Confraternita della Santa Croce del Calvario di Favara
Ass.Spirituale: Sac. Diego Acquisto e-mail: diegoacquisto@alice.it
* * *
XIX CAMMINO di FRATERNITA' delle CONFRATERNITE dell'Arcidiocesi di Agrigento
Raduno a Favara, domenica 22maggio 2011
La
Confraternita
della Santa Croce del Calvario di Favara
raccogliendo l’esperienza ultratrentennale del
Comitato “Venerdì
Santo”, nasce nel 2005 con il placet
dell’Arcivescovo Mons. Carmelo Ferraro, che ne
approva lo Statuto.
Oltre
al servizio alla Croce nel periodo della Quaresima
e della Settimana Santa, viene fortemente
sottolineato l’impegno di formazione culturale e
spirituale, unitamente all’individuazione e
promozione di varie iniziative di valenza
caritativa e sociale.
Un
cordiale saluto e benvenuto a tutti i Confrati e
le Consorelle delle Confraternite della nostra
Chiesa Agrigentina, che con i loro stendardi, le
loro divise, i loro abiti, richiamano le nostre
antiche tradizioni di fede ben radicate nel
tessuto sociale del nostro popolo.
Con
la sfilata per le vie di questa nostra Favara,
tutti insieme vogliamo offrire una pubblica
manifestazione di fede e di attaccamento alla
Chiesa ed al suo Pastore, il Padre Vescovo don
Franco, nel giorno del suo genetliaco.
22.05.2011
L’Assistente
Spirituale
Sac. Diego
Acquisto
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Saluto dell’Assistente - Chiesa SS. Pietro e Paolo di Favara
Domenica 22.05.2011
A
nome mio personale e
quale
Assistente Spirituale della Confraternita
della Santa Croce del Calvario di Favara, a
nome dei Parroci
di questa città, mi è gradito rivolgere
un cordiale saluto e benvenuto a tutti voi. In
particolare,
sento di
dovere rivolgere un devoto saluto al
vescovo don Franco, successore degli Apostoli,
nostro padre e pastore di questa Chiesa
locale, che ci assicura la comunione di tutta la
Chiesa Agrigentina, che nel Vescovo ha il suo
principio di unità.
Un
caro saluto a Mons. Gaetano Di Liberto, delegato
arcivescovile x le Confraternite, con
sentimenti di gratitudine per il prezioso
lavoro che ha svolto
e svolge in questo non facile
campo un lavoro che ha prodotto più che il
raddoppio delle Confraternite, sia perché
tante Confraternite hanno ripreso l’attività,
sia perché nuove Confraternite si sono aggiunte,
e don Gaetano con la sua provvidenziale flemma che
infonde fiducia, ha seguito con
pazienza
l’evolversi della situazione, aiutando
spesso a superare
ostacoli e perplessità.
E
ancora un saluto a tutti Voi,
confratelli e consorelle , che
rappresentate, così numerosi, il vasto e
variegato mondo delle 56
Confraternite presenti in
molti dei 43 Comuni della nostra vasta arcidiocesi, con un totale
complessivo di oltre 6000 associati, giovani e
meno giovani.
Favara
è lieta di accogliervi e si sente onorata della
vostra presenza.
Tutti
qui a Favara convenuti per il XIX Cammino di
Fraternità; un cammino iniziato proprio qui a
Favara nel 1992,
con la presenza allora di poco più di una
decina di Confraternite. Un cammino
convocato allora dal Vescovo Mons. Carmelo
Ferraro, per riflettere sul tema “Come
eravamo, come siamo, come saremo”; un tema
che era tutto un programma e che
stimolava alla riflessione e la cui
riuscita qui a Favara,
scuoteva gli animi e suscitava nuovi
propositi, nel far rivivere le Confraternite
esistenti, ma che di fatto avevano praticamente
cessato di operare, e invitava a formare altre
Confraternite, regolarmente approvate
dall’autorità ecclesiastica, contestualmente
allo Statuto.
Tra
le Confraternite
nate dopo il 1992, in data relativamente recente,
nel 2005, la Confraternita che ha curato i
preparativi di questo raduno e che oggi si sforzerà
di curare al meglio, l’organizzazione di questa
giornata, cioè la Confraternita della Santa Croce
del Calvario. Una Confraternita questa, più che
giovane
ancora bambina, possiamo dire, dati appena
i suoi appena
6 anni di vita; ma alle spalle di diversi confrati,
bisogna dire che c’è
un impegno di servizio alla Croce, come
COMITATO “Venerdì
Santo”, di oltre 30 anni. Una
ricorrenza questa dei 30 anni di servizio,
che nel 2004, mentre era avviata la fase del
discernimento per la costituzione della
Confraternita, il Comitato decideva di non far
passare inosservata, pubblicando un numero unico
intitolato “A’ CRUCI”, cioè la Croce,
“A’ CRUCI” come i favaresi, nella
caratteristica e saporosa parlata locale chiamano
il Calvario.
E di questo numero unico, a ricordo dei 30
anni di servizio alla città come Comitato,
penso che vi fa piacere dirvi che abbiamo
la disponibilità di darvene una copia ad ogni
Confraternita.
Potrete
così notare che
la nostra piccola storia si inserisce nella
grande storia delle Confraternite della nostra
Diocesi, alcune delle quali sono letteralmente
pluri-secolari , testimoniando con la loro
esistenza le antiche tradizioni cristiane,
saldamente radicate nel tessuto sociale delle
popolazioni del nostro territorio agrigentino.
Tutte
le Confraternite si sono sempre distinte per le
loro tipiche forme di pietà popolare, a cui
vengono unite tante iniziative caritatevoli verso
i poveri, gli
emarginati, i malati e i sofferenti, coinvolgendo
in questa gara di generoso aiuto ai bisognosi
altri volontari di ogni ceto sociale.
Nella
stagione di grandi cambiamenti che stiamo
attraversando, la Chiesa in Italia e ad Agrigento,
ha bisogno delle Confraternite.
Per questo è necessario però curare
la formazione
spirituale e
tendere davvero alla santità, utilizzando
tutti i mezzi di grazia che Gesù ha lasciato alla
sua Chiesa.
Sono
sicuro che questo raduno di Favara, così come
quello del 1992, porterà bene alle Confraternite
della nostra Diocesi, che miglioreranno
ulteriormente il loro impegno nella fede e nella
testimonianza della fede nel sociale. Questo
raduno di Favara, preparato dalla nostra
Confraternita della Santa Croce del Calvario,
segnerà una tappa positiva di questo cammino, in
questo periodo che, tra l’altro, vede
anche il decano, di questa nostra
Confraternita, Rosario Sutera Sardo,
chiamato al servizio di presidenza di tutte
le Confraternite della diocesi.
Intanto,
questo raduno, con la sfilata per tutto il corso
principale di Favara che seguirà,
- (se il tempo inclemente, nel frattempo
migliorerà) e quindi anche con la solenne
concelebrazione nella Chiesa Madre - questo raduno vuole essere una corale manifestazione di
fede e di
attaccamento alla Chiesa ed al suo Pastore don
Franco, al quale formuliamo i migliori auguri
per la ricorrenza del suo
65° genetliaco. AUGURI !
Sac.
Diego Acquisto
Parroco
di S. Vito e
del Calvario
+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
RELAZIONE
del dott. ELIO ALLETTO
FIGLI NEL FIGLIO – FRATELLI UNIVERSALI
Voglio
iniziare questa nostra riflessione richiamando a
me ed a voi una scena del vangelo che dal punto di
vista umano è veramente triste ma che nella
storia della nostra salvezza costituisce un
momento veramente importante.
Sono
gli attimi in cui Gesù, sulla croce, sta
per morire e Giovanni, nel suo vangelo
(cap. 19), riporta:
[25]Stavano
presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di
sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. [26]Gesù
allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il
discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna,
ecco il tuo figlio!». [27]Poi
disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da
quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
E’
Gesù stesso che, dichiarandoci figli della sua
Madre, ci
rende automaticamente figli del suo Padre celeste
e, conseguentemente, suoi fratelli. Certamente non
è per nostro merito: se esaminiamo come siamo,
Dio dovrebbe stare alla larga da noi;
Egli invece , come diceva san Bernardo di
Chiaravalle,“ci ama non perché siamo buoni e
belli, ma ci rende buoni e belli perché ci
ama”. Ed
è proprio per renderci buoni e belli di fronte al
Padre che Gesù si è offerto come vittima sulla
croce per liberarci dal peccato. Si, carissimi
confratelli, perché è proprio
il peccato che deturpa la nostra immagine e
ci rende schiavi.
Mediante
la sua morte e risurrezione Cristo ci libera dalla
schiavitù del peccato e ci da la possibilità, se
lo vogliamo, di riacquistare quella dignità che
Dio, creandoli, aveva dato ai nostri progenitori.
Occorre però che si accetti di rinascere ad una
nuova vita: la vita dello Spirito. Dice, infatti
Gesù a Nicodemo “se uno non nasce da acqua e da Spirito non può entrare
nel regno di Dio (Gv. 3,5)”.
Ricordo che fin da bambini ci facevano
imparare a memoria la formula del catechismo di San Pio X che alla domanda “Che cos'è il
Battesimo?” rispondeva che “Il Battesimo è il
sacramento che ci fa cristiani, cioè seguaci di
Gesù Cristo, figli di Dio e membri della
Chiesa”.
Il nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica,
aprendo i nostri orizzonti, chiarisce che “1213 - Il
santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita
cristiana, il vestibolo d'ingresso alla vita nello
Spirito, e la porta che apre l'accesso agli altri
sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati
dal peccato e rigenerati come figli di Dio,
diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati
alla Chiesa e resi partecipi della sua
missione:– Il Battesimo può definirsi il
sacramento della rigenerazione cristiana mediante
l'acqua e la parola ».
Ho
voluto fare questa premessa sia perché ho
ritenuto essenziale richiamare a me ed a voi
l’insegnamento della Chiesa
(ogni tanto riprendere in mano il
catechismo non fa certamente male), sia perché i
testi che abbiamo ascoltato sono essenziali per
comprendere il tema del nostro incontro : figli
nel Figlio, fratelli universali.
Oggi,
quelli che siamo qui in quanto facciamo parte di
una confraternita, abbiamo ricevuto il Battesimo
(altrimenti non potremmo essere iscritti ad una
confraternita), siamo quindi rinati nell’acqua e
nello Spirito. Pertanto, come ci insegna la santa
Madre Chiesa, siamo diventati
figli di Dio e lo siamo realmente perché
attraverso il battesimo siamo diventati membra di
Cristo: ora se Cristo è Figlio di Dio, noi che
siamo sue membra necessariamente attraverso Cristo siamo diventati figli di
Dio.
Parlando
di Cristo diceva il vescovo S. Ilario nel suo
trattato sulla Trinità: “Egli
è nel Padre per natura divina. Noi siamo in lui
per la sua nascita nel corpo. Egli poi è ancora
in noi per l’azione misteriosa dei sacramenti.
Questa è la fede che ci chiede di professare.
Secondo questa fede si realizza l’unità
perfetta per mezzo del Mediatore. Noi siamo uniti
a Cristo, che è inseparabile dal Padre. Ma pur
rimanendo nel Padre resta unito a noi. In tal modo
arriviamo all’unità con il Padre. Infatti
Cristo è nel Padre connaturalmente perché da lui
generato. Ma, sotto un certo punto di vista, anche
noi, attraverso Cristo, siamo connaturalmente nel
Padre, perché Cristo condivide la nostra natura
umana.”
E
come dicevamo all’inizio, non solo siamo
figli del Padre ma Cristo ci ha dato anche
una Madre: la sua Madre.
Lo
scorso Venerdì santo , durante la trasmissione
“ A Sua immagine”, il papa Benedetto XVI ha
risposto a 7 domande che gli erano state poste
dalla gente.
L’ultima
domanda al Papa
è stata su Maria, sotto la croce, affidata
da Gesù a Giovanni. “Queste parole di Gesù –
ha affermato Benedetto XVI - sono soprattutto un
atto molto umano” di “amore per la madre”
che affida “al giovane Giovanni perché sia
sicura. Una donna sola, in Oriente, in quel tempo,
era in una situazione impossibile”. In Giovanni,
comunque, “Gesù affida tutti noi, tutta la
Chiesa, tutti i discepoli futuri, alla madre e la
madre a noi. E questo si è realizzato nel corso
della storia: sempre più l’umanità e i
cristiani hanno capito che la madre di Gesù è la
loro madre. E sempre più si sono affidati alla
Madre: pensiamo ai grandi santuari”. “A noi
tutti è data una madre – ha aggiunto -. E
possiamo con grande fiducia andare da questa
Madre, che anche per ognuno dei cristiani è sua
Madre”. E d’altra parte vale anche che “la
Madre esprime pure la Chiesa. Non possiamo essere
cristiani da soli, con un cristianesimo costruito
secondo la mia idea. La Madre è immagine della
Chiesa, della Madre Chiesa, e affidandoci a Maria
dobbiamo anche affidarci alla Chiesa, vivere la
Chiesa, essere la Chiesa con Maria”.
Coraggio,
dunque: in Gesù e con Gesù siamo figli di Dio e di Maria. E se i
nostri genitori
terreni
fanno di tutto per renderci la vita
migliore, molto di più faranno i nostri Genitori
Celesti perché
ognuno di noi possa felicemente arrivare
alla meta: la salvezza eterna. Dio vuole infatti
che tutti gli uomini siano salvi.
Ma
se tutti, nel Figlio Gesù, siamo figli di Dio, la
conseguenza logica di questa figliolanza è che
tutti , in Cristo, siamo fratelli tra di noi.
Chi
ha scelto Cristo ed è stato innestato in Lui
mediante il battesimo deve avere consapevolezza di
questa fraternità universale anche se gli altri
fratelli che ancora non hanno accolto la fede
cristiana non hanno consapevolezza di ciò.
Volendo portare un paragone spicciolo, possiamo
pensare ad una famiglia con diversi figli alla
quale è stato sottratto un neonato che poi è
cresciuto in un altro contesto. I fratelli sono
cresciuti sapendo di avere un altro fratello, ma
il neonato sottratto non ha questa consapevolezza:
egli, però, è sempre figlio e fratello nella
famiglia di origine.
Noi
sappiamo che tutti abbiamo La nostra origine in
Dio, abbiamo quindi il dovere di testimoniare con
la nostra vita la fraternità. Ed essere veramente
fratelli significa
essere pronti ad aiutarci gli uni con gli altri,
accogliendo l’invito
di San Paolo ai Galati: “Portate i pesi gli uni
degli altri: così adempirete la legge di
Cristo”. Ciò è particolarmente importante in
questo momento di crisi economica, nel quale
occorre rispondere
ai bisogni di tanti fratelli in difficoltà.
Non possiamo dire non mi interessa, perché
siamo fratelli interessati a tutto ciò che
riguarda l’uomo.
Dice
la costituzione conciliare Gaudium et spes “Le
gioie e le speranze, le tristezze e le angosce
degli uomini d´oggi, dei poveri soprattutto e di
tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le
speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli
di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che
non trovi eco nel loro cuore.”
Oggi
il Cristo continua a portare la sua croce nei
fratelli che incontriamo nel bisogno per la nostra
strada. Simone,
il cireneo, passando per caso, aveva incontrato
Gesù sul suo cammino, senza sapere che da
quell’incontro la sua vita ne sarebbe uscita
trasformata.. E´ l’incontro con Dio nel
fratello che
attraversa all’improvviso tante vite,
come quella dell’apostolo Paolo sulla via di
Damasco. Come
leggevo in una riflessione sulla via crucis
dei collegi dell’università cattolica
“Dio è in agguato sui sentieri della
nostra esistenza quotidiana. Anche sulle vie del
nostro mondo postmoderno il Nazareno si presenta a
ognuno di noi. E´ lui che talora bussa alle
nostre porte, chiedendo il nostro aiuto e
chiamandoci all’impegno: nell’anziano
abbandonato in una casa di ricovero, nel giovane
scoraggiato a causa di un lavoro precario,
nell’immigrato privo di ogni diritto e dignità,
nelle folle che seguono il vuoto del consumismo e
si conformano ad un’esistenza piatta e priva di
valori.
