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Sac. DIEGO ACQUISTO - e-mail: diegoacquisto@alice.it

 

Nato a Canicattì (AG) il 20.06.1940, 

ordinato presbitero nella Cattedrale di Agrigento il 29.06.1963 

dall'Arcivescovo  S. E. Mons. G.B. Peruzzo. 

Parroco della Parrocchia S. Vito di Favara 

dal 06.05.1969. 

Direttore dell’informazione di Radio Favara 101,

dal 21.10.1994

con registrazione al n. 208  del Tribunale di Agrigento.

 

e-mail   diegoacquisto@alice.it

Domiciliato in via P.S. Mattarella, 1 (Seminario) 

 92026 Favara (Agrigento) - tel. e fax 0922.31927 

- Cellulare wind 3289748129 -  Cellulare tim 3319520614

 

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-Già vice-rettore del Seminario Minore (1963-1966) e docente di francese nella scuola media di tale Seminario (1963-1973); docente  di Religione dal 1965 al 1971 e poi di materie letterarie nella scuola secondaria di I e II grado statale, sino all'età della pensione. 

-Segretario della Sezione di Favara del S.N.S.M. (Sindacato Nazionale Scuola Media) e poi componente del Collegio provinciale dei probiviri del SISM-CISL.

-Già membro del  1° Consiglio Presbiterale Diocesano, istituito subito dopo il Concilio Vaticano II nel 1966 e della Commissione Presbiterale Siciliana dal 1996 al 2008. 

-Vice Assistente Diocesano C.S.I. Giov. Masch. di Azione Cattolica dal 1966 al 1969.

-Parroco della Parrocchia S. Rosa da Viterbo di Agrigento dal 30.01.1968 al 05.05.1969.

-Cappellano del Collegio di Maria di Favara per un triennio.

-Vicario Foraneo del Vicariato n. 2  di Favara-Aragona-Comitini dal 07.10.1995 al 05.05.2001.

-Componente del Consiglio Pastorale Diocesano dal 1996 al 2001.

-Membro della redazione del settimanale cattolico agrigentino "L'Amico del Popolo".

-Pubblicista, iscritto all’Albo dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia dal 15.3.1990. 

-Componente della Delegazione per i mezzi diocesani della comunicazione sociale e del Comitato Diocesano per le emergenze pastorali.

-Responsabile della Pastorale Sociale Diocesana, prima come Assistente della Consulta e poi come  Direttore dell'Ufficio Diocesano per i problemi sociali e il lavoro della Curia, dal 1991 al 2005.

-Direttore  di  Telepace-Agrigento dal 13.06.1997 al 04.05.2005. 

-Direttore dell'Ufficio Scolastico Diocesano per l' IRC (Insegnamento della religione cattolica) della Curia Arcivescovile di Agrigento,  dal 02.05.2005  al 16.10.2009.

-In data 27.06.2009, conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Sindaco di Favara, avv. Domenico Russello. 

 

DOCUMENTI

 

 

Avviati preparativi per le celebrazioni del bicentenario

 della Chiesa di San Vito 

(servizio pubblicato sul giornale on line AGRIGENTO OGGI  - novembre 10, 2011) 

 di Don Diego Acquisto 

 

Importante riunione straordinaria nella sacrestia di S. Vito ieri sera, per decidere il da farsi per la ricorrenza del bicentenario della Chiesa. La decisione unanime è stata quella della costituzione di un Comitato per non fare passare sotto silenzio la storica ricorrenza. 

La Chiesa, nelle dimensioni attuali, al posto di una piccola cappella esistente da alcuni secoli precedenti, i cui lavori di costruzione erano iniziati negli ultimi anni del '700, è stata completata nel 1812, come chiaramente indica la scritta nella parte più alta dell'arcata principale. 

Presenti alla riunione straordinaria convocata dal Parroco: Lupo Carmelina, Lillo Montaperto, Rosetta Azzaretto, Dino Patti, Rosario Sutera, Giusy Ravarà, Franco Sciortino, Michele Vitello, Antonio Azzaretto, Rosetta Avarello, i fratelli Lillo e Totò Sciortino, Salvatore Pirrera, Rosario Pullara, Carmela Buggea, Alfonso Leone, Antonio Pirrone.

 E' stato deciso di dare solennità all'apertura dell'anno bicentenario, fissando la data per la prossima vigilia dell'Immacolata, il 7 dicembre p.v. con una solenne S. Messa, animata dalla Corale "Ierusalem", a cui seguirà la benedizione di una vetrata artistica raffigurante il Cuore Immacolato di Maria, collocata nel prospetto centrale della Chiesa. 

A questa riunione ne seguirà a breve un'altra, - (a cui sicuramente parteciperanno altri elementi che vorranno aggiungersi al Comitato) - con finalità più direttamente operative, non solo per la divisione dei compiti, ma anche per coinvolgere operatori culturali della città ed agenzie educative, con momenti ed incontri di valenza spirituale e culturale, nell'arco di questo anno bicentenario, che si concluderà ancora per la vigilia dell'Immacolata, il 07 dicembre 2012.

Favara 10.11.2011

 

 

 

Urge una riflessione sulla situazione pastorale

Il caso Realmonte: un paese senza Parroco-arciprete

04.12.2010

Non avere ancora un parroco, stabile e regolarmente nominato, dopo oltre un mese di “vacatio”, continua a tenere banco, visti i numerosi interventi di post che continuano ad essere pubblicati in un giornale on line della nostra provincia, che ha deciso di prestare attenzione alla situazione. Che riassumiamo in breve.

Il  Parroco, Don Giuseppe Gagliano, amato e benvoluto, dopo i “canonici” nove anni di servizio, è stato trasferito nella vicina città di Montallegro.

Un  altro Parroco, Don Sergio Sanfilippo (a sua volta pure reduce da nove anni di servizio, lodevolmente prestato nella parrocchia S. Francesco della  vicina Aragona) è stato nominato a Realmonte.  Ma che dopo qualche settimana,  don Sergio capisce  di non trovarsi nel posto giusto per potere serenamente lavorare.  Perciò, con una decisone personale discutibile, ma che tuttavia merita attenzione e rispetto, (perché abbiamo il dovere di pensare che abbia valutato in coscienza la sua personale situazione concreta), lascia quel servizio, informando i superiori.

Chi scrive e chi legge conosce sicuramente quante situazioni del genere, soprattutto  non solo tra il clero diocesano, ma anche – e forse soprattutto – in quello religioso, dove teoricamente la situazione dovrebbe essere più facile. Quanta pazienza nella formazione delle case religiose dopo il Capitolo provinciale. Ciò anche in considerazione del mutato concetto di ubbidienza responsabile, sicuramente distante anni luce dalla visione gesuitica del fondatore, sintetizzata nella celebre formula “perinde ac cadaver”.

Una situazione quella di Realmomte allora,  che si trascina da oltre un mese;  i post  - (segno dei tempi, con cui bisogna pur fare i conti, data  la moderna tecnologia)  - registrano  una ridda di contrastanti opinioni, in interventi più o meno anonimi (che alla data di oggi, dopo meno di una settimana, sono già oltre 160) ; inoltre c’è stata nel frattempo una richiesta-supplica ufficiale, pacata , pensosa e rispettosa, all’arcivescovo Montenegro,  da parte dl Presidente del Consiglio Comunale, Antonino Sciarrone.

I post non sempre sono sereni e rispettosi della situazione e soprattutto delle persone. Anzi, ci sembra proprio che lascino a desiderare, anche se obiettivamente sono il segno di una vitalità, che ha bisogno però di essere tempestivamente compresa e incanalata, con la dovuta fermezza, in quei binari di fede e carità, tracciati magistralmente da S. Paolo nelle sue lettere alla varie comunità da lui fondate, dove i problemi, sicuramente,  erano anche più gravi di quelli che sembrano esserci a Realmonte.

La dimensione profetica della nostra fede, come ci ricorda in questo tempo di Avvento la figura austera di Giovanni Battista,  impone a tutti,  chierici e laici, ognuno per la sua parte e per il suo ruolo, di vivere in costante atteggiamento di pentimento e di conversione.

Per “preparare la via del Signore” è necessario accettare il giudizio profetico che può  provenire non solo dalle persone ma anche   dalle situazioni, che mettono  a nudo valutazioni, scelte, decisioni e sentimenti inadeguati. Nel  piano di Dio, tutto deve servire a tutti , per un cammino di maturazione e di crescita.

Personalmente non conosco direttamente la situazione realmontina, ma da presbitero e parroco ormai avanzato negli anni, auspico (e non ho incertezza nel dire che sono sicuro, leggendo tutti i post e valutando complessivamente la situazione) un impegno comune per ulteriori passi avanti della comunità ecclesiale,  anche agrigentina nel suo insieme,  che nell’anno dell’ascolto ha fornito indicazioni che forse devono essere  meglio interpretate e tradotte in prassi.

Quando ero in seminario, l’immagine che arrivava da Realmonte, paese - (di 4.500 abitanti, con un'unica Parrocchia) -  posto in uno dei tratti costieri più belli della Sicilia,  era quella di una comunità parrocchiale tranquilla, servita per tanti anni da un venerato ed anziano Parroco, P. Vella,  a cui seguì poi il servizio, sin quasi alle soglie dell’anno 2000, del compianto e buon P. Fiorica, del quale si diceva che era attentissimo alla benedizione della case, al punto che, nel caso di un’abitazione chiusa , si diceva,  pensasse ad iniettare acqua benedetta dal buco della serratura.

Un atteggiamento che allora, – come ancor più oggi – ci faceva  sorridere, ma che era il segno, di una  azione pastorale,  ancorata in un’incondizionata fiducia nel sacro e nel desiderio oggettivo di santificazione, al di là della richiesta e degli umori delle persone.

Con il  recente servizio novennale di don Giuseppe Gagliano, dal 2001 al 2010, la situazione religiosa a Realmonte  ha subito una radicale svolta, positiva, adeguata ai tempi, nel segno della partecipazione e della corresponsabilità.  Un cammino  decisamente fruttuoso,  adesso messo alla prova, con il cambiamento del Parroco.

Anche il popolo d’Israele per maturare nella fede,   oltre ai lunghi anni di deserto, ha provato anche l’esperienza terribile della deportazione babilonese.

Ma,  grazie alla voce dei profeti ed alla lettura profetica degli eventi, ha saputo aprirsi al futuro, con un movimento popolare, che ha saputo andare oltre quei gruppi elitari, magari divisi in conventicole, che sicuramente non saranno mancati e che  i intralciavano,  il suo cammino di fedeltà all’Alleanza, rischiando  di comprometterlo.

Anche a Realmonte, dove pare che ci siano gruppi  e gruppuscoli diversi, non è superfluo ricordare che il  Dio biblico,  per il suo piano di salvezza, si è scelto un popolo, non una cerchia  ristretta di fedeli. Cerchia che, magari con retta intenzione, acquisisce la “santa” presunzione  del diritto all’esclusiva  nella gestione della parrocchia.

Diego Acquisto

04.12.2010

 

 

 

 

 

FAVARA  si  mobilita per dire  NO  alla mafia- 27.10.2010

 

Fiaccolata e Consiglio Comunale aperto, coinvolgendo  tutte le realtà istituzionali ed associative della città, per dire NO alla logica mafiosa.

E’ quanto è stato deciso ieri sera nella riunione dei capigruppo del Consiglio Comunale, che hanno accolto all’unanimità la proposta del consigliere del PD Luigi Sferrazza. I dettagli della manifestazione saranno comunicati a breve

Una proposta che la Favara degli onesti aspettava, dopo le dichiarazioni del Sindaco Russello e del Presidente del Consiglio Comunale Gargano, che avevano partecipato alla conferenza stampa del colonnello Di Iulio, all’indomani del clamoroso arresto del boss Gerlandino Messina, in viale Stati Uniti, al civico 79.

Il silenzio stava per diventare imbarazzante. La proposta di Sferrazza è stata forse per tutti un po’ come una liberazione e di conseguenza non poteva non essere positivamente accolta da tutti.

 

Sarà un momento di corale riflessione utile per tutta la Comunità favarese, tanto per la parte sana (la stragrande maggioranza), quanto per la parte minoritaria deviata, che deve essere aiutata a capire l’assurdità di certe scelte, non solo sul piano etico e civile, ma anche su quello della convenienza pratica, dato che ad aggregarsi con la mafia, si rischia seriamente di vivere come “topi”, sempre rinchiusi durante la latitanza, con la probabilissima conseguenza di concludere la vita in una cella o nella tomba.

Favara, dopo tutte le promesse non mantenute dai politici, con la manifestazione in programma, oltre ad esprimere gratitudine alle forze dell’Ordine, chiede allo Stato un aiuto più continuo, non solo sul piano della repressione, ma anche e soprattutto su quello socio-economico, specie dopo la tragedia del 23 gennaio scorso, che ha fortemente penalizzato e continua ancora a penalizzare l’economia locale, con pesanti ricadute selle fasce più deboli.

 

27.10.2010

Diego Acquisto

 

 

In politica una nuova generazione di cattolici e…laici.

 15.10.2010

Ci sembra questo, in estrema sintesi,  l’auspicio di fondo che dai mass media è stato lanciato ieri pomeriggio da Reggio Calabria,  in apertura della 46esima Settimana Sociale dei cattolici italiani.

Una  nuova generazione di cattolici impegnati in politica “senza complessi di inferiorità” -  come ha sottolineato Benedetto XVI nel suo messaggio – e con “valori non negoziabili”, perché “non  solamente oggetto della Rivelazione, ma scritti nell’essere stesso della persona e  quindi leggibili dalla ragione libera da ideologie, condizionamenti e interessi particolari”, come ha ribadito il Card. Bagnasco, presidente della CEI, nella sua relazione introduttiva.

Il quale  ha tenuto  a precisare che  l’esigenza che si avverte di questa nuova generazione di politici di estrazione cattolica, preparati con una vita spirituale forte,  una prassi coerente e con una conoscenza intelligente e organica della Dottrina sociale della Chiesa, “non vuol suonare come una parola di disistima o peggio,  per tutti coloro, e non sono pochi, che si dedicano con serietà, competenza e sacrificio alla politica diretta”..

Un accenno questo che ci sembra chiaramente e benevolmente rivolto a quanti, provenienti da altre sponde ed esperienze, frequentemente fanno appello alla cultura laica e se ne fanno  un motivo di distinzione e quasi di orgoglio.

