DOCUMENTI

 

 

Nota al direttore del giornale on line "...perlacittà.it" sui preti di Favara 

 28 luglio 2010

Nota in merito all'affermazione " non si alzano le voci ..... dei preti che fino a qualche mese addietro sembravano abitare in paese...”, contenuta  nel servizio del 28.7.2010 dal titolo : " Favara – In Consiglio si parla ancora di quota rosa di Franco Pullara " in cui, oltre che del problema delle quote rosa, che ha paralizzato l'attività amministrativa di Favara, si parla anche del degrado in alcuni settori della città, con i seguenti interrogativi : "Cosa dire sulla via Umberto che resta chiusa? E sulla via San Calogero? Per l’acqua che non arriva? Per la sporcizia? Per la macchina burocratica comunale che non funziona?".

 

Caro direttore,

la mia non vuole essere una difesa d’ufficio, ma è chiaro che l’opinione di noi preti (alcuni dei quali sono legittimamente fuori sede, in vacanza) oltre alla mia che non ha mancato di farsi sentire, non può che essere quella di puntare anzitutto al bene comune, nelle linea del nostro costante impegno di evangelizzazione che non può escludere la politica. Anzi.

Papa Benedetto ricorda spesso che la Chiesa non può disinteressarsi del bene comune, con particolare attenzione alla fasce sociali più deboli. Favara specie dopo la tragedia del 23 gennaio scorso, non può essere abbandonata a se stessa…il degrado nei settori da te denunciati può e deve essere fermato…la macchina burocratica del Comune (dirigenti e personale vario…più che sufficiente nel numero…) mi pare che, in qualche caso, si stia mettendo all’opera, per esempio, x qualche intervento necessario in qualche via…

Perché non procedere in tutti i settori, per quanto riguarda l’ordinario ? E’ proprio sempre necessario l’ordine di servizio dell’assessore ? Non basta quello del dirigente per l’ordinaria amministrazione ?

Comunque, a scanso di equivoci, la politica non deve cercare alibi. E’ urgente, anzi urgentissima, la costituzione (rimodulazione, rinnovo…ecc…) di una autorevole Giunta, formata da persone qualificate e di buona volontà , di ambo i sessi.

A mio modesto parere, i politici-uomini ( a parte l’opportunità o meno di talune iniziative giuridiche che pare vogliano intraprendere) intanto hanno l’occasione di liberarsi dall’accusa di essere attaccati al potere e di incurabile maschilismo in politica, realizzando subito l’idea di una Giunta a maggioranza femminile, con il 20% di uomini . E’ difficile realizzarla ? Forse sì, ma non impossibile ! Per fare proprio presto (perché è davvero necessario) ogni Partito (nessuno escluso), subito, dovrebbe fornire una rosa di nomi, lasciando la decisione al Sindaco, al quale, per legge, spetta sempre l’ultima parola nella scelta degli assessori x la composizione della squadra di governo. Naturalmente, il discorso dell’urgenza nel procedere, se vale x tutti, vale soprattutto x il Sindaco, al quale subito – e giustamente – sempre, in ogni cosa si pensa, avendo egli ricevuto un mandato diretto dai cittadini x l’amministrazione della cosa pubblica.

Formata la GIUNTA, dopo questo necessario ed urgente passaggio, si riprenda pure il dibattito a 360 gradi. Ciò anche con un occhio alla situazione politica nazionale, che credo non manchi, neppure a Favara, di avere il suo influsso sulla politica locale. Si possono fare tutte discussioni che si ritengono più utili x il bene di Favara, non dimenticando però che x tutti, singoli operatori politici, raggruppamenti vari, e Partiti nel loro insieme, ci sarà, nel segreto dell’urna, il giudizio degli elettori, in questi tempi, forse più desiderosi che mai di esercitare direttamente la loro sovranità. Le sorprese, a mio giudizio, sono o saranno proprio da mettere nel conto.

Con sensi di stima

Favara 28.7.2010

Sac. Diego Acquisto

 

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Lettera a Franco Pullara, direttore del giornale online ...Per la città, in riscontro ad un suo servizio dal titolo: Favara - L'opposizione c'è.

 

Caro direttore,

partendo dal principio che la Chiesa non è e non vuole essere, un agente politico, ma che tuttavia non può non sentirsi interessata a dare il proprio contributo per il bene comune, il tuo articolo ed i vari post di commento, hanno suscitato in me le seguenti considerazioni, forse anche per il ruolo che esercito all’interno della comunità.

La mancata indignazione del popolo rispetto a talune, oggettive, disfunzioni  denunciate, forse si può spiegare con il fatto dell’abitudine, consolidata nel tempo, perché il presente eredita un passato, difficile da smaltire e la buona volontà degli attuali, come dei passati amministratori, ha sostanzialmente lasciata immutata la situazione, consolidando la cultura della rassegnazione. Il nuovo da costruire sono forse davvero i piccoli passi di una cultura collettiva di corresponsabilità, con un confronto costante e diretto dei cittadini con l’Amministrazione, che mi auguro davvero possa, finalmente, davvero iniziare.  Non servono, a mio giudizio, né le rampogne contro l’attuale legislazione, né le invettive, né le lamentele, specie se condite da inutili volgarità e/o palesemente frutto di malanimo e  faziosità.

Ma il senso complessivo del tuo servizio, caro direttore Pullara, è certamente un altro, quello di un’opposizione di sinistra che manca.

Avendo il popolo decretato di affidare il governo della città al centro-destra, contestualmente, nella normalità della vita democratica, alla parte sconfitta assegna il ruolo di opposizione.

A Favara la situazione appare anomala, perché a  quanto pare, la sinistra, o meglio le forze del centro-sinistra, (complessivamente meno di un terzo del consiglio comunale, formato da 30 consiglieri)si trovano, spesso,  a condividere le scelte dell’Amministrazione.

Da tre mesi a questa parte, che cosa è avvenuto ? Come riferisci in questo servizio,  “dell’opposizione se n’è fatto carico l’onorevole Bosco e il gruppo consigliare vicino alle sue posizioni politiche”, cioè i lealisti del PDL, un gruppo di quattro/cinque consiglieri. Cioè, in assenza della naturale opposizione esterna, è nata un’opposizione interna allo stesso Partito del sindaco. Un’opposizione fatta in casa, dato che il PDL risulta frazionato tra  “lealisti”, PDL-Sicilia, e di recente, anche,  PDL-Favara. Una guerra “civile”, che, in qualche occasione, talvolta, appare anche inutilmente cruenta. Una situazione anomala di frammentazione e confusione, questa del PDL a Favara che sicuramente disorienta i cittadini. E, per dirla tutta, la frammentazione  a Favara  non risparmia nemmeno il centro-sinistra, il PD, al cui interno le fratture sono pure evidenti, tra riformisti e conservatori, così come a livello nazionale, regionale, provinciale  .

 Le conseguenze per l’Amministrazione Comunale,  - costretta democraticamente a tenere conto degli umori di una maggioranza variabile in Consiglio Comunale, non infrequentemente diversa  da quella da cui politicamente è nata, lo scorso marzo, dopo un travaglio di oltre cinque mesi - mi sembrano quelle di una navigazione a vista, con il Sindaco che richiama agli impegni programmatici sottoscritti.

Cosa avverrà nel prossimo futuro ? Perché è sicuro che democraticamente tutto ritornerà al giudizio del popolo, che nel segreto dell’urna valuterà e dovrà esprimersi. L’esperienza ci dice che dall’urna possono uscire risultati davvero inaspettati, a riprova che la valutazione della gente comune – dove spesso c’è tanto buon senso -  può essere assai diversa da quella che alcuni vorrebbero far credere.

 Ma quale possibilità di scelta sarà offerta ai cittadini favaresi alle prossime elezioni amministrative? 

Continuando così le cose, in considerazione che MPA e UDC sono ufficialmente alleati del PDL (ma anche loro, con problemi, divisi al loro interno), VIENE da PENSARE  che  i FAVARESI dovranno solo SCEGLIERE  tra due FAZIONI  di UNO STESSO PARTITO, cioè il PDL.

Perché, in questo contesto, le forze del centro sinistra appaiono quasi inesistenti,  non alternative e comunque, comportandosi in questo modo in Consiglio Comunale, non pare davvero che abbiano per Favara un progetto credibile di alternativa all’attuale gestione.

Inoltre,  alcune domande si devono ancora porre. Funzionano i partiti ?  Quale lavoro stanno facendo per formare i nuovi possibili  amministratori  da sottoporre al giudizio dei cittadini ? Perché, all’interno di ogni partito, - per essere concreti - non si incominciano a fare i nomi (uomini e donne) di possibili, futuri amministratori della cosa pubblica ?

 E’ possibile risolvere tutto, ponendo all’attenzione solo domande retoriche, come :  Daremo fiducia di nuovo ai nostri eroi “ (cioè agli stessi consiglieri comunali) ?”.  Oppure lanciare solo qualche frase ad effetto, che, per esempio, inviti  a coglier il “guanto”  “perché la sfida è aperta ?”.

 

Mi rendo conto che è facile criticare e lamentarsi, mentre scendere al concreto, specie se si tratta di scelta di persone, è davvero difficile. Con la conseguenza poi di scegliere però all’ultimo momento, pressati solo dalla scadenza e dalla sola urgenza e necessità di pigliare voti.

 Per questo, credo che la strada da percorrere, concretamente, sia quella di un forma di democrazia diretta di controllo popolare, avviando un processo di educazione della coscienza collettiva  alla partecipazione responsabile, liberando la mente da pregiudizi e  attese messianiche, quasi che possa sorgere un uomo carismatico che miracolosamente possa farsi carico e  risolvere i problemi della collettività.

Unitamente  all’augurio di buone vacanze, c’è da sperare, magari dopo la calura di questi mesi,  in un ripensamento generale per il bene della città e della democrazia.

Cordialmente

13.7.2010

Sac. Diego Acquisto

 

 

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Dialogo fecondo tra La Comunità ecclesiale e la Civica Amministrazione a Favara 

di don Diego Acquisto

 giovedì 1 luglio 2010 

Con un minimo di costruttivo realismo, forse è davvero possibile valutare positivamente l’incontro che ieri sera si è svolto tra l’Amministrazione Comunale, rappresentata dal vice sindaco Montaperto, il direttivo del C.P.C. ed una qualificata rappresentanza di laici e sacerdoti della città, per un cammino nuovo di ascolto e di impegno in favore della collettività favarese.La Chiesa che non è e non intende essere un agente politico, ma che nello stesso tempo, unitamente a tutte le altre sane realtà aggregative del territorio, ha il dovere di interessarsi al bene della comunità, non poteva trascurare la sollecitazione del primo cittadino. Il quale, nelle settimane precedenti aveva indirizzato una lettera all’arciprete don Mimmo Zambito ed ai componenti del direttivo del Consiglio Pastorale Cittadino, chiedendo collaborazione attorno alla nuova Giunta di governo della città, che si era insediata alla fine dello scorso marzo, formata, “con l’apporto di tutti quei Partiti che, nelle ultime elezioni amministrative, hanno avuto dai cittadini il mandato di governare la Città”. E ciò, dopo, l’unanime, condivisa valutazione che la Giunta tecnica aveva esaurito il suo compito ed il conseguente travaglio di oltre cinque mesi di riflessione e di incontri.Da sempre, da più parti, si è auspicato un diretto contatto tra cittadini e pubblica Amministrazione. Qualche tentativo di concreta attuazione c’è stato, ma è mancata da parte dei Sindaci, che si sono avvicendati, la necessaria determinazione ad insistere e continuare, forse ritenendo più facile e gratificante ritrovarsi solo con la ristretta cerchia di “responsabili”, con le conseguenze a tutti ben note. Adesso, con quanto è stato detto da parte di più di uno dei presenti, si può, ragionevolmente, pensare che sia la volta buona per una svolta che costringa ad uscire dal Palazzo i “responsabili” per ascoltare la base ed assieme procedere ad un monitoraggio dei problemi, da classificare e risolvere a breve, media e lunga scadenza.Evitando positivamente ogni forma di superato collateralismo, la comunità ecclesiale, pur nella consapevolezza di essere una realtà significativa del territorio, non può e non vuole essere l’unico interlocutore della Civica amministrazione. Devono essere invitate e sollecitate le tante realtà culturali e sociali aggregative, che vogliono contribuire responsabilmente al bene di Favara e che fortunatamente non mancano, oltre naturalmente al libero intervento dei cittadini dei vari quartieri , che devono essere i protagonisti principali.L’augurio è che dai progetti si passi ai fatti concreti, senza perdere tempo nella stesura di chissà quali regolamenti e statuti. Sindaco, Assessori, Presidente del Consiglio Comunale e Consiglieri, dirigenti e impiegati tutti, ognuno per la sua parte e per il suo ruolo, credo che debbano cogliere l’opportunità di una revisione del loro servizio, perché Favara merita di più ed è possibile andare avanti, anche a piccoli passi concreti, superando polemiche e divisioni, senza aspettare chissà quale salvatore, con la bacchetta magica. I problemi ce li dobbiamo risolvere noi, se necessario anche con qualche manifestazione unitaria di protesta, per ottenere i finanziamenti promessi, ma che ancora non arrivano. Da parte di tutti bisogna rimboccarsi le maniche, senza lasciarsi condizionare da insulti, provocazioni e volgarità. La tragica situazione dei precari è un’ulteriore, forte sollecitazione alla concordia, solidale e fattiva. Le lacerazioni e frammentazioni non hanno mai prodotto nulla di buono.Tutti abbiamo il dovere di far crescere una Favara più responsabile,più solidale, più pulita in tutti i sensi, con servizi decisamente migliori. Una Favara che sappia scoraggiare nei fatti il clientelismo e l’illegalità. Qualche tempo fa’ giovani francescani ad ogni favarese lanciavano, una sfida sempre attuale: “Abbi coraggio. Sii tu il cambiamento della nuova Favara che vorresti”.

 

 

 

11-Editoriale di Radio Favara 101- lunedì

 22.03.2010

-34 anni di vita e di attività di RF 101

-Ricordo dei soci fondatori scomparsi

-Linea editoriale dell’emittente.

 

Sabato scorso 20 marzo, la nostra emittente Radio Favara 101 ha compiuto il compleanno ed ha completato 34 anni di vita e di attività; 34 anni di vita e di attività senza clamore, senza nessun annuncio pubblicitario: 34 anni a servizio del territorio. Prima emittente della provincia e quindi madre di tutte le emittenti radiofoniche del territorio  agrigentino, ha operato sempre in uno stile di discrezione, festeggiando, si fa per dire, ma comunque in modo assai sobrio, solo alcune date, l’ultima delle quali è stata quella del ventennio, nel marzo del 1996. Adesso  gli anni di servizio  compiuti sono ben 34 e anzitutto il nostro pensiero va ai soci fondatori, a quelli ancora viventi (che non nominiamo, sia per il nostro stile consueto di discrezione…sia, per paura di dimenticarne qualcuno) , e soprattutto, poi, vogliamo ringraziare quelli che non sono più in vita, laici di grande valore culturale e grande spessore umano: ricordiamo per tutti Lillo Lentini. Eugenio Celani e Peppe Casà, veramente grandi figure, che assieme al grande, eccezionale P. Pacifico Nicosia, stimatissima figura di uomo, di sacerdote e di frate francescano di questo Convento S. Antonio di Favara, in cui si trova lo studio da cui vi stiamo parlando, hanno dato vita a questa emittente RF 101. e noi onorati da così illustri predecessori, senza minimamente volere  rivendicare meriti non dovuti – ci sentiamo di dire con serena obiettività, che questa emittente, nei suoi 34 anni di attività ha sicuramente contribuito alla crescita culturale del tessuto sociale, allargando gradualmente il suo raggio di ascolto e conquistando sempre nuove fasce di  radiascoltatrici e radioascoltatori, resistendo, ci sembra con successo alle difficoltà con cui tutte le radio hanno dovuto confrontarsi negli ultimi anni e restando validamente presente nel panorama degli ascolti e della comunicazione.

Il glorioso passato di servizio svolto, la gratitudine verso quanti hanno avuto intuito e lungimiranza, sprona tutti gli attuali operatori dei vari settori e programmi, a continuare nell’impegno, valorizzando l’esperienza accumulata e con la volontà decisa e ferma di continuare nel servizio di promozione culturale. L’impegno sarà sempre quello di evitare un giornalismo basato sul sensazionale o sulla enfatizzazione delle notizie specie se negative, e come sempre, di evitare assolutamente il gossip, continuando in quello stile di moderazione, di discrezione e di efficacia che  le nostre radioascoltatrici ed i nostri radioascoltatori conoscono bene. Rubriche di intrattenimento musicale, notiziari, interventi di carattere religioso, spazio alle associazioni di volontariato. E, a proposito colgo volentieri l’occasione per invitare i vari responsabili delle associazioni di volontariato ad utilizzare questa nostra emittente per far conoscere le loro iniziative, servendosi e collaborando con i volontari che operano nel settore dell’informazione di questa nostra emittente…e tra volontari, il dialogo è tra pari..); e, consentitemi di confidarvi che, proprio grazie all’opera di volontari, ogni settimana, il lunedì va in onda  la voce  del direttore, cioè la mia rubica che vuole offrire stimoli di riflessione su argomenti vari, con particolare attenzione ai problemi del territorio e della nostra Favara in particolare, magari con una certa, maggiore  attenzione  ai fatti ecclesiali, talvolta disinvoltamente trascurati da grandi mezzi di comunicazione di oggi.

Perché davvero restano sconosciuti ai più tanti fatti significativi, che se vogliamo, sono magari di routine , ma che, al di là di tutte le chiacchiere inutili e spesso anche solo dannose,  sono gli unici che riescono ad accendere una luce ed a  portare una parola  di speranza in am­bienti di degrado e di disperazione.

Ci sono gruppi di volontari, ecclesiastici e laici, che, sotto qualsiasi sigla operino, nella nostra provincia e nella nostra Favara,  riescono ad arrivare là dove nessun servizio predisposto dalla comunità civile arriva o potrebbe arrivare.   Persone giovani e meno giovani, che seguono categorie particolari di anziani, di diversamente abili,  uomini e donne in difficoltà.

Ci sono insomma tante persone immerse nell’anonimato, che svolgono un’opera preziosissima  di servizio sociale, non per uno scopo di lucro, ma unicamente perché nel fratello o nella sorella sofferente, se credenti, vedono l’immagine stessa di Dio e altri che magari fanno lo stesso servizio, senza averne consapevolezza, ma che sono sulla strada giusta, perché come dice la Bibbia, “la gloria di Dio è l’uomo vivente”.

E poi, perché non dirlo, da questa nostra emittente, vogliamo stimolare ad agire alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, e, se necessario, fustigando con la dovuta energia, ma sempre per favorire il bene comune, che sempre deve essere posto al di sopra degli interessi personali o di parte.

 E noi siamo fermamente convinti che tante polemiche si potranno evitare e si potrà tendere veramente al bene comune, se il Van­gelo sarà adat­tato, con spirito di coerenza e di creatività, alle nostre situazioni concrete, senza escludere la politica, che anzi deve  sempre più recuperare il vero senso della parola di servizio alla polis, alla città. E proprio per la nostra Favara, che vede, proprio in questi giorni, una nuova Giunta di Governo, iniziare il suo servizio alla città in questo momento non difficile ma difficilissimo, ci viene di ricordare, a proposito di talune voci non proprio edificanti di questi giorni, - voci che in maniera preconcetta esprimono sempre giudizi negativi su tutto e su tutti - la definizione della democrazia del famoso uomo politico inglese WINSTON  CHURCHILL : “La democrazia è il peggiore sistema di governo che esista, ma sino ad ora  non se n’è trovato uno migliore”.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

LETTERA  APERTA

10.03.2010

 

La città si prepara ad accogliere l’annuncio ufficiale, ormai imminente,  della nuova Giunta, con atteggiamenti diversi, per alcuni di ostilità, per altri di indifferenza, per altri ancora di attesa, e, infine, per una fascia - a mio giudizio non proprio ristretta, se non addirittura maggioritaria – di speranza.

Una  nuova Giunta dopo un travaglio di oltre cinque mesi; un lungo periodo segnato anche dalla tragedia del 23 gennaio scorso, che ha drammaticamente messo in evidenza il degrado del centro storico, con tutti i problemi connessi di povertà, di emarginazione e di mancanza di sicurezza per la stessa incolumità fisica.

Il nuovo governo della città, inizia in un momento assai difficile, in cui, malgrado tutto,  i partiti che nelle ultime elezioni hanno ricevuto il mandato popolare, hanno ritrovato il coraggio di rimettersi assieme, sicuramente nel proposito – mi auguro fermo e sincero - di seppellire la cultura delle divisioni e del disfattismo,- o  del  FALLIMENTO DI TUTTO E DI TUTTI - come è stato scritto in questi giorni scorsi.

Assolutamente prioritaria l’esigenza di dare risposta a quella grande voglia di cambiamento uscita dal segreto delle urne nelle ultime elezioni  e provare, con senso di responsabilità e ritrovata grinta e determinazione, ad amministrare la città, uscendo dall’emergenza, con l’avvio di un cammino decisamente nuovo,dopo la tragedia del 23 gennaio; un cammino nuovo sotto il pungolo costruttivo dell’opposizione, anch’essa già predisposta, e comunque coinvolta e richiamata al suo ruolo di responsabilità.

A partire dai prossimi giorni, Favara avrà al governo una maggioranza legittimata dal voto popolare; una maggioranza che si assume le proprie responsabilità ed un’opposizione, anch’essa voluta dal popolo, che ne deve controllare  l’operato.

Ciò, dopo il travaglio dei mesi scorsi, in cui sono emerse ancora in tutti i settori dei vari partiti, - dove più, dove meno – rilevanti debolezze e contraddizioni, malcelate furbizie e ambizioni personali, pur  nel desiderio sincero di un cambiamento in meglio. La democrazia vera non nasconde le sue fragilità. Adesso, con  buoni propositi, grazie alla tenacia e  determinazione del Sindaco Russello, che ha via via rivelato, prudenza e saggezza, oltre a doti non comuni per gestire l’emergenza, sembra avviarsi subito, davvero una nuova fase, quanto meno,  nella chiarezza, per affrontare i problemi sul tappeto.

Auguri a tutti i protagonisti e soprattutto alla città. Favara ha grande bisogno di coraggio nella chiarezza. Credo l’augurio di una franca risposta a questo bisogno, sia il più adatto per la prossima Pasqua.

Per la verità, nella ricomposizione della maggioranza, dobbiamo dire, che all’ultimo momento è venuta a mancare la sola componente consiliare che si rifà al PDL   dell’on. Bosco, il quale ha accolto l’idea di una Giunta di salute pubblica, già in precedenza avanzata dai massimi esponenti locali del PD. Bosco ha voluto  tuttavia, a chiare lettere, sottolineare di appoggiare pienamente e sostenere con tutte le sue forze  i partiti del centro-destra, nella loro concorde decisione di questa ripresa di impegno comunitario per la città.

Le motivazioni addotte dall’on. Bosco non vanno sottovalutate, perché  egli richiama a  comportamenti nobili e virtuosi, che  è facile collegare con alcuni principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa; principi richiamati anche nel recente documento pubblico della Comunità Ecclesiale, “Per un atto di amore alla città”, a firma congiunta del Collegio dei Parroci e del Direttivo del Consiglio Pastorale Cittadino.

Come non condividere i richiami dell’on. Bosco a “invertire a Favara “la rotta politica” ed  uscire dall’anomalia della confusione” ? E ancora, il richiamo ad “attenzionare concretamente i problemi del  popolo”…a “mettere da parte  ed abbandonare la linea della ricerca esasperata di poltrone, per fare prevalere, invece, l’interesse collettivo?”. E questo per puntare “sulle vere emergenze: lavoro, centro storico, qualità della vita e legalità.” Su questo progetto – dice ancora testualmente l’on. Bosco – “sarò presente e partecipe, …per riuscire finalmente a misurare l’impegno per Favara, non su sterili promesse, ma per dare soluzioni, rapide e concrete, alla popolazione”. Pensieri nobili che devono essere condivisi e che sicuramente, vogliamo augurarci, saranno tenuti presenti dai Partiti e dai nuovi assessori che si sono caricati la responsabilità di governare la città, imbroccando la strada giusta. Fra due anni, sarà poi il popolo sovrano a giudicare nel segreto dell’urna e confermare l’attuale maggioranza o eventualmente mandarla a casa, per assegnare il governo all’attuale opposizione, e fare diventare opposizione l’attuale maggioranza, secondo le regole maestre della democrazia.

Ricordiamo che, da troppo tempo, la sensazione diffusa è che la politica miri solo al raggiungimento di interessi particolari a scapito di quelli generali. La voglia di cambiamento espressa dal popolo nel maggio 2007, deve essere tenuta presente dal Sindaco e dai nuovi assessori, specie dopo il 23 gennaio scorso. Essi devono dimostrare concretamente una vera inversione di marcia, per rendere palese che la furbizia e la scaltrezza non prevalgono sull’intelligenza onesta e sulla volontà seria di collaborare per il bene comune.

Ricordiamo che la Gaudium et spes definisce il bene comune “l’insieme di quelle condizioni che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere più pienamente e più speditamente la propria perfezione”(n.26). Chiaro il sottinteso che ci vuole l’impegno di tutti. I politici devono creare con le loro scelte le condizioni in questo senso. Favara, - è stato ripetutamente detto da tutte le parti politiche e non solo - dopo il 23 gennaio non è, non deve e non può continuare ad essere più la stessa. Ed allora si richiede un impegno corale, da parte dei politici, maggioranza ed opposizione, degli alti dirigenti del Comune, dei burocrati, di tutti gli impiegati ai vari servizi. Insomma , un impegno ed un atteggiamento nuovo veramente da parte di tutti, dal Sindaco, agli assessori sino all’impiegato con le mansioni che sembrano le più umili, ma sempre importanti, come ad esempio quelle del messo-notificatore, chiamato anche lui a compiere bene il suo dovere, perché una mancata o intempestiva notifica provoca guasti e rallenta l’iter delle decisioni dei vertici più alti.