Il gesto del Cireneo si trasforma idealmente in un simbolo di
tutti gli atti di solidarietà per i sofferenti,
gli oppressi e gli affaticati. Egli rappresenta,
così, l’immensa schiera delle persone generose,
dei missionari, dei Samaritani che non «passano
oltre dall’altra parte» della strada, ma si
chinano sui miseri caricandoli su di sé per
sostenerli. Sul capo e sulle spalle di Simone,
curve sotto il peso della croce, echeggiano,
allora, le parole di san Paolo: «Portate i pesi
gli uni degli altri perché così adempirete la
legge di Cristo»”.
Viviamo
in mezzo a violenze,
guerre,
povertà
e tutti aspiriamo
ad un
mondo in cui
la solidarietà, la pace, la libertà, la
giustizia alimentino la nostra speranza. Non
dobbiamo perciò dimenticarci di chi, vicino o
lontano, soffre e chiede aiuto nella solitudine o
nel dolore; di chi chiede pace, libertà,
giustizia, e di chi chiede la luce della speranza,
quando ormai crede che non ci sia più niente da
fare.
Oggi,
nella nostra diocesi viviamo il dramma di coloro
che fuggono dalla loro terra ed approdano a
Lampedusa in cerca di Giustizia, libertà,
solidarietà e pace. Sono giorni difficili, giorni
pieni di incertezza, di sofferenza, di egoismi.
Nemmeno le centinaia di giovani ed anche bambini
morti in mare nel tentativo di raggiungere un
sicuro approdo di libertà riesce a scuotere le
nostre coscienze: ci sono troppe parole confuse da
parte della politica.
Dobbiamo
ringraziare i cittadini di Lampedusa che,
nonostante le difficoltà che creano nella loro
comunità i tantissimi profughi che sono arrivati
e continuano ad arrivare, sono stati per tutti noi
un esempio di accoglienza e solidarietà.
Che
cosa possiamo fare per
questi fratelli clandestini? Si,
anch’essi sono nostri fratelli, anche se non
condividono la nostra fede, perché Gesù è morto
in croce anche per la loro salvezza. C’è chi li
vuole rimandare indietro dando loro un sostegno
economico e c’è chi vorrebbe accoglierli
indiscriminatamente.
La nostra capacità di accoglienza non è
certo illimitata, anche se la nostra Europa è
certamente più ricca dei paesi da cui essi
provengono.
Certamente occorrerebbe da parte di tutti una grande risposta ricca di
amore e di gesti concreti per intervenire alla
radice del problema, cercando di rimuovere le
cause che spingono questi nostri fratelli a
rischiare la morte pur di scappare da una
situazione non certo bella in cui sono costretti a
vivere. I tanti nostri missionari hanno capito ciò
e si sono adoperati e continuano ad adoperarsi per
rimuovere in loco le cause che spingono a fuggire,
cercando di educare ad un futuro meno incerto.
Anche
i governi delle nazioni più agiate dovrebbero
seguire il modello dei missionari, ma molto spesso
gli aiuti ai paesi in via di sviluppo sono
contrassegnati più dall’interesse dei donatori
che dai bisogni di coloro che si dovrebbero
aiutare.
Mi
piace riportare ciò che ha detto il presidente
della CEI card. Bagnasco riferendosi alla
situazione di Lampedusa: “Continuare a ritenere
interi popoli come fastidiosi importuni non porterà
lontano. Essi domandano, a loro modo, di
partecipare alla fruizione dei beni materiali,
mettendo a frutto la loro capacità di lavoro, e
intanto chiedono ciò che finora non hanno potuto
produrre. Nei nuovi scenari, è un’illusione
riuscire a piantonare le coste di un continente
intero. E’ l’ora dunque di attuare quelle
politiche di vera cooperazione che sole possono
convincere i nostri fratelli a restare nella loro
terra, rendendola produttiva. Non si diceva forse,
nel momento in cui ci si preparava a far fronte
alla crisi economica internazionale, che sarebbe
stata l’occasione per ridefinire le priorità e
le scale di valore, in ordine alle scelte
strategiche?”
Diciamo
noi che queste scelte strategiche non possono più
aspettare e che la politica e l’economia devono
intervenire prontamente. Ma purtroppo, come ha
detto sempre il card. Bagnasco
in questi giorni durante la visita
nell’isola,
Lampedusa è “monito a chi parla molto e
fa poco”.
Quella
economica è certamente una questione importante,
ma spesso è aggravata dalla presenza di regimi
che privano l’uomo della sua dignità,
togliendogli la libertà di autodeterminarsi
e non consentendogli di costruire quella
giustizia che è il fondamento della pace. La
persona umana non può avere diversa dignità a
seconda del clan a cui si appartiene o dei potenti
ai quali si fa riferimento.
La
giustizia è la difesa più consistente della
libertà: giacché, se non ci sarà giustizia, gli
uomini vivranno nella continua tentazione di
vendere la loro e l'altrui libertà a chi questa
giustizia promette. E d'altra parte, se non ci sarà
libertà, non ci sarà nemmeno la giustizia: il
potere totalitario ha avuto, ha e avrà sempre i
suoi servi privilegiati. Giustizia e libertà
sono, quindi, strettamente collegate tra loro:
garantendo le libertà dei cittadini, si può
ottenere una giustizia non illusoria. Occorre,
quindi, che ci sia l'effettiva volontà di tutti
per cambiare rotta, per permettere alla
democrazia, spesso un po’ logora, di funzionare.
L'unica arma da usare è quella della
partecipazione, cioè della comune responsabilità,
intesa come strumento di democrazia autentica.
Partecipare significa anche poter esigere
correttezza da chi è stato eletto e spesso non è
in grado di rappresentarci.
Certamente sono i governi a dover operare nel vasto campo dei rapporti internazionali, ma anche noi, nel nostro piccolo, possiamo e dobbiamo agire per dare una mano ai nostri fratelli che si trovano nel bisogno, non solo a quelli lontani ma principalmente a quelli che ci sono più prossimi. I lampedusani sono stati per tutti noi un esempio.
Penso
che il primo aiuto che si possa dare è quello di
far capire ai
lontani che aspirano a venire da noi, che il
nostro non è il paese del bengodi: con i
satelliti le nostre trasmissioni televisive
arrivano lontano e, purtroppo, l’immagine che
mostrano è quella di un paese dove i soldi non si
sudano ma si vincono. Quante trasmissioni si
vedono, dove con i vari giochetti tanti soldi
vengono distribuiti non perché li si è sudati ma
per il divertimento. Si crea l’impressione che
venendo in Italia si può sbarcare il lunario
senza la necessità di lavorare. E d’altronde
questa pericolosa mentalità si sta diffondendo
anche tra noi: anziché lavorare, scommettiamo. In
questi giorni uno dei nostri siti web intitolava
“Agrigentini, popolo di scommettitori”. Diceva
poi che “se per qualità della vita la nostra
provincia è ultima in quasi tutte le
classifiche,….nel settore giochi la parola crisi
non esiste”.
Occorre
che noi cambiamo questa nostra mentalità anziché
esportarla ad altri che hanno invece bisogno di
apprendere altri stili di vita.
mons.
Guerino Di Tora, direttore della Caritas romana,
dice che “La contingenza economica che si sta
sviluppando in tutto il mondo è forse il richiamo
migliore per poter entrare in questo stile diverso
che ci porta a riscoprire maggiormente i valori
umani. Il Papa sottolinea che la vera conversione
non può essere soltanto quella verso un cambio di
se stessi, ma verso il prossimo, quindi ne diventa
quasi la garanzia di
questo, l’unione profonda di quello che
deve essere l’incontro con se stessi e con Dio e
quella che veniva chiamata nella tradizione
l’esperienza dell’elemosina, cioè
dell’attenzione e della benevolenza verso il
fratello che è nella difficoltà e nel
disagio”.
Certamente l’elemosima è un modo di manifestare
solidarietà, “E’
un modo concreto di incontrare l’altro. I
poveri, Gesù ci dice, li avete sempre con voi, e
quindi hanno una valenza quasi teologica di un
richiamo profondo al senso della presenza di Dio.
Gesù si è identificato con colui che è nel
disagio e, quindi, ci richiama a una concretezza
che non può essere semplicemente un dare
dimenticando, quasi fare un’offerta senza
cogliere l’aspetto di relazionalità con
l’altro: ci richiama a un senso profondo di
fratellanza e di unione universale. In questa
esperienza troviamo veramente il senso nuovo della
solidarietà. In un mondo come quello di oggi in
cui c’è la globalizzazione delle monete, delle
merci, occorre anche questa globalizzazione
dell’attenzione a chi è maggiormente nel
disagio a chi si trova in situazioni di maggiore
povertà e non semplicemente un’attenzione al
lontano, ma al povero che è vicino a noi, coloro
con i quali mi trovo a incontrarmi giorno per
giorno sulla strada, nel lavoro, la famiglia del
mio palazzo che si viene a trovare in una
conflittualità, tutto questo diventa una profonda
concretezza e esperienza di questo incontro con
Dio nel prossimo.
Non
dobbiamo dimenticare tante forme di queste nuove
povertà. Oggi ci troviamo con mamme e bambini che
sono in strada, persone che hanno perso il lavoro,
famiglie che non arrivano economicamente alla fine
del mese, ma anche altri tipi di povertà
“spirituali”. Famiglie che si sono disgregate,
coppie che non riescono più da sole ad andare
avanti: allora diventa anche questa una vera carità,
cioè quella prossimità, quel mettersi vicino,
quel camminare insieme.”
Dobbiamo
però essere consapevoli che la solidarietà deve
necessariamente essere oculata. Non è certamente
solidarietà abituare od alimentare negli altri
comportamenti e forme di vita che non sono
condivisibili. Sono uno sprone anche per noi tanti
immigrati che con fatica cercano di inserirsi in
un’attività lavorativa e costruirsi
dignitosamente un futuro, ma non sono certo
lodevoli quelli che, senza tentare altro, si
adagiano a vivere di espedienti, profittando anche
della bontà di coloro che si preoccupano di loro.
Vedere tanti giovani che per ore attendono
l’apertura davanti ad una mensa di solidarietà
non è certamente qualcosa di edificante: vuol
dire che ci si è adagiati e che non si cerca di
aiutarsi; non dimentichiamo il nostro detto
“aiutati che Dio ti aiuta”.
Ciò
che in ogni caso non deve abbandonarci è la
speranza. Nonostante
il mondo di oggi sia attraversato da ondate di
violenza tra gruppi e popoli; da nazionalismi; da
fenomeni crescenti di povertà, migrazione,
ingiustizie; da guerre e terrorismi, tanti
fermenti positivi confermano che la
tensione del mondo all'unità non è stata
mai così viva e operante.
Grazie
a Dio sono esistiti ed esistono ancora pensatori,
uomini e donne di fede e testimoni di umanità,
che sostenendo ed alimentando questi fermenti
positivi, di tempo in tempo hanno saputo alzare lo
sguardo e collocare progetti e scelte in un
disegno più grande. Criteri fondamentali come la
dignità della persona, la libertà, l’equità,
la sussidiarietà, la giustizia, sono divenuti
irrinunciabili principi giuridici. Ma oggi,
davanti all’accelerazione della storia e alla
sua mondializzazione, questi principi devono
trovare una dimensione adeguata alle sfide del
presente.
C'è
bisogno di un diverso orizzonte di pensiero e di
responsabilità. C’è
bisogno di formazione, di coerenza - costi quello
che costi - di capacità di lavorare insieme,
nell’azione quotidiana e nel lavoro
intellettuale.
Ciò
appare possibile assumendo la fraternità
universale come punto di riferimento e misura
dell'azione sia pubblica che di ciascuno di noi,
come metodo e contenuto della costruzione del bene
comune, come fondamentale categoria della nostra
esistenza.
Proprio
per questo siamo oggi qui riuniti insieme:
vogliamo testimoniare a tutti la nostra fede in
Cristo morto e risorto, e questa fede vogliamo
testimoniarla impegnandoci a vivere con più forza
e coraggio gli impegni che derivano a ciascuno di
noi dalla consapevolezza di essere figli
dell’Unico Padre, Dio e quindi fratelli tra di
noi.
Certamente
questa fratellanza universale impegna di più noi
che facciamo parte di una confraternita e che,
pertanto, abbiamo scelto di vivere la fraternità
in modo particolare con quelli che condividono la
nostra scelta. Abbiamo parlato di solidarietà: ma
la prima solidarietà dovremmo viverla tra di noi;
come potremmo testimoniare agli altri la fraternità
se non riusciamo a viverla tra di noi? E come
potremmo essere solidali con gli altri se prima
non siamo solidali tra di noi? Non dimentichiamo
che la storia delle confraternite si caratterizza
proprio per il mutuo soccorso che, in nome di
Cristo, i confratelli si prestavano tra di loro
nel bisogno. Certe volte, invece, anziché
aiutarci a portare gli uni i pesi degli altri, ci
si attesta su posizioni che alla fraternità sono
di controtestimonianza.
La
confraternita è il luogo dove siamo chiamati a
crescere nella fede, nella speranza e nella carità:
sono le virtù teologali che con il battesimo ci
sono state trasmesse e che noi dobbiamo sempre
alimentare.
Siamo
nel mese di maggio, il mese di Maria; vogliamo
affidare a lei noi e le nostre confraternite.
Vogliamo pregare, Maria, per tutti coloro
che chiedono solidarietà. Per coloro che si
sentono soli, bisognosi di aiuto, di un gesto, di
un sorriso. Noi troppo spesso non ascoltiamo il
loro grido: vogliamo pregare per loro e per noi,
perché non ci sentiamo mai deresponsabilizzati
nell’occuparci del prossimo, vicino o lontano
che sia, ma riusciamo a cogliere il loro bisogno
con la stessa sollecitudine con cui
Maria si è fatta incontro ad Elisabetta.
Vogliamo
ancora pregare per
tutti coloro che, oggi, vivono come vittime di
odio e violenza. La Madonna converta i cuori dei
potenti che hanno tra le mani le sorti del
pianeta, e i nostri cuori che troppo spesso
deviano dalla strada dell’amore. Doni pace al
mondo ed alle sue creature e ci renda capaci,
seguendo il suo esempio di donna che visse nella
fiduciosa pace del cuore, di essere noi stessi
costruttori di pace. Diceva Giovanni Paolo II “Se la pace è un dono di Dio ed ha in Lui la
sua sorgente, dove è possibile cercarla e come
possiamo costruirla se non siamo in un rapporto
intimo e profondo con Lui?
Edificare la pace nell’ordine, nella giustizia e
nella libertà richiede pertanto, l’impegno
prioritario della preghiera, che è apertura,
ascolto, dialogo e ultimamente unione con Dio,
fonte originaria della pace vera”.
E’ Gesù la nostra pace; nel vangelo di Giovanni
Egli ci dice: «Vi ho detto queste cose perché
abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel
mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!».
(Gv 16, 33)
Nella nostra preghiera non possiamo dimenticare
chi è vittima
di ogni schiavitù, fisica o morale, che flagella
i popoli del mondo. Dobbiamo pregare per la loro
libertà e per quella di chi è servo del corpo,
del denaro, di idoli, del potere, della carriera,
delle apparenze. La nostra Mamma Celeste ci aiuti
ad essere liberi e «liberatori», a scoprire
quella libertà che nasce innanzitutto dal
sentirsi figli di Dio, fratelli amati tutti allo
stesso modo. Quella libertà che Maria stessa, con
il tuo «sì» pieno di fiducia ha sperimentato.
Diceva
Don
Primo Mazzolari: “Cristo,
mio redentore.
Sono libero quando accetto la libertà degli
altri.
Sono libero quando riesco ad essere persona.
Sono libero quando non credo nell'impossibile.
Sono libero se la mia unica legge è l'amore.
Sono libero quando credo che Dio è più grande
del mio peccato.
Sono libero quando solo l'amore riesce a
incantarmi.
Sono libero se mi accorgo che ho bisogno degli
altri.
Sono libero quando sono capace di ricevere la
felicità che mi regalano gli altri.
