collettività, coinvolgendo direttamente  la comunità ecclesiale, il clero cittadino, le varie associazioni di volontariato per elaborare un progetto di crescita morale, culturale e anche economica del tessuto sociale favarese. 

26-Edit. Di Radio Favara 101 – lunedì 11.X.2010

La previsione era di 80.000 persone, i più ottimisti parlavano di 100.000. La realtà dei fatti ha superato ogni più ottimistica previsione: Nessuno parla di un numero inferiore a 250.000 persone, presenti a Palermo per la visita di Papa Benedetto XVI. Ed i dati degli organizzatori, a differenza di quanto succede per tante altre manifestazioni politiche e sindacali, coincidono con quelli della Questura. Non solo, se si considerano tutte le persone assiepate in tutto il percorso del Papa, quando si è spostato da un posto all’altro, alcuni giornali hanno parlato di 400.000 persone. Insomma un vero successo di partecipazione, con persone provenienti da tutte le parti della Sicilia. Dalla nostra provincia di Agrigento sono partiti oltre 80 pullmans; dalla nostra Favara, 5 pullmans, pieni soprattutto di giovani. Insomma un vero successo in termini quantitativi da tutti i punti di vista. Quello che adesso ci si augura, è che il messaggio del Papa scuota le coscienze di tutti e lasci veramente un segno profondo.  E dobbiamo veramente dire che Papa Benedetto, assistito dallo Spirito, ha saputo trovare nei suoi interventi, - l’omelia durante la Messa al Foro Italico, l’incontro in Cattedrale con i Sacerdoti ed i Religiosi, l’incontro con i Giovani e le Famiglia in Piazza Politeama,  ha saputo trovare parole, forma e contenuto veramente idonei per spingere ad un positivo salto di qualità della vita,la nostra bella isola.

Quello di Benedetto XVI in Sicilia è stato il suo primo viaggio da Papa nella nostra Isola. L'ultima volta come cardinale era stato a Palermo, come prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, è stata  il  14 marzo del 2000. In quell'occasione, su invito della Facoltà teologica di Sicilia, accettò di concedere una mattinata agli studenti di teologia per rispondere alle loro domande e fu un incontro magistrale, al di fuori della spettacolarizzazione dei mass media e al tempo stesso di ogni formalismo. A quell'epoca Ratzinger era dato come prossimo alla pensione, e  invece cinque anni dopo Joseph Ratzinger sarebbe stato eletto Papa e a rileggere quanto disse in quell'occasione si ritrova il manifesto del suo Pontificato.

Anzitutto l'analisi dei peccati e la profezia sulle persecuzioni della Chiesa. «La Chiesa - disse in quell'occasione - dovrà subire, come in passato, tante tentazioni, sofferenze, persecuzioni. Rimarrà, comunque, una fonte di vita, di gioia, una ragione di speranza».

Ratzinger aveva presente certamente le grandi persecuzioni del Novecento, ma intravedeva già la via stretta attraverso cui sarebbe dovuta passare la Chiesa nell'Occidente all'inizio del nuovo millennio. «Le grandi ideologie - disse infatti a Palermo - hanno costruito un nuovo paganesimo che, volendo accantonare definitivamente Dio, ha finito per sbarazzarsi dell'uomo».  E profeticamente  ha previsto quella che secondo alcuni è la realtà di oggi, che cioè la Chiesa sembra aver  perso la sua battaglia soprattutto sul terreno della mentalità. Oggi, si osserva, la Chiesa non riesce più ad influenzare la vita dei fedeli né, tantomeno, la realtà sociale e di qui la sua irrilevanza. In  Sicilia  sarebbero rimaste solo  le feste religiose, una certa frequenza alle messe domenicali, mentre il modo di pensare e la gerarchia dei valori sono dettati dal mondo. Dopo gli ultimi scandali sulla pedofilia, e gli ulteriori attacchi alla Chiesa sui mass media di mezzo mondo, la percezione comune del cittadino medio, anche in Sicilia, è quella del disincanto: non ci si può fidare di nessuno, né dello Stato, né dei politici, né delle forze dell'ordine, né della stessa Chiesa; -  questo il giudizio da taluni intellettuali -, per cui non resta che chiudersi in se stessi, dentro una società sempre più glaciale nei rapporti umani e individualista nella gestione dei problemi.

Il modo come si è svolta la visita del Papa ed il calore con cui Papa Ratzinger è stato accolto sembrano proprio contraddire queste pessimistiche considerazioni e fanno sperare che il suo messaggio forte ha fatto e farà presa sulle coscienze dei siciliani, anche dei responsabili politici, ci si augura. In Piazza Politeama, ha detto: «Cari giovani di Sicilia, siate alberi che affondano le loro radici nel "fiume" del bene! Non abbiate paura di contrastare il male! Insieme, sarete come una foresta che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto, di portare vita e di rinnovare in modo profondo la vostra terra! Non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo». Il sacrificio e l’esempio di legalità dei martiri siciliani, come Livatino, Saetta, Falcone, Borsellino è di sprone a tutti, per quella scelta di radicalità di cui ha bisogno questa nostra terra di Sicilia, che deve bandire ogni forma di compromesso, deve bandire qualsiasi forma di illegalità, comunque camuffata.

E sulla via di ritorno verso l'aeroporto di Palermo, a conclusione della sua visita nel capoluogo siciliano, Benedetto XVI si è fermato lungo l'autostrada nel luogo della strage di Capaci, per una preghiera e per deporre una corona di fiori,

 dove il 23 maggio '92 furono uccisi Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

 

 

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Editoriale di Radio Favara 101 - lunedì 04.X.2010 

S. FRANCESCO d'ASSISI 

Festeggiato dovunque oggi, in tutti i paesi della nostra diocesi e anche nella nostra Favara, dove c'è una fiorente Comunità francescana, formata soprattutto da giovani, riuniti nell'Associazione della GIFRA, festeggiato S. Francesco d'Assisi, proclamato da Pio XII il 18 giugno del 1938 patrono d'Italia. Una festa di S. Francesco che in Sicilia coincide proprio all'indomani della visita del Papa a Palermo, dove ieri sono confluiti da tutte le parti della Sicilia, migliaia e migliaia di persone, soprattutto giovani, per partecipare alla Messa al Foro Italico di Benedetto XVI. E nei giorni precedenti la visita del Papa, a parte le solite polemiche sterili e forvianti, da parte dei soliti, sui costi economici, di cui i massa media, per puro dovere di cronaca hanno dovuto riferire, molto interessante è apparsa l'analisi della realtà siciliana, tracciata nell'intervista a Mons. Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo e presidente della Conferenza Episcopale Siciliana. Il quale, tra l'altro, ha chiesto a tutti (cattolici e non) un risveglio della coscienza. Perché - ha detto - "la mafia s'è diffusa a macchia d'olio nel tessuto sociale"; perché il precariato è divenuto - oltre che una amara necessità - un "ammortizzatore sociale" per favorire clientele; perché - ha sempre detto Mons. Romeo - il bisogno sociale dilaga e la politica resta incapace di governarlo. E quindi ha invitato a ripartire da quelli che ha chiamato "punti di luce", che, nonostante tutto, esistono nella nostra bella Isola. Come l'esperienza di Biagio Conte che a Palermo accoglie 800 tra immigrati e senzatetto. O come la vicenda di tanti giovani che, a Palermo come a Trapani, Agrigento, Ragusa o Messina, insomma giovani siciliani doc, che hanno scelto in questi anni di vivere in modo autentico e radicale la loro fede con scelte conseguenti. Nonostante tutto - ha detto Mons. Romeo - la Chiesa rimane ancora un sostegno fondamentale per la lotta alla povertà , con le tante iniziative che, affiancandosi alle Parrocchie, fioriscono a servizio de più bisognosi. L'amarezza è che, anche se è vero tutto questo, tuttavia sembra ininfluente nelle scelte private dei fedeli e nelle scelte pubbliche della società, l'incidenza nella fede, perché appare evidente la scristianizzazione del vivere civile, con la marginalizzazione di valori fondamentali. In questo contesto, mentre ci riserviamo di approfondire in qualche altra nostra conversazione il messaggio che Papa Benedetto ieri a Palermo ha dato soprattutto alla Sicilia, ecco la festa, oggi, di S. Francesco il più italiano dei Santi ed il più Santo degli italiani; santo sicuramente molto amato e venerato anche dalle nostre parti, dove numerosissime sono le tracce della presenza e della devozione francescana. Già col linguaggio della liturgia e dell'arte, questo Santo stesso trasmette ancora al mondo, la propria passione per il Crocifisso, l'attenzione per i poveri e lo stupore per il creato. Ed è davvero sorprendente verificare nei nostri paesi, come San Francesco sia vivo tra la fede e l'affetto della gente e come il suo fascino non conosca limiti, né tanto meno l'usura del tempo. Nato ad Assisi nel 1182, da un ricco mercante di panni, Pietro Bernardone, da una vita giovanile spensierata e mondana, in seguito ad un'esperienza traumatica come quella della guerra di Assisi contro Perugia, e della conseguente prigionia sofferta per più di un anno a Perugia, ritornato ad Assisi, dopo aver usato misericordia ai lebbrosi , si convertì al Vangelo e lo visse con estrema coerenza, in povertà e letizia, seguendo il Cristo umile, povero e casto, secondo lo spirito delle beatitudini. Insieme ai primi fratelli che lo seguirono, attratti dalla forza del suo esempio, predicò per tutte le contrade l'amore del Signore, contribuendo al rinnovamento della Chiesa. Innamorato del Cristo, incentrò nella contemplazione del Presepe e del Calvario la sua esperienza spirituale. Portò nel suo corpo i segni della Passione. In lui come nei più grandi mistici si reintegrò l'armonia con il cosmo, di cui si fece interprete nel famoso Cantico delle creature, che, stremato nelle forze, dalle fatiche e dalle malattie, volle intonare nell'orticello di S. Damiano, prima di farsi trasportare alla Porziuncola, nella zona di S. Maria degli Angeli , dove è spirato alle sette di sera del 3 ottobre del 1226, in un'ora che liturgicamente appartiene al 4 ottobre, giorno in cui perciò è fissata la sua festa. Non c'è dubbio: Francesco di Assisi è il personaggio più celebre di tutta l'agiografia cristiana: noto, ammirato e amato in tutto il mondo, anche in ambienti assai lontani dalla Chiesa cattolica. A lui si sono ispirati letterati di tutte le tendenze, artisti di tutte le scuole, storici di qualsiasi impostazione; uomini politici e addirittura rivoluzionari, che hanno visto in lui un apostolo della contestazione non violenta, un precursore dell'opposizione contro il materialismo e il consumismo. Perfino molte ribellioni, da quella medievale dei " Fraticelli " a quelle recentissime, per esempio degli hippies, si sono rifatte, più o meno esplicitamente a lui, Francesco di Pietro Bernardone, Poverello di Assisi, amante riamato da Madonna Povertà, santo della rinunzia e cantore della " perfetta letizia ". 

Radioascoltatrici e radioascoltatori, Don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di RF 101 vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

