Confraternita della Santa Croce del Calvario di Favara

Ass.Spirituale: Sac. Diego Acquisto   e-mail: diegoacquisto@alice.it

*     *     *

 

XIX CAMMINO di FRATERNITA' delle CONFRATERNITE dell'Arcidiocesi di Agrigento

Raduno a Favara, domenica 22maggio 2011

 

La Confraternita della Santa Croce del Calvario di Favara raccogliendo l’esperienza ultratrentennale del Comitato “Venerdì Santo”, nasce nel 2005 con il placet dell’Arcivescovo Mons. Carmelo Ferraro, che ne approva lo Statuto.

Oltre al servizio alla Croce nel periodo della Quaresima e della Settimana Santa, viene fortemente sottolineato l’impegno di formazione culturale e spirituale, unitamente all’individuazione e promozione di varie iniziative di valenza caritativa e sociale.

Un cordiale saluto e benvenuto a tutti i Confrati e le Consorelle delle Confraternite della nostra Chiesa Agrigentina, che con i loro stendardi, le loro divise, i loro abiti, richiamano le nostre antiche tradizioni di fede ben radicate nel tessuto sociale del nostro popolo.

Con la sfilata per le vie di questa nostra Favara, tutti insieme vogliamo offrire una pubblica manifestazione di fede e di attaccamento alla Chiesa ed al suo Pastore, il Padre Vescovo don Franco, nel giorno del suo genetliaco.

22.05.2011

L’Assistente Spirituale

Sac. Diego Acquisto

 

******************************************************************

Saluto dell’Assistente - Chiesa SS. Pietro e Paolo di Favara

Domenica 22.05.2011

 A nome mio personale e  quale  Assistente Spirituale della Confraternita della Santa Croce del Calvario di Favara, a nome dei  Parroci  di questa città, mi è gradito rivolgere un cordiale saluto e benvenuto a tutti voi. In  particolare,   sento di  dovere rivolgere un devoto saluto al vescovo don Franco, successore degli Apostoli,  nostro padre e pastore di questa Chiesa locale, che ci assicura la comunione di tutta la Chiesa Agrigentina, che nel Vescovo ha il suo principio di unità.

Un caro saluto a Mons. Gaetano Di Liberto, delegato arcivescovile x le Confraternite, con  sentimenti di gratitudine per il prezioso lavoro che ha svolto  e svolge in questo non facile  campo un lavoro che ha prodotto più che il  raddoppio delle Confraternite, sia perché tante Confraternite hanno ripreso l’attività, sia perché nuove Confraternite si sono aggiunte, e don Gaetano con la sua provvidenziale flemma che infonde fiducia, ha seguito con  pazienza  l’evolversi della situazione, aiutando spesso a superare  ostacoli e perplessità.

E ancora un saluto a tutti Voi,  confratelli e consorelle , che rappresentate, così numerosi, il vasto e variegato mondo delle 56  Confraternite presenti in  molti dei 43  Comuni della nostra vasta arcidiocesi, con un totale complessivo di oltre 6000 associati, giovani e meno giovani.

Favara è lieta di accogliervi e si sente onorata della vostra presenza.

Tutti qui a Favara convenuti per il XIX Cammino di Fraternità; un cammino iniziato proprio qui a Favara nel 1992,  con la presenza allora di poco più di una decina di Confraternite. Un cammino  convocato allora dal Vescovo Mons. Carmelo Ferraro, per riflettere sul tema “Come eravamo, come siamo, come saremo”; un tema che era tutto un programma e che  stimolava alla riflessione e la cui riuscita qui a Favara,   scuoteva gli animi e suscitava nuovi propositi, nel far rivivere le Confraternite esistenti, ma che di fatto avevano praticamente cessato di operare, e invitava a formare altre Confraternite, regolarmente approvate dall’autorità ecclesiastica, contestualmente allo Statuto.

Tra le  Confraternite nate dopo il 1992, in data relativamente recente, nel 2005, la Confraternita che ha curato i preparativi di questo raduno e che oggi si sforzerà di curare al meglio, l’organizzazione di questa giornata, cioè la Confraternita della Santa Croce del Calvario. Una Confraternita questa, più che  giovane  ancora bambina, possiamo dire, dati appena i suoi  appena 6 anni di vita; ma alle spalle di diversi confrati, bisogna dire che c’è  un impegno di servizio alla Croce, come COMITATO “Venerdì Santo”, di oltre 30 anni. Una  ricorrenza questa dei 30 anni di servizio, che nel 2004, mentre era avviata la fase del discernimento per la costituzione della Confraternita, il Comitato decideva di non far passare inosservata, pubblicando un numero unico intitolato “A’ CRUCI”, cioè la Croce, “A’ CRUCI” come i favaresi, nella caratteristica e saporosa parlata locale chiamano il Calvario.  E di questo numero unico, a ricordo dei 30 anni di servizio alla città come Comitato,  penso che vi fa piacere dirvi che abbiamo la disponibilità di darvene una copia ad ogni Confraternita.

Potrete così notare che  la nostra piccola storia si inserisce nella grande storia delle Confraternite della nostra Diocesi, alcune delle quali sono letteralmente pluri-secolari , testimoniando con la loro esistenza le antiche tradizioni cristiane, saldamente radicate nel tessuto sociale delle popolazioni del nostro territorio agrigentino.

Tutte le Confraternite si sono sempre distinte per le loro tipiche forme di pietà popolare, a cui vengono unite tante iniziative caritatevoli verso i poveri,  gli emarginati, i malati e i sofferenti, coinvolgendo in questa gara di generoso aiuto ai bisognosi altri volontari di ogni ceto sociale.

Nella stagione di grandi cambiamenti che stiamo attraversando, la Chiesa in Italia e ad Agrigento, ha bisogno delle Confraternite.  Per questo è necessario però curare  la  formazione spirituale e  tendere davvero alla santità, utilizzando tutti i mezzi di grazia che Gesù ha lasciato alla sua Chiesa.

Sono sicuro che questo raduno di Favara, così come quello del 1992, porterà bene alle Confraternite della nostra Diocesi, che miglioreranno ulteriormente il loro impegno nella fede e nella testimonianza della fede nel sociale. Questo raduno di Favara, preparato dalla nostra Confraternita della Santa Croce del Calvario, segnerà una tappa positiva di questo cammino, in questo  periodo che, tra l’altro, vede  anche il decano, di questa nostra Confraternita, Rosario Sutera Sardo,  chiamato al servizio di presidenza di tutte le Confraternite della diocesi.

Intanto, questo raduno, con la sfilata per tutto il corso principale di Favara che seguirà,  - (se il tempo inclemente, nel frattempo  migliorerà) e quindi anche con la solenne concelebrazione nella Chiesa Madre  - questo raduno vuole essere una corale manifestazione di fede e  di attaccamento alla Chiesa ed al suo Pastore don Franco, al quale formuliamo i migliori auguri  per la ricorrenza del suo  65° genetliaco. AUGURI !

Sac. Diego Acquisto

Parroco di S. Vito e  del Calvario

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

 

RELAZIONE  del dott. ELIO ALLETTO

FIGLI NEL FIGLIO – FRATELLI UNIVERSALI

Voglio iniziare questa nostra riflessione richiamando a me ed a voi una scena del vangelo che dal punto di vista umano è veramente triste ma che nella storia della nostra salvezza costituisce un momento veramente importante.

Sono gli attimi in cui Gesù, sulla croce, sta  per morire e Giovanni, nel suo vangelo (cap. 19), riporta:   [25]Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. [26]Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». [27]Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

E’ Gesù stesso che, dichiarandoci figli della sua Madre,  ci rende automaticamente figli del suo Padre celeste e, conseguentemente, suoi fratelli. Certamente non è per nostro merito: se esaminiamo come siamo, Dio dovrebbe stare alla larga da noi;  Egli invece , come diceva san Bernardo di Chiaravalle,“ci ama non perché siamo buoni e belli, ma ci rende buoni e belli perché ci ama”.  Ed è proprio per renderci buoni e belli di fronte al Padre che Gesù si è offerto come vittima sulla croce per liberarci dal peccato. Si, carissimi confratelli, perché è proprio  il peccato che deturpa la nostra immagine e ci rende schiavi.

Mediante la sua morte e risurrezione Cristo ci libera dalla schiavitù del peccato e ci da la possibilità, se lo vogliamo, di riacquistare quella dignità che Dio, creandoli, aveva dato ai nostri progenitori. Occorre però che si accetti di rinascere ad una nuova vita: la vita dello Spirito. Dice, infatti Gesù a Nicodemo  “se uno non nasce da acqua e da Spirito non può entrare nel regno di Dio (Gv. 3,5)”.  Ricordo che fin da bambini ci facevano imparare a memoria la formula del  catechismo di San Pio X che alla domanda “Che cos'è il Battesimo?” rispondeva che “Il Battesimo è il sacramento che ci fa cristiani, cioè seguaci di Gesù Cristo, figli di Dio e membri della Chiesa”.           Il nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, aprendo i nostri orizzonti, chiarisce che  “1213 -  Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d'ingresso alla vita nello Spirito, e la porta che apre l'accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione:– Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l'acqua e la parola ».

Ho voluto fare questa premessa sia perché ho ritenuto essenziale richiamare a me ed a voi l’insegnamento della Chiesa  (ogni tanto riprendere in mano il catechismo non fa certamente male), sia perché i testi che abbiamo ascoltato sono essenziali per comprendere il tema del nostro incontro : figli nel Figlio, fratelli universali.

Oggi, quelli che siamo qui in quanto facciamo parte di una confraternita, abbiamo ricevuto il Battesimo (altrimenti non potremmo essere iscritti ad una confraternita), siamo quindi rinati nell’acqua e nello Spirito. Pertanto, come ci insegna la santa Madre Chiesa, siamo diventati  figli di Dio e lo siamo realmente perché attraverso il battesimo siamo diventati membra di Cristo: ora se Cristo è Figlio di Dio, noi che siamo sue membra  necessariamente attraverso Cristo siamo diventati figli di Dio.

Parlando di Cristo diceva il vescovo S. Ilario nel suo trattato sulla Trinità: “Egli è nel Padre per natura divina. Noi siamo in lui per la sua nascita nel corpo. Egli poi è ancora in noi per l’azione misteriosa dei sacramenti.

        Questa è la fede che ci chiede di professare. Secondo questa fede si realizza l’unità perfetta per mezzo del Mediatore. Noi siamo uniti a Cristo, che è inseparabile dal Padre. Ma pur rimanendo nel Padre resta unito a noi. In tal modo arriviamo all’unità con il Padre. Infatti Cristo è nel Padre connaturalmente perché da lui generato. Ma, sotto un certo punto di vista, anche noi, attraverso Cristo, siamo connaturalmente nel Padre, perché Cristo condivide la nostra natura umana.”

 E come dicevamo all’inizio, non solo siamo  figli del Padre ma Cristo ci ha dato anche una Madre: la sua Madre.

Lo scorso Venerdì santo , durante la trasmissione “ A Sua immagine”, il papa Benedetto XVI ha risposto a 7 domande che gli erano state poste dalla gente.  

L’ultima domanda al Papa  è stata su Maria, sotto la croce, affidata da Gesù a Giovanni. “Queste parole di Gesù – ha affermato Benedetto XVI - sono soprattutto un atto molto umano” di “amore per la madre” che affida “al giovane Giovanni perché sia sicura. Una donna sola, in Oriente, in quel tempo, era in una situazione impossibile”. In Giovanni, comunque, “Gesù affida tutti noi, tutta la Chiesa, tutti i discepoli futuri, alla madre e la madre a noi. E questo si è realizzato nel corso della storia: sempre più l’umanità e i cristiani hanno capito che la madre di Gesù è la loro madre. E sempre più si sono affidati alla Madre: pensiamo ai grandi santuari”. “A noi tutti è data una madre – ha aggiunto -. E possiamo con grande fiducia andare da questa Madre, che anche per ognuno dei cristiani è sua Madre”. E d’altra parte vale anche che “la Madre esprime pure la Chiesa. Non possiamo essere cristiani da soli, con un cristianesimo costruito secondo la mia idea. La Madre è immagine della Chiesa, della Madre Chiesa, e affidandoci a Maria dobbiamo anche affidarci alla Chiesa, vivere la Chiesa, essere la Chiesa con Maria”.

Coraggio, dunque:  in Gesù e con Gesù siamo figli di Dio e di Maria. E se i nostri genitori  terreni  fanno di tutto per renderci la vita migliore, molto di più faranno i nostri Genitori Celesti  perché  ognuno di noi possa felicemente arrivare alla meta: la salvezza eterna. Dio vuole infatti che tutti gli uomini siano salvi.

Ma se tutti, nel Figlio Gesù, siamo figli di Dio, la conseguenza logica di questa figliolanza è che tutti , in Cristo, siamo fratelli tra di noi.

Chi ha scelto Cristo ed è stato innestato in Lui mediante il battesimo deve avere consapevolezza di questa fraternità universale anche se gli altri fratelli che ancora non hanno accolto la fede cristiana non hanno consapevolezza di ciò. Volendo portare un paragone spicciolo, possiamo pensare ad una famiglia con diversi figli alla quale è stato sottratto un neonato che poi è cresciuto in un altro contesto. I fratelli sono cresciuti sapendo di avere un altro fratello, ma il neonato sottratto non ha questa consapevolezza: egli, però, è sempre figlio e fratello nella famiglia di origine.

Noi sappiamo che tutti abbiamo La nostra origine in Dio, abbiamo quindi il dovere di testimoniare con la nostra vita la fraternità. Ed essere veramente fratelli  significa essere pronti ad aiutarci gli uni con gli altri, accogliendo  l’invito di San Paolo ai Galati: “Portate i pesi gli uni degli altri: così adempirete la legge di Cristo”. Ciò è particolarmente importante in questo momento di crisi economica, nel quale occorre rispondere  ai bisogni di tanti fratelli in difficoltà. Non possiamo dire non mi interessa, perché  siamo fratelli interessati a tutto ciò che riguarda l’uomo.

Dice la costituzione conciliare Gaudium et spes “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d´oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.”

Oggi il Cristo continua a portare la sua croce nei fratelli che incontriamo nel bisogno per la nostra strada. Simone, il cireneo, passando per caso, aveva incontrato Gesù sul suo cammino, senza sapere che da quell’incontro la sua vita ne sarebbe uscita trasformata.. E´ l’incontro con Dio nel fratello che  attraversa all’improvviso tante vite, come quella dell’apostolo Paolo sulla via di Damasco.  Come leggevo in una riflessione sulla via crucis  dei collegi dell’università cattolica  “Dio è in agguato sui sentieri della nostra esistenza quotidiana. Anche sulle vie del nostro mondo postmoderno il Nazareno si presenta a ognuno di noi. E´ lui che talora bussa alle nostre porte, chiedendo il nostro aiuto e chiamandoci all’impegno: nell’anziano abbandonato in una casa di ricovero, nel giovane scoraggiato a causa di un lavoro precario, nell’immigrato privo di ogni diritto e dignità, nelle folle che seguono il vuoto del consumismo e si conformano ad un’esistenza piatta e priva di valori.

 Il gesto del Cireneo si trasforma idealmente in un simbolo di tutti gli atti di solidarietà per i sofferenti, gli oppressi e gli affaticati. Egli rappresenta, così, l’immensa schiera delle persone generose, dei missionari, dei Samaritani che non «passano oltre dall’altra parte» della strada, ma si chinano sui miseri caricandoli su di sé per sostenerli. Sul capo e sulle spalle di Simone, curve sotto il peso della croce, echeggiano, allora, le parole di san Paolo: «Portate i pesi gli uni degli altri perché così adempirete la legge di Cristo»”.

