|
|
Radio
Favara101-L'Editoriale
“La
voce del direttore”
Rubrica
settimanale di don Diego Acquisto
in onda ogni lunedì
alle
ore 7,15 - 11,15 - 14,15 - 18,15
***********************
1-Edit.RF 101
–lunedì 16.01.2012-BUON ANNO !
Eccoci
a voi, affezionati radioascoltatori, per questa prima
conversazione settimanale di questo nuovo anno 2012. Un
anno che è stato salutato
dai nostri due
vulcani siciliani, con il linguaggio a loro
congeniale, e cioè lo Stromboli con una violenta
esplosione e una piccola colata, mentre
l'Etna lo
ha salutato con una breve sequenza di fuoco. Così
i due vulcani siciliani hanno salutato il 2012,
a modo loro. Il primo a entrare in azione è
stato il gigante eoliano, cioè lo Stromboli, proprio
quasi alla mezzanotte del 31 dicembre, mentre tre ore e
mezza dopo, cioè alle ore
3,32 è stata la volta dell'Etna, con 3
esplosioni. Forse questo è stato il modo più simbolico
per archiviare un anno, il 2011,
per congedare il quale, anche quest'anno i «botti»,
purtroppo, ancora hanno
fatto vittime. Solo nel nostro Paese: 2 morti e 561
feriti, 76 dei quali sotto i 12 anni. “Come
nell'età della pietra”,
ha scritto qualche giornalista,
“tributiamo
ancora offerte di sangue al rito di passaggio al nuovo
anno quasi che l'uomo primitivo che è in noi volesse
ingraziarsi una divinità oscura e feroce, il futuro e
quanto ci riserva”. Un anno, il 2011 per tanti
aspetti drammatico e contradditorio, con
avvenimenti come la cosiddetta Primavera araba, che non
sappiamo bene quale evoluzione avrà,
alla drammatica morte di Bin Laden, alla ancora
più drammatica morte di Gheddafi, per ricordare solo
due grandi eventi dello scenario mondiale. Per passare
per esempio alla situazione italiana, con quella che
alcuni osservatori hanno a suo tempo definito, forse
affrettatamente la fine politica (?) del Cav. (Berlusconi)…in
conseguenza della grave
crisi economica…e la conseguente nascita del Governo
tecnico guidato da
Monti…con le tane illusioni di non pochi
italiani…che si aspettavano ben altre decisioni da
questo governo cosiddetto tecnico del prof Monti, che
sembrava avere accolto il suggerimento di una vera equità
fiscale nella richiesta di sacrifici per risanare il
bilancio dello Stato, dopo tanti anni di sperperi e di
privilegi, per la casta e non solo, che però tuttora
sostanzialmente continuano.
Questo
Governo che continua a ripetere, dopo avere evitato il rischio Grecia,
non c’è bisogno più di un’altra manovra. Ma
alcuni, - e chi vi parla fra questi - dice che
un’altra manovra è non solo necessaria, ma anche
urgente, forse urgentissima. Ma un’altra manovra per
correggere le storture della prima, con i grandi
sacrifici imposti alle classi più povere. Cioè si
richiede davvero un’altra manovra per ristabilire la
vera equità fiscale, lasciando in pace la povera gente
che deve vivere, o meglio sopravvivere con mille euro al
mese ( e tantissimi italiani anche con molto meno) e
mettere un tetto agli stipendi e pensioni d’oro,
magari ad tempus, cioè sino a quando non si raggiunge
il pareggio di bilancio…del resto, non è forse la
casta con tutta la clientela collegata, che ha
approfittato della lauta mensa di questi anni passati ?
perché tartassare la povera gente
che già sacrifici ne ha fatti tanti e adesso si
trova nella condizione di non potere sopravvivere ? In
questa ottica mi pare di poter leggere tanti avvenimenti
recenti, dal suicidio del alcuni imprenditori, di cui
uno in Sicilia, proprio in questi primi giorni
dell’anno, alla notizia
clamorosa di un parroco che a Treviso chiude la sua
chiesa sino a Pasqua, per non potere pagare, con le
scarse offerte dei poveri fedeli, le spese
indispensabili di luce e riscaldamento… all’aumento
della microcriminalità un po’ dovunque, anche a
Favara, dove non vengono risparmiate per furti anche le
Chiese…furto di rame per pigliare pochi spiccioli,
creando però grossi danni.
Intanto
dopo quanto è avvenuto e va avvenendo, più di una voce
si è levata per dire che alle grandi menzogne non
bisogna adeguarsi.
Cioè , appare sempre più chiaro che non era vero che
il governo Berlusconi portava la responsabilità della
crisi. Casomai il governo era responsabile del
contrario, di non aver denunciato per tempo gli ostacoli
monetari e di governo dell’euro, alla crescita e alla
salute finanziaria dell’Unione.
E,
per concludere, come è ormai felice consuetudine,
il primo giorno di questo nuovo anno si è
celebrata la Giornata Mondiale della Pace, la
quarantacinquesima. Nel Messaggio
indirizzato dal Papa ai Capi di Stato, ai
Rappresentanti delle Nazioni e a tutti gli uomini di
buona volontà, benedetto
XVI ha svolto il tema «Educare i giovani alla giustizia
e alla pace», richiamando alla necessità e urgenza di
offrire alla nuove generazioni adeguati percorsi
educativi per una formazione integrale della persona,
inclusa la dimensione morale e spirituale (cfr n. 3), in
particolare, l’importanza di educare ai valori della
giustizia e della pace. I giovani guardano oggi con una
certa apprensione al futuro, manifestando aspetti della
loro vita che meritano attenzione, come «il desiderio
di ricevere una formazione che li prepari in modo più
profondo ad affrontare la realtà, la difficoltà a
formare una famiglia e a trovare un posto stabile di
lavoro, l’effettiva capacità di contribuire al mondo
della politica, della cultura e dell’economia per la
costruzione di una società dal volto più umano e
solidale» (n. 1).L’invito rivolto a tutti è quello
di avere la pazienza e la costanza di ricercare la
giustizia e la pace, di coltivare il gusto per ciò che
è retto e vero (n. 5). La pace non è mai un bene
raggiunto pienamente, - ha ammonito
il Papa - ma una meta a cui tutti dobbiamo
aspirare e per la quale tutti dobbiamo operare.
Editoriale
di Radio Favara 101 – L a Voce del Direttore:
Lunedì 19.12.2011
-
Piano Pastorale e AUGURI ! -
(orari
di trasmissione 7,15-11,15-14,15-18,15)
“Come
cristiani dobbiamo avvertire una sana
inquietudine, sapendo che molti non sentono più
il bisogno di avvicinarsi a Dio.
Possiamo stare
comodamente seduti in Chiesa quando nelle nostre
piazze e nelle viuzze attigue, per esempio,
migliaia di giovani hanno deciso di bucarsi o di
darsi allo sballo ? Siamo proprio sicuri che non
possiamo fare nulla per loro ?
“Possibile
che non riusciamo ad incrociare i loro bisogni
legittimi, anche se sono vissuti in modo sbagliato
?
Dobbiamo
rassegnarci all’idea che le piaghe di questi
tempi debbano essere motivo di dibattiti e
programmi televisivi e non interesse ecclesiale?
Ecco da dove nasce la missione”.
Si
tratta solo di alcuni passaggi
significativi della Lettera e del Piano Pastorale
della Diocesi Agrigentina, - lettera e Piano
lanciati da don Franco, il nostro arcivescovo. Un
Piano Pastorale che vuole lanciare tutti i
battezzati e tutti i credenti responsabili, a
scendere tutti in campo, tutti in campo, -
come don
Franco non si stanca di ripetere in ogni occasione
utile - tutti
in campo, senza che nessuno stia a guardare o,
peggio ancora, solo criticare quello che gli altri
fanno o non fanno. Tutti in Missione ! Non c’è
tempo da perdere.
La
Missione diocesana, che vuole impegnare tutti per
un biennio, vuole, anzitutto, essere un atto di
amore incondizionato a Dio, e quindi all’uomo,
all’uomo di oggi, all’uomo del nostro
territorio, con i problemi particolari, anche di
carattere economico ed occupazionale che tante
famiglie stanno vivendo. La Chiesa Agrigentina, in
tutti i suoi settori e componenti, in relazione al
raggiunto grado di responsabilità e
consapevolezza, vuole mettersi in movimento, vuole
davvero apririsi all’esterno, vuole insomma -
come si dice – “lasciare le sacrestie”, - “le
belle sacrestie”, come dice don Franco
nella sua Lettera Pastorale, - naturalmente là dove sono belle – (e sicuramente non è il caso di
alcune sacrestie, per es. come quella di S. Vito
di Favara, che chi vi parla, conosce
molto bene) – quindi lasciare le sacrestie, “le belle sacrestie”, ed
obbedire al comando del MAESTRO che dice “Andate ovunque”. Ovunque, dove c’è maggiore bisogno,
soprattutto dove c’è disagio
e cresce il degrado giovanile.
Ma
a proposito di S. Vito,
dove, - come abbiano detto - sicuramente
non c’è una bella sacrestia, questo anno
della MISSIONE coincide con il bicentenario
dell’apertura al culto della Chiesa, quando nel
1812 (al posto di una piccola cappella esistente
da alcuni secoli precedenti) dopo il completamento
dei lavori di costruzione, nel
1812 si è
aperta al culto la Chiesa di
S. Vito nelle
attuali dimensioni, che era, per quel tempo, oltre
che la più nuova, una delle più grandi, spaziose
e confortevoli di Favara.
Sono
passati duecento anni 1812-2012. Adesso non è
più sicuramente così, specie dopo la costruzione
di tre nuove Chiese a Favara, negli ultimi
decenni. Ma tanti, proprio tanti sono i legami
affettivi dei favaresi con la
Chiesa di S. Vito, legami affettivi
collezionati nel corso dei 200 anni trascorsi.
Perciò
, a cura di un apposito Comitato, con grande
concorso di popolo e la presenza delle massime
Autorità cittadine, lo scorso 7 dicembre, vigilia
dell’Immacolata, si è festeggiato l’inizio di
questo bicentenario della Chiesa di San Vito,
con la benedizione di una nuova vetrata
artistica raffigurante
il Cuore Immacolato di Maria, collocata nel
prospetto centrale della Chiesa,. Ciò, in
considerazione che la Chiesa nel 1812 è stata
dedicata alla Divina maternità, con il titolo di
Maria SS. della Neve ed a S. Vito martire.
L’anno bicentenario,
si concluderà la
vigilia dell’Immacolata, il 07 dicembre 2012.
2012
: per la Parrocchia S. Vito, Anno Bicentenario della Chiesa ed Anno
della Missione;
Missione in comunione con tutta la
chiesa diocesana, con la peculiare caratteristica
di questo territorio del centro storico
e con la tipologia specifica
degli operatori pastorali che lo servono. Anno
della Missione ed Anno Bicentenario,
non sono in contrasto, anzi, riflettendo,
nel corso di alcuni incontri che saranno
programmati dal Comitato a livello cittadino, sui
temi dell’impegno dei nostri antenati, del
patrimonio di fede e artistico delle nostre Chiese
favaresi, sarà più facile trovare stimoli
per migliorare la qualità della convivenza civile
e progredire umanamente e cristianamente.
Sicuramente,
anche questo, un
buon auspicio per le prossime festività e per il
nuovo anno.
Intanto,
come a S. Vito di Favara, in tutte le nostre
Comunità ecclesiali, favaresi e non, guardiamo alle icone presenti del
PRESEPE e dell’ALBERO di Natale, due
rappresentazioni diverse di una sola fede,
ambedue simboli
del Natale. E mentre
tradizione e folklore sembrano incontrarsi su
un’unica scena, teologia e fede per i credenti
diventano un tutt’uno. Al simbolismo del
presepio si affianca quello dell’albero, al
quale si appendono doni e luci colorate, che
rappresentano la nascita di Cristo nuovo Sole,
vera luce dell’umanità.
E
con questo pensiero conclusivo, Don
Diego Acquisto cordialmente vi saluta e
anche a nome di tutto lo staff tecnico
e giornalistico di Radio Favara 101, formulo i
migliori auguri di buon Natale,
a tutti i nostri radioascoltatori, così
come a tutti i cittadini, a tutte le Autorità,
civili, militari, politiche e religiose della Città
e della Provincia.
Noi,
a Dio piacendo, riprenderemo il nostro incontro
radiofonico settimanale lunedì 16 gennaio 2012.
12-Edit.
di Radio Favara 101 – lunedì 05.12.2011 –
Situazione di Favara- Poeti dialettali.
Le
cronache riferiscono che l’ultima riunione del
Consiglio Comunale, mercoledì 30 novembre, è stata
“vivace”, vivace forse un po’ troppo, perché
alcuni consiglieri se ne sarebbero dette di tutti i
colori al punto quasi di darsele, cioè di venire quasi
alle mani; insomma
“dirsele” e
“darsele” se non proprio,
ci voleva poco,…. Il motivo del contendere
alcune variazioni di bilancio, proposte
dall’Amministrazione e sostenute da alcuni , ma
decisamente avversate da altri. I cronisti riferendo
quanto successo… hanno parlato, di “consiglieri
fedeli” e “consiglieri ammutinati”, di
“burattini” e di “burattinai”;.
Da
parte nostra auguriamo che il Consiglio Comunale,
rinnovato al massimo lo scorso mese di giugno, per
affrontare i veri problemi della città, possa ritrovare
subito la via della concordia fattiva. Dopo il
travagliato periodo dell’Amministrazione Russello,
Favara ha ancora di più il diritto di vedere quel “nuovo
giorno” da tempo atteso. E la via maestra per
raggiungere gradualmente questo obiettivo è
l’abbandono delle animosità,
concentrandosi sull’obiettivo del
bene comune, prioritario ad ogni cosa, mettendo
decisamente da parte ogni forma di interesse
privato di tipo partitico, amicale, parentale e
clientelare.
Mettere
al primo posto il bene comune deve essere l’imperativo
categorico di tutti, nessuno escluso. La massima Assise
cittadina, compiendo il suo dovere di vigilanza e di
pungolo dell’Amministrazione deve contemporaneamente
sfuggire alla perenne tentazione delle polemiche sterili
e strumentali, deve sapere trovare l’eventuale
coraggio di proposte migliorative o alternative su cui
si deve necessariamente però coagulare il consenso.
Ma
attenzione che il problema più impellente e veramente
urgente…specie dopo gli ultimi avvertimenti - (recenti
crolli in via Del Carmine, Piazza Garibaldi e capitello
della Chiesa Madre)-
resta sempre il recupero e la messa in sicurezza
del centro storico….Le domande che la gente comune si
pone sono queste: “E’ stato completato il
monitoraggio tra edifici veramente storici da salvare e
case solo vecchie da abbattere ?
Quali progetti validi il Comune ha presentato o
si appresta a presentare al riguardo ? Quando su questo
versante finiranno le parole e finalmente si comincerà
a passare davvero al dunque ?
Su
questo argomento bisogna dibattere e non abbassare la
guardia…perché ne va di mezzo l’incolumità di
tutti….e una nuova tragedia – Dio non voglia ! –
sarebbe proprio
imperdonabile.
E
intanto a Favara continua, anzi ci sembra
particolarmente feconda l’attività culturale. In
questi giorni al Castello Chiaramontano sono state
presentate le poesie dialettali di
Totò Mossuto, uno dei più affermati e acclamati
poeti dialettali favaresi viventi
e del compianto Luigi Casà, scomparso
ultraottantenne, dieci anni fa.
Le
poesie di Luigi Casà, figura storica della sinistra
favarese, sono state raccolte dalla figliuola con il
titolo “VAJU
a CHIAZZA”, richiamando una sua espressione
fortemente evocativa del significato che egli dava a
questo luogo, la piazza Cavour, che per lui era
l’agorà greca, il luogo delle discussioni e dei dibattiti che
riguardavano la “polis”, la città; il luogo
frequentato quindi dal cittadino attivo ed impegnato nei
problemi della collettività, mentre, ricordiamo,
che chi
preferiva la vita privata, nell’antica Atene veniva
classificato tra gli “idiotes”,
persone isolate che non avevano nulla da proporre agli
altri, e che erano quindi trascinate dalla marea delle
decisioni altrui.
L’elegante
volume di Totò Mossuto porta il titolo accattivante “U
me curtigliu” ed il suo cortile è quello
vicino “A Cruci”, proprio davanti al Calvario,
davanti alla grande Croce dove il popolo favarese
esprime la sua fede nella Redenzione di Cristo, sempre
durante tutto l’anno, ma specialmente nei giorni della
Settimana Santa e soprattutto il Venerdì Santo, quando
si ritrova massicciamente davanti alla grande Croce ,
dove è esposto solennemente il
Cristo. Una
poesia dai versi affascinanti, quella di Mossuto, che
nella semplicità della lingua parlata non manca di
attirare l’attenzione
su scene di vita familiare , su tradizioni del passato,
religiose e non, quadretti di vita quotidiana, aspetti
drammatici di miseria e quindi anelito di riscatto
sociale, che solo in parte il progresso nella democrazia
ha risolto. Per esempio, nella poesia “U me curtigliu”
che dà il titolo a tutta la raccolta, Totò Mossuto,
con un pathos particolare
verso i poveri contadini così scrive:
“A
sira, // li viddani stanchi e abbattuti, // trasivanu nu
ciurtigliu
comu
cani vastuniati, // e stu curtigliu è sempri lu chiù
beddu,
ca
nfavarisi si chiama Vuteddu”.
Cioè,
come abbiamo detto Cortile Vitello…ma soprattutto
caratteristica è
l’espressione dei contadini che stanchissimi e forse
anche delusi ritornano dal lavoro la sera, “comu
cani vastuniati”. Un’espressione tipicamente
siciliana e favarese, che , quando la si traduce in
italiano, perde la sua pregnanza ed il suo profondo
significato, nel descrivere la miserrima condizione
della classe operaio-contadina di allora.
Mossuto,
del quartiere della CRUCI, cioé “cruciaru”,
il quartiere più significativo della Parrocchia S. Vito, la cui Chiesa,
dedicata anche a Maria SS.della Neve,
si appresta ,
mercoledì prossimo, 7 dicembre, vigilia
dell’Immacolata, ad iniziare l’Anno del Bicentenario
(1812-2012), con una solenne celebrazione (ore 20,30), a
cui seguirà una serata di gioiosa fraternità nella
Piazza S. Vito, con distribuzione di “muffuletta” cunzati cu l’ogliu, dopo la benedizione
dell’artistica vetrata, raffigurante il Cuore
Immacolato di Maria, che è stata collocata nel
prospetto centrale.
Editoriale di
RF 101- lunedì 28.11.2011
-- Governo Monti
Con
il giuramento davanti al Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano nel Salone delle Feste al Quirinale,
il governo Monti si è non solo insediato subito, ma con
una procedura rapidissima, che non ha precedenti nella
storia repubblicana, avendo subito ricevuto a
larghissima maggioranza la fiducia del Senato e della
Camera, è ormai da una settimana nella pienezza dei
suoi poteri. Brevissima come non mai è stata la crisi,
corta la lista dei ministri, bene interpretata
l’attesa del Paese di volersi
rimettere velocemente al lavoro. Perché bisogna
rimboccarsi le maniche, senza demagogia, senza
chiacchiere inutili, senza politichese. Bisogna dare
risposta concreta ad una situazione molto complicata, che si è aggravata negli
anni precedenti, soprattutto remoti della cosiddetta
prima repubblica travolta da tangentopoli, quando i
cosiddetti governi di centro-sinistra col consenso
dell’allora PCI, nel periodo del deprecato
consociativismo, si è creata quella voragine del
debito, con gigantesco spreco di denaro pubblico, con
tantissimi privilegi concessi alla casta, (privilegi che
adesso alcuni –udite,
udite, genti- chiamano diritti acquisiti), si è
creato quel pauroso debito che adesso è il problema
gravissimo sul
tappeto. Nel frattempo, dal periodo del consociativismo,
quando tutti, nessuno escluso stavano a tavola a
banchettare lautamente, a spese del popolo, - come tutti
sappiamo - il PCI prima
è diventato PDS, poi DS e
quindi con un iter travagliato, - inglobando quella
frangia della sinistra democristiana e del mondo
cattolico, i cosiddetti catto-comunisti, o per meglio
dire, come preferiscono alcuni (ai quali non sta bene
l’etichetta di catto-comunist), la frangia più
progressista ed illuminata del mondo cattolico - si è
passati all’attuale denominazione di PD, che
raccoglie, sia i comunisti di antica osservanza, sia
questi ex democristiani . Ma
andiamo al Governo Monti che ha ricevuto, come
abbiamo detto la fiducia a larghissima maggioranza dalle
Camere, avendo deciso i due Partiti maggiori PDL e PD di
votargli a favore. Una decisione quella di Berlusconi e
Bersani, che ha fatto parlare alcuni di sceneggiata
degna della migliore tradizione italiana della commedia
dell'arte, avendo essi , con veto incrociato,
contemporaneamente negato la partecipazione al
governo di propri rappresentanti. In questo modo essi si
sono guardati bene di lasciarsi coinvolgere in tutto
quello che avverrà. Una commedia all’italiana, che
vogliamo tutti sperare sia a buon fine x
gli italiani e x l’Italia; staremo a vedere come andranno le cose. Questo è un periodo che
impone a tutti, indipendentemente dal partito di
militanza politica, di essere particolarmente vigili e
attenti.
Nella
logica dell'«azzeramento
a tutti i costi del deficit, cioè dell’azzeramento o
riduzione del debito pubblico e di riavvio della
crescita si parla di patrimoniale su rendite, su
contanti, su azioni, fondi e obbligazioni. Molti
i progetti in campo da versioni soft a stangate
in grado di ridurre sensibilmente subito il debito
pubblico di un quarto. Una
condizione pregiudiziale questa – si dice - per
conquistare il consenso sindacale e passare a toccare le
pensioni e il mercato del lavoro.
Il
compito è difficile, le condizioni sono impegnative; lo
ha ricordato il presidente della Repubblica,
a conclusione della cerimonia di giuramento,
quando ha ringraziato anche la “squadra” uscente, la
squadra del Governo Berlusconi, con una particolare
menzione x Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza
del Consiglio, x la grande correttezza e professionalità
con cui ha tenuto i rapporto con la Presidenza della
Repubblica. Al lavoro, subito al lavoro questo nuovo
Governo di tecnici, senza apparati, anzi cercando di
ridurli all’essenziale, interpretando e valorizzando
le energie dell’Italia, che ci sono e che sono tante.
Con fiducioso realismo.
Governo
tecnico, con un passo indietro delle forze politiche. Queste tuttavia
sono chiamate ad accompagnare con serietà e senso di
responsabilità il lavoro dei “tecnici”, ma nello
stesso tempo a mettere in campo quelle prospettive,
quelle proposte, quelle linee che permettano di
disegnare la nuova fase del sistema politico che si sta
aprendo. Coniugare rigore ed equità, sacrifici e
crescita comporta da parte di tutti uno spirito di
coesione e di collaborazione. Comporta anche forti e
condivisi principi e valori, sui quali bisogna puntare e
da cui bisogna ripartire.
A
proposito di equità fiscale e di propositi, pare,
proprio di Monti di patrimoniale sul contante, che
preferisco interpretare come imposta sul contante
mensile che percepisce ogni lavoratore nel pubblico e
nel privato. Bene,
perchè non iniziare subito proprio da questa
"patrimoniale", cioè di chi percepisce
mensilmente diverse migliaia e migliaia di euro di
stipendio...pensioni d'oro...vitalizi vari, tutto un
fiume di denaro fresco, che in alcune famiglie con più
impiegati in alti incarichi dirigenziali si avvicina o
supera i 50,000 euro mensili, proprio un fiume mensile
di denaro fresco, che l'80 per cento non riesce nemmeno
a sognare, costretto a vivere con meno di 1000
euro al mese ? O a pensionati con poco più di 400 euro
mensili ? Sarebbe
equità sociale chiedere ancora sacrifici , anche il
sacrificio di un solo euro, a questa categoria di
cittadini ? E ci lasciamo con questo interrogativo
proposto alla coscienza di tutti e soprattutto dei
responsabili.
"LA
VOCE del DIRETTORE" - Radio Favara 101 – lunedì 10.10.2011 ARIA NUOVA al COMUNE di FAVARA.
Vento
di cambiamento a Favara. Vento di cambiamento non tanto
e non solo perché cambia posto l’attesa e popolare
fiera d’Ottobre,
per la quale si profila un nuovo sito ed è'
molto probabile che il tradizionale evento fieristico si
sposti in viale Ambrosini, cioè nella zona nord dietro
il cimitero di Piana Traversa. Il
motivo sarebbe che il sito di via Capitano Callea,
dove da diversi anni si svolge, non sarebbe più idoneo
ad accogliere gli stand perché, dopo la chiusura della
Ss 640 Agrigento - Caltanissetta buona parte del
traffico è dirottato su Favara e la via Capitano Callea
rappresenta lo snodo principale. Tra parentesi ci
permettiamo di dire che al posto della sporcizia e
dell’evidente trascuratezza che Favara subito espone a
chi arriva, una
diversa accoglienza-presentazione della città, da parte
dell’Amministrazione Comunale con i suoi quasi 500
dipendenti o degli stessi privati , una diversa
accoglienza-presentazione della città agli
automobilisti di passaggio, con una piccola serie di
accorgimenti potrebbe o avrebbe potuto apportare tanti
benefici a Favara, anche dal punto di vista economico e
commerciale. Punto…a buon intenditor poche parole.
Vento
di cambiamento per quanto riguarda la vexata
quaestio dei confini con Agrigento, dove
qualcosa pare che debba proprio, finalmente, cominciare
a muoversi….Vento di cambiamento, pare, nemmeno solo
per il cambio al vertice della BUROCRAZIA COMUNALE CON
LA NOMINA DI UN NUOVO SEGRETARIO IN SOSTITUZIONE del
dott. Marrella….
Vento
di cambiamento ed aria decisamente nuova, invece è per
la riduzione
dei dirigenti, che guidano la complessa macchina
amministrativa, riduzione, con conseguente notevole
risparmio economico per la collettività, ma anche e
forse soprattutto l’aria di cambiamento si respira,
per la celerità ed unanimità di consensi all’interno della
Giunta, con cui ha potuto operare il Sindaco. Senza
volere assolutamente entrare nel merito delle scelte
sulle persone, scelte operate dal Sindaco e dalla sua
Giunta, non si può non rilevare che il segnale chiaro
è che la politica rivendica giustamente il suo ruolo
di primato sulla burocrazia....un valore questo
direttamente collegato al concetto di democrazia e di
sovranità popolare esercitata attraverso i
rappresentanti eletti.
E
sembrano proprio del tutto positivi i giudizi
dell’opinione pubblica su quest’aria nuova di
cambiamento che pare decisamente entrata all’interno
del Palazzo di città, con le parole e le decisioni del
Sindaco Rosario Manganell...a. Parole e decisioni, al di
là della concreta valutazione delle singole decisioni e
scelte, che sono per
Favara un
evento decisamente nuovo.
Una
cosa mai prima vista e che di per sé produce speranza.
Perché la cultura, negativa, che sembrava
definitivamente assodata era quella che all’interno
del Comune ci fossero dei santuari intoccabili, in cui
ognuno, con la protezione -(e connivenza)!- di un
politico di spessore, aveva trovato la sua comoda e
confortevole nicchia, indipendentemente dai risultati
del suo
servizio ai cittadini.
Intanto
il cambiamento è stato ufficialmente annunciato e però
certamente adesso viene la cosa più importante, cioè
il miglioramento dei servizi prestati ai cittadini;
cittadini che sino ad ora sono stati serviti da dieci
dirigenti, con i risultati che tutti hanno potuto
osservare e verificare. Da ora in poi, invece,
i dirigenti saranno solo sei (Michele Sorce,
Giusy Chianetta, Carmela Russello. Teresa Pirrera,
Alberto Avenia, Gaetano Raia) e l’attesa perciò è
comprensibile, come pure il confronto è
- e
soprattutto sarà- inevitabile.
Decisamente
nuove, coraggiose e apprezzabili le parole del Sindaco
Manganella che intanto sprona tutti all’impegno, non
concedendo carta bianca a nessuno, avviando
l’esperimento per dodici mesi, con la possibilità di
ricambio ed eventuali sostituzioni, in riferimento ai
risultati raggiunti. Cioè la cultura del servizio ai
cittadini anzitutto, incentivando solo il merito ,
utilizzando al meglio il denaro pubblico. Traguardi
tutti che, lodevolmente, con soddisfazione
dell’opinione pubblica favarese, sembrano largamente
condivisi all’unanimità tanto dalla Giunta, quanto
dalla Presidenza del Consiglio Comunale, e, pure (sentite, sentite…) da una larga maggioranza ( o
forse dall’unanimità) dei Consiglieri . Un vero
miracolo per Favara, che forse si vuole mettere davvero
alle spalle quel recente clima rissoso di “tutti
contro tutti”, che non poteva che produrre solo
guasti!