Un invito alla riflessione, perché che certo laicismo di oggi è ben lontano da quelle posizioni che, per esempio, hanno portato nell’immediato secondo dopoguerra, a quell’incontro fecondo tra cultura laica e cattolica, che ha permesso l’approvazione a larghissima maggioranza dell’attuale nostra Costituzione Repubblicana.

Un invito ad abbandonare talune posizioni di una laicità degradata in laicismo di bassa lega, che storicamente erano state superate, per una laicità vera, matura, positiva, non ipocritamente neutrale, ma rispettosa delle posizioni dei cattolici. Posizioni che - come ha fatto rilevare il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,  nel suo messaggio di saluto ai delegati, letto ieri in apertura dei lavori – i cattolici ripropongono – con “perdurante impegnoper il progresso civile, economico e sociale dell’Italia, “la cui identità culturale è permeata dai valori cristiani”.

15.10.2010

Diego Acquisto

 

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AUGURI alla NUOVA GIUNTA di Favara

 

Ieri, nel giorno in cui la Chiesa festeggiava S. Pio da Pietrelcina e la Comunità Ecclesiale di Favara era riunita per la solenne concelebrazione nella nostra Chiesa Madre, assiepata di fedeli, prima della processione, che si doveva concludere, come gli altri anni, davanti al monumento, innalzato a P. PIO dai tantissimi devoti favaresi, nella villetta di via Beneficenza Mendola,  circolava voce che contemporaneamente, nel Palazzo di Città, si insediava la NUOVA GIUNTA, giurando davanti al Sindaco Russello.

Una GIUNTA formata  da tre uomini e tre donne.

 

Una Giunta, come evidente, che, dopo le note traversie giuridiche e dopo il travaglio di oltre due mesi,  per quanto riguarda le quote rosa è andata oltre il minimo garantito dall’attuale STATUTO COMUNALE, iniziando, mi auguro un cammino nuova che faccia della nostra Favara la capitale della  riscossa  femminile in politica, a livello provinciale, regionale e (perché no ?) anche nazionale.  In questo senso le tre donne prescelte  mi pare davvero che offrano le migliori garanzie, perché meritevoli, professionalmente qualificate,  e- come abbiamo sentito dalla loro stessa voce - davvero desiderose di spendersi per la Comunità favarese, che ha tanto bisogno di attenzione e premura. Anche la componente maschile non sembra da meno e perciò non c’è che da rivolgere a tutti i migliori AUIGURI di BUON LAVORO, nel segno di uno sforzo nuovo di  ritrovata concordia, sulle cose da  fare, secondo le indicazioni che, nelle ultime settimane, con un impegno ammirevole, quasi  tutte le forze politiche, presenti in Consiglio Comunale, hanno elaborato  nel superiore interesse della Città.

Favara 24.09.2010

Sac. Diego Acquisto

Parroco s. Vito

 

 

 

 

Favara, 20.9.2010

Lettera aperta

Al signor Sindaco ed ai Sigg. Consiglieri Comunali

di Favara

  BASTA ! E’ arrivato davvero il momento di dire BASTA ! Occorre agire con estrema urgenza, senza se e senza ma !  Il buon popolo favarese assiste rassegnato ed impotente, alle varie disfunzioni ed all’assenza di governo della città. Favara non merita, dai suoi politici, ulteriori mortificazioni e perdite di tempo, che suonerebbero come assassinio anche della sua speranza e del suo futuro.

I guasti già provocati dall’assenza di una GIUNTA, con l’inevitabile mancata presentazione, entro le scadenze previste, di progetti finanziabili a livello regionale, nazionale e soprattutto europeo, avranno pesanti, anzi pesantissime, ripercussioni, se non immediatamente,  certamente, nei prossimi anni. Altri danni si aggiungeranno, - dato l’andazzo delle cose - con prevedibili, altre eventuali inadempienze, nei prossimi giorni e settimane. Perciò è doverosamente urgente agire, ognuno nel suo ruolo e per la sua parte di responsabilità, in ottemperanza a quanto stabilito dalle leggi vigenti.  Favara deve avere subito un organo collegiale di governo, come previsto dall’attuale normativa, che assegna al Sindaco, eletto dai cittadini, tutta la responsabilità del potere esecutivo e contemporaneamente Lo obbliga ad avere una GIUNTA.

Dopo  tutto il tempo trascorso, in assenza di una soluzione immediata, nessuno può esimersi dal trascurare la situazione. Tutti i partiti, tutti i Consiglieri Comunali, come singoli e come componenti del più importante organo collegiale cittadino, non possono continuare a  lasciar correre. Ne va di mezzo il futuro della città ed il bene, soprattutto, delle nuove generazioni. Ognuno, (a partire dal Sindaco all’ultimo dei consiglieri comunali, eletto con il minimo dei voti), ha la responsabilità ed  il dovere di usare, immediatamente, tutti i poteri che la legge  gli assegna, per una svolta, in un senso o in un altro, unicamente finalizzata al bene della città.

Con sensi di stima, auguri di buona riflessione.

Sac. Diego Acquisto

Parroco S. Vito

 

FAVARA - AUGURI alla Russello Quater

11.09.2010

Partendo sempre dal principio che la Chiesa non è e non vuole essere, un agente politico, ma che tuttavia non può non sentirsi interessata a dare il proprio contributo per il bene comune, formulo, (come cittadino onorario e come parte di questa Chiesa favarese nel ruolo di parroco che esercito), da subito auguri alla nuova Giunta che sarà a breve costituita, mi auguro davvero con “assessori di alto profilo umano, morale e professionale”, soprattutto motivati a servire la città negli aspetti di più ordinaria amministrazione. Assessori che prima di chiudersi nei loro uffici, stiano un po’ a contatto diretto con la gente dei vari quartieri,  si facciano un giro per le vie della città e si segnino nell’agenda i problemi concreti, per evitare che emergenze risolvibili in pochi giorni si trascinino per mesi e mesi, come purtroppo è avvenuto spesso sino ad ora. Per quanto riguarda la presenza delle quote rosa, la cui presenza si dice nel comunicato del Sindaco, che sarà questa volta salvaguardata (e ci mancherebbe altro !) mi auguro anche che si vada al di là del minimo garantito, naturalmente, sempre con figure professionalmente qualificate, meritevoli e davvero desiderose di spendersi per Favara, che, dopo la sentenza del Tar, dovrebbe diventare la capitale della riscossa femminile in politica, a livello anche regionale e (perché no ?) anche nazionale.Il ruolo di opposizione, in questo ultimo scorcio di legislatura amministrativa (18 mesi scarsi) sarà assunto da forze che erano state incaricate dal popolo a governare.

  Pur ribadendo il principio che la regola fondamentale della democrazia, vuole che sia il popolo ad assegnare i ruoli di governo o di opposizione, sento che, al di là di ogni legittima opinione personale, deve essere rispettata la decisione dei questi partiti che hanno ufficializzato la loro concorde volontà di governare Favara. Una volontà che, doverosamente, bisogna pensare, unicamente finalizzata al bene della città, che, intanto, da un bel po’ di tempo, non aspetta altro che vedere affrontati e risolti almeno alcuni dei suoi immediati problemi.

  Pertanto mi auguro proprio che, sia clamorosamente smentita dai fatti, l’idea di alcuni  che cioè “la conferenza stampa della maggioranza tenutasi nella mattinata (di ieri)”, nei prossimi giorni si possa trasformare “in una sorta di comica rappresentazione”. In ogni caso, certamente la conferenza stampa, un merito immediato, intanto ce l’ha, ed è quello di avere fatto, finalmente chiarezza, con le maggioranze variabili che da tempo si verificavano in Consiglio, frutto, si diceva, dell’accordo trasversale e sotterraneo dei cosiddetti 19. Favara ha bisogno di impegno serio e fattivo, con accordi politici alla luce del sole. In questo senso, anche la scelta recentissima del Sindaco, di aderire al FLI, contribuisce a fare chiarezza.

Auguri di buon lavoro al Sindaco ed alla Giunta, per il bene della Città. Giudicherà tutto e tutti, prima o poi, il popolo sovrano.

La mia perplessità espressa nei miei precedenti interventi, che cioè nelle prossime elezioni il popolo favarese sia costretto praticamente a scegliere tra due “fazioni” idealmente simili, credo che, in questa situazione, mantenga tutta la sua validità.

Favara 11 settembre 2010

Sac. Diego Acquisto

Parroco S. Vito

 

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Riscontro alla NOTA del dott. Lorenzo Airò del 17.8.2010

 

Egregio dott. Lorenzo Airò,

in riscontro alla Nota inviatami, “taggandomi” tramite Facebook, ecco alcune mie considerazioni.

A parte le valutazioni, condivisibili o meno, sull’operato dell’Amministrazione Russello e sulla situazione complessiva della città, su cui ognuno, con una pacata riflessione, può legittimamente formarsi un suo giudizio, da parte mia, come facevo notare in qualche mia precedente riflessione, la rassegnata pazienza del popolo favarese ha forse radici radicate nel passato, remoto e recente. Un passato, che pur con qualche improvviso spiraglio di luce, ha lasciato sostanzialmente immutata la situazione.

Leggendo le sue osservazioni sull’attuale condizione della città, anche nella particolare ottica da Lei usata, mi veniva in mente l’affermazione di S. Agostino : “ Che cosa di nuovo ed insolito patisce ai nostri tempi il genere umano -(favarese, aggiungo io) – che non abbiano patito i nostri padri?”.

Però, tengo subito a precisare il suo documento merita di essere attenzionato da parte di tutti, (a partire dai suoi compagni di cordata politica), per le linee future che , mi pare, vuole proporre.

Tutto quello che può andare nella direzione di un vero bene della collettività favarese, spronando tutta la macchina amministrativa (burocrati, dirigenti, dipendenti vari nelle varie mansioni, autorità politiche ai diversi livelli … …ecc…), migliorandone la cultura nella linea del servizio ai cittadini e quindi, la qualità della vita, nell’immediato presente o nel prossimo futuro, credo che debba essere da tutti accolto favorevolmente, senza remore né pregiudizi.

Pienamente condivisibile e lodevole quindi, l’appello a rilanciare l’impegno da parte di tutti per il bene della città… Premesso questo, sembra assolutamente giustificato, il richiamo – tra le righe – ai suoi stessi compagni di partito o ad alcuni di essi, verso i quali in passato, da parte sua, mi pare che non sia mancata qualche severa osservazione critica, come per esempio nel periodo (passato o ancora in atto?) della cosiddetta maggioranza dei 19. In questo senso, un passaggio, a mio giudizio, particolarmente significativo è l’invito , a “dare priorità ad un sistema di alleanze compatibili con il PD e assieme affrontare il presente e il futuro”.

Tutti abbiamo il dovere di sperare a preparare il meglio, guardando al presente, con un occhio al recente passato e quindi doverosamente, ancora di più, al prossimo futuro , guardando con interesse ai fermenti in atto, compresi i cosiddetti “Progetti per il territorio”, di freschissima elaborazione.

Per chiarezza dobbiamo ricordare che il recente passato amministrativo di Favara, – in cui Lei come sindaco è stato l’attore principale – ha registrato, nel segreto dell’urna, un severo (forse anche troppo severo , ed inaspettato nelle dimensioni), giudizio negativo da parte degli elettori che hanno deciso, senza se e senza ma, il cambiamento.

Il presente lo stiamo vivendo, con le valutazioni che ognuno man mano si va formando, in relazione alle risposte che gli uomini eletti (a partire dal Sindaco) ed i Partiti della maggioranza sanno dare ai problemi passati, recenti ed emergenti della città.

 

Il giudizio, quello che democraticamente vale, al di là di ogni attuale, anche rispettabile valutazione (positiva o negativa che sia) prima o poi, lo daranno i cittadini nel segreto dell’urna.

Stando ad un giudizio, che a me pare largamente comune, sino ad ora i pochi esponenti dell’opposizione voluta dagli elettori in Consiglio Comunale, non sembra che abbiano offerto alla città un’alternativa valida e credibile di diversa logica amministrativa, con proposte coraggiose e chiare. Né, soprattutto, hanno incalzato positivamente la maggioranza, inchiodandola al suo dovere per il bene della città, godendo solo delle divisioni e magari abilmente provocandole, forse anche seminando di proposito zizzania, nella speranza di averne un ritorno vantaggioso e senza curarsi, intanto, dei possibili danni alla collettività.

E forse questo, come ha candidamente ammesso con soddisfazione, – che si fa fatica a comprendere – qualcuno della sua cordata, ha determinato o almeno contribuito a favorire la nascita di un’opposizione fatta in casa, tutta interna alle stesse forze che hanno voluto l’elezione di questo Sindaco. La sua lettura di quanto avvenuto non mi sembra tanto dissimile dalla mia.

La situazione di Favara, se per un verso reclama il rafforzamento (o la nascita) di un nuovo stile di amministrare, nello stesso tempo credo anche che sia emblematica per quanto riguarda pure la necessità di un nuovo modo di fare opposizione.

Se la situazione dovesse restare così, il rischio sarebbe di non potere offrire all’elettorato nulla di positivo e di celebrare il rito delle elezioni in un clima che non riesco a definire, perché in pratica i favaresi dovrebbero scegliere tra due fazioni di uno stesso Partito, con la tentazione ancora più facile del passato di ricorrere a tutti quei mezzucci discutibili e dannosi, di racimolare voti comunque e ad ogni costo, senza badare alla qualità delle persone ( che, sicuramente verranno scelte all’ultimo momento, magari alla men peggio…) ed ai programmi. La conseguenza nella prossima legislatura potrebbe essere anche più problematica dell’attuale.

Per quanto riguarda i suoi interventi, ripetuti nel tempo, sull’attuale Amministrazione, nella certezza che Lei avrà sicuramente fatto un esame impietoso del voto dei favaresi che non Le hanno confermato la fiducia, perché non manifestare con la provata chiarezza, di cui non solo io le ho dato atto, il suo punto di vista e le correzioni necessarie che ha deciso di apportare per evitare gli errori compiuti ? Non sarebbe, questo sicuramente, un contributo serio alla crescita della democrazia a Favara ? Non sarebbe il caso, per esempio, riconoscendo di avere sbagliato, di prendere pubblicamente le distanze da certa cultura radical-libertaria, estranea tra l’altro alla cultura migliore del suo partito di provenienza, come pure dei cattolici democratici ? Per essere chiaro, quella cultura che ha portato all’erezione del monumento alla Venere nuda (ormai da tutti dimenticato), con tutto il contorno di festa che l’ha accompagnata, tra lo sbigottimento della maggioranza della popolazione, e tra l’altro, con sperpero ingiustificato di pubblico denaro ? Questo, naturalmente, è solo un esempio… …insomma pensare agli errori commessi ed assicurare pubblicamente l’elettorato, in questo come negli altri campi, della decisa volontà di non ripeterli. Parlare insomma si delle cose buone realizzate durante il periodo della Sua Amministrazione, ma anche degli errori commessi e del proposito vero di eliminarli, in una eventuale chiamata di servizio alla Comunità favarese, come persona o come raggruppamento politico.