Viviamo  in mezzo a violenze,  guerre,  povertà  e tutti aspiriamo  ad un  mondo in cui    la solidarietà, la pace, la libertà, la giustizia alimentino la nostra speranza. Non dobbiamo perciò dimenticarci di chi, vicino o lontano, soffre e chiede aiuto nella solitudine o nel dolore; di chi chiede pace, libertà, giustizia, e di chi chiede la luce della speranza, quando ormai crede che non ci sia più niente da fare.

Oggi, nella nostra diocesi viviamo il dramma di coloro che fuggono dalla loro terra ed approdano a Lampedusa in cerca di Giustizia, libertà, solidarietà e pace. Sono giorni difficili, giorni pieni di incertezza, di sofferenza, di egoismi. Nemmeno le centinaia di giovani ed anche bambini morti in mare nel tentativo di raggiungere un sicuro approdo di libertà riesce a scuotere le nostre coscienze: ci sono troppe parole confuse da parte della politica.

Dobbiamo ringraziare i cittadini di Lampedusa che, nonostante le difficoltà che creano nella loro comunità i tantissimi profughi che sono arrivati e continuano ad arrivare, sono stati per tutti noi un esempio di accoglienza e solidarietà.

Che cosa possiamo fare per  questi fratelli clandestini? Si, anch’essi sono nostri fratelli, anche se non condividono la nostra fede, perché Gesù è morto in croce anche per la loro salvezza. C’è chi li vuole rimandare indietro dando loro un sostegno economico e c’è chi vorrebbe accoglierli indiscriminatamente.  La nostra capacità di accoglienza non è certo illimitata, anche se la nostra Europa è certamente più ricca dei paesi da cui essi provengono.

Certamente  occorrerebbe da parte di tutti una grande risposta ricca di amore e di gesti concreti per intervenire alla radice del problema, cercando di rimuovere le cause che spingono questi nostri fratelli a rischiare la morte pur di scappare da una situazione non certo bella in cui sono costretti a vivere. I tanti nostri missionari hanno capito ciò e si sono adoperati e continuano ad adoperarsi per rimuovere in loco le cause che spingono a fuggire, cercando di educare ad un futuro meno incerto.

Anche i governi delle nazioni più agiate dovrebbero seguire il modello dei missionari, ma molto spesso gli aiuti ai paesi in via di sviluppo sono contrassegnati più dall’interesse dei donatori che dai bisogni di coloro che si dovrebbero aiutare.

Mi piace riportare ciò che ha detto il presidente della CEI card. Bagnasco riferendosi alla situazione di Lampedusa: “Continuare a ritenere interi popoli come fastidiosi importuni non porterà lontano. Essi domandano, a loro modo, di partecipare alla fruizione dei beni materiali, mettendo a frutto la loro capacità di lavoro, e intanto chiedono ciò che finora non hanno potuto produrre. Nei nuovi scenari, è un’illusione riuscire a piantonare le coste di un continente intero. E’ l’ora dunque di attuare quelle politiche di vera cooperazione che sole possono convincere i nostri fratelli a restare nella loro terra, rendendola produttiva. Non si diceva forse, nel momento in cui ci si preparava a far fronte alla crisi economica internazionale, che sarebbe stata l’occasione per ridefinire le priorità e le scale di valore, in ordine alle scelte strategiche?”

Diciamo noi che queste scelte strategiche non possono più aspettare e che la politica e l’economia devono intervenire prontamente. Ma purtroppo, come ha detto sempre il card. Bagnasco  in questi giorni durante la visita nell’isola,  Lampedusa è “monito a chi parla molto e fa poco”.        

Quella economica è certamente una questione importante, ma spesso è aggravata dalla presenza di regimi che privano l’uomo della sua dignità, togliendogli la libertà di autodeterminarsi  e non consentendogli di costruire quella giustizia che è il fondamento della pace. La persona umana non può avere diversa dignità a seconda del clan a cui si appartiene o dei potenti ai quali si fa riferimento.

 La giustizia è la difesa più consistente della libertà: giacché, se non ci sarà giustizia, gli uomini vivranno nella continua tentazione di vendere la loro e l'altrui libertà a chi questa giustizia promette. E d'altra parte, se non ci sarà libertà, non ci sarà nemmeno la giustizia: il potere totalitario ha avuto, ha e avrà sempre i suoi servi privilegiati. Giustizia e libertà sono, quindi, strettamente collegate tra loro: garantendo le libertà dei cittadini, si può ottenere una giustizia non illusoria. Occorre, quindi, che ci sia l'effettiva volontà di tutti per cambiare rotta, per permettere alla democrazia, spesso un po’ logora, di funzionare. L'unica arma da usare è quella della partecipazione, cioè della comune responsabilità, intesa come strumento di democrazia autentica. Partecipare significa anche poter esigere correttezza da chi è stato eletto e spesso non è in grado di rappresentarci.

Certamente sono i governi a dover operare nel vasto campo dei rapporti internazionali, ma anche noi, nel nostro piccolo, possiamo e dobbiamo agire per dare una mano ai nostri fratelli che si trovano nel bisogno, non solo a quelli lontani ma principalmente a quelli che ci sono più prossimi. I lampedusani sono stati per tutti noi un esempio.

Penso che il primo aiuto che si possa dare è quello di far capire  ai lontani che aspirano a venire da noi, che il nostro non è il paese del bengodi: con i satelliti le nostre trasmissioni televisive arrivano lontano e, purtroppo, l’immagine che mostrano è quella di un paese dove i soldi non si sudano ma si vincono. Quante trasmissioni si vedono, dove con i vari giochetti tanti soldi vengono distribuiti non perché li si è sudati ma per il divertimento. Si crea l’impressione che venendo in Italia si può sbarcare il lunario senza la necessità di lavorare. E d’altronde questa pericolosa mentalità si sta diffondendo anche tra noi: anziché lavorare, scommettiamo. In questi giorni uno dei nostri siti web intitolava “Agrigentini, popolo di scommettitori”. Diceva poi che “se per qualità della vita la nostra provincia è ultima in quasi tutte le classifiche,….nel settore giochi la parola crisi non esiste”.

Occorre che noi cambiamo questa nostra mentalità anziché esportarla ad altri che hanno invece bisogno di apprendere altri stili di vita.

 mons. Guerino Di Tora, direttore della Caritas romana, dice che “La contingenza economica che si sta sviluppando in tutto il mondo è forse il richiamo migliore per poter entrare in questo stile diverso che ci porta a riscoprire maggiormente i valori umani. Il Papa sottolinea che la vera conversione non può essere soltanto quella verso un cambio di se stessi, ma verso il prossimo, quindi ne diventa quasi la garanzia di questo, l’unione profonda di quello che deve essere l’incontro con se stessi e con Dio e quella che veniva chiamata nella tradizione l’esperienza dell’elemosina, cioè dell’attenzione e della benevolenza verso il fratello che è nella difficoltà e nel disagio”. Certamente l’elemosima è un modo di manifestare solidarietà, E’ un modo concreto di incontrare l’altro. I poveri, Gesù ci dice, li avete sempre con voi, e quindi hanno una valenza quasi teologica di un richiamo profondo al senso della presenza di Dio. Gesù si è identificato con colui che è nel disagio e, quindi, ci richiama a una concretezza che non può essere semplicemente un dare dimenticando, quasi fare un’offerta senza cogliere l’aspetto di relazionalità con l’altro: ci richiama a un senso profondo di fratellanza e di unione universale. In questa esperienza troviamo veramente il senso nuovo della solidarietà. In un mondo come quello di oggi in cui c’è la globalizzazione delle monete, delle merci, occorre anche questa globalizzazione dell’attenzione a chi è maggiormente nel disagio a chi si trova in situazioni di maggiore povertà e non semplicemente un’attenzione al lontano, ma al povero che è vicino a noi, coloro con i quali mi trovo a incontrarmi giorno per giorno sulla strada, nel lavoro, la famiglia del mio palazzo che si viene a trovare in una conflittualità, tutto questo diventa una profonda concretezza e esperienza di questo incontro con Dio nel prossimo.   
 Non dobbiamo dimenticare tante forme di queste nuove povertà. Oggi ci troviamo con mamme e bambini che sono in strada, persone che hanno perso il lavoro, famiglie che non arrivano economicamente alla fine del mese, ma anche altri tipi di povertà “spirituali”. Famiglie che si sono disgregate, coppie che non riescono più da sole ad andare avanti: allora diventa anche questa una vera carità, cioè quella prossimità, quel mettersi vicino, quel camminare insieme.”

Dobbiamo però essere consapevoli che la solidarietà deve necessariamente essere oculata. Non è certamente solidarietà abituare od alimentare negli altri  comportamenti e forme di vita che non sono condivisibili. Sono uno sprone anche per noi tanti immigrati che con fatica cercano di inserirsi in un’attività lavorativa e costruirsi dignitosamente un futuro, ma non sono certo lodevoli quelli che, senza tentare altro, si adagiano a vivere di espedienti, profittando anche della bontà di coloro che si preoccupano di loro. Vedere tanti giovani che per ore attendono l’apertura davanti ad una mensa di solidarietà non è certamente qualcosa di edificante: vuol dire che ci si è adagiati e che non si cerca di aiutarsi; non dimentichiamo il nostro detto “aiutati che Dio ti aiuta”.

Ciò che in ogni caso non deve abbandonarci è la speranza. Nonostante il mondo di oggi sia attraversato da ondate di violenza tra gruppi e popoli; da nazionalismi; da fenomeni crescenti di povertà, migrazione, ingiustizie; da guerre e terrorismi, tanti fermenti positivi confermano che la tensione del mondo all'unità non è stata mai così viva e operante.

Grazie a Dio sono esistiti ed esistono ancora pensatori, uomini e donne di fede e testimoni di umanità, che sostenendo ed alimentando questi fermenti positivi, di tempo in tempo hanno saputo alzare lo sguardo e collocare progetti e scelte in un disegno più grande. Criteri fondamentali come la dignità della persona, la libertà, l’equità, la sussidiarietà, la giustizia, sono divenuti irrinunciabili principi giuridici. Ma oggi, davanti all’accelerazione della storia e alla sua mondializzazione, questi principi devono trovare una dimensione adeguata alle sfide del presente.

C'è bisogno di un diverso orizzonte di pensiero e di responsabilità. C’è bisogno di formazione, di coerenza - costi quello che costi - di capacità di lavorare insieme, nell’azione quotidiana e nel lavoro intellettuale.

Ciò appare possibile assumendo la fraternità universale come punto di riferimento e misura dell'azione sia pubblica che di ciascuno di noi, come metodo e contenuto della costruzione del bene comune, come fondamentale categoria della nostra esistenza.

Proprio per questo siamo oggi qui riuniti insieme: vogliamo testimoniare a tutti la nostra fede in Cristo morto e risorto, e questa fede vogliamo testimoniarla impegnandoci a vivere con più forza e coraggio gli impegni che derivano a ciascuno di noi dalla consapevolezza di essere figli dell’Unico Padre, Dio e quindi fratelli tra di noi.

Certamente questa fratellanza universale impegna di più noi che facciamo parte di una confraternita e che, pertanto, abbiamo scelto di vivere la fraternità in modo particolare con quelli che condividono la nostra scelta. Abbiamo parlato di solidarietà: ma la prima solidarietà dovremmo viverla tra di noi; come potremmo testimoniare agli altri la fraternità se non riusciamo a viverla tra di noi? E come potremmo essere solidali con gli altri se prima non siamo solidali tra di noi? Non dimentichiamo che la storia delle confraternite si caratterizza proprio per il mutuo soccorso che, in nome di Cristo, i confratelli si prestavano tra di loro nel bisogno. Certe volte, invece, anziché aiutarci a portare gli uni i pesi degli altri, ci si attesta su posizioni che alla fraternità sono di controtestimonianza.

La confraternita è il luogo dove siamo chiamati a crescere nella fede, nella speranza e nella carità: sono le virtù teologali che con il battesimo ci sono state trasmesse e che noi dobbiamo sempre alimentare.

Siamo nel mese di maggio, il mese di Maria; vogliamo affidare a lei noi e le nostre confraternite. Vogliamo pregare, Maria, per tutti coloro che chiedono solidarietà. Per coloro che si sentono soli, bisognosi di aiuto, di un gesto, di un sorriso. Noi troppo spesso non ascoltiamo il loro grido: vogliamo pregare per loro e per noi, perché non ci sentiamo mai deresponsabilizzati nell’occuparci del prossimo, vicino o lontano che sia, ma riusciamo a cogliere il loro bisogno con la stessa sollecitudine con cui  Maria si è fatta incontro ad Elisabetta.

Vogliamo ancora pregare  per tutti coloro che, oggi, vivono come vittime di odio e violenza. La Madonna converta i cuori dei potenti che hanno tra le mani le sorti del pianeta, e i nostri cuori che troppo spesso deviano dalla strada dell’amore. Doni pace al mondo ed alle sue creature e ci renda capaci, seguendo il suo esempio di donna che visse nella fiduciosa pace del cuore, di essere noi stessi costruttori di pace. Diceva Giovanni Paolo II “Se la pace è un dono di Dio ed ha in Lui la sua sorgente, dove è possibile cercarla e come possiamo costruirla se non siamo in un rapporto intimo e profondo con Lui?
Edificare la pace nell’ordine, nella giustizia e nella libertà richiede pertanto, l’impegno prioritario della preghiera, che è apertura, ascolto, dialogo e ultimamente unione con Dio, fonte originaria della pace vera”.

E’ Gesù la nostra pace; nel vangelo di Giovanni Egli ci dice: «Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!». (Gv 16, 33)

Nella nostra preghiera non possiamo dimenticare chi è
vittima di ogni schiavitù, fisica o morale, che flagella i popoli del mondo. Dobbiamo pregare per la loro libertà e per quella di chi è servo del corpo, del denaro, di idoli, del potere, della carriera, delle apparenze. La nostra Mamma Celeste ci aiuti ad essere liberi e «liberatori», a scoprire quella libertà che nasce innanzitutto dal sentirsi figli di Dio, fratelli amati tutti allo stesso modo. Quella libertà che Maria stessa, con il tuo «sì» pieno di fiducia ha sperimentato.

Diceva Don Primo Mazzolari:  Cristo, mio redentore.
Sono libero quando accetto la libertà degli altri.
Sono libero quando riesco ad essere persona.
Sono libero quando non credo nell'impossibile.
Sono libero se la mia unica legge è l'amore.
Sono libero quando credo che Dio è più grande del mio peccato.
Sono libero quando solo l'amore riesce a incantarmi.
Sono libero se mi accorgo che ho bisogno degli altri.
Sono libero quando sono capace di ricevere la felicità che mi regalano gli altri.
Sono libero se solo la verità può farmi cambiare strada.
Sono libero se posso rinunciare ai miei diritti.
Sono libero quando amo il bene del mio prossimo più della mia stessa libertà.”

Non può mancare la preghiera per chi chiede giustizia. Per chi vede i propri diritti calpestati, per chi è vittima di soprusi, per chi vive nella paura.

A Maria affidiamo le speranze nostre e di tutti gli uomini. Ella, che di fronte alla croce non spense la sua certezza, ci insegni che la speranza è la forma più grande di abbandono fiducioso in Dio nostro padre e che, senza di essa, non potremo mai essere missionari del suo amore.

Voglio concludere questa nostra riflessione con il sogno di Martin Luther King:
“Io sogno che un giorno gli uomini si solleveranno e capiranno che sono fatti per vivere insieme come fratelli. Io sogno ancora che un giorno il nero di questo paese e ogni uomo di colore nel mondo intero, saranno giudicati in base al loro valore personale anziché sul colore della pelle, e che tutti gli uomini rispetteranno la dignità dell'essere umano. Io sogno che un giorno la giustizia scorrerà come l'acqua e la rettitudine come un fiume irruente. Io sogno, ancora, che un giorno la guerra cesserà, che gli uomini trasformeranno le loro spade in vomeri di aratro e le lance in falci, che le nazioni non si scaglieranno più le une contro le altre e non progetteranno mai più la guerra. Sarà un giorno meraviglioso, le stelle del mattino canteranno insieme e i figli di Dio grideranno di gioia.”