Sono libero se solo la verità può farmi cambiare
strada.
Sono libero se posso rinunciare ai miei diritti.
Sono libero quando amo il bene del mio prossimo più
della mia stessa libertà.”
Non
può mancare la preghiera per chi chiede
giustizia. Per chi vede i propri diritti
calpestati, per chi è vittima di soprusi, per chi
vive nella paura.
A
Maria affidiamo le speranze nostre e di tutti gli
uomini. Ella, che di fronte alla croce non spense
la sua certezza, ci insegni che la speranza è la
forma più grande di abbandono fiducioso in Dio
nostro padre e che, senza di essa, non potremo mai
essere missionari del suo amore.
Voglio
concludere questa nostra riflessione con il sogno
di Martin
Luther King:
“Io
sogno che un giorno gli uomini si solleveranno e
capiranno che sono fatti per vivere insieme come
fratelli. Io sogno ancora che un giorno il nero di
questo paese e ogni uomo di colore nel mondo
intero, saranno giudicati in base al loro valore
personale anziché sul colore della pelle, e che
tutti gli uomini rispetteranno la dignità
dell'essere umano. Io sogno che un giorno la
giustizia scorrerà come l'acqua e la rettitudine
come un fiume irruente. Io sogno, ancora, che un
giorno la guerra cesserà, che gli uomini
trasformeranno le loro spade in vomeri di aratro e
le lance in falci, che le nazioni non si
scaglieranno più le une contro le altre e non
progetteranno mai più la guerra. Sarà un giorno
meraviglioso, le stelle del mattino canteranno
insieme e i figli di Dio grideranno di gioia.”
===================
Maxiraduno di Confraternite
(Articolo
pubblicato su "La Sicilia" - Martedì 17
Maggio 2011 AG Provincia, pagina 34)
Favara.Le
Confraternite dell'Arcidiocesi di Agrigento si
incontreranno domenica prossima a Favara per il 19°
Cammino di Fraternità organizzato dal Centro
diocesano della Confraternite. Un appuntamento
importante per Favara e per la Confraternita della
Santa Croce del Calvario il cui decano, Rosario
Sutera Sardo, è l'attuale presidente del
direttivo diocesano della Confraternite.
Nella
città chiaramontana sono attesi un migliaio di
confrati che saranno accolti nelle prime ore della
mattina presso la parrocchia Santi Apostoli Pietro
e Paolo. Ad accoglierli, come dicevamo, i confrati
della Santa Croce del Calvario. Il programma
prevede alle ore 9 il saluto del presidente
Rosario Sutera Sardo, quello del commissario
straordinario del comune Marcello Cascino con la
preghiera iniziale dell'assistente spirituale don
Diego Acquisto, a cui seguirà la relazione di
Elio Alletto sul tema «figli nel Figlio, fratelli
universali».
«Vogliamo
rivolgere un'attenzione particolare al drammatico
contesto socio-politico del nord Africa - ci dice
il presidente Sutera Sardo - con la conseguente
migrazione, invocando giustizia, libertà,
solidarietà e pace».
Nei
comuni della nostra Arcidiocesi si contano 56
Confraternite, intitolate Signore e alla Madonna,
ma anche a molti Santi.
«Tutte
le Confraternite - ci dice don Diego Acquisto -
hanno lo scopo del culto pubblico a servizio della
pietà popolare, ma anche degli impegni nel
sociale e nel volontariato».
Un
piccolo esercito, tra confrati e consorelle,
adulti e giovani, di oltre 6.000 associati. La
Confraternita più antica risale al 1200, ed è
quella del SS. Salvatore di Licata; la
Confraternita del SS. Crocifisso della Cattedrale
di Agrigento è del 1591.
L'attuale
direttivo diocesano delle Confraternite è
composto da Rosario Sutera Sardo, presidente,
Santa Croce del Calvario di Favara; Calogero Urso,
suo vice, Addolorata di Licata; Antonino Amico,
tesoriere, SS. Rosario di Palma di Montechiaro;
Simone Gramaglia, segretario. Consiglieri sono
Antonio Gambino, Addolorata di Agrigento; Angelo
Bennici Madonna del Quartiere
di Licata. A sovrintendere mons. Gaetano Di
Liberto, delegato Arcivescovile.
Il
convegno delle Confraternite proseguirà con il «Cammino
di fraternità», una processione di canti e
preghiere che si snoderà dal quartiere di via
Agrigento, attraverso piazza Itria, corso Vittorio
Veneto, via Kennedy per arrivare in Madrice dove
ci sarà la concelebrazione Eucaristica,
presieduta dall'arcivescovo Francesco Montenegro.
Giuseppe
Moscato
17/05/2011
************************************************
FAVARA 3
maggio-Ritrovamento della CROCE.
Al CALVARIO:
"Viaggiu 'a la CRUCI" e Preghiera per la Città
COMUNICATO
del 03.05.2011
+++
Oggi
3 maggio è la giornata in cui la tradizione
cristiana ricorda il ritrovamento della Croce di
Cristo.
A
Favara il pensiero di tanti devoti va al Calvario
dove sempre troneggia la CROCE. Per questo la
CONFRATERNITA oggi terrà aperto il Calvario,
dalle ore 9,00 alle ore 12,00 e dalle ore 16,00
alle ore 20,00. I fedeli così potranno alternarsi
nelle visite e nelle preghiere tradizionali,
sostando all’interno della Cappella, dove nel
pomeriggio alle ore 18,30 sarà anche celebrata la
S. Messa.
La
devozione alla CROCE spinge tutti a momenti intesi
di spiritualità. Perciò l’auspicio è che tra
le varie intenzioni di preghiera, in sintonia con
quanto in precedenza suggerito dai Parroci e dal
Direttivo del CPC, non manchi la preghiera per la
nostra Favara, in questo periodo in cui c’è il
dovere di riflettere seriamente per dare un buon
governo alla città.
I
cittadini favaresi si lascino illuminare dallo
spirito del Signore, perché il 29 e 30 maggio p.v.,
liberandosi da ogni forma di condizionamento
parentale o amicale, di partito o di gruppo,
votino secondo coscienza, scegliendo persone
animate da sincero spirito di servizio e che si
reputino capaci di affrontare e risolvere al
meglio - nei limiti del possibile - i gravi
problemi della collettività favarese. E’ il
modo migliore per onorare la ricorrenza del
ritrovamento della CROCE di Cristo e testimoniare
la propria coerenza cristiana nelle scelte
concrete di vita.
++++++++++++++++++++++
Un
ritrovamento, quello della Croce di Cristo,
collegato agli scavi voluti e compiuti al Calvario
di Gerusalemme da S. Elena , mamma
dell’imperatore Costantino, (imperatore dal 306
al 337), che con il famoso Editto di Milano (313)
concesse la libertà di culto a Cristiani e chiuse
il lungo e terribile periodo delle feroci
persecuzioni. Di questi lavori al colle Golgota
(in latino Calvario) abbiamo diverse testimonianze
: da parte dello storico Eusebio di Cesarea
(265-340); nei resoconti di diversi pellegrini a
conclusione del loro pellegrinaggio; nel discorso
“De Obitu Theodosii” (sulla morte di Teodosio) di S. Ambrogio, in
cui il santo vescovo esplicitamente parla, tra
l’altro, dell' “inventio
Crucis” (ritrovamento della Croce).
Ai
tempi delle Catechesi di S. Cirillo, vescovo di
Gerusalemme (315-387 d.C), la Croce di Cristo,
trovata da s. Elena, madre dell’imperatore, era
già innalzata sulla roccia del Calvario (Golgota).
Il complesso Calvario-Sepolcro formava un'unica
struttura sacra: sul sepolcro Costantino aveva
innalzato la chiesa dell'Anastasis cioè della
Resurrezione (Anastasis in greco), che è tuttora
una chiesa cristiana di Gerusalemme, sull'unico
luogo della cui esistenza si possiedono prove
archeologiche, che confermano la tradizione che
indica quello come il luogo della crocifissione,
unzione, sepoltura e resurrezione di Gesù. In
questa Chiesa Cirillo teneva le sue catechesi
mistagogiche. Nella tredicesima catechesi
battesimale, parlando della Crocifissione e morte
di Cristo, dice: “Fu
vera la sua passione; vera infatti fu la sua
crocifissione... Se invero qui ora lo negassi,
insorgerebbero per confutarmi questo Golgota dove
adesso siamo tutti riuniti”.
Radicata
quindi nella coscienza del mondo cristiano, non
solo la devozione alla Croce, ma anche la
particolare sensibilità ad alcune date fissate
dalla tradizione. Tra queste, quella del 3 maggio,
anche se la riforma di Papa Paolo VI del 1970 ha
lasciato come festa liturgica nel calendario solo
quella del 14 settembre, festa dell’ “Esaltazione
della Croce”.
Favara 03.05.2011
Sac. Diego
Acquisto
Parroco
del Calvario ed Assistente Spirituale
della
Confraternita della Santa Croce.
APPELLO
a tutti i CANDIDATI
Non
iniziate ad aggredire la città con manifesti ed
adesivi collocati negli ...spazi non autorizzati.
Bella l'affermazione "mi
candido per il bene della città"!
Iniziate
a dare l'esempio,lasciando in pace arredo urbano,
segnali stradali, alberi,aiuole, pali di luce,
monumenti, chiese, scuole ect.
Iniziate
così a dimostrare di voler bene la Città che
volete servire...
Preghiera
“MILLI CRUCI”
(Preghiera
devozionale dei fedeli al Calvario di Favara per i
giorni del 3 maggio e del 14 settembre)
Milli
cruci sacciu e milli cruci aia a diri
mentri
campu, a tia aia a sirviri.
Corpu
miu pinitenza
Anima
mia spirituali.
Di
stu munnu ni namma a ‘iri
supra
un ponti
amma a passari,
supra
un pilu di capiddru,
ncontru
un cifaru infernali,
vatinni
ca di tia unn’ aiu chi fari,
ca
lu iornu di la Santa Cruci
aiu
dittu 1000 voti
Gesù Gesù
Gesù
Gesù Gesù Gesù Gesù Gesù
****************
A
la spaddra dritta
a
cannila biniditta ,
a
la spaddra manca
l’Angilu
canta,
canta
‘nginucchiuni
pi
lu iornu di Nostru Signuri.
********
Ripetere
1000 volte Gesù
+++++++++++++++++++++++++++++
FAVARA Via Crucis Cittadina 26 marzo 2010 presieduta dall'Arcivescovo don FRANCO
--(Schena elaborato e preparato dalla Consulta cittadina di Pastorale Giovanile)
Tutto
viene e ritorna a Dio,
Dio è principio e fine.
L'uomo nella sua follia peccaminosa
pensa spesso al principio,
ma molto raramente alla fine...
Introduzione
Canto
Cel:
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Tutti: Amen.
Cel:
La pace sia con voi.
Tutti: E con il tuo
spirito.
Cel.
Signore Gesù, contempliamo la tua croce per fissare i nostri
occhi sul tuo volto e ascoltare le parole che ci vorrai dire.
Tu non ha finito di soffrire e di morire. Anche a Favara,
negli uomini che ogni giorno vivono, soffrono, lavorano,
cercano, sperano e muoiono, continui ad offrirti al Padre per
la salvezza del mondo. Aiutaci, o Signore, a ricordare che la
via del Calvario è anche la via della vita: ogni tappa della
Via Crucis ha il volto di un uomo e di una donna del nostro
tempo, nostro concittadino, con le sue scelte, le sue
contraddizioni, i suoi errori e i suoi problemi.
Con la tua parola illumina e purifica il nostro cuore,
Signore così potremo comunicare la fede in te che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Tutti:
Amen
PRIMA STAZIONE
Gesù è
condannato dal Sinedrio
V.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal
Vangelo secondo Luca 22, 66-71
Appena
fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo,
con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al
sinedrio e gli dissero: «Se tu sei il Cristo, diccelo». Gesù
rispose: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi
interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento starà il
Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza di Dio».
Allora tutti esclamarono: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?».
Ed egli disse loro: «Lo dite voi stessi: io lo sono».
Risposero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza?
L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».
MEDITAZIONE
Gesù subisce un processo sommario. E' la stessa condanna facile che noi, favaresi, infliggiamo agli altri. Quando addossiamo le colpe soltanto a chi ricopre ruoli di responsabilità. Quando ci tiriamo fuori, puntiamo il dito contro gli altri e dimentichiamo le nostre responsabilità individuali e collettive. Quando giudichiamo sommariamente ed emarginiamo quanti vivono nel disagio a Favara. Quando diamo loro la colpa dell'allontanamento senza vedere la nostra totale indifferenza verso i loro bisogni, senza vedere in loro il volto di Cristo.
Invocazioni
Rit.
Signore, purifica la nostra coscienza
§
Signore
perdona la nostra mancanza di fede e il nostro amore fragile
che ci mettono
tra chi ritiene
un vanto schiaffeggiarti e ti accoglie con percosse. Preghiamo:
§
Signore
perdonaci quando continuiamo a schiaffeggiarti denigrando,
disprezzando, isolando il nostro fratello più debole,
negandogli quanto gli spetta di diritto. Preghiamo:
§
Signore,
giudice di tutti, fonte di ogni giustizia, fa che cessiamo di
giudicare gli altri e sottomettiamo noi stessi al tuo
giudizio, perché tu sei il nostro giudice. Preghiamo:
§
Lo
confessiamo: la nostra coscienza è spesso offuscata
dall'attaccamento al mondo e all'ipocrisia. Donaci il silenzio
interiore, perché udiamo con chiarezza la voce del tuo
giudizio che ci indica la via della salvezza. Preghiamo:
Santa
Madre, deh! Voi fate
che
le piaghe del Signore
siano
impresse nel mio cuor.
SECONDA
STAZIONE
Gesù è caricato
della Croce
V.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal
Vangelo secondo Marco 15, 20
Dopo
averlo schernito, spogliarono Gesù della porpora e gli
rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per
crocifiggerlo.
MEDITAZIONE
“Se uno vuole venire dietro a me prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. Gesù viene eliminato perché scomodo. Il Venerdì Santo è lo sforzo di seguire il Signore. Anche a costo delle estreme conseguenze. E’ addossarsi la propria croce, sicuri che sia strumento di salvezza. Siamo chiamati, a Favara, ad andare oltre ogni dovere, a superare i nostri diritti con l'esercizio della carità. Anche a costo di diventare scomodi e di opporci alla criminalità, ai privilegi acquisiti illecitamente, alle speculazioni, di chi prevarica sugli umili o approfitta della loro ignoranza.
Gesù non si valse dei suoi diritti di Figlio di Dio. E’ andato invece oltre ogni dovere, con una carità senza limiti. Sostenere la verità a Favara, contrastando la mafia, quando costa la vita è al di là del dovere. Amare e convertire chi ci fa del male è al di là del dovere. Dare la vita a chi ci fa morire è al di là del dovere. E’ l’amore di cui nessuno potrà misurare larghezza, profondità e sublimità.
Invocazioni
R:
Aiutaci, o Signore
§ Quando ci ritroviamo sulle spalle una croce, anche piccola e sopportabile, ma diventiamo insofferenti e pretendiamo che ci venga tolta o la scarichiamo su chi ci sta vicino, diventando irascibili, violenti. Preghiamo.
§
Quando di fronte ai
problemi, non sappiamo interrogarci, ponendoci ciascuno in
ascolto dell'altro, in vista di una possibile soluzione
comune. Preghiamo.
§ Quando cerchiamo di alleggerire la nostra croce, scaricando le nostra responsabilità e i nostri doveri sugli altri. Preghiamo.
§ Perché il Venerdì Santo sia lo sforzo di seguire il Signore, di mettere i nostri doveri prima dei diritti attraverso l’esercizio della carità. Preghiamo.
§ Perché possiamo dire la verità quando costa la vita e fare del bene a chi ci fa del male. Preghiamo.
§ Perché possiamo amare chi ci odia e dare la vita a chi ci fa morire. Preghiamo.
Santa
Madre, deh! Voi fate
che
le piaghe del Signore
siano
impresse nel mio cuor.