Intanto, a mio giudizio, bisogna darLe atto che Il suo documento ha il merito di dare una seria scossa a tutti, in questo momento di difficoltà in cui ancora ci si attarda a formare la Giunta di Governo della Città. Dopo la mazzata del TAR, la politica favarese deve trovare il coraggio di curare se stessa. E’ tempo di muoversi, superando personalismi ed interessi di piccolo cabotaggio. Il Sindaco è chiamato giustamente in causa in prima persona, anche dando alle donne – come Lei dice – un maggiore spazio di quello previsto dallo Statuto. Favara chiede di fare presto. Lo esige il bene comune. Il susseguirsi delle riunioni ed il prolungarsi delle trattative induce, purtroppo, a pensare che la lotta a difesa di interessi personali e/o di gruppo, si trasforma in uno scontro di veti incrociati che paralizzano o addirittura fanno completamente dimenticare la ricerca del bene comune.

Come ha denunciato recentemente un autorevole uomo di Chiesa, “Il rischio che tutti corriamo è di guardare in basso, solo in basso, imprigionati e rovinati come siamo dal nostro ‘io’: un ‘io’ spesso pesantemente segnato dall’individualismo e dall’egoismo, un “io” che ripiegandosi su se stesso tende ad assolutizzarsi, a configurarsi come un ‘idolo’ da adorare e per il quale si è disposti a sacrificare tutto”.

I cittadini favaresi devono essere messi nelle migliori condizioni per giudicare e dovranno giudicare il comportamento dei Partiti come dei singoli, nel ruolo loro assegnato di Governo o di opposizione, secondo il mandato ricevuto nelle ultime elezioni amministrative del maggio 2007.

Con sensi di stima

Favara 18.08.2010

Sac. Diego Acquisto

 

Nota al direttore del giornale on line "...perlacittà.it" sui preti di Favara 

 28 luglio 2010

Nota in merito all'affermazione " non si alzano le voci ..... dei preti che fino a qualche mese addietro sembravano abitare in paese...”, contenuta  nel servizio del 28.7.2010 dal titolo : " Favara – In Consiglio si parla ancora di quota rosa di Franco Pullara " in cui, oltre che del problema delle quote rosa, che ha paralizzato l'attività amministrativa di Favara, si parla anche del degrado in alcuni settori della città, con i seguenti interrogativi : "Cosa dire sulla via Umberto che resta chiusa? E sulla via San Calogero? Per l’acqua che non arriva? Per la sporcizia? Per la macchina burocratica comunale che non funziona?".

 

Caro direttore,

la mia non vuole essere una difesa d’ufficio, ma è chiaro che l’opinione di noi preti (alcuni dei quali sono legittimamente fuori sede, in vacanza) oltre alla mia che non ha mancato di farsi sentire, non può che essere quella di puntare anzitutto al bene comune, nelle linea del nostro costante impegno di evangelizzazione che non può escludere la politica. Anzi.

Papa Benedetto ricorda spesso che la Chiesa non può disinteressarsi del bene comune, con particolare attenzione alla fasce sociali più deboli. Favara specie dopo la tragedia del 23 gennaio scorso, non può essere abbandonata a se stessa…il degrado nei settori da te denunciati può e deve essere fermato…la macchina burocratica del Comune (dirigenti e personale vario…più che sufficiente nel numero…) mi pare che, in qualche caso, si stia mettendo all’opera, per esempio, x qualche intervento necessario in qualche via…

Perché non procedere in tutti i settori, per quanto riguarda l’ordinario ? E’ proprio sempre necessario l’ordine di servizio dell’assessore ? Non basta quello del dirigente per l’ordinaria amministrazione ?

Comunque, a scanso di equivoci, la politica non deve cercare alibi. E’ urgente, anzi urgentissima, la costituzione (rimodulazione, rinnovo…ecc…) di una autorevole Giunta, formata da persone qualificate e di buona volontà , di ambo i sessi.

A mio modesto parere, i politici-uomini ( a parte l’opportunità o meno di talune iniziative giuridiche che pare vogliano intraprendere) intanto hanno l’occasione di liberarsi dall’accusa di essere attaccati al potere e di incurabile maschilismo in politica, realizzando subito l’idea di una Giunta a maggioranza femminile, con il 20% di uomini . E’ difficile realizzarla ? Forse sì, ma non impossibile ! Per fare proprio presto (perché è davvero necessario) ogni Partito (nessuno escluso), subito, dovrebbe fornire una rosa di nomi, lasciando la decisione al Sindaco, al quale, per legge, spetta sempre l’ultima parola nella scelta degli assessori x la composizione della squadra di governo. Naturalmente, il discorso dell’urgenza nel procedere, se vale x tutti, vale soprattutto x il Sindaco, al quale subito – e giustamente – sempre, in ogni cosa si pensa, avendo egli ricevuto un mandato diretto dai cittadini x l’amministrazione della cosa pubblica.

Formata la GIUNTA, dopo questo necessario ed urgente passaggio, si riprenda pure il dibattito a 360 gradi. Ciò anche con un occhio alla situazione politica nazionale, che credo non manchi, neppure a Favara, di avere il suo influsso sulla politica locale. Si possono fare tutte discussioni che si ritengono più utili x il bene di Favara, non dimenticando però che x tutti, singoli operatori politici, raggruppamenti vari, e Partiti nel loro insieme, ci sarà, nel segreto dell’urna, il giudizio degli elettori, in questi tempi, forse più desiderosi che mai di esercitare direttamente la loro sovranità. Le sorprese, a mio giudizio, sono o saranno proprio da mettere nel conto.

Con sensi di stima

Favara 28.7.2010

Sac. Diego Acquisto

 

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13.7.2010-Lettera a Franco Pullara, direttore del giornale online ...Per la città, in riscontro ad un suo servizio dal titolo: Favara - L'opposizione c'è.

 

Caro direttore,

partendo dal principio che la Chiesa non è e non vuole essere, un agente politico, ma che tuttavia non può non sentirsi interessata a dare il proprio contributo per il bene comune, il tuo articolo ed i vari post di commento, hanno suscitato in me le seguenti considerazioni, forse anche per il ruolo che esercito all’interno della comunità.

La mancata indignazione del popolo rispetto a talune, oggettive, disfunzioni  denunciate, forse si può spiegare con il fatto dell’abitudine, consolidata nel tempo, perché il presente eredita un passato, difficile da smaltire e la buona volontà degli attuali, come dei passati amministratori, ha sostanzialmente lasciata immutata la situazione, consolidando la cultura della rassegnazione. Il nuovo da costruire sono forse davvero i piccoli passi di una cultura collettiva di corresponsabilità, con un confronto costante e diretto dei cittadini con l’Amministrazione, che mi auguro davvero possa, finalmente, davvero iniziare.  Non servono, a mio giudizio, né le rampogne contro l’attuale legislazione, né le invettive, né le lamentele, specie se condite da inutili volgarità e/o palesemente frutto di malanimo e  faziosità.

Ma il senso complessivo del tuo servizio, caro direttore Pullara, è certamente un altro, quello di un’opposizione di sinistra che manca.

Avendo il popolo decretato di affidare il governo della città al centro-destra, contestualmente, nella normalità della vita democratica, alla parte sconfitta assegna il ruolo di opposizione.

A Favara la situazione appare anomala, perché a  quanto pare, la sinistra, o meglio le forze del centro-sinistra, (complessivamente meno di un terzo del consiglio comunale, formato da 30 consiglieri)si trovano, spesso,  a condividere le scelte dell’Amministrazione.

Da tre mesi a questa parte, che cosa è avvenuto ? Come riferisci in questo servizio,  “dell’opposizione se n’è fatto carico l’onorevole Bosco e il gruppo consigliare vicino alle sue posizioni politiche”, cioè i lealisti del PDL, un gruppo di quattro/cinque consiglieri. Cioè, in assenza della naturale opposizione esterna, è nata un’opposizione interna allo stesso Partito del sindaco. Un’opposizione fatta in casa, dato che il PDL risulta frazionato tra  “lealisti”, PDL-Sicilia, e di recente, anche,  PDL-Favara. Una guerra “civile”, che, in qualche occasione, talvolta, appare anche inutilmente cruenta. Una situazione anomala di frammentazione e confusione, questa del PDL a Favara che sicuramente disorienta i cittadini. E, per dirla tutta, la frammentazione  a Favara  non risparmia nemmeno il centro-sinistra, il PD, al cui interno le fratture sono pure evidenti, tra riformisti e conservatori, così come a livello nazionale, regionale, provinciale  .

 Le conseguenze per l’Amministrazione Comunale,  - costretta democraticamente a tenere conto degli umori di una maggioranza variabile in Consiglio Comunale, non infrequentemente diversa  da quella da cui politicamente è nata, lo scorso marzo, dopo un travaglio di oltre cinque mesi - mi sembrano quelle di una navigazione a vista, con il Sindaco che richiama agli impegni programmatici sottoscritti.

Cosa avverrà nel prossimo futuro ? Perché è sicuro che democraticamente tutto ritornerà al giudizio del popolo, che nel segreto dell’urna valuterà e dovrà esprimersi. L’esperienza ci dice che dall’urna possono uscire risultati davvero inaspettati, a riprova che la valutazione della gente comune – dove spesso c’è tanto buon senso -  può essere assai diversa da quella che alcuni vorrebbero far credere.

 Ma quale possibilità di scelta sarà offerta ai cittadini favaresi alle prossime elezioni amministrative? 

Continuando così le cose, in considerazione che MPA e UDC sono ufficialmente alleati del PDL (ma anche loro, con problemi, divisi al loro interno), VIENE da PENSARE  che  i FAVARESI dovranno solo SCEGLIERE  tra due FAZIONI  di UNO STESSO PARTITO, cioè il PDL.

Perché, in questo contesto, le forze del centro sinistra appaiono quasi inesistenti,  non alternative e comunque, comportandosi in questo modo in Consiglio Comunale, non pare davvero che abbiano per Favara un progetto credibile di alternativa all’attuale gestione.

Inoltre,  alcune domande si devono ancora porre. Funzionano i partiti ?  Quale lavoro stanno facendo per formare i nuovi possibili  amministratori  da sottoporre al giudizio dei cittadini ? Perché, all’interno di ogni partito, - per essere concreti - non si incominciano a fare i nomi (uomini e donne) di possibili, futuri amministratori della cosa pubblica ?

 E’ possibile risolvere tutto, ponendo all’attenzione solo domande retoriche, come :  Daremo fiducia di nuovo ai nostri eroi “ (cioè agli stessi consiglieri comunali) ?”.  Oppure lanciare solo qualche frase ad effetto, che, per esempio, inviti  a coglier il “guanto”  “perché la sfida è aperta ?”.

 

Mi rendo conto che è facile criticare e lamentarsi, mentre scendere al concreto, specie se si tratta di scelta di persone, è davvero difficile. Con la conseguenza poi di scegliere però all’ultimo momento, pressati solo dalla scadenza e dalla sola urgenza e necessità di pigliare voti.

 Per questo, credo che la strada da percorrere, concretamente, sia quella di un forma di democrazia diretta di controllo popolare, avviando un processo di educazione della coscienza collettiva  alla partecipazione responsabile, liberando la mente da pregiudizi e  attese messianiche, quasi che possa sorgere un uomo carismatico che miracolosamente possa farsi carico e  risolvere i problemi della collettività.

Unitamente  all’augurio di buone vacanze, c’è da sperare, magari dopo la calura di questi mesi,  in un ripensamento generale per il bene della città e della democrazia.

Cordialmente

13.7.2010

Sac. Diego Acquisto

 

 

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11-Editoriale di Radio Favara 101- lunedì 22.03.2010

-34 anni di vita e di attività di RF 101

-Ricordo dei soci fondatori scomparsi

-Linea editoriale dell’emittente.

 

 

Sabato scorso 20 marzo, Radio Favara 101 ha compiuto il compleanno ed ha completato 34 anni di vita e di attività; 34 anni a servizio del territorio. Prima radio della provincia e quindi madre di tutte le emittenti radiofoniche del territorio agrigentino, ha operato sempre in uno stile di discrezione, festeggiando sempre, in modo assai sobrio, solo alcune date, l’ultima delle quali è stata quella del ventennio, nel marzo del 1996. Adesso gli anni compiuti sono ben 34 ed anzitutto il pensiero va ai soci fondatori, a quelli ancora viventi (che ringraziamo ma non nominiamo, sia per lo stile consueto di discrezione…sia, per paura di dimenticarne qualcuno), mentre, soprattutto, vogliamo ringraziare quelli che non sono più in vita. E si tratta di laici di grande valore culturale e grande spessore umano, come Lillo Lentini. Eugenio Celani e Peppe Casà. Ed accanto a loro, alla base della loro matura formazione laicale, due grandi figure di Frati Francescani, P. Francesco Schifano e P. Pacifico Nicosia, stimatissime figure di uomini, di sacerdoti e di frati, che hanno profondamente inciso nel territorio favarese con quella semplicità francescana, ricca di fascino e di valori. Il Convento S. Antonio di Favara, dove è nata e dove ancora si trovano gli studi di RF 101, è stata la culla di formazione ed il punto di riferimento valido, nel travaglio che Favara ha vissuto a metà degli anni ’70, in conseguenza delle idee innovative del Vaticano II e, ancora di più del rivoluzionario clima culturale post-sessantottino. E noi onorati e gravati da così illustri predecessori, e dall’ambiente in cui operiamo, senza minimamente volere rivendicare meriti non dovuti – ci sentiamo di dire con serena obiettività, che questa emittente, nei suoi 34 anni di attività ha sicuramente contribuito alla crescita culturale del tessuto sociale favarese, allargando gradualmente il suo raggio di ascolto e conquistando sempre nuove fasce di radiascoltatrici e radioascoltatori, resistendo, - ci sembra con successo - alle difficoltà con cui tutte le radio hanno dovuto confrontarsi nei riguardi di mamma TV negli ultimi anni e restando validamente presente nel panorama degli ascolti e della comunicazione del territorio agrigentino.