                                            ===================

 

 

 

 

 

Maxiraduno di Confraternite

FAVARA. Atteso per domenica un migliaio di persone provenienti da tutta la provincia

(Articolo pubblicato su "La Sicilia" - Martedì 17 Maggio 2011 AG Provincia, pagina 34)

Favara.Le Confraternite dell'Arcidiocesi di Agrigento si incontreranno domenica prossima a Favara per il 19° Cammino di Fraternità organizzato dal Centro diocesano della Confraternite. Un appuntamento importante per Favara e per la Confraternita della Santa Croce del Calvario il cui decano, Rosario Sutera Sardo, è l'attuale presidente del direttivo diocesano della Confraternite.

Nella città chiaramontana sono attesi un migliaio di confrati che saranno accolti nelle prime ore della mattina presso la parrocchia Santi Apostoli Pietro e Paolo. Ad accoglierli, come dicevamo, i confrati della Santa Croce del Calvario. Il programma prevede alle ore 9 il saluto del presidente Rosario Sutera Sardo, quello del commissario straordinario del comune Marcello Cascino con la preghiera iniziale dell'assistente spirituale don Diego Acquisto, a cui seguirà la relazione di Elio Alletto sul tema «figli nel Figlio, fratelli universali».

«Vogliamo rivolgere un'attenzione particolare al drammatico contesto socio-politico del nord Africa - ci dice il presidente Sutera Sardo - con la conseguente migrazione, invocando giustizia, libertà, solidarietà e pace».

Nei comuni della nostra Arcidiocesi si contano 56 Confraternite, intitolate Signore e alla Madonna, ma anche a molti Santi.

«Tutte le Confraternite - ci dice don Diego Acquisto - hanno lo scopo del culto pubblico a servizio della pietà popolare, ma anche degli impegni nel sociale e nel volontariato».

Un piccolo esercito, tra confrati e consorelle, adulti e giovani, di oltre 6.000 associati. La Confraternita più antica risale al 1200, ed è quella del SS. Salvatore di Licata; la Confraternita del SS. Crocifisso della Cattedrale di Agrigento è del 1591.

L'attuale direttivo diocesano delle Confraternite è composto da Rosario Sutera Sardo, presidente, Santa Croce del Calvario di Favara; Calogero Urso, suo vice, Addolorata di Licata; Antonino Amico, tesoriere, SS. Rosario di Palma di Montechiaro; Simone Gramaglia, segretario. Consiglieri sono Antonio Gambino, Addolorata di Agrigento; Angelo Bennici Madonna del Quartiere  di Licata. A sovrintendere mons. Gaetano Di Liberto, delegato Arcivescovile.

Il convegno delle Confraternite proseguirà con il «Cammino di fraternità», una processione di canti e preghiere che si snoderà dal quartiere di via Agrigento, attraverso piazza Itria, corso Vittorio Veneto, via Kennedy per arrivare in Madrice dove ci sarà la concelebrazione Eucaristica, presieduta dall'arcivescovo Francesco Montenegro.

Giuseppe Moscato

17/05/2011

 

************************************************

FAVARA 3 maggio-Ritrovamento della CROCE.

Al CALVARIO: "Viaggiu 'a la CRUCI" e Preghiera per la Città

COMUNICATO del  03.05.2011

+++

Oggi 3 maggio è la giornata in cui la tradizione cristiana ricorda il ritrovamento della Croce di Cristo.

A Favara il pensiero di tanti devoti va al Calvario dove sempre troneggia la CROCE. Per questo la CONFRATERNITA oggi terrà aperto il Calvario, dalle ore 9,00 alle ore 12,00 e dalle ore 16,00 alle ore 20,00. I fedeli così potranno alternarsi nelle visite e nelle preghiere tradizionali, sostando all’interno della Cappella, dove nel pomeriggio alle ore 18,30 sarà anche celebrata la S. Messa.

La devozione alla CROCE spinge tutti a momenti intesi di spiritualità. Perciò l’auspicio è che tra le varie intenzioni di preghiera, in sintonia con quanto in precedenza suggerito dai Parroci e dal Direttivo del CPC, non manchi la preghiera per la nostra Favara, in questo periodo in cui c’è il dovere di riflettere seriamente per dare un buon governo alla città.

 I cittadini favaresi si lascino illuminare dallo spirito del Signore, perché il 29 e 30 maggio p.v., liberandosi da ogni forma di condizionamento parentale o amicale, di partito o di gruppo, votino secondo coscienza, scegliendo persone animate da sincero spirito di servizio e che si reputino capaci di affrontare e risolvere al meglio - nei limiti del possibile - i gravi problemi della collettività favarese. E’ il modo migliore per onorare la ricorrenza del ritrovamento della CROCE di Cristo e testimoniare la propria coerenza cristiana nelle scelte concrete di vita.

++++++++++++++++++++++

Un ritrovamento, quello della Croce di Cristo, collegato agli scavi voluti e compiuti al Calvario di Gerusalemme da S. Elena , mamma dell’imperatore Costantino, (imperatore dal 306 al 337), che con il famoso Editto di Milano (313) concesse la libertà di culto a Cristiani e chiuse il lungo e terribile periodo delle feroci persecuzioni. Di questi lavori al colle Golgota (in latino Calvario) abbiamo diverse testimonianze : da parte dello storico Eusebio di Cesarea (265-340); nei resoconti di diversi pellegrini a conclusione del loro pellegrinaggio; nel discorso “De Obitu Theodosii” (sulla morte di Teodosio) di S. Ambrogio, in cui il santo vescovo esplicitamente parla, tra l’altro, dell' “inventio Crucis” (ritrovamento della Croce).

Ai tempi delle Catechesi di S. Cirillo, vescovo di Gerusalemme (315-387 d.C), la Croce di Cristo, trovata da s. Elena, madre dell’imperatore, era già innalzata sulla roccia del Calvario (Golgota). Il complesso Calvario-Sepolcro formava un'unica struttura sacra: sul sepolcro Costantino aveva innalzato la chiesa dell'Anastasis cioè della Resurrezione (Anastasis in greco), che è tuttora una chiesa cristiana di Gerusalemme, sull'unico luogo della cui esistenza si possiedono prove archeologiche, che confermano la tradizione che indica quello come il luogo della crocifissione, unzione, sepoltura e resurrezione di Gesù. In questa Chiesa Cirillo teneva le sue catechesi mistagogiche. Nella tredicesima catechesi battesimale, parlando della Crocifissione e morte di Cristo, dice: “Fu vera la sua passione; vera infatti fu la sua crocifissione... Se invero qui ora lo negassi, insorgerebbero per confutarmi questo Golgota dove adesso siamo tutti riuniti”.

Radicata quindi nella coscienza del mondo cristiano, non solo la devozione alla Croce, ma anche la particolare sensibilità ad alcune date fissate dalla tradizione. Tra queste, quella del 3 maggio, anche se la riforma di Papa Paolo VI del 1970 ha lasciato come festa liturgica nel calendario solo quella del 14 settembre, festa dell’ “Esaltazione della Croce.  

Favara 03.05.2011

 

Sac. Diego Acquisto

Parroco del Calvario ed Assistente Spirituale

della Confraternita della Santa Croce.

 

  ****************************************************************

  03.maggio 2011

APPELLO a tutti i CANDIDATI

Non iniziate ad aggredire la città con manifesti ed adesivi collocati negli ...spazi non autorizzati. Bella l'affermazione "mi candido per il bene della città"!

Iniziate a dare l'esempio,lasciando in pace arredo urbano, segnali stradali, alberi,aiuole, pali di luce, monumenti, chiese, scuole ect.

Iniziate così a dimostrare di voler bene la Città che volete servire...

  +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Preghiera  “MILLI   CRUCI”

(Preghiera devozionale dei fedeli al Calvario di Favara per i giorni del 3 maggio e del 14 settembre)

Milli cruci sacciu e milli cruci aia a diri

mentri campu, a tia aia a sirviri.

Corpu  miu pinitenza

Anima mia spirituali.

Di stu munnu ni namma a ‘iri

supra un  ponti amma a passari,

supra un pilu di capiddru,

ncontru un cifaru infernali,

vatinni ca di tia unn’ aiu chi fari,

ca lu iornu di la Santa Cruci

aiu dittu 1000 voti  Gesù Gesù

Gesù Gesù Gesù Gesù Gesù Gesù

****************

A la spaddra dritta

a cannila biniditta ,

a la spaddra manca

l’Angilu canta,

canta ‘nginucchiuni

pi lu iornu di Nostru Signuri.

********

Ripetere   1000 volte Gesù

 

+++++++++++++++++++++++++++++

 

FAVARA  Via Crucis Cittadina 26 marzo 2010  presieduta dall'Arcivescovo don FRANCO

--(Schena elaborato e preparato dalla Consulta cittadina di Pastorale Giovanile)

Tutto viene e ritorna a Dio,
Dio è principio e fine.
L'uomo nella sua follia peccaminosa
pensa spesso al principio,
ma molto raramente alla fine...


Introduzione

Canto

Cel: Nel  nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Tutti: Amen.

Cel: La pace sia con voi.
Tutti: E con il tuo spirito.

Cel. Signore Gesù, contempliamo la tua croce per fissare i nostri occhi sul tuo volto e ascoltare le parole che ci vorrai dire. Tu non ha finito di soffrire e di morire. Anche a Favara, negli uomini che ogni giorno vivono, soffrono, lavorano, cercano, sperano e muoiono, continui ad offrirti al Padre per la salvezza del mondo. Aiutaci, o Signore, a ricordare che la via del Calvario è anche la via della vita: ogni tappa della Via Crucis ha il volto di un uomo e di una donna del nostro tempo, nostro concittadino, con le sue scelte, le sue contraddizioni, i suoi errori e i suoi problemi.

Con la tua parola illumina e purifica il nostro cuore,

Signore così potremo comunicare la fede in te che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Tutti: Amen 

 

 

PRIMA STAZIONE

Gesù è condannato dal Sinedrio

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Luca 22, 66-71

Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al sinedrio e gli dissero: «Se tu sei il Cristo, diccelo». Gesù rispose: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento starà il Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza di Dio». Allora tutti esclamarono: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli disse loro: «Lo dite voi stessi: io lo sono». Risposero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».

MEDITAZIONE

Gesù subisce un processo sommario. E' la stessa condanna facile che noi, favaresi, infliggiamo agli altri. Quando  addossiamo le colpe soltanto a chi ricopre ruoli di responsabilità. Quando ci tiriamo fuori, puntiamo il dito contro gli altri e dimentichiamo le nostre responsabilità individuali e collettive. Quando giudichiamo sommariamente ed emarginiamo quanti vivono nel disagio a Favara. Quando diamo loro la colpa dell'allontanamento senza vedere la nostra totale indifferenza verso i loro bisogni, senza vedere in loro il volto di Cristo.

 

Invocazioni

Rit. Signore, purifica la nostra coscienza

§        Signore perdona la nostra mancanza di fede e il nostro amore fragile che ci mettono
 tra chi ritiene un vanto schiaffeggiarti e ti accoglie con percosse. Preghiamo:

§        Signore perdonaci quando continuiamo a schiaffeggiarti denigrando, disprezzando, isolando il nostro fratello più debole, negandogli quanto gli spetta di diritto. Preghiamo:

§        Signore, giudice di tutti, fonte di ogni giustizia, fa che cessiamo di giudicare gli altri e sottomettiamo noi stessi al tuo giudizio, perché tu sei il nostro giudice. Preghiamo:

§        Lo confessiamo: la nostra coscienza è spesso offuscata dall'attaccamento al mondo e all'ipocrisia. Donaci il silenzio interiore, perché udiamo con chiarezza la voce del tuo giudizio che ci indica la via della salvezza. Preghiamo:

Santa Madre, deh! Voi fate

che le piaghe del Signore

siano impresse nel mio cuor.

 

SECONDA STAZIONE

Gesù è caricato della Croce

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Marco 15, 20

Dopo averlo schernito, spogliarono Gesù della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

 

MEDITAZIONE

 “Se uno vuole venire dietro a me prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. Gesù  viene eliminato perché scomodo. Il Venerdì Santo è lo sforzo di seguire il Signore. Anche a costo delle estreme conseguenze. E’ addossarsi la propria croce, sicuri che sia strumento di salvezza. Siamo chiamati, a Favara, ad andare oltre ogni dovere, a superare i nostri diritti con l'esercizio della carità. Anche a costo di diventare scomodi e di opporci alla criminalità, ai privilegi acquisiti illecitamente, alle speculazioni, di chi prevarica sugli umili o approfitta della loro ignoranza.

Gesù non si valse dei suoi diritti di Figlio di Dio. E’ andato invece oltre ogni dovere, con una carità senza limiti. Sostenere la verità a Favara, contrastando la mafia, quando costa la vita è al di là del dovere. Amare e convertire chi ci fa del male è al di là del dovere. Dare la vita a chi ci fa morire è al di là del dovere. E’ l’amore di cui nessuno potrà misurare larghezza, profondità e sublimità.

 

 Invocazioni

R: Aiutaci, o Signore

§        Quando ci ritroviamo sulle spalle una croce, anche piccola e sopportabile, ma diventiamo insofferenti  e pretendiamo che ci venga tolta o la scarichiamo su chi ci sta vicino, diventando irascibili, violenti. Preghiamo.

§        Quando di fronte ai problemi, non sappiamo interrogarci, ponendoci ciascuno in
ascolto dell'altro, in vista di una possibile soluzione comune. Preghiamo.

§        Quando cerchiamo di alleggerire la nostra croce, scaricando le nostra responsabilità e i nostri doveri sugli altri. Preghiamo.

§        Perché il Venerdì Santo sia lo sforzo di seguire il Signore, di mettere i nostri doveri prima dei diritti attraverso l’esercizio della carità. Preghiamo.

§        Perché possiamo dire la verità quando costa la vita e fare del bene a chi ci fa del male. Preghiamo.

§        Perché possiamo amare chi ci odia e dare la vita a chi ci fa morire. Preghiamo.

Santa Madre, deh! Voi fate

che le piaghe del Signore

siano impresse nel mio cuor.

 

TERZA   STAZIONE

Gesù cade per la prima volta

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.


Dalla lettera agli Ebrei  Eb 2, 18; 12, 2

Proprio per essere stato messo alla prova ed aver sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova. Egli, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia.

 

MEDITAZIONE  

La prova ci opprime e si fa sempre più pesante! Le difficoltà schiacciano tante famiglie di Favara. Impediscono alle nuove generazioni di sognare, di sperare. Così i giovani favaresi si lasciano ingannare da falsi maestri che promettono gioia facile e immediata. Nello sballo, nell’immoralità, nella velocità, nel gioco senza freni, nel vagare nelle strade senza meta. Ma Gesù ci insegna che, al posto della gioia facile che ci viene posta innanzi, c’è un’altra via che conduce alla gioia vera. Una via da percorrere senza temere critiche e derisioni, sicuri di avviarci alla Verità. Gesù ci insegna che quando il cammino diventa pesante tale da buttarci a terra, è ora di rialzarci. Ci insegna a non vergognarci di seguirlo sulla strada della croce. A non vergognarci di appartenere alla sua Chiesa. A superare vecchi e falsi pregiudizi su di essa. A unirci alla sua Gloria. A vivere la vita con la sua stessa passione!

