Parrocchia
San Vito
Piazza
San Vito - 92026 Favara (Agrigento)
Comunità
Ecclesiale di Favara
Arcidiocesi
di Agrigento
Vicariato
Foraneo N.2 - Aragona - Comitini - Favara
Zona
Pastorale San Gerlando
Parroco:
don Diego
Acquisto
Direttore responsabile
dell'informazione di Radio Favara 101,
con registrazione
al n. 208 del 21.10.1994 del Tribunale di Agrigento.
Domiciliato
in via
P.S. Mattarella, 1 (Seminario)
92026 Favara (Agrigento) -
tel. e fax 0922.31927 - Cellulare wind 3289748129 -
Cellulare tim 3319520614
e-mail:
diegoacquisto@alice.itd
ORARIO
Ss.MESSE
con
celebrazione comunitaria delle LODI o dei
VESPRI
Giorni
feriali ore 9,00 di norma
Giorni
festivi
Vigilia ore 17,30 (18,30 con
l'orario legale)
ore 8,15 ore 11,15
ma
in alcuni giorni nel pomeriggio, secondo le
esigenze pastorali annunciate
ogni domenica
con pubblico avviso in bacheca.
************
Editoriale
di Radio Favara 101 – L a Voce del Direttore:
Lunedì 19.12.2011
-
Piano Pastorale e AUGURI ! -
(orari
di trasmissione 7,15-11,15-14,15-18,15)
“Come
cristiani dobbiamo avvertire una sana
inquietudine, sapendo che molti non sentono più
il bisogno di avvicinarsi a Dio.
Possiamo stare
comodamente seduti in Chiesa quando nelle nostre
piazze e nelle viuzze attigue, per esempio,
migliaia di giovani hanno deciso di bucarsi o di
darsi allo sballo ? Siamo proprio sicuri che non
possiamo fare nulla per loro ?
“Possibile
che non riusciamo ad incrociare i loro bisogni
legittimi, anche se sono vissuti in modo sbagliato
?
Dobbiamo
rassegnarci all’idea che le piaghe di questi
tempi debbano essere motivo di dibattiti e
programmi televisivi e non interesse ecclesiale?
Ecco da dove nasce la missione”.
Si
tratta solo di alcuni passaggi
significativi della Lettera e del Piano Pastorale
della Diocesi Agrigentina, - lettera e Piano
lanciati da don Franco, il nostro arcivescovo. Un
Piano Pastorale che vuole lanciare tutti i
battezzati e tutti i credenti responsabili, a
scendere tutti in campo, tutti in campo, -
come don
Franco non si stanca di ripetere in ogni occasione
utile - tutti
in campo, senza che nessuno stia a guardare o,
peggio ancora, solo criticare quello che gli altri
fanno o non fanno. Tutti in Missione ! Non c’è
tempo da perdere.
La
Missione diocesana, che vuole impegnare tutti per
un biennio, vuole, anzitutto, essere un atto di
amore incondizionato a Dio, e quindi all’uomo,
all’uomo di oggi, all’uomo del nostro
territorio, con i problemi particolari, anche di
carattere economico ed occupazionale che tante
famiglie stanno vivendo. La Chiesa Agrigentina, in
tutti i suoi settori e componenti, in relazione al
raggiunto grado di responsabilità e
consapevolezza, vuole mettersi in movimento, vuole
davvero apririsi all’esterno, vuole insomma -
come si dice – “lasciare le sacrestie”, - “le
belle sacrestie”, come dice don Franco
nella sua Lettera Pastorale, - naturalmente là dove sono belle – (e sicuramente non è il caso di
alcune sacrestie, per es. come quella di S. Vito
di Favara, che chi vi parla, conosce
molto bene) – quindi lasciare le sacrestie, “le belle sacrestie”, ed
obbedire al comando del MAESTRO che dice “Andate ovunque”. Ovunque, dove c’è maggiore bisogno,
soprattutto dove c’è disagio
e cresce il degrado giovanile.
Ma
a proposito di S. Vito,
dove, - come abbiano detto - sicuramente
non c’è una bella sacrestia, questo anno
della MISSIONE coincide con il bicentenario
dell’apertura al culto della Chiesa, quando nel
1812 (al posto di una piccola cappella esistente
da alcuni secoli precedenti) dopo il completamento
dei lavori di costruzione, nel
1812 si è
aperta al culto la Chiesa di
S. Vito nelle
attuali dimensioni, che era, per quel tempo, oltre
che la più nuova, una delle più grandi, spaziose
e confortevoli di Favara.
Sono
passati duecento anni 1812-2012. Adesso non è
più sicuramente così, specie dopo la costruzione
di tre nuove Chiese a Favara, negli ultimi
decenni. Ma tanti, proprio tanti sono i legami
affettivi dei favaresi con la
Chiesa di S. Vito, legami affettivi
collezionati nel corso dei 200 anni trascorsi.
Perciò
, a cura di un apposito Comitato, con grande
concorso di popolo e la presenza delle massime
Autorità cittadine, lo scorso 7 dicembre, vigilia
dell’Immacolata, si è festeggiato l’inizio di
questo bicentenario della Chiesa di San Vito,
con la benedizione di una nuova vetrata
artistica raffigurante
il Cuore Immacolato di Maria, collocata nel
prospetto centrale della Chiesa,. Ciò, in
considerazione che la Chiesa nel 1812 è stata
dedicata alla Divina maternità, con il titolo di
Maria SS. della Neve ed a S. Vito martire.
L’anno bicentenario,
si concluderà la
vigilia dell’Immacolata, il 07 dicembre 2012.
2012
: per la Parrocchia S. Vito, Anno Bicentenario della Chiesa ed Anno
della Missione;
Missione in comunione con tutta la
chiesa diocesana, con la peculiare caratteristica
di questo territorio del centro storico
e con la tipologia specifica
degli operatori pastorali che lo servono. Anno
della Missione ed Anno Bicentenario,
non sono in contrasto, anzi, riflettendo,
nel corso di alcuni incontri che saranno
programmati dal Comitato a livello cittadino, sui
temi dell’impegno dei nostri antenati, del
patrimonio di fede e artistico delle nostre Chiese
favaresi, sarà più facile trovare stimoli
per migliorare la qualità della convivenza civile
e progredire umanamente e cristianamente.
Sicuramente,
anche questo, un
buon auspicio per le prossime festività e per il
nuovo anno.
Intanto,
come a S. Vito di Favara, in tutte le nostre
Comunità ecclesiali, favaresi e non, guardiamo alle icone presenti del
PRESEPE e dell’ALBERO di Natale, due
rappresentazioni diverse di una sola fede,
ambedue simboli
del Natale. E mentre
tradizione e folklore sembrano incontrarsi su
un’unica scena, teologia e fede per i credenti
diventano un tutt’uno. Al simbolismo del
presepio si affianca quello dell’albero, al
quale si appendono doni e luci colorate, che
rappresentano la nascita di Cristo nuovo Sole,
vera luce dell’umanità.
E
con questo pensiero conclusivo, Don
Diego Acquisto cordialmente vi saluta e
anche a nome di tutto lo staff tecnico
e giornalistico di Radio Favara 101, formulo i
migliori auguri di buon Natale,
a tutti i nostri radioascoltatori, così
come a tutti i cittadini, a tutte le Autorità,
civili, militari, politiche e religiose della Città
e della Provincia.
Noi,
a Dio piacendo, riprenderemo il nostro incontro
radiofonico settimanale lunedì 16 gennaio 2012.
*************
Avviati
preparativi per le celebrazioni del bicentenario
della
Chiesa di San Vito
(servizio
pubblicato sul giornale on line AGRIGENTO
OGGI - novembre 10, 2011)
di
Don Diego Acquisto
Importante
riunione straordinaria nella sacrestia di S. Vito ieri
sera, per decidere il da farsi per la ricorrenza del
bicentenario della Chiesa. La decisione unanime è stata
quella della costituzione di un Comitato per non fare
passare sotto silenzio la storica ricorrenza.
La
Chiesa, nelle dimensioni attuali, al posto di una
piccola cappella esistente da alcuni secoli precedenti,
i cui lavori di costruzione erano iniziati negli ultimi
anni del '700, è stata completata nel 1812, come
chiaramente indica la scritta nella parte più alta
dell'arcata principale.
Presenti
alla riunione straordinaria convocata dal Parroco: Lupo
Carmelina, Lillo Montaperto, Rosetta Azzaretto, Dino
Patti, Rosario Sutera, Giusy Ravarà, Franco Sciortino,
Michele Vitello, Antonio Azzaretto, Rosetta Avarello, i
fratelli Lillo e Totò Sciortino, Salvatore Pirrera,
Rosario Pullara, Carmela Buggea, Alfonso Leone, Antonio
Pirrone.
E'
stato deciso di dare solennità all'apertura dell'anno
bicentenario, fissando la data per la prossima vigilia
dell'Immacolata, il 7 dicembre p.v. con una solenne S.
Messa, animata dalla Corale "Ierusalem", a cui
seguirà la benedizione di una vetrata artistica
raffigurante il Cuore Immacolato di Maria, collocata nel
prospetto centrale della Chiesa.
A
questa riunione ne seguirà a breve un'altra, - (a cui
sicuramente parteciperanno altri elementi che vorranno
aggiungersi al Comitato) - con finalità più
direttamente operative, non solo per la divisione dei
compiti, ma anche per coinvolgere operatori culturali
della città ed agenzie educative, con momenti ed
incontri di valenza spirituale e culturale, nell'arco di
questo anno bicentenario, che si concluderà ancora per
la vigilia dell'Immacolata, il 07 dicembre 2012.
Favara
10.11.2011
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10.08.2011
- PRECISAZIONE
sul dibattito alla mia NOTA “S. Calogero e S. Giuseppe: Due Santi a confronto. Emergenza
evangelizzazione anche a Favara”.
Ringrazio
Sicilia-TV per
avere nuovamente pubblicato
la mia NOTA integralmente, a seguito del servizio
in cui , legittimamente, -
dal giornalista che lo
ha curato -
il mio messaggio è
stato inquadrato (a partire dal titolo) in
una certa ottica e
con un taglio giornalistico
che, seppur legittimi, non colgono
il mio pensiero o, in qualche punto,
addirittura lo travisano del tutto . Niente
di
particolare, la cultura dei mass media ci
ha largamente abituato
a questo e la correttezza della Redazione e
Direzione che ha pubblicato sul portale,
integralmente, la mia Nota, offre ai lettori più
avvertiti la possibilità di confrontare e
verificare.
Il
punto in cui il mio pensiero è stato
completamente travisato è l’affermazione per
cui io avrei dato l’ok solo per la festa di S.
Gaetano, mettendo sullo stesso piano la festa di
S. Calogero e quella di S. Giuseppe. A leggere più
attentamente si nota che non è così. Dopo aver
parlato di S. Gaetano, parlo della festa di S.
Giuseppe “anche
questa con un’impostazione
programmatica decisamente diversa”
rispetto a S. Calogero e quindi ne traggo la
conseguenza, parlando di possibile “imbarazzo”
che potranno avere gli organizzatori a spiegare
come mai due pesi e due misure per i due Santi:
sobrietà per S. Giuseppe e
sfarzo, lusso, “leggerezza”perS.Calogero.
Chiarito questo, ribadisco
la mia contrarietà all’inclusione
di concorsi di bellezza fisica per le feste
dei Santi … cosa che io, sino ad ora, non avevo
visto mai a Favara e in nessun altro paese della
diocesi, dove pure, - come ho elencato - si svolge
una variegata e talvolta discutibile serie di
manifestazioni.
Un’altra
precisazione che non sarebbe necessario fare, - ma
che tuttavia forse è opportuno fare - è che non
nego affatto tutto il bene spirituale che tanti
fedeli traggono da queste feste dei Santi….. ed
hanno tratto anche da questa festa di S. Calogero
a Favara …. e per questo ho parlato non di “abolizione”,
ma di “emergenza
evangelizzazione anche a Favara” .
Riguardo
ai post pubblicati dai devoti di S. Calogero …
tutti esprimono la fisionomia spirituale di chi li
ha scritto …. il proprio pensiero quando c’è
… alcuni post
si commentano da sé…. tutti avete scelto
di trincerarvi nell’anonimato… Da parte mia
pur rispettando la scelta di ognuno, consentitemi
di dire, anche in questa circostanza, che Favara,
per migliorare celermente ha
bisogno di coraggio e di chiarezza.
Malgrado
i miei limiti, credo di avere avviato un dibattito
su un tema molto importante e delicato,
partendo da principi che non sono farina
del mio sacco, ma provengono da valori spirituali
e
teologici contenuti nel Vangelo e nei
documenti magisteriali ; valori che proprio per le
feste in Sicilia, un organismo qualificato come il
Comitato dei Teologi ha richiamato. Su questo
richiamo torno, umilmente, ad invitare tutti a
riflettere, (liberandosi da inutili animosità e
sterili ripicche che
servono solo a distogliere dalla
riflessione nel merito), per un percorso di fede
di qualità.
I
pastoralisti, anche con i vostri post di commento
(soprattutto gli ultimi che si sono aggiunti…), hanno
materia abbondante
su cui riflettere… per dare orientamenti
e direttive che possano incidere concretamente e
positivamente anche sulla nostra realtà favarese
…. Il servizio dell’Autorità
potrà fare sentire la sua voce…
Consentitemi
la franchezza…. Se direttive ci saranno, io non
credo proprio che arriveranno
a certe conclusioni … alcuni paletti
sicuramente vanno posti, come postula la retta
ragione e la fede …. e non si tratta di far
prevalere la mia o la tua opinione …
In
qualche post mi pare di notare qualche
“graffiante” osservazione personale….. che
accetto con rispetto e su cui rifletto, ma
francamente … mi pare fuor di posto…. su
qualche giornale ho letto di peggio … scomodando
addirittura l’Inquisizione, così come si fa
quasi sempre nei giornali laici (nel senso più
negativo del termine), quando si è a corto di
argomenti, per dare addosso ad un cattolico, laico
o ecclesiastico che sia …. Un modo per volermi
quasi imporre
di
stare zitto e non disturbare …. Ho trovato un
certo conforto (è
azzardato quello che dico !) in qualcuna
delle beatitudini evangeliche, che però richiede
ben altro …
Personalmente
vi confesso ancora che sento il peso di portarmi
dietro il privilegio e la responsabilità di una
presenza ultraquarantennale a Favara come Parroco,
con tutto quello che questo significa … e se ho
parlato con quel messaggio… è stato solo e
unicamente per un invito serio alla riflessione
per il bene di questa nostra Comunità ….
Utilizzando, tra l’altro, una riflessione non
mia… ma di
un autorevole collegio di Teologi su una festa
siciliana,…. da adattare però anche a Favara,
ma non solo….
Con
sensi di stima, iniziando dalla Direzione e
Redazione di Sicilia TV, saluto cordialmente quanti
sono intervenuti in questo dibattito, augurando un
prosieguo fecondo di riflessione “ad maiorem Dei
gloriam”, e buone vacanze….
Favara
10.08.2011
Sac.
Diego Acquisto
Parroco
S. Vito
Emergenza
evangelizzazione a Favara
agosto
8, 2011
FAVARA- (di don Diego Acquisto) – Mi pare che l’appello
del Comitato dei Teologi,
richiamato in un mio precedente servizio a
proposito dei festeggiamenti di S. Calogero ad
Agrigento, si dimostri drammaticamente attuale
anche per altre feste religiose, che, soprattutto
in questo periodo estivo, si organizzano in vari
centri della nostra vasta arcidiocesi agrigentina,
in occasione di feste patronali e di Santi, il cui
culto è particolarmente sentito da larghe fasce
di popolo.
A
proposito di una festa siciliana di qualche anno
fa, quell’autorevole organismo voluto dai
Vescovi italiani,
denunciava
che l’impostazione generale rischiava di farla diventare una festa pagana,
aggiungendo che costituiva un dovere per tutti
“mettere in guardia da forme deviate della fede
cristiana”.
Non
solo. Si diceva che “la stessa enfasi posta su
quel Santo …. rischiava di distogliere i fedeli
dalla centralità ed essenzialità della figura di
Cristo, scivolando spesso verso una forma di
idolatria pagana”.
Forse,
anzi penso che sicuramente ancora dalle nostre
parti non si corra immediatamente questo pericolo,
ma tuttavia credo
che sia doveroso,
per usare le parole di quell’autorevole appello,
“mettere in guardia da una fede che diviene
soltanto trionfalismo e teatralità esteriore, e
che ha poco a che spartire con il messaggio
evangelico autentico …”.
Al
fine di mettere efficacemente “in guardia” i
fedeli, non sembra sufficiente dividere,
nell’unico manifesto che annuncia la festa del
Santo, la parte liturgica e strettamente
ecclesiale dalla parte ludica e “profana”,
dove abbonda e sovrabbonda di tutto e di più
: una variegata gamma di iniziative coinvolgenti
che, se per un verso sono il segno di una
vivacità e fantasia creativa ed organizzativa non
indifferente, per un altro verso sollecitano
un’attenta “governance” pastorale.
Perché si va dall’annuncio dei “botti” agli artistici
e luminosi “giochi di artificio”,
alle rappresentazioni teatrali e
cabarettistiche di vario genere e natura, alle
mostre d’arte sacra e non, di pittura moderna,
contemporanea
e futurista; all’esibizione di giocolieri
improvvisati, a quella invece di
barzellettisti di professione, ma di
dubbio ed equivoco gusto;
alle sfilate di cavalli, alle sfilate
di gruppi folkloristici, di moda
e di majorettes,
alle serate canore
e di intrattenimento, con organizzazione di
festivals vari, per le varie fasce d’età; alle iniziative più diverse di svago, con tornei e gare
sportive di tutti i tipi; alle benemerite
iniziative di
“solidarietà” e “integrazione”;
all’inclusione nella fase preparatoria dei
giorni precedenti la festa
– (come è avvenuto a Favara
per la festa di S. Calogero che si è
conclusa ieri), anche, …
(sentite ! sentite !) … di una tappa del
concorso nazionale “Una ragazza per il cinema,
moda e fotogenia”, inserita nel programma dei
festeggiamenti. Così per ben venti, fortunate
ragazze, definite dai mass media
”bellezza-mozzafiato”,
si sono potute “spalancare” – sempre
secondo cronisti
– le
porte per la finale regionale”. Ragazze che
hanno potuto partecipare con successo,
mostrando le loro bellezze ed armonie anatomiche
ad un folto pubblico,
devoto di S. Calogero ed “entusiasta”,
ed ad una
qualificata giuria di esperti.
Naturalmente
non sono mancate le tre vincitrici,
le cosiddette MISS, che, come d’obbligo,
in queste circostanze, cioè in abiti succinti (si
fa per dire !), (come del resto tutte le altre 17
ragazze che dovevano essere “esaminate” !),
nella “commozione” generale
(che soprattutto si è impossessata fino
alle lacrime delle dirette interessate), sono
state premiate ed incoronate “reginette”.
Insomma una serata, che a Favara giurano
non sarà facilmente dimenticata ed a cui anche il
Sindaco non ha voluto
mancare.
A
festeggiamenti conclusi, l’interrogativo, che a
Favara non poche persone responsabili e “pensose” si pongono, è se sia il caso di includere
nei festeggiamenti di un Santo, anche
questo tipo di manifestazioni, che,
anche nella cultura corrente, sono in
genere giudicate tipicamente mondane.
E
proprio ieri un numeroso gruppo di
450 devoti di entrambi i sessi di S. Gaetano, che a Favara portano il
nome, al maschile o al femminile, di questo Santo,
non hanno voluto far passare sotto silenzio il
loro onomastico. Hanno festeggiato il loro santo
in modo però ben diverso : partecipazione ad una
Messa solenne in Chiesa Madre e poi preghiere, con
il seguito nella vicina piazza Cavour, davanti
alla Chiesa del Purgatorio dove è conservata la
statua di S. Gaetano:
un intervento del bravo ed estroso
cabarettista favarese Gaetano Schifano, a cui è
seguito, come da alcuni anni, il lancio di una grande
mongolfiera
con la scritta “W S. GAETANO”. Una
celebrazione di gioia
semplice ed innocente, con un fascino
tuttavia particolare , ben diverso dal tipo di
festeggiamenti sopra descritto!
Non
solo ! C’è da dire che a Favara prossimamente,
- proprio a seguire –
si svolgeranno in una diecina di giorni i
festeggiamenti in onore di S. Giuseppe, con
un’impostazione programmatica , mi pare,
anche questa decisamente diversa.
I
fedeli allora
si interrogheranno sulla
diversità di trattamento dei vari Santi e,
in particolare,
di questi
due Santi, S. Calogero e S. Giuseppe, …
con un certo ipotizzabile imbarazzo da parte di
chi dovrà gestire gli eventi e potrà essere
chiamato a fornire
qualche spiegazione.
Ma,
a parte tutto, – a mio giudizio – il problema
sicuramente merita una qualche attenzione e
sono sicuro che non sarà certamente
sottovalutato dai nostri
attenti pastoralisti, di concerto con le
competenti autorità ecclesiastiche e curiali.
Attesa
la comunicazione della Curia sul trasferimento dei
parroci
luglio
29, 2011
( di don Diego Acquisto)
– Era attesa ieri, ma sembra ormai imminente la
comunicazione ufficiale della Curia sul
trasferimento dei Parroci, che hanno compiuto i
nove anni di servizio pastorale nella parrocchia
in cui a suo tempo sono stati nominati. Una
disposizione questa della nomina “ad tempus”,
per un massimo di nove anni, introdotta dalla CEI,
subito dopo la promulgazione nel 1984 del Nuovo
Codice del Diritto Canonico, che ha abrogato la
vecchia normativa che stabiliva invece
l’inamovibilità.
Così,
fermo restando che quanti erano stati
precedentemente nominati continuavano a mantenere
quell’istituto giuridico, come autorevolmente e
saggiamente si premurarono a precisare le più
alte autorità ecclesiastiche su indicazione,
pare, dello stesso Pontefice, a partire da quella
data, tutte le
nomine dovevano espressamente indicare la
scadenza, impossibile da fissare, come detto,
oltre i nove anni. Una disposizione subito attuata
dai Vescovi, ai quali comunque
lo stesso Codice di Diritto Canonico
concede una larga discrezionalità, con la facoltà
di proroga o di rinnovo, senza precisi limiti.
Due
concezioni ed
impostazioni pastorali completamente
diverse, l’inamovibilità e la nomina “ad
tempus”, che come tutte le cose umane
hanno ognuna – come si dice – “i
pro” ed “i contra”, aspetti cioè positivi e, se non proprio negativi, sicuramente discutibili.
