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Radio Favara101-L'Editoriale “La voce del direttore”  

Rubrica settimanale di don Diego Acquisto

 in onda ogni lunedì 

alle ore 7,15 - 11,15 - 14,15 - 18,15

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 LA VOCE del DIRETTORE 

 

Editoriale di RF 101 - lunedì 21.06.2010 L'ATTUALE CRISI ECONOMICA e POLITICA
C

In questi ultimi giorni, sulla situazione politica generale, ci è toccato di leggere l’editoriale di un noto politologo, dal titolo “I governanti sulla luna”. Un titolo quanto mai indovinato per la situazione che stiamo vivendo e per l’argomento trattato. Cioè, in un momento di grande difficoltà per la gran parte dei cittadini, misuriamo con mano la distanza della politica, che si interessa e che litiga per cose, che se pure importanti, perché da tempo aspettano una soluzione, in questo momento sicuramente la priorità dovrebbe essere data ad altro, se è vero, come è vero, che come dicevano i latini, “primum vivere deinde philosophari”, cioè prima bisogna pensare a restare in vita, e poi, se si resta in vita si può pensare alla filosofia, al modo migliore di filosofare, al modo migliore di quale filosofia scegliere per vivere meglio la vita.
Per essere chiari, a nostro giudizio, al di là di qualsiasi polemica, il governo, in questo difficile momento in cui tante famiglie ma proprio tante, per una somma di circostanze e di situazioni, non arrivano non solo all’ultima settimana, ma nemmeno alla penultima, il Governo avrebbe dovuto - ed aggiungiamo - dovrebbe, confrontandosi con l'opposizione (e naturalmente sperando che questa, mettendo da parte l’antiberlusconismo viscerale, almeno in questa circostanza mostri senso di responsabilità ed realismo) , dare priorità alla grave situazione economica: alla disoccupazione, specie quella giovanile, sempre in aumento; all'impoverimento delle famiglie; alle difficoltà delle medie e piccole industrie; alla scuola, (sì alla scuola, dove è in corso la protesta sacrosanta dei 100.000 precari che rischiano di finire sul lastrico); all'Università; all'inarrestabile fuga dei cervelli (è di questi giorni la denuncia dell’Arcivescovo di Palermo, mons. Paolo Romeo, sul grande esodo di giovani che lasciano l’isola in disperata ricerca di lavoro); ai pensionati; alle infrastrutture che ancora non decollano.
Il Governo avrebbe dovuto e dovrebbe subito dare assoluta priorità a questi problemi. Si può rispondere che a queste cose il Governo ci ha già pensato, ma tutto , ci sembra che ancora sia solo sulla carta ed è tutto da verificare. E poi il clima rissoso creatosi non solo con l'opposizione, ma anche all'interno della stessa maggioranza, non promette nulla di buono. Non parliamo delle promesse fatte al Sud. Berlusconi aveva tempo addietro promesso un piano per il Meridione. Non risulta che oltre le parole, concretamente si sia avviato questo piano. Alla Sicilia non arrivano ancora i soldi dei Fas. Certamente alcuni rimproveri e provvedimenti severi ce li meritiamo, la Sicilia li merita, per lo sperpero del denaro pubblico a vantaggio solo di alcuni privilegiati e di alcune fasce clientelari, ma una cosa è punire gli abusi, un’altra è tagliare i fondi.
La massiccia vittoria del Centrodestra aveva fatto pensare, anche a chi non l'aveva votato, che finalmente era in condizione di realizzare, condivisibile o meno, il suo programma. Concreto nell'affrontare l'emergenza (rifiuti di Napoli e terremoto dell'Aquila), veloce nel varare qualche riforma, il governo Berlusconi è andato poi a impantanarsi su tre cose: la spaccatura con Fini; lo scandalo del G8 con un ministro, Scajola, costretto alle dimissioni (e si parla anche di altri ministri); la pasticciata legge sulle intercettazioni, su cui adesso, finalmente e provvidenzialmente, sembra essere in atto un supplemento di riflessione, per migliorarla ed eliminare ogni sospetto che si voglia favorire la casta o peggio ancora la criminalità più o meno organizzata. L’obiettivo deve essere solo quello di tutelare la privacy dei cittadini onesti e laboriosi, che hanno tutto il diritto costituzionalmente protetto di non essere spiati e di non finire sui giornali, con l’iniziativa maldestra di qualche giudice, ultimo esempio, quel magistrato di Trani scoperto mentre per telefono (ecco perché le intercettazioni sono utili) dava notizie riservate a un giornalista.
Si tratta di amare riflessioni, che portano a pensare che i governanti non si accorgono della realtà che li circonda. Operano come se fossero su un altro pianeta. La conclusione è – come è stato da più parti, amaramente osservato - che il cittadino diventa solo uno spettatore da adulare (quando va a votare), da zittire (quando chiede o vuole sapere), da prendere in giro (quando le promesse rimangono promesse).

 

 

21-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 14.06.2010-S.Antonio

Dobbiamo sempre ricordare che la spiritualità cristiana non è  per la passività, per il disimpegno, non è la spiritualità dell’assenteismo o della rassegnazione, ma la spiritualità della presa di coscienza, della responsabilità, della passione e della creatività, per cercare di risolvere i problemi, non in maniera utopistica, ma realistica. È la spiritualità delle scelte concrete e possibili, nell’ottica di scegliere sempre per il maggior bene o per il minor male . Quella cristiana è, in una parola, la spiritualità dell’incarnazione. In questo senso, non abbiamo condiviso, non condividiamo e non condivideremo mai la cultura dello sfascio di tutto e di tutti, la cultura della critica fine a se stessa, la cultura unicamente finalizzata alla demolizione di chi, pur con i suoi limiti, ha trovato il coraggio di volersi spendere in prima persona per la collettività, mettendoci la sua faccia,  cercando di adoperarsi con i propri talenti per il bene comune.

  A Favara non sono mai mancati e non mancano i problemi, ma non manca nemmeno, fortunatamente, un potenziale di bene, in tutti i versanti, che non  deve andare disperso o misconosciuto, ma incrementato e valorizzato, isolando senza tentennamenti quelli che seminano solo zizzania e discordie.

E in questo senso la festa del Patrono, celebrata ieri, ogni anno, - e quest’anno in particolare – deve offrire, e specialmente quest’anno,-mi auguro che  abbia già offerto - un’opportunità di riflessione. Se il tempo che stiamo vivendo è oggettivamente difficile, dobbiamo considerare che S. Antonio è vissuto anch’ egli in un tempo travagliato e problematico. Ma ecco un breve profilo di S. Antonio, il "Santo dei miracoli", come viene pensato nell'immaginario collettivo, per i numerosi prodigi legati al suo nome. Nato  a Lisbona nel 1195, battezzato col nome di Fernando, lo si voleva avviare alla carriera militare oppure a quella forense, per farne un alto magistrato. Ma Dio aveva altri progetti su quel giovinetto, nell'animo del quale si andava sempre più facendo strada il disprezzo di tutto quel mondo incentrato sullo sfarzo e  sul lusso, di tutto quel mondo delle corti nobiliari, incentrato sulla forza,  sul potere e sullo sfruttamento delle classi sociali più deboli. Per contro, avveniva nel suo animo una progressiva maturazione del sentimento religioso, in cui l'amore a Cristo - che aveva proclamato beati i poveri in spirito, beati i perseguitati, beati  gli affamati di giustizia - l’amore a Cristo esercitava un fascino potente e misterioso.  Nel 1221 si incontrò con  Francesco ad Assisi. Suo  seguace, divenne  predicatore instancabile  del Vangelo. Combatté le eresie, con un messaggio forte e convincente, che comunque tendeva sempre al rispetto delle convinzioni personali.

S. Antonio individuò  il segreto della perfezione nell'accordo tra la vita contemplativa e la vita attiva.  Il 1231 fu l'anno in cui la sua predicazione nella quaresima, toccò  vertici di incisiva intensità per i  forti contenuti sociali. Ma il 1231 è anche l’anno della sua morte, perché spirò all'Arcella, sobborgo di Padova, il 13 giugno 1231, ad appena 36 anni di età.

 Fu canonizzato l’anno successivo, il 30 maggio, a meno di un anno dalla morte, sulla spinta di una popolarità che si sarebbe allargata di epoca in epoca e che ha raggiunto la nostra Favara, che lo ha scelto come suo Patrono.

A vantaggio del suo carisma di taumaturgo,  risulta trascurato il suo impegno concreto per la soluzione dei problemi sociali più scottanti del suo tempo. Ed è l’aspetto, questo del suo impegno concreto, su cui invito a riflettere. Infatti egli  riuscì ad ottenere  dai magistrati di Padova la revoca dell'ordine di incarcerazione per i debitori insolventi, salvando così tantissimi  poveri dalla prigione e dal conseguente peggioramento delle già misere condizioni economiche. Un vero miracolo per quei tempi!

 Ancora, una piaga sociale di quel periodo storico era l'usura - e io mi chiedo e  chiedo a tutti i radioascoltatori :(solo di quel tempo!? - apriamo gli occhi a sufficienza su quello che avviene  anche oggi nella nostra Favara, o preferiamo non vedere e non sapere ?) - l’usura di allora, al tempo di S. Antonio, era davvero un grosso problema, perché strozzava senza pietà tanta gente, succhiava e succhia (se praticata) il sangue ai poveri, spingendoli alla disperazione e talvolta anche al suicidio. Contro l’usura S. Antonio ha prediche  infuocate. L’ impegno concreto di S. Antonio, per la soluzione dei problemi più gravi del suo tempo, ci sprona a vincere ogni forma di pigrizia e ci ricorda che l’impegno per la Città terrena, costituisce per ogni cristiano, una delle condizioni necessarie per il premio della Città celeste. Si avverte oggi l’esigenza, a tutti i livelli, di un impegno nuovo, di un cambiamento nella capacità di confronto e nella qualità di presenza, a livello individuale e nelle istituzioni; tutte condizioni per rendere più vivibile la Città e tutelare efficacemente la dignità della persona umana, trovando sempre punti di convergenza per operare bene a vantaggio del bene comune, all’interno del quale è legittimo che si trovino pure soluzioni per il bene dei singoli.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, Don Diego Acquisto cordialmente vi saluta  e, come al solito, anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

20-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 07.06.2010-Festa della Repubblica

 

Nei giorni scorsi è stata celebrata, con la dovuta solennità, una data storica per il popolo italiano,  un momento fondamentale della storia nazionale: il 2 giugno, giorno in cui il popolo italiano scelse la Repubblica.

L'anno era il  1946.  L'Italia usciva da un periodo di lutti e sofferenze. La guerra, la  seconda guerra mondiale era finita ma il paese doveva soffrire ancora molto. Il 9 maggio 1946, il Re d'Italia Vittorio Emanuele III di Savoia, consapevole del fatto di aver ormai compromesso definitivamente la sua reputazione, (sia per essersi compromesso con il fascismo sia per essere fuggito al momento de pericolo ... lasciando Roma indifesa, a discapito del motto "Avanti Savoia"), pensò bene di abdicare a favore del figlio Umberto II, a cui precedentemente aveva affidato solo la luogotenenza e che regnerà solo per 35 giorni.

Questa manovra infatti non servì comunque a salvare la monarchia e quando il 2 giugno 1946 si tenne il Referendum Istituzionale per decidere le sorti dell'Italia, vinse di misura la Repubblica (12.717.923 voti per la Repubblica contro 10.719.284 voti a favore della monarchia) e De Gasperi, leader della Democrazia Cristiana  fu incaricato di formare il governo. La sconfitta fu ovviamente mal digerita dal Re che non esitò inizialmente a parlare di brogli ma, alla fine abbandonò il territorio italiano. E così il 13 giugno dello stesso anno si trasferì a Cascais, presso Lisbona, assumendo il nome di Conte di Sarre.

Un periodo travagliato questo del maggio- giugno 1946, in cui si svolse una campagna elettorale rovente, per la scelta dei deputati all’Assemblea Costituente e contemporaneamente per il  Referendum istituzionale. Ed in questo periodo , esattamente il 16 maggio, a Favara, ricordiamo ci fu l’assassinio del primo sindaco, democraticamente eletto, (non con l’elezione diretta, come adesso), ma dal Consiglio comunale, (secondo le regole di allora, che sono durate comunque sino al 1992, quando si è passati all’elezione diretta; e, per inciso diciamo che l’attuale sindaco di Favara Domenico Russello è il quarto sindaco eletto direttamente dal popolo, con tutto quello che questo comporta, in termini di stabilità amministrativa). Il Sindaco, prima veniva eletto dal Consiglio Comunale e durava in carica sino a quando godeva della fiducia del Consiglio; così in una legislatura si avvicendavano anche quattro e più sindaci con tutte le conseguenze che questo comportava.  Il primo Sindaco  del dopoguerra, Gaetano Guarino, fu assassinato la sera del 16 maggio, in via Vittorio Emanuele, all’angolo di Vicolo della Musica, dove nel 2006, 60° dell’assassinio, dal sindaco Lorenzo Airò, è stata collocata una lapide e dove anche quest’anno, 64° anniversario è stato ricordato il suo martirio, un sacrificio sull’altare della correttezza e dell’onestà.

Ma ritorniamo alla data del 2 giugno, un momento fondamentale della storia nazionale, in cui il popolo italiano scelse la Repubblica. Una scelta maturata al termine di un lungo percorso affrontato dal nostro Paese per raggiungere quella democrazia tanto cercata e desiderata sin dal Risorgimento, attraverso eventi tragici e dolorosi. Le celebrazioni di quest’anno hanno assunto particolare significato, nell’ambito delle manifestazioni per il 150° anniversario dell’unità nazionale. E il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel messaggio inviato ai Prefetti d’Italia,  ha rinnovato l’auspicio che da parte delle classi dirigenti vi sia un modo nuovo di interpretare la responsabilità pubblica, come contributo per riaffermare, le ragioni dell’unità e dell’indivisibilità della Repubblica.

Il Paese – ha sottolineato il Presidente – ha bisogno di una buona Amministrazione che venga percepita nella sua capacità di dare risposte concrete alle esigenze e alle aspettative più avvertite dalle popolazioni". E la Festa della Repubblica Italiana, dopo qualche incertezza,  è diventata  motivo di riflessione su valori che devono favorire la coesione sociale. Come è stato giustamente ribadito, il 2 giugno  si festeggia quindi la nascita della nazione, in maniera analoga a  quello che si fa in Francia il 14 luglio che ricorda l’anniversario della Presa della Bastiglia e al 4 luglio negli Stati Uniti,  in ricordo del 1776  quando a Filadelfia  venne firmata la dichiarazione d’indipendenza.

E, in tema di commemorazioni, ricordiamo che  anche la  Sicilia ha festeggiato, lo scorso 15 maggio, il 64° del proprio tra Statuto, cioè del particolare stato giuridico, che ha ottenuto, cioè l’autonomia, il 15 maggio 1946, quando re Umberto II°, - l’Italia , come detto, ancora era una monarchia -  firmava il decreto legislativo sulla istituzione dello Statuto Autonomo della Regione Siciliana. Statuto di autonomia che avrebbe dovuto risolvere definitivamente i gravi problemi socio-economici in cui versava la Sicilia, anche  a seguito alla proclamazione dell’Unità d’Italia avvenuta il 17 marzo 1861. Diciamo avrebbe dovuto, perché di fatto questo, per motivi vari non è avvenuto, ed ancora  la Sicilia si trova abbondantemente distanziata dal resto dell’Italia: la questione meridionale è ancora ben lungi dall’essere risolta, quando bussa alle porte il federalismo, che, a seconda come  verrà attuato, potrà ulteriormente penalizzare la nostra regione.

 

 

 

19-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 31.05.2010 – Situazione amministrativa di Favara

 

Sulla situazione amministrativa di Favara, le notizie attinte da Radio Cavour, la radio “popolare”, - si fa per dire - cioè le voci che circolano nella piazza più importante di Favara, luogo di ritrovo dei meno giovani, dove  ci sono diversi saloni da barba e diversi bar, e dove solitamente bivaccano per passare il tempo, assieme ad alcuni politici,  anche pseudo-politici e politicanti di bassa lega, le voci che sono circolate e forse ancora circolano, si riferiscono a presunti dissapori di alcune forze politiche della maggioranza e quindi di alcuni  assessori. Queste voci, non ufficiali, che anzi sono state ufficialmente smentite dal primo cittadino, sono state  riferite da alcuni organi di informazione, che hanno parlato di quello che si vociferava in piazza, cioè di una certa situazione confusa ed incerta, che forse si vorrebbe creare ed alimentare, - a detta dei cronisti - creare o comunque alimentare da parte  di alcuni più o meno (forse più meno che più) responsabili  politici, responsabili di alcuni di quei partiti, - precisiamo - che pure, appena due mesi fa, nella seconda metà dello scorso marzo, dopo oltre cinque mesi di riflessione, finalmente, avevano risposto all’invito del Sindaco Russello ed avevano indicato i nomi degli assessori, per la costituzione dell’auspicata Giunta politica.

Ma a parte il fatto che, a  quanto pare la notizia, non è risultata vera e comunque è apparsa subito, da parte degli attori di piazza, un po’ gonfiata, la nostra opinione è che se ci fosse anche solo qualche fondamento di verità, al di là di un legittimo confronto e di una leale e corretta dialettica politica, la notizia, avrebbe dell’assurdo e dell’incredibile. Dell’assurdo perché non è nella nostra più sana cultura siciliana  il tradimento, - per dirla con Antonio Russello -, che dice che Gesù non ha scelto la Sicilia per la sua incarnazione, perché sarebbe stato “impossibile, in Sicilia, trovare un Giuda”. Nel caso concreto il tradimento sarebbe verso la città. La notizia avrebbe pure dell’incredibile, perché Favara, specialmente in questa momento e con la concreta situazione che sta vivendo, di tutto ha bisogno tranne che di una farsa, di una politica poco seria, di una politica che nega il giorno dopo quello che ha deciso il giorno prima. Non si può concettualmente concepire che, a poco più di due mesi di distanza, quando, da parte della Giunta, dopo un minimo di due mesi di assestamento, quando si deve passare al dunque, perché arriva il tempo di affrontare concretamente i problemi sul tappeto,  con la necessaria determinazione ed autorevolezza, ecco che l’insorgere di taluni atteggiamenti incomprensibili rischia di vanificare tutto.

 La lotta politica anche personale, la più aspra, va veramente oltre il limite consentito. Nessuno riuscirebbe a comprendere e, credo, che, nel caso fosse vero, nemmeno gli interessati, forse  riuscirebbero mai, a spiegare credibilmente all’opinione pubblica il loro comportamento.

 

Dovunque, il momento politico è sicuramente non facile, a livello, nazionale, regionale e provinciale, mentre contemporaneamente sul piano amministrativo, anche dalle città vicine, non arrivano esempi esaltanti; la cronaca riferisce continuamente di situazioni ingarbugliate o addirittura paradossali; vedi per es. Licata e non solo. Ma questo non può autorizzare che a Favara non si operi per il bene della collettività anzitutto, mettendo insieme impegno e buona volontà.

Superare le difficoltà, da mettere sempre nel conto, non dovrebbe essere estremamente difficile, soprattutto a Favara, dopo quello che è successo e come si sono svolti gli eventi, se subito si pensa al bene comune e della città, accogliendo  (perché no ?) gli stimoli culturali ,  anche recenti che sulla collettività sono stati largamente diffusi con la celebrazione della giornata della legalità e con il recente, interessantissimo convegno sullo scrittore siculo-veneto, ma favarese doc, Antonio Russello.

 Stimoli culturali che vengono positivamente  accolti da tanti giovani e dal grosso della popolazione, ma che, purtroppo, troppo spesso vengono snobbati o addirittura  sembrano non scalfire minimamente – (se alcuni atteggiamenti dovessero risultare esse veri e continuare), - i responsabili politici locali, ai quali la fiducia popolare  ha delegato la gestione amministrativa della città.

 Favara, con i suoi problemi, specie dopo la  tragedia del 23 gennaio scorso, deve trovare la sua via, il suo sano orgoglio, la sua necessaria coesione sociale, senza aspettare chissà quale soluzione dall’alto e chissà quale messia politico-amministrativo. Favara deve sapere alzare concordemente la voce, e dopo aver compiuto i propri doveri, reclamare i propri diritti ed avviare a soluzione i propri veri problemi. Nessuno si può legittimamente permettere di  mortificare la città. Anche per questo  qualcuno griderebbe…”un giorno ci sarà il giudizio di Dio”.

Antonio Russello, nel suo romanzo “La grande sete” parla dell’assassinio del giusto, il commissario Righi, che si consuma alla presenza della moglie, al cospetto degli agrigentini, che non gridano il loro dolore.

Una metafora che esprime la visione generale che Russello  traccia della Sicilia, e sicuramente, di Favara: una città, a suo giudizio, pressoché immobile, impermeabile, che lampedusianamente sembra destinata a non  volere sperimentare mai la dolcezza della redenzione, con un deciso salto positivo di qualità nello stile di vita.

Russello vuole condannare e condanna questo tipo di atteggiamenti siculo-favaresi.

A tutti  noi, ognuno nel suo ruolo e per la sua parte, l’onore e  la responsabilità di un positivo cambiamento.

 

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di radio Favara 101 vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

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16-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 10.05.2010

Le celebrazioni per l'Unità d'Italia

 

 Fermento  ed attesa per le cerimonie  dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che andranno avanti per tutto il 2011. In questi giorni, intanto,  si ricorda il 150°  della gloriosa impresa dei Mille, che interessò la Sicilia ed il Meridione d’Italia, cioè l’allora Regno delle Due Sicilie, dove a re Ferdinando II di Borbone, nel 1859 era successo il giovane figlio Francesco II  (Franceschiello, come era chiamato dal popolo napoletano), giovane appunto ed inesperto, quando si annunciavano  grandi trasformazioni ed egli anziché capire i chiari segni dei tempi, continuò ottusamente a seguire la politica reazionaria del padre. Ma andiamo alla spedizione dei Mille, che viene ricordata in questi giorni, a 150 anni esatti di distanza.

All’alba del 6 maggio del 1860, 1089 volontari, di ogni parte d’Italia, sotto la guida di Garibaldi, salparono da QUARTO presso Genova, alla conquista di un Regno, per l’appunto quello delle Due Sicilie, difeso da 120.000 uomini. Se ne sono dette  e scritte e se ne dicono ancora di cotte e di crude. Perché ancora dopo 150  anni , appare inspiegabile come 1089 volontari male armati, anche se guidati però  da un genio militare come  Garibaldi, abbiano innescato un processo militare e politico che portò alla conquista della Sicilia in appena 77 giorni, nonostante fosse presidiata da decine di migliaia di soldati borbonici. Si è detto e si è scritto di tutto. Che i generali di Francesco II fossero stati comprati; che l’Inghilterra avesse avuto un ruolo determinante nella buona riuscita dell’impresa; che fosse intervenuta in forze la massoneria per abbattere il baluardo papista – cosi veniva detta la Sicilia - e conservatore del Mezzogiorno d’Italia.  Nessun documento. «Nulla di tutto questo», dice, deciso, qualche studioso.

Una serie di circostanze favorevoli determinò il buon fine dell’impresa. Altro che i complotti e le mitologie richiamate dai filo borbonici. Il Regno delle Due Sicilie era in disfacimento e l’Isola rappresentava per i Borboni una spina nel fianco. C’erano fortissime spinte autonomistiche da parte della nobiltà, spinte che poi confluirono nel disegno unitario. La Sicilia era in permanente subbuglio antiborbonico, come dimostrano le rivolte del 1812, del 1820, del 1848 e del 1860; rivolte sempre represse dai re borboni di Napoli con ferocia estrema. Tutti aspettavano l’arrivo di Garibaldi, che sbarcò a Marsala (l’11 maggio, 150 come domani), dopo il Proclama di Salemi del 12 maggio, in cui Garibaldi dichiarava a siciliani di assumere la dittatura dell'isola in nome di Vittorio Emanuele II,  e soprattutto lo appoggiarono in ogni modo,  dopo la vittoriosa battaglia di Calatafimi del 15 maggio dove morirono 78 volontari. 

Garibaldi seppe sfruttare in modo magistrale e modernissimo l’aiuto delle squadre e della popolazione siciliane. Una specie di guerra psicologica nei confronti delle truppe borboniche comandate da generali imbelli.

Questa in estrema sintesi la gloriosa impresa dei Mille, che viene ricordata proprio in questi giorni, come inizio del 150° dell’unità d’Italia, che viene proclamata il 17 marzo del 1861 e che quindi sarà festeggiata come festa nazionale il prossimo 17 marzo 2011.

Con quale spirito deve essere ricordata questa ricorrenza, in tutto quest’anno ? Dalla nostra emittente vogliamo esortare a viverla, cos’ come ci ha esortato farlo il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, che ha tenuto a ribadire, in contrasto con qualche voce stonata, proveniente da un certo ambiente politico che tutte le iniziative comprese nel «sobrio» programma per celebrare il 150° dell'Unità d'Italia «non sono tempo perso e denaro sprecato, ma fanno tutt'uno con l'impegno a lavorare per la soluzione dei problemi oggi aperti dinanzi a noi».«Un impegno - ha aggiunto – che si nutre di un più forte senso dell'Italia e dell'essere italiani, di un rinnovato senso della missione per il futuro della nazione».

Insomma , la ricorrenza deve spingere tutti in ogni lembo d’Italia, da Pordenone a Lampedusa. E quindi  anche a Favara aggiungiamo noi , a lavorare insieme per costruire il bene comune.

"L'indifferenza verso le istituzioni è una mancanza grave e crescente, e prelude alle più varie forme di frattura nel Paese". La denuncia, in questo senso viene dal presidente della Cei, Card. Angelo Bagnasco, in un discorso tenuto , nei giorni scorsi  a Genova in apertura di uno degli incontri preparatori della prossima Settimana Sociale dei cattolici italiani, che si terrà in ottobre a Reggio Calabria. In proposito Bagnasco, che è stato ordinario militare, ha confidato che : "da vescovo ha vissuto episodi drammatici,  come durante la tragedia di Nassirija, o anche durante le recenti calamità naturali che hanno segnato alcuni regioni d'Italia. "Il nostro popolo, specialmente la gente semplice che tira la vita, sa sempre – ha sottolineato - quando è in gioco la causa comune, il bene comune". Bisogna crescere  nella consapevolezza del valore umano e civile delle istituzioni, politiche, economiche, e perché no ? anche familiari. La "ricorrenza per i 150 anni dell'Unità d'Italia deve trasformarsi in una felice occasione per un nuovo impegno, un nuovo innamoramento del nostro essere italiani". "Se sapremo cogliere in modo adeguato questo appuntamento, che cade proprio in un momento in cui anche il nostro Paese è alle prese con dure prove – ha detto sempre Bagnasco - renderemo un dono a tutti quegli uomini e quelle donne, quelle famiglie e quelle associazioni, quelle istituzioni che si stanno spendendo per la ripresa". La storia di questi 150 anni di unità politica d'Italia "testimonia  che è possibile perseguire e conseguire accordi che, per lunghi periodi, consentono una convivenza civile di grande qualità”.

 

 

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Editoriale di Radio Favara 101- lunedì 26.04.2010

Sulla scena a Favara, il 23 e 24 aprile, 

l’Associazione Giò ’90 S. Vito

 

Due rappresentazioni  a Favara, di una brillante commedia in tre atti, “Mi faresti un piacere ?” di Daniele Nutini,  nella grande Sala del Teatro S. Francesco, da parte dell’Associazione “Giò ’90  S. Vito”, che così festeggia i primi venti anni di vita e di attività. Un’associazione nata all’ombra del campanile, per decisione  del Consiglio Pastorale Parrocchiale, formalmente, nel 1990; ma già con alle spalle alcuni anni di positive manifestazioni teatrali in ambito parrocchiale e che, con la formale costituzione, sotto la presidenza del Parroco-pro tempore di S. Vito, ha deciso  di aprirsi a tutti i talenti della città.

Il soggetto quest’anno scelto, in linea con le tematiche dei venti anni precedenti, è quello della satira di costume, che, tra tante risate, porta gli spettatori alla riflessione  su problemi importantissimi, come i valori fondanti della famiglia, che non sono destinati affatto a tramontare e che però una certa cultura pseudo-moderna si ostina a  chiamare “tradizionali”, con la carica di negatività che a questo aggettivo si vuole dare.  Nella commedia scelta per la rappresentazione, l’autore, il fiorentino Nutini, si diverte e fa divertire, nel mettere in risalto le ignobili ed assurde complicazioni che  derivano da un comportamento di leggerezza e di  infedeltà coniugale. Infatti il sottotitolo della commedia rappresentata è “Maledetto il giorno che ho fatto le corna a mia moglie”.

Una commedia divertente, con battute fulminanti e ritmi serrati, ambientata a Firenze, tra gli anni ’50  e  ’60, in cui Dino Patti, regista e attore, da par suo  interpreta la storia di Roberto Galletti, ricco possidente che vive di rendita e che subisce una condanna in contumacia ad un mese di carcere, per avere schiaffeggiato un maresciallo dei carabinieri al cinema,  dove si era recato di nascosto con Cornelia Mariti, la sua amante, abbigliata sempre come si conviene in questo ruolo, interpretato brillantemente da Sonia Vetro Marianello.

Per evitare che la propria moglie, Sara , (interpretata in maniera davvero originale da Lilia Alba), venga a conoscenza di quanto avvenuto al cinema di Firenze,Roberto, con una serie di imbrogli e falsificazione di documenti, riesce   farsi sostituire in prigione da un amico squattrinato, Giorgio Panzanella, (interpretato bene da Carmelo Sutera Sardo), mentre lui se ne va in vacanza con la famiglia: la moglie Sara, la zia Olga  (sulla scena la brava Liliana Muscarà), la sorella Emma ( la promettente Lucia Vinciguerra) sempre gentile ed educata, rispettosa del fratello Roberto, quale capo famiglia, vista la mancanza dei genitori; giovane Emma  fidanzata di Simone, figura grottesca di bambinone (sulla scena,l’impareggiabile Antonio Castronovo).