Bando alla cultura ed alla prassi dell’appiattimento. Meriti e sanzioni non  devono esser considerati una cosa del passato.

La Dottrina Sociale della Chiesa dice  a tutti di muoversi nel binario del vedere, giudicare, agire, con tempestività e diligenza.

Favara ha tutte le potenzialità per risollevarsi dalle attuali difficoltà ed  assicurare  una migliore qualità della vita ai suoi concittadini.

Con sensi di stima, porgo a tutti AUGURI  di feconda riflessione per il bene di Favara, in questo fine Quaresima e per la prossima Pasqua.

 

Sac. Diego Acquisto

 

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NOTA  di CHIARIMENTO  sul FAVARA DAY  X  Sicilia TV

23.02.2010

 

Favara ha bisogno di coraggio nella chiarezza,  senza alimentare quella cultura dell’anonimato, che in un passato remoto, quando andava di moda,  – pare - non le sia affatto appartenuta. Una cultura allora diffusa soprattutto in alcuni paesi della nostra diocesi,  per cui , il nostro Sinodo diocesano,-  al fine di contrastarla, sottolineandone la gravità,   aveva  inserito il peccato delle lettere anonime “graviter infamantes”,  tra i peccati riservati al Vescovo e perciò l’assoluzione era sottratta al confessore ordinario.

La precisazione di cui sopra può servire per una riflessione utile a quanti partecipano lodevolmente, - servendosi dell’opportunità offerta dalle moderne conquiste mediatiche - al dibattito e al confronto delle idee. La morale cristiana invita  sempre alla chiarezza ed all’assunzione di responsabilità.

E personalmente credo che bisogna lavorare in questa direzione, perché solo così si può contribuire ad un vero cambiamento in meglio. Seminare sospetti e veleni, nascondendosi,  credo solo che arrechi danno alla collettività.

Avevo aderito al programma del FAVARA DAY, accogliendo un invito ricevuto tramite face book, senza conoscere i nomi degli organizzatori non indicati (o dell’organizzatore), ma tuttavia, constatando che era  già registrata l’adesione da parte di persone ben note e  socialmente qualificate.

Condividendo nella sostanza il documento programmatico,  con talune importanti precisazioni e con un’ottica diversa, me ne sono fatto cassa di risonanza, anche tramite  RF 101, prestigiosa emittente, della quale mi onoro di essere il direttore responsabile, da alcuni lustri. Credo così  di avere contribuito, notevolmente, a diffondere il messaggio del documento, che ho condiviso.

Nel pomeriggio di ieri, tramite un messaggio su face book di ZORRO, - (forse l’unico o il principale organizzatore), - ho appreso con rammarico e disappunto, che non era stata chiesta l’autorizzazione, per cui la manifestazione del FAVARA DAY cambiava impostazione.

 Subito ponevo e pongo qualche interrogativo fondamentale: Perché non rispettare le regole del nostro Stato democratico ? Non è meglio scoraggiare la cultura dell’anonimato ?

La Quaresima ci può aiutare a riflettere anche in questa direzione, augurando che anche ZORRO possa “convertirsi”. Lo merita anche il documento del FAVARA DAY, il cui messaggio per la città, a mio giudizio, deve essere ripreso alla luce del sole e nel rispetto delle regole democratiche. AUGURI.

 

Favara 23.02.2010

Sac. Diego Acquisto  

 

Su per la città (Giornale on line)

Sac. DiegoAcquisto ha scritto quanto segue il 20 febbraio 2010 alle 11:32.

Dopo l’ennesima fumata nera, di cui veniamo a conoscenza grazie al tuo servizio (“Favara – La maggioranza non si decide e l’opposizione tace” di Franco Pullara 20.2.2010), caro Franco, ecco cosa mi sento di dire. Stando le cose in questo modo, continuare così ancora, - anche un solo giorno - dopo cinque mesi, durante i quali l'attuale Giunta in carica è stata teoricamente e praticamente messa a bagnomaria e nell'incertezza, non sembra proprio accettabile. Specie dopo quello che è successo, la città ha bisogno, senza perdere tempo, subitissimo,  di una Giunta autorevole e politicamente legittimata a governare la città. Un sussulto di dignità personale e politica da parte di tutti e dei diretti  responsabili in particolare, - (prendendo la parola e comunque senza chiudersi nel silenzio) -  è urgentissimo. L'assunzione di responsabilità credo che, moralmente, sia obbligatoria “sub gravi” da parte di ognuno (Sindaco, onorevoli, maggioranza...opposizione….autorità e responsabili vari dei diversi settori… a cui sta a cuore il bene della città …ecc), ognuno per il proprio ruolo. E’ proprio il caso che ognuno, per la sua parte, “gridi a squarciagola” (come dice il Signore al profeta Isaia) il suo giudizio. In questa ottica, si richiede, - sempre  a mio parere -, anche una chiara presa di posizione da parte degli Assessori attualmente in carica, invitando il Sindaco ad una scelta chiara ed indilazionabile. Essi ne trarranno poi, in piena libertà, coscienza e responsabilità,  le conclusioni.

Pino Sciumè ha scritto quanto segue il 20 febbraio 2010 alle 12:44.

 

Concordo pienamente con Padre Acquisto, l’unico esponente della nostra comunità ecclesiale che in questa fase post-traumatica a seguito di ciò che è successo a Favara, sta tentando in tutti i modi di smuovere una tragica stagnazione di chi ha in mano le sorti del nostro paese. Il pezzo che hai scritto, caro Franco, è terribilmente vero e conseguentemente il suo contesto diventa vomitevole. La famosa frase che Mons. Pappalardo pronunciò durante le stragi di mafia dei primi anni novanta, a sua volta presa dai latini, resta amaramente attuale per questa terra: mentre a Roma, o a Palermo, si discute, a Favara si muore. Si muore fisicamente e si muore socialmente. Chi si candida per andare al governo compie un atto legittimo e per certi versi ance coraggioso perchè ci mette la faccia. Ma nel continuo divenire, e parlo in generale, quando la cosa pubblica diventa ingovernabile, gli eletti hanno un solo alleato: il popolo sovrano secondo la Costituzione. Dicano gli eletti le loro intenzioni e svolgano il compito che gli è stato affidato. Se il popolo prende coscienza, tutto è fattibile. Soprattutto mettere da parte i furbi. Non si può scherzare molto con la morte. Prima o poi un capopolo…

   6. Sac. Diego Acquisto ha scritto quanto segue il 20 febbraio 2010 alle 14:27.

 

      Caro Pino, non sono il solo della comunità ecclesiale – come scrivi – a prendere posizione. Ci sei anche tu e molto probabilmente, – restando solo nell’ambito di questo spazio giornalistico on line – almeno per il momento anche – laki…giuseppe….oltre, naturalemente al direttore FRANCO. Sono sicuro che ce ne sono tanti altri….

 

  9. Pino Sciumè ha scritto quanto segue il 20 febbraio 2010 alle 16:48.

 

      Grazie Don Diego, la Sua precisazione mi conforta. Il bene della Chiesa in fondo mi ha sempre accompagnato nella mia esperienza di vita cristiana di cui Lei in particolare conosce aspetti che risalgono alla mia adolescenza. In verità devo confessare che le vicende di questi ultimi anni mi hanno lasciato perplesso al punto che, con grande sofferenza, mi sono messo volutamente da parte, ma Le assicuro che il mio cuore batte sempre forte e i miei ideali sono sempre allo stesso posto. Non addebito niente a nessuno, ma non vedo salti di qualità. Il nostro Arcivescovo ha saggiamente indicato le vie della comunione e della missione, il ritorno al territorio parrocchiale visto nell’ottica di coinvolgimento alla vita comunitaria dell’intera collettività. Noto purtroppo una lenta e continua assenza della figura del pastore che va alla ricerca della pecorella smarrita a cui Gesù ha dato grande rilevanza in una mirabile e profetica parabola. I fatti accaduti a Favara, pur nel loro tragico epilogo, possano essere anche e soprattutto per i cristiani che sentono di partecipare alla rinascita del territorio parrocchiale, un’occasione storica di dire basta alle false novità. Il gattopardismo prospera ancora in tante parrocchie e tanti parroci non vogliono capire o addirittura conoscere le tante realtà positive che nascono nel territorio. E’ ormai opinione diffusa che si può essere realtà cristiana e solidale anche senza la presenza del parroco. La prenda come sfogo, Don Diego, anche la Chiesa si batta il petto. Il “Giudizio” non farà distinzione di tonache o tessere di partito. Ma come Cristiano mi sento di avere una marcia in più: la debolezza della natura e la forza della Fede. Aderirò al “Favara Day” col dovere del cittadino e l’orgoglio del cristiano. Un caloroso abbraccio.

 

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DOCUMENTO della COMUNITA’ ECCLESIALE  di  FAVARA

Pubblicato il 13.02.2010

 

“Per un atto di amore alla città”

-Al Sig. Sindaco, avv. Domenico Russello

-Al Sig. Presidente del Consiglio Comunale, dott. Luca Gargano

-Ai Sigg. Consiglieri Comunali

-A tutti i cittadini di Favara

 

In quest’ora segnata ancora dal dolore per la tragica perdita delle piccole Marianna e Chiara Pia, con voi tutti ci stringiamo ai genitori e alla famiglia Bellavia.

Con loro preghiamo per il conforto che viene dalla fede in Cristo Gesù, morto e risorto.

La stessa fede ci sospinge ad un atto di amore alla città e a coloro che ci governano per il mandato popolare.

Ai nostri Amministratori e in particolar modo al Sindaco Avv. Domenico Russello, ribadiamo la nostra fiducia e il pieno sostegno.

La vicenda inerente all’intento di sequestro del figlio, poteva distoglierla dal perseverare nel suo compito di Primo Cittadino, in questo frangente di così profonda difficoltà della comunità. Questa paga il prezzo per colpe non certo addebitabili a Lei.

Perseverando nel gravoso compito di guidare la Città, con alto senso civico, di amore all’umanità di questa comunità di Favara e delle istituzioni democratiche, Lei ha infuso  – in noi cittadini e alla sua famiglia – il seme della volontà buona di anteporre l’interesse del bene pubblico a quello familiare. A chiare lettere perciò esprimiamo a Lei Signor Sindaco vicinanza, apprezzamento. La gratitudine per il suo esempio come un seme, discreto e silenzioso nella terra, produca in noi la stessa volontà nella ricerca del bene comune.

Mettere mano a sgomberi, demolizioni e chiusura delle strade in maniera urgente per le tragiche vicende occorse, è forse il giusto prezzo che la comunità e non certo Lei deve pagare. La Comunità tutta paga il prezzo per il diffuso senso di illegalità spicciola e quotidiana che ha caratterizzato soprattutto la violenta gestione del territorio e delle relazioni civiche, favorendo gli interessi familiari e di parte, piuttosto che quello del bene pubblico.

Al Signor Presidente del Consiglio Luca Gargano , ai Sigg. Consiglieri e alla forze politiche locali, regionali e nazionali esprimiamo la nostra ferma fiducia che dopo i giorni del cordoglio e della pena, si imponga quotidiano ed instancabile servizio alla cosa pubblica e alle scelte politico – amministrative, legislative e di intervento sociale,  lungimiranti per il futuro della Comunità di Favara.

Come Comunità Ecclesiale, dal giorno del dolore, ci siamo messi accanto ad ogni cittadino, soprattutto se fedele di Cristo, per chieder a Dio perdono, cambiamento di mentalità ed impegno.

Abbiamo chiesto e ancora chiediamo perdono a Dio perché la tragedia di una casa che cade e distrugge una famiglia in una città, ha origini nel cuore dei cittadini.

Dal cuore nostro nascono le malvagità, i furti (Mt 15,19; Mc 7,21), l’avidità del possesso dei beni che è idolatria (Col 3,5), che conduce all’omicidio (Gc 5,1-6).

Riconosciamo di essere tutti colpevoli quando il povero, il debole, colui che non sa e non può,  è maltrattato e calpestato da coloro che hanno, che sanno e che possono. Ciò a Favara è avvenuto con forme persistenti di esclusione sociale e di rifiuto di impegno all’integrazione, con modalità diverse, in tutte le istituzioni, comunità dei credenti in Cristo compresa.

La difficoltà al reperimento di alloggi disponibili all’affitto per le famiglie sfollate in una città che ha circa quarantamila vani disabitati – pur con le garanzie offerte dalla Amministrazione Comunale e dalla mediazione della Comunità Ecclesiale e finanche delle agenzie- è segno evidente di questa comune triste colpevolezza.

Chiediamo ancora a Dio di mutare la nostra mentalità e di suggerirci giorni di impegno e di amore per Favara.

Per un atto di amore alla Città e solo alla Città, queste parole vi scriviamo perché siano di incitamento all’unità della comunità, alla pace che viene da Dio e al cambiamento del cuore. La disponibilità al supporto dell’operato della Amministrazione Comunale di Favara, in quest’ora di giudizio per le negligenze e le colpe del passato, è per la comunità dei credenti in Cristo, consapevolezza del peccato sociale e invocazione di cambiamento di mentalità e di impegno di giustizia.

Dio cambi il nostro cuore perché cambi il cuore della città.

 

Favara, 9 Febbraio 2010

  Il Collegio dei Parroci e il Direttivo del Consiglio Pastorale Cittadino di Favara

***

 

Su per la città

05.02.2010    ore 19,12 – (ZONA FRANCA – “Sì al patto autnomistico per il cambiamento” di Rosario Manganella.

La Chiesa  che non propone alcun particolare sistema politico, sociale o economico, né mira ad imporre un proprio concetto temporale di società, con la sua dottrina sociale che si sforza di tradurre nella prassi concreta il Vangelo, assieme ad alcuni valori irrinunciabili, offre orientamenti e ispirazioni per gli impegni temporali dei cattolici. Poi, correttamente, tutto è lasciato alla loro creatività e alle loro libere scelte di fronte a politiche alternative, altrettanto accettabili dal punto di vista morale. Non c’è dubbio che  ai cristiani che vivono nella politica e nel sindacato,viene chiesto che la loro testimonianza  sia un messaggio di liberazione, senza piegarsi di fronte al male o alla mentalità corrente. Contestare in nome della verità, pronti al dialogo e sempre nel rispetto delle persone. Non c’è dubbio che in Sicilia si richiede davvero una ventata nuova, per contrastare  ed eliminare assurdi privilegi, con sperpero di denaro pubblico  ad esclusivo vantaggio di fasce selezionate di clientele, ecc..ecc…Ben vengano tutte le discussioni e gli impegni che vadano veramente in questa direzione, anche se frutto di “contaminazioni”, il cui elenco nella storia italiana, a partire dalla scelta cavouriana del famoso “connubio”, non sempre però  ha portato i frutti desiderati e sperati. Nel desiderio di migliorare effettivamente le cose in Sicilia, soprattutto a vantaggio delle fasce sociali più deboli, con un uso “morale” del denaro pubblico, non c’è che da augurare successo a  tutte le iniziative che cercano di coinvolgere la base,  compresa  quella prospettata dall’amico prof. Rosario Manganella,  fermo restando che in democrazia il giudizio spetta agli elettori nel segreto dell’urna, che decidono a chi affidare il ruolo di governo ed a chi quello di opposizione. Ruoli, che nella normalità della vita democratica,  ugualmente,  sono entrambi necessari ed importanti.

 

 Nota  X  SICILIA TV

04 febbraio 2010

 

Da apprezzare il fatto che l’ex sindaco Airò, con la sua lunga e dettagliata lettera ha detto quello che non è riuscito a dire a Barbara D’Urso, cioè il motivo della perdita di tempo, nell’assegnare le case popolari, durante i suoi cinque anni di amministrazione.

Speriamo a presto, di conoscere anche, con la stessa chiarezza con cui ha dato ufficialmente le spiegazioni il dott. Lorenzo Airò, che lo stesso faccia il responsabile dell’IACP. Pubbliche spiegazioni che il responsabile dell’IACP vorrà mettere su carta.

Così, leggendo le spiegazioni delle due campane, ne risulterà un contributo prezioso alla crescita della civiltà e della democrazia, perché ogni cittadino potrà formarsi il suo giudizio e al momento giusto trarne doverosamente le conclusioni. La democrazia funziona così. Altre scorciatoie, specie se di tipo autoritario, sono illecite, dannose e pericolose.

Ma qualche cosa mi sento subito di dire. Al di sopra di tutto, senza volere puntare il dito su nessuno, a me pare, che quelle palazzine popolari semidistrutte, al di là di ogni spiegazione, mi pare proprio che siano il monumento muto ma eloquente del modo come la politica ha sino ad ora affrontato e condotto i problemi. Anche quelli della povera gente e le emergenze sociali che interessano soprattutto le fasce sociali più deboli.

Noi tutti dove siamo stati ?  Dove siamo stati preti e laici, burocrati e politici, operatori dell’informazione e culturali, cittadini di tutte le colorazioni politiche e di diversa sensibilità religiosa….? Dove siamo stati ?

Almeno adesso, dalle immagini delle case popolari semidistrutte, da questo monumento muto ma eloquente, contemplato e meditato, sullo sfondo della tragedia, può e deve venire fuori da parte di tutti, – ognuno nel ruolo che occupa – un risveglio delle coscienze, per un cambiamento radicale di rotta, a 360° gradi. Dopo la tragedia, devono partire da Favara segnali veri, teorici e pratici,di sostanziale cambiamento.

Perché nel prossimo futuro non pensare ad un’assemblea popolare, ad un Consiglio Comunale aperto per raccogliere idee e fissare propositi ?

 

Sac. Diego Acquisto

Parroco S. Vito

Direttore dell’informazione di Radio Favara 101

 

 

 

Interventi su giornali  ON LINE

 

Caro direttore, 

oggi 15 gennaio 2010, leggo di buon mattino su “per la città.it”  il tuo servizio, “Favara – I diciannove? Grazie, no!” - come al solito tempestivo e puntuale, e credo subito che ci sia  solo da rallegrarsi perché la situazione amministrativa di Favara, anche se con ritardo, (dovuto alla lentezza e/o prudenza forse necessarie per la delicatezza della problematica, ma forse anche l’una e l’altra un po’ eccessive da parte del Sindaco), sembra avviarsi alla soluzione auspicata dalle persone più responsabili. In sostanza, come tu interpreti dal comunicato ufficiale del Sindaco, sembra ormai finalmente imminente la ricomposizione del quadro politico, voluto dai favaresi nelle ultime elezioni ed auspicato in tanti mesi di dibattito, nonché ufficialmente annunciato all’inizio dell’ottobre scorso. A  questo punto è doveroso, per un verso, dare atto al Sindaco per la riuscita della sua azione di abile tessitura e, subito dopo, agli  Assessori di  questa Giunta cosiddetta tecnica, per avere  con coraggio lavorato al meglio delle loro possibilità, in una situazione obiettivamente difficile e travagliata, prima  subendo attacchi frontali da più parti e poi… nell’ultima fase, confrontandosi con  quella maggioranza consiliare anomala e solo indicata da un numero, maturata, a detta di qualcuno degli artefici  "sul lavoro concreto ... ma che poi è cresciuta (?) e ci ha preso gusto (sic!) (gusto! di che tipo?) ...”  Una maggioranza consiliare , anomala e senza una precisa linea, al di là di un generico desiderio di bene per la città, da concretizzare e concordare di volta in volta, una maggioranza sorta in un momento di grande incertezza amministrativa e poi forse consolidata nel contesto di una  penosa querelle tra istituzioni. e …che poi superata tale querelle è ancora  durata  …una maggioranza che non sembra, seriamente parlando, avere prodotto chissà quali risultati e  vantaggi  per Favara.

 Del resto,  da subito, era stata sconfessata e ripudiata - come documentato – oltre che da esponenti qualificati del centro destra,  anche da autorevolissimi esponenti dello stesso PD locale e provinciale. Altro che maggioranza "trasversale...di novità positiva ..., capace di una grande capacità di dialogo e di confronto”, come sostenuto da qualcuno degli artefici principali.

  La verità forse è che quando si lavora, con maldestra furbizia, non si costruisce nulla di valido e non si  prepara nulla di veramente nuovo. La confusione dei ruoli, che in democrazia sono quelli di maggioranza e di opposizione, stabiliti non a tavolino ma dagli elettori, anche se all’inizio sembra allettante, poi alla lunga non è mai foriera di chissà quali cose meravigliose e positive.

 Adesso, con l'auspicata chiarezza, conseguente alle possibili decisioni del Sindaco, nella normalità delle regole maestre della democrazia, auguri di buon lavoro a tutti gli attori, di maggioranza e di opposizione, per continuare con tenacia in alcune positive iniziative intraprese, come quella di  educare alla cittadinanza attiva ed al rispetto delle norme per mantenere pulita la città;  e più in generale,  auguri fervidi per un impegno ancora più qualificato ed incisivo per il bene di Favara. 

Proprio di recente, Papa Benedetto ha voluto ricordare il principio cardine della Dottrina Sociale della Chiesa, che cioè la persona umana deve essere sempre al centro dell'azione politica e la sua crescita morale e spirituale deve essere la prima preoccupazione per coloro che sono chiamati ad amministrare la comunità civile. In questa impostazione culturale, è fondamentale che “quanti hanno ricevuto dalla fiducia dei cittadini l'alta responsabilità di governare le istituzioni, avvertano come prioritaria l'esigenza di perseguire costantemente il bene comune”.

Ciò soprattutto per venire incontro alle fasce più deboli purtroppo in crescita nella nostra Favara, mentre aumenta il divario e quindi  il lusso da parte di ristrette fasce di privilegiati.  L’obiettivo a cui tendere ancora con maggiore efficacia,  deve essere la promozione di una convivenza sempre più giusta e solidale,  nella linea della fermezza per evitare possibili sperperi o comunque un uso inopportuno del denaro pubblico.  AUGURI.

Sac. Diego Acquisto

Su PER  LA  CITTA’ 12.01.2010

Caro Franco, nel tuo servizio “La corsa al potere affaristico”, la radiografia della situazione socio-politica della nostra provincia e regione ( e forse non solo) sembra davvero azzeccata. Ma, quale la terapia ?  Perché  è chiaro che alla diagnosi esatta deve seguire la terapia giusta, somministrata magari in dosi appropriate e  con paziente gradualità. A quanti si vogliono lasciare illuminare dai principi della Dottrina Sociale della Chiesa, che, con il coraggio di sapersi "sporcare le mani" cerca di tradurre nel concreto i perenni valori de Vangelo, la strada  è quella indicata da Giovanni XXIII del "Vedere, giudicare, agire". Naturalmente tutto deve scaturire da un rinnovamento interiore, che parta dalla coscienza e che si traduce, anche se con gradualità, in passi concreti nella direzione del superamento degli interessi egoistici e particolari per il fine del bene comune. La strategia obbligata, suggerita dalla Dottrina Sociale della Chiesa, non è quella dell'imposizione, ma della democrazia, che sa ricercare e trovare il consenso. Si tratta di un sogno ? In parte sì, ma se aumenteranno quelli che  sognano in questa direzione,  il sogno si va traducendo in realtà. La spiritualità cristiana, impregnata di sano realismo, pur sollecitandoci sempre al massimo d'impegno concreto a fattibile, ci ricorda sempre che "i cieli nuovi e la terra nuova, in cui avrà stabile dimora la giustizia", in cui lo spirito umano troverà pieno appagamento, sono oltre questo orizzonte terreno.

Altre soluzioni non ne vedo. D’altra parte, la storia anche recente ci  ha insegnato quanto pericolose e controproducenti siano le scorciatoie delle imposizioni autoritarie.

 

 

   Su “Per la Città” il Sac.Diego Acquisto ha scritto quanto segue il 19 dicembre 2009 alle 21:31.

 

      Condivisibili nell’insieme le tue valutazioni sull'attuale passaggio della crisi amministrativa di Favara, tranne forse quando dici che il Sindaco “Russello è diventato una sorta di vittima di una guerra che gli appartiene…”.

      Per il bene della Città, credo che tutti dobbiamo augurarci che il sindaco Russello, con lo stile che lo contraddistingue ed il fiuto politico di cui ha dato prova, riesca a vincere la non facile sfida, che ha davanti. E cioè, anzitutto riuscire a far prevalere lo spirito di servizio, secondo il mandato ricevuto dagli elettori, nel ruolo di maggioranza o di opposizione, deciso dal popolo sovrano; ricompattare le forze politiche – ( o se non fosse malauguratamente proprio possibile la stragrande maggioranza di esse)- che hanno condiviso il suo progetto sulla città e che hanno avuto l’ampio mandato dai favaresi per amministrare la cosa pubblica; infine, senza perdere altro tempo,- ( nemmeno per bilanciare l’effettiva presenza secondo il manuale Cencelli) – adoperarsi perché le forze politiche segnalino per i vari incarichi assessoriali le persone più adattte, contraddistinte oltre che da professionalità, anche da vera passione di servizio per la collettività favarese. In un nuovo clima generale, poi, anche in linea con quanto auspicato a livello nazionale, dopo il tragico fatto di Milano e gli altri segnali inquietanti, la maggioranza ricompattata dovrà stimolare l’opposizione favarese a restare sempre nel suo ruolo, da svolgere anche con maggiore incisività, senza sterili ed inutili furbizie. Non solo. Dovrà essere interesse di tutti,favorire le condizioni perché l’opposizione, – che in democrazia per il buon governo è altrettanto importante quanto la maggioranza – svolga la sua positiva funzione a servizio della Città. Potranno le mie sembrare a taluni indicazioni da sogno, ma FAVARA ha le potenzialità per volare alto e liberarsi da pregiudizi e meschinità.