Invocazioni

Rit. Rialzaci Signore

1.      Per noi sedotti da una mentalità che ci ha abituati al guadagno facile, allo sfruttamento del più debole, alla derisione del prossimo, all'aggiramento delle regole visto come segno di furbizia;

2.      Per le famiglie provate dalla conflittualità o dall’incomprensione;

3.      Per i giovani di  Favara caduti nel tunnel della droga e dell’alcool;

4.      Per i giovani in difficoltà nel loro cammino di fede;

5.      Per i giovani sedotti dallo “sballo” per svagarsi;

6.      Per i poveri e i disoccupati di Favara;

7.      Per i familiari logorati dalla fatica nell’impegno assistenziale;

8.      Per tutti noi, quando incombe il dolore e irrompe la prova;

 

Santa Madre, deh! Voi fate

      che le piaghe del Signore

      siano impresse nel mio cuor.

QUARTA STAZIONE


Gesù incontra sua Madre

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 2, 34-3.51

Simeone parlò a Maria: “Egli è qui per la ro­vina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contrad­dizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E an­che a te una spada trafiggerà l'anima...”. Maria serbava tutte queste cose nel suo cuore.

 

MEDITAZIONE

Gesù è quì, oggi, per la rovina e la risurrezione di molti a Favara, segno di contraddizione perchè siano svelati i pensieri dei cuori. Un portento? Una profezia? Una minaccia? Maria accolse l’annuncio e partì per un cammino coraggioso. Ne scoprì il mistero con lo scorrere dei giorni e, nel loro contenuto di gioie e di pene, riconobbe la luce della grazia. Anche noi, con Maria, siamo chiamati ad accogliere questo annuncio. A diventare segno di contraddizione  A ribellarci alla mafia che opprime Favara  perchè siano svelati i pensieri dei cuori malvagi che conducono alla rovina. Siamo chiamati a non cercare attraverso la mentalità mafiosa scorciatoie per risolvere i nostri problemi. A non sottometterci ad essa creando terreno fertile per la crimininalità organizzata. Anche noi, come Maria, non dobbiamo aver paura della spada che può trafiggerci il cuore.

Invocazioni

Guida: La Vergine Maria, sotto la croce, è divenuta per noi segno di consolazione e di sicura speranza. Confortati dalla sua intercessione, preghiamo insieme e diciamo: Apri i nostri cuori alla tua grazia.

Tutti: Apri i nostri cuori alla tua grazia.

§        Gesù, che gli uomini hanno ucciso e Dio ha sciolto dalle angosce della morte. R:

§        Gesù, sofferente come tante madri che oggi, nella nostra Favara, vedono, impotenti, i figli avviarsi verso una strada di  perdizione. R:

§         Gesù, crocifisso per amore, che il Padre ha costituito Signore e Messia. R:

§        Gesù, Figlio di Maria, che ci hai recato la pace. R:

 

Santa Madre, deh! Voi fate

che le piaghe del Signore

siano impresse nel mio cuor.

 

QUINTA STAZIONE


Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la Croce

Dal Vangelo secondo Luca 23, 26

Mentre conducevano via Gesù, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù.

 

MEDITAZIONE

Simone di Cirene, uno sconosciuto, fu costretto ad aiutare Gesù a portare la croce e collaborò alla redenzione del mondo. Noi invece, tante volte, a Favara, anziché aiutare, danneggiamo gli sconosciuti, pensando solo al nostro tornaconto. Quando cambiamo le carte per accaparrarci un privilegio che non ci spetta come un’invalidità "gonfiata" o una posizione avanti in graduatoria. E così appesantiamo la croce altrui togliendo il pane e la vita a chi è nel vero bisogno. Oppure razziamo e danneggiamo il bene pubblico, perché è di tutti e quindi di nessuno. Così facendo distruggiamo la nostra città e le nostre vite.

Siamo ciechi. Non vediamo negli altri la presenza di Gesù. Non siamo capaci di farci carico dei pesi dei fratelli. Non ci  impegniamo senza tornaconto per i poveri, gli ammalati, gli anziani. Dimentichiamo che solo offrendoci agli altri per portare la loro croce acquistiamo la vita eterna e procuriamo la stessa felicità alle altre anime.

 

Invocazioni

 

Rit.: Sostienici, Signore.

§        Per seguirti quando ogni giorno tu ci chiami ad aiutare i nostri fratelli, vicini e lontani, nel bisogno. Preghiamo.

§        Quando siamo portati a chiederci perché dobbiamo essere noi ad agire in un certo 
modo e perché non gli altri. Preghiamo.

§        Quando cerchiamo di giustificare la nostra inerzia con la convinzione che da soli non potremo mai cambiare le cose. Preghiamo.

§        Indicaci il nostro ruolo e fa che a questa chiamata rispondiamo con entusiasmo. Preghiamo.

§        Perché il nostro impegno possa essere un sollievo per i più deboli e più dimenticati e un contributo alla costruzione di un mondo di Giustizia e di Pace. Preghiamo.

Santa Madre, deh! Voi fate

che le piaghe del Signore

siano impresse nel mio cuor.

 

SESTA STAZIONE


Veronica asciuga il volto di Gesù

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Libro del profeta Isaia Is 53, 2-3

“Non ha apparenza né bellezza per attirare i no­stri sguardi. Non splendore per potercene compiacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima...”.

MEDITAZIONE

Quante persone a Favara oggi sono senza volto! Fratelli che vengono da lontano, famiglie indigenti, disabili lasciati da soli, alcolizzati e drogati. Accanto a noi quante persone lasciamo al margine della vita, nell’esilio dell’abbandono, nell’indifferenza che uccide.

La Veronica non si fa né contagiare dalla brutalità dei soldati, né paralizzare dalla paura dei discepoli. Anche noi, non lasciamoci contagiare dal turbamento e dall’oscurità dei cuori malvagi, ma manteniamo il coraggio della bontà, senza permettere che il nostro cuore si ottenebri.

Troppi per noi non hanno un volto. Ci chiudiamo nelle nostre case. Nelle nostre chiese. Nel nostro gruppo. Dimentichiamo la comunione. Ma Gesù ci esorta: “Tutti sapranno che siete miei discepoli se avrete amore gli uni per gli altri”. Cristo non si incontra da soli. “Pur essendo molti siamo un corpo solo”. E il Corpo del Signore, oltraggiato e disprezzato, è impoverito se non viviamo in comunione, se non ci uniamo alla comunità.

 

 

Preghiamo:

Rit. Signore, imprimi in noi il tuo amore.

§        Per abbandonare quella cultura di favaresi, quasi sempre generosa e accogliente, che a volte fa emergere - in forma drammatica - sopraffazione, violenza, attaccamento al denaro, orgoglio. Preghiamo:

§        Perché non ci limitiamo più a gettare uno sguardo distratto sugli altri e proseguire per la nostra strada. Preghiamo:

§        Per essere presenti al fianco del prossimo, per tergere il dolore dalla sua fronte. Preghiamo.

§        Perché non ignoriamo i poveri, gli ammalati,i piccoli, gli anziani e tutti coloro che nella società hanno bisogno del nostro aiuto. Preghiamo:

 

Santa Madre, deh! Voi fate

che le piaghe del Signore

siano impresse nel mio cuor.

 

 

 

 

SETTIMA STAZIONE

Gesù cade per la seconda volta

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dalla prima lettera di san Pietro Apostolo 1 Pt 2, 23-24

Quando era oltraggiato non rispondeva con ol­traggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma ri­metteva la sua causa a colui che giudica con giusti­zia. Egli portò i nostri peccati sul suo corpo sul le­gno della croce, perché, non vivendo più per il pec­cato, vivessimo per la giustizia.

 

MEDITAZIONE

Gesù cade travolto dall’ingiusta condanna. Oggi gli oltraggi subiti pesano su di noi come una pesante croce che ci schiaccia. A Favara quante ingiustizie, oltraggi, soprusi commessi sui deboli da chi ricopre un incarico; commessi quando non si serve chi ha bisogno, quando si fa apparire elemosina quello che è un diritto come un posto di lavoro o una casa popolare. Se non si capisce che i posti di responsabilità sono posti di servizio alla comunità si tradisce Gesù che dice: “Chi vuol essere il più grande sia servo di tutti”.         
Il Signore oltraggiato insegna a chi soffre la mitezza di cuore che non minaccia vendetta. Insegna a rimettere al Padre le sofferenze che unite alle sue diventano mezzo di salvezza. Insegna a cercare il bene dei fratelli perché siamo un corpo solo e se soffre un membro, soffre tutto il corpo.

Invocazioni

Preghiamo insieme:

Per la tua morte e la tua risurrezione salvaci o Signore.

§        Donaci la forza di non reagire alle ingiustizie subite con l’odio o la violenza ma a rimettere a te la nostra causa. Preghiamo.

§        Donaci di non soccombere sotto il peso della sofferenza e degli oltraggi e cedere alla disperazione ma di sperare sempre il te rassicurati dalle parole di Paolo che dicono so in chi ho posto la mia speranza. Preghiamo.

§         Signore fa che le ingiustizie, le sofferenze, gli oltraggi, con la tua mitezza di cuore diventino per noi il completare ciò che manca ai patimenti di Cristo, per morire con lui e con lui risorgere. Preghiamo.

§        Fa o Signore che possiamo scoprire che nessun peccato può farci cadere senza possibilità di rialzarsi poiché tu hai inchiodato al legno della croce tutti i peccati attraverso il sacramento della riconciliazione. Preghiamo.

§        Donaci di vivere in te o Signore una vita nuova facendo morire in noi le opere della carne per favorire quelle dello Spirito. Preghiamo.

 

Santa Madre, deh! Voi fate

che le piaghe del Signore

siano impresse nel mio cuor.

 

OTTAVA STAZIONE


Gesù incontra le donne di Gerusalemme

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Luca 23, 27-31

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?».

MEDITAZIONE

Sulla via del calvario, sapienti e dotti credono di rendere culto a Dio eliminando Colui che si era proclamato figlio di Dio. Sono invece le donne, considerate le più umili, a riconoscere che dietro quel volto sfigurato si cela l’amore di Dio fatto uomo. Gesù con pietosa compassione si rivolge a loro: “Piangete su voi stessi e sui vostri figli”. Con lo stesso sguardo pietoso rinnova oggi il suo invito alle madri e ai padri di Favara di fronte alla sfida educativa. Troppo spesso ci sottraiamo alle responsabilità dandola sempre vinta ai figli o dando loro sempre ragione. Anche dinanzi alle giuste indicazioni degli insegnanti. La tentazione a rinunciare ad educare è in agguato.  Gesù è lì a dirci: chi fatica non si vergogni e chieda aiuto;  chi ha doti le metta a servizio; chi tende a isolarsi per sua natura non rinunci mai a lanciare sos. Rinunciare ad educare significa perdere la propria libertà e dignità. Educare sempre è nello stile della quotidianità. Educare al fianco è scelta di compagnia. La sfida educativa non va vinta o subìta come perdita, ma va amata perché dove manca amore manca la vita che può sorgere e risorgere!

 

Invocazioni

Preghiamo insieme: Fortificaci Signore

§        per le donne che sulla via del calvario piangono i loro figli mai nati per la menzogna del maligno che gli ha fatto credere che l’aborto fosse l’unica soluzione ai loro problemi. Preghiamo:  

§        Per chi piange i figli morti: in incidenti stradali, sul lavoro, per malattia, a causa del malaffare. Preghiamo: 

§        Per chi piange i giovani che si perdono nella droga, nell’alcool, in progetti di vita sbagliati. Preghiamo:

§        Per i giovani che si rovinano per la volontà resa fragile o per cattive testimonianze ricevute. Preghiamo:

§        Per i  nostri giovani che corrono il rischio di essere trattati come “legno secco” perché non sono visti come risorsa ma solo come potenziali consumatori cui spremere soldi. Preghiamo:

§        Perché i giovani possono essere il legno verde destinato a fiorire e a portare frutti secondo il progetto che il Padre ha su ciascuno. Preghiamo:

 

 Santa Madre, deh! Voi fate

che le piaghe del Signore

siano impresse nel mio cuor.

NONA stazione

 

Gesù cade la terza volta

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Libro del profeta Isaia Is 53, 5

Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiaccia­to per le nostre iniquità.

Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

 

MEDITAZIONE

Sotto la croce, quasi prossimo al calvario, cade sfinito il Figlio di Dio. Schiacciato per le nostre iniquità. Sotto le macerie di una casa, quasi prossima al calvario, crollata il 23 gennaio a Favara perdono la vita due vittime innocenti: Marianna e Chiara. Travolte dall'iniquità. Il peccato sociale e collettivo della comunità di Favara, generosa e disordinata, ricca di cuore sempre e, a volte ricca di disprezzo per il prossimo e di rapina della sua dignità, ha provocato questa tragedia. Di morte per la famiglia Bellavia, di vergogna per la città e per noi fratelli di Gesù. Preghiamo Dio perché non ci condanni tenendo fede alla sua Parola che dice: per le sue piaghe siamo stati guariti.

 

Pausa di silenzio

Preghiamo

Rit.: Dio abbia pietà di noi.

§        Della nostra disobbedienza privata e della nostra disobbedienza nella vita civile. 

§        Del nostro disinteresse del bene pubblico.

§        Di quanti preposti a curare le parti più bisognose del corpo della società civile e del corpo ecclesiale di Gesù hanno disobbedito a Lui e alle leggi dello Stato.

Santa Madre, deh! Voi fate

che le piaghe del Signore

siano impresse nel mio cuor.

 

 

DECIMA STAZIONE

Gesù é spogliato delle sue vesti

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Giovanni  19,23-24

 I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura:

Si son divise tra loro le mie vesti

e sulla mia tunica han gettato la sorte.

 

MEDITAZIONE

Gesù viene spogliato della sua dignità. Come tante famiglie di Favara. Pur essendo laboriosi e pieni d'amore per i loro figli, tanti genitori non riescono ad avere una casa dignitosa. Gesù viene spogliato della sua dignità. Come tanti disoccupati e stranieri bisognosi a Favara. Come chi mercifica il proprio corpo. Come chi, anche giovanissimo, cede alle tentazioni perdendo purezza e dignità, macchiandosi per il gusto del piacere.      
Gli aguzzini di Gesù si dividono le sue vesti. Un sopruso che si ripete nella nostra mentalità di profittatori, pigri, speculatori, accaparratori, quando si mangia rubando al prossimo e calpestando la giustizia, quando ci si imbosca nel servizio di uffici e burocrazia nascondendo carte o profittando della propria posizione.   

Invocazioni

 

Rit.: Gesù, rivestici di te.

§        Perché Gesù Crocifisso ci conceda di presentarci irreprensibili davanti a Lui.

§        Perché Gesù Crocifisso ci doni la fermezza della nostra fede.

§        Perché Gesù Crocifisso offra a noi tutti la speranza del Vangelo che cambia la nostra vita.

 

Santa Madre, deh! Voi fate

che le piaghe del Signore

siano impresse nel mio cuor.

 

 

UNDICESIMA STAZIONE


Gesù è crocifisso

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Luca 23, 33-38

Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.
Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto, e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». C’era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.

MEDITAZIONE

       Gesù è giunto sulla cima dove gli daranno la morte, è il punto della terra più vicino al cielo. Lo stendono e lo inchiodano sulla croce, non ha più nulla, neppure la libertà di muovere una mano, un piede. L'efferatezza, la cattiveria, la bramosia accecano e armano l'uomo. Fino al delitto più atroce. Le stesse perversioni che hanno portato a Favara al brutale assassinio di un giovane imprenditore nisseno. Portato sulla cima di un monte. Ucciso dopo essere stato privato della libertà di mani e piedi. Troppe volte a Favara la mano dell'uomo viene armata dalla perversione che induce a rapire qualcuno all'affetto dei suoi cari. Troppe volte a Favara il desiderio sfrenato, la cupidigia, lo scherno e l’odio hanno crocifisso deboli e innocenti. Guardiamo all'alto della croce di Gesù, fedeli anche nel momento della sofferenza. Illuminati dalle sue parole: Padre, perdonali, perchè non sanno quello che fanno.

