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Sac.
DIEGO ACQUISTO - e-mail: diegoacquisto@alice.it
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Nato
a Canicattì (AG) il 20.06.1940,
ordinato presbitero
nella Cattedrale di Agrigento il 29.06.1963
dall'Arcivescovo S. E. Mons. G.B. Peruzzo.
Parroco della Parrocchia S. Vito di Favara
dal 06.05.1969.
Direttore
dell’informazione di Radio Favara 101,
dal
21.10.1994
con
registrazione
al n. 208 del Tribunale di Agrigento.
e-mail
diegoacquisto@alice.it
Domiciliato
in via
P.S. Mattarella, 1 (Seminario)
92026 Favara (Agrigento) -
tel. e fax 0922.31927
- Cellulare
wind 3289748129 - Cellulare tim 3319520614
******************************************
-Già
vice-rettore del Seminario Minore (1963-1966) e docente di francese
nella scuola media di tale Seminario (1963-1973); docente
di Religione dal 1965 al 1971 e poi di materie letterarie
nella scuola secondaria di I e II grado statale, sino all'età della pensione. -Segretario
della Sezione di Favara del S.N.S.M. (Sindacato
Nazionale Scuola Media) e poi componente del Collegio
provinciale dei probiviri del SISM-CISL.
-Già membro del 1° Consiglio Presbiterale Diocesano,
istituito subito dopo il Concilio Vaticano II nel 1966 e della
Commissione Presbiterale Siciliana dal 1996 al 2008.
-Vice
Assistente Diocesano C.S.I. Giov. Masch. di Azione
Cattolica dal 1966 al 1969.
-Parroco
della Parrocchia S. Rosa da Viterbo di Agrigento dal
30.01.1968 al 05.05.1969.
-Cappellano
del Collegio di Maria di Favara per un triennio.
-Vicario
Foraneo del Vicariato n. 2 di Favara-Aragona-Comitini dal 07.10.1995 al 05.05.2001.
-Componente
del Consiglio Pastorale Diocesano dal 1996 al 2001.
-Membro
della redazione del settimanale cattolico agrigentino
"L'Amico del Popolo".
-Pubblicista,
iscritto all’Albo dell’Ordine dei Giornalisti di
Sicilia dal 15.3.1990.
-Componente
della Delegazione per i mezzi diocesani della
comunicazione sociale e del Comitato Diocesano per le
emergenze pastorali.
-Responsabile
della Pastorale Sociale Diocesana, prima come Assistente
della Consulta e poi come Direttore dell'Ufficio
Diocesano per i problemi sociali e il lavoro della
Curia, dal 1991 al 2005.
-Direttore
di
Telepace-Agrigento
dal 13.06.1997 al 04.05.2005.
-Direttore
dell'Ufficio Scolastico Diocesano per l' IRC (Insegnamento della religione
cattolica) della Curia Arcivescovile di Agrigento,
dal 02.05.2005 al 16.10.2009.
-In
data 27.06.2009, conferimento della cittadinanza
onoraria da parte del Sindaco di Favara, avv. Domenico
Russello.
DOCUMENTI
Avviati
preparativi per le celebrazioni del bicentenario
della
Chiesa di San Vito
(servizio
pubblicato sul giornale on line AGRIGENTO
OGGI - novembre 10, 2011)
di
Don Diego Acquisto
Importante
riunione straordinaria nella sacrestia di S. Vito ieri
sera, per decidere il da farsi per la ricorrenza del
bicentenario della Chiesa. La decisione unanime è stata
quella della costituzione di un Comitato per non fare
passare sotto silenzio la storica ricorrenza.
La
Chiesa, nelle dimensioni attuali, al posto di una
piccola cappella esistente da alcuni secoli precedenti,
i cui lavori di costruzione erano iniziati negli ultimi
anni del '700, è stata completata nel 1812, come
chiaramente indica la scritta nella parte più alta
dell'arcata principale.
Presenti
alla riunione straordinaria convocata dal Parroco: Lupo
Carmelina, Lillo Montaperto, Rosetta Azzaretto, Dino
Patti, Rosario Sutera, Giusy Ravarà, Franco Sciortino,
Michele Vitello, Antonio Azzaretto, Rosetta Avarello, i
fratelli Lillo e Totò Sciortino, Salvatore Pirrera,
Rosario Pullara, Carmela Buggea, Alfonso Leone, Antonio
Pirrone.
E'
stato deciso di dare solennità all'apertura dell'anno
bicentenario, fissando la data per la prossima vigilia
dell'Immacolata, il 7 dicembre p.v. con una solenne S.
Messa, animata dalla Corale "Ierusalem", a cui
seguirà la benedizione di una vetrata artistica
raffigurante il Cuore Immacolato di Maria, collocata nel
prospetto centrale della Chiesa.
A
questa riunione ne seguirà a breve un'altra, - (a cui
sicuramente parteciperanno altri elementi che vorranno
aggiungersi al Comitato) - con finalità più
direttamente operative, non solo per la divisione dei
compiti, ma anche per coinvolgere operatori culturali
della città ed agenzie educative, con momenti ed
incontri di valenza spirituale e culturale, nell'arco di
questo anno bicentenario, che si concluderà ancora per
la vigilia dell'Immacolata, il 07 dicembre 2012.
Favara
10.11.2011
Urge
una riflessione sulla situazione pastorale
Il
caso Realmonte: un paese senza Parroco-arciprete
04.12.2010
Non
avere ancora un parroco, stabile e regolarmente
nominato, dopo oltre un mese di “vacatio”, continua
a tenere banco, visti i numerosi interventi di post che
continuano ad essere pubblicati in un giornale on line
della nostra provincia, che ha deciso di prestare
attenzione alla situazione. Che riassumiamo in breve.
Il
Parroco, Don Giuseppe Gagliano, amato e
benvoluto, dopo i “canonici” nove anni di servizio,
è stato trasferito nella vicina città di Montallegro.
Un
altro Parroco, Don Sergio Sanfilippo (a sua volta
pure reduce da nove anni di servizio, lodevolmente
prestato nella parrocchia S. Francesco della
vicina Aragona) è stato nominato a Realmonte.
Ma che dopo qualche settimana,
don Sergio capisce
di non trovarsi nel posto giusto per potere
serenamente lavorare.
Perciò, con una decisone personale discutibile,
ma che tuttavia merita attenzione e rispetto, (perché
abbiamo il dovere di pensare che abbia valutato in
coscienza la sua personale situazione concreta), lascia
quel servizio, informando i superiori.
Chi
scrive e chi legge conosce sicuramente quante situazioni
del genere, soprattutto
non solo tra il clero diocesano, ma anche – e
forse soprattutto – in quello religioso, dove
teoricamente la situazione dovrebbe essere più facile.
Quanta pazienza nella formazione delle case religiose
dopo il Capitolo provinciale. Ciò anche in
considerazione del mutato concetto di ubbidienza
responsabile, sicuramente distante anni luce dalla
visione gesuitica del fondatore, sintetizzata nella
celebre formula “perinde ac cadaver”.
Una
situazione quella di Realmomte allora,
che si trascina da oltre un mese;
i post -
(segno dei tempi, con cui bisogna pur fare i conti, data
la moderna tecnologia)
- registrano
una ridda di contrastanti opinioni, in interventi
più o meno anonimi (che alla data di oggi, dopo meno di
una settimana, sono già oltre 160) ; inoltre c’è
stata nel frattempo una richiesta-supplica ufficiale,
pacata , pensosa e rispettosa, all’arcivescovo
Montenegro, da
parte dl Presidente del Consiglio Comunale, Antonino
Sciarrone.
I
post non sempre sono sereni e rispettosi della
situazione e soprattutto delle persone. Anzi, ci sembra
proprio che lascino a desiderare, anche se
obiettivamente sono il segno di una vitalità, che ha
bisogno però di essere tempestivamente compresa e
incanalata, con la dovuta fermezza, in quei binari di
fede e carità, tracciati magistralmente da S. Paolo
nelle sue lettere alla varie comunità da lui fondate,
dove i problemi, sicuramente,
erano anche più gravi di quelli che sembrano
esserci a Realmonte.
La
dimensione profetica della nostra fede, come ci ricorda
in questo tempo di Avvento la figura austera di Giovanni
Battista, impone a tutti, chierici
e laici, ognuno per la sua parte e per il suo ruolo, di
vivere in costante atteggiamento di pentimento e di
conversione.
Per
“preparare la via del Signore” è necessario
accettare il giudizio profetico che può
provenire non solo dalle persone ma anche
dalle situazioni, che mettono
a nudo valutazioni, scelte, decisioni e
sentimenti inadeguati. Nel
piano di Dio, tutto deve servire a tutti , per un
cammino di maturazione e di crescita.
Personalmente
non conosco direttamente la situazione realmontina, ma
da presbitero e parroco ormai avanzato negli anni,
auspico (e non ho incertezza nel dire che sono sicuro,
leggendo tutti i post e valutando complessivamente la
situazione) un impegno comune per ulteriori passi avanti
della comunità ecclesiale,
anche agrigentina nel suo insieme,
che nell’anno dell’ascolto ha fornito
indicazioni che forse devono essere
meglio interpretate e tradotte in prassi.
Quando
ero in seminario, l’immagine che arrivava da Realmonte,
paese - (di 4.500 abitanti, con un'unica Parrocchia)
- posto in uno dei tratti costieri più belli della
Sicilia, era
quella di una comunità parrocchiale tranquilla, servita
per tanti anni da un venerato ed anziano Parroco, P.
Vella, a cui seguì poi il servizio, sin quasi alle soglie
dell’anno 2000, del compianto e buon P. Fiorica, del
quale si diceva che era attentissimo alla benedizione
della case, al punto che, nel caso di un’abitazione
chiusa , si diceva,
pensasse ad iniettare acqua benedetta dal buco
della serratura.
Un
atteggiamento che allora, – come ancor più oggi –
ci faceva sorridere,
ma che era il segno, di una
azione pastorale, ancorata in un’incondizionata fiducia nel sacro e nel
desiderio oggettivo di santificazione, al di là della
richiesta e degli umori delle persone.
Con
il recente
servizio novennale di don Giuseppe Gagliano, dal 2001 al
2010, la situazione religiosa a Realmonte
ha subito una radicale svolta, positiva, adeguata
ai tempi, nel segno della partecipazione e della
corresponsabilità.
Un cammino decisamente
fruttuoso, adesso
messo alla prova, con il cambiamento del Parroco.
Anche
il popolo d’Israele per maturare nella fede,
oltre ai lunghi anni di deserto, ha provato anche
l’esperienza terribile della deportazione babilonese.
Ma,
grazie alla voce dei profeti ed alla lettura
profetica degli eventi, ha saputo aprirsi al futuro, con
un movimento popolare, che ha saputo andare oltre quei
gruppi elitari, magari divisi in conventicole, che
sicuramente non saranno mancati e che
i intralciavano,
il suo cammino di fedeltà all’Alleanza,
rischiando di
comprometterlo.
Anche
a Realmonte, dove pare che ci siano gruppi
e gruppuscoli diversi, non è superfluo ricordare
che il Dio
biblico, per il suo piano di salvezza, si è scelto un popolo, non una
cerchia ristretta
di fedeli. Cerchia che, magari con retta intenzione,
acquisisce la “santa” presunzione
del diritto all’esclusiva
nella gestione della parrocchia.
Diego Acquisto
04.12.2010
FAVARA si mobilita per dire NO alla
mafia- 27.10.2010
Fiaccolata
e Consiglio Comunale aperto, coinvolgendo
tutte le realtà istituzionali ed associative
della città, per dire NO alla logica mafiosa.
E’
quanto è stato deciso ieri sera nella riunione dei
capigruppo del Consiglio Comunale, che hanno accolto
all’unanimità la proposta del consigliere del PD
Luigi Sferrazza. I dettagli della manifestazione saranno
comunicati a breve
Una
proposta che la Favara degli onesti aspettava, dopo le
dichiarazioni del Sindaco Russello e del Presidente del
Consiglio Comunale Gargano, che avevano partecipato alla
conferenza stampa del colonnello Di Iulio,
all’indomani del clamoroso arresto del boss Gerlandino
Messina, in viale Stati Uniti, al civico 79.
Il
silenzio stava per diventare imbarazzante. La proposta
di Sferrazza è stata forse per tutti un po’ come una
liberazione e di conseguenza non poteva non essere
positivamente accolta da tutti.
Sarà
un momento di corale riflessione utile per tutta la
Comunità favarese, tanto per la parte sana (la
stragrande maggioranza), quanto per la parte minoritaria
deviata, che deve essere aiutata a capire l’assurdità
di certe scelte, non solo sul piano etico e civile, ma
anche su quello della convenienza pratica, dato che ad
aggregarsi con la mafia, si rischia seriamente di vivere
come “topi”, sempre rinchiusi durante la latitanza,
con la probabilissima conseguenza di concludere la vita
in una cella o nella tomba.
Favara,
dopo tutte le promesse non mantenute dai politici, con
la manifestazione in programma, oltre ad esprimere
gratitudine alle forze dell’Ordine, chiede allo Stato
un aiuto più continuo, non solo sul piano della
repressione, ma anche e soprattutto su quello
socio-economico, specie dopo la tragedia del 23 gennaio
scorso, che ha fortemente penalizzato e continua ancora
a penalizzare l’economia locale, con pesanti ricadute
selle fasce più deboli.
27.10.2010
Diego Acquisto
In
politica una nuova generazione di cattolici e…laici.
15.10.2010
Ci
sembra questo, in estrema sintesi,
l’auspicio di fondo che dai mass media è stato
lanciato ieri pomeriggio da Reggio Calabria,
in apertura della 46esima Settimana Sociale dei
cattolici italiani.
Una nuova generazione di cattolici impegnati in politica “senza
complessi di inferiorità” -
come ha sottolineato Benedetto XVI nel suo
messaggio – e con “valori
non negoziabili”, perché
“non
solamente oggetto della Rivelazione, ma scritti
nell’essere stesso della persona e
quindi leggibili dalla ragione libera da
ideologie, condizionamenti e interessi particolari”, come
ha ribadito il Card. Bagnasco, presidente della CEI,
nella sua relazione introduttiva.
Il
quale ha
tenuto a
precisare che l’esigenza
che si avverte di questa nuova generazione di politici
di estrazione cattolica, preparati con una vita
spirituale forte, una
prassi coerente e con una conoscenza intelligente e
organica della Dottrina sociale della Chiesa, “non
vuol suonare come una parola di disistima o peggio,
per tutti coloro, e non sono pochi, che si
dedicano con serietà, competenza e sacrificio alla
politica diretta”..
Un
accenno questo che ci sembra chiaramente e benevolmente
rivolto a quanti, provenienti da altre sponde ed
esperienze, frequentemente fanno appello alla cultura
laica e se ne fanno
un motivo di distinzione e quasi di orgoglio.