Il
Sindaco Manganella, con garbo ma anche con decisione, ha
parlato e parla
della necessità ed urgenza di un nuovo tipo di presenza
e di impegno da parte
di tutti i dipendenti, a partire dai vigili
urbani, che, -come ha detto testualmente- sono oggi “la
nota dolente”, sui quali più di un’ombra si è
riversata, come
pure, subito dopo un breve periodo di rodaggio, anche da
parte dei dirigenti riconfermati. Sicuramente le attuali
scelte "ad tempus" dei dirigenti, fra 12 mesi,
dovranno essere valutate e c'è da auspicarsi che,
guardando concretamente ai risultati, ci siano
successivamente, con pari determinazione e tempestività,
le eventuali decisioni conseguenti, senza guardare in
faccia nessuno, ma unicamente al bene della città e
dei cittadini, che sono i datori di lavoro....Intanto
il plauso per un
segnale preciso x muovere le acque stagnanti e spronare
tutti ....il confronto sarà necessariamente
fatto....piuttosto, adesso, anche ai dirigenti si
potrebbe chiedere una volontaria riduzione
dell'ammontare finanziario aggiuntivo al loro
normale stipendio, come gli altri dipendenti...In
questo caso accoglierebbero lodevolmente
l'esempio del Sindaco e degli assessori....che,
come è noto, si sono ridotti del 30% la loro indennità
di carica.
26- Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 01.08.2011
- FORMAZIONE BIBLICA
Gli italiani, un po' troppo individualisti , una cosa da sempre
risaputa. Ma l'ultimo rapporto Censis
dice che gli italiani, rispetto a prima, negli
ultimi anni sono diventati più aggressivi, più
depressi, più narcisisti, e, ancora più grave,
soprattutto sempre meno propensi a rispettare le regole.
Cioè, in pratica l'Italiano dei nostri tempi si è
convinto (o è stato convinto) che l'unico giudice cui
è tenuto a rispondere è la propria coscienza.
E la propria coscienza dell’italiano è spesso
incline all'autoassoluzione. Ancora, il recente rapporto
Censis, - come abbiamo già detto in una nostra
precedente conversazione - fa rilevare che stridente
appare il
rapporto fra sesso e religione, quasi il 70% si
autoassolve: si può essere in sostanza
buoni cattolici anche praticando, per dirla con
un’espressione che va per la maggiore,
anche praticando il «bunga bunga». E dunque non
sorprende che un'inquietante percentuale di intervistati
reputi normale che una
donna, per esempio, usi il proprio corpo per
raggiungere il successo. E' facile puntare il dito
contro quel fenomeno , che per comodità viene chiamato
berlusconismo e contro il cattivo esempio televisivo
(risse, programmi trasgressivi,
veline , eccetera) dove ritroviamo pari pari
tutti i difetti riscontrati dall'indagine. Ma forse la
televisione non è la causa ma l'effetto.
Ed allora ecco la necessità di una seria
riflessione, per invertire una pericolosa china, la
necessità di andare alle fonti di una spiritualità
biblica, il libro sacro a cui abbiamo dedicato queste
nostre ultime conversazioni, il libro sacro che ha un
messaggio sempre attuale per gli uomini e le donne di
ogni tempo. Ritornare alla BIBBIA, ma evitando errori ed
approssimazioni che non ci fanno cogliere il vero
messaggio liberante che promana da questo libro, il più
letto del mondo, ma purtroppo con risultati non
adeguati, a causa di talune
storture nell’interpretazione. Per esempio,
dicevamo in una nostra conversazione, evitando
l’interpretazione letterale propria delle varie
sette fondamentaliste e dei Testimoni di Geova, in
particolare, i quali, soprattutto, ignorando il contesto
storico, linguistico e culturale, giungono al punto di
far screditare la Bibbia. Essi infatti, non tengono
conto dei diversi meccanismi propri di ogni lingua e dei
generi letterari, si fermano solo alla lettera,
confondono, per esempio, il termine ebraico “sangue”
con i termine italiano “vita”,
e giungono all’assurdo di proibire le trasfusioni di
sangue. Oppure quando limitano il numero dei salvati a
soli 144.000 descritti nell’Apocalisse (7,4), non
tenendo minimamente conto del simbolismo dei numeri
della Bibbia. Per aiutare nella comprensione della
Bibbia ed evitare assurdità e distorte interpretazioni,
oltre ricordare che la Bibbia è sorta nella Comunità,
con l’assistenza dello Spirito e che i Santi
unanimemente hanno raccomandato che la Bibbia va letta
“sulle ginocchia della madre Chiesa”,vogliamo
precisare bisogna tener conto anzitutto del fattore
lingua e le lingue in cui sono stati scritti i 73 libri
della Bibbia, V. e N. T, sono l’ebraico, l’aramaico
ed il greco, ed ogni lingua – sappiamo bene – ha le
proprie caratteristiche semantiche, perciò il lavoro
degli esperti. Esempio: nel Vangelo si parla dei
“fratelli” e delle “sorelle” di Gesù, proprio
perché il termine fratello in ebraico può significare
anche cugino. Tra parentesi diciamo che anche nel modo
di dire del siciliano antico, i cugini venivano anche
chiamati “fratieddi”.
Ancora l’importanza dei generi letterari, per comprendere per esempio
i modi
di raccontare propri degli antichi. Questi modi di
raccontare ci aiutano a interpretare i racconti della
creazione e del peccato originale, oppure il significato
del linguaggio militare applicato a Dio, presentato come
condottiero vittorioso che assiste e guida il suo
esercito nella battaglia, sbaragliando i nemici. Tutto
un linguaggio diverso e assolutamente difficile per la
nostra moderna sensibilità, ma il messaggio di Dio è
incarnato in un tempo, in una cultura, in un particolare
contesto storico-sociale. La conoscenza dei generi
letterari aiuta a distinguere ciò che nella
Bibbia è superato da ciò che invece è sempre
attuale, cioè il messaggio per l’uomo di ogni tempo
che Dio vuole salvare e vuole che giunga alla conoscenza
della verità. E con questo pensiero, radioascoltatrici e radioascoltatori, ci
congediamo da voi, come di consueto per le vacanze
estive, ed anche a nome dello staff tecnico e
giornalistico di Radio Favara 101, vi salutiamo, vi
auguriamo buone vacanze agostane a mare o in campagna.
Noi contiamo di risentirci alla ripresa del nuovo anno
scolastico, lunedì 19 settembre.
25-Editoriale
di Radio Favara 101 – lunedì 25.07.2011 – Bibbia
Parliamo
ancora, così come abbiamo promesso di Bibbia
collegandoci e sviluppando con quanto abbiamo detto
nelle nostre precedenti puntate, continuando in un
servizio che riteniamo utile non solo ai credenti
cattolici, che sono la stragrande maggioranza dei nostri
radioascoltatori e delle nostre radioascoltatrici, ma
anche a quelli di fede cristiana diversa, testimoni di
Geova, evangelici, fratelli protestanti delle varie
confessioni che si collegano con questa nostra emittente
Radio Favara 101, e che oltre ad appassionarsi ai ricchi
programmi di musica leggera, vogliono sentire anche
qualcosa di più impegnativo, se non altro dal punto di
vista della conoscenza ed istruttivo, secondo
l’insegnamento del magistero della Chiesa Cattolica.
La
Bibbia non è un libro di scienza ma di fede; tuttavia
dobbiamo anche aggiungere che la ricerca archeologica
viene in aiuto agli studiosi e lettori dell’Antico e
del Nuovo Testamento, mettendo sotto i loro occhi la
conferma scientifica di singoli episodi e vicende, a cui
un certo tipo di critica aveva sottratto, troppo
frettolosamente, ogni credito, quasi che si trattasse di
un mito.
Dobbiamo
ancora precisare che il messaggio rivelato da Dio,
diversamente da quanto pensano i nostri fratelli
protestanti, è contenuto sia nella Bibbia, che è la
Parola scritta, sia nella Tradizione, che è la Parola
orale; dobbiamo
anzi precisare
che la Parola scritta
è successiva a quella
orale , cioè alla Tradizione. Prima cioè c’è
stata la Tradizione e successivamente la Scrittura.
Il
Concilio Vaticano II opportunamente ricorda che
Scrittura e Tradizione non sono due fonti di rivelazione
distinte e separate, ma sono una cosa sola, insieme ne
costituiscono un unico tesoro. Tesoro di rivelazione che
la Chiesa ha avuto il compito di custodire gelosamente
ed interpretare autenticamente, nel mandato ricevuto dal
suo divino fondatore
Gesù di Nazareth di evangelizzare.
Ci
spieghiamo così come i Santi hanno ripetutamente
affermato, che la Bibbia va letta sulle ginocchia della
Madre Chiesa.
E’
questo un punto assai importante, giacché tutti gli
eretici, a partire dai primissimi tempi, hanno sempre
cercato di provare le loro verità, cioè le loro
eresie, con brani della Bibbia.
Riteniamo
che ormai il freddo vento del razionalismo abbia
mostrato tutti i suoi limiti e sia sotto gli occhi di
tutti, quanto provvidenziale risulti il servizio del
Magistero ecclesiastico per l’interpretazione della
Bibbia.
E’
utile chiarire la denominazione che divide la Bibbia in
due parti : Antico e Nuovo Testamento.
Il
termine Testamento è la traduzione, per la verità
impropria, dell’ebraico berit, che significa
alleanza.
Alla
denominazione cristiana della Bibbia, suddivisa in
Antico e Nuovo Testamento, diedero motivo i profeti
Geremia ed Ezechiele.
Questi,
infatti, parlano di due tempi della storia della
salvezza :uno passato, nel quale la salvezza sospirata
non riuscì a realizzarsi ed un futuro di salvezza
completa, sotto una “nuova alleanza”, Il
cristianesimo si considerò come la realizzazione di
questo annuncio-promessa.
Per
quanto riguarda l’Antico Testamento, formato da 46
libri, ci pare davvero opportuno meditare su quanto
insegna il Concilio Vaticani II, nella Costituzione
dogmatica sulla Divina Rivelazione : “L’economia
dell’Antico Testamento era soprattutto ordinata a
preparare, ad annunziare profeticamente ed a significare
con vari tipi l’avvento di Cristo Redentore
dell’universo e del regno messianico. I libri poi
dell’Antico Testamento, secondo le condizioni del
genere umano prima dei tempi della salvezza instaurata
da Cristo, manifestano a tutti la conoscenza di Dio e
dell’uomo e il modo con cui Dio giusto e
misericordioso si comporta con gli uomini. I quali libri
sebbene contengano cose imperfette e temporanee,
dimostrano tuttavia una vera pedagogia divina. Quindi i
fedeli devono ricevere con devozione questi libri, che
esprimono un vero senso di Dio, nei quali sono racchiusi
sublimi insegnamenti su Dio, una sapienza salutare per
la vita dell’uomo e mirabili tesori di preghiere,
nei quali infine è nascosto il mistero della nostra
salvezza.
Dio
dunque il quale ha ispirato i libri dell’uno e
dell’altro Testamento e ne è l’autore, ha
sapientemente disposto che “ il Nuovo fosse nascosto
nell’Antico e l’Antico diventasse chiaro nel
Nuovo”(D.V.nn.15 - 16).
Alla
luce di queste indicazioni del Concilio è facile
comprendere perché la Chiesa abbia sempre condannato
quanti hanno messo in antitesi l’Antico Testamento col
Nuovo Testamento.Da Marcione, che nel secondo secolo
opponeva l’Antico Testamento, opera del Dio giusto, al
Nuovo Testamento, opera del Dio Buono. A Lutero, e con
lui il filone culturale del Protestantesimo, che tende a
mettere in opposizione la Legge e il Vangelo; la Legge
che condanna e il Vangelo che salva. Radioascoltatrici e
radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi
saluta ed anche a nome dello staff tecnico e
giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona
settimana con i programmi della nostra emittente.
21- Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 27.06.2011
-
BIBBIA
Gli italiani, un po' troppo individualisti , una cosa da sempre
risaputa. Ma l'ultimo rapporto Censis
dice che gli italiani, rispetto a prima, negli
ultimi anni sono diventati più aggressivi, più
depressi, più narcisisti, e, ancora più grave,
soprattutto sempre meno propensi a rispettare le regole.
Cioè, in pratica l'Italiano dei nostri tempi si è
convinto (o è stato convinto) che l'unico giudice cui
è tenuto a rispondere è la propria coscienza.
E la propria coscienza dell’italiano è spesso
incline all'autoassoluzione. Ancora, il rapporto Censis,
fa rilevare che stridente appare
il rapporto fra sesso e religione, quasi il 70%
si autoassolve: si può essere in sostanza
buoni cattolici anche praticando, per dirla con
un’espressione che va per la maggiore,
anche praticando il «bunga bunga». E dunque non
sorprende che un'inquietante percentuale di intervistati
reputi normale che una
donna, per esempio, usi il proprio corpo per
raggiungere il successo. E' facile puntare il dito
contro quel fenomeno , che per comodità viene chiamato
berlusconismo e contro il cattivo esempio televisivo
(risse, programmi trasgressivi,
veline , eccetera) dove ritroviamo pari pari
tutti i difetti riscontrati dall'indagine. Ma forse la
televisione non è la causa ma l'effetto.
Ed allora ecco la necessità di una seria riflessione, per invertire una
pericolosa china, la necessità di andare alle fonti di
una spiritualità biblica, il libro sacro che ha un
messaggio sempre attuale per gli uomini e le donne di
ogni tempo. Ritornare alla BIBBIA, dicevamo in una
nostra precedente conversazione. Ma evitando errori ed
approssimazioni che non ci fanno cogliere il vero
messaggio liberante che promana da questo libro, il più
letto del mondo, ma purtroppo con risultati non
adeguati, a causa di talune
storture nell’interpretazione. Per esempio,
dicevamo la volta scorsa l’interpretazione letterale
propria delle varie sette fondamentaliste e dei
Testimoni di Geova, in particolare, i quali,
soprattutto, ignorando il contesto storico, linguistico
e culturale, giungono al punto di far screditare la
Bibbia. Essi infatti, non tengono conto dei diversi
meccanismi propri di ogni lingua e dei generi letterari,
si fermano solo alla lettera, confondono, per esempio,
il termine ebraico “sangue” con i termine italiano “vita”, e giungono all’assurdo di proibire le trasfusioni di
sangue. Oppure quando limitano il numero dei salvati a
soli 144.000 descritti nell’Apocalisse (7,4), non
tenendo minimamente conto del simbolismo dei numeri
della Bibbia. Per aiutare nella comprensione della
Bibbia ed evitare assurdità e distorte interpretazioni,
oltre ricordare che la Bibbia è sorta nella Comunità,
con l’assistenza dello Spirito e che i Santi
unanimemente hanno raccomandato che la Bibbia va letta
“sulle ginocchia della madre Chiesa”,vogliamo
precisare bisogna tener conto anzitutto del fattore
lingua e le lingue in cui sono stati scritti i 73 libri
della Bibbia, V. e N. T, sono l’ebraico, l’aramaico
ed il greco, ed ogni lingua – sappiamo bene – ha le
proprie caratteristiche semantiche, perciò il lavoro
degli esperti. Esempio: nel Vangelo si parla dei
“fratelli” e delle “sorelle” di Gesù, proprio
perché il termine fratello in ebraico può significare
anche cugino. Tra parentesi diciamo che anche nel modo
di dire del siciliano antico, i cugini venivano anche
chiamati “fratieddi”.
Ancora l’importanza dei generi letterari, per comprendere per esempio
i modi
di raccontare propri degli antichi. Questi modi di
raccontare ci aiutano a interpretare i racconti della
creazione e del peccato originale, oppure il significato
del linguaggio militare applicato a Dio, presentato come
condottiero vittorioso che assiste e guida il suo
esercito nella battaglia, sbaragliando i nemici. Tutto
un linguaggio diverso e assolutamente difficile per la
nostra moderna sensibilità, ma il messaggio di Dio è
incarnato in un tempo, in una cultura, in un particolare
contesto storico-sociale. La conoscenza dei generi
letterari aiuta a distinguere ciò che nella
Bibbia è superato da ciò che invece è sempre
attuale, cioè il messaggio per l’uomo di ogni tempo
che Dio vuole salvare e vuole che giunga alla conoscenza
della verità. E con questo pensiero, radioascoltatrici
e radioascoltatori, ci congediamo da voi, come di
consueto per le vacanze estive, ed anche a nome dello
staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi
salutiamo, vi auguriamo buone vacanze a mare o in
campagna. Noi contiamo di risentirci alla ripresa del
nuovo anno scolastico, lunedì 19 settembre.
19-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 13 giugno 2011- BIBBIA
Se al tempo di Galileo si fossero conosciuti meglio i generi letterari,
alcuni testi della Bibbia non sarebbero diventati il
cavallo di battaglia della scienza
contro la stessa Bibbia. Una giusta osservazione
che viene oggi fatta da tanti, studiosi e non, del libro
sacro; anche cioè da non studiosi, ma semplici lettori,
con una cultura media, in un contesto culturale
sicuramente più elevato di quello che poteva esserci in
Italia e nel mondo nel 1600,
nel tempo in cui è vissuto il grande scienziato
Galileo Galilei, nato a Pisa
nel 1564
e morto ad Arcetri,
in una villa vicino Firenze
nel gennaio 1642, tumulato quindi nella Basilica
di Santa Croce a Firenze, insieme agli altri grandi
fiorentini come Machiavelli e Michelangelo.
Non stiamo qui a ricordare, perché molto noto, il motivo del contrasto
tra il grande scienziato e il mondo scientifico e la
stessa Autorità Chiesa di quel tempo, giustamente
gelosa nel voler tutelare la Bibbia, ma senza conoscere
bene però, neanche la Chiesa di quel tempo, i generi
letterari, che sono davvero importanti per
capire e non travisare il messaggio scritto in un
contesto datato e secondo le categorie culturali
ed i modi e mezzi espressivi, propri del tempo.
Lo stesso Galileo, ad esempio, applica questo criterio
per capire bene la natura e dice ad esempio:
« La filosofia è scritta in questo grandissimo
libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi
che è l'universo, ma non si può intendere se prima non
s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri,
ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua
matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed
altre figure geometriche, senza i quali mezzi è
impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi
è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto. » E
un esempio questo, cioè il genere letterario per
comprendere il grande libro dell’universo è – dice
Galilei - la matematica.
Ma andiamo alla Bibbia, che
è in insieme di 73 libri, tra V. e N. Testamento, 73;
scritti in un arco di tempo di quasi 2000 anni. Per
capirla allora anche la Bibbia, così come l’Universo,
bisogna capire il genere letterario in cui ogni libro è
stato scritto, nel suo periodo e tempo proprio di
composizione. La conoscenza del genere letterario
anzitutto ci fa capire che non è sufficiente leggere
nella Bibbia ciò che è scritto, perché è necessario
scoprire il messaggio che essa vuole trasmettere
all’uomo di ogni tempo. Oggi come ieri, alcuni
rifiutano la Bibbia perché ritengono superato e
difficile questo libro che poi è un insieme di libri,
73 abbiamo detto. Libri in genere ambientati in una
civiltà tanto diversa dalla nostra, una civiltà
pastorale e contadina e
scritti in un linguaggio e modi di dire,tanto
diversi dai nostri. Inoltre è necessario non cadere
nell’errore (oggi molto diffuso tra i Testimoni di
Geova) di prendere
la Bibbia alla lettera, ignorando il suo contesto
storico.
Un approccio sbagliato offre il motivo di accusare la Bibbia di non
favorire il progresso e di opporsi alla scienza.
L’esempio di Galileo è emblematico ed è quello che
subito, ormai a sproposito, viene sbandierato. Una
simile motivazione oggi non ha più ragione di esistere,
perché tra scienza e fede, tra Bibbia e progresso non
esiste alcuna contrapposizione. Ciò proprio perché
oggi abbiamo una conoscenza più profonda delle lingue della Bibbia e soprattutto dei generi letterari,
cioè dei modi di parlare e di narrare degli antichi di
quel tempo. Così per esempio quando nel libro di Qoèlet
1,4 si legge “una generazione va, una generazione viene, ma la terra sta ferma”,
il verbo “stare fermo” non ha valore scientifico, ma
è usalo solo per contrapporre al continuo succedersi
delle generazioni umane la stabilità dell’ambiente in
cui l’uomo vive. Lo stesso famoso e sempre citato
passo di Giosué, 10,10-15 (“Fermati, o sole”) è da intendere non come affermazione
scientifica o astronomica, ma come libera esclamazione
poetica…d’altra parte la scienza astronomica del
tempo asseriva che era il sole a girare attorno alla
terra, che era immobile e ferma…e quindi tutte le
apparenze portavano a dire, secondo la cultura popolare
seguita dall’autore umano , “Fermati, o sole”. Insomma,
a conclusione di questa nostra conversazione, diciamo
che la conoscenza dei generi letterari a iuta a
distinguere ciò che nella Bibbia è superato, da ciò
che invece è sempre attuale, cioè il messaggio della
salvezza. Ma
forse è necessario riprendere, almeno in qualche altra
conversazione, ancora alcune cose di quanto abbiamo
detto. Intanto, per ora, radioascoltatrici
e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi
saluta ed anche a nome dello staff tecnico e
giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona
settimana con i programmi della nostra emittente.
18 – Editoriale di Radio Favara 101
– lunedì 06.06.2011 – BALLOTTAGGIO a FAVARA
++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
Ed a Favara come pure
a Canicattì, i due Comuni con maggior numero di
elettori tra i 5 della provincia di Agrigento, dove
domenica scorsa si è votato per il rinnovo del
Consiglio Comunale e l’elezione del Sindaco, a Favara
come pure a Canicattì si va al ballottaggio che si
terrà domenica prossima 12 giugno (dalle ore 8,00 alle
ore 22,00) e l’indomani, lunedì 13 (dalle ore 7,00
alle ore 15,00), votando solo per l’elezione del
Sindaco. A Canicattì dove i candidati a Sindaco erano 6
(sei), vanno al ballottaggio il Sindaco uscente Vincenzo
Corbo, che, con la sola sua lista, LISTA CORBO, ha
ottenuto il 23% dei suffragi e Gaetano Cani, ex
assessore provinciale dell’UDC con l’Amministrazione
D’Orsi, che con un insieme di diverse liste, ha
ottenuto poco più del 20 %. Gli elettori di Canicattì,
quindi dovranno scegliere, domenica prossima, tra Corbo
e Cani.
A Favara pure
ballottaggio; , tra i quattro candidati a Sindaco,
Antonio Valenti – Luigi Sferrazza – Carmelo Vitello
– Sasà Manganella – dopo il primo turno, è emersa
chiaramente la volontà popolare che ha concentrato l’attenzione
sui sugli ultimi due, cioè su Sasà Manganella e su
Carmelo Vitello, sui quali ha riversato complessivamente
oltre l’80% dei suffragi, senza però assegnare a
nessuno dei due il minimo prescritto dalla legge, per
potere essere eletto al primo turno, cioè il 50% + 1. -
Premesso che bisogna dare atto a tutti e quattro i
candidati a sindaco di coraggio e chiarezza nella loro
proposta politica, e ringraziarli ed essere loro grati x
la loro disponibilità a scendere in campo in un momento
assai difficile per la città, bisogna subito dire che
il POPOLO SOVRANO usando largamente la possibilità del
voto disgiunto, si è mostrato geloso delle sue
prerogative, dando un segnale forte ai responsabili dei
vari Partiti che hanno fatto, a tavolino, i loro
accordi, i loro apparentamenti e le loro scelte,
presentando… bandiere …anomale… ( così sono state
definite da noi e prima di noi dai giovani dell’Associazione
culturale NICODEMO, nella loro pubblicazione in folio
dei primi di maggio). Il Popolo sovrano a Favara, al
primo turno ha scelto intanto di non scegliere, e
concedendosi di conseguenza un supplemento di
riflessione, ha rinviato la scelta definitiva al
ballottaggio.
Scomparsi dalla scena,
il generoso ed appassionato Antonio Valenti, candidato
di SICILIA VERA, il movimento dell’on. Cateno De Luca,
sorto qualche mese fa e che tuttavia ha raccolto oltre
il 3% dei consensi; quasi scomparso pure, anche dal
Consiglio Comunale , il PD che pur proponeva come
cadidato-sindaco una persona autorevolisssima e
sicuramente tra le più significative e preparate come l’architetto
dott. Luigi Sferrazza (che rappresentava anche
Rifondazione Comunista e alcuni circoli di sinistra) a
me pare che il confronto adesso e la responsabilità
della scelta per il nuovo Sindaco di Favara, sia solo
tra le forze del centro- destra, che però hanno come
bandiera di riferimento due uomini di sinistra :
Carmelo Vitello,
medico stimato e benvoluto, con
un glorioso passato socialista, ma che negli ultimi anni
è transitato dal PDL e da FdS, per approdare, qualche
settimana fa, come candidato-sindaco del FLI, restando
tuttavia nell’animo- come tiene espressamente a
precisare - sempre legato all’ideale socialista. E Rosario
Manganella, insegnante in pensione, persona conosciuta e
popolare, per tanti anni comunista, militante ed
attivista , nel vecchio PCI, diventato
poi PDS, e quindi DS, e quindi ancora PD senza la S
finale; dal quale ultimo, Sasà Manganella senza passare
dal PD, ha formato a Favara un movimento politico
autonomo, denominato "Primavera Favarese"
, d'impronta più massimalista che riformista, rispetto
al PD, giudicato da Manganella - dicono alcuni -
"eccessivamente moderato". Nei mesi scorsi le
ACLI provinciali hanno affidato a Manganella un
Circolo-Patronato in Piazza Cavour a Favara,
regolarmente inaugurato e benedetto, con la presenza del
Presidente provinciale di questa associazione cristiana
dei lavoratori. Adesso è il candidato-sindaco di un
ampio schieramento di centro destra, guidato dal PDL
dell’on. Bosco, già risultato, dopo il primo turno,
largamente maggioritario in Consiglio Comunale col 62%
dei seggi. Due uomini di sinistra, Vitello e Manganella,
con un travaglio ed un percorso chiaramente diversi, ma
ambedue validi e in grado di affrontare la grave
situazione della città…Se mi è consentito un
suggerimento, in considerazione anche dei problemi
gravissimi sul tappeto da affrontare ed iniziare a
risolvere per una nuova fase della vita amministrativa
di Favara, personalmente credo che sia giunto il momento
per i due, Manganella e Vitello, largamente votati, di
prendere in qualche modo le distanze dai Partiti, che x
i loro "interessi" li hanno presentati.
Entrambi, tra l’altro, magari per motivi diversi,ne
hanno davvero motivo di prendere le distanze. E forse
questo può essere salutare non solo per loro, ma anche
per la città, visto il condizionamento talvolta pesante
e negativo che i Partiti esercitano sul Sindaco nel
prosieguo della sua azione di governo della città, a
partire dalla rotazione negli incarichi assessoriali,
che i Partiti periodicamente impongono. Rotazione che è
quasi sempre diventa, oltre che fonte di liti, anche di
disturbo dell’azione amministrativa.
Radioascoltatrici e
radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi
saluta ed anche a nome dello staff tecnico giornalistico
di Radio Favara 101 vi augura buona settimana con i
programmi della nostra emittente.
1
2 – editoriale 2011 di radio Favara 101 – lunedì 04.04.2011
Nella
tarda mattinata di martedì scorso 29 marzo, una notizia
inaspettata e clamorosa. Mimmo Russello si è dimesso da
sindaco di Favara. Una decisione arrivata proprio quando
i bene informati davano ormai per sicura,
la formazione della sua quinta Giunta, dopo oltre
due mesi di trattative tra i partiti. Le dimissioni
ufficialmente presentare al segretario comunale, più
che alle ultime difficoltà amministrative, però, si
viene subito a sapere, che sono dovute all’avviso di
garanzia, relativo alla conclusione dell’inchiesta sul
crollo della casa di via del Carmine, del 23 gennaio
dell’anno scorso, che causò la morte della sorelline
Chiara Pia e Marianna Bellavia. Oltre a Domenico
Russello, indagati pure altri due sindaci suoi
predecessori, ed altre 8 persone , cioè i coniugi
proprietari dell’immobile e 6
tecnici dell’Ufficio tecnico Comunale. La
Comunità Ecclesiale di Favara, tramite il Collegio dei
Parroci ed il Consiglio Pastorale Cittadino, qualche
giorno dopo ha alzato la voce per esprimere solidarietà
al Sindaco Russello, chiedere l’immediata indizione
delle elezioni per dare un nuovo governo democratico
alla città ed, infine, cosa ancora più importante,
sollecitare tutti ad un cammino di conversione, che
porti ad un senso più responsabile di cittadinanza
attiva, a cominciare subito dalle allora possibili, ora
certe, imminenti elezioni amministrative, del prossimo
maggio, precisamente il 28 e 29, scegliendo nuovi
“saggi e
onesti governanti che
facciano progredire Favara nella pace”.
Questo in estrema sintesi il senso del documento
approvato all’unanimità e promulgato
dall’arciprete- vicario foraneo don Mimmo Zambito.
Un documento che prende lo spunto da una pagina
drammatica della Bibbia, quando Dio, per far comprendere
la condizione di
tradimento e di scompostezza del popolo, comanda
al profeta Osea di prendere in moglie una prostituta e
di concepire con lei un figlio.
Alla donna, che rappresenta il popolo infedele,
Dio dice di cambiare il nome e di chiamarsi: “Non
– amata”; al figlio che nasce viene imposto il
nome “non –
popolo”.