24-Editoriale di Radio Favara 101 - lunedì 27.9.2010 

Un cordiale saluto a tutti i nostri radioascoltatori, ed eccoci a voi, a riprendere la nostra conversazione settimanale del lunedì. E la nostra attenzione non può non andare subito, alla nostra Favara, con uno sguardo al passato recente, per osservare il presente e pensare al prossimo futuro. A Favara, mercoledì 19 luglio scorso , come una tegola si è abbattuta, improvvisa, sull'Amministrazione Comunale in carica, da appena 4 mesi., la sentenza del Tar che ha azzerato la Giunta per violazione dell'art.45 dello Statuto comunale che prevede la presenza di donne non inferiore al 20 per cento. Una Giunta di soli uomini , che dal Sindaco Russello era stata nominata il 16 marzo precedente. Esultanza, come riferiscono le cronache, da parte di quanti (tutti uomini) avevano sollecitato ed in ogni modo incoraggiato e favorito il ricorso al TAR. La città è restata priva dell'organo collegiale di Governo; il Sindaco, a cui qualcuno suggeriva di provvedere subito con una decisione autonoma, dopo il tempo di oltre cinque mesi per formare quella Giunta azzerata dal TAR, ha preferito temporeggiare; in prima battuta ha cercato di sdrammatizzare, assicurando che tutto si sarebbe chiarito entro il sabato successivo, cioè il 22 luglio…cosa che non è avvenuta, anzi si è complicata. Frastornata l'opinione pubblica, anche perché si guarda a tante altre Giunte di amministrazioni comunali di paesi vicini e non, formate da soli uomini o alla stessa Giunta Provinciale di Agrigento, dove le quote rosa sono da tempo assenti. Comunque sia, il sottoscritto, in un intervento pubblico, non mancava di manifestare il suo pensiero, dicendo che una sentenza del TAR -NEL NOME del POPOLO ITALIANO andava rispettata e subito messa in pratica. Nelle opportune sedi, dicevo, potrà essere, anche discussa e …criticata. Ma intanto, Favara attendeva la soluzione dei suoi problemi con l'impegno di tutti. Errare humanum est ! - dicevo - Chi può affermare di non sbagliare nella vita ? Dopo un errore, per il bene della città, litigare non serve, alzare inutilmente i toni ed incorrere in evidenti cadute di stile, con insulti e banalità…talvolta volgari, è, comunque, sempre disdicevole. E ponevo l'interrogativo, che ad esso ha trovato risposta, con la recentissima formazione della nuova GIUNTA, in cui le donne sono il 50%. Una Giunta di sei assessori, tre uomini e tre donne. Una Giunta monocolore perché tutti sono stati indicati dal Movimento politico FLi (Futuro e Libertà), il Movimento politico formato lo scorso mese di agosto dal Presidente della Camera dei deputati, On. Gianfranco Fini, Movimento a cui, ai primi di questo mese di settembre, ha aderito il Sindaco Russello. Con la Giunta monocolore, oltre al Sindaco, anche il Presidente del Consiglio Comunale di Favara Luca Gargano, da sempre fedelissimo di Fini, appartiene a Futuro e Libertà, che in atto, avendo in mano tutte le cariche, cioè Sindaco, Presidente del Consiglio Comunale e Assessori, si è caricato della onerosa responsabilità di amministrare da solo Favara. Il fatto che ancora possono essere nominati per statuto altri due assessori, viene interpretato come un segnale ad altre forze politiche, e si parla dell'ambizione di potere riunificare in tutto o almeno in gran parte tutte le forze del Centro destra, che nelle ultime elezioni amministrative, dal popolo avevano ricevuto il mandato di governare la Città.Intanto dai nostri microfoni formuliamo alla nuova Giunta i migliori AUGURI di BUON LAVORO, nel segno di uno sforzo nuovo di ritrovata concordia, sulle cose da fare, secondo le indicazioni che, nelle ultime settimane, con un impegno ammirevole, quasi tutte le forze politiche, presenti in Consiglio Comunale, che si erano riunite sotto la sigla "PATTO per FAVARA", hanno direttamente elaborato nel superiore interesse della Città. Francamente gli "assessori ci sembrano di buon profilo umano, morale e professionale", e soprattutto ci sembrano - e noi in questo senso dobbiamo spingerli e pungolarli - ci sembrano motivati a lavorare seriamente, a spendersi per risolvere, fuori dai riflettori della Televisione, i tanti problemi ordinari di Favara; a girare per i quartieri, ascoltando i cittadini, pigliando appunti nell'agenda personale, prima di chiudersi nell'ufficio e sedersi tranquillamente in poltrona.Il nuovo da costruire, oltre a questo atteggiamento degli Assessori in mezzo alla gente nei quartieri, sono poi davvero i piccoli passi di una cultura collettiva di corresponsabilità, con un confronto costante e diretto tra cittadini e rappresentanti eletti dal popolo nei vari ruoli dell'Amministrazione. Un confronto che mi auguro davvero possa, finalmente, davvero iniziare, anche con il contributo delle Parrocchie, così, come aveva iniziato, per mandato del Sindaco, il suo allora vice, LILLO MONTAPERTO, lo scorso 30 giugno, prima della sentenza del TAR. Per il resto, a mio giudizio, non servono né le rampogne, né le invettive, né le lamentele, specie se condite da inutili volgarità e palesemente frutto di malanimo e faziosità. 

 

 

Editoriale di RF 101 - lunedì 21.06.2010 L'ATTUALE CRISI ECONOMICA e POLITICA

C

In questi ultimi giorni, sulla situazione politica generale, ci è toccato di leggere l’editoriale di un noto politologo, dal titolo “I governanti sulla luna”. Un titolo quanto mai indovinato per la situazione che stiamo vivendo e per l’argomento trattato. Cioè, in un momento di grande difficoltà per la gran parte dei cittadini, misuriamo con mano la distanza della politica, che si interessa e che litiga per cose, che se pure importanti, perché da tempo aspettano una soluzione, in questo momento sicuramente la priorità dovrebbe essere data ad altro, se è vero, come è vero, che come dicevano i latini, “primum vivere deinde philosophari”, cioè prima bisogna pensare a restare in vita, e poi, se si resta in vita si può pensare alla filosofia, al modo migliore di filosofare, al modo migliore di quale filosofia scegliere per vivere meglio la vita.
Per essere chiari, a nostro giudizio, al di là di qualsiasi polemica, il governo, in questo difficile momento in cui tante famiglie ma proprio tante, per una somma di circostanze e di situazioni, non arrivano non solo all’ultima settimana, ma nemmeno alla penultima, il Governo avrebbe dovuto - ed aggiungiamo - dovrebbe, confrontandosi con l'opposizione (e naturalmente sperando che questa, mettendo da parte l’antiberlusconismo viscerale, almeno in questa circostanza mostri senso di responsabilità ed realismo) , dare priorità alla grave situazione economica: alla disoccupazione, specie quella giovanile, sempre in aumento; all'impoverimento delle famiglie; alle difficoltà delle medie e piccole industrie; alla scuola, (sì alla scuola, dove è in corso la protesta sacrosanta dei 100.000 precari che rischiano di finire sul lastrico); all'Università; all'inarrestabile fuga dei cervelli (è di questi giorni la denuncia dell’Arcivescovo di Palermo, mons. Paolo Romeo, sul grande esodo di giovani che lasciano l’isola in disperata ricerca di lavoro); ai pensionati; alle infrastrutture che ancora non decollano.
Il Governo avrebbe dovuto e dovrebbe subito dare assoluta priorità a questi problemi. Si può rispondere che a queste cose il Governo ci ha già pensato, ma tutto , ci sembra che ancora sia solo sulla carta ed è tutto da verificare. E poi il clima rissoso creatosi non solo con l'opposizione, ma anche all'interno della stessa maggioranza, non promette nulla di buono. Non parliamo delle promesse fatte al Sud. Berlusconi aveva tempo addietro promesso un piano per il Meridione. Non risulta che oltre le parole, concretamente si sia avviato questo piano. Alla Sicilia non arrivano ancora i soldi dei Fas. Certamente alcuni rimproveri e provvedimenti severi ce li meritiamo, la Sicilia li merita, per lo sperpero del denaro pubblico a vantaggio solo di alcuni privilegiati e di alcune fasce clientelari, ma una cosa è punire gli abusi, un’altra è tagliare i fondi.
La massiccia vittoria del Centrodestra aveva fatto pensare, anche a chi non l'aveva votato, che finalmente era in condizione di realizzare, condivisibile o meno, il suo programma. Concreto nell'affrontare l'emergenza (rifiuti di Napoli e terremoto dell'Aquila), veloce nel varare qualche riforma, il governo Berlusconi è andato poi a impantanarsi su tre cose: la spaccatura con Fini; lo scandalo del G8 con un ministro, Scajola, costretto alle dimissioni (e si parla anche di altri ministri); la pasticciata legge sulle intercettazioni, su cui adesso, finalmente e provvidenzialmente, sembra essere in atto un supplemento di riflessione, per migliorarla ed eliminare ogni sospetto che si voglia favorire la casta o peggio ancora la criminalità più o meno organizzata. L’obiettivo deve essere solo quello di tutelare la privacy dei cittadini onesti e laboriosi, che hanno tutto il diritto costituzionalmente protetto di non essere spiati e di non finire sui giornali, con l’iniziativa maldestra di qualche giudice, ultimo esempio, quel magistrato di Trani scoperto mentre per telefono (ecco perché le intercettazioni sono utili) dava notizie riservate a un giornalista.
Si tratta di amare riflessioni, che portano a pensare che i governanti non si accorgono della realtà che li circonda. Operano come se fossero su un altro pianeta. La conclusione è – come è stato da più parti, amaramente osservato - che il cittadino diventa solo uno spettatore da adulare (quando va a votare), da zittire (quando chiede o vuole sapere), da prendere in giro (quando le promesse rimangono promesse).

 

 

21-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 14.06.2010-S.Antonio

Dobbiamo sempre ricordare che la spiritualità cristiana non è  per la passività, per il disimpegno, non è la spiritualità dell’assenteismo o della rassegnazione, ma la spiritualità della presa di coscienza, della responsabilità, della passione e della creatività, per cercare di risolvere i problemi, non in maniera utopistica, ma realistica. È la spiritualità delle scelte concrete e possibili, nell’ottica di scegliere sempre per il maggior bene o per il minor male . Quella cristiana è, in una parola, la spiritualità dell’incarnazione. In questo senso, non abbiamo condiviso, non condividiamo e non condivideremo mai la cultura dello sfascio di tutto e di tutti, la cultura della critica fine a se stessa, la cultura unicamente finalizzata alla demolizione di chi, pur con i suoi limiti, ha trovato il coraggio di volersi spendere in prima persona per la collettività, mettendoci la sua faccia,  cercando di adoperarsi con i propri talenti per il bene comune.

  A Favara non sono mai mancati e non mancano i problemi, ma non manca nemmeno, fortunatamente, un potenziale di bene, in tutti i versanti, che non  deve andare disperso o misconosciuto, ma incrementato e valorizzato, isolando senza tentennamenti quelli che seminano solo zizzania e discordie.

E in questo senso la festa del Patrono, celebrata ieri, ogni anno, - e quest’anno in particolare – deve offrire, e specialmente quest’anno,-mi auguro che  abbia già offerto - un’opportunità di riflessione. Se il tempo che stiamo vivendo è oggettivamente difficile, dobbiamo considerare che S. Antonio è vissuto anch’ egli in un tempo travagliato e problematico. Ma ecco un breve profilo di S. Antonio, il "Santo dei miracoli", come viene pensato nell'immaginario collettivo, per i numerosi prodigi legati al suo nome. Nato  a Lisbona nel 1195, battezzato col nome di Fernando, lo si voleva avviare alla carriera militare oppure a quella forense, per farne un alto magistrato. Ma Dio aveva altri progetti su quel giovinetto, nell'animo del quale si andava sempre più facendo strada il disprezzo di tutto quel mondo incentrato sullo sfarzo e  sul lusso, di tutto quel mondo delle corti nobiliari, incentrato sulla forza,  sul potere e sullo sfruttamento delle classi sociali più deboli. Per contro, avveniva nel suo animo una progressiva maturazione del sentimento religioso, in cui l'amore a Cristo - che aveva proclamato beati i poveri in spirito, beati i perseguitati, beati  gli affamati di giustizia - l’amore a Cristo esercitava un fascino potente e misterioso.  Nel 1221 si incontrò con  Francesco ad Assisi. Suo  seguace, divenne  predicatore instancabile  del Vangelo. Combatté le eresie, con un messaggio forte e convincente, che comunque tendeva sempre al rispetto delle convinzioni personali.

S. Antonio individuò  il segreto della perfezione nell'accordo tra la vita contemplativa e la vita attiva.  Il 1231 fu l'anno in cui la sua predicazione nella quaresima, toccò  vertici di incisiva intensità per i  forti contenuti sociali. Ma il 1231 è anche l’anno della sua morte, perché spirò all'Arcella, sobborgo di Padova, il 13 giugno 1231, ad appena 36 anni di età.

 Fu canonizzato l’anno successivo, il 30 maggio, a meno di un anno dalla morte, sulla spinta di una popolarità che si sarebbe allargata di epoca in epoca e che ha raggiunto la nostra Favara, che lo ha scelto come suo Patrono.

A vantaggio del suo carisma di taumaturgo,  risulta trascurato il suo impegno concreto per la soluzione dei problemi sociali più scottanti del suo tempo. Ed è l’aspetto, questo del suo impegno concreto, su cui invito a riflettere. Infatti egli  riuscì ad ottenere  dai magistrati di Padova la revoca dell'ordine di incarcerazione per i debitori insolventi, salvando così tantissimi  poveri dalla prigione e dal conseguente peggioramento delle già misere condizioni economiche. Un vero miracolo per quei tempi!

 Ancora, una piaga sociale di quel periodo storico era l'usura - e io mi chiedo e  chiedo a tutti i radioascoltatori :(solo di quel tempo!? - apriamo gli occhi a sufficienza su quello che avviene  anche oggi nella nostra Favara, o preferiamo non vedere e non sapere ?) - l’usura di allora, al tempo di S. Antonio, era davvero un grosso problema, perché strozzava senza pietà tanta gente, succhiava e succhia (se praticata) il sangue ai poveri, spingendoli alla disperazione e talvolta anche al suicidio. Contro l’usura S. Antonio ha prediche  infuocate. L’ impegno concreto di S. Antonio, per la soluzione dei problemi più gravi del suo tempo, ci sprona a vincere ogni forma di pigrizia e ci ricorda che l’impegno per la Città terrena, costituisce per ogni cristiano, una delle condizioni necessarie per il premio della Città celeste. Si avverte oggi l’esigenza, a tutti i livelli, di un impegno nuovo, di un cambiamento nella capacità di confronto e nella qualità di presenza, a livello individuale e nelle istituzioni; tutte condizioni per rendere più vivibile la Città e tutelare efficacemente la dignità della persona umana, trovando sempre punti di convergenza per operare bene a vantaggio del bene comune, all’interno del quale è legittimo che si trovino pure soluzioni per il bene dei singoli.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, Don Diego Acquisto cordialmente vi saluta  e, come al solito, anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

20-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 07.06.2010-Festa della Repubblica

 

Nei giorni scorsi è stata celebrata, con la dovuta solennità, una data storica per il popolo italiano,  un momento fondamentale della storia nazionale: il 2 giugno, giorno in cui il popolo italiano scelse la Repubblica.