TERZA
STAZIONE
Gesù cade per la
prima volta
V.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dalla
lettera agli Ebrei Eb
2, 18; 12, 2
Proprio
per essere stato messo alla prova ed aver sofferto
personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che
subiscono la prova. Egli, in cambio della gioia che gli era
posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando
l'ignominia.
MEDITAZIONE
La prova ci opprime e si fa sempre più pesante! Le difficoltà schiacciano tante famiglie di Favara. Impediscono alle nuove generazioni di sognare, di sperare. Così i giovani favaresi si lasciano ingannare da falsi maestri che promettono gioia facile e immediata. Nello sballo, nell’immoralità, nella velocità, nel gioco senza freni, nel vagare nelle strade senza meta. Ma Gesù ci insegna che, al posto della gioia facile che ci viene posta innanzi, c’è un’altra via che conduce alla gioia vera. Una via da percorrere senza temere critiche e derisioni, sicuri di avviarci alla Verità. Gesù ci insegna che quando il cammino diventa pesante tale da buttarci a terra, è ora di rialzarci. Ci insegna a non vergognarci di seguirlo sulla strada della croce. A non vergognarci di appartenere alla sua Chiesa. A superare vecchi e falsi pregiudizi su di essa. A unirci alla sua Gloria. A vivere la vita con la sua stessa passione!
Invocazioni
Rit.
Rialzaci Signore
1.
Per
noi sedotti da una mentalità che ci ha abituati al guadagno
facile, allo sfruttamento del più debole, alla derisione del
prossimo, all'aggiramento delle regole visto come segno di
furbizia;
2.
Per
le famiglie provate dalla conflittualità o
dall’incomprensione;
3.
Per
i giovani di Favara caduti nel tunnel della droga e dell’alcool;
4.
Per
i giovani in difficoltà nel loro cammino di fede;
5.
Per
i giovani sedotti dallo “sballo” per svagarsi;
6.
Per
i poveri e i disoccupati di Favara;
7.
Per
i familiari logorati dalla fatica nell’impegno
assistenziale;
8.
Per
tutti noi, quando incombe il dolore e irrompe la prova;
Santa
Madre, deh! Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuor.
QUARTA
STAZIONE
Gesù incontra sua Madre
V.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R. Perché con la tua santa Croce hai
redento il mondo.
Dal
Vangelo secondo Luca Lc
2, 34-3.51
Simeone
parlò a Maria: “Egli è qui per la rovina e la
risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione
perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a
te una spada trafiggerà l'anima...”. Maria serbava tutte
queste cose nel suo cuore.
MEDITAZIONE
Gesù è quì, oggi, per la rovina e la risurrezione di molti a Favara, segno di contraddizione perchè siano svelati i pensieri dei cuori. Un portento? Una profezia? Una minaccia? Maria accolse l’annuncio e partì per un cammino coraggioso. Ne scoprì il mistero con lo scorrere dei giorni e, nel loro contenuto di gioie e di pene, riconobbe la luce della grazia. Anche noi, con Maria, siamo chiamati ad accogliere questo annuncio. A diventare segno di contraddizione A ribellarci alla mafia che opprime Favara perchè siano svelati i pensieri dei cuori malvagi che conducono alla rovina. Siamo chiamati a non cercare attraverso la mentalità mafiosa scorciatoie per risolvere i nostri problemi. A non sottometterci ad essa creando terreno fertile per la crimininalità organizzata. Anche noi, come Maria, non dobbiamo aver paura della spada che può trafiggerci il cuore.
Invocazioni
Guida:
La Vergine Maria, sotto la croce, è divenuta per
noi segno di consolazione e di sicura speranza. Confortati
dalla sua intercessione, preghiamo insieme e diciamo: Apri i nostri cuori alla tua grazia.
Tutti:
Apri i nostri cuori
alla tua grazia.
§
Gesù,
che gli uomini hanno ucciso e Dio ha sciolto dalle angosce
della morte. R:
§
Gesù,
sofferente come tante madri che oggi, nella nostra Favara,
vedono, impotenti, i figli avviarsi verso una strada di
perdizione. R:
§
Gesù,
crocifisso per amore, che il Padre ha costituito Signore e
Messia. R:
§
Gesù,
Figlio di Maria, che ci hai recato la pace. R:
Santa
Madre, deh! Voi fate
che
le piaghe del Signore
siano
impresse nel mio cuor.
QUINTA
STAZIONE
Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la Croce
Dal
Vangelo secondo Luca 23, 26
Mentre
conducevano via Gesù, presero un certo Simone di Cirène che
veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare
dietro a Gesù.
MEDITAZIONE
Simone di Cirene, uno sconosciuto, fu costretto ad aiutare Gesù a portare la croce e collaborò alla redenzione del mondo. Noi invece, tante volte, a Favara, anziché aiutare, danneggiamo gli sconosciuti, pensando solo al nostro tornaconto. Quando cambiamo le carte per accaparrarci un privilegio che non ci spetta come un’invalidità "gonfiata" o una posizione avanti in graduatoria. E così appesantiamo la croce altrui togliendo il pane e la vita a chi è nel vero bisogno. Oppure razziamo e danneggiamo il bene pubblico, perché è di tutti e quindi di nessuno. Così facendo distruggiamo la nostra città e le nostre vite.
Siamo ciechi. Non vediamo negli altri la presenza di Gesù. Non siamo capaci di farci carico dei pesi dei fratelli. Non ci impegniamo senza tornaconto per i poveri, gli ammalati, gli anziani. Dimentichiamo che solo offrendoci agli altri per portare la loro croce acquistiamo la vita eterna e procuriamo la stessa felicità alle altre anime.
Invocazioni
Rit.: Sostienici, Signore.
§
Per
seguirti quando ogni giorno tu ci chiami ad aiutare i nostri
fratelli, vicini e lontani, nel bisogno. Preghiamo.
§
Quando
siamo portati a chiederci perché dobbiamo essere noi ad agire
in un certo
modo e perché non gli altri. Preghiamo.
§
Quando
cerchiamo di giustificare la nostra inerzia con la convinzione
che da soli non potremo mai cambiare le cose. Preghiamo.
§
Indicaci
il nostro ruolo e fa che a questa chiamata rispondiamo con
entusiasmo. Preghiamo.
§
Perché
il nostro impegno possa essere un sollievo per i più deboli e
più dimenticati e un contributo alla costruzione di un mondo
di Giustizia e di Pace. Preghiamo.
Santa
Madre, deh! Voi fate
che
le piaghe del Signore
siano
impresse nel mio cuor.
SESTA
STAZIONE
Veronica asciuga il volto di Gesù
V.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal
Libro del profeta Isaia
Is 53, 2-3
“Non
ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi. Non
splendore per potercene compiacere. Disprezzato e reietto
dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come
uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e
non ne avevamo alcuna stima...”.
MEDITAZIONE
Quante
persone a Favara oggi sono senza volto! Fratelli che vengono
da lontano, famiglie indigenti, disabili lasciati da soli,
alcolizzati e drogati. Accanto a noi quante persone lasciamo
al margine della vita, nell’esilio dell’abbandono,
nell’indifferenza che uccide.
La
Veronica non si fa né contagiare dalla brutalità dei
soldati, né paralizzare dalla paura dei discepoli. Anche noi,
non lasciamoci contagiare dal turbamento e dall’oscurità
dei cuori malvagi, ma manteniamo il coraggio della bontà,
senza permettere che il nostro cuore si ottenebri.
Troppi per noi non hanno un volto. Ci chiudiamo nelle nostre case. Nelle nostre chiese. Nel nostro gruppo. Dimentichiamo la comunione. Ma Gesù ci esorta: “Tutti sapranno che siete miei discepoli se avrete amore gli uni per gli altri”. Cristo non si incontra da soli. “Pur essendo molti siamo un corpo solo”. E il Corpo del Signore, oltraggiato e disprezzato, è impoverito se non viviamo in comunione, se non ci uniamo alla comunità.
Preghiamo:
Rit.
Signore, imprimi in noi
il tuo amore.
§
Per
abbandonare quella cultura di favaresi, quasi sempre generosa
e accogliente, che a volte fa emergere - in forma drammatica -
sopraffazione, violenza, attaccamento al denaro, orgoglio.
Preghiamo:
§
Perché
non ci limitiamo più a gettare uno sguardo distratto sugli
altri e proseguire per la nostra strada. Preghiamo:
§
Per
essere presenti al fianco del prossimo, per tergere il dolore
dalla sua fronte. Preghiamo.
§
Perché
non ignoriamo i poveri, gli ammalati,i piccoli, gli anziani e
tutti coloro che nella società hanno bisogno del nostro
aiuto. Preghiamo:
Santa
Madre, deh! Voi fate
che
le piaghe del Signore
siano
impresse nel mio cuor.
SETTIMA
STAZIONE
Gesù cade per la
seconda volta
V.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R. Perché con la tua santa Croce hai
redento il mondo.
Dalla
prima lettera di san Pietro Apostolo
1 Pt 2, 23-24
Quando
era oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non
minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che
giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati sul suo
corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per
il peccato, vivessimo per la giustizia.
MEDITAZIONE
Gesù
cade travolto dall’ingiusta condanna. Oggi gli oltraggi
subiti pesano su di noi come una pesante croce che ci
schiaccia. A Favara quante ingiustizie, oltraggi, soprusi
commessi sui deboli da chi ricopre un incarico; commessi
quando non si serve chi ha bisogno, quando si fa apparire
elemosina quello che è un diritto come un posto di lavoro o
una casa popolare. Se non si capisce che i posti di
responsabilità sono posti di servizio alla comunità si
tradisce Gesù che dice: “Chi vuol essere il più grande sia
servo di tutti”.
Il Signore oltraggiato insegna a chi soffre la mitezza di
cuore che non minaccia vendetta. Insegna a rimettere al Padre
le sofferenze che unite alle sue diventano mezzo di salvezza.
Insegna a cercare il bene dei fratelli perché siamo un corpo
solo e se soffre un membro, soffre tutto il corpo.
Invocazioni
Preghiamo insieme:
Per la tua morte e la tua
risurrezione salvaci o Signore.
§ Donaci la forza di non reagire alle ingiustizie subite con l’odio o la violenza ma a rimettere a te la nostra causa. Preghiamo.
§ Donaci di non soccombere sotto il peso della sofferenza e degli oltraggi e cedere alla disperazione ma di sperare sempre il te rassicurati dalle parole di Paolo che dicono so in chi ho posto la mia speranza. Preghiamo.
§ Signore fa che le ingiustizie, le sofferenze, gli oltraggi, con la tua mitezza di cuore diventino per noi il completare ciò che manca ai patimenti di Cristo, per morire con lui e con lui risorgere. Preghiamo.
§ Fa o Signore che possiamo scoprire che nessun peccato può farci cadere senza possibilità di rialzarsi poiché tu hai inchiodato al legno della croce tutti i peccati attraverso il sacramento della riconciliazione. Preghiamo.
§ Donaci di vivere in te o Signore una vita nuova facendo morire in noi le opere della carne per favorire quelle dello Spirito. Preghiamo.
Santa
Madre, deh! Voi fate
che
le piaghe del Signore
siano
impresse nel mio cuor.
OTTAVA
STAZIONE
Gesù incontra le donne di Gerusalemme
V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Luca 23, 27-31
Lo
seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano
il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi
verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete
su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco,
verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i
grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno
allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di
noi! e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno
verde, che avverrà del legno secco?».
MEDITAZIONE
Sulla via del calvario, sapienti e dotti credono di rendere culto a Dio eliminando Colui che si era proclamato figlio di Dio. Sono invece le donne, considerate le più umili, a riconoscere che dietro quel volto sfigurato si cela l’amore di Dio fatto uomo. Gesù con pietosa compassione si rivolge a loro: “Piangete su voi stessi e sui vostri figli”. Con lo stesso sguardo pietoso rinnova oggi il suo invito alle madri e ai padri di Favara di fronte alla sfida educativa. Troppo spesso ci sottraiamo alle responsabilità dandola sempre vinta ai figli o dando loro sempre ragione. Anche dinanzi alle giuste indicazioni degli insegnanti. La tentazione a rinunciare ad educare è in agguato. Gesù è lì a dirci: chi fatica non si vergogni e chieda aiuto; chi ha doti le metta a servizio; chi tende a isolarsi per sua natura non rinunci mai a lanciare sos. Rinunciare ad educare significa perdere la propria libertà e dignità. Educare sempre è nello stile della quotidianità. Educare al fianco è scelta di compagnia. La sfida educativa non va vinta o subìta come perdita, ma va amata perché dove manca amore manca la vita che può sorgere e risorgere!
Invocazioni
Preghiamo insieme: Fortificaci Signore
§
per le donne che sulla via del calvario piangono i loro figli mai nati
per la menzogna del maligno che gli ha fatto credere che
l’aborto fosse l’unica soluzione ai loro problemi. Preghiamo:
§
Per chi piange
i figli morti: in incidenti stradali, sul lavoro, per
malattia, a causa del malaffare. Preghiamo:
§
Per chi piange
i giovani che si perdono nella droga, nell’alcool, in
progetti di vita sbagliati. Preghiamo:
§
Per
i giovani che si rovinano per la volontà resa fragile o per
cattive testimonianze ricevute. Preghiamo:
§
Per
i nostri giovani
che corrono il rischio di essere trattati come “legno
secco” perché non sono visti come risorsa ma solo come
potenziali consumatori cui spremere soldi. Preghiamo:
§
Perché
i giovani possono essere il legno verde destinato a fiorire e
a portare frutti secondo il progetto che il Padre ha su
ciascuno. Preghiamo:
Santa
Madre, deh! Voi fate
che
le piaghe del Signore
siano
impresse nel mio cuor.
NONA
stazione
Gesù cade la
terza volta
V.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R. Perché con la tua santa Croce hai
redento il mondo.
Dal
Libro del profeta Isaia
Is 53, 5
Egli
è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le
nostre iniquità.
Il
castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le
sue piaghe noi siamo stati guariti.
MEDITAZIONE
Sotto la croce, quasi prossimo al calvario, cade sfinito il Figlio di Dio. Schiacciato per le nostre iniquità. Sotto le macerie di una casa, quasi prossima al calvario, crollata il 23 gennaio a Favara perdono la vita due vittime innocenti: Marianna e Chiara. Travolte dall'iniquità. Il peccato sociale e collettivo della comunità di Favara, generosa e disordinata, ricca di cuore sempre e, a volte ricca di disprezzo per il prossimo e di rapina della sua dignità, ha provocato questa tragedia. Di morte per la famiglia Bellavia, di vergogna per la città e per noi fratelli di Gesù. Preghiamo Dio perché non ci condanni tenendo fede alla sua Parola che dice: per le sue piaghe siamo stati guariti.
Pausa
di silenzio
Preghiamo
Rit.: Dio abbia pietà di noi.
§
Della nostra disobbedienza privata e della nostra disobbedienza nella
vita civile.
§
Del nostro disinteresse del bene pubblico.
§
Di quanti preposti a curare le parti più bisognose del corpo della
società civile e del corpo ecclesiale di Gesù hanno
disobbedito a Lui e alle leggi dello Stato.
Santa
Madre, deh! Voi fate
che
le piaghe del Signore
siano
impresse nel mio cuor.
DECIMA
STAZIONE
Gesù
é spogliato delle sue vesti
V.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Giovanni 19,23-24
I
soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue
vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la
tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta
d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non
stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si
adempiva la Scrittura:
Si
son divise tra loro le mie vesti
e
sulla mia tunica han gettato la sorte.
MEDITAZIONE
Gesù
viene spogliato della sua dignità. Come tante famiglie di
Favara. Pur essendo laboriosi e pieni d'amore per i loro
figli, tanti genitori non riescono ad avere una casa
dignitosa. Gesù viene spogliato della sua dignità. Come
tanti disoccupati e stranieri bisognosi a Favara. Come chi
mercifica il proprio corpo. Come chi, anche giovanissimo, cede
alle tentazioni perdendo purezza e dignità, macchiandosi per
il gusto del piacere.
Gli aguzzini di Gesù si dividono le sue vesti. Un sopruso che
si ripete nella nostra mentalità di profittatori, pigri,
speculatori, accaparratori, quando si mangia rubando al
prossimo e calpestando la giustizia, quando ci si imbosca nel
servizio di uffici e burocrazia nascondendo carte o
profittando della propria posizione.