Non è difficile cogliere il messaggio per la
città di Favara, dove diverse storture di carattere
culturale e comportamentale non risparmiano nessuno,
neppure quanti si professano credenti e magari svolgono
ruoli di un certo rilievo all’interno della comunità
civile
e/o
della stessa comunità ecclesiale. Insomma un
forte
invito collettivo alla conversione, in questo
tempo di Quaresima, perché
testualmente si dice: “
L’avidità di guadagno e la violenza mafiosa, gli
interessi di parte e la sopraffazione nei confronti dei
più deboli, deve essere ascritta eventualmente non alla
sola classe politica ma alla cultura e alla mentalità
che, purtroppo, tutti ci coinvolge ed esprimiamo come
cittadini e credenti”. Non solo. Si aggiunge: “Questa comune e stratificata ramificazione del peccato, che è
avversione a Dio e macchia alla nostra vita, si è
coagulata tragicamente il 23 gennaio 2010”.
E
la data è quella che ha tragicamente segnato la vita
della città con la morte delle due sorelline Bellavia
nel crollo della loro casa in via Del Carmine. Un crollo
del quale adesso, a diverso titolo e con responsabilità
personali per tutti
da accertare, dalla Procura vengono accusate
11 persone, tra cui il Sindaco in carica,
avv. Russello ed i suoi due immediati
predecessori.
La Comunità Ecclesiale,
in questa circostanza delle dimissioni del primo
cittadino, “ferma restando l’azione della Magistratura” dalla quale
fiduciosa attende per tutti
la conclusione, tuttavia, da subito “
non può esimersi dall’assoluto pubblico
riconoscimento e apprezzamento per l’Avv. Domenico
Russello”. Il
quale, come è noto,
ha detto di aver
compiuto questo gesto, da tutti apprezzato, delle
dimissioni, per “Il
sacrale rispetto della giustizia, delle istituzioni e
dei cittadini e la coerenza con la coscienza”.
Favara è anche questo. Cittadini come
Domenico Russello che “singolarmente
e in gruppo, hanno dato prova di respingere gli
interessi di parte, di non prestarsi alla mentalità
mafiosa, di sostenere sempre lo spirito di
corresponsabilità e di partecipazione civica”.Non
manca nel documento della comunità Ecclesiale
l’assicurazione della preghiera, non solo per il
sindaco dimissionario e la sua famiglia,
ma anche e soprattutto per la famiglia Bellavia
colpita dalla tragedia, e anche
per
quanti altri
sono coinvolti in questa vicenda.
Radioascoltatrici
e radioascoltatori, don Diego Acquisto
cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff
tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura
buona settimana con i programmi della nostra emittente.
9-Editoriale
2011- 14 marzo La Donna
Nei
giorni scorsi, l’8 marzo, quest’anno ultimo giorno
di carnevale, c’è
stata la festa
della donna. O meglio, come hanno tenuto a
sottolineare proprio alcune donne, una giornata di
riflessione, più che di festa per la donna. Una
riflessione rapportato all’attuale momento contesto
che siamo vivendo. Dai microfoni di questa nostra
emittente, Radio Favara 101, volgiamo anzitutto
rivolgere a tutte le donne, ancora i nostri migliori
auguri. Auguri alle
tante ragazze favaresi e non , ma di talento, che si
sono affermate e si vanno affermando nei vari posti di
responsabilità, in campo politico, a servizio dello
Stato, nei quadri istituzionali della Scuola,
della Politica, della Magistratura, nei settori più
delicati della sanità per la cura della salute, della
legalità, nei vari campi del sapere, della tecnica,
dell’arte, della musica, del canto, della moda, ecc.
ecc… a livello nazionale e, - perché no ? -
anche internazionale.
Auguri . Auguri di cuore. Il mondo femminile, ha ricevuto in questi ultimi decenni e,
giustamente continua a ricevere grande attenzione da
parte della società, della cultura, delle persone più
responsabili. In
questo contesto, opportunamente, sempre più spesso si
sente l’indignazione e la denuncia della
strumentalizzazione del corpo femminile nei programmi
televisivi e, in buona sostanza, si vuole dire , sempre
più con forza e convinzione, “Basta con la donna
oggetto". Basta con la mancanza di rispetto alla
donna. Basta con
l'immagine della donna, così come viene proposta nella
pubblicità, nell'intrattenimento e in diversi film.
"Si tratta di messaggi inaccettabili e negativi.
Oggi stiamo assistendo ad una ribellione dell’universo
femminile che si
pone degli interrogativi sul ruolo della donna nella
nostra società. Essere donna per davvero, non solo
femmina, per essere chiari, oggi
è forse davvero più impegnativo se non proprio
difficile, come qualcuno sostiene,
a causa della realtà complessa che ci circonda.
Mai come ora la pressione sociale, infatti,
spinge, in molte situazioni, verso un vuoto
perfezionismo , verso un’affannosa, spasmodica,
continua ricerca di affermarsi ad ogni costo,
sfruttando, da parte di alcune, ogni possibilità, anche
quella di utilizzare indebitamente il proprio corpo,
pur di affermarsi e fare soldi.
E poi, in genere, oggi, mi sembra che essere
donna, e donna emancipata, attualmente si identifichi il
più delle volte essere equiparata nei
ruoli e nei poteri
all’uomo. E così abbiamo un tipo di donna, che
possiamo chiamare
“mascolinizzata”,
e che magari
perde il suo vero fascino e carisma proprio della
femminilità.
Si
richiede davvero a io giudizio una riflessione seria,
che sono sicuro le donne intelligenti, - e ce ne sono
davvero tante – stanno facendo perché la donna, pur
conquistando sempre di più e sempre meglio
il suo ruolo nella società mantenga tuttavia, il
suo fascino ed suoi
doni, tipicamente femminili, di dolcezza e di bontà,
per il bene dell’umanità. La religione cristiana, sin
dai primi momenti del suo nascere, è stata (ed è
tuttora) la sola grande religione a porre la donna alla
stessa dignità dell’uomo. E’ certo vero che nel
corso della storia della società cristiana la donna è
stata spesso subordinata all'uomo, a volte anche
pesantemente, ma bisogna considerare che: soprattutto
nei tempi antichi la donna (ad esempio perché non
adatta alla guerra, ai lavori pesanti, perché vista
solamente come madre ecc.) aveva ruoli sociali
nettamente diversi da quelli degli uomini, questo
praticamente in ogni parte del mondo; la condizione
della donna cristiana, comunque è stata sempre
socialmente più elevata rispetto alla condizione delle
altre donne nel mondo. Davanti a Dio, come dignità, la
figura femminile è stata sempre considerata pari a
quella maschile. Questo nonostante il pensiero
fondamentalmente misogino di alcuni Padri della Chiesa e
teologi medievali i quali, nonostante la loro altissima
statura morale, erano eccessivamente influenzati dalla
mentalità ebraica e soprattutto dalla cultura classica,
entrambe sottolineanti l'inferiorità della donna. Cultura
classica poi, ricordiamo, che per lunghi secoli tutto o
quasi sapeva permeare. Ma, anche in questo caso, la
dottrina della Chiesa è riuscita a svincolarsi anche
dal pensiero dei Padri, cioè dei suoi più eminenti
rappresentanti....Che la religione cristiana nobilitasse
la figura femminile più di ogni altra concezione del
mondo antico, lo dimostra il fatto che nei primi secoli
del cristianesimo aderivano alla Chiesa (oltre agli
uomini liberi) non solo poveri e schiavi, ma anche molte
donne, tanto che dai detrattori della nuova religione il
cristianesimo veniva chiamato “la religione delle
donne”.
++++++++++++++++++++++++++++++++++
7-
Editoriale di RF 101 - Lunedì 28.2.11
“Una Giunta autorevole con
Assessori che siano persone riconoscibili positivamente
dall’opinione pubblica, persone rappresentative, che,
subito dopo aver giurato, siano in grado di lavorare
concretamente per il bene della città. Se non ci
saranno questi presupposti, il PD non entra in
Giunta”.
Si
tratta della dichiarazione dell’architetto Luigi
Sferrazza, capogruppo consiliare del PD al Comune di
Favara.
Una
dichiarazione che abbiamo condiviso e condividiamo,
consequenziale all’accordo raggiunto da 5 partiti, cioè
FLI, PD, MPA, una parte di UDC, FdS,
- e con il consenso dei gruppi consiliari
autonomi “Insieme per Favara”, “Forza Azzurri” e
“Per una Favara Migliore”- per un totale complessivo
di 23 Consiglieri su 30.
Nell’accordo
da tutti firmato e sottoscritto, oltre all’ulteriore
riduzione del Assessori da 6 a 5, uno per ogni Partito,
si indicavano precisi punti programmatici su cui
impegnarsi, per recuperare, per quanto umanamente
possibile, il tempo perduto, - recuperarlo - a breve,
media e più lunga scadenza. I 5 Partiti cioè che
abbiamo nominato hanno comunicato di avere deciso “ un
percorso comune per rendere proficuo e fecondo
l’ultimo anno della legislatura”,
definendo “chiari obiettivi condivisi”,
“per affrontare – sentite, sentite- le
emergenze e le attese di sviluppo civile della Città, anche
oltre l’attuale legislatura”. Queste
ultime parole -
se hanno un senso – significano che questo cartello di
Partiti, intende proporsi , così unito, al giudizio
degli elettori nella primavera del prossimo anno, quando
si andrà, per scadenza naturale a nuove elezioni
amministrative. Tra
i punti intanto da affrontare subito, la metanizzazione,
il Piano regolatore, il recupero del centro storico.
Personalmente
ho voluto esprimere subito
un’opinione discutibile
ed un augurio doveroso. L’augurio di buon
lavoro, dicendo che
quando si viene a sapere che cinque Partiti e
altre forze hanno deciso di impegnarsi per il buon
governo, “proficuo
e fecondo di quest’ultimo anno di legislatura”,
e addirittura con l’ambizione di “andare
oltre“ , anche se “teoricamente” costituisce davvero una
difficile sfida, deve però far piacere.
L’opinione
, che forse ad alcuni non è piaciuta, è avere
evidenziato, ancora una volta l’anomalia
Favarese, (che, per la verità, purtroppo, non è solo
di Favara!), è cioè che i ruoli di maggioranza e di
opposizione non sono quelli assegnati dal popolo.
Perché a Favara , è venuta
a mancare, gradualmente, quasi sin dall’inizio,
l’opposizione
voluta dagli elettori, con il “contraccolpo”
che si è innestata contestualmente una spinta di
malessere nella maggioranza. La conseguenza è stata la
nascita di un’opposizione interna,
che il Sindaco Russello non è più riuscito a
recuperare e che ad un certo punto è deflagrata. Infatti, le diagnosi più spietate sulle carenze della sua
azione amministrativa e gli attacchi più cruenti,
con manifesti e quant’altro, li ha ricevuti
proprio dai suoi. Mentre, paradossalmente, - al di là
di talune asprezze puramente verbali in Consiglio
Comunale - è riuscito a dialogare, sempre meglio, con gli esponenti più
“incisivi” dell’opposizione, sino ad inserirli
adesso direttamente nella sua amministrazione.
Chiarito
tutto, bisogna essere
disposti
a giustificare anche l’ultimo ennesimo rinvio di
venerdì sera, dopo i tanti rinvii che stanno
prolungando oltre misura questa crisi amministrativa del
monocolore . perché la città ha bisogno davvero di una
Giunta di qualità che si metta subito al lavoro,
raccogliendo, sicuramente in questo,
il desiderio vivissimo dei cittadini, più
silenziosi, più
laboriosi e fortemente desiderosi
però di vedere fatti concreti. Perché si possa
fare nel tempo che resta in questa legislatura quello
che è davvero possibile fare , per i
problemi di questa martoriata città,
recuperando al meglio quello che non è stato
fatto e che pure si poteva fare, da parte di queste
stesse forze politiche, che adesso sembrano ben
intenzionate e che devono tradurre con logica
conseguenza, nella direzione indicata dal capogruppo del
PD, questo loro impegno con la scelta delle persone,
preparandosi al giudizio del popolo.
6-Editoriale
2011 – lunedì 21 febbraio
Sui
muri di Favara, alcuni manifesti che sembravano inneggiare alla Mafia. 4
manifesti in cui si sottolineava la differenza, ad
esempio, tra le tasse dello Stato, al 40 per cento, ed
il pizzo della mafia, al 20 per cento, e quindi più
conveniente. Manifesti con scritto : Mafia
Spa, la prima azienda del paese”; “più
ricchezza”. Manifesti
con scritto: “Mafia: un altro mondo”.
La domanda di tutti è subito stata : “
Si vuole per caso inneggiare alla mafia?”. Adesso
l’episodio è stato chiarito; si è trattato di una
trovata pubblicitaria, artisticamente
provocatoria, per cui è stata pagata regolarmente al
Comune la tassa di affissione. “Un
lavoro artistico di denuncia e di provocazione, misto ad
ironia”, come tiene a precisare Florinda Saieva,
una delle responsabili
e delle animatrici di “FARM CLTURAL PARK”,
che da qualche tempo opera a Favara in cortile
Bentivegna, “SETTI CURTIGLIA; un centro vivace per “smuovere le coscienze, far riflettere,far svegliare dal torpore la città”.
Ed oltre a questa dichiarazione, c’è stato anche un
chiarimento di David Valenti, un artista
siciliano-favarese, estroso e creativo, che vive e
lavora a Milano, autore della trovata. Con i manifesti
pro-mafia, ha voluto realizzare un lavoro sulla libertà
di espressione e sui concetti di bene e male.
«La
causa remota del progetto – spiega - è la volontà di
manifestare la più ampia libertà d’espressione
possibile». In sostanza, «la
pubblicità di un cattivo, perché non esiste nulla che
non abbia motivo di esistere e che non abbia qualcosa di
buono». Secondo questo artista, la pubblicità
della mafia, in particolare, può «svelare il lato oscuro dello Stato. Sempre, cercando cosa c’è di
buono nel male, viene fuori ciò che c’è di male nel
bene». Molte le discussioni ed i pareri su questa
singolare iniziativa,come su questo modo di presentarla
ed in qualche modo giustificarla. Basta guardare tutti i
post di commento sul web, sui giornali di carattere
locale e su quelli di tiratura nazionale, come per
esempio il Corriere della sera che ha attenzionato il
caso di Favara, messo in relazione con Piacenza dove
pure l’iniziativa è stata attuata. Ma gli
interrogativi e le perplessità , su questi ambigui
manifesti. Io,
senza perdere tempo, mi
sono chiesto ed ho chiesto all’opinione pubblica, che c’era
subito da
interrogarsi sul senso e
sullo scopo,specie
per Favara, dato che,
iniziative del genere, a mio giudizio,
se coperte dal silenzio e dall’indifferenza, possono avere
effetti devastanti sul piano pedagogico della mentalità
collettiva, mentre
invece possono costituire
un’opportunità positiva di maturazione, per
proseguire in quell’impegno di rafforzamento della
cultura della legalità, recentemente
sancito a Favara lo scorso 26 novembre, in quella
manifestazione, originata dalla cattura di Gerlandino
Messina, nella zona popolare di viale Stati Uniti.
Inoltre, mi sono chiesto e mi chiedo poi, se per caso
questa iniziativa non abbia avuto un qualche
collegamento con la difficile, situazione
politico-amministrativa di Favara, per la formazione
della nuova
Giunta Pentapartito
(FLi, FdS, PD, una parte di UdC,MPA), destinata a
sostituire il monocolore FLi. Ho fatto subito notare che
mi sembravano davvero illusori per la stragrande
maggioranza dei favaresi che sono persone di
un’elevata intelligenza, i miraggi di maggiore
sicurezza e ricchezza all’ombra della mafia, alla luce
anche del
fatto che, dopo i colpi inferti negli ultimi tempi, i
maggiori esponenti della criminalità, proprio a Favara
sono stati assicurati alla giustizia, per concludere la
loro carriera in carcere, dopo un periodo
di latitanza con una vita da topi. Sulle idee
espresse dal Valenti nella sua intervista,
oltre a tutto il resto, -(non me ne voglia l’autore,
vittima, a mio modesto parere, di una cultura pseudo-
moderna-mi pare -esasperatamente anarcoide,)-le
affermazioni sicuramente meno condivisibili sono quelle
in cui egli dice che ” Né la mafia, né lo Stato sono cose buone. Tra Stato e mafia non saprei
di chi avere paura prima”. La motivazione dovrebbe
essere chiarissima, perché inclusa nel concetto
fondante dell’uno e dell’altra. Lo Stato democratico
che nasce per il bene dei suoi cittadini e il cui stato
di salute deve essere costantemente curato da tutti,
deve tutelarsi, se necessario, anche con norme di
proibizione, apparentemente negative ma in realtà
cariche di tanta positività per la crescita qualitativa
della civile convivenza. Per questo è condannata la
possibile apologia di reato, da valutare nella sua
oggettività, indipendentemente dalla buona fede del suo
autore.
Radioascoltatrici e radioascoltatori don Diego Acquisto
cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff
tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura
buon prosieguo di ascolto con i programmi di questa
nostra emittente.
5-Editoriale
2011 – lunedì 14 Febbraio
San
Valentino Vescovo e martire
Il
14 febbraio non è un giorno festivo, eppure è una data
speciale per molti: infatti, tradizionalmente questa
giornata è dedicata agli innamorati di cui San
Valentino è il protettore.
San
Valentino, vissuto tra il 176 e il 273, venne ordinato
vescovo di Terni (città capoluogo di provincia in
Umbria, di cui è Santo Patrono tutt'ora) nel 197.
Perseguitato per la sua opera di predicazione della
religione cattolica, allora proibita in favore dei riti
pagani, venne arrestato e decapitato..
Diverse
sono le leggende su questo santo martire: si racconta
che abbia unito in matrimonio la giovane cattolica
Serapia, in punto di morte, con il centurione romano
Sabino (matrimonio osteggiato dalla famiglia della
giovane), dopo aver battezzato quest'ultimo, e che
entrambi abbiano lasciato poi la vita terrena insieme;
si narra ancora, che abbia fatto riconciliare due
giovani che stavano litigando lasciando loro poi un
messaggio firmato "dal vostro Valentino..." e
così altri episodi del genere. Quello che è certo è
che nel 496 Papa Gelasio I istituì la festa di San
Valentino, dedicandola all'amore, sostituendo la festa
pagana dei lupercalia, che celebrava la fertilità. Da
allora la festa è diventata universalmente popolare e
gli innamorati di tutto il mondo celebrano in questa
data il loro legame: la tradizione di regalarsi fiori
risale, sembra, all'usanza di Valentino di regalare
fiori ai giovani che si recavano presso il suo giardino
per chiedere i suoi preziosi consigli.
Ma
oltre alle rose o ai fiori, in questo giorno ci si
scambiano anche regali, baci di tutte le varie marche, biglietti
con frasi e cartoline a tema, a volte si sceglie di
trascorrere una serata romantica in uno dei tanti
locali, di ristoranti e pizzerie, che per San Valentino
preparano menù speciali. Festa dei fidanzati oggi ma
certamente anche degli sposi che si considerano non solo
fedeli, ma soprattutto felici, innamorati!
Una
festa popolare largamente sentita dai fidanzati, anche
dalle nostre parti, anche se poco si pensa al Santo, al
quale non sarebbe male pensare un poco di più e, con il
Santo pensare e riflettere sul vero senso dell’amore
umano. Cose tutte buone quelle che si fanno, per carità,
ma vogliamo augurare che oggi non sia solo festa, ma,
che incrementi l’autentico amore, cioè l’amore
autentico, quello che ha spinto S. Valentino a versare
per amore il suo sangue, per non tradire Cristo. Un
amore allora che deve spingere i fidanzati a
condividere, nella fedeltà reciproca, un comune
progetto di vita, nella condivisione e nella
responsabilità.
“In
momenti non facili per la società contemporanea è
importante riscoprire il valore della famiglia e
dell’amore vero che ha bisogno di stabilità, di
fedeltà, di continuità”: lo ha detto il vescovo
di Terni, presentando la “Festa della Promessa”, che
si rinnova ogni anno in occasione della ricorrenza
liturgica di San Valentino, protettore degli innamorati
e dei fidanzati. La tradizione ternana è di radunare le
coppie di futuri sposi nella basilica di San Valentino,
dove tutti insieme pronunciano la “promessa”.
Quest’anno si sono prenotate oltre 200 coppie,
comprese alcune provenienti da fuori regione e persino
dall’estero (Londra). “Le centinaia di giovani
coppie che, ogni anno, nella basilica di San Valentino
rinnovano coralmente la promessa d’amore davanti
all’urna del Santo loro protettore, mostrano il volto
felice di un amore benedetto. Sono accompagnati
dall’esempio di San Valentino che insegna la fiducia
nella vita, il dovere del rispetto di sé e degli altri,
lo spirito di sacrificio e di temperanza, la capacità
di esaltare e difendere la qualità di un amore che
liberi le risorse migliori e realizzi le attese profonde
di ogni uomo e di ogni donna”. Dopo la cerimonia è in
programma poi, oggi, una gita alle cascate delle Marmore
e un concerto di musica classica.
San
Valentino, è – ed è bene che diventi - allora una
festa importante, in un tempo come il nostro dove
l'Amore vero, nel contesto di quanto le cronache di
questi giorni continuano a riferire, deve essere
riscoperto, unitamente al valore della purezza. Il card.
Paolo Romeo, lo scorso 5 febbraio, a Catania, in
occasione della festa di S. Agata, di fronte ad
un’enorme folla di catanesi e non, ha detto: “Mi pare che la vergine Agata possa riconsegnare alle giovani
generazioni la virtù della purezza". ….
Denunciando che “ E' sempre più diffusa, e può
insediarsi a vari livelli, la convinzione che si possano
raggiungere aspirazioni brillanti e guadagni facili,
rendendo il proprio corpo merce di scambio per interessi
economici e benefici sociali. ……La riscoperta della
virtù della purezza non implica il divieto di qualcosa
bensì apre alla scelta libera e gioiosa di prepararsi a
donare in pienezza e totalità il proprio corpo,
all'interno di una stabile e reciproca appartenenza di
amore, sigillata nel matrimonio”.
Radioascoltatrici e radioascoltatori don Diego Acquisto
cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff
tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura
buon prosieguo di ascolto con i programmi di questa
nostra emittente.
4° – Editoriale 2011 – lunedì 07 Febbraio -
Due
cose voglio dire in questa conversazione settimanale. La
prima riguarda la condanna a sette anni di carcere
dell’on. Cuffaro, e la seconda riguarda
due delle più alte cariche dello Stato, cioè
Berlusconi e Fini. La sentenza della Cassazione che
ha definitivamente condannato l’on Cuffaro a
sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a
Cosa Nostra e per violazione del segreto istruttorio,
rimbomba ancora nelle nostre orecchie; una sentenza che
ha fatto subito discutere e, a nostro giudizio, farà
ancora discutere. Come
è noto, l’on. Cuffaro, senza aspettare i passaggi
burocratici previsti dall’attuale normativa, qualche
ora dopo che era stata pronunciata la sentenza si è
spontaneamente presentato al carcere di Rebibbia per
iniziare a scontare la pena, dicendo ai poliziotti
penitenziari,
“Sono
stato un uomo delle istituzioni e voglio affrontare il
carcere con tranquillità”.
Una
lezione di civiltà, un comportamento esemplare di
rispetto verso le istituzioni che ha suscitato unanimità
di consensi positivi, anche se non è forse mancato
qualche senso di fastidio tra alcuni di quelli che
avevano accanitamente tifato per la sua condanna.
Secondo Mannino, maestro dell’on. Cuffaro, due i
motivi “dell’incidente
di percorso”, che ha provocato la condanna: la
generosità e la superficialità, o meglio: le due cose
insieme. Mannino non giustifica affatto il suo
discepolo, ma ne indica alcuni difetti, e suggerisce di
comprenderli in un contesto indubbiamente diverso da
ogni altro, quale la Sicilia. Il difetto più grave di
Cuffaro, secondo Mannino, la
sua “incapacità di cogliere il senso del limite,
purtroppo indispensabile”. Questo difetto,
accompagnato alla generosità innata, avrebbe indotto
Cuffaro a commettere delle leggerezze e, per il suo
ruolo, ha incontrato tante persone, compresi alcuni
personaggi infrequentabili e quindi messo nei guai per
la sua superficialità e generosità; ma c’è
tassativamente da escludere che
Cuffaro abbia consapevolmente favorito la mafia.
Tutto ciò che avviene nell’Isola, ricorda Mannino,
acquista una sua peculiarità, perché c’è un
contesto che altrove non esiste. A giudizio di chi vi
parla, bisogna correggere
l’ottica dei giustizialisti, dai quali vediamo che
le sentenze vengono accolte come dogmi di fede e
Vangelo, trascurando quel “sano relativismo” che
dovrebbe far giustamente sempre pensare che dove ci sono
uomini di mezzo, c’è sempre la possibilità di
errore.
E poi, proprio in campo giudiziario, in Italia,
negli USA e nel mondo non mancano esempi in cui è
risultato chiarissimo, magari a diversi anni di distanza
che la giustizia umana si è sbagliata. E ancora,
a parte il doveroso rispetto dovuto ai Magistrati
ed alle loro sentenze, leggevo anche in questi giorni
che le nostre norme di procedura penale, – cosi come
sono codificate – possono portare a trarre “verità
giudiziali” di colpevolezza per innocenti e di
innocenza per colpevoli. In questo senso, dato un certo
modo di pensare e di comportarsi, la Sicilia sembra tra
le regioni più esposte al rischio di errori clamorosi.
Sul secondo punto, cioè l’attuale scandalo
politico-giudiziario che continua ad imperversare e che
riguarda due delle più alte cariche dello Stato,
condividiamo l’opinione di quanti dicono che il Paese
non può continuare a
trastullarsi con le D'Addario, le Ruby, le
Minetti e non può neanche avere il sospetto, forse la
certezza, che il presidente della Camera per favorire la
famiglia Tulliani abbia svenduto un bene che era del
partito o raccomandare alla Rai per un contratto la
suocera, la quale tutto è tranne che un'impresaria di
spettacoli.
Lo
scontro tra Fini e Berlusconi non è solo quello tra due
leader politici, ma è istituzionale, tra un presidente
della Camera e un presidente del Consiglio, eletti
entrambi nello stesso partito. Non può il presidente
della Camera, istituzionalmente super partes, invitare
un premier a dimettersi, né quest'ultimo accusare il
primo addirittura di golpe. La conclusione, quindi, è
semplice: i due cofondatori del Pdl, Berlusconi e Fini,
i cui litigi hanno arrecato e recano danno al Paese, si
rimettano al popolo da loro tanto evocato. Se non si ha
fiducia nei giudici, almeno si sottopongano al giudizio
della gente, a giudizio del popolo sovrano. Quel popolo
che li aveva scelti per essere governato e che invece
sta assistendo a uno spettacolo politicamente e
moralmente mortificante. Radioascoltatrici e
radioascoltatori don Diego Acquisto cordialmente
vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e
giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buon
prosieguo di ascolto con i programmi di questa nostra
emittente.
-3 Editoriale 2011- Lunedì 31 gennaio
Continua
ad impazzare e forse sarebbe meglio aggiungere anche
impazzire, con forme
inusitate, l'ennesimo scandalo politico-giudiziario, con
le accuse (infamanti) al presidente del Consiglio in
relazione alle "feste" di Arcore.
Inascoltato
è rimasto il richiamo del Capo dello Stato, Napolitano,
che qualche settimana fa, avendo notato delle imprudenti
esasperazioni aveva detto“Occorre
scongiurare ulteriori esasperazioni e tensioni che
possono solo aggravare un turbamento largamente
avvertito e riconosciuto”. E l’altro ieri
abbiamo sentito Mons. Crociata segretario della CEI che
ha ammonito: “È troppo facile indignarsi senza
sentirsi coinvolti”. Serve invece «uno sforzo a
superare il clima di rissa e faziosità continua per
affrontare i problemi che riguardano tutti».Le
partigianerie non portano solo a danneggiare una parte,
ma tutto il Paese.
Parole
da tutti ascoltate, magari accolte con un rispetto
formale, ma di fatto il dibattito è continua con
un’asprezza ed una violenza di linguaggio, mai prima
usati. La cultura del gossip non solo è stata
sdoganata, ma ha preso piena cittadinanza. E ciò
sicuramente non favorisce la ricerca della verità. In
questo contesto di imbarbarimento del linguaggio,
abbiamo pure ascoltato inorriditi la telefonata di
Berlusconi, che, rivolto a Gad Lerner, (ma con lo stesso
tono e parole si sarebbe rivolto anche ad altri
giornalisti che usano un certo taglio nel loro
servizio…)….«Una trasmissione disgustosa, con una
conduzione spregevole, turpe, ripugnante. Un postribolo
televisivo». Difficilmente in altri Stati ciò si
sarebbe verificato…né da parte di una trasmissione, né
da parte di un conduttore, né di parte di un Capo di
Governo…
Se
si fosse dato ascolto alle parole del Presidente
Napolitano…e dei Vescovi, tutto ciò non sarebbe
successo…
Come
è noto, la Chiesa non è rimasta in silenzio e il card.