Ma la vicenda si complica maledettamente, perché l’amico Panzanella ne combina di tutti i colori e l’intreccio che si crea tra i vari personaggi diventa un carosello, degno della terra di Pirandello, per lo scambio di identità di persone e per il proliferare di equivoci, a effetto domino. A rendere più comica la situazione contribuiscono tante divertenti macchiette, la più esilarante delle quali è sicuramente quella di Libero Mai ( interpretato da Lillo Montaperto, assieme all’attore-regista Dino Patti, uno degli elementi portanti dell’Associazione Giò ’90 S. Vito, quasi fin dalla sua costituzione, direttore artistico della compagnia teatrale, e, da poco più di un mese, assessore comunale alla Cultura ed alla  P. I.,  alla Sanità, con la pesante delega di vice –Sindaco). Ma Libero Mai, non è l’unica macchietta, perché non è da meno il nonno, Vittorio Galletti, (sulla scena Carmelo Schembri, nel cui ruolo si è perfettamente identificato) vecchio e disabile in carrozzella,  sempre morbosamente e patologicamente attratto dalle belle giovani donne, come la cameriera di casa Galletti,  Rosetta, appassionata di fotoromanzi che si diverte a provocare un po’ maliziosamente il vecchio Vittorio, anche se poi a parole  protesta; (ruolo questo di scaltra e discreta provocatrice, interpretato superbamente da Rosetta Azzaretto).

Non manca infine la figura di un eccentrico personaggio, a cui pensa di rivolgersi per il suo matrimonio il povero Simone,  il mago Alfredo Leggimano (interpretato dal giovane Antonio Di Noto,  che ha superato positivamente la  sua prima esperienza sulla scena). Così come positivamente deve essere giudicata, a sentire i commenti del pubblico, - (tra cui il Sindaco Russello ed il Tenente di Favara Treleani), -  della prima serata, la prima volta di nuovi promettenti talenti : i giovani Salvatore Chiarenza  che interpreta la figura dell’avvocato Francesco Toga e Stefano Arnone nei panni del magistrato Giusto Pazienza.

Una commedia davvero interessante, per le riflessioni che, tra le tantissime risate, suscita su temi importantissimi come la famiglia, la giustizia, e – per sintetizzare -  il buon senso,  che dovrebbe sempre accompagnare il comportamento umano, se improntato a senso di responsabilità.

 

14-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 19.04.2010

Il delicatissimo tema della pedofilia

 

«Piena ed affettuosa solidarietà» a Papa Benedetto, (che qualche giorno fa ha ricevuto da molti, tra cui le più alte autorità della nostra Repubblica, gli auguri per il suo 83° genetliaco ed oggi, ricorrenza del 5° anniversario dell’inizio del suo servizio come Pontefice, riceve tanti consensi per il suo impareggiabile e saggio magistero). Ad esprimere nei giorni scorsi, «Piena ed affettuosa solidarietà», è stata la Cei, nel comunicato finale dell’ultimo Consiglio permanente, nel quale si diceva che l’episcopato italiano, «si stringe intorno a Pietro, grato per la cristallina testimonianza di fede e l’appassionato magistero». «Lo sgomento, il senso di tradimento e il rimorso per ciò che è stato compiuto da alcuni ministri della Chiesa – si leggeva sempre nello stesso comunicato a proposito dei recenti episodi di pedofilia - spiegano l’atteggiamento fermo e illuminato di Benedetto XVI che, senza lasciare margini di incertezza né indulgere a minimizzazioni, invita la comunità ecclesiale ad accertare la verità dei fatti, assumendo nel caso i provvedimenti necessari».

In proposito, i vescovi hanno voluto espressamente riaffermare «la vicinanza alle vittime di abusi e alle loro famiglie, parte vulnerata e offesa della Chiesa stessa», concordando sul fatto che «il rigore e la trasparenza nell’applicazione delle norme processuali e penali canoniche sono la strada maestra nella ricerca della verità e non si oppongono, ma anzi convergono, con una leale collaborazione con le autorità dello Stato, a cui compete accertare la consistenza dei fatti denunciati». Di qui il proposito di una più accurata selezione dei candidati al sacerdozio, «vagliandone - dicono testualmente -  la maturità umana e affettiva oltre che spirituale e pastorale».

Per sintetizzare, diciamo che, in tutte le prese di posizione dei più autorevoli rappresentanti del Magistero della Chiesa, la pedofilia è definita e vista, non solo come «un crimine odioso, ma anche peccato scandalosamente grave che tradisce il patto di fiducia inscritto nel rapporto educativo».

 

 Ma detto questo, per l’onestà intellettuale, che è – e deve essere - un valore per tutti, credenti e non, laici, laicisti e non, proprio per tutti, bisogna subito puntualizzare che, il peccato di alcuni non cancella l’abnegazione di cui danno prova tantissimi altri sacerdoti, della cui abnegazione hanno fato in passato e tuttora fanno esperienza quotidiana tante persone e tante comunità, stimolate continuamente a un innovato impegno nel campo dell’educazione. In questo, costituendo spesso l’unico punto di riferimento in  non pochi contesti sociali negativi e disorientati.

E nel Corriere della Sera, giornale che viene normalmente giudicato come uno dei più grandi ed autorevoli quotidiani italiani, proprio in questi giorni, ci ha fatto piacere leggere un editoriale del suo direttore, dal titolo “Una difesa laica del Papa”. In questo editoriale, fuori dal coro, con un anticonformismo, che, in questo momento, non è proprio di moda,  si fa notare che, all'origine dell'aggressione cui , in questi giorni, sono sottoposti la Chiesa, e lo stesso Papa Benedetto XVI, sul tema della pedofilia in ambito ecclesiale, ci sono “pregiudizi  razionalisti e una cultura di violenza giacobina, entrambi estranei alla cultura autenticamente laica. E  si dice che “alla Chiesa, che, per nativa vocazione, condanna il peccato e perdona il peccatore pentito, non si può chiedere  di rinunciare a uno spazio autonomo di analisi e di giudizio, che è tutt'altra cosa dalla pretesa di sottrarre i propri membri all'imperio della legge. Lo Stato e la Chiesa hanno missioni diverse e la pretesa di cancellare questa feconda differenza danneggerebbe entrambi”. E ancora, con grande chiarezza: La distinzione fra peccato e reato è parte integrante della nostra cultura e della nostra civiltà, alla quale non possiamo rinunciare.” Essa sanziona la differenza, e la distanza, fra lo Stato democratico-liberale, fondato sui diritti e le garanzie individuali, e lo Stato teocratico: un ordinamento oppressivo che, come hanno tragicamente provato i totalitarismi anche di un recente passato, non s’identifica solo nel connubio fra trono e altare, ma, anche e soprattutto, nell’illusione razionalista e nel tentativo volontaristico di cambiare, con mezzi coercitivi, la natura dell’uomo. Di fronte allo spettacolo inquietante cui stiamo assistendo, stupisce, infine, la grande quantità di spettatori che rimangono silenti in un’apparente indifferenza. Come se la stessa nostra democrazia liberale non fosse debitrice del messaggio cristiano che ha posto al centro la sacralità e l’inviolabilità della persona”. Ci  sembrano davvero parole sagge, oggettive e coraggiose, queste del direttore del Corriere della Sera. Perché al di là del diritto all’informazione, legittimo e democratico, non possiamo che constatare con tristezza, che numerosi mass media nel nostro Paese (e in Occidente in generale) trattano il delicatissimo tema della pedofilia con parzialità, scarsa conoscenza o addirittura – cosa veramente ignobile – con malcelata, viva soddisfazione.

E, chiuso questo triste capitolo, per ritornare al comunicato dell’ultimo consiglio  permanente della CEI, concludiamo col dire che sono stati , ancora una volta ricordati quelli che per i veri cattolici sono valori non negoziabili che sono: «la dignità della persona umana, l’indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale; la libertà religiosa, educativa e scolastica; la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna».

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

 

Radio Favara 101– lunedì 12.04.2010

Messaggio dell’arcivescovo don Franco e dell’arciprete don Mimmo.

La riflessione di Maria Grazia Brandara

 

Ed ecco a risentirci, subito dopo l’ottava di Pasqua, per riprendere subito, il messaggio che è stato dato, in alcune omelie particolarmente significative, il Venerdì Santo, proprio prima della celebrazione della gioia della Risurrezione. Il messaggio forte del nostro Arcivescovo don Franco, che, parlando ad Agrigento, ha fatto riferimento proprio a Favara, ed il messaggio non meno forte,  di don Mimmo Zambito, arciprete di Favara alla Città.

L'arcivescovo Montenegro, Don Franco, - come preferisce farsi chiamare - ha parlato  in piazza Municipio ad Agrigento, davanti l'urna di Gesù Morto ed il simulacro di Maria  SS. Addolorata. Con  la sua solita schiettezza, al centro del messaggio, ha messo le  tante piaghe della società agrigentina: la sofferenza, il centro storico, la mafia, l'estorsione, i giovani, l'alcol, la droga, il futuro incerto. Tutto in forma di preghiera, ricordando la tragedia del 23 gennaio scorso a Favara, tragedia costata la vita alle sorelline Bellavia,  nel crollo della loro abitazione.

Don Franco, riferendosi alla tragica vicenda di Marianna e Chiara Pia Bellavia, ha parlato di vittime della burocrazia «schiacciate dalle inadempienze burocratiche. Non capisco - ha detto - perché oggi si debba morire per questo. Tutti ci sentiamo colpiti da questo lutto. Noi cristiani, in modo particolare, oltre che sentirci privati della presenza delle due sorelle, che appartenevano alla nostra comunità, ed essere vicini con la preghiera, ci sentiamo interrogati e provocati dalla loro morte e da questa disgrazia. Noi per auto-giustificarci abbiamo puntato il dito contro di Te Signore, dandoti la colpa della tragedia di Favara. Siamo bravi a storpiare. Perdonaci».

L'Arcivescovo ha voluto dedicare attenzione agli ultimi. Infatti ha ancora  detto don Franco, riferendosi proprio a Favara «Fa male –- scoprire che in una società civile che si definisce solidale e cristiana ci siano persone chiamate "linticchieddri", il cui destino è di essere sempre scartate, evitate come se fossero figli di un Dio minore, come fossero meno fratelli tuoi di noi. Stranieri - ha proseguito - non solo coloro che vengono da terre lontane e che hanno il colore della pelle diverso dal nostro. Stranieri sono anche i cittadini della nostra stessa città».

Ancora, mons. Montenegro ha "gridato": «Dovrei parlarti Signore,- e la mia gente lo chiede - di mafia sempre attiva, di lavoro sempre più mancante e di lavoro nero, di disoccupazione, di agricoltura in crisi, dei giovani drogati e già alcolizzati, privi di un futuro certo, di acqua che manca, di bollette impossibili e di altri pesanti problemi che feriscono questa terra. ».

(Ed a proposito di bollette, voglio fare in’incidentale: pare che siano partite per le famiglie favaresi, bollette del secolo scorso, della prima metà degli anni ’90, bollette relative all’acqua, dopo oltre 15 anni. Una richiesta che ci sembra veramente assurda…forse solo propria di Favara…dove, soprattutto, per la povera gente e comunque per tutti, specie in questo momento non mancano proprio altri problemi…perché ? …e se dopo 15 anni anche le bollette pagate non si trovano più ?...ci voleva propria anche questa ?...)

In tutto questo, ce n’è veramente abbastanza per meditare e riflettere. Nell’omelia, don Franco ha richiamato tutte le devianze di una società che si fa sempre meno cristiana e sempre più pagana.

Come è stato rilevato in qualche autorevole commento pubblico, riportato dalla stampa, - (per la cronaca in un intervento di Maria Grazia Brandara) tutti i richiami dell’Arcivescovo, fatti nel giorno di sofferenza più emblematico dell’anno, cioè il “Venerdì Santo”, “attendono non il solito silenzio dei richiamati  ma la risposta attiva conseguente all’accettazione di quel richiamo, cosa che ogni anno non accade!”…perché si fa acutamente osservare, che “la questione non è religiosa – o aggiungiamo noi non è religiosa soltanto -  perché ,- come la responsabilità, anche - la spiritualità è individuale e anche se nella Chiesa tutti diventiamo comunità,  è poi nella società che ognuno diventa Abele o Caino”.

“E’ un tempo tormentato questo presente, con la malattia dell’anima e con la crudeltà sociale, dal cui labirinto non riusciamo ad uscire o non vogliamo uscire”. Così Maria Grazia Brandara, ex sindaco di Naro, persona attenta e riflessiva, al cui messaggio volentieri ci associamo, nella speranza di provocare una salutare reazione, in noi ed in quanti questo messaggio vorranno raccogliere.

L´arciprete Mimmo Zambito, nell'omelia finale del Venerdì Santo, applicando a Favara, il passo del Vangelo della donna adultera, ha ricordato l’ammonimento di Gesù «Chi non ha peccato scagli la prima pietra”,ed  ha ripetutamente detto: “Opponiamoci alla lapidazione della città”. “Basta gettare pietre su qualcuno o su una parte della popolazione, opponiamoci alla lapidazione delle leggi, delle istituzioni: opponiamoci all'indurimento del cuore”. Non ha mancato di fare riferimento  all'uccisione a Favara del giovane commerciante di legname di Serradifalco e al crollo della casa di via del Carmine del  23 gennaio scorso. E in questo scenario di avvenimenti successi, Don Mimmo ha richiamato tutti alla comunione, alla coesione sociale,  senza divisioni di sorta, senza separazioni, senza frange strumentali di contestazione inopportuna, senza fazioni e frizioni, insomma senza contrapposizioni, sterili, infruttuose e controproducenti, se non addirittura veramente dannose per il tessuto sociale favarese. Tessuto sociale che tutti, - voglio augurarmi, non solo a parole - vogliamo sicuramente migliorare.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

 

 

11-Editoriale di Radio Favara 101- lunedì

 

 22.03.2010

-34 anni di vita e di attività di RF 101

-Ricordo dei soci fondatori scomparsi

-Linea editoriale dell’emittente.  

 

Sabato scorso 20 marzo, Radio Favara 101 ha compiuto il compleanno ed ha completato 34 anni di vita e di attività; 34 anni a servizio del territorio. Prima radio della provincia e quindi madre di tutte le emittenti radiofoniche del territorio agrigentino, ha operato sempre in uno stile di discrezione, festeggiando sempre, in modo assai sobrio, solo alcune date, l’ultima delle quali è stata quella del ventennio, nel marzo del 1996. Adesso gli anni compiuti sono ben 34 ed anzitutto il pensiero va ai soci fondatori, a quelli ancora viventi (che ringraziamo ma non nominiamo, sia per lo stile consueto di discrezione…sia, per paura di dimenticarne qualcuno), mentre, soprattutto, vogliamo ringraziare quelli che non sono più in vita. E si tratta di laici di grande valore culturale e grande spessore umano, come Lillo Lentini. Eugenio Celani e Peppe Casà. Ed accanto a loro, alla base della loro matura formazione laicale, due grandi figure di Frati Francescani, P. Francesco Schifano e P. Pacifico Nicosia, stimatissime figure di uomini, di sacerdoti e di frati, che hanno profondamente inciso nel territorio favarese con quella semplicità francescana, ricca di fascino e di valori. Il Convento S. Antonio di Favara, dove è nata e dove ancora si trovano gli studi di RF 101, è stata la culla di formazione ed il punto di riferimento valido, nel travaglio che Favara ha vissuto a metà degli anni ’70, in conseguenza delle idee innovative del Vaticano II e, ancora di più del rivoluzionario clima culturale post-sessantottino. E noi onorati e gravati da così illustri predecessori, e dall’ambiente in cui operiamo, senza minimamente volere rivendicare meriti non dovuti – ci sentiamo di dire con serena obiettività, che questa emittente, nei suoi 34 anni di attività ha sicuramente contribuito alla crescita culturale del tessuto sociale favarese, allargando gradualmente il suo raggio di ascolto e conquistando sempre nuove fasce di radiascoltatrici e radioascoltatori, resistendo, - ci sembra con successo - alle difficoltà con cui tutte le radio hanno dovuto confrontarsi nei riguardi di mamma TV negli ultimi anni e restando validamente presente nel panorama degli ascolti e della comunicazione del territorio agrigentino.

Il glorioso passato di servizio svolto, la gratitudine verso quanti hanno avuto intuito e lungimiranza, sprona tutti gli attuali operatori dei vari settori e programmi, a continuare nell’impegno, valorizzando l’esperienza accumulata e con la volontà decisa e ferma di continuare nel servizio di promozione culturale. L’impegno sarà sempre quello di evitare un giornalismo basato sul sensazionale o sulla enfatizzazione delle notizie specie se negative, e come sempre, di evitare assolutamente il gossip, continuando in quello stile di moderazione, di discrezione e di efficacia che le nostre radioascoltatrici ed i nostri radioascoltatori conoscono bene. Rubriche di intrattenimento musicale, notiziari, interventi di carattere religioso e culturale, spazio alle associazioni di volontariato. E, a proposito colgo volentieri l’occasione per invitare i vari responsabili delle associazioni di volontariato ad utilizzare questa nostra emittente per far conoscere le loro iniziative, servendosi e collaborando con i volontari che operano nel settore dell’informazione di questa nostra emittente…e tra volontari, il dialogo è tra pari..; ogni settimana, il lunedì va in onda la voce del direttore, che vuole offrire stimoli di riflessione su argomenti vari, con particolare attenzione ai problemi del territorio e di Favara in particolare, magari con una certa attenzione ai fatti ecclesiali, talvolta disinvoltamente trascurati da grandi mezzi di comunicazione di oggi.

Perché davvero restano sconosciuti ai più tanti fatti significativi, che, se vogliamo, sono magari di routine , ma che, al di là di tutte le chiacchiere inutili e spesso anche solo dannose, sono gli unici che riescono ad accendere una luce ed a portare una parola di speranza in ambienti di degrado e di disperazione.

Ci sono gruppi di volontari, ecclesiastici e laici, che, sotto qualsiasi sigla operino, nella nostra provincia e nella nostra Favara, riescono ad arrivare là dove nessun servizio predisposto dalla comunità civile arriva o potrebbe arrivare. Persone giovani e meno giovani, che seguono categorie particolari di anziani, di diversamente abili, uomini e donne in difficoltà.

Ci sono tante persone immerse nell’anonimato, che svolgono un’opera preziosissima di servizio sociale, non per uno scopo di lucro, ma unicamente perché nel fratello o nella sorella sofferente, se credenti, vedono l’immagine stessa di Dio e altri che magari, pur senza porsi il problema di Dio, fanno lo stesso servizio, e che sono quindi sulla strada giusta, perché come dice la Bibbia, "la gloria di Dio è l’uomo vivente".

E poi, perché non dirlo, da questa nostra emittente, vogliamo stimolare ad agire alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, se necessario, fustigando anche con energia amministratori ed amministrati, ma sempre e solo per favorire il bene comune, che deve essere posto al di sopra degli interessi personali o di parte.

E noi siamo fermamente convinti che tante polemiche si potranno evitare e si potrà tendere veramente al bene comune, se il Vangelo sarà adattato, con spirito di coerenza e di creatività, alle situazioni concrete, senza escludere la politica, che anzi deve essere davvero evangelizzata e sempre più recuperare il vero senso di servizio alla polis, alla città. E proprio per la nostra Favara, che vede, proprio in questi giorni, una nuova Giunta di Governo, iniziare il suo servizio alla città in questo momento non difficile ma difficilissimo, ci viene di ricordare, a proposito di talune voci non proprio edificanti di questi giorni, - voci che – ci sembra - in maniera preconcetta esprimono giudizi negativi su tutto e su tutti - la definizione della democrazia del famoso uomo politico inglese WINSTON CHURCHILL : "La democrazia è il peggiore sistema di governo che esista, ma sino ad ora non se n’è trovato uno migliore".

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

9-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 08.03.2010

 

Situazioni particolari e di carattere più generale in questa nostra conversazione. 

Ma, oggi, anzitutto un doveroso, ma anche sentito augurio a tutte le donne, nel giorno della loro festa, un augurio perché continui il loro efficace inserimento in tutti in settori della società civile. 

E iniziamo  dallo squallido ed inqualificabile episodio che, purtroppo, si è verificato nel nostro prestigioso Istituto Alberghiero “Ambrosini”, frequentato da studenti provenienti non solo da Favara, ma anche da tanti paesi del circondario; Istituto dove, dall’alto di alcuni balconi della scuola, uno sparuto gruppetto di studenti ha contestato,  insultato ed invitato ad andare via i poliziotti, mentre era in corso, all’interno dello stesso Istituto, nell’Aula Magna, gremita di alunni e professori, una riuscita manifestazione sulla legalità.  Un fatto davvero grave ed increscioso, per il quale tutte le persone responsabili non possono far finta di niente e lasciare correre. Intanto anche noi da questa emittente RF 101 esprimiamo  sentita e convinta solidarietà ai poliziotti interessati ed a tutte le forze dell’ordine, che impegnano quotidianamente le loro energie per la sicurezza e la libertà di tutti. 

Sul piano amministrativo, a Favara, il sindaco Russello, finalmente, nel pomeriggio di mercoledì scorso, ha alzato la voce ed ha dato ai  Partiti   una scadenza precisa per la soluzione della crisi amministrativa. Una decisione, questa del Sindaco Russello, che noi, da questa emittente, avevamo sollecitato da tempo,  constatata tutta una serie di riunioni infruttuose. Senza continuare a chiudersi nel silenzio, dicevamo che , dopo cinque mesi di inutili riunioni, l'assunzione di responsabilità, moralmente, era obbligatoria “sub gravi”da parte di ognuno, secondo  il proprio ruolo.   Adesso pare, finalmente, che la situazione si è sbloccata e  si fa almeno chiarezza. Se possibile, bisogna recuperare saggezza, perché ne manca tanta  e quindi anche tempo perduto, perché ne è stato perduto veramente troppo.

Sul piano più generale, notiamo in questo periodo una cosa assolutamente singolare, veramente fuori dall’ordinario, da quell’ordinario a cui le nostre orecchie si erano  abituate, e speriamo però, che dopo questo passaggio non si ritorni come prima su temi ben più importanti. Mi spiego. Abbiamo mai sentito e visto gli esponenti radicali devoti alla legge ?  Credo proprio di no.  Mai sentiti i radicali  predicare l’obbedienza alla legge, ma sempre pronti alla critica ed alla contestazione. Hanno sempre predicato e praticato la disobbedienza civile che, in sostanza, vuole dire infischiarsi della legge, non tenerne conto, fare il contrario, magari atteggiandosi a martiri, con digiuni più o meno veri o  più o meno   finti;  diffondere insomma a piene mani la cultura del trasgressivismo, con esempi pratici, come per esempio, fumare spinelli e usare droghe cosiddette leggere, quando per legge – si sa bene - questo è reato. E ancora. Praticare  aborti non consentiti dalla legge …inneggiare a visioni della famiglia che sono in netto contrasto con quanto è stabilito dalla nostra  Costituzione Repubblicana, ecc. Invece i radicali in questi giorni si presentano come paladini, difensori della legge e del rispetto di essa, solo perché così sperano che siano esclusi dalla competizione elettorale per le elezioni regionali, la candidata dello schieramento avversario nel Lazio o  in Lombardia il Governatore uscente. Da un eccesso all’altro, a convenienza; ci si rifugia in un formalismo che calpesta la sostanza. Un timbro rotondo o quadrato, o la dabbenaggine di qualche incapace, vengono difesi, come legge importantissima, a discapito di un obbligo-dovere ben più importante, sancito dalla Costituzione, che è  il diritto di voto di ogni cittadino per il Partito di sua scelta.

E infine una buona notizia che riguarda il CROCIFISSO – una notizia che solleva l’animo di non pochi italiani. La Corte di Strasburgo ha accolto il ricorso del governo italiano. contro la sentenza che, il 3 novembre 2009, aveva ritenuto lesiva della libertà religiosa e della libertà di educazione la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche. Il caso, comunque, sarà riesaminato nei prossimi mesi dai diciassette giudici della Grande Camera di Strasburgo, che emetteranno la sentenza definitiva. Intanto un primo passo. Nel suo ricorso, il Governo di Roma ha sostenuto che le questioni religiose devono essere regolate a livello nazionale in quanto rispondenti a elementi distintivi dell’identità di una nazione e che attualmente non esiste in Europa una interpretazione condivisa del principio di laicità dello Stato. Perciò “l’esposizione del Crocifisso nelle scuole non deve essere vista tanto per il significato religioso quanto in riferimento alla storia e alla tradizione dell’Italia”. Questa prima decisione e della Corte di Strasburgo viene intanto giudicata  un atto di buon senso. “Il crocifisso esprime il centro della nostra fede cristiana, la sintesi dei valori che hanno ispirato la cultura di libertà, di rispetto della persona e della dignità dell'uomo che sta alla base dell'Occidente. Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

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6-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 15.2.2010

La proposta autonomista ed il Lombardo ter

 

Situazione politica in fermento in Sicilia da qualche tempo a questa parte; fermento che ha  portato alla spaccatura del PDL, tra i cosiddetti lealisti (la maggioranza, a cui si rifà anche il nostro deputato regionale favarese Nino Bosco) ed il PDL-Sicilia, a cui si rifà un altro deputato regionale agrigentino, l’on. Cimino. Più di un osservatore ha fatto notare che la Sicilia, storicamente, è sempre stata un grande laboratorio politico, per nuove esperienze di governo, poi esportate in altre regioni ed a livello nazionale. Ed il riferimento è al fatto che il gruppetto di deputati del PDL-Sicilia (una minoranza del PDL ufficiale, PDL Sicilia,  che include ex di Forza Italia, vicini all’on. Miccichè ed ex  di AN, vicini all’on Fini) unitamente all’ MPA, e  al PD, hanno dato vita, da qualche mese, ad un nuovo Governo Regionale, il cosiddetto LOMBARDO ter, la cui utilità per la crescita della nostra Regione, è tutta da verificare. Tante le voci critiche, basate sul fatto che il presidente Lombardo era stato eletto da un cartello di Partiti tra cui l’UDC e il PDL ufficiale, che adesso invece si trovano esclusi dal governo; e quindi, voci autorevoli, come per esempio il Sen. Schifani, hanno parlato di tradimento della volontà dell’elettorato siciliano. Altre voci, - che hanno invece condiviso la scelta di Lombardo, di cercare l’alleanza col PD - parlano invece del Lombardo ter, come frutto di un accordo tra le forze autonomistiche siciliane, con il merito di avere liberato energie, intelligenze, esperienze politiche diverse, per convogliarle verso una vero e necessario rinnovamento della nostra regione. Al fine poi di eliminare la netta sensazione che si sia  trattato – come per la verità di fatto è avvenuto -  di un accordo di vertice,  un accordo che è passato, a livello periferico,  sulla testa di dirigenti locali e dei simpatizzanti, ai quali non è stata data l’opportunità di esprimere  le proprie valutazioni su una così importantissima svolta,  - ecco l’iniziativa in corso, anche a Favara - di una riunione – si dice - degli Stati generali per “ridisegnare – si afferma -  la proposta autonomistica ed individuare le priorità programmatiche” per un “nuovo Patto per il Cambiamento”.

Noi sospendiamo il nostro giudizio e ci mettiamo in vigile attesa, augurando successo, se si tratta di un bene vero per la Sicilia. Per il momento, sicuramente avviene una grande contaminazione, per il coinvolgimento del PD. E di ciò ne hanno consapevolezza piena  i massimi responsabili, che adesso vogliono coinvolgere in questa contaminazione la base, senza della quale – giustamente affermano - non ci potrà mai essere proposta politica che abbia lunga e duratura vita. Anche da questo punto di vista, se questa contaminazione della base avverrà, staremo a vedere, ed in questo senso vogliamo offrire qualche spunto di riflessione in più  per stimolare il senso critico dei nostri radioascolatori. E per questo, a quanti desiderano conoscere il nostro pensiero,  ricordiamo che la Chiesa   non propone alcun particolare sistema politico, sociale o economico, né mira ad imporre un proprio concetto temporale di società. Con la sua dottrina sociale che si sforza di tradurre nella prassi concreta il Vangelo, la Chiesa assieme ad alcuni valori irrinunciabili, offre orientamenti e ispirazioni per gli impegni temporali dei cattolici. Poi, correttamente, tutto è lasciato alla responsabilità dei singoli, a livello personale e di aggregazione politica in cui militano; tutto è lasciato alla loro creatività e alle loro libere scelte di fronte a politiche alternative, altrettanto accettabili dal punto di vista morale. Non c’è dubbio che  ai cristiani che vivono nella politica e nel sindacato,viene chiesto che la loro testimonianza  sia un messaggio di liberazione, senza piegarsi mai di fronte al male o alla mentalità corrente. Contestare in nome della verità, pronti al dialogo e sempre nel rispetto delle persone. Non c’è dubbio che in Sicilia si richiede davvero una ventata nuova, per contrastare  ed eliminare assurdi privilegi, con sperpero – quanto sperpero - di denaro pubblico  ad esclusivo vantaggio di fasce selezionate di clientele, ecc..ecc…Ben vengano allora tutte le discussioni e gli impegni che vadano veramente in questa direzione, nella direzione di un vero cambiamento in positivo, anche se frutto di “contaminazioni”, il cui elenco nella storia italiana, a partire dalla scelta cavouriana del famoso “connubio”, non sempre però – dobbiamo chiaramente dire -  ha portato i frutti desiderati e sperati. Nel desiderio di migliorare effettivamente le cose in Sicilia, soprattutto a vantaggio delle fasce sociali più deboli, con un uso “morale” del denaro pubblico, non c’è che da augurare successo a  tutte le iniziative che cercano di coinvolgere la base;  compresa l’iniziativa in corso a Favara e nei paesi della provincia, di questa riunione degli Stati cosiddetti generali per divulgare la proposta di questo patto autonomistico per il cambiamento, che vuole coinvolgere anche il Partito Democratico di D’Alema (non sappiamo se anche quello di Bersani e della Bindi) ,  fermo restando comunque, che in democrazia il giudizio definitivo spetta agli elettori nel segreto dell’urna,  esprimono la loro sovranità e decidono a chi affidare il ruolo di governo ed a chi quello di opposizione. Ruoli, che nella normalità della vita democratica,  ugualmente,  sono entrambi necessari ed importanti. Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

5-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 08-02-2010

 

Qualcuno ha parlato di sceneggiata, di una “sceneggiata programmata”. Il riferimento  è alla trasmissione in diretta,  di Barbara D’Urso su Canale 5, con ospiti i familiari della tragedia di Favara, i due Sindaci  Airò e  Russello, ed il sindaco di Salemi, uomo di cultura e critico d’arte, SGARBI. Sappiamo  quello che è successo e come è finita, o meglio non è finita, perché dopo l’incidente, la trasmissione è stata sospesa.