Un
invito alla riflessione, perché che certo laicismo di
oggi è ben lontano da quelle posizioni che, per
esempio, hanno portato nell’immediato secondo
dopoguerra, a quell’incontro fecondo tra cultura laica
e cattolica, che ha permesso l’approvazione a
larghissima maggioranza dell’attuale nostra
Costituzione Repubblicana.
Un
invito ad abbandonare talune posizioni di una laicità
degradata in laicismo di bassa lega, che storicamente
erano state superate, per una laicità vera, matura,
positiva, non ipocritamente neutrale, ma rispettosa
delle posizioni dei cattolici. Posizioni che - come ha
fatto rilevare il Presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, nel
suo messaggio di saluto ai delegati, letto ieri in
apertura dei lavori – i cattolici ripropongono – con
“perdurante
impegno …per
il progresso civile, economico e sociale dell’Italia,
“la cui identità culturale è permeata dai valori
cristiani”.
15.10.2010
Diego Acquisto
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AUGURI alla NUOVA GIUNTA di Favara
Ieri,
nel giorno in cui la Chiesa festeggiava S. Pio da
Pietrelcina e la Comunità Ecclesiale di Favara era
riunita per la solenne concelebrazione nella nostra
Chiesa Madre, assiepata di fedeli, prima della
processione, che si doveva concludere, come gli altri
anni, davanti al monumento, innalzato a P. PIO dai
tantissimi devoti favaresi, nella villetta di via
Beneficenza Mendola,
circolava voce che contemporaneamente, nel
Palazzo di Città, si insediava la NUOVA GIUNTA,
giurando davanti al Sindaco Russello.
Una
GIUNTA formata da
tre uomini e tre donne.
Una
Giunta, come evidente, che, dopo le note traversie
giuridiche e dopo il travaglio di oltre due mesi,
per quanto riguarda le quote rosa è andata oltre
il minimo garantito dall’attuale STATUTO COMUNALE,
iniziando, mi auguro un cammino nuova che faccia della
nostra Favara la capitale della
riscossa femminile in politica, a livello provinciale, regionale e
(perché no ?) anche nazionale.
In questo senso le tre donne prescelte
mi pare davvero che offrano le migliori garanzie,
perché meritevoli, professionalmente qualificate,
e- come abbiamo sentito dalla loro stessa voce -
davvero desiderose di spendersi per la Comunità
favarese, che ha tanto bisogno di attenzione e premura.
Anche la componente maschile non sembra da meno e perciò
non c’è che da rivolgere a tutti i migliori AUIGURI
di BUON LAVORO, nel segno di uno sforzo nuovo di
ritrovata concordia, sulle cose da
fare, secondo le indicazioni che, nelle ultime
settimane, con un impegno ammirevole, quasi tutte le forze politiche, presenti in Consiglio Comunale,
hanno elaborato nel
superiore interesse della Città.
Favara
24.09.2010
Sac. Diego Acquisto
Parroco s. Vito
Favara,
20.9.2010
Lettera
aperta
Al
signor Sindaco ed ai Sigg. Consiglieri Comunali
di
Favara
BASTA
! E’ arrivato davvero il momento di dire BASTA !
Occorre agire con estrema urgenza, senza se e senza ma !
Il buon popolo favarese assiste rassegnato ed
impotente, alle varie disfunzioni ed all’assenza di
governo della città. Favara non merita, dai suoi
politici, ulteriori mortificazioni e perdite di tempo,
che suonerebbero come assassinio anche della sua
speranza e del suo futuro.
I
guasti già provocati dall’assenza di una GIUNTA, con
l’inevitabile mancata presentazione, entro le scadenze
previste, di progetti finanziabili a livello regionale,
nazionale e soprattutto europeo, avranno pesanti, anzi
pesantissime, ripercussioni, se non immediatamente,
certamente, nei prossimi anni. Altri danni si
aggiungeranno, - dato l’andazzo delle cose - con
prevedibili, altre eventuali inadempienze, nei prossimi
giorni e settimane. Perciò è doverosamente urgente
agire, ognuno nel suo ruolo e per la sua parte di
responsabilità, in ottemperanza a quanto stabilito
dalle leggi vigenti. Favara deve avere subito un organo collegiale di governo,
come previsto dall’attuale normativa, che assegna al
Sindaco, eletto dai cittadini, tutta la responsabilità
del potere esecutivo e contemporaneamente Lo obbliga ad
avere una GIUNTA.
Dopo
tutto il tempo trascorso, in assenza di una
soluzione immediata, nessuno può esimersi dal
trascurare la situazione. Tutti i partiti, tutti i
Consiglieri Comunali, come singoli e come componenti del
più importante organo collegiale cittadino, non possono
continuare a lasciar
correre. Ne va di mezzo il futuro della città ed il
bene, soprattutto, delle nuove generazioni. Ognuno, (a
partire dal Sindaco all’ultimo dei consiglieri
comunali, eletto con il minimo dei voti), ha la
responsabilità ed il
dovere di usare, immediatamente, tutti i poteri che la
legge gli
assegna, per una svolta, in un senso o in un altro,
unicamente finalizzata al bene della città.
Con
sensi di stima, auguri di buona riflessione.
Sac. Diego
Acquisto
Parroco S.
Vito
FAVARA
- AUGURI alla Russello Quater
11.09.2010
Partendo
sempre dal principio che la Chiesa non è e non vuole
essere, un agente politico, ma che tuttavia non può non
sentirsi interessata a dare il proprio contributo per il
bene comune, formulo, (come cittadino onorario e come
parte di questa Chiesa favarese nel ruolo di parroco che
esercito), da subito auguri alla nuova Giunta che sarà
a breve costituita, mi auguro davvero con “assessori
di alto profilo umano, morale e professionale”,
soprattutto motivati a servire la città negli aspetti
di più ordinaria amministrazione. Assessori che prima
di chiudersi nei loro uffici, stiano un po’ a contatto
diretto con la gente dei vari quartieri,
si facciano un giro per le vie della città e si
segnino nell’agenda i problemi concreti, per evitare
che emergenze risolvibili in pochi giorni si trascinino
per mesi e mesi, come purtroppo è avvenuto spesso sino
ad ora. Per quanto riguarda la presenza delle quote
rosa, la cui presenza si dice nel comunicato del
Sindaco, che sarà questa volta salvaguardata (e ci
mancherebbe altro !) mi auguro anche che si vada al di là
del minimo garantito, naturalmente, sempre con figure
professionalmente qualificate, meritevoli e davvero
desiderose di spendersi per Favara, che, dopo la
sentenza del Tar, dovrebbe diventare la capitale della
riscossa femminile in politica, a livello anche
regionale e (perché no ?) anche nazionale.Il ruolo di
opposizione, in questo ultimo scorcio di legislatura
amministrativa (18 mesi scarsi) sarà assunto da forze
che erano state incaricate dal popolo a governare.
Pur ribadendo il principio che la regola fondamentale
della democrazia, vuole che sia il popolo ad assegnare i
ruoli di governo o di opposizione, sento che, al di là
di ogni legittima opinione personale, deve essere
rispettata la decisione dei questi partiti che hanno
ufficializzato la loro concorde volontà di governare
Favara. Una volontà che, doverosamente, bisogna
pensare, unicamente finalizzata al bene della città,
che, intanto, da un bel po’ di tempo, non aspetta
altro che vedere affrontati e risolti almeno alcuni dei
suoi immediati problemi.
Pertanto mi auguro proprio che, sia clamorosamente
smentita dai fatti, l’idea di alcuni
che cioè “la conferenza stampa della
maggioranza tenutasi nella mattinata (di ieri)”, nei
prossimi giorni si possa trasformare “in una sorta di
comica rappresentazione”. In ogni caso, certamente la
conferenza stampa, un merito immediato, intanto ce
l’ha, ed è quello di avere fatto, finalmente
chiarezza, con le maggioranze variabili che da tempo si
verificavano in Consiglio, frutto, si diceva,
dell’accordo trasversale e sotterraneo dei cosiddetti
19. Favara ha bisogno di impegno serio e fattivo, con
accordi politici alla luce del sole. In questo senso,
anche la scelta recentissima del Sindaco, di aderire al
FLI, contribuisce a fare chiarezza.
Auguri
di buon lavoro al Sindaco ed alla Giunta, per il bene
della Città. Giudicherà tutto e
tutti, prima o poi, il popolo sovrano.
La
mia perplessità espressa nei miei precedenti
interventi, che cioè nelle prossime elezioni il popolo
favarese sia costretto praticamente a scegliere tra due
“fazioni” idealmente simili, credo che, in questa
situazione, mantenga tutta la sua validità.
Favara
11 settembre 2010
Sac.
Diego Acquisto
Parroco
S. Vito
**********************************
Riscontro alla NOTA del dott. Lorenzo Airò del 17.8.2010
Egregio
dott. Lorenzo Airò,
in
riscontro alla Nota inviatami, “taggandomi” tramite
Facebook, ecco alcune mie considerazioni.
A
parte le valutazioni, condivisibili o meno,
sull’operato dell’Amministrazione Russello e sulla
situazione complessiva della città, su cui ognuno, con
una pacata riflessione, può legittimamente formarsi un
suo giudizio, da parte mia, come facevo notare in
qualche mia precedente riflessione, la rassegnata
pazienza del popolo favarese ha forse radici radicate
nel passato, remoto e recente. Un passato, che pur con
qualche improvviso spiraglio di luce, ha lasciato
sostanzialmente immutata la situazione.
Leggendo
le sue osservazioni sull’attuale condizione della città,
anche nella particolare ottica da Lei usata, mi veniva
in mente l’affermazione di S. Agostino : “ Che cosa
di nuovo ed insolito patisce ai nostri tempi il genere
umano -(favarese, aggiungo io) – che non abbiano
patito i nostri padri?”.
Però,
tengo subito a precisare il suo documento merita di
essere attenzionato da parte di tutti, (a partire dai
suoi compagni di cordata politica), per le linee future
che , mi pare, vuole proporre.
Tutto
quello che può andare nella direzione di un vero bene
della collettività favarese, spronando tutta la
macchina amministrativa (burocrati, dirigenti,
dipendenti vari nelle varie mansioni, autorità
politiche ai diversi livelli … …ecc…),
migliorandone la cultura nella linea del servizio ai
cittadini e quindi, la qualità della vita,
nell’immediato presente o nel prossimo futuro, credo
che debba essere da tutti accolto favorevolmente, senza
remore né pregiudizi.
Pienamente
condivisibile e lodevole quindi, l’appello a
rilanciare l’impegno da parte di tutti per il bene
della città… Premesso questo, sembra assolutamente
giustificato, il richiamo – tra le righe – ai suoi
stessi compagni di partito o ad alcuni di essi, verso i
quali in passato, da parte sua, mi pare che non sia
mancata qualche severa osservazione critica, come per
esempio nel periodo (passato o ancora in atto?) della
cosiddetta maggioranza dei 19. In questo senso, un
passaggio, a mio giudizio, particolarmente significativo
è l’invito , a “dare priorità ad un sistema di
alleanze compatibili con il PD e assieme affrontare il
presente e il futuro”.
Tutti
abbiamo il dovere di sperare a preparare il meglio,
guardando al presente, con un occhio al recente passato
e quindi doverosamente, ancora di più, al prossimo
futuro , guardando con interesse ai fermenti in atto,
compresi i cosiddetti “Progetti per il territorio”,
di freschissima elaborazione.
Per
chiarezza dobbiamo ricordare che il recente passato
amministrativo di Favara, – in cui Lei come sindaco è
stato l’attore principale – ha registrato, nel
segreto dell’urna, un severo (forse anche troppo
severo , ed inaspettato nelle dimensioni), giudizio
negativo da parte degli elettori che hanno deciso, senza
se e senza ma, il cambiamento.
Il
presente lo stiamo vivendo, con le valutazioni che
ognuno man mano si va formando, in relazione alle
risposte che gli uomini eletti (a partire dal Sindaco)
ed i Partiti della maggioranza sanno dare ai problemi
passati, recenti ed emergenti della città.
Il
giudizio, quello che democraticamente vale, al di là di
ogni attuale, anche rispettabile valutazione (positiva o
negativa che sia) prima o poi, lo daranno i cittadini
nel segreto dell’urna.
Stando
ad un giudizio, che a me pare largamente comune, sino ad
ora i pochi esponenti dell’opposizione voluta dagli
elettori in Consiglio Comunale, non sembra che abbiano
offerto alla città un’alternativa valida e credibile
di diversa logica amministrativa, con proposte
coraggiose e chiare. Né, soprattutto, hanno incalzato
positivamente la maggioranza, inchiodandola al suo
dovere per il bene della città, godendo solo delle
divisioni e magari abilmente provocandole, forse anche
seminando di proposito zizzania, nella speranza di
averne un ritorno vantaggioso e senza curarsi, intanto,
dei possibili danni alla collettività.
E
forse questo, come ha candidamente ammesso con
soddisfazione, – che si fa fatica a comprendere –
qualcuno della sua cordata, ha determinato o almeno
contribuito a favorire la nascita di un’opposizione
fatta in casa, tutta interna alle stesse forze che hanno
voluto l’elezione di questo Sindaco. La sua lettura di
quanto avvenuto non mi sembra tanto dissimile dalla mia.
La
situazione di Favara, se per un verso reclama il
rafforzamento (o la nascita) di un nuovo stile di
amministrare, nello stesso tempo credo anche che sia
emblematica per quanto riguarda pure la necessità di un
nuovo modo di fare opposizione.
Se
la situazione dovesse restare così, il rischio sarebbe
di non potere offrire all’elettorato nulla di positivo
e di celebrare il rito delle elezioni in un clima che
non riesco a definire, perché in pratica i favaresi
dovrebbero scegliere tra due fazioni di uno stesso
Partito, con la tentazione ancora più facile del
passato di ricorrere a tutti quei mezzucci discutibili e
dannosi, di racimolare voti comunque e ad ogni costo,
senza badare alla qualità delle persone ( che,
sicuramente verranno scelte all’ultimo momento, magari
alla men peggio…) ed ai programmi. La conseguenza
nella prossima legislatura potrebbe essere anche più
problematica dell’attuale.
Per
quanto riguarda i suoi interventi, ripetuti nel tempo,
sull’attuale Amministrazione, nella certezza che Lei
avrà sicuramente fatto un esame impietoso del voto dei
favaresi che non Le hanno confermato la fiducia, perché
non manifestare con la provata chiarezza, di cui non
solo io le ho dato atto, il suo punto di vista e le
correzioni necessarie che ha deciso di apportare per
evitare gli errori compiuti ? Non sarebbe, questo
sicuramente, un contributo serio alla crescita della
democrazia a Favara ? Non sarebbe il caso, per esempio,
riconoscendo di avere sbagliato, di prendere
pubblicamente le distanze da certa cultura
radical-libertaria, estranea tra l’altro alla cultura
migliore del suo partito di provenienza, come pure dei
cattolici democratici ? Per essere chiaro, quella
cultura che ha portato all’erezione del monumento alla
Venere nuda (ormai da tutti dimenticato), con tutto il
contorno di festa che l’ha accompagnata, tra lo
sbigottimento della maggioranza della popolazione, e tra
l’altro, con sperpero ingiustificato di pubblico
denaro ? Questo, naturalmente, è solo un esempio…
…insomma pensare agli errori commessi ed assicurare
pubblicamente l’elettorato, in questo come negli altri
campi, della decisa volontà di non ripeterli. Parlare
insomma si delle cose buone realizzate durante il
periodo della Sua Amministrazione, ma anche degli errori
commessi e del proposito vero di eliminarli, in una
eventuale chiamata di servizio alla Comunità favarese,
come persona o come raggruppamento politico.