      In questo senso, AUGURI a tutti e BUONE FESTIVITA’.

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Su Agrigento flash Sac.Diego Acquisto scrive: 3 dicembre 2009 alle 10:23

Complimenti, perché l’articolo( MALABUROCRAZIA alla regione Siciliana)  mette il punto su una piaga denunciata dai Vescovi siciliani nel documento ufficiale Finché non sorga come stella la sua giustizia” del maggio 1997 nel 50° dell’autonomia siciliana. Nei numeri 5 e 6, con linguaggio inusitato, i Vescovi accusavano di miopia progettuale e programmatoria la classe dirigente, denunciando la frattura tra sistema politico-istituzionale e società civile, tra paese legale e paese reale.

In Sicilia - sta scritto in tale documento del 1997 - il potere è diventato “dominazione” , favorendo la creazione di legami di dipendenza, di favoritismo e di clientelismo, per cui i diritti sono diventati favori, elargiti da chi "legalmente o illegalmente" mantiene il potere. (n.5)

E come se non bastasse, - sempre in tale documento - si parla ancora di un “quadro politico appesantito in Sicilia dalla presenza, nella pubblica amministrazione, da una diffusa incompetenza tecnico-dirigenziale, dalla mancanza di professionalità tecnico-politica, dall’assenza di una moderna politica organizzativa e gestionale e da una certa deprecabile permeabilità del sistema ad interessi illeciti e illegali”. Ancora, testualmente: “Per l’inefficienza della burocrazia, quanti lavori non cantierati, quante disponibilità perdute, quanti fondi non utilizzati, come quelli europei, quante risorse sprecate, quanti miliardi accantonati”.

E , con una nota di fine ma feroce e drammatico umorismo, i Vescovi osservavano che quella stessa “burocrazia, lenta, incapace, non qualificata, paurosa, poco flessibile”…, “sa districarsi da certi vincoli procedurali, - quasi prodigiosamente - al momento meno opportuno” !(n.6).

Mi pare proprio che di più non si possa dire…e poi c’è talvolta qualcuno che accusa la gerarchia ecclesiastica di non sapere e/o avere il coraggio di parlare chiaro !

 

Su Per la città 2.12.2009

Sac.Diego Acquisto ha scritto quanto segue il 2 dicembre 2009 alle 21:05.

Credo che l’iniziativa per tornare alla gestione pubblica del servizio idrico vada appoggiata. Essendo l’acqua un bene assolutamente indispensabile come l’aria, la battaglia può essere davvero di tutti, indipendentemente dall’appartenenza politica.

Nella cultura della privatizzazione in cui sembra intimamente connessa l’idea di miglioramento, credo però che sia insito anche il desiderio legittimo di lucro. Questo desiderio di lucro con l’acqua non deve essere assolutamente possibile soddisfarlo. E’ giusto solo che i cittadini paghino le spese vive del servizio. Con la privatizzazione di alcuni servizi essenziali, in Sicilia, abbiamo subito un peggioramento degli stessi e contemporaneamente un aumento dei costi a carico dei fruitori del servizio. E questo credo che sia un fatto incontestabile, di cui tutti siamo impotenti testimoni. Perché allora pensare a privatizzare il servizio idrico in Sicilia, dove, tra l’altro, l’autonomia bene utilizzata ci permette di non seguire norme che magari, in un momento ed in in contesto diverso, possono andare bene altrove ? Il sospetto che circola nei nostri ambienti è quello di volere continuare a creare con le privatizzazioni solo dei carrozzoni clientelari, per assicurare laute prebende ad alcuni privilegiati, a spese di tutti. Come smentire tale sospetto alla luce dei fatti?

 

Su Per la Città 30.11.2009

Sac.Diego Acquisto ha scritto quanto segue il 1 dicembre 2009 alle 17:57.

  Ritorno ancora su qualcosa che ho già detto, cioè su una certa idea della democrazia, che, credo sia proprio quella corretta, e che cioè la sovranità appartiene al popolo, che non deve essere preso in giro da manovre furbesche. Nella precedente legislatura, quando a Favara la situazione era ben diversa, cioè il Sindaco di sinistra e Consiglio Comunale a stragrande maggioranza di centro destra, in qualche occasione ho pure fatto conoscere il mio pensiero e tentato un contributo di riflessione. Con il senso di responsabilità di tante persone, la riflessione ed il conseguente impegno, si riuscì a salvare la legislatura, anche in un momento gravissimo, quando il Sindaco e la più autorevole personalità del centro destra erano venute in rotta di collisione, anche sul piano personale, con gravissime reciproche offese. A merito di entrambi, per il bene della città, senza inciuci, il dialogo fu ripreso e la legislatura salvata con benefici per la collettività. Tutto si è svolto alla luce del sole. Adesso la situazione è diversa, ma il problema di fondo mi sembra lo stesso, cioè il bene comune, nel rispetto della volontà degli elettori. La città si chiede: Perché, dopo la chiara apertura del Sindaco Russello, i responsabili dei vari gruppi politici non si esprimono pubblicamente, nemmeno dopo le riunioni, che , si dice siano state fatte, senza nulla di concreto e concordemente condiviso? Forse perché la cosiddetta giunta tecnica – alla quale bisogna dare atto di coraggio e di tanta buona volontà nel fare il possibile -  in realtà è giunta politica, perché dietro ad ogni assessore c’è una precisa forza politica ? Se è così, perché non ammetterlo ? Fino a quando il sindaco potrà e/o dovrà stare a questo gioco dell’equivoco ? Ci guadagna la città ? Ci guadagnano la trasparenza e la democrazia ? Si attende forse la conclusione della crisi regionale ? Se fosse così, perché non dirlo e discuterlo con i cittadini?

-In un sistema democratico corretto si richiedono maggioranza ed opposizione. L’opposizione è altrettanto importante quanto la maggioranza. Nella confusione, ci può guadagnare qualcosa qualcuno, ma ci perdono sicuramente la città e più ancora la democrazia. Le forze politiche serie e gli uomini responsabili di riferimento, possono permettere questo?.

Su PER  LA  CITTA’ 24.11.2009

Sac.Diego Acquisto ha scritto quanto segue il 24 novembre 2009 alle 16:57.

A sentire le voci che circolano in paese ed a leggere il tuo articolo, caro Franco, sembra che le cose a Favara avranno lo sbocco da molti auspicato, compreso il sottoscritto, cioè la riconciliazione tra il Sindaco Russello e la maggioranza consiliare voluta dai favaresi, nel segreto dell’urna.

Il sottoscritto ha una certa idea della democrazia, che, credo sia proprio quella corretta, e che cioè la sovranità appartiene al popolo, che non deve essere preso in giro da manovre furbesche. Nella precedente legislatura, quando la situazione era ben diversa, cioè il Sindaco di sinistra e maggioranza consiliare di centro destra, più volte ho dato il mio contributo perchè fosse rispettata la volontà degli elettori, forse contribuendo anche, con la mia piccola parte, a salvare la legislatura quando il Sindaco e la più autorevole personalità del centro-destra erano venute in rotta di collisione, anche sul piano personale. A merito di entrambi il dialogo fu ripreso, la legislatura fu salvata con benefici, a mio giudizio, per l’intera collettività favarese. Adesso la situazione è diversa, ma il problema di fondo è lo stesso, cioè il rispetto della volontà degli elettori.

-In un sistema democratico corretto si richiedono maggioranza ed opposizione. L’opposizione è altrettanto importante quanto la maggioranza.

Mi chiedo e chiedo: Alimentando o comunque sfruttando debolezze, fragilità, litigi, gelosie e rivalità varie, è lodevole inserirsi nella maggioranza in modo surrettizio quando la sovranità popolare nel segreto dell’urna ha assegnato il ruolo di opposizione? Un simile comportamento politico può essere considerato un contributo valido alla crescita della democrazia ?

Non c’è per tutti l’obbligo morale di restare al proprio posto e svolgere con senso di responsabilità il proprio ruolo ?

   

Su PER  LA  CITTA’ 23.11.2009

Sac.Diego Acquisto ha scritto quanto segue il 23 novembre 2009 alle 15:54.

Noto con piacere che il monito da me ricordato di Giovanni XXIII nell’enciclica “Mater e magistra” del 1961, del “vedere, giudicare, agire”, trova concretamente qualche riscontro nella presa di posizione degli attuali vertici della CGIL agrigentina. Ognuno per il ruolo che occupa, specie in questo momento contingente, di grande difficoltà e disperazione per tante famiglie, ha l’obbligo morale di fare sino in fondo il suo dovere, per evitare ingiustificati arricchimenti e sperpero di denaro. Mi auguro uno scatto di sano orgoglio, anche da parte dei diretti interessati, così come nella linea delle migliori tradizioni personali e del Sindacato di appartenenza. Solo così si potrà favorire in questo nostro rassegnato e martoriato territorio, la ripresa di gusto in alcuni fondamentali valori che possono spingere a sperare concretamente in un futuro di dignità, nella giustizia e nella pace.

 

Su PER  LA  CITTA’ Sac. Diego Acquisto 19.11.2009

Il caso della liquidazione miliardaria (per rifarci alle vecchie lire)  del dott. Salvatore Di Grado, - che, con “giustificata” semplicità, fa notare come gli sia stato corrisposto quello a cui, nell’osservanza delle norme, aveva diritto - richiama alla mia memoria il documento della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro della CEI del 13/06/1994, “Democrazia economica, sviluppo e bene comune”,  dove si auspica che si possa inaugurare una nuova era di impegno per rafforzare l’uguaglianza politica, sulla base di un impegno nuovo di eguaglianza economica, evitando, con le opportune riforme, che grandi somme di denaro si concentrino nelle mani di pochi, mentre tanti restano condannati ad una vita di stenti o addirittura di miseria. Il tuo articolo, caro Franco, stimola quello che deve essere l’atteggiamento critico e profetico del cristiano, di fronte alle concrete situazioni, nella linea del metodo individuato da Giovanni  XXIII nella “Mater e magistra” del 1961, del “vedere, giudicare, agire”. Cioè,  diagnosi e decisioni conseguenti. Il caso concreto da te meritatamente attenzionato, invita tutti, ognuno per il ruolo che occupa nella società, ad agire, specie in questo momento contingente.  Partiti e Sindacati hanno il dovere di fare sentire la loro voce. Con uno scatto di sano orgoglio, nella linea delle migliori tradizioni, Partiti e sindacati, devono far ritrovare al Paese il gusto dei valori che garantiscono autenticità di futuro, dignità, giustizia e pace.

 

 

PARROCCHIA S. VITO

FAVARA (AG)

 

Favara 17.X.2009

 

--Agli Operatori Pastorali Parrocchiali

 

--A tutti i componenti del Consiglio Pastorale Parrocchiale

del quinquennio 2002-2006

 

 

Oggetto: Orientamenti e rigraziamento

 

 

Con la presente intendo fornire alcuni orientamenti a tutti gli operatori pastorali in atto impegnati nei vari settori della nostra Parrocchia e, prima di tutto, pubblicamente ringraziare tutti quelli che in passato hanno fatto parte del Consiglio Pastorale Parrocchiale, e segnatamente i componenti del quinquennio 2002-2006.

Il "mandato" a suo tempo ricevuto per il quinquennio 2002-2006, si è protratto ben oltre il termine stabilito, in conseguenza degli avvicendamenti nella guida della diocesi.

Il 17 maggio 2007, allo stadio "Esseneto" di Agrigento abbiamo manifestato gratitudine per il servizio svolto da S. E. Mons. Carmelo Ferraro, ed abbiamo accolto con gioia S. E. Mons. Francesco Montenegro, che, all’inizio del suo ministero pastorale, ha subito indetto per il 2008-2009 l’Anno dell’Ascolto.

Tale Anno è stato vissuto anche nella nostra Parrocchia secondo gli orientamenti della diocesi, con un’ampia riflessione sul nostro vissuto ecclesiale e parrocchiale, grazie anche ad un questionario largamente diffuso tra tutti i Parrocchiani, aggregati e non, nei vari Gruppi formalmente costituiti.

Il 20 giugno scorso si è celebrata a Villaseta l’Assemblea Diocesana, in cui si è fatta sintesi di quanto è emerso in tutte le Parrocchie e zone pastorali della diocesi. A leggere la sintesi finale, si riscontrano non poche consonanze con quanto è emerso nella relazione a suo tempo presentata dalla nostra Parrocchia di S. Vito, grazie alla collaborazione di tanti e soprattutto del Prof. Salvatore Pirrera che, nella lettura dei dati, cogliendo esigenze e sensibilità, ha collaborato in maniera attenta ed intelligente col Parroco. Tale relazione parrocchiale, a suo tempo letta a più riprese in diverse circostanze e in Consiglio Pastorale, si trova ancora pubblicata sul sito web della Parrocchia S. Vito e quindi a disposizione di tutti.

Dalla nostra relazione e dalla sintesi diocesana, così come pure dagli orientamenti pastorali dell’Arcivescovo a Villaseta, emerge l’urgenza di un nuovo e maggiore impegno nel cammino di comunione all’interno di ogni Comunità Parrocchiale, premessa indispensabile per la MISSIONE, accompagnata da un serio itinerario di formazione.

COMUNIONE, FORMAZIONE e MISSIONE costituiscono le linee guida del nuovo Piano Pastorale che ci accompagnerà per almeno un quinquennio e che sarà consegnato ufficialmente ai rappresentanti degli operatori pastorali di ogni Parrocchia, nella prossima Assemblea Diocesana del 24 ottobre, nella Cattedrale di Agrigento.

Al fine di raggiungere meglio le mete prefissate e nel quadro dei cambiamenti pastorali disposti dal nostro Arcivescovo don Franco in tutti i settori della vita diocesana, dal Seminario, alle Parrocchie ed alla Curia, ecco che si inserisce, nel nostro piccolo, il rinnovamento della composizione del nostro Consiglio Pastorale Parrocchiale. Un rinnovamento vero, nell’ottica dei nuovi orientamenti diocesani e della comunione tra i vari operatori, che effettivamente si spendono quotidianamente nel servizio alla Comunità parrocchiale.

Chiedendo a tutti la disponibilità a lavorare per il "Regno", secondo il "mandato" che eventualmente si riceverà o che si è già ricevuto, ringrazio di cuore quanti mi hanno collaborato negli anni passati, con particolare riferimento alla loro partecipazione al Consiglio Pastorale Parrocchiale. Adesso, anche senza una loro formale partecipazione a tale organismo, il sottoscritto gradirà sempre, non solo la fattiva collaborazione, ma anche consigli e suggerimenti che possano favorire il discernimento del Parroco nelle scelte più appropriate, per la migliore evangelizzazione del nostro territorio, in un rinnovato clima di fede e di comunione interpersonale.

Con sensi di gratitudine e di stima, concludo con le parole del nostro arcivescovo don Franco: "Ci conceda il Signore di avere cuori accesi per amarlo e per amarci; ginocchia robuste e gambe forti per annunciarlo e per attraversare le strade della storia portando la Buona novella del Regno.

Maria SS., donna di comunione profonda con Dio e con l’umanità, Vergine della Missione e del cammino, ci aiuti e ci sostenga".

Favara 17.X.2009

Sac. Diego Acquisto

Parroco

 

 

La Voce del Direttore - Editoriale di Radio Favara 101

Riflessioni a voce alta per il bene della Città.

Abbattere  i muri

24.9.2009

Desidero esprimere ancora la mia gratitudine a tutte le forze politiche presenti in Consiglio Comunale che hanno voluto farmi giungere i loro auguri in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria, da parte dell’amministrazione guidata dal sindaco Russello, lo scorso 27 giugno.

Un grazie anche all’ex sindaco dott. Lorenzo Airò, che, in una sua lunga lettera sui problemi della Città, accennando alla cittadinanza onoraria da poco conferitami, l’ha definita “meritata e dovuta”.  Francamente non  mi aspettavo tanto e quindi sentitamente ringrazio  e per il tramite di quanti ricoprono o hanno ricoperto cariche pubbliche, anche la cittadinanza tutta, per la quale ho cercato di spendermi nel mio ultraquarantennale servizio, cercando di fare del mio meglio e ricevendo in cambio molto di più di quanto ho potuto dare, soprattutto in termini di stima e di affetto. Grazie.

L’attuale  situazione amministrativa della nostra Favara, mi spinge ad esprimere alcuni pensieri , animato dal desiderio di suscitare qualche riflessione, che possa contribuire al bene comune.

 

L’attuale querelle tra organi istituzionali della Città (Cons.Comun. Presidente, Sindaco, con i conseguenti muri di incomunicabilità),  a mio giudizio,  va subito chiusa, con la buona volontà di tutti, e ragionando con il buon senso popolare, per cui mai la ragione sta tutta da una parte ed il torto tutto dall’altra. Qualcuno ci direbbe che prima di criticare la pagliuzza dell’occhio del fratello, si farebbe meglio a guardare se, per caso, non ci sia una  trave nel proprio. Solo nell’ottica della riconciliazione e del bene supremo della città, si può trovare la via d’uscita da una situazione penosa ed imbarazzante.  Di fronte ai gravi problemi che travagliano la Città, un singolo, discutibile episodio non si può caricare di chissà quale valore. Insistere  sembrerebbe davvero surreale. Soprattutto se inquadrato nella nostra realtà locale, che,  per colpe passate e/o recenti, denuncia varie e gravi forme di degrado, mentre continua inarrestabile un progressivo allargamento dell’area del disagio e della povertà, con una ristretta fascia sociale che invece aumenta il proprio benessere e dà segni di lusso e di spreco. Non solo, ma mentre, a Favara,  sembra davvero aggravarsi l’emergenza educativa, con una fascia di giovani che vive il rischio della frustrazione e dell’alienazione, rifugiandosi nella rete della droga, dell’alcol, della pornografia, ecc. ecc…della criminalità, secondo quanto ci hanno confermato i recenti, gravissimi  episodi, propri di questa estate appena trascorsa.

 

            Il Sindaco, nella lettera e nello spirito della  L.R. n. 7/93 è il Sindaco dei cittadini e non dei Partiti, e non è nemmeno espressione del Consiglio Comunale. Quando lo era, - lo ricordiamo bene tutti – nel corso di una legislatura si alternavano tre, quattro o anche più sindaci, con le conseguenze che la riforma ha voluto proprio evitare, affidando ai cittadini l’elezione diretta e rendendo difficile la sua rimozione.

 

            Il  Consiglio Comunale, - che elegge il suo Presidente (mentre prima la presidenza era esercitata dallo stesso sindaco in carica) è l’unico organo titolare della  sovranità popolare - con la legge  n.7/93, oltre alla naturale vocazione di pungolo dell’Amministrazione,  è stato caricato di una nuova grande responsabilità, quella di potere mandare a casa il Sindaco, ma nello stesso tempo decretare  il proprio scioglimento.

Nel caso in cui questo dovesse verificarsi a Favara, cosa avverrà ?

Mi sembra d’obbligo porsi alcuni interrogativi: Si può fare un salto nel buio e  mandare una città allo sbaraglio ? C’è un piano preciso per il prossimo futuro ? Gli stessi Partiti di  opposizione – e segnatamente il PD seriamente impegnato in questo periodo in un processo di profondo rinnovamento – hanno davvero pronto  un piano alternativo per il bene di Favara ?  Funziona all’interno dei Partiti favaresi un minimo di democrazia interna ?  Ci sono e chi sono i Segretari  dei Partiti presenti in Consiglio Comunale ? E poi. Siamo proprio sicuri che, azzerato tutto,  il  Commissario e la Commissione, non calati dal cielo ma nominati dal governo regionale, risolveranno gli attuali problemi ? Non se ne potranno creare altri in attesa delle nuove elezioni, che prevedibilmente dovrebbero svolgersi non prima di un anno? Nel Comune commissariato, non si potrebbe determinare un aggravio di spese e di problemi ?

Si tratta, credo, di interrogativi, che le forze politiche ed i singoli Consiglieri Comunali devono seriamente porsi. Dopo di che, passare ad una decisione definitiva,  in un senso o nell’altro, assumendosi ognuno le proprie responsabilità e risparmiando alla città e, soprattutto,  ai nostri giovani esempi poco edificanti.

 

            Nelle ultime elezioni del maggio 2007 la volontà popolare è stata chiarissima. A larghissima maggioranza è stato eletto il Consiglio Comunale con una maggioranza quasi bulgara per il centro-destra, e per la prima volta, al ballottaggio,  anche un Sindaco della stessa maggioranza del Consiglio Comunale, eliminando, quello che in tutte le precedenti elezioni era avvenuto a Favara, cioè il cosiddetto fenomeno dell’anatra zoppa, Sindaco di sinistra e maggioranza in Consiglio Comunale di segno opposto. Questa volta i partiti del centro-destra avevano individuato nell’avv. Domenico Russello la persona giusta. Questo il commento generale, perché al di là degli indubbi  meriti della persona del Sindaco Airò, gli elettori hanno deciso per un cambiamento di cultura politica nella guida della città.

Ogni cultura politica ha un certo modo di amministrare, di rapportarsi con le istituzioni, di scegliere le persone, di  spendere il denaro pubblico, di orientare le cose, di favorire o contrastare ad esempio la cultura dei DICO…di creare chiasso mediatico con idee tipo chiesa-moschea,  di celebrare la libertà con monumenti alla Vergine nuda ecc. Nel segreto dell’urna la gente ha voluto, a larghissima maggioranza, il cambiamento ed ha “condannato” il Centro-destra a governare la Città, dando la maggioranza ai Partiti ed al Sindaco da loro scelto.

Bisogna riflettere su questo e trovare il modo di superare l’attuale situazione che rischia di trasformarsi in un  pasticcio, dalle conseguenze imprevedibili. D’altra parte,  il Sindaco, dopo le scelte del novembre scorso, ha il dovere di una verifica e procedere eventualmente, subito, ad un rimpasto della sua Giunta, collegandosi soprattutto con i Partiti che  hanno condiviso il suo programma elettorale. Ponendo davvero il bene della Città al di sopra di tutto, ciò non dovrebbe essere eccessivamente difficile.

 

            Sindaco ed Assessori,  non possono e non devono solo limitarsi a gestire l’esistente, curando lodevolmente solo l’attuazione di opere e progetti in precedenza programmati, ma, sempre nella legalità, programmare e orientare il futuro, attivare processi in grado di intercettare risorse, attrarre insomma nuovi finanziamenti per lo sviluppo e per il miglioramento economico e della qualità della vita. Insomma, Sindaco ed Assessori devono lavorare a tempo pieno per la  Città, produrre atti e delibere,  sfidando quasi il Consiglio davanti all’occhio critico della città e incalzandolo di modo da impegnarlo seriamente e sottrarlo alla tentazione di iniziative discutibili.

 

            Negli ultimi tempi, il varo, finalmente del Progetto HORTUS,  l‘avvio concreto, finalmente, di un problema annoso  come la  metanizzazione, l’inizio, finalmente, dei lavori della nuova Caserma, con la partecipazione delle più alte autorità, la fruibilità, finalmente, effettiva del Municipio di Piazza Cavour,  alcune piccole ma significative cose (come, finalmente, il servizio nella Cappella del Cimitero) hanno fatto in qualche modo intravedere un nuovo modo di impegno per la città…con speranza dei cittadini di vedere subito altre cose, come finalmente, per esempio, l’utilizzo per la Polizia Municipale del nuovo, magnifico edificio di Piazza Giglia… e della stessa Chiesa locale che per mezzo del suo vertice istituzionale, ufficialmente, in più di una circostanza pubblica  ha dato atto all’Amministrazione Russello di un impegno in atto, di carattere culturale anzitutto nella linea della legalità, e in alcune iniziative concrete. Un impegno, comunque, sempre suscettibile di miglioramento e potenziamento, anche con la preghiera dei credenti e con la buona volontà di tutti.

 

            A Favara, in Consiglio Comunale e fuori, sicuramente non mancano personalità ed intelligenze, per riflettere, senza prese di posizione preconcette, né interessi di bottega… Favara ha diritto ad essere correttamente amministrata, senza inutili protagonismi, scene non proprio esaltanti, urla, nervosismi, veleni, e quant’altro.

La maggioranza vera – lo abbiamo visto nelle ultime elezioni, quando nessuno al ballottaggio prevedeva un risultato simile - si esprime nel segreto dell’urna. Di quella maggioranza bisogna avere rispetto e solo a quella democraticamente inchinarsi. Così come ha fatto la precedente Amministrazione Airò, che ha preso correttamente atto della sconfitta senza attenuanti e senza per questo,  sentirsi definitivamente delegittimata, né demotivata per una possibile ripresa di  impegno a servizio dei cittadini. Un servizio che richiede costantemente capacità di autocritica e di rinnovamento, per rispondere ai problemi emergenti,  secondo il mandato del popolo sovrano.

 

In conclusione mi chiedo: Ci si preoccupa di quello che pensa la gente? In un certo sondaggio di non molto tempo fa, risultava che  l’opinione pubblica favarese appariva disorientata e frastornata, mentre Sicilia-TV registrava  una generalizzata  sfiducia alla politica”,  con molte lamentele sulla mancata  fattività di tante cose spicciole, la cui responsabilità i favaresi  addossavano “non solo sul Sindaco e sulla sua Giunta, ma anche sul Consiglio Comunale, sui Partiti e sulla stessa politica favarese, cioè come da parte di tutti viene praticata a Favara.

 

Con la sola ambizione di avere offerto qualche spunto di riflessione in più, confermo la mia stima per tutti gli attori in causa e   porgo un cordiale saluto a tutti.