Invocazioni
Rit.:
Gesù, rivestici di te.
§
Perché Gesù Crocifisso ci conceda di presentarci irreprensibili
davanti a Lui.
§
Perché Gesù Crocifisso ci doni la fermezza della nostra fede.
§
Perché Gesù Crocifisso offra a noi tutti la speranza del Vangelo che
cambia la nostra vita.
Santa
Madre, deh! Voi fate
che
le piaghe del Signore
siano
impresse nel mio cuor.
UNDICESIMA
STAZIONE
Gesù è crocifisso
V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Luca 23, 33-38
Quando
giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due
malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva:
«Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Dopo
essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.
Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano
dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il
Cristo di Dio, il suo eletto». Anche i soldati lo
schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto,
e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso».
C’era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re
dei Giudei.
MEDITAZIONE
Gesù è giunto sulla cima dove gli daranno la morte, è il punto della terra più vicino al cielo. Lo stendono e lo inchiodano sulla croce, non ha più nulla, neppure la libertà di muovere una mano, un piede. L'efferatezza, la cattiveria, la bramosia accecano e armano l'uomo. Fino al delitto più atroce. Le stesse perversioni che hanno portato a Favara al brutale assassinio di un giovane imprenditore nisseno. Portato sulla cima di un monte. Ucciso dopo essere stato privato della libertà di mani e piedi. Troppe volte a Favara la mano dell'uomo viene armata dalla perversione che induce a rapire qualcuno all'affetto dei suoi cari. Troppe volte a Favara il desiderio sfrenato, la cupidigia, lo scherno e l’odio hanno crocifisso deboli e innocenti. Guardiamo all'alto della croce di Gesù, fedeli anche nel momento della sofferenza. Illuminati dalle sue parole: Padre, perdonali, perchè non sanno quello che fanno.
Invocazioni
Rit.:
Noi crediamo nella tua risurrezione, Signore.
§
Gesù Risorto ci dia la forza di vivere una vita che si rinnova sempre.
§
Gesù Risorto conceda alla Chiesa di testimoniare ovunque il messaggio
evangelico.
§
Gesù Risorto offra una speranza vera a tutti coloro che soffrono
nell’anima e nel corpo.
§
Gesù Risorto doni a tutte le famiglie di vivere nella pace e nella
concordia tra le diverse generazioni
Santa
Madre, deh! Voi fate
che
le piaghe del Signore
siano
impresse nel mio cuor.
DODICESIMA
STAZIONE
Gesù muore sulla Croce
V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R. Perché con la tua santa Croce hai
redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Luca. 23, 44-47
Era
verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio
su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del
tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce,
disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito».
Detto questo spirò. Visto ciò che era accaduto, il
centurione glorificava Dio: «Veramente quest’uomo era
giusto».
MEDITAZIONE
Questa stazione ci ricorda tutte le situazioni della nostra vita, le nostre difficoltà, il nostro dolore. Se oggi
il Signore ci chiamasse, che ne sarebbe della nostra anima? Egli ci dice per mezzo del profeta: Vi sembra
questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina?
Noi viviamo al sicuro nelle nostre case. Intanto la città in cui viviamo, Favara, che altro non è che
abitazione di Dio più grande, brucia e va in rovina. Affoga nella morsa della violenza, nell’egoismo,
nell’offesa ai poveri, mentre noi ci diamo premura solo per le nostre case. Per i nostri piccoli lotti e orticelli.
E così facendo ci accorgiamo che il nostro lavoro non porta frutto perché non vogliamo rinunciare alla
tranquillità delle nostre abitazioni. Riflettiamo bene sul nostro comportamento. Su cosa costruiamo
la nostra vita? E ancora. Riflettiamo sulla morte tragica, sulla violenza, sui crolli, sul dolore che riguardano
tutti. In comunione. Come in un corpo solo.
Invocazioni
Preghiamo
insieme e diciamo: ASCOLTACI SIGNORE
§
Per le volte che abbiamo avuto un lutto in
famiglia e non lo abbiamo accettato.
§
Perché davanti alla morte sentiamo la speranza cristiana e non la
disperazione di chi dice : “Tutto è finito”. R:
§
Per tutte le persone che vivono come se
Dio non esistesse, senza pensare alla vita eterna. R:
§
Per noi che siamo Chiesa perché troviamo
la forza di testimoniare Cristo crocifisso. R:
§
Per noi qui presenti perché non ci siano
segni di divisioni e si sviluppi in ciascuno una fede adulta. R:
Santa
Madre, deh! Voi fate
che
le piaghe del Signore
siano
impresse nel mio cuor.
TREDICESIMA
STAZIONE
Gesù
viene deposto dalla croce e messo nel grembo di sua madre
Dal
Vangelo secondo Giovanni
Gv 12, 23-26
Gesù
rispose: “E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio
dell’uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di
grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore,
produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia
la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà
anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà.
MEDITAZIONE
Come il chicco di grano, Gesù muore per portare frutto. Ma di fronte alla morte, nella nostra città ci preoccupiamo tante volte soltanto di un estremo saluto dato al cimitero per occhio umano. E la morte non ci interroga sulla nostra vita. Restiamo fermi all’apparenza, indifferenti e senza piena comunione con gli altri, non produciamo frutto nelle nostre chiese, nei nostri gruppi e movimenti. Ci affatichiamo a lavorare dentro il tempio. Per istruire i bambini con la catechesi. Preparare solenni liturgie. Organizzare feste, tridui e novene, per rendere attive ed efficienti le parrocchie. Eppure non produciamo frutto. Perché facciamo assegnamento all’efficienza delle nostre attività religiose, con la speranza che diano molto e poi danno poco; perché abbiamo paura di affrontare apertamente le fiamme dell’insuccesso e del fallimento, e di rimanere bruciati nel fuoco della nostra città.
Invocazioni
Preghiamo
insieme e diciamo: Salvaci, Signore.
§
Concedi
Signore di riflettere sulla nostra azione. Perché non succeda
che i lontani dalla fede si allontanino ancor di più e che i
“vicini” induriscano i loro cuori, sicuri di essere nel
tuo recinto. Preghiamo.
§
Concedi
Signore che non accada di sentire la tua voce che chiama la
siccità sui nostri incontri e sulle assemblee, sul culto e
sulla catechesi, sulle feste e sui raduni e su ogni prodotto
delle mani. Preghiamo.
§
Fa
Signore che i nostri gruppi si adoperino quotidianamente non
soltanto per la costruzione della casa parrocchiale ma
dell’intera tua abitazione, la città degli uomini.
Preghiamo.
§
Donaci
di portare nella tua casa il legname della carità e del
servizio perché grazie al fuoco del tuo Spirito bruci di
amore e solidarietà e possa compiacerti in essa e manifestare
la tua gloria divina. Preghiamo.
Santa
Madre, deh! Voi fate
che
le piaghe del Signore
siano
impresse nel mio cuor.
QUATTORDICESIMA
STAZIONE
Gesù è deposto nel sepolcro
V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Luca. 23, 50-54
C’era
un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e
giusta. Non aveva aderito alla decisione e all’operato degli
altri. Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e
aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il
corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un
lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella
quale nessuno era stato ancora deposto. Era il giorno della
Parascève e già splendevano le luci del sabato.
MEDITAZIONE
Il Sepolcro: termine di ogni speranza che sia solo umana. Un corpo esamine: ecco tutto quello che rimane di Gesù agli occhi del mondo. Quando sono limitate le vedute umane, quanto infinitamente più grande gli orizzonti che Dio schiude. Eppure tante volte ci curiamo soltanto dei sepolcri imbiancati. Delle lapidi pulite e luccicanti. E dimentichiamo i cuori. Restiamo fermi all'apparenza. A una fede “mordi e fuggi”, distaccata, basata sul “devozionismo” limitato ad aspetti esteriori legati soli alla tradizione per il santo protettore. Fermi all'apparenza del conseguimento di un Sacramento visto come punto di arrivo di un percorso “obbligato” in parrocchia. Percepiamo estranea alla vita la Parola e non la vediamo come un elemento che può dare risposte alla quotidianità. L’azione pastorale è resa difficile da fretta, superficialità e mancanza di costanza con cui si vive la fede. E così restiamo chiusi nel sepolcro.
Invocazioni
Preghiamo
insieme e diciamo: converti,
Signore, i nostri cuori.
§
Gesù
che hai voluto essere simile a noi in tutto fuorché il
peccato, insegnaci a gioire con chi gioisce e a piangere con
chi piange. Perche la nostra carità diventi sempre più
concreta e generosa.
§
Gesù,
medico dei corpi e delle anime, guarisci le profonde ferite
della nostra umanità, perché possiamo godere pienamente3 dei
doni della tua redenzione.
§
Gesù
aiutaci a portare un messaggio di bontà e di grazia ai poveri
e ai sofferenti per incontrare te presente nei nostri fratelli
§
Per
i medici, gli infermieri e quanti operano nel campo della
sanità, fa che con il loro servizio sappiano ridare la
speranza ai malati e sappiano donare la serenità e la salute
§
Gesù
perdonaci se non ti abbiamo riconosciuto nei poveri, negli
ammalati, negli emarginati, nello straniero che cerca rifugio
nella nostra città.
Santa
Madre, deh! Voi fate
che
le piaghe del Signore
siano
impresse nel mio cuor.
RESURREZIONE
Dal Vangelo secondo Giovanni. 20, 6-8
Giunse
Simon Pietro ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra,
e il sudario, che era stato posto sul capo, non per terra con
le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche
l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e
vide e credette.
Meditazione
Siamo in corsa verso orizzonti di luce o andiamo di corsa verso sepolcri senza uscita? Favara rimane piagata da ferite e custodita in tombe di dolore, di disperazione, di non senso. Nelle nuove generazioni favaresi c’è una profonda incapacità di sperare dovuta soprattutto a: disagio occupazionale e socio-economico, scoraggiamento, mancanza di aspettative e prospettive future. Nei genitori e negli educatori c’è quasi la rassegnazione che nulla potrà cambiare e non vale la pena di spendersi troppo. Ecco l’SOS lanciato ai credenti, le sentinelle del mattino, che sanno rimanere sulle soglie di ogni piaga del mondo per denunciare da una parte la cancrena dell’ingiustizia e della violenza, della fame e delle chimere della società opulenta e, dall’altra, hanno il coraggio di annunciare che Cristo ha inaugurato la giustizia dell’amore, la pace dei cuori, il banchetto dei poveri, la verità che rende liberi. Quando su questa soglia, tra la vita e la morte, tra il buio e la luce, noi credenti diventiamo trasparenza della vittoria di Cristo, allora la corsa si arresta e ai molti è dato di fermarsi, di vedere e di credere; allora è possibile ripartire e rimanere in corsa per annunciare quella speranza che si alimenta della fede nella Resurrezione e della carità in grado di sanare le ferite dell’umanità.
Invocazioni
§
Quando ci fermiamo dinanzi ai nostri sepolcri di morte
Salvaci,
Signore!
§
Quando ci alletta il buio della disperazione, la notte dello sconforto,
la tentazione di fermarci
Salvaci,
Signore!
§
Quando preferiamo dissanguare nelle ferite del nostro peccato,
trascurando l’opportunità del perdono
Salvaci,
Signore!
§
Cristo Gesù, tu hai rimosso la pietra sepolcrale
Donaci
di credere che la tua Risurrezione è vita!
§
Cristo Gesù, tu hai lasciato le bende e il sudario nel buio del
sepolcro
Donaci
di credere che la tua Risurrezione è salvezza!
******************************************************************************
|
Parrocchia
B.M.V. di tutte le Grazie |
PRIMA
STAZIONE |
|
Parrocchia
B.M.V. del Carmine |
SECONDA
STAZIONE |
|
Parrocchia
B.M.V. del Transito |
TERZA
STAZIONE |
|
Parrocchia
B.M.V. dell’Itria |
QUARTA
STAZIONE |
|
Parrocchia
S.S. Pietro e Paolo |
QUINTA
STAZIONE Gesù
è aiutato dal Cireneo a portare la Croce |
|
Parrocchia
S Giuseppe Artigiano |
SESTA
STAZIONE
Veronica
asciuga il volto di Gesù |
|
Parrocchia
San Calogero |
SETTIMA
STAZIONE
Gesù
cade per la seconda volta |
|
Parrocchia
S. Antonio di Padova (Matrice) |
OTTAVA
STAZIONE |
|
Parrocchia
San Vito |
NONA
STAZIONE
Gesù
cade la terza volta |
|
Gruppi
di Padre Pio |
DECIMA
STAZIONE |
|
Confraternita
|
UNDICESIMA
STAZIONE |
|
San
Vincenzo |
DODICESIMA
STAZIONE |
|
R.N.S. |
TREDICESIMA
STAZIONE |
|
O.F.S. |
QUATTORDICESIMA
STAZIONE |
|
COLLEGINE |
RESURREZIONE |
segreteria.cpc@hotmail.it
Via
Crucis Cittadina 26 marzo 2010
COMUNICATO
29.3.2010
Domani
sera, come da programma della Settimana Santa
pubblicato dalla Confraternita, alle ore 21,00 al
CALVARIO, celebrazione della Santa Messa per
ricordare le due bambine, Marianna e Chiara Pia
Bellavia, tragicamente perite nel crollo della
loro casa del centro storico, lo scorso 23
gennaio.
A
seguire, sempre all’interno del Calvario, ai
piedi della grande Croce, VIA CRUCIS, seguendo
l’ottimo schema di riflessione, elaborato dalla
Consulta Cittadina di Pastorale Giovanile, che
invita a concentrare l’attenzione su taluni,
negativi comportamenti tipicamente favaresi e su
quelle case del centro storico, dove molte persone
delle fasce sociali più deboli, vivono la propria
Passione quotidianamente.
L’iniziativa
della Confraternita della Santa Croce del
Calvario, programmata il Martedì Santo, (al posto
della Via Crucis vivente, che i responsabili hanno
deciso quest’anno di sospendere in omaggio alle
due innocenti vittime della tragedia), si propone
di stimolare tutti, ciascuno per il suo ruolo di
responsabilità, ad essere più attenti nei
confronti della città e, in particolare, della
parte di città più povera e fatiscente.
Ovviamente
l’invito alla partecipazione è
rivolto a tutti, mentre quello all’impegno
concreto è soprattutto indirizzato, ai politici e
comunque a
tutte quelle autorità dalle quali dipende la
soluzione dei problemi legati alla sicurezza dei
quartieri.
Attraverso
questo raduno di preghiera al Calvario, si cerca
ancora di tenere i riflettori puntati su quella
parte di città abbandonata da troppo tempo al
degrado, così come si è cercato
di fare venerdì scorso, con la presenza
dell’Arcivescovo don Franco nella Via Crucis
interparrocchiale.
La
speranza è di ottenere dei risultati positivi,
perché è davvero tempo, finalmente, di avviare
quanto meno seriamente a soluzione il problema del
centro storico di Favara e di passare dalla
solidarietà a parole, ad opere concrete
necessarie, al fine di non costringere tante
famiglie a celebrare la Via Crucis tutto l’anno.
Sac.
Diego Acquisto
Parroco
del Calvario
Assistente
Spirituale della Confraternita della Santa Croce
di Favara
|
AUGURI PER UN SANTO NATALE, BUONA FINE d'ANNO e BUON INIZIO del nuovo ANNO civile 2010. |
*************
In data 12.12.2009, così come programmato, si sono svolte le elezioni a cui hanno partecipato i 28 confrati aventi diritto, così come indicato nel verbale del 20.11.2009. Tutto si è svolto regolarmente; il Decano è risultato eletto al primo scrutinio, avendo ottenuto i due terzi dei voti. Anche gli altri componenti del precedente direttivo sono stati tutti confermati.