Intanto,
a mio giudizio, bisogna darLe atto che Il suo documento
ha il merito di dare una seria scossa a tutti, in questo
momento di difficoltà in cui ancora ci si attarda a
formare la Giunta di Governo della Città. Dopo la
mazzata del TAR, la politica favarese deve trovare il
coraggio di curare se stessa. E’ tempo di muoversi,
superando personalismi ed interessi di piccolo
cabotaggio. Il Sindaco è chiamato giustamente in causa
in prima persona, anche dando alle donne – come Lei
dice – un maggiore spazio di quello previsto dallo
Statuto. Favara chiede di fare presto. Lo esige il bene
comune. Il susseguirsi delle riunioni ed il prolungarsi
delle trattative induce, purtroppo, a pensare che la
lotta a difesa di interessi personali e/o di gruppo, si
trasforma in uno scontro di veti incrociati che
paralizzano o addirittura fanno completamente
dimenticare la ricerca del bene comune.
Come
ha denunciato recentemente un autorevole uomo di Chiesa,
“Il rischio che tutti corriamo è di guardare in
basso, solo in basso, imprigionati e rovinati come siamo
dal nostro ‘io’: un ‘io’ spesso pesantemente
segnato dall’individualismo e dall’egoismo, un
“io” che ripiegandosi su se stesso tende ad
assolutizzarsi, a configurarsi come un ‘idolo’ da
adorare e per il quale si è disposti a sacrificare
tutto”.
I
cittadini favaresi devono essere messi nelle migliori
condizioni per giudicare e dovranno giudicare il
comportamento dei Partiti come dei singoli, nel ruolo
loro assegnato di Governo o di opposizione, secondo il
mandato ricevuto nelle ultime elezioni amministrative
del maggio 2007.
Con
sensi di stima
Favara
18.08.2010
Sac.
Diego Acquisto
Nota
al direttore del giornale on line "...perlacittà.it"
sui preti di Favara
28
luglio 2010
Nota
in merito all'affermazione " non si alzano le
voci ..... dei preti che fino a qualche mese addietro
sembravano abitare in paese...”, contenuta
nel servizio del 28.7.2010 dal titolo : "
Favara – In Consiglio si parla ancora di quota rosa di
Franco Pullara " in cui, oltre che del problema
delle quote rosa, che ha paralizzato l'attività
amministrativa di Favara, si parla anche del degrado in
alcuni settori della città, con i seguenti
interrogativi : "Cosa dire sulla via Umberto che
resta chiusa? E sulla via San Calogero? Per l’acqua
che non arriva? Per la sporcizia? Per la macchina
burocratica comunale che non funziona?".
Caro
direttore,
la
mia non vuole essere una difesa d’ufficio, ma è
chiaro che l’opinione di noi preti (alcuni dei quali
sono legittimamente fuori sede, in vacanza) oltre alla
mia che non ha mancato di farsi sentire, non può che
essere quella di puntare anzitutto al bene comune, nelle
linea del nostro costante impegno di evangelizzazione
che non può escludere la politica. Anzi.
Papa
Benedetto ricorda spesso che la Chiesa non può
disinteressarsi del bene comune, con particolare
attenzione alla fasce sociali più deboli. Favara specie
dopo la tragedia del 23 gennaio scorso, non può essere
abbandonata a se stessa…il degrado nei settori da te
denunciati può e deve essere fermato…la macchina
burocratica del Comune (dirigenti e personale vario…più
che sufficiente nel numero…) mi pare che, in qualche
caso, si stia mettendo all’opera, per esempio, x
qualche intervento necessario in qualche via…
Perché
non procedere in tutti i settori, per quanto riguarda
l’ordinario ? E’ proprio sempre necessario
l’ordine di servizio dell’assessore ? Non basta
quello del dirigente per l’ordinaria amministrazione ?
Comunque,
a scanso di equivoci, la politica non deve cercare
alibi. E’ urgente, anzi urgentissima, la costituzione
(rimodulazione, rinnovo…ecc…) di una autorevole
Giunta, formata da persone qualificate e di buona volontà
, di ambo i sessi.
A
mio modesto parere, i politici-uomini ( a parte
l’opportunità o meno di talune iniziative giuridiche
che pare vogliano intraprendere) intanto hanno
l’occasione di liberarsi dall’accusa di essere
attaccati al potere e di incurabile maschilismo in
politica, realizzando subito l’idea di una Giunta a
maggioranza femminile, con il 20% di uomini . E’
difficile realizzarla ? Forse sì, ma non impossibile !
Per fare proprio presto (perché è davvero necessario)
ogni Partito (nessuno escluso), subito, dovrebbe fornire
una rosa di nomi, lasciando la decisione al Sindaco, al
quale, per legge, spetta sempre l’ultima parola nella
scelta degli assessori x la composizione della squadra
di governo. Naturalmente, il discorso dell’urgenza nel
procedere, se vale x tutti, vale soprattutto x il
Sindaco, al quale subito – e giustamente – sempre,
in ogni cosa si pensa, avendo egli ricevuto un mandato
diretto dai cittadini x l’amministrazione della cosa
pubblica.
Formata
la GIUNTA, dopo questo necessario ed urgente passaggio,
si riprenda pure il dibattito a 360 gradi. Ciò anche
con un occhio alla situazione politica nazionale, che
credo non manchi, neppure a Favara, di avere il suo
influsso sulla politica locale. Si possono fare tutte
discussioni che si ritengono più utili x il bene di
Favara, non dimenticando però che x tutti, singoli
operatori politici, raggruppamenti vari, e Partiti nel
loro insieme, ci sarà, nel segreto dell’urna, il
giudizio degli elettori, in questi tempi, forse più
desiderosi che mai di esercitare direttamente la loro
sovranità. Le sorprese, a mio giudizio, sono o saranno
proprio da mettere nel conto.
Con
sensi di stima
Favara
28.7.2010
Sac.
Diego Acquisto
****************************
13.7.2010-Lettera
a Franco Pullara, direttore del giornale online ...Per
la città, in riscontro ad un suo servizio dal titolo: Favara
- L'opposizione c'è.
Caro
direttore,
partendo
dal principio che la Chiesa non è e non vuole essere,
un agente politico, ma che tuttavia non può non
sentirsi interessata a dare il proprio contributo per il
bene comune, il tuo articolo ed i vari post di commento,
hanno suscitato in me le seguenti considerazioni, forse
anche per il ruolo che esercito all’interno della
comunità.
La
mancata indignazione del popolo rispetto a talune,
oggettive, disfunzioni denunciate, forse si può spiegare con il fatto
dell’abitudine, consolidata nel tempo, perché il
presente eredita un passato, difficile da smaltire e la
buona volontà degli attuali, come dei passati
amministratori, ha sostanzialmente lasciata immutata la
situazione, consolidando la cultura della rassegnazione.
Il nuovo da costruire sono forse davvero i piccoli passi
di una cultura collettiva di corresponsabilità, con un
confronto costante e diretto dei cittadini con
l’Amministrazione, che mi auguro davvero possa,
finalmente, davvero iniziare.
Non servono, a mio giudizio, né le rampogne
contro l’attuale legislazione, né le invettive, né
le lamentele, specie se condite da inutili volgarità
e/o palesemente frutto di malanimo e
faziosità.
Ma
il senso complessivo del tuo servizio, caro direttore
Pullara, è certamente un altro, quello di
un’opposizione di sinistra che manca.
Avendo
il popolo decretato di affidare il governo della città
al centro-destra, contestualmente, nella normalità
della vita democratica, alla parte sconfitta assegna il
ruolo di opposizione.
A
Favara la situazione appare anomala, perché a
quanto pare, la sinistra, o meglio le forze del
centro-sinistra, (complessivamente meno di un terzo del
consiglio comunale, formato da 30 consiglieri)si
trovano, spesso, a
condividere le scelte dell’Amministrazione.
Da
tre mesi a questa parte, che cosa è avvenuto ? Come
riferisci in questo servizio, “dell’opposizione
se n’è fatto carico l’onorevole Bosco e il gruppo
consigliare vicino alle sue posizioni politiche”, cioè
i lealisti del PDL, un gruppo di quattro/cinque
consiglieri.
Cioè, in assenza della naturale opposizione esterna, è
nata un’opposizione interna allo stesso Partito del
sindaco. Un’opposizione fatta in casa, dato che il PDL
risulta frazionato tra
“lealisti”, PDL-Sicilia, e di recente, anche,
PDL-Favara. Una guerra “civile”, che, in
qualche occasione, talvolta, appare anche inutilmente
cruenta. Una situazione anomala di frammentazione e
confusione, questa del PDL a Favara che sicuramente
disorienta i cittadini. E, per dirla tutta, la
frammentazione a
Favara non
risparmia nemmeno il centro-sinistra, il PD, al cui
interno le fratture sono pure evidenti, tra riformisti e
conservatori, così come a livello nazionale, regionale,
provinciale .
Le conseguenze per
l’Amministrazione Comunale,
- costretta democraticamente a tenere conto degli
umori di una maggioranza variabile in Consiglio
Comunale, non infrequentemente diversa
da quella da cui politicamente è nata, lo
scorso marzo, dopo un travaglio di oltre cinque mesi -
mi sembrano quelle di una navigazione a vista, con il
Sindaco che richiama agli impegni programmatici
sottoscritti.
Cosa
avverrà nel prossimo futuro ? Perché è sicuro che
democraticamente tutto ritornerà al giudizio del
popolo, che nel segreto dell’urna valuterà e dovrà
esprimersi. L’esperienza ci dice che dall’urna
possono uscire risultati davvero inaspettati, a riprova
che la valutazione della gente comune – dove spesso
c’è tanto buon senso -
può essere assai diversa da quella che alcuni
vorrebbero far credere.
Ma quale possibilità di
scelta sarà offerta ai cittadini favaresi alle prossime
elezioni amministrative?
Continuando
così le cose, in considerazione che MPA e UDC sono
ufficialmente alleati del PDL (ma anche loro, con
problemi, divisi al loro interno), VIENE da PENSARE
che i
FAVARESI dovranno solo SCEGLIERE
tra due FAZIONI di
UNO STESSO PARTITO, cioè il PDL.
Perché,
in questo contesto, le forze del centro sinistra
appaiono quasi inesistenti, non
alternative e comunque, comportandosi in questo modo in
Consiglio Comunale, non pare davvero che abbiano per
Favara un progetto credibile di alternativa
all’attuale gestione.
Inoltre,
alcune domande si devono ancora porre. Funzionano
i partiti ? Quale
lavoro stanno facendo per formare i nuovi possibili
amministratori
da sottoporre al giudizio dei cittadini ? Perché,
all’interno di ogni partito, - per essere concreti -
non si incominciano a fare i nomi (uomini e donne) di
possibili, futuri amministratori della cosa pubblica ?
E’ possibile risolvere
tutto, ponendo all’attenzione solo domande retoriche,
come : “Daremo fiducia di nuovo ai nostri eroi “ (cioè agli stessi
consiglieri comunali) ?”.
Oppure lanciare solo qualche frase ad effetto,
che, per esempio, inviti
a coglier il “guanto” “perché
la sfida è aperta ?”.
Mi
rendo conto che è facile criticare e lamentarsi, mentre
scendere al concreto, specie se si tratta di scelta di
persone, è davvero difficile. Con la conseguenza poi di
scegliere però all’ultimo momento, pressati solo
dalla scadenza e dalla sola urgenza e necessità di
pigliare voti.
Per questo, credo che la
strada da percorrere, concretamente, sia quella di un
forma di democrazia diretta di controllo popolare,
avviando un processo di educazione della coscienza
collettiva alla partecipazione responsabile, liberando la mente da
pregiudizi e attese
messianiche, quasi che possa sorgere un uomo carismatico
che miracolosamente possa farsi carico e
risolvere i problemi della collettività.
Unitamente
all’augurio di buone vacanze, c’è da
sperare, magari dopo la calura di questi mesi,
in un ripensamento generale per il bene della
città e della democrazia.
Cordialmente
13.7.2010
Sac.
Diego Acquisto
************************
11-Editoriale di Radio Favara 101- lunedì 22.03.2010
-34 anni di vita e di attività di
RF 101
-Ricordo dei soci fondatori scomparsi
-Linea editoriale dell’emittente.
Sabato
scorso 20 marzo, Radio Favara 101 ha compiuto il
compleanno ed ha completato 34 anni di vita e di
attività; 34 anni a servizio del territorio. Prima
radio della provincia e quindi madre di tutte le
emittenti radiofoniche del territorio agrigentino, ha
operato sempre in uno stile di discrezione, festeggiando
sempre, in modo assai sobrio, solo alcune date, l’ultima
delle quali è stata quella del ventennio, nel marzo del
1996. Adesso gli anni compiuti sono ben 34 ed anzitutto
il pensiero va ai soci fondatori, a quelli ancora
viventi (che ringraziamo ma non nominiamo, sia per lo
stile consueto di discrezione…sia, per paura di
dimenticarne qualcuno), mentre, soprattutto, vogliamo
ringraziare quelli che non sono più in vita. E si
tratta di laici di grande valore culturale e grande
spessore umano, come Lillo Lentini. Eugenio Celani e
Peppe Casà. Ed accanto a loro, alla base della loro
matura formazione laicale, due grandi figure di Frati
Francescani, P. Francesco Schifano e P. Pacifico
Nicosia, stimatissime figure di uomini, di sacerdoti
e di frati, che hanno profondamente inciso nel
territorio favarese con quella semplicità francescana,
ricca di fascino e di valori. Il Convento S. Antonio di
Favara, dove è nata e dove ancora si trovano gli studi
di RF 101, è stata la culla di formazione ed il punto
di riferimento valido, nel travaglio che Favara ha
vissuto a metà degli anni ’70, in conseguenza delle
idee innovative del Vaticano II e, ancora di più del
rivoluzionario clima culturale post-sessantottino. E noi
onorati e gravati da così illustri predecessori, e dall’ambiente
in cui operiamo, senza minimamente volere rivendicare
meriti non dovuti – ci sentiamo di dire con serena
obiettività, che questa emittente, nei suoi 34 anni di
attività ha sicuramente contribuito alla crescita
culturale del tessuto sociale favarese, allargando
gradualmente il suo raggio di ascolto e conquistando
sempre nuove fasce di radiascoltatrici e
radioascoltatori, resistendo, - ci sembra con successo -
alle difficoltà con cui tutte le radio hanno dovuto
confrontarsi nei riguardi di mamma TV negli ultimi anni
e restando validamente presente nel panorama degli
ascolti e della comunicazione del territorio
agrigentino.