Bagnasco non ha mancato di dire ufficialmente la sua su
questo caso specifico, durante la riunione del Consiglio
di Presidenza della CEI che si è tenuta ad Ancona. La
Chiesa attraverso fonti autorevoli aveva
ammonito che
al di là del gossip, alimentato sui giornali e
non solo, al di là dei retroscena, dei protagonisti e
del livello delle vicende, minuziosamente evocate
nell'ordinanza trasmessa alla Camera …l’unica
certezza che se ne doveva trarre era che si dovesse fare
chiarezza in termini stringenti e urgenti, fare
chiarezza in modo sollecito e pacato, e nelle sedi
appropriate, così da non tenere sul filo la politica,
le istituzioni e più
ampiamente la governabilità. Ma anche questo
ammonimento, in sintonia con quello del capo dello
Stato, è rimasto e rimane inascoltato, mentre vengono
prodotte e divulgate altre carte, ancora più infamanti,
per cui si rimane sbigottiti
Il
caso Ruby , anche se non proprio al centro e
comunque espressamente non nominato, ha occupato
un posto importante dei lavori e della riflessione della
Conferenza episcopale italiana. Nella prolusione che ha
aperto il Consiglio episcopale permanente, il presidente
Bagnasco, è tornato a citare l'articolo 54 della
Costituzione, che recita che – “chiunque
accetta di assumere un mandato politico deve essere
consapevole della misura e della sobrietà, della
disciplina e dell'onore che esso comporta».
Aggiungendo «Bisogna
che il nostro Paese superi, in modo rapido e definitivo,
la convulsa fase che vede miscelarsi in modo sempre più
minaccioso la debolezza etica con la fibrillazione
politica e istituzionale, per la quale i poteri non solo
si guardano con diffidenza ma si tendono tranelli, in
una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni».
“La collettività guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e
respira un evidente disagio morale». E ancora:«La
vita di una democrazia
si compone
di delicati e necessari equilibri, poggia sulla capacità
da parte di ciascuno di auto-limitarsi, di mantenersi
cioè con sapienza entro i confini invalicabili delle
proprie prerogative».
Troppi oggi, seppur ciascuno a modo suo,
contribuiscono al turbamento generale, a una certa
confusione, a un clima di reciproca delegittimazione. E
questo, - è facile prevederlo - potrebbe lasciare
nell'animo collettivo segni anche profondi, se non vere
e proprie ferite. Un moralismo quello che emerge da
tanti pulpiti,- e spesso proprio da quei pulpiti che
normalmente criticano sempre La Chiesa, il Papa ed
i vescovi – un moralismo che nulla ha a che
fare con quella “imitatio
Christi” a cui la Chiesa, come suo dovere, sempre
invita, e che non
si fa scrupoli di brandire per fini politici, e in senso
opposto a seconda delle convenienze di parte,
una certa idea della morale cristiana.
Come
vescovi e come cittadini di questo caro Paese, diciamo a
tutti e a ciascuno di non cedere al pessimismo, ma di
guardare avanti con fiducia».
Non
serve a nessuno, meno che mai alle nuove generazioni,
rincorrere miraggi scintillanti quanto illusori, si
finisce per trasmettere un senso distorcente della realtà,
si oscura la dignità delle persone, si manipolano le
mentalità, si depotenziano le energie del rinnovamento
. Parole e concetti veramente saggi, su cui vale la pena
di ritornare a riflettere, per evitare quel clima
da QUALUNQUEMENTE fatto di vuoto, di rozzezza, di
volgarità, di vuotaggine assoluta.
1°
Editoriale 2011- Radio Favara 101 – lunedì 17 Gennaio
Abbiamo
iniziato il 1° Gennaio, questo anno 2011, come già
avviene da 43 anni a questa parte, con la "Giornata
mondiale della Pace", il cui tema di riflessione,
assegnato dal Papa, riguardava la libertà religiosa;
libertà religiosa considerata come pilastro
importantissimo per mantenere la pace tra i popoli. Ma
ecco che proprio la notte di Capodanno, pochi minuti
dopo la mezzanotte, i cristiani sono stati ancora nel
mirino, ad Alessandria d'Egitto, per l'esplosione di
un'autobomba dinanzi ad una chiesa copta. Un attentato
compiuto dinanzi la Chiesa dei Santi, quando dentro la
chiesa c'erano un migliaio di fedeli per la tradizionale
cerimonia per il nuovo anno. Un'automobile imbottita di
esplosivo, parcheggiata davanti alla chiesa, per l’azione
di un kamikaze, di nazionale afgana o pakistana, ha
provocato 22 morti e molti, molti feriti, alcuni dei
quali in maniera grave.
Lo
scoppio, fortissimo, è avvenuto quando i fedeli
uscivano dalla chiesa e si è immediatamente propagato
alle automobili vicine, che sono esplose moltiplicando
l'effetto devastante. L'esplosione ha danneggiato anche
una moschea vicino alla chiesa, causando il ferimento
anche di alcuni musulmani. E tutto questo proprio nel
giorno in cui si celebrava la Giornata Mondiale della
Pace e si poneva all'attenzione dell'umanità
l'essenziale tema della libertà religiosa, elemento
imprescindibile di uno Stato di diritto; libertà
religiosa la cui attualità perciò veniva resa
ancora più manifesta da questo efferato episodio di
violenza, che faceva seguito alle persecuzioni che, già
in precedenza avevano colpito la Comunità cristiana in
varie aree del mondo e particolarmente in Iraq. Pronto
è stato l’intervento di Papa Benedetto a condannare
il vile ed ignobile attentato. Altrettanto prontamente
il nostro Presidente della Repubblica ha inviato subito
un messaggio a Papa Benedetto, in cui, tra l’altro, ha
scritto: "Mi unisco, al Suo accorato appello
affinché tali forme di cruenta discriminazione abbiano
a cessare, nel fermo convincimento che i diritti
dell'Uomo vadano ovunque promossi, difesi e
rispettati".
Napolitano
ha voluto ricordare poi che l'inviolabilità del diritto
di libertà religiosa «è stata ratificata dai padri
della Costituzione repubblicana». In molte, troppe
parti del mondo assistiamo, ancora oggi, alla drammatica
e sistematica violazione delle libertà individuali, di
fronte alla quale non si può restare inerti. I
cristiani "sono attualmente il gruppo religioso che
soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della
propria fede". Questo allarmante dato non può
lasciarci indifferenti; non è possibile che le
comunità cristiane debbano subire oggi prevaricanti
discriminazioni in diverse aree del nostro pianeta.
Bisogna subito intraprendere azioni decise ed energiche
nei confronti di quei Paesi che negano ai loro cittadini
la libertà di professare il proprio credo.L'Italia, che
è convinta sostenitrice dei profondi valori sanciti
dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del
1948, non deve fare mancare la propria voce, in ambito
internazionale, affinché la libertà di religione venga
tutelata, in ogni possibile circostanza.
Ed
il card. Bagnasco, presidente dei Vescovi italiani, nel
giorno dell’Epifania, ha aggiunto: "Insieme al
Santo Padre Benedetto XVI siamo attoniti davanti
all'intolleranza religiosa e a tanta violenza, e ci
chiediamo addolorati: perché?":
Non
è una "domanda retorica e non nasconde nessun
desiderio di rivalsa" - ha spiegato il porporato -
ma si tratta di una domanda " sincera, che nasce
dal sangue di tanti cristiani, dalle loro
sofferenze" e "dà voce al brivido
interrogativo che sale da tante parti della terra:
perché?". "L'esempio di tanti nostri fratelli
nella fede, che rischiano e danno la vita per Gesù e la
Chiesa - ha affermato Bagnasco - ci scuota dal torpore
delle cose facili, dalla tiepidezza sempre alle porte,
dalla facilità indolente di seguire la corrente del
mondo". I cristiani nel mondo sono perseguitati
perchè parlano di "dignità, di uguaglianza, di
libertà di coscienza, di Stato di diritto".
La
comunità internazionale, a cominciare dall'Europa, ha
il dovere di far sentire una voce forte e una parola
chiara perchè il diritto alla libertà religiosa sia
osservato ovunque senza eccezioni".
"Forse
i cristiani sono discriminati e perseguitati proprio
perchè, in nome di Cristo, parlano di dignità e di
uguaglianza di ogni persona, uomo o donna che sia, di
libertà di coscienza. Perché predicano l'amore anche
verso coloro che si pongono come nemici Perché parlano
di perdono, rifiutano la violenza e operano come
costruttori di pace? Perché predicano la giustizia e lo
Stato di diritto? Forse è per questo che qualcuno li
giudica pericolosi e inaccettabili, oggetto di
intolleranza, meritevoli di persecuzione e di
morte?".
"Il
Cristianesimo non è il mondo Occidentale, nè si
identifica con esso", ha spiegato l'arcivescovo di
Genova . Cercando la risposta all'intolleranza verso i
cristiani nel mondo, il cardinale ha domandato ancora:
"Forse si identifica il Cristianesimo col mondo
occidentale?". "Ma - ha spiegato - non può
sfuggire che il Vangelo si incarna in ogni cultura senza
identificarsi con nessuna".Il Cristianesimo, ha
proseguito il cardinale, "è chiamato a farsi
lievito e sale nella pasta dove si trova, ma ha anche
una dimensione metastorica irrinunciabile. La fede
cristiana è presente in tutto il mondo, secondo il
mandato del Signore, e s'impianta e convive, rispettosa
e benefica, in ogni Paese, popolo, tradizione". E
con queste considerazioni concludiamo questa nostra
riflessione, con l’auspicio che, malgrado quello che
è successo, prevalga l’anelito di pace, in un
rinnovato impegno di reciproco rispetto delle diverse
posizioni culturali, spirituali e di coscienza.
Radioascoltatrici
e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente
vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e
giornalistico di RF 101 vi augura buona settimana con i
programmi della nostra emittente.
35-Editoriale
di Radio Favara 101 – lunedì 20.12.2010
La
nostra scuola porta con sé un bagaglio di cultura, di
tradizioni e di contenuti decisivi per la crescita in
umanità, spiritualità e formazione delle nuove
generazioni e occorre esserne fieri! La nostra scuola
non può e non deve abdicare alle radici profonde che
rappresentano l'anima e l'identità del nostro popolo,
della sua storia, della sua vita. Diciamo questo, in
merito ad alcune discussioni che sono puntualmente
ritornate anche quest’anno, sempre frutto di un
malinteso concetto di tolleranza e di dialogo con le
altre religioni, specie con quella musulmana, che fa
pensare ad alcuni a dire "No" al presepe in
classe, NO alle tradizionali recite natalizie, per
l’idea di un Natale cosiddetto alternativo. In questo
senso, ha destato scalpore, qualche anno fa la notizia
che in una scuola elementare del Nord-Italia,
(precisamente a
Rebbio, in provincia di Como) dove per non
turbare quattro alunni di religione islamica, è stata
presa la decisione di modificare il testo di un canto di
Natale, inserendo la parola "virtù" al posto
del nome di Gesù. Incredibile, ma vero. Si dimentica il
valore anzitutto della propria identità religiosa e
culturale come base di un autentico dialogo e di una
convivenza civile nel rispetto delle reciproche
convinzioni. Si dimentica il principio fondamentale che
dice che nessuno può avere rispetto degli altri
se, anzitutto, non ha rispetto di sé. E non si tratta
di dirsi atei o credenti, tolleranti o fanatici: si
tratta di avere dignità di sé e della propria storia.
Rinunciare
ai simboli della cristianità non sarà mai un segno di
rispetto per chi legge il Corano al posto del Vangelo. E
fa proprio senso che, come è avvenuto, in talune
situazioni siano stati proprio gli
stessi genitori di fede musulmana a chiedere agli
insegnanti, sedicenti cattolici, di allestire il presepe
per tutti. "Le tradizioni che esistono da duemila
anni vanno sostenute e rispettate. Questi cattolici, o
sedicenti cattolici, hanno peccato di eccesso di
zelo".
Bisogna opporsi all'abbandono della tradizione
dei presepi nelle scuole: "Si esagera in modo
radicale
e
non ci si rende conto di quello che si fa. Queste
cose in sé possono apparire piccole, ma lo spirito che
sta dietro è radicalmente sbagliato e le conseguenze
sui ragazzi e sui giovani possono essere molto pesanti.
A Favara, dove pure succede qualche episodio che non
dovrebbe mai verificarsi, - e mi riferisco
all’incendio doloso di via Salvatore Fanara, pare per
rivalità inopportune, proprio in questo campo – “Nuvere”
ce ne sono ben 34, e questa di via Fanara è stata
all’indomani ricostituita - fortunatamente non
esistono queste problematiche, anzi appare evidente che
la
chiesa costituisce un apprezzato punto di
riferimento, con un forte radicamento nel territorio. Lo
testimoniano le numerose iniziative di questi giorni,
portate avanti prevalentemente dalle varie
organizzazioni ecclesiali e parrocchiali. Le iniziative
di solidarietà,
in questo momento di crisi e di inefficienza
della politica, che trova solo tempo per litigare,
trascurando i veri problemi ed i bisogni della povera
gente. Inoltre, nelle varie parrocchie, non pochi, in
questi giorni hanno partecipato e partecipano alle
assemblee liturgiche, particolarmente sentite e
affollate. Grande animazione nelle varie Chiese, in un
crescendo sensibile e piacevole. Con la celebrazione
liturgica della Novena, ogni giorno sono state
proclamate alcune antifone particolari che la pietà
popolare
chiama “Antifone O”. Si tratta di invocazioni
ardenti, rivolte dalla Comunità Ecclesiale al suo
Salvatore; grandi antifone, in cui, ogni giorno, di
volta in volta, attingendo al patrimonio biblico, si
cantano i diversi aspetti messianici del Salvatore Gesù.
Un’antifona, ad esempio, inneggia alla sapienza e
dice: “O Sapienza che esci dall’Altissimo e tutto
disponi con forza e dolcezza: vieni ad insegnarci la via
della vita”. Ogni antifona, una sottolineatura;
sottolineature diverse di un'unica realtà: il mistero
è così grande e variegato che non può essere detto in
un solo modo. Una
varietà che, in fondo, è vicina all'esperienza
della nostra vita, che ha mille volti diversi. Così
come il PRESEPE e l’ALBERO che sono due
rappresentazioni diverse di una sola fede, ambedue
simboli del Natale; e mentre tradizione e
folklore sembrano incontrarsi su un’unica scena,
teologia e fede per i credenti diventano un tutt’uno.
Al simbolismo del presepio si affianca quello
dell’albero, al quale si appendono doni e luci
colorate, che rappresentano la nascita di Cristo nuovo
Sole, vera luce dell’umanità. E con questo pensiero
conclusivo, Don Diego Acquisto cordialmente vi saluta e
anche a nome di tutto lo staff
tecnico e giornalistico di Radio Favara 101,
formulo i migliori auguri di buon Natale,
a tutti i nostri radioascoltatori, così come a
tutti i cittadini, a tutte le Autorità, civili,
militari, politiche e religiose. Noi, a Dio piacendo, ci
risentiremo lunedì 17 gennaio 2011.
33- Editoriale di Radio Favara 101
- lunedì
06.12.2010
Uno sguardo al recente passato, per tentare di
capire, in qualche modo, se possibile, quello che ci
attende nei prossimi giorni sulla scena politica
nazionale. La data
del 23
novembre scorso, ha segnato il diciassettesimo
anniversario della scesa in politica di Berlusconi: 23
novembre 1993 - 23 novembre 2010.
17 anni fa, 23 novembre 2010, una data che, comunque la
si voglia valutare, ha segnato la storia italiana
recente. Berlusconi che, sino a quella data, si era
limitato ad operare solo nel campo dell’imprenditoria,
intessendo - come è noto a tutti- ottimi rapporti con
le forze politiche di Governo, cioè allora con la
Democrazia Cristiana
e soprattutto con il Partito Socialista ed il suo
leader di allora, Bettino Craxi, il 23 novembre 1993,
rompendo ogni indugio, annunciava il suo ingresso
in politica, in prima persona, dicendo che se avesse
votato al ballottaggio per l’elezione del Sindaco di
Roma, tra Fini e Rutelli, avrebbe votato per Fini.
Per Fini, perché disse: “E’ un esponente
politico che rappresenta bene i valori del blocco
moderato nei quali credo. Berlusconi cioè decide di
scendere in campo, perché si accorge che nessuno è in
grado di tutelare efficacemente in quel momento, i
valori del blocco moderato. Cioè, nel 1993, dopo la
scomparsa della DC e del PSI, partiti - come è noto
sono stati spazzati via da tangentopoli o come dicono
altri, spazzati via da un preciso piano politico di un
certo settore della magistratura politicizzata,
Berlusconi vede il pericolo rosso del PCI, pericolo
rosso, anche se il PCI aveva
cambiato tempestivamente pelle,
- dopo la caduta del muro di Berlino dell’89
aveva preso il nome di PDS -
pericolo rosso - come dice lui, e quindi decide
di scendere in politica, dando vita al movimento
chiamato Forza Italia. Pericolo rosso non ipotetico, se
è vero che qualche insigne politologo, aveva calcolato
che alle elezioni
politiche del prossimo anno, con la nuova legge
elettorale, il Partito di Occhetto, allora segretario
del PCI divenuto allora PDS, (per diventare poi DS e poi
ancora, recentemente, PD dopo la fusione con la
Margherita, partito che raccoglieva molti cattolici
della sinistra democristiana), ma allora nel 1993 PCI
divenuto PDS con il 30 per cento avrebbe potuto
conquistare 440 seggi alla Camera, cioè i due terzi del
totale. Quindi pericolo rosso, per Berlusconi, niente
affatto ipotetico. Ragion per cui, Berlusconi, dopo aver
tentato invano di dialogare con Mario Segni, prima e poi
con Martinazzoli, - che ambedue però , a quanto pare,
come la storia successiva ha poi dimostrato non capirono
proprio il cambiamento, anzi Mino Martinazzoli credeva
che il suo Partito, il Partito Popolare avrebbe avuto un
consistente peso parlamentare, che invece con le
elezioni non ha avuto - Berlusconi, per fermare il
pericolo rosso, decise di scendere in campo in prima
persona.
Che sia questa la lettura di quello che è avvenuto il 23
novembre 1993, è stato lo stesso Berlusconi a
confermarlo a più riprese, e lo ha confermato, anche
recentemente, commemorando lo statista democristiano
Alcide De Gasperi , nel cinquantennale della morte .
Berlusconi, innescando un mare di polemiche, ha
tracciato un paragone tra le elezioni del 1948,
vinte da De Gasperi contro il «pericolo rosso» di
allora, -che sappiamo davvero quanto era reale-
e quelle del 1994, vinte
da lui contro Occhetto, che allora, come abbiamo
detto, era
il segretario del PDS: «Anche noi nel 1994
‑ sono state le parole precise di Berlusconi
‑ anche noi, ci siamo trovati davanti a una
crisi della democrazia, una crisi che aveva messo in
dubbio l'essenza stessa della vita democratica della
nazione ». Una crisi risolta, nel 1994,
con la vittoria di Forza Italia - ha affermato
Berlusconi.
Questa la valutazione anche recente di Berlusconi. Una
valutazione che ha suscitato tante polemiche e che non sappiamo se condividere, ma che noi vogliamo riproporre
alla riflessione
dei nostri radioascoltatori, mentre continua il
travaglio delle forze politiche, con
l’ulteriore
cambiamento
dell’on. FINI, attuale presidente della Camera, che,
dopo aver ridefinito il proprio identikit di vecchio
militante nel MSI di Almirante, fonda Alleanza
Nazionale, tagliando
definitivamente i ponti con il fascismo; adesso in
questi ultimi mesi, rompendo con Berlusconi, con il
quale aveva fondato il PDL, dà vita ad un nuovo
Partito, FLi, con tutte le conseguenze che il Governo
sta vivendo in queste settimane, in vista del
chiarimento definitivo, fissato per il prossimo 14
dicembre, quando in Parlamento bisognerà votare la
fiducia. Come è facile osservare gli eventi politici e
mediatici, in questi giorni, incalzano e si richiede
vigilanza e spirito critico, per prepararsi
consapevolmente a valutare persone, scelte politiche ed
eventi. Per mantenerci vigili, in questo momento di
confusione politica, in cui tanti possono avere anche
interesse a far crescere questa confusione, ricordiamo
per esempio quello che scrisse la Suprema Corte di
Cassazione nel 2003, nella definitiva sentenza
assolutoria di Andreotti, che era stato condannato,
senza prove, ma solo in base ad un teorema. Un teorema
accusatorio, formulato dal collegio giudicante della
Corte d’appello di Perugia che aveva condannato l’on.
Andreotti a 24 anni per l’omicidio Pecorelli – testualmente
“in violazione
sia delle corrette regole di valutazione della prova,
che del basilare principio di terzietà della
giurisdizione”. Quelle della Cassazione, sono le
accuse più pesanti che possano essere rivolte ad un
collegio giudicante, che ha condannato, ignorando le
prove, in base ad un teorema, cioè ad un proprio
preconcetto ideologico. In altri termini, un teorema di
carattere politico, come non pochi avevano sempre
sostenuto. Se è vero, come è vero, che la storia deve
essere maestra della vita, bisogna stare attenti
vigilanti, perché forse nelle prossime settimane si
potrebbero consumare eventi determinanti per la vita
democratica della nostra Italia.
32-EDITORIALE di Radio Favara 101- lunedì 29.11.2010
Riuscita manifestazione antimafia a Favara-26.11.2010
Riuscita
e partecipata la manifestazione di protesta a Favara,
conseguente alla cattura di Gerlandino Messina in Viale
Stati Uniti, lo scorso 23 ottobre. La Favara degli
onesti ha voluto deplorare ogni mafia ed iniziare un
cammino nuovo di liberazione da quelle catene che non le
permettono di sprigionare le sue migliori energie.
Inoltre ha voluto dire a quella parte minoritaria,
succube e ancora vittima della cultura mafiosa, che la
mafia non deve dettare legge nel territorio favarese,
non deve inquinare la sua economia, non può e non deve
condizionare i tempi e i ritmi della politica
amministrativa della città, né proporsi a luogo
privilegiato di intermediazione, soprattutto nei momenti
in cui si gestiscono appalti o si offrono possibilità
di posti di lavoro. Questo in estrema sintesi il senso
di tutti i messaggi e della composta e partecipata
manifestazione che si è svolta, in maniera ordinata,
malgrado le cattive condizioni meteorologiche, secondo
il programma concordato dall’Amministrazione Comunale,
dai capigruppo delle varie forze politiche presenti in
Consiglio Comunale con la guida del Presidente Gargano,
dai dirigenti scolastici e delle varie associazioni
sindacali, culturali e di volontariato, nonché dai
massimi responsabili, chierici e laici della Comunità
Ecclesiale locale.
Saltata
la presenza di don Luigi Ciotti, rinviata ad altra data
ed occasione, sono risultate presenti tutte le altre
Autorità, dal Prefetto Francesca Ferrandino, al
magistrato favarese Laura Vaccaro, al Presidente della
Provincia D’Orsi, a deputati nazionali e regionali
(gli onorevoli Gentile, Panepinto, Di Benedetto,
Capodicasa, Ruvolo), ai segretari provinciali della
CGIL, Mariella Lo Bello, della CISL Salvatore Montalbamo,
della UIL Dario Broccio, a numerosi sindaci, al Vicario
per la pastorale, don Baldo Reina, in rappresentanza
del’arcivescovo Montenegro, fuori sede, impegnato nei
lavori della CESi ), accompagnato dal direttore
dell’ufficio diocesano per la pastorale sociale, don
Mario Sorce.
Il
corteo è partito da due diversi punti, Piazza della
Vittoria e Piazza della Pace, per incontrasi
all’inizio del Viale State Uniti e formare un lungo e
variegato serpentone, animato dalla locale banda
musicale, da slogan e striscioni degli studenti dei vari
ordini di scuola della città. Ma mano che si passava
davanti al palazzo che ha ospitato e protetto la
latitanza di Gerlandino Messina, spontaneo sempre da
parte di tutti i gruppi è partito un applauso diretto
alle forze dell’ordine, che proprio in quel covo, con
un’ardita ed indovinata operazione-lampo da manuale,
senza sparare un solo colpo, hanno sorpreso il
latitante, che si è consegnato senza opporre resistenza
alcuna.
Un
certo disappunto, nei commenti che si ascoltavano, era
quello che gli abitanti della zona non hanno preparato
nessun segno esterno di protesta per quell’ospitalità,
e neppure manifestazione alcuna di plauso per le forze
dell’ordine.
Dopo
la conclusione del corteo in Piazza Armi, con l’inno
di Mameli, nel vicino Salone del Boccone del Povero, il
Consiglio Comunale aperto, con la presenza di 29
consiglieri comunali su 30.
All’inizio
la parola agli studenti dei vari gradi di scuola, a
partire dalla scuola primaria, sino ai vari istituti di
scuola secondaria di secondo grado. Tutti hanno
presentato il frutto delle loro riflessioni e del lavoro
svolto nelle settimane precedenti sul prezioso valore
della legalità, ricevendo consenso ed applausi da parte
dell’attento uditorio; quindi, a nome dei vari
dirigenti scolastici, ha parlato la dott.sa Enrichetta
Maltese, dirigente del 1° Circolo, che ha ringraziato
tutti gli operatori scolastici e le famiglie degli
alunni per la collaborazione. Un momento davvero
toccante, qaundo il prof. Giuseppe Alonge, responsabile
della “Fondazione
Francesca Di Bernardo contro le malattie incurabili”,
che ha consegnato una “Lettera
aperta dei morti per tumore in questa terra agrigentina
violentata dalle ecomafie”. Motli e qualificati
gli interventi dal prof. Montalbano per i sindacati
confederali, aGiuseppe Catanzaro per la Confindustria,
Don Mimmo Zambito per la Comunità Ecclesiale, al
Sindaco di Raffadali Silvio Cuffaro, all’on. Nino
Bosco, al coraggioso imprenditore Ignazio Cutrò che si
è ribellato al pizzo, alla sig.ra Gebbia, il cui
fratello è stato vittima innocente in un agguato di
mafia, all’on. Speziale,
all’on. Lumia,
all’on.
Fabio
Granata.
Il
consigliere comunale Luigi Sferrazza ha letto una mozione
contro la cultura mafiosa, concordata con tutti i
capigruppo consiliari, che è stata approvata
all’unanimità dai tutti i consiglieri presenti. Il
Sindaco Russello ha ringrazia tutti ed in particolare le
forze dell’ordine e la magistratura.
A
conclusione la consegna delle benemerenze al colonnello
Vincenzo Raffo della GdF, al colonnello Mario Di Iulio
dei carabinieri, al questore Girolamo Di Fazio.
La
cittadinanza onoraria è stata concessa al Procuratore
capo Francesco Messineo, della Procura Regionale di
Palermo ed al suo aggiunto Vittorio Teresi.
Teresi
ha voluto
scusarsi per qualche “espressione infelice” nei
riguardi di Favara e dei favaresi, pronunciata nel corso
della conferenza stampa, mentre il procuratore Messineo
si è detto onorato e gratificato della cittadinanza
onoraria di Favara ed ha promesso di essere sempre
presente, quando si faranno manifestazioni per la
legalità.
Pur
con tutti i traguardi raggiunti – ha ammonito però Messineo – “la sconfitta della mafia, anche se sicura, non
è certamente dietro l’angolo”. Ed inoltre , per la
sconfitta definitiva, che va al di là di quella
repressiva e militare – ha concluso - risulta
indispensabile l’aiuto e la collaborazione della
società civile, con “un cammino ed un impegno
decisamente nuovi”.
*****************************************************
N.B--Toccante
la testimonianza Leonarda Gebbia, sorella di
Filippo Gebbia, vittima innocente della prima strage di
Porto Empedocle, compiuta nel settembre 1986 per mano
mafiosa. "Mia madre - racconta Leonarda,
che con la foto del fratello abbracciata al petto ha
aperto uno dei due cortei - non si è mai più
ripresa da quella terribile sera. Io sono qui per ridare
dignità alla memoria di mio fratello e a quella di
tutte le vittime di mafia. A distanza di anni - ci
confessa - non ho ancora il coraggio di passare
nella zona in cui fu ucciso mio fratello. Ho ancora
impresso nella mente i buchi fatti dai mitra sul cemento
di un muro. Oggi testimonio il mio dolore e dico a tutti
che bisogna abbattere l'omertà".
*****************************************************
31-Editoriale di Radio Favara
101 – lunedì 22.11.2010
Ha
fatto discutere nei giorni scorsi, un servizio
pubblicato su un giornale on line, che riprendendo
un passaggio di quello che ha scritto il Sindaco
Russello, nella sua recente
relazione annuale sulla sua gestione
amministrativa della città, il giornalista ha definito
Favara città virtuosa e gli automobilisti favaresi i più
virtuosi del mondo. Ci spieghiamo meglio. Nella sua
relazione sul periodo maggio 2009 - maggio 2010, il
Sindaco, avv. Domenico Russello, riportando un dato
comunicato dal Comandante dei Vigili Urbani, ha scritto
che a Favara sono state elevate appena 180 multe, in
tutto l'anno, mentre il giornalista faceva notare che
nello stesso periodo di un anno, nella vicina città di
Agrigento, nell’anno 2009, le multe elevate sono state
ben 16.164 e, con il cambio del Comandante, sempre ad
Agrigento, da gennaio ad ottobre di questo anno in corso, le multe hanno
già raggiunto la cifra di 15.684.