Pertanto per il TRIENNIO 2010-2012 il DIRETTIVO risulta ancora così composto:
1. Sac. Diego Acquisto - Assistente Spirituale
2. Sutera Sardo Rosario - Decano
3. Azzaretto Antonio
4. Farini Giuseppe
5. Montaperto Calogero
6. Sciortino Franco
7. Sutera Sardo Salvatore
Nel prima riunione del direttivo, così come stabilisce lo Statuto, saranno assegnate le cariche di segretario e di tesoriere per il triennio 2010-2012.
************************************************************
N.B. In una nota della Curia, a firma di Mons. Gaetano Di Liberto, viene ufficialmente formulato al Direttivo, l'invito a proporre eventuali modifiche dello Statuto, - (che, in data 25.10.2005, è stato approvato "ad experimentum" per un quinquennio)-, in scadenza il prossimo 25.10.2010.
************************************************************************
Confraternita
della Santa Croce del Calvario Favara
VERBALE
DELLA SEDUTA DEL DIRETTIVO
20
novembre 2009
Oggi
20 novembre 2009 alle ore 21,00 nella sede della
Confraternita di Piazza Capitano Vaccaro a Favara
si è riunito il direttivo del triennio 2007-2009
della Confraternita della Santa Croce del
Calvario.
Sono
presenti: Don Diego Acquisto (Assistente
Spirituale), Sutera Sardo Rosario (Decano), Sutera
Sardo Salvatore (Segretario), Sciortino Franco
(Tesoriere), Montaperto Lillo, Farini Giuseppe e
Azzaretto Antonio.
Dopo
la preghiera si apre la discussione sulle elezioni
per il rinnovo del direttivo che durerà in carica
nel triennio 2010-2012.
In
ottemperanza a quanto stabilito dallo Statuto si
verificano le presenze alle varie riunioni della
Confraternita in considerazione a quanto stabilito
dallo Statuto che assegna il diritto di voto a
quanti hanno totalizzato almeno il 50% delle
presenze.
Risultano
avere diritto di voto i seguenti confrati che
vengono elencati, mettendo tra parentesi il numero
delle presenze nel triennio:
1)
Sutera Sardo Salvatore (32), 2)
Sutera Sardo Rosario (31),
Per
il Direttivo hanno i requisiti per essere eletti
come consiglieri i seguenti confrati: Sutera Sardo
Rosario, Sutera Sardo Salvatore, Montaperto
Calogero, Azzaretto Antonio, Farini Giuseppe,
Sciortino Franco, Intorre Giovanna Silvana, Fallea
Filippo, Sutera Sardo Carmela, Farini Calogera,
Carrubba Croce, Leone Alfonso.
Le
elezioni per il Decano e il direttivo si
svolgeranno il prossimo 12 Dicembre (Sabato) dalle
ore 19,00 alle ore 21,30; nel caso in cui, per
l’elezione del Decano non si raggiungesse la
maggioranza prevista dallo Statuto, le elezioni
per il solo Decano si ripeteranno lunedì 14 e se
necessario ancora nei giorni 15 – 16 dicembre
dalle ore 19,00 alle ore 21,30. Lo scrutinio
avverrà, ogni volta, subito dopo la conclusione
delle operazioni di voto.
Letto,
approvato e sottoscritto.
Favara
20 Novembre 2009
Salvatore
Sutera Sardo (Segretario)
Rosario
Sutera Sardo (Decano)
Giuseppe
Farini
Calogero
Montaperto
Azzaretto
Antonio
Sac. Diego Acquisto
**********************************************
Attenzione - avviso del 07 novembre 2009
ELEZIONI per il rinnovo del DIRETTIVO
della
CONFRATERNITA della SANTA CROCE del CALVARIO
Nella riunione del Direttivo del 06.11.2009, - presenti Don Diego Acquisto, Rosario Sutera Sardo, Salvatore Sutera Sardo, Franco Sciortino, Antonio Azzaretto, Giuseppe Farini, (assente giustificato Lillo Montaperto) - è stata fissata per il prossimo 12 dicembre (sabato) dalle ore 19 alle ore 21,30 la data delle elezioni per il Direttivo del prossimo triennio 2010-2012.
Nel caso in cui, per l'elezione del Decano non si raggiungesse la maggioranza prevista dallo Statuto, le elezioni per il solo Decano si ripeteranno lunedì 14 - e se necessario ancora nei giorni15-16 dicembre - dalle ore 19 alle ore 21,30.
Lo scrutinio avverrà, ogni volta, subito dopo la conclusione delle operazioni di voto.
*******************************************
Confraternita della Santa
Croce del Calvario di Favara Comunicato stampa
La Confraternita della S. Croce del Calvario di Favara ha approfondito, attraverso un apposito incontro, la decisione presa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, in merito alla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche.
Tale decisione rappresenta una violazione della libertà delle famiglie cristiane di educare i loro figli secondo il loro credo religioso, la loro cultura e la loro tradizione. Da sottolineare che detto provvedimento viola l’art. 7 della nostra Costituzione, che afferma che Stato e Chiesa Cattolica sono nel proprio ordine indipendenti e sovrani e che i loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. D’altra parte, la corte di Strasburgo è un organismo della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, le cui decisioni non hanno alcun valore prescrittivo per l’Italia; valore vincolante hanno invece le sentenze emesse dalla Corte di Giustizia europea, che rappresenta il massimo organo giurisdizionale della Unione europea. Tale sentenza, frutto di un laicismo estremo, non tiene in considerazione la storia millenaria di molti stati europei, i loro usi, i loro costumi, il credo religioso. La religione cristiana rappresenta una dimensione importante della cultura dell’uomo, essa è strettamente collegata alle tradizioni, alla storia ed alla identità di ciascun popolo. Così come ogni popolo ha diritto di essere se stesso e di manifestare liberamente le proprie convinzioni ed il proprio credo religioso, devono pure essere assicurati ai popoli provenienti da altre civiltà, accoglienza, rispetto e soprattutto la possibilità di manifestare liberamente la propria fede. Sarebbe una pura follia, peraltro, cancellare con un colpo di spugna la nostra storia, eliminare dai programmi scolastici la Divina Commedia, i Promessi Sposi , cancellare dalla storia dell’arte le opere di Michelangelo o quelle di numerosi artisti e pensatori cristiani.
L’accettazione
e la cortese tolleranza costituiscono la strada
per la comprensione delle altre religioni
e per il superamento dell’integralismo
religioso, che costituisce il pericolo maggiore
per la convivenza civile tra i popoli.
I responsabili della comunicazione
Lillo Montaperto - Totò Pirrera
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Arcidiocesi
di Agrigento CONFRATERNITA di FAVARA S
T A T U T O E
R E G O L A M E N T O ARTICOLO
1 SCOPO Durante
tutto l’anno e soprattutto nei giorni della
Settimana Santa, la Confraternita della Santa
Croce del Calvario di Favara, cura il decoro del
luogo sacro del Calvario,
la devozione verso il Crocifisso e la
Madonna Addolorata, interessandosi anche del
regolare ed ordinato svolgimento delle
processioni, favorisce in ogni modo un cammino di
maturazione cristiana degli associati, nello
spirito del Vangelo ed in docile adesione
all’insegnamento del Magistero della Chiesa, ed
a norma del Can. 298 § 1 del C.J.C., tende a
promuovere un’esplicita testimonianza di fede e
di opere. A
tal fine: -
Stimola i confrati ad una partecipazione
consapevole ed attiva alle varie funzioni
liturgiche, soprattutto alla Via Crucis nel
periodo quaresimale, anche con l’abito votivo,
quando ciò dovesse essere richiesto dalle
circostanze e stabilito dal direttivo. -
Promuove e
partecipa, a corsi formativi spirituali e
culturali per l’approfondimento delle verità
della fede e secondo l’insegnamento della
Dottrina Sociale della Chiesa. -
Collabora attivamente nella pastorale
diocesana, parrocchiale e cittadina. -
Svolge attività caritative ed
assistenziali a favore dei poveri, degli
emarginati e degli ultimi, tenendo in particolare
considerazione i bisogni emergenti del territorio
favarese. -
Cura e
promuove attività di socializzazione, sportive,
ricreative e acculturazione dei confratelli. -
Collabora, a norma del Can. 328, con le
altre associazioni di fedeli, soprattutto con
quelle esistenti nello stesso territorio. ARTICOLO
2 AUTORITA’ La
Confraternita dipende esclusivamente
dall’autorità ecclesiastica per quanto riguarda
l’esistenza, il funzionamento e
l’amministrazione, in conformità al Can. 305
del C.J.C. ARTICOLO
3 ISCRIZIONE Possono
aderire alla Confraternita, come confratelli o
consorelle, uomini e donne di provata moralità e
fede religiosa, che abbiano compiuto 18 anni. Possono chiedere di far parte della Confraternita
come aspiranti, i
minori, che, avendo ricevuto il sacramento
della Cresima, iniziano così il noviziato, con
possibilità di diventare Confratelli, non appena
raggiunto il
18° anno di età. La
domanda d’iscrizione, compilata secondo un
particolare modulo predisposto, corredata dai
seguenti certificati: o
battesimo, o
cresima, o
matrimonio religioso, o
presentazione del proprio Parroco, è
sottoposta all’approvazione del direttivo. Dopo
un anno di tirocinio, il consiglio direttivo voterà
l’ammissione o meno dell’aspirante alla
Confraternita. Dal
momento dell’ammissione, l’aspirante inizia
l’anno del noviziato, alla fine del quale, a
giudizio insindacabile del direttivo, potrà
diventare confratello effettivo. Ogni
iscritto dovrà esplicitamente dichiarare di
accettare lo Statuto e sarà tenuto: -
al rispetto di tutte le norme statutarie e
di quelle
emanate dal
sodalizio stesso, oltre che dell’ Autorità
Ecclesiastica; -
al versamento della quota associativa
stabilita annualmente dal
direttivo; -
a realizzare gli scopi precipui della
Confraternita richiamati
all’art. 1; -
a partecipare alle funzioni liturgiche e
agli incontri formativi, promossi dalla
Confraternita. La
qualifica di confratello si perde per dimissioni,
per indegnità, per assenteismo e per altre cause
previste dal Can. 316 e viene determinata con
provvedimento del direttivo. ARTICOLO
4 DIRETTIVO La
Confraternita è retta da un direttivo composto da
sette membri : -
il Parroco-pro tempore della Parrocchia S.
Vito, - nella cui circoscrizione territoriale è
ubicato l’edificio sacro del Calvario- nella
qualità di Assistente Spirituale, eccetto che
l’Ordinario Diocesano nomini un altro
presbitero; -
il Decano; -
cinque consiglieri eletti dall’assemblea
dei confratelli. Due di essi saranno nominati dal
Direttivo, uno Tesoriere e un altro Segretario. La
carica di Decano può essere ricoperta da
confratelli che appartengono alla medesima con
un’anzianità di almeno dieci anni, mentre per
quella di consigliere si richiede un’anzianità di almeno cinque anni, computato
anche il noviziato. Il Decano non può essere
eletto più di due volte consecutive. Tutti i
membri elettivi durano in carica tre anni.
xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx Alle
elezioni, che si svolgeranno separatamente per il
Decano e per i Consiglieri, hanno diritto di voto
attivo tutti i Confratelli regolarmente iscritti
ai sensi dell’Art. 3. In
caso di dimissioni o di decesso del Decano, gli
subentra nella carica il Consigliere più anziano
per appartenenza alla Confraternita ed in
caso di parità di appartenenza alla
Confraternita di due o più Consiglieri, del
Consigliere più anziano per età, fino alla
elezione del nuovo Decano da parte
dell’Assemblea, da effettuarsi entro 60 giorni. In
caso di dimissioni o di decesso di altro
componente del Consiglio Direttivo, subentrerà il
primo dei non eletti. Il
Consiglio si riunisce tutte le volte che il Decano
lo ritiene necessario o che ne sia fatta richiesta
da almeno tre dei suoi membri, comunque, almeno
ogni tre mesi. Per
la validità delle deliberazioni occorre la
presenza effettiva della maggioranza dei membri
del Consiglio ed il voto favorevole della
maggioranza dei presenti. Il
direttivo è investito di tutti i poteri per la
gestione ordinaria della Confraternita ed è
l’organo esecutivo della volontà assembleare in
materia di ordinaria amministrazione, mentre per
quanto riguarda atti di straordinaria
amministrazione si richiede tassativamente un
mandato specifico dell’Assemblea. Il
Decano rappresenta legalmente la Confraternita nei
confronti dei terzi ed in giudizio, a norma del
can. CJC 1288 che proibisce di adire le vie legali
senza licenza scritta del proprio Ordinario. Cura
l’esecuzione dei deliberati dell’Assemblea e
del Consiglio. Nei casi di riconosciuta urgenza,
può esercitare i poteri del Consiglio, salvo
ratifica da parte di questo alla prima riunione
successiva. xxxxxxxx
Il Parroco-pro tempore della Chiesa S. Vito, è il
legale rappresentante dell’edificio sacro del
Calvario. ARTICOLO
5 PATRIMONIO
E MEZZI FINANZIARI Il
patrimonio è costituito: -
da eventuali beni immobili,
di cui comunque la Confraternita verrà in
proprietà e titolarità, compresi i diritti sopra
gli stessi, anche come concessioni amministrative; -
da eventuali fonti di riserva costituiti
con l’eccedenza del bilancio; -
da eventuali donazioni, lasciti ereditari
degli iscritti o di estranei. Con
l’elezione di un nuovo Direttivo sarà redatto
(o anche verificato quello già esistente) un
inventario dei beni patrimoniali dell’Ente. Il
documento sarà stilato e sottoscritto dal decano,
dall’Assistente
e da tre Confratelli appositamente eletti
dall’Assemblea. Le
entrate sono costituite: -
dalle quote dei Confratelli; -
da altre possibili entrate, che concorra ad
incrementare l’attivo della Confraternita. ARTICOLO
6 ESERCIZIO
FINANZIARIO
L’esercizio finanziario si chiude al 31
Dicembre di ogni anno e il rendiconto, approvato
dall’Assemblea dei Confratelli, viene trasmesso,
a norma del Can. 319, all’Autorità
ecclesiastica, entro il 31 Marzo successivo. ARTICOLO
7 DIREZIONE
SPIRITUALE L’Assistente
Spirituale, a
norma del Can. 317 del C.J.C., provvede alla
formazione religiosa dei Confratelli ed è
responsabile dell’esercizio del culto nella
Cappella del Calvario della Confraternita.
Il suo consenso è
vincolante per l’ammissione di un nuovo
Confratello.