Il glorioso passato di servizio svolto, la gratitudine verso quanti hanno avuto intuito e lungimiranza, sprona tutti gli attuali operatori dei vari settori e programmi, a continuare nell’impegno, valorizzando l’esperienza accumulata e con la volontà decisa e ferma di continuare nel servizio di promozione culturale. L’impegno sarà sempre quello di evitare un giornalismo basato sul sensazionale o sulla enfatizzazione delle notizie specie se negative, e come sempre, di evitare assolutamente il gossip, continuando in quello stile di moderazione, di discrezione e di efficacia che le nostre radioascoltatrici ed i nostri radioascoltatori conoscono bene. Rubriche di intrattenimento musicale, notiziari, interventi di carattere religioso e culturale, spazio alle associazioni di volontariato. E, a proposito colgo volentieri l’occasione per invitare i vari responsabili delle associazioni di volontariato ad utilizzare questa nostra emittente per far conoscere le loro iniziative, servendosi e collaborando con i volontari che operano nel settore dell’informazione di questa nostra emittente…e tra volontari, il dialogo è tra pari..; ogni settimana, il lunedì va in onda la voce del direttore, che vuole offrire stimoli di riflessione su argomenti vari, con particolare attenzione ai problemi del territorio e di Favara in particolare, magari con una certa attenzione ai fatti ecclesiali, talvolta disinvoltamente trascurati da grandi mezzi di comunicazione di oggi.

Perché davvero restano sconosciuti ai più tanti fatti significativi, che, se vogliamo, sono magari di routine , ma che, al di là di tutte le chiacchiere inutili e spesso anche solo dannose, sono gli unici che riescono ad accendere una luce ed a portare una parola di speranza in ambienti di degrado e di disperazione.

Ci sono gruppi di volontari, ecclesiastici e laici, che, sotto qualsiasi sigla operino, nella nostra provincia e nella nostra Favara, riescono ad arrivare là dove nessun servizio predisposto dalla comunità civile arriva o potrebbe arrivare. Persone giovani e meno giovani, che seguono categorie particolari di anziani, di diversamente abili, uomini e donne in difficoltà.

Ci sono tante persone immerse nell’anonimato, che svolgono un’opera preziosissima di servizio sociale, non per uno scopo di lucro, ma unicamente perché nel fratello o nella sorella sofferente, se credenti, vedono l’immagine stessa di Dio e altri che magari, pur senza porsi il problema di Dio, fanno lo stesso servizio, e che sono quindi sulla strada giusta, perché come dice la Bibbia, "la gloria di Dio è l’uomo vivente".

E poi, perché non dirlo, da questa nostra emittente, vogliamo stimolare ad agire alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, se necessario, fustigando anche con energia amministratori ed amministrati, ma sempre e solo per favorire il bene comune, che deve essere posto al di sopra degli interessi personali o di parte.

E noi siamo fermamente convinti che tante polemiche si potranno evitare e si potrà tendere veramente al bene comune, se il Vangelo sarà adattato, con spirito di coerenza e di creatività, alle situazioni concrete, senza escludere la politica, che anzi deve essere davvero evangelizzata e sempre più recuperare il vero senso di servizio alla polis, alla città. E proprio per la nostra Favara, che vede, proprio in questi giorni, una nuova Giunta di Governo, iniziare il suo servizio alla città in questo momento non difficile ma difficilissimo, ci viene di ricordare, a proposito di talune voci non proprio edificanti di questi giorni, - voci che – ci sembra - in maniera preconcetta esprimono giudizi negativi su tutto e su tutti - la definizione della democrazia del famoso uomo politico inglese WINSTON CHURCHILL : "La democrazia è il peggiore sistema di governo che esista, ma sino ad ora non se n’è trovato uno migliore".

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, vi augura buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

 

Caro direttore, 

oggi 15 gennaio 2010, leggo di buon mattino su “per la città.it”  il tuo servizio, “Favara – I diciannove? Grazie, no!” - come al solito tempestivo e puntuale, e credo subito che ci sia  solo da rallegrarsi perché la situazione amministrativa di Favara, anche se con ritardo, (dovuto alla lentezza e/o prudenza forse necessarie per la delicatezza della problematica, ma forse anche l’una e l’altra un po’ eccessive da parte del Sindaco), sembra avviarsi alla soluzione auspicata dalle persone più responsabili. In sostanza, come tu interpreti dal comunicato ufficiale del Sindaco, sembra ormai finalmente imminente la ricomposizione del quadro politico, voluto dai favaresi nelle ultime elezioni ed auspicato in tanti mesi di dibattito, nonché ufficialmente annunciato all’inizio dell’ottobre scorso. A  questo punto è doveroso, per un verso, dare atto al Sindaco per la riuscita della sua azione di abile tessitura e, subito dopo, agli  Assessori di  questa Giunta cosiddetta tecnica, per avere  con coraggio lavorato al meglio delle loro possibilità, in una situazione obiettivamente difficile e travagliata, prima  subendo attacchi frontali da più parti e poi… nell’ultima fase, confrontandosi con  quella maggioranza consiliare anomala e solo indicata da un numero, maturata, a detta di qualcuno degli artefici  "sul lavoro concreto ... ma che poi è cresciuta (?) e ci ha preso gusto (sic!) (gusto! di che tipo?) ...”  Una maggioranza consiliare , anomala e senza una precisa linea, al di là di un generico desiderio di bene per la città, da concretizzare e concordare di volta in volta, una maggioranza sorta in un momento di grande incertezza amministrativa e poi forse consolidata nel contesto di una  penosa querelle tra istituzioni. e …che poi superata tale querelle è ancora  durata  …una maggioranza che non sembra, seriamente parlando, avere prodotto chissà quali risultati e  vantaggi  per Favara.

 Del resto,  da subito, era stata sconfessata e ripudiata - come documentato – oltre che da esponenti qualificati del centro destra,  anche da autorevolissimi esponenti dello stesso PD locale e provinciale. Altro che maggioranza "trasversale...di novità positiva ..., capace di una grande capacità di dialogo e di confronto”, come sostenuto da qualcuno degli artefici principali.

  La verità forse è che quando si lavora, con maldestra furbizia, non si costruisce nulla di valido e non si  prepara nulla di veramente nuovo. La confusione dei ruoli, che in democrazia sono quelli di maggioranza e di opposizione, stabiliti non a tavolino ma dagli elettori, anche se all’inizio sembra allettante, poi alla lunga non è mai foriera di chissà quali cose meravigliose e positive.

 Adesso, con l'auspicata chiarezza, conseguente alle possibili decisioni del Sindaco, nella normalità delle regole maestre della democrazia, auguri di buon lavoro a tutti gli attori, di maggioranza e di opposizione, per continuare con tenacia in alcune positive iniziative intraprese, come quella di  educare alla cittadinanza attiva ed al rispetto delle norme per mantenere pulita la città;  e più in generale,  auguri fervidi per un impegno ancora più qualificato ed incisivo per il bene di Favara. 

Proprio di recente, Papa Benedetto ha voluto ricordare il principio cardine della Dottrina Sociale della Chiesa, che cioè la persona umana deve essere sempre al centro dell'azione politica e la sua crescita morale e spirituale deve essere la prima preoccupazione per coloro che sono chiamati ad amministrare la comunità civile. In questa impostazione culturale, è fondamentale che “quanti hanno ricevuto dalla fiducia dei cittadini l'alta responsabilità di governare le istituzioni, avvertano come prioritaria l'esigenza di perseguire costantemente il bene comune”.

Ciò soprattutto per venire incontro alle fasce più deboli purtroppo in crescita nella nostra Favara, mentre aumenta il divario e quindi  il lusso da parte di ristrette fasce di privilegiati.  L’obiettivo a cui tendere ancora con maggiore efficacia,  deve essere la promozione di una convivenza sempre più giusta e solidale,  nella linea della fermezza per evitare possibili sperperi o comunque un uso inopportuno del denaro pubblico.  AUGURI.

Sac. Diego Acquisto

Su PER  LA  CITTA’ 12.01.2010

Caro Franco, nel tuo servizio “La corsa al potere affaristico”, la radiografia della situazione socio-politica della nostra provincia e regione ( e forse non solo) sembra davvero azzeccata. Ma, quale la terapia ?  Perché  è chiaro che alla diagnosi esatta deve seguire la terapia giusta, somministrata magari in dosi appropriate e  con paziente gradualità. A quanti si vogliono lasciare illuminare dai principi della Dottrina Sociale della Chiesa, che, con il coraggio di sapersi "sporcare le mani" cerca di tradurre nel concreto i perenni valori de Vangelo, la strada  è quella indicata da Giovanni XXIII del "Vedere, giudicare, agire". Naturalmente tutto deve scaturire da un rinnovamento interiore, che parta dalla coscienza e che si traduce, anche se con gradualità, in passi concreti nella direzione del superamento degli interessi egoistici e particolari per il fine del bene comune. La strategia obbligata, suggerita dalla Dottrina Sociale della Chiesa, non è quella dell'imposizione, ma della democrazia, che sa ricercare e trovare il consenso. Si tratta di un sogno ? In parte sì, ma se aumenteranno quelli che  sognano in questa direzione,  il sogno si va traducendo in realtà. La spiritualità cristiana, impregnata di sano realismo, pur sollecitandoci sempre al massimo d'impegno concreto a fattibile, ci ricorda sempre che "i cieli nuovi e la terra nuova, in cui avrà stabile dimora la giustizia", in cui lo spirito umano troverà pieno appagamento, sono oltre questo orizzonte terreno.

Altre soluzioni non ne vedo. D’altra parte, la storia anche recente ci  ha insegnato quanto pericolose e controproducenti siano le scorciatoie delle imposizioni autoritarie.

 

 

 

La Voce del Direttore - Editoriale di Radio Favara 101 

38-Editoriale di radio Favara 101 – lunedì 21.12.2009

Per la Chiesa, da alcune settimane è iniziato il nuovo Anno Liturgico, destinato al culto ufficiale e pubblico di Dio. Quando inizia qualcosa, si comincia a guardare al futuro e con l’Avvento, che è questo primo periodo dell’Anno liturgico, nel quale, ancora per pochi giorni ci troviamo, i cristiani guardano ad un futuro prossimo ed a un futuro molto più lontano. Tempo di attesa, l’Avvento celebra tutto il grande mistero della speranza cristiana, dalla prima venuta del Signore nella povertà di Betlemme, che ricordiamo proprio il 25 dicembre, giorno di Natale, sino all’ ultima venuta, con potenza, alla fine del mondo, come Re della gloria. Entro questi due avventi, un’altra venuta, quella quotidiana, nel faticoso svolgersi degli eventi. Il credente affina la sua capacità di valutare gli eventi del mondo, di giudicarli con un atteggiamento critico e propositivo, e sa che, malgrado tutto, malgrado le furberie, i latrocini, la malefatte degli empi,  le cattiverie, le violenze – insomma malgrado tutto - la storia, è destinata ad arrendersi  al progetto salvifico di Dio.

Per andare al concreto, in questi giorni scorsi, come comunità nazionale, sicuramente, abbiamo tutti meditato su quello che significa violenza fisica, quando questa corrompe la contesa politica. Di fronte all'immagine del volto del Presidente del Consiglio  trasformato in una maschera di sangue , tutti siamo stati raggiunti  da questa  carica di violenza. Il film drammatico di piazza Duomo a Milano, ha fatto il giro del mondo, testimoniando il degrado dello scontro politico in Italia. Di fronte al dramma di Berlusconi sanguinante e sofferente, a non pochi, è tornata  in mente la celebre frase che Kennedy disse di fronte alla tragedia del Muro di Berlino: siamo tutti italiani. A ricordarcelo, tra l’altro, con  parole semplici ed efficaci, è  stato il capo dello Stato. Basta con ogni forma di violenza. Solo così la politica può salvarsi, - ha detto Napoletano - ritrovando il suo spazio e la sua autonomia, nella quale è compreso il confronto tra maggioranza e opposizione, confronto anche durissimo, ma solo come scontro di opinioni, di programmi e di  strategie, distinguendo sempre, tra  critiche e odio, tra  contrasto d'idee e  violenza.

La Chiesa, che sempre, ma soprattutto in questo periodo, di Avvento, raccomanda un costante discernimento degli eventi del mondo, non ha mancato di fare sentire la sua voce, invitando tutti ad un recupero di saggezza.“La violenta aggressione subita dal presidente del Consiglio - ha fatto notare la Gerarchia ecclesiastica - costituisce un episodio di singolare ed esecrabile gravità”. E mentre i Vescovi italiani hanno  espresso sincera vicinanza al presidente Berlusconi – hanno altresì auspicato – “per il nostro Paese un clima culturale più sereno e rispettoso, al fine di realizzare nella coesione sociale e nella responsabilità politica il bene di tutti e di ciascuno”.   Tutto questo, nella piena consapevolezza che una spirale di odio è molto facile da innescare e assai difficile da spegnere, da superare. Ecco, allora, la necessità di un convinto e condiviso investimento culturale ed educativo per fare crescere insieme il Paese,  per isolare i violenti e andare avanti con convinzione, nella concretezza. 

In questo periodo poi, la necessità  - aggiungiamo noi -  di aprire  il proprio animo ai disagi e sofferenze con iniziative concrete di carità.

Il fascino delle tradizioni e dei canti, delle nenie natalizie, nulla deve togliere ad un impegno più incisivo di costante purificazione delle strutture sociali come delle singole persone, per crescere nella cultura della solidarietà e della cooperazione.

In questi momenti, mentre noi stiamo parlando, dovunque, a Favara, come in tutti i Comuni della nostra provincia, si stanno ultimando gli ultimi accorgimenti per  rendere a tutti più sereno il Natale, non solo dal punto di vista liturgico, ma anche dal punto di vista sociale. A Favara, tra le tante iniziative private e pubbliche di solidarietà, - quella della Comunità Ecclesiale “Favara aiuta Favara”, portata avanti dalla Consulta cittadina di pastorale giovanile, ancora quest’anno  nella linea della solidarietà e della  creatività. E contemporaneamente l’impegno a  far rivivere antiche tradizioni, di folklore, di nenie particolarmente melodiose, davanti a presepi, alle "Nuvere"- preparate con entusiasmo e slancio popolare, per rendere omaggio al Bambino di Betlem, al cui fascino è impossibile resistere.  Natale, il periodo più magico dell'anno, la festa delle tradizioni, degli addobbi, delle musiche allegre e degli spettacoli in piazza, dei doni, delle atmosfere magiche e della bontà. E per tutti, tra un pranzo e un brindisi, tra una partenza e uno scambio di regali, un augurio di felicità, che il cristiano consapevole non può vivere da solo e solo in modo superficiale ed effimero. 