 “La trasmissione di Barbara D’Urso doveva essere il confronto in diretta tra il sindaco Russello e l’ex sindaco Airò sullo scottante  tema delle case popolari, da circa dieci anni in attesa di assegnazione…”. La Barbara D’Urso doveva prevedere che il suo tono patetico e carico di emotività, davanti ai familiari addolorati…, qualche problema doveva crearlo. Viene  difficile pensare che la conduttrice non avesse pensato che, quell’emotività che mirava a puntare il dito sui Sindaci non avrebbe scatenato il furore di Sgarbi, non nuovo a questo tipo di reazioni. Un taglio giornalistico professionale (o più professionale) non avrebbe offerto e non doveva offrire a nessuno e nemmeno allo Sgarbi di turno, il motivo di alcuna reazione.

A questo punto, al di là del tono e dell’atteggiamento, ambedue riprovevoli, usati da Sgarbi, il problema reale è vedere se corrisponde al vero quello che affermano i Sindaci ( e non solo quelli di Favara); che cioè le norme ed i lacci a cui sono costretti dallo Stato e dalla Regione, bloccano tutto e privano concretamente il Sindaco di ogni potere discrezionale. Sgarbi è andato oltre, asserendo che in Sicilia, l’antimafia spesso si rivela peggiore della mafia, nel senso che riesce a bloccare tante cose, proprio con quelle norme che per la verità erano state pensate solo per combattere la mafia. Comunque sul vero tema del dibattito, si può rimediare,  con qualche trasmissione ad hoc su qualche emittente nazionale, provinciale o locale compresa la nostra benemerita Sicilia TV.

Questo il mio pensiero esternato a caldo su un giornale  on line. Perché l’argomento meritava e merita  una diversa e più rispettosa analisi,  anche per approfondire il concetto, che “vigilare il territorio è ordinaria amministrazione”;  un concetto questo che aveva ed ha  bisogno di essere approfondito, per vedere che cosa l’ordinaria amministrazione ha il dovere di prevedere, di includere e, solo dopo, quindi  parlare di eventuali inadempienze, da parte dei burocrati o dello stesso capo dell’amministrazione comunale, cioè il Sindaco. Sicuramente, il rinnovamento di Favara passa proprio dal giudizio che ognuno farà anzitutto su stesso. Ed a proposito, in questi giorni, mentre hanno lavorato e, in ancora  lavorano le ruspe per le vie di Favara, impegnate nel centro storico a demolire abitazioni giudicate fatiscenti e pericolose, fermandomi un po’ a guardare, più di una persona mi ha detto: “Crede lei che cambierà qualcosa per Favara ?”. Al che io ho risposto: “Cambierà qualcosa, se cambieremo noi”.

La trasmissione di Barbara D’Urso doveva avere un’impostazione diversa. Perché la carica di emotività che la Barbara alimentava, e la presenza dei familiari, con la conseguente spettacolarizzazione del loro dolore, non creavano le migliori condizioni per un dibattito sereno, oggettivo, serrato, impietoso. Poi , eventuali responsabilità penali si accertano nella sede propria, perché non c’è nulla di più ingiusto e antidemocratico dei processi penali sommari, fatti in piazza o…forse oggi si deve dire…sulla stampa o alla televisione.

  Il modo come era partita ed era stata impostata la trasmissione “Pomeriggio di canale 5”, io credo che, di fatto, faceva guardare, pregiudizialmente, ai due sindaci di Favara presenti, come a responsabili della morte delle due povere ragazze. E questo chiaramente non era  inaccettabile. Oggi ci sono sindaci che temono per la loro incolumità fisica e dei loro familiari. In un clima avvelenato può succedere il peggio. La Barbara di Canale 5 avrebbe dovuto e dovrebbe meglio degli altri considerare anche questo, specie dopo l’episodio toccato a Milano a Berlusconi. A conclusione di questa nostra conversazione, vogliamo ricordare ai nostri radioascoltatori che l’ex sindaco Airò, con una lunga e dettagliata lettera ha detto quello che non è riuscito a dire a Barbara D’Urso, cioè il motivo della  perdita di tempo, nell’assegnare le case popolari, durante i suoi cinque anni di amministrazione. Leggendo la lettera e le spiegazioni , ognuno potrà formarsi il suo giudizio. L’auspicio è che anche il responsabile dell’IACP faccia altrettanto. Ma al di sopra di tutto, a me pare, che quelle case semidistrutte, al di là di ogni spiegazione, siano il monumento muto ma eloquente, del modo come la politica affronta e conduce i problemi della povera gente e le emergenze sociali che interessano le fasce sociali più deboli. Da questo monumento muto, contemplato e meditato, può e deve venire fuori da parte di tutti, ognuno nel ruolo che occupa, un risveglio delle coscienze, per un cambiamento di rotta a 360° gradi. Dopo la tragedia, Favara deve cambiare. In questo senso la mia proposta di un Consiglio Comunale aperto, per raccogliere idee e formulare propositi.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

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Una settimana drammatica per Favara

4-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 01.02.2010

“La voce del direttore”

 

Settimana intensa di avvenimenti per Favara, quella che si è appena conclusa sabato scorso; settimana per tanti versi drammatica, quella che è trascorsa da sabato 23 a sabato 30 gennaio, che proviamo a ripercorrere a ritroso. E il sabato è ordinariamente il giorno in cui registriamo questo nostro intervento settimanale su questa emittente radiofonica, che voi ascoltate poi il lunedì, a partire dalla prima messa in onda delle 7,15. Settimana che si è conclusa con la notizia clamorosa che alcuni baby criminali di casa nostra, con il marchio doc di favaresi, pur provenienti da buone famiglie, per fare carriera nella “disonorata” società, avevano elaborato e messo a punto un progetto, per sequestrare il figlio del sindaco di Favara, avv. Mimmo Ruscello. Tante persone, semplici e singoli cittadini, movimenti ed organizzazioni, dopo questa incredibile ma vera notizia, hanno espresso la loro solidarietà al sindaco Russello, invitandolo ad andare avanti, per il bene della città. All’emergenza sociale, l’emergenza educativa, le due grandi emergenze di Favara. Ma procediamo, se ci riusciamo, - coinvolti emotivamente come siamo in questi drammatici eventi- con un certo ordine. Il  giorno prima,  giovedì 28, la Comunità Ecclesiale di Favara,  con  una lunga lettera dell’arciprete don Mimmo Zambito, dopo tante notizie inesatte dei giorni precedenti, aveva riconfermato il suo impegno di evangelizzazione, con particolare attenzione a favore dei  più poveri,  rendendo omaggio alla verità, chiarendo equivoci e distorsioni, più o meno  strumentali  o interessati, sulla  persona del sindaco Ruscello, sulla sua “azione civica e politica, prosecuzione finissima della capacità di reggere con maturità e coscienza la  famiglia, le  relazioni e la  professione”, come ha scritto testualmente don Mimmo, la cui voce è apparsa artificiosamente amplificata, solo quando sembrava parlare contro le istituzioni locali. Con la lettera, riconoscendo che nella tragedia  qualche passo falso è stato compiuto, don Mimmo e la chiesa di Favara hanno voluto trovare e di fatto hanno trovato il coraggio di chiedere perdono e comprensione  per la fragilità umana, ricordando a se stessi ed a tutti che sempre c’è bisogno di conversione.

Già, perché gli equivoci erano iniziati nei giorni precedenti e soprattutto, nel giorno dei funerali delle due povere ragazze, Marianna e Chiara Pia Bellavia, tragicamente perite nel crollo improvviso della loro casa in Via del Carmine. Un evento dolorosissimo che ha portato Favara all’attenzione dei network nazionali; un evento che ha drammaticamente portato alla ribalta una situazione di povertà e di degrado del centro storico, su cui, per la verità, anche noi da questa nostra emittente, ogni tanto abbiamo alzato la voce.

I funerali si sono svolti in maniera ordinata e responsabile, segno della grande dignità e maturità, della famiglia colpita dal gravissimo lutto e dell’intera collettività favarese. La comunità ecclesiale, come, giustamente, ha scritto don Mimmo Zambito,  non poteva tirarsi fuori da questa tragedia, pur consapevole che la comunicazione di massa  – sopratutto nazionale – mediante televisione, giornali, internet avrebbe massacrato con superficialità la nostra città, i suoi amministratori e  il dolore dei favaresi e della stessa famiglia  Bellavia. E alla fine, spente le luci delle telecamere e andati via i network nazionali, avrebbe lasciato strascichi di divisione, soprattutto col il Sindaco Russello,  fatto bersaglio di assurde ed arbitrarie accuse. Avere impedito l’accesso alle TV per l’accoglienza delle salme di Marianna e Chiara Pia in Chiesa e per il funerale, rientrava in questa logica. Ma malgrado questo, il modo ed il taglio come sono stati presentati da tutte le emittenti nazionali, l’omelia di don Mimmo, gli applausi, i silenzi significativi del popolo, la rinuncia dell’Arcivescovo don Franco a presiedere la concelebrazione, malgrado la sua presenza in Chiesa tra il popolo, tutto questo, tutti insieme questi atteggiamenti e questi comportamenti, con il taglio ed il modo come sono stati presentati, sono risultati, come una vera e propria bomba atomica mediatica, contro  quasi un unico bersaglio: il sindaco di Favara Russello. Ecco il senso del perchè della lettera dell’arciprete: chiarire equivoci e distorsioni, ristabilire la verità sul giudizio da dare alla persona ed all’operato del Sindaco Russello, richiamare tutti, alla luce degli eventi, alla conversione. Adesso tutto sembra definitivamente chiarito e bisogna guardare avanti. Sì, dobbiamo guardare avanti, facendo tesoro dell’esperienza di quanto accaduto e riflettendo che  alcuni poco praticanti delle cose di Chiesa, che, magari, vengono solo in queste circostanze, sono portati ad   interpretare  l’omelia, come quella di don Mimmo, - un’omelia particolarmente incisiva e profetica - con la categoria del comizio, quasi in favore di una certa  parte  politica, arrecando così, anche se inconsapevolmente, un danno, prima alla propria parte politica, poi alla gente, e quindi Città ed  alla Chiesa.

L’omelia deve essere presa come omelia, cioè come messaggio squisitamente religioso, e da parte di tutti – proprio di tutti, a partire dallo stesso predicatore – accolta con atteggiamento di conversione interiore.

 E quando da parte di tutti, c’è veramente desiderio ed impegno di conversione, le cose non possono che migliorare.

L’emergenza sociale e l’emergenza educativa iniziano un cammino nuovo di soluzione, con la grazia di Dio, che per i credenti, accompagna e potenzia gli sforzi umani sinceri, non quelli strumentali, interessati e falsi.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di radio Favara 101 vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

 

Radio Favara 101 – Editoriale straordinario di don Diego Acquisto

 sabato 23.01.2010

Crollo di una palazzina a tre piani: due morti.

 

Tragedia a Favara. Un popolo sgomento. Tutti avrebbero voluto direttamente partecipare alle operazioni di soccorso subito scattate. Un particolare encomio lo meritano senz’altro i carabinieri di favara subito accorsi, e poi subito dopo, i Vigili del fuoco di Villaseta , i volontari dell’Associazione Civile Grifoni, e ancora i vigili urbani, e altri ancora, ognuno mettendo a servizio la propria professionalità, senza risparmiarsi di fronte a pericoli  e fatiche. Ci riferiamo al  crollo di un’abitazione del centro storico di Favara, una palazzina come tante fatiscente. Una palazzina di tre piani,  nella zona del Carmine, in pieno centro storico a Favara, un’abitazione che si fa per dire, è crollata all’improvviso. Sotto le macerie sono rimasti tre bambini, dei coniugi Giuseppe Bellavia e Giuseppina Bello, lui un manovale saltuario, lei una casalinga, persone oneste e laboriose, che pare da tempo chiedevano una casa popolare, una di quelle case da assegnare da tempo, una quelle case finite da oltre 10 anni, e che i vandali hanno semidistrutto. Se la burocrazia non avesse bloccato l’iter di assegnazione, la famiglia Bellavia-Bello, che sicuramente pensiamo avrebbe avuta assegnata una casa popolare, non si troverebbe a vivere direttamente questa tragedia. Una tragedia che comunque è dell’intera città, sentita da tutte le autorità, subito convenuto nel luogo del disastro, dal sindaco al Prefetto, alle Aurotità provinciali, civili e militare alle Autorità religiose, con lo stesso arcivescovo Montenegro, con  centinaia e centinaia di cittadini, tutti pronti a lavorare, per estrarre dalle macerie i tre ragazzi, ma impossibiliti a farlo perché già in numero più che sufficiente, i soccorritori; a giustamente le forze dell’ordine hanno tenuto un po’ distanti gli altri, perchè  la maggiore vicinanza avrebbe significato rallentare le operazioni di possibile soccorso. Alla fine il bilancio è pesante, due ragazzi morti, ed uno che lotta per vivere ed al quale tutti facciamo i più fervidi auguri di guarigione. E intanto la città si prepara ai funerali, che sicuramente vedranno una straordinaria partecipazione di popolo. Superato ed archiviato qualche momento di comprensibile tensione, è davvero solo  il caso di pregare e di riflettere, per vedere quello che con determinazione si deve fare, perché altre tragedie potrebbero davvero verificarsi, nel centro storico che interessa soprattutto i quartieri della Chiesa Madre, del Carmine  e della parrocchia S. Vito. Il sacrificio delle due ragazze Marianna e Maria Pia Bellavia dovrebbe spronare finalmente tutti, autorità e Popolo favarese e non solo, a fare tutto quello che umanamente è possibile fare, invocando se necessario anche una legislazione straordinaria per evitare, per quanto possibile simili tragedie.

La situazione di Favara è la stessa, se non più drammatica di quella d Agrigento; a Favara il problema non è nuovo, più di una voce ogni tanto si è levata, per denunciare possibili pericoli, specie dopo il crollo, fortunatamente senza danni, di uno stabile di Via Bersagliere Urso, a pochi metri dal Calvario. Per il centro storico di Agrigento, dove tra l’altro manca una via di fuga e continua la perdita di tempo, anche dopo il sopralluogo di Bertolaso, si è levata forte la voce dell’Arcivescovo. In una lettera che l'arcivescovo Francesco Montenegro ha scritto e inviato al sottosegretario alla protezione civile Guido Bertolaso, al prefetto, Umberto Postiglione, all’assessore regionale ai Lavori pubblici, Antonino Beninati, al sindaco di Agrigento ed a tante altre autorità, tra l’altro ha detto: Busso una seconda volta, dopo il terremoto abruzzese, alle porte di Voi, gentili Autorità, per richiamare la Vostra attenzione sul grave problema, pur sapendo che da parte Vostra questa non manca, però il tempo passa veloce e non si riesce ad arrivare a nessuna conclusione. Improvvisamente e con frequenza, sconcertati, vediamo scomparire paesi interi a causa della forza della natura e degli avversi elementi atmosferici. Fa male e fa rabbia sentire, puntualmente dopo ogni disastro, che sono sciagure preannunciate e attese. Mi passano per la mente le immagini di due anni fa quando già una frana colpì il paese di Giampilieri, in provincia di Messina. Allora, la gravità e l’urgenza di interventi era condivisa da tutti. Le promesse delle istituzioni davano l’impressione che tutto, in quei territori, in poco tempo sarebbe stato sistemato. Invece, dopo due anni e nonostante alcuni segni premonitori, si piangono decine di morti! E ora si ha l’imprudenza, da parte di chi ha responsabilità di governo, di affermare che questo non è il momento delle polemiche. La vita è sacra! Ogni cittadino ha diritto alla sicurezza. Le istituzioni hanno il dovere di assicurarla. Mi chiedo: - continua l'arcivescovo -quanto tempo dovrà ancora passare, qui da noi, prima di arrivare a soluzioni condivise? Sono anni che ad Agrigento si parla di questo problema e alla richiesta di fare qualcosa di risolutivo, si risponde, da chi ha possibilità di decisione, che si sta studiando la soluzione migliore. Ma perché ci vogliono i morti per trovare subito le giuste risposte? Così conclude, per Agrigento, l'Arcivescovo.

Purtroppo a Favara i morti li abbiamo avuto. Finalmente da parte di tutti, ognuno per il suo ruolo di responsabilità, deve prontamente intervenire. Bando alle polemiche ed allo scaricabarile di responsabilità. Bisogna agire. E anzitutto intervenire con ogni mezzo a favore della Famiglia Bellavia-Bello così duramente provata.

 

 

2-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 18.01.2010

 

Politica in movimento a livello nazionale, a livello regionale, provinciale e locale,  - cioè anche qui, nella nostra Favara. Qui in Sicilia, sembra una diretta conseguenza di quanto avviene  a livello nazionale, tra le due componenti del PDL, tra i due leader, Berlusconi  e   Fini, rispettivamente  Presidente del Consiglio e Presidente della Camera, il quale ultimo, non sembra  perdere  occasione per smarcarsi dalla linea della maggioranza interna del  PDL, in cui la guida riconosciuta è Berlusconi. Fini, spesso ufficializza una linea diversa del  Partito  a cui appartiene. E anche  questo, forse in Sicilia, ha portato ad un nuovo Governo regionale, che ha  visto l’uscita dei cosiddetti lealisti di Forza Italia mentre l’UDC già prima aveva preso le distanze, con dichiarazioni di fuoco dell’ex presidente della Regione Cuffaro. Non sappiamo quanto risulti gradita a siciliani l’operazione che si è consumata in Sicilia. Secondo il Sole 24 Ore”, “il tonfo registrato da Lombardo nella statistica del gradimento, parla chiaro. Ma non vogliamo essere frettolosi, staremo a vedere, perché non mancano alcuni  affermano che questo nuovo governo in Sicilia, anche se nato fuori dalla consultazione elettorale del 2008, è quello,di cui ha bisogno la nostra terra. Perché sarebbe  il governo che vede  in gioco forze nuove in una maggioranza inedita, cioè l’incontro tra forze autonomiste e riformiste, capaci, in questo momento di emergenza,  di approvare le riforme essenziali,di cui c’è bisogno. Qualche  autorevole esponente del PD  siciliano  giura che la gente siciliana sta capendo il senso della sfida. Altri aggiungono che il PDL Sicilia (sempre più lontano da Berlusconi) potrebbe rappresentare un nuovo scenario politico, esportabile in Italia, perchè la Sicilia ha la vocazione di essere un laboratorio politico per l’Italia. Noi non ci pronunciamo; restiamo sempre dell’opinione che tutte le operazioni veramente politiche devono passare al vaglio della sovranità popolare, che si esprime solo nel segreto dell’urna.  E’ l’unica  prova certa e democratica, non costituita da ragionamenti sofisticati fatti a tavolino. Intanto non potevano mancare le risonanze alla Provincia regionale, dove negli ultimi giorni si sono consumati importanti passaggi politici che hanno modificato la geografia politica, con  la costituzione del gruppo consiliare del Pdl Sicilia, e la dichiarazione di indipendenza di qualche altro consigliere. Da ciò, la  giustificata richiesta da più parti, di una riunione per rivedere gli equilibri complessivi dell’Amministrazione.

Fibrillazioni anche nella nostra Favara, da quando il Sindaco Russello, ai primo dell’ottobre scorso, anticipando i tempi, manifestò ufficialmente il proposito di riprendere il dialogo con i Partiti che avevano condiviso il progetto politico. Sicuramente non hanno mancato di influire per una conclusione  del rimpasto o costituzione della nuova Giunta politica a Favara, gli avvenimenti nazionali e regionali. Ma adesso, giunti alla fine di gennaio, siamo proprio al dunque, non è più tollerabile questo clima di incertezza ed il Sindaco Russello, non ha più motivi per rinviare la sua decisione.

Nella valutazione politica generale, dietro a tutti questi problemi a livello nazionale, regionale, provinciale e locale, l’auspicio delle persone più responsabili è che  tutto ciò  sia dovuto ad un desiderio di sincera ricerca della strada migliore per conseguire il bene comune e solo questo. Perché naturalmente il pericolo è invece che dietro , invece ci sia unicamente la lotta per il potere concepito non come servizio, ma come affare, per la propria bottega, la propria clientela, la propria famiglia di sangue e politica. Insomma solamente affari ed interessi privati, con ricerca del consenso clientelare a tutti i costi. Lo stesso scontro all’interno della maggioranza del governo a Roma come a Palermo, sarebbe solo per il controllo dei centri della spesa pubblica, dalla Sanità alle nomine dirigenziali ai vertici della burocrazia  nazionale regionale e alla gestione dei fondi europei. Una corsa  che non arretrerebbe dinnanzi a nulla, neppure di fronte  alla drammatica emergenza economica che i cittadini  stanno soffrendo.

In questo clima, a quanti si vogliono lasciare illuminare dai principi della Dottrina Sociale della Chiesa,  con il coraggio di  “sporcarsi le mani”, la strada è quella indicata da Giovanni XXIII del “Vedere, giudicare, agire”. Con la forza  e l’impegno di un rinnovamento interiore,  che porta a passi magari graduali, ma concreti nella direzione del superamento degli interessi egoistici per puntare solo al bene comune, all’interno del quale possono trovare soluzione anche problemi personali. E la strategia obbligata, suggerita dalla Dottrina Sociale della Chiesa, non è  mai quella dell’imposizione, ma della democrazia, del consenso popolare. Per moralizzare la cosa pubblica non ci possono essere altre soluzioni. La storia anche recente ci ha insegnato quanto pericolose e controproducenti siano le scorciatoie delle imposizioni autoritarie, che si sono rivelate fonte di violenza e di tragedie sociali e umane.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di radio Favara 101 vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

AUGURI PER UN SANTO NATALE, BUONA FINE d'ANNO

 e 

BUON INIZIO del nuovo ANNO civile 2010.

 

38-Editoriale di radio Favara 101 – lunedì 21.12.2009

 

Per la Chiesa, da alcune settimane è iniziato il nuovo Anno Liturgico, destinato al culto ufficiale e pubblico di Dio. Quando inizia qualcosa, si comincia a guardare al futuro e con l’Avvento, che è questo primo periodo dell’Anno liturgico, nel quale, ancora per pochi giorni ci troviamo, i cristiani guardano ad un futuro prossimo ed a un futuro molto più lontano. Tempo di attesa, l’Avvento celebra tutto il grande mistero della speranza cristiana, dalla prima venuta del Signore nella povertà di Betlemme, che ricordiamo proprio il 25 dicembre, giorno di Natale, sino all’ ultima venuta, con potenza, alla fine del mondo, come Re della gloria. Entro questi due avventi, un’altra venuta, quella quotidiana, nel faticoso svolgersi degli eventi. Il credente affina la sua capacità di valutare gli eventi del mondo, di giudicarli con un atteggiamento critico e propositivo, e sa che, malgrado tutto, malgrado le furberie, i latrocini, la malefatte degli empi,  le cattiverie, le violenze – insomma malgrado tutto - la storia, è destinata ad arrendersi  al progetto salvifico di Dio.

Per andare al concreto, in questi giorni scorsi, come comunità nazionale, sicuramente, abbiamo tutti meditato su quello che significa violenza fisica, quando questa corrompe la contesa politica. Di fronte all'immagine del volto del Presidente del Consiglio  trasformato in una maschera di sangue , tutti siamo stati raggiunti  da questa  carica di violenza. Il film drammatico di piazza Duomo a Milano, ha fatto il giro del mondo, testimoniando il degrado dello scontro politico in Italia. Di fronte al dramma di Berlusconi sanguinante e sofferente, a non pochi, è tornata  in mente la celebre frase che Kennedy disse di fronte alla tragedia del Muro di Berlino: siamo tutti italiani. A ricordarcelo, tra l’altro, con  parole semplici ed efficaci, è  stato il capo dello Stato. Basta con ogni forma di violenza. Solo così la politica può salvarsi, - ha detto Napoletano - ritrovando il suo spazio e la sua autonomia, nella quale è compreso il confronto tra maggioranza e opposizione, confronto anche durissimo, ma solo come scontro di opinioni, di programmi e di  strategie, distinguendo sempre, tra  critiche e odio, tra  contrasto d'idee e  violenza.

La Chiesa, che sempre, ma soprattutto in questo periodo, di Avvento, raccomanda un costante discernimento degli eventi del mondo, non ha mancato di fare sentire la sua voce, invitando tutti ad un recupero di saggezza.“La violenta aggressione subita dal presidente del Consiglio –ha fatto notare la gerarchia ecclesiastica - costituisce un episodio di singolare ed esecrabile gravità”. E mentre i Vescovi italiani hanno  espresso sincera vicinanza al presidente Berlusconi – hanno altresì auspicato – “per il nostro Paese un clima culturale più sereno e rispettoso, al fine di realizzare nella coesione sociale e nella responsabilità politica il bene di tutti e di ciascuno”.   Tutto questo, nella piena consapevolezza che una “spirale” di odio è molto facile da innescare e assai difficile da spegnere, da superare. Ecco, allora, la necessità di un convinto e condiviso investimento culturale ed educativo per fare crescere insieme il Paese,  per isolare i violenti e andare avanti con convinzione, nella concretezza. 

In questo periodo poi, la necessità  - aggiungiamo noi -  di aprire  il proprio animo ai disagi e sofferenze con iniziative concrete di carità.

Il fascino delle tradizioni e dei canti, delle nenie natalizie, nulla deve togliere ad un impegno più incisivo di costante purificazione delle strutture sociali come delle singole persone, per crescere nella cultura della solidarietà e della cooperazione.

In questi momenti, mentre noi stiamo parlando, dovunque, a Favara, come in tutti i Comuni della nostra provincia, si stanno ultimando gli ultimi accorgimenti per  rendere a tutti più sereno il Natale, non solo dal punto di vista liturgico, ma anche dal punto di vista sociale. A Favara, tra le tante iniziative private e pubbliche di solidarietà, - quella della Comunità Ecclesiale “Favara aiuta Favara”, portata avanti dalla Consulta cittadina di pastorale giovanile, ancora quest’anno  nella linea della solidarietà e della  creatività. E contemporaneamente l’impegno a  far rivivere antiche tradizioni, di folklore, di nenie particolarmente melodiose, davanti a presepi, alle "Nuvere"- preparate con entusiasmo e slancio popolare, per rendere omaggio al Bambino di Betlem, al cui fascino è impossibile resistere.  Natale, il periodo più magico dell'anno, la festa delle tradizioni, degli addobbi, delle musiche allegre e degli spettacoli in piazza, dei doni, delle atmosfere magiche e della bontà. E per tutti, tra un pranzo e un brindisi, tra una partenza e uno scambio di regali, un augurio di felicità, che il cristiano consapevole non può vivere da solo e solo in modo superficiale ed effimero. 

 E con questi pensieri, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed unitamente a tutto lo staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, augura a tutti i radioascolatori, alle Autorità civili, politiche e religiose, della città dove ha sede questa nostra emittente, come pure della provincia, cordiali auguri di buon Natale, buona fine d’anno e buon inizio del nuovo anno 2010. 

Noi  ci risentiremo lunedì 11 gennaio.

 

36 - Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 07.12.2009

 

-«Non ho, lo riconosco, il dono dell’opportunità e della prudenza ma si è come si è».  - «Fatalità a parte, il nostro mondo non è fatto come è e come domani sarà, da questa o quella Astrazione, è fatto da ciò che avviene in noi uomini, o in qualcuno di noi» -"C'è gente che scrive, e pubblica sui giornali (o sulle pagine web, aggiungiamo noi) quello che scrive, ma non sa assolutamente leggere".

Si  tratta di pensieri e giudizi di Leonardo Sciascia, nato a Racalmuto , l’8 gennaio 1921 e morto a Palermo il 20 novembre 1989, sepolto nel cimitero di Racamuto. In un articolo pubblicato nel 1987,  sul «Corriere della sera» dal titolo “I professionisti dell' antimafia”, due anni prima della morte, Leonardo Sciascia aveva affermato che in Sicilia, per far carriera nella magistratura, nulla vale più del prender parte a processi di stampo mafioso.

Nei giorni scorsi, diverse sono state le commemorazioni, ricorrendo il 20° anniversario della sua morte. Ricordiamo solo quella a cui ha partecipato  il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per quello che ha detto a Racalmuto, ripreso poi da tanti giornali nazionali.

Ha affermato che oggi la Sicilia e il Paese avrebbero bisogno di un intellettuale come Sciascia, un vero intellettuale che è stato al tempo stesso antimafioso ed anticonformista.