 

Sac. Diego Acquisto

direttore dell'informazione di Radio Favara 101

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Unità Pastorale delle Parrocchie di S. Vito e Ss. Pietro e Paolo – Favara

COMUNICATO

01-06-2009

 

Giornata ricca di emozioni e, per non pochi, anche di lacrime,  quella vissuta ieri a Favara da una grande folla convenuta a Villa Ambrosini per il saluto alla Madonna di Fatima, che dopo una settimana ha lasciato la nostra città per ripartire per Lisbona e di lì raggiungere Fatima.

Dopo la formula di consacrazione recitata dal Sindaco avv. Domenico Russello, ed i brevi interventi di saluto del dott. Giuseppe Arnone, a nome della provincia, del  dott. Lillo Montaperto per il Consiglio Pastorale Cittadino e di don Diego Acquisto, a nome del Presbiterio e , segnatamente, dell ‘Unità Pastorale, formata dalle due Parrocchie di S. Vito e dei Santi Pietro e Paolo, la Madonna è stata salutata con lo sventolio festoso di centinaia e centinaia d i fazzoletti, in un tripudio di popolo, di questo popolo favarese che in larga maggioranza nutre una tenera devozione  alla Madonna che in gergo siciliano e favarese, viene chiamata la “Beddra Matri”, la bella madre, madre di Gesù e nostra.

La cerimonia di commiato a Villa Ambrosini era stata precedtuta da una solenne concelebrazione nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, stipata all’inverosimile, anche se grande ed accogliente, ma  comunque incapace di potere contenere la grande folla convenuta, per cui tanti, tantissimi hanno atteso fuori dalla Chiesa per potere partecipare alla cerimonia conclusiva di saluto.

La Messa, animata dalla Corale dell’Unità Pastorale,  è stata presieduta dall’Arcivescovo S. E. Mons. Diego Bona, presidente del Comitato per l’Apostolato Mondiale di Fatima, e concelebrata da Mons. Giuseppe Di Marco, don Diego Acquisto e don Nino Giarraputo, il quale ultimo ha voluto sottolineare come i due sacerdoti concelebranti siano stati presenti a Catania, 50 anni fa, quando, a conclusione del Congresso Eucaristico Nazionale l’Italia è stata consacrata al Cuore Immacolato di Maria.

Il mese di maggio a Favara quest’anno non poteva avere conclusione migliore, dato che l’ultima settimana, da domenica 24, solennità dell’Ascensione del signore al Cielo, a domenica 31 maggio solennità della Pentecoste, ha registrato la presenza della Madonna di Fatima, e un fiume di gente, non solo da tutta Favara, ma anche dai paesi vicini, è venuto a trovare la “Bianca Signora”, la  Madonnina di Fatima, nelle due Chiese di S. Vito e di Ss. Pietro e Paolo, che si sono avvicendate nell’accoglienza e grazie all’impegno e sacrificio degli operatori pastorali, hanno favorito le numerosissime visite dei fedeli accorsi.

La Veglia di Pentecoste, che si è svolta davanti alla “Bianca Signora di Fatima, nella chiesa dei santi Pietro e Paolo, la sera del sabato 30 maggio, presieduta dall’arcivescovo Bona, ha registrato la presenza dei tutti i Parroci della Città e dei giovani di tutte le 9 parrocchie di Favara, che con segni diversi hanno voluto esprimere l’impegno di comunione-missione, con la forza dello Spirito.

Il nostro arcivescovo, Mons. Francesco Montenegro, che, domenica 24 maggio, dopo l’accoglienza della Madonna di Fatima al Calvario, ha presieduto la concelebrazione nella Piazza S. Vito, dopo la partecipazione a Roma dei lavori della CEI, ha incontrato S. E. Mons. Bona ed i due Parroci Acquisto-Giarraputo, prendendo atto della validità pastorale dell’iniziativa, foriera – ci si augura vivamente -  di  ulteriori, abbondanti frutti spirituali.

 

 

ACCOGLIENZA DELLA MADONNA DI FATIMA

Favara, Calvario ore 18,30 del 24 maggio 2009

Parrocchia S. Vito ore 19,00

Concelebrazione presieduta dall’Arcivescovo-Metropolita, don Franco Montenegro,

con la presenza del Vescovo Mons. Diego Bona,

presidente del Comitato Mondiale dell’Apostolato di Fatima

Introduzione di don Diego Acquisto

 

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All’inizio di questa concelebrazione, così particolare e significativa per la presenza del venerato simulacro della Madonna, da Fatima pellegrina qui a Favara, mi è gradito rivolgere un saluto a tutti i presenti, accorsi così numerosi, ai Sacerdoti e diaconi, al sig. Sindaco ed ai suoi assessori che lo collaborano nell’amministrazione di questa nostra Città, al sig. Presidente del Consiglio Comunale ed a tutti i Consiglieri comunali presenti, a tutte le Autorità regionali, provinciali e locali, ed in modo particolarissimo ai due eccellentissimi vescovi, a S. E. Mons. Diego Bona, vescovo presidente del Comitato Mondiale dell’Apostolato di Fatima e, dulcis in fundo, al nostro amatissimo pastore don Franco Montenegro, arcivescovo-metropolita di Agrigento, che presiede questa storica celebrazione. Celebrazione storica, perché introduce la presenza a Favara della Madonna di Fatima, che in questa settimana, dalle due parrocchie di S. Vito e Ss. Pietro e Paolo, richiamerà alla preghiera ed alla conversione tantissimi fedeli della città, uomini e donne, di ogni età, bambini, giovani e ragazzi, sino a domenica prossima, domenica di Pentecoste, quando prima del saluto di partenza, il sig. Sindaco rinnoverà l’atto di consacrazione della Città. Una rinnovazione della consacrazione di Favara a Maria, nella linea della raccomandazione di Papa Benedetto XVI, in questo anno 50° della solenne consacrazione dell’Italia avvenuta, nel settembre del 1959, a Catania, a conclusione del Congresso Eucaristico Nazionale.

 

Don Franco, come preferisce essere chiamato, il nostro Padre Vescovo, dopo avere incontrato nell’ottobre scorso gli operatori pastorali di questa Parrocchia S. Vito, nella concelebrazione che si è svolta a Ss. Pietro e Paolo, in occasione dell’apertura dell’Anno Paolino, adesso a situazione inversa , qui, per la prima volta a S. Vito, in questa nostra Parrocchia, ci incontra ancora, in questa particolare celebrazione, unitamente al Parroco ed agli operatori pastorali della Parrocchia dei Ss Apostoli Pietro e Paolo, con cui, in comunione di intenti e di impegno, formiamo una Unità Pastorale. Unità Pastorale che si è fatta carico dell’organizzazione di questa iniziativa di avere il simulacro della Madonna di Fatima. Un’iniziativa che, vuole essere un’opportunità offerta a tutta Favara, un’opportunità di preghiera, di riflessione e quindi di crescita spirituale e non solo, perché quando vera crescita spirituale c’è, non può non tradursi in crescita morale e sociale.

A Lei don Franco, nostro Pastore, che con la sua presenza ci porta la comunione di tutta la Chiesa locale, di cui le nostre Parrocchie sono solo una parte, il mio, personale, devoto e filiale saluto e benvenuto, unitamente a quello dell’intera Comunità di S. Vito. Le due Comunità Ecclesiali della Parrocchia dei Ss Apostoli Pietro e Paolo e di S. Vito, in questo momento, per mio tramite, Le porgono i più rispettosi sentimenti di devozione, di stima e di affetto, per la sua persona e di gratitudine e riconoscenza per la sua azione pastorale, che con zelo e dedizione, da poco più di un anno porta avanti.

Da poco Lei infatti ha compiuto il primo anno di servizio alla nostra diocesi e, quasi in coincidenza, appena qualche giorno dopo, il giorno di S. Rita, ha festeggiato il suo 63° genetliaco. Per tutto, gli auguri più sentiti ed affettuosi, che, - prima di continuare in qualche altra riflessione che il cuore mi suggerisce - vogliamo esprimere con un applauso.

 

Lei, caro Padre Vescovo don Franco, è entrato nei nostri cuori, per la sua semplicità di tratto, il suo zelo, la sua sensibilità verso la fasce sociali più deboli, il suo atteggiamento di ascolto, suggerito a tutti, come nuovo stile di Chiesa, in questo anno pastorale e anche dopo la conclusione di questo Anno Pastorale, che si concluderà con l’Assemblea Diocesana del prossimo 20 giugno. Ascolto di Dio e dell’uomo nelle varie situazioni, ascolto del nostro contesto sociale e diocesano così come si va evolvendo, ascolto reciproco tra i diversi Uffici di Curia, ascolto tra gli operatori pastorali dei diversi settori, ascolto tra laici e preti e tra preti e laici, ascolto tra i Presbiteri delle diverse fasce di età, per costruire tutti insieme e rinsaldare i valori dell’unità e della fraternità, contro tutte le tentazioni, di isolamento e di frammentazione, nello stile del servizio umile e disinteressato.

 

Giorni di particolare grazia, per tutta la nostra Favara e per le nostre due Comunità Parrocchiali di S. Vito e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, quelli che ci apprestiamo a vivere , in questa ultima settimana di maggio.

Un mese che anche come Unità Pastorale e non solo come Parrocchia S. Vito, abbiamo iniziato, ricordando il sacrificio del mio illuminato predecessore, P. Giuseppe Seggio, nel 40° anniversario della sua tragica scomparsa. Un gravissimo, immotivato fatto di sangue che ha segnato il 5 maggio del 1969 la vita della Città e, in particolare, di questa Comunità Parrocchiale di S. Vito, nella quale subito dopo, io ho iniziato a prestare, come Parroco, il mio servizio.

A 40 anni di distanza, la partecipazione unanime e sentita, non solo di tutte le Autorità Cittadine, ma anche di una grande folla di fedeli, ai due momenti commemorativi di P. Seggio, il 5 maggio scorso, al Castello (momento organizzato dall’Amministrazione Comunale) e qui, in questa nostra Chiesa, (organizzato dal Consiglio Pastorale), la grande partecipazione ci ha fatto toccare con mano la statura spirituale del Parroco Seggio, che nell’ultima sua predica al Calvario il Venerdì santo del 1969, meno di un mese prima della sua tragica fine, ci ha lasciato il suo testamento spirituale, in quelle parole che abbiamo voluto incidere nella lapide-ricordo: "Dobbiamo amarci. Siamo fatti per il cielo". Un monito sempre di attualità, un monito che Lei don Franco anche recentemente, nel suo stile di affascinante semplicità, ha rivolto ai fedeli qui a Favara, quando ci ha ricordato che a nulla servirebbero tutte le iniziative ecclesiali, le processioni e le stesse Messe a cui partecipiamo, se non segnano una crescita nell’amore reciproco, cioè nel mettere in pratica quello che Gesù chiama il suo comandamento.

Un monito in sintonia anche con il tema della 43° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che, come ogni anni si celebra oggi, un questa festività dell’Ascensione e che quest’anno ha come tema: "Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia".

La Madonna di Fatima, pellegrina qui, in questa nostra Favara, città devota alla Madonna, anche solo a contare il numero delle Chiese a Lei dedicate, 7 su 10, sotto diversi titoli, compresa questa nostra Chiesa in cui ci troviamo dedicata prima alla Madonna della Neve e poi, al giovane martire S. Vito, la Madonna di Fatima non viene per suscitare un’ondata di superficiale emozione, di fatuo entusiasmo o di sterile e vuoto sentimentalismo, ma viene per confermarci nella fede, in una fede però sostanziata di carità e di amore concreto per i fratelli. La solennità liturgica di oggi dell’Ascensione ci ricorda di essere testimoni, perché Gesù prima di ascendere al cielo ha detto alla sua Comunità: "Voi mi sarete testimoni, nella Giudea, nella Samaria e in ogni angolo della terra". Testimoni dell’amore. E quindi per noi, l’impegno di esserlo qui a Favara. La Madonna viene per sollecitarci a questa testimonianza, che concretamente deve significare impegno di crescita nella capacità di amare e perdonare, come ci ha ricordato l’altro ieri S. Rita , esempio fulgido di un ruolo determinante ed attivo della donna, nel campo sociale; una donna che, durante e dopo le terribili prove della sua vita, non passò il tempo a piangere, ma ebbe il coraggio di lottare, lottare per fermare la vendetta e la violenza.

Dobbiamo crescere nella capacità di amare con quello stile di semplicità e naturalezza, a cui Lei, don Franco, in ogni occasione, in tutti i modi ci stimola e ci invita.

La Madonna viene per scuotere la nostra indifferenza, per rafforzare la nostra fede e il nostro impegno di testimonianza cristiana, alla luce del Vangelo, in questa nostra città problematica che è Favara, problematica ma anche ricca di tante positive potenzialità.

Ed iniziando la concelebrazione eucaristica, carissimi Padri Vescovi, - carissimo don Franco noi, don Nino ed io, presbiteri di questa chiesa locale, presbiteri con una notevole differenza di età, don Nino, che di anni proprio oggi ne compie 44 – chi parla invece, chiaramente molto più avanzato negli anni – tutti e due, docilmente - come nostro dovere di presbiteri, ci affidiamo, alla sua guida spirituale e pastorale, unitamente alle nostre due Parrocchie. Intanto, - a nome di tutti, e se mi è consentito anche a nome di tutto il popolo di Favara, desidero rinnovare alla Madonna di Fatima, la preghiera, così come nella sostanza, allora nel servizio di Vicario foraneo, pubblicamente ho formulato 13 anni fa, nel maggio del 1996, precedente visita alla città di Favara della Madonna di Fatima, dopo quella storica, che ha lasciato il segno, quando si è svolta nel 1948, in un diverso contesto storico e sociale :

 

"O Maria,- in questa celebrazione presieduta dal nostro Pastore, don Franco, chiamato a servire la comunione di fede e di carità dei fedeli agrigentini,- ottieni a noi della Comunità Ecclesiale di Favara dal tuo Figlio, di rafforzare nel nostro vissuto quotidiano, il patrimonio di fede che i nostri antenati ci hanno trasmesso.

 

CONCEDICI O Maria di vivere in questa fede e di testimoniarla col nostro impegno, nei diversi settori della vita familiare e sociale.

Concedici o Maria di sentirci ed essere pietre vive dell’edificio vivo che è la Chiesa, istituita da Gesù, per essere segno e strumento di comunione fra gli uomini.

 

Aiutaci o Maria a contrastare la logica della malavita organizzata e della mafia, della violenza e della prepotenza, comunque camuffata.

Sostienici o Maria nella nostra debolezza e fragilità, per non cadere nelle lusinghe del maligno.

Fa che possiamo avere sufficiente coraggio e perseveranza per testimoniare il Vangelo, in comunione col Vescovo e con tutta la Chiesa locale.

 

Fa che, sempre in comunione col Vescovo e con tutta la Chiesa, viviamo il comandamento della Carità, dalla parte degli ultimi e dei più deboli di queste nostre Parrocchie e di questa nostra Città".

 

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Quaresima – 2009 -  Pasqua

       Lettera aperta alle Autorità ed a tutti i cittadini responsabili di Favara  

  20.03.2009

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Tramite Sicilia-TV, che mi sento di ringraziare per i suoi servizi informativi, mi permetto di far giungere a quanti vorranno ascoltarmi, qualche riflessione per il bene della Città, unitamente agli auguri più fervidi per la prossima Pasqua.

Ancora due settimane di Quaresima e quindi la Settimana Santa che, dopo la passione e la  morte, ci porta alla gioia della  Pasqua di Resurrezione.

 In questo mistero, il centro della nostra fede ed il fondamento infallibile della speranza cristiana di un futuro migliore. 

 

In questa luce, qualche considerazione sui problemi della nostra collettività favarese, al fine di una comune assunzione di responsabilità, ciascuno per la sua parte e nel suo ruolo.

 Ci  sembra urgente guardare in faccia la nostra  realtà locale, che, per colpe passate e/o recenti, denuncia varie e gravi forme di degrado, con  servizi sociali che continuano a toccare  records  negativi o quasi,  in vari importanti settori, dall’igiene pubblica alla viabilità, al degrado nel centro storico, con sempre incombente pericolo per la salute o per la stessa incolumità fisica.

Preoccupa inoltre un progressivo allargamento dell’area del disagio e della povertà, mentre con­temporaneamente, una ristretta fascia sociale aumenta il proprio benessere e dà segni di lusso e di spreco. E tanto per finire, aggiungiamo anche che la disoccupazione, conseguente all’incalzante crisi economica, colpisce soprattutto e prioritariamente, le categorie sociali più deboli.

La carenza di valide forme di aggregazione, espone, soprattutto una buona fascia di giovani, al rischio della frustrazione e dell’alienazione, nella rete della droga, dell’alcol , della pornografia, della criminalità più o meno organizzata, ecc.ecc…

 

Di fronte alla somma dei problemi che affliggono la Città, dove pure non mancano energie e potenzialità positive, nessuno può continuare ad avere atteggiamenti elusivi, facendo finta di niente. Si richiede in tutti  una forte presa di coscienza, con il conseguente impegno a fare la propria parte.

Per la verità, l’attenzione sui problemi reali della città, negli ultimi tempi, sembra essersi risvegliata ed il dibattito avviato pare volersi fare vivace. Ma, per l’efficacia si richiede continuità ed impegno, superando definitivamente ogni forma di apatia,  di appiattimento, di rassegnazione, e contemporaneamente, però, evitare  ogni inutile asprezza, ogni caduta di stile, ogni inutile spargimento di veleni, che sicuramente non gioverebbero a nulla ed a nessuno.

Il Sindaco a cui la sovranità popolare ha affidato il governo della città, per la sua parte, dopo le scelte che, nell’ambito dei suoi poteri, ha ritenuto di dover fare nel novembre scorso, è chiamato ad una verifica, con il coraggio delle decisioni più appropriate, per il bene comune, che sempre deve stare in cima ai pensieri di tutti.

 

Senza inutili apprensioni e nervosismi, non dimenticare mai che il giudizio complessivo  sull’operato del Sindaco e su quello della Giunta da lui scelta, spetta al Consiglio Comunale, l’unico organo rappresentativo dell’intera Comunità, in cui si esprime e manifesta costantemente la sovranità popolare.

Le difficoltà amministrative che certamente non mancano nemmeno a Favara, per tutti devono essere uno stimolo a fare il proprio dovere, con coraggio e determinazione, nella fatica del dialogo serrato e fecondo.  Deleteria, in ogni caso, la prassi  politica dello struzzo.

         Il Consiglio Comunale, nel suo dovere di giudizio e di controllo dell’operato del Sindaco, è stato eletto e  quasi naturalmente chiamato per essere una “spina” al fianco dell’Amministrazione. Una spina con la naturale vocazione di pungere, ma sempre e unicamente nel superiore interesse della collettività.

          La decisione di un’eventuale revoca di fiducia al Sindaco eletto dai cittadini, nella lettera e nello spirito dell’attuale normativa in vigore, deve essere considerata davvero l’ultima “ratio”, includendo, in questo caso, per i Partiti e per i singoli Consiglieri, anche un giudizio certamente non positivo sulle proprie capacità e/o possibilità di intervento, oltre che sull’impossibilità di andare avanti nel conseguimento del bene comune possibile.

 

         Come ho avuto modo di dire più di una volta, nel periodo 2002-2007 della precedente Amministrazione, quando, per volontà popolare, la situazione tra Sindaco e Consiglio Comunale era ben diversa dall’attuale, Favara, senza bisogno di compromessi , né di "inciuci", ha il diritto di essere  governata, puntando ai traguardi possibili e nel rispetto della volontà “presunta” degli elettori.

 

Mi chiedo: mentre si riprende il dibattito,  perché non pensare ad alcune iniziative concrete, per stare a contatto con la base ? Perché, prima di decidere tutto nel chiuso del Palazzo, non sperimentare forme dirette di democrazia ?

 Cioè, al fine del coinvolgimento della gente, perchè da parte dell’Amministrazione, (o in alternativa e/o assieme al Consiglio Comunale) non attuare, quello che è sempre stato detto e mai realizzato, cioè incontri di quartiere per dare alla gente la possibilità di esprimersi, verificare, controllare l’operato di tutta la macchina amministrativa, che è a servizio della Città ?

Alcune delle ultime, recenti leggi approvate dal Parlamento non vanno in questa direzione del controllo e della soddisfazione dei cittadini ?

Ancora, nel prossimo periodo, dato che siamo quasi a  metà  legislatura, perché non pensare ad un CONSIGLIO COMUNALE aperto, adeguatamente preparato ed allargato a tutte le forze vive della Città, per una verifica generale,  in grado di offrire maggiori elementi di valutazione. Da considerare che proble­mi e  difficoltà, potrebbero forse ripresentarsi anche in futuro e negli stessi termini. Perciò il dovere per il Sindaco e  per i sigg. Consiglieri comunali di tutti i Partiti,  a vivere più a contatto con la gente, valutare e interpretare la volontà popolare, per le decisioni più sagge per la Città, che ognuno per la sua parte potrà avere il dovere di prendere.

La vera democrazia è fondata sul pluralismo delle associazioni e delle varie forze politiche, dove si confrontano le opinioni ed i progetti di servi­zio alla Comunità, nel rispetto delle persone, delle idee, delle culture e delle sensibilità diverse, ma con la determinazione di arrivare ad una sintesi responsabile ed a conclusioni operative.

Bisogna impegnarsi a valorizzare sempre le  migliori energie esistenti, soprattutto tra i giovani e comunque tra quanti sono animati da spirito di servizio e disinte­resse.

 

I cittadini, con maturità e responsabilità, accolgano di buon grado tutte quelle iniziative  in grado di incidere positivamente nel cammino di questa no­stra amata Città.

        Ed accanto agli impegni civili e sociali, nella luce del RISORTO l’impegno cristiano di condivisione, di preghiera e di offerta quotidiana, di quanti anche silenziosamente,  vivono, soffrono  ed operano, per un continuo miglioramento del nostro tessuto sociale.  A tutti saluti ed AUGURI.

       Favara 20.3.2009

 

Sac. Diego Acquisto

Parroco S. Vito

 

Parrocchia S. VITO

92026 – FAVARA (AG)

Anno Pastorale 2008-2009 – Anno dell’ASCOLTO – Resoconto del QUESTIONARIO, delle valutazioni espresse a viva voce da molti fedeli più o meno praticanti, nonché della discussione a conclusione delle Messe festive di domenica 18 gennaio u.s. e nella riunione della Confraternita del 24.1.2009.

 

RELAZIONE sulla PARROCCHIA

28-gennaio-2009

 

La Parrocchia S. Vito abbraccia i quartieri del centro storico di Favara, ( come "A’ Cruci, U’ Cavatu, A’ Trizzera, A’ Grutta,) con tutti i problemi che questo comporta sul piano economico e sociale, in termini di spopolamento e di composizione delle famiglie, in prevalenze anziane. Tuttavia, bisogna rilevare che non pochi, che pur abitano in zone periferiche, dove risiedono dopo il matrimonio, continuano per la Messa festiva a frequentare la Parrocchia, dove alcuni anche continuano a chiedere che i loro figli frequentino la catechesi per la preparazione alla prima Comunione ed alla Cresima. Ancora, alcuni frequentano la Parrocchia in conseguenza della scelta di aggregarsi alla Confraternita della Santa Croce del Calvario o all’Associazione Gio’ ‘90 S. Vito. Quest’ultima svolge attività culturale, teatrale e ricreativa a servizio dell’intera collettività favarese, così come la Confraternita, sul piano della religiosità popolare e della solidarietà.

In sintonia con le indicazioni diocesane di questo anno pastorale 2008-2009, da parte di tutti i responsabili dei vari Gruppi ecclesiali che fanno riferimento alla Parrocchia S. Vito, sono stati largamente distribuiti dei moduli di un QUESTIONARIO, per sollecitare un’ampia riflessione sulle tematiche più importanti, sentite nel territorio da parte dei gruppi, delle famiglie e della Comunità nel suo insieme.

Ecco lo schema generale del questionario:

1) Posso ritenermi soddisfatto di come vivo nella comunità parrocchiale? Se SI o NO, perché? Cosa ti proponi ? Cosa suggerisci? - 2) In Parrocchia o comunque collegati con la Parrocchia, ci sono alcuni gruppi: Ministri straordinari dell’Eucaristia, Catechisti, Gruppo di pastorale familiare, Apostolato della Preghiera, Associazione del Rosario perpetuo, Gruppo di Preghiera P. Pio, Associazione Giò ’90 S.Vito, Confraternita della Santa Croce del Calvario. (All’interno dei vari Gruppi e soprattutto degli ultimi tre, il Gruppo Giovanile). Cosa ne pensi? Ne fai parte ? Vorresti farne parte? Di quale? - 3) In che modo è presente Cristo nella tua vita di battezzato e nella tua famiglia? - 4) Ti senti accolto, impegnato e coinvolto nella vita della parrocchia e nei Gruppi? Se è NO, perché? In che modo ti lasceresti coinvolgere maggiormente? Cosa suggerisci per un tuo migliore e maggiore coinvolgimento ? - 5) Quali sono gli ostacoli che ti impediscono oggi di vivere la tua fede e la tua partecipazione alla vita parrocchiale? - 6) Quali sono i difetti che riscontri nella vita della tua parrocchia, nella vita e nell’attività dei Gruppi ? Cosa proponi per un possibile miglioramento? Quale il tuo possibile apporto ? - 7) Di quali iniziative o esperienze ti senti soddisfatto? Perché?