 

Invocazioni

 

Rit.: Noi crediamo nella tua risurrezione, Signore.

§        Gesù Risorto ci dia la forza di vivere una vita che si rinnova sempre.

§        Gesù Risorto conceda alla Chiesa di testimoniare ovunque il messaggio evangelico.

§        Gesù Risorto offra una speranza vera a tutti coloro che soffrono nell’anima e nel corpo.

§        Gesù Risorto doni a tutte le famiglie di vivere nella pace e nella concordia tra le diverse generazioni

Santa Madre, deh! Voi fate

che le piaghe del Signore

siano impresse nel mio cuor.

 

DODICESIMA STAZIONE


Gesù
muore sulla Croce

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Luca. 23, 44-47

Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: «Veramente quest’uomo era giusto».

MEDITAZIONE

Questa stazione ci ricorda tutte le situazioni della nostra vita, le nostre difficoltà, il nostro dolore. Se oggi

il Signore ci chiamasse, che ne sarebbe della nostra anima? Egli ci dice per mezzo del profeta: Vi sembra

questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina?

Noi viviamo al sicuro nelle nostre case. Intanto la città in cui viviamo, Favara, che altro non è che

abitazione di Dio più grande, brucia e va in rovina. Affoga nella morsa della violenza, nell’egoismo,

nell’offesa ai poveri, mentre noi ci diamo premura solo per le nostre case. Per i nostri piccoli lotti e orticelli.

E così facendo ci accorgiamo che il nostro lavoro non porta frutto perché non vogliamo rinunciare alla

tranquillità delle nostre abitazioni. Riflettiamo bene sul nostro comportamento. Su cosa costruiamo

la nostra vita? E ancora. Riflettiamo sulla morte tragica, sulla violenza, sui crolli, sul dolore che riguardano

tutti. In comunione. Come in un corpo solo.

 

Invocazioni

Preghiamo insieme e diciamo: ASCOLTACI SIGNORE

§         Per le volte che abbiamo avuto un lutto in famiglia e non lo abbiamo accettato. 

§        Perché davanti alla morte sentiamo la speranza cristiana e non la disperazione di chi dice : “Tutto è finito”. R:

§         Per tutte le persone che vivono come se Dio non esistesse, senza pensare alla vita eterna. R:

§         Per noi che siamo Chiesa perché troviamo la forza di testimoniare Cristo crocifisso. R:

§         Per noi qui presenti perché non ci siano segni di divisioni e si sviluppi in ciascuno una fede  adulta. R:

Santa Madre, deh! Voi fate

che le piaghe del Signore

siano impresse nel mio cuor.

 

 

TREDICESIMA STAZIONE

 

Gesù viene deposto dalla croce e messo nel grembo di sua madre

 

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 12, 23-26

 

Gesù rispose: “E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. 

MEDITAZIONE

Come il chicco di grano, Gesù muore per portare frutto. Ma di fronte alla morte, nella nostra città ci preoccupiamo tante volte soltanto di un estremo saluto dato al cimitero per occhio umano. E la morte non ci interroga sulla nostra vita. Restiamo fermi all’apparenza, indifferenti e senza piena comunione con gli altri, non produciamo frutto nelle nostre chiese, nei nostri gruppi e movimenti. Ci affatichiamo a lavorare dentro il tempio. Per istruire i bambini con la catechesi. Preparare solenni liturgie. Organizzare feste, tridui e novene, per rendere attive ed efficienti le parrocchie. Eppure non produciamo frutto. Perché facciamo assegnamento all’efficienza delle nostre attività religiose, con la speranza che diano molto e poi danno poco; perché abbiamo paura di affrontare apertamente le fiamme dell’insuccesso e del fallimento, e di rimanere bruciati nel fuoco della nostra città.

 

Invocazioni

Preghiamo insieme e diciamo: Salvaci, Signore.

§        Concedi Signore di riflettere sulla nostra azione. Perché non succeda che i lontani dalla fede si allontanino ancor di più e che i “vicini” induriscano i loro cuori, sicuri di essere nel tuo recinto. Preghiamo.

§        Concedi Signore che non accada di sentire la tua voce che chiama la siccità sui nostri incontri e sulle assemblee, sul culto e sulla catechesi, sulle feste e sui raduni e su ogni prodotto delle mani. Preghiamo.

§        Fa Signore che i nostri gruppi si adoperino quotidianamente non soltanto per la costruzione della casa parrocchiale ma dell’intera tua abitazione, la città degli uomini. Preghiamo.

§        Donaci di portare nella tua casa il legname della carità e del servizio perché grazie al fuoco del tuo Spirito bruci di amore e solidarietà e possa compiacerti in essa e manifestare la tua gloria divina. Preghiamo. 

 

 

Santa Madre, deh! Voi fate

che le piaghe del Signore

siano impresse nel mio cuor.

 

 

 

QUATTORDICESIMA STAZIONE


Gesù è deposto nel sepolcro


  V.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Luca. 23, 50-54

C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. Era il giorno della Parascève e già splendevano le luci del sabato.

MEDITAZIONE

Il Sepolcro: termine di ogni speranza che sia solo umana. Un corpo esamine: ecco tutto quello che rimane di Gesù agli occhi del mondo. Quando sono limitate le vedute umane, quanto infinitamente più grande gli orizzonti che Dio schiude. Eppure tante volte ci curiamo soltanto dei sepolcri imbiancati. Delle lapidi pulite e luccicanti. E dimentichiamo i cuori. Restiamo fermi all'apparenza. A una fede “mordi e fuggi”, distaccata, basata sul “devozionismo” limitato ad aspetti esteriori legati soli alla tradizione per il santo protettore. Fermi all'apparenza del conseguimento di un Sacramento visto come punto di arrivo di un percorso “obbligato” in parrocchia. Percepiamo estranea alla vita la Parola e non la vediamo come un elemento che può dare risposte alla quotidianità. L’azione pastorale è resa difficile da fretta, superficialità e mancanza di costanza con cui si vive la fede. E così restiamo chiusi nel sepolcro.  

 

Invocazioni

Preghiamo insieme e diciamo: converti, Signore, i nostri cuori.

§         Gesù che hai voluto essere simile a noi in tutto fuorché il peccato, insegnaci a gioire con chi gioisce e a piangere con chi piange. Perche la nostra carità diventi sempre più concreta e generosa.

§         Gesù, medico dei corpi e delle anime, guarisci le profonde ferite della nostra umanità, perché possiamo godere pienamente3 dei doni della tua redenzione.

§         Gesù aiutaci a portare un messaggio di bontà e di grazia ai poveri e ai sofferenti per incontrare te presente nei nostri fratelli

§         Per i medici, gli infermieri e quanti operano nel campo della sanità, fa che con il loro servizio sappiano ridare la speranza ai malati e sappiano donare la serenità e la salute

§         Gesù perdonaci se non ti abbiamo riconosciuto nei poveri, negli ammalati, negli emarginati, nello straniero che cerca rifugio nella nostra città.

Santa Madre, deh! Voi fate

che le piaghe del Signore

siano impresse nel mio cuor.

 

RESURREZIONE

Dal Vangelo secondo Giovanni. 20, 6-8

Giunse Simon Pietro ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Meditazione

Siamo in corsa verso orizzonti di luce o andiamo di corsa verso sepolcri senza uscita? Favara rimane piagata da ferite e custodita in tombe di dolore, di disperazione, di non senso. Nelle nuove generazioni favaresi c’è una profonda incapacità di sperare dovuta soprattutto a: disagio occupazionale e socio-economico, scoraggiamento, mancanza di aspettative e prospettive future. Nei genitori e negli educatori c’è quasi la rassegnazione che nulla potrà cambiare e non vale la pena di spendersi troppo. Ecco l’SOS lanciato ai credenti, le sentinelle del mattino, che sanno rimanere sulle soglie di ogni piaga del mondo per denunciare da una parte la cancrena dell’ingiustizia e della violenza, della fame e delle chimere della società opulenta e, dall’altra, hanno il coraggio di annunciare che Cristo ha inaugurato la giustizia dell’amore, la pace dei cuori, il banchetto dei poveri, la verità che rende liberi. Quando su questa soglia, tra la vita e la morte, tra il buio e la luce, noi credenti diventiamo trasparenza della vittoria di Cristo, allora la corsa si arresta e ai molti è dato di fermarsi, di vedere e di credere; allora è possibile ripartire e rimanere in corsa per annunciare quella speranza che si alimenta della fede nella Resurrezione e della carità in grado di sanare le ferite dell’umanità.

Invocazioni

 

§        Quando ci fermiamo dinanzi ai nostri sepolcri di morte

Salvaci, Signore!

§        Quando ci alletta il buio della disperazione, la notte dello sconforto, la tentazione di fermarci

Salvaci, Signore!

§        Quando preferiamo dissanguare nelle ferite del nostro peccato, trascurando l’opportunità del perdono

Salvaci, Signore!

§        Cristo Gesù, tu hai rimosso la pietra sepolcrale

Donaci di credere che la tua Risurrezione è vita!

§        Cristo Gesù, tu hai lasciato le bende e il sudario nel buio del sepolcro

Donaci di credere che la tua Risurrezione è salvezza!

 

 ******************************************************************************

 

Parrocchia B.M.V. di tutte le Grazie

PRIMA STAZIONE
            Gesù è condannato dal Sinedrio

 

Parrocchia B.M.V. del Carmine

 

SECONDA STAZIONE
Gesù è caricato della Croce

 

Parrocchia B.M.V. del Transito

TERZA STAZIONE
Gesù cade per la prima volta

 

Parrocchia  B.M.V. dell’Itria

QUARTA STAZIONE
Gesù incontra sua Madre

Parrocchia  S.S. Pietro e Paolo

QUINTA STAZIONE

Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la Croce

Parrocchia S Giuseppe Artigiano

SESTA STAZIONE

Veronica asciuga il volto di Gesù

Parrocchia San Calogero

SETTIMA STAZIONE

Gesù cade per la seconda volta

Parrocchia S. Antonio di Padova (Matrice)

OTTAVA STAZIONE
Gesù incontra le donne di Gerusalemme

Parrocchia San Vito

NONA STAZIONE

Gesù cade la terza volta

Gruppi di Padre Pio

DECIMA STAZIONE
Gesù é spogliato delle sue vesti

Confraternita

UNDICESIMA STAZIONE
Gesù è crocifisso

San Vincenzo

DODICESIMA STAZIONE
Gesù
muore sulla Croce

R.N.S.

TREDICESIMA STAZIONE
Gesù viene deposto dalla croce e messo nel grembo di sua madre

O.F.S.

QUATTORDICESIMA STAZIONE
Gesù è deposto nel sepolcro

COLLEGINE

 

RESURREZIONE

 

segreteria.cpc@hotmail.it                                                    Via Crucis Cittadina 26 marzo 2010

 

 

COMUNICATO

29.3.2010

 

Domani sera, come da programma della Settimana Santa pubblicato dalla Confraternita, alle ore 21,00 al CALVARIO, celebrazione della Santa Messa per ricordare le due bambine, Marianna e Chiara Pia Bellavia, tragicamente perite nel crollo della loro casa del centro storico, lo scorso 23 gennaio.

A seguire, sempre all’interno del Calvario, ai piedi della grande Croce, VIA CRUCIS, seguendo l’ottimo schema di riflessione, elaborato dalla Consulta Cittadina di Pastorale Giovanile, che invita a concentrare l’attenzione su taluni, negativi comportamenti tipicamente favaresi e su quelle case del centro storico, dove molte persone delle fasce sociali più deboli, vivono la propria Passione quotidianamente.

L’iniziativa della Confraternita della Santa Croce del Calvario, programmata il Martedì Santo, (al posto della Via Crucis vivente, che i responsabili hanno deciso quest’anno di sospendere in omaggio alle due innocenti vittime della tragedia), si propone di stimolare tutti, ciascuno per il suo ruolo di responsabilità, ad essere più attenti nei confronti della città e, in particolare, della parte di città più povera e fatiscente.

Ovviamente l’invito alla partecipazione  è rivolto a tutti, mentre quello all’impegno concreto è soprattutto indirizzato, ai politici e comunque  a tutte quelle autorità dalle quali dipende la soluzione dei problemi legati alla sicurezza dei quartieri.

Attraverso questo raduno di preghiera al Calvario, si cerca ancora di tenere i riflettori puntati su quella parte di città abbandonata da troppo tempo al degrado, così come si è cercato  di fare venerdì scorso, con la presenza dell’Arcivescovo don Franco nella Via Crucis interparrocchiale.  

La speranza è di ottenere dei risultati positivi, perché è davvero tempo, finalmente, di avviare quanto meno seriamente a soluzione il problema del centro storico di Favara e di passare dalla solidarietà a parole, ad opere concrete necessarie, al fine di non costringere tante famiglie a celebrare la Via Crucis tutto l’anno.

 

Sac. Diego Acquisto

Parroco del Calvario

Assistente Spirituale della Confraternita della Santa Croce di Favara

 

 

 

AUGURI PER UN SANTO NATALE, BUONA FINE d'ANNO

 e 

BUON INIZIO del nuovo ANNO civile 2010.

 

*************   

In data 12.12.2009, così come programmato, si sono svolte le elezioni a cui hanno partecipato i 28 confrati aventi diritto, così come indicato nel verbale del 20.11.2009. Tutto si è svolto regolarmente; il Decano è risultato eletto al primo scrutinio, avendo ottenuto i due terzi dei voti.  Anche gli altri componenti del precedente direttivo sono stati tutti confermati.

Pertanto per  il TRIENNIO 2010-2012 il DIRETTIVO risulta ancora  così composto:

1. Sac. Diego Acquisto - Assistente Spirituale

2. Sutera Sardo Rosario - Decano

3. Azzaretto Antonio 

4. Farini Giuseppe

5. Montaperto Calogero 

6. Sciortino Franco 

7. Sutera Sardo Salvatore 

Nel prima riunione del direttivo, così come stabilisce lo Statuto, saranno assegnate le cariche di segretario e di tesoriere per il triennio 2010-2012.

************************************************************

N.B. In una nota della Curia, a firma di Mons. Gaetano Di Liberto, viene ufficialmente formulato al Direttivo, l'invito a proporre eventuali modifiche dello Statuto, - (che, in data 25.10.2005, è stato approvato "ad experimentum" per un quinquennio)-, in scadenza il prossimo 25.10.2010.

************************************************************************

Confraternita della Santa Croce del Calvario Favara

VERBALE DELLA SEDUTA DEL DIRETTIVO

20 novembre 2009

 

Oggi 20 novembre 2009 alle ore 21,00 nella sede della Confraternita di Piazza Capitano Vaccaro a Favara si è riunito il direttivo del triennio 2007-2009 della Confraternita della Santa Croce del Calvario.

Sono presenti: Don Diego Acquisto (Assistente Spirituale), Sutera Sardo Rosario (Decano), Sutera Sardo Salvatore (Segretario), Sciortino Franco (Tesoriere), Montaperto Lillo, Farini Giuseppe e Azzaretto Antonio.

Dopo la preghiera si apre la discussione sulle elezioni per il rinnovo del direttivo che durerà in carica nel triennio 2010-2012.

In ottemperanza a quanto stabilito dallo Statuto si verificano le presenze alle varie riunioni della Confraternita in considerazione a quanto stabilito dallo Statuto che assegna il diritto di voto a quanti hanno totalizzato almeno il 50% delle presenze.