Facile
il confronto e la notevole discrepanza, con la
conclusione ironica, da parte del giornalista, che
Favara ed i suoi automobilisti sono virtuosi, anzi
raggiungono il vertice della virtuosità, addirittura a
livello mondiale. Chiaro il feroce sarcasmo, dato che in
effetti, basta solo guardare la realtà che è ben
diversa agli occhi di tutti. E già, in precedenza, la
stampa aveva riportato un’interpellanza di un
Consigliere Comunale, che lamentava le eccessive
difficoltà del traffico cittadino, oltre che per la
conosciuta situazione di transennamento di parecchie
strade cittadine, dopo la tragedia del 23 gennaio
scorso, anche per la notevole indisciplina degli
automobilisti, adusi a non tenere conto delle norme più
elementari ed a parcheggiare anche in doppia
e tripla fila.
Nel
dibattito che ne è seguito,- come
ormai avviene in tutti i giornali on line, dove
ognuno può intervenire ed esprimere il suo punto di
vista - a parte gli interventi superficiali e talvolta
anche volgari, che rispecchiano la cultura di una certa
fascia che si deve educare alla civiltà del dialogo e
quindi a non usare certi toni e certo linguaggio – nel
dibattito virtuale si è fatto riferimento alla
particolare situazione, con la carenza di organico dei
Vigili Urbani e pur tuttavia
descrivendo Favara come “una
specie di porcilaia, automobilistica ovviamente, dove
ognuno fa quello che gli pare e parcheggia dove e come
gli fa comodo, intralciando il traffico, quando
parcheggiando 20 metri dopo, non creerebbe alcun
problema”
Chi
vi parla, si
è limitato a dire che i dati non si discutono, si
possono solo interpretare. E nel servizio del giornale
on line, era stata
data un’interpretazione che, interpella tutti:
cittadini, forze dell’Ordine, Autorità, concludendo
con la domanda: “Cosa
ci proponiamo tutti, prima e dopo la manifestazione
antimafia del prossimo 26 novembre ? Vogliamo davvero
dare una svolta ?”.
Perché,
anche se concordo con quanti mi hanno fatto osservare
che la mafia non c’entra nel particolare caso delle
poco lodevoli abitudini degli automobilisti, il problema
è quello dell’osservanza delle regole, cioè della
cultura della legalità che, la prossima manifestazione
di venerdì prossimo 26 novembre, vuole fare crescere.
Una manifestazione che, a mio giudizio,
deve scuotere tutti e segnare una svolta positiva
nel cammino della nostra Favara, che deve liberarsi da
certa cultura di
tolleranza e di omertà. La Favara degli onesti, la
stragrande maggioranza, deve dare un segnale
significativo a quella fascia ristretta, che, è vittima
di una cultura di illegalità e di morte; quella cultura
che porta ad ospitare pericolosi latitanti, che anche
per il loro stesso bene, anziché accolti e protetti,
devono esser consegnati alla giustizia.
A
sentire tutti gli interventi dei Consiglieri Comunali,
nelle ultime riunioni, chi vi parla, ha lanciato pure un
ammonimento, con l’invito
ad esorcizzare subito il rischio di sottovalutare
la portata “simbolica” della manifestazione, mentre
i giovani nelle scuole si stavano e si stanno preparando
con ricerche e dibattiti e la comunità ecclesiale sta
pure facendo del suo meglio all’interno dei vari
gruppi che orbitano attorno alla Parrocchia, oltre
ad avere avviato contatti con don Luigi Ciotti,
che, molto probabilmente sarà presente a Favara.
E’
bene, anche dopo la
manifestazione, per non abbassare la guardia, continuare
con discussioni e dibattiti sul prezioso valore della
legalità, all’interno delle scuole, delle varie
aggregazioni culturali e politiche, delle varie
associazioni ecclesiali e di volontariato, dovunque se
ne presenti l’occasione e l’opportunità.
Anche
le istituzioni della Municipalità devono vivere in
questa tensione etica e civile, e dare esempio concreto
ai cittadini.
Una
nota allora sicuramente stonata, sarebbe quella di vedere le forze politiche presenti in Consiglio Comunale,
che, anziché cogliere l’opportunità, quando se ne
presenta l’occasione, di fare interventi antimafia e
per la legalità, preferiscono intervenire su
altri aspetti, che poi magari portano a rinviare l’approvazione di
provvedimenti urgenti, come la costruzione di nuovi
loculi al Cimitero, con il rischio, fra qualche mese, di
non potere assicurare nemmeno una degna sepoltura ai
morti.
Un
comportamento da rettificare e modificare nel prossimo
futuro, perché, anche nel caso in cui non si dovessero
comprendere i veri motivi etici, del valore della
legalità, egoisticamente, bisogna tuttavia allinearsi,
per il bene della città, del suo sviluppo e del suo
futuro, unicamente legato alla cultura della legalità,
per attirare appalti e commesse di lavoro. E in questo
senso, la manifestazione di venerdì prossimo, vorrà
esprimere gratitudine alle forze dell’Ordine, alla
Magistratura, ed a tutte le forze politiche e di
governo, che si sono seriamente impegnate per la
riuscita della difficile e rischiosa operazione, del 23
ottobre scorso, che ha portato all’arresto del bos
Gerlandino Messina. Ripetiamo. La cultura della legalità
per la nostra Favara, è la premessa necessaria ed
indispensabile per un futuro di qualità e di sviluppo
economico.
28-Editoriale di Radio Favara 1010 – lunedì
25.10.2010
Notizie
belle e notizie brutte. Siamo continuamente raggiunti in
tempo reale da notizie belle e brutte e di questo
vogliamo parlare in questa nostra conversazione, facendo
notare subito che dalla notizie brutte, anzi
bruttissime, mi pare che siamo, con più insistenza da
parte dei mass media, continuamente bombardati . Una
notizia proprio brutta, di qualche giorno fa,
l’assassinio, a scopo di rapina,
a Licata, di due anziani coniugi, di 82 e 81
anni, sgozzati senza pietà, nella loro abitazione. La cassaforte è stata completamente
svuotata.. Nella cassetta di sicurezza, sistemata nella
stanza da letto erano custoditi - secondo quanto
ricostruito dagli inquirenti - tutti gli oggetti in oro
della famiglia e del denaro. Un episodio di una gravità
ed efferatezza senza precedenti, nella nostra terra
agrigentina. In qualche servizio giornalistico
sull’episodio, il giornalista si è chiesto, se
quello che viene sarà il tempo del brigantaggio
e del banditismo, e ancora se si tratta di una
recrudescenza post-moderna della civiltà tribale
e cannibale,se civiltà si può chiamare. Domande ed
interrogativi che ci interpellano tutti e ci richiamano
ad un nuovo senso di responsabilità, ognuno per la sua
parte e nel suo ruolo. Un episodio che invita tutti a
riflettere sulla febbre di denaro facile, che va
crescendo paurosamente anche dalle nostre parti, mentre
contestualmente perde
di valore qualsiasi forma di rispetto della vita.
Un
altro fatto brutto, anzi bruttissimo è
l’episodio gravissimo dell’uccisione di Sara
Scazzi, la ragazza quindicenne di Avetrana, di cui
continuamente da oltre due settimane, tutte le emittenti
radiofoniche e televisive nazionali e non solo, si sono
interessate e continuano ad interessarsi, con una
insistenza in dibattiti, analisi, programmi speciali,
reportages, analisi, che forse non hanno davvero
precedenti. Dolorosissimo
il caso, sullo sfondo di uno squallore umano e
psicologico, che fa rabbrividire, a seguire le varie
affermazioni dello zio della povera Sara, tale Michele
Misseri, in carcere, reo confesso
dell’assassinio per soffocamento, e adesso in carcere
anche la sua figliuola Sabrina, da lui chiamata in
causa, e quindi anche lei in carcere con l'accusa di
concorso in sequestro e omicidio della povera Sara
Scazzi, sua cugina. Il movente, come ha scritto il gip,
nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per
Sabrina, potrebbe non essere legato alle molestie di
Michele Misseri, come in un primo momento era sembrato,
ma alla gelosia che Sabrina provava per Sara, per
il rapporto tra lei
e Ivano Russo, cuoco e amico di entrambe.
Un
intreccio complicato e squallido di sentimenti e di
atteggiamenti che hanno portato ad un terribile
omicidio. Un episodio raccapricciante di familismo
amorale.
E
sul caso della povera Sarah, abbiamo assistito e
stiamo ancora
assistendo a un eccesso d’informazione, a veri
processi in tv nonostante le autorità competenti
abbiano dato in passato precise indicazioni in merito. E
questo non fa altro che alimentare una morbosa curiosità
che non produce nulla di buono, perché risponde solo a
quell’opinione pubblica affamata di episodi
pruriginosi, verso la quale bisognerebbe essere prudenti
ad accontentarla in queste pulsioni.
Non
c’è giorno, infatti, che non ci siano ancora
interviste, approfondimenti, veri o presunti scoop,
dirette fiume, simulazioni. Forse,mai
come in questo caso
molti hanno avvertito una tale
invasività di giornali, tv e radio, che
sicuramente ha mancato e manca di rispetto al senso del
dolore, soprattutto
dei parenti”. E questo, finalmente , ci
auguriamo che possa fare riflettere, auspicando che la
Magistratura faccia piena luce sull’episodio.
E
adesso notizie buone. A
livello regionale la nomina a cardinale di
mons. Paolo Romeo, il cui ingresso nel collegio
cardinalizio, come ha scritto il presidente della
Regione Lombardo “giunge a coronamento di tantissimi
anni di ministero sacerdotale e episcopale, gran parte
dei quali trascorsi lontano dall’Italia, prima come
addetto alla Nunziatura nelle Filippine,
in Belgio, nel Venezuela, nel Rwanda Burundi,
(cioè nel cuore dell’Africa nera) e poi, consacrato
vescovo come Nunzio Apostolico ad Haiti, per passare
poi, sempre come nunzio in Colombia e quindi in Canada,
prima di rientrare in Italia come NUNZIO e quindi , già
da alcuni anni, nell’arcidiocesi
palermitana, ove ha intrapreso una instancabile azione
pastorale e sociale, come vescovo della vasta diocesi e
come presidente della CESi.
Buona
notizia a Favara, l’impegno, sotto la spinta di Lillo
Montaperto, di un bel gruppo di laici, volersi
spendere per una politica più vicina ai bisogni della
gente, puntando, a breve , alla costituzione di alcuni
Comitati di quartiere. E infine, sempre nella nostra
Favara la consegna di una nuova casa alla famiglia Bellavia
che, dopo la tragedia del 23 gennaio scorso e dopo i
disagi di questi nove mesi, torna ad avere così una
casa propria, grazie all’impegno delle autorità, con
a capo l’ex prefetto Postiglione ed alla generosa
solidarietà di tanti favaresi e non.
27- Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 18.10.2010
Mentre
voi state ascoltando questo mio intervento, si è appena
conclusa la 46esima Settimana Sociale di Reggio
Calabria, sul tema impegnativo “Un’Agenda di speranza per il futuro del Paese". Un
tema, questo, che già nella sua intitolazione
pone in evidenza quella dimensione pratica della
presenza dei cattolici, rimasta in parte in ombra nelle
due precedenti Settimane – (Bologna (2004) e Pistoia
(2007) - che pure avevano affrontato temi fondamentali
della Dottrina sociale della Chiesa, rispettivamente
quelli della democrazia e del bene comune.
Adesso
a Reggio Calabria,
una qualificata rappresentanza del "mondo
cattolico" si è interrogata su una possibile
ripresa di iniziativa dei credenti che sono in Italia in
ordine ai problemi della società. "
Il
richiamo alla «speranza», naturalmente, subito, fin
dal primo momento,
è apparso
particolarmente importante in ordine agli attuali
scenari della politica. Perché, se è forse eccessivo
parlare di «disperazione», non vi è dubbio che, non
solo fra i cattolici, nei confronti della politica,
serpeggiano atteggiamenti di delusione e di pericoloso,
rassegnato distacco. Insomma, non è, quella che stiamo
vivendo, una bella stagione per la politica: forse mai
come in questi ultimi anni il dibattito sui problemi del
Paese si è fatto così aspro e volgare. Un Paese,
l’Italia, per la cui situazione i cattolici sono più
che preoccupati e vogliono, dunque, dare «il proprio
contributo di idee. Monsignor Arrigo Miglio, vescovo di
Ivrea, presidente del Comitato scientifico e
organizzatore delle Settimane Sociali, presentando
nell’immediata vigilia dell’inizio dei lavori –
lavori iniziati giovedì scorso 14 ottobre -
il tema dei
quattro giorni di
lavori, «un’agenda
di speranza per il futuro del Paese», ha messo
l’accento soprattutto sulla natura e sulla finalità
di questo tradizionale appuntamento, nato oltre un
secolo fa, cioè
«fornire un orientamento alla presenza cattolica»
in campo sociale e politico. Un orientamento richiesto
anche dalla situazione concreta, al fine di dare corpo
al «sogno ad occhi aperti» più volte manifestato dal
cardinale presidente della Cei, Angelo Bagnasco, di
veder sorgere una nuova generazione di cattolici
impegnati in politica. Tuttavia, ha precisato
rispondendo ad una specifica domanda, le Settimane
sociali in quanto tali non sono il luogo per mettere in
vetrina i nuovi politici cattolici, quanto piuttosto un
momento di riflessione corale sui problemi.
Successivamente spetterà ad altri il compito di far
maturare le vocazioni dei singoli, attraverso strumenti
come le Scuole di formazione promosse dalle diocesi e
l’associazionismo cattolico. Intanto bisogna pensare
ai problemi concreti, che si possono efficacemente
affrontare se riusciamo anzitutto a superare il clima di
litigiosità politica che non accenna a diminuire. «L’inasprirsi
dello scontro ci deve far sentire ancora più
responsabili nel ricostruire un clima di convivenza
sociale e politica». E per quanto riguarda il sistema
elettorale, Miglio, rispondendo ad un’altra domanda,
ha ricordato che «non è compito né dei vescovi, né
della Cei, né del Comitato pronunciarsi in materia».
Tuttavia su quello attuale, ha aggiunto, «mi pare che
l’insoddisfazione sia abbastanza generale». Altro
tema toccato nel corso della conferenza stampa la legge
40 sulla fecondazione assistita. «Già ai tempi del
referendum – ha esordito il vescovo – abbiamo detto
chiaramente che non ci riconosciamo totalmente nella
legge 40, che però ha permesso di dare una certa
regolamentazione», perché come cattolici crediamo in
Dio creatore e che quindi nessuno è autorizzato ad
essere padrone della vita, ad ottenere una vita umana a
qualunque costo, o peggio a sopprimerla». Quanto poi
alla fecondazione eterologa, «le conseguenze che
possono esserci, e che sicuramente ci sono, per una
figlia o un figlio che non conoscono il proprio padre
biologico». Argomenti «tutt’altro che ideali»,. Per
cui la questione, in ultima analisi, è «se la scienza
debba procedere a briglie sciolte, o se la ragione debba
darle dei limiti». E qui, per il momento
ci fermiamo.
Quello
che abbiamo detto è solo un assaggio di ciò che è
stato discusso a Reggio Calabria, mentre siamo in attesa
degli atti ufficiali e delle conclusioni operative che
come orientamenti verranno offerti a quanti,
professandosi cattolici, sotto la loro responsabilità
vorranno impegnarsi nell’agone politico, come
servizio vero alla collettività.
Ed
a Favara, mentre era in pieno svolgimento la settimana
sociale, si preparava l’incontro da tempo programmato
per stasera, cioè l'iniziativa promossa dall'ex vice
sindaco Lillo Montaperto
«finalizzata
a gettare le basi per un nuovo modo di fare politica, più
vicina alla gente». Iniziativa lanciata lo scorso
giugno, quando era vice sindaco e adesso ripresa nella
veste di componente del direttivo del Consiglio
pastorale cittadino , con l'obiettivo di fare sinergia,
diventare un corpo unico, avere come principale
obiettivo la soluzione dei problemi della collettività,
coinvolgendo direttamente
la comunità ecclesiale, il clero cittadino, le
varie associazioni di volontariato per elaborare un
progetto di crescita morale, culturale e anche economica
del tessuto sociale favarese.
26-Edit. Di Radio Favara 101 – lunedì 11.X.2010
La
previsione era di 80.000 persone, i più ottimisti
parlavano di 100.000. La realtà dei fatti ha superato
ogni più ottimistica previsione: Nessuno parla di un
numero inferiore a 250.000 persone, presenti a Palermo
per la visita di Papa Benedetto XVI. Ed i dati degli
organizzatori, a differenza di quanto succede per tante
altre manifestazioni politiche e sindacali, coincidono
con quelli della Questura. Non solo, se si considerano
tutte le persone assiepate in tutto il percorso del
Papa, quando si è spostato da un posto all’altro,
alcuni giornali hanno parlato di 400.000 persone.
Insomma un vero successo di partecipazione, con persone
provenienti da tutte le parti della Sicilia. Dalla
nostra provincia di Agrigento sono partiti oltre 80
pullmans; dalla nostra Favara, 5 pullmans, pieni
soprattutto di giovani. Insomma un vero successo in
termini quantitativi da tutti i punti di vista. Quello
che adesso ci si augura, è che il messaggio del Papa
scuota le coscienze di tutti e lasci veramente un segno
profondo. E
dobbiamo veramente dire che Papa Benedetto, assistito
dallo Spirito, ha saputo trovare nei suoi interventi, -
l’omelia durante la Messa al Foro Italico,
l’incontro in Cattedrale con i Sacerdoti ed i
Religiosi, l’incontro con i Giovani e le Famiglia in
Piazza Politeama, ha
saputo trovare parole, forma e contenuto veramente
idonei per spingere ad un positivo salto di qualità
della vita,la nostra bella isola.
Quello
di Benedetto XVI in Sicilia è stato il suo primo
viaggio da Papa nella nostra Isola. L'ultima volta come
cardinale era stato a Palermo, come prefetto della
Congregazione della Dottrina della Fede, è stata il 14 marzo del
2000. In quell'occasione, su invito della Facoltà
teologica di Sicilia, accettò di concedere una
mattinata agli studenti di teologia per rispondere alle
loro domande e fu un incontro magistrale, al di fuori
della spettacolarizzazione dei mass media e al tempo
stesso di ogni formalismo. A quell'epoca Ratzinger era
dato come prossimo alla pensione, e
invece cinque anni dopo Joseph Ratzinger sarebbe
stato eletto Papa e a rileggere quanto disse in
quell'occasione si ritrova il manifesto del suo
Pontificato.
Anzitutto
l'analisi dei peccati e la profezia sulle persecuzioni
della Chiesa. «La Chiesa - disse in quell'occasione -
dovrà subire, come in passato, tante tentazioni,
sofferenze, persecuzioni. Rimarrà, comunque, una fonte
di vita, di gioia, una ragione di speranza».
Ratzinger
aveva presente certamente le grandi persecuzioni del
Novecento, ma intravedeva già la via stretta attraverso
cui sarebbe dovuta passare la Chiesa nell'Occidente
all'inizio del nuovo millennio. «Le grandi ideologie -
disse infatti a Palermo - hanno costruito un nuovo
paganesimo che, volendo accantonare definitivamente Dio,
ha finito per sbarazzarsi dell'uomo».
E profeticamente ha previsto quella che secondo alcuni è la realtà di oggi,
che cioè la Chiesa sembra aver
perso la sua battaglia soprattutto sul terreno
della mentalità. Oggi, si osserva, la Chiesa non riesce
più ad influenzare la vita dei fedeli né, tantomeno,
la realtà sociale e di qui la sua irrilevanza. In
Sicilia sarebbero
rimaste solo le
feste religiose, una certa frequenza alle messe
domenicali, mentre il modo di pensare e la gerarchia dei
valori sono dettati dal mondo. Dopo gli ultimi scandali
sulla pedofilia, e gli ulteriori attacchi alla Chiesa
sui mass media di mezzo mondo, la percezione comune del
cittadino medio, anche in Sicilia, è quella del
disincanto: non ci si può fidare di nessuno, né dello
Stato, né dei politici, né delle forze dell'ordine, né
della stessa Chiesa; - questo il giudizio da taluni intellettuali -, per cui non
resta che chiudersi in se stessi, dentro una società
sempre più glaciale nei rapporti umani e individualista
nella gestione dei problemi.
Il
modo come si è svolta la visita del Papa ed il calore
con cui Papa Ratzinger è stato accolto sembrano proprio
contraddire queste pessimistiche considerazioni e fanno
sperare che il suo messaggio forte ha fatto e farà
presa sulle coscienze dei siciliani, anche dei
responsabili politici, ci si augura. In Piazza
Politeama, ha detto: «Cari giovani di Sicilia, siate
alberi che affondano le loro radici nel
"fiume" del bene! Non abbiate paura di
contrastare il male! Insieme, sarete come una foresta
che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto,
di portare vita e di rinnovare in modo profondo la
vostra terra! Non cedete alle suggestioni della mafia,
che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo».
Il sacrificio e l’esempio di legalità dei martiri
siciliani, come Livatino, Saetta, Falcone, Borsellino è
di sprone a tutti, per quella scelta di radicalità di
cui ha bisogno questa nostra terra di Sicilia, che deve
bandire ogni forma di compromesso, deve bandire
qualsiasi forma di illegalità, comunque camuffata.
E
sulla via di ritorno verso l'aeroporto di Palermo, a
conclusione della sua visita nel capoluogo siciliano,
Benedetto XVI si è fermato lungo l'autostrada nel luogo
della strage di Capaci, per una preghiera e per deporre
una corona di fiori,
dove
il 23 maggio '92 furono uccisi Giovanni Falcone, la
moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli
uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo,
Antonio Montinaro.
****
Editoriale
di Radio Favara 101 - lunedì 04.X.2010
S.
FRANCESCO d'ASSISI
Festeggiato
dovunque oggi, in tutti i paesi della nostra diocesi e
anche nella nostra Favara, dove c'è una fiorente
Comunità francescana, formata soprattutto da giovani,
riuniti nell'Associazione della GIFRA, festeggiato S.
Francesco d'Assisi, proclamato da Pio XII il 18 giugno
del 1938 patrono d'Italia. Una festa di S. Francesco che
in Sicilia coincide proprio all'indomani della visita
del Papa a Palermo, dove ieri sono confluiti da tutte le
parti della Sicilia, migliaia e migliaia di persone,
soprattutto giovani, per partecipare alla Messa al Foro
Italico di Benedetto XVI. E nei giorni precedenti la
visita del Papa, a parte le solite polemiche sterili e
forvianti, da parte dei soliti, sui costi economici, di
cui i massa media, per puro dovere di cronaca hanno
dovuto riferire, molto interessante è apparsa l'analisi
della realtà siciliana, tracciata nell'intervista a
Mons. Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo e presidente
della Conferenza Episcopale Siciliana. Il quale, tra
l'altro, ha chiesto a tutti (cattolici e non) un
risveglio della coscienza. Perché - ha detto - "la
mafia s'è diffusa a macchia d'olio nel tessuto
sociale"; perché il precariato è divenuto - oltre
che una amara necessità - un "ammortizzatore
sociale" per favorire clientele; perché - ha
sempre detto Mons. Romeo - il bisogno sociale dilaga e
la politica resta incapace di governarlo. E quindi ha
invitato a ripartire da quelli che ha chiamato
"punti di luce", che, nonostante tutto,
esistono nella nostra bella Isola. Come l'esperienza di
Biagio Conte che a Palermo accoglie 800 tra immigrati e
senzatetto. O come la vicenda di tanti giovani che, a
Palermo come a Trapani, Agrigento, Ragusa o Messina,
insomma giovani siciliani doc, che hanno scelto in
questi anni di vivere in modo autentico e radicale la
loro fede con scelte conseguenti. Nonostante tutto - ha
detto Mons. Romeo - la Chiesa rimane ancora un sostegno
fondamentale per la lotta alla povertà , con le tante
iniziative che, affiancandosi alle Parrocchie,
fioriscono a servizio de più bisognosi. L'amarezza è
che, anche se è vero tutto questo, tuttavia sembra
ininfluente nelle scelte private dei fedeli e nelle
scelte pubbliche della società, l'incidenza nella fede,
perché appare evidente la scristianizzazione del vivere
civile, con la marginalizzazione di valori fondamentali.
In questo contesto, mentre ci riserviamo di approfondire
in qualche altra nostra conversazione il messaggio che
Papa Benedetto ieri a Palermo ha dato soprattutto alla
Sicilia, ecco la festa, oggi, di S. Francesco il più
italiano dei Santi ed il più Santo degli italiani;
santo sicuramente molto amato e venerato anche dalle
nostre parti, dove numerosissime sono le tracce della
presenza e della devozione francescana. Già col
linguaggio della liturgia e dell'arte, questo Santo
stesso trasmette ancora al mondo, la propria passione
per il Crocifisso, l'attenzione per i poveri e lo
stupore per il creato. Ed è davvero sorprendente
verificare nei nostri paesi, come San Francesco sia vivo
tra la fede e l'affetto della gente e come il suo
fascino non conosca limiti, né tanto meno l'usura del
tempo. Nato ad Assisi nel 1182, da un ricco mercante di
panni, Pietro Bernardone, da una vita giovanile
spensierata e mondana, in seguito ad un'esperienza
traumatica come quella della guerra di Assisi contro
Perugia, e della conseguente prigionia sofferta per più
di un anno a Perugia, ritornato ad Assisi, dopo aver
usato misericordia ai lebbrosi , si convertì al Vangelo
e lo visse con estrema coerenza, in povertà e letizia,
seguendo il Cristo umile, povero e casto, secondo lo
spirito delle beatitudini. Insieme ai primi fratelli che
lo seguirono, attratti dalla forza del suo esempio,
predicò per tutte le contrade l'amore del Signore,
contribuendo al rinnovamento della Chiesa. Innamorato
del Cristo, incentrò nella contemplazione del Presepe e
del Calvario la sua esperienza spirituale. Portò nel
suo corpo i segni della Passione. In lui come nei più
grandi mistici si reintegrò l'armonia con il cosmo, di
cui si fece interprete nel famoso Cantico delle
creature, che, stremato nelle forze, dalle fatiche e
dalle malattie, volle intonare nell'orticello di S.
Damiano, prima di farsi trasportare alla Porziuncola,
nella zona di S. Maria degli Angeli , dove è spirato
alle sette di sera del 3 ottobre del 1226, in un'ora che
liturgicamente appartiene al 4 ottobre, giorno in cui
perciò è fissata la sua festa. Non c'è dubbio:
Francesco di Assisi è il personaggio più celebre di
tutta l'agiografia cristiana: noto, ammirato e amato in
tutto il mondo, anche in ambienti assai lontani dalla
Chiesa cattolica. A lui si sono ispirati letterati di
tutte le tendenze, artisti di tutte le scuole, storici
di qualsiasi impostazione; uomini politici e addirittura
rivoluzionari, che hanno visto in lui un apostolo della
contestazione non violenta, un precursore
dell'opposizione contro il materialismo e il consumismo.
Perfino molte ribellioni, da quella medievale dei "
Fraticelli " a quelle recentissime, per esempio
degli hippies, si sono rifatte, più o meno
esplicitamente a lui, Francesco di Pietro Bernardone,
Poverello di Assisi, amante riamato da Madonna Povertà,
santo della rinunzia e cantore della " perfetta
letizia ".
Radioascoltatrici
e radioascoltatori, Don Diego Acquisto cordialmente vi
saluta ed anche a nome dello staff tecnico e
giornalistico di RF 101 vi augura buona settimana con i
programmi della nostra emittente.
24-Editoriale
di Radio Favara 101 - lunedì 27.9.2010
Un
cordiale saluto a tutti i nostri radioascoltatori, ed
eccoci a voi, a riprendere la nostra conversazione
settimanale del lunedì. E la nostra attenzione non può
non andare subito, alla nostra Favara, con uno sguardo
al passato recente, per osservare il presente e pensare
al prossimo futuro. A Favara, mercoledì 19 luglio
scorso , come una tegola si è abbattuta, improvvisa,
sull'Amministrazione Comunale in carica, da appena 4
mesi., la sentenza del Tar che ha azzerato la Giunta per
violazione dell'art.45 dello Statuto comunale che
prevede la presenza di donne non inferiore al 20 per
cento. Una Giunta di soli uomini , che dal Sindaco
Russello era stata nominata il 16 marzo precedente.
Esultanza, come riferiscono le cronache, da parte di
quanti (tutti uomini) avevano sollecitato ed in ogni
modo incoraggiato e favorito il ricorso al TAR. La
città è restata priva dell'organo collegiale di
Governo; il Sindaco, a cui qualcuno suggeriva di
provvedere subito con una decisione autonoma, dopo il
tempo di oltre cinque mesi per formare quella Giunta
azzerata dal TAR, ha preferito temporeggiare; in prima
battuta ha cercato di sdrammatizzare, assicurando che
tutto si sarebbe chiarito entro il sabato successivo,
cioè il 22 luglio…cosa che non è avvenuta, anzi si
è complicata. Frastornata l'opinione pubblica, anche
perché si guarda a tante altre Giunte di
amministrazioni comunali di paesi vicini e non, formate
da soli uomini o alla stessa Giunta Provinciale di
Agrigento, dove le quote rosa sono da tempo assenti.
Comunque sia, il sottoscritto, in un intervento
pubblico, non mancava di manifestare il suo pensiero,
dicendo che una sentenza del TAR -NEL NOME del POPOLO
ITALIANO andava rispettata e subito messa in pratica.
Nelle opportune sedi, dicevo, potrà essere, anche
discussa e …criticata. Ma intanto, Favara attendeva la
soluzione dei suoi problemi con l'impegno di tutti.