L'anno era il  1946.  L'Italia usciva da un periodo di lutti e sofferenze. La guerra, la  seconda guerra mondiale era finita ma il paese doveva soffrire ancora molto. Il 9 maggio 1946, il Re d'Italia Vittorio Emanuele III di Savoia, consapevole del fatto di aver ormai compromesso definitivamente la sua reputazione, (sia per essersi compromesso con il fascismo sia per essere fuggito al momento de pericolo ... lasciando Roma indifesa, a discapito del motto "Avanti Savoia"), pensò bene di abdicare a favore del figlio Umberto II, a cui precedentemente aveva affidato solo la luogotenenza e che regnerà solo per 35 giorni.

Questa manovra infatti non servì comunque a salvare la monarchia e quando il 2 giugno 1946 si tenne il Referendum Istituzionale per decidere le sorti dell'Italia, vinse di misura la Repubblica (12.717.923 voti per la Repubblica contro 10.719.284 voti a favore della monarchia) e De Gasperi, leader della Democrazia Cristiana  fu incaricato di formare il governo. La sconfitta fu ovviamente mal digerita dal Re che non esitò inizialmente a parlare di brogli ma, alla fine abbandonò il territorio italiano. E così il 13 giugno dello stesso anno si trasferì a Cascais, presso Lisbona, assumendo il nome di Conte di Sarre.

Un periodo travagliato questo del maggio- giugno 1946, in cui si svolse una campagna elettorale rovente, per la scelta dei deputati all’Assemblea Costituente e contemporaneamente per il  Referendum istituzionale. Ed in questo periodo , esattamente il 16 maggio, a Favara, ricordiamo ci fu l’assassinio del primo sindaco, democraticamente eletto, (non con l’elezione diretta, come adesso), ma dal Consiglio comunale, (secondo le regole di allora, che sono durate comunque sino al 1992, quando si è passati all’elezione diretta; e, per inciso diciamo che l’attuale sindaco di Favara Domenico Russello è il quarto sindaco eletto direttamente dal popolo, con tutto quello che questo comporta, in termini di stabilità amministrativa). Il Sindaco, prima veniva eletto dal Consiglio Comunale e durava in carica sino a quando godeva della fiducia del Consiglio; così in una legislatura si avvicendavano anche quattro e più sindaci con tutte le conseguenze che questo comportava.  Il primo Sindaco  del dopoguerra, Gaetano Guarino, fu assassinato la sera del 16 maggio, in via Vittorio Emanuele, all’angolo di Vicolo della Musica, dove nel 2006, 60° dell’assassinio, dal sindaco Lorenzo Airò, è stata collocata una lapide e dove anche quest’anno, 64° anniversario è stato ricordato il suo martirio, un sacrificio sull’altare della correttezza e dell’onestà.

Ma ritorniamo alla data del 2 giugno, un momento fondamentale della storia nazionale, in cui il popolo italiano scelse la Repubblica. Una scelta maturata al termine di un lungo percorso affrontato dal nostro Paese per raggiungere quella democrazia tanto cercata e desiderata sin dal Risorgimento, attraverso eventi tragici e dolorosi. Le celebrazioni di quest’anno hanno assunto particolare significato, nell’ambito delle manifestazioni per il 150° anniversario dell’unità nazionale. E il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel messaggio inviato ai Prefetti d’Italia,  ha rinnovato l’auspicio che da parte delle classi dirigenti vi sia un modo nuovo di interpretare la responsabilità pubblica, come contributo per riaffermare, le ragioni dell’unità e dell’indivisibilità della Repubblica.

Il Paese – ha sottolineato il Presidente – ha bisogno di una buona Amministrazione che venga percepita nella sua capacità di dare risposte concrete alle esigenze e alle aspettative più avvertite dalle popolazioni". E la Festa della Repubblica Italiana, dopo qualche incertezza,  è diventata  motivo di riflessione su valori che devono favorire la coesione sociale. Come è stato giustamente ribadito, il 2 giugno  si festeggia quindi la nascita della nazione, in maniera analoga a  quello che si fa in Francia il 14 luglio che ricorda l’anniversario della Presa della Bastiglia e al 4 luglio negli Stati Uniti,  in ricordo del 1776  quando a Filadelfia  venne firmata la dichiarazione d’indipendenza.

E, in tema di commemorazioni, ricordiamo che  anche la  Sicilia ha festeggiato, lo scorso 15 maggio, il 64° del proprio tra Statuto, cioè del particolare stato giuridico, che ha ottenuto, cioè l’autonomia, il 15 maggio 1946, quando re Umberto II°, - l’Italia , come detto, ancora era una monarchia -  firmava il decreto legislativo sulla istituzione dello Statuto Autonomo della Regione Siciliana. Statuto di autonomia che avrebbe dovuto risolvere definitivamente i gravi problemi socio-economici in cui versava la Sicilia, anche  a seguito alla proclamazione dell’Unità d’Italia avvenuta il 17 marzo 1861. Diciamo avrebbe dovuto, perché di fatto questo, per motivi vari non è avvenuto, ed ancora  la Sicilia si trova abbondantemente distanziata dal resto dell’Italia: la questione meridionale è ancora ben lungi dall’essere risolta, quando bussa alle porte il federalismo, che, a seconda come  verrà attuato, potrà ulteriormente penalizzare la nostra regione.

 

 

 

19-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 31.05.2010 – Situazione amministrativa di Favara

 

Sulla situazione amministrativa di Favara, le notizie attinte da Radio Cavour, la radio “popolare”, - si fa per dire - cioè le voci che circolano nella piazza più importante di Favara, luogo di ritrovo dei meno giovani, dove  ci sono diversi saloni da barba e diversi bar, e dove solitamente bivaccano per passare il tempo, assieme ad alcuni politici,  anche pseudo-politici e politicanti di bassa lega, le voci che sono circolate e forse ancora circolano, si riferiscono a presunti dissapori di alcune forze politiche della maggioranza e quindi di alcuni  assessori. Queste voci, non ufficiali, che anzi sono state ufficialmente smentite dal primo cittadino, sono state  riferite da alcuni organi di informazione, che hanno parlato di quello che si vociferava in piazza, cioè di una certa situazione confusa ed incerta, che forse si vorrebbe creare ed alimentare, - a detta dei cronisti - creare o comunque alimentare da parte  di alcuni più o meno (forse più meno che più) responsabili  politici, responsabili di alcuni di quei partiti, - precisiamo - che pure, appena due mesi fa, nella seconda metà dello scorso marzo, dopo oltre cinque mesi di riflessione, finalmente, avevano risposto all’invito del Sindaco Russello ed avevano indicato i nomi degli assessori, per la costituzione dell’auspicata Giunta politica.

Ma a parte il fatto che, a  quanto pare la notizia, non è risultata vera e comunque è apparsa subito, da parte degli attori di piazza, un po’ gonfiata, la nostra opinione è che se ci fosse anche solo qualche fondamento di verità, al di là di un legittimo confronto e di una leale e corretta dialettica politica, la notizia, avrebbe dell’assurdo e dell’incredibile. Dell’assurdo perché non è nella nostra più sana cultura siciliana  il tradimento, - per dirla con Antonio Russello -, che dice che Gesù non ha scelto la Sicilia per la sua incarnazione, perché sarebbe stato “impossibile, in Sicilia, trovare un Giuda”. Nel caso concreto il tradimento sarebbe verso la città. La notizia avrebbe pure dell’incredibile, perché Favara, specialmente in questa momento e con la concreta situazione che sta vivendo, di tutto ha bisogno tranne che di una farsa, di una politica poco seria, di una politica che nega il giorno dopo quello che ha deciso il giorno prima. Non si può concettualmente concepire che, a poco più di due mesi di distanza, quando, da parte della Giunta, dopo un minimo di due mesi di assestamento, quando si deve passare al dunque, perché arriva il tempo di affrontare concretamente i problemi sul tappeto,  con la necessaria determinazione ed autorevolezza, ecco che l’insorgere di taluni atteggiamenti incomprensibili rischia di vanificare tutto.

 La lotta politica anche personale, la più aspra, va veramente oltre il limite consentito. Nessuno riuscirebbe a comprendere e, credo, che, nel caso fosse vero, nemmeno gli interessati, forse  riuscirebbero mai, a spiegare credibilmente all’opinione pubblica il loro comportamento.

 

Dovunque, il momento politico è sicuramente non facile, a livello, nazionale, regionale e provinciale, mentre contemporaneamente sul piano amministrativo, anche dalle città vicine, non arrivano esempi esaltanti; la cronaca riferisce continuamente di situazioni ingarbugliate o addirittura paradossali; vedi per es. Licata e non solo. Ma questo non può autorizzare che a Favara non si operi per il bene della collettività anzitutto, mettendo insieme impegno e buona volontà.

Superare le difficoltà, da mettere sempre nel conto, non dovrebbe essere estremamente difficile, soprattutto a Favara, dopo quello che è successo e come si sono svolti gli eventi, se subito si pensa al bene comune e della città, accogliendo  (perché no ?) gli stimoli culturali ,  anche recenti che sulla collettività sono stati largamente diffusi con la celebrazione della giornata della legalità e con il recente, interessantissimo convegno sullo scrittore siculo-veneto, ma favarese doc, Antonio Russello.

 Stimoli culturali che vengono positivamente  accolti da tanti giovani e dal grosso della popolazione, ma che, purtroppo, troppo spesso vengono snobbati o addirittura  sembrano non scalfire minimamente – (se alcuni atteggiamenti dovessero risultare esse veri e continuare), - i responsabili politici locali, ai quali la fiducia popolare  ha delegato la gestione amministrativa della città.

 Favara, con i suoi problemi, specie dopo la  tragedia del 23 gennaio scorso, deve trovare la sua via, il suo sano orgoglio, la sua necessaria coesione sociale, senza aspettare chissà quale soluzione dall’alto e chissà quale messia politico-amministrativo. Favara deve sapere alzare concordemente la voce, e dopo aver compiuto i propri doveri, reclamare i propri diritti ed avviare a soluzione i propri veri problemi. Nessuno si può legittimamente permettere di  mortificare la città. Anche per questo  qualcuno griderebbe…”un giorno ci sarà il giudizio di Dio”.

Antonio Russello, nel suo romanzo “La grande sete” parla dell’assassinio del giusto, il commissario Righi, che si consuma alla presenza della moglie, al cospetto degli agrigentini, che non gridano il loro dolore.

Una metafora che esprime la visione generale che Russello  traccia della Sicilia, e sicuramente, di Favara: una città, a suo giudizio, pressoché immobile, impermeabile, che lampedusianamente sembra destinata a non  volere sperimentare mai la dolcezza della redenzione, con un deciso salto positivo di qualità nello stile di vita.

Russello vuole condannare e condanna questo tipo di atteggiamenti siculo-favaresi.

A tutti  noi, ognuno nel suo ruolo e per la sua parte, l’onore e  la responsabilità di un positivo cambiamento.

 

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di radio Favara 101 vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

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16-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 10.05.2010

Le celebrazioni per l'Unità d'Italia

 

 Fermento  ed attesa per le cerimonie  dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che andranno avanti per tutto il 2011. In questi giorni, intanto,  si ricorda il 150°  della gloriosa impresa dei Mille, che interessò la Sicilia ed il Meridione d’Italia, cioè l’allora Regno delle Due Sicilie, dove a re Ferdinando II di Borbone, nel 1859 era successo il giovane figlio Francesco II  (Franceschiello, come era chiamato dal popolo napoletano), giovane appunto ed inesperto, quando si annunciavano  grandi trasformazioni ed egli anziché capire i chiari segni dei tempi, continuò ottusamente a seguire la politica reazionaria del padre. Ma andiamo alla spedizione dei Mille, che viene ricordata in questi giorni, a 150 anni esatti di distanza.