Risultano avere diritto di voto i seguenti confrati che vengono elencati, mettendo tra parentesi il numero delle presenze nel triennio:

1) Sutera Sardo Salvatore (32), 2) Sutera Sardo Rosario (31), 3) Sciortino Calogero (29), 4) Azzaretto Antonio (28), 5) Fallea Maria Rita (28), 6) Leone Alfonso (25), 7) Belluzzo Domenica (24), 8) Fallea Filippo (24), 9) Intorre Giovanna Silvana (24), 10) Sciortino Franco (23), 11) Bennardo Gaspare (23), 12) Villa Giuseppa (22), 13) Pullara Rosario (21), 14) Azzaretto Rosa (20), 15) Patti Diego (20), 16) Farini Giuseppe (19), 17) Sutera Sardo Carmela (19), 18) Montaperto Calogero (18), 19) Sciortino Salvatore (18), 20) Carrubba Croce (17), 21) Di Maria Maria (17), 22) Pistritto Angelo (17), 23) Randisi Giuseppina (16), 24) Sutera Sardo Carmelo (16), 25) Pirrera Salvatore (16), 26) Alba Lina Lilia (16), 27) Farini Calogera (16). A questi confrati bisogna aggiungere Don Diego Acquisto. In totale gli aventi diritto al voto sono ventotto. Per quanto riguarda le elezioni del Decano per il prossimo triennio 2010-2012, a norma dello Statuto risultano avere i requisiti Sutera Sardo Rosario, Sutera Sardo Salvatore, Farini Calogera, Fallea Filippo.

 Per il Direttivo hanno i requisiti per essere eletti come consiglieri i seguenti confrati: Sutera Sardo Rosario, Sutera Sardo Salvatore, Montaperto Calogero, Azzaretto Antonio, Farini Giuseppe, Sciortino Franco, Intorre Giovanna Silvana, Fallea Filippo, Sutera Sardo Carmela, Farini Calogera, Carrubba Croce, Leone Alfonso.

Le elezioni per il Decano e il direttivo si svolgeranno il prossimo 12 Dicembre (Sabato) dalle ore 19,00 alle ore 21,30; nel caso in cui, per l’elezione del Decano non si raggiungesse la maggioranza prevista dallo Statuto, le elezioni per il solo Decano si ripeteranno lunedì 14 e se necessario ancora nei giorni 15 – 16 dicembre dalle ore 19,00 alle ore 21,30. Lo scrutinio avverrà, ogni volta, subito dopo la conclusione delle operazioni di voto.

Letto, approvato e sottoscritto.

Favara 20 Novembre 2009

Salvatore Sutera Sardo (Segretario)

Rosario Sutera Sardo (Decano)

Giuseppe Farini

Calogero Montaperto

Azzaretto Antonio

Sac. Diego Acquisto

**********************************************

Attenzione - avviso del 07 novembre 2009

ELEZIONI per il rinnovo del DIRETTIVO

 della 

CONFRATERNITA della SANTA CROCE del CALVARIO

Nella riunione del Direttivo del 06.11.2009, - presenti Don Diego Acquisto, Rosario Sutera Sardo, Salvatore Sutera Sardo, Franco Sciortino, Antonio Azzaretto, Giuseppe Farini, (assente giustificato Lillo Montaperto) - è stata fissata per il prossimo 12 dicembre (sabato) dalle ore 19 alle ore 21,30 la data delle elezioni per il Direttivo del prossimo triennio 2010-2012. 

Nel caso in cui, per l'elezione del Decano non si raggiungesse la maggioranza prevista dallo Statuto, le elezioni per il solo Decano si ripeteranno lunedì  14 - e se necessario ancora nei giorni15-16 dicembre - dalle ore 19 alle ore 21,30.

Lo scrutinio avverrà, ogni volta, subito dopo la conclusione delle operazioni di voto. 

*******************************************

Confraternita della Santa Croce del Calvario di Favara -09/11/2009  

 Comunicato stampa  sulla presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche

La Confraternita  della S. Croce del Calvario di Favara ha approfondito, attraverso un apposito incontro, la decisione presa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, in merito  alla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche.

Tale decisione rappresenta una violazione della libertà delle famiglie cristiane di educare i loro figli secondo il loro credo religioso, la loro cultura e la loro tradizione.  Da sottolineare che detto provvedimento viola l’art. 7 della nostra Costituzione, che  afferma che Stato e Chiesa Cattolica sono nel proprio ordine indipendenti e sovrani e che i loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. D’altra parte, la corte di Strasburgo  è un organismo della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, le cui decisioni non hanno alcun valore prescrittivo per l’Italia; valore vincolante hanno invece le sentenze  emesse dalla Corte di Giustizia europea, che rappresenta il massimo organo giurisdizionale della Unione europea. Tale sentenza, frutto di un laicismo estremo,  non tiene in considerazione la storia millenaria di molti stati europei,  i loro usi, i loro costumi, il credo religioso. La religione cristiana rappresenta una dimensione importante della cultura dell’uomo, essa è strettamente collegata  alle tradizioni, alla storia ed alla identità di ciascun popolo. Così come ogni popolo ha diritto di essere se stesso e di manifestare liberamente le proprie convinzioni ed il proprio credo religioso, devono pure essere assicurati ai popoli provenienti da altre civiltà, accoglienza,  rispetto e soprattutto la possibilità di manifestare  liberamente la propria fede.  Sarebbe una pura follia, peraltro, cancellare con un colpo di spugna la nostra storia, eliminare dai programmi scolastici la Divina Commedia, i Promessi  Sposi , cancellare dalla storia dell’arte le opere di Michelangelo o quelle di numerosi artisti e pensatori cristiani.

L’accettazione e la cortese tolleranza costituiscono la strada per la comprensione delle altre religioni  e per il superamento dell’integralismo religioso, che costituisce il pericolo maggiore per la convivenza civile tra i popoli. 

I responsabili della comunicazione

Lillo Montaperto - Totò Pirrera

************************************************************************  

************************************************************************

Arcidiocesi di Agrigento

CONFRATERNITA DELLA “SANTA CROCE DEL CALVARIO”

di

FAVARA

S T A T U T O  E  R E G O L A M E N T O

 

ARTICOLO 1

SCOPO

 

Durante tutto l’anno e soprattutto nei giorni della Settimana Santa, la Confraternita della Santa Croce del Calvario di Favara, cura il decoro del luogo sacro del Calvario,  la devozione verso il Crocifisso e la Madonna Addolorata, interessandosi anche del regolare ed ordinato svolgimento delle processioni, favorisce in ogni modo un cammino di maturazione cristiana degli associati, nello spirito del Vangelo ed in docile adesione all’insegnamento del Magistero della Chiesa, ed a norma del Can. 298 § 1 del C.J.C., tende a promuovere un’esplicita testimonianza di fede e di opere.

A tal fine:

 

-          Stimola i confrati ad una partecipazione consapevole ed attiva alle varie funzioni liturgiche, soprattutto alla Via Crucis nel periodo quaresimale, anche con l’abito votivo, quando ciò dovesse essere richiesto dalle circostanze e stabilito dal direttivo.

 

-          Promuove e  partecipa, a corsi formativi spirituali e culturali per l’approfondimento delle verità della fede e secondo l’insegnamento della Dottrina Sociale della Chiesa.

 

-            Collabora attivamente nella pastorale diocesana, parrocchiale e cittadina.

 

-          Svolge attività caritative ed assistenziali a favore dei poveri, degli emarginati e degli ultimi, tenendo in particolare considerazione i bisogni emergenti del territorio favarese.

 

-          Cura  e promuove attività di socializzazione, sportive, ricreative e acculturazione dei confratelli.

 

-            Collabora, a norma del Can. 328, con le altre associazioni di fedeli, soprattutto con quelle esistenti nello stesso territorio.

 

 

ARTICOLO 2

AUTORITA’

 

La Confraternita dipende esclusivamente dall’autorità ecclesiastica per quanto riguarda l’esistenza, il funzionamento e l’amministrazione, in conformità al Can. 305 del C.J.C.

 

ARTICOLO 3

ISCRIZIONE

 

Possono aderire alla Confraternita, come confratelli o consorelle, uomini e donne di provata moralità e fede religiosa, che abbiano compiuto  18 anni. Possono chiedere di far parte della Confraternita come aspiranti, i  minori, che, avendo ricevuto il sacramento della Cresima, iniziano così il noviziato, con possibilità di diventare Confratelli, non appena raggiunto il  18° anno di età.

La domanda d’iscrizione, compilata secondo un particolare modulo predisposto, corredata dai seguenti certificati:

o            battesimo,

o            cresima,

o            matrimonio religioso,

o            presentazione del proprio Parroco,

è sottoposta all’approvazione del direttivo.

 

Dopo un anno di tirocinio, il consiglio direttivo voterà l’ammissione o meno dell’aspirante alla Confraternita.

 

Dal momento dell’ammissione, l’aspirante inizia l’anno del noviziato, alla fine del quale, a giudizio insindacabile del direttivo, potrà diventare confratello effettivo.

 

Ogni iscritto dovrà esplicitamente dichiarare di accettare lo Statuto e sarà tenuto:

 

-          al rispetto di tutte le norme statutarie e di  quelle emanate dal   sodalizio stesso, oltre che dell’ Autorità Ecclesiastica;

 

-          al versamento della quota associativa stabilita annualmente dal                                                                                                    direttivo;

 

-          a realizzare gli scopi precipui della Confraternita richiamati  all’art. 1; 

 

-          a partecipare alle funzioni liturgiche e agli incontri formativi, promossi dalla Confraternita.

 

La qualifica di confratello si perde per dimissioni, per indegnità, per assenteismo e per altre cause previste dal Can. 316 e viene determinata con provvedimento del direttivo.

 

ARTICOLO 4

DIRETTIVO

 

La Confraternita è retta da un direttivo composto da sette membri :

 

-          il Parroco-pro tempore della Parrocchia S. Vito, - nella cui circoscrizione territoriale è ubicato l’edificio sacro del Calvario- nella qualità di Assistente Spirituale, eccetto che l’Ordinario Diocesano nomini un altro presbitero;

 

-          il Decano;

 

-          cinque consiglieri eletti dall’assemblea dei confratelli. Due di essi saranno nominati dal Direttivo, uno Tesoriere e un altro Segretario.

 

La carica di Decano può essere ricoperta da confratelli che appartengono alla medesima con un’anzianità di almeno dieci anni, mentre per quella di consigliere  si richiede un’anzianità di almeno cinque anni, computato anche il noviziato. Il Decano non può essere eletto più di due volte consecutive. Tutti i membri elettivi durano in carica tre anni. xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

 

Alle elezioni, che si svolgeranno separatamente per il Decano e per i Consiglieri, hanno diritto di voto attivo tutti i Confratelli regolarmente iscritti ai sensi dell’Art. 3.

 

In caso di dimissioni o di decesso del Decano, gli subentra nella carica il Consigliere più anziano per appartenenza alla Confraternita ed in  caso di parità di appartenenza alla Confraternita di due o più Consiglieri, del Consigliere più anziano per età, fino alla elezione del nuovo Decano da parte dell’Assemblea, da effettuarsi entro 60 giorni.

 

In caso di dimissioni o di decesso di altro componente del Consiglio Direttivo, subentrerà il primo dei non eletti.

 

Il Consiglio si riunisce tutte le volte che il Decano lo ritiene necessario o che ne sia fatta richiesta da almeno tre dei suoi membri, comunque, almeno ogni tre mesi.

 

Per la validità delle deliberazioni occorre la presenza effettiva della maggioranza dei membri del Consiglio ed il voto favorevole della maggioranza dei presenti.

 

Il direttivo è investito di tutti i poteri per la gestione ordinaria della Confraternita ed è l’organo esecutivo della volontà assembleare in materia di ordinaria amministrazione, mentre per quanto riguarda atti di straordinaria amministrazione si richiede tassativamente un mandato specifico dell’Assemblea.

 

Il Decano rappresenta legalmente la Confraternita nei confronti dei terzi ed in giudizio, a norma del can. CJC 1288 che proibisce di adire le vie legali senza licenza scritta del proprio Ordinario. Cura l’esecuzione dei deliberati dell’Assemblea e del Consiglio. Nei casi di riconosciuta urgenza, può esercitare i poteri del Consiglio, salvo ratifica da parte di questo alla prima riunione successiva.

 

xxxxxxxx Il Parroco-pro tempore della Chiesa S. Vito, è il legale rappresentante dell’edificio sacro del Calvario.

 

ARTICOLO 5

PATRIMONIO E MEZZI FINANZIARI

 

Il patrimonio è costituito:

 

-          da eventuali beni immobili,  di cui comunque la Confraternita verrà in proprietà e titolarità, compresi i diritti sopra gli stessi, anche come concessioni amministrative;

 

-          da eventuali fonti di riserva costituiti con l’eccedenza del bilancio;

 

-          da eventuali donazioni, lasciti ereditari degli iscritti o di estranei.

 

Con l’elezione di un nuovo Direttivo sarà redatto (o anche verificato quello già esistente) un inventario dei beni patrimoniali dell’Ente. Il documento sarà stilato e sottoscritto dal decano, dall’Assistente  e da tre Confratelli appositamente eletti dall’Assemblea.

 

 

Le entrate sono costituite:

 

-          dalle quote dei Confratelli;

 

-          da altre possibili entrate, che concorra ad incrementare l’attivo della Confraternita.

 

ARTICOLO 6

ESERCIZIO FINANZIARIO

 

            L’esercizio finanziario si chiude al 31 Dicembre di ogni anno e il rendiconto, approvato dall’Assemblea dei Confratelli, viene trasmesso, a norma del Can. 319, all’Autorità ecclesiastica, entro il 31 Marzo successivo.

 

 

ARTICOLO 7

DIREZIONE SPIRITUALE

 

L’Assistente Spirituale,  a norma del Can. 317 del C.J.C., provvede alla formazione religiosa dei Confratelli ed è responsabile dell’esercizio del culto nella Cappella del Calvario della Confraternita.

            Il suo consenso è vincolante per l’ammissione di un nuovo Confratello.

            A norma del Can 319, per cui “una Confraternita amministra i beni, che possiede, sotto la suprema direzione dell’Autorità Ecclesiastica”, i verbali dell’esercizio finanziario, di cui all’Art. 5, saranno controfirmati dall’Assistente.

 

 

ARTICOLO 8

ASSEMBLEE

 

I Confratelli sono convocati in Assemblea, ai sensi del Can. 309 del C.J.C., mediante comunicazione personale oppure a mezzo di editto pubblico, affisso alla porta della Chiesa. L’avviso di convocazione dovrà contenere gli argomenti all’ordine del giorno e dovrà essere inoltrato o affisso almeno otto giorni prima dell’adunanza.

 

L’Assemblea Ordinaria che dovrà essere convocata almeno una volta all’anno, delibererà sul rendiconto finanziario, sugli indirizzi e direttive generali della Confraternita, sulle spese straordinarie e su quanto altro è ad essa demandato per legge o per statuto: il tutto salvo ratifica dell’Autorità Ecclesiastica (Can. 305).

 

L’Assemblea dei Confratelli stabilisce, nella sua prima seduta dell’anno, in base al bilancio di previsione per l’esercizio finanziario dell’anno che si apre, il tetto massimo di spesa da parte del Consiglio per particolari situazioni straordinarie.

 

Hanno diritto ad intervenire alla Assemblea elettiva tutti i Confratelli effettivi, cioè i confrati che hanno adempiuto i seguenti doveri:

o            partecipazione alle convocazioni previste dal programma annuale, almeno per il 50% di volte, dimostrata dalle firme nel registro delle presenze,

o            regolarità nel pagamento della retta annuale.