“Sciascia – ha sottolineato Alfano – aveva una grande passione per l’antimafia ma era al tempo stesso un garantista.  Il suo anticonformismo emerse quando non era di moda, quando affermò l’innocenza di Tortora (ricordiamo, il grande conduttore televisivo, ingiustamente accusato e processato) o le sue affermazioni sui democristiani che non sono tutti uguali. Già nel 1980 – ha detto ancora Alfano – Sciascia ebbe l’intuizione che per battere i mafiosi bisognava togliergli i soldi”.

Non è mancato, da parte del Ministro Alfano, un riferimento all’acceso dibattito in corso sul  processo breve. smentendo l’ ipotesi secondo cui l’attuale maggioranza politica intende dare precedenza al lodo costituzionale piuttosto che al processo breve.

Ma tralasciamo questo argomento contingente, anche se di grande attualità, visto che viene considerato, da non pochi sicuramente in modo strumentale, come uno scandalo internazionale. Alfano ha affermato:“DEVO CREDERE CHE LE TOGHE TRALASCINO LA POLITICA e inseguono solo disegni di verità e non politici.”, precisando:“Ho il dovere di continuare a crederlo ed il diritto di sperarlo.” Così , con parole caustiche, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano a Racalmuto, all’incontro organizzato dalla Fondazione Sciascia. A Racalmuto si parlava di “Inquisizione di ieri e di oggi prendendo spunto dalla figura dell’eretico siciliano, di cui si è interessato Sciascia, Fra Diego La Mattina, che, mentre veniva condotto al luogo del supplizio, ha ucciso il suo aguzzino. Alfano ha precisato di volere appositamente evitare sovrapposizioni tra quello che accadeva nel ‘500 ed i giorni di oggi; ma ha detto che “oggi come oggi la Sicilia e l’Italia avrebbero bisogno di un intellettuale come Sciascia, al tempo stesso antimafioso ed anticonformista. Non  solo perché  aveva una grande passione per l’antimafia, ma era al tempo stesso un garantista. E’ difficile trovare oggi personaggi come lui, per il coraggio che univa il suo essere un letterato al suo essere anche in alcuni casi un giurista”. Queste le parole ed il giudizio dell’attuale ministro della giustizia, l’agrigentino Angelino Alfano. Ma ritorniamo a Sciascia.

Gli ultimi anni di vita dello scrittore sono segnati dalla malattia che lo costringe a frequenti trasferimenti a Milano per curarsi. Sia pure a fatica prosegue la sua attività di scrittore, mentre i continui attacchi di una sinistra opportunista e ideologizzata lo impegnavano in sempre più taglienti e ironiche reazioni. Certo la  vicenda di Sciascia è davvero singolare, prima osannato e candidato dai comunisti, poi isolato e osteggiato per disaccordi sugli estremismi e infine riabilitato dai comunisti e da tutta la sinistra, con una cancellazione di tutte le polemiche. Una vicenda che  la dice lunga sulla "cultura" di sinistra e del trattamento riservato a un personaggio troppo lucido ed acuto e poco disposto all'obbedienza supina. E' stato, insomma, uno scomodo compagno dei partiti politici, avendo egli denunciato l'ineliminabile ipocrisia della politica. In Leonardo Sciascia, spregiudicato osservatore della realtà, c'è una perenne tensione tra la fiducia nella ragione e la constatazione della sua sconfitta. In questo scrittore siciliano  e agrigentino, comunque si integrano la cronaca, la tensione civile e la passione letteraria. Egli  ha fatto della produzione letteraria uno strumento di conoscenza e di analisi della realtà, realtà che in primo luogo è quella siciliana, come specchio esemplare di un mondo più vasto. La Sicilia cioè , come metafora di ogni società e di ogni potere occulto sul quale si svolge la storia degli uomini, che, in Sicilia come altrove, devono lottare per uscirne vittoriosi, nella linea della dignità e della verità.

 

 Radioascoltatrici e radioascoltatori, Don Diego Acquisto cordialmente vi saluta, e anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101 vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

35.- Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 30.11.09 - Il coraggio di educare

  La persona al centro del rapporto educativo. È la chiave di lettura che il Centro studi della scuola cattolica  ha offerto nei giorni scorsi nel suo annuale rapporto nazionale e che la comunità ecclesiale di Favara ha concretamente tenuto presente in un impegno di studio e riflessione, portato vanti da un anno a questa parte; un lavoro, questo della Comunità ecclesiale di Favara che ha avuto un significativo momento di sintesi, venerdì scorso, nel riuscito convegno in cui ha relazionato il prof. Giuseppe Savagnone. La persona al centro del rapporto educativo. Una scelta che si pone in stretto legame con la «decisione della 60esima Assemblea generale dei vescovi italiani dello scorso ottobre, di individuare nell’educazione, il tema pastorale per il prossimo decennio 2010/20. Una scelta, quella della CEI, non dettata anzitutto da contingenze particolari né da allarmismi, ma dalla necessità che ciascuna persona e ogni generazione ha di esercitare la propria libertà». Per Favara, per la verità, il discorso è un po’ diverso, nel senso che da parte di tutte le persone responsabili è stata avvertita da qualche tempo l’emergenza educativa, almeno per una certa fascia di famiglie e di giovani; un’emergenza che ha avuto una drammatica riproposizione per quello che è avvenuto all’inizio  della scorsa estate, con l’efferato assassinio, ad opera di giovanissimi favaresi.

Ma andiamo al contesto generale. Da anni, la Chiesa richiama l’attenzione sull’"emergenza educativa", come una delle sfide antropologiche più impegnative del nostro tempo. In questo contesto va collocato il «Rapporto-proposta sull’educazione» elaborato dal Comitato per il Progetto culturale della Conferenza episcopale italiana. «Consideriamo l’educazione – scrive il cardinale Camillo Ruini – un processo umano globale e primordiale, nel quale sono determinanti soprattutto le strutture fondamentali dell’esistenza quali la relazionalità, il bisogno d’amore, la conoscenza, con l’attitudine a capire e a valutare, la libertà, la libertà che richiede  di essere fatta crescere ed educata, in un rapporto costante con la credibilità e l’autorevolezza di coloro che hanno il compito di educare».

Il semplice fatto di nascere uomini implica che abbiamo bisogno d’educazione. È solo grazie all’educazione che si dà un senso alla vita, trovando buone ragioni per amarla e per soddisfare veramente i  desideri  di felicità. Di qui la riflessione affascinante e nel contempo decisiva che, con il «Rapporto-proposta sull’educazione», il Comitato per il Progetto culturale dei vescovi italiani offre all’attenzione dell’opinione pubblica del nostro Paese. Lo fa con la consapevolezza di chi ha alle spalle una pratica educativa secolare, ma anche con grande apertura, ben sapendo che il fine prioritario dell’educazione non è quello di creare buoni cittadini, o buoni cattolici, o altro ancora, ma anzitutto uomini veri, uomini che sappiano intraprendere la propria strada in un mondo che altri ci hanno lasciato, che possiamo anche voler cambiare, ma nel quale dobbiamo sentirci in primo luogo a casa. Sentirci a casa nel mondo, appassionarci alla vita: questo è  prioritariamente il fine dell’educazione.

Una certa pedagogia dominante in questi ultimi quarant’anni ha ridotto progressivamente l’educazione a mera socializzazione, a trasmissione tecnica di saperi e di particolari "abilità". In questo modo si è dimenticata la vera posta in gioco : un ideale di umanità, un ideale antropologico, tutta una tradizione, una storia, che ci interpellano e di cui dobbiamo farci carico, ognuno con la nostra libertà. Anziché puntare su un percorso formativo della persona, ci siamo come affidati a una pedagogia che ha prodotto soltanto metodologismo, neutralità delle nozioni e dei valori insegnati, disinteresse psicologico e relativismo ideologico, ma nessuna vera formazione.

Forse non è casuale che in questo processo siano andati in crisi sia il significato della tradizione, sia la figura del "maestro" chiamato ad attualizzarla con intelligenza, partecipazione e passione. E così le nuove generazioni non conoscono più nemmeno il passato delle loro famiglie. È venuto meno il senso di appartenenza .

Solo l’esperienza suscita esperienze e rende capaci di fare esperienza per conto proprio. Sta qui la libertà, il legame che sussiste tra educazione e libertà. Contrariamente a quanto pensano i fautori del "pensiero debole", la libertà è l’esito di un paziente, faticoso percorso di scoperta di sé, del proprio bene, che non ha nulla a che fare con le chiacchiere sulla spontaneità di fare solo ciò che   piace e cose simili. Per essere liberi, occorre soprattutto sapere quale fine si vuole conseguire con una determinata scelta. E l’educazione è la strada maestra attraverso la quale si impara questa libertà. Con le parole di Benedetto XVI, potremmo anche dire che «il rapporto educativo è anzitutto l’incontro di due libertà, quella dell’educatore e dell’educando, e l’educazione ben riuscita è formazione al retto uso della libertà».L’educazione rappresenta «il bene pubblico per eccellenza».Una società che non si cura dell’educazione è una società che non ha a cuore  se stessa,  non ha a cuore l’umanità delle sue relazioni e, in quanto tale, è destinata prima o poi a dissolversi.

 

34-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 23.11.2009

 

 «In Italia c'è un pericoloso clima d'odio». L'allarme è del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana: un allarme lanciato all'apertura della recente assemblea della Cei, che si è svolta ad Assisi. Un allarme che riteniamo utile proporre all’attenzione dei nostri radioascolatori, per favorire un’utile riflessione per il bene della nostra Italia. «È necessario e urgente svelenire il clima generale,- ha detto il card. Bagnasco - perché da una conflittualità sistematica, perseguita con ogni mezzo e a qualunque costo, si passi subito a un confronto leale per il bene dei cittadini e del Paese». Il cardinale, inoltre, auspica che «nel riconoscimento di una sana e vivace dialettica si arrivi a una sorta di disarmo rispetto alla prassi più bellicosa, che è anche la più inconcludente». E quindi «si impone una decisa e radicale svolta tanto nelle parole quanto nei comportamenti», viceversa si rischiano «conseguenze inevitabili in termini di sfiducia e disaffezione verso la cosa pubblica, e un progressivo ritiro dei cittadini nel proprio particolare. Il compito esige da parte di ciascuno un supplemento di buona volontà, di onestà intellettuale, ma anche il superamento di matrici ideologiche che sembrano talora rigurgitare da un passato che non vuole realmente passare».Cosi il presidente dei Vescovi italiani.

Un discorso molto ampio e di largo respiro. Un discorso di scottante attualità, che invita tutti gli attori della politica a qualsiasi livello ad un recupero di saggezza, per il bene di questa nostra Italia, che ha il diritto di essere governata da chi ha avuto il mandato popolare. E dopo il severo monito ai politici, il card. Bagnasco ha tracciato il volto di una Chiesa che in Italia è risorsa per il Paese, una risorsa anzitutto per la sua presenza e  testimonianza, con la finalità di una vera promozione della persona umana.

Ha sottolineato che la nostra stampa, poco ha parlato del recentissimo Sinodo per l’Africa che si è tenuto a Roma; un Sinodo che, - dobbiamo dirlo, malgrado tutto il dibattito in corso sulla libertà di stampa e quindi sul servizio che la stampa deve rendere ai cittadini -  non ha “fatto notizia”,  anche se c’è stata  la denuncia del martirio di alcuni cristiani, che, ai nostri giorni hanno pagato con la vita la loro fede. Sì, un martirio e che martirio; una notizia che avrebbe dovuto interessare la stampa e che avrebbe dovuto scuotere la nostra opinione pubblica di questa nostra Europa, avanzata e  pigra. Ma tutto è passato sotto silenzio o quasi, con qualche piccolo trafiletto su alcuni giornali.“Davvero anche il nostro è tempo di martiri”, ha esclamato il presidente della Cei, di fronte ai crocifissi del Sudan: uomini in carne ed ossa, colpevoli soltanto di una fede accettata e coerentemente  vissuta.

Un episodio che, incredibilmente, ha avuto nella nostra stampa, solo una piccola risonanza  nelle settimane scorse, ma che assai di più ne avrebbe meritato; possibile che l’annuncio choccante che sette  cristiani sono stati orribilmente uccisi nel Sudan meridionale in una macabra parodia della crocifissione, sette cristiani tutti giovani dai quindici ai vent’anni, giovani che sono stati strappati alle loro famiglie mentre pregavano in chiesa – possibile che non faccia notizia? Incredibile. Tocchiamo con mano il co0ntesto culturale in cui ci troviamo, con le manipolazioni delle potenti lobby mediatiche, che decidono tutto. Un triste episodio questo del martirio ad opera di una setta fanatica di musulmani integralisti, un episodio da cui, bisogna trarre la prima e fondamentale lezione, quella della missionarietà: una “missionarietà realmente più consapevole”, come direbbe il Papa, “la forza missionaria della gioia, malgrado il martirio, anzi proprio in forza del martirio”. Da questo punto di vista il cardinale Bagnasco ha  guardato ai grandi temi culturali e politici sul tappeto. Al grande tema di Dio, in vista del prossimo convegno di dicembre, alla questione della secolarizzazione, per cui,  il dinamismo vero dell’Europa si deve misurare sui grandi valori e principi di impronta cristiana: Perché ha giustamente fatto osservare “L’Unione europea non si è dotata di questi valori ma sono stati piuttosto questi valori condivisi a farla nascere e ad essere forza di gravità che ha attirato verso il nucleo di Paesi fondatori le diverse nazioni che hanno successivamente aderito a essa, nel corso del tempo”. Giusto pertanto reagire, fermamente al “sorprendente pronunciamento” della Corte europea dei diritti dell’uomo. Bisogna reagire alla strategia lucidissima, ma minoritaria, di ristretti ma influenti cenacoli. Perché deve essere chiaro che “per questa strada ci si mette fuori gioco, ci si allontana sempre di più dalla gente”. “L’Europa non permetta che il suo modello di civiltà si sfaldi”. Per fortuna le reazioni sono state unanimi. Il largo consenso sul crocifisso non è altro che un sussulto di realismo che fa ben sperare per il futuro.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, Don Diego Acquisto cordialmente vi saluta, e anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101 vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

33-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 16.11.2009

 

“Giù le mani dal crocifisso”, “il Crocifisso espulso dalle aule”, “siamo alla follia”, “la corte sentenzia, fuori il Crocifisso”. Sono alcuni dei tanti titoli dei giornali nei giorni scorsi, quando la corte di Strasburgo ha  messo, le mani anche sulle coscienze, su quello che è il simbolo maggiore della cristianità, su quella che è la maggiore espressione della nostra storia. Il Crocefisso. Deve essere tolto dalle aule scolastiche perché i bambini non cattolici (in sintesi questo è il significato della denuncia di una mamma di origini finlandesi, trapiantata in Veneto) possono essere “disturbati” dal Crocifisso appeso in un muro. Ci sono gli atei, ci sono gli agnostici, ci sono gli arabi. Cosa ci fa quel Cristo appeso in quel pezzo di legno? Alcuni bambini protestano e portano avanti una ribellione che in realtà  ha origine  dai genitori. «La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche - si legge nella sentenza dei giudici di Strasburgo - potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione». Tutto questo, proseguono, «potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei». Ancora, la Corte «non è in grado di comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana». Parole che provocano sgomento. Ma non conta nulla la propria identità !?!, perchè il Crocifisso è il segno dell'identità cristiana dell'Italia e dell'Europa.

Una sentenza astratta e fintamente democratica e che offende i sentimenti dei popoli europei nati dal cristianesimo, conseguenza della avidità, del poco coraggio dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione europea. A questo punto è urgente e necessario – ha fatto subito osservare qualcuno - inserire le radici cristiane nella Costituzione italiana, mentre qualche laicista incallito, pronto a raccomandare tolleranza e rispetto degli altri a senso unico, quando cioè le sentenze vanno in direzione del proprio punto di vista, in maniera apparentemente elegante , ha scritto: «La sentenza non delegittima la religione cattolica, ma la riconsegna a una spiritualità che non ha bisogno di simboli esibiti in luoghi non adibiti al culto». Una religione cioè solo ricacciata nel privato, senza nessuna valenza sociale e visibile. Il problema  è  che pian piano stiamo scomparendo noi, giorno dopo giorno, inesorabilmente.

Li abbiamo accolti, li abbiamo aiutati. Abbiamo dato loro lavoro, accoglienza, calore e sopravvivenza. Che siano arabi, turchi, cinesi, albanesi, o rumeni. Adesso vogliono toglierci anche quel simbolo che è il pezzo più importante della nostra storia, della storia del cristianesimo, della nostra religione. Gli ospiti devono rispettare, per buona norma di galateo, gli usi, la religione, la sensibilità del popolo che li ha accolti. Questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute e ci toglie i simboli più cari. Questa è veramente una perdita": lo ha detto il segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone a proposito dela sentenza di Strasburgo. "La nostra reazione - ha aggiunto - non può che essere di deplorazione" e "ora dobbiamo cercare con tutte le forze di conservare i segni della nostra fede per chi crede e per chi non crede". Inoltre "tutte le nostre città, le nostre strade, le nostre case, le scuole" presentano simboli religiosi come il crocifisso e dunque, "dobbiamo togliere tutti i crocifissi?  Tutte le opere d'arte, esposte in luogo pubblico, che presentano il Crocifisso e la Pietà, dobbiamo togliere tutto ?  Ci viene spontaneo a tutti chiederci:  è un segno di ragionevolezza ?

L'uomo che muore in croce  è il più  alto simbolo della misericordia e della compassione, forse l'ultimo che ci è rimasto. L'uomo del perdono, colui che si arrende alla violenza e cede il suo corpo al legno ed ai chiodi. Tutto ciò è offensivo ? Il simbolo universale della pietà rappresentato nel Cristo che muore è offensivo? Nessuno  chiede di aderire al cristianesimo o di convertirsi. Non c'è vicino al crocefisso una targhetta con su scritto "devi adorarmi". Questa comunità europea incarna la degenerazione estrema dell'ateismo, ha scritto qualcuno. Abbattere tutto per omogeneizzare tutti in una visione asettica della vita. Reinventa regole e codici etici in cui giusto/sbagliato, bene/male sono relativi ai gusti, o ancora peggio alle ideologie. Perchè il vero problema qui non è il fastidio per il crocifisso in quanto tale ma è la visione laicista del mondo in cui solo "l'io", i suoi desideri e il suo appagamento esistono. La  corte di Strasburgo ha premiato proprio questa idea: "non esiste nessuno al di sopra di te stesso". Cristo così  è morto due volte. Direbbe qualcuno:“Fratelli e sorelle, è ora di svegliarci dal sonno” ed ognuno di noi, senza scappatoie, deve assumersi le proprie responsabilità.

 

  

32 – Editoriale di Radio Favara 101  -  lunedì 09.11.2009

L’on. Filippo Lentini,  nella sua testimonianza su P. seggio, nel 40° anniversario della sua tragica scomparsa, lo scorso 5 maggio, nella commemorazione al Castello Chiaramontano, ha detto : Conosco assai bene l’articolazione sociale e politica del territorio parrocchiale di S. Vito ove P. Seggio ha esercitato il suo magistero di Sacerdote e di Parroco.

Un territorio allora assai vasto che annoverava espressioni di una borghesia formata da agrari e professionisti,  ma anche da artigiani, pastori, contadini e zolfatai, tutti legati, in quel periodo, ai fatti politici del momento, caratterizzati da un intenso lavorio elettorale (elezioni amministrative  del ’66 e regionali del ’67) e da profondi contrasti tra partiti politici e tra dirigenti di uno stesso Partito. Partiti dominanti a Favara in quel periodo erano il Partito Socialista, che esprimeva un deputato regionale (proprio l’on.Lentini) e la D.C. che aveva dirigenti preparati ed impegnati, anche se in contrasto tra di loro. Padre Seggio, però, andò oltre i confini della sua Parrocchia, instaurando un rapporto privilegiato con giovani laureati e studenti emergenti e con quanti davano la sensazione di volere il bene della Città, nell’ideazione di un futuro diverso e migliore per le giovani generazioni, ma pretendendo una loro partecipazione attiva, senza fughe ed abbandoni”.

Una delle tante testimonianze, quella dell’on. Filippo Lentini su P. Seggio, tra le più  incisive e qualificate, così come sempre è stato l’uomo nel corso dei suoi 84 anni di vita, sempre tenacemente inserito in questo nostro tessuto sociale favarese, per il quale  ha speso tante sue energie. E vogliamo ricordarlo da questi nostri microfoni, a distanza di otto giorni delle sue esequie, celebrate con solennità, alla presenza di tante autorità, nella Cappella del nostro Cimitero di Piana Traversa.

Uomo capace ed autorevole, di grande umanità, soprattutto nel sapere intessere relazioni di dialogo e di confronto, l’on.Filippo Lentini era animato da nobili ideali di giustizia, con particolare attenzione verso le fasce sociali più deboli. Anche nei momenti di più aspro confronto politico, manteneva uno stile di signorilità, che lo portava a distinguere bene l’ideologia politica dal rapporto amicale, nel rispetto dei ruoli di ciascuno. Favara deve tanto a lui. Chi vi parla lo ha avuto ospite ai microfoni di questa nostra emittente, durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative del maggio 2002, e come sempre ha dato prova di grande equilibrio e di saggezza politica. La mia presenza al funerale religioso, oltre alla preghiera di suffragio, ha voluto visivamente esprimere la gratitudine mia personale e quella della gente del quartiere della Parrocchia S. Vito, dove io presto il mio servizio sacerdotale come Parroco, da oltre 40 anni.

Per tanti anni Sindaco di questa nostra Favara, a partire dal periodo immediatamente successivo al terribile assassinio del primo sindaco del dopoguerra,Gaetano Guarino, nel giorno dei suoi funerali, l’amministrazione Comunale, non ha esitanto un istante a ordinare il lutto cittadino. Tante le testimonianze di stima e di affetto per l’on. Filippo Lentini. Una fra tante, quella di  Giuseppe Sciume' che ha scritto:  Ti ho conosciuto da ragazzino, quando per tutti Tu eri già “Filippu”, ho condiviso le tue battaglie socialiste anche se non erano più quelle della prima ora, poi dopo tanti anni ho smesso portandomi dentro il fascino che sprigionava dai tuoi comizi e le lunghe chiacchierate al di fuori della folla. Ti voglio ricordare così, nella consapevolezza che, nel bene e nel male, sei stato il migliore”.

Un’altra significativa testimonianza, quella di Salvatore Sorce, che  ha scritto : “Non ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente ma l’ho sentito parlare in diverse occasioni.Ho sempre avuto l’impressione che avesse la perfetta conoscenza della dinamica politica e della sue molteplici implicazioni sociali.La mia personale opinione è che sicuramente ha insegnato a molte generazioni, soprattutto con l’esempio, a coniugare l’esercizio del potere con l’onestà, gli onori delle funzioni pubbliche con la frugalità del privato.Non l’ho mai visto rissoso o invadente, il suo modo di essere era molto umano e partecipativo; sapeva parlare al momento giusto e con grande pacatezza. Direi, in una battuta, che è stato un vero “Politico di specie”.Una cosa, in particolare, ho sempre apprezzato nel suo modo essere: la compostezza morale e politica anche quando le circostanze non gli riconoscevano i legittimi meriti”.

Più volte sindaco e più volte deputato regionale, l’on. Lemtini lascia a Favara e non solo, un grande vuoto. Con Lui va via,infatti,un pezzo molto importante della storia della nostra Favara, della nostra provincia e della stessa Sicilia, terra alla quale,da socialista, e da uomo di governo ha dato molto. Un politico fine,un uomo certamente di parte e in questo senso la sua attiva militanza sino all’ultimo in un preciso Parito politico, quello Socialista, Partito che lo ha portato ad essere protagonista,nel bene e nel male,degli ultimi 60 anni e più, della vita politica favarese e in parte anche siciliana.

 

30-Editoriale di Radio Favara 101 – "LA VOCE del DIRETTORE", lunedì  26.X.2009

 

Europa ed Africa, due continenti vicini con tanti problemi, alla riflessione di molti studiosi in questi giorni. E cominciamo con l’Africa,  in questi giorni al centro delle analisi, dei progetti e delle preghiere dei vescovi del continente africano, riuniti a Roma accanto a Benedetto XVI.

Problemi di estrema gravità, quelli del continente nero, problemi che richiedono di imbroccare senza ritardi, prima che sia troppo tardi, la strada della dignità e dei diritti in alternativa a uno sfruttamento che appare inarrestabile. Alle catene ai piedi, a cui una volta erano sottoposti gli schiavi, vittime delle famose tratte, oggi si sono sostituite le catene ai progetti di vita. La drammatica realtà dell'Aids, poi,  è la dimostrazione di una schiavitù che, oggi non meno di ieri, umilia persone e popoli, mentre le multinazionali farmaceutiche, per la politica che le sostiene e che esse stesse sostengono, ricavano lauti guadagni. In Africa, tanti missionari, laici, sono al servizio di quella dignità calpestata e ancora in queste settimane sono venute fuori straordinarie storie di eroismo e di sacrifici, sino al martirio, tantissimi esempi di  gratuità, storie di un dono offerto e, nello stesso tempo, ricevuto. Ospedali, case accoglienza, laboratori, pozzi, scuole, iniziative di solidarietà e di giustizia. Anche alcuni laici favaresi, negli ultimi anni hanno fatto esperienza diretta, andando a trascorrere un periodo in Africa per portare aiuto, testimoniando poi, quando sono ritornati che hanno ricevuto molto di più di quanto hanno potuto dare.

Non ultimi i progetti che la Chiesa italiana ha realizzato in Africa c'è il "sogno" di una Chiesa che sta con amore nella storia, una Chiesa che non teme di levare la voce a nome di coloro che ne sono stati privati. Mi chiedo: Perché non si racconta anche questo quando si parla della Chiesa in Africa? In tempi di richiesta di libertà di stampa ci sono, anche attorno a questo argomento, vuoti paurosi di informazione e notizie mancanti che fanno sorgere alcuni interrogativi sullo stato di salute professionale dei media nel nostro Paese. In una realtà che purtroppo vede aumentare la distanza tra gente e giornali, solo le "piccole" testate, come i settimanali cattolici locali, solo i giornali dei Missionari più che mai avvertono la responsabilità di rafforzare il loro servizio. Anche nel guardare oltre il territorio. Senza presunzione, con la schiena dritta. Anche questo  un contributo prezioso alla crescita di tutta l'informazione.

E adesso uno sguardo alla nostra Europa, che rischia, come ammoniva Giovanni Paolo II di felice memoria e come non si stanca di ammonire l’attuale Pontefice, l’Europa  che rischia di dimenticare le sue radici cristiane. E proprio recente, l'allarme di Benedetto XVI, che ha denunciato come viene «sempre più passata sotto silenzio», nell’Unione europea, una «verità»: la «ispirazione» cristiana dei padri fondatori dell’Ue e le sue radici cristiane tuttora attuali. Lo ha fatto Benedetto XVI ricevendo in Vaticano le Lettere credenziali del nuovo capo della delegazione della Commissione della Comunità Europea presso al Santa Sede. Per essere «uno spazio di pace e stabilità», ha detto il Papa – l’Unione Europea non deve dimenticare i valori che «sono frutto di  una lunga e silenziosa storia nella quale, nessuno potrà negarlo, il cristianesimo ha giocato un ruolo di primo piano. L’uguale dignità di tutti gli esseri umani, la libertà dell’atto di fede come radice di tutte le altre libertà civili, la pace come elemento decisivo del bene comune». Compito dell'Europa di oggi, secondo il Pontefice, è quello di riaffermare la propria eredità umanistica e cristiana in base alle quali deve difendere «la vita umana dal suo concepimento fino alla morte naturale» e «la famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna».

L'ambasciatore ha svolto un discorso di saluto al Pontefice definendo la realtà dell'Unione europea come «una zona di pace e di stabilità che riunisce 27 Stati con gli stessi valori fondamentali». Il Papa l'ha definita «una felice presentazione», precisando che «è giusto, tuttavia, rilevare che l'Unione europea non è dotata di questi valori, ma che essi sono piuttosto i valori condivisi che l'hanno fatta nascere e che sono stati una specie di forza di gravità che ha attirato verso il nucleo dei Paesi fondatori le diverse nazioni che vi si sono aggiunte nel corso del tempo. Questi valori - ha detto il Papa - sono il frutto di una lunga e sinuosa storia nella quale, nessuno lo negherà, il Cristianesimo ha giocato un ruolo di primo piano».

Il rischio è che tali valori siano strumentalizzati da «individui e gruppi di pressione» desiderosi di far avanzare degli interessi particolari a detrimento del bene comune del continente. Questo pericolo, ha denunciato, Papa Benedetto, è già ora «percepito e denunciato da numerosi osservatori» di diversa estrazione. È importante allora, che l'Europa non abbandoni il suo modello di civilizzazione, soffocando il suo slancio originale, con la devastante cultura dell'individualismo o dell'utilitarismo.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, Don Diego Acquisto cordialmente vi saluta,  ed anche nome di tutto lo staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

La Voce del Direttore - Editoriale di Radio Favara 101

Riflessioni a voce alta per il bene della Città.

Abbattere  i muri

24.9.2009

Desidero esprimere ancora la mia gratitudine a tutte le forze politiche presenti in Consiglio Comunale che hanno voluto farmi giungere i loro auguri in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria, da parte dell’amministrazione guidata dal sindaco Russello, lo scorso 27 giugno.

Un grazie anche all’ex sindaco dott. Lorenzo Airò, che, in una sua lunga lettera sui problemi della Città, accennando alla cittadinanza onoraria da poco conferitami, l’ha definita “meritata e dovuta”.  Francamente non  mi aspettavo tanto e quindi sentitamente ringrazio  e per il tramite di quanti ricoprono o hanno ricoperto cariche pubbliche, anche la cittadinanza tutta, per la quale ho cercato di spendermi nel mio ultraquarantennale servizio, cercando di fare del mio meglio e ricevendo in cambio molto di più di quanto ho potuto dare, soprattutto in termini di stima e di affetto. Grazie.