 E con questi pensieri, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed unitamente a tutto lo staff tecnico e giornalistico di Radio Favara 101, augura a tutti i radioascolatori, alle Autorità civili, politiche e religiose, della città dove ha sede questa nostra emittente, come pure della provincia, cordiali auguri di buon Natale, buona fine d’anno e buon inizio del nuovo anno 2010. Noi  ci risentiremo lunedì 11 gennaio.

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Quaresima – 2009 -  Pasqua

       Lettera aperta alle Autorità ed a tutti i cittadini responsabili di Favara  

  20.03.2009

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Tramite Sicilia-TV, che mi sento di ringraziare per i suoi servizi informativi, mi permetto di far giungere a quanti vorranno ascoltarmi, qualche riflessione per il bene della Città, unitamente agli auguri più fervidi per la prossima Pasqua.

Ancora due settimane di Quaresima e quindi la Settimana Santa che, dopo la passione e la  morte, ci porta alla gioia della  Pasqua di Resurrezione.

 In questo mistero, il centro della nostra fede ed il fondamento infallibile della speranza cristiana di un futuro migliore. 

 

In questa luce, qualche considerazione sui problemi della nostra collettività favarese, al fine di una comune assunzione di responsabilità, ciascuno per la sua parte e nel suo ruolo.

 Ci  sembra urgente guardare in faccia la nostra  realtà locale, che, per colpe passate e/o recenti, denuncia varie e gravi forme di degrado, con  servizi sociali che continuano a toccare  records  negativi o quasi,  in vari importanti settori, dall’igiene pubblica alla viabilità, al degrado nel centro storico, con sempre incombente pericolo per la salute o per la stessa incolumità fisica.

Preoccupa inoltre un progressivo allargamento dell’area del disagio e della povertà, mentre contemporaneamente, una ristretta fascia sociale aumenta il proprio benessere e dà segni di lusso e di spreco. E tanto per finire, aggiungiamo anche che la disoccupazione, conseguente all’incalzante crisi economica, colpisce soprattutto e prioritariamente, le categorie sociali più deboli.

La carenza di valide forme di aggregazione, espone, soprattutto una buona fascia di giovani, al rischio della frustrazione e dell’alienazione, nella rete della droga, dell’alcol , della por­nografia, della criminalità più o meno organizzata, ecc.ecc…

 

Di fronte alla somma dei problemi che affliggono la Città, dove pure non mancano energie e potenzialità positive, nessuno può continuare ad avere atteggiamenti elusivi, facendo finta di niente. Si richiede in tutti  una forte presa di coscienza, con il conseguente impegno a fare la propria parte.

Per la verità, l’attenzione sui problemi reali della città, negli ultimi tempi, sembra essersi risvegliata ed il dibattito avviato pare volersi fare vivace. Ma, per l’efficacia si richiede continuità ed impegno, superando definitivamente ogni forma di apatia,  di appiattimento, di rassegnazione, e contemporaneamente, però, evitare  ogni inutile asprezza, ogni caduta di stile, ogni inutile spargimento di veleni, che sicuramente non gioverebbero a nulla ed a nessuno.

Il Sindaco a cui la sovranità popolare ha affidato il governo della città, per la sua parte, dopo le scelte che, nell’ambito dei suoi poteri, ha ritenuto di dover fare nel novembre scorso, è chiamato ad una verifica, con il coraggio delle decisioni più appropriate, per il bene comune, che sempre deve stare in cima ai pensieri di tutti.

 

Senza inutili apprensioni e nervosismi, non dimenticare mai che il giudizio complessivo  sull’operato del Sindaco e su quello della Giunta da lui scelta, spetta al Consiglio Comunale, l’unico organo rappresentativo dell’intera Comunità, in cui si esprime e manifesta costantemente la sovranità popolare.

Le difficoltà amministrative che certamente non mancano nemmeno a Favara, per tutti devono essere uno stimolo a fare il proprio dovere, con coraggio e determinazione, nella fatica del dialogo serrato e fecondo.  Deleteria, in ogni caso, la prassi  politica dello struzzo.

         Il Consiglio Comunale, nel suo dovere di giudizio e di controllo dell’operato del Sindaco, è stato eletto e  quasi naturalmente chiamato per essere una “spina” al fianco dell’Amministrazione. Una spina con la naturale vocazione di pungere, ma sempre e unicamente nel superiore interesse della collettività.

          La decisione di un’eventuale revoca di fiducia al Sindaco eletto dai cittadini, nella lettera e nello spirito dell’attuale normativa in vigore, deve essere considerata davvero l’ultima “ratio”, includendo, in questo caso, per i Partiti e per i singoli Consiglieri, anche un giudizio certamente non positivo sulle proprie capacità e/o possibilità di intervento, oltre che sull’impossibilità di andare avanti nel conseguimento del bene comune possibile.

 

         Come ho avuto modo di dire più di una volta, nel periodo 2002-2007 della precedente Amministrazione, quando, per volontà popolare, la situazione tra Sindaco e Consiglio Comunale era ben diversa dall’attuale, Favara, senza bisogno di compromessi , né di "inciuci", ha il diritto di essere  governata, puntando ai traguardi possibili e nel rispetto della volontà “presunta” degli elettori.

 

Mi chiedo: mentre si riprende il dibattito,  perché non pensare ad alcune iniziative concrete, per stare a contatto con la base ? Perché, prima di decidere tutto nel chiuso del Palazzo, non sperimentare forme dirette di democrazia ?

 Cioè, al fine del coinvolgimento della gente, perchè da parte dell’Amministrazione, (o in alternativa e/o assieme al Consiglio Comunale) non attuare, quello che è sempre stato detto e mai realizzato, cioè incontri di quartiere per dare alla gente la possibilità di esprimersi, verificare, controllare l’operato di tutta la macchina amministrativa, che è a servizio della Città ?

Alcune delle ultime, recenti leggi approvate dal Parlamento non vanno in questa direzione del controllo e della soddisfazione dei cittadini ?

Ancora, nel prossimo periodo, dato che siamo quasi a  metà  legislatura, perché non pensare ad un CONSIGLIO COMUNALE aperto, adeguatamente preparato ed allargato a tutte le forze vive della Città, per una verifica generale,  in grado di offrire maggiori elementi di valutazione. Da considerare che proble­mi e  difficoltà, potrebbero forse ripresentarsi anche in futuro e negli stessi termini. Perciò il dovere per il Sindaco e  per i sigg. Consiglieri comunali di tutti i Partiti,  a vivere più a contatto con la gente, valutare e interpretare la volontà popolare, per le decisioni più sagge per la Città, che ognuno per la sua parte potrà avere il dovere di prendere.

La vera democrazia è fondata sul pluralismo delle associazioni e delle varie forze politiche, dove si confrontano le opinioni ed i progetti di servi­zio alla Comunità, nel rispetto delle persone, delle idee, delle culture e delle sensibilità diverse, ma con la determinazione di arrivare ad una sintesi responsabile ed a conclusioni operative.

Bisogna impegnarsi a valorizzare sempre le  migliori energie esistenti, soprattutto tra i giovani e comunque tra quanti sono animati da spirito di servizio e disinte­resse.

 

I cittadini, con maturità e responsabilità, accolgano di buon grado tutte quelle iniziative  in grado di incidere positivamente nel cammino di questa no­stra amata Città.

        Ed accanto agli impegni civili e sociali, nella luce del RISORTO l’impegno cristiano di condivisione, di preghiera e di offerta quotidiana, di quanti anche silenziosamente,  vivono, soffrono  ed operano, per un continuo miglioramento del nostro tessuto sociale.  A tutti saluti ed AUGURI.

       Favara 20.3.2009

 

Sac. Diego Acquisto

Parroco S. Vito

 

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Lo dico a SICILIA-TV FAVARA

 

Oggetto: Il punto sulla situazione amministrativa di Favara. Urge una coraggiosa riflessione ed un radicale cambiamento di persone e di strategia.

 

Mi rivolgo a codesta benemerita emittente per dare un mio contributo di proposta e di riflessione alla soluzione della crisi amministrativa della nostra città.

 

"La Chiesa non è e non intende essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica". E’ quello che ha ricordato anche recentemente Papa Benedetto. In questo spirito, desidero dire la mia sulla situazione amministrativa della nostra Favara, facendo sintesi, dal mio punto di vista, di quella che a me sembra l’opinione pubblica oggi prevalente.

 

Nell’azione amministrativa, guidata da un galantuomo come il sindaco Russello, è assolutamente necessaria una svolta; urge uno scatto d’orgoglio da parte di tutti gli organismi legittimamente preposti alla cura del bene comune, per la fiducia ricevuta dalla gente, attraverso l’ultima consultazione elettorale di poco più di un anno fa.

Sindaco, Giunta municipale, Presidente del consiglio comunale e Consiglio Comunale nel suo insieme, maggioranza ed opposizione, tutti sono chiamati ad uno scatto d’orgoglio per rilanciare il loro impegno a servizio dei cittadini nel miglioramento dei servizi. Mettendo da parte piccoli o grandi intrighi, interessi personali, attaccamento a poltrone, possibili invidie, gelosie e quant’altro, nel superiore interesse del bene comune; si rende necessaria una svolta a 360 gradi; una svolta incisiva ed efficace, nel rispetto delle indicazioni date dai cittadini.

Da tempo, si parla della necessità di un rimpasto nella GIUNTA, ed a noi non sembra procrastinabile l’impegno ad operarlo. Favara, da parte di tutti, opposizione compresa, sicuramente merita di più di quanto ha ricevuto nei mesi scorsi, pur con tutta la buona volontà delle persone. Adesso, bando ai personalismi ed alle sterili polemiche di piccolo o apparente grande cabotaggio. Per primo il Sindaco RUSSELLO è chiamato a cogliere i segnali che arrivano dai vari strati della popolazione, -(non vorremmo abusare di una frase storica) – "il grido di dolore" che si leva dalla parte più sana del tessuto sociale favarese e dalle persone più responsabili.

Bisogna subito organizzare la speranza di nuovi possibili e positivi traguardi, ascoltando consigli ed operando scelte anche di persone, in grado di realizzare un positivo e visibile cambiamento per il bene della Città, allontanando , (per usare una parola oggi corrente), i fannulloni, anche se assessori indicati dai partiti.

 

Lo dicevo in un mio intervento pubblico di un anno fa, a pochi mesi dal clamoroso successo elettorale che ha chiamato Russello a guidare Favara. Non bisogna cullarsi del successo. La gente sa giudicare ed agire al momento giusto, nel segreto dell’urna. Rinchiudersi nella propria ristretta cerchia di amici e clienti non paga. E in questo senso forse ha pagato non poco la precedente amministrazione per l’ultimo periodo, quando dimenticando lo slancio iniziale con cui aveva cominciato ad amministrare, senza preferenza di bandiera e di colorazione politica, nell’ultimo periodo si era lasciata soffocare dalla stessa propria cerchia di amici, con scelte anche davvero discutibili, come quella della statua della cosiddetta libertà (la "vergine nuda") , fonte solo di giustificate polemiche e malumori e di sperpero di denaro pubblico. Di tutto, della caduta generale di consenso nell’elettorato moderato e non solo, per l’Amministrazione allora in carica, poi prova inconfutabile ne è stata che, anche alcuni assessori appositamente candidati per salvare la situazione, hanno raccolto solo poche decine di voti, non riuscendo minimamente a salvare la situazione. Personalmente al Sindaco Lorenzo Airò, rimasto vittima della sua stessa cerchia di amici, si riconosce di avere attuato non poche valide iniziative per Favara.

Sulla lezione scaturita dalle urne bisogna meditare; rinchiudersi nel proprio orticello non paga, come non paga però neppure la sola correttezza formale, la cosiddetta "politica delle mani nette" non accompagnata da un impegno incisivo per affrontare i reali problemi della collettività. Quando è necessario, nel senso buono, le mani bisogna sporcarsele per il bene comune, operando tempestive scelte concrete, scegliendo persone e strategie adatte, nello stile del potere come servizio, liberandosi sempre dalla cultura dell’accentramento dei poteri solo nelle proprie mani, responsabilizzando i singoli assessori la cui azione deve essere ben visibile e l’impegno concreto di ciascun assessore, essere costatabile sul campo dei diversi settori che sono sotto gli occhi di tutti. Tutto sempre sotto la supervisione del sindaco, garante del cammino complessivo, e sempre pronto a stimolare, mai a bloccare l’azione degli assessori, secondo il programma presentato agli elettori. Ben venga subito a Favara allora una riflessione corale e complessiva, seguita dal coraggio di scelte di linee di azione e di comportamento, come pure di persone adatte, preparate e motivate; nuovi assessori insomma, almeno in alcuni rami, animati da buona volontà e desiderio di fare andare avanti la comunità Favarese.

 

--Tutti, e sicuramente, maggioranza ed opposizione, ognuno per la sua parte, tutti hanno ed abbiamo il dovere di far crescere una Favara più solidale, una Favara più pulita in tutti i sensi, con servizi decisamente migliori, una Favara che sappia scoraggiare nei fatti il clientelismo e l’illegalità, una Favara che non si lasci intimorire nemmeno dagli spari diurni. I giovani francescani ad ogni favarese lanciano, in questi giorni, una sfida: "Abbi coraggio. Sii tu il cambiamento della nuova Favara che vorresti".

 

Cordialmente, saluti ed auguri di buon lavoro.