Il
glorioso passato di servizio svolto, la gratitudine
verso quanti hanno avuto intuito e lungimiranza, sprona
tutti gli attuali operatori dei vari settori e
programmi, a continuare nell’impegno, valorizzando l’esperienza
accumulata e con la volontà decisa e ferma di
continuare nel servizio di promozione culturale. L’impegno
sarà sempre quello di evitare un giornalismo basato sul
sensazionale o sulla enfatizzazione delle notizie specie
se negative, e come sempre, di evitare assolutamente il
gossip, continuando in quello stile di moderazione, di
discrezione e di efficacia che le nostre
radioascoltatrici ed i nostri radioascoltatori conoscono
bene. Rubriche di intrattenimento musicale, notiziari,
interventi di carattere religioso e culturale, spazio
alle associazioni di volontariato. E, a proposito colgo
volentieri l’occasione per invitare i vari
responsabili delle associazioni di volontariato ad
utilizzare questa nostra emittente per far conoscere le
loro iniziative, servendosi e collaborando con i
volontari che operano nel settore dell’informazione di
questa nostra emittente…e tra volontari, il dialogo è
tra pari..; ogni settimana, il lunedì va in onda la
voce del direttore, che vuole offrire stimoli di
riflessione su argomenti vari, con particolare
attenzione ai problemi del territorio e di Favara in
particolare, magari con una certa attenzione ai fatti
ecclesiali, talvolta disinvoltamente trascurati da
grandi mezzi di comunicazione di oggi.
Perché
davvero restano sconosciuti ai più tanti fatti
significativi, che, se vogliamo, sono magari di routine
, ma che, al di là di tutte le chiacchiere inutili e
spesso anche solo dannose, sono gli unici che riescono
ad accendere una luce ed a portare una parola di
speranza in ambienti di degrado e di disperazione.
Ci
sono gruppi di volontari, ecclesiastici e laici, che,
sotto qualsiasi sigla operino, nella nostra provincia e
nella nostra Favara, riescono ad arrivare là dove
nessun servizio predisposto dalla comunità civile
arriva o potrebbe arrivare. Persone giovani e meno
giovani, che seguono categorie particolari di anziani,
di diversamente abili, uomini e donne in difficoltà.
Ci
sono tante persone immerse nell’anonimato, che
svolgono un’opera preziosissima di servizio sociale,
non per uno scopo di lucro, ma unicamente perché nel
fratello o nella sorella sofferente, se credenti, vedono
l’immagine stessa di Dio e altri che magari, pur senza
porsi il problema di Dio, fanno lo stesso servizio, e
che sono quindi sulla strada giusta, perché come dice
la Bibbia, "la gloria di
Dio è l’uomo vivente".
E
poi, perché non dirlo, da questa nostra emittente,
vogliamo stimolare ad agire alla luce della Dottrina
Sociale della Chiesa, se necessario, fustigando anche
con energia amministratori ed amministrati, ma sempre e
solo per favorire il bene comune, che deve essere posto
al di sopra degli interessi personali o di parte.
E
noi siamo fermamente convinti che tante polemiche si
potranno evitare e si potrà tendere veramente al bene
comune, se il Vangelo sarà adattato, con spirito di
coerenza e di creatività, alle situazioni concrete,
senza escludere la politica, che anzi deve essere
davvero evangelizzata e sempre più recuperare il vero
senso di servizio alla polis, alla città. E proprio per
la nostra Favara, che vede, proprio in questi giorni,
una nuova Giunta di Governo, iniziare il suo servizio
alla città in questo momento non difficile ma
difficilissimo, ci viene di ricordare, a proposito di
talune voci non proprio edificanti di questi giorni, -
voci che – ci sembra - in maniera preconcetta
esprimono giudizi negativi su tutto e su tutti - la
definizione della democrazia del famoso uomo politico
inglese WINSTON CHURCHILL : "La
democrazia è il peggiore sistema di governo che esista,
ma sino ad ora non se n’è trovato uno migliore".
Radioascoltatrici
e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi
saluta ed anche a nome dello staff tecnico e
giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona
settimana con i programmi della nostra emittente.
|
Caro
direttore,
oggi
15 gennaio 2010, leggo di buon mattino su “per la città.it”
il tuo servizio,
“Favara – I
diciannove? Grazie, no!” - come al solito tempestivo e
puntuale, e credo subito che ci sia
solo da rallegrarsi perché la situazione
amministrativa di Favara, anche se con ritardo, (dovuto alla
lentezza e/o prudenza forse necessarie per la delicatezza
della problematica, ma forse anche l’una e l’altra un
po’ eccessive da parte del Sindaco), sembra avviarsi alla
soluzione auspicata dalle persone più responsabili. In
sostanza, come tu interpreti dal comunicato ufficiale del
Sindaco, sembra ormai finalmente imminente la ricomposizione
del quadro politico, voluto dai favaresi nelle ultime elezioni
ed auspicato in tanti mesi di dibattito, nonché ufficialmente
annunciato all’inizio dell’ottobre scorso. A
questo punto è doveroso, per un verso, dare atto al
Sindaco per la riuscita della sua azione di abile tessitura e,
subito dopo, agli Assessori
di questa Giunta cosiddetta tecnica, per avere
con coraggio lavorato al meglio delle loro possibilità,
in una situazione obiettivamente difficile e travagliata,
prima subendo
attacchi frontali da più parti e poi… nell’ultima fase,
confrontandosi con quella maggioranza consiliare anomala e solo indicata da un
numero, maturata, a detta di qualcuno degli artefici
"sul lavoro concreto ... ma che poi è cresciuta
(?) e ci ha preso gusto (sic!) (gusto! di che tipo?) ...”
Una maggioranza consiliare , anomala e senza una
precisa linea, al di là di un generico desiderio di bene per
la città, da concretizzare e concordare di volta in volta,
una maggioranza sorta in un momento di grande incertezza
amministrativa e poi forse consolidata nel contesto di una
penosa querelle tra istituzioni. e …che poi superata
tale querelle è ancora durata
…una maggioranza che non sembra, seriamente parlando,
avere prodotto chissà quali risultati e
vantaggi per
Favara.
Del resto,
da subito, era stata sconfessata e ripudiata - come
documentato – oltre che da esponenti qualificati del centro
destra, anche da
autorevolissimi esponenti dello stesso PD locale e
provinciale. Altro che maggioranza "trasversale...di
novità positiva ..., capace di una grande capacità di
dialogo e di confronto”, come sostenuto da qualcuno degli
artefici principali.
La verità forse è che quando si
lavora, con maldestra furbizia, non si costruisce nulla di
valido e non si prepara
nulla di veramente nuovo. La confusione dei ruoli, che in
democrazia sono quelli di maggioranza e di opposizione,
stabiliti non a tavolino ma dagli elettori, anche se
all’inizio sembra allettante, poi alla lunga non è mai
foriera di chissà quali cose meravigliose e positive.
Adesso, con l'auspicata
chiarezza, conseguente alle possibili decisioni del Sindaco,
nella normalità delle regole maestre della democrazia, auguri
di buon lavoro a tutti gli attori, di maggioranza e di
opposizione, per continuare con tenacia in alcune positive
iniziative intraprese, come quella di
educare alla cittadinanza attiva ed al rispetto delle
norme per mantenere pulita la città;
e più in generale, auguri fervidi per un impegno ancora più qualificato ed
incisivo per il bene di Favara.
Proprio
di recente, Papa Benedetto ha voluto ricordare il principio
cardine della Dottrina Sociale della Chiesa, che cioè la
persona umana deve essere sempre al centro dell'azione
politica e la sua crescita morale e spirituale deve essere la
prima preoccupazione per coloro che sono chiamati ad
amministrare la comunità civile. In questa impostazione
culturale, è fondamentale che “quanti hanno ricevuto dalla
fiducia dei cittadini l'alta responsabilità di governare le
istituzioni, avvertano come prioritaria l'esigenza di
perseguire costantemente il bene comune”.
Ciò
soprattutto per venire incontro alle fasce più deboli
purtroppo in crescita nella nostra Favara, mentre aumenta il
divario e quindi il
lusso da parte di ristrette fasce di privilegiati. L’obiettivo a cui tendere ancora con maggiore efficacia,
deve essere la promozione di una convivenza sempre più
giusta e solidale, nella
linea della fermezza per evitare possibili sperperi o comunque
un uso inopportuno del denaro pubblico.
AUGURI.
Sac.
Diego Acquisto
Su PER LA
CITTA’ 12.01.2010
Caro
Franco, nel tuo servizio “La
corsa al potere affaristico”, la radiografia della
situazione socio-politica della nostra provincia e regione ( e
forse non solo) sembra davvero azzeccata. Ma, quale la terapia
? Perché
è chiaro che alla diagnosi esatta deve seguire la
terapia giusta, somministrata magari in dosi appropriate e
con paziente gradualità. A quanti si vogliono lasciare
illuminare dai principi della Dottrina Sociale della Chiesa,
che, con il coraggio di sapersi "sporcare
le mani" cerca di tradurre nel concreto i perenni
valori de Vangelo, la strada
è quella indicata da Giovanni XXIII del "Vedere, giudicare, agire". Naturalmente tutto deve
scaturire da un rinnovamento interiore, che parta dalla
coscienza e che si traduce, anche se con gradualità, in passi
concreti nella direzione del superamento degli interessi
egoistici e particolari per il fine del bene comune. La
strategia obbligata, suggerita dalla Dottrina Sociale della
Chiesa, non è quella dell'imposizione, ma della democrazia,
che sa ricercare e trovare il consenso. Si tratta di un sogno
? In parte sì, ma se aumenteranno quelli che
sognano in questa direzione,
il sogno si va traducendo in realtà. La spiritualità
cristiana, impregnata di sano realismo, pur sollecitandoci
sempre al massimo d'impegno concreto a fattibile, ci ricorda
sempre che "i cieli nuovi e la terra nuova, in cui avrà
stabile dimora la giustizia", in cui lo spirito umano
troverà pieno appagamento, sono oltre questo orizzonte
terreno.
Altre
soluzioni non ne vedo. D’altra parte, la storia anche
recente ci ha
insegnato quanto pericolose e controproducenti siano le
scorciatoie delle imposizioni autoritarie.
La
Voce del Direttore - Editoriale di Radio Favara
101
38-Editoriale di radio Favara 101 – lunedì 21.12.2009
Per
la Chiesa, da alcune settimane è iniziato il
nuovo Anno Liturgico, destinato al culto ufficiale
e pubblico di Dio. Quando inizia qualcosa, si
comincia a guardare al futuro e con l’Avvento,
che è questo primo periodo dell’Anno liturgico,
nel quale, ancora per pochi giorni ci troviamo, i
cristiani guardano ad un futuro prossimo ed a un
futuro molto più lontano. Tempo di attesa,
l’Avvento celebra tutto il grande mistero della
speranza cristiana, dalla prima venuta del Signore
nella povertà di Betlemme, che ricordiamo proprio
il 25 dicembre, giorno di Natale, sino all’
ultima venuta, con potenza, alla fine del mondo,
come Re della gloria. Entro questi due avventi,
un’altra venuta, quella quotidiana, nel faticoso
svolgersi degli eventi. Il credente affina la sua
capacità di valutare gli eventi del mondo, di
giudicarli con un atteggiamento critico e
propositivo, e sa che, malgrado tutto, malgrado le
furberie, i latrocini, la malefatte degli empi, le
cattiverie, le violenze – insomma malgrado tutto
- la storia, è destinata ad arrendersi
al progetto salvifico di Dio.
Per
andare al concreto, in questi giorni scorsi, come
comunità nazionale, sicuramente, abbiamo tutti
meditato su quello che significa violenza fisica,
quando questa corrompe la contesa politica. Di
fronte all'immagine del volto del Presidente del
Consiglio trasformato
in una maschera di sangue , tutti siamo stati
raggiunti da questa carica
di violenza. Il film drammatico di piazza Duomo a
Milano, ha fatto il giro del mondo, testimoniando
il degrado dello scontro politico in Italia. Di
fronte al dramma di Berlusconi sanguinante e
sofferente, a non pochi, è tornata in
mente la celebre frase che Kennedy disse di fronte
alla tragedia del Muro di Berlino: siamo tutti
italiani. A ricordarcelo, tra l’altro, con parole
semplici ed efficaci, è stato
il capo dello Stato. Basta con ogni forma di
violenza. Solo così la politica può salvarsi, -
ha detto Napoletano - ritrovando il suo spazio e
la sua autonomia, nella quale è compreso il
confronto tra maggioranza e opposizione, confronto
anche durissimo, ma solo come scontro di opinioni,
di programmi e di strategie,
distinguendo sempre, tra
critiche e odio, tra
contrasto d'idee e violenza.
La
Chiesa, che sempre, ma soprattutto in questo
periodo, di Avvento, raccomanda un costante
discernimento degli eventi del mondo, non ha
mancato di fare sentire la sua voce, invitando
tutti ad un recupero di saggezza.“La violenta aggressione subita dal presidente del Consiglio - ha
fatto notare la Gerarchia ecclesiastica -
costituisce un episodio di singolare ed esecrabile gravità”. E mentre
i Vescovi italiani hanno
espresso
sincera vicinanza al presidente Berlusconi –
hanno altresì auspicato – “per
il nostro Paese un clima culturale più sereno e
rispettoso, al fine di realizzare nella coesione
sociale e nella responsabilità politica il bene
di tutti e di ciascuno”.
Tutto questo, nella piena
consapevolezza che una spirale di odio è
molto facile da innescare e assai difficile da
spegnere, da superare. Ecco, allora, la necessità
di un convinto e condiviso investimento culturale
ed educativo per fare crescere insieme il Paese, per
isolare i violenti e andare avanti con
convinzione, nella concretezza.
In
questo periodo poi, la necessità
- aggiungiamo noi -
di aprire il
proprio animo ai disagi e sofferenze con
iniziative concrete di carità.
Il
fascino delle tradizioni e dei canti, delle nenie
natalizie, nulla deve togliere ad un impegno più
incisivo di costante purificazione delle strutture
sociali come delle singole persone, per crescere
nella cultura della solidarietà e della
cooperazione.
In
questi momenti, mentre noi stiamo parlando,
dovunque, a Favara, come in tutti i Comuni della
nostra provincia, si stanno ultimando gli ultimi
accorgimenti per rendere
a tutti più sereno il Natale, non solo dal punto
di vista liturgico, ma anche dal punto di vista
sociale. A Favara, tra le tante iniziative private
e pubbliche di solidarietà, - quella della
Comunità Ecclesiale “Favara
aiuta Favara”, portata avanti dalla
Consulta cittadina di pastorale giovanile, ancora
quest’anno
nella linea della solidarietà e della creatività.