All’alba del 6 maggio del 1860, 1089 volontari, di ogni parte d’Italia, sotto la guida di Garibaldi, salparono da QUARTO presso Genova, alla conquista di un Regno, per l’appunto quello delle Due Sicilie, difeso da 120.000 uomini. Se ne sono dette  e scritte e se ne dicono ancora di cotte e di crude. Perché ancora dopo 150  anni , appare inspiegabile come 1089 volontari male armati, anche se guidati però  da un genio militare come  Garibaldi, abbiano innescato un processo militare e politico che portò alla conquista della Sicilia in appena 77 giorni, nonostante fosse presidiata da decine di migliaia di soldati borbonici. Si è detto e si è scritto di tutto. Che i generali di Francesco II fossero stati comprati; che l’Inghilterra avesse avuto un ruolo determinante nella buona riuscita dell’impresa; che fosse intervenuta in forze la massoneria per abbattere il baluardo papista – cosi veniva detta la Sicilia - e conservatore del Mezzogiorno d’Italia.  Nessun documento. «Nulla di tutto questo», dice, deciso, qualche studioso.

Una serie di circostanze favorevoli determinò il buon fine dell’impresa. Altro che i complotti e le mitologie richiamate dai filo borbonici. Il Regno delle Due Sicilie era in disfacimento e l’Isola rappresentava per i Borboni una spina nel fianco. C’erano fortissime spinte autonomistiche da parte della nobiltà, spinte che poi confluirono nel disegno unitario. La Sicilia era in permanente subbuglio antiborbonico, come dimostrano le rivolte del 1812, del 1820, del 1848 e del 1860; rivolte sempre represse dai re borboni di Napoli con ferocia estrema. Tutti aspettavano l’arrivo di Garibaldi, che sbarcò a Marsala (l’11 maggio, 150 come domani), dopo il Proclama di Salemi del 12 maggio, in cui Garibaldi dichiarava a siciliani di assumere la dittatura dell'isola in nome di Vittorio Emanuele II,  e soprattutto lo appoggiarono in ogni modo,  dopo la vittoriosa battaglia di Calatafimi del 15 maggio dove morirono 78 volontari. 

Garibaldi seppe sfruttare in modo magistrale e modernissimo l’aiuto delle squadre e della popolazione siciliane. Una specie di guerra psicologica nei confronti delle truppe borboniche comandate da generali imbelli.

Questa in estrema sintesi la gloriosa impresa dei Mille, che viene ricordata proprio in questi giorni, come inizio del 150° dell’unità d’Italia, che viene proclamata il 17 marzo del 1861 e che quindi sarà festeggiata come festa nazionale il prossimo 17 marzo 2011.

Con quale spirito deve essere ricordata questa ricorrenza, in tutto quest’anno ? Dalla nostra emittente vogliamo esortare a viverla, cos’ come ci ha esortato farlo il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, che ha tenuto a ribadire, in contrasto con qualche voce stonata, proveniente da un certo ambiente politico che tutte le iniziative comprese nel «sobrio» programma per celebrare il 150° dell'Unità d'Italia «non sono tempo perso e denaro sprecato, ma fanno tutt'uno con l'impegno a lavorare per la soluzione dei problemi oggi aperti dinanzi a noi».«Un impegno - ha aggiunto – che si nutre di un più forte senso dell'Italia e dell'essere italiani, di un rinnovato senso della missione per il futuro della nazione».

Insomma , la ricorrenza deve spingere tutti in ogni lembo d’Italia, da Pordenone a Lampedusa. E quindi  anche a Favara aggiungiamo noi , a lavorare insieme per costruire il bene comune.

"L'indifferenza verso le istituzioni è una mancanza grave e crescente, e prelude alle più varie forme di frattura nel Paese". La denuncia, in questo senso viene dal presidente della Cei, Card. Angelo Bagnasco, in un discorso tenuto , nei giorni scorsi  a Genova in apertura di uno degli incontri preparatori della prossima Settimana Sociale dei cattolici italiani, che si terrà in ottobre a Reggio Calabria. In proposito Bagnasco, che è stato ordinario militare, ha confidato che : "da vescovo ha vissuto episodi drammatici,  come durante la tragedia di Nassirija, o anche durante le recenti calamità naturali che hanno segnato alcuni regioni d'Italia. "Il nostro popolo, specialmente la gente semplice che tira la vita, sa sempre – ha sottolineato - quando è in gioco la causa comune, il bene comune". Bisogna crescere  nella consapevolezza del valore umano e civile delle istituzioni, politiche, economiche, e perché no ? anche familiari. La "ricorrenza per i 150 anni dell'Unità d'Italia deve trasformarsi in una felice occasione per un nuovo impegno, un nuovo innamoramento del nostro essere italiani". "Se sapremo cogliere in modo adeguato questo appuntamento, che cade proprio in un momento in cui anche il nostro Paese è alle prese con dure prove – ha detto sempre Bagnasco - renderemo un dono a tutti quegli uomini e quelle donne, quelle famiglie e quelle associazioni, quelle istituzioni che si stanno spendendo per la ripresa". La storia di questi 150 anni di unità politica d'Italia "testimonia  che è possibile perseguire e conseguire accordi che, per lunghi periodi, consentono una convivenza civile di grande qualità”.

 

 

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Editoriale di Radio Favara 101- lunedì 26.04.2010

Sulla scena a Favara, il 23 e 24 aprile, 

l’Associazione Giò ’90 S. Vito

 

Due rappresentazioni  a Favara, di una brillante commedia in tre atti, “Mi faresti un piacere ?” di Daniele Nutini,  nella grande Sala del Teatro S. Francesco, da parte dell’Associazione “Giò ’90  S. Vito”, che così festeggia i primi venti anni di vita e di attività. Un’associazione nata all’ombra del campanile, per decisione  del Consiglio Pastorale Parrocchiale, formalmente, nel 1990; ma già con alle spalle alcuni anni di positive manifestazioni teatrali in ambito parrocchiale e che, con la formale costituzione, sotto la presidenza del Parroco-pro tempore di S. Vito, ha deciso  di aprirsi a tutti i talenti della città.

Il soggetto quest’anno scelto, in linea con le tematiche dei venti anni precedenti, è quello della satira di costume, che, tra tante risate, porta gli spettatori alla riflessione  su problemi importantissimi, come i valori fondanti della famiglia, che non sono destinati affatto a tramontare e che però una certa cultura pseudo-moderna si ostina a  chiamare “tradizionali”, con la carica di negatività che a questo aggettivo si vuole dare.  Nella commedia scelta per la rappresentazione, l’autore, il fiorentino Nutini, si diverte e fa divertire, nel mettere in risalto le ignobili ed assurde complicazioni che  derivano da un comportamento di leggerezza e di  infedeltà coniugale. Infatti il sottotitolo della commedia rappresentata è “Maledetto il giorno che ho fatto le corna a mia moglie”.

Una commedia divertente, con battute fulminanti e ritmi serrati, ambientata a Firenze, tra gli anni ’50  e  ’60, in cui Dino Patti, regista e attore, da par suo  interpreta la storia di Roberto Galletti, ricco possidente che vive di rendita e che subisce una condanna in contumacia ad un mese di carcere, per avere schiaffeggiato un maresciallo dei carabinieri al cinema,  dove si era recato di nascosto con Cornelia Mariti, la sua amante, abbigliata sempre come si conviene in questo ruolo, interpretato brillantemente da Sonia Vetro Marianello.

Per evitare che la propria moglie, Sara , (interpretata in maniera davvero originale da Lilia Alba), venga a conoscenza di quanto avvenuto al cinema di Firenze,Roberto, con una serie di imbrogli e falsificazione di documenti, riesce   farsi sostituire in prigione da un amico squattrinato, Giorgio Panzanella, (interpretato bene da Carmelo Sutera Sardo), mentre lui se ne va in vacanza con la famiglia: la moglie Sara, la zia Olga  (sulla scena la brava Liliana Muscarà), la sorella Emma ( la promettente Lucia Vinciguerra) sempre gentile ed educata, rispettosa del fratello Roberto, quale capo famiglia, vista la mancanza dei genitori; giovane Emma  fidanzata di Simone, figura grottesca di bambinone (sulla scena,l’impareggiabile Antonio Castronovo).

Ma la vicenda si complica maledettamente, perché l’amico Panzanella ne combina di tutti i colori e l’intreccio che si crea tra i vari personaggi diventa un carosello, degno della terra di Pirandello, per lo scambio di identità di persone e per il proliferare di equivoci, a effetto domino. A rendere più comica la situazione contribuiscono tante divertenti macchiette, la più esilarante delle quali è sicuramente quella di Libero Mai ( interpretato da Lillo Montaperto, assieme all’attore-regista Dino Patti, uno degli elementi portanti dell’Associazione Giò ’90 S. Vito, quasi fin dalla sua costituzione, direttore artistico della compagnia teatrale, e, da poco più di un mese, assessore comunale alla Cultura ed alla  P. I.,  alla Sanità, con la pesante delega di vice –Sindaco). Ma Libero Mai, non è l’unica macchietta, perché non è da meno il nonno, Vittorio Galletti, (sulla scena Carmelo Schembri, nel cui ruolo si è perfettamente identificato) vecchio e disabile in carrozzella,  sempre morbosamente e patologicamente attratto dalle belle giovani donne, come la cameriera di casa Galletti,  Rosetta, appassionata di fotoromanzi che si diverte a provocare un po’ maliziosamente il vecchio Vittorio, anche se poi a parole  protesta; (ruolo questo di scaltra e discreta provocatrice, interpretato superbamente da Rosetta Azzaretto).

Non manca infine la figura di un eccentrico personaggio, a cui pensa di rivolgersi per il suo matrimonio il povero Simone,  il mago Alfredo Leggimano (interpretato dal giovane Antonio Di Noto,  che ha superato positivamente la  sua prima esperienza sulla scena). Così come positivamente deve essere giudicata, a sentire i commenti del pubblico, - (tra cui il Sindaco Russello ed il Tenente di Favara Treleani), -  della prima serata, la prima volta di nuovi promettenti talenti : i giovani Salvatore Chiarenza  che interpreta la figura dell’avvocato Francesco Toga e Stefano Arnone nei panni del magistrato Giusto Pazienza.

Una commedia davvero interessante, per le riflessioni che, tra le tantissime risate, suscita su temi importantissimi come la famiglia, la giustizia, e – per sintetizzare -  il buon senso,  che dovrebbe sempre accompagnare il comportamento umano, se improntato a senso di responsabilità.

 

14-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 19.04.2010

Il delicatissimo tema della pedofilia

 

«Piena ed affettuosa solidarietà» a Papa Benedetto, (che qualche giorno fa ha ricevuto da molti, tra cui le più alte autorità della nostra Repubblica, gli auguri per il suo 83° genetliaco ed oggi, ricorrenza del 5° anniversario dell’inizio del suo servizio come Pontefice, riceve tanti consensi per il suo impareggiabile e saggio magistero). Ad esprimere nei giorni scorsi, «Piena ed affettuosa solidarietà», è stata la Cei, nel comunicato finale dell’ultimo Consiglio permanente, nel quale si diceva che l’episcopato italiano, «si stringe intorno a Pietro, grato per la cristallina testimonianza di fede e l’appassionato magistero». «Lo sgomento, il senso di tradimento e il rimorso per ciò che è stato compiuto da alcuni ministri della Chiesa – si leggeva sempre nello stesso comunicato a proposito dei recenti episodi di pedofilia - spiegano l’atteggiamento fermo e illuminato di Benedetto XVI che, senza lasciare margini di incertezza né indulgere a minimizzazioni, invita la comunità ecclesiale ad accertare la verità dei fatti, assumendo nel caso i provvedimenti necessari».

In proposito, i vescovi hanno voluto espressamente riaffermare «la vicinanza alle vittime di abusi e alle loro famiglie, parte vulnerata e offesa della Chiesa stessa», concordando sul fatto che «il rigore e la trasparenza nell’applicazione delle norme processuali e penali canoniche sono la strada maestra nella ricerca della verità e non si oppongono, ma anzi convergono, con una leale collaborazione con le autorità dello Stato, a cui compete accertare la consistenza dei fatti denunciati». Di qui il proposito di una più accurata selezione dei candidati al sacerdozio, «vagliandone - dicono testualmente -  la maturità umana e affettiva oltre che spirituale e pastorale».

Per sintetizzare, diciamo che, in tutte le prese di posizione dei più autorevoli rappresentanti del Magistero della Chiesa, la pedofilia è definita e vista, non solo come «un crimine odioso, ma anche peccato scandalosamente grave che tradisce il patto di fiducia inscritto nel rapporto educativo».

 

 Ma detto questo, per l’onestà intellettuale, che è – e deve essere - un valore per tutti, credenti e non, laici, laicisti e non, proprio per tutti, bisogna subito puntualizzare che, il peccato di alcuni non cancella l’abnegazione di cui danno prova tantissimi altri sacerdoti, della cui abnegazione hanno fato in passato e tuttora fanno esperienza quotidiana tante persone e tante comunità, stimolate continuamente a un innovato impegno nel campo dell’educazione. In questo, costituendo spesso l’unico punto di riferimento in  non pochi contesti sociali negativi e disorientati.