8) Pensi che la catechesi, così come è svolta, possa aiutare a crescere nella fede? Hai delle proposte da fare per migliorarla? Cosa pensi dell’età di ammissione alla Prima Comunione (V elem.) ed alla Cresima (dopo la III Media) ? Va bene così o vorresti qualche modifica ? - 9) Cosa proponi per coinvolgere i genitori dei ragazzi e dei giovani che frequentano la catechesi? - 10) Pensi che la gente partecipi e si senta coinvolta: durante la Santa Messa domenicale? nelle altre celebrazioni? Per i ragazzi, quali sono le tue proposte per favorire un miglior coinvolgimento - 11) Secondo te, l’azione caritativa (Parrocchia e Confraternita) raggiunge le famiglie più bisognose? Cosa proponi per migliorarla. Cosa sei disposto a fare ? - 12) Cosa proponi che si faccia per migliorare la vita comunitaria parrocchiale?

 

Conclusioni generali

Sono state raccolte oralmente molte opinioni, mentre le schede restituite ( in forma rigorosamente anonima e, per la maggior parte, imbucate in un apposito contenitore di legno) sono solo un 25% del totale delle schede distribuite. Tra le opinioni raccolte oralmente da parte del Parroco, dei vari responsabili dei Gruppi e quello che risulta nelle schede restituite, non sembra proprio esserci discrepanza nella valutazione generale, nei suggerimenti e nei consigli.

 

Sentita appare la centralità della Parrocchia come punto di riferimento per i bisogni spirituali, per i servizi religiosi e non solo. I Gruppi, così come indicati nel Questionario, sono giudicati tutti importanti e preziosi, per la funzione, il ruolo specifico ed il servizio che assicurano nei diversi settori alla Parrocchia e alcuni anche alla Città. Da alcuni, in particolare, viene sottolineato il valore del Gruppo di Preghiera P. Pio o della Confraternita della Santa Croce del Calvario, edificio sacro chiamato correntemente "A’ CRUCI", che è il cuore del territorio Parrocchiale e di tutto il territorio favarese. Da taluni, proprio per questo, ai componenti della neonata Confraternita viene sollecitato un maggiore impegno di formazione cristiana, soprattutto in alcuni dei suoi elementi. Più in generale, da una attenta valutazione delle risposte al questionario, viene fuori il tema dell’emergenza educativa, in corso di approfondimento da parte del Consiglio Pastorale Cittadino, dove in atto è attiva la partecipazione della parrocchia s. Vito, che ha uno dei suoi componenti nel Direttivo, formato da tre persone elette dall’assemblea dei rappresentanti delle nove Parrocchie della Città.

 

Il mondo giovanile nel suo complesso, deve essere ancora più attenzionato, da parte di tutti gli adulti responsabili, nei vari settori del lavoro parrocchiale.

Per quanto riguarda il Catechismo si sollecita una maggiore partecipazione dei genitori, il cui interesse non deve esaurirsi nella pur lodevole attenzione a pensare a venire in Parrocchia per l’iscrizione dei loro figli ai vari corsi di catechesi.

E’ pressoché una richiesta unanime quella di rivedere l’età di ammissione alla Prima Comunione ed alla Cresima, giudicando assai meglio, quanto meno, un anticipo, (Prima Comunione in 4^ elem. e Cresima in 1^ Media) se non proprio un ritorno al passato.

La presenza di tanta povertà nel quartiere sollecita ed impegna non solo alla carità materiale la Confraternita, in sinergia con la Caritas parrocchiale, ma anche a fare un salto di qualità per venire incontro ad insorgenti povertà morali e sociali, separazioni, situazioni di solitudine…ecc.. ecc…

 

Quello che appare più consolante è rilevare che da quasi tutti viene scritto che Cristo è molto presente nella propria vita personale e familiare, e che la Parrocchia, per quello che può dare, viene giudicata luogo di accoglienza e di fraternità, pur nella assoluta carenza di locali. Per questo la catechesi, su richiesta del parroco, in buona parte si svolge nei locali della Scuola Materna "Cap. Vaccaro", messi a disposizione dal dirigente scolastico dott.sa Enrichetta Maltese, col parere favorevole del Consiglio d’Istituto.

 

Non mancano certamente i problemi relazionali, all’interno dei Gruppi e della stessa Comunità Parrocchiale nel suo insieme, ma emergono anche segnali di maturazione e di crescita, sfruttando le stesse difficoltà, che in non pochi casi diventano vere e proprie risorse per una maturazione umana ed una crescita nella fede.

 

Il Parroco, dopo avere ascoltato le diverse voci e sensibilità, ha manifestato per il futuro la sua volontà di servizio, soprattutto nella linea del contatto personale con i responsabili e più diretti collaboratori, al centro del suo interessamento, della sua preghiera e del suo discernimento, per crescere tutti insieme nello spirito di comunione ecclesiale, premessa indispensabile di una autentica conversione missionaria per l’annuncio e la testimonianza del Vangelo nel territorio della Parrocchia e della Città.

Favara 28.01.2009

Per il Consiglio Pastorale Parrocchiale

 

Prof. Salvatore Pirrera

Dirigente scolastico

 

Sac. Prof. Diego Acquisto

Parroco

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Mandato agli IdR

Favara, chiesa dei SS. Pietro e Paolo, 14.12.2008.

Indirizzo del prof. Antonello Sciabica, all’inizio della concelebrazione

presieduta dall'Arcivescovo-Metropolita

della arcidiocesi di Agrigento

S.E.Rev.ma Mons. Francesco Montenegro

 

   Ecc,za Rev.ma,

per noi familiarmente D. Franco,

è con vivo piacere che rivolgo a Lei questo saluto a nome del Direttore dell’Ufficio Scolastico diocesano, il nostro carissimo D. Diego Acquisto, dei suoi collaboratori, della Commissione diocesana per la formazione e l’aggiornamento dei docenti da me rappresentata, da tutti gli Insegnanti di Religione di ogni ordine e grado di scuola della nostra Arcidiocesi.

   Benvenuto e ben trovato!

   La celebrazione del mandato è l’espressione solenne del dono e del compito che Lei, d. Franco, affida agli Insegnanti di religione Cattolica di essere nella scuola testimoni del Risorto, Gesù il Cristo e del suo Messaggio di salvezza, il Vangelo.

   Nello stesso tempo, il mandato che ci apprestiamo a ricevere, rende visibile a tutti il servizio e ne accoglie l’impegno generoso e fedele.

   All’interno di questa celebrazione si sottolinea la vocazione e missione dei docenti di Religione che stabilmente intendono svolgere, a nome della Chiesa, nella scuola pubblica, l’insegnamento come servizio all’uomo.

   Gli insegnanti di Religione Cattolica rappresentano per la Chiesa un frutto sicuro e consolante del Vaticano II che come laici si impegnano attivamente nello spirito della ecclesialità per la missione educativa.

   Come Dio si incrocia con la storia dell’umanità, così l’insegnante di Religione non può fare a meno di incrociare costantemente la sua personale vicenda umana con quella della Chiesa che lo invia e di cogliere in questo intreccio la presenza misteriosa di Dio che chiama i nostri ragazzi alla salvezza.

   Soprattutto non ci si deve sentire maestri, ma in cammino con loro, discepoli dell’unico maestro, strumenti nelle sue mani per aprire la strada alla conoscenza di Dio.

   Certo, è indispensabile prestare attenzione ai problemi familiari, sociali, culturali dei giovani; bisogna saper discernere, dialogare come se ogni singolo alunno fosse l’unico al quale si parla, sicuri di essere aiutati da Gesù, l’uomo che rinnova tutte le cose: rinnova le vesti, il nome, i sentimenti; trasforma la viltà in coraggio, la debolezza in forza, la morte in vita.

   Spesso ci si avventura nel mondo dei giovani senza che ci si renda conto, in modo chiaro, di quanto il discernere i “segni dei tempi” sia complesso, anche nel tentare di rispondere ai problemi dell’"oggi": l’emergenza educativa, il relativismo etico, le mode religiose, la società laica che scade nel laicismo sordo ed esasperato, le devianze sociali, lo sballo, la droga, l’alcol, le stragi del sabato sera, il sesso usa e getta.

   Sappiamo come oggi i nostri giovani corrano il rischio di smarrire quel senso morale che è caratterizzato dallo spirito di solidarietà e di lasciarsi sorprendere da una concezione individualistica che devasta tutti i valori costruiti finora.

   E l’Insegnamento della Religione cattolica è chiamato continuamente a misurarsi con le altre visioni di uomo presenti nella società; a sostenere un dialogo con la cultura.

   Ma il docente di Religione non ha senso pieno se non vive la dimensione ecclesiale. Se manca la coscienza ecclesiale e l’esperienza ecclesiale conseguente, non si può registrare una convinta presenza di Chiesa in lui.

   In quanto docenti di religione, dobbiamo riappropriarci del significato dell’annuncio, utilizzando quelle tecniche comunicative che facilitino il dialogo con i giovani.

   Questa attenzione-comunicazione aperta alla formazione professionale, deve portarci ad assumere uno stile comunicativo che privilegi il linguaggio della carità calibrato sull’accoglienza dei nostri ragazzi e la continuità dei rapporti personali.

   La nostra proposta educativa deve essere semplice, incarnata, perché ciò che deve qualificare ogni scelta educativa è il dire la Parola in modo udibile per tutti.

   Bisogna conoscere bene gli alunni a cui ci rivolgiamo: i loro bisogni, chi sono, cosa fanno, dove vanno, la loro cultura, perché non capiti di usare un linguaggio da iniziati.

   La celebrazione del "Mandato" è il segno della chiamata che valorizza l’autentica via della esperienza cristiana, quella del rapporto interpersonale profondamente dialogico, inserendoci nella dinamica della persona dell’alunno, operando per suscitare domande di senso.

   L’insegnante di Religione è mandato a dare testimonianza di tutto il suo coraggio nella disponibilità paziente ai suoi alunni, nella costanza di voler percorrere un cammino che sia conoscenza, che sia esperienza del Dio che è il Padre, del Signore Gesù.

   Molte volte in “prima linea”, affidato all’inventiva personale, vive in prima persona l’incontro, talvolta di gioia, talvolta di delusione, tra la “buona notizia” che porta e le diverse esperienze umane che incontra.

   Dov’è la famiglia, dov’è la società che accolgono le urgenze dei nostri giovani?

   Sono domande che esigono risposte. E’ la Parola che le propone, è lo Spirito che le grida attraverso la Parola stessa e la storia.

   Il mandato che riceviamo oggi da Lei, don Franco, padre e pastore della nostra Chiesa, vuole essere una strada nuova da scoprire e da percorrere insieme.

Antonello Sciabica

 

 

57- Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 24.11.2008

Favara - Amministrazione Russello: dalla Giunta Politica alla Giunta Tecnica o apartitica

 

"Non intendo tollerare ritardi, né sentirmi ostaggio degli uomini dei vari partiti". Lo ha detto e scritto il Presidente della Provincia Regionale di Agrigento, Eugenio D'Orsi, ai segretari dei Partiti della sua coalizione di centro-destra, circa l’indicazione di una rosa di nomi, da cui egli intende scegliere i componenti della Commissione per l’IACP. Un potere, quello di nominare che la legge riserva al Presidente della Provincia, e che D’ORSI intende esercitare avvalendosi dei consigli e delle proposte dei Partiti che hanno favorito e sostenuto la sua elezione. Ma precisa che non intende sentirsi ostaggio degli uomini dei vari partiti, come a dire che i partiti devono restare nei giusti limiti, non imporre. a Lui poi il giudizio definitivo, perchè sua, di fronte al popolo, è la responsabilità. Un discorso che ci sembra corretto, secondo legge che con l‘elezione diretta del Presidente della Provincia e del Sindaco, ha voluto dire che i partiti, dopo avere proposto e consigliato, devono sempre fare un passo indietro, dato che il potere decisionale non spetta a loro, e l’interlocutore del popolo, non sono più i partiti, come era una volta, prima del 1992, anno in cui, il Parlamento siciliano ha approvato la legge n.7 sull’elezione diretta, proprio perché Sindaco o Presidente della Provincia non fossero più ostaggio dei partiti, che nella prima Repubblica, passo dopo passo, si erano allontanati da un comportamento corretto, occupando le istituzioni, degenerando in quella che veniva e si chiama partitocrazia, diventando sempre più arroganti e, cadendo, non infrequentemente nella vergogna della corruzione. La legge n.7/92 ha voluto correre ai ripari, colpire proprio la partitocrazia, lasciando al Sindaco o al Presidente della Provincia anche la facoltà di scegliere e di potere togliere agli assessori la delega in qualsiasi momento, per il bene comune. Questo discorso ci porta a dire qualcosa su quello che è avvenuto a Favara, dove, dopo un anno e mezzo di Giunta politica, il Sindaco Russello, per vari motivi, al fine di continuare il mandato ricevuto dai cittadini favaresi, ha deciso di ringraziare la Giunta politica e formarne una tecnica, con persone scelte da lui, di sua fiducia senza guardare alle appartenenze partitiche, unicamente spinto dal desiderio – come tiene a sottolineare - di volere affrontare meglio, a suo giudizio, i problemi della città. Un ragionamento etico, politico e giuridico su cui ci sembra non ci sia nulla da dire. Un modo che intanto dovrebbe consigliare a tutti di fare un passo indietro, stare nel proprio ruolo secondo la legge, recuperare eventualmente saggezza e compostezza, evitando inutili e sterili polemiche, cadute di stile, sgarbi personali e quant’altro, puntando unicamente al bene della città, anche nell’esprimere il proprio personale dissenso.

Del resto è anche comprensibile e si può legittimamente pensare, che in tutto quello che è avvenuto a Favara, abbiano giocato anche le fragilità umane, i non brillanti rapporti personali, che cioè tra gli assessori nominati dai Partiti ed il sindaco i rapporti non fossero, almeno con alcuni, non fossero proprio ottimi, con danno della città, che dalla Giunta Politica, come sotto gli occhi di tutti non riceveva quei servizi a cui aveva diritto. Guardando al bene comune a cui la sana politica deve sempre tendere, non è scandaloso che il Sindaco, anche per questo possa avere deciso di cambiare squadra, perché gli obiettivi prefissati, con quei partiti che hanno favorito la sua elezione, si possano raggiungere meglio. Se poi questo non dovesse avvenire nemmeno con la Giunta tecnica, ognuno si potrà e si dovrà assumere le proprie responsabilità ed operare secondo quanto prevede la legge, anche arrivando, se necessario, al voto di sfiducia. Il popolo sovrano poi deciderà nel segreto dell’urna, votando per il Sindaco e/o anche per il Consiglio Comunale. I partiti, specie se hanno già sbagliato una prima volta, se vogliono un Sindaco del tutto docile ai loro dettati, faranno più attenzione a selezionarne la figura, prima di proporlo ai cittadini; i quali però, per legge, hanno la possibilità di organizzarsi autonomamente, con liste civiche, che – sappiamo - , come è avvenuto nelle ultime elezioni, in tanti paesi e anche a Favara, possono ottenere un notevole successo. Ricordiamo che la Coalizione dei Valori, (che per certi versi poteva considerarsi una lista civica) e Primavera favarese, se unite assieme avrebbero totalizzato ben oltre il 30% dei consensi, arrivando sicuramente al ballottaggio e ipotecando seriamente la guida della città. Uno scenario che non è escluso che possa ripetersi in eventuali prossime consultazioni elettorali, se la Giunta Tecnica del Sindaco Russello, per qualsiasi motivo dovesse fallire. Intanto, quello che c’è di veramente positivo è che in Italia ed anche a Favara si siano attivati il dibattito politico, l’interesse dei cittadini, la partecipazione, cose tutte che succedono quando c’è un Governo di centro-destra, perché stranamente, con la sinistra al potere – è solo una constatazione - tutto si assopisce e diventa tranquillo, anche se il fuoco cova sotto la cenere e si aspetta il segreto dell’urna, come abbiamo constatato con le elezioni politiche. A livello nazionale ed amministrative a livello comunale a Favara. Andando alla situazione concreta, in questa fase, a Favara credo che il popolo si attenda da tutti, compostezza e serenità, senza pregiudizi di sorta, dando fiducia alle persone perbene che, accettando l’incarico di assessori, hanno dimostrato indubbiamente coraggio. Al Sindaco ed ai nuovi assessori si consiglia di collegarsi con i Partiti in Consiglio Comunale sui problemi della città. Con la Giunta tecnica si superano quelle riunioni di maggioranza, che, troppo spesso, come è noto, servono solo per accordi più o meno criptati, per compromessi e lottizzazioni, che fanno perdere tempo, sono sempre fonte di malumori e producono spesso solo danni al bene comune.

 

Considerazioni sulla crisi  di  FAVARA

11.11.2008

 

Sull’attuale crisi amministrativa che travaglia il Comune di Favara,  diverse, come naturale,  le valutazioni dei partiti politici, che mi permetto di sintetizzare, per una visione d’insieme, suscettibile per tutti di una feconda riflessione per il bene della città:

Il Partito Democratico si dice contrario ad elezioni anticipate perché l’eventuale interruzione di questa legislatura non serve alla città, sfidando i  partiti del centrodestra ad ammettere che hanno fallito ed a dimostrare con i fatti  di avere a cuore le sorti di questa città, appoggiando il sindaco  Russello nella sua scelta di una giunta tecnica.

 Forza Italia-Unione di Centro—Movimento per l’Autonomia,  sollecitano le dimissioni del Sindaco, perché un’eventuale giunta tecnica, a loro giudizio,  significherebbe da parte del sindaco il tradimento del mandato elettorale, una scorrettezza intollerabile non solo nei confronti del centro destra, ma soprattutto dell'intera città di Favara”.

Il Movimento Politico “democratici Autonomisti”,  dice che  “una giunta comunale fatta di soli professionistici apartitici, non darebbe il giusto riconoscimento ai partiti che hanno sostenuto Russello in campagna elettorale, ma soprattutto non sarebbe corretto nei confronti dei favaresi che hanno voluto eleggere il candidato della coalizione del centro destra”.

Alleanza Nazionale invitando a porre fine a questa estenuante vicenda, non è pregiudizialmente contraria ad una giunta tecnica, affermando che se la legislatura dovesse proseguire con una Giunta espressione della società civile, non si sottrarrebbe al confronto sulle grandi questioni che la Città reclama come il Prg, Metano, e Piano Strategico.

 

Diverse - come si vede - le posizioni, così come disorientata e frastornata appare l’opinione pubblica dal sondaggio realizzato dall’ emittente SICILIA TV, costretta a registrare  una generalizzata  sfiducia alla politica”,  con molte lamentele sulla mancata fattività in questo ultimo anno e mezzo di amministrazione, la cui responsabilità i favaresi  addossano “non solo sul sindaco e sulla sua giunta, ma anche sul consiglio comunale, sui partiti e sulla stessa politica favarese, cioè come da parte di tutti viene praticata a Favara.

Chi  scrive, ha espresso il suo parere sull’andamento delle cose in materia, in una nota in data 29.9.2008, auspicando da parte di tutti, opposizione compresa, uno scatto di orgoglio, per una svolta di qualità, una coraggiosa riflessione ed  un radicale cambiamento di persone e di strategia, emarginando i fannulloni, anche se assessori  indicati dai Partiti, e valorizzando invece le  persone  preparate e motivate, animate da buona volontà e  spinte unicamente dal desiderio di fare andare avanti la comunità Favarese, sotto la supervisione del Sindaco, garante del cammino complessivo e sempre pronto a stimolare, mai a bloccare l’azione degli assessori, secondo il programma presentato agli elettori.

 Le dimissioni volontarie del Sindaco con nuove elezioni solo per il Sindaco, o le elezioni per il Sindaco e per il Consiglio comunale (in caso di sfiducia formale votata in Consiglio, con la maggioranza  dei due terzi dei consiglieri), costituiscono, nell’uno e nell’altro caso, una sconfitta per tutti e sicuramente per la Città, che ne riceverà ulteriore danno, con possibilità  poi che si possa ripetere lo stesso scenario, specie in caso di conferma del centro-destra, così come prevedibile.

 Uno slogan accettato da tutti, all’inizio degli anni ’90, quando si  discuteva sulla necessità di passare  dal vecchio sistema  a quello attuale sull’elezione diretta del Sindaco, era : “Dal Sindaco dei Partiti al Sindaco dei Cittadini”.  I Partiti cioè dovevano fare un passo indietro. Il sindaco non doveva  più soggiacere ai diktat dei partiti; un traguardo ideale che mi pare, specie negli ultimi tempi, non sia più nemmeno tentato, se si arriva ad una spartizione tale che fa sì che in caso di disaccordo, provvisoriamente, come avvenuto alla provincia, il posto assessoriale viene coperto dal capo-corrente, in attesa del chiarimento interno. Una cosa vergognosa, che non succedeva nemmeno nella cosiddetta vituperata prima Repubblica, dove pure si operava con il "manuale Cencelli", senza però arrivare mai a tanto, perché forse c'era più dignità personale.

Nell’ottica del Sindaco dei cittadini, il Presbiterio di Favara, sul finire del secolo scorso, in un momento amministrativo pure difficile per la nostra Città, all’unanimità approvava  un documento in cui tra l’altro si diceva : Il Sindaco eletto dai Cittadini, nella lettera e nello spirito della L.R. N.7/93, sfuggendo alle perverse logiche paralizzanti della vecchia partitocrazia, - logiche tipiche dei metodi della cosiddetta prima repubblica, - fissi concretamente alcune chiare, precise e urgenti priorità amministrative (metanizzazione, P.R.G., recupero del Centro storico, riordino dei servizi comunali, strategia sviluppo ed occupazione, ecc.),  chiedendo collaborazione  a tutte le forze politiche, che, per il bene della Città, senza pregiudiziali di alcun genere, vogliamo vivamente sperare, rispondano positivamente e ritrovino il coraggio necessario alle sfide del momento sicuramente non facile”.

Un suggerimento che ritengo attuale e valido in questo momento cruciale e che mi permetto di sottoporre all’attenzione di tutte le persone più responsabili.

Favara 11.11.2008

Sac. Diego Acquisto

Parroco di S. Vito

Favara

   

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55-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì 10.11.2008

Concezione della democrazia e problemi della scuola italiana

 

  Lincoln definiva la democrazia come “il governo del popolo, per il popolo, attraverso il popolo”.Sempre più, negli ultimi anni, il modo preferito di fare politica, è stato quello di restare  in poltrona o, come si dice, in pantofole davanti al televisore, parteggiando per l’uno o per l’altro schieramento.

Il dialogo cittadino-istituzioni, poi, si è andato sempre più fondando, troppo spesso, su basi puramente utilitaristiche o di delega permanente.

Le mobilitazioni popolari di questi giorni contro il decreto Gelmini sulla riforma della Scuola, hanno un grande merito, quello di  costituire forse un momento di svolta, ci auguriamo stabile, sul modo di fare e concepire la politica, sul modo di concepire la democrazia e la gestione del bene comune, sollecitando i cittadini a mobilitarsi ed a dibattere, senza recepire passivamente quello che viene deciso dall’alto, come si constata che  avviene di norma quando al governo c’è la sinistra o il centro-sinistra, o la sinistra-centro, quando in Sicilia tutto sempre si assopisce, cessano le contestazioni, non si vedono cortei per i servizi che non funzionano, anche se l’immondizia è ammassata in gran quantità in tutti gli angoli della città, quando poi diventano impensabili le occupazioni delle scuole. Con il centro-destra al governo si riscopre il valore della democrazia, cortei e manifestazioni si moltiplicano, il dissenso si grida, i cittadini  riacquistano la voglia di partecipare, di gestire la cosa pubblica. E tutto questo è indubbiamente un bene, perchè una democrazia non partecipata è come un organismo senza ossigeno, si irrigidisce in forme burocratiche, in piccoli gruppi chiusi o diventa preda delle lobby.

Una cosa che penso valga la pena ricordare è che la democrazia non è il governo della maggioranza, ma è di governare con la maggioranza. La vera maggioranza poi è quella che sa interpretare al meglio gli interessi collettivi, il bene comune.

 Ci chiediamo dopo tutte le manifestazioni sul problema della Scuola contro  la legge Gelmini, che i contestatori vorrebbero che fosse ritirata, come stanno le cose ? Quali sono i punti contestati ? Come la pensano davvero in maggioranza gli italiani ? Non c’è il rischio di una piazza disinformata e strumentalizzata ?

Diciamo anzitutto subito che le manifestazioni hanno fatto dimenticare hanno oscurato, almeno per il momento, la pur grave, forse gravissima crisi economica.  Qualche autorevole opinionista  politico ha detto che questo non deve sorprendere, essendo la scuola, tradizionalmente, lo zoccolo duro dell’elettorato di sinistra. Sinistra moderata e radicale, complessivamente dal 36% passa, secondo i sondaggisti, al 42%. Abbiamo visto e sentito comunque che molti dei manifestanti, interpellati dai giornalisti durante le manifestazioni, non avevano chiari i motivi della protesta e in non pochi casi, idee proprio confuse. Vale sempre il principio che, conoscere i termini di ciò che si intende criticare è una regola fondamentale per un confronto civile ed utile; questa regola deve valere anche e soprattutto quando si discute di riforme scolastiche.