Favara 29.09.2008

 

Sac. Diego ACQUISTO

Parroco S. Vito - Favara

 

 

38-Editoriale di Radio Favara 101 – sabato 19.4.2008

DOPO IL VOTO: "USCIRE DALLA TRANSIZIONE"

 

Hanno votato numerosi gli italiani, per le politiche 2008 di domenica scorsa, l’80,4%, cioè 8 italiani su 10. Due i dati di rilievo: Il primo è che ha vinto la coalizione del Popolo delle libertà, con chiara affermazione, superiore alle previsioni. Il secondo è invece una sorpresa, anzi un insieme di sorprese: « Gli italiani hanno semplificato l’Italia politica ». In Parlamento, nei prossimi 5 anni, non ci saranno i partiti nani, né comunisti né socialisti, e nemmeno fascisti, ex e post. Dal voto è uscito chiaramente sconfitto il cosiddetto zapaterismo etico-sociale in salsa italiana, la cui massima espressione in questi ultimi anni e mesi è stata rappresentata dal socialista Borselli, seguito a ruota poi dai partiti della sinistra Arcobaleno e della sinistra critica; e tutti sono stati spazzati via dal popolo che nel segreto dell’urna esprime la sua sovranità. Una batosta storica quella per Boselli ed il suo codazzo, segno che il Paese non si riconosce nell’estremismo laicista.

Certo, sui dati delle forze minori ha pesato molto la polarizzazione del voto intorno a Pdl e Pd, ma non si può affatto escludere che la sconfitta della Sinistra Arcobaleno possa essere pure figlia della cieca caparbietà su certi temi eticamente sensibili, a cominciare dal tentativo di equiparare tutte le unioni, di affermare la teoria del gender – 5 generi al posto dei naturali maschio e femmina – di destrutturare la famiglia, considerata una tra le tante formazioni sociali, quando non addirittura come una 'gabbia', capace di produrre solo violenza e sopraffazione. Una visione che i cittadini hanno bollato, punendo Bertinotti e compagni, così come Boselli e amici. Il sentire profondo del paese è un altro, è radicato su un’antropologia solida, fondata nel diritto naturale e nella famiglia.

Nella loro campagna elettorale i socialisti di Boselli erano arrivati a scomodare Gesù, «come primo socialista». Ma neppure un miracolo poteva salvarli da loro stessi. Dai manifesti elettorali, si vedeva che il Ps trasudava indignazione per la (presunta) ingerenza della Chiesa nella vita politica: una visione che evidentemente gli italiani non hanno condiviso. Boselli ha ripetuto sino alla noia che il primo problema del Paese era riconquistare il primato della laicità, modificando e peggiorando la legge sulla fecondazione assistita, riconoscendo le unioni di fatto; avrebbe voluto eliminare l’insegnamento della religione cattolica dalla Scuola Statale, cancellare anche il concordato tra Stato e Chiesa. Gli elettori, però, hanno dimostrato di nutrire sentimenti diversi. E così i socialisti non siederanno più in Parlamento, così come altri partiti che hanno sfidato il buon senso comune degli italiani sugli stessi temi.

E sulle ceneri di questi partiti nasce forse davvero, quella che già si comincia a chiamare la Terza Repubblica. Antichi segni scomparsi, altri immiseriti dall'attualità. Lo scudo crociato in tasca a Pizza e poi sotto il giudizio del Tar; la falce e martello messa furbescamente da parte con l'idea di riprendersela subito dopo le elezioni; la fiamma tricolore taroccata in fiaccola. Non solo, ma pure gli emblemi nati durante la cosiddetta seconda Repubblica sono andati incontro al loro rapido destino. Addio Quercia, addio Margherita, addio Sole che ride, addio logo azzurro di Alleanza nazionale. Di colpo è sparito anche il marchio di Forza Italia.

La sinistra "arcobaleno" non è riuscita ad entrare né al Senato, né alla Camera, perdendo assai più della metà dei voti. Cosa questo possa significare nel complesso spazio della sinistra, anche in relazione alle prospettive del Pd, che beneficia di uno "scivolamento" da sinistra senza crescere al centro, attiene alla questione dell’evoluzione del quadro politico che certamente questi risultati propongono in termini accelerati. L’Udc perde qualcosa alla Camera, ma centra anche l’obiettivo di entrare al Senato, sia pure con un presidio simbolico, grazie al quorum ottenuto in Sicilia, per merito di Cuffaro. Ottengono un buon risultato le due forze coalizzate con le due maggiori, tanto la Lega, che sfiora i risultati eclatanti del 1992, che l’Italia dei Valori, che quasi raddoppia i voti. Il Popolo delle libertà supera la somma dei due maggiori soci fondatori. Anche il Partito democratico supera i dati dei suoi due soci fondatori, ma resta sotto la barra del 35%. Tuttavia più del sistema politico e dei connessi problemi di riassetto istituzionale, agli italiani, ormai è evidente, premono prima di tutto le questioni concrete. Tanto Veltroni che Casini, le due opposizioni, hanno formulato a Berlusconi gli auguri: è un segno positivo di fair play. In campagna elettorale è emerso con evidenza il dato di un Paese alla prova, in particolare sui temi economici. Con uno sforzo sinergico di maggioranza ed opposizione, bisogna modernizzare il Paese, rilanciare la produttività ed insieme la sua identità, la sua cultura, i suoi valori, le sue strutture portanti, a partire dalla famiglia, la principale risorsa che merita un convinto investimento. Solo così si può "uscire dalla transizione". Auguri in questo senso al nuovo governo Berlusconi.

Radioascoltatrici e radioascoltatori, don Diego Acquisto cordialmente vi saluta ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico d radio Favara 101, vi augura buona domenica e buona settimana con i programmi della nostra emittente.

 

 

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Lettera aperta al Sindaco ed alla cittadinanza di Favara

31.10.2006

"--Era proprio necessario per Favara un tale segno?". "--A che pro" ?

"--Forse che la città è vissuta in passato o in questi ultimi anni si è trovata a vivere, in chissà quale situazione di incubo, per esorcizzare il quale era necessario impiantare un simbolo radicale di libertà" ?

"Una tale iniziativa è rispettosa della sensibilità del tessuto sociale favarese nel suo complesso ?".

"Non si può offrire lo spunto di parlare di gusto, da parte del Sindaco e dell’Amministrazione in carica, di una certa provocazione, finalizzata a chissà quale strategia, oppure di avere subito inavvertitamente l’influenza di una certa, discutibile cultura cosiddetta "progressista", che induce ad organizzare un Convegno "laico" sulla scienza a Genova, una festa gay con il festival "Gender Bender" a Bologna, dove il Comune ha elargito 15mila euro?".

 

In estrema sintesi, sono le domande che tante persone di comune buon senso a Favara si porranno, nei prossimi giorni. Ed il riferimento sarà alla "Dea della libertà" o – più realisticamente - "la Venere nuda", che, collocata nella piazza Kennedy, che è il luogo di ritrovo per eccellenza della gioventù, entrerà a far parte dell’arredo urbano di Favara.

Volendo esprimere, come altre volte in passato la mia opinione, dico subito di non condividere né taluni toni pessimistici che incominciano già a parlare di chissà quale sintomo di degrado morale in cui si troverebbe la città, né i toni sostanzialmente trionfalistici di altri che, al contrario, vorrebbero presentare la cosa come simbolo di chissà quale salto di qualità nelle vie del progresso, verso cui indirizzare Favara. Si veda a tal proposito l'ampio servizio del quotidiano "La Sicilia" del 29.10.2006, a firma di Lorenzo Rosso, dal quale ho appreso la notizia di questo che viene definito "il primo tassello di una serie di nuovi arredi urbani".

Evitando di proposito ogni valutazione censoria di natura moralistica, - (così come però desidero da quanti mi leggeranno di non essere censurato) - personalmente sono convinto, che al di là di una qualche attenzione da parte di alcuni, solo nei primi giorni, - con punte di perplessità e magari di sconcerto - subito dopo a Favara subentrerà l’oblio e l’indifferenza generale. Pertanto, chi per caso avesse pensato per la "Venere nuda" ad un clamore mediatico, di livello nazionale ed oltre, simile a quello che si è verificato, per esempio, al lancio dell’idea della Chiesa-moschea, credo che in questo caso abbia commesso un clamoroso errore.

Penso che, soprattutto da parte delle persone più responsabili di ogni colore e collocazione politica, vada posta una serie di domande, per una riflessione più generale e complessiva:

 

"--Quale messaggio vogliono dare alla città e soprattutto ai giovani, coloro che hanno pensato e deciso questo simbolo" ? "--Si tratta di un messaggio pedagogicamente positivo"? "--Può questo segno costituire un richiamo ad una maturazione umana"? "--Si può parlare di elevazione "spirituale" nella contemplazione classica della bellezza, che l’artista nel suo genio ha impresso nel blocco giallo-dorato di pietra arenaria" ? "--In un clima culturale di diffusa sessuomania, in cui una certa fascia dei nostri giovani rimane vittima della pornografia, la "Venere nuda" può costituire un anticorpo efficace per una purificazione dal fascino talvolta morboso del sesso, che, in alcuni casi, provoca tante infedeltà, lacerazioni familiari o addirittura gravissimi reati" ?

--Non è forse venuto, finalmente, il tempo di impegnarci tutti ad educare ad una valorizzazione seria e responsabile della sessualità, che è un prezioso dono alla persona (per i credenti un prezioso dono di Dio) e che - come tutti i doni - (come la stessa libertà )- deve essere usato bene, nel rispetto della propria e dell’altrui dignità"?

E ancora, con coraggio, uno sguardo retrospettivo:

-"--Soprattutto da amministratori di sinistra non era ipotizzabile, in questi anni, un uso più responsabile del denaro pubblico"?

"--Non si poteva dare, soprattutto in talune particolari situazioni, come in quest’ultimo emblematico caso, un segno preciso di lotta all’industria ed alla cultura dell’effimero, soprattutto mentre tante famiglie a Favara hanno vissuto e vivono, a causa dell’euro, situazioni di grave disagio economico, e attualmente sono alle prese con le esose bollette di pagamento, inviate proprio – direttamente o meno poco importa - dalla Municipalità per taluni servizi , peraltro assai carenti ?

Tutti interrogativi, che, (al di là delle facili e – mi auguro – non demagogiche risposte che si potranno dare o di ingenue e strumentali spiegazioni), attraverseranno la coscienza civile delle persone responsabili nei prossimi giorni e forse anche nella prossima campagna elettorale, con il rischio di una mancata seria riflessione prima di un giudizio politico, su quello che negli ultimi 5 anni, è stato fatto o non è stato invece fatto.

Perché, sotto gli occhi di tutti, a modo di simbolo e come realizzazione più visibile di una legislatura amministrativa, anziché dei problemi più seri, si potrà parlare forse della statua di piazza Kennedy, dedicata alla "Dea della libertà".

 

Con la speranza di non suscitare polemiche sterili, ma di avere offerto solo qualche spunto di riflessione in più, un cordiale saluto a tutti.

Favara 31.10.2006

Sac. Diego Acquisto

Parroco di S. Vito

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FAVARA : CONSIGLIO COMUNALE APERTO 16-10-2006 sulla GESTIONE ATO 

e

 sull’aumento delle bollette TARSU

 

Ringrazio per l’invito ricevuto da parte del Presidente Nobile a partecipare a questa riunione del Consiglio Comunale, convocato con carattere straordinario ed in seduta aperta. Ringrazio adesso per avermi concesso la parola. E’ ovvio che la mia presenza e la mia partecipazione, sono dovute al fatto che non considero secondario l’argomento per il bene della collettività di cui mi sento parte viva e responsabile.

 

--Preliminarmente tengo a precisare di parlare a titolo personale, come cittadino e come Parroco di s. Vito, comunità parrocchiale che servo da 38 anni. In questi anni non è sicuramente la prima volta che esprimo le mie idee sull’andamento della Città, e nel corso di questi anni, l’ho fatto anche per il ruolo che ho rivestito all’interno della Comunità Ecclesiale, come Vicario Foraneo dal 1995 al 2001. Adesso, ripeto, parlo a titolo personale, come cittadino e come Parroco, e quindi né come voce ufficiale della Comunità Ecclesiale, né dello stesso Presbiterio locale, dal quale non ho ricevuto alcun mandato.

 

--Precisato questo, mi viene di osservare subito che il problema sul tappeto che ha dato origine a questa riunione, è assai complesso. In materia , mi pare di capire che c’è un groviglio di leggi, disposizioni, ordinamenti applicativi, a partire forse dall’Unione Europea, o sicuramente a livello nazionale, a partire dal Decreto Ronchi, e poi a livello regionale, provinciale e locale. Un groviglio di norme, con diverse posizioni interpretative, date dai vari organismi e dalle diverse istituzioni amministrative competenti, che ne sono state date nell’attuazione concreta.

 

-Detto ancora questo, aggiungo subito che non ho minimamente approfondito l’iter con cui nel tempo si sono formate le varie leggi e disposizioni, né, francamente penso che questo lo abbiano fatto molti.

Bisogna ritenere che da parte delle persone più competenti ai vari livelli, da quello europeo, a quello nazionale, regionale, provinciale e locale, tutto sia stato pensato e programmato per il meglio, in rapporto alle mutate esigenze e situazioni della società.

 

--Ai cittadini comuni, la stragrande maggioranza, - ed io tra questa stragrande maggioranza – ai cittadini comuni, che democraticamente col voto hanno dato mandato ai responsabili della cosa pubblica ai vari livelli, interessano due cose: il servizio che si riceve ed i costi di questo servizio; costi che si desiderano contenuti e comunque rapportati alla qualità del servizio ricevuto. Se il servizio migliora, un qualche sacrificio ognuno è più disposto a farlo.

Su questo fronte – mettiamo subito il dito sulla piaga – il giudizio credo proprio che sia unanime, il servizio è chiaramente e decisamente peggiorato. Il problema - a seguire le cronache quotidiane - non è sicuramente solo di Favara, ma è anche di Favara. Credo di poter dire con assoluta obiettività che Favara da 40 anni a questa parte, mai è stata così sporca come in questi ultimi mesi, e, per di più, i costi del servizio notevolmente lievitati. Il danno e le beffe. Una cosa davvero assurda ed incredibile.

 

--La situazione igienica è grave. Da alcuni anni si dice che Favara si trova, in provincia se non proprio ai primi posti, certamente non agli ultimi, per mortalità dovuta a causa di gravi ed improvvise malattie…specificamente tumori in varie parti del corpo e quant’altro. Da tempo su questo argomento, si brontola, se ne parla, ci si lamenta, si denunciano particolari situazioni, si ipotizzano possibili cause. Manca però, forse ancora, un monitoraggio preciso ed uno studio serio ed approfondito. Ed è un problema che interessa tutti , ma proprio tutti. Adesso si aggiunge la grave situazione igienica per il carente (ma dire carente è chiaramente un eufemismo) carente servizio di raccolta dei rifiuti, con montagne di immondizia che ci siamo abituati a vedere dovunque; immondizia aumentata, grazie anche al benessere di tanti, i cui consumi sono decisamente aumentati rispetto a 10, 20, 30 anni fa.