E nel Corriere della Sera, giornale che viene normalmente giudicato come uno dei più grandi ed autorevoli quotidiani italiani, proprio in questi giorni, ci ha fatto piacere leggere un editoriale del suo direttore, dal titolo “Una difesa laica del Papa”. In questo editoriale, fuori dal coro, con un anticonformismo, che, in questo momento, non è proprio di moda,  si fa notare che, all'origine dell'aggressione cui , in questi giorni, sono sottoposti la Chiesa, e lo stesso Papa Benedetto XVI, sul tema della pedofilia in ambito ecclesiale, ci sono “pregiudizi  razionalisti e una cultura di violenza giacobina, entrambi estranei alla cultura autenticamente laica. E  si dice che “alla Chiesa, che, per nativa vocazione, condanna il peccato e perdona il peccatore pentito, non si può chiedere  di rinunciare a uno spazio autonomo di analisi e di giudizio, che è tutt'altra cosa dalla pretesa di sottrarre i propri membri all'imperio della legge. Lo Stato e la Chiesa hanno missioni diverse e la pretesa di cancellare questa feconda differenza danneggerebbe entrambi”. E ancora, con grande chiarezza: La distinzione fra peccato e reato è parte integrante della nostra cultura e della nostra civiltà, alla quale non possiamo rinunciare.” Essa sanziona la differenza, e la distanza, fra lo Stato democratico-liberale, fondato sui diritti e le garanzie individuali, e lo Stato teocratico: un ordinamento oppressivo che, come hanno tragicamente provato i totalitarismi anche di un recente passato, non s’identifica solo nel connubio fra trono e altare, ma, anche e soprattutto, nell’illusione razionalista e nel tentativo volontaristico di cambiare, con mezzi coercitivi, la natura dell’uomo. Di fronte allo spettacolo inquietante cui stiamo assistendo, stupisce, infine, la grande quantità di spettatori che rimangono silenti in un’apparente indifferenza. Come se la stessa nostra democrazia liberale non fosse debitrice del messaggio cristiano che ha posto al centro la sacralità e l’inviolabilità della persona”. Ci  sembrano davvero parole sagge, oggettive e coraggiose, queste del direttore del Corriere della Sera. Perché al di là del diritto all’informazione, legittimo e democratico, non possiamo che constatare con tristezza, che numerosi mass media nel nostro Paese (e in Occidente in generale) trattano il delicatissimo tema della pedofilia con parzialità, scarsa conoscenza o addirittura – cosa veramente ignobile – con malcelata, viva soddisfazione.

E, chiuso questo triste capitolo, per ritornare al comunicato dell’ultimo consiglio  permanente della CEI, concludiamo col dire che sono stati , ancora una volta ricordati quelli che per i veri cattolici sono valori non negoziabili che sono: «la dignità della persona umana, l’indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale; la libertà religiosa, educativa e scolastica; la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna».

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

 

Radio Favara 101– lunedì 12.04.2010

Messaggio dell’arcivescovo don Franco e dell’arciprete don Mimmo.

La riflessione di Maria Grazia Brandara

 

Ed ecco a risentirci, subito dopo l’ottava di Pasqua, per riprendere subito, il messaggio che è stato dato, in alcune omelie particolarmente significative, il Venerdì Santo, proprio prima della celebrazione della gioia della Risurrezione. Il messaggio forte del nostro Arcivescovo don Franco, che, parlando ad Agrigento, ha fatto riferimento proprio a Favara, ed il messaggio non meno forte,  di don Mimmo Zambito, arciprete di Favara alla Città.

L'arcivescovo Montenegro, Don Franco, - come preferisce farsi chiamare - ha parlato  in piazza Municipio ad Agrigento, davanti l'urna di Gesù Morto ed il simulacro di Maria  SS. Addolorata. Con  la sua solita schiettezza, al centro del messaggio, ha messo le  tante piaghe della società agrigentina: la sofferenza, il centro storico, la mafia, l'estorsione, i giovani, l'alcol, la droga, il futuro incerto. Tutto in forma di preghiera, ricordando la tragedia del 23 gennaio scorso a Favara, tragedia costata la vita alle sorelline Bellavia,  nel crollo della loro abitazione.

Don Franco, riferendosi alla tragica vicenda di Marianna e Chiara Pia Bellavia, ha parlato di vittime della burocrazia «schiacciate dalle inadempienze burocratiche. Non capisco - ha detto - perché oggi si debba morire per questo. Tutti ci sentiamo colpiti da questo lutto. Noi cristiani, in modo particolare, oltre che sentirci privati della presenza delle due sorelle, che appartenevano alla nostra comunità, ed essere vicini con la preghiera, ci sentiamo interrogati e provocati dalla loro morte e da questa disgrazia. Noi per auto-giustificarci abbiamo puntato il dito contro di Te Signore, dandoti la colpa della tragedia di Favara. Siamo bravi a storpiare. Perdonaci».

L'Arcivescovo ha voluto dedicare attenzione agli ultimi. Infatti ha ancora  detto don Franco, riferendosi proprio a Favara «Fa male –- scoprire che in una società civile che si definisce solidale e cristiana ci siano persone chiamate "linticchieddri", il cui destino è di essere sempre scartate, evitate come se fossero figli di un Dio minore, come fossero meno fratelli tuoi di noi. Stranieri - ha proseguito - non solo coloro che vengono da terre lontane e che hanno il colore della pelle diverso dal nostro. Stranieri sono anche i cittadini della nostra stessa città».

Ancora, mons. Montenegro ha "gridato": «Dovrei parlarti Signore,- e la mia gente lo chiede - di mafia sempre attiva, di lavoro sempre più mancante e di lavoro nero, di disoccupazione, di agricoltura in crisi, dei giovani drogati e già alcolizzati, privi di un futuro certo, di acqua che manca, di bollette impossibili e di altri pesanti problemi che feriscono questa terra. ».

(Ed a proposito di bollette, voglio fare in’incidentale: pare che siano partite per le famiglie favaresi, bollette del secolo scorso, della prima metà degli anni ’90, bollette relative all’acqua, dopo oltre 15 anni. Una richiesta che ci sembra veramente assurda…forse solo propria di Favara…dove, soprattutto, per la povera gente e comunque per tutti, specie in questo momento non mancano proprio altri problemi…perché ? …e se dopo 15 anni anche le bollette pagate non si trovano più ?...ci voleva propria anche questa ?...)

In tutto questo, ce n’è veramente abbastanza per meditare e riflettere. Nell’omelia, don Franco ha richiamato tutte le devianze di una società che si fa sempre meno cristiana e sempre più pagana.

Come è stato rilevato in qualche autorevole commento pubblico, riportato dalla stampa, - (per la cronaca in un intervento di Maria Grazia Brandara) tutti i richiami dell’Arcivescovo, fatti nel giorno di sofferenza più emblematico dell’anno, cioè il “Venerdì Santo”, “attendono non il solito silenzio dei richiamati  ma la risposta attiva conseguente all’accettazione di quel richiamo, cosa che ogni anno non accade!”…perché si fa acutamente osservare, che “la questione non è religiosa – o aggiungiamo noi non è religiosa soltanto -  perché ,- come la responsabilità, anche - la spiritualità è individuale e anche se nella Chiesa tutti diventiamo comunità,  è poi nella società che ognuno diventa Abele o Caino”.

“E’ un tempo tormentato questo presente, con la malattia dell’anima e con la crudeltà sociale, dal cui labirinto non riusciamo ad uscire o non vogliamo uscire”. Così Maria Grazia Brandara, ex sindaco di Naro, persona attenta e riflessiva, al cui messaggio volentieri ci associamo, nella speranza di provocare una salutare reazione, in noi ed in quanti questo messaggio vorranno raccogliere.

L´arciprete Mimmo Zambito, nell'omelia finale del Venerdì Santo, applicando a Favara, il passo del Vangelo della donna adultera, ha ricordato l’ammonimento di Gesù «Chi non ha peccato scagli la prima pietra”,ed  ha ripetutamente detto: “Opponiamoci alla lapidazione della città”. “Basta gettare pietre su qualcuno o su una parte della popolazione, opponiamoci alla lapidazione delle leggi, delle istituzioni: opponiamoci all'indurimento del cuore”. Non ha mancato di fare riferimento  all'uccisione a Favara del giovane commerciante di legname di Serradifalco e al crollo della casa di via del Carmine del  23 gennaio scorso. E in questo scenario di avvenimenti successi, Don Mimmo ha richiamato tutti alla comunione, alla coesione sociale,  senza divisioni di sorta, senza separazioni, senza frange strumentali di contestazione inopportuna, senza fazioni e frizioni, insomma senza contrapposizioni, sterili, infruttuose e controproducenti, se non addirittura veramente dannose per il tessuto sociale favarese. Tessuto sociale che tutti, - voglio augurarmi, non solo a parole - vogliamo sicuramente migliorare.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

 

 

11-Editoriale di Radio Favara 101- lunedì

 

 22.03.2010

-34 anni di vita e di attività di RF 101

-Ricordo dei soci fondatori scomparsi

-Linea editoriale dell’emittente.  

 

Sabato scorso 20 marzo, Radio Favara 101 ha compiuto il compleanno ed ha completato 34 anni di vita e di attività; 34 anni a servizio del territorio. Prima radio della provincia e quindi madre di tutte le emittenti radiofoniche del territorio agrigentino, ha operato sempre in uno stile di discrezione, festeggiando sempre, in modo assai sobrio, solo alcune date, l’ultima delle quali è stata quella del ventennio, nel marzo del 1996. Adesso gli anni compiuti sono ben 34 ed anzitutto il pensiero va ai soci fondatori, a quelli ancora viventi (che ringraziamo ma non nominiamo, sia per lo stile consueto di discrezione…sia, per paura di dimenticarne qualcuno), mentre, soprattutto, vogliamo ringraziare quelli che non sono più in vita. E si tratta di laici di grande valore culturale e grande spessore umano, come Lillo Lentini. Eugenio Celani e Peppe Casà. Ed accanto a loro, alla base della loro matura formazione laicale, due grandi figure di Frati Francescani, P. Francesco Schifano e P. Pacifico Nicosia, stimatissime figure di uomini, di sacerdoti e di frati, che hanno profondamente inciso nel territorio favarese con quella semplicità francescana, ricca di fascino e di valori. Il Convento S. Antonio di Favara, dove è nata e dove ancora si trovano gli studi di RF 101, è stata la culla di formazione ed il punto di riferimento valido, nel travaglio che Favara ha vissuto a metà degli anni ’70, in conseguenza delle idee innovative del Vaticano II e, ancora di più del rivoluzionario clima culturale post-sessantottino. E noi onorati e gravati da così illustri predecessori, e dall’ambiente in cui operiamo, senza minimamente volere rivendicare meriti non dovuti – ci sentiamo di dire con serena obiettività, che questa emittente, nei suoi 34 anni di attività ha sicuramente contribuito alla crescita culturale del tessuto sociale favarese, allargando gradualmente il suo raggio di ascolto e conquistando sempre nuove fasce di radiascoltatrici e radioascoltatori, resistendo, - ci sembra con successo - alle difficoltà con cui tutte le radio hanno dovuto confrontarsi nei riguardi di mamma TV negli ultimi anni e restando validamente presente nel panorama degli ascolti e della comunicazione del territorio agrigentino.

Il glorioso passato di servizio svolto, la gratitudine verso quanti hanno avuto intuito e lungimiranza, sprona tutti gli attuali operatori dei vari settori e programmi, a continuare nell’impegno, valorizzando l’esperienza accumulata e con la volontà decisa e ferma di continuare nel servizio di promozione culturale. L’impegno sarà sempre quello di evitare un giornalismo basato sul sensazionale o sulla enfatizzazione delle notizie specie se negative, e come sempre, di evitare assolutamente il gossip, continuando in quello stile di moderazione, di discrezione e di efficacia che le nostre radioascoltatrici ed i nostri radioascoltatori conoscono bene. Rubriche di intrattenimento musicale, notiziari, interventi di carattere religioso e culturale, spazio alle associazioni di volontariato. E, a proposito colgo volentieri l’occasione per invitare i vari responsabili delle associazioni di volontariato ad utilizzare questa nostra emittente per far conoscere le loro iniziative, servendosi e collaborando con i volontari che operano nel settore dell’informazione di questa nostra emittente…e tra volontari, il dialogo è tra pari..; ogni settimana, il lunedì va in onda la voce del direttore, che vuole offrire stimoli di riflessione su argomenti vari, con particolare attenzione ai problemi del territorio e di Favara in particolare, magari con una certa attenzione ai fatti ecclesiali, talvolta disinvoltamente trascurati da grandi mezzi di comunicazione di oggi.

Perché davvero restano sconosciuti ai più tanti fatti significativi, che, se vogliamo, sono magari di routine , ma che, al di là di tutte le chiacchiere inutili e spesso anche solo dannose, sono gli unici che riescono ad accendere una luce ed a portare una parola di speranza in ambienti di degrado e di disperazione.