L’attuale  situazione amministrativa della nostra Favara, mi spinge ad esprimere alcuni pensieri , animato dal desiderio di suscitare qualche riflessione, che possa contribuire al bene comune.

 

L’attuale querelle tra organi istituzionali della Città (Cons.Comun. Presidente, Sindaco, con i conseguenti muri di incomunicabilità),  a mio giudizio,  va subito chiusa, con la buona volontà di tutti, e ragionando con il buon senso popolare, per cui mai la ragione sta tutta da una parte ed il torto tutto dall’altra. Qualcuno ci direbbe che prima di criticare la pagliuzza dell’occhio del fratello, si farebbe meglio a guardare se, per caso, non ci sia una  trave nel proprio. Solo nell’ottica della riconciliazione e del bene supremo della città, si può trovare la via d’uscita da una situazione penosa ed imbarazzante.  Di fronte ai gravi problemi che travagliano la Città, un singolo, discutibile episodio non si può caricare di chissà quale valore. Insistere  sembrerebbe davvero surreale. Soprattutto se inquadrato nella nostra realtà locale, che,  per colpe passate e/o recenti, denuncia varie e gravi forme di degrado, mentre continua inarrestabile un progressivo allargamento dell’area del disagio e della povertà, con una ristretta fascia sociale che invece aumenta il proprio benessere e dà segni di lusso e di spreco. Non solo, ma mentre, a Favara,  sembra davvero aggravarsi l’emergenza educativa, con una fascia di giovani che vive il rischio della frustrazione e dell’alienazione, rifugiandosi nella rete della droga, dell’alcol, della pornografia, ecc. ecc…della criminalità, secondo quanto ci hanno confermato i recenti, gravissimi  episodi, propri di questa estate appena trascorsa.

 

            Il Sindaco, nella lettera e nello spirito della  L.R. n. 7/93 è il Sindaco dei cittadini e non dei Partiti, e non è nemmeno espressione del Consiglio Comunale. Quando lo era, - lo ricordiamo bene tutti – nel corso di una legislatura si alternavano tre, quattro o anche più sindaci, con le conseguenze che la riforma ha voluto proprio evitare, affidando ai cittadini l’elezione diretta e rendendo difficile la sua rimozione.

 

            Il  Consiglio Comunale, - che elegge il suo Presidente (mentre prima la presidenza era esercitata dallo stesso sindaco in carica) è l’unico organo titolare della  sovranità popolare - con la legge  n.7/93, oltre alla naturale vocazione di pungolo dell’Amministrazione,  è stato caricato di una nuova grande responsabilità, quella di potere mandare a casa il Sindaco, ma nello stesso tempo decretare  il proprio scioglimento.

Nel caso in cui questo dovesse verificarsi a Favara, cosa avverrà ?

Mi sembra d’obbligo porsi alcuni interrogativi: Si può fare un salto nel buio e  mandare una città allo sbaraglio ? C’è un piano preciso per il prossimo futuro ? Gli stessi Partiti di  opposizione – e segnatamente il PD seriamente impegnato in questo periodo in un processo di profondo rinnovamento – hanno davvero pronto  un piano alternativo per il bene di Favara ?  Funziona all’interno dei Partiti favaresi un minimo di democrazia interna ?  Ci sono e chi sono i Segretari  dei Partiti presenti in Consiglio Comunale ? E poi. Siamo proprio sicuri che, azzerato tutto,  il  Commissario e la Commissione, non calati dal cielo ma nominati dal governo regionale, risolveranno gli attuali problemi ? Non se ne potranno creare altri in attesa delle nuove elezioni, che prevedibilmente dovrebbero svolgersi non prima di un anno? Nel Comune commissariato, non si potrebbe determinare un aggravio di spese e di problemi ?

Si tratta, credo, di interrogativi, che le forze politiche ed i singoli Consiglieri Comunali devono seriamente porsi. Dopo di che, passare ad una decisione definitiva,  in un senso o nell’altro, assumendosi ognuno le proprie responsabilità e risparmiando alla città e, soprattutto,  ai nostri giovani esempi poco edificanti.

 

            Nelle ultime elezioni del maggio 2007 la volontà popolare è stata chiarissima. A larghissima maggioranza è stato eletto il Consiglio Comunale con una maggioranza quasi bulgara per il centro-destra, e per la prima volta, al ballottaggio,  anche un Sindaco della stessa maggioranza del Consiglio Comunale, eliminando, quello che in tutte le precedenti elezioni era avvenuto a Favara, cioè il cosiddetto fenomeno dell’anatra zoppa, Sindaco di sinistra e maggioranza in Consiglio Comunale di segno opposto. Questa volta i partiti del centro-destra avevano individuato nell’avv. Domenico Russello la persona giusta. Questo il commento generale, perché al di là degli indubbi  meriti della persona del Sindaco Airò, gli elettori hanno deciso per un cambiamento di cultura politica nella guida della città.

Ogni cultura politica ha un certo modo di amministrare, di rapportarsi con le istituzioni, di scegliere le persone, di  spendere il denaro pubblico, di orientare le cose, di favorire o contrastare ad esempio la cultura dei DICO…di creare chiasso mediatico con idee tipo chiesa-moschea,  di celebrare la libertà con monumenti alla Vergine nuda ecc. Nel segreto dell’urna la gente ha voluto, a larghissima maggioranza, il cambiamento ed ha “condannato” il Centro-destra a governare la Città, dando la maggioranza ai Partiti ed al Sindaco da loro scelto.

Bisogna riflettere su questo e trovare il modo di superare l’attuale situazione che rischia di trasformarsi in un  pasticcio, dalle conseguenze imprevedibili. D’altra parte,  il Sindaco, dopo le scelte del novembre scorso, ha il dovere di una verifica e procedere eventualmente, subito, ad un rimpasto della sua Giunta, collegandosi soprattutto con i Partiti che  hanno condiviso il suo programma elettorale. Ponendo davvero il bene della Città al di sopra di tutto, ciò non dovrebbe essere eccessivamente difficile.

 

            Sindaco ed Assessori,  non possono e non devono solo limitarsi a gestire l’esistente, curando lodevolmente solo l’attuazione di opere e progetti in precedenza programmati, ma, sempre nella legalità, programmare e orientare il futuro, attivare processi in grado di intercettare risorse, attrarre insomma nuovi finanziamenti per lo sviluppo e per il miglioramento economico e della qualità della vita. Insomma, Sindaco ed Assessori devono lavorare a tempo pieno per la  Città, produrre atti e delibere,  sfidando quasi il Consiglio davanti all’occhio critico della città e incalzandolo di modo da impegnarlo seriamente e sottrarlo alla tentazione di iniziative discutibili.

 

            Negli ultimi tempi, il varo, finalmente del Progetto HORTUS,  l‘avvio concreto, finalmente, di un problema annoso  come la  metanizzazione, l’inizio, finalmente, dei lavori della nuova Caserma, con la partecipazione delle più alte autorità, la fruibilità, finalmente, effettiva del Municipio di Piazza Cavour,  alcune piccole ma significative cose (come, finalmente, il servizio nella Cappella del Cimitero) hanno fatto in qualche modo intravedere un nuovo modo di impegno per la città…con speranza dei cittadini di vedere subito altre cose, come finalmente, per esempio, l’utilizzo per la Polizia Municipale del nuovo, magnifico edificio di Piazza Giglia… e della stessa Chiesa locale che per mezzo del suo vertice istituzionale, ufficialmente, in più di una circostanza pubblica  ha dato atto all’Amministrazione Russello di un impegno in atto, di carattere culturale anzitutto nella linea della legalità, e in alcune iniziative concrete. Un impegno, comunque, sempre suscettibile di miglioramento e potenziamento, anche con la preghiera dei credenti e con la buona volontà di tutti.

 

            A Favara, in Consiglio Comunale e fuori, sicuramente non mancano personalità ed intelligenze, per riflettere, senza prese di posizione preconcette, né interessi di bottega… Favara ha diritto ad essere correttamente amministrata, senza inutili protagonismi, scene non proprio esaltanti, urla, nervosismi, veleni, e quant’altro.

La maggioranza vera – lo abbiamo visto nelle ultime elezioni, quando nessuno al ballottaggio prevedeva un risultato simile - si esprime nel segreto dell’urna. Di quella maggioranza bisogna avere rispetto e solo a quella democraticamente inchinarsi. Così come ha fatto la precedente Amministrazione Airò, che ha preso correttamente atto della sconfitta senza attenuanti e senza per questo,  sentirsi definitivamente delegittimata, né demotivata per una possibile ripresa di  impegno a servizio dei cittadini. Un servizio che richiede costantemente capacità di autocritica e di rinnovamento, per rispondere ai problemi emergenti,  secondo il mandato del popolo sovrano.

 

In conclusione mi chiedo: Ci si preoccupa di quello che pensa la gente? In un certo sondaggio di non molto tempo fa, risultava che  l’opinione pubblica favarese appariva disorientata e frastornata, mentre Sicilia-TV registrava  una generalizzata  sfiducia alla politica”,  con molte lamentele sulla mancata  fattività di tante cose spicciole, la cui responsabilità i favaresi  addossavano “non solo sul Sindaco e sulla sua Giunta, ma anche sul Consiglio Comunale, sui Partiti e sulla stessa politica favarese, cioè come da parte di tutti viene praticata a Favara.

 

Con la sola ambizione di avere offerto qualche spunto di riflessione in più, confermo la mia stima per tutti gli attori in causa e   porgo un cordiale saluto a tutti.

 

Sac. Diego Acquisto

direttore dell'informazione di Radio Favara 101

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23-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 29 giugno 2009 –Piano pastorale Diocesano

 

All’inizio del suo ministero episcopale in Agrigento, il nostro  arcivescovo don Franco ci ha invitato a vivere l’Anno dell’Ascolto, esercizio di comunione attraverso cui analizzare la nostra storia e, con rinnovato slancio, proiettarci in avanti. Lo ha scritto nei giorni scorsi, don Melchiorre Vutera, nuovo Vicario Generale della nostra arcidiocesi, in preparazione all’assemblea diocesana. dove è stato consegnato un documento che ha fatto sintesi  di tutto quello che è emerso a livello parrocchiale, foraniale e zonale, l’arcivescovo do Franco ne ha tratto le conclusioni, indicando le linee operative che dovranno essere seguite da tutti gli operatori pastorali, a livello centrale e periferico. Le analisi a livello parrocchiale pervenute al centro diocesi, si dice nel documento di sintesi, “quasi tutte rilevano un considerevole tasso di discordia e disunione all’interno della comunità, fra gli aderenti a diverso titolo. Si riconosce la validità della Parrocchia e di ciò che essa realizza, anche quando si denuncia qualche limite, al rovescio si dice quale dovrebbe essere la realtà. Insomma, validità e limite della Parrocchia,…Le Parrocchie trovano riconoscimento più come organismo sociale, come centro di servizi pastorali e di attività, che come comunità di vita evangelica, necessitano di una verifica geografica e di un progetto che armonizzi tutti i servizi pastorali tra di essi e con le forze laicali e presbiterali, per potere offrire una presenza adeguata, incisiva e profetica nel territorio e rispondere alle mutate esigenze. Si tratta come si vede di osservazioni che meritano attenzione e riflessioni da parte di tutte le persone responsabili, anche per evitare per un verso il rischio del sociologismo, per un altro verso, come si dice “il rischio di una fede che intraprenda la deriva devozionistica e privata”. In questo senso, la figura di don Sturzo, di cui noi abbiamo parlato appena qualche settimana fa, in questo anno in cui ricorre il 50° della morte ed il 90° dell’ Appello ai liberi e forti, può offrire un esempio illuminante, un esempio illuminante di fede incarnata nel sociale, fede che diventa impegno concreto a tutela della dignità della persona, da mettere sempre al centro di tutto nella vita sociale, secondo il principio di sussidiarietà, che è il punto centrale del pensiero sturziano.

Nelle relazioni delle varie Parrocchie, si fa notare ancora che sull’argomento Carità c’è ancora molta confusione, significando questa spesso solo forme spicciole di assistenza. Insomma come dire che manca una visione organica, ordinata e comunitaria della carità, come elemento fondante della vita cristiana. Anche perché scarsa appare in genere l’attenzione al territorio e così, problematiche gravi come la mentalità mafiosa, lo spaccio di droga, le tante ingiustizie, i disagi, la violenza dell’ambiente…sembra proprio che non rientrino nell’interesse dei più. Ancora, a volte la presenza di più gruppi all’interno della stessa parrocchia non coincide con una animazione del mondo laicale, quando non scade nella divisione dei gruppi fra di loro o addirittura all’interno dello stesso gruppo, con l’incapacità di lavorare assieme. Emerge la necessità di una formazione laicale in grado di far  riscoprire la corresponsabilità laicale nella conduzione della Parrocchia. Gli organismi di partecipazione non ci sono in tutte le parrocchie e non sempre quelli esistenti riescono a lavorare bene.

A livello foraniale, nelle relazioni di sintesi, si fa notare che emerge un maggiore desiderio di legalità e di giustizia sociale, di formazione alla carità, accoglienza dello straniero, attenzione a chi soffre ed all’ambiente. Scelte coraggiose che portino clero e laici a tagliare definitivamente la collusione con una politica clientelare e interessata. Per unire le forze e lavorare con maggiore incisività, sono state avanzate tante proposte di cominciare a pensare seriamente alle Unità Pastorali, dato anche che appare evidente il superamento della territorialità parrocchiale. Si sottolinea la piaga che sono pochi quelli che veramente sono disposti ad impegnarsi veramente nella vita della comunità. Infine qualche osservazione veramente impietosa: E’ stato evidenziato lo scandalo che ancora esiste in tante comunità per le difficoltà relazionali tra sacerdoti di tutte le età”.

Come si vede, non manca davvero il coraggio delle analisi. Ma adesso si richiede con l’impegno di tutti una svolta in positivo, con la guida decisa del Pastore che ha detto che bisogna ripartire dalla comunione che diventa missione, per avere parrocchie che “si prendano cura dei poveri, promuovano cultura, siano al servizio del territorio”. Parrocchie che abbiano una BELLA NOTIZIA da fare arrivare a tutti, senza rimanere impigliati in problemi vari, specie se di gossip e comunque pettegolezzi più o meno di spessore, parrocchie che sappiano scuotere la coscienza di quanti, seppur battezzati, hanno dimenticato la loro fede o sono rimasti prigionieri di logiche di male, rischiando magari l’insuccesso. L’attenzione alla comunione e alla missione dovrà aiutarci a maturare una nuova visione di Chiesa, rispondente al disegno di Dio e alle domande dell’uomo di oggi.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana e buone vacanze con i programmi della nostra emittente. Noi torneremo a risentirci, con questo appuntamento settimanale, alla fine di questa estate, lunedì 21 settembre.

 

 

22 - Editoriale di Radio Favara 101 "La Voce del direttore" – lunedì 22.06.2009

Emergenza educativa - "Educare in famiglia" di Calogero Vetro-Ediz.Paoline

 

"L’educazione si compie forse più con i no che con i , nei confronti di chi va educato. Pensiamo un momento: il bambino prova sempre a chiedere, vuole questo, vuole quello: una cosa e l’opposto di quella cosa; …il bambino non è che veramente vuole un determinato oggetto…il suo è un tentativo, non tanto maldestro, di vedere fino a che punto può osare, fino a che punto può chiedere, fino a che punto l’adulto resiste prima di cedere". Scrive così il prof. Calogero Vetro, maestro elementare in pensione, persona da sempre impegnata nel sociale, fornito di una cultura teorico-pratica, raffinata e proiettata su molteplici campi del sapere, figura nota e popolare a Favara, dagli amici chiamato, con affetto e stima, semplicemente Lillo Vetro, - in un elegante e prezioso libretto, dal titolo "educare in famiglia" - un titolo scritto con l’iniziale minuscola, e sicuramente non si tratta di una distrazione dell’autore o del proto, ma di una scelta precisa, conseguente alla dichiarazione dell’autore di considerare il suo scritto "semplici appunti", "pochi grumi di concetti esposti senza sistematcità", per sollecitare ad accostarsi ad un "problema di dimensioni enormi" come con grande discrezionalità dice nella premessa.

Un libretto dato da qualche mese alle stampe per le Edizioni Paoline, dove ha raccolto i pensieri e le osservazioni, frutto di una lunga esperienza didattica in tanti anni di insegnamento, in questo nostro ambiente di Favara, che per tanti aspetti è davvero un’immagine non solo della nostra terra agrigentina, ma, come è stato detto, un’immagine della Sicilia e più in generale del Meridione d’Italia. Osservazioni e pensieri, che non sono frutto di astratte elucubrazioni mentali, ma che provengono dall’esperienza concreta, dal contatto diretto con bambini e ragazzi di questo nostro tessuto sociale, che più facilmente sembra assorbire le spinte di una nuova cultura, che nella sistematica contestazione dell’autorità genitoriale e nella voglia e gusto della cultura trasgressiva, crede di avere individuato il modo di esaltare il proprio io e la propria personalità. In questo contesto culturale che da qualche tempo si va affermando anche a Favara, con il potente ausilio di talune lobby mediatiche che spingono alla destabilizzazione di un corretto ed equilibrato ordine sociale, si spiega anche la campagna di denigrazione dei Comandamenti di Dio, formulati in maniera negativa, ma che dietro la forma negativa, se si riflette anche solo un po’, contengono tanta, ma proprio tanta positività per il vero ed autentico sviluppo della persona umana e la sua maturazione. Il prof. Calogero Vetro, forse senza porsi il problema, così come noi ce lo siamo appena posto, dalle sue osservazioni concrete ne deduce, che "L’educazione si compie forse più con i no che con i sì, nei confronti di chi va educato". Un principio non elaborato in maniera deduttiva da taluni principi teorici, ma ricavato in modo induttivo dall’esperienza concreta. Ritornando all’argomento, Lillo Vetro dice: "…tante volte ci è capitato di aver dovuto accontentare un bambino dandogli qualcosa, insistentemente chiesta, che non vuole più appena l’ha ottenuta…occorre capire, quando la richiesta è opportuna e quando è strumentale, perché il bambino vuole capire se l’adulto è debole ed è alla sua mercé… occorre capire il limite…l’educare è proprio nella capacità di capire il limite e nella estrema bravura di far capire al bambino che il limite è quello. Allora: non sempre e soltanto no, ma non sempre e soltanto sì, e nemmeno un’alternanza casuale di sì e di no".

Ecco, quello che abbiamo riferito è solo un passaggio di questo libretto di 100 e più pagine, la cui lettura consigliamo soprattutto ai genitori ed agli educatori in genere, in questo nostro tempo in cui a ragione si parla di «emergenza educativa», perché da più parti si coglie un allarme serio, che va via via dilatandosi. Un allarme serio, tra le persone responsabili in questi giorni, dopo la notizia che la provincia di Roma ha presentato il progetto dell’introduzione del preservativo a scuola, presentandolo nell’ottica di una scelta coraggiosa ma dove in verità, come è stato osservato,  «l'unico coraggio è quello di voler banalizzare i temi della affettività, della sessualità, della educazione giovanile, proprio in un tempo in cui è alla attenzione di tutti la questione della emergenza educativa».

E proprio perché l’emergenza educativa viene considerata il fattore in grado di mettere a repentaglio l’equilibrio di una società e le possibilità concrete di un suo progresso, nei giorni scorsi, l’Assemblea generale della CEI, per esempio, ha deciso di farne il tema centrale degli orientamenti pastorali del prossimo decennio. I Vescovi notano che oggi, purtroppo, non sono pochi coloro che, ritengono praticamente quasi impossibile l’opera dell’educazione, e quindi vi rinunciano in partenza. Non solo, ormai è anticipato all’infanzia il momento in cui gli adulti temono di non riuscire più a farsi ascoltare. Anche tra le figure tradizionalmente dedite a questo impegno, come i genitori e gli insegnanti, sembra farsi strada questo atteggiamento di resa, magari non dichiarata ma effettiva, sembrando un risultato già soddisfacente riuscire a trasmettere appena le regole del galateo, come a scuola le nozioni principali delle singole materie. Ma si sa bene che l’educazione è molto più che istruzione. È il risvegliarsi del soggetto che decide di sé. Ma per questo, tutta l’abilità e la capacità, come suggerisce Lillo Vetro dei genitori soprattutto, e poi degli insegnanti e degli adulti in genere, mentre la Chiesa per la voce del magistero del Papa e dei Vescovi, alza la voce e dice che l’emergenza educativa, merita davvero che tutti, ognuno per la sua parte, investiamo tutta l’intelligenza e la passione di cui siamo capaci, guardando avanti con fiducia e avvalendoci di una storia straordinaria che ha nei Santi dediti all’educazione dei veri maestri, mettendo in guardia che, il pericolo più grande è rappresentato dalla sfiducia e dal pessimismo.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

 lunedì 15.06.2009 – “La voce del direttore”

DON  LUIGI  STURZO: UN MESSAGGIO POLITICO di ATTUALITÀ

 

Siamo nell’anno sturziano, per la ricorrenza del 50° della morte e del 90° dell’appello “Ai liberi e forti” , quando allora nel  gennaio del 1919 (dopo 40 anni di “Non expedit”, - il famoso non expedit di Pio IX, (non conviene), con cui in pratica fu proibito ai cattolici di partecipare alla vita politica dell’Italia) finalmente i cattolici con il Partito Popolare, entrarono nell’agone politico, riscuotendo un enorme successo, avendo portato, alle prime elezioni, in Parlamento ben 99 deputati. Si capisce che parliamo di don Luigi Sturzo, il prete siciliano di Caltagirone, la cui fase diocesana del processo di beatificazione, aperta qualche anno fa  a Roma,  ha suscitato profonda soddisfazione in larghi strati della  popolazione, anche della nostra provincia.

 Perché don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare, - nobile figura di sacerdote, di studioso e sociologo cristiano, che, per una spinta interiore di spiritualità, con passione ha lavorato in campo politico e sociale, tanti - tanti seguaci ha avuto in terra agrigentina, tra il laicato ed il Clero, soprattutto negli anni difficili del secondo dopoguerra. Nato a Caltagirone il 26 novembre 1871 e morto a Roma l’8 agosto 1959,  Don Sturzo è stato un protagonista della vita pubblica italiana. Un prete che  come prete -e ci teneva  precisarlo- ha  considerato suo dovere ricondurre la politica «alla sua finalità naturale di carità e di servizio», mettendo sempre al centro l’uomo e la sua dignità., con il principio di sussidiarietà, cardine di tutta la sua visione della società. E chi vi parla, nei giorni scorsi, per partecipare ad un Convegno di studio, è stato a Caltagirone,  visitando la sua tomba monumentale, nella  splendida Basilica  del SS. Salvatore. Come ha detto Giovanni Paolo II, nella sua prima visita in Sicilia, Don Sturzo è stato l’uomo che ha saputo infondere nei cattolici italiani il senso del diritto-dovere della partecipazione alla cosa pubblica, al servizio della verità e dei più deboli. Nel processo di beatificazione in corso, il sacerdote di Caltagirone, fondatore del Partito Popolare, però, non sarà  valutato per il suo pensiero politico, ma per l’ “eroicità delle sue virtù”, così come prevede la procedura per la beatificazione. Potrà cioè essere proclamato beato, se il processo canonico dimostrerà che, nella sua vita, egli ha dato prova di particolare impegno nella carità, nella fede, nella speranza, nella fortezza e nell’obbedienza. Per questo, due commissioni stanno lavorando: la commissione storica, incaricata  di analizzare tutti gli scritti e stendere una biografia critica, e la commissione teologica, a cui spetterà il compito della valutazione spirituale. Per questo i membri del Tribunale si sono recati anche nei luoghi dove Don Sturzo è stato in esilio, dal 1924 al 1946, cioè a Londra e negli Stati Uniti, prima di rientrare in Italia, dopo la caduta del fascismo. Alcuni storici sostengono che fu mandato in esilio dalle Gerarchie Vaticane, per rendere più facile l’intesa tra il Vaticano ed il Fascismo, sfociata poi nella firma dei Patti Lateranensi l’11 febbraio 1929. Di sicuro c’è che il  rapporto di Don Sturzo con la Autorità Ecclesiastiche non è stato sempre facile e comunque Don Sturzo è stato sempre obbediente alla Chiesa.

Dalla scuola di don Sturzo son venuti fuori Alcide De Gasperi, tra i fondatori del Partito Popolare, presidente del Consiglio dal 1945 al 1953, artefice della ricostruzione del Paese, Giorgio La Pira, siciliano d’origine, esponente della Democrazia Cristiana, sindaco di Firenze per tanti anni, Giuseppe Lazzati,  Igino Giordani,  Schuman, ministro degli Esteri francese. Accanto a Sturzo insomma, molti sono i protagonisti della vita politica, che influenzati più o meno direttamente dal suo pensiero, si sono dedicati alla vita politica con grande spirito di fede ed alcuni adesso sono in corsa - possiamo dire - per giungere ad essere inseriti ufficialmente tra i Santi, riconosciuti dalla Chiesa.

 Don STURZO è una delle figure che più hanno onorato sia il cattolicesimo italiano, sia il sacerdozio cattolico: alla base del pensiero politico vi era una concezione della politica come «un dovere civico, un atto di carità verso il prossimo». Una visione  valida ancora oggi per chiunque si vuole proporre al servizio della cosa  pubblica. Don Sturzo si è battuto instancabilmente per la moralizzazione della vita pubblica, mettendo alla base del pensiero politico, la visione che  "la politica è carità, ossia esigenza d'amore e di servizio del prossimo,  ricerca ed attuazione del bene comune". Al centro di ogni sua preoccupazione sempre, il buon ordine sociale, il corretto uso del potere politico al servizio della verità e dei più deboli. Un prete che ha coniugato fede e politica, un prete che ha vissuto una spiritualità incarnata nel contesto sociale del suo tempo. Un punto di riferimento imprescindibile per tutti coloro i quali, da laici cristiani hanno tentato e tentano anche ai nostri giorni di conciliare una profonda esperienza spirituale con l'impegno sociale e politico.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, Don Diego Acquisto cordialmente vi saluta e come al solito anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente. 

20- Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 08.06.2009

 

Un fatto insolito, segno davvero del cambiamento dei tempi e del mutato clima politico. Il partito della Rifondazione Comunista chiede scuse ad un Parroco, segnatamente a chi vi parla, e deplora, anche con un comunicato ufficiale quello che è avvenuto.

Mi spiego. Da qualche giorno, nel clima della campagna elettorale per le elezioni europee, sul muro posteriore del Calvario erano stati affissi alcuni manifesti elettorali di questo Partito. Non pochi, e tra questi chi vi parla, sicuramente, passando, guardavano e in cuor loro condannavano il fatto; non era mai successo che un edificio sacro e il Calvario particolare, fossero stati utilizzati per l’affissione di manifesti politici.

Il Calvario in particolare, con la CROCE richiama ai valori fondamentali di solidarietà e di amore, indipendentemente dalla militanza politica in un determinato Partito.

Condanna, quindi, mancanza di buon senso, il commento più benevolo. Ma ecco che dopo qualche giorno, qualche autorevole rappresentante di questa forza politica, viene a trovarmi per chiedere scusa dell’accaduto; ed a seguire anche un comunicato stampa, in cui testualmente si dice: "Il circolo del Partito della Rifondazione Comunista esprime rammarico per l’atto in inciviltà compiuto contro il Calvario cittadino. Scusandosi con la città e con la comunità ecclesiastica di Favara, tiene a precisare di essere completamente estraneo al grave atto. Comunica altresì che ha già provveduto a proprie spese alla rimozione dei manifesti che erano stati affissi da persone estranee al partito. (a quanto pare compiuto dagli attacchini, tra l’altro pare di un altro paese). Per nostra cultura, condanniamo ogni atto che offende la città e soprattutto i luoghi di culto."

Questo il comunicato. Davvero interessante e significativa soprattutto l’ultima affermazione, in netta controtendenza con la cultura del passato di talune forze politiche comuniste, che invece, come in Russia, riducevano i luoghi di culto, nel migliore dei casi a musei. E chi vi parla ne dà una testimonianza oculare e diretta, avendo, in incognito come prete, ottenuto il visto e visitato la Russia, in anni antecedenti alla caduta del muro di Berlino e prima assai delle cosiddetta perestroika di Gorbaciov.

E detto questo, ancora una puntata sulla presenza della Madonna di Fatima a Favara. Giornate ricche di emozioni e, per non pochi, anche di lacrime, quelle vissute a Favara, specialmente alla conclusione da parte di una grande folla convenuta a Villa Ambrosini per il saluto, quando la Madonnina bianca, ha lasciato la nostra città per ripartire per Lisbona e di lì raggiungere Fatima.

Dopo la formula di consacrazione recitata dal Sindaco avv. Domenico Russello, ed i brevi interventi di saluto del dott. Giuseppe Arnone, a nome della provincia, di Lillo Montaperto per il Consiglio Pastorale Cittadino e di chi vi parla, a nome del Presbiterio locale, la Madonna è stata salutata con lo sventolio festoso di centinaia e centinaia d i fazzoletti, in un tripudio di popolo, di questo popolo favarese che in larga, larghissima maggioranza nutre una tenera devozione alla Madonna che in gergo siciliano e favarese, viene chiamata la "Beddra Matri", la bella madre, madre di Gesù e nostra.

La cerimonia di commiato a Villa Ambrosini era stata precedtuta da una solenne concelebrazione nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, stipata all’inverosimile, chiesa che anche se grande ed accogliente, è stata comunque incapace di potere contenere la grande folla convenuta, per cui tanti, tantissimi hanno atteso fuori dalla Chiesa per potere partecipare alla cerimonia conclusiva di saluto.