Esaminiamo il decreto Gelmini che può essere sintetizzato in 6 (sei) punti. Su cinque quasi tutti sono d’accordo, cioè: Costituzione come materia di studio – mantenimento del libro di testo per almeno 5 anni – sostituzione del giudizio nella scuola dell’obbligo con voto numerico – reintroduzione del voto in condotta – messa in sicurezza degli edifici scolastici. Il dissenso è sul maestro unico o meglio prevalente nella scuola elementare. Meglio prevalente, perché in realtà il maestro continuerà ad essere affiancato dall’insegnante  di inglese, da quello di informatica e da quello di religione per chi se ne avvale. Sembrano norme nel complesso condivisibili, su cui si può discutere, ma non certo da giustificare il putiferio che si è fatto e che ancora si vorrebbe fare da parte di alcuni irriducibili, bloccando scuole ed impedendo i diritto allo studio per chi non condivide  la protesta. E’chiaro che per tutti ci deve essere la libertà di pensarla in un modo o nell’altro opposto, di manifestare cioè e di studiare, di disertare le lezioni o di frequentarle. Lo Stato deve garantire la libertà di tutti; ascoltare certo le critiche e le osservazioni, per colpire i privilegi ed evitare gli sprechi che ce ne sono proprio tanti, ma  davvero tanti, all’interno della scuola e dell’Università. La scuola non può essere ridotta ad uno stipendificio, non può essere ridotta ad un ammortizzatore sociale, pena l’inevitabile dequalificazione, con danno irreparabile di tutti. Non c'è dubbio che la scuola ha bisogno di un importante lavoro di revisione, e che -così come è sotto gli occhi di tutti- la qualità dell'insegnamento non è proporzionale al numero degli insegnanti.

E necessario, allora, con l’impegno e la buona volontà d tutti, nell’interesse davvero di tutti, un salto di qualità, accantonando interessi personali ed elettorali, e puntando al bene comune. In questo senso il Governo della Repubblica, democraticamente investito dal popolo per governare  e non solo per gestire l’esistente, deve essere stimolato, criticato, con proposte concrete, nella direzione del bene comune, contro i privilegi, contro gli sprechi da qualsiasi parte provengano, puntando alla qualità…i sacrifici devono essere proporzionati e giusti. Viene da chiedersi: Perché , data la necessità dei tagli, la conferenza dei Rettori delle nostre Università, invece di minacciare dimissioni in massa, non si assume l’ingrato compito di stilare una lista, suggerendo a chi dare i soldi ed a chi toglierli ? Gli investimenti nella ricerca - ha scritto Napolitano in una lettera agli studenti - dovrebbero costituire una priorità, anche nella allocazione delle risorse, pubbliche e private", pur senza dimenticare che oggi non si può fare a meno di considerare la congiuntura economica, e quindi l’assoluta necessità di rivedere la distribuzione delle risorse a disposizione, e l'urgenza anche di tagli. 

Don Diego Acquisto

 

 

Ricordo di Mons. Calogero Gariboli, arciprete emerito di Favara

(articolo per L'Amico del Popolo del 18.10.2008, pubblicato sul n. 35 del 09.11.2008)

Presiedute dall’ arcivescovo mons. Montenegro, si sono svolte nella Cappella del Cimitero di Favara, lo scorso 4 agosto le esequie di mons. Calogero Gariboli, deceduto il giorno precedente, dopo giorni di sofferenze. Grande il cordoglio del popolo, molte le testimonianze di stima e di affetto, sia nella celebrazione esequiale che in quella del trigesimo nella Chiesa Madre.

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A quasi tre mesi dalla sua scomparsa, ci sembra doveroso ricordare sulle pagine del nostro settimanale la figura di un uomo e di un sacerdote che ha lasciato una traccia di operosità e di zelo sacerdotale nel tessuto socio-ecclesiale favarese e non solo, e per il quale da parte di molti si è avvertita l’esigenza di esprimere pubblicamente gratitudine e riconoscenza. Un grazie corale a P. Calogero Gariboli, da parte di tanti e, ufficialmente, da parte della stessa civica amministrazione per i suoi 59 anni di ministero sacerdotale, tutti a servizio di Favara, all’inizio come cappellano alla Matrice, agli inizi del suo sacerdozio, nel 1949, come prezioso ed apprezzato collaboratore dell’indimenticabile arciprete Mons. Giuseppe Minnella Rizzo, la cui memoria è in benedizione. Successivamente, dal 1953 come Parroco della Parrocchia dell’Itria, da lui fondata, avviata e diretta per un ventennio. Quando si semina bene i frutti si raccolgono, anche a distanza. L’avvio è costato a P. Gariboli tanti ma proprio tanti sacrifici, che egli ha voluto scrivere in un memoriale, segretamente consegnato ad alcuni amici. Oggi, a distanza, si vedono i frutti , grazie anche all’impegno lodevole dei Parroci che si sono succeduti. La parrocchia dell’Itria, dal 1987 elevata anche a Santuario diocesano, è oggi una realtà viva e vivace, ricca di tante potenzialità e di tanti doni.

E durante il suo servizio all’Itria, P. Gariboli ha posto pure le basi e tutte le premesse per la nascita come Comunità autonoma di quella che adesso è pure una delle Parrocchie più vivaci e meglio organizzate di Favara, cioè la Parrocchia dei Ss Apostoli Pietro e Paolo, eretta canonicamente il 1° ottobre 1972. Nata con territorio e fedeli quasi esclusivamente della Parrocchia dell’Itria, oggi nell’articolazione dei suoi Gruppi, nella tensione spirituale dei suoi Catechisti, nella ricchezza delle sue molteplici energie, così come l’Itria, registra la presenza di un buon numero di laici che sta compiendo un serio cammino di maturazione nella fede.

P. Gariboli ha lasciato l’Itria il 1° ottobre 1973, quando è stato trasferito nella Chiesa Madre, dove per un altro ventennio , cioè sino al settembre 1993, ha svolto il suo servizio con zelo e fedeltà. I 20 anni di servizio alla Chiesa Madre di Favara, come Parroco-Arciprete e quasi sempre come Vicario Foraneo, sono stati anni di grande impegno e sacrificio, specialmente nel primo decennio, per il travaglio della contestazione che non ha risparmiato la Comunità Eccesiale e che ha portato Favara alla ribalta della cronaca nazionale.

P. Gariboli, in quegli anni difficili, ha dato prova di equilibrio ed ha lasciato esempio di dedizione al ministero sacerdotale, con senso di distacco dai beni materiali, facendosi sempre tutto a tutti, con disponibilità alla comunione ed alla fraternità sacerdotale. Il suo costante buon umore ed il suo afflato umano lo hanno reso popolare e messo in sintonia con il popolo. La sua spontaneità di linguaggio lo portava naturalmente ad evitare l’ ecclesialese, che così come il politichese è quel linguaggio del dire e del non dire, e che non comunica mai valori e scelte di vita. Lui non hai mai usato l’ecclesialese. La fede non ha mai nascosto in lui l’uomo, con le sue fragilità. Nulla della classica unzione ecclesiastica. Per questa sua spontaneità e franchezza, Favara lo ha amato e seguito con affetto.

E Dio, che si serve di ogni legno per fare del fuoco, si è servito di lui, come pure delle nostre diverse sensibilità e dei nostri differenti punti di vista, talvolta affiorati nelle riunioni di presbiterio, per realizzare un suo intervento di grazia a Favara, spesso destinataria di messaggi comunitari che hanno sicuramente inciso nel tessuto sociale.

Favara deve tanto a P. Gariboli. Con lui scompare un pezzo significativo di storia, che per non pochi tratti, abbiamo scritto e vissuto assieme, nei ruoli diversi in cui la Provvidenza ci ha posto.

Favara 18.10.2008

Diego Acquisto - Parroco S. Vito - Favara

 

La politica della sanità in Sicilia

13-10-2008

 

Vedendo come spesso vanno le cose, anche dopo l’avvicendamento nella guida della Repubblica di forze politiche diverse, di destra o di sinistra, sotto bandiere con colori diversi e, in teoria, diversa impostazione ideologica, viene subito da dire che cambiano i musicanti, ma la musica è sempre la stessa; oppure, il lupo cambia il pelo, ma non il vizio. E in questo caso, il lupo sono i leader politici che si avvicendano al potere ed il vizio è sempre quello che ad essere colpiti sono sempre le stesse fasce sociali, quelle più deboli, quelle gia più tartassate dall’ inflazione, dalla disoccupazione, dai salari più bassi. Incredibile ! per quanto si voglia credere, che finalmente si cambia e si imbrocca una strada diversa, cioè la via della graduale eliminazione degli sprechi e dei privilegi, i fatti poi decisamente smentiscono, con la forbice che si allarga, nel senso che i ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri ancora più poveri. Quello che va avvenendo in questa cosiddetta seconda Repubblica, che della prima ha preso tutti i vizi, aggiungendone a questi, altri. 

Si avverte forte il bisogno di un ritorno a principi cristiani di giustizia, ai principi della DSC (Dottrina Sociale della Chiesa), il ritorno ad avere alla guida della cosa pubblica, - come ha detto recentemente il Papa – cristiani veramente formati  e plasmati dallo spirito del Vangelo, con la passione della politica come servizio, servizio al bene comune, che esige anzitutto la ricerca della giustizia sociale, della eguaglianza economica e non solo politica, eguaglianza economica nel senso che ognuno deve potere soddisfare le esigenze fondamentali  personali proprie e della famiglia; una politica che contrasti decisamente gli sprechi ed i privilegi, mettendo anche un tetto massimo agli stipendi, per evitare che ci sia chi muore di fame, senza potersi pagare nemmeno le medicine e le cure di cui ha bisogno, e persone invece che  guazzano nel lusso più sfrenato, a spese di tutti, cioè di tutti noi contribuenti.

A vedere quello che sta succedendo nel campo della sanità, c’è da rimanere inorriditi. Ad essere colpiti dai tagli le fasce sociali più deboli; una sanità, soprattutto in Sicilia, come ha denunciato, S. E. Mons. Mario Russotto, il Vescovo di Caltanissetta,-riferendosi direttamente alla realtà nissena, ma non solo- una sanità “gestita dalle istituzionie noi aggiungiamo dai politici di turno, eletti dal popolo – con metodi mafiosi al fine di incamerarne tutti i benefici”. I rappresentanti della politica che dovrebbero insomma prendersi cura della salute dei cittadini, sono invece proprio loro che  portano allo sfascio la sanità per interessi loro personali. Una denuncia che deve essere raccolta: “Abbiamo occhi per vedere e  bocca per parlare: e non possiamo non vedere e non parlare su quello che avviene nel settore della sanità”. Sono sempre parole del Vescovo di Caltanissetta; parole che vogliamo raccogliere e rilanciare; parole che non devono lasciare nessuno indifferente. I tagli, necessari, devono essere operati sugli sprechi e ce ne sono tanti; gli sprechi non li vedono solo quelli che non li vogliono vedere e non vogliono ragionare sulle cifre, sull’assistenza che offrono le strutture pubbliche e su quella che offrono le strutture private convenzionate, scelte liberamente dai cittadini. Nella DSC è fondamentale il principio di sussidiarietà; nella scuola come nella sanità, i cittadini devono essere liberi di scegliere, la scuola dove formarsi, la struttura dove curarsi. Tutte le strutture, sia quelle statali, sia quelle gestite da  privati svolgono una funzione sociale ed un servizio pubblico. 

In una società veramente libera, lo Stato deve lasciare liberi i cittadini di scegliere la scuola per i propri figli, come la struttura dove curare la propria salute fisica. Le risorse devono essere distribuite in base alla scelta dei cittadini. Il principio di sussidiarietà è un principio di libertà, che tutela la dignità della persona, ed applicato al campo sanitario, la salute dei cittadini, anche di quelli più poveri che diversamente sarebbero costretti ad andare solo in certe strutture, giudicate scadenti e poco qualificate, mentre i ricchi  hanno la possibilità di scegliere strutture private migliori.

Speculare sulla salute è veramente grave; colpire i più deboli in questo settore è criminale. Ecco perché il Vescovo di Caltanissetta, dove forse la situazione è più evidente che da noi, ha alzato la voce con parole durissime; ha detto, anche in occasione della festa di S.Michele arcangelo, patrono di Caltanissetta: “Siamo in presenza del Male, che come un drago dalle sette teste sembra il simbolo del potere. Se siamo devoti di S. Michele  Arcangelo dobbiamo uscire da questo torpore, che non ci fa vedere, pur avendo gli occhi e non ci fa parlare e gridare pur avendo voce. Non stare dalla parte del Drago, ma dalla parte della verità e della giustizia, dalla parte dei poveri e dei sofferenti, bisognosi di cure. La salute dei cittadini è importantissima e non può essere gestita da quanti sono alla guida delle istituzioni in maniera da ricavarne solo benefici.

Le considerazioni che abbiamo espresso ci invitano a riflettere e a chiederci quale politica ci può portare fuori da una condizione  servile e di mortificazione della persona.

Per cominciare, vogliamo invocare  una politica capace di leggere la realtà, una politica capace di servire, cogliendo la sfida della solidarietà. Una   politica che, finalmente,  rinunci all'egoismo di imporre ad ogni costo i propri percorsi, col fine più o meno nascosto di tutelare i privilegi e gli interessi di alcuni. Una politica capace di indicare valori alti e condivisi, legata alla valutazione dei bisogni primari dei cittadini, tra cui quello della salute; una politica tesa all'attuazione del principio di sussidiarietà.

Una politica che, davvero, senza retorica,  deve essere vissuta veramente come una delle forme più alte della carità e che, con la fantasia della carità, deve essere in grado di rispondere, soprattutto sul piano della salute, alle aspettative dei cittadini più deboli.

Sac. Diego ACQUISTO

Parroco S. Vito – Favara (AG)

 

 

Lo dico a SICILIA-TV   FAVARA

29.09.2008

 

Oggetto: Il punto sulla situazione amministrativa di Favara. Urge una coraggiosa riflessione ed un radicale cambiamento di persone e di strategia.

 

Mi rivolgo a codesta benemerita emittente per dare un mio contributo di proposta e di riflessione alla soluzione della crisi amministrativa della nostra città.

 

"La Chiesa non è e non intende essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica". E’ quello che ha ricordato anche recentemente Papa Benedetto. In questo spirito, desidero dire la mia sulla situazione amministrativa della nostra Favara, facendo sintesi, dal mio punto di vista, di quella che a me sembra l’opinione pubblica oggi prevalente.

 

Nell’azione amministrativa, guidata da un galantuomo come il sindaco Russello, è assolutamente necessaria una svolta; urge uno scatto d’orgoglio da parte di tutti gli organismi legittimamente preposti alla cura del bene comune, per la fiducia ricevuta dalla gente, attraverso l’ultima consultazione elettorale di poco più di un anno fa.

Sindaco, Giunta municipale, Presidente del consiglio comunale e Consiglio Comunale nel suo insieme, maggioranza ed opposizione, tutti sono chiamati ad uno scatto d’orgoglio per rilanciare il loro impegno a servizio dei cittadini nel miglioramento dei servizi. Mettendo da parte piccoli o grandi intrighi, interessi personali, attaccamento a poltrone, possibili invidie, gelosie e quant’altro, nel superiore interesse del bene comune; si rende necessaria una svolta a 360 gradi; una svolta incisiva ed efficace, nel rispetto delle indicazioni date dai cittadini.

Da tempo, si parla della necessità di un rimpasto nella GIUNTA, ed a noi non sembra procrastinabile l’impegno ad operarlo. Favara, da parte di tutti, opposizione compresa, sicuramente merita di più di quanto ha ricevuto nei mesi scorsi, pur con tutta la buona volontà delle persone. Adesso, bando ai personalismi ed alle sterili polemiche di piccolo o apparente grande cabotaggio. Per primo il Sindaco RUSSELLO è chiamato a cogliere i segnali che arrivano dai vari strati della popolazione, -(non vorremmo abusare di una frase storica) – "il grido di dolore" che si leva dalla parte più sana del tessuto sociale favarese e dalle persone più responsabili.

Bisogna subito organizzare la speranza di nuovi possibili e positivi traguardi, ascoltando consigli ed operando scelte anche di persone, in grado di realizzare un positivo e visibile cambiamento per il bene della Città, allontanando , (per usare una parola oggi corrente), i fannulloni, anche se assessori indicati dai partiti.

 

Lo dicevo in un mio intervento pubblico di un anno fa, a pochi mesi dal clamoroso successo elettorale che ha chiamato Russello a guidare Favara. Non bisogna cullarsi del successo. La gente sa giudicare ed agire al momento giusto, nel segreto dell’urna. Rinchiudersi nella propria ristretta cerchia di amici e clienti non paga. E in questo senso forse ha pagato non poco la precedente amministrazione per l’ultimo periodo, quando dimenticando lo slancio iniziale con cui aveva cominciato ad amministrare, senza preferenza di bandiera e di colorazione politica, nell’ultimo periodo si era lasciata soffocare dalla stessa propria cerchia di amici, con scelte anche davvero discutibili, come quella della statua della cosiddetta libertà (la "vergine nuda") , fonte solo di giustificate polemiche e malumori e di sperpero di denaro pubblico. Di tutto, della caduta generale di consenso nell’elettorato moderato e non solo, per l’Amministrazione allora in carica, poi prova inconfutabile ne è stata che, anche alcuni assessori appositamente candidati per salvare la situazione, hanno raccolto solo poche decine di voti, non riuscendo minimamente a salvare la situazione. Personalmente al Sindaco Lorenzo Airò, rimasto vittima della sua stessa cerchia di amici, si riconosce di avere attuato non poche valide iniziative per Favara.

Sulla lezione scaturita dalle urne bisogna meditare; rinchiudersi nel proprio orticello non paga, come non paga però neppure la sola correttezza formale, la cosiddetta "politica delle mani nette" non accompagnata da un impegno incisivo per affrontare i reali problemi della collettività. Quando è necessario, nel senso buono, le mani bisogna sporcarsele per il bene comune, operando tempestive scelte concrete, scegliendo persone e strategie adatte, nello stile del potere come servizio, liberandosi sempre dalla cultura dell’accentramento dei poteri solo nelle proprie mani, responsabilizzando i singoli assessori la cui azione deve essere ben visibile e l’impegno concreto di ciascun assessore, essere costatabile sul campo dei diversi settori che sono sotto gli occhi di tutti. Tutto sempre sotto la supervisione del sindaco, garante del cammino complessivo, e sempre pronto a stimolare, mai a bloccare l’azione degli assessori, secondo il programma presentato agli elettori. Ben venga subito a Favara allora una riflessione corale e complessiva, seguita dal coraggio di scelte di linee di azione e di comportamento, come pure di persone adatte, preparate e motivate; nuovi assessori insomma, almeno in alcuni rami, animati da buona volontà e desiderio di fare andare avanti la comunità Favarese.

 

--Tutti, e sicuramente, maggioranza ed opposizione, ognuno per la sua parte, tutti hanno ed abbiamo il dovere di far crescere una Favara più solidale, una Favara più pulita in tutti i sensi, con servizi decisamente migliori, una Favara che sappia scoraggiare nei fatti il clientelismo e l’illegalità, una Favara che non si lasci intimorire nemmeno dagli spari diurni. I giovani francescani ad ogni favarese lanciano, in questi giorni, una sfida: "Abbi coraggio. Sii tu il cambiamento della nuova Favara che vorresti".

 

Cordialmente, saluti ed auguri di buon lavoro.

Favara 29.09.2008

 

Sac. Diego ACQUISTO

Parroco S. Vito - Favara

 

 

INTRODUZIONE di don Diego Acquisto al CONVEGNO di FAVARA

Salone della Parrocchia dei Ss. Apostoli Pietro e Paolo

Giovedì 8 maggio 2008 ore 17

sul tema

"I mass media: una sfida per l’educazione"

 

"I media incidono sul pensiero e sull’azione, sugli stili di vita e sulla coscienza personale e comunitaria. Per questo possono essere un rischio oppure una ricchezza".

Così nel documento CEI "Comunicazione e missione", il Direttorio sulle Comunicazioni Sociali, considerato giustamente la "magna charta" dell’impegno della Chiesa italiana, per comunicare il Vangelo nella cultura dei media.

Papa Benedetto XVI recentemente ha parlato di emergenza educativa, dicendo tra l’altro: «Oggi ogni opera di educazione sembra diventare sempre più ardua e precaria. Si avverte una crescente difficoltà nel trasmettere alle nuove generazioni i valori di base dell'esistenza e di un retto comportamento, difficoltà che coinvolge sia la scuola sia la famiglia". Ma contemporaneamente, sempre Papa Benedetto, ci ammonisce e ci invita comunque alla speranza, dicendoci che è sempre possibile educare le giovani generazioni sui valori immortali del Vangelo". (BENEDETTO XVI )

 

E per questo il Vaticano II ha voluto la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che, come ogni anno, anche quest’anno è stata celebrata domenica scorsa, solennità dell’Ascensione, sul tema "I mezzi di comunicazione sociale al bivio tra protagonismo e servizio". E come ulteriore approfondimento di questo tema, ecco questo nostro convegno di Favara, inserito in quella che la nostra diocesi , dotata di giornale, radio e televisione, ha voluto pensare come settimana delle Comunicazioni sociali; questo nostro convegno sul tema "I mass media: una sfida per l’educazione"; un convegno, questo di oggi, organizzato in sinergia tra la Libreria Paoline, l’AIMC, e due Uffici della nostra Curia, l’Ufficio delle comunicazioni Sociali e l’Ufficio scolastico. Il quale ultimo ha pensato bene di coinvolgere direttamente gli IdR incaricati, che già qualche anno fa su questo importante tema hanno partecipato al Palacongressi di Agrigento ad un Corso nazionale dell’AIART, voluto e promosso da Mons. Ferraro e del quale questo di oggi, che si tiene in questa accogliente sala che ci viene gentilmente messa a disposizione da questa Parrocchia dedicata ai Ss Apostoli Pietro e Paolo, retta da don Nino Giarraputo che vogliamo pubblicamente ringraziare, questo Convegno deve essere considerato una prosecuzione di necessario aggiornamento e di utile formazione. Aggiornamento e formazione grazie alla presenza di due esperti come Suor Cristina Beffa, direttrice di "Paoline audiovisivi" e del dott. Fabio Zavattaro, vaticanista di RAIuno; esperti che, a nome di tutti gli organizzatori, anche per mandato ricevuto, sento di dovere cordialmente salutare e ringraziare, per avere accettato l’invito ed essere quindi presenti in mezzo a noi. La vostra presenza ed il messaggio che ci lascerete sul tema scelto, sicuramente non mancheranno di offrirci spunti di riflessione, per una fruizione migliore dei mass media in generale e in particolare della TV, la cui pervasiva presenza nelle famiglie è fuori discussione.

Giustamente a quanti hanno responsabilità nei vari settori si ricorda che bisogna creare le condizioni migliori per evitare che l’uomo sia schiavo del più forte. Il più forte può essere un sistema politico o anche i mass media ... da qualche tempo si parla di videocrazia, per la forza di pressione e di persuasione occulta che ha la TV esercita.

Le statistiche ci dicono che il consumo orario televisivo, da parte dei bambini e dei giovani, risulta più ampio di quello della scuola e che, a parere degli esperti, gli effetti spesso negativi dipendono da una fruizione passiva. Chiamate in causa sono allora soprattutto la famiglia e la scuola, le altre agenzie educative, che sinergicamente devono insegnare ad utilizzare in modo attivo e non passivo i diversi linguaggi mediatici e la TV, integrandoli in un valido progetto educativo. Fortunatamente sul rapporto tra cultura e società, a differenza di ieri, si riflette sempre di più oggi nei vari gruppi, movimenti ed associazioni ecclesiali, con la determinazione a pervenire ad una proposta integrale (ma non integralista), una proposta forte di un’articolata progettualità educativa e di sintonia sulle grandi sfide di oggi  che sono la sfida dell’identità e la sfida del del dialogo.

Certamente educare, - ce lo ha ricordato il Papa - non è mai stato facile, ed oggi sembra diventare ancora più difficile, nel nuovo clima culturale profondamente segnato dai mass media e in particolare dalla TV.

L'adulto spesso si fa silenzioso ed assente. In alcune scuole si pensa che il compito degli insegnanti sia soltanto quello di fornire nozioni e non educazione a valori decisivi che possano guidare la vita.

Sia tra i genitori che, in genere, tra gli educatori c’è la tentazione di rinunciare a tutto, con il rischio di non comprendere nemmeno quale sia la vera missione da compiere.

Non infrequentemente molte difficoltà sono dovute al fatto, che non si raccoglie con la necessaria preparazione, la sfida dei moderni mezzi di comunicazione sociale, ai quali bisogna approcciarsi non solo evitando il negativo e superficiale atteggiamento della demonizzazione, ma anzi con senso di gratitudine e riconoscenza, verso Dio e verso gli uomini, per doni provvidenziali così straordinari per l’uomo di oggi, per la sua crescita e la sua promozione. Ecco il senso di questo nostro incontro. E non aggiungo altro, per non sottrarre tempo ai relatori.

Ma prima di cedere la parola, - visto anche che il grosso dei presenti a questo Convegno sono gli IdR, - mi sia consentito di rivolgere, a nome mio personale, a nome dell’équipe di volontari che lavora nell’Ufficio Scolastico, a nome di tutti gli IdR, un doveroso e sentito ringraziamento a S. E. Mons. Carmelo Ferraro, per la paterna sollecitudine con cui, nei suoi 20 anni di servizio pastorale alla nostra Chiesa Agrigentina, ha seguito tutte le problematiche degli IdR. Eccellenza Lei lascia alla diocesi un corpo docente di IdR motivato e preparato, pronto a mettersi sempre in discussione per rispondere al meglio alle sfide culturali ed educative di oggi, per seminare nel cuore dei nostri ragazzi e giovani che frequentano i vari tipi di scuola, dalla scuola dell’Infanzia alla secondaria di secondo grado, i perenni valori del Vangelo. Grazie Eccellenza.

 

 
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Comunicato stampa – lunedì  10.03.2008

Oggetto: Settimana Santa – BUCA  della SOLIDARIETA’.

 

Dall’inizio della Quaresima si è posta in particolare fermento l’attività della  “Confraternita della Santa Croce del Calvario”,  per assicurare – così come nel passato a servizio della Città - l’ordinato svolgimento dei riti della Settimana Santa, che inizia domenica prossima. 