La
diocesi di Agrigento, in questi ultimi due anni di
servizio pastorale dell’arcivescovo don Franco,
ha attuato su larga scala la logica dei
trasferimenti, non solo dopo il compimento dei
nove anni prescritti, ma in tanti casi anche
prima. E adesso, per il terzo anno consecutivo,
proprio in questi giorni, dopo i passaggi che
sicuramente sono stati fatti con i diretti
interessati, si è in ansia di conoscere i
trasferimenti (si vocifera da 30 a 40) che saranno
attuati poi, durante i mesi di settembre-ottobre
e comunque prima del nuovo anno di attività
2011-2012, il cui inizio ufficiale dal Piano
Pastorale è fissato con la prima domenica di
Avvento.
Un’ansia,
questa dei trasferimenti, che, in questo momento
si inserisce nello sgomento ancora vivo per
l’improvvisa scomparsa dell’arciprete don
Angelo Bongiovanni, il cui cuore è venuto
improvvisamente meno.
La
nuova prassi pastorale, che come abbiamo visto
soprattutto l’anno scorso non ha mancato di
creare problemi, (qualcuno dei quali rimasto
insoluto), affonda le radici nel Documento
conclusivo, approvato dall’Assemblea alla fine
dell’anno dell’ascolto 2009-2010 che ha
fornito indicazioni concrete in questo senso.
Queste indicazioni forse però – come sostengono
alcuni – devono essere
meglio interpretate e tradotte in prassi.
Quello
che comunque appare certo è che la dimensione
profetica della nostra fede, ci impone di vivere
in costante atteggiamento di pentimento e di
conversione, accettando il giudizio
che può
provenire non solo dalle persone ma anche
dalle situazioni, che mettono
a nudo valutazioni, scelte, decisioni e
sentimenti inadeguati.
Anche
il popolo d’Israele per maturare nella fede ha
dovuto superare tante prove. I profeti hanno saputo aprirlo al futuro, superando il
rischio di chiusura in gruppi elitari e magari
conventicole, con la “santa” presunzione
del diritto all’esclusiva, come può
adesso avvenire
nella gestione di una parrocchia o della
stessa diocesi.
A
parte comunque ogni legittima considerazione, mi
pare ovvio che la partenza di un Parroco
non deve essere considerata una perdita per
una Comunità, ma per entrambi, Parroco e Comunità,
se il cambiamento è vissuto bene, deve diventare
una rigenerazione.
Nel
Parroco che ha accettato il trasferimento si
richiede spirito di innovazione, umiltà,
disponibilità, intelligenza, fede. Il reciproco
affetto con la Comunità che ha servito non
cambia, se è stato vero, semplice, schietto e
sincero.
Nella
Comunità, gratitudine per quanto vissuto e
ricevuto, e contemporaneamente accoglienza sincera
del nuovo Parroco, con i suoi doni, apertura alla
fantasia della novità, evitando confronti
nostalgici e paragoni infruttuosi.
Da
parte di tutti, Parroco e Parrocchiani, grande
capacità a sapere accogliere il passato per
essere saggi tessitori del futuro, nella piena
convinzione che poi, dovunque, è sempre
solo Dio che compone l’opera d’arte.
Comments
One
Response to “Attesa la comunicazione della Curia
sul trasferimento dei parroci”
Sac. Diego Acquisto
scrive:
- 2 agosto 2011 alle 10:32
Errare
humanum est…Non sono un esperto di Diritto
Canonico…mi scuso e ben volentieri accetto le
correzioni di alcuni confratelli su qualche
inesattezza ed errore…contenuti nel mio
servizio, nel passo in cui affermo: “…la
promulgazione nel 1984 del Nuovo Codice del
Diritto Canonico, che ha abrogato la vecchia
normativa che stabiliva invece l’inamovibilità…”
– Il Codice di Diritto Canonico è stato
promulgato da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983
ed è entrato in vigore il 27 novembre dello
stesso anno…
— Il canone che parla dell’”inamovibilità”
è il canone 522 che così recita :
“
Parochus stabilitate gaudeat oportet ideoque ad
tempus indefinitum nominetur; ad certum tempus
tantum ab Episcopo dioecesano nominari potest, si
id ab Episcoporum conferentia per decretum
admissum fuerit”.
Se
comprendiamo bene ancora il latino…l’inamovibiltà
non è stata quindi abrogata….ma è stata
introdotta una norma sostanzialmente innovativa ,
in sintonia con alcune indicazioni del Conc.Vaticano
II, concedendo al Vescovo diocesano la possibilità
della nomina dei Parroci ad certum tempus, solo se
“ab Episcoporum conferentia per decretum
admissum fuerit”…cosa che, in Italia, la CEI
ha fatto stabilendo i nove anni.
Si
può essere cristiani praticando il bunga bunga?
di
don Diego Acquisto
AGRIGENTO
OGGI - 06 luglio 2011
****************************************
Una
Santa, Maria Goretti, quella che viene ricordata
oggi dal calendario, che provoca frontalmente la
cultura di oggi , dato che il recente rapporto
Censis fa rilevare che stridente appare il
rapporto fra sesso e religione, e il 70% degli
italiani si autoassolve, perché la mentalità
diffusa ammette che si può essere in sostanza
buoni cattolici anche praticando il «bunga bunga».
Il
martirio di Maria Goretti è un richiamo per tutti
a vincere la cultura moralmente inquinata che ci
circonda, ed una sollecitazione forte per le
ragazze a contrastare la cultura delle
"veline", a non cedere alla tentazione
di fare del proprio corpo una merce di scambio…..
Davvero
la storia dei Santi non è «pietrificata» nel
ricordo della vicenda straordinaria che hanno
vissuto sulla terra.
Dopo
il gran numero di vergini martiri, del lontano
tempo delle persecuzioni contro i cristiani, che
oltre a rifiutare l’adorazione degli idoli,
rifiutavano soprattutto le offerte ed i desideri
sessuali dei loro carnefici, come ad esempio s.
Lucia, s. Agata, s. Cecilia, s. Agnese, nei tempi
più recenti abbiamo l’esempio della dodicenne
Maria Goretti, beatificata nel 1947 e proclamata
santa nel 1950 da papa Pio XII. Per non parlare di
altre figure esemplari, di cui è in corso il
processo canonico di verifica , tante giovani
donne e adolescenti, che nella difesa della virtù
della purezza, hanno perduto nell’ultimo
cinquantennio la loro vita in modo violento.
Nel
linguaggio di oggi, quello che è successo alla
dodicenne Maria Goretti il 6 luglio 1902 è stato
un tentativo di stupro finito tragicamente per la
sua estrema resistenza; un tragico episodio che ha
assunto la luce del martirio, in considerazione
della personale spiritualità della vittima, che
ha difeso la virtù della purezza come dono di
Dio, ribellandosi coscientemente fino alla morte.
In tutto questo, il riconoscimento ufficiale della
Chiesa di questa forma di martirio.
Un
triste episodio, con 14 pugnalate, che si è
consumato in una campagna delle Paludi Pontine,
vicino Nettuno. In questa città riposa il corpo
di questa novella martire moderna della purezza,
Maria Goretti, nella cappella a lei dedicata, nel
santuario della Madonna delle Grazie.
Il
suo nome oggi per tanti subito evoca la
difficoltà a recepire un messaggio
scandalosamente irritante. Anche perché c’è il
rischio di pensare solo alla purezza del corpo,
cioè della verginità della donna fino al
matrimonio, anche se pure di questo certamente si
tratta.
Anzitutto
c’è da chiarire che la riscoperta della virtù
della purezza non implica solo il divieto di
qualcosa, ma apre soprattutto e prepara alla
scelta libera e gioiosa di prepararsi a donare in
pienezza e totalità il proprio corpo, all’interno
di una stabile e reciproca appartenenza di amore
nel matrimonio, per i cristiani sigillata dal
sacramento .
Ma
ancora il ricordo di Maria Goretti oggi è per
tutti un invito alla purezza «morale», quella
che precede qualunque decisione.
Perché,
purtroppo, è sempre più diffusa, e può
insediarsi a vari livelli, la convinzione che si
possano raggiungere aspirazioni brillanti e
guadagni facili, rendendo il proprio corpo merce
di scambio per interessi economici e benefici
sociali, cedendo alle subdole e peccaminose
insidie dei potenti del tempo.
Diego
Acquisto
angela
scrive: - 7 luglio 2011 alle 10:59
Domanda…come
mai i praticanti la disciplina del bunga bunga non
vengono pubblicamente condannati dalla chiesa???
Non
le pare che ci sia un silenzio un pò troppo
complice?
Sac.
Diego Acquisto scrive: - 8 luglio 2011 alle 07:19
Si
può invocare per ogni comportamento riprovevole ,
anche di tipo privato, una pubblica condanna da
parte del Magistero della Chiesa ?
Per
quanto riguarda i vizi privati c’è solo il
bunga bunga ?…nient’altro ?
Bisogna
considerare i credenti come ….bambini…incapaci
di qualsiasi discernimento al punto di richiedere
sempre il pronunciamento ufficiale…?
Ad
esempio, nelle cose più importanti che riguardano
l’ordinamento sociale nei suoi cardini
essenziali… leggi o proposte di leggi…
favorevoli alla soppressione della vita (aborto…eutanasia…ecc)….tutela
della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo
ed una donna, così come voluta dalla legge
naturale e divina….ecc….ecc… il Magistero
non si è sottratto al suo dovere ed è
pubblicamente intervenuto …non per difendere una
visione di parte , ma per tutelare il bene comune
Feste
religiose da evangelizzare
di
Diego Acquisto
luglio 4, 2011
- Servizio pubblicato su AGRIGENTO OGGI
****************************************************+
“Io
detesto, respingo le vostre feste e non gradisco
le vostre riunioni”.
Si
tratta della violenta requisitoria del profeta
Amos contro il culto formalistico che impregna
talune feste religiose. E il profeta riferisce le
parole di Dio. Mi è venuto subito di pensare a
questo passo biblico, leggendo la cronaca di
quanto avvenuto ieri, durante la processione in
onore di S. Calogero, a proposito di quel gruppo
di giovani portatori, che si sono resi
protagonisti di una violenta scazzottatura,
preceduta e seguita da parole irriferibili e
minacce varie. E ancora, oltre ai cazzotti,
spintoni ed urla, altri comportamenti incivili e
pare anche diversi reati, come la sottrazione di
diversi portafogli. Tutto questo mentre si fa a
gara per avere la possibilità di toccare la
statua del santo, per impetrare grazie di ogni
tipo e genere, compresa, per esempio, la riuscita
di un innamoramento del partner desiderato.
Insomma di tutto e di più.
La
religiosità popolare che dovrebbe servire a
generare nuovi valori da praticare nella vita
quotidiana, per una certa fascia sociale rischia
di essere proprio il contrario, offrendo
l’occasione di operare impunemente per esternare
gli istinti peggiori.
Qualche
anno fa le cronache nazionali si sono ampiamente
interessate a quello che è successo a Racalmuto,
in occasione della festa della Madonna del Monte,
dove al folklore per la conquista del cosiddetto
“cero” si aggiunge un’animosità davvero
eccessiva che talvolta sfocia nella violenza. Come
è avvenuto nel luglio del 2001 , quando la
conquista del “cero” da parte delle due
opposte fazioni ha dato origine ad una rissa
gigante, davanti a tutti e che solo per un vero
miracolo non ha prodotto conseguenze
irrimediabili. Dopo le immagini impietosamente
offerte da vari telegiornali locali e nazionali,
della rissa con calci, pugni e morsi , con la
conclusione del giovane che, portato in braccio
dai propri sostenitori, si reca in Chiesa Madre
per deporre ai piedi della Madonna quel simbolo,
quasi tutti i quotidiani del giorno seguente
titolavano : “ A Racalmuto preghiere e pugni”.
Quando
succedono episodi come quello che alcuni anni fa
è clamorosamente successo a Racalmuto ed ieri ad
Agrigento per la festa di S. Calogero, tocchiamo
veramente con mano di essere in ritardo nel
raggiungimento di un semplice traguardo di
elementare maturazione umana e religiosa. Come
comunità ecclesiale a tutti i livelli siamo
interpellati. I nostri metodi di evangelizzazione
devono forse essere radicalmente rivisti.
Le
parole del profeta Amos hanno sicuramente qualcosa
da suggerirci.
Diego
Acquisto
Angela scrive:
- 4 luglio 2011 alle 13:35
-Mi
scusi, ma credo che fare di tutta l’erba un
fascio sia ingiusto e superficiale.
Va bene.. i portatori si sono scazzottati.Ma lei
vede solo questo?
E le messe piene di giovani?
L’affetto per il santo?
Famiglie intere in processione sotto il sole
cocente?
Ognuno vede quello che vuole vedere. Gli idioti
maleducati si trovano ovunque, anche alla
processione di san calò.
Direttore
scrive:
- 4 luglio 2011 alle 15:57
-Angela,
la penso come te. C’è tanta religiosità e
devozione attorno a questa festa. Alcuni
erroneamente pensano che tutto si riduca alla
caratteristica processione, in realtà la
devozione verso il santo dura un anno intero ed ha
il suo apice a cavallo di questa settimana. In
tanti si recano al Santuario in pellegrinaggio,
molti i fedeli che si riuniscono in preghiera .
Tante le opere di bene e le rinunce in nome di San
Calò. La processione è quello che si vede, la
religiosità e l’evangelizzazione spesso rimane
fuori dai riflettori. Ma tutto questo gli
agrigentini, i veri agrigentini, lo sanno già .
Iguana
scrive: - 4 luglio 2011 alle 22:08
- Sottoscrivo
ogni parola del sac. Diego Acquisto. E proporrei
di rifletterci su, dato che comunque propongono
uno spunto di riflessione molto più profondo e
sottile di quello che a prima lettura potrebbe
apparire, piuttosto che rinchiudersi nelle proprie
supposte certezze. E’ un invito alla riflessione
in ordine al nostro concetto di religiosità, di
voto, di grazia e di rinuncia non un j’accuse ai
devoti.
angela
scrive: - 4 luglio 2011 alle 23:48
-Nessuna
certezza. Semplicemente trovo poco “cristiano”
discutere gli atteggiamenti degli altri.E comunque
caro signor/ra Iguana il punto sta proprio nelle
sue parole…E’ la SUA religiosità…
Maurizio(2°)
scrive:
- 5 luglio 2011 alle 01:51
In
effetti l’esagerazione di pochi farraginosi ha
offerto uno squallido esempio di superficialismo
allegorico dell’evento religioso, che
sicuramente, sovrasta ogni genere di critica
gratuita diretta a disgregare definitivamente,
l’aspetto mistico a vantaggio della discrasia
pagana-popolare che si tramuta in mero elemento
dissacrante. Le risse davanti al simulacro di S.
Calogero ci sono state sempre e si ripeteranno in
futuro senza ombra di dubbio a causa della
esaltante festa di s. Calogero che riesce ad
attirare folle di fedeli e grazie ricevute per il
suo forte carisma e per la sua tendenza ad aiutare
il prossimo più bisognoso. Infatti Calogero ha
trascorso la sua vita in contemplazione verso il
Signore, agendo con opere di carità, esempio di
grande apertura verso Dio, ed eremita di pace .I
giovani portatori, prima di tutto dovrebbero
studiare la vita di S. Calogero e comportarsi come
lui…evitando le pseudo battaglie-risse che
sovrastano la manifestazione a danno dello stesso
Calogero… e successivamente avviati al trasporto
del divino, evitando di alimentare il fuoco delle
polemiche ad esaltazione di pseudo-dotti, che
vorrebbero trasformare la festa di Calogero in
Venerdì Santo per realizzare le loro idee ,
statiche e boriose, nel più completo
“Mortorio”…avanti! Giovani,Il santo vi
aspetta, ma non date brutti esempi di vita.
Carlo
scrive:
5 luglio 2011 alle 12:31
Quando
finalmente qualcuno del clero cita un passo
biblico al quale sene potrebbero aggiungerne altre
centinaia vedi profeta Isaia 1 :14
I
vostri noviluni e le vostre feste
io
detesto,
sono
per me un peso;
sono
stanco di sopportarli.
1:15
Quando stendete le mani,
io
allontano gli occhi da voi.
Anche
se moltiplicate le preghiere,
io
non ascolto.
Le
vostre mani grondano sangue.
1:16
Lavatevi, purificatevi,
togliete
il male delle vostre azioni
dalla
mia vista.
Cessate
di fare il male,
1:17
imparate a fare il bene,
ricercate
la giustizia,
soccorrete
l’oppresso,
rendete
giustizia all’orfano,
difendete
la causa della vedova.
...... ma
possiamo andare avanti per tutta la bibbia… il
problema è che è comodo aspettare una volta o più
volte l’anno un momento per “CHIEDERE” a
Dio… ma mai a “DARE” qualcosa a Lui o al
proprio prossimo…. e giù botte, parolacce,
bestemmie e tanto spreco di pane … di cui la
nostra provincia è affamata.
agrigentina
iguana
scrive:
- 5 luglio 2011 alle 14:07
Troppi puntini di sospensione
“cara Sig.ra Angela”,preferisco non riempirli,
anzi preferisco proprio sottrarmi alla
conversazione e non andare oltre. E sì, mi tengo
la MIA religiosità, forse meno ostentata e
urlata, ma sempre disposta alla messa in
discussione, al dubbio e alla riflessione.
“Idolatria
è anche il venerare le statue dei santi senza
tener conto della figura di Dio (la Santissima
Trinità) dimenticando che i santi sono esempi che
ci portano a Cristo e non idoli.”
angela scrive:
- 5 luglio 2011 alle 16:58
- Cara
signora iguana io non voglio che riempia le mie
sospensioni.
Io
non sono dotta come lei e non uso grandi parole.
Io
amo San Calogero così come amo Cristo. Non mi
piace chi si riempie la bocca di Dio disprezzando
gli altri.
La
gente come lei allontana il popolo dalla
religione.
In
ogni caso W SANCAL0′
giantu
scrive: - 6 luglio 2011 alle 09:37
- TENGO
A PRECISARE CHE NON HO ORIGINI AGRIGENTINE.
COMUNQUE POSSO DIRE DI ESSERE DUVENTATO
AGRIGENTINO DI ADOZIONE PERCHE’ SONO ORMAI 40
ANNI CHE STO IN QUESTA BELLA CITTA’. HO VISTO LE
VARIE PROCESSIONI DI S. CALOGERO ED HO NOTATO UNA
COSA: COL TEMPO, LE MANIFESTAZIONI ( ESTEMPORANEE)
DEI COSIDDETTI DEVOTI, INVECE DI GUADAGNARE IN
COMPOSTEZZA ED AMORE VERSO IL SANTO, SONO VIA VIA
DIVENTATE PIù CAOTICHE E VIOLENTE; QUELLO CHE SI
CHIEDE NON E’ LA COMPOSTEZZA O LA MINORE
IRRUENZA NEGLI ASSALTI AL SANTO; SI CHIEDE CHE
L’AMORE IRRUENTO DIMOSTRATO CON BACI ED
ABBRACCI, TROVI POI, NELLA VITA DI OGNI GIORNO, IL
SUO CONSEGUENTE E NATURALE SFOCIO. E’ INUTILE
BACIARE ED ASCIUGARE UL VOLTO DEL SANTO QUANDO POI
NON VAI A MESSA LA DOMENICA, NON CONOSCI I
SACRAMENTI, NON CONOSCI TUO FRATELLO, TI FAI
PRENDERE DALL’IRA PER UN NONNULLA.iL SORRISO
ENIGMATICO DI S. CALOGERO TI DICE PROPRIO
QUESTO:” SONO QUI TRA VOI, DATEMI PURE IL VOSTRO
PANE, LE VOSTRE CAREZZE,I VOSTRI BACI, MA DATE IL
VOSTRO CUORE A DIO E RICORDATEVI CHE , SE FACCIO
UN MIRACOLO, LO FACCIO IN SUO NOME”.
maurizio
scrive: - 6 luglio 2011 alle 15:29
- Cari
amici vi siete ridotti ad una semplicistica
discussione puerile, cercando di criticare il
cristiano in base alle sue esaltanti
manifestazioni,che in definitiva sono solo feste
popolari, che fanno bene all’umore e allo
spirito. Cercate, invece di giudicare le vostre
azioni,che sono formali e inutili…il cristiano,
per essere tale deve volere il bene del
prossimo,con iniziative buone, attraverso le
donazioni…
Sac.
Diego Acquisto scrive:
- 6 luglio 2011 alle 21:58
- Ringrazio
quanti sono intervenuti nella discussione e mi
permetto di aggiungere qualche altro stimolo di
riflessione.
Sicuramente
ognuno di noi
ha fatto il suo intervento per un atto di
amore a Dio e al prossimo. Ogni atto di amore deve
essere sempre collegato, per evitare soggettive
distorsioni, con il messaggio biblico della
rivelazione da meditare sulle ginocchia della
madre-chiesa, con il servizio degli apostoli.
Quando succedono certe cose, senza voler
minimamente negare tutto il bene che esiste, né
tanto meno però far finta di niente o rassegnarsi
e dire che sono cose che sempre succedono, c’è
sicuramente da dire : “Mah ! Che tristezza !
Dove vanno a parare alcuni nostri fratelli ? Cosa
fare per un’efficace correzione ? Credo che come
fedeli credenti, ognuno nel suo ruolo, –
indipendentemente dall’essere più o meno
agrigentini, anzi ancora di più se lo si è
veramente – ci dobbiamo sentire interpellati. Il
titolo del mio servizio non è stato messo a caso
e sicuramente non può significare né
eliminazione, né riduzione a mortorio, né
disprezzo degli altri…ecc. ecc…
Evangelizzare…significa puntare sicuramente alla
qualità…e mi pare proprio che l’omelia di don
Franco vada proprio in questa direzione.
Ognuno
certamente ha la sua religiosità, e non è detto
in nessuna parte che deve tenersela così com’è,
anzi! Perché sicuramente ha il dovere in
coscienza di coltivare l’esigenza continua di un
miglioramento qualitativo, accogliendo se
cattolico, non solo i dettami di una retta
coscienza sempre da curare, ma anche con docilità
il servizio del Magistero, che mai può
prescindere dall’attualizzazione della Parola di
Dio.