La Messa, animata dalla Corale dell’Unità Pastorale, è stata presieduta dall’Arcivescovo S. E. Mons. Diego Bona, presidente del Comitato per l’Apostolato Mondiale di Fatima,

Il mese di maggio a Favara quest’anno non poteva avere conclusione migliore, dato che l’ultima settimana, da domenica 24, solennità dell’Ascensione del signore al Cielo, a domenica 31 maggio solennità della Pentecoste, ha registrato la presenza della Madonna di Fatima, e un fiume di gente, non solo da tutta Favara, ma anche dai paesi vicini, è venuto a trovare la "Bianca Signora", la Madonnina di Fatima, nelle due Chiese di S. Vito e di Ss. Pietro e Paolo, che si sono avvicendate nell’accoglienza e grazie all’impegno e sacrificio degli operatori pastorali, hanno favorito le numerosissime visite dei fedeli accorsi.

La Veglia di Pentecoste, presieduta dall’arcivescovo Bona, aveva registrato la presenza dei tutti i Parroci della Città e dei giovani di tutte le 9 parrocchie di Favara, che con segni diversi hanno voluto esprimere, davanti alla Madonnina, l’impegno di comunione-missione, con la forza dello Spirito.

Il nostro arcivescovo, don Franco, dopo che, domenica 24 maggio, aveva presieduto la Messa dell’accoglienza della Madonna di Fatima al Calvario e quindi la concelebrazione in Piazza S. Vito, di ritorno dai lavori della CEI, ha incontrato l’arcivescovo Mons. Bona, prendendo atto della validità pastorale dell’iniziativa, foriera di ulteriori, abbondanti frutti spirituali.

 

19-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 1° giugno 2009

Critiche alla politica del governo. In particolare a quella economica, e difesa dei lavoratori «troppo spesso licenziati come inutile zavorra». A sollevare riserve di fondo sulle scelte sin qui adottate dalla maggioranza è stata, nei giorni appena trascorsi, una delle voci più importanti della Chiesa, quella del presidente della Cei Angelo Bagnasco, in apertura dei lavori della 59/ma assemblea generale dei vescovi, auspicando anche un «fisco più equo», di farsi carico della «fascia dei precari» e approntare «ammortizzatori sociali», che fin qui – ha detto - sono stati «davvero modesti».

Non ha mancato il cardinale Angelo Bagnasco di affrontare un altro dei temi caldi dell'agenda politica: l'immigrazione. «Criterio fondamentale con cui valutare» l'arrivo di immigrati clandestini via mare, deve essere – ha detto - il «valore incomprimibile di ogni vita umana, la sua dignità, i suoi diritti inalienabili», anche se «accanto a questo valore dirimente», ci sono altri valori, «come la legalità, l'affrancamento dai trafficanti» «il diritto di asilo», «la sicurezza dei cittadini», «la libertà di tutti di vivere dignitosamente nel proprio Paese ma anche la libertà di emigrare...». L'immigrazione non si affronta con «singoli provvedimenti», «fatalmente inadeguati», serve una «strategia più ampia e articolata» di fronte a un «fenomeno epocale». «Se non la si governa si finisce per subirla». E per il cardinale Angelo Bagnasco i punti centrali di tale strategia devono essere la «cooperazione internazionale» che diventi «caposaldo trasversale della politica italiana» e una «effettiva integrazione degli immigrati»: niente «enclave etniche», non «solo provvedimenti di ordine pubblico», non «malinteso multiculturalismo, ma »meccanismi di convivenza».

Le parole di Bagnasco hanno provocato una lunga sequela di reazioni, da chi ha fatto rilevare che «l'allarme da parte dell'autorità religiosa che invita a tenere sempre alta la guardia su questo fronte è comprensibile »., a chi si è limitato a dire che quelle parole sono «molto importanti e devono far riflettere», a chi ha detto che come uomo di chiesa , Bagnasco giustamente pretende maggiore attenzione verso gli umili e i derelitti, ma nello stesso tempo ha messo a posto le strumentalizzazioni ricordando che l'azione di riaccompagnamento, altrove è stata praticata in maniera molto più massiccia; a chi infine ha commentato dicendo che , le parole del capo della Cei «sollecitano tutti noi ad unire da un lato accoglienza e comprensione, dall'altro fermezza e rispetto della legalità nel governare i delicati processi di una società multietnica».

Ma , a giudizio di chi vi parla, forse i punti più salienti della relazione Bagnasco sono stati quelli di cui la grande stampa non ha parlato, per esempio quando ha ammonito di non accettare l’idea di un cattolicesimo inteso come religione civile, o come «agenzia umanitaria», perché una tale visione con l’idea di una fede nuda, scevra da qualunque implicazione antropologica, allora davvero si priverebbe la comunità umana di un apporto fondamentale e originale in ordine alla edificazione della stessa città dell’uomo. Perché – ha sempre detto il card. Bagnasco "Nella tendenza a ridurre il compito ecclesiale, e considerare le funzioni sociali come più rilevanti di quelle religiose, è difficile non vedere in azione una sorta di secolarismo edulcorato, ma non per questo forse meno subdolo, che – foss’anche senza volerlo – da una parte lusinga i cattolici e dall’altra li emargina." "C’è la preoccupazione che, alla base di simili posizioni un po’ disincarnate, s’annidi una cultura neo-illuministica per la quale Dio in realtà c’entra poco – forse nulla – con la vita pubblica: lo si lascia al massimo sopravvivere nella dimensione privata ed intima delle persone".

Parole che veramente meritano da parte di tutti, e specialmente da parte dei cristiani, tanta attenzione e riflessione.

E intanto ieri Favara, per la voce del sindaco, ha rinnovato la sua consacrazione alla Madonna di Fatima, che è ripartita per il Portogallo. Grande l’afflusso di fedeli, encomiabile la presenza delle più alte autorità cittadine.

L’invocazione e l’auspicio comune è quello che , tutti, con l’aiuto di Maria e sempre sotto la sua protezione, possiamo nella fede consegnataci dai nostri Padri e di testimoniarla con l’ impegno, nei diversi settori della vita familiare e sociale.

Ogni cristiano deve sentirsi ed essere una pietra viva dell’edificio vivo che è la Chiesa, istituita da Gesù, figlio di Dio e Dio egli stesso, la cui volontà di questo divino fondatore è solo quella di servire l’umanità ed essere sempre segno e strumento di comunione fra gli uomini. In questo l’impegno ad aiutare tutti a liberarsi dalla logica della violenza e della prepotenza, comunque camuffata. Sostienici o Maria nella nostra debolezza e fragilità, per non cadere nelle lusinghe del maligno. Fa che possiamo avere sufficiente coraggio e perseveranza per testimoniare il Vangelo della Carità, dalla parte degli ultimi e dei più deboli delle nostre Parrocchie e della nostra Città".

 

Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 18.05.2009

Presentazione del libro di CARMELO SCIASCIA CANNIZZARO : "ANTONINO SAETTA" "Il primo magistrato giudicante assassinato dalla mafia"

 

Forum sulla legalità, moderato dal giornalista Mari Gaziano all’Istituto Professionale "Fermi" di Agrigento, giovedì scorso. Molte le personalità intervenute, in un’aula magna stracolma di studenti, provenienti da diversi istituti scolastici della provincia, dal Presidente della provincia regionale Eugenio D’Orsi, al Provveditore agli studi Antonio Guttadauria, al dirigente scolastico dell’IPIA, Francesco Casalicchio che hanno dato i saluti. Presente anche l’autore del libro, CARMELO SCIASCIA CANNIZZARO che ha concluso i lavori, sono intervenuti l’assessore provinciale alla P.I. ed alle politiche scolastiche, Gaetano Cani, l’avvocato penalista, on. Giuseppe Scozzari, il genero del giudice assassinato dott. Angelo Muratore e chi vi parla, in rappresentanza dell’ufficio scolastico Diocesano della Curia, che si è anzitutto richiamato al suo servizio pubblicato 21 anni fa su "L’Amico del Popolo", un servizio dal TITOLO "Apoteosi di stima, i funerali del magistrato assassinato"- Nel servizio, chi vi parla scriveva: "Nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 settembre, come sappiamo, è stato assassinato lungo la scorrimento veloce Porto Empedocle-Caltanissetta, il magistrato Antonino Saetta, assieme al figlio Stefano, anche lui caduto sotto i colpi dei killers. E’ la prima volta che la mafia colpisce un magistrato del collegio giudicante. Lunedì sera 26 settembre è caduto a Trapani, Mauro Ristagno, ex leader di Lotta Continua ed ora impegnato nel campo dei mass-media ed in una Comunità terapeutica, per il recupero dei tossicodipendenti. In Rostagno la mafia ha voluto colpire l’impegno di solidarietà e volontariato contro la droga. Martedì 27 altri morti ammazzati, tra cui un cognato del famoso pentito Contorno, i coniugi Boutade, una vera e propria guerra.

E proprio mentre avvenivano questi delitti, venivano celebrati a Canicattì, nella grande Chiesa Madre, i funerali del magistrato e del figlio alla presenza delle più alte autorità locali, provinciali, regionali e nazionali, tra cui i Ministri Mattarella e Vassalli, il Presidente della Repubblica Cossiga, il C.S.M al completo. Presente un’immensa folla di cittadini, onesti e laboriosi, che ha seguito commossa il rito funebre, testimoniando la speranza in un momento particolarmente difficile ed irto di incognite per tutta la comunità nazionale. Speranza che è stata con vigore richiamata da Mons. Luigi Bommarito, arcivescovo di Catania e amministratore apostolico di Agrigento, che ha presieduto la concelebrazione. Ecco i passaggi salienti della sua omelia: "Un popolo di onesti non può soggiacere a un manipolo di gente dalla mano nefanda e dalla mente diabolica…Vogliamo uscire dalla cultura della morte, dalla cultura delle tangenti, dal maledetto pizzo che affligge tanti onesti…Il male non può e non deve trionfare. Lo diremo ai giovani, lo grideremo nelle piazze. Dobbiamo mantenere viva la speranza. Signore, quanto più è profonda la notte, tanto più vicina è l’aurora." Sono i passi più salienti dell’omelia, in cui poi, tra l’altro il Presule si è posto un interrogativo che è rimbalzato sui mass media nazionali, perché si è chiesto: "Chi sarà la prossima vittima ?". Un interrogativo lacerante che ha colpito tutti i presenti e non solo, e che ha messo in subbuglio la coscienza di tanti.

Così il servizio di 21 anni fa a firma di chi vi parla, su L’Amico del Popolo. Adesso, appare lodevole l’intento dell’autore, il dott. Carmelo Sciascia Cannizzaro, di fare giustizia, "giustizia della storia" come dice, cioè di sollevare la spessa coltre dell’oblio in cui sono cadute personalità illustri, tra cui in quest’ultima sua opera, Antonino Saetta, presidente della prima sezione della Corte d’Assise d’Appello, primo magistrato giudicante assassinato dalla mafia. Il duplice omicidio Saetta, il giudice ed il figlio Stefano, è caduto nell’oblio, nell’amnesia collettiva. Lodevole l’intento di rompere il silenzio a 20 anni di distanza dall’assassinio, iniziare un moto di ribellione contro l’ingiustizia dell’oblio; rendere il dovuto onore ad un magistrato sconosciuto e silenzioso come forse deve essere e restare sempre un magistrato), anche e soprattutto se impegnato in prima linea, ad un uomo onesto e corretto come il giudice Saetta, ad un uomo riservato e schivo, assolutamente alieno da protagonismi, ad un magistrato integerrimo che ha compiuto senza tentennamenti il proprio dovere, dimostrando coraggio e modestia, senso dello Stato, equilibrio e moderazione nell’applicazione della legge, un eroe della normalità, un eroe del dovere dovunque e comunque fedelmente compiuto, unicamente in ossequio ai dettami della sua coscienza, un eroe che agiva sempre con rigore e coerenza, in un periodo in cui diversi processi, che vedevano coinvolti i più alti esponenti della Cupola Mafiosa, subivano annullamenti, rinvii, (per motivi incomprensibili dall’opinione pubblica, ossia per cavilli procedurali, che talvolta addirittura sembravano ricercati meticolosamente o appositamente creati) subivano "aggiustamenti" e si concludevano con lievi pene, finendo con l’assicura impunità agli autori dei più efferati crimini. L’autore il dott. Carmelo Sciascia Cannizzaro in questo libro si chiede perché il giudice Saetta è stato messo nel dimenticatoio. Un interrogativo che è il filo rosso di tutto l’interessante volume. Un interrogativo che sostanzialmente credo rimanga senza risposta. Comunque la coltre dell’oblio sul giudice Saetta è stata sollevata. Il resto mi auguro proprio che possa avvenire.

Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 11.05.2009 - Commemorazione P.Seggio

 

Martedì scorso, 5 maggio, Favara, tramite il Consiglio Pastorale Parrocchiale e l’Amministrazione Comunale rappresentata dal Sindaco Russello, Favara ha voluto commemorare la figura di un Sacerdote, di un parroco, a 40 anni di distanza dalla sua tragica scomparsa: Don Giuseppe Seggio, Parroco della Parrocchia S. Vito, proveniente da Ravanusa, dove era nato il 12 settembre 1922,  assassinato a Favara, in Via Umberto, nel tardo pomeriggio del 5 maggio 1969. Sono passati 40 anni di quel drammatico pomeriggio del 5 maggio 1969, quando don Seggio, dopo il consueto lavoro pastorale in Parrocchia e dopo una riunione dei genitori dei ragazzi che si preparavano alla prima Comunione, recandosi verso la Chiesa Madre, dove era programmata una riunione di Clero, venne aggredito proditoriamente alle spalle da uno squilibrato, che  gli esplose contro 7 colpi di pistola.

A 40 anni di distanza, Favara, che non ha mai dimenticato Don Seggio, - come dicevamo -  lo ha voluto ricordare con una sobria cerimonia al Castello Chiaramontano, durante la quale sono state ascoltate tante testimonianze ed  è stata consegnata una targa alla memoria ai familiari, sorella e fratello di don Seggio presenti, e poi con una solenne concelebrazione nella Chiesa di S. Vito, una concelebrazione anche questa molto partecipata e sentita. Presenti sempre a tutti e due i due momenti, al castello e in Chiesa, oltre al sindaco di Favara, avv. Domenico Russello, anche il sindaco di Ravanusa, dott. Armando Savarino. E proprio i due sindaci di Ravanusa e Favara al termine della celebrazione in Chiesa hanno scoperto una lapide, benedetta da mons. Giuseppe Di Marco che, delegato dall’arcivescovo Mons. Franco Montenegro ha presieduto la concelebrazione. Una concelebrazione, animata dal Gruppo Armonico “Incontri”, diretto da Andrea Ragusa e Antonio Bruccoleri, a cui hanno preso parte il Vicario Foraneo Mons. Saverio Taffari, i parroci P. Pasquale Della Corte, don Pietro Profeta, don Gelando Montana Lampo, don Nino Giarraputo,  oltre a chi vi parla, due diaconi, don Mario Chiara e don Lillo Di Pasquale e due ministranti adulti, Salvatore Marrone e Antonio Di Noto. Favara ha voluto  commemorare  così il Parroco don Giuseppe Seggio, figura indimenticabile di Sacerdote e di uomo, apostolo dei giovani, sempre vivacemente inserito nel contesto socio-culturale cittadino, dal cuore amabile e generoso, sempre pronto e disponibile con tutti, morto all’età di 47 anni, dopo 22 anni di servizio al popolo di Favara.

La commemorazione al Castello ha registrato diverse, toccanti testimonianze, di cui riferiamo, per ovvi motivi solo qualcosa. Il Rag. Giuseppe Veneziano ha detto: l’arrivo di Padre Seggio a Favara ha creato una  grande rivoluzione culturale ed un vivo interesse del settore giovanile…sapeva  infondere fiducia e amicizia, trasmettere messaggi di rinnovamento e di speranza, …ha saputo fare diventare la Parrocchia di San Vito un punto di riferimento per i giovani di Favara,  ….Ha partecipato da protagonista… alle varie manifestazioni religiose e civili del  paese, è diventato l’amico, il consigliere di uomini politici e di personalità dell’epoca,ma soprattutto è diventato il consigliere ed il difensore dei più deboli. Oggi, tutto ciò è considerato un fatto normale, …..Quarant’anni fa, tutto ciò era considerato “utopistico” e , sicuramente, un simile comportamento “per certi versi” poteva essere considerato come un atto di “spavalderia”! Padre Seggio ha dovuto battersi giorno per giorno per abbattere il muro dell’ignoranza, per conquistarsi il rispetto delle istituzioni, la fiducia dei giovani, della gente, del paese, rompendo con le usanze e le credenze del tempo!

Sotto questo profilo Padre Seggio è stato un grande innovatore e un precursore dei tempi moderni anche se ciò gli è costata la vita!

Per questo suo grande contributo e per le sue idee ,la ricorrenza odierna acquista un valore particolare:onorare la memoria di un grande precursore! E l’on. Filippo Lentini, tra le tante cose su cui in qualche altra nostra conversazione settimanale ci proponiamo di ritornare , ha detto : Padre Seggio, però, andò oltre i confini della sua Parrocchia, instaurando un rapporto privilegiato con giovani laureati e studenti emergenti e con quanti davano la sensazione di volere il bene della Città, nell’ideazione di un futuro diverso e migliore per le giovani generazioni, ma pretendendo una loro partecipazione attiva, senza fughe ed abbandoni” E mons. Giuseppe Di Marco nell’omelia, sottolineando che la commemorazione di don Seggio avveniva nel giorno in cui la Chiesa Agrigentina celebra la memoria liturgica di S. Angelo sacerdote e martire, ha detto: “P. Seggio ha dato testimonianza vera con la sua vita, con il suo ministero, con la sua opera educativa e sociale, con il suo sangue”.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta e come al solito, unitamente allo staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

11-Editoriale di Radio Favara 101- lunedì 23.03.2009

Favara ed i suoi problemi

Qualche considerazione sui problemi della nostra collettività favarese, perché ci sembra urgente guardare in faccia la nostra realtà locale, che, per colpe passate o recenti, denuncia varie e gravi forme di degrado, con servizi sociali che continuano a toccare records negativi in vari importanti settori, dall’igiene pubblica alla viabilità, al degrado nel centro storico, con sempre incombente pericolo per la salute o per la stessa incolumità fisica.

Preoccupa inoltre un progressivo allargamento dell’area del disagio e della povertà, mentre contemporaneamente, una ristretta fascia sociale aumenta il proprio benessere e dà segni di lusso e di spreco. La disoccupazione, conseguente all’incalzante crisi economica, colpisce soprattutto le categorie sociali più deboli.

La carenza di valide forme di aggregazione, espone una buona fascia di giovani, al rischio della frustrazione e dell’alienazione, nella rete della droga, dell’alcol , della pornografia, ecc.ecc…

Di fronte alla somma dei problemi, nessuno può continuare ad avere atteggiamenti elusivi, facendo finta di niente.

Per la verità, l’attenzione sui problemi reali della città, negli ultimi tempi, sembra essersi risvegliata ed il dibattito avviato pare volersi fare vivace. Ma, per l’efficacia si richiede continuità ed impegno, superando definitivamente ogni forma di apatia, di appiattimento, di rassegnazione, e contemporaneamente, però, evitare pure ogni inutile asprezza, ogni caduta di stile, ogni inutile spargimento di veleni, che sicuramente non gioverebbero a nulla ed a nessuno. Il Sindaco a cui la sovranità popolare ha affidato il governo della città, per la sua parte, dopo le scelte che, nell’ambito dei suoi poteri, ha ritenuto di dover fare nel novembre scorso, è chiamato ad una verifica, con il coraggio delle decisioni più appropriate, per il bene comune, che sempre deve stare in cima ai pensieri di tutti.

Senza inutili apprensioni e nervosismi, non dimenticare mai che il giudizio complessivo sull’operato del Sindaco e su quello della Giunta da lui scelta, spetta al Consiglio Comunale, l’unico organo rappresentativo dell’intera Comunità, in cui si esprime e manifesta costantemente la sovranità popolare. Le difficoltà amministrative che certamente non mancano nemmeno a Favara, per tutti devono essere uno stimolo a fare il proprio dovere, con coraggio e determinazione, nella fatica del dialogo serrato e fecondo. Deleteria, in ogni caso, la prassi politica dello struzzo.

Il Consiglio Comunale, nel suo dovere di giudizio e di controllo dell’operato del Sindaco, è stato eletto e quasi naturalmente chiamato ad essere una "spina" al fianco dell’Amministrazione. Una spina con la naturale vocazione di pungere, ma sempre e unicamente nel superiore interesse della collettività.

La decisione di un’eventuale revoca di fiducia al Sindaco eletto dai cittadini, nella lettera e nello spirito dell’attuale normativa in vigore, deve essere considerata davvero l’ultima "ratio", includendo, in questo caso, per i Partiti e per i singoli Consiglieri, anche un giudizio certamente non positivo sulle proprie capacità, oltre che sull’impossibilità di andare avanti nel conseguimento del bene comune possibile.

Come ho avuto modo di dire più di una volta, nel periodo 2002-2007 della precedente Amministrazione, quando, per volontà popolare, la situazione tra Sindaco e Consiglio Comunale era ben diversa dall’attuale, Favara, senza bisogno di compromessi , né di "inciuci", ha il diritto di essere governata, puntando ai traguardi possibili e nel rispetto della volontà "presunta" degli elettori.

Mi chiedo: mentre si riprende il dibattito, perché non pensare ad alcune iniziative concrete, per stare a contatto con la base ? Perché, prima di decidere tutto nel chiuso del Palazzo, non sperimentare forme dirette di democrazia ?

Cioè, al fine del coinvolgimento della gente, perchè da parte dell’Amministrazione, (o in alternativa e/o assieme al Consiglio Comunale) non attuare, quello che è sempre stato detto e mai realizzato, cioè incontri di quartiere per dare alla gente la possibilità di esprimersi, verificare, controllare l’operato di tutta la macchina amministrativa, che è a servizio della Città ? Ancora, nel prossimo periodo, perché non pensare ad un CONSIGLIO COMUNALE aperto, adeguatamente preparato ed allargato a tutte le forze vive della Città, per una verifica generale, in grado di offrire maggiori elementi di valutazione ? Da considerare che problemi e difficoltà, potrebbero forse ripresentarsi anche in futuro e negli stessi termini. Perciò il dovere per il Sindaco e per i sigg. Consiglieri comunali di tutti i Partiti, a vivere più a contatto con la gente, valutare e interpretare la volontà popolare, per le decisioni più sagge per la Città, che ognuno per la sua parte potrà sentire ed avere il dovere di prendere.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, Don Diego Acquisto cordialmente vi saluta, e anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101 vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

10-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 16.03.2009

RAGAZZI E VIOLENZA - Di chi è la colpa?

Un’emergenza che coinvolge tutti

 

È davvero difficile commentare un fatto come quello accaduto, qualche settimana fa a Chioggia, nel Veneto, dove un ragazzino tredicenne ha accoltellato il proprio insegnante di musica. Proprio così, gli ha piantato alla schiena un coltello, mentre l’insegnante scriveva alla lavagna. Lo ha fatto a scuola, con un gesto premeditato, dopo aver portato in classe, da casa, un coltello da cucina. E’ difficile, ma è opportuno fare qualche riflessione perché questa vicenda per certi versi estrema in qualche modo coinvolge tutti. Sappiamo troppo poco per entrare nel caso specifico. Quale disagio viveva questo ragazzino? Quali rapporti con l’insegnante? Quali tensioni familiari? Sono solo alcune delle tante, possibili, domande senza risposta. E che comunque non possono e non potrebbero giustificare il gesto. Alcuni aspetti, invece, si possono considerare. "Era un ragazzino dal carattere chiuso, ma uguale a tanti altri". "Una famiglia normale…": così alcune descrizioni sui giornali, che hanno, giustamente, sottolineato il contrasto con l’enormità del fatto. Un fatto, va detto, che però non è isolato nella nostra società dove capita che ragazzi diano alle fiamme un barbone o che "il branco", questa figura ormai d’uso comune e deresponsabilizzante, violenti e umili una fanciulla, una compagna di classe che si era unita a loro per una festa, con le migliori intenzioni, quelle solo di passare un’allegra serata con coetanei amici. Dove capita che ragazzi appicchino il fuoco nei locali di un Asilo nido, come pare sia avvenuto ad Agrigento, picchino una compagna disabile, come è avvenuto a Palermo. E invece ?

Cosa succede ai ragazzi? Questa è la domanda da porsi con sempre maggiore serietà, pur senza drammatizzare ed estendere oltre misura situazioni di disagio e degrado. E’ interessante leggere, su internet, i commenti delle persone alla notizia di Chioggia: colpa della tv, della scuola, dei genitori, della politica e naturalmente di internet; colpa della cultura di sinistra e del permissivismo, della mancata certezza della pena, dell’odio che si semina a ruota libera, magari contro gli immigrati…ecc.ecc…e così via. C’è un po’ di tutto. C’è anche tanta passione e interesse insieme però allo sgomento e alla sostanziale resa di fronte a fenomeni che sembrano non avere soluzione.

Eppure qualcosa si deve poter fare. Anzitutto continuare a considerare i ragazzi e i più piccoli in generale come creditori dell’impegno degli adulti. Sì , dell’impegno e della testimonianza, dello stile di vita degli adulti. Sviluppando, si passi l’esempio, una genitorialità allargata. Nel senso di avvertire tutti, nei loro confronti, nei confronti dei ragazzi e dei giovani, una piena responsabilità. La famiglia e la scuola, agenzie educative tradizionali, come peraltro anche la parrocchia, sono sostanzialmente spiazzate nel contesto contemporaneo dove informazioni, valori, riferimenti e modelli di comportamento giungono da più parti e sono proposti in modo estremamente veloce, non mediato, senza filtri. Se la tentazione, da parte di ciascuna agenzia, e degli adulti in generale, è quella di lasciar cadere le braccia – "Non ce la facciamo" – l’occasione è invece quella di rilanciare e cercare alleanze, mettersi insieme dando corpo a reale e condivisa responsabilità educativa, in sinergia di sforzi e di impegno concreto. Questa è una vera emergenza contemporanea. Ci sono tante volte famiglie chiuse, spesso isolate dalle molteplici e concrete difficoltà di ogni genere che incontrano tutti i giorni. Famiglie dove è già difficile "fare alleanza" all’interno, a partire dai genitori tra loro. E dove non di rado, e come richiede l’età, i ragazzini e le ragazzine vivono un mondo proprio, talvolta del tutto sconosciuto agli adulti. Questi minori bisogna guardarli da tanti punti di vista diversi, da mettere poi insieme per capire, per aiutare loro ad affrontare il cammino della vita senza sbandare o almeno senza sbandare troppo.

 

Famiglia e scuola, parrocchia e associazioni, - sì, e associazioni - ; nel mio piccolo, debbo dire che all’interno della parrocchia S. Vito, nel passato anche recente, spesso viene richiamata l’attenzione dei responsabili delle associazioni esistenti (Ass. ‘Giò 90 S. Vito, Confraternita della Santa Croce del Calvario, Gruppi vari di Preghiera), perché dedichino tempo e diano spazio ai ragazzi ed ai giovani, evitando che quei giovani maturi o adulti che hanno la guida di queste associazioni si chiudano nel loro cerchio, che magari è più gratificante, senza pensare concretamente ai giovani, ai ragazzi, perché è inutile poi lamentarsi, bisogna dedicare tempo ed interesse; e poi un’Associazione che non sa accogliere ragazzi e Giovani, prima o poi è destinata ad estinguersi. Insomma sul territorio bisogna fare comunità, perché come spesso, sempre più chiaramente si dice, il problema dei ragazzi e dei giovani, è il problema degli adulti che non sono più punto valido di riferimento e – ancora più grave – si scoraggiano, magari addossando ad altri le colpe e non vogliono impegnarsi a recuperare il loro ruolo, di genitori e di educatori. Occorre insomma da parte di tutti, con un nuovo scatto di responsabilità, rispondere al progressivo degrado del tessuto di relazioni che accomuna la nostra società, i cui sintomi non mancano nemmeno a Favara e dove ciascuno tende a fare da sé e per sé. E’ un passo necessario, per ricordare poi che ne servono certamente anche altri, che ci sono piani successivi da responsabilizzare – dalla televisione alla politica, per intenderci – per costruire un futuro migliore del quale nessuno, credo proprio, voglia fare a meno. Siamo in Quaresima, tempo particolare per i cristiani, di impegno e di riflessione

 

9-Editoriale di Radio Favara 101 - lunedì 09.03.2009

 Ieri 8 marzo, festa  della donna. Dai microfoni di questa nostra emittente, Radio Favara 101, ancora i nostri migliori auguri al sesso cosiddetto gentile ed alle tante ragazze favaresi e non , ma di talento, che si sono affermate e si vanno affermando nei vari posti di responsabilità, in campo politico, a servizio dello Stato, nei quadri istituzionali della Magistratura, nei settori delicati della giustizia, della legalità, nei vari campi del sapere, della tecnica, dell’arte, della musica, del canto, della moda, ecc. ecc… a livello nazionale e, - perché no ? -  anche  internazionale. Auguri . Auguri di cuore.  Il mondo femminile, ha ricevuto in questi ultimi decenni e, giustamente continua a ricevere grande attenzione da parte della società, della cultura, delle persone più responsabili.  In questo contesto, opportunamente, sempre più spesso si sente l’indignazione e la denuncia della strumentalizzazione del corpo femminile nei programmi televisivi e, in buona sostanza, si vuole dire , sempre più con forza e convinzione, “Basta con la donna oggetto". Basta con la mancanza di rispetto alla donna. Basta  con l'immagine della donna, così come viene proposta nella pubblicità, nell'intrattenimento e in diversi film. "Si tratta di messaggi inaccettabili e negativi,- ha tenuto a ribadire il Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione Tv e minori, costituito presso il ministero delle Comunicazioni – si tratta di messaggi negativi anche per l'equilibrato sviluppo dei minori, ai quali vengono proposti modelli non certamente educativi, oltre che fuorvianti, sul comportamento delle donne".