E contemporaneamente l’impegno a far
rivivere antiche tradizioni, di folklore, di nenie
particolarmente melodiose, davanti a presepi, alle
"Nuvere"-
preparate con entusiasmo e slancio popolare, per
rendere omaggio al Bambino di Betlem, al cui
fascino è impossibile resistere. Natale, il periodo più magico dell'anno, la festa delle
tradizioni, degli addobbi, delle musiche allegre e
degli spettacoli in piazza, dei doni, delle
atmosfere magiche e della bontà. E per tutti, tra
un pranzo e un brindisi, tra una partenza e uno
scambio di regali, un augurio di felicità, che il
cristiano consapevole non può vivere da solo e
solo in modo superficiale ed effimero.
E
con questi pensieri, don
Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed
unitamente a tutto lo staff tecnico e
giornalistico di Radio Favara 101, augura a tutti
i radioascolatori, alle Autorità civili,
politiche e religiose, della città dove ha sede
questa nostra emittente, come pure della
provincia, cordiali auguri di buon Natale, buona
fine d’anno e buon inizio del nuovo anno 2010.
Noi ci
risentiremo lunedì 11 gennaio.
**********************************
Quaresima
– 2009 -
Pasqua
Lettera aperta alle Autorità ed a tutti i cittadini
responsabili di Favara
20.03.2009
____________________________________________________________
Tramite
Sicilia-TV, che mi sento di ringraziare per i suoi servizi
informativi, mi permetto di far giungere a quanti vorranno
ascoltarmi, qualche riflessione per il bene della Città,
unitamente agli auguri più fervidi per la prossima Pasqua.
Ancora
due settimane di Quaresima e quindi la Settimana Santa che,
dopo la passione e la
morte, ci porta alla gioia della Pasqua
di Resurrezione.
In
questo mistero, il centro della nostra fede ed il fondamento
infallibile della speranza cristiana di un futuro migliore.
In
questa luce, qualche considerazione sui problemi della nostra
collettività favarese, al fine di una comune assunzione di
responsabilità, ciascuno per la sua parte e nel suo ruolo.
Ci
sembra urgente guardare in faccia la nostra
realtà locale, che, per colpe passate e/o recenti,
denuncia varie e gravi forme di degrado, con
servizi sociali che continuano a toccare
records negativi
o quasi, in
vari importanti settori, dall’igiene pubblica alla viabilità,
al degrado nel centro storico, con sempre incombente pericolo
per la salute o per la stessa incolumità fisica.
Preoccupa
inoltre un progressivo allargamento dell’area del disagio e
della povertà, mentre contemporaneamente, una ristretta
fascia sociale aumenta il proprio benessere e dà segni di
lusso e di spreco. E tanto per finire, aggiungiamo anche che
la disoccupazione, conseguente all’incalzante crisi
economica, colpisce soprattutto e prioritariamente, le
categorie sociali più deboli.
La
carenza di valide forme di aggregazione, espone, soprattutto
una buona fascia di giovani, al rischio della frustrazione e
dell’alienazione, nella rete della droga, dell’alcol ,
della pornografia, della criminalità più o meno
organizzata, ecc.ecc…
Di
fronte alla somma dei problemi che affliggono la Città, dove
pure non mancano energie e potenzialità positive, nessuno può
continuare ad avere atteggiamenti elusivi, facendo finta di
niente. Si richiede in tutti una
forte presa di coscienza, con il conseguente impegno a fare la
propria parte.
Per
la verità, l’attenzione sui problemi reali della città,
negli ultimi tempi, sembra essersi risvegliata ed il dibattito
avviato pare volersi fare vivace. Ma, per l’efficacia si
richiede continuità ed impegno, superando definitivamente
ogni forma di apatia,
di appiattimento, di rassegnazione, e
contemporaneamente, però, evitare
ogni inutile asprezza, ogni caduta di stile, ogni
inutile spargimento di veleni, che sicuramente non
gioverebbero a nulla ed a nessuno.
Il
Sindaco a cui la sovranità popolare ha affidato il governo
della città, per la sua parte, dopo le scelte che,
nell’ambito dei suoi poteri, ha ritenuto di dover fare nel
novembre scorso, è chiamato ad una verifica, con il coraggio
delle decisioni più appropriate, per il bene comune, che
sempre deve stare in cima ai pensieri di tutti.
Senza
inutili apprensioni e nervosismi, non dimenticare mai che il
giudizio complessivo
sull’operato del Sindaco e su quello della Giunta da
lui scelta, spetta al Consiglio Comunale, l’unico organo
rappresentativo dell’intera Comunità, in cui si esprime e
manifesta costantemente la sovranità popolare.
Le
difficoltà amministrative che certamente non mancano nemmeno
a Favara, per tutti devono essere uno stimolo a fare il
proprio dovere, con coraggio e determinazione, nella fatica
del dialogo serrato e fecondo.
Deleteria, in ogni caso, la prassi
politica dello struzzo.
Il Consiglio Comunale, nel suo dovere di giudizio e di
controllo dell’operato del Sindaco, è stato eletto e quasi
naturalmente chiamato per essere una “spina” al fianco dell’Amministrazione. Una spina con la
naturale vocazione di pungere, ma sempre e unicamente nel
superiore interesse della collettività.
La
decisione di un’eventuale revoca di fiducia al Sindaco
eletto dai cittadini, nella lettera e nello spirito
dell’attuale normativa in vigore, deve essere considerata
davvero l’ultima “ratio”,
includendo, in questo caso, per i Partiti e per i singoli
Consiglieri, anche un giudizio certamente non positivo sulle
proprie capacità e/o possibilità di intervento, oltre che
sull’impossibilità di andare avanti nel conseguimento del
bene comune possibile.
Come ho avuto modo di dire più di una volta, nel
periodo 2002-2007 della precedente Amministrazione, quando,
per volontà popolare, la situazione tra Sindaco e Consiglio
Comunale era ben diversa dall’attuale, Favara, senza
bisogno di compromessi , né di "inciuci", ha il
diritto di essere governata,
puntando ai traguardi possibili e nel rispetto della volontà
“presunta” degli elettori.
Mi
chiedo:
mentre si riprende il dibattito, perché
non pensare ad alcune iniziative concrete, per stare a
contatto con la base ? Perché, prima di decidere tutto nel
chiuso del Palazzo, non sperimentare forme dirette di
democrazia ?
Cioè,
al fine del coinvolgimento della gente, perchè da
parte dell’Amministrazione, (o in alternativa e/o assieme al
Consiglio Comunale) non attuare, quello che è sempre
stato detto e mai realizzato, cioè incontri
di quartiere per dare alla gente la possibilità di
esprimersi, verificare, controllare l’operato di tutta la
macchina amministrativa, che è a servizio della Città ?
Alcune
delle ultime, recenti leggi approvate dal Parlamento non vanno
in questa direzione del controllo e della soddisfazione dei
cittadini ?
Ancora,
nel prossimo periodo, dato che siamo quasi a
metà
legislatura, perché non pensare ad un CONSIGLIO
COMUNALE aperto, adeguatamente preparato ed allargato a
tutte le forze vive della Città, per una verifica generale,
in grado di offrire maggiori elementi di valutazione.
Da considerare che problemi e
difficoltà, potrebbero forse ripresentarsi anche in
futuro e negli stessi termini. Perciò il dovere per il
Sindaco e per
i sigg. Consiglieri comunali di tutti i Partiti, a
vivere più a contatto con la gente, valutare e interpretare
la volontà popolare, per le decisioni più sagge per la Città,
che ognuno per la sua parte potrà avere il dovere di
prendere.
La
vera democrazia è fondata sul pluralismo delle associazioni e
delle varie forze politiche, dove si confrontano le opinioni
ed i progetti di servizio alla Comunità, nel rispetto delle
persone, delle idee, delle culture e delle sensibilità
diverse, ma con la determinazione di arrivare ad una sintesi
responsabile ed a conclusioni operative.
Bisogna
impegnarsi a valorizzare sempre le
migliori energie esistenti, soprattutto tra i giovani e
comunque tra quanti sono animati da spirito di servizio e
disinteresse.
I
cittadini, con maturità e responsabilità, accolgano di buon
grado tutte quelle iniziative
in grado di incidere positivamente nel cammino di
questa nostra amata Città.
Ed accanto agli impegni civili e sociali, nella luce
del RISORTO l’impegno cristiano di condivisione, di
preghiera e di offerta quotidiana, di quanti anche
silenziosamente,
vivono, soffrono
ed operano, per un continuo miglioramento del nostro
tessuto sociale.
A tutti saluti ed AUGURI.
Favara 20.3.2009
Sac.
Diego Acquisto
Parroco
S. Vito
*****************************************
Lo
dico a SICILIA-TV FAVARA
Oggetto:
Il punto sulla situazione amministrativa di Favara. Urge una
coraggiosa riflessione ed un radicale cambiamento di persone e
di strategia.
Mi
rivolgo a codesta benemerita emittente per dare un mio
contributo di proposta e di riflessione alla soluzione della
crisi amministrativa della nostra città.
"La
Chiesa non è e non intende essere un agente politico. Nello
stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della
comunità politica". E’
quello che ha ricordato anche recentemente Papa Benedetto. In
questo spirito, desidero dire la mia sulla situazione
amministrativa della nostra Favara, facendo sintesi, dal mio
punto di vista, di quella che a me sembra l’opinione
pubblica oggi prevalente.
Nell’azione
amministrativa, guidata da un galantuomo come il sindaco
Russello, è assolutamente necessaria una svolta; urge uno
scatto d’orgoglio da parte di tutti gli organismi
legittimamente preposti alla cura del bene comune, per la
fiducia ricevuta dalla gente, attraverso l’ultima
consultazione elettorale di poco più di un anno fa.
Sindaco,
Giunta municipale, Presidente del consiglio comunale e
Consiglio Comunale nel suo insieme, maggioranza ed
opposizione, tutti sono chiamati ad uno scatto d’orgoglio
per rilanciare il loro impegno a servizio dei cittadini nel
miglioramento dei servizi. Mettendo da parte piccoli o grandi
intrighi, interessi personali, attaccamento a poltrone,
possibili invidie, gelosie e quant’altro, nel superiore
interesse del bene comune; si rende necessaria una svolta a
360 gradi; una svolta incisiva ed efficace, nel rispetto delle
indicazioni date dai cittadini.
Da
tempo, si parla della necessità di un rimpasto nella GIUNTA,
ed a noi non sembra procrastinabile l’impegno ad operarlo.
Favara, da parte di tutti, opposizione compresa, sicuramente
merita di più di quanto ha ricevuto nei mesi scorsi, pur con
tutta la buona volontà delle persone. Adesso, bando ai
personalismi ed alle sterili polemiche di piccolo o apparente
grande cabotaggio. Per primo il Sindaco RUSSELLO è chiamato a
cogliere i segnali che arrivano dai vari strati della
popolazione, -(non vorremmo abusare di una frase storica) – "il
grido di dolore" che si leva dalla parte più sana
del tessuto sociale favarese e dalle persone più
responsabili.
Bisogna
subito organizzare la speranza di nuovi possibili e positivi
traguardi, ascoltando consigli ed operando scelte anche di
persone, in grado di realizzare un positivo e visibile
cambiamento per il bene della Città, allontanando ,
(per usare una parola oggi corrente), i
fannulloni, anche se assessori indicati dai partiti.
Lo
dicevo in un mio intervento pubblico di un anno fa, a pochi
mesi dal clamoroso successo elettorale che ha chiamato
Russello a guidare Favara. Non bisogna cullarsi del successo.
La gente sa giudicare ed agire al momento giusto, nel segreto
dell’urna. Rinchiudersi nella propria ristretta cerchia di
amici e clienti non paga. E in questo senso forse ha pagato
non poco la precedente amministrazione per l’ultimo periodo,
quando dimenticando lo slancio iniziale con cui aveva
cominciato ad amministrare, senza preferenza di bandiera e di
colorazione politica, nell’ultimo periodo si era lasciata
soffocare dalla stessa propria cerchia di amici, con scelte
anche davvero discutibili, come quella della statua della
cosiddetta libertà (la "vergine nuda") ,
fonte solo di giustificate polemiche e malumori e di sperpero
di denaro pubblico. Di tutto, della caduta generale di
consenso nell’elettorato moderato e non solo, per l’Amministrazione
allora in carica, poi prova inconfutabile ne è stata che,
anche alcuni assessori appositamente candidati per salvare la
situazione, hanno raccolto solo poche decine di voti, non
riuscendo minimamente a salvare la situazione. Personalmente
al Sindaco Lorenzo Airò, rimasto vittima della sua stessa
cerchia di amici, si riconosce di avere attuato non poche
valide iniziative per Favara.
Sulla
lezione scaturita dalle urne bisogna meditare; rinchiudersi
nel proprio orticello non paga, come non paga però neppure la
sola correttezza formale, la cosiddetta "politica
delle mani nette" non accompagnata da un impegno
incisivo per affrontare i reali problemi della collettività.
Quando è necessario, nel senso buono, le mani bisogna
sporcarsele per il bene comune, operando tempestive scelte
concrete, scegliendo persone e strategie adatte, nello stile
del potere come servizio, liberandosi sempre dalla cultura
dell’accentramento dei poteri solo nelle proprie mani,
responsabilizzando i singoli assessori la cui azione deve
essere ben visibile e l’impegno concreto di ciascun
assessore, essere costatabile sul campo dei diversi settori
che sono sotto gli occhi di tutti. Tutto sempre sotto la
supervisione del sindaco, garante del cammino complessivo, e
sempre pronto a stimolare, mai a bloccare l’azione degli
assessori, secondo il programma presentato agli elettori. Ben
venga subito a Favara allora una riflessione corale e
complessiva, seguita dal coraggio di scelte di linee di azione
e di comportamento, come pure di persone adatte, preparate e
motivate; nuovi assessori insomma, almeno in alcuni rami,
animati da buona volontà e desiderio di fare andare avanti la
comunità Favarese.
--Tutti,
e sicuramente, maggioranza ed opposizione, ognuno per la sua
parte, tutti hanno ed abbiamo il dovere di far crescere una
Favara più solidale, una Favara più pulita in tutti i sensi,
con servizi decisamente migliori, una Favara che sappia
scoraggiare nei fatti il clientelismo e l’illegalità, una
Favara che non si lasci intimorire nemmeno dagli spari diurni.
I giovani francescani ad ogni favarese lanciano, in questi
giorni, una sfida: "Abbi
coraggio. Sii tu il cambiamento della nuova Favara che
vorresti".
Cordialmente,
saluti ed auguri di buon lavoro.
Favara
29.09.2008
Sac.