Errare humanum est ! - dicevo - Chi può affermare di
non sbagliare nella vita ? Dopo un errore, per il bene
della città, litigare non serve, alzare inutilmente i
toni ed incorrere in evidenti cadute di stile, con
insulti e banalità…talvolta volgari, è, comunque,
sempre disdicevole. E ponevo l'interrogativo, che ad
esso ha trovato risposta, con la recentissima formazione
della nuova GIUNTA, in cui le donne sono il 50%. Una
Giunta di sei assessori, tre uomini e tre donne. Una
Giunta monocolore perché tutti sono stati indicati dal
Movimento politico FLi (Futuro e Libertà), il Movimento
politico formato lo scorso mese di agosto dal Presidente
della Camera dei deputati, On. Gianfranco Fini,
Movimento a cui, ai primi di questo mese di settembre,
ha aderito il Sindaco Russello. Con la Giunta
monocolore, oltre al Sindaco, anche il Presidente del
Consiglio Comunale di Favara Luca Gargano, da sempre
fedelissimo di Fini, appartiene a Futuro e Libertà, che
in atto, avendo in mano tutte le cariche, cioè Sindaco,
Presidente del Consiglio Comunale e Assessori, si è
caricato della onerosa responsabilità di amministrare
da solo Favara. Il fatto che ancora possono essere
nominati per statuto altri due assessori, viene
interpretato come un segnale ad altre forze politiche, e
si parla dell'ambizione di potere riunificare in tutto o
almeno in gran parte tutte le forze del Centro destra,
che nelle ultime elezioni amministrative, dal popolo
avevano ricevuto il mandato di governare la
Città.Intanto dai nostri microfoni formuliamo alla
nuova Giunta i migliori AUGURI di BUON LAVORO, nel
segno di uno sforzo nuovo di ritrovata concordia, sulle
cose da fare, secondo le indicazioni che, nelle ultime
settimane, con un impegno ammirevole, quasi tutte le
forze politiche, presenti in Consiglio Comunale, che si
erano riunite sotto la sigla "PATTO per FAVARA",
hanno direttamente elaborato nel superiore interesse
della Città. Francamente gli "assessori ci
sembrano di buon profilo umano, morale e
professionale", e soprattutto ci sembrano - e noi
in questo senso dobbiamo spingerli e pungolarli - ci
sembrano motivati a lavorare seriamente, a spendersi per
risolvere, fuori dai riflettori della Televisione, i
tanti problemi ordinari di Favara; a girare per i
quartieri, ascoltando i cittadini, pigliando appunti
nell'agenda personale, prima di chiudersi nell'ufficio e
sedersi tranquillamente in poltrona.Il nuovo da
costruire, oltre a questo atteggiamento degli Assessori
in mezzo alla gente nei quartieri, sono poi davvero i
piccoli passi di una cultura collettiva di
corresponsabilità, con un confronto costante e diretto
tra cittadini e rappresentanti eletti dal popolo nei
vari ruoli dell'Amministrazione. Un confronto che mi
auguro davvero possa, finalmente, davvero iniziare,
anche con il contributo delle Parrocchie, così, come
aveva iniziato, per mandato del Sindaco, il suo allora
vice, LILLO MONTAPERTO, lo scorso 30 giugno, prima della
sentenza del TAR. Per il resto, a mio giudizio, non
servono né le rampogne, né le invettive, né le
lamentele, specie se condite da inutili volgarità e
palesemente frutto di malanimo e faziosità.
In questi ultimi giorni, sulla situazione politica
generale, ci è toccato di leggere l’editoriale di
un noto politologo, dal titolo “I governanti sulla
luna”. Un titolo quanto mai indovinato per la
situazione che stiamo vivendo e per l’argomento
trattato. Cioè, in un momento di grande difficoltà
per la gran parte dei cittadini, misuriamo con mano
la distanza della politica, che si interessa e che
litiga per cose, che se pure importanti, perché da
tempo aspettano una soluzione, in questo momento
sicuramente la priorità dovrebbe essere data ad
altro, se è vero, come è vero, che come dicevano i
latini, “primum vivere deinde philosophari”, cioè
prima bisogna pensare a restare in vita, e poi, se
si resta in vita si può pensare alla filosofia, al
modo migliore di filosofare, al modo migliore di
quale filosofia scegliere per vivere meglio la vita.
Per essere chiari, a nostro giudizio, al di là di
qualsiasi polemica, il governo, in questo difficile
momento in cui tante famiglie ma proprio tante, per
una somma di circostanze e di situazioni, non
arrivano non solo all’ultima settimana, ma nemmeno
alla penultima, il Governo avrebbe dovuto - ed
aggiungiamo - dovrebbe, confrontandosi con
l'opposizione (e naturalmente sperando che questa,
mettendo da parte l’antiberlusconismo viscerale,
almeno in questa circostanza mostri senso di
responsabilità ed realismo) , dare priorità alla
grave situazione economica: alla disoccupazione,
specie quella giovanile, sempre in aumento;
all'impoverimento delle famiglie; alle difficoltà
delle medie e piccole industrie; alla scuola, (sì
alla scuola, dove è in corso la protesta sacrosanta
dei 100.000 precari che rischiano di finire sul
lastrico); all'Università; all'inarrestabile fuga
dei cervelli (è di questi giorni la denuncia
dell’Arcivescovo di Palermo, mons. Paolo Romeo,
sul grande esodo di giovani che lasciano l’isola
in disperata ricerca di lavoro); ai pensionati; alle
infrastrutture che ancora non decollano.
Il Governo avrebbe dovuto e dovrebbe subito dare
assoluta priorità a questi problemi. Si può
rispondere che a queste cose il Governo ci ha già
pensato, ma tutto , ci sembra che ancora sia solo
sulla carta ed è tutto da verificare. E poi il
clima rissoso creatosi non solo con l'opposizione,
ma anche all'interno della stessa maggioranza, non
promette nulla di buono. Non parliamo delle promesse
fatte al Sud. Berlusconi aveva tempo addietro
promesso un piano per il Meridione. Non risulta che
oltre le parole, concretamente si sia avviato questo
piano. Alla Sicilia non arrivano ancora i soldi dei
Fas. Certamente alcuni rimproveri e provvedimenti
severi ce li meritiamo, la Sicilia li merita, per lo
sperpero del denaro pubblico a vantaggio solo di
alcuni privilegiati e di alcune fasce clientelari,
ma una cosa è punire gli abusi, un’altra è
tagliare i fondi.
La massiccia vittoria del Centrodestra aveva fatto
pensare, anche a chi non l'aveva votato, che
finalmente era in condizione di realizzare,
condivisibile o meno, il suo programma. Concreto
nell'affrontare l'emergenza (rifiuti di Napoli e
terremoto dell'Aquila), veloce nel varare qualche
riforma, il governo Berlusconi è andato poi a
impantanarsi su tre cose: la spaccatura con Fini; lo
scandalo del G8 con un ministro, Scajola, costretto
alle dimissioni (e si parla anche di altri
ministri); la pasticciata legge sulle
intercettazioni, su cui adesso, finalmente e
provvidenzialmente, sembra essere in atto un
supplemento di riflessione, per migliorarla ed
eliminare ogni sospetto che si voglia favorire la
casta o peggio ancora la criminalità più o meno
organizzata. L’obiettivo deve essere solo quello
di tutelare la privacy dei cittadini onesti e
laboriosi, che hanno tutto il diritto
costituzionalmente protetto di non essere spiati e
di non finire sui giornali, con l’iniziativa
maldestra di qualche giudice, ultimo esempio, quel
magistrato di Trani scoperto mentre per telefono
(ecco perché le intercettazioni sono utili) dava
notizie riservate a un giornalista.
Si tratta di amare riflessioni, che portano a
pensare che i governanti non si accorgono della
realtà che li circonda. Operano come se fossero su
un altro pianeta. La conclusione è – come è
stato da più parti, amaramente osservato - che il
cittadino diventa solo uno spettatore da adulare
(quando va a votare), da zittire (quando chiede o
vuole sapere), da prendere in giro (quando le
promesse rimangono promesse).
21-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì
14.06.2010-S.Antonio
Dobbiamo
sempre ricordare che la spiritualità cristiana non è per
la passività, per il disimpegno, non è la spiritualità
dell’assenteismo o della rassegnazione, ma la
spiritualità della presa di coscienza, della
responsabilità, della passione e della creatività, per
cercare di risolvere i problemi, non in maniera
utopistica, ma realistica. È la spiritualità delle
scelte concrete e possibili, nell’ottica di scegliere
sempre per il maggior bene o per il minor male . Quella
cristiana è, in una parola, la spiritualità
dell’incarnazione. In questo senso, non abbiamo
condiviso, non condividiamo e non condivideremo mai la
cultura dello sfascio di tutto e di tutti, la cultura
della critica fine a se stessa, la cultura unicamente
finalizzata alla demolizione di chi, pur con i suoi
limiti, ha trovato il coraggio di volersi spendere in
prima persona per la collettività, mettendoci la sua
faccia, cercando
di adoperarsi con i propri talenti per il bene comune.
A Favara non sono mai mancati e non mancano i
problemi, ma non manca nemmeno, fortunatamente, un
potenziale di bene, in tutti i versanti, che non
deve andare disperso o misconosciuto, ma
incrementato e valorizzato, isolando senza tentennamenti
quelli che seminano solo zizzania e discordie.
E
in questo senso la festa del Patrono, celebrata ieri,
ogni anno, - e quest’anno in particolare – deve
offrire, e specialmente quest’anno,-mi auguro che
abbia già offerto - un’opportunità di
riflessione. Se il tempo che stiamo vivendo è
oggettivamente difficile, dobbiamo considerare che S.
Antonio è vissuto anch’ egli in un tempo travagliato
e problematico. Ma ecco un breve profilo di S. Antonio,
il "Santo dei
miracoli", come viene pensato nell'immaginario
collettivo, per i numerosi prodigi legati al suo nome.
Nato a
Lisbona nel 1195, battezzato col nome di Fernando, lo si
voleva avviare alla carriera militare oppure a quella
forense, per farne un alto magistrato. Ma Dio aveva
altri progetti su quel giovinetto, nell'animo del quale
si andava sempre più facendo strada il disprezzo di
tutto quel mondo incentrato sullo sfarzo e
sul lusso, di tutto quel mondo delle corti
nobiliari, incentrato sulla forza,
sul potere e sullo sfruttamento delle classi
sociali più deboli. Per contro, avveniva nel suo animo
una progressiva maturazione del sentimento religioso, in
cui l'amore a Cristo - che aveva proclamato beati i
poveri in spirito, beati i perseguitati, beati
gli affamati di giustizia - l’amore a Cristo
esercitava un fascino potente e misterioso.
Nel 1221 si incontrò con
Francesco ad Assisi. Suo seguace,
divenne predicatore
instancabile
del Vangelo. Combatté le eresie, con un
messaggio forte e convincente, che comunque tendeva
sempre al rispetto delle convinzioni personali.
S.
Antonio individuò il
segreto della perfezione
nell'accordo tra la vita contemplativa e la vita
attiva.
Il 1231 fu l'anno in cui la sua predicazione
nella quaresima, toccò vertici
di incisiva intensità per i forti
contenuti sociali. Ma il 1231 è anche l’anno della
sua morte, perché spirò all'Arcella, sobborgo di
Padova, il 13 giugno 1231, ad appena 36 anni di età.
Fu
canonizzato l’anno successivo, il 30 maggio, a meno di
un anno dalla morte, sulla spinta di una popolarità che
si sarebbe allargata di epoca in epoca e che ha
raggiunto la nostra Favara, che lo ha scelto come suo
Patrono.
A
vantaggio del suo carisma di taumaturgo,
risulta trascurato il suo impegno concreto per la
soluzione dei problemi sociali più scottanti del suo
tempo. Ed è l’aspetto, questo del suo impegno
concreto, su cui invito a riflettere. Infatti egli riuscì
ad ottenere dai
magistrati di Padova la revoca dell'ordine di
incarcerazione per i debitori insolventi, salvando così
tantissimi
poveri dalla prigione e dal conseguente
peggioramento delle già misere condizioni economiche.
Un vero miracolo per quei tempi!
Ancora,
una piaga sociale di quel periodo storico era l'usura -
e io mi chiedo e
chiedo a tutti i radioascoltatori :(solo di quel
tempo!? - apriamo gli occhi a sufficienza su quello che
avviene anche
oggi nella nostra Favara, o preferiamo non vedere e non
sapere ?) - l’usura di allora, al tempo di S. Antonio,
era davvero un grosso problema, perché strozzava senza
pietà tanta gente, succhiava e succhia (se praticata)
il sangue ai poveri, spingendoli alla disperazione e
talvolta anche al suicidio. Contro l’usura S. Antonio
ha prediche
infuocate. L’ impegno concreto di S. Antonio,
per la soluzione dei problemi più gravi del suo tempo,
ci sprona a vincere ogni forma di pigrizia e ci ricorda
che l’impegno per la Città terrena, costituisce per
ogni cristiano, una delle condizioni necessarie per il
premio della Città celeste. Si avverte oggi
l’esigenza, a tutti i livelli, di un impegno nuovo, di
un cambiamento nella capacità di confronto e nella
qualità di presenza, a livello individuale e nelle
istituzioni; tutte condizioni per rendere più vivibile
la Città e tutelare efficacemente la dignità della
persona umana, trovando sempre punti di convergenza per
operare bene a vantaggio del bene comune, all’interno
del quale è legittimo che si trovino pure soluzioni per
il bene dei singoli.
Radioascoltatrici
e radioascoltatori, Don Diego Acquisto cordialmente vi
saluta
e, come al solito, anche a nome dello staff
tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura
buona settimana con i programmi della nostra emittente.
20-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 07.06.2010-Festa
della Repubblica
Nei
giorni scorsi è stata celebrata, con la dovuta solennità,
una data storica per il popolo italiano, un momento fondamentale della storia nazionale: il 2 giugno,
giorno in cui il popolo italiano scelse la Repubblica.
L'anno
era il 1946.
L'Italia usciva da un periodo di lutti e
sofferenze. La guerra, la
seconda guerra mondiale era finita ma il paese
doveva soffrire ancora molto. Il 9 maggio 1946, il Re
d'Italia Vittorio Emanuele III di Savoia, consapevole
del fatto di aver ormai compromesso definitivamente la
sua reputazione, (sia per essersi compromesso con il
fascismo sia per essere fuggito al momento de pericolo
... lasciando Roma indifesa, a discapito del motto "Avanti
Savoia"), pensò bene di abdicare a favore del
figlio Umberto II, a cui precedentemente aveva affidato
solo la luogotenenza e che regnerà solo per 35 giorni.
Questa
manovra infatti non servì comunque a salvare la
monarchia e quando il 2 giugno 1946 si tenne il
Referendum Istituzionale per decidere le sorti
dell'Italia, vinse di misura la Repubblica (12.717.923
voti per la Repubblica contro 10.719.284 voti a favore
della monarchia) e De Gasperi, leader della Democrazia
Cristiana fu
incaricato di formare il governo. La sconfitta fu
ovviamente mal digerita dal Re che non esitò
inizialmente a parlare di brogli ma, alla fine abbandonò
il territorio italiano. E così il 13 giugno dello
stesso anno si trasferì a Cascais, presso Lisbona,
assumendo il nome di Conte di Sarre.
Un
periodo travagliato questo del maggio- giugno 1946, in
cui si svolse una campagna elettorale rovente, per la scelta dei
deputati all’Assemblea Costituente e
contemporaneamente per il Referendum istituzionale. Ed in questo periodo , esattamente
il 16 maggio, a Favara, ricordiamo ci fu l’assassinio
del primo sindaco, democraticamente eletto, (non con
l’elezione diretta, come adesso), ma dal Consiglio
comunale, (secondo le regole di allora, che sono durate
comunque sino al 1992, quando si è passati
all’elezione diretta; e, per inciso diciamo che
l’attuale sindaco di Favara Domenico Russello è il quarto
sindaco eletto direttamente dal popolo, con tutto quello
che questo comporta, in termini di stabilità
amministrativa). Il Sindaco, prima veniva eletto dal
Consiglio Comunale e durava in carica sino a quando
godeva della fiducia del Consiglio; così in una
legislatura si avvicendavano anche quattro e più
sindaci con tutte le conseguenze che questo comportava.
Il primo Sindaco
del dopoguerra, Gaetano Guarino, fu assassinato
la sera del 16 maggio, in via Vittorio Emanuele,
all’angolo di Vicolo della Musica, dove nel 2006, 60°
dell’assassinio, dal sindaco Lorenzo Airò, è stata collocata
una lapide e dove anche quest’anno, 64° anniversario
è stato ricordato il suo martirio, un sacrificio
sull’altare della correttezza e dell’onestà.
Ma
ritorniamo alla data del 2 giugno, un momento
fondamentale della storia nazionale, in cui il popolo
italiano scelse la Repubblica. Una scelta maturata al
termine di un lungo percorso affrontato dal nostro Paese
per raggiungere quella democrazia tanto cercata e
desiderata sin dal Risorgimento, attraverso eventi
tragici e dolorosi. Le celebrazioni di quest’anno
hanno assunto particolare significato, nell’ambito
delle manifestazioni per il 150° anniversario
dell’unità nazionale. E il Presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano nel messaggio inviato ai
Prefetti d’Italia,
ha rinnovato l’auspicio che da parte delle
classi dirigenti vi sia un modo nuovo di interpretare la
responsabilità pubblica, come contributo per
riaffermare, le ragioni dell’unità e
dell’indivisibilità della Repubblica.
“Il
Paese – ha sottolineato il Presidente – ha bisogno
di una buona Amministrazione che venga percepita nella
sua capacità di dare risposte concrete alle esigenze e
alle aspettative più avvertite dalle popolazioni". E
la Festa della Repubblica Italiana, dopo qualche
incertezza, è
diventata motivo
di riflessione su valori che devono favorire la coesione
sociale. Come è stato giustamente ribadito, il 2 giugno
si festeggia quindi la nascita della nazione, in
maniera analoga a quello
che si fa in Francia il 14 luglio che ricorda
l’anniversario della Presa della Bastiglia e al 4
luglio negli Stati Uniti,
in ricordo del 1776
quando a Filadelfia venne firmata la dichiarazione
d’indipendenza.
E,
in tema di commemorazioni, ricordiamo che
anche la Sicilia
ha festeggiato, lo scorso 15 maggio, il 64° del proprio
tra Statuto, cioè del particolare stato giuridico, che
ha ottenuto, cioè l’autonomia, il 15 maggio 1946,
quando re Umberto II°, - l’Italia , come detto,
ancora era una monarchia -
firmava il decreto legislativo sulla istituzione
dello Statuto Autonomo della Regione Siciliana. Statuto
di autonomia che avrebbe dovuto risolvere
definitivamente i gravi problemi socio-economici in cui
versava la Sicilia, anche
a seguito alla proclamazione dell’Unità
d’Italia avvenuta il 17 marzo 1861. Diciamo avrebbe
dovuto, perché di fatto questo, per motivi vari non è
avvenuto, ed ancora la Sicilia si trova abbondantemente distanziata dal resto
dell’Italia: la questione meridionale è ancora ben
lungi dall’essere risolta, quando bussa alle porte il
federalismo, che, a seconda come
verrà attuato, potrà ulteriormente penalizzare
la nostra regione.
19-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì
31.05.2010 – Situazione amministrativa di Favara
Sulla
situazione amministrativa di Favara, le notizie attinte
da Radio Cavour, la radio “popolare”,
- si fa per dire - cioè le voci che circolano nella
piazza più importante di Favara, luogo di ritrovo dei
meno giovani, dove
ci sono diversi saloni da barba e diversi bar, e
dove solitamente bivaccano per passare il tempo, assieme
ad alcuni politici,
anche pseudo-politici e politicanti di bassa
lega, le voci che sono circolate e forse ancora
circolano, si riferiscono a presunti dissapori di alcune
forze politiche della maggioranza e quindi di alcuni
assessori. Queste voci, non ufficiali, che anzi
sono state ufficialmente smentite dal primo cittadino,
sono state riferite
da alcuni organi di informazione, che hanno parlato di
quello che si vociferava in piazza, cioè di una certa
situazione confusa ed incerta, che forse si vorrebbe
creare ed alimentare, - a detta dei cronisti - creare o
comunque alimentare da parte
di alcuni più o meno (forse più meno che più)
responsabili politici, responsabili di alcuni di
quei partiti, - precisiamo - che pure, appena due mesi
fa, nella seconda metà dello scorso marzo, dopo oltre
cinque mesi di riflessione, finalmente, avevano risposto
all’invito del Sindaco Russello ed avevano indicato i
nomi degli assessori, per la costituzione
dell’auspicata Giunta politica.
Ma
a parte il fatto che, a
quanto pare la notizia, non è risultata vera e
comunque è apparsa subito, da parte degli attori di
piazza, un po’ gonfiata, la nostra opinione è che se
ci fosse anche solo qualche fondamento di verità, al di
là di un legittimo confronto e di una leale e corretta
dialettica politica, la notizia, avrebbe dell’assurdo
e dell’incredibile. Dell’assurdo perché non è
nella nostra più sana cultura siciliana
il tradimento, - per dirla con Antonio Russello
-, che dice che Gesù non ha scelto la Sicilia per la
sua incarnazione, perché sarebbe stato “impossibile,
in Sicilia, trovare un Giuda”. Nel caso concreto
il tradimento sarebbe verso la città. La notizia
avrebbe pure dell’incredibile, perché Favara,
specialmente in questa momento e con la concreta
situazione che sta vivendo, di tutto ha bisogno tranne
che di una farsa, di una politica poco seria, di una
politica che nega il giorno dopo quello che ha deciso il
giorno prima. Non si può concettualmente concepire che,
a poco più di due mesi di distanza, quando, da parte
della Giunta, dopo un minimo di due mesi di
assestamento, quando si deve passare al dunque, perché
arriva il tempo di affrontare concretamente i problemi
sul tappeto, con
la necessaria determinazione ed autorevolezza, ecco che
l’insorgere di taluni atteggiamenti incomprensibili
rischia di vanificare tutto.
La
lotta politica anche personale, la più aspra, va
veramente oltre il limite consentito. Nessuno
riuscirebbe a comprendere e, credo, che, nel caso fosse
vero, nemmeno gli interessati, forse
riuscirebbero mai, a spiegare credibilmente
all’opinione pubblica il loro comportamento.
Dovunque,
il momento politico è sicuramente non facile, a
livello, nazionale, regionale e provinciale, mentre
contemporaneamente sul piano amministrativo, anche dalle
città vicine, non arrivano esempi esaltanti; la cronaca
riferisce continuamente di situazioni ingarbugliate o
addirittura paradossali; vedi per es. Licata e non solo.
Ma questo non può autorizzare che a Favara non si operi
per il bene della collettività anzitutto, mettendo
insieme impegno e buona volontà.
Superare
le difficoltà, da mettere sempre nel conto, non
dovrebbe essere estremamente difficile, soprattutto a
Favara, dopo quello che è successo e come si sono
svolti gli eventi, se subito si pensa al bene comune e
della città, accogliendo
(perché no ?) gli stimoli culturali ,
anche recenti che sulla collettività sono stati
largamente diffusi con la celebrazione della giornata
della legalità e con il recente, interessantissimo
convegno sullo scrittore siculo-veneto, ma favarese doc,
Antonio Russello.
Stimoli
culturali che vengono positivamente
accolti da tanti giovani e dal grosso della
popolazione, ma che, purtroppo, troppo spesso vengono
snobbati o addirittura
sembrano non scalfire minimamente – (se alcuni
atteggiamenti dovessero risultare esse veri e
continuare), - i responsabili politici locali, ai quali
la fiducia popolare
ha delegato la gestione amministrativa della città.
Favara,
con i suoi problemi, specie dopo la
tragedia del 23 gennaio scorso, deve trovare la
sua via, il suo sano orgoglio, la sua necessaria
coesione sociale, senza aspettare chissà quale
soluzione dall’alto e chissà quale messia
politico-amministrativo. Favara deve sapere alzare
concordemente la voce, e dopo aver compiuto i propri
doveri, reclamare i propri diritti ed avviare a
soluzione i propri veri problemi. Nessuno si può
legittimamente permettere di
mortificare la città. Anche per questo
qualcuno griderebbe…”un
giorno ci sarà il giudizio di Dio”.
Antonio
Russello, nel suo romanzo “La
grande sete” parla dell’assassinio del giusto,
il commissario Righi, che si consuma alla presenza della
moglie, al cospetto degli agrigentini, che non gridano
il loro dolore.
Una
metafora che esprime la visione generale che Russello traccia della Sicilia, e sicuramente, di Favara: una città,
a suo giudizio, pressoché immobile, impermeabile, che
lampedusianamente sembra destinata a non
volere sperimentare mai la dolcezza della
redenzione, con un deciso salto positivo di qualità
nello stile di vita.
Russello
vuole condannare e condanna questo tipo di atteggiamenti
siculo-favaresi.
A
tutti noi,
ognuno nel suo ruolo e per la sua parte, l’onore e
la responsabilità di un positivo cambiamento.
Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto
cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff
tecnico e giornalistico di radio Favara 101 vi augura
buona settimana con i programmi della nostra emittente.
*******************
16-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 10.05.2010
Le celebrazioni per l'Unità d'Italia
Fermento ed attesa per le cerimonie
dei festeggiamenti per il 150° anniversario
dell’Unità d’Italia, che andranno avanti per tutto
il 2011. In questi giorni, intanto,
si ricorda il 150° della gloriosa impresa dei Mille, che interessò la Sicilia
ed il Meridione d’Italia, cioè l’allora Regno delle
Due Sicilie, dove a re Ferdinando II di Borbone, nel
1859 era successo il giovane figlio Francesco II
(Franceschiello, come era chiamato dal popolo
napoletano), giovane appunto ed inesperto, quando si
annunciavano grandi
trasformazioni ed egli anziché capire i chiari segni
dei tempi, continuò ottusamente a seguire la politica
reazionaria del padre. Ma andiamo alla spedizione dei
Mille, che viene ricordata in questi giorni, a 150 anni
esatti di distanza.
All’alba
del 6 maggio del 1860, 1089 volontari, di ogni parte
d’Italia, sotto la guida di Garibaldi, salparono da
QUARTO presso Genova, alla conquista di un Regno, per
l’appunto quello delle Due Sicilie, difeso da 120.000
uomini. Se ne sono dette
e scritte e se ne dicono ancora di cotte e di
crude. Perché ancora dopo 150
anni , appare inspiegabile come 1089 volontari
male armati, anche se guidati però da
un genio militare come Garibaldi,
abbiano innescato un processo militare e politico che
portò alla conquista della Sicilia in appena 77 giorni,
nonostante fosse presidiata da decine di migliaia di
soldati borbonici. Si è detto e si è scritto di tutto.
Che i generali di Francesco II fossero stati comprati;
che l’Inghilterra avesse avuto un ruolo determinante
nella buona riuscita dell’impresa; che fosse
intervenuta in forze la massoneria per abbattere il
baluardo papista – cosi veniva detta la Sicilia - e
conservatore del Mezzogiorno d’Italia. Nessun
documento. «Nulla di tutto questo», dice,
deciso, qualche studioso.
Una
serie di circostanze favorevoli determinò il buon fine
dell’impresa. Altro che i complotti e le mitologie
richiamate dai filo borbonici. Il Regno delle Due
Sicilie era in disfacimento e l’Isola rappresentava
per i Borboni una spina nel fianco. C’erano fortissime
spinte autonomistiche da parte della nobiltà, spinte
che poi confluirono nel disegno unitario. La Sicilia era
in permanente subbuglio antiborbonico, come dimostrano
le rivolte del 1812, del 1820, del 1848 e del 1860;
rivolte sempre represse dai re borboni di Napoli con
ferocia estrema. Tutti aspettavano l’arrivo di
Garibaldi, che sbarcò a Marsala (l’11 maggio, 150
come domani), dopo il Proclama di Salemi del 12
maggio, in cui Garibaldi dichiarava a siciliani di
assumere la dittatura dell'isola in nome di Vittorio
Emanuele II, e
soprattutto lo appoggiarono in ogni modo,
dopo la vittoriosa battaglia di Calatafimi del 15
maggio dove morirono 78 volontari.
Garibaldi
seppe sfruttare in modo magistrale e modernissimo
l’aiuto delle squadre e della popolazione siciliane.
Una specie di guerra psicologica nei confronti delle
truppe borboniche comandate da generali imbelli.
Questa
in estrema sintesi la gloriosa impresa dei Mille, che
viene ricordata proprio in questi giorni, come inizio
del 150° dell’unità d’Italia, che viene proclamata
il 17 marzo del 1861 e che quindi sarà festeggiata come
festa nazionale il prossimo 17 marzo 2011.
Con
quale spirito deve essere ricordata questa ricorrenza,
in tutto quest’anno ? Dalla nostra emittente vogliamo
esortare a viverla, cos’ come ci ha esortato farlo il
Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, che ha
tenuto a ribadire, in contrasto con qualche voce
stonata, proveniente da un certo ambiente politico che
tutte le iniziative comprese nel «sobrio» programma per celebrare il 150° dell'Unità d'Italia «non
sono tempo perso e denaro sprecato, ma fanno tutt'uno
con l'impegno a lavorare per la soluzione dei problemi
oggi aperti dinanzi a noi».«Un
impegno - ha aggiunto – che
si nutre di un più forte senso dell'Italia e
dell'essere italiani, di un rinnovato senso della
missione per il futuro della nazione».