Il Comitato rivolge dunque un appello alle emittenti tv affinché si presti maggiore attenzione ai modi con cui viene rappresentato l'universo femminile, al quale rinnoviamo i migliori auguri. E detto questo, che ci sembrava davvero doveroso nei riguardi di tutte le nostre radioascoltatrici – che, ci risulta essere proprio tante -, vogliamo richiamare l’attenzione, sull’evento che si è  vissuto a  Favara, sabato 28 febbraio scorso,  nella parrocchia di S. Vito, nella ricorrenza del 5° anniversario dell’Accoglienza della Statua di S. Pio e della contestuale nascita a Favara, di un nuovo Gruppo di Preghiera, sotto la protezione della Madonna della Neve. Si è voluto ricordare l’evento di cinque anni fa, quando migliaia di fedeli hanno partecipato alla cerimonia di accoglienza della statua di Padre Pio, che ha fatto il suo ingresso ufficiale nella Chiesa di S. Vito. Migliaia di fedeli, allora, di tutte le 9 Parrocchie della Città, al punto che solo una piccola parte dopo la processione ha potuto prendere posto nella Chiesa.  Un evento che si è voluto ricordare in questo tempo di Quaresima, per richiamare la spiritualità di P. Pio, definito il Santo del terzo millennio. Ricordiamo che cinque anni fa, il 28 febbraio, anche allora 1° sabato di Quaresima, dopo la benedizione avvenuta davanti al Calvario, il venerato simulacro di P. Pio è stato accompagnato nella Chiesa di S. Vito, nel tripudio di un popolo in festa, accompagnato dagli stendardi dei vari Gruppi di Preghiera, tra canti e preghiere, in un clima di sensibile commozione e di entusiasmo; un entusiasmo che i componenti dell’allora Comitato Venerdì Santo oggi Confraternita della Santa Croce del Calvario in divisa, come pure alcuni Vigili Urbani, hanno stentato a disciplinare. Un vero e proprio bagno di folla, in un contesto di sentita devozione. E quest’anno, a cinque anni di distanza, il GRUPPO, guidato da Piera e Lillo Montaperto, ha voluto ricordare quella data, con una giornata di adorazione eucaristica, per una ripresa di impegno, uno stimolo di riflessione ai tanti devoti di P.Pio delle varie Parrocchie della nostra Favara, in questo tempo di Quaresima, che richiama tutti a riorganizzare e vivere meglio la propria vita; in questa nostra Favara, dove i problemi non mancano, ma nemmeno le tante potenzialità di bene, spesso però non messe adeguatamene in risalto. La stampa, spesso, e forse troppo spesso, è pronta a dare grande risalto a tutti gli eventi negativi che si verificano a Favara , mentre contemporaneamente trascura o dà scarso risalto o addirittura nessun risalto, a tanti eventi positivi che a Favara si verificano.  P. Pio,  umile fraticello, santo del terzo millennio ha conquistato il cuore di milioni e milioni di persone. Un uomo di Dio, che non ha organizzato nulla, - a parte la tenacia con cui  ha voluto la Casa Sollievo della Sofferenza, un frate  che non è uscito mai dal suo convento,  un uomo di profonda e intensa spiritualità, ma anche di grande semplicità, di grande carica umana e immediatezza. Sempre  disponibile ad ascoltare e consigliare, per tutti padre sollecito e vicino. La Chiesa  istituzionale che pure lo ha fatto tanto soffrire, ma che - come diceva sempre P. Pio - lo ha anche tanto amato, il  16 giugno 2002, - e quindi proprio all’inizio di questo millennio- lo ha iscritto ufficialmente nell’albo dei suoi Santi, proponendolo all’imitazione dei fedeli.  Dio, attraverso la  semplicità di P. Pio, è venuto incontro ai bisogni dell’umanità  ed ha voluto dare all’umanità un messaggio che è bene ricordare in questo tempo di Quaresima , richiamando tutti al primato di Dio e quindi alla dimensione soprannaturale, da non confondere col miracolismo.

 

Radioascoltatrici e radioascoltatori, Don Diego Acquisto cordialmente vi saluta, e anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101 vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

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7-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 23.02.2009

8-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 02.03.2009

PATTI LATERANENSI - Ottant'anni di laicità.

 Un esempio di positivo rapporto tra Stato e Chiesa

 

L'11 febbraio scorso c’è stata la ricorrenza dell’ '80° anniversario della firma dei Patti Lateranensi, che hanno segnato la nascita dello Stato della Città del Vaticano. Non solo, ma quest’anno c’è anche la ricorrenza del 25° del rinnovo di questi Patti, rinnovati il 18 febbraio 1984, un rinnovo fir,mato da Craxi per il Governo Italiano e dal cardinale Casaroli per la Santa Sede, mentre allora 80 anni fa, i patti furono firmati da Benito Mussolini e dal cardinale Gasparri, per conto dell’allora Pontefice Pio XI, Papa Achille Ratti. Fin dall'inizio del suo pontificato nel 1922, papa Pio XI aveva fatto della riconciliazione tra Stato e Chiesa un punto cardine del suo programma. La Questione Romana, apertasi dopo la presa di Roma nel 1870, si era protratta fin troppo e la definitiva composizione del contrasto fra Stato e Chiesa era ormai un'esigenza improrogabile. Le trattative fra governo e Santa Sede iniziarono nell'estate del 1926 e si conclusero appunto l'11 febbraio 1929 con la firma dei Patti Lateranensi, che stabilirono il reciproco riconoscimento del Regno d'Italia e dello Stato della Città del Vaticano. Gli accordi presero il nome dal palazzo di San Giovanni in Laterano dove furono sottoscritti dal cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Gasparri, e dal primo ministro italiano Benito Mussolini. I Patti Lateranensi constavano di due distinti documenti: il Trattato che riconosceva l'indipendenza e la sovranità della Santa Sede e fondava lo Stato della Città del Vaticano - con diversi allegati, fra cui la Convenzione finanziaria - e il Concordato che definiva le relazioni civili e religiose in Italia tra la Chiesa ed il Governo stabilendo, tra l'altro, che i sacerdoti fossero esentati dal servizio militare, che il matrimonio religioso avesse effetti civili, e riconoscendo la religione cattolica come unica religione di Stato. Il 18 febbraio 1984, come abbiamo detto, cioè 25 anni fa, la Repubblica italiana e la Santa Sede hanno firmato un accordo di revisione del Concordato del 1929.

Nei giorni scorsi il prof. Giuseppe Dalla Torre, docente di diritto canonico e diritto costituzionale e rettore della Lumsa ha dichiarato: "La firma dei Patti Lateranensi costituisce il punto di arrivo di un processo che era in corso da tempo perché già gli ultimi governi liberali avevano avvertito la debolezza della soluzione data alla Questione Romana con la legge delle Guarentigie del 1871, e che la Santa Sede non aveva mai accettato. Da questo punto di vista il fascismo raccoglieva i frutti di un clima che era già mutato nell'ultimo periodo liberale. Naturalmente nel 1929 vi sono anche degli elementi nuovi rispetto a ciò che era possibile pensare anche solo un decennio prima. Il Trattato contenuto nei Patti riconosce l'indipendenza e la sovranità della Santa Sede attraverso una serie di garanzie tra cui la costituzione di uno, sia pure piccolissimo, Stato pontificio, lo Stato della Città del Vaticano". Oltre che dal Trattato, i Patti sono costituiti anche da un Concordato..."considerato documento inscindibile con il Trattato - Pio XI dirà: simul stabunt, simul cadent - il Concordato servì in qualche modo a garantire alla Chiesa degli spazi di libertà in un momento in cui invece l'affermarsi del fascismo portava alla limitazione o addirittura all'annientamento della libertà in alcuni settori della vita civile. Si pensi in particolare al problema dell'associazionismo giovanile. Il fascismo aveva soppresso tutte le associazioni che non fossero quelle del partito; con l'art. 43 del Concordato si riuscì ad ottenere il riconoscimento formale dell'Azione Cattolica, allora associazione cattolica per eccellenza".

A 80 anni di distanza "Il bilancio è senz'altro positivo. L'esistenza dello Stato della Città del Vaticano e delle altre garanzie previste dal Trattato hanno assicurato al Papa la piena libertà di esercizio di quello che in gergo ecclesiastico si chiama "ministero petrino" a livello universale. A differenza di quanto verificatosi durante la prima guerra mondiale, nel corso del secondo conflitto la Santa Sede ha avuto la possibilità di continuare a mantenere collegamenti diplomatici con gli Stati in guerra con l'Italia. Il Concordato del 1929 e la revisione del 1984, dal canto loro, hanno assicurato alla Chiesa italiana una sostanziale libertà di azione pastorale nell'ambito della società".Vantaggi anche per lo Stato italiano.

"Anzitutto la ricucitura di quella sorta di dissenso civile nato con il moto risorgimentale; il rafforzamento delle basi di consenso allo Stato e della coesione sociale. In secondo luogo, la Chiesa ha dato e continua a dare un contributo innegabile e fondamentale alla crescita e alla elevazione della società italiana sia dal punto di vista del sentire etico diffondendo un alto messaggio morale, sia dal punto di vista dei servizi educativi e sociali. Basterebbe pensare al volontariato cattolico e a ciò che significa oggi in una società che sta smantellando il welfare. Per non parlare del turismo religioso e dei grandi eventi legati alla Chiesa che hanno portato e portano risorse e richiedono servizi; entrate che vanno anche a beneficio dello Stato e di tutta la società".

Su questo argomento ci sarebbero altre cose da dire, ma ci riserviamo di dirle nella prossima puntata, lunedì prossimo. 

lunedì 02.03.2009

Continuando, come annunciato nella nostra precedente conversazione, nella nostra riflessione sui Patti Lateransi, cioè sul concordato tra la Chiesa e lo Stato in Italia,  nella ricorrenza dell’’80° della stipula e del 25° del rinnovo, ci chiediamo subito, partendo da quest’ultimo punto, “Che novità ha introdotto l'accordo di Villa Madama di revisione del Concordato del 16 febbraio 1984”? e diciamo subito che anzitutto, dovendo procedere ad una rivisitazione, dopo 55 anni,- tanti ne erano passati dal 1929 al 1984-,  si è preso subito atto che necessitava di essere cambiato, in rapporto alla maturazione dei tempi, il principio della religione cattolica come unica religione dello Stato italiano; la Costituzione che l'Italia si è data nel 1948, e che pure ha recepito nell'art.7 i Patti Lateranensi, ha  un impianto fortemente laico, anche se nel senso di una laicità positiva, ricca di valori e non di quella laicità di bassa lega, professata da tanti cosiddetti laici di oggi. Con la sua entrata in vigore, quel principio, della religione cattolica come unica religione dello Stato, era sostanzialmente venuto meno. Più in generale, il testo del 1929 è stato adeguato all'attuale contesto ordinamentale italiano - quello di una democrazia piena che assicura tutti i diritti e le libertà; - e poi, bisognava adeguarsi ai deliberati del Concilio Vaticano II per quanto riguarda la Chiesa.  Dal punto di vista giuridico le maggiori novità della riforma del Concordato del 1984 ancora, sono quelle in materia di enti e di sostentamento economico del clero, che costituiscono una positiva evoluzione rispetto ad una situazione che il Concordato del 1929 aveva cristallizzato e che sostanzialmente risaliva ancora alla legislazione italiana in materia ecclesiastica dell'Ottocento". Non vogliamo poi sottrarci alla constatazione che negli ultimi anni il Concordato è stato messo in discussione da talune forze politiche che, accusando la Chiesa di indebite ingerenze nell'attività dello Stato, hanno avanzato l'ipotesi di un referendum per la sua abrogazione...Diciamo subito su questo che "Dal punto di vista tecnico questa soluzione non sarebbe praticabile perché la Costituzione interdice i referendum abrogativi nei confronti di trattati internazionali, come è per sua natura il Concordato". Ma vogliamo anche aggiungere che, per esempio, anche prima degli ultimi sviluppi della vicenda di Eluana Englaro, la Chiesa è stato accusato di lesione alla laicità dello Stato...Dobbiamo precisare che quando la Chiesa interviene su temi come la persona, la vita, la famiglia, le guerre, lo fa per difendere il bene dell'uomo e non intacca minimamente la laicità dello Stato. In questi casi il suo insegnamento intende richiamare principi non di stretta morale cristiana, ma di diritto naturale comuni a tutti gli uomini. Dal punto di vista giuridico, inoltre, la Chiesa esercita il proprio diritto di libertà di magistero riconosciuto dal Concordato e quindi dalla Costituzione. L'invito all'obiezione di coscienza non è altresì un'esortazione ad essere sovvertitori dello Stato; si tratta di un istituto costituzionale, non detto esplicitamente nel disposto della Carta ma, come nel caso della laicità dello Stato, di un principio che la Corte costituzionale giustamente ha desunto dal sistema costituzionale stesso. Esortare all'obiezione di coscienza, quando la Chiesa lo fa, come per esempio in occasione dell’aborto, significa dunque richiamare un diritto previsto dal nostro ordinamento; quando, cioè, l’obiezione di coscienza  è correttamente posta costituisce uno degli strumenti atti a mantenere l'ordinamento più generale fedele ai principi costituzionali". Del resto il primo articolo del Concordato in vigore afferma che lo Stato italiano e la Chiesa cattolica sono impegnati "alla reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e il bene del Paese".

" La laicità che possiamo desumere dal Concordato e dalla nostra Costituzione è una laicità positiva nel senso che, a differenza di quanto avviene spesso nella pubblicistica, non guarda al fenomeno religioso come a un fatto da combattere, né tantomeno da ricondurre al privato e al chiuso della propria coscienza, ma gli riconosce una dimensione pubblica e una funzione sociale ben precisa. Per questo il fatto religioso viene tutelato dall'ordinamento come un elemento di elevazione dell'uomo e della società. Laicità significa inoltre libertà religiosa individuale, collettiva e istituzionale. Libertà religiosa significa eguaglianza di trattamento senza distinzioni religiose ma tenendo conto delle peculiarità di ciascuno. Laicità significa distinzione tra sfera politica e religiosa, ma non separazione tra sfera politica e morale: anche il legislatore dello Stato è soggetto ai principi della morale naturale. Per questo la laicità prevede la distinzione degli ambiti tra Stato e Chiesa, laddove Stato e Chiesa sono ciascuno sovrani nel proprio ordine, ma non esclude una sana collaborazione per la promozione dell'uomo e per il bene del Paese".

Radioascoltatori e radioascoltatori, Don Diego Acquisto cordialmente vi saluta…..

 

6-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 16.2.09

San Valentino Vescovo e martire

 

Anche se il calendario ufficiale della Chiesa fissava sabato scorso 14 febbraio la memoria dei santi Cirillo e Metodio, compatroni dell’Europa, assieme a S. Benedetto, nel sentire comune del popolo cristiano e non solo, il pensiero è andato a S. Valentino, il patrono degli innamorati, la cui etimologia latina del nome porta già un messaggio di salute sana, forte e robusta. Il 14 febbraio nell’immaginario collettivo,ogni anno, richiama subito, anche grazie alla martellante pubblicità consumistica dei moderni mezzi di comunicazione sociale, al martire S. Valentino, anzi - dobbiamo precisare - ai due martiri di nome Valentino, vissuti entrambi nel secolo III; martiri che hanno dato il nome a una simpatica tradizione, soprattutto nei paesi anglosassoni: poiché nel Medioevo si riteneva che in questo giorno gli uccelli, avvertendo i primi tepori primaverili, cominciassero a nidificare, si disse che la festa di S. Valentino segnava l'annuale risveglio della vita e quindi dell'amore. S. Valentino divenne perciò il patrono dei fidanzati, che si scambiano bigliettini affettuosi e anche scherzosi, detti appunto "valentini"; giorno di regali tra il serio ed il faceto, giorno delle proteste d’amore , talvolta vere, ma talvolta anche un po’ ironiche, giorno che fa registrare uno scambio fitto di fiori e regali, di letterine e messaggi, anche attraverso internet o telefonini Un groviglio di tradizioni che non è facile spiegare.

Una festa popolare sicuramente destinata a resistere anche nel terzo millennio, -vogliamo augurare - non solo a maggior gloria del consumismo, ma dell’autentico amore, quello che ha spinto S. Valentino a versare il suo sangue per non tradire Cristo, e che deve spingere i fidanzati a condividere, nella fedeltà reciproca, un comune progetto di vita, nella condivisione e nella responsabilità. San Valentino, il santo degli innamorati. E' una festa importante, in un tempo come il nostro dove l'Amore figura come debolezza. E' in un tempo in cui i giovani "si mettono assieme", si dice, non solo nei cuori, ma anche a letto, rifiutando di farsi chiamare fidanzati, perché l'Amore, si dice, è un attimo fuggente. Festa dei fidanzati ma anche certamente degli sposi che si considerano non solo fedeli, ma soprattutto felici, innamorati! Il 14 febbraio, insomma, tutti si amano di più, almeno così dice la tv, tutti si amano e spendono di più come hanno orchestrato i maghi del marketing. Quintali di cioccolatini, poesie d’amore , letterine sdolcinate, alla ragazzina bionda o dai capelli rossi. Mille e uno modi per credere nelle cinque lettere, che messe l’una dietro l’altra fanno girare il mondo: amore.

Dai cinque alle sei milioni di coppie, secondo alcuni dati , hanno festeggiato la ricorrenza. Consegnati almeno 15 milioni di rose per una spesa di diverse decine di milioni di euro, milioni di cioccolatini . Ed anche per l'occasione almeno 300 mila innamorati in viaggio, con promozioni per le capitali più romantiche: Parigi, Vienna. Praga, Venezia. Regali anche importanti anelli, orecchini, collane, oro e tanto tantissimo argento, ma anche biancheria intima, profumi, ecc…ecc…

A me, nel giorno di S. Valentino mi è capitato di trovare una preghiera che ritengo significativa, nel contesto culturale di oggi, e che perciò voglio riproporre. Chissà che non offra ad alcuni –ed io mi auguro a tanti – alcuni spunti validi di riflessione ! La preghiera diceva: S. Valentino insegna agli Innamorati le ripide vie della gioia!

Mandaci Innamorati consapevoli, capaci di fermare i loro gesti affettuosi per leggere prima, e verbalizzare poi, e infine condividersi, i sentimenti profondi del loro cuore.

Mandaci Innamorati desiderosi di ascoltare l'altro più che di parlare loro, capaci di verificare se stanno parlando per amore e se si stanno ascoltando con amore.

Mandaci Innamorati capaci di dialogare dalla profondità del proprio cuore alla profondità del cuore dell'altro, scongiurando la sventura di rapporti sistematicamente superficiali, solo appiccicosi, intessuti di battute, ripicche e gelosie.

Mandaci Innamorati volenterosi di capire l'altro più che di essere capiti, più di dare ragione all'altro che di aver ragione loro, più di avere amore che avere ragione.

Mandaci Innamorati attenti a innervare il proprio contatto fisico sempre più di contatto interiore profondo: toccarsi il corpo per bussare all'anima!

Mandaci Innamorati attenti alle finezze dell'Amore, senza racchiudersi nella gabbia dorata del loro amore-Narciso.

Mandaci Innamorati desiderosi di verificare la verità del loro Amore ricambiato, amando ciascuno e insieme chi non ricambia il loro Amore.

Mandaci Innamorati in cammino per accogliersi sempre meno come personale conquista, sempre più come dono all'altro dall'Alto: cioè come tuo dono!

Mandaci Innamorati così incantati dalla Tua presenza, Signore, nel cuore dell'altro da non poter fare a meno di inginocchiarsi nell'abbraccio, davanti al cuore di chi amano, tabernacolo del tuo Amore!

Radioascoltatrici e radioascoltatori don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buon prosieguo di ascolto con i programmi di questa nostra emittente.

 

1°-Editoriale2009 --di Radio Favara 101 – lunedì 10-01-2009

La povertà da scegliere e la povertà da combattere

La povertà da scegliere e la povertà da combattere. Ne ha parlato papa Benedetto, nel primo giorno dell’anno, nel messaggio a tutti gli uomini ed a tutti i popoli perché, per camminare sulla via della pace, si deve cercare di stabilire un "circolo virtuoso" tra queste due povertà. La prima, la povertà da scegliere, è la rivoluzione pacifica che inizia da Betlemme, quella povertà che vede Gesù non solo farsi uomo ma farsi povero; senza organizzare campagne contro la povertà, Cristo, ha voluto scegliere per sé la povertà e proporla come messaggio al mondo. "Lui da ricco che era, ha voluto nascere povero e vivere povero, in uno stile di vita sobrio, guadagnandosi da vivere col lavoro, come artigiano, con S. Giuseppe. La povertà da combattere è quella che impegna a rendere il mondo più giusto e solidale. La povertà da combattere, è stata scelta come tema della 42° Giornata mondiale della pace di quest’anno: "Combattere la povertà, costruire la pace". La povertà che Dio non vuole, e quindi da combattere è quella che impedisce "alle persone e alle famiglie di vivere secondo la loro dignità; la povertà che offende la giustizia, la povertà che offende l’uguaglianza e che, come tale, minaccia la convivenza pacifica". In questa povertà da combattere rientrano, naturalmente, anche quelle forme di povertà "che si riscontrano nelle società ricche e progredite, come emarginazione, miseria relazionale, miseria morale e spirituale". In concreto, non si può combattere efficacemente la miseria, se non si cerca di "fare uguaglianza", riducendo il dislivello tra chi spreca e chi manca persino del necessario. In concreto, tra chi, per fare un esempio, in Italia percepisce uno stipendio di 20.000 euro al mese e chi invece non può arrivare a fine mese. Ciò comporta scelte di giustizia e di sobrietà, per colmare almeno in qualche modo il solco profondo che divide i Paesi ricchi dal resto del mondo, cioè quel 20 per cento della popolazione che usufruisce dell’80 per cento delle risorse del pianeta, contro l’80 per cento che può accedere solo al 20 per cento dei beni. Se i ricchi voglio vivere, i poveri almeno devono avere la possibilità di sopravvivere.

Benedetto XVI punta l’indice sul complesso fenomeno della globalizzazione "per valutarne i rapporti con la povertà su larga scala". Così di fronte a piaghe diffuse "quali le malattie, la povertà dei bambini e la crisi alimentare", il Papa denuncia "l’inaccettabile corsa ad accrescere gli armamenti" e dice: "Da una parte si celebra la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, e dall’altra si aumentano le spese militari, violando la stessa Carta delle Nazioni Unite, che impegna a ridurle al minimo". La globalizzazione se da un lato elimina certe barriere, dall’altro può costruirne di nuove – sottolinea ancora il Papa – e per questo la comunità internazionale e i singoli Stati non devono mai abbassare "la guardia", mantenendo alto il livello della solidarietà. E questo perché una delle poche certezze di questo nuovo anno è la necessità di fare i conti con l’incertezza e con la crisi. D’altro canto, come ha detto il presidente Napolitano "l’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa". Una misurata fiducia quella del presidente della Repubblica, che esorta a fare della crisi un’occasione" per superare debolezze e problemi vecchi e nuovi. Su questa strada si può contare sulle risorse obiettive presenti in Italia e sul deposito dei "valori costituzionali".

In questa ottica, il ritorno della "questione morale", in forme e con protagonisti che sembrano riprendere da lontano, quasi come un ricorso storico, fatti di quindici anni fa, mentre l’opposizione politica appare lacerata e priva di iniziativa.L’opinione pubblica reclama una classe politica all’altezza della situazione, rappresentanti politici capaci di trovare un percorso adeguato di risposta alle grandi sfide dell’incertezza che ci sta davanti. Personalità capaci di parlare "il linguaggio della verità" e di comportarsi di conseguenza.

Ma sarebbe mera retorica sovraccaricare di aspettative la classe politica che, nel bene e nel male, finisce con l’esprimere la qualità media di una società. L’Italia e gli italiani insomma possono fare di più: potrebbe essere questo l’oroscopo collettivo che apre il 2009. Per questo occorre essere più esigenti sulla qualità e fare uscire finalmente il discorso pubblico da quel registro di gossip collettivo in cui sembra, per tanti versi, essersi radicato, per quieto vivere. L’attuale crisi economica globale va vista anche come un banco di prova. Concludiamo con un in interrogativo ed una considerazione che si poneva e ci poneva Papa Benedetto nel "Te Deum" di fine anno : "Siamo disposti a fare insieme una revisione profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e lungimirante? Lo esigono, in realtà, più ancora che le difficoltà finanziarie immediate, lo stato di salute ecologica del pianeta e, soprattutto, la crisi culturale e morale, i cui sintomi da tempo sono evidenti in ogni parte del mondo".

Radioascoltatrici e radioascoltatori don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buon prosieguo di ascolto con i programmi di questa nostra emittente.

61-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 22 dicembre 2008

CRISTIANI PERSEGUITATI: intollerabile indifferenza

Ancora tempo di persecuzioni contro i cristiani. Ieri come oggi. Adesso è l'India lo specchio del mondo. Quello che accade lì vale anche altrove. Accade cioè in Pakistan, Iran, Arabia Saudita, Algeria, Sudan, anche in Egitto. Le comunità cristiane locali sono un segno di provocazione, per la loro stessa presenza. Danno fastidio, in quanto diffondono una cultura e un sistema di vita fondati sul valore assoluto della persona umana. Sulla libertà, sull'uguaglianza (quindi, la donna con gli stessi diritti dell'uomo), sulla democrazia, sulla giustizia sociale.

Il cristianesimo – lo si voglia ammettere o no - è alla radice della nostra cultura, del nostro modo di vita occidentale. La persecuzione in atto contro il cristianesimo è in verità contro l'Occidente democratico, inutile illudersi. L'opinione pubblica di casa nostra è abituata a pensare che i cristiani siano perseguitati solo nei Paesi islamici o a regime comunista. Ma, oltre a queste persecuzioni o a questo tipo di persecuzioni, sta venendo alla ribalta un altro tipo di persecuzione, da parte del fondamentalismo indù, fondamentalismo indù che le autorità di un Paese come l'India non riescono a dominare o, forse è meglio dire, tollerano. Il cristianesimo, grazie all’annuncio dei valori del Vangelo, grazie alle scuole dei missionari, laici, religiosi, sacerdoti, il cristianesimo sta creando una nuova cultura, una coscienza nuova in India, una coscienza nuova fra gli intoccabili, fra i paria sui loro diritti, per un maggior rispetto della persona indipendentemente dalla casta di appartenenza, una maggiore dignità e decoro di vita. A far paura, quindi, è questo nuovo clima, è la libertà cristiana ed occidentale. Quella stessa libertà riduce il politicamente corretto attualmente in voga, ad un orpello ipocrita e demagogico, una tagliola che porta a tacere e, persino, a giustificare ogni crimine compiuto "dall'altro" e a considerare il massacro di cristiani quasi come un inevitabile prezzo da pagare per le colpe della civiltà occidentale.

Recentemente si è verificato il rapimento in Kenya di due suore missionarie del "Movimento missionario Padre de Foucauld", suor Caterina e suor Maria, l'ennesimo gesto teso a colpire la presenza cristiana in Africa. Queste minoranze in terre di frontiera sono sempre più in difficoltà. Dall'India all'Iraq, dal Pakistan allo Zimbabwe la persecuzione si sta intensificando davanti ad un'opinione pubblica disattenta e svogliata. Sono migliaia i cristiani che vengono imprigionati, torturati, picchiati e a volte uccisi. Secondo una ricerca dell'Università di Oxford, in duemila anni sono stati uccisi circa 70 milioni di cristiani, a causa della loro fede, di questi 70 milioni, - udite - 45 milioni sono martiri del Novecento, del secolo scorso. Incredibile e terribile.

Si fa notare acutamente che si deplora l'offesa ad una figura sacra per i musulmani, - ricordiamo quello che è successo nel mondo islamico qualche tempo fa per l'esposizione di una maglietta con una raffigurazione giudicata offensiva per Maometto - quando invece, per Gesù di Nazareth, per i cristiani vero Dio e vero uomo, e quindi il simbolo più sacro per i cristiani, e il valore che esso ha per i cattolici, anche questo deve inchinarsi di fronte alla libertà di espressione e all'assoluta indipendenza dell'arte che non può limitarsi di fronte a nulla e nessuno. Quindi poi, il passo è breve nel paragonare la rana crocifissa di Bolzano alla Cappella Sistina di Michelangelo, come hanno fatto alcuni, cosiddetti "maitre à penser", maestri del pensiero, maestri caserecci, di casa nostra. Una cultura di indifferenza e di asservimento che lascia nauseati e sgomenti e fa anche piazza pulita di arte e cultura. Lo stesso atteggiamento che porta ad accettare passivamente i massacri compiuti dagli altri, nei riguardi dei cristiani, alimentando così l'indifferenza per le persecuzioni contro cristiani e cattolici.

Ogni cittadino, come si legge in un documento dei vescovi indiani di questi giorni, dovrebbe recuperare il senso della comunità e pertanto, considerare inalienabile il diritto alla libertà di coscienza e alla libertà religiosa; in Italia dovrebbe prendere coscienza anche in nome della sbandierata laicità. Purtroppo, di questi tempi, ciò non avviene e quello che viene sancito dalle stesse carte costituzionali sembra non valere più come principio, ma rimanere una mera libertà soggetta a tutte le libere interpretazioni, soggetta all’arbitrio e capriccio di ognuno. Un segno in cui ci pare abbastanza incluso un senso non piccolo di frustrazione, a cui ci auguriamo che si riesca a porre rimedio, grazie a quella luce che dal bambino di Bethelem, anche il Natale di quest’anno anno ci invita ad accogliere.