Diego ACQUISTO
Parroco
S. Vito - Favara
38-Editoriale
di Radio Favara 101 – sabato 19.4.2008
DOPO
IL VOTO: "USCIRE DALLA TRANSIZIONE"
Hanno
votato numerosi gli italiani, per le politiche 2008 di
domenica scorsa, l’80,4%, cioè 8 italiani su 10. Due i dati
di rilievo: Il primo è che ha vinto la coalizione del Popolo
delle libertà, con chiara affermazione, superiore alle
previsioni. Il secondo è invece una sorpresa, anzi un insieme
di sorprese: « Gli italiani hanno semplificato l’Italia
politica ». In Parlamento, nei prossimi 5 anni, non ci
saranno i partiti nani, né comunisti né socialisti, e
nemmeno fascisti, ex e post. Dal voto è uscito chiaramente
sconfitto il cosiddetto zapaterismo etico-sociale in salsa
italiana, la cui massima espressione in questi ultimi anni e
mesi è stata rappresentata dal socialista Borselli, seguito a
ruota poi dai partiti della sinistra Arcobaleno e della
sinistra critica; e tutti sono stati spazzati via dal popolo
che nel segreto dell’urna esprime la sua sovranità. Una
batosta storica quella per Boselli ed il suo codazzo, segno
che il Paese non si riconosce nell’estremismo laicista.
Certo,
sui dati delle forze minori ha pesato molto la polarizzazione
del voto intorno a Pdl e Pd, ma non si può affatto escludere
che la sconfitta della Sinistra Arcobaleno possa essere pure
figlia della cieca caparbietà su certi temi eticamente
sensibili, a cominciare dal tentativo di equiparare tutte le
unioni, di affermare la teoria del gender – 5 generi al
posto dei naturali maschio e femmina – di destrutturare la
famiglia, considerata una tra le tante formazioni sociali,
quando non addirittura come una 'gabbia', capace di produrre
solo violenza e sopraffazione. Una visione che i cittadini
hanno bollato, punendo Bertinotti e compagni, così come
Boselli e amici. Il sentire profondo del paese è un altro, è
radicato su un’antropologia solida, fondata nel diritto
naturale e nella famiglia.
Nella
loro campagna elettorale i socialisti di Boselli erano
arrivati a scomodare Gesù, «come primo socialista».
Ma neppure un miracolo poteva salvarli da loro stessi. Dai
manifesti elettorali, si vedeva che il Ps trasudava
indignazione per la (presunta) ingerenza della Chiesa nella
vita politica: una visione che evidentemente gli italiani non
hanno condiviso. Boselli ha ripetuto sino alla noia che il
primo problema del Paese era riconquistare il primato della
laicità, modificando e peggiorando la legge sulla
fecondazione assistita, riconoscendo le unioni di fatto;
avrebbe voluto eliminare l’insegnamento della religione
cattolica dalla Scuola Statale, cancellare anche il concordato
tra Stato e Chiesa. Gli elettori, però, hanno dimostrato di
nutrire sentimenti diversi. E così i socialisti non
siederanno più in Parlamento, così come altri partiti che
hanno sfidato il buon senso comune degli italiani sugli stessi
temi.
E
sulle ceneri di questi partiti nasce forse davvero, quella che
già si comincia a chiamare la Terza Repubblica. Antichi segni
scomparsi, altri immiseriti dall'attualità. Lo scudo crociato
in tasca a Pizza e poi sotto il giudizio del Tar; la falce e
martello messa furbescamente da parte con l'idea di
riprendersela subito dopo le elezioni; la fiamma tricolore
taroccata in fiaccola. Non solo, ma pure gli emblemi nati
durante la cosiddetta seconda Repubblica sono andati incontro
al loro rapido destino. Addio Quercia, addio Margherita, addio
Sole che ride, addio logo azzurro di Alleanza nazionale. Di
colpo è sparito anche il marchio di Forza Italia.
La
sinistra "arcobaleno" non è riuscita ad entrare né
al Senato, né alla Camera, perdendo assai più della metà
dei voti. Cosa questo possa significare nel complesso spazio
della sinistra, anche in relazione alle prospettive del Pd,
che beneficia di uno "scivolamento" da sinistra
senza crescere al centro, attiene alla questione dell’evoluzione
del quadro politico che certamente questi risultati propongono
in termini accelerati. L’Udc perde qualcosa alla Camera, ma
centra anche l’obiettivo di entrare al Senato, sia pure con
un presidio simbolico, grazie al quorum ottenuto in Sicilia,
per merito di Cuffaro. Ottengono un buon risultato le due
forze coalizzate con le due maggiori, tanto la Lega, che
sfiora i risultati eclatanti del 1992, che l’Italia dei
Valori, che quasi raddoppia i voti. Il Popolo delle libertà
supera la somma dei due maggiori soci fondatori. Anche il
Partito democratico supera i dati dei suoi due soci fondatori,
ma resta sotto la barra del 35%. Tuttavia più del sistema
politico e dei connessi problemi di riassetto istituzionale,
agli italiani, ormai è evidente, premono prima di tutto le
questioni concrete. Tanto Veltroni che Casini, le due
opposizioni, hanno formulato a Berlusconi gli auguri: è un
segno positivo di fair play. In campagna elettorale è emerso
con evidenza il dato di un Paese alla prova, in particolare
sui temi economici. Con uno sforzo sinergico di maggioranza ed
opposizione, bisogna modernizzare il Paese, rilanciare la
produttività ed insieme la sua identità, la sua cultura, i
suoi valori, le sue strutture portanti, a partire dalla
famiglia, la principale risorsa che merita un convinto
investimento. Solo così si può "uscire dalla
transizione". Auguri in questo senso al nuovo governo
Berlusconi.
Radioascoltatrici
e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta
ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico d radio Favara 101, vi augura buona domenica e buona settimana con i
programmi della nostra emittente.
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Lettera
aperta al Sindaco ed alla cittadinanza di Favara
31.10.2006
"--Era
proprio necessario per Favara un tale segno?". "--A
che pro" ?
"--Forse
che la città è vissuta in passato o in questi ultimi anni si
è trovata a vivere, in chissà quale situazione di incubo,
per esorcizzare il quale era necessario impiantare un simbolo
radicale di libertà" ?
"Una
tale iniziativa è rispettosa della sensibilità del tessuto
sociale favarese nel suo complesso ?".
"Non
si può offrire lo spunto di parlare di gusto, da parte del
Sindaco e dell’Amministrazione in carica, di una certa
provocazione, finalizzata a chissà quale strategia, oppure di
avere subito inavvertitamente l’influenza di una certa,
discutibile cultura cosiddetta "progressista", che
induce ad organizzare un Convegno "laico" sulla
scienza a Genova, una festa gay con il festival "Gender
Bender" a Bologna, dove il Comune ha elargito 15mila
euro?".
In
estrema sintesi, sono le domande che tante persone di comune
buon senso a Favara si porranno, nei prossimi giorni. Ed il
riferimento sarà alla "Dea della libertà" o
– più realisticamente - "la Venere nuda",
che, collocata nella piazza Kennedy, che è il luogo di
ritrovo per eccellenza della gioventù, entrerà a far parte
dell’arredo urbano di Favara.
Volendo
esprimere, come altre volte in passato la mia opinione, dico
subito di non condividere né taluni toni pessimistici che
incominciano già a parlare di chissà quale sintomo di
degrado morale in cui si troverebbe la città, né i toni
sostanzialmente trionfalistici di altri che, al contrario, vorrebbero
presentare la cosa come simbolo di chissà quale salto di
qualità nelle vie del progresso, verso cui indirizzare
Favara. Si veda a tal proposito l'ampio servizio del
quotidiano "La Sicilia" del 29.10.2006, a firma di
Lorenzo Rosso, dal quale ho appreso la notizia di questo che
viene definito "il primo tassello di una serie di nuovi
arredi urbani".
Evitando
di proposito ogni valutazione censoria di natura moralistica,
- (così come però desidero da quanti mi leggeranno di non
essere censurato) - personalmente sono convinto, che al di là
di una qualche attenzione da parte di alcuni, solo nei primi
giorni, - con punte di perplessità e magari di sconcerto -
subito dopo a Favara subentrerà l’oblio e l’indifferenza
generale. Pertanto, chi per caso avesse pensato per la "Venere
nuda" ad un clamore mediatico, di livello nazionale
ed oltre, simile a quello che si è verificato, per esempio,
al lancio dell’idea della Chiesa-moschea, credo che in
questo caso abbia commesso un clamoroso errore.
Penso
che, soprattutto da parte delle persone più responsabili di
ogni colore e collocazione politica, vada posta una serie di
domande, per una riflessione più generale e complessiva:
"--Quale
messaggio vogliono dare alla città e soprattutto ai giovani,
coloro che hanno pensato e deciso questo simbolo" ?
"--Si tratta di un messaggio pedagogicamente
positivo"? "--Può questo segno costituire un
richiamo ad una maturazione umana"? "--Si può
parlare di elevazione "spirituale" nella
contemplazione classica della bellezza, che l’artista nel
suo genio ha impresso nel blocco giallo-dorato di pietra
arenaria" ? "--In un clima culturale di diffusa
sessuomania, in cui una certa fascia dei nostri giovani rimane
vittima della pornografia, la "Venere nuda" può
costituire un anticorpo efficace per una purificazione dal
fascino talvolta morboso del sesso, che, in alcuni casi,
provoca tante infedeltà, lacerazioni familiari o addirittura
gravissimi reati" ?
--Non
è forse venuto, finalmente, il tempo di impegnarci tutti ad
educare ad una valorizzazione seria e responsabile della
sessualità, che è un prezioso dono alla persona (per i
credenti un prezioso dono di Dio) e che - come tutti i doni -
(come la stessa libertà )- deve essere usato bene, nel
rispetto della propria e dell’altrui dignità"?
E
ancora, con coraggio, uno sguardo retrospettivo:
-"--Soprattutto
da amministratori di sinistra non era ipotizzabile, in questi
anni, un uso più responsabile del denaro pubblico"?
"--Non
si poteva dare, soprattutto in talune particolari
situazioni, come in quest’ultimo emblematico caso, un
segno preciso di lotta all’industria ed alla cultura dell’effimero,
soprattutto mentre tante famiglie a Favara hanno vissuto e
vivono, a causa dell’euro, situazioni di grave disagio
economico, e attualmente sono alle prese con le esose
bollette di pagamento, inviate proprio – direttamente o
meno poco importa - dalla Municipalità per taluni servizi ,
peraltro assai carenti ?
Tutti
interrogativi, che, (al di là delle facili e – mi auguro –
non demagogiche risposte che si potranno dare o di ingenue e
strumentali spiegazioni), attraverseranno
la coscienza civile delle persone responsabili nei prossimi
giorni e forse anche nella prossima campagna elettorale, con
il rischio di una mancata seria riflessione prima di un
giudizio politico, su quello che negli ultimi 5 anni, è stato
fatto o non è stato invece fatto.
Perché,
sotto gli occhi di tutti, a modo di simbolo e come
realizzazione più visibile di una legislatura amministrativa,
anziché dei problemi più seri, si potrà parlare forse della statua di piazza Kennedy,
dedicata alla "Dea della libertà".
Con
la speranza di non suscitare polemiche sterili, ma di avere offerto
solo qualche spunto di riflessione in
più, un cordiale saluto a tutti.
Favara
31.10.2006
Sac.
Diego Acquisto
Parroco
di S. Vito
****************************************************************
FAVARA
: CONSIGLIO COMUNALE APERTO 16-10-2006 sulla GESTIONE ATO
e
sull’aumento
delle bollette TARSU
Ringrazio
per l’invito ricevuto da parte del Presidente Nobile a
partecipare a questa riunione del Consiglio Comunale,
convocato con carattere straordinario ed in seduta aperta.
Ringrazio adesso per avermi concesso la parola. E’ ovvio che
la mia presenza e la mia partecipazione, sono dovute al fatto
che non considero secondario l’argomento per il bene della
collettività di cui mi sento parte viva e responsabile.
--Preliminarmente
tengo a precisare di parlare a titolo personale, come
cittadino e come Parroco di s. Vito, comunità parrocchiale
che servo da 38 anni. In questi anni non è sicuramente la
prima volta che esprimo le mie idee sull’andamento della
Città, e nel corso di questi anni, l’ho fatto anche per il
ruolo che ho rivestito all’interno della Comunità
Ecclesiale, come Vicario Foraneo dal 1995 al 2001. Adesso,
ripeto, parlo a titolo personale, come cittadino e come
Parroco, e quindi né come voce ufficiale della Comunità
Ecclesiale, né dello stesso Presbiterio locale, dal quale non
ho ricevuto alcun mandato.
--Precisato
questo, mi viene di osservare subito che il problema sul
tappeto che ha dato origine a questa riunione, è assai
complesso. In materia , mi pare di capire che c’è un
groviglio di leggi, disposizioni, ordinamenti applicativi, a
partire forse dall’Unione Europea, o sicuramente a livello
nazionale, a partire dal Decreto Ronchi, e poi a livello
regionale, provinciale e locale. Un groviglio di norme, con
diverse posizioni interpretative, date dai vari organismi e
dalle diverse istituzioni amministrative competenti, che ne
sono state date nell’attuazione concreta.
-Detto
ancora questo, aggiungo subito che non ho minimamente
approfondito l’iter con cui nel tempo si sono formate le
varie leggi e disposizioni, né, francamente penso che questo
lo abbiano fatto molti.
Bisogna
ritenere che da parte delle persone più competenti ai vari
livelli, da quello europeo, a quello nazionale, regionale,
provinciale e locale, tutto sia stato pensato e programmato
per il meglio, in rapporto alle mutate esigenze e situazioni
della società.
--Ai
cittadini comuni, la stragrande maggioranza, - ed io tra
questa stragrande maggioranza – ai cittadini comuni, che
democraticamente col voto hanno dato mandato ai responsabili
della cosa pubblica ai vari livelli, interessano due cose:
il servizio che si riceve ed i costi di questo servizio;
costi che si desiderano contenuti e comunque rapportati alla
qualità del servizio ricevuto. Se il servizio migliora, un
qualche sacrificio ognuno è più disposto a farlo.
Su
questo fronte – mettiamo subito il dito sulla piaga – il
giudizio credo proprio che sia unanime, il servizio è
chiaramente e decisamente peggiorato. Il problema - a seguire
le cronache quotidiane - non è sicuramente solo di Favara, ma
è anche di Favara. Credo di poter dire con assoluta
obiettività che Favara da 40 anni a questa parte, mai è
stata così sporca come in questi ultimi mesi, e, per di più,
i costi del servizio notevolmente lievitati. Il danno e le
beffe. Una cosa davvero assurda ed incredibile.
--La
situazione igienica è grave. Da alcuni anni si dice che
Favara si trova, in provincia se non proprio ai primi posti,
certamente non agli ultimi, per mortalità dovuta a causa di
gravi ed improvvise malattie…specificamente tumori in varie
parti del corpo e quant’altro. Da tempo su questo argomento,
si brontola, se ne parla, ci si lamenta, si denunciano
particolari situazioni, si ipotizzano possibili cause. Manca
però, forse ancora, un monitoraggio preciso ed uno studio
serio ed approfondito. Ed è un problema che interessa tutti ,
ma proprio tutti. Adesso si aggiunge la grave situazione
igienica per il carente (ma dire carente è chiaramente un
eufemismo) carente servizio di raccolta dei rifiuti, con
montagne di immondizia che ci siamo abituati a vedere
dovunque; immondizia aumentata, grazie anche al benessere di
tanti, i cui consumi sono decisamente aumentati rispetto a 10,
20, 30 anni fa.