Ci sono gruppi di volontari, ecclesiastici e laici, che, sotto qualsiasi sigla operino, nella nostra provincia e nella nostra Favara, riescono ad arrivare là dove nessun servizio predisposto dalla comunità civile arriva o potrebbe arrivare. Persone giovani e meno giovani, che seguono categorie particolari di anziani, di diversamente abili, uomini e donne in difficoltà.

Ci sono tante persone immerse nell’anonimato, che svolgono un’opera preziosissima di servizio sociale, non per uno scopo di lucro, ma unicamente perché nel fratello o nella sorella sofferente, se credenti, vedono l’immagine stessa di Dio e altri che magari, pur senza porsi il problema di Dio, fanno lo stesso servizio, e che sono quindi sulla strada giusta, perché come dice la Bibbia, "la gloria di Dio è l’uomo vivente".

E poi, perché non dirlo, da questa nostra emittente, vogliamo stimolare ad agire alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, se necessario, fustigando anche con energia amministratori ed amministrati, ma sempre e solo per favorire il bene comune, che deve essere posto al di sopra degli interessi personali o di parte.

E noi siamo fermamente convinti che tante polemiche si potranno evitare e si potrà tendere veramente al bene comune, se il Vangelo sarà adattato, con spirito di coerenza e di creatività, alle situazioni concrete, senza escludere la politica, che anzi deve essere davvero evangelizzata e sempre più recuperare il vero senso di servizio alla polis, alla città. E proprio per la nostra Favara, che vede, proprio in questi giorni, una nuova Giunta di Governo, iniziare il suo servizio alla città in questo momento non difficile ma difficilissimo, ci viene di ricordare, a proposito di talune voci non proprio edificanti di questi giorni, - voci che – ci sembra - in maniera preconcetta esprimono giudizi negativi su tutto e su tutti - la definizione della democrazia del famoso uomo politico inglese WINSTON CHURCHILL : "La democrazia è il peggiore sistema di governo che esista, ma sino ad ora non se n’è trovato uno migliore".

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

9-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 08.03.2010

 

Situazioni particolari e di carattere più generale in questa nostra conversazione. 

Ma, oggi, anzitutto un doveroso, ma anche sentito augurio a tutte le donne, nel giorno della loro festa, un augurio perché continui il loro efficace inserimento in tutti in settori della società civile. 

E iniziamo  dallo squallido ed inqualificabile episodio che, purtroppo, si è verificato nel nostro prestigioso Istituto Alberghiero “Ambrosini”, frequentato da studenti provenienti non solo da Favara, ma anche da tanti paesi del circondario; Istituto dove, dall’alto di alcuni balconi della scuola, uno sparuto gruppetto di studenti ha contestato,  insultato ed invitato ad andare via i poliziotti, mentre era in corso, all’interno dello stesso Istituto, nell’Aula Magna, gremita di alunni e professori, una riuscita manifestazione sulla legalità.  Un fatto davvero grave ed increscioso, per il quale tutte le persone responsabili non possono far finta di niente e lasciare correre. Intanto anche noi da questa emittente RF 101 esprimiamo  sentita e convinta solidarietà ai poliziotti interessati ed a tutte le forze dell’ordine, che impegnano quotidianamente le loro energie per la sicurezza e la libertà di tutti. 

Sul piano amministrativo, a Favara, il sindaco Russello, finalmente, nel pomeriggio di mercoledì scorso, ha alzato la voce ed ha dato ai  Partiti   una scadenza precisa per la soluzione della crisi amministrativa. Una decisione, questa del Sindaco Russello, che noi, da questa emittente, avevamo sollecitato da tempo,  constatata tutta una serie di riunioni infruttuose. Senza continuare a chiudersi nel silenzio, dicevamo che , dopo cinque mesi di inutili riunioni, l'assunzione di responsabilità, moralmente, era obbligatoria “sub gravi”da parte di ognuno, secondo  il proprio ruolo.   Adesso pare, finalmente, che la situazione si è sbloccata e  si fa almeno chiarezza. Se possibile, bisogna recuperare saggezza, perché ne manca tanta  e quindi anche tempo perduto, perché ne è stato perduto veramente troppo.

Sul piano più generale, notiamo in questo periodo una cosa assolutamente singolare, veramente fuori dall’ordinario, da quell’ordinario a cui le nostre orecchie si erano  abituate, e speriamo però, che dopo questo passaggio non si ritorni come prima su temi ben più importanti. Mi spiego. Abbiamo mai sentito e visto gli esponenti radicali devoti alla legge ?  Credo proprio di no.  Mai sentiti i radicali  predicare l’obbedienza alla legge, ma sempre pronti alla critica ed alla contestazione. Hanno sempre predicato e praticato la disobbedienza civile che, in sostanza, vuole dire infischiarsi della legge, non tenerne conto, fare il contrario, magari atteggiandosi a martiri, con digiuni più o meno veri o  più o meno   finti;  diffondere insomma a piene mani la cultura del trasgressivismo, con esempi pratici, come per esempio, fumare spinelli e usare droghe cosiddette leggere, quando per legge – si sa bene - questo è reato. E ancora. Praticare  aborti non consentiti dalla legge …inneggiare a visioni della famiglia che sono in netto contrasto con quanto è stabilito dalla nostra  Costituzione Repubblicana, ecc. Invece i radicali in questi giorni si presentano come paladini, difensori della legge e del rispetto di essa, solo perché così sperano che siano esclusi dalla competizione elettorale per le elezioni regionali, la candidata dello schieramento avversario nel Lazio o  in Lombardia il Governatore uscente. Da un eccesso all’altro, a convenienza; ci si rifugia in un formalismo che calpesta la sostanza. Un timbro rotondo o quadrato, o la dabbenaggine di qualche incapace, vengono difesi, come legge importantissima, a discapito di un obbligo-dovere ben più importante, sancito dalla Costituzione, che è  il diritto di voto di ogni cittadino per il Partito di sua scelta.

E infine una buona notizia che riguarda il CROCIFISSO – una notizia che solleva l’animo di non pochi italiani. La Corte di Strasburgo ha accolto il ricorso del governo italiano. contro la sentenza che, il 3 novembre 2009, aveva ritenuto lesiva della libertà religiosa e della libertà di educazione la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche. Il caso, comunque, sarà riesaminato nei prossimi mesi dai diciassette giudici della Grande Camera di Strasburgo, che emetteranno la sentenza definitiva. Intanto un primo passo. Nel suo ricorso, il Governo di Roma ha sostenuto che le questioni religiose devono essere regolate a livello nazionale in quanto rispondenti a elementi distintivi dell’identità di una nazione e che attualmente non esiste in Europa una interpretazione condivisa del principio di laicità dello Stato. Perciò “l’esposizione del Crocifisso nelle scuole non deve essere vista tanto per il significato religioso quanto in riferimento alla storia e alla tradizione dell’Italia”. Questa prima decisione e della Corte di Strasburgo viene intanto giudicata  un atto di buon senso. “Il crocifisso esprime il centro della nostra fede cristiana, la sintesi dei valori che hanno ispirato la cultura di libertà, di rispetto della persona e della dignità dell'uomo che sta alla base dell'Occidente. Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

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6-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 15.2.2010

La proposta autonomista ed il Lombardo ter

 

Situazione politica in fermento in Sicilia da qualche tempo a questa parte; fermento che ha  portato alla spaccatura del PDL, tra i cosiddetti lealisti (la maggioranza, a cui si rifà anche il nostro deputato regionale favarese Nino Bosco) ed il PDL-Sicilia, a cui si rifà un altro deputato regionale agrigentino, l’on. Cimino. Più di un osservatore ha fatto notare che la Sicilia, storicamente, è sempre stata un grande laboratorio politico, per nuove esperienze di governo, poi esportate in altre regioni ed a livello nazionale. Ed il riferimento è al fatto che il gruppetto di deputati del PDL-Sicilia (una minoranza del PDL ufficiale, PDL Sicilia,  che include ex di Forza Italia, vicini all’on. Miccichè ed ex  di AN, vicini all’on Fini) unitamente all’ MPA, e  al PD, hanno dato vita, da qualche mese, ad un nuovo Governo Regionale, il cosiddetto LOMBARDO ter, la cui utilità per la crescita della nostra Regione, è tutta da verificare. Tante le voci critiche, basate sul fatto che il presidente Lombardo era stato eletto da un cartello di Partiti tra cui l’UDC e il PDL ufficiale, che adesso invece si trovano esclusi dal governo; e quindi, voci autorevoli, come per esempio il Sen. Schifani, hanno parlato di tradimento della volontà dell’elettorato siciliano. Altre voci, - che hanno invece condiviso la scelta di Lombardo, di cercare l’alleanza col PD - parlano invece del Lombardo ter, come frutto di un accordo tra le forze autonomistiche siciliane, con il merito di avere liberato energie, intelligenze, esperienze politiche diverse, per convogliarle verso una vero e necessario rinnovamento della nostra regione. Al fine poi di eliminare la netta sensazione che si sia  trattato – come per la verità di fatto è avvenuto -  di un accordo di vertice,  un accordo che è passato, a livello periferico,  sulla testa di dirigenti locali e dei simpatizzanti, ai quali non è stata data l’opportunità di esprimere  le proprie valutazioni su una così importantissima svolta,  - ecco l’iniziativa in corso, anche a Favara - di una riunione – si dice - degli Stati generali per “ridisegnare – si afferma -  la proposta autonomistica ed individuare le priorità programmatiche” per un “nuovo Patto per il Cambiamento”.

Noi sospendiamo il nostro giudizio e ci mettiamo in vigile attesa, augurando successo, se si tratta di un bene vero per la Sicilia. Per il momento, sicuramente avviene una grande contaminazione, per il coinvolgimento del PD. E di ciò ne hanno consapevolezza piena  i massimi responsabili, che adesso vogliono coinvolgere in questa contaminazione la base, senza della quale – giustamente affermano - non ci potrà mai essere proposta politica che abbia lunga e duratura vita. Anche da questo punto di vista, se questa contaminazione della base avverrà, staremo a vedere, ed in questo senso vogliamo offrire qualche spunto di riflessione in più  per stimolare il senso critico dei nostri radioascolatori. E per questo, a quanti desiderano conoscere il nostro pensiero,  ricordiamo che la Chiesa   non propone alcun particolare sistema politico, sociale o economico, né mira ad imporre un proprio concetto temporale di società. Con la sua dottrina sociale che si sforza di tradurre nella prassi concreta il Vangelo, la Chiesa assieme ad alcuni valori irrinunciabili, offre orientamenti e ispirazioni per gli impegni temporali dei cattolici. Poi, correttamente, tutto è lasciato alla responsabilità dei singoli, a livello personale e di aggregazione politica in cui militano; tutto è lasciato alla loro creatività e alle loro libere scelte di fronte a politiche alternative, altrettanto accettabili dal punto di vista morale. Non c’è dubbio che  ai cristiani che vivono nella politica e nel sindacato,viene chiesto che la loro testimonianza  sia un messaggio di liberazione, senza piegarsi mai di fronte al male o alla mentalità corrente. Contestare in nome della verità, pronti al dialogo e sempre nel rispetto delle persone. Non c’è dubbio che in Sicilia si richiede davvero una ventata nuova, per contrastare  ed eliminare assurdi privilegi, con sperpero – quanto sperpero - di denaro pubblico  ad esclusivo vantaggio di fasce selezionate di clientele, ecc..ecc…Ben vengano allora tutte le discussioni e gli impegni che vadano veramente in questa direzione, nella direzione di un vero cambiamento in positivo, anche se frutto di “contaminazioni”, il cui elenco nella storia italiana, a partire dalla scelta cavouriana del famoso “connubio”, non sempre però – dobbiamo chiaramente dire -  ha portato i frutti desiderati e sperati. Nel desiderio di migliorare effettivamente le cose in Sicilia, soprattutto a vantaggio delle fasce sociali più deboli, con un uso “morale” del denaro pubblico, non c’è che da augurare successo a  tutte le iniziative che cercano di coinvolgere la base;  compresa l’iniziativa in corso a Favara e nei paesi della provincia, di questa riunione degli Stati cosiddetti generali per divulgare la proposta di questo patto autonomistico per il cambiamento, che vuole coinvolgere anche il Partito Democratico di D’Alema (non sappiamo se anche quello di Bersani e della Bindi) ,  fermo restando comunque, che in democrazia il giudizio definitivo spetta agli elettori nel segreto dell’urna,  esprimono la loro sovranità e decidono a chi affidare il ruolo di governo ed a chi quello di opposizione. Ruoli, che nella normalità della vita democratica,  ugualmente,  sono entrambi necessari ed importanti. Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

5-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 08-02-2010

 

Qualcuno ha parlato di sceneggiata, di una “sceneggiata programmata”. Il riferimento  è alla trasmissione in diretta,  di Barbara D’Urso su Canale 5, con ospiti i familiari della tragedia di Favara, i due Sindaci  Airò e  Russello, ed il sindaco di Salemi, uomo di cultura e critico d’arte, SGARBI. Sappiamo  quello che è successo e come è finita, o meglio non è finita, perché dopo l’incidente, la trasmissione è stata sospesa.