A norma del Can 319,
per cui “una Confraternita amministra i beni,
che possiede, sotto la suprema direzione
dell’Autorità Ecclesiastica”, i verbali
dell’esercizio finanziario, di cui all’Art. 5,
saranno controfirmati dall’Assistente. ARTICOLO
8 ASSEMBLEE I
Confratelli sono convocati in Assemblea, ai sensi
del Can. 309 del C.J.C., mediante comunicazione
personale oppure a mezzo di editto pubblico,
affisso alla porta della Chiesa. L’avviso di
convocazione dovrà contenere gli argomenti
all’ordine del giorno e dovrà essere inoltrato
o affisso almeno otto giorni prima
dell’adunanza. L’Assemblea
Ordinaria che dovrà essere convocata almeno una
volta all’anno, delibererà sul rendiconto
finanziario, sugli indirizzi e direttive generali
della Confraternita, sulle spese straordinarie e
su quanto altro è ad essa demandato per legge o
per statuto: il tutto salvo ratifica
dell’Autorità Ecclesiastica (Can. 305). L’Assemblea
dei Confratelli stabilisce, nella sua prima seduta
dell’anno, in base al bilancio di previsione per
l’esercizio finanziario dell’anno che si apre,
il tetto massimo di spesa da parte del Consiglio
per particolari situazioni straordinarie. Hanno
diritto ad intervenire alla Assemblea elettiva
tutti i Confratelli effettivi, cioè i confrati
che hanno adempiuto i seguenti doveri: o
partecipazione alle convocazioni previste
dal programma annuale, almeno per il 50% di volte,
dimostrata dalle firme nel registro delle
presenze, o
regolarità nel pagamento della retta
annuale. L’esercizio del diritto di voto è strettamente personale e
quindi non delegabile. L’Assemblea
dei Confratelli, salvo il caso in cui intervenga
un rappresentante dell’Autorità Ecclesiastica,
è presieduta dal decano o dal delegato del decano
. Delle riunioni assembleari si redige processo
verbale, firmato dal Presidente e dal Segretario. Un
terzo dei Confratelli rappresenta il quorum per la
validità delle Assemblee. Per
deliberare su affari di straordinaria
Amministrazione sarà necessaria la previa
comunicazione all’Ordinario Diocesano
dell’adunanza e degli argomenti all’ordine del
giorno. Il deliberato sarà valido solo a seguito
del visto di approvazione di detta Autorità. Qualora
almeno un quarto dei Confratelli lo ritenga
necessario, viene convocata una Assemblea
straordinaria, il cui ordine del giorno deve
essere chiaramente motivato dai richiedenti. ARTICOLO
9 RIUNIONI Anche
per le normali riunioni della Confraternita il
quorum è determinato da un terzo dei soci. ARTICOLO
10
CONTROVERSIE Le
eventuali controversie tra i Confratelli e/o tra
questi e la Confraternita o suo organo, saranno
sottoposte alla competenza di tre probiviri da
nominarsi dall’assemblea: essi giudicheranno ex
bono et aequo senza formalità di procedure. L’eventuale
ricorso contro il loro deliberato sarà esaminato
dall’ Ordinario Diocesano, le cui decisioni
saranno vincolanti per le parti ed inappellabili. ARTICOLO
11 RINVIO
AD ALTRE NORME Per
tutto quanto non previsto nel presente Statuto, si
applicheranno le norme del Codice Canonico, le
circolari della Sacra Congregazione e le leggi
dello Stato, se ed in quanto applicabili. Del
presente Statuto fa parte integrante a tutti gli
effetti l’allegato “regolamento” per le
elezioni dell’Amministrazione. Eventuali
deroghe alla normativa dello Statuto dovranno
essere stabilite o approvate dall’Ordinario
Diocesano. NORME
TRANSITORIE In
linea transitoria, nel primo anno, a partire dalla
data della sua formale costituzione, il direttivo
della Confraternita è costituito dal Direttivo in
carica del Comitato “Venerdì Santo”.
Successivamente si passerà alla elezione da parte
dell’Assemblea, secondo le norme ed i criteri
fissati negli articoli dello Statuto. Il Direttivo
valuterà i requisiti di eleggibilità, specie per quanto riguarda l’anzianità di appartenenza al
Comitato. Nella
prima fase le
cariche del Direttivo verranno assegnate su
proposta dell’Assistente, con approvazione
dell’Assemblea, da tenere entro 60 giorni, a
partire dal compimento del primo anno dalla
costituzione ufficiale della Confraternita. Risulterà eletto Decano
colui che avrà riportato una maggioranza
qualificata dall’Assemblea di almeno i due terzi
dei presenti in prima e seconda votazione, e della
metà più uno a partire dalla terza votazione. Il
primo anno di
vita della
Confraternita, a partire dalla sua
istituzione, deve essere considerato per tutti un
anno di formazione, al termine del quale
l’Assistente presenterà una dettagliata
relazione al competente Ufficio della Curia, per
ogni decisione che dovesse ritenersi necessaria. R
E G O L A M E N T O Per
le ELEZIONI della AMMINISTRAZIONE Art.
1 -Diritto
di elettorato. L’elettorato
attivo e passivo spetta ai Confratelli, ai sensi
di quanto stabilito dagli artt. 3 e 6 dello
Statuto. Art.
2 -
Costituzione della Commissione Elettorale. La
Commissione Elettorale, nominata dal direttivo, è
composta da tre Confratelli. La
Commissione Elettorale è presieduta da uno dei
suoi membri eletto a maggioranza assoluta dai suoi
componenti. Le
funzioni di Segretario sono svolte da un membro
designato dal Presidente. La
commissione è nominata non oltre il trentesimo
(30°) giorno antecedente a quello fissato per le
votazioni. Tutte
le decisioni della Commissione Elettorale sono
prese a maggioranza. Art.
3 -
Funzioni della commissione Elettorale. La
Commissione Elettorale forma o aggiorna l’elenco
dei Confratelli. Gli
elenchi debbono recare cognome, nome, data e luogo
di nascita delle persone che vi sono iscritte,
domicilio e recapito telefonico. Gli
elenchi devono essere depositati non oltre il
ventesimo (20°) giorno antecedente a quello
fissato per le votazioni. Art.
4 -
Ricorsi contro l’erronea compilazione
degli elenchi. Avverso
l’erronea compilazione degli elenchi è ammesso
ricorso da parte degli interessati, entro il
termine perentorio di dieci giorni dalla data di
deposito degli elenchi stessi. La
Commissione decide entro i successivi cinque
giorni sulla base della documentazione prodotta
dagli interessati e dagli atti acquisiti
dall’ufficio. Gli
elenchi definitivi sono rimessi ai seggi
elettorali (all’atto del loro insediamento), i
quali sono tenuti ad esporli, perché tutti ne
possano prendere visione. Art.
5 -
Costituzione, composizione e nomina dei
seggi elettorali. Almeno
cinque giorni prima della data delle elezioni
viene costituito il seggio elettorale composto da
tre membri: un Presidente e due Scrutatori di cui
uno funge da Segretario, scelti dal Presidente fra
i Confratelli. Art.
6 -
Validità delle deliberazioni dei seggi
elettorali. Tutte
le decisioni del seggio Elettorale sono prese a
maggioranza dei presenti. In
caso di parità prevale il voto del presidente. Art.
7 -
Predisposizione delle schede. Le
schede, per l’espressione del voto, devono
essere costituite da fogli di uguale grandezza e
colore, recanti il timbro della Confraternita e
vidimate dal Presidente. Qualora
la vidimazione non avvenga lo stesso giorno delle
votazioni, le schede vidimate devono essere
custodite in plichi sigillati. Art.
8 -
Modalità delle votazioni. Le
votazioni si svolgono in una sola giornata,
secondo l’orario stabilito dall’editto. Nel
locale adibito alle votazioni deve essere
determinatolo spazio riservato al pubblico, lo
spazio riservato ai componenti del seggio e lo
spazio riservato ai votanti. xxxxxxxxxxxxxx Il
seggio elettorale viene aperto per tre ore nel
giorno indicato per le votazioni. Le elezioni
saranno ritenute valide e si procederà allo
spoglio delle schede se nel tempo di apertura del
seggio elettorale avrà votato la maggioranza
assoluta degli aventi diritto al voto. Il
voto viene espresso personalmente da ciascun
elettore mediante l’indicazione del cognome o
del numero della persona prescelta. Ogni
elettore può esprimere non più di due
preferenze. A
parità di voti, risulterà eletto il Confratello
con maggiore anzianità nella confraternita, o, in
mancanza di elementi certi in tal senso, il
Confratello più anziano di età. Nella
elezione del Decano, per il quale verrà espresso
un solo voto, per due votazioni ci si attenga alla
maggioranza dei due terzi, nella terza si segue il
criterio della metà più uno, nella quarta della
maggioranza relativa. Art.
9 -
Operazioni di scrutinio. Le
operazioni di scrutinio hanno inizio
immediatamente dopo la chiusura delle votazioni e
non possono essere interrotte fino al loro
compimento. Delle
operazioni di scrutinio viene redatto processo
verbale in duplice originale, che è sottoscritto
in ogni foglio dal Presidente e dagli Scrutatori. Da
detto processo verbale devono in particolare
risultare i seguenti dati: -
il numero degli elettori e quello dei
votanti; -
il numero dei voti di preferenza riportati
da ciascun candidato. Un
esemplare dei verbali compilati dal seggio, resta
depositato presso l’archivio della
Confraternita, l’altro esemplare, in busta
chiusa, va rimesso subito al competente Ufficio
della Curia. Art.
10 -
Proclamazione degli eletti. Concluse
le predette operazioni, il Presidente procede alla
proclamazione degli eletti, che verranno immessi
in carica dopo la conferma da parte
dell’Ordinario Diocesano (Can. 317 del C.J.C.). Art.
12 -
Controversie. Per
eventuali controversie è competente l’Ordinario
Diocesano. N.B.
Approvato dall’Arcivescovo, per un quinquennio, in data
25.10.2005, contestualmente al Decreto di
istituzione della Confraternita Prot. N° CAN – 2004
– 258. ******************************************************** Favara, 09/11/09 La
Confraternita della S. Croce del Calvario di
Favara ha approfondito, attraverso un apposito
incontro, la decisione presa dalla Corte europea
dei diritti dell’uomo di Strasburgo, in merito
alla presenza del crocifisso nelle aule
scolastiche. Tale
decisione rappresenta una violazione della libertà
delle famiglie cristiane di educare i loro figli
secondo il loro credo religioso, la loro cultura e
la loro tradizione.
Da sottolineare che detto provvedimento
viola l’art. 7 della nostra Costituzione, che
afferma che Stato e Chiesa Cattolica sono
nel proprio ordine indipendenti e sovrani e che i
loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi.
D’altra parte, la corte di Strasburgo è un organismo della Convenzione europea dei diritti
dell’uomo, le cui decisioni non hanno alcun
valore prescrittivo per l’Italia; valore
vincolante hanno invece le sentenze
emesse dalla Corte di Giustizia europea,
che rappresenta il massimo organo giurisdizionale
della Unione europea. Tale sentenza, frutto di un
laicismo estremo,
non tiene in considerazione la storia
millenaria di molti stati europei,
i loro usi, i loro costumi, il credo
religioso. La religione cristiana rappresenta una
dimensione importante della cultura dell’uomo,
essa è strettamente collegata alle tradizioni, alla storia ed alla identità di ciascun
popolo. Così come ogni popolo ha diritto di
essere se stesso e di manifestare liberamente le
proprie convinzioni ed il proprio credo religioso,
devono pure essere assicurati ai popoli
provenienti da altre civiltà, accoglienza,
rispetto e soprattutto la possibilità di
manifestare liberamente
la propria fede.
Sarebbe una pura follia, peraltro,
cancellare con un colpo di spugna la nostra
storia, eliminare dai programmi scolastici la
Divina Commedia, i Promessi Sposi , cancellare dalla storia dell’arte le opere di
Michelangelo o quelle di numerosi artisti e
pensatori cristiani. L’accettazione
e la cortese tolleranza costituiscono la strada
per la comprensione delle altre religioni
e per il superamento dell’integralismo
religioso, che costituisce il pericolo maggiore
per la convivenza civile tra i popoli. I
responsabili della comunicazione Lillo
Montaperto - Totò Pirrera ***********************************************************
Collegati
e visita il sito web della CONFRATERNITA
della SANTA CROCE del CALVARIO di FAVARA www.confraternitasantacrocecalvariofavara.com
ATTENZIONE
Mercoledì
Santo 08-aprile 2009 i bambini della Scuola Materna,
dopo
aver pregato nella Cappella del Calvario, soprattutto per le
famiglie colpite dal terremoto in Abruzzo,
hanno
depositato i loro doni per i poveri nella
BUCA
della Solidarietà.
Ricordiamo
che la
domenica delle Palme, dello scorso anno,
esattamente il 16.3.2008, c'è stata la benedizione e
l’inaugurazione della BUCA della SOLIDARIETA’.
Cioè, accanto alla porta che qualche anno
fa è stata inaugurata per favorire l’ingresso
alla Cappella del Calvario alle persone
diversamente abili, evitando la lunga scalinata d’ingresso, a cura della
CONFRATERNITA è stata collocata una buca, simile
a quella delle lettere, ma naturalmente di più
grandi dimensioni, per consentire a chi vuole
compiere un gesto di solidarietà di potere
imbucare generi di prima necessità da destinare a
famiglie bisognose. Una buca che è perciò in funzione
sempre, in tutte le ore del giorno e della notte,
24 ore su 24. La Confraternita della Santa Croce
del Calvario, - e segnatamente la Commissione
Caritas che all’interno si è costituita, - si
fa carico di utilizzare i generi alimentari
raccolti e assistere
persone e famiglie che versano nel disagio.
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ATTENZIONE
Sabato
22 novembre 2008
Iniziativa
della Confraternita Giornata
della solidarietà: raccolta di viveri per i poveri, davanti
ai supermercati di Favara. Si
ricorda altresì che è sempre in funzione al Calvario, 24 ore
su 24 , la "Buca della solidarietà"
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Predica
al Calvario di don NINO GIARRAPUTO Lunedì Santo - 17.03.08 Processione
della Madonna Addolorata Maria,
donna coraggiosa Sarà
stato effetto di quel «non temere» pronunciato
dall' angelo dell' annunciazione. Certo è che, da
quel momento, Maria ha affrontato la vita con una
incredibile forza d'animo. È
chiaro: ha avuto a che fare anche lei con la
paura. Paura
di non essere capita. Paura per la cattiveria
degli uomini. Paura di non farcela. Paura per la
salute di Giuseppe. Paura per la sorte di Gesù.
Paura di rimanere sola... Quante paure! Se
ancora non ci fosse, bisognerebbe elevare un
santuario alla "Madonna della paura".
Nelle sue navate ci rifugeremmo un po' tutti.
Perché tutti, come Maria, siamo attraversati da
quell'umanissimo sentimento che è il segno più
chiaro del nostro limite. Paura
del domani. Paura che possa finire all'improvviso
un amore coltivato tanti anni. Paura per il figlio
che non trova lavoro e ha già superato la
trentina. Paura per la sorte della più piccola di
casa che si ritira sempre dopo mezzanotte, anche
d'inverno, e non le si può dire niente perché
risponde male. Paura per la salute che declina.
Paura della vecchiaia. Paura della notte. Paura
della morte... Ebbene,
nel santuario eretto alla "Madonna della
paura", davanti a lei divenuta la
"Madonna della fiducia", ciascuno di noi
ritroverebbe la forza per andare avanti,
riscoprendo i versetti di un salmo che Maria avrà
mormorato chi sa quante volte: «Pur se andassi
per valle oscura, non avrò a temere alcun male,
perché sempre mi sei vicino... lungo tutto il
migrare dei giorni». Madonna
della paura, dunque. Ma non della rassegnazione.