Qualche
anno fa, a proposito di una festa siciliana in cui
si erano verificati taluni inconvenienti, il
Comitato dei Teologi, da Milano rivolgeva una
apposito appello in cui si diceva che
quell’impostazione delle festa rischiava di
farla diventare una festa pagana, aggiungendo che
costituiva un dovere per tutti “mettere in
guardia da forme deviate della fede cristiana”.
Non
solo. Si diceva che “la stessa enfasi posta su
quel Santo ….rischiava di distogliere i fedeli
dalla centralità ed essenzialità della figura di
Cristo, scivolando spesso verso una forma di
idolatria pagana”.
Forse,
anzi penso che sicuramente ad Agrigento non si
corra immediatamente questo pericolo, ma tuttavia
è sempre doveroso, -
per usare le parole di quell’autorevole
appello, firmato da persone scelte dalla CEI -
“mettere in guardia da una fede che diviene
soltanto trionfalismo e teatralità esteriore, e
che ha poco a che spartire con il messaggio
evangelico autentico, scevro da miracolismi e la
cui adesione interiore avviene nel silenzio di
meditazione, fuori dalla calca delle masse”.
Con
stima e cordialità verso tutti
- Sac.
Diego Acquisto
+++++++++++++++++++++++++++
Favara
in vista delle elezioni amministrative : ancora un
appello alla riflessione e all’impegno.
20.04.2011
In
questo momento delicatissimo di preparazione delle
liste, sento d dovere unire il mio all’appello
accorato che è nel cuore di tanti cittadini
responsabili , affinché quelli che guidano, in
questo momento i vari Partiti,
valutino bene i candidati, prima di
accoglierli in lista, per non partire col piede
sbagliato e rendersi colpevoli dei danni
conseguenti.
Mi
chiedo, per esempio, - (se corrispondono al vero
tante voci ricorrenti, che suscitano allarme in
non pochi… ) -
come sia possibile che vengano reinseriti
in lista persone che, supponiamo, sia risaputo che
abbiano comprato voti….o che si siano
notoriamente e in situazioni diverse…. già
comportati male…
L’invito
a votare secondo coscienza e solo per il buon
governo di Favara, in questo periodo deve essere
bene attenzionato dai responsabili
dei Partiti e da quelli che firmano la
lista, per renderne possibile la presentazione.
Solo successivamente , al momento del voto nel
segreto dell’urna, interviene l’obbligo in
coscienza del discernimento per i comuni
cittadini.
Per
quanto riguarda l’auspicio – da parte di
qualcuno - di un intervento della Chiesa, mi limito solo a dire
che, a mio giudizio, la Comunità ecclesiale di
Favara, tra i suoi fedeli-praticanti, ritiene di
avere tanti cittadini, – (aderenti ai diversi
Partiti di diversa impostazione ideologica, ma che
tuttavia sono uniti in quelli che la Chiesa chiama
“valori non negoziabili”), –
capaci di affrontare i problemi di Favara,
e solo animati da vero spirito di servizio per il
bene comune. Ma non saranno mai i Parroci a proporre
i loro nomi, che invece devono essere proposti dai
responsabili dei vari Partiti e comunque secondo
le corrette procedure della democrazia.
Sono
personalmente sicuro che la Chiesa che è in
Favara, che, - come dovunque è incarnata da
uomini - ( pur con la sua fragilità) così come in
passato non si è mai sottratta , anche in futuro
mai si sottrarrà al suo dovere di cercare di
evangelizzare , anche e vorrei dire soprattutto , la Politica. Quella con la
lettera maiuscola, nel senso più nobile della
parola, e che è concretizzazione della carità
nei particolari contesti, puntando comunque sempre
e unicamente
a tutelare e servire la persona umana e la
sua dignità. Lo farà, continuando a
stimolare sempre la responsabilità dei
laici, a cui spetta il dovere ed il diritto delle
scelte concrete, con tutti i rischi che questo
comporta.
Diego
Acquisto
20.04.2011
FAVARA di
fronte alle prossime elezioni amministrative del
29 e 30 maggio
Un contributo alla riflessione e all’impegno
11-04.2011
Il
compito di amministrare Favara, soprattutto in
questo periodo, è sicuramente assai arduo su
tutti i fronti…
Proviamo
a tracciarne un quadro, a grandi linee:
disoccupazione galoppante, …atti di vandalismo a
ripetizione, … disordine e
sporcizia… pericoli, crolli
e demolizioni a singhiozzo nel centro storico…. condizione
delle strade e caos
della viabilità… crescita della e delle povertà…
servizi
sociali inesistenti o comunque carenti,
….trasferimenti finanziari regionali e nazionali
in continua diminuzione e casse comunali vuote,
pur con rilevanti debiti da onorare,…. agitazione di non pochi lavoratori precari che legittimamente
aspirano alla stabilizzazione…. di fronte ad
oltre 500 dipendenti comunali, regolarmente
stipendiati,
che, come è stato più volte scritto da
qualche coraggioso organo di stampa “possono
essere una risorsa se bene utilizzata o una
maledizione se tutto rimane immutato rispetto al
passato”….ecc…..
Un
quadro certamente realistico e veritiero, e come -
si
vede -
abbastanza fosco e per nulla incoraggiante…Per
questo l’invito ai responsabili ed a quanti
hanno a cuore il bene comune, ad abbandonare
vecchie logiche nella preparazione dei candidati e
delle liste. Urge uno scatto di responsabilità,
commisurato alla concreta situazione, favorendo
l’unione di volontà e di intelligenze, di
progetti innovativi e di autentiche disponibilità
disinteressate.
Oggi
è necessario un vero appello “ai
liberi e forti” di sturziana
memoria…perché trovino il coraggio di scendere
in campo… animati unicamente dal desiderio forte
e sincero di servire la Comunità favarese, che,
come non mai, ha bisogno di energie “fresche”
e mature. ...capaci subito, fin da ora,
di liberarsi da qualsiasi condizionamento,
come pure da interessi (comunque camuffati)
personali o di parte, parentali o di gruppo...di
puntare subito al cuore dei tanti problemi,
recuperando il primato della politica sulla
burocrazia. In un quadro sociale risanato, il bene
dei singoli si consegue all’interno della logica
del bene comune, a cui sempre decisamente tendere.
E, in questo senso, l’appello “ai
liberi e forti”,
con il conseguente e doveroso
coraggio di
candidarsi a ricoprire ruoli di responsabilità
politico-amministrativa a Favara, dove tuttavia,
in un’ottica decisamente nuova di sfida, tale
scelta può diventare anche affascinante…
A
quanti faranno la scelta di scendere in campo,
candidandosi a sindaco, assessore o consigliere
comunale, vorrei ricordare il recente appello del
card. Bagnasco che ha voluto richiamare la
necessità di una nuova generazione di cattolici
in politica. Perché, pur in mezzo a tutte le
difficoltà, la speranza resta sempre nel
DNA della spiritualità cristiana…e, perciò,
malgrado tutto non potrà mai venire meno. Anche
la prossima Pasqua ce ne dà la garanzia.
Nel
nostro contesto favarese, qualsiasi vera
disponibilità offerta da chicchessia a volersi
sinceramente impegnare per la collettività, –
mettendo veramente al primo posto il bene comune
– deve essere favorevolmente accolta, nello
spirito delle migliori tradizioni democratiche.
Nella
mutata situazione in cui si trova Favara - (e
nel vivo desiderio di recuperare il tempo perduto,
di riparare errori, personali e/o della propria
parte politica) - sotto
qualsiasi simbolo partitico o di lista civica si
possa decidere di spendere le proprie energie e di
mettersi in gioco, bisogna
puntare a dare pratica attuazione a quei valori
che tutelano il bene comune, la dignità della
persona e la qualità della vita nella nostra
polis.
Per
i credenti soprattutto ma non solo, in qualsiasi
gruppo decidano di aggregarsi, un aiuto in più a sapersi concretamente orientare
nell’attuale babele di opinioni, è
costituito dalla Dottrina Sociale della
Chiesa, fondata su una base di corretta razionalità
da tutti accettabile.
AUGURI
intanto per un dibattito a 360° gradi,
riflessivo, rispettoso, serio e fecondo !
Bando
ad ogni inutile asprezza di linguaggio o peggio
ancora ad un suo imbarbarimento, con il solo
risultato di contribuire ad aggravare
ulteriormente i problemi.
Diego Acquisto
11.04.2011
++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
12 – editoriale 2011 di Radio Favara 101 --DIMISSIONI
del SINDACO RUSSELLO
– lunedì 04.04.2011
Nella
tarda mattinata di martedì scorso 29 marzo, una
notizia inaspettata e clamorosa. Mimmo Russello si
è dimesso da sindaco di Favara. Una decisione
arrivata proprio quando i bene informati davano
ormai per sicura,
la formazione della sua quinta Giunta, dopo
oltre due mesi di trattative tra i partiti. Le
dimissioni ufficialmente presentare al segretario
comunale, più che alle ultime difficoltà
amministrative, però, si viene subito a sapere,
che sono dovute all’avviso di garanzia, relativo
alla conclusione dell’inchiesta sul crollo della
casa di via del Carmine, del 23 gennaio
dell’anno scorso, che causò la morte della
sorelline Chiara Pia e Marianna Bellavia. Oltre a
Domenico Russello, indagati pure altri due sindaci
suoi predecessori, ed altre 8 persone , cioè i
coniugi proprietari dell’immobile e 6
tecnici dell’Ufficio tecnico Comunale. La
Comunità Ecclesiale di Favara, tramite il
Collegio dei Parroci ed il Consiglio Pastorale
Cittadino, qualche giorno dopo ha alzato la voce
per esprimere solidarietà al Sindaco Russello,
chiedere l’immediata indizione delle elezioni
per dare un nuovo governo democratico alla città
ed, infine, cosa ancora più importante,
sollecitare tutti ad un cammino di conversione,
che porti ad un senso più responsabile di
cittadinanza attiva, a cominciare subito dalle
allora possibili, ora certe, imminenti elezioni
amministrative, del prossimo maggio, precisamente
il 28 e 29, scegliendo nuovi
“saggi
e onesti governanti che
facciano progredire Favara nella pace”.
Questo in estrema sintesi il senso del documento
approvato all’unanimità e promulgato
dall’arciprete- vicario foraneo don Mimmo
Zambito. Un
documento che prende lo spunto da una pagina
drammatica della Bibbia, quando Dio, per far
comprendere la condizione di
tradimento e di scompostezza del popolo,
comanda al profeta Osea di prendere in moglie una
prostituta e di concepire con lei un figlio.
Alla donna, che rappresenta il popolo
infedele, Dio dice di cambiare il nome e di
chiamarsi: “Non
– amata”; al figlio che nasce viene
imposto il nome “non
– popolo”. Non è difficile cogliere il messaggio per la città di
Favara, dove diverse storture di carattere
culturale e comportamentale non risparmiano
nessuno, neppure quanti si professano credenti e
magari svolgono ruoli di un certo rilievo
all’interno della comunità civile e/o della stessa
comunità ecclesiale. Insomma un forte
invito collettivo alla conversione, in
questo tempo di Quaresima, perché
testualmente si dice: “ L’avidità di guadagno e la violenza mafiosa, gli interessi di
parte e la sopraffazione nei confronti dei più
deboli, deve essere ascritta eventualmente non
alla sola classe politica ma alla cultura e alla
mentalità che, purtroppo, tutti ci coinvolge ed
esprimiamo come cittadini e credenti”. Non
solo. Si aggiunge: “Questa
comune e stratificata ramificazione del peccato,
che è avversione a Dio e macchia alla nostra
vita, si è coagulata tragicamente il 23 gennaio
2010”.
E
la data è quella che ha tragicamente segnato la
vita della città con la morte delle due sorelline
Bellavia nel crollo della loro casa in via Del
Carmine. Un crollo del quale adesso, a diverso
titolo e con responsabilità personali per tutti
da accertare, dalla Procura vengono
accusate 11
persone, tra cui il Sindaco in carica,
avv. Russello ed i suoi due immediati
predecessori.
La Comunità Ecclesiale,
in questa circostanza delle dimissioni del
primo cittadino, “ferma restando l’azione della Magistratura” dalla quale
fiduciosa attende per tutti
la conclusione, tuttavia, da subito “
non può esimersi dall’assoluto pubblico
riconoscimento e apprezzamento per l’Avv.
Domenico Russello”.
Il quale, come è noto,
ha detto di aver
compiuto questo gesto, da tutti apprezzato,
delle dimissioni, per “Il
sacrale rispetto della giustizia, delle
istituzioni e dei cittadini e la coerenza con la
coscienza”.
Favara è anche questo. Cittadini come
Domenico Russello che “singolarmente
e in gruppo, hanno dato prova di respingere gli
interessi di parte, di non prestarsi alla mentalità
mafiosa, di sostenere sempre lo spirito di
corresponsabilità e di partecipazione civica”.Non
manca nel documento della comunità Ecclesiale
l’assicurazione della preghiera, non solo per il
sindaco dimissionario e la sua famiglia,
ma anche e soprattutto per la famiglia
Bellavia colpita
dalla tragedia, e anche
per quanti altri sono
coinvolti in questa vicenda. Radioascoltatrici
e radioascoltatori, don Diego Acquisto
cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff
tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi
augura buona settimana con i programmi della
nostra emittente.
+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
UN APPELLO PER FAVARA
24.03.2011
Credo
che a tutti stia a cuore il bene di
Favara.
Sull’attuale
difficile momento che sta vivendo
questa Comunità, credo che non ci siano
dubbi da parte di nessuno sulla necessità di
superare subito, ma proprio subito, la situazione
“pirandelliana” in cui si trova la città…con
una Giunta, ancora una volta, per mesi e mesi,
tenuta a bagno-maria….indipendentemente dalla
buona volontà dei singoli assessori, che cercano
di fare del loro meglio…e magari riescono a
realizzare alcune piccole e valide iniziative.
In
pratica, però, per tutti i problemi gravi che ci
sono e per progettare un futuro diverso, questo
non solo non basta, ma può risultare addirittura,
anche deleterio perché
fuorviante…. Per dirla con chiarezza,
manca un vero e proprio governo ed una vera e
propria opposizione…e forse le due cose sono
interdipendenti…. e comunque è una situazione
che eufemisticamente si può definire “pirandelliana”
e che sicuramente rivela un deficit di democrazia
e di cultura democratica, su cui bisogna,
seriamente e subito, riflettere e rimediare.
Urge
il coraggio di una decisione forte, ognuno
nell’ambito dei suoi poteri, delle sue
valutazioni, della sua responsabilità, della sua
coscienza…il bene comune viene prima di quello
privato ed ognuno deve assumersi pubblicamente le
proprie responsabilità. Nessuno deve essere o
sentirsi tirato per la giacchetta.
Il
prof. Salvatore Sorce su FB dice che “a
seconda di come andranno le questioni politiche a
Favara nei prossimi giorni, si potrebbe verificare
il caso di elezioni anticipate per il prossimo
29/30 maggio. Se il sindaco si dimette o si
sfiducia prima del 4 aprile, per legge, Favara si
dovrebbe inserire tra i comuni che andranno alle
prossime elezioni del 29/30”.
Mi
permetto di aggiungere che, se è proprio così…..(
e sicuramente c’è davvero da fidarsi del prof.
Sorce, stimato professionista) leggo l’avviso
come un’opportunità da valutare e non perdere
assolutamente, da parte del sindaco e dei
consiglieri comunali, per una decisione,
responsabile e personale, in un senso o in un
altro, per il bene della nostra Favara…
Dove,
a mio giudizio, il desiderio di vedere davvero un
nuovo giorno, nell’opinione pubblica e
soprattutto tra i giovani, è palesemente ancora
più forte che nel passato…E questo lo si potrà
verificare subito o, al massimo, fra un anno,
quando il popolo sovrano, democraticamente sarà
chiamato ad esprimersi nel segreto dell’urna.
Al
momento si chiede, una scelta chiara e coraggiosa,
responsabile e personale, di quanti sono
direttamente interessati ed hanno la possibilità
di decidere.
Diego Acquisto
24.03.2011
ieg

Da
destra, in prima fila : Buggea Carmela-Montaperto
Calogero-sac.Diego Acquisto-Chianetta
Lorenza-Vaccaro Rosaria.
In
seconda fila: Cucchiara Lina-Cipolla
Concetta-Mossuto Giuseppa-Pirrone Bartolomea.
Celebrazione
del "Mandato ai Ministri straordinari della
distribuzione dell'Eucaristia"
Domenica
13 Febbraio 2011 - Giorno di grazia per l'arcidiocesi agrigentina - Per delega
dell'Arcivescovo, in tutte le Parrocchie è stato
conferito il "Mandato", per un servizio
assai importante e delicatissimo per la Comunità.
Una giornata che, soprattutto dai diretti
interessati non
sarà dimenticata,
ricordando l'esortazione che la liturgia orientale
rivolge ai diaconi: "Tremate perché
dispensate fuoco vivo".
AUGURI
! AUGURI ! AUGURI !
*************************************************
FAVARA - Oggi
la quinta Giunta Russello -
AUGURI !
24.02.2011
Oggi
è la giornata fissata per la nascita della nuova
Giunta, la “Russello
Quinquies”, in sostituzione del monocolore FLi.
Si conclude una crisi che doveva durare, secondo
le buone intenzioni del coordinatore provinciale
FLi, dott. Francesco Pullara, appena 48 ore, ma
che in realtà, di rinvio in rinvio, è durata un
mese. Avevamo augurato buon lavoro alla Giunta
monocolore FLi, che si era insediata il 23.9.2010,
auguriamo adesso buon lavoro alla nuova Giunta,
pur senza conoscere esattamente, al momento in cui
noi scriviamo,
i nomi
dei cinque Assessori. La nuova Giunta cosiddetta
“Pentapartito”, è formata da FLI,
PD, MPA, una parte di UDC, FdS, -
con il consenso dei gruppi consiliari autonomi
“Insieme per Favara”, “Forza Azzurri” e
“Per una Favara Migliore”- per un totale
complessivo di 23 Consiglieri su 30. I
restanti 7 consiglieri, (5 del PDL e 2
dell’UDC), costituiscono l’opposizione, che in
democrazia ha un ruolo importante quanto quello
della maggioranza.
L’anomalia
Favarese, (ma, purtroppo, non solo!), è che i
ruoli di maggioranza e di opposizione non sono
quelli assegnati dal popolo. A Favara , è venuta a
mancare, gradualmente, quasi sin dall’inizio, l’opposizione voluta
dagli elettori, con il “contraccolpo” che si
è innestata contestualmente una spinta di
malessere nella maggioranza. La conseguenza è
stata la nascita di un’opposizione interna, che
il Sindaco Russello non è più riuscito a
recuperare e che ad un certo punto è deflagrata. Infatti,
le diagnosi più spietate sulle carenze della sua
azione amministrativa e gli attacchi più cruenti,
con manifesti e quant’altro, li ha
ricevuti proprio dai suoi. Mentre,
paradossalmente, - al di là di talune asprezze
puramente verbali in Consiglio Comunale - è
riuscito a dialogare, sempre meglio, con gli
esponenti più
“incisivi” dell’opposizione, sino ad
inserirli adesso direttamente nella sua
amministrazione
Si
tratta di opinabili valutazioni, che
richiedono da
parte di tutti un sano discernimento
critico, accogliendo, come credenti, l’alto
magistero del Papa che continuamente ricorda che
«la Chiesa
non è e non vuole essere, un agente politico, ma
tuttavia non può non sentirsi interessata a dare
il proprio contributo per il bene comune”. Così,
dopo la “storica
tragedia” di via Del Carmine, la Comunità
Ecclesiale ha stilato un documento, richiamando
tutti, ognuno per il suo ruolo, “dopo
i giorni del cordoglio e della pena”, al
“quotidiano
ed instancabile servizio alla cosa pubblica”
ed “a
scelte politico – amministrative, legislative e
di intervento sociale,
lungimiranti per il futuro della Comunità
di Favara”.
Sappiamo
tutti come sono andate le cose; perché, dopo la
prima Giunta politica e poi quella cosiddetta
tecnica, è venuta meno la Russello ter, a cui è
seguita (dopo due mesi di assoluta solitudine del
Sindaco) la Russello quater del monocolore, che oggi passa la mano.
Sapere
oggi,
che, comunque, cinque Partiti e altre forze hanno
deciso di impegnarsi per il buon governo, “proficuo
e fecondo di quest’ultimo anno di legislatura”
, e addirittura con l’ambizione di “andare oltre“ , anche
se “teoricamente” costituisce davvero una
difficile sfida, deve
far piacere.
In
questo
spirito formuliamo auguri alla nuova Giunta,
raccogliendo il desiderio vivissimo dei cittadini,
più silenziosi,
laboriosi e desiderosi però
di vedere fatti concreti. L’auspicio è che si
possa fare nel tempo che resta in questa
legislatura quello che è davvero possibile, per i
problemi di questa martoriata città,
recuperando al meglio quello che non è
stato fatto e che pure si poteva fare, da parte di
queste stesse forze politiche, che adesso sembrano
ben intenzionate.
In questo, il pungolo efficace e
costruttivo dell’opposizione, che in questo
ruolo giocherà pure la sua credibilità.
Incombe
infatti su tutti,
maggioranza ed opposizione, tra poco più di un
anno, il
giudizio del popolo sovrano nel segreto
dell’urna. E vorremmo che
proprio, per fugare
i tanti giudizi avventati, tutti gli attori
di questa travagliata legislatura, a partire dal
Sindaco, si presentassero al giudizio degli
elettori.
Diego
Acquisto
24.02.2011
*****************************
FAVARA - A
proposito dei manifesti sulla Mafia
16.02.2011
In
merito agli ambigui manifesti apparsi sui muri di
Favara, senza perdere tempo,
c’è da interrogarsi
sul senso dell’insolita iniziativa e
chiedersi quale possa essere stato lo scopo da
raggiungere da parte degli anonimi autori.
Le
forze dell’ordine hanno prontamente
iniziato le indagini per la possibile
apologia di reato inclusa nell’anomala
iniziativa e speriamo che riescano davvero, al più
presto,
ad individuare gli autori, che l’autorità
giudiziaria dovrà giudicare.
Intanto
tutte le forze sane della città che lo scorso 26
novembre hanno dato vita alla riuscita
manifestazione antimafia per il trionfo della
legalità, credo che abbiano il dovere di non
restare in silenzio e di prendere pubblicamente
posizione su questa iniziativa.