La domenica delle Palme, primo giorno della Settimana Santa, è la giornata in cui in ogni quartiere della Città si rinnovano, con particolari modalità, tradizioni diverse, per ricordare l’ingresso trionfale do Gesù a Gerusalemme.

Al Calvario,  alle ore 11, come di tradizione, ci sarà la benedizione della Palme e dei ramoscelli d’ulivo, a cui quest’anno però si aggiunge una significativa novità: la benedizione e l’inaugurazione della BUCA della SOLIDARIETA’.  Cioè, accanto alla porta che qualche anno fa è stata inaugurata per favorire l’ingresso alla Cappella del Calvario alle persone diversamente abili, evitando la lunga scalinata d’ingresso, nei giorni scorsi, a cura della CONFRATERNITA è stata collocata una buca, simile a quella delle lettere, ma naturalmente di più grandi dimensioni, per consentire a chi vuole compiere un gesto di solidarietà di potere imbucare generi di prima necessità da destinare a famiglie bisognose. Facendo la spesa alla bottega o al supermercato, ognuno potrà destinare, ad esempio, qualche chilo di zucchero o di pasta in più per una famiglia bisognosa e recarsi alla buca del Calvario per concretizzare la buona azione. Una buca che sarà perciò in funzione sempre, in tutte le ore del giorno e della notte, 24 ore su 24. La Confraternita della Santa Croce del Calvario, - e segnatamente la Commissione Caritas che all’interno si è costituita, - si farà carico di utilizzare i generi alimentari raccolti e  assistere persone e famiglie che versano nel disagio.

Favara sicuramente saprà cogliere il valore sociale e spirituale dell’iniziativa, che educherà a pensare al Calvario non solo come luogo di culto, - come è stato finora -, ma anche come luogo di solidarietà, stimolando così  a non dimenticare mai che la fede va sempre coniugata e verificata con la carità.

 

L’Assistente Spirituale della “Confraternita della Santa Croce del Calvario

Sac. Diego Acquisto

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Lettera ad una Professoressa

 di religione cattolica

dell’Arcidiocesi di Agrigento  

22 agosto 2007

 

Mi rivolgo a te, incaricata o aspirante, docente  di religione cattolica nella nostra  diocesi, per proporti alcune riflessioni che ritengo utili ed attuali, e nello stesso tempo richiamare alcuni principi fondamentali, concernenti la delicata missione a cui il Signore  ti ha chiamato.

Mi rivolgo a te al femminile, anzitutto per collegarmi idealmente al titolo ed al contenuto del  libro di don Lorenzo Milani, - il  grande educatore, al quale deve tanto la scuola italiana, del quale voglio riprendere alcune intuizioni che ritengo essenziali e che, nel 40° della morte, abbiamo voluto ricordare nel Corso Residenziale di Aggiornamento del luglio scorso –   poi anche perché a questo sesso appartiene la grande maggioranza degli Idr.

          Barbiana, nel contesto dei problemi di oggi, richiama ad un modello scolastico di impegno e di responsabilità, che  la scuola dell’autonomia disegnata dalle leggi attuali e a suo tempo auspicata da don Milani , è chiamata urgentemente a riscoprire e recuperare.

Il cuore del messaggio educativo di don Milani, mi sembra che possa essere sintetizzato in un’esperienza basata non sulle regole calate dall’alto, sull’insegnamento  nozionistico e trasmissivo, ma sulla testimonianza di alcuni fondamentali valori sanciti nella nostra Costituzione Repubblicana,  nella più attenta percezione dei diritti e delle esigenze dei ragazzi e giovani, che concretamente si hanno davanti , con il  loro vissuto, le loro fragilità e potenzialità. Un impegno questo - da parte dei docenti – ancora più attuale nel contesto della complessità dei problemi di oggi che sfidano la scuola italiana; un impegno che richiede ancora maggiore passione per la riuscita di ciascun ragazzo, compresi quelli – per dirla con don Milani – “cretini come  Sandro, svogliati come Gianni, il meglio dell’umanità….perchè la scuola che perde Sandro o Gianni non è degna di essere chiamata scuola”.

Nella sua azione formativa, come pure nel rapporto con gli altri colleghi, l’IdR terrà sempre presente l’ammonimento di S. Agostino che, invitando a confidare nella grazia, dopo aver fatto tutto quello che è umanamente possibile fare, mette in guardia gli educatori dai giudizi avventati, perché dice: Colui del quale dovremmo disperare, ecco che all`improvviso si converte e diviene ottimo. Colui dal quale ci saremmo aspettati molto, ad un tratto si allontana dal bene e diventa pessimo. Né il nostro timore, né il nostro amore sono stabili e sicuri”.

Alle varie tipologie di  allievi – verso i quali la pazienza del vero educatore non è mai troppa - bisogna gradualmente saper comunicare oltre alla curiosità di sapere anche il gusto di capire, di discernere, di criticare, di diventare veramente liberi ed autonomi, capaci di opporsi ad ogni conformismo comunque camuffato, compreso quello  dei pantaloni a vita corta …o all’ubriacatura del sabato…l’attitudine non solo  a saper fare, ma anzitutto  a saper essere, secondo il principio più caro a don Milani, dell’ “I care” , oggi – a giudizio unanime – quanto mai valido ed attuale.

Tocchiamo con mano come gli esiti della modernità da soli non sono in grado di garantire una crescita vera dell’ “umanità” delle nuove generazioni, la cui intelligenza, così come quella dei docenti, ha bisogno di essere continuamente redenta dall’amore.

Don Lorenzo Milani, nella “Lettera  a una professoressa” scrive: “Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualche cosa e così l’umanità va avanti”. E ancora: “La scuola siede tra passato e futuro e deve averli presenti entrambi. Il Maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare i segni dei tempi, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso”.

Mi pare che ce ne sia abbastanza per una riflessione utile alla nostra impegnativa missione educativa, all’inizio del nuovo anno scolastico 2007-2008, dopo il cosiddetto “anno-ponte”, in un momento di passaggio che la scuola sta vivendo e in particolare gli idr il cui stato giuridico è radicalmente mutato, con la recente immissione in ruolo del terzo ed ultimo contingente. La grande maggioranza degli idr, che teoricamente , per la legge 186/2003, doveva essere del 70%, in realtà, per la nostra diocesi si è notevolmente dilatata, - soprattutto nella graduatoria della Scuola dell’Infanzia e Primaria dove si è raggiunta  una percentuale che supera largamente l’80% -  dato che altre diocesi in Sicilia non avevano più docenti idonei da immettere in ruolo ed il nostro Arcivescovo, S. E. Mons. Carmelo Ferraro, - al quale bisogna essere grati -  ha accolto la richiesta di quote aggiuntive nel secondo e nel terzo contingente, in conseguenza di un accordo tra la CEI ed il MPI,  che ha consentito di potere spalmare su base regionale eventuali posti disponibili.

 Basta solo questo per capire come  la CEI  si sia impegnata al massimo per ottenere la stabilità giuridica degli IdR, con tutti i vantaggi di carattere economico, che…in qualche caso – lo sappiamo - addirittura, sono migliori e  più consistenti di quelli previsti per gli  insegnanti delle altre discipline.

Anche per questo, non bisogna mai stancarsi di ringraziare il Signore di avere avuto l’onore di essere stati chiamati, per mezzo del “mandato” della Chiesa, ad annunciare i valori perenni del Vangelo, nel mondo della scuola, con le categorie culturali e le metodologie didattiche più aggiornate, proprie di questa istituzione. Come ama ripetermi, - quando l’incontro - un’idr – “non solo abbiamo questo onore…ma siamo anche per questo pagati”.

Rimotivare spiritualmente  spesso il senso e le ragioni di una scelta, per riprendere slancio e freschezza, è sempre utile. Di ruolo o non di ruolo, l’insegnante di religione cattolica è un “mandato”.  Nel nuovo stato giuridico, l’ “idoneità”, mantiene il suo valore non solo professionale, ma anche e soprattutto umano ed ecclesiale. Con essa si esprime un rapporto di fiducia fra l’Ordinario e l’Idr, per quella che S. E. Mons. Betori, segretario della CEI, al meeting degli Idr di Roma  dell’ottobre 2005, chiamava “valorizzazione di una risorsa umana di eccezionale rilevo qual è l’Idr”.

Dal  momento in cui all’interno della Comunità ecclesiale si matura questa vocazione laicale, e  con la presentazione del proprio Parroco si  inoltra alla Curia la  domanda per l’insegnamento e per il riconoscimento dell’idoneità,  si  prende coscienza della  particolare tipologia dell’insegnamento a cui si aspira, della normativa pattizia da cui questo atipico insegnamento è regolato, come pure del rapporto che liberamente si sceglie di vivere con l’Ordinario diocesano. Un rapporto che prima ancora che di carattere giuridico è soprattutto di carattere spirituale e pastorale, segnato da una costante tensione comunionale che ne favorisce l’efficacia. Come dice, in una recente circolare, Mons. Giosuè Tosoni, responsabile del Servizio Nazionale IRC della CEI, “l’ “idoneità” non viene attribuita per limitare la libertà professionale dei singoli Idr, quanto invece per potere disporre di un ulteriore sostegno rispetto a quelli già presenti ed attivi nella scuola; una garanzia più che un ulteriore vincolo, una forma di partecipazione alla vita della diocesi e della propria comunità di appartenenza più che un timbro di controllo, una espressione di corresponsabilità come  siamo legittimati a dire dopo il Convegno di Verona”.

Infine, è superfluo ricordarti che  l’elenco di merito per gli idr, risponde ad una logica di disciplina interna che la nostra  arcidiocesi ha voluto liberamente darsi, a differenza di tante altre diocesi dove la prassi seguita per la scelta degli idr  è ben diversa ed, in genere, largamente affidata alla discrezionalità del direttore. Il nostro elenco di merito alla cui correttezza e  precisione, non mi stanco mai di invitare tutti a collaborare,  viene formulato unicamente con i criteri approvati e pubblicati dall’Ordinario diocesano “pro tempore”.

 

Con cordialità ed in unione di preghiere, ti saluto, ti auguro buon lavoro nel nuovo, imminente, anno scolastico e ti assicuro che mi sarà gradito incontrarti per riflettere assieme e magari fare il punto su problematiche concernenti la delicata missione a cui il Signore con ruoli diversi ci ha chiamati.

Agrigento 22 agosto 2007

Sac. Diego Acquisto

Direttore dell’Ufficio Scolastico diocesano per l’IRC

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Venerdì Santo- FAVARA 06.04.2007 

– 1)Predica  dell'Assistente Spirituale della Confraternita al Calvario, alle  ore 13, prima dell' Esposizione di Cristo sulla Croce.

– 2)Predica  del Parroco Don Nino Giarraputo,al Calvario, alle  ore 21, prima della Deposizione di Cristo sulla Croce.

 

1) 

Prima della solenne esposizione di Cristo sulla grande Croce, - l’unica Croce destinata a polarizzare l’attenzione e la fede di tutti noi - la riflessione che mi accingo a proporre a me ed a voi, quest’anno prende spunto da un documento del Concilio Vaticano II, in cui tra l’altro si dice:

 

"La Sacra Scrittura, con cui è d`accordo l`esperienza di secoli, insegna agli uomini che il progresso umano, che pure è un grande bene dell`uomo, porta con sé una grande tentazione: infatti, sconvolto l`ordine dei valori e mescolando il male col bene, gli individui e i gruppi guardano solamente alle cose proprie…"

"Se dunque ci si chiede come può essere vinta tale miserevole situazione, i cristiani per risposta affermano che tutte le attività umane, …devono venir purificate e rese perfette per mezzo della croce e della risurrezione di Cristo". ….

Sopportando la morte per noi tutti peccatori, egli ci insegna col suo esempio che è necessario anche portare la croce; quella che dalla carne e dal mondo viene messa sulle spalle di quanti cercano la pace e la giustizia. Con la sua risurrezione costituito Signore, egli, il Cristo ….purifica e fortifica quei generosi propositi con i quali la famiglia degli uomini cerca di rendere più umana la propria vita…"

 

Si tratta di un passaggio significativo della Costituzione Pastorale «Gaudium et spes» del Concilio Ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo. (Nn. 37-38), dove chiaramente si parla della necessità di - purificare tutte le attività umane nel mistero pasquale, impedendo così la confusione tra bene e male, accentuando la capacità di discernimento, per evitare lo sconvolgimento ed il travisamento dei veri valori, a cui frequentemente in questi ultimi anni ci hanno richiamato gli eventi e di conseguenza ci ha richiamato il Papa, sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI. Quei valori come la pace, la vita, la dignità della persona, la famiglia, che certa cultura o pseudo-cultura di oggi, cerca in ogni modo di aggredire. Si tratta di un orizzonte di valori che nella Croce ha il suo sicuro punto di riferimento. Nella Croce.

Il cristianesimo non può ridursi ad un mediocre impegno di onestà secondo criteri sociologici di opportunità e di convenienza e pertanto, sui grandi nodi etici, per il vero bene dell’uomo, la testimonianza della Chiesa diventa segno di contraddizione. E il Magistero della Chiesa (Papa e Vescovi) non si stanca di ricordare ai cristiani di essere presenti in modo attivo nel dibattito pubblico e di affiancare a tale impegno un’efficace azione culturale, che dalla logica della Croce tragga la sua forza.

 

Una scena biblica, quella che si ripete ogni anno in questa Piazza, davanti a questo Calvario, cuore e centro, non solo geografico, ma soprattutto morale della nostra Favara E noi, Popolo di Dio che è in Favara, Sacerdoti, Autorità, cittadini siamo tutti qui, al Calvario davanti alla Croce, per volgere lo sguardo e contemplare, Colui che, innocente, addossandosi le colpe di tutti e invocando per tutti il perdono, sulla Croce si è liberamente immolato e sacrificato, Siamo qui, numerosi, per concludere come ogni anno la Quaresima e prepararci immediatamente alla Pasqua di Risurrezione ; il Crocifisso che contempliamo è anche il Risorto e Favara davanti al Calvario, il giorno del Venerdì Santo, celebra ogni anno non solo quasi un rito di purificazione collettiva, ma soprattutto Favara celebra la sua speranza di un rinnovato impegno morale e civile.

La nostra fede ci dice che in Cristo è il senso della nostra vita, in Cristo il centro della storia e del cosmo. È questa la lieta notizia, la speranza che sentiamo ardere in noi e che dobbiamo e vogliamo annunciare agli uomini d’oggi; è questo il messaggio che da duemila anni attraversa i secoli e risuona per tutta la terra per essere proposto, da parte di noi cristiani in modo credibile e rispettoso, ma nello stesso tempo appassionato, ad ogni cuore. Papa Benedetto ci invita a tenere fermo lo sguardo sul volto di Gesù, ricordando che "la sua risurrezione è stata come un’esplosione di luce, un’esplosione d’amore che scioglie le catene del peccato e della morte".

Gesù con la sua vita aveva annunciato una nuova giustizia, aveva aperto una speranza per tutti coloro che erano senza legge e senza potere, per i peccatori, per i poveri, per i senza Dio…ma è stato umanamente sconfitto. La legge religiosa ed il potere umano hanno vinto e Lui muore, elevando sul legno della Croce la protesta e la speranza dei perdenti di tutto il mondo. Muore Crocifisso , Lui innocente, rappresentante dei peccatori e dei perduti, con i quali per amore ha voluto identificarsi per una espiazione vicaria, caricandosi di tutta la violenza e maledizione del mondo.

Ed il suo sacrificio, il sacrificio di Gesù, vero uomo e vero Dio, ha un valore salvifico perenne, universale ed infinito. Il sacrificio della Croce è il sacrificio della nuova ed eterna alleanza, che si rinnova in modo incruento nella celebrazione della Messa, perché è lì, che nel povero segno del pane e del vino, che diventano suo corpo e suo sangue, Egli continua ad immolarsi per la salvezza di tutti, finché ci saranno il mondo e la storia. Mistero grande della nostra fede, l’Eucaristia, in cui noi cristiani annunciamo la sua morte e proclamiamo la sua risurrezione in attesa del sua seconda e definitiva venuta nella gloria.

La morte di Gesù in Croce è un atto di fiducia incondizionata ed assoluta a Dio Padre, al quale ogni vita appartiene. "Padre nelle tue mani affido ilo mo spirito". Nel momento del massimo trionfo del male il Cristo-uomo riafferma la sua fede nel Dio della vita. E proprio questa fede è il riscatto radicale da ogni legge e da ogni potere umano, il trionfo del Vangelo, il nascere della speranza, che poi nella risurrezione ha il suo fondamento stabile e sicuro. Nel momento dell’abbandono e dell’impotenza estrema, la totale fiducia di Gesù-uomo a Dio-Padre è la salvezza per il mondo intero.

Il Crocifisso è il grande libro del cristiano: lì il cristiano impara chi è l’uomo e chi è Dio, cosa è il male e cosa è la vera libertà, lì, ai piedi del Crocifisso, il cristiano impara ad amare e perdonare, a perdonare , a riconciliarsi con gli altri; e Favara ha bisogno di crescere nella cultura del perdono e della riconciliazione: quante divisioni, quante lacerazioni in tante, troppe famiglie. Rendendo omaggio al Crocifisso, ognuno di noi, nel suo cuore deve dire: "Mi ha amato ed ha dato se stesso per me". E non ripetere l’atteggiamento arrogante, irriverente e blasfemo, di quei tali che lo sfidavano "se sei il Figlio di Dio, scendi dalla Croce e ti crederemo…" ma, con rispetto, con dignità, con consapevolezza, nella libertà, anche se un po’ lontani dalla Croce, come il centurione romano, fare il nostro atto di fede: "Veramente costui è il Figlio di Dio". Figlio naturale di Dio, che a me peccatore ha comunicato la dignità di figlio adottivo, insegnandoci anche la preghiera del "Padre nostro"che ci fa rivolgere a Dio chiamandolo Padre, preghiera in cui ci riscopriamo fra di noi tutti fratelli….

Avviciniamoci a Gesù sulla Croce, con umiltà e sincerità, con raccoglimento interiore, come segno di quella maturità cristiana che interiormente comunica il gusto e la gioia di poter dire: "E’ risorto e più non muore.."

 

E il nostro pensiero a Maria Addolorata, ultimo dono a noi di Gesù agonizzante.

 

Meditiamo le parole di Gesù così come ce le ripropone in una strofe l’ inno alla Croce della nostra CONFRATERNITA, - di questa nostra neonata "Confraternita della Santa Croce del Calvario", che nel suo impegnativo servizio alla Città, da tutti deve essere sostenuta, aiutata e collaborata – una strofe dell’inno testualmente dice :

"Ecco tuo figlio ed ecco la tua Madre!"

Ridille ancor per me queste parole !

Possa sentirle in cuor nell’ore sole,

possa sentirle in cuor, l’ultimo dì !"

Parole consolanti queste con sui Gesù ci fa dono della mamma sua; l’augurio è che ciascuno di noi possa risentirle davvero nel proprio cuore, soprattutto nei momenti di difficoltà, con quella stessa fede e speranza con cui le accolse Maria Addolorata ai piedi della Croce. Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, ci aiuti a comprendere che Dio ci ama e per questo ci ha dato il suo unico Figlio, Gesù che si è immolato sulla Croce, ci aiuti – come ha ricordato recentemente Papa Benedetto ai giovani, a "far risuonare ovunque il grido che ha cambiato il mondo: "Dio è amore!". Amen.

Sac. Diego Acquisto

 

 

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Predica  del Parroco Don Nino Giarraputo,al Calvario, alle  ore 21, prima della Deposizione di Cristo sulla Croce.

 

Passione di Cristo passione dell’umanità

Carissimi fratelli e sorelle favaresi amati e benedetti dal Signore, rendo omaggio a questo luogo cuore della nostra Città e che in vario modo intreccia i percorsi della nostra vita con quello della storia. Avverto l'onore dell’atto e la responsabilità delle parole che vi donerò, perché sono consapevole che la croce ("Passione di Cristo, Passione dell’umanità) è una vertigine sconvolgente.
Sconvolgente per l’intelligenza, interpellata oltre le pareti del proprio limite. E sconvolgente per il cuore, chiamato non a fremiti superficiali ma a decisioni radicali.

 

UN DIO STRANIERO

Io questa sera non ho nessuna pretesa se non quella di annunciarvi la "Sapienza della Croce" alla quale mi aggrappo per evitare il naufragio della mia esistenza e per leggere le contraddizioni e le speranze della nostra amatissima città. Desidero presentarvi affidandovi il desiderio della ricerca due immagini del Vangelo e sono: "L’ingresso di Cristo a Gerusalemme e l’andata al Calvario.
L’Evangelista colloca Cristo nel giorno che noi chiamiamo "Domenica delle Palme" e che segna l’accoglienza e il rifiuto, l’acclamazione e la congiura. Gesù al centro della scena, stordito, frastornato. Gli uomini che lo circondano sono volti nascosti dietro le maschere. Il Signore cavalca l’asino, ma nessuno lo guarda; avvolto in un cono di estraneità. Attorno a Lui c’è un’enorme carnevale di indifferenza. Nessuno è in grado di rispondere alla domanda del vangelo di Matteo. "Chi è il figlio dell’uomo per la gente? Nessuno sa, nessuno è in grado di conservare nemmeno la memoria di quel nome, di quella Presenza.
Anche nella salita al calvario Cristo c’è, ma le 500 figure non lo trovano: nel mezzo ci sono due croci, in attesa della terza, circondati da una folla di persone

che cercano lo spettacolo in un clima di fiera o di gita di paese. Cristo è sulla strada del calvario: si fa’ fatica a riconoscerlo, in alto, nell’angolo destro del quadro, ignorato. Gesù va incontro alla morte in un mondo che ha cancellato la tragedia, il dramma. È un Dio che non redime perché nessuno cerca la redenzione. Il Calvario non è un punto di arrivo del cammino dell’uomo perché l’uomo è affogato in quelle febbrili agitazioni quotidiane che cancellano il bisogno della Verità e la consapevolezza della propria miseria esistenziale.
Probabilmente queste due immagini potranno sembravi eccessive, "tinte forti" che non rispecchiano il volto della nostra società ancora permeata di cristianesimo, di riti, di liturgie, di riferimento ai simboli "tradizionali" della fede. Ma di fatto esse costituiscono una provocazione per uscire da una religiosità di vernice e riproporre il "fatto cristiano", nelle sue certezze e nelle sue inquietudini, come una storia di uomini e di donne, che nella storia di Cristo che patisce muore e risorge, leggono e riflettono non una specie di memoria di accadimenti del passato ma la loro reale e attuale condizione.

LA PRETESA DELLA RIDUZIONE

Il rischio del cristianesimo, oggi è quello della riduzione: il coniugarlo come "religione civile", come un semplice supplemento d’anima per la società nell’attuale momento di crisi, o se volete l’etichetta di una sua tracciabilità storica per fini non legittimi; una sorta di riserva etica per una ordinata convivenza, una cassa-prestiti di valori. Il perseguimento di questa "pretesa" sarebbe l’uccisione della fede, annullerebbe la differenza cristiana che deriva, invece, nella sua essenzialità, dalla sequela di Cristo scelto e accettato come "segno di contraddizione" e compagnia di redenzione all’uomo.

L’AGONIA DEL GETSEMANI

Collochiamoci al tramonto del "Giovedì Santo" Gesù lascia il Cenacolo dopo aver compiuto due gesti che consegna ai "suoi" come dono e impegno per realizzare l’umanità nuova: lava i piedi agli apostoli e istituisce l’Eucaristia. È la cultura del servizio che alimentata dal pane dell’eterno, strappa la fede dall’intimismo, la rende motore di speranza e fa sedere Cristo stesso come commensale al banchetto della comunione autentica con Dio e con i fratelli. Il Getsemani accoglie il Signore e lo avvolge nelle ombre drammatiche della Passione imminente. "L’anima mia è triste fino alla morte" (MC 14,34).La natura umana di Cristo si ribella alla prospettiva di sofferenza e di morte." Togli da me questo calice" (Mc 14,36).
È l’anima pressata dal torchio dell’angoscia che vede in un istante il male del mondo che attraversa i secoli e che non risparmia neanche i giusti e gli innocenti. È il cuore del maestro che sente gravare su di sé tutto il carico dell’umanità di ieri e di sempre, le delusioni dei "buoni",  tutto il bagaglio di odio e di violenza che appesantirà il cammino del mondo: E’ l’agonia del Signore e,in Lui, l’agonia dell’uomo perché Cristo è il figlio dell’uomo di tutti i tempi.
Agonizza il bambino nel grembo materno sul quale la pseudo-cultura del "corpo è mio" ha decretato la sentenza: "tu non nascerai".
Agonizza la generazione di giovani ingannata e manipolata da persuasori (più o meno occulti) che cancellano i sogni e gli ideali e li sostituiscono con i surrogati della Verità: lo scetticismo, l’indifferenza, le idee prefabbricate spacciate come merce di consumo, gli sballi più o meno affidati ai mercanti di morte.
Agonizza la donna usata solo come bellezza da godere e da buttare.
Agonizzano le masse dei poveri relegati ai margini da questo immenso processo di globalizzazione che sposta risorse finanziarie solo là dove l’uomo può essere "acquistato a basso costo".