Ma come è facile intuire, all’immondizia si aggiunge naturalmente altro…qualche settimana fa in un quartiere della mia Parrocchia, mentre passavo con la macchina…un nugolo di ragazzi ed anche un discreto gruppo di adulti…che succede ?…era stato catturato un grosso topo…e credo che a diversi di noi sia capitato, almeno qualche volta in quest’ultimo periodo, di vedere attraversare improvvisamente al strada da grossi ratti…

Tutto questo non può lasciare nessuno indifferente…dobbiamo allarmarci…le malattie infettive…le morti sospette potrebbero aumentare. Non so se occorra contattare un infettivologo, se occorra organizzare subito un Convegno sulle condizioni igieniche della città, per prendere in tempo le necessarie contromisure, dato che in medicina, è pacifico che prevenire è meglio di curare.

 

--Urge una presa di coscienza collettiva, un recupero della capacità di sapersi indignare, di sapere protestare, soprattutto in quelli che in passato hanno saputo organizzare valide ed efficaci manifestazioni di protesta e che per questo hanno talenti particolari…talenti manifestati largamente in passato, magari per cose meno gravi o importanti, o magari ugualmente importanti, ma che adesso brillano per il loro silenzio, sembrano caduti in letargo…bisogna muoversi ed individuare la migliore possibilità di soluzione…unendo le forze…evitando le polemiche inutili…le lacerazioni sterili che non contribuiscono a risolvere il problema e quanto meno ad avviarlo a soluzione seria. Bisogna mettere da parte ogni appartenenza politica ed in una specie di Comitato di salute pubblica, puntare unicamente al problema,

Forse, all’interno della nostra Comunità locale, non serve specificamente puntare il dito e seminare altre divisioni. Occorre unità d’intenti e puntare, invece, decisamente all’obiettivo. Occorre uscire dal silenzio e dalla rassegnazione, dal fatalismo e dal pessimismo. In questo senso la spiritualità e la cultura cristiana ci danno una mano, perché ci parlano di impegno per la città terrena, come condizione assolutamente necessaria per meritare la città celeste; il Convegno di Verona che è iniziato proprio qualche ora fa, si propone di approfondire il tema del fondamento infallibile della speranza cristiana, nelle varie situazioni storiche in cui si incarna la salvezza dell’uomo. Salvezza che i credenti, con un motivo in più, abbiamo il dovere di incarnare nella nostra Favara.

 

-Mi pare che la logica che in un tipo di società globalizzata, sempre più complessa – e questo che abbiamo davanti è un problema complesso - mi pare che si vada affermando la logica di tenere lontani i veri responsabili dei problemi e delle situazioni, di modo che i cittadini - che sono l’ultimo anello di una lunga catena - non sappiano davvero a chi rivolgersi direttamente e intanto cresca la logica dello scaricabarile, senza riuscire ad individuare veramente a chi tocca prendere le decisioni , chi ha veramente la competenza per prenderle. Mi nasce il sospetto che la stessa normativa, in questo delicato ed importante settore dello smaltimento dei rifiuti - sia formulata in modo appositamente ambiguo, per lasciare tutto sospeso ed intanto consentire lauti guadagni ad alcuni furbi, e, nello stesso tempo, il formarsi di inutili carrozzoni clientelari, utili solo alla bisogna, cioè in occasione dei test elettorali.

 

-Le istituzioni locali (Consiglio Comunale ed Amministrazione attiva) devono battersi contro questa logica, devono farsi carico dello sdegno e degli interessi legittimi del popolo e tutelare adeguatamente i cittadini, che hanno diritto a servizi di qualità, in rapporto ai tempi, hanno diritto ad avere tutelata la salute, con costi contenuti e controllati, soprattutto per quanto riguarda le fasce sociali più deboli.

 

-Nel mio ultimo intervento, indirizzato all’inizio della Quaresima il 2 marzo scorso a tutti i responsabili della cosa pubblica, dicevo: "E’ sempre utile non alimentare polemiche sterili e tenere bassi i toni, per prevenire anche possibili cadute di stile, che non giovano a nessuno"… "Bisogna, sempre ed in ogni modo, puntare unicamente al bene di una città problematica come Favara. I problemi della Città – dicevo - sono sotto gli occhi di tutti"... E continuavo ancora: "Per il resto ognuno valuti e tenga anche conto di quello che l’Amministrazione fa, riesce a fare o si sforza di fare, senza magari riuscirci. Il giudizio è politico, e l’Amministrazione sul programma ha ricevuto, a suo tempo, un mandato popolare, così come il Consiglio Comunale, che, essendo in maggioranza di segno opposto, naturalmente è stato chiamato ad essere una spina al fianco. Una spina con la naturale vocazione di pungere, ma sempre unicamente nel superiore interesse della collettività".

Negli ultimi tempi il dialogo tra le forze politiche si è fatto particolarmente vivace. Questa vivacità deve essere utilizzata per trovare meglio la soluzione o una soluzione dignitosa a cui Favara ha diritto. Il banco di prova poi, non sono le parole ma i fatti, le situazioni concrete ed i cittadini fra alcuni mesi, saranno chiamati direttamente a scegliere ed a giudicare. Senza polveroni o mistificazioni, bisogna predisporsi alla riflessione, al discernimento, predisponendosi a scegliere nella situazione concreta, o con la logica di conseguire il maggior bene, o, - se questo non appare possibile, con la logica di evitare il maggior male.

 

Grazie per l’attenzione e per l’ascolto. Questo mi sentivo di dire e questo ho detto, unicamente spinto dal desiderio di dare un contributo al bene di questa città che amo, confermando la mia stima a tutti gli esponenti delle varie forze politiche, che per la fiducia popolare, nei ruoli più diversi, sono chiamati a riflettere e concretamente ad operare per il bene della collettività.

 

Sac. Diego Acquisto

Parroco di S. Vito

 

 

 

Radio Favara 101 - "LA VOCE del DIRETTORE"

La Voce del Direttore - Radio Favara 101 - Martedì 23 maggio 2006

 

"Clero e borghesia terriera nell’Ottocento agrigentino"

di Antonio Arnone.

"Clero e borghesia terriera nell’Ottocento agrigentino" è il titolo del nuovo libro, ancora fresco di stampa, del prof. Antonio Arnone, docente di materie letterarie al liceo pedagogico "M.L.King" di Favara. Diciamo nuovo libro, avendo egli già pubblicato nel 1997 "Mito, storia e toponomastica, nel territorio di Favara", e nel 2002 "Solfare e mafia".

Pubblicazioni tutte impegnative, frutto di un lodevole, certosino impegno di ricerca per mettere in luce pagine dimenticate di storia cosiddetta minore, ma che in realtà forse storia minore non sono, perché squarciano il velo su aspetti importanti della vita e del costume del tempo, ed offrono la vera chiave di lettura di tutta una serie di problemi di notevole spessore sociale. E la nuova produzione di Arnone va ancora inquadrata nel filone dei libri di approfondimento degli aspetti, sociali, economici e religiosi di un periodo storico, in questo caso dell’Ottocento, studiato con scrupolo e passione, per l’amore nutrito verso questa nostra terra agrigentina e favarese in particolare. Con "Clero e borghesia terriera nell’Ottocento agrigentino", l’autore compie ancora, quella che a nostro parere si può definire un’operazione di intelligente maieutica critica e documentale, perché limita i suoi interventi a pochi accenni, convinto com’è - e giustamente - dell’eloquenza ed efficacia dei documenti che parlano da soli.

Una descrizione semplice ed essenziale quella del prof. Arnone, accompagnata magari da una sottile venatura di bonaria ironia, specie quando si raccontano episodi popolari, in cui suore, frati e preti, mostrano tutta la loro umana fragilità non disgiunta da accorgimenti furbeschi per gli affari materiali, in contrasto con l’elevatezza del messaggio di cui questi religiosi per la vocazione che hanno scelto dovrebbero essere invece testimoni ed annunciatori.

Così come la precedente pubblicazione "Solfare e mafia" (ricca di dati e di documenti, che vanno dal 1869 al 1892, in cui è simbolicamente descritta "la lunga età feudale siciliana") anche il nuovo volume presenta - almeno per alcuni aspetti - il taglio di una certa provocazione. E per questo suscita curiosità e riflessione, anche attraverso la semplice narrazione di storielle popolari all’apparenza innocue o solamente esilaranti, ma che sono invece la manifestazione di un substrato di cultura religiosa-popolare, meritevole di approfondimento. Perché, se alcune forme di religiosità devozionale, ancora oggi esistenti nell’agrigentino ed a Favara in particolare, alla luce degli insegnamenti del Vaticano II e quindi della moderna sensibilità religiosa devono essere considerate assai inadeguate e quindi assolutamente da accantonare, la radice bisogna cercarla in quel passato che il prof. Arnone descrive nel suo libro.

Al di là dei documenti che ci fanno conoscere la notevole estensione dei terreni di proprietà della Chiesa o semplicemente gestiti dal Clero, secondo le modalità del tempo, questo libro conduce naturalmente a riflettere su altri problemi ancora più importanti che toccano da vicino l’essenza stessa della vocazione nativa della Chiesa, la cui missione essenziale riguarda l’evangelizzazione e quindi la qualità del messaggio offerto dagli uomini di Chiesa in quel particolare contesto di civiltà rurale, in cui essi in prima persona e la Chiesa stessa come struttura, non avevano sicuramente una posizione marginale.

"La presenza della Chiesa Cattolica nel feudo - osserva infatti l’autore – è stata profondamente avvertita dalle plebi rurali, non solo per l’opera di cristianizzazione che Essa vi svolgeva, ma anche per i numerosi fondi agrari che vi possedeva e che, quindi, vi gestiva" (pag.44).

E quando la situazione storica andò cambiando, - in conseguenza della scomparsa dei servi della gleba e successivamente delle numerose ondate di immigrazioni (la più consistente nei primi decenni del Cinquecento fu quella albanese pag 57) - ed il feudalesimo nell’agrigentino prese nuove forme, con la cosiddetta "gabella", gli uomini di Chiesa non si lasciarono trovare impreparati. L’autore elenca diversi sacerdoti agrigentini e favaresi gabelloti ; tra questi ultimi il sac. Vincenzo Mendolia, mecenate della chiesa di Maria SS. della Neve (attuale Chiesa di S. Vito), perché ne curò la ricostruzione, ingrandendola. Comunque, a parte qualche lodevole eccezione, come questa citata, in genere i sacerdoti-gabelloti o borghesi –( un termine quest’ultimo da prendere magari senza le connotazioni negative di oggi, ma rispondente al vero in quanto appartenenti alla borghesia, che è la classe emergente del tempo) - certamente nel giudizio di allora, come nella sensibilità di oggi non fanno una bella figura, così come, nel suo insieme, la stessa Chiesa.

La Chiesa agrigentina era ricca di beni materiali, così come la Chiesa favarese che nel 1796, con l’unica parrocchia giuridicamente esistente in paese, che era la Matrice retta dall’Arciprete, poteva contare ben 42 sacerdoti. Un buon numero dei quali, - a partire dallo stesso Arciprete - apparteneva a quella borghesia terriera, avvicinata e guardata sicuramente con rispetto, ma anche con un senso di diffidenza e distacco, se non proprio di un certo sordo astio, dalla massa proletaria del popolo,  in condizioni di miseria e di fame.

Il raffronto quantitativo con la situazione numerica del Clero di oggi, quando la popolazione di Favara è sicuramente più che triplicata rispetto ad allora, è abbastanza eloquente e si commenta da sé. Il raffronto qualitativo, pur tenendo conto delle mutate condizioni storiche, non provoca sicuramente eccessivi rimpianti.

La perdita dei beni materiali per la Chiesa, - così come la perdita del potere temporale per il Papa – sappiamo che si è rivelata provvidenziale ed ha segnato una svolta, a tutto vantaggio della sua missione di evangelizzazione nel mondo contemporaneo. E credo che il libro dell’Arnone, che presenta uno spaccato storico, segnato da debolezze della vicenda umana della nostra Chiesa agrigentina e favarese, debba essere letto ed approfondito in questa ottica interpretativa.

Sac. Diego Acquisto

 

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Venerdì 03.03.2006

Bufera a Sciacca  per la distribuzione di una immagine sacra

Bufera a Sciacca nei giorni scorsi per la distribuzione di una immagine sacra con delle preghiere contro il marxismo. Dopo la denuncia di un dirigente scolastico che aveva fatto conoscere quello che stava avvenendo, c’è stato l’intervento ufficiale dei massimi dirigenti diessini locali . ed i giornali hanno titolato "L’ira dei Democratici di Sinistra per le immaginette della Madonna del Soccorso".

Che cosa è avvenuto, in sostanza. Sono state diffuse tra i ragazzi, -pare ad opera di ignare suore, - immaginette della Madonna del Soccorso, la Patrona di Sciacca, antiche immaginette, stampate tanti anni fa, - ma alcuni hanno forse voluto mettere di proposito in dubbio questo, parlando di immaginette fresche di stampa, immaginette nel cui retro si invoca la Madonna per essere liberati dall’ateismo e dal Comunismo". Sì, proprio così, essere liberati dall’ateismo e dal Comunismo.

Apriti cielo ! In questo clima di campagna elettorale che di giorno in giorno si va facendo sempre più rovente, la diffusione di questa immaginetta è diventato un caso politico – un vero e proprio caso politico, al punto chje l’Arciprete del Luogo, Mons. Alfonso Tortorici ha dovuto più volte ufficialmente intervenire, per escludere ogni regia politica, per placare gli animi, spiegando l’equivoco, cioè come era avvenuta la cosa, che cioè non si trattava di immaginette stampate di fresco, e che comunque la posizione della Chiesa era quella indicata dal Papa , che cioè la Chiesa non fa politica, ma che i cristiani devono «imparare a valutare i programmi di chi li governa», e soprattutto proprio all'approssimarsi delle elezioni, a considerare valori come la famiglia e la vita, che per un cattolico devono essere considerati come valori discriminanti nelle scelte politiche.