Che, se coperta dal silenzio e
dall’indifferenza, può avere effetti devastanti
sul piano pedagogico della mentalità collettiva,
e che invece può costituire un’opportunità
positiva di maturazione, per proseguire in
quell’impegno di rafforzamento della cultura
della legalità, sancito in quella manifestazione,
originata dalla cattura di Gerlandino Messina,
nella zona popolare di viale Stati Uniti.
Mi
chiedo poi, se per caso questa iniziativa non
abbia qualche collegamento con l’attuale,
difficile, situazione politico-amministrativa di
Favara, dove è in atto il travaglio per la
formazione di una nuova Giunta targata
Pentapartito (FLi, FdS, PD, una parte di UdC,MPA).
Nel caso bisognerebbe approfondire quale messaggio
ai cittadini ed ai Partiti questi manifesti
contengano, se, per esempio, di constatazione,
di prevenzione, di esorcizzazione di
possibili rischi o d’altro.
Nella
comunità ecclesiale sono sicuro che non pochi
stanno riflettendo e pregando per la città,
operando un discernimento con spirito critico, per
rafforzare i valori evangelici della giustizia e
della legalità. L’opera educativa tiene conto
del momento e del contesto, impegnandosi ad
orientare positivamente gli eventi, anche quelli
che sembrano subito da demonizzare come i
manifesti in questione.
Personalmente
mi piace pensare che gli autori abbiano voluto
salutarmente provocare, denunciando comunque una
situazione purtroppo vera a livello generale (e
forse
in alcune situazioni, anche a Favara)
soprattutto quando gli uomini di governo, magari
per eccesso di litigiosità , allentano o
trascurano del tutto i
controlli sul territorio, venendo meno ai
doveri per cui sono stati eletti.
A
mio giudizio, i favaresi, nella stragrande
maggioranza, sono troppo intelligenti per credere
ai miraggi di maggiore sicurezza e ricchezza
all’ombra della mafia, anche in ragione del
fatto che, dopo i colpi inferti negli ultimi
tempi, i maggiori esponenti della criminalità,
proprio a Favara, sono stati assicurati alla
giustizia e concludono la loro carriera in
carcere, dopo un periodo di latitanza con una vita
da topi.
Diego Acquisto
16.02.2011
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Arcidiocesi - Corso di formazione permanente del Clero
sul satanismo
13.01.2011
Storia
come lotta contro
le potenze delle tenebre. Una lotta cominciata fin
dall’origine del mondo e destinata a durare fino
all'ultimo giorno. Per i cristiani la certezza
della vittoria ha il suo fondamento infallibile su
Cristo, figlio di Dio e Dio egli stesso, che si è
incarnato «per
distruggere le opere di Satana » (1 Gv 3,8),
e per questo è morto ed è risorto. Il Quale
prima di ascendere al cielo, ha dato mandato alla
Chiesa di continuare la sua opera, cioè di
evangelizzare per liberare gli uomini da ogni
forma di schiavitù e continuare nel tempo questa
lotta.
In
questa linea, l’impegno di santificazione della
Chiesa, tramite i sacramenti ed i sacramentali,
tra i quali ultimi, quando necessario, anche
l’esorcistato, cioè il potere di “scacciare i
demoni”. Una pratica
che, da parte di alcuni pastoralisti, si
vorrebbe oggi che fosse
inserita nella pastorale ordinaria della
Chiesa.
Ci
sembra questo, in sintesi, quanto discusso ed
approfondito, sotto la discreta vigilanza
dell’arcivescovo don Franco (mescolato sempre
tra i presenti),
dagli oltre 90 sacerdoti agrigentini, che,
complessivamente, hanno partecipato ai due turni
del Corso di Aggiornamento,
che si è tenuto in un resort sito, lungo
la statale Licata-Gela, in territorio di Butera,
in contrada Desusino.
Presenza
di Satana
(nelle varie forme di magia, superstizione,
fattura, maleficio, esoterismo,…ecc…ecc…), ma
potenza di Cristo e certezza della sua
vittoria, da annunciare con rinnovato vigore ed
entusiasmo, perché mai la Bibbia ci dice che
dobbiamo temere il demonio.
L’annuncio
di Cristo, salvatore e liberatore, - in cui solo
c’è salvezza - come
medicina a quel 20% di italiani, che,- come
rivelano le statistiche - senza badare a spese,
purtroppo, ogni anno diventano “schiavi” di
maghi e fattucchieri, con un giro di affari di
oltre nove miliardi di euro . E non c’è dubbio,
che fra tutti gli ammalati, nel corpo e
nell’anima, questi italiani sono le persone più
sofferenti.
Gli
esperti che hanno guidato il corso, cioè Mons.
Renzo Lavatori, docente di teologia dogmatica e membro della Pontificia Accademia di Teologia, Fra Benigno
Palilla, esorcista prima nell’arcidiocesi di
Palermo e ora di Monreale, Don Francesco Bamonte,
esorcista della diocesi di Roma, hanno trattato
con competenza i
vari aspetti della problematica.
Fra
Benigno si è soffermato soprattutto
sull'efficacia degli esorcismi non solo sulle
persone, ma anche sulle cose, sulla stessa vita
sociale, spesso impregnata di idolatria e/o di
influenze malefiche. Per cui, a suo parere, la
necessità di fare entrare la pratica
dell’esorcistato nella pastorale ordinaria di
ogni diocesi. Un’ipotesi questa, che pur
con le dovute precauzioni di prudenza e di
equilibrio, ai più è sembrata alquanto
azzardata, anche per la difficoltà a saper
discernere l’autentica possessione diabolica, da
forme patologiche di competenza dello psicologo o
dello psichiatra.
In
una vivace discussione, si sono registrati diversi
interventi di
sacerdoti,
che hanno voluto mettere in guardia da
possibili “abusi
pastorali”, che provocano errori e conseguenti danni spirituali. Non è
mancata nemmeno la voce di chi ha voluto ricordare
i tristi secoli, quando, nella mania di vedere
dovunque il diavolo, si è incominciato a dare la
caccia a donne ritenute streghe, che, anziché,
eventualmente, esorcizzarle, venivano perseguitate
e addirittura
condannate al rogo. La Chiesa,
fortunatamente,
ha saputo liberarsi da certe “prassi
pastorali” e in questa materia ha maturato una
saggia linea di prudenza, da qualcuno giudicata
eccessiva e che perciò chiede che venga
rivisitata.
Pertanto, non è mancata, al momento opportuno, la voce
discreta dell’arcivescovo don Franco, che ha
precisato che, attualmente la nostra arcidiocesi
di Agrigento non ha al suo interno alcun
prete autorizzato a fare esorcismi. A
breve, - ha detto - completato un adeguato periodo
di preparazione,
sarà ufficialmente
indicato chi eserciterà questo
delicatissimo ministero dell’esorcistato, mentre
preghiere di liberazione, con i tradizionali segni
e con
le invocazioni previste dai riti liturgici ,
potranno continuare ad essere praticate da tutti i
sacerdoti, evitando però accuratamente di
ingenerare ogni senso di magia, con voce,
gestualità e toni assolutamente
inopportuni. Le preghiere di liberazione devono
unicamente rafforzare la fede nella potenza
salvatrice del Signore Gesù, che, per capire e
leggere nei cuori, non ha bisogno di riti
“teatrali”.
Da
tutto ne scaturisce l’esigenza di una catechesi
più sostanziosa ed efficace, centrata sul mistero
di Gesù di Nazareth, uomo e Dio ad un tempo, e
non - come purtroppo spesso tocca di constatare -
chiaramente sbilanciata, talvolta anche
pesantemente, su tematiche di
carattere moralistico o sociale.
13.01.2011
Diego Acquisto
(servizio
per il giornale on line Agrigento Oggi)
*************
AUGURI –
Viviamo il messaggio del NATALE
24.12.2010
“Ho
sempre pensato – e forse è un azzardo – che
il mistero dell’Incarnazione sia più grande di
quello della Resurrezione. Perché un DIO che si
fa bambino,… e poi ragazzo e poi uomo, quando
muore non può che risorgere” .
Così
scrive, Edith Stein, che, nata nella fede ebraica
e conquistata da Cristo in età adulta, quando era
docente universitaria assistente del filosofo
Husserl, divenne monaca carmelitana col nome
di Teresa Benedetta della Croce; sigillò
la sua esistenza con il martirio nel lager
di Auschwitz ed è stata canonizzata da Giovanni
Paolo II, che l’ha anche proclamata compatrona
dell’Europa.
Dal
pensiero sopra riportato di Edith Stein scaturisce
naturalmente l’ AUGURIO che il NATALE, che ci
propone il mistero dell’incarnazione del Verbo
in Maria, sia vissuto da
tutti come invito forte di
Risurrezione ! Un invito a tutti gli uomini
di buona volontà.
Un
invito di risurrezione per tutti e per ciascuno,
nel ruolo di responsabilità che ognuno esercita
in famiglia come nelle varie istituzioni, nella
vita privata come in quella pubblica, dove pure in
questi giorni sono state realizzate tante
iniziative di solidarietà, in questo momento di
crisi che reclama un’attenzione particolarissima
verso le fasce sociali più deboli.
Per
le persone singole un impegno serio di
conversione, sradicando dal cuore ogni forma di
egoismo, da quello spicciolo comunque camuffato,
che ci fa chiudere gli occhi davanti alla realtà
che ci circonda, a quello massimo che nella forma
più radicale diventa razzismo.
Quell’egoismo-razzismo nel secolo scorso ha
portato a costruire pure i lager (come
Auschwitz !), che possono essere
considerati come simboli estremi del male,
dell’inferno che si apre sulla terra, quando
l’uomo dimentica Dio e al suo posto esalta a
dismisura il proprio io.
Per
le istituzioni, a tutti i livelli, da quello
locale
delle varie municipalità, a quello
provinciale, regionale o nazionale, risorgere
può significare vigilare rigorosamente per
evitare ogni scandaloso sperpero del denaro
pubblico. Dire basta
alle liti e polemiche sterili, avere davvero senso
di responsabilità e impegnarsi per quelle riforme
utili a migliorare la qualità della vita,
puntando ad una più equa distribuzione della
ricchezza, che anzitutto bisogna produrre, ma che
bisogna essere attenti a non farla concentrare
esclusivamente nelle mani di ristrette fasce
privilegiate, mentre il resto stenta a concludere
il mese.
Cristo
è venuto: eppure noi l'attendiamo ancora . Siamo
– come si dice – tra il
“già”
e il “non
ancora”, tra la prima venuta
nell’umiltà di Bethelem
e la seconda che avverrà nella potenza e
nella gloria.
Tutto
il Nuovo Testamento è permeato di questa attesa
del Cristo che deve venire e che sembra
continuamente imminente. Ma davanti a Dio, come
leggiamo nella Bibbia, mille anni sono come il
giorno di ieri che è passato.
Il
libro dell’Apocalisse, l’ultimo della Bibbia,
riporta le parole di Gesù che dice: “Ecco,
io verrò presto e porterò con me il mio salario,
per rendere a ciascuno secondo le sue opere. Io
sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il
Principio e la Fine. Beati coloro che lavano le
loro vesti: avranno parte all'albero della vita e
potranno entrare per le porte nella città. Fuori
i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi,
gli idolatri e chiunque ama e pratica la
menzogna!” (Ap 22, 12-15).
Sono
parole
che, pur in mezzo alla dolce atmosfera
natalizia, ci invitano seriamente alla
riflessione !
AUGURI
di buon Natale !
Diego
Acquisto
Urge
una riflessione sulla situazione pastorale
Il
caso Realmonte: un paese senza Parroco-arciprete
04.12.2010
Non
avere ancora un parroco, stabile e regolarmente
nominato, dopo oltre un mese di “vacatio”,
continua a tenere banco, visti i numerosi
interventi di post che continuano ad essere
pubblicati in un giornale on line della nostra
provincia, che ha deciso di prestare attenzione
alla situazione. Che riassumiamo in breve.
Il
Parroco, Don Giuseppe Gagliano, amato e
benvoluto, dopo i “canonici” nove anni di
servizio, è stato trasferito nella vicina città
di Montallegro.
Un
altro Parroco, Don Sergio Sanfilippo (a sua
volta pure reduce da nove anni di servizio,
lodevolmente prestato nella parrocchia S.
Francesco della
vicina Aragona) è stato nominato a
Realmonte. Ma
che dopo qualche settimana,
don Sergio capisce
di non trovarsi nel posto giusto per potere
serenamente lavorare.
Perciò, con una decisone personale
discutibile, ma che tuttavia merita attenzione e
rispetto, (perché abbiamo il dovere di pensare
che abbia valutato in coscienza la sua personale
situazione concreta), lascia quel servizio,
informando i superiori.
Chi
scrive e chi legge conosce sicuramente quante
situazioni del genere, soprattutto
non solo tra il clero diocesano, ma anche
– e forse soprattutto – in quello religioso,
dove teoricamente la situazione dovrebbe essere più
facile. Quanta pazienza nella formazione delle
case religiose dopo il Capitolo provinciale. Ciò
anche in considerazione del mutato concetto di
ubbidienza responsabile, sicuramente distante anni
luce dalla visione gesuitica del fondatore,
sintetizzata nella celebre formula “perinde ac
cadaver”.
Una
situazione quella di Realmomte allora,
che si trascina da oltre un mese;
i post
- (segno dei tempi, con cui bisogna pur
fare i conti, data
la moderna tecnologia)
- registrano
una ridda di contrastanti opinioni, in
interventi più o meno anonimi (che alla data di
oggi, dopo meno di una settimana, sono già oltre
160) ; inoltre c’è stata nel frattempo una
richiesta-supplica ufficiale, pacata , pensosa e
rispettosa, all’arcivescovo Montenegro,
da parte dl Presidente del Consiglio
Comunale, Antonino Sciarrone.
I
post non sempre sono sereni e rispettosi della
situazione e soprattutto delle persone. Anzi, ci
sembra proprio che lascino a desiderare, anche se
obiettivamente sono il segno di una vitalità, che
ha bisogno però di essere tempestivamente
compresa e incanalata, con la dovuta fermezza, in
quei binari di fede e carità, tracciati
magistralmente da S. Paolo nelle sue lettere alla
varie comunità da lui fondate, dove i problemi,
sicuramente,
erano anche più gravi di quelli che
sembrano esserci a Realmonte.
La
dimensione profetica della nostra fede, come ci
ricorda in questo tempo di Avvento la figura
austera di Giovanni Battista, impone a tutti, chierici
e laici, ognuno per la sua parte e per il suo
ruolo, di vivere in costante atteggiamento di
pentimento e di conversione.
Per
“preparare la via del Signore” è necessario
accettare il giudizio profetico che può
provenire non solo dalle persone ma anche
dalle situazioni, che mettono
a nudo valutazioni, scelte, decisioni e
sentimenti inadeguati. Nel
piano di Dio, tutto deve servire a tutti ,
per un cammino di maturazione e di crescita.
Personalmente
non conosco direttamente la situazione realmontina,
ma da presbitero e parroco ormai avanzato negli
anni, auspico (e non ho incertezza nel dire che
sono sicuro, leggendo tutti i post e valutando
complessivamente la situazione) un impegno comune
per ulteriori passi avanti della comunità
ecclesiale, anche
agrigentina nel suo insieme,
che nell’anno dell’ascolto ha fornito
indicazioni che forse devono essere
meglio interpretate e tradotte in prassi.
Quando
ero in seminario, l’immagine che arrivava da
Realmonte, paese - (di 4.500 abitanti, con
un'unica Parrocchia) - posto in uno dei tratti costieri
più belli della Sicilia,
era quella di una comunità parrocchiale
tranquilla, servita per tanti anni da un venerato
ed anziano Parroco, P. Vella, a cui seguì poi il servizio, sin quasi alle soglie
dell’anno 2000, del compianto e buon P. Fiorica,
del quale si diceva che era attentissimo alla
benedizione della case, al punto che, nel caso di
un’abitazione chiusa , si diceva,
pensasse ad iniettare acqua benedetta dal
buco della serratura.
Un
atteggiamento che allora, – come ancor più oggi
– ci faceva
sorridere, ma che era il segno, di una
azione pastorale, ancorata in un’incondizionata fiducia nel sacro e nel
desiderio oggettivo di santificazione, al di là
della richiesta e degli umori delle persone.
Con
il recente
servizio novennale di don Giuseppe Gagliano, dal
2001 al 2010, la situazione religiosa a Realmonte
ha subito una radicale svolta, positiva,
adeguata ai tempi, nel segno della partecipazione
e della corresponsabilità.
Un cammino
decisamente fruttuoso,
adesso messo alla prova, con il cambiamento
del Parroco.
Anche
il popolo d’Israele per maturare nella fede,
oltre ai lunghi anni di deserto, ha provato
anche l’esperienza terribile della deportazione
babilonese.
Ma,
grazie alla voce dei profeti ed alla
lettura profetica degli eventi, ha saputo aprirsi
al futuro, con un movimento popolare, che ha
saputo andare oltre quei gruppi elitari, magari
divisi in conventicole, che sicuramente non
saranno mancati e che
i intralciavano,
il suo cammino di fedeltà all’Alleanza,
rischiando di
comprometterlo.
Anche
a Realmonte, dove pare che ci siano gruppi
e gruppuscoli diversi, non è superfluo
ricordare che il
Dio biblico, per il suo piano di salvezza, si è scelto un popolo, non una
cerchia ristretta
di fedeli. Cerchia che, magari con retta
intenzione, acquisisce la “santa” presunzione
del diritto all’esclusiva
nella gestione della parrocchia.
Diego Acquisto
Comunicato
stampa 02.11.2010
I
fatti che si sono verificati
a Favara nella giornata del 23 ottobre 2010
mettono bene in rilievo due diverse realtà del
paese, diametralmente opposte; da un lato parte i
cittadini onesti e di buona volontà che
congiuntamente alle istituzioni consegnano
un’abitazione decorosa alla famiglia Bellavia,
che, dopo la grande tragedia che li ha colpiti, può
iniziare un nuovo percorso di vita e di speranza;
dall’altra parte la presenza
del fenomeno mafioso, confermata
dalla cattura del capomafia agrigentino Gerlandino
Messina.
Tutto
ciò è stato oggetto di discussione e riflessione
da parte del Parroco Don Diego Acquisto, del
Consiglio pastorale parrocchiale e
delle associazioni che operano
all’interno della Parrocchia: Confraternita S.
Croce del Calvario, Associazione culturale Giò
90, Gruppo di preghiera Padre Pio.
Dal
dibattito, è emerso che
tutti concordano, come afferma Benedetto
XVI, che la “Mafia
è una strada di morte incompatibile col
Vangelo”, essa porta solo in galera o ad una
morte violenta, è incompatibile con la chiesa,
che non ha e non ha mai avuto nessun legame con il
messaggio cristiano.
L’essere
cristiano oggi
comporta assunzione di responsabilità, con
azioni concrete e positive da testimoniare nella
vita quotidiana,
come si verificava nel passato al tempo dei
martiri, non accettarla, come afferma mons.
Montenegro, “significa non essere pienamente
cristiani”.
Grandi
passi in avanti sono stati fatti nella lotta alla
mafia ed alla cultura mafiosa, grazie alla
presenza dello Stato e delle Istituzioni; però,
come dimostra
questo arresto eccellente effettuato a Favara e
gli arresti di altri mafiosi latitanti che
godevano della copertura di favaresi, molto
cammino deve essere ancora fatto. Occorre
un’azione capillare e sinergica che veda
coinvolti, accanto alle istituzioni, che devono
far sentire la loro forte presenza nel territorio,
la famiglia, la chiesa con il suo messaggio
evangelico, la scuola con la sua
azione pedagogica di rispetto delle regole
e della convivenza civile, le associazioni di
volontariato con loro messaggio sociale, gli
imprenditori per un’azione di rilancio economico
e sociale.
La
Parrocchia S. Vito parteciperà, alla
fiaccolata ed al consiglio comunale aperto, per
dire no alla mafia e per rafforzare il suo
messaggio evangelico e pedagogico, per costruire
una società al cui interno possa maturare il
lievito del rispetto delle regole, della
partecipazione e della solidarietà.
Favara,
02/11/2010
I
responsabili della comunicazione della Parrocchia
S. Vito
Salvatore
Pirrera
Calogero
Montaperto
FAVARA si mobilita per dire NO alla
mafia- 27.10.2010
Fiaccolata
e Consiglio Comunale aperto, coinvolgendo
tutte le realtà istituzionali ed
associative della città, per dire NO alla logica
mafiosa.
E’
quanto è stato deciso ieri sera nella riunione
dei capigruppo del Consiglio Comunale, che hanno
accolto all’unanimità la proposta del
consigliere del PD Luigi Sferrazza. I dettagli
della manifestazione saranno comunicati a breve
Una
proposta che la Favara degli onesti aspettava,
dopo le dichiarazioni del Sindaco Russello e del
Presidente del Consiglio Comunale Gargano, che
avevano partecipato alla conferenza stampa del
colonnello Di Iulio, all’indomani del clamoroso
arresto del boss Gerlandino Messina, in viale
Stati Uniti, al civico 79.
Il
silenzio stava per diventare imbarazzante. La
proposta di Sferrazza è stata forse per tutti un
po’ come una liberazione e di conseguenza non
poteva non essere positivamente accolta da tutti.
Sarà
un momento di corale riflessione utile per tutta
la Comunità favarese, tanto per la parte sana (la
stragrande maggioranza), quanto per la parte
minoritaria deviata, che deve essere aiutata a
capire l’assurdità di certe scelte, non solo
sul piano etico e civile, ma anche su quello della
convenienza pratica, dato che ad aggregarsi con la
mafia, si rischia seriamente di vivere come
“topi”, sempre rinchiusi durante la latitanza,
con la probabilissima conseguenza di concludere la
vita in una cella o nella tomba.
Favara,
dopo tutte le promesse non mantenute dai politici,
con la manifestazione in programma, oltre ad
esprimere gratitudine alle forze dell’Ordine,
chiede allo Stato un aiuto più continuo, non solo
sul piano della repressione, ma anche e
soprattutto su quello socio-economico, specie dopo
la tragedia del 23 gennaio scorso, che ha
fortemente penalizzato e continua ancora a
penalizzare l’economia locale, con pesanti
ricadute selle fasce più deboli.
27.10.2010
Diego Acquisto
**********************
FAVARA TRA SACCHE di SUBCULTURA
e
FERMENTI
di POSITIVITA’
(a
proposito dell'arresto di Gerlandino Messina)
24.10.2010
Mentre
in tutte le famiglie si commentano i fatti di ieri, ed
in taluni post, in forma anonima o anche, in qualche
caso con tanto di firma, si esprimono le proprie
opinioni, mi pare che il quadro che emerge è quello di
una città, con una grande quantità di persone oneste e
perbene, e contemporaneamente con persistenti sacche di
subcultura e miseria morale, che restano impermeabili ad
ogni forma di rinnovamento culturale e spirituale.