 “La trasmissione di Barbara D’Urso doveva essere il confronto in diretta tra il sindaco Russello e l’ex sindaco Airò sullo scottante  tema delle case popolari, da circa dieci anni in attesa di assegnazione…”. La Barbara D’Urso doveva prevedere che il suo tono patetico e carico di emotività, davanti ai familiari addolorati…, qualche problema doveva crearlo. Viene  difficile pensare che la conduttrice non avesse pensato che, quell’emotività che mirava a puntare il dito sui Sindaci non avrebbe scatenato il furore di Sgarbi, non nuovo a questo tipo di reazioni. Un taglio giornalistico professionale (o più professionale) non avrebbe offerto e non doveva offrire a nessuno e nemmeno allo Sgarbi di turno, il motivo di alcuna reazione.

A questo punto, al di là del tono e dell’atteggiamento, ambedue riprovevoli, usati da Sgarbi, il problema reale è vedere se corrisponde al vero quello che affermano i Sindaci ( e non solo quelli di Favara); che cioè le norme ed i lacci a cui sono costretti dallo Stato e dalla Regione, bloccano tutto e privano concretamente il Sindaco di ogni potere discrezionale. Sgarbi è andato oltre, asserendo che in Sicilia, l’antimafia spesso si rivela peggiore della mafia, nel senso che riesce a bloccare tante cose, proprio con quelle norme che per la verità erano state pensate solo per combattere la mafia. Comunque sul vero tema del dibattito, si può rimediare,  con qualche trasmissione ad hoc su qualche emittente nazionale, provinciale o locale compresa la nostra benemerita Sicilia TV.

Questo il mio pensiero esternato a caldo su un giornale  on line. Perché l’argomento meritava e merita  una diversa e più rispettosa analisi,  anche per approfondire il concetto, che “vigilare il territorio è ordinaria amministrazione”;  un concetto questo che aveva ed ha  bisogno di essere approfondito, per vedere che cosa l’ordinaria amministrazione ha il dovere di prevedere, di includere e, solo dopo, quindi  parlare di eventuali inadempienze, da parte dei burocrati o dello stesso capo dell’amministrazione comunale, cioè il Sindaco. Sicuramente, il rinnovamento di Favara passa proprio dal giudizio che ognuno farà anzitutto su stesso. Ed a proposito, in questi giorni, mentre hanno lavorato e, in ancora  lavorano le ruspe per le vie di Favara, impegnate nel centro storico a demolire abitazioni giudicate fatiscenti e pericolose, fermandomi un po’ a guardare, più di una persona mi ha detto: “Crede lei che cambierà qualcosa per Favara ?”. Al che io ho risposto: “Cambierà qualcosa, se cambieremo noi”.

La trasmissione di Barbara D’Urso doveva avere un’impostazione diversa. Perché la carica di emotività che la Barbara alimentava, e la presenza dei familiari, con la conseguente spettacolarizzazione del loro dolore, non creavano le migliori condizioni per un dibattito sereno, oggettivo, serrato, impietoso. Poi , eventuali responsabilità penali si accertano nella sede propria, perché non c’è nulla di più ingiusto e antidemocratico dei processi penali sommari, fatti in piazza o…forse oggi si deve dire…sulla stampa o alla televisione.

  Il modo come era partita ed era stata impostata la trasmissione “Pomeriggio di canale 5”, io credo che, di fatto, faceva guardare, pregiudizialmente, ai due sindaci di Favara presenti, come a responsabili della morte delle due povere ragazze. E questo chiaramente non era  inaccettabile. Oggi ci sono sindaci che temono per la loro incolumità fisica e dei loro familiari. In un clima avvelenato può succedere il peggio. La Barbara di Canale 5 avrebbe dovuto e dovrebbe meglio degli altri considerare anche questo, specie dopo l’episodio toccato a Milano a Berlusconi. A conclusione di questa nostra conversazione, vogliamo ricordare ai nostri radioascoltatori che l’ex sindaco Airò, con una lunga e dettagliata lettera ha detto quello che non è riuscito a dire a Barbara D’Urso, cioè il motivo della  perdita di tempo, nell’assegnare le case popolari, durante i suoi cinque anni di amministrazione. Leggendo la lettera e le spiegazioni , ognuno potrà formarsi il suo giudizio. L’auspicio è che anche il responsabile dell’IACP faccia altrettanto. Ma al di sopra di tutto, a me pare, che quelle case semidistrutte, al di là di ogni spiegazione, siano il monumento muto ma eloquente, del modo come la politica affronta e conduce i problemi della povera gente e le emergenze sociali che interessano le fasce sociali più deboli. Da questo monumento muto, contemplato e meditato, può e deve venire fuori da parte di tutti, ognuno nel ruolo che occupa, un risveglio delle coscienze, per un cambiamento di rotta a 360° gradi. Dopo la tragedia, Favara deve cambiare. In questo senso la mia proposta di un Consiglio Comunale aperto, per raccogliere idee e formulare propositi.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

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Una settimana drammatica per Favara

4-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 01.02.2010

“La voce del direttore”

 

Settimana intensa di avvenimenti per Favara, quella che si è appena conclusa sabato scorso; settimana per tanti versi drammatica, quella che è trascorsa da sabato 23 a sabato 30 gennaio, che proviamo a ripercorrere a ritroso. E il sabato è ordinariamente il giorno in cui registriamo questo nostro intervento settimanale su questa emittente radiofonica, che voi ascoltate poi il lunedì, a partire dalla prima messa in onda delle 7,15. Settimana che si è conclusa con la notizia clamorosa che alcuni baby criminali di casa nostra, con il marchio doc di favaresi, pur provenienti da buone famiglie, per fare carriera nella “disonorata” società, avevano elaborato e messo a punto un progetto, per sequestrare il figlio del sindaco di Favara, avv. Mimmo Ruscello. Tante persone, semplici e singoli cittadini, movimenti ed organizzazioni, dopo questa incredibile ma vera notizia, hanno espresso la loro solidarietà al sindaco Russello, invitandolo ad andare avanti, per il bene della città. All’emergenza sociale, l’emergenza educativa, le due grandi emergenze di Favara. Ma procediamo, se ci riusciamo, - coinvolti emotivamente come siamo in questi drammatici eventi- con un certo ordine. Il  giorno prima,  giovedì 28, la Comunità Ecclesiale di Favara,  con  una lunga lettera dell’arciprete don Mimmo Zambito, dopo tante notizie inesatte dei giorni precedenti, aveva riconfermato il suo impegno di evangelizzazione, con particolare attenzione a favore dei  più poveri,  rendendo omaggio alla verità, chiarendo equivoci e distorsioni, più o meno  strumentali  o interessati, sulla  persona del sindaco Ruscello, sulla sua “azione civica e politica, prosecuzione finissima della capacità di reggere con maturità e coscienza la  famiglia, le  relazioni e la  professione”, come ha scritto testualmente don Mimmo, la cui voce è apparsa artificiosamente amplificata, solo quando sembrava parlare contro le istituzioni locali. Con la lettera, riconoscendo che nella tragedia  qualche passo falso è stato compiuto, don Mimmo e la chiesa di Favara hanno voluto trovare e di fatto hanno trovato il coraggio di chiedere perdono e comprensione  per la fragilità umana, ricordando a se stessi ed a tutti che sempre c’è bisogno di conversione.

Già, perché gli equivoci erano iniziati nei giorni precedenti e soprattutto, nel giorno dei funerali delle due povere ragazze, Marianna e Chiara Pia Bellavia, tragicamente perite nel crollo improvviso della loro casa in Via del Carmine. Un evento dolorosissimo che ha portato Favara all’attenzione dei network nazionali; un evento che ha drammaticamente portato alla ribalta una situazione di povertà e di degrado del centro storico, su cui, per la verità, anche noi da questa nostra emittente, ogni tanto abbiamo alzato la voce.

I funerali si sono svolti in maniera ordinata e responsabile, segno della grande dignità e maturità, della famiglia colpita dal gravissimo lutto e dell’intera collettività favarese. La comunità ecclesiale, come, giustamente, ha scritto don Mimmo Zambito,  non poteva tirarsi fuori da questa tragedia, pur consapevole che la comunicazione di massa  – sopratutto nazionale – mediante televisione, giornali, internet avrebbe massacrato con superficialità la nostra città, i suoi amministratori e  il dolore dei favaresi e della stessa famiglia  Bellavia. E alla fine, spente le luci delle telecamere e andati via i network nazionali, avrebbe lasciato strascichi di divisione, soprattutto col il Sindaco Russello,  fatto bersaglio di assurde ed arbitrarie accuse. Avere impedito l’accesso alle TV per l’accoglienza delle salme di Marianna e Chiara Pia in Chiesa e per il funerale, rientrava in questa logica. Ma malgrado questo, il modo ed il taglio come sono stati presentati da tutte le emittenti nazionali, l’omelia di don Mimmo, gli applausi, i silenzi significativi del popolo, la rinuncia dell’Arcivescovo don Franco a presiedere la concelebrazione, malgrado la sua presenza in Chiesa tra il popolo, tutto questo, tutti insieme questi atteggiamenti e questi comportamenti, con il taglio ed il modo come sono stati presentati, sono risultati, come una vera e propria bomba atomica mediatica, contro  quasi un unico bersaglio: il sindaco di Favara Russello. Ecco il senso del perchè della lettera dell’arciprete: chiarire equivoci e distorsioni, ristabilire la verità sul giudizio da dare alla persona ed all’operato del Sindaco Russello, richiamare tutti, alla luce degli eventi, alla conversione. Adesso tutto sembra definitivamente chiarito e bisogna guardare avanti. Sì, dobbiamo guardare avanti, facendo tesoro dell’esperienza di quanto accaduto e riflettendo che  alcuni poco praticanti delle cose di Chiesa, che, magari, vengono solo in queste circostanze, sono portati ad   interpretare  l’omelia, come quella di don Mimmo, - un’omelia particolarmente incisiva e profetica - con la categoria del comizio, quasi in favore di una certa  parte  politica, arrecando così, anche se inconsapevolmente, un danno, prima alla propria parte politica, poi alla gente, e quindi Città ed  alla Chiesa.

L’omelia deve essere presa come omelia, cioè come messaggio squisitamente religioso, e da parte di tutti – proprio di tutti, a partire dallo stesso predicatore – accolta con atteggiamento di conversione interiore.

 E quando da parte di tutti, c’è veramente desiderio ed impegno di conversione, le cose non possono che migliorare.

L’emergenza sociale e l’emergenza educativa iniziano un cammino nuovo di soluzione, con la grazia di Dio, che per i credenti, accompagna e potenzia gli sforzi umani sinceri, non quelli strumentali, interessati e falsi.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di radio Favara 101 vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

 

Radio Favara 101 – Editoriale straordinario di don Diego Acquisto

 sabato 23.01.2010

Crollo di una palazzina a tre piani: due morti.

 

Tragedia a Favara. Un popolo sgomento. Tutti avrebbero voluto direttamente partecipare alle operazioni di soccorso subito scattate. Un particolare encomio lo meritano senz’altro i carabinieri di favara subito accorsi, e poi subito dopo, i Vigili del fuoco di Villaseta , i volontari dell’Associazione Civile Grifoni, e ancora i vigili urbani, e altri ancora, ognuno mettendo a servizio la propria professionalità, senza risparmiarsi di fronte a pericoli  e fatiche. Ci riferiamo al  crollo di un’abitazione del centro storico di Favara, una palazzina come tante fatiscente. Una palazzina di tre piani,  nella zona del Carmine, in pieno centro storico a Favara, un’abitazione che si fa per dire, è crollata all’improvviso. Sotto le macerie sono rimasti tre bambini, dei coniugi Giuseppe Bellavia e Giuseppina Bello, lui un manovale saltuario, lei una casalinga, persone oneste e laboriose, che pare da tempo chiedevano una casa popolare, una di quelle case da assegnare da tempo, una quelle case finite da oltre 10 anni, e che i vandali hanno semidistrutto. Se la burocrazia non avesse bloccato l’iter di assegnazione, la famiglia Bellavia-Bello, che sicuramente pensiamo avrebbe avuta assegnata una casa popolare, non si troverebbe a vivere direttamente questa tragedia. Una tragedia che comunque è dell’intera città, sentita da tutte le autorità, subito convenuto nel luogo del disastro, dal sindaco al Prefetto, alle Aurotità provinciali, civili e militare alle Autorità religiose, con lo stesso arcivescovo Montenegro, con  centinaia e centinaia di cittadini, tutti pronti a lavorare, per estrarre dalle macerie i tre ragazzi, ma impossibiliti a farlo perché già in numero più che sufficiente, i soccorritori; a giustamente le forze dell’ordine hanno tenuto un po’ distanti gli altri, perchè  la maggiore vicinanza avrebbe significato rallentare le operazioni di possibile soccorso. Alla fine il bilancio è pesante, due ragazzi morti, ed uno che lotta per vivere ed al quale tutti facciamo i più fervidi auguri di guarigione. E intanto la città si prepara ai funerali, che sicuramente vedranno una straordinaria partecipazione di popolo. Superato ed archiviato qualche momento di comprensibile tensione, è davvero solo  il caso di pregare e di riflettere, per vedere quello che con determinazione si deve fare, perché altre tragedie potrebbero davvero verificarsi, nel centro storico che interessa soprattutto i quartieri della Chiesa Madre, del Carmine  e della parrocchia S. Vito. Il sacrificio delle due ragazze Marianna e Maria Pia Bellavia dovrebbe spronare finalmente tutti, autorità e Popolo favarese e non solo, a fare tutto quello che umanamente è possibile fare, invocando se necessario anche una legislazione straordinaria per evitare, per quanto possibile simili tragedie.