 

 L’esercizio del diritto di voto è strettamente personale e quindi non delegabile.

 

L’Assemblea dei Confratelli, salvo il caso in cui intervenga un rappresentante dell’Autorità Ecclesiastica, è presieduta dal decano o dal delegato del decano . Delle riunioni assembleari si redige processo verbale, firmato dal Presidente e dal Segretario.

 

 

Un terzo dei Confratelli rappresenta il quorum per la validità delle Assemblee.

 

Per deliberare su affari di straordinaria Amministrazione sarà necessaria la previa comunicazione all’Ordinario Diocesano dell’adunanza e degli argomenti all’ordine del giorno. Il deliberato sarà valido solo a seguito del visto di approvazione di detta Autorità.

 

Qualora almeno un quarto dei Confratelli lo ritenga necessario, viene convocata una Assemblea straordinaria, il cui ordine del giorno deve essere chiaramente motivato dai richiedenti.

 

ARTICOLO 9

RIUNIONI

 

Anche per le normali riunioni della Confraternita il quorum è determinato da un terzo dei soci.

                                               

 

ARTICOLO 10

                                           CONTROVERSIE

 

Le eventuali controversie tra i Confratelli e/o tra questi e la Confraternita o suo organo, saranno sottoposte alla competenza di tre probiviri da nominarsi dall’assemblea: essi giudicheranno ex bono et aequo senza formalità di procedure.

 

L’eventuale ricorso contro il loro deliberato sarà esaminato dall’ Ordinario Diocesano, le cui decisioni saranno vincolanti per le parti ed inappellabili.

ARTICOLO 11

RINVIO AD ALTRE NORME

 

Per tutto quanto non previsto nel presente Statuto, si applicheranno le norme del Codice Canonico, le circolari della Sacra Congregazione e le leggi dello Stato, se ed in quanto applicabili.

 

Del presente Statuto fa parte integrante a tutti gli effetti l’allegato “regolamento” per le elezioni dell’Amministrazione.

 

Eventuali deroghe alla normativa dello Statuto dovranno essere stabilite o approvate dall’Ordinario Diocesano.

 

 

NORME TRANSITORIE

 

In linea transitoria, nel primo anno, a partire dalla data della sua formale costituzione, il direttivo della Confraternita è costituito dal Direttivo in carica del Comitato “Venerdì Santo”. Successivamente si passerà alla elezione da parte dell’Assemblea, secondo le norme ed i criteri fissati negli articoli dello Statuto. Il Direttivo valuterà i requisiti di eleggibilità,  specie per quanto riguarda l’anzianità di appartenenza al Comitato.

Nella prima fase  le cariche del Direttivo verranno assegnate su proposta dell’Assistente, con approvazione dell’Assemblea, da tenere entro 60 giorni, a partire dal compimento del primo anno dalla costituzione ufficiale della Confraternita.

 Risulterà eletto Decano colui che avrà riportato una maggioranza qualificata dall’Assemblea di almeno i due terzi dei presenti in prima e seconda votazione, e della metà più uno a partire dalla terza votazione.

Il primo anno di  vita della  Confraternita, a partire dalla sua istituzione, deve essere considerato per tutti un anno di formazione, al termine del quale l’Assistente presenterà una dettagliata relazione al competente Ufficio della Curia, per ogni decisione che dovesse ritenersi necessaria.

 

R E G O L A M E N T O

Per le ELEZIONI della AMMINISTRAZIONE

 

Art. 1

-Diritto di elettorato.

L’elettorato attivo e passivo spetta ai Confratelli, ai sensi di quanto stabilito dagli artt. 3 e 6 dello Statuto.

 

Art. 2 

-            Costituzione della Commissione Elettorale.

 

La Commissione Elettorale, nominata dal direttivo, è composta da tre Confratelli.

La Commissione Elettorale è presieduta da uno dei suoi membri eletto a maggioranza assoluta dai suoi componenti.

Le funzioni di Segretario sono svolte da un membro designato dal Presidente.

La commissione è nominata non oltre il trentesimo (30°) giorno antecedente a quello fissato per le votazioni.

Tutte le decisioni della Commissione Elettorale sono prese a maggioranza.

Art. 3

 

-            Funzioni della commissione Elettorale.

La Commissione Elettorale forma o aggiorna l’elenco dei Confratelli.

Gli elenchi debbono recare cognome, nome, data e luogo di nascita delle persone che vi sono iscritte, domicilio e recapito telefonico.

Gli elenchi devono essere depositati non oltre il ventesimo (20°) giorno antecedente a quello fissato per le votazioni.

 

Art. 4

 

-          Ricorsi contro l’erronea compilazione degli elenchi.

 

Avverso l’erronea compilazione degli elenchi è ammesso ricorso da parte degli interessati, entro il termine perentorio di dieci giorni dalla data di deposito degli elenchi stessi.

La Commissione decide entro i successivi cinque giorni sulla base della documentazione prodotta dagli interessati e dagli atti acquisiti dall’ufficio.

Gli elenchi definitivi sono rimessi ai seggi elettorali (all’atto del loro insediamento), i quali sono tenuti ad esporli, perché tutti ne possano prendere visione.

 

Art. 5

 

-            Costituzione, composizione e nomina dei seggi elettorali.

 

Almeno cinque giorni prima della data delle elezioni viene costituito il seggio elettorale composto da tre membri: un Presidente e due Scrutatori di cui uno funge da Segretario, scelti dal Presidente fra  i Confratelli.

Art. 6

 

-          Validità delle deliberazioni dei seggi elettorali.

Tutte le decisioni del seggio Elettorale sono prese a maggioranza dei presenti.

In caso di parità prevale il voto del presidente.

 

Art. 7

-            Predisposizione delle schede.

Le schede, per l’espressione del voto, devono essere costituite da fogli di uguale grandezza e colore, recanti il timbro della Confraternita e vidimate dal Presidente.

Qualora la vidimazione non avvenga lo stesso giorno delle votazioni, le schede vidimate devono essere custodite in plichi sigillati.

Art. 8

-            Modalità delle votazioni.

Le votazioni si svolgono in una sola giornata, secondo l’orario stabilito dall’editto.

Nel locale adibito alle votazioni deve essere determinatolo spazio riservato al pubblico, lo spazio riservato ai componenti del seggio e lo spazio riservato ai votanti.

xxxxxxxxxxxxxx

Il seggio elettorale viene aperto per tre ore nel giorno indicato per le votazioni. Le elezioni saranno ritenute valide e si procederà allo spoglio delle schede se nel tempo di apertura del seggio elettorale avrà votato la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto.

Il voto viene espresso personalmente da ciascun elettore mediante l’indicazione del cognome o del numero della persona prescelta.

Ogni elettore può esprimere non più di due preferenze.

A parità di voti, risulterà eletto il Confratello con maggiore anzianità nella confraternita, o, in mancanza di elementi certi in tal senso, il Confratello più anziano di età.

Nella elezione del Decano, per il quale verrà espresso un solo voto, per due votazioni ci si attenga alla maggioranza dei due terzi, nella terza si segue il criterio della metà più uno, nella quarta della maggioranza relativa. 

 

Art. 9

 

-            Operazioni di scrutinio.

 

Le operazioni di scrutinio hanno inizio immediatamente dopo la chiusura delle votazioni e non possono essere interrotte fino al loro compimento.

Delle operazioni di scrutinio viene redatto processo verbale in duplice originale, che è sottoscritto in ogni foglio dal Presidente e dagli Scrutatori.

Da detto processo verbale devono in particolare risultare i seguenti dati:

 

-          il numero degli elettori e quello dei votanti;

 

-          il numero dei voti di preferenza riportati da ciascun candidato.

 

Un esemplare dei verbali compilati dal seggio, resta depositato presso l’archivio della Confraternita, l’altro esemplare, in busta chiusa, va rimesso subito al competente Ufficio della Curia.

 

Art. 10

-            Proclamazione degli eletti.

Concluse le predette operazioni, il Presidente procede alla proclamazione degli eletti, che verranno immessi in carica dopo la conferma da parte dell’Ordinario Diocesano (Can. 317 del C.J.C.).

Art. 12

-            Controversie.

Per eventuali controversie è competente l’Ordinario Diocesano.

 

N.B. Approvato dall’Arcivescovo, per un quinquennio, in data 25.10.2005, contestualmente al Decreto di  istituzione della Confraternita Prot. N° CAN – 2004 – 258.

********************************************************

Favara, 09/11/09 - Comunicato stampa 

La Confraternita  della S. Croce del Calvario di Favara ha approfondito, attraverso un apposito incontro, la decisione presa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, in merito  alla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche.

Tale decisione rappresenta una violazione della libertà delle famiglie cristiane di educare i loro figli secondo il loro credo religioso, la loro cultura e la loro tradizione.  Da sottolineare che detto provvedimento viola l’art. 7 della nostra Costituzione, che  afferma che Stato e Chiesa Cattolica sono nel proprio ordine indipendenti e sovrani e che i loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. D’altra parte, la corte di Strasburgo  è un organismo della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, le cui decisioni non hanno alcun valore prescrittivo per l’Italia; valore vincolante hanno invece le sentenze  emesse dalla Corte di Giustizia europea, che rappresenta il massimo organo giurisdizionale della Unione europea. Tale sentenza, frutto di un laicismo estremo,  non tiene in considerazione la storia millenaria di molti stati europei,  i loro usi, i loro costumi, il credo religioso. La religione cristiana rappresenta una dimensione importante della cultura dell’uomo, essa è strettamente collegata  alle tradizioni, alla storia ed alla identità di ciascun popolo. Così come ogni popolo ha diritto di essere se stesso e di manifestare liberamente le proprie convinzioni ed il proprio credo religioso, devono pure essere assicurati ai popoli provenienti da altre civiltà, accoglienza,  rispetto e soprattutto la possibilità di manifestare  liberamente la propria fede.  Sarebbe una pura follia, peraltro, cancellare con un colpo di spugna la nostra storia, eliminare dai programmi scolastici la Divina Commedia, i Promessi  Sposi , cancellare dalla storia dell’arte le opere di Michelangelo o quelle di numerosi artisti e pensatori cristiani.

L’accettazione e la cortese tolleranza costituiscono la strada per la comprensione delle altre religioni  e per il superamento dell’integralismo religioso, che costituisce il pericolo maggiore per la convivenza civile tra i popoli.

 

I responsabili della comunicazione

Lillo Montaperto - Totò Pirrera

***********************************************************

 

Collegati e visita il sito web della 

CONFRATERNITA della SANTA CROCE  del CALVARIO di FAVARA

 

www.confraternitasantacrocecalvariofavara.com 

 

ATTENZIONE

 

Mercoledì Santo 08-aprile 2009 i bambini della Scuola Materna,

dopo aver pregato nella Cappella del Calvario, soprattutto per le famiglie colpite dal terremoto in Abruzzo,

hanno depositato i loro doni per i poveri nella

BUCA della Solidarietà.

 

Ricordiamo che la domenica delle Palme, dello scorso anno, esattamente il 16.3.2008, c'è stata  la benedizione e l’inaugurazione della BUCA della SOLIDARIETA’.  Cioè, accanto alla porta che qualche anno fa è stata inaugurata per favorire l’ingresso alla Cappella del Calvario alle persone diversamente abili, evitando la lunga scalinata d’ingresso, a cura della CONFRATERNITA è stata collocata una buca, simile a quella delle lettere, ma naturalmente di più grandi dimensioni, per consentire a chi vuole compiere un gesto di solidarietà di potere imbucare generi di prima necessità da destinare a famiglie bisognose. Una buca che è perciò in funzione sempre, in tutte le ore del giorno e della notte, 24 ore su 24. La Confraternita della Santa Croce del Calvario, - e segnatamente la Commissione Caritas che all’interno si è costituita, - si fa carico di utilizzare i generi alimentari raccolti e  assistere persone e famiglie che versano nel disagio.

 

*************************************************

 

ATTENZIONE

Sabato 22 novembre 2008

Iniziativa della Confraternita

Giornata della solidarietà: raccolta di viveri per i poveri, davanti ai supermercati di Favara.

Si ricorda altresì che è sempre in funzione al Calvario, 24 ore su 24 , la "Buca della solidarietà"

************************************

 

Predica al Calvario di don NINO GIARRAPUTO Lunedì Santo - 17.03.08 

Processione della Madonna Addolorata

Maria, donna coraggiosa

Sarà stato effetto di quel «non temere» pronunciato dall' angelo dell' annunciazione. Certo è che, da quel momento, Maria ha affrontato la vita con una incredibile forza d'animo.

È chiaro: ha avuto a che fare anche lei con la paura.

Paura di non essere capita. Paura per la cattiveria degli uomini. Paura di non farcela. Paura per la salute di Giuseppe. Paura per la sorte di Gesù. Paura di rimanere sola... Quante paure!

Se ancora non ci fosse, bisognerebbe elevare un santuario alla "Madonna della paura". Nelle sue navate ci rifugeremmo un po' tutti. Perché tutti, come Maria, siamo attraversati da quell'umanissimo sentimento che è il segno più chiaro del nostro limite.

Paura del domani. Paura che possa finire all'improvviso un amore coltivato tanti anni. Paura per il figlio che non trova lavoro e ha già superato la trentina. Paura per la sorte della più piccola di casa che si ritira sempre dopo mezzanotte, anche d'inverno, e non le si può dire niente perché risponde male. Paura per la salute che declina. Paura della vecchiaia. Paura della notte. Paura della morte...

Ebbene, nel santuario eretto alla "Madonna della paura", davanti a lei divenuta la "Madonna della fiducia", ciascuno di noi ritroverebbe la forza per andare avanti, riscoprendo i versetti di un salmo che Maria avrà mormorato chi sa quante volte: «Pur se andassi per valle oscura, non avrò a temere alcun male, perché sempre mi sei vicino... lungo tutto il migrare dei giorni».

Madonna della paura, dunque. Ma non della rassegnazione. Perché lei non si è mai lasciate cadere le braccia nel segno del cedimento, né le ha mai alzate nel gesto della resa. Una volta sola si è arresa: quando ha pronunciato il fiat e si è consegnata prigioniera al suo Signore.

Da allora ha sempre reagito con incredibile determinazione, andando controcorrente e superando inaudite difficoltà che avrebbero stroncato le gambe a tutti. Dal disagio del parto nella clinica di una stalla all' espatrio forzato per sfuggire alla persecuzione di Erode. Dai giorni amari dell'asilo politico in Egitto alla presa d'atto della profezia di Simeone greve di cruenti presagi. Dai sacrifici di una vita grama nei trent'anni del silenzio all'amarezza del giorno in cui si chiuse per sempre la bottega del "falegname" profumata di vernici e di ricordi. Dalle strette al cuore che le procuravano certe notizie che circolavano sul conto di suo figlio al momento del Calvario quando, sfidando la violenza dei soldati e lo sghignazzo della plebe, si piantò coraggiosamente sotto la croce.

Una prova difficile, la sua. Contrassegnata, come per il figlio morente, dal silenzio di Dio. Una prova senza scenografie e senza sconti sui prezzi della sofferenza, che rende ragione di quell'antifona che risuona nella liturgia del Venerdì santo: «O voi tutti che passate per via, fermatevi e vedete se c'è un dolore simile al mio».

Santa Maria, donna coraggiosa, alcuni anni fa in una celebre omelia Giovanni Paolo II ha scolpito il monumento più bello che il magistero della Chiesa abbia mai elevato alla tua umana fierezza, quando disse che tu ti presenti come modello «per coloro che non accettano passivamente le avverse circostanze della vita personale e sociale, né sono vittime della alienazione».