Ed con questo, l’augurio di buon Natale e buon anno per il 2009; augurio che, Don Diego Acquisto, anche a nome di tutti gli operatori di questa emittente Radio Favara 101, sente di formulare a tutti i radioascoltatori, come pure alle varie Autorità,- politiche, militari, civili e religiose. Auguri ! Noi torneremo a sentirci, nel nuovo anno, lunedì 12 gennaio.

 

 

 

58 - Editoriale di Radio Favara 101 - lunedì 01.12.2008

Prima Comunione e Cresima

A Favara, nei prossimi giorni, tanti giovani, più di 350, ragazzi e ragazze riceveranno la Cresima. Ne vogliamo parlare, convinti come siamo, della rilevanza anche sociale dei fatti di fede, che invece alcuni, imbevuti di una certa cultura, vorrebbero relegare nella sfera strettamente privata. La Cresima, oltre ad avere un grande valore morale e spirituale, perché richiede una scelta personale, libera e consapevole, ha una sua ricaduta sul piano sociale, e anche economico, se non altro per i regali che i padrini sogliono fare ai figliocci, o per la serata di fraternità che parenti e conoscenti del Cresimato, trascorrono lietamente in ristorante. 350 giovani significano 350 famiglie, alle quali bisogna aggiungere le 350 famiglie dei Padrini e Madrine, che partecipano alla festa, per un totale quindi di oltre 700 famiglie interessate. Ma tralasciamo questi aspetti che pure hanno la loro importanza - e come! - nella vita di una collettività, per affrontare aspetti che riteniamo più importanti e che suscitano preoccupazioni e perplessità. Aspetti che richiamano in Italia l’attenzione delle persone più responsabili e pensose. Persone che vivono nella lodevole tensione a liberarsi di una religiosità solo tradizionale, per un nuovo modo di vivere la propria fede religiosa. Da qualche tempo è in corso, tra esperti di catechesi, di pastorale giovanile, sacerdoti e pedagoghi, una riflessione su questo sacramento, senza arrivare ancora ad una conclusione largamente condivisa. Una riflessione in corso che necessita di approfondimenti, anche al fine anche di rivedere l’amministrazione del sacramento della Cresima, che, nel vissuto collettivo, segna l’uscita dalla fanciullezza e l’ingresso nell’età adulta. Sono note le tappe dell’iter umano e religioso consolidato nella pratica attuale della Chiesa Cattolica : il Battesimo, alla nascita; la prima Comunione, sul finire delle elementari o proprio alla fine come a Favara; la Cresima, all’inizio della Scuola Media in molte diocesi o al via delle superiori, come in altre diocesi, tra cui, da alcuni anni, anche la nostra. Ma genitori, sacerdoti, educatori, da tempo costatano preoccupati che qualcosa si è rotto o inceppato nel cammino di preparazione dei giovani verso una progressiva presa di coscienza e una fede matura : il sacramento su cui dovrebbe basarsi l’inizio dell’età adulta, in realtà prelude l’abbandono della pratica religiosa.

Quello che si dovrebbe assolutamente evitare è la frattura tra adolescenti e Chiesa proprio nel momento in cui la comunità cristiana dovrebbe raccogliere i frutti di una semina educativa di anni. E domande, preoccupate, allora si affollano attorno al quesito se la Cresima non sia stata in qualche modo "tradita". Come se la Chiesa si fosse sinora preoccupata più di se stessa, della sua sussistenza, e perseguisse un adeguamento ai mutamenti culturali e alle esigenze del mondo, invece di insistere sul valore teologico dei sacramenti. Nello sforzo di trovare una via d’uscita, ci sembra che si sono ormai delineati due orientamenti in vista di una riforma della Cresima. Qualche tempo fa, il Corriere della Sera (domenica 27 settembre 1998, pag. 31) riassumeva tutto, su per giù, in questi termini:

C’è, da una parte, chi sostiene la necessità di un nuovo ordine nella successione dei sacramenti. Questo gruppo o tra virgolette "partito", tra cui spiccano i liturgisti, punta a scandire le tappe della "iniziazione cristiana" come in antico. Il Battesimo, innanzi tutto, quale simbolo della "nuova nascita": il cristiano viene generato di nuovo come figlio e riceve dal fonte battesimale le potenzialità di vivere la Parola e l’esempio di Cristo. La Cresima, poi, per segnare il compimento del Battesimo, con la forza dello Spirito Santo, perché si possano sviluppare tutte le sue potenzialità, in un incontro fra grazia di Dio e libertà umana. Infine, l’Eucaristia a chiudere il ciclo : con la Comunione il cristiano, entra a pieno titolo in una famiglia più larga : la Chiesa, la comunità dei fedeli. Una "rivoluzione", questa del "nuovo ordine" che non fa tanto questione d’età e che avvicinerebbe i cattolici agli ortodossi. Nella tradizione orientale, infatti, al neonato vengono amministrati tutti e tre i sacramenti insieme. La catechesi degli adulti ha già favorito esperienze simili in Italia. A uomini e donne che decidono di abbracciare la fede cattolica è già stabilito, che dopo la prescritta preparazione, vengano amministrati Battesimo, Cresima e Comunione insieme.

L’altro "partito", formato soprattutto da catechisti, punta invece a sottolineare il valore pedagogico, educativo di ciascuno dei sacramenti e ritiene secondaria una riforma dell’ordine in cui essi vengono dati. I fautori di questa tendenza, vorrebbero che fosse resa evidente in ogni tappa della "iniziazione" l’occasione pratica per fare crescere psicologicamente il soggetto e per coinvolgere la comunità attorno. Perciò, ad esempio, viene ipotizzato anche di scegliere per ogni giovane un "padrino", che non sia persona indicata dalla famiglia, ma un uomo o una donna scelti dalla comunità parrocchiale. E qui ci viene da porre un problema per la nostra diocesi: In questo Anno dell’Ascolto, voluto dal nostro nuovo Arcivescovo, non sarebbe forse opportuno sollecitare una riflessione, per gli eventuali ed opportuni cambiamenti se necessari ? Perché non coinvolgere anche i genitori, che teoricamente definiamo sempre i primi catechisti, ma che di fatto poi, spesso, non vengono consultati e sono i primi a lamentarsi delle decisioni che piovono dall’alto, per esempio circa l’età di ricezione della prima Comunione e della Cresima ?

Ritornando al discorso generale, di cui parlano non infrequentemente anche i mass media e di cui si è pure interessato in passato, come detto, il più grande quotidiano nazionale, a me sembra difficile dire, in questo momento, se prevarrà uno dei due "partiti", tra virgolette, o se alla fine non emergerà una soluzione capace di sintetizzare un’impostazione teologico-evangelica, con acquisizioni della psicologia. Un fatto, comunque sembra certo: nuove regole da sole non saranno sufficienti se non verranno accompagnate da una benefica rivoluzione di mentalità, tesa a privilegiare l’aspetto religioso della Cresima rispetto a mondanità, pranzi, padrinati, costosi regali e quant’altro .Una rivoluzione di mentalità, per dirla con l’autore dell’articolo sul Corriere della Sera, anche tra il Clero sollecitato continuamente ad un vero rinnovamento nel modo di evangelizzare, di fare catechesi; una catechesi che spesso sfugge alle domande più inquietanti della coscienza dell’uomo di oggi e che si sofferma invece su aspetti marginali e di poco interesse; evitando per esempio le lungaggini insulse e stereotipate di certe omelie, in cui il servizio alla Parola (con la lettera maiuscola) è davvero scarso.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, Don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed unitamente allo staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, come al solito, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

57- Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 24.11.2008

Favara - Amministrazione Russello: dalla Giunta Politica alla Giunta Tecnica o apartitica

"Non intendo tollerare ritardi, né sentirmi ostaggio degli uomini dei vari partiti". Lo ha detto e scritto il Presidente della Provincia Regionale di Agrigento, Eugenio D'Orsi, ai segretari dei Partiti della sua coalizione di centro-destra, circa l’indicazione di una rosa di nomi, da cui egli intende scegliere i componenti della Commissione per l’IACP. Un potere, quello di nominare che la legge riserva al Presidente della Provincia, e che D’ORSI intende esercitare avvalendosi dei consigli e delle proposte dei Partiti che hanno favorito e sostenuto la sua elezione. Ma precisa che non intende sentirsi ostaggio degli uomini dei vari partiti, come a dire che i partiti devono restare nei giusti limiti, non imporre. a Lui poi il giudizio definitivo, perchè sua, di fronte al popolo, è la responsabilità. Un discorso che ci sembra corretto, secondo legge che con l‘elezione diretta del Presidente della Provincia e del Sindaco, ha voluto dire che i partiti, dopo avere proposto e consigliato, devono sempre fare un passo indietro, dato che il potere decisionale non spetta a loro, e l’interlocutore del popolo, non sono più i partiti, come era una volta, prima del 1992, anno in cui, il Parlamento siciliano ha approvato la legge n.7 sull’elezione diretta, proprio perché Sindaco o Presidente della Provincia non fossero più ostaggio dei partiti, che nella prima Repubblica, passo dopo passo, si erano allontanati da un comportamento corretto, occupando le istituzioni, degenerando in quella che veniva e si chiama partitocrazia, diventando sempre più arroganti e, cadendo, non infrequentemente nella vergogna della corruzione. La legge n.7/92 ha voluto correre ai ripari, colpire proprio la partitocrazia, lasciando al Sindaco o al Presidente della Provincia anche la facoltà di scegliere e di potere togliere agli assessori la delega in qualsiasi momento, per il bene comune. Questo discorso ci porta a dire qualcosa su quello che è avvenuto a Favara, dove, dopo un anno e mezzo di Giunta politica, il Sindaco Russello, per vari motivi, al fine di continuare il mandato ricevuto dai cittadini favaresi, ha deciso di ringraziare la Giunta politica e formarne una tecnica, con persone scelte da lui, di sua fiducia senza guardare alle appartenenze partitiche, unicamente spinto dal desiderio – come tiene a sottolineare - di volere affrontare meglio, a suo giudizio, i problemi della città. Un ragionamento etico, politico e giuridico su cui ci sembra non ci sia nulla da dire. Un modo che intanto dovrebbe consigliare a tutti di fare un passo indietro, stare nel proprio ruolo secondo la legge, recuperare eventualmente saggezza e compostezza, evitando inutili e sterili polemiche, cadute di stile, sgarbi personali e quant’altro, puntando unicamente al bene della città, anche nell’esprimere il proprio personale dissenso.

Del resto è anche comprensibile e si può legittimamente pensare, che in tutto quello che è avvenuto a Favara, abbiano giocato anche le fragilità umane, i non brillanti rapporti personali, che cioè tra gli assessori nominati dai Partiti ed il sindaco i rapporti non fossero, almeno con alcuni, non fossero proprio ottimi, con danno della città, che dalla Giunta Politica, come sotto gli occhi di tutti non riceveva quei servizi a cui aveva diritto. Guardando al bene comune a cui la sana politica deve sempre tendere, non è scandaloso che il Sindaco, anche per questo possa avere deciso di cambiare squadra, perché gli obiettivi prefissati, con quei partiti che hanno favorito la sua elezione, si possano raggiungere meglio. Se poi questo non dovesse avvenire nemmeno con la Giunta tecnica, ognuno si potrà e si dovrà assumere le proprie responsabilità ed operare secondo quanto prevede la legge, anche arrivando, se necessario, al voto di sfiducia. Il popolo sovrano poi deciderà nel segreto dell’urna, votando per il Sindaco e/o anche per il Consiglio Comunale. I partiti, specie se hanno già sbagliato una prima volta, se vogliono un Sindaco del tutto docile ai loro dettati, faranno più attenzione a selezionarne la figura, prima di proporlo ai cittadini; i quali però, per legge, hanno la possibilità di organizzarsi autonomamente, con liste civiche, che – sappiamo - , come è avvenuto nelle ultime elezioni, in tanti paesi e anche a Favara, possono ottenere un notevole successo. Ricordiamo che la Coalizione dei Valori, (che per certi versi poteva considerarsi una lista civica) e Primavera favarese, se unite assieme avrebbero totalizzato ben oltre il 30% dei consensi, arrivando sicuramente al ballottaggio e ipotecando seriamente la guida della città. Uno scenario che non è escluso che possa ripetersi in eventuali prossime consultazioni elettorali, se la Giunta Tecnica del Sindaco Russello, per qualsiasi motivo dovesse fallire. Intanto, quello che c’è di veramente positivo è che in Italia ed anche a Favara si siano attivati il dibattito politico, l’interesse dei cittadini, la partecipazione, cose tutte che succedono quando c’è un Governo di centro-destra, perché stranamente, con la sinistra al potere – è solo una constatazione - tutto si assopisce e diventa tranquillo, anche se il fuoco cova sotto la cenere e si aspetta il segreto dell’urna, come abbiamo constatato con le elezioni politiche. A livello nazionale ed amministrative a livello comunale a Favara. Andando alla situazione concreta, in questa fase, a Favara credo che il popolo si attenda da tutti, compostezza e serenità, senza pregiudizi di sorta, dando fiducia alle persone perbene che, accettando l’incarico di assessori, hanno dimostrato indubbiamente coraggio. Al Sindaco ed ai nuovi assessori si consiglia di collegarsi con i Partiti in Consiglio Comunale sui problemi della città. Con la Giunta tecnica si superano quelle riunioni di maggioranza, che, troppo spesso, come è noto, servono solo per accordi più o meno criptati, per compromessi e lottizzazioni, che fanno perdere tempo, sono sempre fonte di malumori e producono spesso solo danni al bene comune.

 

56-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 17.11.2008

Senso e significato dell’elezione di Obama, simbolo di speranza e di riscatto.

 

Martin Luther King lo aveva detto: "I have a dream" "Io ho un sogno". Quarantacinque anni dopo quel discorso, ecco l'elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, un’elezione che chiude un cerchio ideale. Barack Obama è il primo candidato afro-americano che conquista la Casa Bianca e la conquista in modo trionfale, vincendo in molti dei 50 Stati, dall'Est all'Ovest, dalle Montagne Rocciose agli Appàlachi. E lo stesso McCain ha subito detto: "Questa è un'elezione storica. Ho sempre ritenuto che l'America offra opportunità a chiunque abbia la capacità e la volontà di coglierle. Invito tutti gli americani che mi hanno sostenuto a unirsi a me, non solo nel congratularsi con Obama ma nell'offrire al prossimo presidente la nostra buona volontà e il più grande sforzo per unirci. Quali che siano le nostre differenze, siamo tutti americani". E così, come vuole la tradizione americana, lo sconfitto John McCain, subito gli ha concesso la vittoria ed ai suoi fans ha detto "Ho avuto l'onore di congratularmi con il senatore Obama, diventato il nuovo presidente degli Stati Uniti". Una lezione di stile che, specialmente in Italia, dovrebbe fare riflettere tutti, dai consiglieri comunali ai deputati al parlamento nazionale.

Sia pure annunciata dai sondaggi, l’ affermazione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti è un evento che davvero segna una svolta storica, per gli USA, ovviamente, ma non solo, se è vero come è vero che il presidente americano è il punto di riferimento anche della politica internazionale.

Per il colore della pelle, per la sua storia, per la sua età, per tutto insomma, il quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti afferma qualcosa di nuovo, quel cambiamento che è stato al centro della sua campagna elettorale, quella empatia con un elettorato bisognoso di punti di riferimento e, nello stesso tempo, di prospettiva, di slancio; esigenze che per il particolare momento che stiamo vivendo, - cioè i morsi della crisi -sono balzate in primo piano

Il simbolo Obama, affonda le sue radici nella tradizione americana, ma ne afferma, nello stesso tempo, la proiezione in avanti che le cose oggi richiedono. Individuare le forme, i modi, i programmi del cambiamento e del rinnovamento, ma soprattutto dei nuovi investimenti che questa storia accelerata del ventunesimo secolo reclama. È la sfida cruciale, per tradurre in realtà, in concrete politiche, quel rilancio, per quel cambiamento in positivo, per quel recupero di slancio e di prospettiva che oggi trasversalmente si richiedono al nuovo inquilino della Casa Bianca.

La crisi economica che si aggira per l'Occidente e che di fatto interessa tutta l'economia mondiale è certamente il primo e fondamentale problema. Si tratta di rilanciare gli Stati Uniti, ma anche di mettere ordine nel mercato finanziario mondiale. Un problema economico, ma anche ovviamente un problema sociale: la classe media sta combattendo dovunque una complessa e difficile battaglia per la sopravvivenza.

Il mondo globalizzato ha bisogno di un modo nuovo di "governance mondiale". Le incognite certo non mancano, ma questo non impedisce intanto di festeggiare la consacrazione di un nuovo simbolo di speranza, di riscatto, per milioni di giovani africani e non solo.

Il viaggio in Europa, prima dell’elezione, ha permesso al nuovo presidente di toccare con mano l'importanza del rapporto con l'Europa, anche nella proiezione verso il Medio Oriente, dalla Terra Santa all'Afghanistan, l'Iraq e l'Iran, la guerra da finire e il nucleare da gestire. L'economia, le questioni geopolitiche, dalla pace all'ambiente; le questioni etiche, la "questione antropologica", le grandi scelte bioetiche, la tutela e la promozione della vita e della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna, rappresentano punti fondamentali per misurarsi positivamente con il futuro.

Un augurio al nuovo presidente degli Stati Uniti Barak Obama di "rispondere alle attese e alle speranze che si rivolgono verso di lui, servendo efficacemente il diritto e la giustizia": sono le parole augurali del Vaticano, gradite dal nuovo Presidente che nei giorni scorsi ha telefonato di persona in Vaticano per ringraziare Papa. Il compito del nuovo presidente Usa è di immensa e altissima responsabilità, non solo per il suo Paese, ma per tutto il mondo, per l’importanza che gli Usa hanno in tutti i campi della scena mondiale. Tutti auguriamo – e noi anche a nome di tutti i nostri radioascoltatori lo facciamo da questa nostra emittente Radio Favara 101- che Barak Obama, nuovo presidente degli Stati Uniti, possa rispondere al meglio alle attese e alle speranze che si rivolgono verso di lui, trovando le vie adatte per promuovere la pace nel mondo, favorendo la crescita e la dignità delle persone. A qualsiasi razza, colore della pelle o classe sociale appartengano, qualsiasi religione professino, in qualsiasi partito militino, nel rispetto dei valori umani e spirituali essenziali. I credenti pregano che Dio lo illumini e lo assista nella sua grandissima responsabilità.

 

55-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 10.11.2008

Concezione della democrazia e problemi della scuola italiana

 

  Lincoln definiva la democrazia come “il governo del popolo, per il popolo, attraverso il popolo”.Sempre più, negli ultimi anni, il modo preferito di fare politica, è stato quello di restare  in poltrona o, come si dice, in pantofole davanti al televisore, parteggiando per l’uno o per l’altro schieramento.

Il dialogo cittadino-istituzioni, poi, si è andato sempre più fondando, troppo spesso, su basi puramente utilitaristiche o di delega permanente.

Le mobilitazioni popolari di questi giorni contro il decreto Gelmini sulla riforma della Scuola, hanno un grande merito, quello di  costituire forse un momento di svolta, ci auguriamo stabile, sul modo di fare e concepire la politica, sul modo di concepire la democrazia e la gestione del bene comune, sollecitando i cittadini a mobilitarsi ed a dibattere, senza recepire passivamente quello che viene deciso dall’alto, come si constata che  avviene di norma quando al governo c’è la sinistra o il centro-sinistra, o la sinistra-centro, quando in Sicilia tutto sempre si assopisce, cessano le contestazioni, non si vedono cortei per i servizi che non funzionano, anche se l’immondizia è ammassata in gran quantità in tutti gli angoli della città, quando poi diventano impensabili le occupazioni delle scuole. Con il centro-destra al governo si riscopre il valore della democrazia, cortei e manifestazioni si moltiplicano, il dissenso si grida, i cittadini  riacquistano la voglia di partecipare, di gestire la cosa pubblica. E tutto questo è indubbiamente un bene, perchè una democrazia non partecipata è come un organismo senza ossigeno, si irrigidisce in forme burocratiche, in piccoli gruppi chiusi o diventa preda delle lobby.

Una cosa che penso valga la pena ricordare è che la democrazia non è il governo della maggioranza, ma è di governare con la maggioranza. La vera maggioranza poi è quella che sa interpretare al meglio gli interessi collettivi, il bene comune.

 Ci chiediamo dopo tutte le manifestazioni sul problema della Scuola contro  la legge Gelmini, che i contestatori vorrebbero che fosse ritirata, come stanno le cose ? Quali sono i punti contestati ? Come la pensano davvero in maggioranza gli italiani ? Non c’è il rischio di una piazza disinformata e strumentalizzata ?

Diciamo anzitutto subito che le manifestazioni hanno fatto dimenticare hanno oscurato, almeno per il momento, la pur grave, forse gravissima crisi economica.  Qualche autorevole opinionista  politico ha detto che questo non deve sorprendere, essendo la scuola, tradizionalmente, lo zoccolo duro dell’elettorato di sinistra. Sinistra moderata e radicale, complessivamente dal 36% passa, secondo i sondaggisti, al 42%. Abbiamo visto e sentito comunque che molti dei manifestanti, interpellati dai giornalisti durante le manifestazioni, non avevano chiari i motivi della protesta e in non pochi casi, idee proprio confuse. Vale sempre il principio che, conoscere i termini di ciò che si intende criticare è una regola fondamentale per un confronto civile ed utile; questa regola deve valere anche e soprattutto quando si discute di riforme scolastiche.

Esaminiamo il decreto Gelmini che può essere sintetizzato in 6 (sei) punti. Su cinque quasi tutti sono d’accordo, cioè: Costituzione come materia di studio – mantenimento del libro di testo per almeno 5 anni – sostituzione del giudizio nella scuola dell’obbligo con voto numerico – reintroduzione del voto in condotta – messa in sicurezza degli edifici scolastici. Il dissenso è sul maestro unico o meglio prevalente nella scuola elementare. Meglio prevalente, perché in realtà il maestro continuerà ad essere affiancato dall’insegnante  di inglese, da quello di informatica e da quello di religione per chi se ne avvale. Sembrano norme nel complesso condivisibili, su cui si può discutere, ma non certo da giustificare il putiferio che si è fatto e che ancora si vorrebbe fare da parte di alcuni irriducibili, bloccando scuole ed impedendo i diritto allo studio per chi non condivide  la protesta. E’chiaro che per tutti ci deve essere la libertà di pensarla in un modo o nell’altro opposto, di manifestare cioè e di studiare, di disertare le lezioni o di frequentarle. Lo Stato deve garantire la libertà di tutti; ascoltare certo le critiche e le osservazioni, per colpire i privilegi ed evitare gli sprechi che ce ne sono proprio tanti, ma  davvero tanti, all’interno della scuola e dell’Università. La scuola non può essere ridotta ad uno stipendificio, non può essere ridotta ad un ammortizzatore sociale, pena l’inevitabile dequalificazione, con danno irreparabile di tutti. Non c'è dubbio che la scuola ha bisogno di un importante lavoro di revisione, e che -così come è sotto gli occhi di tutti- la qualità dell'insegnamento non è proporzionale al numero degli insegnanti.

E necessario, allora, con l’impegno e la buona volontà d tutti, nell’interesse davvero di tutti, un salto di qualità, accantonando interessi personali ed elettorali, e puntando al bene comune. In questo senso il Governo della Repubblica, democraticamente investito dal popolo per governare  e non solo per gestire l’esistente, deve essere stimolato, criticato, con proposte concrete, nella direzione del bene comune, contro i privilegi, contro gli sprechi da qualsiasi parte provengano, puntando alla qualità…i sacrifici devono essere proporzionati e giusti. Viene da chiedersi: Perché , data la necessità dei tagli, la conferenza dei Rettori delle nostre Università, invece di minacciare dimissioni in massa, non si assume l’ingrato compito di stilare una lista, suggerendo a chi dare i soldi ed a chi toglierli ? Gli investimenti nella ricerca - ha scritto Napolitano in una lettera agli studenti - dovrebbero costituire una priorità, anche nella allocazione delle risorse, pubbliche e private", pur senza dimenticare che oggi non si può fare a meno di considerare la congiuntura economica, e quindi l’assoluta necessità di rivedere la distribuzione delle risorse a disposizione, e l'urgenza anche di tagli. 

Don Diego Acquisto

 

 

 

53-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 27.10.2008

Messaggio CESi sulla povertà – Problema falsi poveri ad Agrigento

Circoli della legalità ad Agrigento e provincia – Problemi della legge 104/92

 

Agrigento città e provincia, luogo di contraddizioni. Mentre, nei giorni scorsi la stampa dava notizia delle famiglie in difficoltà e dell’impegno dell’arcivescovo Montenegro all’interno della CESi a far passare il messaggio sulla povertà, con l’invito alle pubbliche istituzioni ad affrontare il problema soprattutto nei riguardi della famiglia, superando risposte parziali ed inadeguate, nella stessa pagina i giornali davano notizia che proprio ad Agrigento risultavano tanti falsi indigenti. Poveri cioè falsi, che si spacciano per tali, senza  esserlo,  al solo scopo di percepire indebitamente quelle poche provvidenze previste dalla legge per la famiglia, come assegni familiari di sostegno allo studio dei figli o agevolazioni tariffarie per l’iscrizione agli asili d’infanzia. Un malcostume quello di abusare, che per essere estirpato richiede un profondo cambiamento di mentalità in campo civile ed un profondo cambiamento all’interno della coscienza, in una terra, come quella agrigentina, dove il Vangelo, a parole, è ufficialmente accolto. Abusi intollerabili, perché si danneggiano quelli che sono veramente poveri.

Così come – facciamo rilevare - per la legge 104, una legge veramente d’avanguardia per tutelare le fasce più deboli, ma che proprio ad Agrigento fa registrare gli abusi più gravi; Agrigento, pare anzi che in tutta Italia, in questo campo sia nella prima posizione, la capitale cioè degli abusi della legge 104, nel senso che, ad Agrigento e provincia, della legge 104 ad usufruirne sono quelli che non dovrebbero; e così proprio ad Agrigento-città e non in altre parti d’Italia è sorto il Circolo della legalità, invocando il rispetto della legge, da parte di quelli che vedono calpestati i loro diritti, a causa, in questo caso, non dei falsi poveri, ma di quelli che abusano della 104, utile solo, nell’ambito scolastico, per avere una sede migliore od ottenere indebitamente  trasferimenti, danneggiando altri docenti o personale ATA., con maggiore anzianità di servizio ed in possesso di maggiori titoli. E adesso apprendiamo ancora dalla stampa che la protesta si va estendendo, dopo Agrigento e Favara, per esempio a Raffadali, dove risulta un concentramento eccessivo di soggetti a cui è stata assegnata la legge 104/1992. Una    legge che prevede, ripetiamo, la precedenza nei trasferimenti a domanda, rispettivamente alla persona handicappata con un grado di invalidità superiore ai due terzi (art.21) ed a quella che assiste (art.33) con continuità un parente o affine entro il terzo grado, handicappato grave, con lui convivente. Una norma di grande  dignità sociale che, però, spesso è usata davvero in modo distorto. Recentemente da Raffadali è partita la richiesta da parte del Circolo della legalità, - che proprio in questi giorni anche lì si è costituito,-come riferiscono le cronache-, la richiesta all’assessore Regionale alla Sanità, Massimo Russo che è un magistrato, a disporre seri controlli ispettivi, davvero seri, possibilmente con una Commissione terza, per verificare se veramente chi ha ottenuto la 104 ne abbia tutti i requisiti. Da parte di molti si è sicuri che se veramente si procede a controlli seri, davvero seri, gli abusi verranno a galla e in gran quantità.

Ben venga allora il grido di allarme dei vescovi siciliani, che nell’ultima sessione della loro conferenza che si è tenuta a Pantelleria, hanno alzato la voce in favore dei poveri e delle tante famiglie siciliane, esposte alla povertà più nera, per  cui, giustamente i Vescovi nel documento ufficiale  invocano, da parte delle istituzioni, una politica locale, regionale e nazionale, attenta a salvaguardare il potere d’acquisto specialmente in materia salariale e per le pensioni minime. Ben venga questo grido d’allarme. Ma contemporaneamente bisogna pure alzare la voce contro la cultura degli imbrogli e delle furberie, cultura praticata dai ceti più elevati, per aggirare le leggi a proprio favore e  che sfrutta le leggi vigenti in modo distorto per danneggiare i veri poveri o come per la legge 104 in campo scolastico, per calpestare indebitamente i diritti altrui, diritti conquistati con tanti anni di sacrifici, prestando servizio in sedi lontane e disagiate.

La cultura della legalità, specialmente ad Agrigento e provincia ha bisogno davvero di fare ancora tanti, ma proprio tanti passi avanti. Non è consentito a nessuno, autorità laica od ecclesiastica che sia, in presenza di abusi, far finta di non vedere e voltarsi dall’altra parte, lasciando solo alcuni a lottare. Nell’incontro al Quirinale  dello scorso 4 ottobre, Papa Benedetto e il Presidente Napolitano, sono stati concordi nell’affermare che “Chiesa e Stato in Italia possono - e noi aggiungiamo, quindi devono - far convergere i loro sforzi e rispondere all'emergenza educativa presente nel nostro Paese” proponendo insieme “il rifiuto di ogni forma di violenza, proponendo insieme la cultura e la pratica della legalità, proponendo insieme un rinnovato senso del bene comune e del dovere civico”.

Radioacoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto, anche a nome dello staff tecnico e giornalistico cordialmente  vi saluta e vi augura buon prosieguo di ascolto sulle frequenze di Radio Favara 101. Noi&nb