Uno dei più autorevoli esponenti diessini di Sciacca, deputato all’Assemblea Regionale, in un comunicato ufficiale ha scritto: "E’ anacronistico invocare un intervento della Madonna per un pericolo del tutto inesistente", mentre un altro, sempre di Sciacca autorevole esponente diessino, capogruppo al Consiglio Provinciale, inviando una lettera all’arciprete, ha scritto: "Diffondere una quantità consistente di santini degli anni ’50, dopo 40 anni ed a poche settimane da importanti appuntamenti elettorali, probabilmente dimostra, a monte, un’organizzazione non indifferente che, per ciò stesso, mi fa pensare al tentativo meditato e voluto di qualcuno di utilizzare la processione della santissima patrona di Sciacca come occasione per fare campagna elettorale, strumentalizzando la buona fede dei numerosissimi fedeli presenti".

E ancora, sempre un altro responsabile diessino, sempre di Sciacca: "E’ vergognoso, ancorché ormai monotono, che si alimenti e si diffonda il timore verso un pericolo che il nostro paese non ha mai corso".

Il dirigente scolastico che aveva sollevato il caso, per tutto quello che è avvenuto, tenendo a precisare che il suo intervento era dovuto solo al fatto di avere ritenuto semplicemente inopportuno il riferimento al comunismo, ha tenuto a precisare che tutta la polemica sollevata dai politici l’ha considerata proprio fuori luogo, proprio fuori luogo , mentre dall’altra sponda, il capogruppo di Forza Italia, candidamente ha dichiarato: "Io quella preghiera a mia figlia la farei fare, anche se ritengo inopportuna la distribuzione di questi santini e anacronistico quel passaggio sul comunismo".

Volete conoscere il nostro parere. Una questione davvero tutta provinciale, ci sembra, e con tutto il rispetto ad una Comunità così evoluta come Sciacca, che pure ha saputo avere figure prestigiose dal punto di vista politico come da quello religioso, mi viene difficile trattenermi dal dire che a Favara, dove ha sede questa emittente da cui noi trasmettiamo, a Favara, per la conoscenza sicuramente non superficiale che chi vi parla ha di questo città, mi sento di dire che un episodio del genere, - con questi contorni e con queste sottolineature ormai francamente demodé, - non sarebbe mai avvenuto.

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La Via (marzo 2006)

 

IL CASO DI SCIACCA (AGRIGENTO) GLI EX COMUNISTI DEL DS IMPONGONO ALL’ARCIPRETE COME DEVONO PREGARE I FEDELI E CHE COSA CHIEDERE AL PADRETERNO PER INTERCESSIONE DI MARIA... E CI RIESCONO

 

IL FATTO. Il 2 febbraio, festa della Presentazione al Tempio di Gesù, a Sciacca (Agrigento) si celebra la Festa del Voto alla Madonna del Soccorso, titolo con cui viene invocata la Madre di Dio. Nella chiesa di S. Agostino, gestita dalle suore Serve dei Poveri (dette anche del Boccone del Povero), in questo giorno affluiscono in massa i fedeli per sciogliere appunto il voto e ringraziare la loro Protettrice. In questa occasione le suore usano dare ai fedeli una immaginetta della Madonna del Soccorso, nel retro della quale è una preghiera, nella quale tra l’altro si prega: «Maria Santissima del Soccorso... sconfiggi l’ateismo... ottieni da Dio il trionfo del bene, la liberazione dal male, dal comunismo, dal marxismo...» COSÌ NON SI PREGA, DICONO GLI EX COMUNISTI. Infatti, tali invocazioni hanno fatto scattare le ire dei comunisti e degli ex comunisti; e quindi proteste vibrate, con interessamento di giornali nazionali e regionali, nonché della televisione locale. Alcune citazioni. Repubblica 14.2.2006. «Non è uno slogan elettorale commissionato dalla Casa della libertà, ma un passo della preghiera che i fedeli trovano dietro al santino della Madonna del Soccorso... Ma l’arciprete Tortorici ha spiegato che è una preghiera degli anni ‘50, e si è dissociato dal suo contenuto. Ha detto che certi accostamenti non sono assolutamente condivisibili, perché lo scenario politico è oggi completamente diverso; e si è impegnato a far ritirare le immaginette». Giornale di Sicilia 17.2.2006. «L’ira dei Democratici di Sinistra per le immaginette della Madonna del Soccorso con la preghiera contro il comunismo. Questo passaggio non è andato giù al senatore Montalbano: "È anacronistico - dice - e invoca un intervento per un pericolo del tutto inesistente". Di Paola, capogruppo del Ds alla Provincia, ha inviato una lettera a mons. Tortorici, arciprete di Sciacca, nella quale dice che tale distribuzione di santini gli fa "pensare al tentativo meditato e voluto di qualcuno di utilizzare la processione della Santissima Patrona di Sciacca come occasione per fare campagna elettorale". Comunque Di Paola si dichiara soddisfatto per l’iniziativa annunciata dall’arciprete di andare in fondo a questa vicenda per accertare le ragioni di quanto accaduto"». Giornale di Sicilia 18.2.2006. «L’arciprete mons. Tortorici ha dichiarato: 1) Le suore hanno assicurato che quella preghiera, distribuita senza alcun riferimento alla situazione politica odierna, da loro non verrà più messa in circolazione. 2) La comunità ecclesiale locale, seguendo gli indirizzi della chiesa italiana, rimane al di sopra degli interessi dei singoli partiti, occupandosi unicamente del bene del popolo con iniziative specifiche che le competono"». Tali dichiarazioni del rev.mo Arciprete sono state udite anche dal sottoscritto in una intervista fattagli dalla televisione locale di Sciacca. VALUTAZIONI DEL SOTTOSCRITTO. 1. È nella logica delle cose che comunisti ed ex comunisti protestino. 2. L’arciprete, mons. Tortorici, purtroppo non si è informato. Se lo avesse fatto, avrebbe scoperto che la preghiera degli anni ‘50, stampata a Canicattì, recita così: «O Maria Santissima... ottieni da Dio la caduta del comunismo e la conversione della Russia». La caduta del comunismo la si fa coincidere con la caduta del muro di Berlino avvenuta 1989. La preghiera è stata, quindi, stampata dopo tale data presso la tipografia del Boccone del Povero di Palermo. 3. L’affermazione che oggi «lo scenario politico è completamente diverso da quello degli anni ‘50» non è affatto esatta, sia per quanto riguarda l’Italia che il mondo. In Italia abbiamo ancora partiti che sono apertamente comunisti; il Ds che si è riciclato mantiene come partito la stessa mentalità marxista e materialista sul piano della dignità dell’uomo: favorevole al divorzio, all’aborto, alla procreazione in laboratorio, al matrimonio-farsa degli omosessuali. Nel mondo c’è la Cina con oltre un miliardo di abitanti, la Corea del nord, il Vietnam sotto crudeli regimi marx-comunisti, ove la persecuzione contro la Chiesa è sempre in atto. 4. Il comunismo non è «un pericolo del tutto inesistente», come afferma il senatore Montalbano. Non sa o non vuol sapere che il marxismo, per la Chiesa, è l’eresia (1) più radicale che abbia dovuto affrontare: è atea e materialista; e non si può andare oltre nel campo delle eresie anti-evangeliche. Come eresia perciò è stata condannata, già al suo sorgere, da Pio IX. Nell’attuazione reale dei regimi comunisti il marxismo riduce l’uomo alla schiavitù: la sua vita e i beni a cui ha diritto sono nelle mani dello Stato, l’unico impersonale padrone senza volto. I regimi comunisti crollati hanno lasciato sul campo decine e decine di milioni di morti ammazzati. 5. Ciò premesso, è inammissibile che il Ds abbia ad ordinare ad un arciprete come deve far pregare i suoi fedeli e che cosa devono chiedere al Padreterno per intercessione di Maria. Il Vescovo è l’unica autorità costituita per guidarci nella preghiera. Perché l’arciprete non l’ha informato? Perché non ha chiesto le direttive da seguire in questo caso di ingerenza politica? 6. Gli indirizzi della Chiesa italiana non sono esattamente riportati dall’arciprete. La Chiesa - è vero - è al di sopra della politica e dei partiti; ma non si dispensa dal dovere di valutare sul piano morale, in riferimento alla legge naturale e a quella evangelica, tutti: compresi i partiti. Le direttive non sono, quindi, di votare in un modo qualsiasi; ma salvaguardando determinati valori di ordine naturale ed evangelico. La Chiesa non indica il partito da votare, perché la Chiesa non si identifica con nessun partito, anche se fosse fatto di angeli. Dice invece che i cattolici possono votare per quegli uomini e per quei partiti che salvaguardano la dignità e i diritti dell’uomo: il suo diritto ad essere concepito secondo natura, il diritto a nascere, il diritto alla famiglia come la natura e Dio comandano, il diritto ad essere educato secondo i principi religiosi della famiglia e, non ultimo, il diritto alla giustizia sociale, ecc. Non possono quindi votare per chi sostiene e fomenta il divorzio, l’aborto, la procreazione in provetta, i Pcs, il monopolio statale della scuola, ecc. Votare secondo coscienza, non significa votare come pare e piace, bensì conformemente a determinati principi di etica naturale ed evangelica.

 

GERLANDO LENTINI

 

 

Il falò della Perciata finisce sulla cronaca nazionale.

Il quotidiano nazionale "Il Giornale" del 15 agosto 2005 dedica un articolo al Falò della Perciata con toni non certo lusinghieri.

Ecco il testo dell'articolo:

 

Ma c’è chi festeggia bruciando la statua del Papa 

 di Gaetano Ravanà 

da Agrigento

 

Tuona la Chiesa siciliana. Tuona contro chi ha ideato, organizzato e costruito lo «spettacolo» del rogo che la scorsa notte ha distrutto la riproduzione in legno raffigurante Piazza San Pietro, con tanto di immagine in scala di Papa Benedetto XVI che si affaccia dal balcone. A parlare per conto dei Vescovi siciliani è padre Paolo Fiasconaro, responsabile della Conferenza episcopale regionale, che ieri non ha creduto alle proprie orecchie quando è stato informato della «trovata» che a Favara avevano organizzato i rappresentanti del comitato che cura annualmente i festeggiamenti in onore della Madonna Assunta. Gli anni scorsi vennero bruciati il Colosseo, la Torre di Pisa e il Tempio della Concordia, quest'anno è toccato a Piazza San Pietro, realizzata in quaranta giorni di lavoro con legna e oltre 5000 canne. L'opera è stata ideata dall'artigiano favarese, Baldassare Alongi.

Il tutto dato alle fiamme la notte di Ferragosto al culmine di una festa di paese. «È inaudito che ciò possa accadere senza che nessuno sia intervenuto per evitare una simile offesa alla cristianità. In questo modo _ spiega padre Fiasconaro _ si offre un pessimo esempio a chi crede in Dio. Come chiesa di Sicilia non possiamo fare altro che deplorare una simile iniziativa. Fino a quando si bruciano certi simboli allora si può anche convenire con certe motivazioni di carattere ludico, ma quando il simbolo è la figura del Santo Padre si sconfina nell'oltraggio».

La notizia di piazza San Pietro data alle fiamme nella sua riproduzione lignea ha già varcato i confini locali Fabio Zavattaro, vaticanista della Rai, sottolinea come «serva una ferma posizione di condanna da parte dell'opinione pubblica, con la speranza che simili episodi restino circoscritti e non imitati».

Non si è fatta attendere la risposta degli organizzatori, spalleggiati anche dall'arciprete. «È diventata un'usanza puntualmente rispettata  - ci dice l'arciprete di Favara, don Giuseppe Veneziano  - di fare un falò originale per bruciarlo la notte di Ferragosto. Nessuna trasgressione o rapporto di contrasto tra la gente e il simbolo della cosa che si brucia».

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NOTIZIE   PERSONALI 

Sac. Diego Acquisto 

 

-- Nato a Canicattì (AG) il 20 giugno 1940 ;

-- Ordinato SACERDOTE ( con dispensa sull’età) nella Cattedrale di Agrigento il 29 giugno l963,      dall’arcivescovo  S.E: Mons. Giovanni Battista Peruzzo ;

-- Nominato vice-rettore del Seminario Minore di Favara dal Vicario Capitolare Mons. Lauricella (Mons Peruzzo muore a Molare il 20.07.1963¬);

-- Vice Rettore del Seminario Minore di Favara dal 01.09.1963 al 30.09.1966

-- Docente di francese al Seminario Minore di Favara dal 01.09.1963 al 30.09.1974

-- Vice Assistente Diocesano  C. S. I. Giov. Masch. di Az. Catt. dal1966 al 1969

-- Componente del  1° Consiglio Presbiterale Diocesano dal 03.11.1966 al 03.11.1968

-- Parroco della Parrocchia  S. Rosa da Viterbo - Agrigento dal 30.01.1968 al 05.05.¬1969.

-- Nominato Parroco della Parrocchia S.VITO di FAVARA il 6 maggio 1969, dal Vescovo  S. E.  Giuseppe Petralia , in seguito alla tragica scomparsa di don Giuseppe Seggio .

-- Docente di Religione dal 6.11.1965 e di Materie Letterarie nella Scuola Statale dall’An.Scol. 1972-73.

-- Componente della Redazione del Settimanale Diocesano “L’Amico del Popolo” - Iscrit­to come pubblicista all’Albo dell’ ORDINE dei GIORNALISTI  di Sicilia  in data 15.03.1990.

--Assistente della Consulta Diocesana per i problemi sociali e il lavoro

--Nomina di componente del Comitato Diocesano Emergenze Pastorali, in data 08.01.

 --Nomina di Direttore dell’Ufficio Diocesano Problemi sociali e lavoro, in data 13.05.199­2,

--Dal 21.10.1994 direttore responsabile di Radio Favara 101.

-- Cappellano del Collegio di Maria di Favara, “per un trien­nio”.

-- Vicario Foraneo del Vicariato di Favara-Aragona-Comitini dal 7.10.1995 al 5.5.2001

-- Componente del Consiglio Pastorale Diocesano per il perio­do 1996-2001.

-- Membro della Delegazione per i mezzi diocesani di comunicazione sociale.

-Componente del Consiglio presbiterale Diocesano.

-Componente della Commissione Presbiterale  Regionale Siciliana dal 07.03.1996 al marzo 2008.

--Direttore di Telepace-Agrigento dal 13.06.­1997  al 02.05.2005

--Dal 2.5.2005 -  Direttore dell’ Ufficio Scolastico Diocesano della Curia Arcivescovile di   Agrigento per l’IRC.

 

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