Insomma
, la ricorrenza deve spingere tutti in ogni lembo
d’Italia, da Pordenone a Lampedusa. E quindi
anche a Favara aggiungiamo noi , a lavorare
insieme per costruire il bene comune.
"L'indifferenza verso le istituzioni è una mancanza grave e
crescente, e prelude alle più varie forme di frattura
nel Paese". La denuncia, in questo senso viene
dal presidente della Cei, Card. Angelo Bagnasco, in un
discorso tenuto , nei giorni scorsi a
Genova in apertura di uno degli incontri preparatori
della prossima Settimana Sociale dei cattolici italiani,
che si terrà in ottobre a Reggio Calabria. In proposito
Bagnasco, che è stato ordinario militare, ha confidato
che : "da
vescovo ha vissuto episodi drammatici, come
durante la tragedia di Nassirija, o anche durante le
recenti calamità naturali che hanno segnato alcuni
regioni d'Italia. "Il nostro popolo, specialmente
la gente semplice che tira la vita, sa sempre – ha
sottolineato - quando
è in gioco la causa comune, il bene comune".
Bisogna crescere nella
consapevolezza del valore umano e civile delle
istituzioni, politiche, economiche, e perché no ? anche
familiari. La "ricorrenza
per i 150 anni dell'Unità d'Italia deve trasformarsi in
una felice occasione per un nuovo impegno, un nuovo
innamoramento del nostro essere italiani".
"Se sapremo cogliere in modo adeguato questo appuntamento, che cade
proprio in un momento in cui anche il nostro Paese è
alle prese con dure prove – ha detto sempre
Bagnasco - renderemo
un dono a tutti quegli uomini e quelle donne, quelle
famiglie e quelle associazioni, quelle istituzioni che
si stanno spendendo per la ripresa". La
storia di questi 150 anni di unità politica d'Italia
"testimonia
che è possibile perseguire e conseguire accordi
che, per lunghi periodi, consentono una convivenza
civile di grande qualità”.
*******************************************
Editoriale
di Radio Favara 101- lunedì 26.04.2010
Sulla
scena a Favara, il 23 e 24 aprile,
l’Associazione
Giò ’90 S. Vito
Due
rappresentazioni a Favara, di una brillante commedia in tre atti, “Mi
faresti un piacere ?” di Daniele Nutini,
nella grande Sala del Teatro S. Francesco, da
parte dell’Associazione “Giò
’90 S.
Vito”, che così festeggia i primi venti anni di
vita e di attività. Un’associazione nata all’ombra
del campanile, per decisione
del Consiglio Pastorale Parrocchiale,
formalmente, nel 1990; ma già con alle spalle alcuni
anni di positive manifestazioni teatrali in ambito
parrocchiale e che, con la formale costituzione, sotto
la presidenza del Parroco-pro tempore di S. Vito, ha
deciso di
aprirsi a tutti i talenti della città.
Il
soggetto quest’anno scelto, in linea con le tematiche
dei venti anni precedenti, è quello della satira di
costume, che, tra tante risate, porta gli spettatori
alla riflessione su problemi importantissimi, come i valori fondanti della
famiglia, che non sono destinati affatto a tramontare e
che però una certa cultura pseudo-moderna si ostina a
chiamare “tradizionali”, con la carica di
negatività che a questo aggettivo si vuole dare.
Nella commedia scelta per la rappresentazione,
l’autore, il fiorentino Nutini, si diverte e fa
divertire, nel mettere in risalto le ignobili ed assurde
complicazioni che derivano
da un comportamento di leggerezza e di
infedeltà coniugale. Infatti il sottotitolo
della commedia rappresentata è “Maledetto
il giorno che ho fatto le corna a mia moglie”.
Una
commedia divertente, con battute fulminanti e ritmi
serrati, ambientata a Firenze, tra gli anni ’50 e ’60, in cui
Dino Patti, regista e attore, da par suo interpreta la storia di Roberto
Galletti, ricco possidente che vive di rendita e
che subisce una condanna in contumacia ad un mese di
carcere, per avere schiaffeggiato un maresciallo dei
carabinieri al cinema,
dove si era recato di nascosto con Cornelia
Mariti, la sua amante, abbigliata sempre come si
conviene in questo ruolo, interpretato brillantemente da
Sonia Vetro Marianello.
Per
evitare che la propria moglie, Sara
, (interpretata in maniera davvero originale da Lilia
Alba), venga a conoscenza di quanto avvenuto al cinema
di Firenze,Roberto, con una serie di imbrogli e
falsificazione di documenti, riesce
farsi sostituire in prigione da un amico
squattrinato, Giorgio
Panzanella, (interpretato bene da Carmelo Sutera
Sardo), mentre lui se ne va in vacanza con la famiglia:
la moglie Sara, la zia Olga (sulla
scena la brava Liliana Muscarà), la sorella Emma
( la promettente Lucia Vinciguerra) sempre gentile ed
educata, rispettosa del fratello Roberto, quale capo
famiglia, vista la mancanza dei genitori; giovane Emma
fidanzata di Simone, figura grottesca di bambinone (sulla scena,l’impareggiabile Antonio Castronovo).
Ma
la vicenda si complica maledettamente, perché l’amico
Panzanella ne combina di tutti i colori e l’intreccio
che si crea tra i vari personaggi diventa un carosello,
degno della terra di Pirandello, per lo scambio di
identità di persone e per il proliferare di equivoci, a
effetto domino. A rendere più comica la situazione
contribuiscono tante divertenti macchiette, la più
esilarante delle quali è sicuramente quella di Libero
Mai ( interpretato da Lillo Montaperto, assieme
all’attore-regista Dino Patti, uno degli elementi
portanti dell’Associazione Giò ’90 S. Vito, quasi
fin dalla sua costituzione, direttore artistico della
compagnia teatrale, e, da poco più di un mese,
assessore comunale alla Cultura ed alla
P. I., alla
Sanità, con la pesante delega di vice –Sindaco). Ma
Libero Mai, non è l’unica macchietta, perché non è
da meno il nonno, Vittorio
Galletti, (sulla
scena Carmelo Schembri, nel cui ruolo si è
perfettamente identificato) vecchio e disabile in
carrozzella, sempre
morbosamente e patologicamente attratto dalle belle
giovani donne, come la cameriera di casa Galletti,
Rosetta,
appassionata di fotoromanzi che si diverte a
provocare un po’ maliziosamente il vecchio Vittorio,
anche se poi a parole
protesta; (ruolo questo di scaltra e discreta
provocatrice, interpretato superbamente da Rosetta
Azzaretto).
Non
manca infine la figura di un eccentrico personaggio, a
cui pensa di rivolgersi per il suo matrimonio il povero
Simone, il
mago Alfredo Leggimano (interpretato dal giovane Antonio Di Noto,
che ha superato positivamente la
sua prima esperienza sulla scena). Così come
positivamente deve essere giudicata, a sentire i
commenti del pubblico, - (tra cui il Sindaco Russello ed
il Tenente di Favara Treleani), -
della prima serata, la prima volta di nuovi
promettenti talenti : i giovani Salvatore Chiarenza che interpreta la figura dell’avvocato Francesco Toga
e Stefano Arnone nei panni del magistrato Giusto Pazienza.
Una
commedia davvero interessante, per le riflessioni che,
tra le tantissime risate, suscita su temi
importantissimi come la famiglia, la giustizia, e –
per sintetizzare -
il buon senso,
che dovrebbe sempre accompagnare il comportamento
umano, se improntato a senso di responsabilità.
14-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 19.04.2010
Il
delicatissimo tema della pedofilia
«Piena
ed affettuosa solidarietà» a Papa Benedetto, (che
qualche giorno fa ha ricevuto da molti, tra cui le più
alte autorità della nostra Repubblica, gli auguri per
il suo 83° genetliaco ed oggi, ricorrenza del 5°
anniversario dell’inizio del suo servizio come
Pontefice, riceve tanti consensi per il suo
impareggiabile e saggio magistero).
Ad esprimere nei giorni scorsi, «Piena
ed affettuosa solidarietà», è stata la Cei, nel
comunicato finale dell’ultimo Consiglio permanente,
nel quale si diceva che l’episcopato italiano, «si stringe intorno a Pietro, grato per la cristallina testimonianza di
fede e l’appassionato magistero». «Lo
sgomento, il senso di tradimento e il rimorso per ciò
che è stato compiuto da alcuni ministri della Chiesa –
si leggeva sempre nello stesso comunicato a proposito
dei recenti episodi di pedofilia - spiegano l’atteggiamento fermo e illuminato di Benedetto XVI che,
senza lasciare margini di incertezza né indulgere a
minimizzazioni, invita la comunità ecclesiale ad
accertare la verità dei fatti, assumendo nel caso i
provvedimenti necessari».
In
proposito, i vescovi hanno voluto espressamente
riaffermare «la
vicinanza alle vittime di abusi e alle loro famiglie,
parte vulnerata e offesa della Chiesa stessa»,
concordando sul fatto che «il
rigore e la trasparenza nell’applicazione delle norme
processuali e penali canoniche sono la strada maestra
nella ricerca della verità e non si oppongono, ma anzi
convergono, con una leale collaborazione con le autorità
dello Stato, a cui compete accertare la consistenza dei
fatti denunciati». Di qui il proposito di una più
accurata selezione dei candidati al sacerdozio, «vagliandone
- dicono testualmente
- la
maturità umana e affettiva oltre che spirituale e
pastorale».
Per
sintetizzare, diciamo che, in tutte le prese di
posizione dei più autorevoli rappresentanti del
Magistero della Chiesa, la pedofilia è definita e
vista, non solo come «un
crimine odioso, ma anche peccato scandalosamente grave
che tradisce il patto di fiducia inscritto nel rapporto
educativo».
Ma
detto questo, per l’onestà intellettuale, che è –
e deve essere - un valore per tutti, credenti e non,
laici, laicisti e non, proprio per tutti, bisogna subito
puntualizzare che, il peccato di alcuni non cancella
l’abnegazione di cui danno prova tantissimi altri
sacerdoti, della cui abnegazione hanno fato in passato e
tuttora fanno esperienza quotidiana tante persone e
tante comunità, stimolate continuamente a un innovato
impegno nel campo dell’educazione. In questo,
costituendo spesso l’unico punto di riferimento in non
pochi contesti sociali negativi e disorientati.
E
nel Corriere della Sera, giornale che viene normalmente
giudicato come uno dei più grandi ed autorevoli
quotidiani italiani, proprio in questi giorni, ci ha
fatto piacere leggere un editoriale del suo direttore,
dal titolo “Una
difesa laica del Papa”. In questo editoriale,
fuori dal coro, con un anticonformismo, che, in questo
momento, non è proprio di moda, si
fa notare che, all'origine dell'aggressione cui , in
questi giorni, sono sottoposti la Chiesa, e lo stesso
Papa Benedetto XVI, sul tema della pedofilia in ambito
ecclesiale, ci sono “pregiudizi
razionalisti e una cultura di violenza giacobina,
entrambi estranei alla cultura autenticamente laica.
E si dice
che “alla
Chiesa, che, per nativa vocazione, condanna il
peccato e perdona il peccatore pentito, non si può
chiedere di
rinunciare a uno spazio autonomo di analisi e di
giudizio, che è tutt'altra cosa dalla pretesa di
sottrarre i propri membri all'imperio della legge. Lo
Stato e la Chiesa hanno missioni diverse e la
pretesa di cancellare questa feconda differenza
danneggerebbe entrambi”. E ancora, con grande
chiarezza: “La
distinzione fra peccato e reato è parte integrante
della nostra cultura e della nostra civiltà, alla
quale non possiamo rinunciare.” Essa
sanziona la differenza, e la distanza, fra lo Stato
democratico-liberale, fondato sui diritti e le garanzie
individuali, e lo Stato teocratico: un ordinamento
oppressivo che, come hanno tragicamente provato i
totalitarismi anche di un recente passato, non
s’identifica solo nel connubio fra trono e altare, ma,
anche e soprattutto, nell’illusione razionalista e nel
tentativo volontaristico di cambiare, con mezzi
coercitivi, la natura dell’uomo. Di fronte allo
spettacolo inquietante cui stiamo assistendo, stupisce,
infine, la grande quantità di spettatori che rimangono
silenti in un’apparente indifferenza. Come se la
stessa nostra democrazia liberale non fosse debitrice
del messaggio cristiano che ha posto al centro la
sacralità e l’inviolabilità della persona”. Ci
sembrano davvero parole sagge, oggettive e
coraggiose, queste del direttore del Corriere della
Sera. Perché al di là del diritto all’informazione,
legittimo e democratico, non possiamo che constatare con
tristezza, che numerosi mass media nel nostro Paese (e
in Occidente in generale) trattano il delicatissimo tema
della pedofilia con parzialità, scarsa conoscenza o
addirittura – cosa veramente ignobile – con
malcelata, viva soddisfazione.
E,
chiuso questo triste capitolo, per ritornare al
comunicato dell’ultimo consiglio
permanente della CEI, concludiamo col dire che
sono stati , ancora una volta ricordati quelli che per i
veri cattolici sono valori non negoziabili che sono: «la dignità della persona umana, l’indisponibilità della vita, dal
concepimento fino alla morte naturale; la libertà
religiosa, educativa e scolastica; la famiglia fondata
sul matrimonio fra un uomo e una donna».
Radioascoltatrici
e radioascoltatori, don
Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a
nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara
101, vi augura buona settimana con i programmi della
nostra emittente.
Radio Favara 101– lunedì 12.04.2010
Messaggio dell’arcivescovo don Franco e
dell’arciprete don Mimmo.
La riflessione di Maria Grazia Brandara
Ed
ecco a risentirci, subito dopo l’ottava di Pasqua, per
riprendere subito, il messaggio che è stato dato, in
alcune omelie particolarmente significative, il Venerdì
Santo, proprio prima della celebrazione della gioia
della Risurrezione. Il messaggio forte del nostro
Arcivescovo don Franco, che, parlando ad Agrigento, ha
fatto riferimento proprio a Favara, ed il messaggio non
meno forte, di
don Mimmo Zambito, arciprete di Favara alla Città.
L'arcivescovo
Montenegro, Don Franco, - come preferisce farsi chiamare
- ha parlato in
piazza Municipio ad Agrigento, davanti l'urna di Gesù
Morto ed il simulacro di Maria
SS. Addolorata. Con
la sua solita schiettezza, al centro del
messaggio, ha messo le
tante piaghe della società agrigentina: la
sofferenza, il centro storico, la mafia, l'estorsione, i
giovani, l'alcol, la droga, il futuro incerto. Tutto in
forma di preghiera, ricordando la tragedia del 23
gennaio scorso a Favara, tragedia costata la vita alle
sorelline Bellavia,
nel crollo della loro abitazione.
Don
Franco, riferendosi alla tragica vicenda di Marianna
e Chiara Pia Bellavia, ha parlato di vittime della
burocrazia «schiacciate
dalle inadempienze burocratiche. Non
capisco - ha detto - perché
oggi si debba morire per questo. Tutti ci sentiamo
colpiti da questo lutto. Noi cristiani, in modo
particolare, oltre che sentirci privati della presenza
delle due sorelle, che appartenevano alla nostra comunità,
ed essere vicini con la preghiera, ci sentiamo
interrogati e provocati dalla loro morte e da questa
disgrazia. Noi per auto-giustificarci abbiamo puntato il
dito contro di Te Signore, dandoti la colpa della
tragedia di Favara. Siamo bravi a storpiare. Perdonaci».
L'Arcivescovo
ha voluto dedicare attenzione agli ultimi. Infatti ha
ancora detto
don Franco, riferendosi proprio a Favara
«Fa male –- scoprire
che in una società civile che si definisce solidale e
cristiana ci siano persone chiamate "linticchieddri", il cui destino è di essere sempre
scartate, evitate come se fossero figli di un Dio
minore, come fossero meno fratelli tuoi di noi.
Stranieri - ha proseguito - non solo coloro che vengono da terre lontane e che hanno il colore
della pelle diverso dal nostro. Stranieri sono anche i
cittadini della nostra stessa città».
Ancora,
mons. Montenegro ha "gridato": «Dovrei
parlarti Signore,- e la mia gente lo chiede - di mafia
sempre attiva, di lavoro sempre più mancante e di
lavoro nero, di disoccupazione, di agricoltura in crisi,
dei giovani drogati e già alcolizzati, privi di un
futuro certo, di acqua che manca, di bollette
impossibili e di altri pesanti problemi che feriscono
questa terra. ».
(Ed
a proposito di bollette, voglio fare in’incidentale:
pare che siano partite per le famiglie favaresi,
bollette del secolo scorso, della prima metà degli anni
’90, bollette relative all’acqua, dopo oltre 15
anni. Una richiesta che ci sembra veramente
assurda…forse solo propria di Favara…dove,
soprattutto, per la povera gente e comunque per tutti,
specie in questo momento non mancano proprio altri
problemi…perché ? …e se dopo 15 anni anche le
bollette pagate non si trovano più ?...ci voleva
propria anche questa ?...)
In
tutto questo, ce n’è veramente abbastanza per
meditare e riflettere. Nell’omelia, don Franco ha
richiamato tutte le devianze di una società che si fa
sempre meno cristiana e sempre più pagana.
Come
è stato rilevato in qualche autorevole commento
pubblico, riportato dalla stampa, - (per la cronaca in
un intervento di Maria Grazia Brandara) tutti i richiami
dell’Arcivescovo, fatti nel giorno di sofferenza più
emblematico dell’anno, cioè il “Venerdì Santo”, “attendono
non il solito silenzio dei richiamati
ma la risposta attiva conseguente
all’accettazione di quel richiamo, cosa che ogni anno
non accade!”…perché si fa acutamente osservare,
che “la
questione non è religiosa – o aggiungiamo noi non
è religiosa soltanto -
perché ,-
come la responsabilità, anche
- la spiritualità è individuale e anche se nella
Chiesa tutti diventiamo comunità,
è poi nella società che ognuno
diventa Abele o Caino”.
“E’ un tempo tormentato questo presente, con la malattia
dell’anima e con la crudeltà sociale, dal cui
labirinto non riusciamo ad uscire o non vogliamo
uscire”. Così Maria Grazia Brandara, ex sindaco
di Naro, persona attenta e riflessiva, al cui messaggio
volentieri ci associamo, nella speranza di provocare una
salutare reazione, in noi ed in quanti questo messaggio
vorranno raccogliere.
L´arciprete Mimmo Zambito, nell'omelia finale del Venerdì Santo,
applicando a Favara, il passo del Vangelo della donna
adultera, ha ricordato l’ammonimento di Gesù «Chi
non ha peccato scagli la prima pietra”,ed
ha ripetutamente detto:
“Opponiamoci alla lapidazione della città”.
“Basta gettare pietre su qualcuno o su una parte della
popolazione, opponiamoci alla lapidazione delle leggi,
delle istituzioni: opponiamoci all'indurimento del
cuore”. Non ha mancato di fare riferimento
all'uccisione a Favara del giovane commerciante di legname di
Serradifalco e al crollo della casa di via del Carmine
del 23 gennaio scorso. E
in questo scenario di avvenimenti successi, Don Mimmo ha
richiamato tutti alla comunione, alla coesione sociale,
senza divisioni di sorta, senza separazioni,
senza frange strumentali di contestazione inopportuna,
senza fazioni e frizioni, insomma senza
contrapposizioni, sterili, infruttuose e
controproducenti, se non addirittura veramente dannose
per il tessuto sociale favarese. Tessuto sociale che
tutti, - voglio augurarmi, non solo a parole - vogliamo
sicuramente migliorare.
Radioascoltatrici
e radioascoltatori, don
Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a
nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara
101, vi augura buona settimana con i programmi della
nostra emittente.
11-Editoriale di Radio Favara 101- lunedì
22.03.2010
-34 anni di vita e di attività di
RF 101
-Ricordo dei soci fondatori scomparsi
-Linea editoriale dell’emittente.
Sabato
scorso 20 marzo, Radio Favara 101 ha compiuto il
compleanno ed ha completato 34 anni di vita e di
attività; 34 anni a servizio del territorio. Prima
radio della provincia e quindi madre di tutte le
emittenti radiofoniche del territorio agrigentino, ha
operato sempre in uno stile di discrezione, festeggiando
sempre, in modo assai sobrio, solo alcune date, l’ultima
delle quali è stata quella del ventennio, nel marzo del
1996. Adesso gli anni compiuti sono ben 34 ed anzitutto
il pensiero va ai soci fondatori, a quelli ancora
viventi (che ringraziamo ma non nominiamo, sia per lo
stile consueto di discrezione…sia, per paura di
dimenticarne qualcuno), mentre, soprattutto, vogliamo
ringraziare quelli che non sono più in vita. E si
tratta di laici di grande valore culturale e grande
spessore umano, come Lillo Lentini. Eugenio Celani e
Peppe Casà. Ed accanto a loro, alla base della loro
matura formazione laicale, due grandi figure di Frati
Francescani, P. Francesco Schifano e P. Pacifico
Nicosia, stimatissime figure di uomini, di sacerdoti
e di frati, che hanno profondamente inciso nel
territorio favarese con quella semplicità francescana,
ricca di fascino e di valori. Il Convento S. Antonio di
Favara, dove è nata e dove ancora si trovano gli studi
di RF 101, è stata la culla di formazione ed il punto
di riferimento valido, nel travaglio che Favara ha
vissuto a metà degli anni ’70, in conseguenza delle
idee innovative del Vaticano II e, ancora di più del
rivoluzionario clima culturale post-sessantottino. E noi
onorati e gravati da così illustri predecessori, e dall’ambiente
in cui operiamo, senza minimamente volere rivendicare
meriti non dovuti – ci sentiamo di dire con serena
obiettività, che questa emittente, nei suoi 34 anni di
attività ha sicuramente contribuito alla crescita
culturale del tessuto sociale favarese, allargando
gradualmente il suo raggio di ascolto e conquistando
sempre nuove fasce di radiascoltatrici e
radioascoltatori, resistendo, - ci sembra con successo -
alle difficoltà con cui tutte le radio hanno dovuto
confrontarsi nei riguardi di mamma TV negli ultimi anni
e restando validamente presente nel panorama degli
ascolti e della comunicazione del territorio
agrigentino.
Il
glorioso passato di servizio svolto, la gratitudine
verso quanti hanno avuto intuito e lungimiranza, sprona
tutti gli attuali operatori dei vari settori e
programmi, a continuare nell’impegno, valorizzando l’esperienza
accumulata e con la volontà decisa e ferma di
continuare nel servizio di promozione culturale. L’impegno
sarà sempre quello di evitare un giornalismo basato sul
sensazionale o sulla enfatizzazione delle notizie specie
se negative, e come sempre, di evitare assolutamente il
gossip, continuando in quello stile di moderazione, di
discrezione e di efficacia che le nostre
radioascoltatrici ed i nostri radioascoltatori conoscono
bene. Rubriche di intrattenimento musicale, notiziari,
interventi di carattere religioso e culturale, spazio
alle associazioni di volontariato. E, a proposito colgo
volentieri l’occasione per invitare i vari
responsabili delle associazioni di volontariato ad
utilizzare questa nostra emittente per far conoscere le
loro iniziative, servendosi e collaborando con i
volontari che operano nel settore dell’informazione di
questa nostra emittente…e tra volontari, il dialogo è
tra pari..; ogni settimana, il lunedì va in onda la
voce del direttore, che vuole offrire stimoli di
riflessione su argomenti vari, con particolare
attenzione ai problemi del territorio e di Favara in
particolare, magari con una certa attenzione ai fatti
ecclesiali, talvolta disinvoltamente trascurati da
grandi mezzi di comunicazione di oggi.
Perché
davvero restano sconosciuti ai più tanti fatti
significativi, che, se vogliamo, sono magari di routine
, ma che, al di là di tutte le chiacchiere inutili e
spesso anche solo dannose, sono gli unici che riescono
ad accendere una luce ed a portare una parola di
speranza in ambienti di degrado e di disperazione.
Ci
sono gruppi di volontari, ecclesiastici e laici, che,
sotto qualsiasi sigla operino, nella nostra provincia e
nella nostra Favara, riescono ad arrivare là dove
nessun servizio predisposto dalla comunità civile
arriva o potrebbe arrivare. Persone giovani e meno
giovani, che seguono categorie particolari di anziani,
di diversamente abili, uomini e donne in difficoltà.
Ci
sono tante persone immerse nell’anonimato, che
svolgono un’opera preziosissima di servizio sociale,
non per uno scopo di lucro, ma unicamente perché nel
fratello o nella sorella sofferente, se credenti, vedono
l’immagine stessa di Dio e altri che magari, pur senza
porsi il problema di Dio, fanno lo stesso servizio, e
che sono quindi sulla strada giusta, perché come dice
la Bibbia, "la gloria di
Dio è l’uomo vivente".
E
poi, perché non dirlo, da questa nostra emittente,
vogliamo stimolare ad agire alla luce della Dottrina
Sociale della Chiesa, se necessario, fustigando anche
con energia amministratori ed amministrati, ma sempre e
solo per favorire il bene comune, che deve essere posto
al di sopra degli interessi personali o di parte.
E
noi siamo fermamente convinti che tante polemiche si
potranno evitare e si potrà tendere veramente al bene
comune, se il Vangelo sarà adattato, con spirito di
coerenza e di creatività, alle situazioni concrete,
senza escludere la politica, che anzi deve essere
davvero evangelizzata e sempre più recuperare il vero
senso di servizio alla polis, alla città. E proprio per
la nostra Favara, che vede, proprio in questi giorni,
una nuova Giunta di Governo, iniziare il suo servizio
alla città in questo momento non difficile ma
difficilissimo, ci viene di ricordare, a proposito di
talune voci non proprio edificanti di questi giorni, -
voci che – ci sembra - in maniera preconcetta
esprimono giudizi negativi su tutto e su tutti - la
definizione della democrazia del famoso uomo politico
inglese WINSTON CHURCHILL : "La
democrazia è il peggiore sistema di governo che esista,
ma sino ad ora non se n’è trovato uno migliore".
Radioascoltatrici
e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi
saluta ed anche a nome dello staff tecnico e
giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona
settimana con i programmi della nostra emittente.
Senza
continuare a chiudersi nel silenzio, dicevamo che , dopo
cinque mesi di inutili riunioni, l'assunzione di
responsabilità, moralmente, era obbligatoria “sub
gravi”da parte di ognuno, secondo il
proprio ruolo.
Adesso pare, finalmente, che la situazione si è
sbloccata e si
fa almeno chiarezza. Se possibile, bisogna recuperare
saggezza, perché ne manca tanta
e quindi anche tempo perduto, perché ne è stato
perduto veramente troppo.
Hanno
sempre predicato e praticato la disobbedienza civile
che, in sostanza, vuole dire infischiarsi della legge,
non tenerne conto, fare il contrario, magari
atteggiandosi a martiri, con digiuni più o meno veri o
più o meno
finti; diffondere
insomma a piene mani la cultura del trasgressivismo, con
esempi pratici, come per esempio, fumare spinelli e
usare droghe cosiddette leggere, quando per legge – si
sa bene - questo è reato. E ancora. Praticare aborti
non consentiti dalla legge …inneggiare a visioni della
famiglia che sono in netto contrasto con quanto è
stabilito dalla nostra
Costituzione Repubblicana, ecc. Invece i radicali
in questi giorni si presentano come paladini, difensori
della legge e del rispetto di essa, solo perché così
sperano che siano esclusi dalla competizione elettorale
per le elezioni regionali, la candidata dello
schieramento avversario nel Lazio o
in Lombardia il Governatore uscente. Da un
eccesso all’altro, a convenienza; ci si rifugia in un
formalismo che calpesta la sostanza. Un timbro rotondo o
quadrato, o la dabbenaggine di qualche incapace, vengono
difesi, come legge importantissima, a discapito di un
obbligo-dovere ben più importante, sancito dalla
Costituzione, che è il diritto di voto di ogni
cittadino per il Partito di sua scelta.
E
infine una buona notizia che riguarda il CROCIFISSO –
una notizia che solleva l’animo di non pochi italiani.
La Corte di Strasburgo ha accolto il ricorso del governo
italiano. contro la sentenza che, il 3 novembre 2009,
aveva ritenuto lesiva della libertà religiosa e della
libertà di educazione la presenza del crocifisso nelle
aule delle scuole pubbliche.
Il caso, comunque, sarà riesaminato nei prossimi mesi
dai diciassette giudici della Grande Camera di
Strasburgo, che emetteranno la sentenza definitiva.
Intanto un primo passo. Nel suo ricorso, il Governo di
Roma ha sostenuto che le questioni religiose devono
essere regolate a livello nazionale in quanto
rispondenti a elementi distintivi dell’identità di
una nazione e che attualmente non esiste in Europa una
interpretazione condivisa del principio di laicità
dello Stato. Perciò “l’esposizione del Crocifisso
nelle scuole non deve essere vista tanto per il
significato religioso quanto in riferimento alla storia
e alla tradizione dell’Italia”. Questa prima
decisione e della Corte di Strasburgo viene intanto
giudicata un atto di buon senso. “Il crocifisso
esprime il centro della nostra fede cristiana, la
sintesi dei valori che hanno ispirato la cultura di
libertà, di rispetto della persona e della dignità
dell'uomo che sta alla base dell'Occidente. Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi
saluta ed anche a nome dello staff tecnico e
giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona
settimana con i programmi della nostra emittente.