La
giornata di ieri, 23 ottobre, per tanti punti di vista,
per Favara può essere considerata davvero emblematica.
In
mattinata la consegna della nuova casa alla famiglia
Bellavia, richiamo al degrado del centro storico, a cui
però la Comunità ha saputo dare, in tempi brevi, una
concreta risposta di solidarietà.
Nel
pomeriggio, l’arresto in una palazzina di un quartiere
popolare, in tumultuoso sviluppo edilizio e quindi
densamente abitato, di un famoso e pericoloso latitante,
che la Favara delle tantissime persone oneste, ha
appreso con sgomento di avere avuto, chissà per quanto
tempo, sgradito ospite.
L’episodio
del pomeriggio rischia di far passare completamente
sotto silenzio quello della mattinata.
Sarebbe
ingiusto per una città che, nella stragrande
maggioranza della sua popolazione, anela a liberarsi
dalla mafia e da ogni forma di malavita più o meno
organizzata. In questo senso, mi pare che non siano
mancati, anche recentemente, tanti segnali, di cui anche
la cronaca ha dovuto prendere atto
In
questa “lotta di liberazione” che la Favara degli
onesti conduce, si chiede alla Stato un
aiuto più continuo.
Accennavamo
ai commenti che abbiamo sentito e anche ai post scritti
a caldo in diversi giornali on line; post che abbiamo
letto con piacere, scritti da favaresi, a commento
dell’episodio che riguarda Gerlandino Messina, il capo
mafia arrestato ieri pomeriggio, a Favara in Viale Stati
Uniti.
Non
c’è ombra di dubbio che la stragrande maggioranza di
Favara plaude all’azione delle forze dell’Ordine ed
esprime gratitudine e riconoscenza a quanti, sul piano
politico, strategico e militare, si sono impegnati per
la riuscita della brillante operazione.
Alla
Favara minoritaria della subcultura e della miseria
morale, il blitz delle forze dell’ordine,
perfettamente organizzato e riuscito, manda un preciso e
positivo segnale, con l’ invito a liberarsi da ogni
illusione, perché come è scritto in un post
non anonimo, ma firmato da un favarese doc, “la
mafia porta ad un bivio senza uscita: una tomba o una
cella”.
Bisogna
intraprendere presto e senza tentennamenti un cammino
virtuoso di laboriosità, onestà e legalità. Non si può
e non si deve collaborare con la mafia. Uno scatto di
impegno civile e spirituale. Il grido di Giovanni Paolo
II ai mafiosi con l’invito alla conversione non perde
di attualità : “Ci
sarà il giudizio di Dio”. Un grido richiamato da
Benedetto XVI, nella sua recentissima visita a Palermo:
“La
mafia è una strada di morte, incompatibile con il
Vangelo”.
E
nella logica evangelica e pastorale della Chiesa, che
condanna il peccato, ma offre sempre misericordia e
perdono al peccatore, l’invito a Gerlandino Messina ed
a quanti si sono lasciati irretire dalla logica mafiosa,
a pentirsi e ad iniziare subito un cammino di revisione
della loro vita, per un’autentica conversione del
cuore.
Favara 24.10.2010
Sac. Diego Acquisto
Parroco S.Vito
************************************
CATTOLICI : “Contare e non essere contati”
16.X.2010
Un’affermazione
anche provocatoria, da capire nel suo vero
significato, per cogliere, a mio giudizio,
il senso complessivo dei lavori di ieri,
seconda giornata della 46esima Settimana Sociale
dei cattolici italiani, in corso a Reggio
Calabria.
Una
presenza dei cattolici in Italia, in posizione di
notevole rilievo in campo sociale e di
scarsa rilevanza invece in quello politico,
all’interno de vari partiti,
in conseguenza
della diaspora dopo la scomparsa della
Democrazia Cristiana, unico Partito ufficiale di
riferimento. Una scomparsa in gran parte dovuta ad
una nuova visione di chiesa, maturata nel Vaticano
II e ad altre cause contingenti, sicuramente non
tutte valide
e di
cui comunque la storia
avrà motivo di occuparsene.
“Contare
e non essere contati”, non per un effimero
scatto di orgoglio, ma all’interno di una
riflessione complessiva, capace di liberarsi di
falsi cliché, per ricercare soluzioni nuove,
senza pensare solo a se stessi, al proprio
tornaconto o alle proprie sacrestie. Cattolici,
che pensando la loro fede e contemporaneamente,
per dirla con Rosmini, pensando anche nella fede,
sappiano coraggiosamente ritrovare una più
impegnativa unità politica attorno ai “valori
non negoziabili”, pur restando nelle diverse
formazioni politiche, ma senza per questo
diventare come gli ascari, cioè quei soldati
delle truppe coloniali, lieti di combattere per
l’Impero, accontentandosi con soddisfazione del
loro ruolo del tutto residuale.
E
questo nella piena consapevolezza che stiamo
vivendo nel tempo in cui
- come ha detto il prof. Lorenzo Ornaghi,
rettore dell’Università Cattolica - non è
pensabile semplicemente dare l’”assalto”
alla politica conquistandola e gestendola, se la
politica è quella «senza qualità»
e quindi «non più in grado di offrire
risorse e dare strumenti per cambiare in meglio le
condizioni della società».
16.10.2010
Diego Acquisto
FAVARA “bene
inserita” nello scenario politico di oggi, tra
difficoltà e segni di speranza..
13.X.2010
Il
mondo cattolico si prepara a vivere, – a partire
da domani -, la 46esima Settimana Sociale, in
programma a Reggio
Calabria, sul tema impegnativo “Un’Agenda
di speranza per il futuro del Paese”.
E
il richiamo alla “speranza”,
naturalmente, appare subito, particolarmente
importante in ordine agli attuali scenari della
politica. Perché, anche se, secondo alcuni,
appare eccessivo parlare di “disperazione”,
non vi è dubbio che, nei confronti della
politica, serpeggiano atteggiamenti di amarezza,
di delusione e di pericoloso, rassegnato distacco.
E non solo fra
i cattolici.
Mai come in questi ultimi tempi, il
dibattito sui problemi del Paese si è fatto così
aspro e, vorrei dire, anche volgare, non nel senso
letterario del termine. Basta anche leggere tanti
post di commento agli articoli di politica, su
giornali on line, locali e nazionali.
E
Favara, a sentire anche alcune testimonianze dei
presenti all’ultimo
Consiglio Comunale,
non è affatto fuori da questo contesto.
Anzi, pare che vi sia dentro fino al collo, se è
vero che, anche nell’ultimo Consiglio Comunale,
per prudenza e per amor di patria, pare proprio
che si sia ritenuto necessario spegnere le
telecamere, per impedire, in qualche modo, di fare
passare un messaggio pedagogicamente
devastante,soprattutto per le giovani generazioni.
E, a sentire i bene informati, ciò non
è avvenuto per la prima volta e
,purtroppo, sicuramente forse, non sarà nemmeno
l’ultima .
Una
situazione per cui le persone responsabili hanno
veramente motivo di essere sempre più
preoccupate.
Pensando
alla Settimana Sociale, come cattolici, è forse
il caso, a livello nazionale e locale, di dare
corpo al “sogno
ad occhi aperti” più volte manifestato dal
cardinale Bagnasco, di favorire in ogni modo, una
nuova generazione di cattolici impegnati in
politica, (nei vari partiti), che sotto la loro
responsabilità, senza impegnare l’autorità
della Chiesa, abbiano consapevolezza dei veri
valori che possono segnare l’autentico progresso
umano, civile, sociale e culturale della società
italiana , compresa la realtà locale della nostra
Favara.
Le
Settimana Sociale però, in quanto tale, – è
stato giustamente sottolineato – non costituisce
né il luogo, né il momento per mettere in
vetrina, nuove , possibili figure di
politici cattolici, quanto piuttosto un
momento di riflessione corale sui problemi. E ciò
non è detto che debba avvenire solo a Reggio
Calabria. Anzi è auspicabile che contestualmente
si recepiscano gli imput di riflessione, da
adattare alle tante, problematiche situazioni
locali.
Successivo
è il compito di far maturare, alla luce della
spiritualità dell’incarnazione, le vocazioni
dei singoli, in particolari scuole di formazione
promosse dalla Chiesa locale e/o all’interno del
variegato e ricco campo dell’associazionismo
cattolico.
Intanto, anche a Favara,
bisogna pensare ai problemi concreti, che si
possono efficacemente affrontare se si riesce
anzitutto a superare il clima di sterile ( e
talvolta volgare) litigiosità politica, aiutando
ognuno, (Sindaco, Assessore, Consigliere Comunale,
responsabili dei Partiti, se esistono…ecc )nel
ruolo che ricopre, a svolgere sino in fondo il suo
dovere, con i poteri che l’attuale legge sul
funzionamento degli enti locali
gli assegna, operando però, sempre e solo
nell’ottica del superiore interesse della
collettività. Quando da parte dei diretti
interessati, sembrano scaturire parole e propositi
in questa direzione, si accendono piccole luci di
speranza, che si vorrebbe proprio, da parte di
tutti, che
non si spegnessero, come purtroppo, non
infrequentemente sino ad ora, è successo.
Intanto,
stando anche alle notizie di cronaca dei giorni
scorsi, sembra proprio non abbandonata,
l'iniziativa, a suo tempo, voluta dal Sindaco ed
appena iniziata con un promettente incontro
dell’allora
vice sindaco Lillo Montaperto,
«finalizzata
a gettare le basi per un nuovo modo di fare
politica, più vicina alla gente». Iniziativa
lanciata lo scorso giugno, che adesso, dopo tutte
le note vicende,
lo stesso riprende nella sola veste di
componente del direttivo del Consiglio Pastorale
Cittadino, con l'obiettivo di fare sinergia, per
la soluzione dei problemi concreti, coinvolgendo
direttamente
la comunità ecclesiale, il clero
cittadino, le varie associazioni di volontariato,
nell’elaborazione di un progetto di crescita del
tessuto sociale favarese.
Per
concludere, soprattutto per Favara (ma forse non
solo), UNA PROVOCAZIONE (ma forse non tanto!), mi
sento di rivolgere ai CONSIGLIERI COMUNALI ed al
PRESIDENTE GARGANO : Viste le continue e pesanti
accuse sul gettone di presenza, perché non
limitare al massimo, - nel numero e nella durata -
, le sedute del Consiglio Comunale, convocandolo
per la discussione degli argomenti , solo quando
è necessario e quando sono pronti tutti gli atti
necessari, già
disponibili per la preventiva consultazione da
parte dei Consiglieri ?
Un
criterio questo che dovrebbe pure essere adottato
anche per la convocazione delle sedute delle
Commissioni .
Favara
13.10.2010
Sac.
Diego Acquisto
*****
AUGURI alla NUOVA GIUNTA di Favara - 24.09.2010
Ieri,
nel giorno in cui la Chiesa festeggiava S. Pio da
Pietrelcina e la Comunità Ecclesiale di Favara
era riunita per la solenne concelebrazione nella
nostra Chiesa Madre, assiepata di fedeli, prima
della processione, che si doveva concludere, come
gli altri anni, davanti al monumento, innalzato a
P. PIO dai tantissimi devoti favaresi, nella
villetta di via Beneficenza Mendola,
circolava voce che contemporaneamente, nel
Palazzo di Città, si insediava la NUOVA GIUNTA,
giurando davanti al Sindaco Russello.
Una
GIUNTA formata
da tre uomini e tre donne.
Una
Giunta, come evidente, che, dopo le note traversie
giuridiche e dopo il travaglio di oltre due mesi,
per quanto riguarda le quote rosa è andata
oltre il minimo garantito dall’attuale STATUTO
COMUNALE, iniziando, mi auguro un cammino nuova
che faccia della nostra Favara la capitale della
riscossa femminile in politica, a livello provinciale, regionale e
(perché no ?) anche nazionale.
In questo senso le tre donne prescelte
mi pare davvero che offrano le migliori
garanzie, perché meritevoli, professionalmente
qualificate,
e- come abbiamo sentito dalla loro stessa
voce - davvero desiderose di spendersi per la
Comunità favarese, che ha tanto bisogno di
attenzione e premura. Anche la componente maschile
non sembra da meno e perciò non c’è che da
rivolgere a tutti i migliori AUIGURI di BUON
LAVORO, nel segno di uno sforzo nuovo di
ritrovata concordia, sulle cose da
fare, secondo le indicazioni che, nelle
ultime settimane, con un impegno ammirevole, quasi
tutte le forze politiche, presenti in Consiglio Comunale,
hanno elaborato nel
superiore interesse della Città.
Favara
24.09.2010
Sac. Diego Acquisto
Parroco s. Vito
Favara,
20.9.2010
Lettera
aperta
Al
signor Sindaco ed ai Sigg. Consiglieri Comunali
di
Favara
BASTA
! E’ arrivato davvero il momento di dire BASTA !
Occorre agire con estrema urgenza, senza se e senza ma !
Il buon popolo favarese assiste rassegnato ed
impotente, alle varie disfunzioni ed all’assenza di
governo della città. Favara non merita, dai suoi
politici, ulteriori mortificazioni e perdite di tempo,
che suonerebbero come assassinio anche della sua
speranza e del suo futuro.
I
guasti già provocati dall’assenza di una GIUNTA, con
l’inevitabile mancata presentazione, entro le scadenze
previste, di progetti finanziabili a livello regionale,
nazionale e soprattutto europeo, avranno pesanti, anzi
pesantissime, ripercussioni, se non immediatamente,
certamente, nei prossimi anni. Altri danni si
aggiungeranno, - dato l’andazzo delle cose - con
prevedibili, altre eventuali inadempienze, nei prossimi
giorni e settimane. Perciò è doverosamente urgente
agire, ognuno nel suo ruolo e per la sua parte di
responsabilità, in ottemperanza a quanto stabilito
dalle leggi vigenti. Favara deve avere subito un organo collegiale di governo,
come previsto dall’attuale normativa, che assegna al
Sindaco, eletto dai cittadini, tutta la responsabilità
del potere esecutivo e contemporaneamente Lo obbliga ad
avere una GIUNTA.
Dopo
tutto il tempo trascorso, in assenza di una
soluzione immediata, nessuno può esimersi dal
trascurare la situazione. Tutti i partiti, tutti i
Consiglieri Comunali, come singoli e come componenti del
più importante organo collegiale cittadino, non possono
continuare a lasciar
correre. Ne va di mezzo il futuro della città ed il
bene, soprattutto, delle nuove generazioni. Ognuno, (a
partire dal Sindaco all’ultimo dei consiglieri
comunali, eletto con il minimo dei voti), ha la
responsabilità ed il
dovere di usare, immediatamente, tutti i poteri che la
legge gli
assegna, per una svolta, in un senso o in un altro,
unicamente finalizzata al bene della città.
Con
sensi di stima, auguri di buona riflessione.
Sac. Diego
Acquisto
Parroco S.
Vito
FAVARA
- AUGURI alla Russello Quater
11.09.2010
Partendo
sempre dal principio che la Chiesa non è e non vuole
essere, un agente politico, ma che tuttavia non può non
sentirsi interessata a dare il proprio contributo per il
bene comune, formulo, (come cittadino onorario e come
parte di questa Chiesa favarese nel ruolo di parroco che
esercito), da subito auguri alla nuova Giunta che sarà
a breve costituita, mi auguro davvero con “assessori
di alto profilo umano, morale e professionale”,
soprattutto motivati a servire la città negli aspetti
di più ordinaria amministrazione. Assessori che prima
di chiudersi nei loro uffici, stiano un po’ a contatto
diretto con la gente dei vari quartieri,
si facciano un giro per le vie della città e si
segnino nell’agenda i problemi concreti, per evitare
che emergenze risolvibili in pochi giorni si trascinino
per mesi e mesi, come purtroppo è avvenuto spesso sino
ad ora. Per quanto riguarda la presenza delle quote
rosa, la cui presenza si dice nel comunicato del
Sindaco, che sarà questa volta salvaguardata (e ci
mancherebbe altro !) mi auguro anche che si vada al di là
del minimo garantito, naturalmente, sempre con figure
professionalmente qualificate, meritevoli e davvero
desiderose di spendersi per Favara, che, dopo la
sentenza del Tar, dovrebbe diventare la capitale della
riscossa femminile in politica, a livello anche
regionale e (perché no ?) anche nazionale.Il ruolo di
opposizione, in questo ultimo scorcio di legislatura
amministrativa (18 mesi scarsi) sarà assunto da forze
che erano state incaricate dal popolo a governare.
Pur ribadendo il principio che la regola fondamentale
della democrazia, vuole che sia il popolo ad assegnare i
ruoli di governo o di opposizione, sento che, al di là
di ogni legittima opinione personale, deve essere
rispettata la decisione dei questi partiti che hanno
ufficializzato la loro concorde volontà di governare
Favara. Una volontà che, doverosamente, bisogna
pensare, unicamente finalizzata al bene della città,
che, intanto, da un bel po’ di tempo, non aspetta
altro che vedere affrontati e risolti almeno alcuni dei
suoi immediati problemi.
Pertanto mi auguro proprio che, sia clamorosamente
smentita dai fatti, l’idea di alcuni
che cioè “la conferenza stampa della
maggioranza tenutasi nella mattinata (di ieri)”, nei
prossimi giorni si possa trasformare “in una sorta di
comica rappresentazione”. In ogni caso, certamente la
conferenza stampa, un merito immediato, intanto ce
l’ha, ed è quello di avere fatto, finalmente
chiarezza, con le maggioranze variabili che da tempo si
verificavano in Consiglio, frutto, si diceva,
dell’accordo trasversale e sotterraneo dei cosiddetti
19. Favara ha bisogno di impegno serio e fattivo, con
accordi politici alla luce del sole. In questo senso,
anche la scelta recentissima del Sindaco, di aderire al
FLI, contribuisce a fare chiarezza.
Auguri
di buon lavoro al Sindaco ed alla Giunta, per il bene
della Città.
Giudicherà
tutto e tutti, prima o poi, il popolo sovrano.
La
mia perplessità espressa nei miei precedenti
interventi, che cioè nelle prossime elezioni il popolo
favarese sia costretto praticamente a scegliere tra due
“fazioni” idealmente simili, credo che, in questa
situazione, mantenga tutta la sua validità.
Favara
11 settembre 2010
Sac.
Diego AcquistoParroco S. Vito
************************************************
Riscontro alla NOTA del 17.8.2010 del dott. Lorenzo Airò
Egregio
dott. Lorenzo Airò,
in
riscontro alla Nota inviatami, “taggandomi”
tramite Facebook, ecco alcune mie considerazioni.
A
parte le valutazioni, condivisibili o meno,
sull’operato dell’Amministrazione Russello e
sulla situazione complessiva della città, su cui
ognuno, con una pacata riflessione, può
legittimamente formarsi un suo giudizio, da parte
mia, come facevo notare in qualche mia precedente
riflessione, la rassegnata pazienza del popolo
favarese ha forse radici radicate nel passato,
remoto e recente. Un passato, che pur con qualche
improvviso spiraglio di luce, ha lasciato
sostanzialmente immutata la situazione.
Leggendo
le sue osservazioni sull’attuale condizione
della città, anche nella particolare ottica da
Lei usata, mi veniva in mente l’affermazione di
S. Agostino : “ Che cosa di nuovo ed insolito
patisce ai nostri tempi il genere umano
-(favarese, aggiungo io) – che non abbiano
patito i nostri padri?”.
Però,
tengo subito a precisare il suo documento merita
di essere attenzionato da parte di tutti, (a
partire dai suoi compagni di cordata politica),
per le linee future che , mi pare, vuole proporre.
Tutto
quello che può andare nella direzione di un vero
bene della collettività favarese, spronando tutta
la macchina amministrativa (burocrati, dirigenti,
dipendenti vari nelle varie mansioni, autorità
politiche ai diversi livelli … …ecc…),
migliorandone la cultura nella linea del servizio
ai cittadini e quindi, la qualità della vita,
nell’immediato presente o nel prossimo futuro,
credo che debba essere da tutti accolto
favorevolmente, senza remore né pregiudizi.
Pienamente
condivisibile e lodevole quindi, l’appello a
rilanciare l’impegno da parte di tutti per il
bene della città… Premesso questo, sembra
assolutamente giustificato, il richiamo – tra le
righe – ai suoi stessi compagni di partito o ad
alcuni di essi, verso i quali in passato, da parte
sua, mi pare che non sia mancata qualche severa
osservazione critica, come per esempio nel periodo
(passato o ancora in atto?) della cosiddetta
maggioranza dei 19. In questo senso, un passaggio,
a mio giudizio, particolarmente significativo è
l’invito , a “dare priorità ad un sistema di
alleanze compatibili con il PD e assieme
affrontare il presente e il futuro”.
Tutti
abbiamo il dovere di sperare a preparare il
meglio, guardando al presente, con un occhio al
recente passato e quindi doverosamente, ancora di
più, al prossimo futuro , guardando con interesse
ai fermenti in atto, compresi i cosiddetti
“Progetti per il territorio”, di freschissima
elaborazione.
Per
chiarezza dobbiamo ricordare che il recente
passato amministrativo di Favara, – in cui Lei
come sindaco è stato l’attore principale – ha
registrato, nel segreto dell’urna, un severo
(forse anche troppo severo , ed inaspettato nelle
dimensioni), giudizio negativo da parte degli
elettori che hanno deciso, senza se e senza ma, il
cambiamento.
Il
presente lo stiamo vivendo, con le valutazioni che
ognuno man mano si va formando, in relazione alle
risposte che gli uomini eletti (a partire dal
Sindaco) ed i Partiti della maggioranza sanno dare
ai problemi passati, recenti ed emergenti della
città.
Il
giudizio, quello che democraticamente vale, al di
là di ogni attuale, anche rispettabile
valutazione (positiva o negativa che sia) prima o
poi, lo daranno i cittadini nel segreto
dell’urna.
Stando
ad un giudizio, che a me pare largamente comune,
sino ad ora i pochi esponenti dell’opposizione
voluta dagli elettori in Consiglio Comunale, non
sembra che abbiano offerto alla città
un’alternativa valida e credibile di diversa
logica amministrativa, con proposte coraggiose e
chiare. Né, soprattutto, hanno incalzato
positivamente la maggioranza, inchiodandola al suo
dovere per il bene della città, godendo solo
delle divisioni e magari abilmente provocandole,
forse anche seminando di proposito zizzania, nella
speranza di averne un ritorno vantaggioso e senza
curarsi, intanto, dei possibili danni alla
collettività.