Ma
come è facile intuire, all’immondizia si aggiunge
naturalmente altro…qualche settimana fa in un quartiere
della mia Parrocchia, mentre passavo con la macchina…un
nugolo di ragazzi ed anche un discreto gruppo di adulti…che
succede ?…era stato catturato un grosso topo…e credo
che a diversi di noi sia capitato, almeno qualche volta in
quest’ultimo periodo, di vedere attraversare improvvisamente
al strada da grossi ratti…
Tutto
questo non può lasciare nessuno indifferente…dobbiamo
allarmarci…le malattie infettive…le morti sospette
potrebbero aumentare. Non so se occorra contattare un
infettivologo, se occorra organizzare subito un Convegno sulle
condizioni igieniche della città, per prendere in tempo le
necessarie contromisure, dato che in medicina, è pacifico che
prevenire è meglio di curare.
--Urge
una presa di coscienza collettiva, un recupero della capacità
di sapersi indignare, di sapere protestare, soprattutto in
quelli che in passato hanno saputo organizzare valide ed
efficaci manifestazioni di protesta e che per questo hanno
talenti particolari…talenti manifestati largamente in
passato, magari per cose meno gravi o importanti, o magari
ugualmente importanti, ma che adesso brillano per il loro
silenzio, sembrano caduti in letargo…bisogna muoversi ed
individuare la migliore possibilità di soluzione…unendo le
forze…evitando le polemiche inutili…le lacerazioni sterili
che non contribuiscono a risolvere il problema e quanto meno
ad avviarlo a soluzione seria. Bisogna mettere da parte ogni
appartenenza politica ed in una specie di Comitato di
salute pubblica, puntare unicamente al problema,
Forse,
all’interno della nostra Comunità locale, non serve
specificamente puntare il dito e seminare altre divisioni.
Occorre unità d’intenti e puntare, invece, decisamente all’obiettivo.
Occorre uscire dal silenzio e dalla rassegnazione, dal
fatalismo e dal pessimismo. In questo senso la spiritualità e
la cultura cristiana ci danno una mano, perché ci parlano di
impegno per la città terrena, come condizione assolutamente
necessaria per meritare la città celeste; il Convegno di
Verona che è iniziato proprio qualche ora fa, si propone di
approfondire il tema del fondamento infallibile della speranza
cristiana, nelle varie situazioni storiche in cui si incarna
la salvezza dell’uomo. Salvezza che i credenti, con un
motivo in più, abbiamo il dovere di incarnare nella nostra
Favara.
-Mi
pare che la logica che in un tipo di società globalizzata,
sempre più complessa – e questo che abbiamo davanti è un
problema complesso - mi pare che si vada affermando la logica
di tenere lontani i veri responsabili dei problemi e delle
situazioni, di modo che i cittadini - che sono l’ultimo
anello di una lunga catena - non sappiano davvero a chi
rivolgersi direttamente e intanto cresca la logica dello
scaricabarile, senza riuscire ad individuare veramente a chi
tocca prendere le decisioni , chi ha veramente la competenza
per prenderle. Mi nasce il sospetto che la stessa normativa,
in questo delicato ed importante settore dello smaltimento dei
rifiuti - sia formulata in modo appositamente ambiguo, per
lasciare tutto sospeso ed intanto consentire lauti guadagni ad
alcuni furbi, e, nello stesso tempo, il formarsi di inutili
carrozzoni clientelari, utili solo alla bisogna, cioè in
occasione dei test elettorali.
-Le
istituzioni locali (Consiglio Comunale ed Amministrazione
attiva) devono battersi contro questa logica, devono farsi
carico dello sdegno e degli interessi legittimi del popolo e
tutelare adeguatamente i cittadini, che hanno diritto a
servizi di qualità, in rapporto ai tempi, hanno diritto ad
avere tutelata la salute, con costi contenuti e controllati,
soprattutto per quanto riguarda le fasce sociali più deboli.
-Nel
mio ultimo intervento, indirizzato all’inizio della
Quaresima il 2 marzo scorso a tutti i responsabili della cosa
pubblica, dicevo: "E’ sempre utile non alimentare
polemiche sterili e tenere bassi i toni, per prevenire anche
possibili cadute di stile, che non giovano a nessuno"…
"Bisogna, sempre ed in ogni modo, puntare unicamente al
bene di una città problematica come Favara. I problemi della
Città – dicevo - sono sotto gli occhi di tutti"...
E continuavo ancora: "Per il
resto ognuno valuti e tenga anche conto di quello che l’Amministrazione
fa, riesce a fare o si sforza di fare, senza magari riuscirci.
Il giudizio è politico, e l’Amministrazione sul programma
ha ricevuto, a suo tempo, un mandato popolare, così come il
Consiglio Comunale, che, essendo in maggioranza di segno
opposto, naturalmente è stato chiamato ad essere una spina al
fianco. Una spina con la naturale vocazione di pungere, ma
sempre unicamente nel superiore interesse della
collettività".
Negli
ultimi tempi il dialogo tra le forze politiche si è fatto
particolarmente vivace. Questa vivacità deve essere
utilizzata per trovare meglio la soluzione o una soluzione
dignitosa a cui Favara ha diritto. Il banco di prova poi, non
sono le parole ma i fatti, le situazioni concrete ed i
cittadini fra alcuni mesi, saranno chiamati direttamente a
scegliere ed a giudicare. Senza polveroni o mistificazioni,
bisogna predisporsi alla riflessione, al discernimento,
predisponendosi a scegliere nella situazione concreta, o con
la logica di conseguire il maggior bene, o, - se questo non
appare possibile, con la logica di evitare il maggior male.
Grazie
per l’attenzione e per l’ascolto. Questo mi sentivo di
dire e questo ho detto, unicamente spinto dal desiderio
di dare un contributo al bene di questa città che amo,
confermando la mia stima a tutti gli esponenti delle varie
forze politiche, che per la fiducia popolare, nei ruoli più
diversi, sono chiamati a riflettere e concretamente ad operare
per il bene della collettività.
Sac.
Diego Acquisto
Parroco
di S. Vito
Radio
Favara 101 - "LA VOCE del
DIRETTORE"
La
Voce del Direttore - Radio Favara 101 - Martedì 23 maggio
2006
–
"Clero
e borghesia terriera nell’Ottocento agrigentino"
di
Antonio Arnone.
"Clero
e borghesia terriera nell’Ottocento agrigentino"
è il titolo del nuovo libro, ancora fresco di stampa, del
prof. Antonio Arnone, docente di materie letterarie al liceo
pedagogico "M.L.King" di Favara. Diciamo nuovo
libro, avendo egli già pubblicato nel 1997 "Mito,
storia e toponomastica, nel territorio di Favara", e
nel 2002 "Solfare e mafia".
Pubblicazioni
tutte impegnative, frutto di un lodevole, certosino impegno di
ricerca per mettere in luce pagine dimenticate di storia
cosiddetta minore, ma che in realtà forse storia minore non
sono, perché squarciano il velo su aspetti importanti della
vita e del costume del tempo, ed offrono la vera chiave di
lettura di tutta una serie di problemi di notevole spessore
sociale. E la nuova produzione di Arnone va ancora inquadrata
nel filone dei libri di approfondimento degli aspetti,
sociali, economici e religiosi di un periodo storico, in
questo caso dell’Ottocento, studiato con scrupolo e
passione, per l’amore nutrito verso questa nostra terra
agrigentina e favarese in particolare. Con "Clero e
borghesia terriera nell’Ottocento agrigentino", l’autore
compie ancora, quella che a nostro parere si può definire un’operazione
di intelligente maieutica critica e documentale, perché
limita i suoi interventi a pochi accenni, convinto com’è -
e giustamente - dell’eloquenza ed efficacia dei documenti
che parlano da soli.
Una
descrizione semplice ed essenziale quella del prof. Arnone,
accompagnata magari da una sottile venatura di bonaria ironia,
specie quando si raccontano episodi popolari, in cui suore,
frati e preti, mostrano tutta la loro umana fragilità non
disgiunta da accorgimenti furbeschi per gli affari materiali,
in contrasto con l’elevatezza del messaggio di cui questi
religiosi per la vocazione che hanno scelto dovrebbero essere
invece testimoni ed annunciatori.
Così
come la precedente pubblicazione "Solfare e mafia"
(ricca di dati e di documenti, che vanno dal 1869 al 1892, in
cui è simbolicamente descritta "la lunga età feudale
siciliana") anche il nuovo volume presenta - almeno
per alcuni aspetti - il taglio di una certa provocazione. E
per questo suscita curiosità e riflessione, anche attraverso
la semplice narrazione di storielle popolari all’apparenza
innocue o solamente esilaranti, ma che sono invece la
manifestazione di un substrato di cultura religiosa-popolare,
meritevole di approfondimento. Perché, se alcune forme di
religiosità devozionale, ancora oggi esistenti nell’agrigentino
ed a Favara in particolare, alla luce degli insegnamenti del
Vaticano II e quindi della moderna sensibilità religiosa
devono essere considerate assai inadeguate e quindi
assolutamente da accantonare, la radice bisogna cercarla in
quel passato che il prof. Arnone descrive nel suo libro.
Al
di là dei documenti che ci fanno conoscere la notevole
estensione dei terreni di proprietà della Chiesa o
semplicemente gestiti dal Clero, secondo le modalità del
tempo, questo libro conduce naturalmente a riflettere su altri
problemi ancora più importanti che toccano da vicino l’essenza
stessa della vocazione nativa della Chiesa, la cui missione
essenziale riguarda l’evangelizzazione e quindi la qualità
del messaggio offerto dagli uomini di Chiesa in quel
particolare contesto di civiltà rurale, in cui essi in prima
persona e la Chiesa stessa come struttura, non avevano
sicuramente una posizione marginale.
"La
presenza della Chiesa Cattolica nel feudo - osserva
infatti l’autore – è stata profondamente avvertita
dalle plebi rurali, non solo per l’opera di
cristianizzazione che Essa vi svolgeva, ma anche per i
numerosi fondi agrari che vi possedeva e che, quindi, vi
gestiva" (pag.44).
E
quando la situazione storica andò cambiando, - in conseguenza
della scomparsa dei servi della gleba e successivamente delle
numerose ondate di immigrazioni (la più consistente nei primi
decenni del Cinquecento fu quella albanese pag 57) - ed il
feudalesimo nell’agrigentino prese nuove forme, con la
cosiddetta "gabella", gli uomini di Chiesa non si
lasciarono trovare impreparati. L’autore elenca diversi
sacerdoti agrigentini e favaresi gabelloti ; tra questi ultimi
il sac. Vincenzo Mendolia, mecenate della chiesa di Maria SS.
della Neve (attuale Chiesa di S. Vito), perché ne curò la
ricostruzione, ingrandendola. Comunque, a parte qualche
lodevole eccezione, come questa citata, in genere i
sacerdoti-gabelloti o borghesi –( un termine quest’ultimo
da prendere magari senza le connotazioni negative di oggi, ma
rispondente al vero in quanto appartenenti alla borghesia, che
è la classe emergente del tempo) - certamente nel giudizio di
allora, come nella sensibilità di oggi non fanno una bella
figura, così come, nel suo insieme, la stessa Chiesa.
La
Chiesa agrigentina era ricca di beni materiali, così come la
Chiesa favarese che nel 1796, con l’unica parrocchia
giuridicamente esistente in paese, che era la Matrice retta
dall’Arciprete, poteva contare ben 42 sacerdoti. Un buon
numero dei quali, - a partire dallo stesso Arciprete -
apparteneva a quella borghesia terriera, avvicinata e guardata
sicuramente con rispetto, ma anche con un senso di diffidenza e distacco,
se non proprio di un certo sordo astio, dalla massa proletaria
del popolo, in condizioni di miseria e di fame.
Il
raffronto quantitativo con la situazione numerica del Clero di
oggi, quando la popolazione di Favara è sicuramente più che
triplicata rispetto ad allora, è abbastanza eloquente e si
commenta da sé. Il raffronto qualitativo, pur tenendo conto
delle mutate condizioni storiche, non provoca sicuramente
eccessivi rimpianti.
La
perdita dei beni materiali per la Chiesa, - così come la
perdita del potere temporale per il Papa – sappiamo che si
è rivelata provvidenziale ed ha segnato una svolta, a tutto
vantaggio della sua missione di evangelizzazione nel mondo
contemporaneo. E credo che il libro dell’Arnone, che
presenta uno spaccato storico, segnato da debolezze della
vicenda umana della nostra Chiesa agrigentina e favarese,
debba essere letto ed approfondito in questa ottica
interpretativa.
Sac.
Diego Acquisto
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Venerdì
03.03.2006
Bufera
a Sciacca per la distribuzione di una immagine sacra
Bufera
a Sciacca nei giorni scorsi per la distribuzione di una
immagine sacra con delle preghiere contro il marxismo. Dopo la
denuncia di un dirigente scolastico che aveva fatto conoscere
quello che stava avvenendo, c’è stato l’intervento
ufficiale dei massimi dirigenti diessini locali . ed i
giornali hanno titolato "L’ira
dei Democratici di Sinistra per le immaginette della Madonna
del Soccorso".
Che
cosa è avvenuto, in sostanza. Sono state diffuse tra i
ragazzi, -pare ad opera di ignare suore, - immaginette della
Madonna del Soccorso, la Patrona di Sciacca, antiche
immaginette, stampate tanti anni fa, - ma alcuni hanno forse
voluto mettere di proposito in dubbio questo, parlando di
immaginette fresche di stampa, immaginette nel cui retro si
invoca la Madonna per essere liberati dall’ateismo e dal
Comunismo". Sì, proprio così, essere liberati dall’ateismo
e dal Comunismo.
Apriti
cielo ! In questo clima di campagna elettorale che di giorno
in giorno si va facendo sempre più rovente, la diffusione di
questa immaginetta è diventato un caso politico – un vero e
proprio caso politico, al punto chje l’Arciprete del Luogo,
Mons. Alfonso Tortorici ha dovuto più volte ufficialmente
intervenire, per escludere ogni regia politica, per placare
gli animi, spiegando l’equivoco, cioè come era avvenuta la
cosa, che cioè non si trattava di immaginette stampate di
fresco, e che comunque la posizione della Chiesa era quella
indicata dal Papa , che cioè la Chiesa non fa politica, ma
che i cristiani devono «imparare a valutare i programmi di
chi li governa», e soprattutto proprio all'approssimarsi
delle elezioni, a considerare valori come la famiglia e la
vita, che per un cattolico devono essere considerati come
valori discriminanti nelle scelte politiche.