La situazione di Favara è la stessa, se non più drammatica di quella d Agrigento; a Favara il problema non è nuovo, più di una voce ogni tanto si è levata, per denunciare possibili pericoli, specie dopo il crollo, fortunatamente senza danni, di uno stabile di Via Bersagliere Urso, a pochi metri dal Calvario. Per il centro storico di Agrigento, dove tra l’altro manca una via di fuga e continua la perdita di tempo, anche dopo il sopralluogo di Bertolaso, si è levata forte la voce dell’Arcivescovo. In una lettera che l'arcivescovo Francesco Montenegro ha scritto e inviato al sottosegretario alla protezione civile Guido Bertolaso, al prefetto, Umberto Postiglione, all’assessore regionale ai Lavori pubblici, Antonino Beninati, al sindaco di Agrigento ed a tante altre autorità, tra l’altro ha detto: Busso una seconda volta, dopo il terremoto abruzzese, alle porte di Voi, gentili Autorità, per richiamare la Vostra attenzione sul grave problema, pur sapendo che da parte Vostra questa non manca, però il tempo passa veloce e non si riesce ad arrivare a nessuna conclusione. Improvvisamente e con frequenza, sconcertati, vediamo scomparire paesi interi a causa della forza della natura e degli avversi elementi atmosferici. Fa male e fa rabbia sentire, puntualmente dopo ogni disastro, che sono sciagure preannunciate e attese. Mi passano per la mente le immagini di due anni fa quando già una frana colpì il paese di Giampilieri, in provincia di Messina. Allora, la gravità e l’urgenza di interventi era condivisa da tutti. Le promesse delle istituzioni davano l’impressione che tutto, in quei territori, in poco tempo sarebbe stato sistemato. Invece, dopo due anni e nonostante alcuni segni premonitori, si piangono decine di morti! E ora si ha l’imprudenza, da parte di chi ha responsabilità di governo, di affermare che questo non è il momento delle polemiche. La vita è sacra! Ogni cittadino ha diritto alla sicurezza. Le istituzioni hanno il dovere di assicurarla. Mi chiedo: - continua l'arcivescovo -quanto tempo dovrà ancora passare, qui da noi, prima di arrivare a soluzioni condivise? Sono anni che ad Agrigento si parla di questo problema e alla richiesta di fare qualcosa di risolutivo, si risponde, da chi ha possibilità di decisione, che si sta studiando la soluzione migliore. Ma perché ci vogliono i morti per trovare subito le giuste risposte? Così conclude, per Agrigento, l'Arcivescovo.

Purtroppo a Favara i morti li abbiamo avuto. Finalmente da parte di tutti, ognuno per il suo ruolo di responsabilità, deve prontamente intervenire. Bando alle polemiche ed allo scaricabarile di responsabilità. Bisogna agire. E anzitutto intervenire con ogni mezzo a favore della Famiglia Bellavia-Bello così duramente provata.

 

 

2-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 18.01.2010

 

Politica in movimento a livello nazionale, a livello regionale, provinciale e locale,  - cioè anche qui, nella nostra Favara. Qui in Sicilia, sembra una diretta conseguenza di quanto avviene  a livello nazionale, tra le due componenti del PDL, tra i due leader, Berlusconi  e   Fini, rispettivamente  Presidente del Consiglio e Presidente della Camera, il quale ultimo, non sembra  perdere  occasione per smarcarsi dalla linea della maggioranza interna del  PDL, in cui la guida riconosciuta è Berlusconi. Fini, spesso ufficializza una linea diversa del  Partito  a cui appartiene. E anche  questo, forse in Sicilia, ha portato ad un nuovo Governo regionale, che ha  visto l’uscita dei cosiddetti lealisti di Forza Italia mentre l’UDC già prima aveva preso le distanze, con dichiarazioni di fuoco dell’ex presidente della Regione Cuffaro. Non sappiamo quanto risulti gradita a siciliani l’operazione che si è consumata in Sicilia. Secondo il Sole 24 Ore”, “il tonfo registrato da Lombardo nella statistica del gradimento, parla chiaro. Ma non vogliamo essere frettolosi, staremo a vedere, perché non mancano alcuni  affermano che questo nuovo governo in Sicilia, anche se nato fuori dalla consultazione elettorale del 2008, è quello,di cui ha bisogno la nostra terra. Perché sarebbe  il governo che vede  in gioco forze nuove in una maggioranza inedita, cioè l’incontro tra forze autonomiste e riformiste, capaci, in questo momento di emergenza,  di approvare le riforme essenziali,di cui c’è bisogno. Qualche  autorevole esponente del PD  siciliano  giura che la gente siciliana sta capendo il senso della sfida. Altri aggiungono che il PDL Sicilia (sempre più lontano da Berlusconi) potrebbe rappresentare un nuovo scenario politico, esportabile in Italia, perchè la Sicilia ha la vocazione di essere un laboratorio politico per l’Italia. Noi non ci pronunciamo; restiamo sempre dell’opinione che tutte le operazioni veramente politiche devono passare al vaglio della sovranità popolare, che si esprime solo nel segreto dell’urna.  E’ l’unica  prova certa e democratica, non costituita da ragionamenti sofisticati fatti a tavolino. Intanto non potevano mancare le risonanze alla Provincia regionale, dove negli ultimi giorni si sono consumati importanti passaggi politici che hanno modificato la geografia politica, con  la costituzione del gruppo consiliare del Pdl Sicilia, e la dichiarazione di indipendenza di qualche altro consigliere. Da ciò, la  giustificata richiesta da più parti, di una riunione per rivedere gli equilibri complessivi dell’Amministrazione.

Fibrillazioni anche nella nostra Favara, da quando il Sindaco Russello, ai primo dell’ottobre scorso, anticipando i tempi, manifestò ufficialmente il proposito di riprendere il dialogo con i Partiti che avevano condiviso il progetto politico. Sicuramente non hanno mancato di influire per una conclusione  del rimpasto o costituzione della nuova Giunta politica a Favara, gli avvenimenti nazionali e regionali. Ma adesso, giunti alla fine di gennaio, siamo proprio al dunque, non è più tollerabile questo clima di incertezza ed il Sindaco Russello, non ha più motivi per rinviare la sua decisione.

Nella valutazione politica generale, dietro a tutti questi problemi a livello nazionale, regionale, provinciale e locale, l’auspicio delle persone più responsabili è che  tutto ciò  sia dovuto ad un desiderio di sincera ricerca della strada migliore per conseguire il bene comune e solo questo. Perché naturalmente il pericolo è invece che dietro , invece ci sia unicamente la lotta per il potere concepito non come servizio, ma come affare, per la propria bottega, la propria clientela, la propria famiglia di sangue e politica. Insomma solamente affari ed interessi privati, con ricerca del consenso clientelare a tutti i costi. Lo stesso scontro all’interno della maggioranza del governo a Roma come a Palermo, sarebbe solo per il controllo dei centri della spesa pubblica, dalla Sanità alle nomine dirigenziali ai vertici della burocrazia  nazionale regionale e alla gestione dei fondi europei. Una corsa  che non arretrerebbe dinnanzi a nulla, neppure di fronte  alla drammatica emergenza economica che i cittadini  stanno soffrendo.

In questo clima, a quanti si vogliono lasciare illuminare dai principi della Dottrina Sociale della Chiesa,  con il coraggio di  “sporcarsi le mani”, la strada è quella indicata da Giovanni XXIII del “Vedere, giudicare, agire”. Con la forza  e l’impegno di un rinnovamento interiore,  che porta a passi magari graduali, ma concreti nella direzione del superamento degli interessi egoistici per puntare solo al bene comune, all’interno del quale possono trovare soluzione anche problemi personali. E la strategia obbligata, suggerita dalla Dottrina Sociale della Chiesa, non è  mai quella dell’imposizione, ma della democrazia, del consenso popolare. Per moralizzare la cosa pubblica non ci possono essere altre soluzioni. La storia anche recente ci ha insegnato quanto pericolose e controproducenti siano le scorciatoie delle imposizioni autoritarie, che si sono rivelate fonte di violenza e di tragedie sociali e umane.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di radio Favara 101 vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

AUGURI PER UN SANTO NATALE, BUONA FINE d'ANNO

 e 

BUON INIZIO del nuovo ANNO civile 2010.

 

38-Editoriale di radio Favara 101 – lunedì 21.12.2009

 

Per la Chiesa, da alcune settimane è iniziato il nuovo Anno Liturgico, destinato al culto ufficiale e pubblico di Dio. Quando inizia qualcosa, si comincia a guardare al futuro e con l’Avvento, che è questo primo periodo dell’Anno liturgico, nel quale, ancora per pochi giorni ci troviamo, i cristiani guardano ad un futuro prossimo ed a un futuro molto più lontano. Tempo di attesa, l’Avvento celebra tutto il grande mistero della speranza cristiana, dalla prima venuta del Signore nella povertà di Betlemme, che ricordiamo proprio il 25 dicembre, giorno di Natale, sino all’ ultima venuta, con potenza, alla fine del mondo, come Re della gloria. Entro questi due avventi, un’altra venuta, quella quotidiana, nel faticoso svolgersi degli eventi. Il credente affina la sua capacità di valutare gli eventi del mondo, di giudicarli con un atteggiamento critico e propositivo, e sa che, malgrado tutto, malgrado le furberie, i latrocini, la malefatte degli empi,  le cattiverie, le violenze – insomma malgrado tutto - la storia, è destinata ad arrendersi  al progetto salvifico di Dio.

Per andare al concreto, in questi giorni scorsi, come comunità nazionale, sicuramente, abbiamo tutti meditato su quello che significa violenza fisica, quando questa corrompe la contesa politica. Di fronte all'immagine del volto del Presidente del Consiglio  trasformato in una maschera di sangue , tutti siamo stati raggiunti  da questa  carica di violenza. Il film drammatico di piazza Duomo a Milano, ha fatto il giro del mondo, testimoniando il degrado dello scontro politico in Italia. Di fronte al dramma di Berlusconi sanguinante e sofferente, a non pochi, è tornata  in mente la celebre frase che Kennedy disse di fronte alla tragedia del Muro di Berlino: siamo tutti italiani. A ricordarcelo, tra l’altro, con  parole semplici ed efficaci, è  stato il capo dello Stato. Basta con ogni forma di violenza. Solo così la politica può salvarsi, - ha detto Napoletano - ritrovando il suo spazio e la sua autonomia, nella quale è compreso il confronto tra maggioranza e opposizione, confronto anche durissimo, ma solo come scontro di opinioni, di programmi e di  strategie, distinguendo sempre, tra  critiche e odio, tra  contrasto d'idee e  violenza.

La Chiesa, che sempre, ma soprattutto in questo periodo, di Avvento, raccomanda un costante discernimento degli eventi del mondo, non ha mancato di fare sentire la sua voce, invitando tutti ad un recupero di saggezza.“La violenta aggressione subita dal presidente del Consiglio –ha fatto notare la gerarchia ecclesiastica - costituisce un episodio di singolare ed esecrabile gravità”. E mentre i Vescovi italiani hanno  espresso sincera vicinanza al presidente Berlusconi – hanno altresì auspicato – “per il nostro Paese un clima culturale più sereno e rispettoso, al fine di realizzare nella coesione sociale e nella responsabilità politica il bene di tutti e di ciascuno”.   Tutto questo, nella piena consapevolezza che una “spirale” di odio è molto facile da innescare e assai difficile da spegnere, da superare. Ecco, allora, la necessità di un convinto e condiviso investimento culturale ed educativo per fare crescere insieme il Paese,  per isolare i violenti e andare avanti con convinzione, nella concretezza. 

In questo periodo poi, la necessità  - aggiungiamo noi -  di aprire  il proprio animo ai disagi e sofferenze con iniziative concrete di carità.

Il fascino delle tradizioni e dei canti, delle nenie natalizie