E
forse questo, come ha candidamente ammesso con
soddisfazione, – che si fa fatica a comprendere
– qualcuno della sua cordata, ha determinato o
almeno contribuito a favorire la nascita di
un’opposizione fatta in casa, tutta interna alle
stesse forze che hanno voluto l’elezione di
questo Sindaco. La sua lettura di quanto avvenuto
non mi sembra tanto dissimile dalla mia.
La
situazione di Favara, se per un verso reclama il
rafforzamento (o la nascita) di un nuovo stile di
amministrare, nello stesso tempo credo anche che
sia emblematica per quanto riguarda pure la
necessità di un nuovo modo di fare opposizione.
Se
la situazione dovesse restare così, il rischio
sarebbe di non potere offrire all’elettorato
nulla di positivo e di celebrare il rito delle
elezioni in un clima che non riesco a definire,
perché in pratica i favaresi dovrebbero scegliere
tra due fazioni di uno stesso Partito, con la
tentazione ancora più facile del passato di
ricorrere a tutti quei mezzucci discutibili e
dannosi, di racimolare voti comunque e ad ogni
costo, senza badare alla qualità delle persone (
che, sicuramente verranno scelte all’ultimo
momento, magari alla men peggio…) ed ai
programmi. La conseguenza nella prossima
legislatura potrebbe essere anche più
problematica dell’attuale.
Per
quanto riguarda i suoi interventi, ripetuti nel
tempo, sull’attuale Amministrazione, nella
certezza che Lei avrà sicuramente fatto un esame
impietoso del voto dei favaresi che non Le hanno
confermato la fiducia, perché non manifestare con
la provata chiarezza, di cui non solo io le ho
dato atto, il suo punto di vista e le correzioni
necessarie che ha deciso di apportare per evitare
gli errori compiuti ? Non sarebbe, questo
sicuramente, un contributo serio alla crescita
della democrazia a Favara ? Non sarebbe il caso,
per esempio, riconoscendo di avere sbagliato, di
prendere pubblicamente le distanze da certa
cultura radical-libertaria, estranea tra l’altro
alla cultura migliore del suo partito di
provenienza, come pure dei cattolici democratici ?
Per essere chiaro, quella cultura che ha portato
all’erezione del monumento alla Venere nuda
(ormai da tutti dimenticato), con tutto il
contorno di festa che l’ha accompagnata, tra lo
sbigottimento della maggioranza della popolazione,
e tra l’altro, con sperpero ingiustificato di
pubblico denaro ? Questo, naturalmente, è solo un
esempio… …insomma pensare agli errori commessi
ed assicurare pubblicamente l’elettorato, in
questo come negli altri campi, della decisa volontà
di non ripeterli. Parlare insomma si delle cose
buone realizzate durante il periodo della Sua
Amministrazione, ma anche degli errori commessi e
del proposito vero di eliminarli, in una eventuale
chiamata di servizio alla Comunità favarese, come
persona o come raggruppamento politico.
Intanto,
a mio giudizio, bisogna darLe atto che Il suo
documento ha il merito di dare una seria scossa a
tutti, in questo momento di difficoltà in cui
ancora ci si attarda a formare la Giunta di
Governo della Città. Dopo la mazzata del TAR, la
politica favarese deve trovare il coraggio di
curare se stessa. E’ tempo di muoversi,
superando personalismi ed interessi di piccolo
cabotaggio. Il Sindaco è chiamato giustamente in
causa in prima persona, anche dando alle donne –
come Lei dice – un maggiore spazio di quello
previsto dallo Statuto. Favara chiede di fare
presto. Lo esige il bene comune. Il susseguirsi
delle riunioni ed il prolungarsi delle trattative
induce, purtroppo, a pensare che la lotta a difesa
di interessi personali e/o di gruppo, si trasforma
in uno scontro di veti incrociati che paralizzano
o addirittura fanno completamente dimenticare la
ricerca del bene comune.
Come
ha denunciato recentemente un autorevole uomo di
Chiesa, “Il rischio che tutti corriamo è di
guardare in basso, solo in basso, imprigionati e
rovinati come siamo dal nostro ‘io’: un
‘io’ spesso pesantemente segnato
dall’individualismo e dall’egoismo, un
“io” che ripiegandosi su se stesso tende ad
assolutizzarsi, a configurarsi come un ‘idolo’
da adorare e per il quale si è disposti a
sacrificare tutto”.
I
cittadini favaresi devono essere messi nelle
migliori condizioni per giudicare e dovranno
giudicare il comportamento dei Partiti come dei
singoli, nel ruolo loro assegnato di Governo o di
opposizione, secondo il mandato ricevuto nelle
ultime elezioni amministrative del maggio 2007.
Con
sensi di stima
Favara
18.08.2010
Sac.
Diego Acquisto
Nota
al direttore del giornale on line "...perlacittà.it"
sui preti di Favara
28
luglio 2010
Nota
in merito all'affermazione " non si alzano
le voci ..... dei preti che fino a qualche mese
addietro sembravano abitare in paese...”,
contenuta nel
servizio del 28.7.2010 dal titolo : "
Favara – In Consiglio si parla ancora di quota
rosa di Franco Pullara " in cui, oltre
che del problema delle quote rosa, che ha
paralizzato l'attività amministrativa di Favara,
si parla anche del degrado in alcuni settori della
città, con i seguenti interrogativi :
"Cosa dire sulla via Umberto che resta
chiusa? E sulla via San Calogero? Per l’acqua
che non arriva? Per la sporcizia? Per la macchina
burocratica comunale che non funziona?".
Caro
direttore,
la
mia non vuole essere una difesa d’ufficio, ma è
chiaro che l’opinione di noi preti (alcuni dei
quali sono legittimamente fuori sede, in vacanza)
oltre alla mia che non ha mancato di farsi
sentire, non può che essere quella di puntare
anzitutto al bene comune, nelle linea del nostro
costante impegno di evangelizzazione che non può
escludere la politica. Anzi.
Papa
Benedetto ricorda spesso che la Chiesa non può
disinteressarsi del bene comune, con particolare
attenzione alla fasce sociali più deboli. Favara
specie dopo la tragedia del 23 gennaio scorso, non
può essere abbandonata a se stessa…il degrado
nei settori da te denunciati può e deve essere
fermato…la macchina burocratica del Comune
(dirigenti e personale vario…più che
sufficiente nel numero…) mi pare che, in qualche
caso, si stia mettendo all’opera, per esempio, x
qualche intervento necessario in qualche via…
Perché
non procedere in tutti i settori, per quanto
riguarda l’ordinario ? E’ proprio sempre
necessario l’ordine di servizio dell’assessore
? Non basta quello del dirigente per l’ordinaria
amministrazione ?
Comunque,
a scanso di equivoci, la politica non deve cercare
alibi. E’ urgente, anzi urgentissima, la
costituzione (rimodulazione, rinnovo…ecc…) di
una autorevole Giunta, formata da persone
qualificate e di buona volontà , di ambo i sessi.
A
mio modesto parere, i politici-uomini ( a parte
l’opportunità o meno di talune iniziative
giuridiche che pare vogliano intraprendere)
intanto hanno l’occasione di liberarsi
dall’accusa di essere attaccati al potere e di
incurabile maschilismo in politica, realizzando
subito l’idea di una Giunta a maggioranza
femminile, con il 20% di uomini . E’ difficile
realizzarla ? Forse sì, ma non impossibile ! Per
fare proprio presto (perché è davvero
necessario) ogni Partito (nessuno escluso),
subito, dovrebbe fornire una rosa di nomi,
lasciando la decisione al Sindaco, al quale, per
legge, spetta sempre l’ultima parola nella
scelta degli assessori x la composizione della
squadra di governo. Naturalmente, il discorso
dell’urgenza nel procedere, se vale x tutti,
vale soprattutto x il Sindaco, al quale subito –
e giustamente – sempre, in ogni cosa si pensa,
avendo egli ricevuto un mandato diretto dai
cittadini x l’amministrazione della cosa
pubblica.
Formata
la GIUNTA, dopo questo necessario ed urgente
passaggio, si riprenda pure il dibattito a 360
gradi. Ciò anche con un occhio alla situazione
politica nazionale, che credo non manchi, neppure
a Favara, di avere il suo influsso sulla politica
locale. Si possono fare tutte discussioni che si
ritengono più utili x il bene di Favara, non
dimenticando però che x tutti, singoli operatori
politici, raggruppamenti vari, e Partiti nel loro
insieme, ci sarà, nel segreto dell’urna, il
giudizio degli elettori, in questi tempi, forse più
desiderosi che mai di esercitare direttamente la
loro sovranità. Le sorprese, a mio giudizio, sono
o saranno proprio da mettere nel conto.
Con
sensi di stima
Favara
28.7.2010
Sac.
Diego Acquisto
********************
13.7.2010-Lettera
a Franco Pullara, direttore del giornale online ...Per
la città, in riscontro ad un suo servizio dal titolo: Favara
- L'opposizione c'è.
Caro
direttore,
partendo
dal principio che la Chiesa non è e non vuole essere,
un agente politico, ma che tuttavia non può non
sentirsi interessata a dare il proprio contributo per il
bene comune, il tuo articolo ed i vari post di commento,
hanno suscitato in me le seguenti considerazioni, forse
anche per il ruolo che esercito all’interno della
comunità.
La
mancata indignazione del popolo rispetto a talune,
oggettive, disfunzioni denunciate, forse si può spiegare con il fatto
dell’abitudine, consolidata nel tempo, perché il
presente eredita un passato, difficile da smaltire e la
buona volontà degli attuali, come dei passati
amministratori, ha sostanzialmente lasciata immutata la
situazione, consolidando la cultura della rassegnazione.
Il nuovo da costruire sono forse davvero i piccoli passi
di una cultura collettiva di corresponsabilità, con un
confronto costante e diretto dei cittadini con
l’Amministrazione, che mi auguro davvero possa,
finalmente, davvero iniziare.
Non servono, a mio giudizio, né le rampogne
contro l’attuale legislazione, né le invettive, né
le lamentele, specie se condite da inutili volgarità
e/o palesemente frutto di malanimo e
faziosità.
Ma
il senso complessivo del tuo servizio, caro direttore
Pullara, è certamente un altro, quello di
un’opposizione di sinistra che manca.
Avendo
il popolo decretato di affidare il governo della città
al centro-destra, contestualmente, nella normalità
della vita democratica, alla parte sconfitta assegna il
ruolo di opposizione.
A
Favara la situazione appare anomala, perché a
quanto pare, la sinistra, o meglio le forze del
centro-sinistra, (complessivamente meno di un terzo del
consiglio comunale, formato da 30 consiglieri)si
trovano, spesso, a
condividere le scelte dell’Amministrazione.
Da
tre mesi a questa parte, che cosa è avvenuto ? Come
riferisci in questo servizio, “dell’opposizione
se n’è fatto carico l’onorevole Bosco e il gruppo
consigliare vicino alle sue posizioni politiche”, cioè
i lealisti del PDL, un gruppo di quattro/cinque
consiglieri.
Cioè, in assenza della naturale opposizione esterna, è
nata un’opposizione interna allo stesso Partito del
sindaco. Un’opposizione fatta in casa, dato che il PDL
risulta frazionato tra
“lealisti”, PDL-Sicilia, e di recente, anche,
PDL-Favara. Una guerra “civile”, che, in
qualche occasione, talvolta, appare anche inutilmente
cruenta. Una situazione anomala di frammentazione e
confusione, questa del PDL a Favara che sicuramente
disorienta i cittadini. E, per dirla tutta, la
frammentazione a
Favara non
risparmia nemmeno il centro-sinistra, il PD, al cui
interno le fratture sono pure evidenti, tra riformisti e
conservatori, così come a livello nazionale, regionale,
provinciale .
Le conseguenze per
l’Amministrazione Comunale,
- costretta democraticamente a tenere conto degli
umori di una maggioranza variabile in Consiglio
Comunale, non infrequentemente diversa
da quella da cui politicamente è nata, lo
scorso marzo, dopo un travaglio di oltre cinque mesi -
mi sembrano quelle di una navigazione a vista, con il
Sindaco che richiama agli impegni programmatici
sottoscritti.
Cosa
avverrà nel prossimo futuro ? Perché è sicuro che
democraticamente tutto ritornerà al giudizio del
popolo, che nel segreto dell’urna valuterà e dovrà
esprimersi. L’esperienza ci dice che dall’urna
possono uscire risultati davvero inaspettati, a riprova
che la valutazione della gente comune – dove spesso
c’è tanto buon senso -
può essere assai diversa da quella che alcuni
vorrebbero far credere.
Ma quale possibilità di
scelta sarà offerta ai cittadini favaresi alle prossime
elezioni amministrative?
Continuando
così le cose, in considerazione che MPA e UDC sono
ufficialmente alleati del PDL (ma anche loro, con
problemi, divisi al loro interno), VIENE da PENSARE
che i
FAVARESI dovranno solo SCEGLIERE
tra due FAZIONI di
UNO STESSO PARTITO, cioè il PDL.
Perché,
in questo contesto, le forze del centro sinistra
appaiono quasi inesistenti, non
alternative e comunque, comportandosi in questo modo in
Consiglio Comunale, non pare davvero che abbiano per
Favara un progetto credibile di alternativa
all’attuale gestione.
Inoltre,
alcune domande si devono ancora porre. Funzionano
i partiti ? Quale
lavoro stanno facendo per formare i nuovi possibili
amministratori
da sottoporre al giudizio dei cittadini ? Perché,
all’interno di ogni partito, - per essere concreti -
non si incominciano a fare i nomi (uomini e donne) di
possibili, futuri amministratori della cosa pubblica ?
E’ possibile risolvere
tutto, ponendo all’attenzione solo domande retoriche,
come : “Daremo fiducia di nuovo ai nostri eroi “ (cioè agli stessi
consiglieri comunali) ?”.
Oppure lanciare solo qualche frase ad effetto,
che, per esempio, inviti
a coglier il “guanto” “perché
la sfida è aperta ?”.
Mi
rendo conto che è facile criticare e lamentarsi, mentre
scendere al concreto, specie se si tratta di scelta di
persone, è davvero difficile. Con la conseguenza poi di
scegliere però all’ultimo momento, pressati solo
dalla scadenza e dalla sola urgenza e necessità di
pigliare voti.
Per questo, credo che la
strada da percorrere, concretamente, sia quella di un
forma di democrazia diretta di controllo popolare,
avviando un processo di educazione della coscienza
collettiva alla partecipazione responsabile, liberando la mente da
pregiudizi e attese
messianiche, quasi che possa sorgere un uomo carismatico
che miracolosamente possa farsi carico e
risolvere i problemi della collettività.
Unitamente
all’augurio di buone vacanze, c’è da
sperare, magari dopo la calura di questi mesi,
in un ripensamento generale per il bene della
città e della democrazia.
Cordialmente
13.7.2010
Sac.
Diego Acquisto
|
Radio
Favara101-L'Editoriale
“La
voce del direttore”
Rubrica
settimanale di don Diego Acquisto
in onda ogni lunedì
alle
ore 7,15 - 11,15 - 14,15 - 18,15
(La
rubrica, dopo la pausa estiva, riprenderà lunedì
20 settembre2010)
|
In questi ultimi giorni, sulla situazione
politica generale, ci è toccato di leggere
l’editoriale di un noto politologo, dal
titolo “I governanti sulla luna”. Un
titolo quanto mai indovinato per la situazione
che stiamo vivendo e per l’argomento
trattato. Cioè, in un momento di grande
difficoltà per la gran parte dei cittadini,
misuriamo con mano la distanza della politica,
che si interessa e che litiga per cose, che se
pure importanti, perché da tempo aspettano
una soluzione, in questo momento sicuramente
la priorità dovrebbe essere data ad altro, se
è vero, come è vero, che come dicevano i
latini, “primum vivere deinde philosophari”,
cioè prima bisogna pensare a restare in vita,
e poi, se si resta in vita si può pensare
alla filosofia, al modo migliore di
filosofare, al modo migliore di quale
filosofia scegliere per vivere meglio la vita.
Per essere chiari, a nostro giudizio, al di là
di qualsiasi polemica, il governo, in questo
difficile momento in cui tante famiglie ma
proprio tante, per una somma di circostanze e
di situazioni, non arrivano non solo
all’ultima settimana, ma nemmeno alla
penultima, il Governo avrebbe dovuto - ed
aggiungiamo - dovrebbe, confrontandosi con
l'opposizione (e naturalmente sperando che
questa, mettendo da parte l’antiberlusconismo
viscerale, almeno in questa circostanza mostri
senso di responsabilità ed realismo) , dare
priorità alla grave situazione economica:
alla disoccupazione, specie quella giovanile,
sempre in aumento; all'impoverimento delle
famiglie; alle difficoltà delle medie e
piccole industrie; alla scuola, (sì alla
scuola, dove è in corso la protesta
sacrosanta dei 100.000 precari che rischiano
di finire sul lastrico); all'Università;
all'inarrestabile fuga dei cervelli (è di
questi giorni la denuncia dell’Arcivescovo
di Palermo, mons. Paolo Romeo, sul grande
esodo di giovani che lasciano l’isola in
disperata ricerca di lavoro); ai pensionati;
alle infrastrutture che ancora non decollano.
Il Governo avrebbe dovuto e dovrebbe subito
dare assoluta priorità a questi problemi. Si
può rispondere che a queste cose il Governo
ci ha già pensato, ma tutto , ci sembra che
ancora sia solo sulla carta ed è tutto da
verificare. E poi il clima rissoso creatosi
non solo con l'opposizione, ma anche
all'interno della stessa maggioranza, non
promette nulla di buono. Non parliamo delle
promesse fatte al Sud. Berlusconi aveva tempo
addietro promesso un piano per il Meridione.
Non risulta che oltre le parole, concretamente
si sia avviato questo piano. Alla Sicilia non
arrivano ancora i soldi dei Fas. Certamente
alcuni rimproveri e provvedimenti severi ce li
meritiamo, la Sicilia li merita, per lo
sperpero del denaro pubblico a vantaggio solo
di alcuni privilegiati e di alcune fasce
clientelari, ma una cosa è punire gli abusi,
un’altra è tagliare i fondi.
La massiccia vittoria del Centrodestra aveva
fatto pensare, anche a chi non l'aveva votato,
che finalmente era in condizione di
realizzare, condivisibile o meno, il suo
programma. Concreto nell'affrontare
l'emergenza (rifiuti di Napoli e terremoto
dell'Aquila), veloce nel varare qualche
riforma, il governo Berlusconi è andato poi a
impantanarsi su tre cose: la spaccatura con
Fini; lo scandalo del G8 con un ministro,
Scajola, costretto alle dimissioni (e si parla
anche di altri ministri); la pasticciata legge
sulle intercettazioni, su cui adesso,
finalmente e provvidenzialmente, sembra essere
in atto un supplemento di riflessione, per
migliorarla ed eliminare ogni sospetto che si
voglia favorire la casta o peggio ancora la
criminalità più o meno organizzata.
L’obiettivo deve essere solo quello di
tutelare la privacy dei cittadini onesti e
laboriosi, che hanno tutto il diritto
costituzionalmente protetto di non essere
spiati e di non finire sui giornali, con
l’iniziativa maldestra di qualche giudice,
ultimo esempio, quel magistrato di Trani
scoperto mentre per telefono (ecco perché le
intercettazioni sono utili) dava notizie
riservate a un giornalista.
Si tratta di amare riflessioni, che portano a
pensare che i governanti non si accorgono
della realtà che li circonda. Operano come se
fossero su un altro pianeta. La conclusione è
– come è stato da più parti, amaramente
osservato - che il cittadino diventa solo uno
spettatore da adulare (quando va a votare), da
zittire (quando chiede o vuole sapere), da
prendere in giro (quando le promesse rimangono
promesse).
21-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì
14.06.2010-S.
Antonio
Dobbiamo
sempre ricordare che la spiritualità cristiana
non è per
la passività, per il disimpegno, non è la
spiritualità dell’assenteismo o della
rassegnazione, ma la spiritualità della presa di
coscienza, della responsabilità, della passione e
della creatività, per cercare di risolvere i
problemi, non in maniera utopistica, ma
realistica. È la spiritualità delle scelte
concrete e possibili, nell’ottica di scegliere
sempre per il maggior bene o per il minor male .
Quella cristiana è, in una parola, la spiritualità
dell’incarnazione. In questo senso, non abbiamo
condiviso, non condividiamo e non condivideremo
mai la cultura dello sfascio di tutto e di tutti,
la cultura della critica fine a se stessa, la
cultura unicamente finalizzata alla demolizione di
chi, pur con i suoi limiti, ha trovato il coraggio
di volersi spendere in prima persona per la
collettività, mettendoci la sua faccia, cercando
di adoperarsi con i propri talenti per il bene
comune.
A Favara non sono mai mancati e non mancano
i problemi, ma non manca nemmeno, fortunatamente,
un potenziale di bene, in tutti i versanti, che
non
deve andare disperso o misconosciuto, ma
incrementato e valorizzato, isolando senza
tentennamenti quelli che seminano solo zizzania e
discordie.
E
in questo senso la festa del Patrono, celebrata
ieri, ogni anno, - e quest’anno in particolare
– deve offrire, e specialmente quest’anno,-mi
auguro che
abbia già offerto - un’opportunità di
riflessione. Se il tempo che stiamo vivendo è
oggettivamente difficile, dobbiamo considerare che
S. Antonio è vissuto anch’ egli in un tempo
travagliato e problematico. Ma ecco un breve
profilo di S. Antonio, il "Santo
dei miracoli", come viene pensato
nell'immaginario collettivo, per i numerosi
prodigi legati al suo nome. Nato a
Lisbona nel 1195, battezzato col nome di Fernando,
lo si voleva avviare alla carriera militare oppure
a quella forense, per farne un alto magistrato. Ma
Dio aveva altri progetti su quel giovinetto,
nell'animo del quale si andava sempre più facendo
strada il disprezzo di tutto quel mondo incentrato
sullo sfarzo e
sul lusso, di tutto quel mondo delle corti
nobiliari, incentrato sulla forza,
sul potere e sullo sfruttamento delle
classi sociali più deboli. Per contro, avveniva
nel suo animo una progressiva maturazione del
sentimento religioso, in cui l'amore a Cristo -
che aveva proclamato beati i poveri in spirito,
beati i perseguitati, beati
gli affamati di giustizia - l’amore a
Cristo esercitava un fascino potente e misterioso.