Perché lei non si è mai lasciate cadere le
braccia nel segno del cedimento, né le ha mai
alzate nel gesto della resa. Una volta sola si è
arresa: quando ha pronunciato il fiat e si è
consegnata prigioniera al suo Signore. Da
allora ha sempre reagito con incredibile
determinazione, andando controcorrente e superando
inaudite difficoltà che avrebbero stroncato le
gambe a tutti. Dal disagio del parto nella clinica
di una stalla all' espatrio forzato per sfuggire
alla persecuzione di Erode. Dai giorni amari
dell'asilo politico in Egitto alla presa d'atto
della profezia di Simeone greve di cruenti
presagi. Dai sacrifici di una vita grama nei
trent'anni del silenzio all'amarezza del giorno in
cui si chiuse per sempre la bottega del
"falegname" profumata di vernici e di
ricordi. Dalle strette al cuore che le procuravano
certe notizie che circolavano sul conto di suo
figlio al momento del Calvario quando, sfidando la
violenza dei soldati e lo sghignazzo della plebe,
si piantò coraggiosamente sotto la croce. Una
prova difficile, la sua. Contrassegnata, come per
il figlio morente, dal silenzio di Dio. Una prova
senza scenografie e senza sconti sui prezzi della
sofferenza, che rende ragione di quell'antifona
che risuona nella liturgia del Venerdì santo: «O
voi tutti che passate per via, fermatevi e vedete
se c'è un dolore simile al mio». Santa
Maria, donna coraggiosa, alcuni anni fa in una
celebre omelia Giovanni Paolo II ha scolpito il
monumento più bello che il magistero della Chiesa
abbia mai elevato alla tua umana fierezza, quando
disse che tu ti presenti come modello «per coloro
che non accettano passivamente le avverse
circostanze della vita personale e sociale, né
sono vittime della alienazione». Dunque,
tu non ti sei rassegnata a subire l'esistenza. Hai
combattuto. Hai affrontato gli ostacoli a viso
aperto. Hai reagito di fronte alle difficoltà
personali e ti sei ribellata dinanzi alle
ingiustizie sociali del tuo tempo. Non sei stata,
cioè, quella donna tutta casa e chiesa che certe
immagini devozionali vorrebbero farci passare. Sei
scesa sulla strada e ne hai affrontato i pericoli,
con la consapevolezza che i tuoi privilegi di
Madre di Dio non ti avrebbero offerto isole
pedonali capaci di preservarti dal traffico
violento della vita. Perciò,
Santa Maria, donna coraggiosa, tu che nelle tre
ore di agonia sotto la croce hai assorbito come
una spugna le afflizioni di tutte le madri della
terra, prestaci un po' della tua fortezza. Nel
nome di Dio, vendicatore dei poveri, alimenta i
moti di ribellione di chi si vede calpestato nella
sua dignità. Alleggerisci le pene di tutte le
vittime dei soprusi. E conforta il pianto nascosto
di tante donne che, nell'intimità della casa,
vengono sistematicamente oppresse dalla prepotenza
del maschio. Santa
Maria, donna coraggiosa, tu che sul Calvario, pur
senza morire hai conquistato la palma del
martirio, rincuoraci col tuo esempio a non
lasciarci abbattere dalle avversità. Aiutaci a
portare il fardello delle tribolazioni quotidiane,
non con l'anima dei disperati, ma con la serenità
di chi sa di essere custodito nel cavo della mano
di Dio. E se ci sfiora la tentazione di farla
finita perché non ce la facciamo più, mettiti
accanto a noi. Siediti sui nostri sconsolati
marciapiedi. Ripetici parole di speranza. Santa
Maria, Vergine della notte, noi
t'imploriamo di starci vicino quando
incombe il dolore, e
irrompe la prova, e
sibila il vento della disperazione, e
sovrastano sulla nostra esistenza il cielo nero
degli affanni o
il freddo delle delusioni, o
l'ala severa della morte. Liberaci
dai brividi delle tenebre. Nell'ora
del nostro Calvario, tu,
che hai sperimentato l'eclisse del sole, stendi
il tuo manto su di noi, sicché,
fasciati dal tuo respiro, ci
sia più sopportabile la lunga attesa della
libertà. Alleggerisci
con carezze di madre la
sofferenza dei malati. Riempi
di presenze amiche e discrete il
tempo amaro di chi è solo. Spegni
i focolai di nostalgia nel cuore dei naviganti, e
offri loro la spalla perché vi poggino il capo. Preserva
da ogni male i nostri cari che faticano in
terre lontane e
conforta, col baleno struggente degli occhi, chi
ha perso la fiducia nella vita. Ripeti
ancora oggi la canzone del Magnifìcat, e
annuncia straripamenti di giustizia a
tutti gli oppressi della terra. Non
ci lasciare soli nella notte a salmodiare le
nostre paure. Anzi,
se nei momenti dell'oscurità ti metterai vicino a
noi e
ci sussurrerai che anche tu, Vergine
dell'avvento, stai
aspettando la luce, le
sorgenti del pianto si disseccheranno sul nostro
volto. E
sveglieremo insieme l'aurora. E
allora, confortati dal tuo respiro, ti invocheremo
con la preghiera più antica che sia stata scritta
in tuo onore: «Sotto la tua protezione cerchiamo
rifugio, santa Madre di Dio; non disprezzare le
suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci
da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e
benedetta». Così sia,
Comunicato stampa – lunedì
10.03.2008 Oggetto:
Settimana Santa – BUCA
della SOLIDARIETA’. Dall’inizio
della Quaresima si è posta in particolare
fermento l’attività della
“Confraternita della Santa Croce del
Calvario”,
per assicurare – così come nel passato a
servizio della Città - l’ordinato svolgimento
dei riti della Settimana Santa, che inizia
domenica prossima. La
domenica delle Palme, primo giorno della
Settimana Santa, è la giornata in cui in ogni
quartiere della Città si rinnovano, con
particolari modalità, tradizioni diverse, per
ricordare l’ingresso trionfale do Gesù a
Gerusalemme. Al
Calvario, alle
ore 11, come di tradizione, ci sarà la
benedizione della Palme e dei ramoscelli
d’ulivo, a cui quest’anno però si aggiunge una
significativa novità: la benedizione e
l’inaugurazione della BUCA della SOLIDARIETA’.
Cioè, accanto alla porta che qualche anno
fa è stata inaugurata per favorire l’ingresso
alla Cappella del Calvario alle persone
diversamente abili, evitando la lunga scalinata
d’ingresso, nei giorni scorsi, a cura della
CONFRATERNITA è stata collocata una buca, simile
a quella delle lettere, ma naturalmente di più
grandi dimensioni, per consentire a chi vuole
compiere un gesto di solidarietà di potere
imbucare generi di prima necessità da destinare a
famiglie bisognose. Facendo la spesa alla bottega
o al supermercato, ognuno potrà destinare, ad
esempio, qualche chilo di zucchero o di pasta in
più per una famiglia bisognosa e recarsi alla
buca del Calvario per concretizzare la buona
azione. Una buca che sarà perciò in funzione
sempre, in tutte le ore del giorno e della notte,
24 ore su 24. La Confraternita della Santa Croce
del Calvario, - e segnatamente la Commissione
Caritas che all’interno si è costituita, - si
farà carico di utilizzare i generi alimentari
raccolti e assistere
persone e famiglie che versano nel disagio. Favara
sicuramente saprà cogliere il valore sociale e
spirituale dell’iniziativa, che educherà a
pensare al Calvario non solo come luogo di culto,
- come è stato finora -, ma anche come luogo di
solidarietà, stimolando così a
non dimenticare mai che la fede va sempre
coniugata e verificata con la carità. L’Assistente
Spirituale della “Confraternita della Santa
Croce del Calvario” Sac.
Diego Acquisto
************************************* In
data 04.03.2008 è stata collocata sulla porta centrale
dell'ingresso al Calvario la scritta della CONFRATERNITA, che
per decreto del Vescovo, proprio al Calvario ha la sua sede
legale. Ricordiamo
a tal proposito due date fondamentali della vita
della Confraternita, per capire anche perché una
di queste date si trova segnata nella tabella
esposta.
--Agrigento,
Palazzo Arcivescovile 12.8.2005 :
Riunione con l’Arcivescovo S.E. Mons. Carmelo Ferraro, che
ha pubblicamente dichiaratola nascita ufficiale della Confraternita
della “Santa Croce del Calvario” di Favara,
dando disposizione alla Curia di preparare il relativo
decreto. Era presente anche, nella parte finale della lunga e
laboriosa riunione, il Vicario Generale, don Salvatore
Muratore. (cfr.verbale
della riunione riportato sotto, scorrendo questo
file).
--In
data 25.10.2005 , l'Arcivescovo-Metropolita Mons. Carmelo Ferraro ha firmato il
decreto Prot. n° CAN - 2004 - 258 di erezione della "Confraternita della Santa Croce del Calvario di
Favara", approvando lo STATUTO per un quinquennio e nominando Assistente Spirituale il
Parroco-pro tempore della Parrocchia S. Vito, Don Diego Acquisto. ********************************************************************************** ************************************************
ATTENZIONE
- IMPORTANTE -
Avviso del 20.12.2007 Convocazione
assemblea della
Confraternita della
Santa Croce del Calvario ************** Tutti
i confratelli e le consorelle sono convocati nella sede della
Confraternita, lunedì 07.01 2008 alle ore 21,00 col seguente OdG: ---Proposta
del legale rappresentante- pro tempore del Calvario di una COMMISSIONE,
(formata oltre che dal Decano-pro tempore della Confraternita, dai
signori: Don Nino Giarraputo, Maria Fallea, Lillo Montaperto, Lillo
Sciortino, Michele Vitello) per seguire l’iter
tecnico-politico-burocratico del progetto di ristrutturazione
dell’edificio sacro del CALVARIO; ---Presentazione
ed illustrazione del PROGETTO
revisionato - (anche col supporto delle moderne tecniche audiovisive)
- dopo l’esame di tutte
le osservazioni pervenute, prima della stesura definitiva e
presentazione ai competenti Uffici, da parte dell’Architetto
Dott. Salvatore Pirrera. Si
prega di non mancare e di essere puntuali. L’Assistente
Spirituale della Confraternita della Santa Croce legale
rappresentante-pro tempore del Calvario Sac.
Diego Acquisto ******************************
Venerdì
Santo- FAVARA 06.04.2007 –
1)Predica
dell'Assistente Spirituale della Confraternita al
Calvario, alle ore 13, prima dell'
Esposizione di Cristo sulla
Croce.
– 2)Predica del Parroco Don
Nino Giarraputo,al Calvario, alle ore 21, prima
della Deposizione di Cristo sulla
Croce. 1) Prima
della solenne esposizione di Cristo sulla grande
Croce, - l’unica Croce destinata a polarizzare l’attenzione
e la fede di tutti noi - la riflessione che mi
accingo a proporre a me ed a voi, quest’anno
prende spunto da un documento del Concilio
Vaticano II, in cui tra l’altro si dice: "La
Sacra Scrittura, con cui è d`accordo l`esperienza
di secoli, insegna agli uomini che il progresso
umano, che pure è un grande bene dell`uomo, porta
con sé una grande tentazione: infatti, sconvolto
l`ordine dei valori e mescolando il male col bene,
gli individui e i gruppi guardano solamente alle
cose proprie…" "Se
dunque ci si chiede come può essere vinta tale
miserevole situazione, i cristiani per risposta
affermano che tutte le attività umane, …devono
venir purificate e rese perfette per mezzo della
croce e della risurrezione di Cristo". …. Sopportando
la morte per noi tutti peccatori, egli ci insegna
col suo esempio che è necessario anche portare la
croce; quella che dalla carne e dal mondo viene
messa sulle spalle di quanti cercano la pace e la
giustizia. Con la sua risurrezione costituito
Signore, egli, il Cristo ….purifica e fortifica
quei generosi propositi con i quali la famiglia
degli uomini cerca di rendere più umana la
propria vita…" Si
tratta di un passaggio significativo della Costituzione
Pastorale «Gaudium et spes» del Concilio
Ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo
contemporaneo. (Nn. 37-38), dove chiaramente si
parla della necessità di - purificare tutte le
attività umane nel mistero pasquale, impedendo
così la confusione tra bene e male, accentuando
la capacità di discernimento, per evitare lo
sconvolgimento ed il travisamento dei veri valori,
a cui frequentemente in questi ultimi anni ci
hanno richiamato gli eventi e di conseguenza ci ha
richiamato il Papa, sia Giovanni Paolo II che
Benedetto XVI. Quei valori come la pace, la
vita, la dignità della persona, la famiglia, che
certa cultura o pseudo-cultura di oggi, cerca in
ogni modo di aggredire. Si tratta di un
orizzonte di valori che nella Croce ha il suo
sicuro punto di riferimento. Nella Croce. Il
cristianesimo non può ridursi ad un mediocre
impegno di onestà secondo criteri sociologici di
opportunità e di convenienza e pertanto, sui
grandi nodi etici, per il vero bene dell’uomo,
la testimonianza della Chiesa diventa segno di
contraddizione. E il Magistero della Chiesa (Papa
e Vescovi) non si stanca di ricordare ai cristiani
di essere presenti in modo attivo nel dibattito
pubblico e di affiancare a tale impegno un’efficace
azione culturale, che dalla logica della Croce
tragga la sua forza. Una
scena biblica, quella che si ripete ogni
anno in questa Piazza, davanti a questo Calvario,
cuore e centro, non solo geografico, ma
soprattutto morale della nostra Favara E noi,
Popolo di Dio che è in Favara, Sacerdoti,
Autorità, cittadini siamo tutti qui, al Calvario
davanti alla Croce, per volgere lo sguardo e
contemplare, Colui che, innocente, addossandosi le
colpe di tutti e invocando per tutti il perdono,
sulla Croce si è liberamente immolato e
sacrificato, Siamo qui, numerosi, per concludere
come ogni anno la Quaresima e prepararci
immediatamente alla Pasqua di Risurrezione ; il
Crocifisso che contempliamo è anche il Risorto e
Favara davanti al Calvario, il giorno del Venerdì
Santo, celebra ogni anno non solo quasi un rito di
purificazione collettiva, ma soprattutto Favara
celebra la sua speranza di un rinnovato impegno
morale e civile. La
nostra fede ci dice che in Cristo è il senso
della nostra vita, in Cristo il centro della
storia e del cosmo. È questa la lieta notizia, la
speranza che sentiamo ardere in noi e che dobbiamo
e vogliamo annunciare agli uomini d’oggi; è
questo il messaggio che da duemila anni attraversa
i secoli e risuona per tutta la terra per essere
proposto, da parte di noi cristiani in modo
credibile e rispettoso, ma nello stesso tempo
appassionato, ad ogni cuore. Papa Benedetto ci
invita a tenere fermo lo sguardo sul volto di
Gesù, ricordando che "la
sua risurrezione è stata come un’esplosione di
luce, un’esplosione d’amore che scioglie le
catene del peccato e della morte". Gesù
con la sua vita aveva annunciato una nuova
giustizia, aveva aperto una speranza per tutti
coloro che erano senza legge e senza potere, per i
peccatori, per i poveri, per i senza Dio…ma è
stato umanamente sconfitto. La legge religiosa ed
il potere umano hanno vinto e Lui muore, elevando
sul legno della Croce la protesta e la speranza
dei perdenti di tutto il mondo. Muore Crocifisso ,
Lui innocente, rappresentante dei peccatori e dei
perduti, con i quali per amore ha voluto
identificarsi per una espiazione vicaria,
caricandosi di tutta la violenza e maledizione del
mondo. Ed
il suo sacrificio, il sacrificio di Gesù, vero
uomo e vero Dio, ha un valore salvifico perenne,
universale ed infinito. Il sacrificio della Croce
è il sacrificio della nuova ed eterna alleanza,
che si rinnova in modo incruento nella
celebrazione della Messa, perché è lì, che nel
povero segno del pane e del vino, che diventano
suo corpo e suo sangue, Egli continua ad immolarsi
per la salvezza di tutti, finché ci saranno il
mondo e la storia. Mistero grande della nostra
fede, l’Eucaristia, in cui noi cristiani
annunciamo la sua morte e proclamiamo la sua
risurrezione in attesa del sua seconda e
definitiva venuta nella gloria. La
morte di Gesù in Croce è un atto di fiducia
incondizionata ed assoluta a Dio Padre, al quale
ogni vita appartiene. "Padre nelle tue
mani affido ilo mo spirito". Nel momento
del massimo trionfo del male il Cristo-uomo
riafferma la sua fede nel Dio della vita. E
proprio questa fede è il riscatto radicale da
ogni legge e da ogni potere umano, il trionfo del
Vangelo, il nascere della speranza, che poi nella
risurrezione ha il suo fondamento stabile e
sicuro. Nel momento dell’abbandono e dell’impotenza
estrema, la totale fiducia di Gesù-uomo a
Dio-Padre è la salvezza per il mondo intero. Il
Crocifisso è il grande libro del cristiano: lì
il cristiano impara chi è l’uomo e chi è Dio,
cosa è il male e cosa è la vera libertà, lì,
ai piedi del Crocifisso, il cristiano impara ad
amare e perdonare, a perdonare , a riconciliarsi
con gli altri; e Favara ha bisogno di crescere
nella cultura del perdono e della riconciliazione:
quante divisioni, quante lacerazioni in tante,
troppe famiglie. Rendendo omaggio al Crocifisso,
ognuno di noi, nel suo cuore deve dire: "Mi
ha amato ed ha dato se stesso per me". E
non ripetere l’atteggiamento arrogante,
irriverente e blasfemo, di quei tali che lo
sfidavano "se sei il Figlio di Dio, scendi
dalla Croce e ti crederemo…" ma, con
rispetto, con dignità, con consapevolezza, nella
libertà, anche se un po’ lontani dalla Croce,
come il centurione romano, fare il nostro atto di
fede: "Veramente costui è il Figlio di
Dio". Figlio naturale di Dio, che a me
peccatore ha comunicato la dignità di figlio
adottivo, insegnandoci anche la preghiera del "Padre
nostro"che ci fa rivolgere a Dio
chiamandolo Padre, preghiera in cui ci riscopriamo
fra di noi tutti fratelli….