Dunque, tu non ti sei rassegnata a subire l'esistenza. Hai combattuto. Hai affrontato gli ostacoli a viso aperto. Hai reagito di fronte alle difficoltà personali e ti sei ribellata dinanzi alle ingiustizie sociali del tuo tempo. Non sei stata, cioè, quella donna tutta casa e chiesa che certe immagini devozionali vorrebbero farci passare. Sei scesa sulla strada e ne hai affrontato i pericoli, con la consapevolezza che i tuoi privilegi di Madre di Dio non ti avrebbero offerto isole pedonali capaci di preservarti dal traffico violento della vita.

Perciò, Santa Maria, donna coraggiosa, tu che nelle tre ore di agonia sotto la croce hai assorbito come una spugna le afflizioni di tutte le madri della terra, prestaci un po' della tua fortezza. Nel nome di Dio, vendicatore dei poveri, alimenta i moti di ribellione di chi si vede calpestato nella sua dignità. Alleggerisci le pene di tutte le vittime dei soprusi. E conforta il pianto nascosto di tante donne che, nell'intimità della casa, vengono sistematicamente oppresse dalla prepotenza del maschio.

Santa Maria, donna coraggiosa, tu che sul Calvario, pur senza morire hai conquistato la palma del martirio, rincuoraci col tuo esempio a non lasciarci abbattere dalle avversità. Aiutaci a portare il fardello delle tribolazioni quotidiane, non con l'anima dei disperati, ma con la serenità di chi sa di essere custodito nel cavo della mano di Dio. E se ci sfiora la tentazione di farla finita perché non ce la facciamo più, mettiti accanto a noi. Siediti sui nostri sconsolati marciapiedi. Ripetici parole di speranza.

Santa Maria, Vergine della notte,

noi t'imploriamo di starci vicino

quando incombe il dolore,

e irrompe la prova,

e sibila il vento della disperazione,

e sovrastano sulla nostra esistenza il cielo nero degli affanni

o il freddo delle delusioni,

o l'ala severa della morte.

Liberaci dai brividi delle tenebre.

Nell'ora del nostro Calvario,

tu, che hai sperimentato l'eclisse del sole,

stendi il tuo manto su di noi,

sicché, fasciati dal tuo respiro,

ci sia più sopportabile la lunga attesa della libertà.

Alleggerisci con carezze di madre

la sofferenza dei malati.

Riempi di presenze amiche e discrete

il tempo amaro di chi è solo.

Spegni i focolai di nostalgia nel cuore dei naviganti,

e offri loro la spalla perché vi poggino il capo.

Preserva da ogni male i nostri cari che faticano

in terre lontane

e conforta, col baleno struggente degli occhi,

chi ha perso la fiducia nella vita.

Ripeti ancora oggi la canzone del Magnifìcat,

e annuncia straripamenti di giustizia

a tutti gli oppressi della terra.

Non ci lasciare soli nella notte a salmodiare le nostre paure.

Anzi, se nei momenti dell'oscurità ti metterai vicino a noi

e ci sussurrerai che anche tu,

Vergine dell'avvento,

stai aspettando la luce,

le sorgenti del pianto si disseccheranno sul nostro volto.

E sveglieremo insieme l'aurora.

 

E allora, confortati dal tuo respiro, ti invocheremo con la preghiera più antica che sia stata scritta in tuo onore: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio; non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta». Così sia,

 

 

 

Comunicato stampa – lunedì  10.03.2008

 

Oggetto: Settimana Santa – BUCA  della SOLIDARIETA’.

 

Dall’inizio della Quaresima si è posta in particolare fermento l’attività della  “Confraternita della Santa Croce del Calvario”,  per assicurare – così come nel passato a servizio della Città - l’ordinato svolgimento dei riti della Settimana Santa, che inizia domenica prossima. 

La domenica delle Palme, primo giorno della Settimana Santa, è la giornata in cui in ogni quartiere della Città si rinnovano, con particolari modalità, tradizioni diverse, per ricordare l’ingresso trionfale do Gesù a Gerusalemme.

Al Calvario,  alle ore 11, come di tradizione, ci sarà la benedizione della Palme e dei ramoscelli d’ulivo, a cui quest’anno però si aggiunge una significativa novità: la benedizione e l’inaugurazione della BUCA della SOLIDARIETA’.  Cioè, accanto alla porta che qualche anno fa è stata inaugurata per favorire l’ingresso alla Cappella del Calvario alle persone diversamente abili, evitando la lunga scalinata d’ingresso, nei giorni scorsi, a cura della CONFRATERNITA è stata collocata una buca, simile a quella delle lettere, ma naturalmente di più grandi dimensioni, per consentire a chi vuole compiere un gesto di solidarietà di potere imbucare generi di prima necessità da destinare a famiglie bisognose. Facendo la spesa alla bottega o al supermercato, ognuno potrà destinare, ad esempio, qualche chilo di zucchero o di pasta in più per una famiglia bisognosa e recarsi alla buca del Calvario per concretizzare la buona azione. Una buca che sarà perciò in funzione sempre, in tutte le ore del giorno e della notte, 24 ore su 24. La Confraternita della Santa Croce del Calvario, - e segnatamente la Commissione Caritas che all’interno si è costituita, - si farà carico di utilizzare i generi alimentari raccolti e  assistere persone e famiglie che versano nel disagio.

Favara sicuramente saprà cogliere il valore sociale e spirituale dell’iniziativa, che educherà a pensare al Calvario non solo come luogo di culto, - come è stato finora -, ma anche come luogo di solidarietà, stimolando così  a non dimenticare mai che la fede va sempre coniugata e verificata con la carità.

 

L’Assistente Spirituale della “Confraternita della Santa Croce del Calvario

Sac. Diego Acquisto

 

*************************************

In data 04.03.2008 è stata collocata sulla porta centrale dell'ingresso al Calvario la scritta della CONFRATERNITA, che per decreto del Vescovo, proprio al Calvario ha la sua sede legale. 

Ricordiamo a tal proposito due date fondamentali della vita della Confraternita, per capire anche perché una di queste date si trova segnata nella tabella esposta.

 

--Agrigento, Palazzo Arcivescovile 12.8.2005 Riunione con l’Arcivescovo S.E. Mons. Carmelo Ferraro, che ha pubblicamente dichiaratola nascita ufficiale della Confraternita della “Santa Croce del Calvario” di Favara, dando disposizione alla Curia di preparare il relativo decreto. Era presente anche, nella parte finale della lunga e laboriosa riunione, il Vicario Generale, don Salvatore Muratore.

(cfr.verbale della riunione riportato sotto, scorrendo questo file).

 

--In data 25.10.2005 , l'Arcivescovo-Metropolita Mons. Carmelo Ferraro ha firmato il decreto Prot. n° CAN - 2004 - 258 di erezione della "Confraternita della Santa Croce del Calvario di Favara", approvando lo STATUTO per un quinquennio e nominando Assistente Spirituale il Parroco-pro tempore della Parrocchia S. Vito, Don Diego Acquisto.

**********************************************************************************

************************************************

ATTENZIONE  -  IMPORTANTE - Avviso del 20.12.2007

Convocazione assemblea

della Confraternita

della Santa Croce del Calvario

**************

Tutti i confratelli e le consorelle sono convocati nella sede della Confraternita, lunedì 07.01 2008 alle ore 21,00 col seguente OdG:

 

---Proposta del legale rappresentante- pro tempore del Calvario di una COMMISSIONE, (formata oltre che dal Decano-pro tempore della Confraternita, dai signori: Don Nino Giarraputo, Maria Fallea, Lillo Montaperto, Lillo Sciortino, Michele Vitello) per seguire l’iter  tecnico-politico-burocratico del progetto di ristrutturazione dell’edificio sacro del CALVARIO;

---Presentazione ed illustrazione del  PROGETTO revisionato - (anche col supporto delle moderne tecniche audiovisive) - dopo l’esame di  tutte le osservazioni pervenute, prima della stesura definitiva e presentazione ai competenti Uffici, da parte 

dell’Architetto Dott. Salvatore Pirrera.

 

Si prega di non mancare e di essere puntuali.

 

L’Assistente Spirituale della Confraternita della Santa Croce

legale rappresentante-pro tempore del Calvario

Sac. Diego Acquisto

******************************

 

 

Venerdì Santo- FAVARA 06.04.2007 

– 1)Predica  dell'Assistente Spirituale della Confraternita al Calvario, alle  ore 13, prima dell' Esposizione di Cristo sulla Croce.

– 2)Predica  del Parroco Don Nino Giarraputo,al Calvario, alle  ore 21, prima della Deposizione di Cristo sulla Croce.

 

1) 

Prima della solenne esposizione di Cristo sulla grande Croce, - l’unica Croce destinata a polarizzare l’attenzione e la fede di tutti noi - la riflessione che mi accingo a proporre a me ed a voi, quest’anno prende spunto da un documento del Concilio Vaticano II, in cui tra l’altro si dice:

 

"La Sacra Scrittura, con cui è d`accordo l`esperienza di secoli, insegna agli uomini che il progresso umano, che pure è un grande bene dell`uomo, porta con sé una grande tentazione: infatti, sconvolto l`ordine dei valori e mescolando il male col bene, gli individui e i gruppi guardano solamente alle cose proprie…"

"Se dunque ci si chiede come può essere vinta tale miserevole situazione, i cristiani per risposta affermano che tutte le attività umane, …devono venir purificate e rese perfette per mezzo della croce e della risurrezione di Cristo". ….

Sopportando la morte per noi tutti peccatori, egli ci insegna col suo esempio che è necessario anche portare la croce; quella che dalla carne e dal mondo viene messa sulle spalle di quanti cercano la pace e la giustizia. Con la sua risurrezione costituito Signore, egli, il Cristo ….purifica e fortifica quei generosi propositi con i quali la famiglia degli uomini cerca di rendere più umana la propria vita…"

 

Si tratta di un passaggio significativo della Costituzione Pastorale «Gaudium et spes» del Concilio Ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo. (Nn. 37-38), dove chiaramente si parla della necessità di - purificare tutte le attività umane nel mistero pasquale, impedendo così la confusione tra bene e male, accentuando la capacità di discernimento, per evitare lo sconvolgimento ed il travisamento dei veri valori, a cui frequentemente in questi ultimi anni ci hanno richiamato gli eventi e di conseguenza ci ha richiamato il Papa, sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI. Quei valori come la pace, la vita, la dignità della persona, la famiglia, che certa cultura o pseudo-cultura di oggi, cerca in ogni modo di aggredire. Si tratta di un orizzonte di valori che nella Croce ha il suo sicuro punto di riferimento. Nella Croce.

Il cristianesimo non può ridursi ad un mediocre impegno di onestà secondo criteri sociologici di opportunità e di convenienza e pertanto, sui grandi nodi etici, per il vero bene dell’uomo, la testimonianza della Chiesa diventa segno di contraddizione. E il Magistero della Chiesa (Papa e Vescovi) non si stanca di ricordare ai cristiani di essere presenti in modo attivo nel dibattito pubblico e di affiancare a tale impegno un’efficace azione culturale, che dalla logica della Croce tragga la sua forza.

 

Una scena biblica, quella che si ripete ogni anno in questa Piazza, davanti a questo Calvario, cuore e centro, non solo geografico, ma soprattutto morale della nostra Favara E noi, Popolo di Dio che è in Favara, Sacerdoti, Autorità, cittadini siamo tutti qui, al Calvario davanti alla Croce, per volgere lo sguardo e contemplare, Colui che, innocente, addossandosi le colpe di tutti e invocando per tutti il perdono, sulla Croce si è liberamente immolato e sacrificato, Siamo qui, numerosi, per concludere come ogni anno la Quaresima e prepararci immediatamente alla Pasqua di Risurrezione ; il Crocifisso che contempliamo è anche il Risorto e Favara davanti al Calvario, il giorno del Venerdì Santo, celebra ogni anno non solo quasi un rito di purificazione collettiva, ma soprattutto Favara celebra la sua speranza di un rinnovato impegno morale e civile.

La nostra fede ci dice che in Cristo è il senso della nostra vita, in Cristo il centro della storia e del cosmo. È questa la lieta notizia, la speranza che sentiamo ardere in noi e che dobbiamo e vogliamo annunciare agli uomini d’oggi; è questo il messaggio che da duemila anni attraversa i secoli e risuona per tutta la terra per essere proposto, da parte di noi cristiani in modo credibile e rispettoso, ma nello stesso tempo appassionato, ad ogni cuore. Papa Benedetto ci invita a tenere fermo lo sguardo sul volto di Gesù, ricordando che "la sua risurrezione è stata come un’esplosione di luce, un’esplosione d’amore che scioglie le catene del peccato e della morte".

Gesù con la sua vita aveva annunciato una nuova giustizia, aveva aperto una speranza per tutti coloro che erano senza legge e senza potere, per i peccatori, per i poveri, per i senza Dio…ma è stato umanamente sconfitto. La legge religiosa ed il potere umano hanno vinto e Lui muore, elevando sul legno della Croce la protesta e la speranza dei perdenti di tutto il mondo. Muore Crocifisso , Lui innocente, rappresentante dei peccatori e dei perduti, con i quali per amore ha voluto identificarsi per una espiazione vicaria, caricandosi di tutta la violenza e maledizione del mondo.

Ed il suo sacrificio, il sacrificio di Gesù, vero uomo e vero Dio, ha un valore salvifico perenne, universale ed infinito. Il sacrificio della Croce è il sacrificio della nuova ed eterna alleanza, che si rinnova in modo incruento nella celebrazione della Messa, perché è lì, che nel povero segno del pane e del vino, che diventano suo corpo e suo sangue, Egli continua ad immolarsi per la salvezza di tutti, finché ci saranno il mondo e la storia. Mistero grande della nostra fede, l’Eucaristia, in cui noi cristiani annunciamo la sua morte e proclamiamo la sua risurrezione in attesa del sua seconda e definitiva venuta nella gloria.

La morte di Gesù in Croce è un atto di fiducia incondizionata ed assoluta a Dio Padre, al quale ogni vita appartiene. "Padre nelle tue mani affido ilo mo spirito". Nel momento del massimo trionfo del male il Cristo-uomo riafferma la sua fede nel Dio della vita. E proprio questa fede è il riscatto radicale da ogni legge e da ogni potere umano, il trionfo del Vangelo, il nascere della speranza, che poi nella risurrezione ha il suo fondamento stabile e sicuro. Nel momento dell’abbandono e dell’impotenza estrema, la totale fiducia di Gesù-uomo a Dio-Padre è la salvezza per il mondo intero.

Il Crocifisso è il grande libro del cristiano: lì il cristiano impara chi è l’uomo e chi è Dio, cosa è il male e cosa è la vera libertà, lì, ai piedi del Crocifisso, il cristiano impara ad amare e perdonare, a perdonare , a riconciliarsi con gli altri; e Favara ha bisogno di crescere nella cultura del perdono e della riconciliazione: quante divisioni, quante lacerazioni in tante, troppe famiglie. Rendendo omaggio al Crocifisso, ognuno di noi, nel suo cuore deve dire: "Mi ha amato ed ha dato se stesso per me". E non ripetere l’atteggiamento arrogante, irriverente e blasfemo, di quei tali che lo sfidavano "se sei il Figlio di Dio, scendi dalla Croce e ti crederemo…" ma, con rispetto, con dignità, con consapevolezza, nella libertà, anche se un po’ lontani dalla Croce, come il centurione romano, fare il nostro atto di fede: "Veramente costui è il Figlio di Dio". Figlio naturale di Dio, che a me peccatore ha comunicato la dignità di figlio adottivo, insegnandoci anche la preghiera del "Padre nostro"che ci fa rivolgere a Dio chiamandolo Padre, preghiera in cui ci riscopriamo fra di noi tutti fratelli….