Nel 1221 si incontrò con
Francesco ad Assisi. Suo seguace,
divenne predicatore
instancabile
del Vangelo. Combatté le eresie, con un
messaggio forte e convincente, che comunque
tendeva sempre al rispetto delle convinzioni
personali.
S.
Antonio individuò il
segreto della perfezione
nell'accordo tra la vita contemplativa e la
vita attiva.
Il 1231 fu l'anno in cui la sua
predicazione nella quaresima, toccò vertici
di incisiva intensità per i forti
contenuti sociali. Ma il 1231 è anche l’anno
della sua morte, perché spirò all'Arcella,
sobborgo di Padova, il 13 giugno 1231, ad appena
36 anni di età.
Fu
canonizzato l’anno successivo, il 30 maggio, a
meno di un anno dalla morte, sulla spinta di una
popolarità che si sarebbe allargata di epoca in
epoca e che ha raggiunto la nostra Favara, che lo
ha scelto come suo Patrono.
A
vantaggio del suo carisma di taumaturgo,
risulta trascurato il suo impegno concreto
per la soluzione dei problemi sociali più
scottanti del suo tempo. Ed è l’aspetto, questo
del suo impegno concreto, su cui invito a
riflettere. Infatti egli riuscì
ad ottenere dai
magistrati di Padova la revoca dell'ordine di
incarcerazione per i debitori insolventi, salvando
così tantissimi
poveri dalla prigione e dal conseguente
peggioramento delle già misere condizioni
economiche. Un vero miracolo per quei tempi!
Ancora,
una piaga sociale di quel periodo storico era
l'usura - e io mi chiedo e
chiedo a tutti i radioascoltatori :(solo di
quel tempo!? - apriamo gli occhi a sufficienza su
quello che avviene anche
oggi nella nostra Favara, o preferiamo non vedere
e non sapere ?) - l’usura di allora, al tempo di
S. Antonio, era davvero un grosso problema, perché
strozzava senza pietà tanta gente, succhiava e
succhia (se praticata) il sangue ai poveri,
spingendoli alla disperazione e talvolta anche al
suicidio. Contro l’usura S. Antonio ha prediche
infuocate. L’ impegno concreto di S.
Antonio, per la soluzione dei problemi più gravi
del suo tempo, ci sprona a vincere ogni forma di
pigrizia e ci ricorda che l’impegno per la Città
terrena, costituisce per ogni cristiano, una delle
condizioni necessarie per il premio della Città
celeste. Si avverte oggi l’esigenza, a tutti i
livelli, di un impegno nuovo, di un cambiamento
nella capacità di confronto e nella qualità di
presenza, a livello individuale e nelle
istituzioni; tutte condizioni per rendere più
vivibile la Città e tutelare efficacemente la
dignità della persona umana, trovando sempre
punti di convergenza per operare bene a vantaggio
del bene comune, all’interno del quale è
legittimo che si trovino pure soluzioni per il
bene dei singoli.
Radioascoltatrici
e radioascoltatori, Don Diego Acquisto
cordialmente vi saluta
e, come al solito, anche a nome dello staff
tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi
augura buona settimana con i programmi della
nostra emittente.
19-Editoriale di Radio Favara 101 – lunedì
31.05.2010 –
Situazione amministrativa di Favara
Sulla
situazione amministrativa di Favara, le notizie
attinte da Radio Cavour, la radio “popolare”,
- si fa per dire - cioè le voci che circolano
nella piazza più importante di Favara, luogo di
ritrovo dei meno giovani, dove
ci sono diversi saloni da barba e diversi
bar, e dove solitamente bivaccano per passare il
tempo, assieme ad alcuni politici,
anche pseudo-politici e politicanti di
bassa lega, le voci che sono circolate e forse
ancora circolano, si riferiscono a presunti
dissapori di alcune forze politiche della
maggioranza e quindi di alcuni
assessori. Queste voci, non ufficiali, che
anzi sono state ufficialmente smentite dal primo
cittadino, sono state
riferite da alcuni organi di informazione,
che hanno parlato di quello che si vociferava in
piazza, cioè di una certa situazione confusa ed
incerta, che forse si vorrebbe creare ed
alimentare, - a detta dei cronisti -
creare o comunque alimentare da parte
di alcuni più o meno (forse più meno che
più) responsabili politici, responsabili di
alcuni di quei partiti, - precisiamo - che pure,
appena due mesi fa, nella seconda metà dello
scorso marzo, dopo oltre cinque mesi di
riflessione, finalmente, avevano risposto
all’invito del Sindaco Russello ed avevano
indicato i nomi degli assessori, per la
costituzione dell’auspicata Giunta politica.
Ma
a parte il fatto che, a
quanto pare la notizia, non è risultata
vera e comunque è apparsa subito, da parte degli
attori di piazza, un po’ gonfiata, la nostra
opinione è che se ci fosse anche solo qualche
fondamento di verità, al di là di un legittimo
confronto e di una leale e corretta dialettica
politica, la notizia, avrebbe dell’assurdo e
dell’incredibile. Dell’assurdo perché non è
nella nostra più sana cultura siciliana
il tradimento, - per dirla con Antonio
Russello -, che dice che Gesù non ha scelto la
Sicilia per la sua incarnazione, perché sarebbe
stato “impossibile,
in Sicilia, trovare un Giuda”. Nel caso
concreto il tradimento sarebbe verso la città. La
notizia avrebbe pure dell’incredibile, perché
Favara, specialmente in questa momento e con la
concreta situazione che sta vivendo, di tutto ha
bisogno tranne che di una farsa, di una politica
poco seria, di una politica che nega il giorno
dopo quello che ha deciso il giorno prima. Non si
può concettualmente concepire che, a poco più di
due mesi di distanza, quando, da parte della
Giunta, dopo un minimo di due mesi di
assestamento, quando si deve passare al dunque,
perché arriva il tempo di affrontare
concretamente i problemi sul tappeto,
con la necessaria determinazione ed
autorevolezza, ecco che l’insorgere di taluni
atteggiamenti incomprensibili rischia di
vanificare tutto.
La
lotta politica anche personale, la più aspra, va
veramente oltre il limite consentito. Nessuno
riuscirebbe a comprendere e, credo, che, nel caso
fosse vero, nemmeno gli interessati, forse
riuscirebbero mai, a spiegare credibilmente
all’opinione pubblica il loro comportamento.
Dovunque,
il momento politico è sicuramente non facile, a
livello, nazionale, regionale e provinciale,
mentre contemporaneamente sul piano
amministrativo, anche dalle città vicine, non
arrivano esempi esaltanti; la cronaca riferisce
continuamente di situazioni ingarbugliate o
addirittura paradossali; vedi per es. Licata e non
solo. Ma questo non può autorizzare che a Favara
non si operi per il bene della collettività
anzitutto, mettendo insieme impegno e buona volontà.
Superare
le difficoltà, da mettere sempre nel conto, non
dovrebbe essere estremamente difficile,
soprattutto a Favara, dopo quello che è successo
e come si sono svolti gli eventi, se subito si
pensa al bene comune e della città, accogliendo
(perché no ?) gli stimoli culturali ,
anche recenti che sulla collettività sono
stati largamente diffusi con la celebrazione della
giornata della legalità e con il recente,
interessantissimo convegno sullo scrittore
siculo-veneto, ma favarese doc, Antonio Russello.
Stimoli
culturali che vengono positivamente
accolti da tanti giovani e dal grosso della
popolazione, ma che, purtroppo, troppo spesso
vengono snobbati o addirittura
sembrano non scalfire minimamente – (se
alcuni atteggiamenti dovessero risultare esse veri
e continuare), - i responsabili politici locali,
ai quali la fiducia popolare
ha delegato la gestione amministrativa
della città.
Favara,
con i suoi problemi, specie dopo la
tragedia del 23 gennaio scorso, deve
trovare la sua via, il suo sano orgoglio, la sua
necessaria coesione sociale, senza aspettare chissà
quale soluzione dall’alto e chissà quale messia
politico-amministrativo. Favara deve sapere alzare
concordemente la voce, e dopo aver compiuto i
propri doveri, reclamare i propri diritti ed
avviare a soluzione i propri veri problemi.
Nessuno si può legittimamente permettere di
mortificare la città. Anche per questo
qualcuno griderebbe…”un
giorno ci sarà il giudizio di Dio”.
Antonio
Russello, nel suo romanzo “La
grande sete” parla dell’assassinio del
giusto, il commissario Righi, che si consuma alla
presenza della moglie, al cospetto degli
agrigentini, che non gridano il loro dolore.
Una
metafora che esprime la visione generale che
Russello traccia della Sicilia, e sicuramente, di Favara: una città,
a suo giudizio, pressoché immobile, impermeabile,
che lampedusianamente sembra destinata a non
volere sperimentare mai la dolcezza della
redenzione, con un deciso salto positivo di qualità
nello stile di vita.
Russello
vuole condannare e condanna questo tipo di
atteggiamenti siculo-favaresi.
A
tutti noi,
ognuno nel suo ruolo e per la sua parte, l’onore
e la
responsabilità di un positivo cambiamento.
Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto
cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff
tecnico e giornalistico di radio Favara 101 vi
augura buona settimana con i programmi della
nostra emittente.
Comunicato
stampa 19.05.2010
Per
Festa di S. Rita, del prossimo 22 maggio, il
Consiglio Pastorale della Parrocchia S. Vito ha
preparato il programma, comunicato alla
cittadinanza attraverso un pubblico manifesto, che
viene affisso oggi, di cui invio il testo.
Da
sottolineare,
il giorno della vigilia, venerdì 21 maggio p.v.
l’anticipo della
Giornata della Legalità, con la funzione
religiosa, ai piedi di S. Rita, chiesta
dall’Amministrazione Comunale e dalla Presidenza
del Consiglio Comunale. Alla Santa Messa
della ore 18, dopo la benedizione del
Quadro della Legalità “Per non
dimenticare”, la preghiera degli Artisti,
recitata dal Maestro Vincenzo Patti,
e la preghiera per la Città, recitata dal
Sindaco, seguirà la FIACCOLATA
,
con brevi interventi alla conclusione, davanti
alla lapide che ricorda il sacrificio del
Sindaco Guarino ed a pochi metri di
distanza dal luogo della tragedia del 23 gennaio
scorso,con il sacrificio di Marianna Chiara Pia
Bellavia.
Nella
preghiera, richiamando la vita di S. RITA, “esempio
fulgido di un ruolo determinante ed attivo della
donna nel campo sociale, della pace, della
giustizia e della legalità”
(come si dice nel manifesto), vogliamo
invocare dall’alto, la capacità di crescere
nella cultura della solidarietà
e della riconciliazione, nel rispetto delle
leggi che
regolano la convivenza civile. Favara non può e
non deve dimenticare l’efferato crimine del
giovane commerciante di legname di Serradifalco,
dell’estate scorsa, e
la tragedia
del crollo della casa di via del Carmine del
23 gennaio scorso. Famiglie colpite in
circostanze diverse, ma con episodi originati da
situazioni di peccato sociale, frutto di
indurimento del cuore, a cui Favara deve porre
rimedio, con tutti i mezzi umani e di grazia
disponibili.
Favara
19.05.2010
Sac.
Diego Acquisto
Parroco
MANIFESTO
Parrocchia
S. VITO - 22 Maggio 2010
-
Favara :
S. RITA e le ROSE
Ricca di fascino, ritorna la festa di S. Rita ed
anche quest’anno vogliamo chiedere alla Santa
la grazia di continuare ad affrontare il “buon combattimento della fede”, imitando la sua forza ed il suo coraggio .
Santa
Rita, donna carismatica, la cui festa quest’anno
cade nella vigilia di Pentecoste, “ci offre nella comunione di grazia un vincolo di amore fraterno”,
necessario per consolidare la coesione sociale, e
con la forza dello Spirito Santo, affrontare uniti
i problemi che travagliano la nostra collettività.
S.
Rita, sposa e madre, vedova e suora, esempio
fulgido di un ruolo determinante ed attivo della
donna nel campo sociale, della pace, della
giustizia e della legalità, amando e
perdonando, ci richiama ai valori della solidarietà,
della famiglia e della vita consacrata a servizio
del prossimo.
PROGRAMMA
Nei
giorni 19-20-21 maggio triduo di preparazione.
--Ogni
giorno, alle ore 17,30 recita del S. Rosario,
canti ed invocazioni alla Santa di Cascia.
--Ore
18,00 S. Messa con omelia su aspetti della vita e
della spiritualità di S. Rita.
Mercoledì
19 maggio
– GIORNATA
degli
ANZIANI ed AMMALATI
Giovedì
20 maggio
GIORNATA della
FAMIGLIA
Venerdì 21 maggio- vigilia
della festa - GIORNATA
della LEGALITA’
Momento
di preghiera in preparazione alla celebrazione
civile della Giornata della Legalità
del 22 maggio
Ore 18 -
Santa Messa, animata dalla Corale della
Parrocchia dell’Itria, con partecipazione
dell’Amministrazione Comunale, del Presidente
del Consiglio, dei Consiglieri Comunali, e dei
responsabili di Partiti.
Durante la Messa: Preghiera a Santa Rita del Sindaco per la Città e
benedizione del quadro della legalità “Per
non dimenticare” del Maestro Vincenzo Patti,
che, in rappresentanza degli artisti favaresi,
leggerà “La
preghiera dell’artista”.
A seguire FIACCOLATA dalla Chiesa S. Vito
fino alla lapide di Guarino, con brevi interventi
e testimonianze.
22
Maggio-FESTA di S. RITA
Ore
11,00
– Nella
Chiesa di S. Vito, recita del S. Rosario, con
invocazioni a S. Rita, S. Messa e benedizione
delle rose.
Ore 16,00 - In Piazza S. Vito, COLLETTIVA di PITTURA, con
esposizione di quadri da parte di artisti noti e
meno noti, affermati o in via di affermazione, con
il coordinamento del Maestro Vincenzo Patti,
responsabile del Laboratorio artistico
comunale disegno e pittura.
(Gli interessati a partecipare sono pregati di mettersi in
contatto con il Maestro Patti, telefonando ai
numeri 0922419725
- 3382016183)
Ore
17,00
– Nella
Chiesa di S. Vito, recita del S. Rosario, con
invocazioni a S. Rita. S. Messa animata dalla
CORALE PARROCCHIALE guidata da Luigi Farini e
benedizione delle rose.
Ore
19,00
- S.
Messa solenne della Vigilia di Pentecoste, animata
dalla CORALE “IERUSALEM” diretta
dal Maestro Salvatore Lentini e benedizione delle
rose. Preghiera del Sindaco per la Città.
Il
Parroco ed il Consiglio Pastorale
|
Radio
Favara 101- lunedì 26.04.2010
Sulla
scena a Favara, nella Sala del Teatro S. Francesco
il
23 e 24 aprile,
l’Associazione
Giò ’90 S. Vito
che
così festeggia i primi venti anni di vita e di
attività.
|
Due
rappresentazioni a Favara, di una brillante commedia in tre atti, “Mi
faresti un piacere ?” di Daniele Nutini,
nella grande Sala del Teatro S. Francesco,
da parte dell’Associazione “Giò
’90 S.
Vito”, che così festeggia i primi venti
anni di vita e di attività. Un’associazione
nata all’ombra del campanile, per decisione
del Consiglio Pastorale Parrocchiale,
formalmente, nel 1990; ma già con alle spalle
alcuni anni di positive manifestazioni teatrali in
ambito parrocchiale e che, con la formale
costituzione, sotto la presidenza del Parroco-pro
tempore di S. Vito, ha deciso
di aprirsi a tutti i talenti della città.
Il
soggetto quest’anno scelto, in linea con le
tematiche dei venti anni precedenti, è quello
della satira di costume, che, tra tante risate,
porta gli spettatori alla riflessione su problemi importantissimi, come i valori fondanti della
famiglia, che non sono destinati affatto a
tramontare e che però una certa cultura
pseudo-moderna si ostina a
chiamare “tradizionali”, con la carica
di negatività che a questo aggettivo si vuole
dare. Nella
commedia scelta per la rappresentazione,
l’autore, il fiorentino Nutini, si diverte e fa
divertire, nel mettere in risalto le ignobili ed
assurde complicazioni che
derivano da un comportamento di leggerezza
e di infedeltà
coniugale. Infatti il sottotitolo della commedia
rappresentata è “Maledetto
il giorno che ho fatto le corna a mia moglie”.
Una
commedia divertente, con battute fulminanti e
ritmi serrati, ambientata a Firenze, tra gli anni
’50 e ’60, in cui
Dino Patti, regista e attore, da par suo interpreta la storia di Roberto
Galletti, ricco possidente che vive di
rendita e che subisce una condanna in contumacia
ad un mese di carcere, per avere schiaffeggiato un
maresciallo dei carabinieri al cinema,
dove si era recato di nascosto con Cornelia
Mariti, la sua amante, abbigliata sempre
come si conviene in questo ruolo, interpretato
brillantemente da Sonia Vetro Marianello.
Per
evitare che la propria moglie, Sara
, (interpretata in maniera davvero originale da
Lilia Alba), venga a conoscenza di quanto avvenuto
al cinema di Firenze,Roberto, con una serie di
imbrogli e falsificazione di documenti, riesce
farsi sostituire in prigione da un amico
squattrinato, Giorgio
Panzanella, (interpretato bene da Carmelo
Sutera Sardo), mentre lui se ne va in vacanza con
la famiglia: la moglie Sara, la zia Olga (sulla
scena la brava Liliana Muscarà), la sorella Emma
( la promettente Lucia Vinciguerra) sempre gentile
ed educata, rispettosa del fratello Roberto, quale
capo famiglia, vista la mancanza dei genitori;
giovane Emma
fidanzata di Simone, figura grottesca di bambinone (sulla scena,l’impareggiabile Antonio Castronovo).
Ma
la vicenda si complica maledettamente, perché
l’amico Panzanella ne combina di tutti i colori
e l’intreccio che si crea tra i vari personaggi
diventa un carosello, degno della terra di
Pirandello, per lo scambio di identità di persone
e per il proliferare di equivoci, a effetto
domino. A rendere più comica la situazione
contribuiscono tante divertenti macchiette, la più
esilarante delle quali è sicuramente quella di Libero
Mai ( interpretato da Lillo Montaperto,
assieme all’attore-regista Dino Patti, uno degli
elementi portanti dell’Associazione Giò ’90
S. Vito, quasi fin dalla sua costituzione,
direttore artistico della compagnia teatrale, e,
da poco più di un mese, assessore comunale alla
Cultura ed alla
P. I.,
alla Sanità, con la pesante delega di vice
–Sindaco). Ma Libero Mai, non è l’unica
macchietta, perché non è da meno il nonno, Vittorio
Galletti, (sulla
scena Carmelo Schembri, nel cui ruolo si è
perfettamente identificato) vecchio e
disabile in carrozzella,
sempre morbosamente e patologicamente
attratto dalle belle giovani donne, come la
cameriera di casa Galletti,
Rosetta,
appassionata di fotoromanzi che si diverte
a provocare un po’ maliziosamente il vecchio
Vittorio, anche se poi a parole
protesta; (ruolo questo di scaltra e
discreta provocatrice, interpretato superbamente
da Rosetta Azzaretto).
Non
manca infine la figura di un eccentrico
personaggio, a cui pensa di rivolgersi per il suo
matrimonio il povero Simone,
il mago Alfredo Leggimano (interpretato dal giovane Antonio Di Noto,
che ha superato positivamente la
sua prima esperienza sulla scena). Così
come positivamente deve essere giudicata, a
sentire i commenti del pubblico, - (tra cui il
Sindaco Russello ed il Tenente di Favara Treleani),
- della
prima serata, la prima volta di nuovi promettenti
talenti : i giovani Salvatore Chiarenza che interpreta la figura dell’avvocato Francesco Toga
e Stefano Arnone nei panni del magistrato Giusto Pazienza.
Una
commedia davvero interessante, per le riflessioni
che, tra le tantissime risate, suscita su temi
importantissimi come la famiglia, la giustizia, e
– per sintetizzare -
il buon senso,
che dovrebbe sempre accompagnare il
comportamento umano, se improntato a senso di
responsabilità.
Sac.
Diego Acquisto
**************************
13- LA VOCE del DIRETTORE di Radio Favara 101 – lunedì 12.04.2010
Messaggio dell’arcivescovo don Franco e
dell’arciprete don Mimmo.
La riflessione di Maria Grazia Brandara
Ed
ecco a risentirci, subito dopo l’ottava di
Pasqua, per riprendere subito, il messaggio che è
stato dato, in alcune omelie particolarmente
significative, il Venerdì Santo, proprio prima
della celebrazione della gioia della Risurrezione.
Il messaggio forte del nostro Arcivescovo don
Franco, che, parlando ad Agrigento, ha fatto
riferimento proprio a Favara, ed il messaggio non
meno forte, di
don Mimmo Zambito, arciprete di Favara alla Città.
L'arcivescovo
Montenegro, Don Franco, - come preferisce farsi
chiamare - ha parlato
in piazza Municipio ad Agrigento, davanti
l'urna di Gesù Morto ed il simulacro di Maria
SS. Addolorata. Con
la sua solita schiettezza, al centro del
messaggio, ha messo le
tante piaghe della società agrigentina: la
sofferenza, il centro storico, la mafia,
l'estorsione, i giovani, l'alcol, la droga, il
futuro incerto. Tutto in forma di preghiera,
ricordando la tragedia del 23 gennaio scorso a
Favara, tragedia costata la vita alle sorelline
Bellavia, nel
crollo della loro abitazione.
Don
Franco, riferendosi alla tragica vicenda di
Marianna e Chiara Pia Bellavia, ha parlato di
vittime della burocrazia «schiacciate
dalle inadempienze burocratiche. Non
capisco - ha detto - perché
oggi si debba morire per questo. Tutti ci sentiamo
colpiti da questo lutto. Noi cristiani, in modo
particolare, oltre che sentirci privati della
presenza delle due sorelle, che appartenevano alla
nostra comunità, ed essere vicini con la
preghiera, ci sentiamo interrogati e provocati
dalla loro morte e da questa disgrazia. Noi per
auto-giustificarci abbiamo puntato il dito contro
di Te Signore, dandoti la colpa della tragedia di
Favara. Siamo bravi a storpiare. Perdonaci».