Uno
dei più autorevoli esponenti diessini di Sciacca, deputato
all’Assemblea Regionale, in un comunicato ufficiale ha
scritto: "E’ anacronistico invocare un intervento
della Madonna per un pericolo del tutto inesistente",
mentre un altro, sempre di Sciacca autorevole esponente
diessino, capogruppo al Consiglio Provinciale, inviando una
lettera all’arciprete, ha scritto: "Diffondere
una quantità consistente di santini degli anni ’50, dopo 40
anni ed a poche settimane da importanti appuntamenti
elettorali, probabilmente dimostra, a monte, un’organizzazione
non indifferente che, per ciò stesso, mi fa pensare al
tentativo meditato e voluto di qualcuno di utilizzare la
processione della santissima patrona di Sciacca come occasione
per fare campagna elettorale, strumentalizzando la buona fede
dei numerosissimi fedeli presenti".
E
ancora, sempre un altro responsabile diessino, sempre di
Sciacca: "E’ vergognoso,
ancorché ormai monotono, che si alimenti e si diffonda il
timore verso un pericolo che il nostro paese non ha mai
corso".
Il
dirigente scolastico che aveva sollevato il caso, per tutto
quello che è avvenuto, tenendo a precisare che il suo
intervento era dovuto solo al fatto di avere ritenuto
semplicemente inopportuno il riferimento al comunismo,
ha tenuto a precisare che tutta la polemica sollevata dai
politici l’ha considerata proprio fuori luogo, proprio fuori
luogo , mentre dall’altra sponda, il capogruppo di Forza
Italia, candidamente ha dichiarato: "Io
quella preghiera a mia figlia la farei fare, anche se ritengo
inopportuna la distribuzione di questi santini e anacronistico
quel passaggio sul comunismo".
Volete
conoscere il nostro parere. Una questione davvero tutta
provinciale, ci sembra, e con tutto il rispetto ad una
Comunità così evoluta come Sciacca, che pure ha saputo avere
figure prestigiose dal punto di vista politico come da quello
religioso, mi viene difficile trattenermi dal dire che a
Favara, dove ha sede questa emittente da cui noi trasmettiamo,
a Favara, per la conoscenza sicuramente non superficiale che
chi vi parla ha di questo città, mi sento di dire che un
episodio del genere, - con questi contorni e con queste
sottolineature ormai francamente demodé, - non sarebbe mai
avvenuto.
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La
Via (marzo 2006)
IL
CASO DI SCIACCA (AGRIGENTO) GLI EX COMUNISTI DEL DS IMPONGONO
ALL’ARCIPRETE COME DEVONO PREGARE I FEDELI E CHE COSA
CHIEDERE AL PADRETERNO PER INTERCESSIONE DI MARIA... E CI
RIESCONO
IL
FATTO. Il 2 febbraio, festa della Presentazione al Tempio di
Gesù, a Sciacca (Agrigento) si celebra la Festa del Voto alla
Madonna del Soccorso, titolo con cui viene invocata la Madre
di Dio. Nella chiesa di S. Agostino, gestita dalle suore Serve
dei Poveri (dette anche del Boccone del Povero), in questo
giorno affluiscono in massa i fedeli per sciogliere appunto il
voto e ringraziare la loro Protettrice. In questa occasione le
suore usano dare ai fedeli una immaginetta della Madonna del
Soccorso, nel retro della quale è una preghiera, nella quale
tra l’altro si prega: «Maria Santissima del Soccorso...
sconfiggi l’ateismo... ottieni da Dio il trionfo del bene,
la liberazione dal male, dal comunismo, dal marxismo...»
COSÌ NON SI PREGA, DICONO GLI EX COMUNISTI. Infatti, tali
invocazioni hanno fatto scattare le ire dei comunisti e degli
ex comunisti; e quindi proteste vibrate, con interessamento di
giornali nazionali e regionali, nonché della televisione
locale. Alcune citazioni. Repubblica 14.2.2006. «Non è uno
slogan elettorale commissionato dalla Casa della libertà, ma
un passo della preghiera che i fedeli trovano dietro al
santino della Madonna del Soccorso... Ma l’arciprete
Tortorici ha spiegato che è una preghiera degli anni ‘50, e
si è dissociato dal suo contenuto. Ha detto che certi
accostamenti non sono assolutamente condivisibili, perché lo
scenario politico è oggi completamente diverso; e si è
impegnato a far ritirare le immaginette». Giornale di Sicilia
17.2.2006. «L’ira dei Democratici di Sinistra per le
immaginette della Madonna del Soccorso con la preghiera contro
il comunismo. Questo passaggio non è andato giù al senatore
Montalbano: "È anacronistico - dice - e invoca un
intervento per un pericolo del tutto inesistente". Di
Paola, capogruppo del Ds alla Provincia, ha inviato una
lettera a mons. Tortorici, arciprete di Sciacca, nella quale
dice che tale distribuzione di santini gli fa "pensare al
tentativo meditato e voluto di qualcuno di utilizzare la
processione della Santissima Patrona di Sciacca come occasione
per fare campagna elettorale". Comunque Di Paola si
dichiara soddisfatto per l’iniziativa annunciata dall’arciprete
di andare in fondo a questa vicenda per accertare le ragioni
di quanto accaduto"». Giornale di Sicilia 18.2.2006. «L’arciprete
mons. Tortorici ha dichiarato: 1) Le suore hanno assicurato
che quella preghiera, distribuita senza alcun riferimento alla
situazione politica odierna, da loro non verrà più messa in
circolazione. 2) La comunità ecclesiale locale, seguendo gli
indirizzi della chiesa italiana, rimane al di sopra degli
interessi dei singoli partiti, occupandosi unicamente del bene
del popolo con iniziative specifiche che le competono"».
Tali dichiarazioni del rev.mo Arciprete sono state udite anche
dal sottoscritto in una intervista fattagli dalla televisione
locale di Sciacca. VALUTAZIONI DEL SOTTOSCRITTO. 1. È nella
logica delle cose che comunisti ed ex comunisti protestino. 2.
L’arciprete, mons. Tortorici, purtroppo non si è informato.
Se lo avesse fatto, avrebbe scoperto che la preghiera degli
anni ‘50, stampata a Canicattì, recita così: «O Maria
Santissima... ottieni da Dio la caduta del comunismo e la
conversione della Russia». La caduta del comunismo la si fa
coincidere con la caduta del muro di Berlino avvenuta 1989. La
preghiera è stata, quindi, stampata dopo tale data presso la
tipografia del Boccone del Povero di Palermo. 3. L’affermazione
che oggi «lo scenario politico è completamente diverso da
quello degli anni ‘50» non è affatto esatta, sia per
quanto riguarda l’Italia che il mondo. In Italia abbiamo
ancora partiti che sono apertamente comunisti; il Ds che si è
riciclato mantiene come partito la stessa mentalità marxista
e materialista sul piano della dignità dell’uomo:
favorevole al divorzio, all’aborto, alla procreazione in
laboratorio, al matrimonio-farsa degli omosessuali. Nel mondo
c’è la Cina con oltre un miliardo di abitanti, la Corea del
nord, il Vietnam sotto crudeli regimi marx-comunisti, ove la
persecuzione contro la Chiesa è sempre in atto. 4. Il
comunismo non è «un pericolo del tutto inesistente», come
afferma il senatore Montalbano. Non sa o non vuol sapere che
il marxismo, per la Chiesa, è l’eresia (1) più radicale
che abbia dovuto affrontare: è atea e materialista; e non si
può andare oltre nel campo delle eresie anti-evangeliche.
Come eresia perciò è stata condannata, già al suo sorgere,
da Pio IX. Nell’attuazione reale dei regimi comunisti il
marxismo riduce l’uomo alla schiavitù: la sua vita e i beni
a cui ha diritto sono nelle mani dello Stato, l’unico
impersonale padrone senza volto. I regimi comunisti crollati
hanno lasciato sul campo decine e decine di milioni di morti
ammazzati. 5. Ciò premesso, è inammissibile che il Ds abbia
ad ordinare ad un arciprete come deve far pregare i suoi
fedeli e che cosa devono chiedere al Padreterno per
intercessione di Maria. Il Vescovo è l’unica autorità
costituita per guidarci nella preghiera. Perché l’arciprete
non l’ha informato? Perché non ha chiesto le direttive da
seguire in questo caso di ingerenza politica? 6. Gli indirizzi
della Chiesa italiana non sono esattamente riportati dall’arciprete.
La Chiesa - è vero - è al di sopra della politica e dei
partiti; ma non si dispensa dal dovere di valutare sul piano
morale, in riferimento alla legge naturale e a quella
evangelica, tutti: compresi i partiti. Le direttive non sono,
quindi, di votare in un modo qualsiasi; ma salvaguardando
determinati valori di ordine naturale ed evangelico. La Chiesa
non indica il partito da votare, perché la Chiesa non si
identifica con nessun partito, anche se fosse fatto di angeli.
Dice invece che i cattolici possono votare per quegli uomini e
per quei partiti che salvaguardano la dignità e i diritti
dell’uomo: il suo diritto ad essere concepito secondo
natura, il diritto a nascere, il diritto alla famiglia come la
natura e Dio comandano, il diritto ad essere educato secondo i
principi religiosi della famiglia e, non ultimo, il diritto
alla giustizia sociale, ecc. Non possono quindi votare per chi
sostiene e fomenta il divorzio, l’aborto, la procreazione in
provetta, i Pcs, il monopolio statale della scuola, ecc.
Votare secondo coscienza, non significa votare come pare e
piace, bensì conformemente a determinati principi di etica
naturale ed evangelica.
GERLANDO
LENTINI
Il
falò della Perciata finisce sulla cronaca nazionale.
Il
quotidiano nazionale "Il Giornale" del 15 agosto
2005 dedica un articolo al Falò della Perciata con toni non
certo lusinghieri.
Ecco
il testo dell'articolo:
Ma
c’è chi festeggia bruciando la statua del Papa
di
Gaetano Ravanà
da
Agrigento
Tuona
la Chiesa siciliana. Tuona contro chi ha ideato, organizzato e
costruito lo «spettacolo» del rogo che la scorsa notte ha
distrutto la riproduzione in legno raffigurante Piazza San
Pietro, con tanto di immagine in scala di Papa Benedetto XVI
che si affaccia dal balcone. A parlare per conto dei Vescovi
siciliani è padre Paolo Fiasconaro, responsabile della
Conferenza episcopale regionale, che ieri non ha creduto alle
proprie orecchie quando è stato informato della «trovata»
che a Favara avevano organizzato i rappresentanti del comitato
che cura annualmente i festeggiamenti in onore della Madonna
Assunta. Gli anni scorsi vennero bruciati il Colosseo, la
Torre di Pisa e il Tempio della Concordia, quest'anno è
toccato a Piazza San Pietro, realizzata in quaranta giorni di
lavoro con legna e oltre 5000 canne. L'opera è stata ideata
dall'artigiano favarese, Baldassare Alongi.
Il
tutto dato alle fiamme la notte di Ferragosto al culmine di
una festa di paese. «È inaudito che ciò possa accadere
senza che nessuno sia intervenuto per evitare una simile
offesa alla cristianità. In questo modo _ spiega padre
Fiasconaro _ si offre un pessimo esempio a chi crede in
Dio. Come chiesa di Sicilia non possiamo fare altro che
deplorare una simile iniziativa. Fino a quando si bruciano
certi simboli allora si può anche convenire con certe
motivazioni di carattere ludico, ma quando il simbolo è la
figura del Santo Padre si sconfina nell'oltraggio».
La
notizia di piazza San Pietro data alle fiamme nella sua
riproduzione lignea ha già varcato i confini locali Fabio
Zavattaro, vaticanista della Rai, sottolinea come «serva una
ferma posizione di condanna da parte dell'opinione pubblica,
con la speranza che simili episodi restino circoscritti e non
imitati».
Non
si è fatta attendere la risposta degli organizzatori,
spalleggiati anche dall'arciprete. «È diventata un'usanza
puntualmente rispettata - ci dice l'arciprete di
Favara, don Giuseppe Veneziano - di fare un falò
originale per bruciarlo la notte di Ferragosto. Nessuna
trasgressione o rapporto di contrasto tra la gente e il
simbolo della cosa che si brucia».
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NOTIZIE PERSONALI
Sac.
Diego Acquisto
--
Nato a Canicattì (AG) il 20 giugno 1940 ;
--
Ordinato SACERDOTE ( con dispensa sull’età) nella
Cattedrale di Agrigento il 29 giugno l963,
dall’arcivescovo
S.E: Mons. Giovanni Battista Peruzzo ;
--
Nominato vice-rettore del Seminario
Minore di Favara dal Vicario Capitolare Mons. Lauricella (Mons
Peruzzo muore a Molare il 20.07.1963¬);
--
Vice Rettore del Seminario Minore di Favara dal 01.09.1963 al
30.09.1966
--
Docente di francese al Seminario Minore di Favara dal
01.09.1963 al 30.09.1974
--
Vice Assistente Diocesano
C. S. I. Giov. Masch. di Az. Catt. dal1966 al 1969
--
Componente del 1°
Consiglio Presbiterale Diocesano dal 03.11.1966 al 03.11.1968
--
Parroco della Parrocchia
S. Rosa da Viterbo - Agrigento dal 30.01.1968 al 05.05.¬1969.
--
Nominato Parroco della Parrocchia S.VITO di FAVARA il 6 maggio
1969, dal Vescovo S.
E. Giuseppe Petralia , in seguito alla tragica scomparsa di don
Giuseppe Seggio .
--
Docente di Religione dal 6.11.1965 e di Materie Letterarie
nella Scuola Statale dall’An.Scol. 1972-73.
--
Componente della Redazione del Settimanale Diocesano “L’Amico del Popolo” - Iscritto
come pubblicista all’Albo dell’ ORDINE dei GIORNALISTI
di Sicilia in
data 15.03.1990.
--Assistente
della Consulta Diocesana per i problemi sociali e il lavoro
--Nomina
di componente del Comitato Diocesano Emergenze Pastorali, in
data 08.01.
--Nomina
di Direttore dell’Ufficio Diocesano Problemi sociali e
lavoro, in data 13.05.1992,
--Dal
21.10.1994 direttore responsabile di Radio Favara 101.
--
Cappellano del Collegio di Maria di Favara, “per un triennio”.
--
Vicario Foraneo del Vicariato di Favara-Aragona-Comitini dal
7.10.1995 al 5.5.2001
--
Componente del Consiglio Pastorale Diocesano per il periodo
1996-2001.
--
Membro della Delegazione per i mezzi diocesani di
comunicazione sociale.
-Componente
del Consiglio presbiterale Diocesano.
-Componente
della Commissione Presbiterale
Regionale Siciliana dal 07.03.1996 al marzo 2008.
--Direttore
di Telepace-Agrigento dal 13.06.1997
al 02.05.2005
--Dal
2.5.2005 - Direttore
dell’ Ufficio Scolastico Diocesano della Curia Arcivescovile
di Agrigento per l’IRC.
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