Agonizza la Scuola preda di violenza di di vandalismo.
Agonizza "l’uomo delle beatitudini" che vede ridicolizzata la pace, la mitezza, la misericordia della "inevitabilità " del ricorso alla forza, alla guerra, alla violenza. E mentre l’uomo agonizza i credenti dormono, come il piccolo gruppo dei discepoli nel Getsemani che invitati dal Signore a vegliare, avevano "gli occhi pesanti" (v. Mc 14,40). Anche nel mondo cristiano Gesù continua a patire e a sudare sangue mentre i "fedeli" non riescono a vegliare con Lui nemmeno un’ora" (Mc. 14,34).
Dormono i credenti curvi nel consumare la loro fetta di benessere e di opulenza, incapaci di "vedere" i rifiutati, gli ospiti nei perenni banchetti della miseria e dell’ingiustizia. Dormono quanti fanno della fede un gioco di equilibrismi senza mai mettersi dalla parte del Vangelo e dell’uomo ferito sulla strada che "va da Gerusalemme a Gerico", ciechi e sordi ai lamenti che escono dai sotterranei della storia. dormono anche i pastori quando non educano le proprie comunità a farsi carico di tutte le agonie, di tutte le sofferenze e di tutti i mali del mondo quando non vigilano affinché il diffuso ed evanescente "bisogno del sacro" non sia una fuga dalla responsabilità di non far evaporare nel vuoto il grido di compagnia all’Uomo che sale da tutti i Getsemani della storia.

IL GOLGOTA DELLA STORIA

L’evangelista Giovanni termina il racconto della passione del Signore con queste parole: "Essi guarderanno colui che hanno trafitto" (Gv 19,37). Vi chiedo: abbiamo ancora questo sguardo lungo che riesce a vedere nelle forche di ogni tempo, di ogni ideologia o anche di ogni religiosità costruite dagli uomini, il Cristo stesso che assume su di sé tutto il dolore innocente, tutte le prevaricazioni, tutti i crimini dell’uomo sull’uomo? o abbiamo smontato la Croce ritenendola un semplice incidente di percorso, svuotandola di tutto il suo senso di redenzione, di Verità, di suprema consegna di amore? Da questo svuotamento nascono i nuovi Golgota del nostro tempo.

IL GOLGOTA DEL NICHILISMO

Ovvero, cancellare l’Assoluto e sostituirlo con il nulla, o con "valori" di volta in volta prodotti dalle convenienze sociali ( la Famiglia – i Dico, le istituzioni diano un segnale forte "Si alla Famiglia". Conseguenza: le nevrosi collettive, il cinismo quotidiano, lo sberleffo ai bisogni dell’anima e alle tensioni verso il trascendente. E non c’è più nulla per cui valga la pena di vivere o di morire.

IL GOLGOTA SENZA IL TERZO GIORNO

È la "pretesa" di considerare il Calvario una lugubre collina che consuma una periferica vicenda giudiziaria, il mistero di Cristo una povera cronaca di un profeta deluso, e la tomba "scavata nella roccia" l'atto conclusivo che sigilla una voce spenta e affidata solo al ricordi dei "devoti".
A questa "pretesa", Cristo ha sfondato il muro della morte, ha oltrepassato la Croce, è vivo nella viva storia dell’uomo e chiede di non essere considerato un fantasma. Nella sua liturgia antica e sempre nuova, la Chiesa canta: "Morte e vita sono venute a duello, il padrone della vita ucciso, regna vivendo".
La Pasqua è la vittoria definitiva di Cristo su Satana, il nemico dell’uomo; è l’annuncio che nessuna morte può e deve avere l’ultima parola; è la certezza che Gesù cammina davanti agli uomini segnando il percorso della salvezza.
La Risurrezione di Cristo, evento impensabile ma reale, testimonia che solo il suo Vangelo è la speranza per ogni uomo che voglia essere radicalmente nuovo e per una società che voglia uscire dai labirinti delle violenze, dagli odi, dalle sopraffazioni accettando le logiche pasquali dell’amore, del dono, del perdono: tutti vogliono la pace, nessuno lo fa, tutto al più la s’impone... Immettersi nel flusso della Risurrezione significa, per me e per voi, non elevare il lamento sui grandi sogni sepolti sotto le macerie dei "tempi avversi", ma riprendere il coraggio di credere ogni giorno nel "lievito di Cristo" l’unico e grande fermento che ribalta le pesanti pietre che schiacciano la libertà e la dignità dell’uomo. In primo luogo la pietra del peccato, ogni "no" detto a Dio è il "sì" a tutto ciò che ha reso possibile il Golgota: il rifiuto della Verità, l’amore tradito, la fuga dell’abbraccio del Padre, l’abbandono dell’uomo al potere dell’inganno e delle mistificazioni.

IN CONCLUSIONE VI CONSEGNO ALCUNI AFFIDAMENTI:

· Cristo non stia mai alle vostre spalle, ma fatelo entrare nel vostro "oggi", perché ogni istante è il "luogo" dove Lui viene. Fuggite da una fede a intermittenza, che non abita il quotidiano, che non diventa segno leggibile di una nuova modalità dell'esistenza,c che non fa emergere la "differenza" cristiana in una società secolarizzata.

· Non privatizzate mai la fede ma impostatela con le speranze, le gioie e le inquietudini della nostra amata città. E soprattutto niente e nessuno vi allontani dall’Amore di Cristo. Non possiamo perderlo, Lui non ci perde mai.

Questa è la grande certezza della mia vita. Vi auguro che si anche la vostra.

Ora vi invito a conclusione ad ascoltare questo canto che Rosaria Castronovo del gruppo giovanile e catechista della Mia Parrocchia eseguirà, come preghiera.

Sia Lodato Gesù Cristo

Don Nino Giarraputo

Parroco della Parrocchia Ss.Pietro e Paolo

Favara

 

 

Dal Giornale di Sicilia del 02.04.2007 - Lunedì Santo

Iniziativa provocatoria della Consulta pastorale che coinvolge il mondo dei giovani.

IL CALVARIO DI FAVARA ORA è FORMATO 

DA QUATTRO CROCI

 

Spunta una quarta croce sul Calvario di Favara. L’hanno issata sabato sera oltre duecento giovani delle parrocchie cittadine. Sul legno hanno anche messo i loro nomi.la croce affianca le tradizionali: quella in cui il venerdì santo sarà messo il simulacro di Gesù e quelle dei due ladroni. Un segnale forte, di sana provocazione: "In un momento in cui cresce il disagio giovanile e – spiega la Consulta Cittadina di Pastorale Giovanile - il messaggio della croce sembra una pazzia per il mondo che cerca solo comfort e gioie illusorie, i giovani si "attaccano" alla croce per testimoniare ai loro coetanei e alle famiglie che solo vivendo la vita con la stessa passione di Gesù si ritrova la Speranza". La Croce resterà al Calvario per tutta la Settimana Santa. Le migliaia di fedeli che ogni anno parteciperanno ai riti religiosi potranno mettere anche loro un biglietto personalizzato: un pensiero, una preghiera o semplicemente il loro nome. "E’ un segnale forte lanciato dai giovani delle parrocchie – spiega don Gerlando Montana, direttore spirituale della Consulta – che insieme dicono no alla logica del compromesso e della violenza per accogliere il messaggio di pace e speranza di Gesù crocifisso e risorto". La croce è stata portata dai ragazzi al Calvario in processione. Per don Mimmo Zambito, arciprete di Favara, "la quarta croce è un forte messaggio per attirare l’attenzione della comunità: i giovani favaresi non ci stanno a vedere la loro città dentro alla cronaca solo per fatti riprovevoli". E don Diego Acquisto, parroco della Chiesa San Vito nel cui territorio ricade il Calvario, sottolinea: "Accogliamo con gioia l’iniziativa della consulta di pastorale giovanile che dimostra come il Calvario può e deve diventare centro pulsante di vita per la città di Favara che raggiunge il rilancio sociale e spirituale dolo unendosi al sacrificio di Cristo in Croce".

Salvatore Fazio

 

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COMUNICATO STAMPA del 18.05.2007 di Lillo Montaperto

 

La Coalizione dei Valori aveva individuato nella persona di Lillo Montaperto, da tempo concretamente impegnato nel mondo dell’associazionismo di matrice cristiano-cattolica, la persona più adatta ad interpretare i valori della dottrina sociale della Chiesa, a servizio delle fasce sociali più deboli.

 

Lo stesso, confortato dal parere unanime degli amici, ha accolto la proposta ed ha deciso di scendere in campo, per passare dai principi teorici e dalla prassi privata, alle concrete scelte di carattere pubblico che il mondo della politica è chiamato a fare.

 

Il responso del 13-14 maggio u.s., pur facendo registrare un notevole consenso popolare - per il quale sente l’esigenza di ringraziare – tuttavia è risultato insufficiente per proseguire nella direzione con entusiasmo intrapresa.

 

Nella certezza che il seme lanciato non mancherà di dare, prima o poi, i suoi frutti e nella piena convinzione che il tessuto sociale di questa nostra città – nella conduzione amministrativa – reclama decisamente una svolta valoriale, il sottoscritto, pur dichiarando pubblicamente la sua disponibilità a concorrere al bene della città in tutti i modi possibili, allo stato attuale non ritiene di dare concrete indicazioni di voto per il turno di ballottaggio che vede in lizza il sindaco uscente dott. Airò e l’avv. Russello.

 

Pertanto invita tutti i cittadini:

-a non disertare le urne, per impedire che siano solo i pochi a decidere per tutti e quindi a recarsi massicciamente a votare;

-a scegliere con matura coscienza civica unicamente per il bene della città, respingendo, non solo possibili tentativi di palese costrizione, ma anche ogni forma d’influenza psicologica comunque camuffata.

 

Accorgimenti tutti, finalizzati ad una seria riflessione per giudicare chi dei due – tra Russello e Airò– potrà meglio iniettare nel tessuto sociale favarese quei valori che veramente possono determinare un riscatto morale ed un salto positivo di qualità di questa nostra amata Favara.

 

Favara 18 maggio 2007

LILLO MONTAPERTO

 

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Lettera aperta al Sindaco ed alla cittadinanza di Favara

 

“--Era proprio necessario per Favara un tale segno?”. “--A che pro” ?

“--Forse che la città è vissuta in passato o  in questi ultimi  anni si è trovata a vivere, in chissà quale situazione di incubo,  per  esorcizzare il quale  era necessario impiantare   un simbolo radicale di libertà” ?

“Una tale iniziativa è rispettosa della sensibilità del tessuto sociale favarese nel suo complesso ?”.

“Non si può offrire lo spunto di parlare di gusto,  da parte del Sindaco e dell’Amministrazione in carica, di una certa provocazione, finalizzata a chissà quale strategia, oppure di avere subito  inavvertitamente l’influenza di una certa, discutibile cultura cosiddetta “progressista”,  che induce ad organizzare un Convegno “laico” sulla scienza a Genova,  una festa gay con il festival “Gender Bender” a Bologna, dove  il Comune ha  elargito 15mila euro?”.

 

In  estrema sintesi, sono le domande che tante persone di comune buon senso a Favara si porranno, nei prossimi giorni. Ed il riferimento sarà alla “Dea della libertà”  o – più realisticamente - “la Venere nuda”, che, collocata nella piazza Kennedy, che è il luogo di ritrovo per eccellenza della gioventù,  entrerà a far parte dell’arredo urbano di Favara.

Volendo esprimere, come altre volte in passato la mia opinione, dico subito di non condividere né taluni toni pessimistici di quanti parleranno di chissà quale sintomo di degrado morale in cui si troverebbe la città, né i toni sostanzialmente trionfalistici  di altri che, al contrario, vorrebbero presentare la cosa come simbolo di chissà quale salto di qualità nelle  vie del progresso, verso cui indirizzare Favara. Si veda a tal proposito l’ampio servizio del quotidiano “La Sicilia” del 29.10.2006, a firma di Lorenzo Rosso, dal quale ho appreso la notizia di questo che viene definito “il primo tassello di una serie di nuovi arredi urbani”.

Evitando di proposito  ogni valutazione censoria di natura moralistica, - (così come però desidero da quanti mi leggeranno di non essere censurato) - personalmente sono convinto, che al di là di una qualche attenzione da parte di alcuni, solo nei primi giorni, - con punte di perplessità e magari di sconcerto - subito dopo a Favara  subentrerà l’oblio e l’indifferenza generale.  Pertanto, chi per caso avesse pensato per la “Venere nuda” ad un clamore mediatico, di livello nazionale ed oltre, simile a quello che si è verificato, per esempio,  al lancio dell’idea della Chiesa-moschea, credo che in questo caso abbia commesso un clamoroso errore.

Penso che, soprattutto da parte delle persone più responsabili di ogni colore e collocazione politica, vada posta una serie di domande, per una riflessione più generale e complessiva:

 

“--Quale messaggio vogliono dare alla città e soprattutto ai giovani, coloro che hanno pensato e deciso questo simbolo” ?   “--Si tratta di un messaggio pedagogicamente positivo”?   “--Può  questo segno costituire un richiamo ad una maturazione umana”?  “--Si può parlare di elevazione “spirituale” nella contemplazione classica della bellezza, che l’artista nel suo genio ha impresso nel blocco giallo-dorato di pietra arenaria” ?  “--In un clima culturale di diffusa sessuomania, in cui una certa fascia dei nostri giovani rimane vittima della pornografia, la “Venere nuda” può costituire un anticorpo efficace per una purificazione dal fascino talvolta morboso del sesso, che, in alcuni casi, provoca tante infedeltà, lacerazioni familiari o addirittura gravissimi reati” ? 

--Non è forse venuto, finalmente, il tempo di impegnarci tutti ad educare ad una valorizzazione seria e responsabile della sessualità, che è un prezioso dono alla persona (per i credenti un prezioso dono di Dio) e  che - come tutti i doni - (come la stessa libertà )- deve essere usato bene, nel  rispetto della propria e dell’altrui dignità”?

 

E ancora, con coraggio,  uno sguardo retrospettivo:

 

-“--Soprattutto da amministratori di sinistra non era ipotizzabile, in questi anni,  un uso più responsabile del denaro pubblico”?

“--Non si  poteva dare, soprattutto in talune particolari situazioni, come in quest’ultimo  emblematico  caso, un segno preciso di lotta all’industria ed  alla cultura dell’effimero, soprattutto mentre tante famiglie a Favara hanno vissuto e vivono, a causa dell’euro, situazioni di grave disagio economico, e attualmente sono alle prese con le esose bollette di pagamento,  inviate proprio – direttamente o meno poco importa -  dalla Municipalità per taluni servizi , peraltro assai carenti ?

 

Tutti interrogativi, quelli che ho sentito il dovere di porre, che, - ( al di là delle facili e – mi auguro – non demagogiche risposte che si potranno dare, o di ingenue e strumentali spiegazioni) - attraverseranno la coscienza civile delle persone responsabili nei prossimi giorni e forse anche nella prossima campagna elettorale, con il rischio di una mancata seria riflessione prima di un giudizio politico, su quello che negli ultimi 5 anni, è stato fatto o non è stato invece fatto.

 Perché, sotto gli occhi di tutti, a modo di simbolo e come realizzazione più visibile di una legislatura amministrativa, anziché dei problemi più seri, si potrà parlare forse della statua di piazza Kennedy, dedicata alla “Dea della libertà”.

 

Con la speranza di non suscitare sterili polemiche, ma di avere offerto solo qualche spunto di riflessione in più,   un cordiale saluto a tutti.

Favara 31.10.2006

Sac. Diego Acquisto

Parroco di S. Vito  

 

LETTERA di RISPOSTA a talune osservazioni sulla LETTERA APERTA al SINDACO ed alla CITTADINANZA  di FAVARA del 31.10.2006.

 

Favara 14.12.2006

Egregio Signore,

Le confesso subito che la sua missiva mi ha stimolato alla riflessione e quindi - come vede – risulta assolutamente infondato il suo "timore", di non raccogliere, a mia volta, il suo invito alla riflessione.

Per la verità, dall’insieme di tutte le sue argomentazioni, che logicamente si concludono con l’affermazione di "un impossibile scambio di idee", appare chiaro che per Lei non si tratta di "un timore", ma di una ben radicata e dogmatica certezza.

Riflettere è un dovere per tutti; rifiutarsi pregiudizialmente di farlo – questo sì, a differenza di quanto dice Lei – è un peccato contro lo Spirito Santo, che vuole guidarci alla "verità tutta intera".

Per questo è preliminarmente necessario liberarsi da ciò che un certo filosofo chiamava "idola".

Mi rendo conto che forse questa mia osservazione può risultare provocatoria e pungente, dato che nella cosiddetta cultura laica di oggi, nulla viene ritenuto più offensivo di una mente fondata su talune verità indiscutibili. Ma, il mio desiderio – mi creda – non è minimamente quello di offenderLa, quanto di invitarLa ad un inizio di vera riflessione, facendo anche – se necessario – "tabula rasa". Il coraggio di azzerare situazioni o abiti mentali acquisiti non è sicuramente cosa da poco, ma è talvolta indispensabile per un diverso modo di vedere, giudicare ed agire.

Per talune sue osservazioni, mi permetto di richiamare alla sua attenzione un passaggio del n. 48 dalla Costituzione dogmatica «Lumen gentium» del Concilio ecumenico Vaticano II sull’indole escatologica della Chiesa pellegrinante, dove si dice : "…fino a quando non vi saranno cieli nuovi e terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia, la Chiesa pellegrina, nei suoi sacramenti e nelle sue istituzioni, che appartengono al tempo presente, porta l`immagine passeggera di questo mondo e vive tra le creature che gemono e soffrono fino ad ora nelle doglie del parto".

Siamo nel mistero della Chiesa umana e divina ad un tempo, santa e sempre bisognosa di conversione, con la forza soprannaturale che la sostiene e contemporaneamente con tutto il drammatico peso della sua fragilità. Un grande tesoro, in un vaso di creta. Il punto di riferimento non è il comportamento di taluni uomini di Chiesa.

Tra le sue affermazioni, quella che suscita più perplessità è quella riguardante la mancata comprensione del valore della castità. Lei testualmente dice: "L’unico comportamento sessuale contro natura è la castità…". L’affermazione si commenta da sé e fa subito pensare a quello che qualcuno proprio su questo, già 2000 anni fa aveva detto: "Non omnes capiunt verbum istud…(cfr.Mat.19,11)". Per tutti, ma proprio per tutti…. si richiede davvero un supplemento di riflessione.

Ad uno spirito critico ed intelligente, credo poi che non debba sembrare logico, giustificare alcuni errori con quelli veri o presunti di altri, uomini o istituzioni che siano. Solo per fare un esempio, quella che io chiamo l’attuale sessuomania non può essere giustificata da una precedente cultura di sessuofobia. L’una e l’altra cultura non possono che produrre frutti avvelenati, sino a quello che lei giustamente definisce "reato gravissimo e vergognoso". Un peccato-reato che le statistiche dicono essere consumato quasi del tutto (e comunque in altissima percentuale) all’interno delle mura domestiche. Nella mia lettera, qualche interrogativo riguardava proprio la possibilità, finalmente, di un comune impegno educativo in favore dei giovani, da parte di tutte le forze responsabili nell’attuale contesto sociale, indipendentemente dal colore e dalla collocazione politica, "ad una valorizzazione seria e responsabile della sessualità".

Sono convinto che anche per questo tipo di problemi, bisogna suscitare dibattito, alzare la voce o comunque spingere alla riflessione. Oggi , mi creda, è molto più facile prendere posizione sui problemi della legalità, dell’abusivismo edilizio, del bene comune, della pace, del terzo mondo,dell’immigrazione, del terrorismo, della devianza giovanile e non, della giustizia sociale,…etc…etc, e anche in questo senso, da solo o con altri, non mancano, quando mi è stato possibile, mie considerazioni. Più difficile è invece esprimere la propria opinione su temi delicati, specie se concreti e precisi, come quello che ho voluto affrontare nella mia recente lettera aperta al Sindaco ed alla cittadinanza di Favara, prendendo lo spunto da un episodio che alcuni volevano far passare come foriero di chissà quale svolta di progresso. Quando si interviene per un tema di questo genere, subito si rischia di venire etichettati dai mass media in un certo modo. Salvo poi a stracciarsi tutti le vesti, quando succedono fatti o fattacci come quelli di cui, purtroppo, la cronaca deve occuparsi.

Comunque sia, la mia lettera aveva unicamente lo scopo di offrire con i miei interrogativi di cui è piena, qualche spunto di riflessione in più, così come del resto ha fatto nei miei riguardi Lei con la sua missiva. Distinti saluti ed auguri per le prossime festività.

Sac. Diego Acquisto

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"L’orizzonte dei cattolici" nella politica del nuovo millennio.

Il ruolo dell’Amministrazione Locale per una vera applicazione della Solidarietà

(Quale Favara per il terzo millennio)

 

Favara – Salone del Collegio di Maria: sabato 03-02-2007 

(Testo della relazione tenuta al Convegno, organizzato dall'UDEUR e dalla MARGHERITA,

a cui sono stati invitati a partecipare tutti i Partiti, i Movimenti e le Associazioni

della Città di Favara, che nel loro impegno nel sociale e nel politico

 fanno esplicito riferimento alla Dottrina Sociale della Chiesa)

 

 

Un cordiale saluto a tutti e prima di ogni cosa un ringraziamento.

-Credo che come cittadini e come Chiesa formata da tutti noi battezzati, al cui servizio di evangelizzazione siamo anzitutto preposti noi Parroci, dobbiamo esprimere gratitudine a quanti hanno pensato ed organizzato questo Convegno su un tema di così rilevante importanza. Ci viene data l’opportunità, di una riflessione sulla DSC; dottrina sociale che – sicuramente lo sappiamo tutti - traduce nella concretezza della vita sociale i valori del Vangelo.

-La popolazione di Favara nel suo complesso, ma sicuramente nella sua parte più viva e responsabile, si sta preparando a quello che avverrà nella prossima primavera, cioè ad esprimere un giudizio sull’andamento della nostra Città di Favara, dove si sarà chiamati a votare per le elezioni amministrative. Sarà confermata o rinnovata, parzialmente o totalmente l’Amministrazione Comunale. Per questo, così come del resto avviene altrove per lo stesso motivo, la popolazione di questa città vive in questi giorni momenti positivi di fermento, e – sicuramente - ciò continuerà a verificarsi con maggiore intensità, nelle prossime settimane. L’incontro di questa sera si inquadra in questo contesto; un incontro, quello di questa sera, sicuramente organizzato con il desiderio e la finalità di dare speranza a questa nostra città, indicando prospettive nuove per il prossimo futuro, prospettive alternative o comunque diverse, nei contenuti e, ancora di più, visivamente nelle persone, persone diverse, che nell’eventualità di ricevere la fiducia popolare, potranno essere chiamate a gestire quei contenuti.Tutto questo fermento in atto e anche quello dei prossimi giorni, verosimilmente ancora più intenso, a mio giudizio, è una cosa molto positiva e fa onore a chi lo suscita ed a chi se ne rende protagonista. Interessarsi della città, delineare possibili soluzioni dei problemi esistenti, guardati in faccia senza demagogia o ipocrisia alcuna, interessarsi dei problemi e , soprattutto proporre alla valutazione delle possibili soluzioni, è  - a mio giudizio - una cosa sommamente positiva e lodevole, davanti agli uomini e consentitemi – dato che abbiamo tutti i presenti – sicuramente almeno questo - il minimo comune denominatore di essere credenti, una cosa sommamente positiva e lodevole anche davanti a Dio. Perché, la nostra spiritualità di credenti e di cristiani, non è e non può essere una spiritualità del disimpegno, ma dell’impegno, dell’impegno concreto e fattivo, è la spiritualità dell’incarnazione, della capacità di sapersi calare nel concreto contesto in cui si vive, per fare la propria parte al miglioramento della città terrena, impegno per la città terrena, che per dirla con S. Agostino, è una delle condizioni necessarie per il premio della Città celeste. E questo vale per tutti; per tutti quelli che animati da sincero desiderio di miglioramento, da qualsiasi parte provengano, sotto qualsiasi bandiera o in qualsiasi schieramento politico militino, parteciperanno attivamente, oggi e nei prossimi giorni, alla dialettica politica ed al conseguente agone politico per la guida della Città.

L’unica cosa da condannare è la passività, l’indifferenza, l’apatia, la rassegnazione, tutti atteggiamenti talvolta tipici di talune fasce sociali del nostro ambiente, atteggiamenti di un pessimismo scettico e pregiudizialmente rinunciatario, secondo cui da noi non c’è nulla da fare, perché se mai – sentiamo spesso dire – se mai, potranno cambiare i musicanti, ma la musica sarà sempre la stessa. No, noi come credenti abbiamo tra l’altro una marcia in più, siamo in un sistema democratico, è possibile cambiare musica e musicanti, e comunque quando cambiano i musicanti, - credetemi - gli esperti di musica sanno bene che cambia sicuramente anche il modo di intendere e interpretare la stessa musica, perché l’azione concreta è sempre sostenuta e supportata da una impostazione ideale, da una diversa sensibilità, da una diversa visione dei problemi, da una diversa visione sociale, da una diversa visione antropologica. Non è affatto ininfluente la formazione personale, umana e spirituale, nella soluzione dei problemi. Non è vero poi che i musicanti siano tutti gli stessi, perché è importante vedere anche da quale scuola di musica provengono. E questa sera io mi rivolgo a musicanti che provengono da una scuola unica che è quella del Vangelo, dove si trovano espressi i valori cristiani, i veri valori che sono all’origine della nostra civiltà europea; mi rivolgo a musicanti che vogliono cioè fare della Dottrina Sociale della Chiesa la bussola di riferimento della loro azione politica. Se proprio così poi non fosse per alcuni dei presenti, mi auguro che siano qui, perché comunque – magari facendo qualche corso accelerato di recupero, vogliono colmare qualche debito formativo, contratto per esperienze negative vissute che vogliono accantonare ed accogliere i valori del cristianesimo. Insomma, questa sera mi rivolgo a musicanti che, esplicitamente, vogliono riferirsi, ad una scuola di musica unica che è quella del Vangelo e della Dottrina Sociale della Chiesa. Vogliono cioè attingere ed interiorizzare quei valori che poi ognuno,