L'Arcivescovo
ha voluto dedicare attenzione agli ultimi. Infatti
ha ancora detto
don Franco, riferendosi proprio a Favara
«Fa male –- scoprire
che in una società civile che si definisce
solidale e cristiana ci siano persone chiamate "linticchieddri", il cui destino è di essere sempre
scartate, evitate come se fossero figli di un Dio
minore, come fossero meno fratelli tuoi di noi.
Stranieri - ha proseguito - non solo coloro che vengono da terre lontane e che hanno il colore
della pelle diverso dal nostro. Stranieri sono
anche i cittadini della nostra stessa città».
Ancora,
mons. Montenegro ha "gridato": «Dovrei
parlarti Signore,- e la mia gente lo chiede - di
mafia sempre attiva, di lavoro sempre più
mancante e di lavoro nero, di disoccupazione, di
agricoltura in crisi, dei giovani drogati e già
alcolizzati, privi di un futuro certo, di acqua
che manca, di bollette impossibili e di altri
pesanti problemi che feriscono questa terra. ».
(Ed
a proposito di bollette, voglio fare
in’incidentale: pare che siano partite per le
famiglie favaresi, bollette del secolo scorso,
della prima metà degli anni ’90, bollette
relative all’acqua, dopo oltre 15 anni. Una
richiesta che ci sembra veramente assurda…forse
solo propria di Favara…dove, soprattutto, per la
povera gente e comunque per tutti, specie in
questo momento non mancano proprio altri
problemi…perché ? …e se dopo 15 anni anche le
bollette pagate non si trovano più ?...ci voleva
propria anche questa ?...)
In
tutto questo, ce n’è veramente abbastanza per
meditare e riflettere. Nell’omelia, don
Franco ha richiamato tutte le devianze di una
società che si fa sempre meno cristiana e sempre
più pagana.
Come
è stato rilevato in qualche autorevole commento
pubblico, riportato dalla stampa, - (per la
cronaca in un intervento di Maria Grazia Brandara)
tutti i richiami dell’Arcivescovo, fatti nel
giorno di sofferenza più emblematico dell’anno,
cioè il “Venerdì Santo”, “attendono
non il solito silenzio dei richiamati
ma la risposta attiva conseguente
all’accettazione di quel richiamo, cosa che ogni
anno non accade!”…perché si fa acutamente
osservare, che “la
questione non è religiosa – o aggiungiamo
noi non è religiosa soltanto -
perché
,- come la responsabilità, anche
- la spiritualità è individuale e anche se nella
Chiesa tutti diventiamo comunità,
è poi nella società che ognuno
diventa Abele o Caino”.
“E’ un tempo tormentato questo presente, con la malattia
dell’anima e con la crudeltà sociale, dal cui
labirinto non riusciamo ad uscire o non vogliamo
uscire”. Così Maria Grazia Brandara, ex
sindaco di Naro, persona attenta e riflessiva, al
cui messaggio volentieri ci associamo, nella
speranza di provocare una salutare reazione, in
noi ed in quanti questo messaggio vorranno
raccogliere.
L´arciprete Mimmo Zambito, nell'omelia finale del Venerdì Santo,
applicando a Favara, il passo del Vangelo della
donna adultera, ha ricordato l’ammonimento di
Gesù «Chi
non ha peccato scagli la prima pietra”,ed
ha ripetutamente detto:
“Opponiamoci alla lapidazione della città”.
“Basta gettare pietre su qualcuno o su una parte
della popolazione, opponiamoci alla lapidazione
delle leggi, delle istituzioni: opponiamoci
all'indurimento del cuore”. Non ha mancato
di fare riferimento
all'uccisione a Favara del giovane commerciante di legname di
Serradifalco e al crollo della casa di via del
Carmine del 23 gennaio scorso. E
in questo scenario di avvenimenti successi, Don
Mimmo ha richiamato tutti alla comunione, alla
coesione sociale,
senza divisioni di sorta, senza
separazioni, senza frange strumentali di
contestazione inopportuna, senza fazioni e
frizioni, insomma senza contrapposizioni, sterili,
infruttuose e controproducenti, se non addirittura
veramente dannose per il tessuto sociale favarese.
Tessuto sociale che tutti, - voglio augurarmi, non
solo a parole - vogliamo sicuramente migliorare.
Radioascoltatrici
e radioascoltatori, don
Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche
a nome dello staff tecnico e giornalistico di
Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i
programmi della nostra emittente.
11-Editoriale di Radio Favara 101- lunedì
22.03.2010
-34 anni di vita e di attività di
RF 101
-Ricordo dei soci fondatori scomparsi
-Linea editoriale dell’emittente.
Sabato
scorso 20 marzo, Radio Favara 101 ha compiuto il
compleanno ed ha completato 34 anni di vita e di
attività; 34 anni a servizio del territorio.
Prima radio della provincia e quindi madre di
tutte le emittenti radiofoniche del territorio
agrigentino, ha operato sempre in uno stile di
discrezione, festeggiando sempre, in modo assai
sobrio, solo alcune date, l’ultima delle quali
è stata quella del ventennio, nel marzo del 1996.
Adesso gli anni compiuti sono ben 34 ed anzitutto
il pensiero va ai soci fondatori, a quelli ancora
viventi (che ringraziamo ma non nominiamo, sia per
lo stile consueto di discrezione…sia, per paura
di dimenticarne qualcuno), mentre, soprattutto,
vogliamo ringraziare quelli che non sono più in
vita. E si tratta di laici di grande valore
culturale e grande spessore umano, come Lillo
Lentini. Eugenio Celani e Peppe Casà. Ed
accanto a loro, alla base della loro matura
formazione laicale, due grandi figure di Frati
Francescani, P. Francesco Schifano e P.
Pacifico Nicosia, stimatissime figure di
uomini, di sacerdoti e di frati, che hanno
profondamente inciso nel territorio favarese con
quella semplicità francescana, ricca di fascino e
di valori. Il Convento S. Antonio di Favara, dove
è nata e dove ancora si trovano gli studi di RF
101, è stata la culla di formazione ed il punto
di riferimento valido, nel travaglio che Favara ha
vissuto a metà degli anni ’70, in conseguenza
delle idee innovative del Vaticano II e, ancora di
più del rivoluzionario clima culturale
post-sessantottino. E noi onorati e gravati da
così illustri predecessori, e dall’ambiente in
cui operiamo, senza minimamente volere rivendicare
meriti non dovuti – ci sentiamo di dire con
serena obiettività, che questa emittente, nei
suoi 34 anni di attività ha sicuramente
contribuito alla crescita culturale del tessuto
sociale favarese, allargando gradualmente il suo
raggio di ascolto e conquistando sempre nuove
fasce di radiascoltatrici e radioascoltatori,
resistendo, - ci sembra con successo - alle
difficoltà con cui tutte le radio hanno dovuto
confrontarsi nei riguardi di mamma TV negli ultimi
anni e restando validamente presente nel panorama
degli ascolti e della comunicazione del territorio
agrigentino.
Il
glorioso passato di servizio svolto, la
gratitudine verso quanti hanno avuto intuito e
lungimiranza, sprona tutti gli attuali operatori
dei vari settori e programmi, a continuare nell’impegno,
valorizzando l’esperienza accumulata e con la
volontà decisa e ferma di continuare nel servizio
di promozione culturale. L’impegno sarà sempre
quello di evitare un giornalismo basato sul
sensazionale o sulla enfatizzazione delle notizie
specie se negative, e come sempre, di evitare
assolutamente il gossip, continuando in quello
stile di moderazione, di discrezione e di
efficacia che le nostre radioascoltatrici ed i
nostri radioascoltatori conoscono bene. Rubriche
di intrattenimento musicale, notiziari, interventi
di carattere religioso e culturale, spazio alle
associazioni di volontariato. E, a proposito colgo
volentieri l’occasione per invitare i vari
responsabili delle associazioni di volontariato ad
utilizzare questa nostra emittente per far
conoscere le loro iniziative, servendosi e
collaborando con i volontari che operano nel
settore dell’informazione di questa nostra
emittente…e tra volontari, il dialogo è tra
pari..; ogni settimana, il lunedì va in onda la
voce del direttore, che vuole offrire stimoli di
riflessione su argomenti vari, con particolare
attenzione ai problemi del territorio e di Favara
in particolare, magari con una certa attenzione ai
fatti ecclesiali, talvolta disinvoltamente
trascurati da grandi mezzi di comunicazione di
oggi.
Perché
davvero restano sconosciuti ai più tanti fatti
significativi, che, se vogliamo, sono magari di
routine , ma che, al di là di tutte le
chiacchiere inutili e spesso anche solo dannose,
sono gli unici che riescono ad accendere una luce
ed a portare una parola di speranza in ambienti di
degrado e di disperazione.
Ci
sono gruppi di volontari, ecclesiastici e laici,
che, sotto qualsiasi sigla operino, nella nostra
provincia e nella nostra Favara, riescono ad
arrivare là dove nessun servizio predisposto
dalla comunità civile arriva o potrebbe arrivare.
Persone giovani e meno giovani, che seguono
categorie particolari di anziani, di diversamente
abili, uomini e donne in difficoltà.
Ci
sono tante persone immerse nell’anonimato, che
svolgono un’opera preziosissima di servizio
sociale, non per uno scopo di lucro, ma unicamente
perché nel fratello o nella sorella sofferente,
se credenti, vedono l’immagine stessa di Dio e
altri che magari, pur senza porsi il problema di
Dio, fanno lo stesso servizio, e che sono quindi
sulla strada giusta, perché come dice la Bibbia, "la
gloria di Dio è l’uomo vivente".
E
poi, perché non dirlo, da questa nostra
emittente, vogliamo stimolare ad agire alla luce
della Dottrina Sociale della Chiesa, se
necessario, fustigando anche con energia
amministratori ed amministrati, ma sempre e solo
per favorire il bene comune, che deve essere posto
al di sopra degli interessi personali o di parte.
E
noi siamo fermamente convinti che tante polemiche
si potranno evitare e si potrà tendere veramente
al bene comune, se il Vangelo sarà adattato, con
spirito di coerenza e di creatività, alle
situazioni concrete, senza escludere la politica,
che anzi deve essere davvero evangelizzata e
sempre più recuperare il vero senso di servizio
alla polis, alla città. E proprio per la nostra
Favara, che vede, proprio in questi giorni, una
nuova Giunta di Governo, iniziare il suo servizio
alla città in questo momento non difficile ma
difficilissimo, ci viene di ricordare, a proposito
di talune voci non proprio edificanti di questi
giorni, - voci che – ci sembra - in maniera
preconcetta esprimono giudizi negativi su tutto e
su tutti - la definizione della democrazia del
famoso uomo politico inglese WINSTON CHURCHILL : "La
democrazia è il peggiore sistema di governo che
esista, ma sino ad ora non se n’è trovato uno
migliore".
Radioascoltatrici
e radioascoltatori, don Diego Acquisto
cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff
tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi
augura buona settimana con i programmi della
nostra emittente.
LETTERA APERTA
10.03.2010
La
città si prepara ad accogliere l’annuncio
ufficiale, ormai imminente,
della nuova Giunta, con atteggiamenti
diversi, per alcuni di ostilità, per altri di
indifferenza, per altri ancora di attesa, e,
infine, per una fascia - a mio giudizio non
proprio ristretta, se non addirittura
maggioritaria – di speranza.
Una nuova Giunta dopo un travaglio di oltre cinque mesi; un lungo
periodo segnato anche dalla tragedia del 23
gennaio scorso, che ha drammaticamente messo in
evidenza il degrado del centro storico, con tutti
i problemi connessi di povertà, di emarginazione
e di mancanza di sicurezza per la stessa incolumità
fisica.
Il
nuovo governo della città, inizia in un momento
assai difficile, in cui, malgrado tutto,
i partiti che nelle ultime elezioni hanno
ricevuto il mandato popolare, hanno ritrovato il
coraggio di rimettersi assieme, sicuramente nel
proposito – mi auguro fermo e sincero - di
seppellire la cultura delle divisioni e del
disfattismo,-
o del
FALLIMENTO DI TUTTO E DI TUTTI - come
è stato scritto in questi giorni scorsi.
Assolutamente
prioritaria l’esigenza di
dare risposta a quella grande voglia di
cambiamento uscita dal segreto delle urne nelle
ultime elezioni
e provare, con senso di responsabilità e
ritrovata grinta e determinazione, ad amministrare
la città, uscendo dall’emergenza, con l’avvio
di un cammino decisamente nuovo,dopo la tragedia
del 23 gennaio; un cammino nuovo sotto il pungolo
costruttivo dell’opposizione, anch’essa già
predisposta, e comunque coinvolta e richiamata al
suo ruolo di responsabilità.
A
partire dai prossimi giorni, Favara avrà al
governo una maggioranza legittimata dal voto
popolare; una maggioranza che si assume le proprie
responsabilità ed un’opposizione, anch’essa
voluta dal popolo, che ne deve controllare l’operato.
Ciò,
dopo il travaglio dei mesi scorsi, in cui sono
emerse ancora in tutti i settori dei vari partiti,
- dove più, dove meno – rilevanti debolezze e
contraddizioni, malcelate furbizie e ambizioni
personali, pur
nel desiderio sincero di un cambiamento in
meglio. La democrazia vera non nasconde le sue
fragilità. Adesso, con
buoni propositi, grazie alla tenacia e
determinazione del Sindaco Russello, che ha
via via rivelato, prudenza e saggezza, oltre a
doti non comuni per gestire l’emergenza, sembra
avviarsi subito, davvero una nuova fase, quanto
meno, nella
chiarezza, per affrontare i problemi sul tappeto.
Auguri
a tutti i protagonisti e soprattutto alla città.
Favara ha grande bisogno di coraggio nella
chiarezza. Credo l’augurio di una franca
risposta a questo bisogno, sia il più adatto per
la prossima Pasqua.
Per
la verità, nella ricomposizione della
maggioranza, dobbiamo dire, che all’ultimo
momento è venuta a mancare la sola componente
consiliare che si rifà al PDL dell’on.
Bosco, il quale ha accolto l’idea di una Giunta
di salute pubblica, già in precedenza avanzata
dai massimi esponenti locali del PD. Bosco ha
voluto tuttavia,
a chiare lettere, sottolineare di appoggiare
pienamente e sostenere con tutte le sue forze
i partiti del centro-destra, nella loro
concorde decisione di questa ripresa di impegno
comunitario per la città.
Le
motivazioni addotte dall’on. Bosco non vanno
sottovalutate, perché
egli richiama a
comportamenti nobili e virtuosi, che
è facile collegare con alcuni principi
fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa;
principi richiamati anche nel recente documento
pubblico della Comunità Ecclesiale, “Per
un atto di amore alla città”, a firma
congiunta del Collegio dei Parroci e del Direttivo
del Consiglio Pastorale Cittadino.
Come
non condividere i richiami dell’on. Bosco a “invertire
a Favara “la rotta politica” ed
uscire dall’anomalia della confusione”
? E ancora,
il richiamo ad
“attenzionare concretamente i problemi del
popolo”…a “mettere da parte
ed abbandonare la linea della ricerca
esasperata di poltrone, per fare prevalere,
invece, l’interesse collettivo?”. E questo
per puntare “sulle
vere emergenze: lavoro, centro storico, qualità
della vita e legalità.” Su questo progetto
– dice ancora testualmente l’on. Bosco – “sarò presente e partecipe, …per riuscire finalmente a misurare
l’impegno per Favara, non su sterili promesse,
ma per dare soluzioni, rapide e concrete, alla
popolazione”. Pensieri nobili che devono
essere condivisi e che sicuramente, vogliamo
augurarci, saranno tenuti presenti dai Partiti e
dai nuovi assessori che si sono caricati la
responsabilità di governare la città,
imbroccando la strada giusta. Fra due anni, sarà
poi il popolo sovrano a giudicare nel segreto
dell’urna e confermare l’attuale maggioranza o
eventualmente mandarla a casa, per assegnare il
governo all’attuale opposizione, e fare
diventare opposizione l’attuale maggioranza,
secondo le regole maestre della democrazia.
Ricordiamo
che, da troppo tempo, la sensazione diffusa è che
la politica miri solo al raggiungimento di
interessi particolari a scapito di quelli
generali. La voglia di cambiamento espressa dal
popolo nel maggio 2007, deve essere tenuta
presente dal Sindaco e dai nuovi assessori, specie
dopo il 23 gennaio scorso. Essi devono dimostrare
concretamente una vera inversione di marcia, per
rendere palese che la furbizia e la scaltrezza non
prevalgono sull’intelligenza onesta e sulla
volontà seria di collaborare per il bene comune.
Ricordiamo
che la Gaudium
et spes definisce il bene comune “l’insieme
di quelle condizioni che permettono tanto ai
gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere più
pienamente e più speditamente la propria
perfezione”(n.26). Chiaro il sottinteso che
ci vuole l’impegno di tutti. I politici devono
creare con le loro scelte le condizioni in questo
senso. Favara, - è stato ripetutamente detto da
tutte le parti politiche e non solo - dopo il 23
gennaio non è, non deve e non può continuare ad
essere più la stessa. Ed allora si richiede un
impegno corale, da parte dei politici, maggioranza
ed opposizione, degli alti dirigenti del Comune,
dei burocrati, di tutti gli impiegati ai vari
servizi. Insomma , un impegno ed un atteggiamento
nuovo veramente da parte di tutti, dal Sindaco,
agli assessori sino all’impiegato con le
mansioni che sembrano le più umili, ma
sempre importanti, come ad esempio quelle del
messo-notificatore, chiamato anche lui a compiere
bene il suo dovere, perché una mancata o
intempestiva notifica provoca guasti e rallenta
l’iter delle decisioni dei vertici più alti.
Bando
alla cultura ed alla prassi dell’appiattimento.
Meriti e sanzioni non
devono esser considerati una cosa del
passato.
La
Dottrina Sociale della Chiesa dice
a tutti di muoversi nel binario del vedere,
giudicare,
agire,
con tempestività e diligenza.
Favara
ha tutte le potenzialità per risollevarsi dalle
attuali difficoltà ed
assicurare
una migliore qualità della vita ai suoi
concittadini.
Con
sensi di stima, porgo a tutti AUGURI di
feconda riflessione per il bene di Favara, in
questo fine Quaresima e per la prossima Pasqua.
Sac.
Diego Acquisto
******************
Senza
continuare a chiudersi nel silenzio, dicevamo che
, dopo cinque mesi di inutili riunioni,
l'assunzione di responsabilità, moralmente, era
obbligatoria “sub gravi”da parte di ognuno,
secondo il
proprio ruolo.
Adesso pare, finalmente, che la situazione
si è sbloccata e si
fa almeno chiarezza. Se possibile, bisogna
recuperare saggezza, perché ne manca tanta
e quindi anche tempo perduto, perché ne è
stato perduto veramente troppo.
Hanno sempre predicato e praticato la
disobbedienza civile che, in sostanza, vuole
dire infischiarsi della legge, non tenerne conto,
fare il contrario, magari atteggiandosi a martiri,
con digiuni più o meno veri o
più o meno
finti; diffondere
insomma a piene mani la cultura del
trasgressivismo, con esempi pratici, come per
esempio, fumare spinelli e usare droghe cosiddette
leggere, quando per legge – si sa bene - questo
è reato. E ancora. Praticare aborti
non consentiti dalla legge …inneggiare a visioni
della famiglia che sono in netto contrasto con
quanto è stabilito dalla nostra
Costituzione Repubblicana, ecc. Invece i
radicali in questi giorni si presentano come
paladini, difensori della legge e del rispetto di
essa, solo perché così sperano che siano esclusi
dalla competizione elettorale per le elezioni
regionali, la candidata dello schieramento
avversario nel Lazio o
in Lombardia il Governatore uscente. Da un
eccesso all’altro, a convenienza; ci si rifugia
in un formalismo che calpesta la sostanza. Un
timbro rotondo o quadrato, o la dabbenaggine di
qualche incapace, vengono difesi, come legge
importantissima, a discapito di un obbligo-dovere
ben più importante, sancito dalla Costituzione,
che è il diritto di voto di ogni cittadino
per il Partito di sua scelta.
E
infine una buona notizia che riguarda il
CROCIFISSO – una notizia che solleva l’animo
di non pochi italiani. La Corte di Strasburgo ha
accolto il ricorso del governo italiano. contro la
sentenza che, il 3 novembre 2009, aveva ritenuto
lesiva della libertà religiosa e della libertà
di educazione la presenza del crocifisso nelle
aule delle scuole pubbliche.
Il caso, comunque, sarà riesaminato nei prossimi
mesi dai diciassette giudici della Grande Camera
di Strasburgo, che emetteranno la sentenza
definitiva. Intanto un primo passo. Nel suo
ricorso, il Governo di Roma ha sostenuto che le
questioni religiose devono essere regolate a
livello nazionale in quanto rispondenti a elementi
distintivi dell’identità di una nazione e che
attualmente non esiste in Europa una
interpretazione condivisa del principio di laicità
dello Stato. Perciò “l’esposizione del
Crocifisso nelle scuole non deve essere vista
tanto per il significato religioso quanto in
riferimento alla storia e alla tradizione
dell’Italia”. Questa prima decisione e della
Corte di Strasburgo viene intanto giudicata
un atto di buon senso. “Il crocifisso esprime il
centro della nostra fede cristiana, la sintesi dei
valori che hanno ispirato la cultura di libertà,
di rispetto della persona e della dignità
dell'uomo che sta alla base dell'Occidente. Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi
saluta ed anche a nome dello staff tecnico e
giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona
settimana con i programmi della nostra emittente.
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NOTA di CHIARIMENTO
sul FAVARA DAY X
Sicilia TV
23.02.2010
Favara
ha bisogno di coraggio nella chiarezza,
senza alimentare quella cultura
dell’anonimato, che in un passato remoto, quando
andava di moda, –
pare - non le sia affatto appartenuta. Una cultura
allora diffusa soprattutto in alcuni paesi della
nostra diocesi, per
cui , il nostro Sinodo diocesano,-
al fine di contrastarla, sottolineandone la
gravità, aveva
inserito il peccato delle lettere anonime “graviter
infamantes”, tra i peccati riservati al
Vescovo e perciò l’assoluzione era sottratta al
confessore ordinario.
La
precisazione di cui sopra può servire per una
riflessione utile a quanti partecipano
lodevolmente, - servendosi dell’opportunità offerta dalle moderne conquiste mediatiche -
al dibattito e al confronto delle idee. La morale
cristiana invita sempre alla chiarezza ed all’assunzione di responsabilità.
E
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