****************
6-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 15.2.2010
La
proposta autonomista ed il Lombardo ter
Situazione
politica in fermento in Sicilia da qualche tempo a
questa parte; fermento che ha
portato alla spaccatura del PDL, tra i cosiddetti
lealisti (la maggioranza, a cui si rifà anche il nostro
deputato regionale favarese Nino Bosco) ed il
PDL-Sicilia, a cui si rifà un altro deputato regionale
agrigentino, l’on. Cimino. Più di un osservatore ha
fatto notare che la Sicilia, storicamente, è sempre
stata un grande laboratorio politico, per nuove
esperienze di governo, poi esportate in altre regioni ed
a livello nazionale. Ed il riferimento è al fatto che
il gruppetto di deputati del PDL-Sicilia (una minoranza
del PDL ufficiale, PDL Sicilia,
che include ex di Forza Italia, vicini all’on.
Miccichè ed ex di
AN, vicini all’on Fini) unitamente all’ MPA, e
al PD, hanno dato vita, da qualche mese, ad un
nuovo Governo Regionale, il cosiddetto LOMBARDO ter, la
cui utilità per la crescita della nostra Regione, è
tutta da verificare. Tante le voci critiche, basate sul
fatto che il presidente Lombardo era stato eletto da un
cartello di Partiti tra cui l’UDC e il PDL ufficiale,
che adesso invece si trovano esclusi dal governo; e
quindi, voci autorevoli, come per esempio il Sen.
Schifani, hanno parlato di tradimento della volontà
dell’elettorato siciliano. Altre voci, - che hanno
invece condiviso la scelta di Lombardo, di cercare
l’alleanza col PD - parlano invece del Lombardo ter,
come frutto di un accordo tra le forze autonomistiche
siciliane, con il merito di avere liberato energie,
intelligenze, esperienze politiche diverse, per
convogliarle verso una vero e necessario rinnovamento
della nostra regione. Al fine poi di eliminare la netta
sensazione che si sia trattato – come per la verità di fatto è avvenuto -
di un accordo di vertice,
un accordo che è passato, a livello periferico, sulla
testa di dirigenti locali e dei simpatizzanti, ai quali
non è stata data l’opportunità di esprimere
le proprie valutazioni su una così
importantissima svolta,
- ecco l’iniziativa in corso, anche a Favara
- di una riunione – si dice - degli Stati
generali per “ridisegnare
– si afferma - la proposta autonomistica ed individuare le priorità programmatiche”
per un “nuovo
Patto per il Cambiamento”.
Noi
sospendiamo il nostro giudizio e ci mettiamo in vigile
attesa, augurando successo, se si tratta di un bene vero
per la Sicilia. Per il momento, sicuramente avviene una
grande contaminazione, per il coinvolgimento del PD. E
di ciò ne hanno consapevolezza piena
i massimi responsabili, che adesso vogliono
coinvolgere in questa contaminazione la base, senza
della quale – giustamente affermano - non ci potrà
mai essere proposta politica che abbia lunga e duratura
vita. Anche da questo punto di vista, se questa
contaminazione della base avverrà, staremo a vedere, ed
in questo senso vogliamo offrire qualche spunto di
riflessione in più
per stimolare il senso critico dei nostri
radioascolatori. E per questo, a quanti desiderano
conoscere il nostro pensiero,
ricordiamo che la Chiesa
non propone alcun particolare sistema politico,
sociale o economico, né mira ad imporre un proprio
concetto temporale di società. Con la sua dottrina
sociale che si sforza di tradurre nella prassi concreta
il Vangelo, la Chiesa assieme ad alcuni valori
irrinunciabili, offre orientamenti e ispirazioni per gli
impegni temporali dei cattolici. Poi, correttamente,
tutto è lasciato alla responsabilità dei singoli, a
livello personale e di aggregazione politica in cui
militano; tutto è lasciato alla loro creatività e alle
loro libere scelte di fronte a politiche alternative,
altrettanto accettabili dal punto di vista morale. Non
c’è dubbio che ai
cristiani che vivono nella politica e nel
sindacato,viene chiesto che la loro testimonianza sia un messaggio di liberazione, senza piegarsi mai di fronte
al male o alla mentalità corrente. Contestare in nome
della verità, pronti al dialogo e sempre nel rispetto
delle persone. Non c’è dubbio che in Sicilia si
richiede davvero una ventata nuova, per contrastare ed eliminare assurdi privilegi, con sperpero – quanto
sperpero - di denaro pubblico
ad esclusivo vantaggio di fasce selezionate di
clientele, ecc..ecc…Ben vengano allora tutte le
discussioni e gli impegni che vadano veramente in questa
direzione, nella direzione di un vero cambiamento in
positivo, anche se frutto di “contaminazioni”, il
cui elenco nella storia italiana, a partire dalla scelta
cavouriana del famoso “connubio”, non sempre però
– dobbiamo chiaramente dire - ha
portato i frutti desiderati e sperati. Nel desiderio di
migliorare effettivamente le cose in Sicilia,
soprattutto a vantaggio delle fasce sociali più deboli,
con un uso “morale” del denaro pubblico, non c’è
che da augurare successo a tutte le iniziative che cercano di coinvolgere la base;
compresa l’iniziativa in corso a Favara e nei
paesi della provincia, di questa riunione degli Stati
cosiddetti generali per divulgare la proposta di questo
patto autonomistico per il cambiamento, che vuole
coinvolgere anche il Partito Democratico di D’Alema
(non sappiamo se anche quello di Bersani e della Bindi)
, fermo restando comunque, che in democrazia il giudizio
definitivo spetta agli elettori nel segreto dell’urna,
esprimono la loro sovranità e decidono a chi affidare il
ruolo di governo ed a chi quello di opposizione. Ruoli,
che nella normalità della vita democratica,
ugualmente,
sono entrambi necessari ed importanti.
Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto
cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff
tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura
buona settimana con i programmi della nostra emittente.
5-Editoriale
di Radio Favara 101 – lunedì 08-02-2010
Qualcuno
ha parlato di sceneggiata, di una “sceneggiata
programmata”. Il riferimento è
alla trasmissione in diretta,
di Barbara D’Urso su Canale 5, con ospiti i
familiari della tragedia di Favara, i due Sindaci
Airò e Russello,
ed il sindaco di Salemi, uomo di cultura e critico
d’arte, SGARBI. Sappiamo quello che è successo e come è finita, o meglio non è
finita, perché dopo l’incidente, la trasmissione è
stata sospesa.
“La
trasmissione di Barbara D’Urso doveva essere il
confronto in diretta tra il sindaco Russello e l’ex
sindaco Airò sullo scottante tema
delle case popolari, da circa dieci anni in attesa di
assegnazione…”. La Barbara D’Urso doveva prevedere
che il suo tono patetico e carico di emotività, davanti
ai familiari addolorati…, qualche problema doveva
crearlo. Viene difficile pensare che la conduttrice non avesse pensato che,
quell’emotività che mirava a puntare il dito sui
Sindaci non avrebbe scatenato il furore di Sgarbi, non
nuovo a questo tipo di reazioni. Un taglio giornalistico
professionale (o più professionale) non avrebbe offerto
e non doveva offrire a nessuno e nemmeno allo Sgarbi di
turno, il motivo di alcuna reazione.
A
questo punto, al di là del tono e dell’atteggiamento,
ambedue riprovevoli, usati da Sgarbi, il problema reale
è vedere se corrisponde al vero quello che affermano i
Sindaci ( e non solo quelli di Favara); che cioè le
norme ed i lacci a cui sono costretti dallo Stato e
dalla Regione, bloccano tutto e privano concretamente il
Sindaco di ogni potere discrezionale. Sgarbi è andato
oltre, asserendo che in Sicilia, l’antimafia spesso si
rivela peggiore della mafia, nel senso che riesce a
bloccare tante cose, proprio con quelle norme che per la
verità erano state pensate solo per combattere la
mafia. Comunque sul vero tema del dibattito, si può
rimediare, con
qualche trasmissione ad hoc su qualche emittente
nazionale, provinciale o locale compresa la nostra
benemerita Sicilia TV.
Questo
il mio pensiero esternato a caldo su un giornale on line. Perché l’argomento meritava e merita una
diversa e più rispettosa analisi, anche
per approfondire il concetto, che “vigilare il
territorio è ordinaria amministrazione”; un concetto questo che aveva ed ha bisogno di essere approfondito, per vedere che cosa
l’ordinaria amministrazione ha il dovere di prevedere,
di includere e, solo dopo, quindi
parlare di eventuali inadempienze, da parte dei
burocrati o dello stesso capo dell’amministrazione
comunale, cioè il Sindaco. Sicuramente, il rinnovamento
di Favara passa proprio dal giudizio che ognuno farà
anzitutto su stesso. Ed a proposito, in questi giorni,
mentre hanno lavorato e, in ancora
lavorano le ruspe per le vie di Favara, impegnate
nel centro storico a demolire abitazioni giudicate
fatiscenti e pericolose, fermandomi un po’ a guardare,
più di una persona mi ha detto: “Crede
lei che cambierà qualcosa per Favara ?”. Al che
io ho risposto: “Cambierà
qualcosa, se cambieremo noi”.
La
trasmissione di Barbara D’Urso doveva avere
un’impostazione diversa. Perché la carica di emotività
che la Barbara alimentava, e la presenza dei familiari,
con la conseguente spettacolarizzazione del loro dolore,
non creavano le migliori condizioni per un dibattito
sereno, oggettivo, serrato, impietoso. Poi , eventuali
responsabilità penali si accertano nella sede propria,
perché non c’è nulla di più ingiusto e
antidemocratico dei processi penali sommari, fatti in
piazza o…forse oggi si deve dire…sulla stampa o alla
televisione.
Il modo come era partita ed era stata impostata la
trasmissione “Pomeriggio di canale 5”, io credo che,
di fatto, faceva guardare, pregiudizialmente, ai due
sindaci di Favara presenti, come a responsabili della
morte delle due povere ragazze. E questo chiaramente non
era inaccettabile. Oggi ci sono sindaci che temono per la loro
incolumità fisica e dei loro familiari. In un clima
avvelenato può succedere il peggio. La Barbara di
Canale 5 avrebbe dovuto e dovrebbe meglio degli altri
considerare anche questo, specie dopo l’episodio
toccato a Milano a Berlusconi. A conclusione di questa
nostra conversazione, vogliamo ricordare ai nostri
radioascoltatori che l’ex sindaco Airò, con una lunga
e dettagliata lettera ha detto quello che non è
riuscito a dire a Barbara D’Urso, cioè il motivo
della perdita
di tempo, nell’assegnare le case popolari, durante i
suoi cinque anni di amministrazione. Leggendo la lettera
e le spiegazioni , ognuno potrà formarsi il suo
giudizio. L’auspicio è che anche il responsabile
dell’IACP faccia altrettanto. Ma al di sopra di tutto,
a me pare, che quelle case semidistrutte, al di là di
ogni spiegazione, siano il monumento muto ma eloquente,
del modo come la politica affronta e conduce i problemi
della povera gente e le emergenze sociali che
interessano le fasce sociali più deboli. Da questo
monumento muto, contemplato e meditato, può e deve
venire fuori da parte di tutti, ognuno nel ruolo che
occupa, un risveglio delle coscienze, per un cambiamento
di rotta a 360° gradi. Dopo la tragedia, Favara deve
cambiare. In questo senso la mia proposta di un
Consiglio Comunale aperto, per raccogliere idee e
formulare propositi.
Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi
saluta ed anche a nome dello staff tecnico e
giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona
settimana con i programmi della nostra emittente.
*******************
Una settimana drammatica per Favara
4-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 01.02.2010
“La voce del direttore”
Settimana
intensa di avvenimenti per Favara, quella che si è
appena conclusa sabato scorso; settimana per tanti versi
drammatica, quella che è trascorsa da sabato 23 a
sabato 30 gennaio, che proviamo a ripercorrere a
ritroso. E il sabato è ordinariamente il giorno in cui
registriamo questo nostro intervento settimanale su
questa emittente radiofonica, che voi ascoltate poi il
lunedì, a partire dalla prima messa in onda delle 7,15.
Settimana che si è conclusa con la notizia clamorosa
che alcuni baby criminali di casa nostra, con il marchio
doc di favaresi, pur provenienti da buone famiglie, per
fare carriera nella “disonorata” società, avevano
elaborato e messo a punto un progetto, per sequestrare
il figlio del sindaco di Favara, avv. Mimmo Ruscello.
Tante persone, semplici e singoli cittadini, movimenti
ed organizzazioni, dopo questa incredibile ma vera
notizia, hanno espresso la loro solidarietà al sindaco
Russello, invitandolo ad andare avanti, per il bene
della città. All’emergenza sociale, l’emergenza
educativa, le due grandi emergenze di Favara. Ma
procediamo, se ci riusciamo, - coinvolti emotivamente
come siamo in questi drammatici eventi- con un certo
ordine. Il giorno
prima, giovedì
28, la Comunità Ecclesiale di Favara,
con una lunga lettera dell’arciprete don Mimmo Zambito, dopo
tante notizie inesatte dei giorni precedenti, aveva
riconfermato il suo impegno di evangelizzazione, con
particolare attenzione a favore dei
più poveri,
rendendo omaggio alla verità, chiarendo equivoci
e distorsioni, più o meno
strumentali
o interessati, sulla
persona del sindaco Ruscello, sulla sua “azione
civica e politica, prosecuzione finissima della capacità
di reggere con maturità e coscienza la
famiglia, le relazioni e la professione”,
come ha scritto testualmente don Mimmo, la cui voce è
apparsa artificiosamente amplificata, solo quando
sembrava parlare contro le istituzioni locali. Con la
lettera, riconoscendo che nella tragedia
qualche passo falso è stato compiuto, don Mimmo
e la chiesa di Favara hanno voluto trovare e di fatto
hanno trovato il coraggio di chiedere perdono e
comprensione per
la fragilità umana, ricordando a se stessi ed a tutti
che sempre c’è bisogno di conversione.
Già,
perché gli equivoci erano iniziati nei giorni
precedenti e soprattutto, nel giorno dei funerali delle
due povere ragazze, Marianna e Chiara Pia Bellavia,
tragicamente perite nel crollo improvviso della loro
casa in Via del Carmine. Un evento dolorosissimo che ha
portato Favara all’attenzione dei network nazionali;
un evento che ha drammaticamente portato alla ribalta
una situazione di povertà e di degrado del centro
storico, su cui, per la verità, anche noi da questa
nostra emittente, ogni tanto abbiamo alzato la voce.
I
funerali si sono svolti in maniera ordinata e
responsabile, segno della grande dignità e maturità,
della famiglia colpita dal gravissimo lutto e
dell’intera collettività favarese. La comunità
ecclesiale, come, giustamente, ha scritto don Mimmo
Zambito, non
poteva tirarsi fuori da questa tragedia, pur consapevole
che la comunicazione di massa
– sopratutto nazionale – mediante
televisione, giornali, internet avrebbe massacrato con
superficialità la nostra città, i suoi amministratori
e il dolore
dei favaresi e della stessa famiglia
Bellavia. E alla fine, spente le luci delle
telecamere e andati via i network nazionali, avrebbe
lasciato strascichi di divisione, soprattutto col il
Sindaco Russello, fatto
bersaglio di assurde ed arbitrarie accuse. Avere
impedito l’accesso alle TV per l’accoglienza delle
salme di Marianna e Chiara Pia in Chiesa e per il
funerale, rientrava in questa logica. Ma malgrado
questo, il modo ed il taglio come sono stati presentati
da tutte le emittenti nazionali, l’omelia di don
Mimmo, gli applausi, i silenzi significativi del popolo,
la rinuncia dell’Arcivescovo don Franco a presiedere
la concelebrazione, malgrado la sua presenza in Chiesa
tra il popolo, tutto questo, tutti insieme questi
atteggiamenti e questi comportamenti, con il taglio ed
il modo come sono stati presentati, sono risultati, come
una vera e
propria bomba atomica mediatica, contro
quasi un unico bersaglio: il sindaco di Favara
Russello. Ecco il senso del perchè della
lettera dell’arciprete: chiarire equivoci e
distorsioni, ristabilire la verità sul giudizio da dare
alla persona ed all’operato del Sindaco Russello,
richiamare tutti, alla luce degli eventi, alla
conversione. Adesso tutto sembra definitivamente
chiarito e bisogna guardare avanti. Sì, dobbiamo
guardare avanti, facendo tesoro dell’esperienza di
quanto accaduto e riflettendo che
alcuni poco praticanti delle cose di Chiesa, che,
magari, vengono solo in queste circostanze, sono portati
ad interpretare
l’omelia,
come quella di don Mimmo, - un’omelia particolarmente
incisiva e profetica - con la categoria del comizio,
quasi in favore di una certa parte
politica, arrecando così, anche se
inconsapevolmente, un danno, prima alla propria parte
politica, poi alla gente, e quindi Città ed alla
Chiesa.
L’omelia
deve essere presa come omelia, cioè come messaggio
squisitamente religioso, e da parte di tutti – proprio
di tutti, a partire dallo stesso predicatore – accolta
con atteggiamento di conversione interiore.
E
quando da parte di tutti, c’è veramente desiderio ed
impegno di conversione, le cose non possono che
migliorare.
L’emergenza
sociale e l’emergenza educativa iniziano un cammino
nuovo di soluzione, con la grazia di Dio, che per i
credenti, accompagna e potenzia gli sforzi umani
sinceri, non quelli strumentali, interessati e falsi.
Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi
saluta ed anche a nome dello staff tecnico e
giornalistico di radio Favara 101 vi augura buona
settimana con i programmi della nostra emittente.
Radio Favara 101 – Editoriale straordinario di don Diego Acquisto
sabato 23.01.2010
Crollo di una palazzina a tre piani: due morti.
Tragedia
a Favara. Un popolo sgomento. Tutti avrebbero voluto
direttamente partecipare alle operazioni di soccorso
subito scattate. Un particolare encomio lo meritano
senz’altro i carabinieri di favara subito accorsi, e
poi subito dopo, i Vigili del fuoco di Villaseta , i
volontari dell’Associazione Civile Grifoni, e ancora i
vigili urbani, e altri ancora, ognuno mettendo a
servizio la propria professionalità, senza risparmiarsi
di fronte a pericoli
e fatiche. Ci riferiamo al
crollo di un’abitazione del centro storico di
Favara, una palazzina come tante fatiscente. Una
palazzina di tre piani,
nella zona del Carmine, in pieno centro storico a
Favara, un’abitazione che si fa per dire, è crollata
all’improvviso. Sotto le macerie sono rimasti tre
bambini, dei coniugi Giuseppe Bellavia e Giuseppina
Bello, lui un manovale saltuario, lei una casalinga,
persone oneste e laboriose, che pare da tempo chiedevano
una casa popolare, una di quelle case da assegnare da
tempo, una quelle case finite da oltre 10 anni, e che i
vandali hanno semidistrutto. Se la burocrazia non avesse
bloccato l’iter di assegnazione, la famiglia
Bellavia-Bello, che sicuramente pensiamo avrebbe avuta
assegnata una casa popolare, non si troverebbe a vivere
direttamente questa tragedia. Una tragedia che comunque
è dell’intera città, sentita da tutte le autorità,
subito convenuto nel luogo del disastro, dal sindaco al
Prefetto, alle Aurotità provinciali, civili e militare
alle Autorità religiose, con lo stesso arcivescovo
Montenegro, con centinaia e centinaia di cittadini, tutti pronti a lavorare,
per estrarre dalle macerie i tre ragazzi, ma
impossibiliti a farlo perché già in numero più che
sufficiente, i soccorritori; a giustamente le forze
dell’ordine hanno tenuto un po’ distanti gli altri,
perchè la
maggiore vicinanza avrebbe significato rallentare le
operazioni di possibile soccorso. Alla fine il bilancio
è pesante, due ragazzi morti, ed uno che lotta per
vivere ed al quale tutti facciamo i più fervidi auguri
di guarigione. E intanto la città si prepara ai
funerali, che sicuramente vedranno una straordinaria
partecipazione di popolo. Superato ed archiviato qualche
momento di comprensibile tensione, è davvero solo il caso di pregare e di riflettere, per vedere quello che con
determinazione si deve fare, perché altre tragedie
potrebbero davvero verificarsi, nel centro storico che
interessa soprattutto i quartieri della Chiesa Madre,
del Carmine e
della parrocchia S. Vito. Il sacrificio delle due
ragazze Marianna e Maria Pia Bellavia dovrebbe spronare
finalmente tutti, autorità e Popolo favarese e non
solo, a fare tutto quello che umanamente è possibile
fare, invocando se necessario anche una legislazione
straordinaria per evitare, per quanto possibile simili
tragedie.
La
situazione di Favara è la stessa, se non più
drammatica di quella d Agrigento; a Favara il problema
non è nuovo, più di una voce ogni tanto si è levata,
per denunciare possibili pericoli, specie dopo il
crollo, fortunatamente senza danni, di uno stabile di
Via Bersagliere Urso, a pochi metri dal Calvario. Per il
centro storico di Agrigento, dove tra l’altro manca
una via di fuga e continua la perdita di tempo, anche
dopo il sopralluogo di Bertolaso, si è levata forte la
voce dell’Arcivescovo. In una lettera che
l'arcivescovo Francesco Montenegro ha scritto e inviato
al sottosegretario alla protezione civile Guido
Bertolaso, al prefetto, Umberto Postiglione,
all’assessore regionale ai Lavori pubblici, Antonino
Beninati, al sindaco di Agrigento ed a tante altre
autorità, tra l’altro ha detto: Busso
una seconda volta, dopo il terremoto abruzzese, alle
porte di Voi, gentili Autorità, per richiamare la
Vostra attenzione sul grave problema, pur sapendo che da
parte Vostra questa non manca, però il tempo passa
veloce e non si riesce ad arrivare a nessuna
conclusione. Improvvisamente e con frequenza,
sconcertati, vediamo scomparire paesi interi a causa
della forza della natura e degli avversi elementi
atmosferici. Fa male e fa rabbia sentire, puntualmente
dopo ogni disastro, che sono sciagure preannunciate e
attese. Mi passano per la mente le immagini di due anni
fa quando già una frana colpì il paese di Giampilieri,
in provincia di Messina. Allora, la gravità e
l’urgenza di interventi era condivisa da tutti. Le
promesse delle istituzioni davano l’impressione che
tutto, in quei territori, in poco tempo sarebbe stato
sistemato. Invece, dopo due anni e nonostante alcuni
segni premonitori, si piangono decine di morti! E ora si
ha l’imprudenza, da parte di chi ha responsabilità di
governo, di affermare che questo non è il momento delle
polemiche. La vita è sacra! Ogni cittadino ha diritto
alla sicurezza. Le istituzioni hanno il dovere di
assicurarla. Mi chiedo: - continua l'arcivescovo -quanto
tempo dovrà ancora passare, qui da noi, prima di
arrivare a soluzioni condivise? Sono anni che ad
Agrigento si parla di questo problema e alla richiesta
di fare qualcosa di risolutivo, si risponde, da chi ha
possibilità di decisione, che si sta studiando la
soluzione migliore. Ma perché ci vogliono i morti per
trovare subito le giuste risposte? Così conclude,
per Agrigento, l'Arcivescovo.
Purtroppo
a Favara i morti li abbiamo avuto. Finalmente da parte
di tutti, ognuno per il suo ruolo di responsabilità,
deve prontamente intervenire. Bando alle polemiche ed
allo scaricabarile di responsabilità. Bisogna agire. E
anzitutto intervenire con ogni mezzo a favore della
Famiglia Bellavia-Bello così duramente provata.
2-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì
18.01.2010
Politica
in movimento a livello nazionale, a livello regionale,
provinciale e locale,
- cioè anche qui, nella nostra Favara. Qui in
Sicilia, sembra una diretta conseguenza di quanto
avviene a
livello nazionale, tra le due componenti del PDL, tra i
due leader, Berlusconi
e Fini,
rispettivamente Presidente
del Consiglio e Presidente della Camera, il quale
ultimo, non sembra
perdere occasione
per smarcarsi dalla linea della maggioranza interna del PDL, in cui la guida riconosciuta è Berlusconi. Fini, spesso
ufficializza una linea diversa del Partito a cui
appartiene. E anche questo,
forse in Sicilia, ha portato ad un nuovo Governo
regionale, che ha visto l’uscita dei cosiddetti lealisti di Forza Italia
mentre l’UDC già prima aveva preso le distanze, con
dichiarazioni di fuoco dell’ex presidente della
Regione Cuffaro. Non sappiamo quanto risulti gradita a
siciliani l’operazione che si è consumata in Sicilia.
Secondo il Sole 24 Ore”, “il
tonfo registrato da Lombardo nella statistica del
gradimento, parla chiaro. Ma non vogliamo essere
frettolosi, staremo a vedere, perché non mancano alcuni
affermano
che questo nuovo governo in Sicilia, anche se nato fuori
dalla consultazione elettorale del 2008, è quello,di
cui ha bisogno la nostra terra. Perché sarebbe
il governo che vede
in gioco forze nuove in una maggioranza inedita,
cioè l’incontro tra forze autonomiste e riformiste,
capaci, in questo momento di emergenza,
di approvare le riforme essenziali,di cui c’è
bisogno. Qualche autorevole esponente del PD siciliano giura
che la gente siciliana sta capendo il senso della sfida.
Altri aggiungono che il PDL Sicilia (sempre più lontano
da Berlusconi) potrebbe rappresentare un nuovo scenario
politico, esportabile in Italia, perchè la Sicilia ha
la vocazione di essere un laboratorio politico per
l’Italia. Noi non ci pronunciamo; restiamo sempre
dell’opinione che tutte le operazioni veramente
politiche devono passare al vaglio della sovranità
popolare, che si esprime solo nel segreto dell’urna. E’
l’unica prova
certa e democratica, non costituita da ragionamenti
sofisticati fatti a tavolino. Intanto non potevano
mancare le risonanze alla Provincia regionale, dove
negli ultimi giorni si sono consumati importanti
passaggi politici che hanno modificato la geografia
politica, con la
costituzione del gruppo consiliare del Pdl Sicilia, e la
dichiarazione di indipendenza di qualche altro
consigliere. Da ciò, la
giustificata richiesta da più parti, di una
riunione per rivedere gli equilibri complessivi
dell’Amministrazione.
Fibrillazioni
anche nella nostra Favara, da quando il Sindaco Russello,
ai primo dell’ottobre scorso, anticipando i tempi,
manifestò ufficialmente il proposito di riprendere il
dialogo con i Partiti che avevano condiviso il progetto
politico. Sicuramente non hanno mancato di influire per
una conclusione del
rimpasto o costituzione della nuova Giunta politica a
Favara, gli avvenimenti nazionali e regionali. Ma
adesso, giunti alla fine di gennaio, siamo proprio al
dunque, non è più tollerabile questo clima di
incertezza ed il Sindaco Russello, non ha più motivi
per rinviare la sua decisione.
Nella
valutazione politica generale, dietro a tutti questi
problemi a livello nazionale, regionale, provinciale e
locale, l’auspicio delle persone più responsabili è
che tutto
ciò sia
dovuto ad un desiderio di sincera ricerca della strada
migliore per conseguire il bene comune e solo questo.
Perché naturalmente il pericolo è invece che dietro ,
invece ci sia unicamente la lotta per il potere
concepito non come servizio, ma come affare, per la
propria bottega, la propria clientela, la propria
famiglia di sangue e politica. Insomma solamente affari
ed interessi privati, con ricerca del consenso
clientelare a tutti i costi. Lo stesso scontro
all’interno della maggioranza del governo a Roma come
a Palermo, sarebbe solo per il controllo dei centri
della spesa pubblica, dalla Sanità alle nomine
dirigenziali ai vertici della burocrazia
nazionale regionale e alla gestione dei fondi
europei. Una corsa
che non arretrerebbe dinnanzi a nulla, neppure di
fronte alla
drammatica emergenza economica che i cittadini
stanno soffrendo.
In
questo clima, a quanti si vogliono lasciare illuminare
dai principi della Dottrina Sociale della Chiesa,
con il coraggio di
“sporcarsi le mani”, la strada è quella
indicata da Giovanni XXIII del “Vedere, giudicare,
agire”. Con la forza e
l’impegno di un rinnovamento interiore, che
porta a passi magari graduali, ma concreti nella
direzione del superamento degli interessi egoistici per
puntare solo al bene comune, all’interno del quale
possono trovare soluzione anche problemi personali. E la
strategia obbligata, suggerita dalla Dottrina Sociale
della Chiesa, non è mai quella dell’imposizione, ma della democrazia, del
consenso popolare. Per moralizzare la cosa pubblica non
ci possono essere altre soluzioni. La storia anche
recente ci ha insegnato quanto pericolose e
controproducenti siano le scorciatoie delle imposizioni
autoritarie, che si sono rivelate fonte di violenza e di
tragedie sociali e umane.
Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi
saluta ed anche a nome dello staff tecnico e
giornalistico di radio Favara 101 vi augura buona
settimana con i programmi della nostra emittente.
|
AUGURI PER UN SANTO NATALE, BUONA FINE d'ANNO
e
BUON INIZIO del nuovo ANNO civile 2010. |
|